esca con M. Dopo il fatto del 30 a. C. egli, istigato da sua sorella Salome, uccise anche M. (29 a. C.). Erode pianse molto tale morte, ma poco dopo fece morire anche Alessandra, Alessandro ed Aristobulo, madre e figli di M. Flavio Giuseppe ne presenta un quadro molto simpatico, ma la definisce "poco arrendevole" e "puntigliosa" (Antiq. Jud., XV, 237).
Bib.: E. Schürer, Geschichte des tüdischen Volkes, I, 4² ed., Lipsia 1901, p. 358 sgg.; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, 3² ed., Torino 1938, p. 370 sgg.
Angelo Penna
MARIANA, arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi nello Stato di Minas Geraes, nel Brasile. Sono suoi suffraganei i vescovati di Porto Alegre, Campanha, Caratinga, Caruarú, Juiz de Fora e Leopoldina. L'arcidiocesi ha una superfice di 44.027 mathrm{kmq}. e ha una popolazione di 900.000 ab . dei quali 897.500 cattolici, 133 parrocchie, 161 sacerdoti diocesani, 89 regolari, 12 comunità religiose maschili e 12 femmi-
nili, seminari maggiore e minore (1949). Patrona l'Assunta, festa il 15 ag.
Storia. - La città di M., che ha 40.000 anime, conserva aspetto e usi che rispecchiano quelli coloniali. Fu fondata, con il nome di Ribeirao do Carmo, il 16 luglio 1696 , per opera dell'esploratore paulista ("bandeirante ") Salvador Fernandes Furtado de Mandonça, uno dei molti che percorsero la regione, presto popolata da una moltitudine eterogenea di avventurieri e di schiavi, mossi dalla sete dell'oro.
Benedetto XIV, con il motu proprio Candor lucis aeternae del 6 dic. 1746, eresse un vescovato a Ribeirao do Carmo, che allora assunse l'attuale denominazione di M., smembrata tutta la provincia di Minas Geraes, che già contava 300.000 ab., dalla diocesi di Rio de Janeiro. Il governo della diocesi fu assai difficile nel ' 700 , a causa della corruzione sociale che regnava intorno alle miniere, delle liti col potere civile, e perché il Capitolo era diviso in fazioni, che si combatterano a vicenda o si opponerano all'azione dei prelati. Il primo vescovo fu Manuel da Cruz, cistercense (1745-64), che lavorò con zelo impareggiabile, organizzando l'amministrazione ecclesiastica e fondando il Seminario. Il secondo, Joaquim Borges de Figueiredo (1771-72), e il terzo, Bartolomeu Nufies dos Reis (1772-73), non andarono mai in diocesi, che governarono per mezzo di procuratori. Il quarto, Domingos da Incarñaço Pontevel, domenicano (1778-93), il quinto Cipriano da S. Jose, francescano (1797-1817), attesero molto alla disciplina del clero.
Del periodo dell'indipendenza la diocesi fu successivamente retta da Josè della Sima Trinità (1819-35), francescano, Antonio Vicoso, lezzarista, venerato come santo (1844-75), Antonio Sa e Benevides (1876-96), Silverio Gomes Pimenta (1896-1922), figura nobilissima nell'episcopato brasiliano, come umanista e pastore; sotto di lui M. diventò sede arcivescovile, col decreto concistoriale Sempiternum humani generis, del 6 maggio 1906.
Dal territorio dell'antica diocesi, che era stato diviso con la creazione del vescovato di Diamantina nel 1854, si smembrarono ben altre 12 diocesi e una prelatura nullua, che oggi formano due province ecclesiastiche (Belo Horizonte e Diamantina), oltre M.
E celebre nella storia dell'educazione brasiliana il Collegio del Caraça, fondato entro i confini della diocesi nel 1772.
L'arcidiocesi è forse la più ricca del Brasile nel campo artistico religioso (v. bratile, III. Arte). Le città di Ouro Preto e Congonhas do Campo possiedono belle chiese, edificate nell'epoca della ricerca dell'oro, famose per le sculture di João Francisco Lisboa, detto O. Aleijadinho.
Bibl.: R. Galanti, Historia do Brasil, S. Paolo 1911, v. indice; J. F. da Rocha Pompa, Historia do Brasil, Rio de Janeiro s. a., v. indice; R. Tindade, A archidiocese de M., subsidios para a sua historia, S. Paolo 1928 e 1929.
Maurillo Cesar de Lima
MARIANA, JuAN. - Gesuita, teologo e umanista, n. a Talavera (diocesi di Toledo) nel 1536, m. a Toledo il 16 febbr. 1624. Insegnò dal 1561 esegesi a Roma; teologia dal 1564 in Sicilia e dal 1569 a Parigi. Nel 1574 passò, per motivi di salute, a Toledo e vi attese alla composizione delle sue opere.
Viene considerato suo capolavoro la storia della Spagna, scritta prima in latino: De rebus Hispaniae (Toledo 1592, i primi 20 libri; Magonza 1605, l'opera completa in 30 libri), rimaneggiata, poi, e tradotta da lui stesso in spagnolo: Historia general de España (2 voll., Toledo 1601). Altre opere: De ponderibus et mensuris (ivi 1609); Tractatus septem (Colonia 1609); Scholia in Vetus et Novum Testamentum (Madrid 1613).
Ma due opere ne resero più diffuso il nome : De rege et regis institutione libri tres (Toledo 1599), in cui discute la liceità del tirannicidio (l. I, cap. 6) e dove, andando più oltre, che non parecchi teologi medievali (i quali sostenevano che fosse meritoria l'azione di colui, che per liberare la patria uccidesse un usurpatore, qualora non vi fosse nessun potere più alto, in grado di pronunciarne
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Mariani, Cesare - S. Stefano portato al sepolcro. Affresco di C. M. (1870) già nella basilica di S. Lorenzo fuori le mura. Distrutto nel bombardamento del 19 luglio 1943 - Roma.
la condanna) estende la dottrina anche al caso di un sovrano legittimo, che abusi della sua posizione in misura grave, portando la patria alla rovina e disprezzando le leggi pubbliche e la religione. Il M. però qualifica espressamente questa sua sentenza come personale. Infatti il generale C. Aquaviva, avvertito dai superiori di Francia dell'opinione del M., indubbiamente riprovevole, nonostante le molte clausole limitative, deplorò la pubblicazione e ordinò di correggerla (cf. Jouvancy, op. cit. in bibl., nn. 8687, 157). E quando l'assassinio di Enrico IV per mano del Ravaillac aizzò il Parlamento francese contro il M. e i Gesuiti, come causa di quel regicidio, di nuovo proibì sotto pena di scomunica ( 6 luglio 1610 ) ad ogni membro dell'Ordine di sostenere pubblicamente o privatamente, come consigliere o insegnante o per iscritto, la liceità per chiunque, sotto qualsiasi pretesto di tirannide, di uccidere re o principi o di attentare alla loro vita; e poco più tardi ( 14 ag. 1610 ), proibì in modo particolare tutti gli scritti pro o contro il libro del M. (ibid., n. 157). L'altra opera, che suscitò scalpore fu: De monetae mutatione ( 4° trattato dell'opera Tractatus septem). Il M. vi accusava apertamente i ministri di Filippo III di rovinare, diminuendo il valore della moneta, il popolo; fu perciò chiuso, come in carcere, in un convento francescano e liberato soltanto un anno dopo. Il suo carattere scontroso lo portò pure a prendere partito fin dal 1593 contro il generale Aquaviva e per un movimento separatiata dell'Ordine nella Spagna (cf. il suo Discursus de erroribus qui in forma gubernationis Societatis Jesu occurrunt, uscito postumo a Bordeaux nel 1625). Al M. la sua città natale eresse un monumento nel 1888.
Bibl.: Sommervogel, V, coll. 547-67; J. Jouvancy, Historiae Soc. 7. liber XII, Roma 1710, pp. 83-85, 124; B. Dube, Jesuitenfabeln, 4² ed., Friburgo in Br. 1902, pp. 704-37; vers. it., II, Firenze 1908, pp. 237-55; A. Astrain, Hist. de la Compañia de Jesús en la Asistencia de España, III, Madrid 1909, pp. 328 333, 557-63; IV, ivi 1913, pp. 95-105; L. Laures, The political Economy of 7. M., Nuova York 1928; S. Hirt, s. v. in Staatslexikon, III, coll. 1150-52; M. Los Rios, El p. 7. M. escriturario, in Estud. bíblicos, 7 (1935), pp. 247-63; M. Ballestreros-Gaibrois, 7. M., Contor de España, pensador y político, 2 voll., Santander 1938-39; A. Pasa, Un grande teorico della politica nella Spagna del sec. XVI, il gesuita G. M., Napoli 1939; A. Ullastres Calvo, La teoria de la mutación monetaria del p. 7. de M., in Anales de economia, 4 (1944), pp. 273-304.
Celestino Testore
MARIANI, Cesare. - Pittore, n. a Roma il 13 genn. 1826, m. ivi il 21 febbr. 1901. Scolaro di Tommaso Minardi, si distinse subito tra i suoi allievi, che più strettamente seguivano i rigorosi principi «puristi», per una maggiore libertà disegnativa e per un tipico gusto pittorico, che si svilup-
pava poi nell'ammirazione per i grandi decoratori del Seicento e del Settecento italiano. Fu robusto e originale compositore di grandi spazi e si dette, ancora giovane, all'affresco, in cui primeggiò anche per scrupolo di tecnica, donde nasce la perfetta conservazione dei suoi dipinti murali.
Disegnatore fervido e appassionato, superò la « maniera " accademica dell'ambiente romano del tempo, affiancandosi al Fracassini per affinità di fantasia e ricchezza di colore. Operosissimo, fino ai tardi anni, usava preparare la grandi composizioni religiose ad affresco con vivacissimi studi dal vero, ad olio, a pastello, dai quali la pittura murale assumeva spicco e originalità. Dal vasto insieme di opere pittoriche, quasi tutte nelle grandi chiese che si andavano restaurando o costruendo ex-nova, si possono trarre le seguenti, dove si nota sempre più, col tempo, la sua ricca fantasia e l'indipendenza dagli schemi abituali della pittura della seconda metà dell'Ottocento. A Roma, gli affreschi di S. Lucia del Gonfalone (1865), di S. Salvatore in Onda, quelli a seguito delle composizioni di C. Fracassini in S. Lorenzo (1869; purtroppo completamente distrutti dalla guerra), altri in S. Maria in Aquiro (1871), S. Giuseppe de' Falegnami e S. Maria di Loreto al Foro Traiano (1873). Nel 1879 affrescò il grande soffitto del ministero delle Finanze, con una luminosa e ardita allegoria, che richiama vivamente la tradizione tiepolesca. Tipici, per la forza del colorito e l'evidenza della composizioni, i due affreschi di S. Rocco, a Roma (1883). Più vaste decorazioni, che investono il campo della chiesa, esegui nel 1890 in S. Emidio ad Ascoli e nel 1899 in S. Maria delle Grazie a Teramo.
Bibl.: R. Oietti, Cenni biografici di C. M. pittore e delle sue opere, Roma 1872; E. Ovidi, T. Minardi e la sua scuola, Roma 1902, p. 125; Lettere di C. M., a cura di C. Novelli, Ravenna 1902; F. Noack, s. v. in Thieme-Becker, pp. 93-94.
Valerio Mariani
MARIANISTI: v. SOCIETÀ di MARIA.
MARIANITE DELLA SANTA CROCE. Istituto fondato a Le Mans nel 1841 dal sacerdote B. A. Moreau e da Leocadia Gascoin. Ebbe il decreto di lode il 19 febbr. 1867 , insieme con l'approvazione temporanea delle Costituzioni, le quali furono approvate definitivamente il 28 ott. 1885 e di nuovo, concordate al Codice, il 10 apr. 1926.
Le suore si occupano dell'istruzione ed educazione cristiana della gioventù femminile, soprattutto povera e abbandonata, con scuole, pensionati, istituti d'arti e mestieri, orfanotrof; nonché della cura degli ammalati a
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domicilio e negli ospedali e cliniche. Formano una sola classe ed emettono voti semplici, temporanei e perpetui. E focoltativa l'emissione di un quarto voto, quello delle Missioni Estere.
Alla fine del 1948 le suore erano 436 e le novizie 29, distribuite in 42 case.
Bibl.: Arch. S. Congr.dei Rel., M. 100. Agostino Pugliese
## MARIANNA
di Gesc de Paredes
v. Flores, santa. N. a Quito il 7 e ott. 1618, m. ivi il 26 maggio 1645 . E la

prima santa dell'Ecuador. Rimasta orfana di entrambi i genitori a soli cinque anni, fu accolta dalla sorella maggiore, donna Jeronima De Caso Miranda, ed educata insieme con tre nipotine coetanee, con le quali si dava a singolari esercizi di penitenza e di orazioni in spirito di espiazione. Non ancora decenne, si unì a Dio con i tre voti di povertà, castità ed obbedienza.
Temò invano di andare nel paese dei Mainas, indios pagani che voleva convertire alla fede, come pure di ritirarsi con le compagne in vita cremitica; falliti i tentativi dei parenti di metterla in convento, M. scelse uno speciale genere di vita ritirata, in tre stanze della casa riservatele, nude e spoglie di mobili, dove attendeva per lunghe ore alla meditazione e contemplazione ed a pratiche di austerità, che interrompeva soltanto per recarsi nella chiesa dei Gesuiti (dai quali era diretta nello spirito), per assistere alla Messa ed alle pratiche del culto, o per compiere opere di carità.
Modello di carità cristiana, di bontà, d'innocenza, ricca di carismi profetici, divenne presto l'aiuto spirituale della cittadinanza che ricorreva a lei come ad una santa. Beatificata da Pio IX nel 1823, fu canonizzata da Pio XII nell'Anno Santo 1950. L'Ecuador l'ha proclamata eroina nazionale. Festa il 26 maggio.
BibL.: J. Jouanon, Vida de la B. Mariana de Jesus, Quito 1941; G. Papenagli, S. Maria Anna di Gesù, Roma 1950.
Arnaldo M. Lanz
MARIANNHILL, diocesi di. - Territorio situato sulla costa meridionale del Natal battuta dall'Oceano Indiano. Nel 1882 l'abate Pfanner dei Trappisti ne iniziò l'evangelizzazione e dopo l'istituzione dei missionari di M. il territorio fu distaccato dal vicariato apostolico del Natal (ora diocesi di Durban), il 10 sett. 1921 per formare il vicariato apostolico di M. affidato ai missionari omonimi. Distaccatane l'8 apr. 1935 la zona settentrionale per formare la prefettura apostolica di Monte Currie (poi vicariato apostolico di Kokstad l'i i luglio 1939 e l'i i genn. 1951 diocesi), in questa stessa data anche il vicariato apostolico di M. divenne diocesi, AAS, 43 (1951), p. 259.
Ha una superfice di 17.200 kmq . ed una popolazione di oltre 525.000 ab., di cui 117.814 cattolici, 3169 catecumeni, 200.000 pagani, 5000 musulmani, 700 ebrei, 200.000 protestanti. I missionari sono 66, di cui 17 indigeni, coadiuvati da 88 fratelli e 364 suore, di cui molte nazionali. Catechiati 96, maestri 620, stazioni primarie 17, secondarie 2, chiese 41, cappelle 97.
Nel Seminario minore studiano 115 alunni e nel maggiore 14, che appartengono anche ad altre missioni. Ospedali 4, dispensari 22, orfanotrofi 3, tipografie 2. Varie sono
le associazioni. Scuole elementari 174 con 17.130 alunni, medie 36 con 1698 alunni, superiori 8 con 856 alunni; scuole di maestri i con 600 alunni.
BibL.: AAS, 13 (1921), pp. 491-92; Arch. della S. Congr. de Propaganda Fide, Relazione quinquennale 1741, pos. prot. n. 3806:49; The catholic directors of South Africa, Città del Capo 1930, pp. 201-23; MC, 1930, pp. 168-69. Saverio Paventi
MARIANO da Fermo. - Asceta camaldolese, n. 18 dic. 1775 a Carassai nel Piceno, m. il 19 sett. 1854 .
Ventenne entrava nell'eremo di Monte Corona, prendendovi il nome di Mariano l'8 dic. 1795. Disimpegnò vari uffici con spirito e delicatezza. Nel 1809 fu eletto maggiore e in tale missione fece rifulgere le sue virtù in grado eroico. Nell'umiltà e nella preghiera, fu padre di tutti, dimentico di sé per prevenire i bisogni dei sudditi, e largamente munifico verso i poveri. All'annunzio della sua morte Pio IX esclamò: "Confortiamoci, abbiamo un altro che prega per noi ".
BibL.: P. G. Dal Col. P. M. da Fermo, Frascati 1943; id., M. da F., in Camaldolesi, Camaldoli 1944, pp. 200-202; Menologio Camald., Roma 1950, p. 38.
Anselmo Giabbani
MARIANO da Firenze. - Francescano, teologo e storico, n. a Firenze, probabilmente nel 1477, m. ivi, nell'Ospedale del Ceppo curando gli appestati, il 20 luglio 1523 .
Scrisse di ascetica e mistica, ma soprattutto sulla storia dell'Ordine francescano. Delle sue opere sono da ricordarsi: Fasciculus Chronicorum, opera principale in 5 ll., per la storia dell'Ordine dalle origini al 1500 ca., utilizzata da L. Wadding, ma ora irreperibile; Compendium chronicarum fratrum Minorum (edito in Arch. Franc. hist., 1-4 [1908-11]); Historia quonodo habitus b. Francisci de Monte Acuto Florentiam translatus est (1503; vers. it. di R. Razzoli, in La chiesa di Ognissanti in Firenze [Firenze 1898]); Brevis chronica provinciae Tusciae (15151516); Itinerarium urbis Romae (1518; edito dal p. Enrico Bulletti, Roma 1931); Dialogo del S. Monte della Verna (1522; edito dal p. Ciro Cannarozzi, Pistoia 1930).
BibL.: Hurter, II, coll. 1529-30; Sbaralea, III, p. 216; R. Razzoli, Fra M. da F. e le sue opere, in Luce e amore, 1904, nn. 1, 2, 3, 7; Z. Lazzeri, F. M. da F. (appunti biobibliogr-fico-cronologici), in Studi francescani, 18 (1921), p. 265; 19 (1922), p. 369 sgg.; C. Cannarozzi, Il pensiero di Fr. M. da F., ibid., 26 (1929), pp. 4 sgg., 121 sgg., 295 sgg.; id., Ricerche sulla vita di Fr. M. da F., ibid., 27 (1930), pp. 31-73; id., Una fonte primaria degli «Annales» del Waddingo, ibid., 27 (1930), pp. 227-85.
Egidio Caggiano
MARIANO da Genazzano. - Degli Eremitani di S. Agostino, oratore, n. a Genazzano nel 1450, m. a Sessa il 14 dic. 1498. Dopo alcuni anni di insegnamento, si dedicò alla predicazione nell'Italia settentrionale e centrale, rinomato soprattutto a Firenze.
Godette l'amicizia e intimità di Lorenzo il Magnifico e dei circoli umanistici fiorentini; per le sue maniere e la sua eloquenza, molto elegante, non aliena dalle squisitezze retoriche, fu lodato ampiamente dal Poliziano. Fu uno dei più acerrimi avversari del Savonarola e contribuì alla sua caduta.
In Firenze e altrove eresse conventi del suo Ordine, nel quale ricoprì varie cariche e di cui fu vicario generale per la Congregazione di Lombardia (1497). Da Alessandro VI ottenne che l'ufficio di sccciata di S. Santità fosse assegnato ad un religioso del suo Ordine (privilegio che perdura tuttora).
BibL.: F. Cavicchi, Una raccolta di poesie italiane e latine per la morte di fra M. da G., in Giornale storico della letterat. ital., 40 (1902), pp. 131 sgg.; D. Perini, Un emulo di fra Girolamo Savonarola: fra M. da G., Roma 1917; G. Calogero, Gli avversari religiosi di G. Savonarola, Roma 1934; A. Galletti, L'Elogomma, Milano 1938, pp. 378-80.
Piero Sannazzaro
MARIANO, Raffaele. - Scrittore di filosofia e di storia delle religioni, n. a Capua il 5 sett. 1840, m. a Firenze il 1° dic. 1912. Insegnò (1885-1904) storia della Chiesa nell'Università di Napoli.
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Spirito inquieto ed eclettico, impropriamente considerato hegeliano. Il suo è, in fondo, un platonismo mistico, influenzato dallo Hegel. Infatti egli ammetto la immobilità e l'oggettività dell'idea e la trascendenza di Dio; respinge lo storicismo. Malgrado le sue esitazioni tra cattolicesimo e protestantesimo e alcune affermazioni eterodesse nella sua opera di storico, il M. difese la verità e la perennità del cristianesimo e il suo valore positivo per un vero rinnovamento nazionale (Il Risorgimento italiano ecc., Firenze 1866, p. 72).
Opere principali : Lassalle e il suo Eraclito, saggio di filosofia hegeliana (Firenze 1865); Il Risorgimento italiano secondo i principi della filosofia della storia (ivi 1866); Roma nel medioevo (Roma 1873); Cristianesimo, cattolicesimo e civiltà (Milano 1879); Ritorno a Kant e ai neokantiani (Napoli 1887); Buddismo e cristianesimo (2 ed., Roma 1896); Giudaismo, paganesimo e Impero romano (Firenze 1901); La conversione del mondo pagano al cristianesimo (ivi 1902); Il cristianesimo nei primi secoli (2 voll., ivi 1902); Scritti vari (saggi e articoli; 11 voll., ivi 1900 sgg.). Il vol. X contiene gli scritti filosofici sullo hegelismo. E all' Indice (decr. 14 luglio 1893) l'opera: Gli evangeli sinottici : reattá o invenzione? (Napoli 1893) perché, pur opponendosi all'Harnack e alla critica razionalista, tuttavia è remissivo fuor di misura e pretende inoltre trovarvi contraddizioni e assurdità, che poi rivolge contro la Chiesa, della quale nega la fondazione per opera di Gesù Cristo.
Bibl.: P. Tacchi Venturi, L'autenticità dei «Monito secreta e il prof. R. M., in Civ. Catt., 1902, 1, pp. 693-713; G. Gentile, Uno storico italiano del cristianesimo (R. M.), in Il modernismo, Bari 1909, pp. 251-62; A. D'Alessio, Il pensiero religioso di R. M., in La scuola cattolica. 66 (1938), pp. 161-82; G Allinoy, I pensatori della seconda metà del sec. XIX, Milano 1942, pp. 248-51, 402-403 (con bibl.).
MARIANO da Rocca CASALE, venerabile. Laico dei Frati Minori, n. a Rocca Casale (L'Aquila) il 15 genn. 1778, m. a Civitella, ora Bellegra (Roma), il 31 maggio 1866.
Fatti i voti solenni il 3 sett. 1803 , passò al convento di Civitella, dove, esercitati per breve tempo gli uffici di cuoco, ortolano, questuante, fu per cinquant'anni portinaio. Accoglieva tutti con il sorriso sul volto, accettava con calma impertinenze e percosse dei malintenzionati, consolava i poveri, istruiva nel catechismo i fanciulli. Vecchio e più libero, passò, si può dire, le sue giornate dinanzi al Tabernacolo. Questa vita semplice, ma interiormente straordinaria, gli procurò fama di santo; e ne fu introdotto il processo di beatificazione e dichiarato l'eroismo delle virtù ( 3 marzo 1923).
Bibl.: Positio super fama sanctitatis, Roma 1906; Positio super virtutibus, ivi 1917; AAS, 15 (1923), pp. 292-94; G. C., Compendio della vita del ven. fra M. da R. C., ivi 1925.
Celestino'Testore
MARIANO e GIACOMO, santi, martiri. - Africani, perirono nel 258 durante la persecuzione di Valeriano. Sono commemorati nel Martirologio geronimiano il 30 apr. ed il 6 maggio, ma il vero dies natalis è quest'ultimo, poiché concorda con il Calendario Cartaginese.
La Passio, che ha spiccate rassomiglianze con quella di Perpetua e Felicita, specialmente per il racconto di alcune visioni di cui furono gratificati i martiri, fu scritta da un contemporaneo e compagno degli stessi martiri, già arrestato insieme con loro e poi, non si sa per quale motivo, sfuggito al supplizio. Trovandosi in un sobborgo presso Città insieme con altri compagni, M. e G. furono arrestati e condotti dai magistrati della città. Interrogati e torturati furono rinchiusi in carcere. Dopo alcuni giorni furono inviati a Lambesa, dal legato imperiale, il quale li condannò alla decapitazione. I loro corpi furono poi gettati nelle acque di un fiume.
Bibl.: P. Franchi de' Cavalieri, La Passio st. Mariani et Iacobi (Studi e testi, 3), Roma 1900; A. Dufourcq, Etude sur les Gesta martyrum romains, I, Parigi 1900, pp. 67-75; H. Delelaye, Les passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 78-82; id., Les origines du culte des martyrs, ivi 1933, p. 382 sg.; Martyr. Hieronymianum, p. 220; Martyr. Romanum, p. 184.
Agostino Amore

(Int. Bildarchiv d. B. Sationa/biblioteka)
Maria Teresa di Asburgo, imperatrice - Sepolcro di M. T. e dell'imperatore Francesco - Vienna, Kopiszmergraft.
MARIANUM. - Rivista di mariologia edita a cura della Facoltà teologica omonima dei Servi di Maria, fondata nel 1939 dal p. M. Roschini.
Il M. tratta scientificamente di ogni questione che possa riferirsi alla Madonna, sia sotto l'aspetto teologico (inteso nel senso più lato), sia dal punto di vista letterario, artistico, storico, folkloristico.
Il periodico, trimestrale, in quaderni di ca. 150 pagine, ha le seguenti rubriche: articoli, ossia monografie di maggior rilievo; documenti del magistero ecclesiastico, sia pontificio che episcopale; miscellanea, brevi note e discussioni; cronaca degli avvenimenti a carattere culturale; recensioni e bibliografia corrente. Il M. conta tra i suoi collaboratori tutti i principali mariologi del mondo; gli articoli possono esser redatti in latino, italiano, francese, inglese, tedesco e spagnolo : sempre però viene premesso un sommario in latino.
Completa il M. un supplemento annuale in lingua italiana e a carattere divulgativo: Ragguaglio mariano, iniziatosi nel 1946, che offre un panorama delle molteplici e svariate forme con cui la pietà cristiana onora la Madonna.
Giuseppe M. Benatti
MARIA TERESA di Asburgo, imperatrice. N. a Vienna il 13 maggio 1717, m. ivi il 29 nov. 1780. Figlia ed erede dell'imperatore Carlo VI, sposò Francesco Stefano di Lorena ( 12 febbr. 1736) dando origine agli Asburgo-Lorena, ultimo ramo regnante della dinastia asburgica. Deriva da questo matrimonio anche la cosiddetta "secondogenitura" asburgica di Toscana, con l'assegnazione del trono granducale a Francesco di Lorena ( 9 luglio 1737), da trasmettersi in linea cadetto.
L'eredità dei domini asburgici veniva a spettare a M. T. in virtù della Prammatica Sanzione emanata da Carlo VI il 19 apr. 1713, che stabiliva, in mancanza di eredi maschi, la diretta successione femminile. Tuttavia, alla morte del padre ( 20 ott. 1740), i suoi diritti le vennero contestati dai mariti delle figlie di Giuseppe I, il predecessore di Carlo VI: Carlo Alberto di Baviera e Federico Augusto di Sassonia.
Nella guerra di successione austriaca intervennero le potenze europee, desiderose di abbassare la potenza
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asburgica e di ingrandirsi a sue spese. Il conflitto si concluse, dopo otto anni, con la pace di Aquisgrana ( 18 23 ott. 1748). M. T. riusci a salvare l'unità, se non la integrità, dei possedimenti aviti. Particolarmente sensibile fu la perdita della Slesia, ceduta a Federico II di Prussia, e la conseguente scossa al prestigio asburgico in Germania. Però, la casa d'Asburgo riacquistò la corona imperiale, che Carlo Alberto di Baviera era riuscito a strapparle: alla morte del rivale, Francesco di Lorena fu eletto ed incoronato imperatore ( 13 sett. -4 ott. 1743).
Dopo Aquisgrana, gli sforzi di M. T. furono rivolti a preparare la rivincita contro il re prussiano. L'antico antagonismo con i Borboni fu cancellato dal nuovo con gli Hohenzollern, in odio ai quali il cancelliere Kaunitz (v.) riusci a mutare in alleanza la tradizionale rivalità con la Francia (10 maggio 1756). Alla esalizione fu guadagnata anche la Russia. Nella guerra dei Sette anni che ne seguì (1756-63), Federico II di Prussia riusci tuttavia a superare la prova. Il tentativo di M. T. di annientare il rivale germanico era fallito: si apriva nella storia tedesca quel dualismo austro-prussiano che doveva trovare la sua soluzione solo un secolo dopo.
L'assunzione come correggente del figlio Giuseppe II, dopo la morte del marito ( 18 ag. 1765 ), riduce l'iniziativa dell'Imperatrice nel campo della politica estera ad una prevalente attività di controllo, esercitata in senso moderatore. Un aspetto importante della diplomazia teresiana è nella politica matrimoniale, che ebbe la sua più brillante affermazione nel matrimonio di Maria Antonietta con il Delfino di Francia. Il maggior peso politico fu però esercitato dai matrimoni italiani : quello di Maria Amalia con il duca di Parma, quello di Maria Carolina con il Re di Napoli, quello di Ferdinando con Maria Beatrice d'Este, che assicurava il ducato di Modena ad una terzogenitura asburgica, venuta cosi ad aggiungersi alla "secondogenitura" toscana. Assicurata la diretta o indiretta influenza sull'intera penisola, l'Imperatrice poteva parlare delle sue "quattro colonie italiane».
L'importanza storica di M. T. non si esaurisce nel compito di salvare la monarchia dalla dissoluzione, e di conservarle il suo rango fra le potenze europee. M. T. occupa un posto eminente fra i grandi sovrani riformatori, per l'opera di ricostruzione e rinnovamento dello Stato da lei intrapresa. Lo stimolo sorse dall'esigenza di porre rimedio alla crisi finanziaria che travagliava la monarchia in seguito alle continue guerre. Invece di ricorrere ai consueti inasprimenti fiscali, l'Imperatrice affronrò il problema di una radicale revisione del sistema di esazione, che lo rendesse più produttivo per lo Stato e meno gravoso per il contribuente. Una radicale riforma dell'amministrazione condusse ad un superamento dei particolarismi locali e ad un rafforzamento del potere centrale; la revisione del sistema fiscale, con il principio della proporzionalità degli oneri e della eliminazione delle esenzioni, ebbe importanti riflessi sociali, incidendo sulle prerogative e sulle posizioni di privilegio dei ceti maggiori.
Le riforme teresiane si distinguono da quelle susseguenti di Giuseppe II per l'assenza di quell'ispirazione dottrinaria che caratterizza queste ultime. La distinzione si manifesta con particolare evidenza sul terreno ecclesiastico. Per Giuseppe II, all'eterno dissidio Stato-Chiesa si aggiungeva la contrapposizione dei «lumi del secolo» alla tradizione ed alla religione cattolica. L'Imperatrice, animata da sincera fede religiosa, non condivideva questo nuovo spirito. I provvedimenti ecclesiastici si verificano quasi esclusivamente nel periodo dalla correggenza con il figlio : l'iniziativa non parte dall'Imperatrice, che agisce, piuttosto, come freno. Se, come sovrana riformatrice, è disposta a rivendicare i diritti dello Stato contro la Chiesa, come credente non intende l'ambito religioso in nome di una filosofia che le rimane del tutto estranea. Tuttavia non riesce ad impedire che lo zelo riformatore del figlio e del cancelliere Kaunitz si spinga al di là dei limiti puramente politici. Cosl, ai provvedimenti rivolti ad affermare l'autorità statale (placet regio, limitazioni del fiero ecclesiastico e del diritto d'asilo, ecc.), a quelli di carattere economico-finanziario (misure contro le esenzioni fiscali, contro la manomorta; restrizione del potere
d'acquisto degli enti ecclesiastici, controllo della loro amministrazione, ecc.), se ne aggiungono altri che invadono il campo dell'organizzazione ecclesiastica, soprattutto nei riguardi degli Ordini religiosi. L'ispirazione illuministica si afferma chiaramente nella riforma della scuola attuata dopo l'espulsione dei Gesuiti: la Commissione sulica straordinaria per gli studi mirò ad emancipare la scuola dall'influenza religiosa sino allora predominante, per darle un'impronta laica e ridurla alla obbedienza dello Stato.
L'atteggiamento assunto nei riguardi dei Gesuiti riflette significativamente il carattere della politica teresiana. Non ne desidera l'espulsione e si rimette alle decisioni papali, ma il suo rispetto della volontà del Pontefice si arresta dinanzi agli interessi politici e finanziari.
L'interesse per lo Stato è stata la norma costante dell'Imperatrice nel quarantennio del suo regno. Il carattere «matriarcale» della sua politica rappresenta la fase iniziale del periodo riformatore, in cui l'elemento realistico prevale ancora sul fattore dottrinario, che darà invece l'intonazione al regno del figlio, Giuseppe II.
BizL.: Fonti : Maria Theresia u. Mario Antoinette. Briefwechsel 1720-20, a cura di A. v. Arneth, Parigi-Vienna 1866; Maria Theresia u. Joseph II., ihre Korrespondenz, a cura di A. v. Arneth, 3 voll., Vienna 1887; Correspondance sizcete entre Maria Thérèse et le comte de Mercy Argentean, a cura di A. v. Arneth, 3 voll., Parigi 1874; Briefe der Kaiserin Maria Theresia an ihre Kinder u. Freunde, a cura di A. v. Arneth, 4 voll., Vienna 1881; Briefe einer Kaiserin, Maria Theresia an ihre Kinder u. Freunde, a cura di O. Krack, Berlino 1910; Briefe der Kaiserin Maria Theresia, a cura di W. Fred e H. Kubin, 2 voll., Monaco 1914. Opera fondamentale, quella di A. v. Arneth, Geschichte Maria Theresias, 10 voll., Vienna 1883-79; notevoli: E. Guglia, Maria Theresia, 2 voll., Monaco-Berlino 1917; H. Kretschaneer, Maria Theresia, Gotha 1955. Sulla politica teresiana, v. A. Wolf e H. v. Zwiedinock, Osterreich unter Maria Theresia, Joseph II. u. Leopold II., Vienna 1884 (trad. it., Milano 1904); F. Valsecchi, L'assolutismo illuminato in Austria e in Lombardia, I. I domini ereditari, Bologna 1931; F. Walter, Die Geschichte der 8st. Zentralverwaltung in der Zeit Maria Theresias (1720-20), Vienna 1938.
Franco Valsecchi
MARIAVITI. - Setta pseudomistica fondata nel 1906 in Polonia dal sacerdote scomunicato Jan Kowalski e dalla visionaria Felicia Kozlowska (18621922). Ricevuti nell'unione di Utrecht, da cui è influenzata la loro dottrina di fede, basata sul quietismo ed identica del resto a quella del "vecchio-cattolicismo", i m. professano uno speciale culto a Maria S.ma, donde il nome (Mariae vitam imitari), praticando inoltre una particolare devozione per l'Eucarista. Solo da poco tempo hanno respinto il sacramento della Penitenza.
Ammontanti a ca. 200 mila nel 1911, si ridussero a meno della metà nel 1925, dopo la rottura dei rapporti con essi da parte della Conferenza episcopale veothiocattolica, in seguito al loro eccessi di fanatismo nei riguardi dei due fondatori ed all'introduzione delle cosiddette "mistiche nozze" tra sacerdoti e suore marlavite. Attualmente ascendono a poco più di 50 mila, con un arcivescovo, tre vescovi, trenta sacerdoti e cinquecento suore. I m. vivono secondo la Regola francescana, osservando i preti la prima, le suore la seconda, i semplici fedeli la terza.
BizL.: K. Gajowski, Die Mariawiten, Cracovia 1911; M. Skradlik, Zbrodzie Mariawitem w zniele dokumentow, Varsavia 1927-28; M. Nivinski, Ive mariawites de Pologne, in Revue apologétique, 54 (1932), pp. 570-80. Cf. inoltre le varie Corrispondenze dalla Russia, in Cio. Catt., 1909, 1, p. 363 sgg.; in. p. 749 sg.; iv, pp. 732-38; 1911, 1, pp. 731-36.
Niccolò Del Re
MARIAZELL. - Il più antico Santuario austriaco, posto in un sito incantevole, fra le montagne dell'alta Stiria (m. 870), diocesi di Seckau. La cittadina conta appena 2000 ab., ma i pellegrini ammontano, annualmente, a più di 300.000 . La status della Madonna, con il Bambino, in legno di tiglio e colorata, è opera del sec. xiri.
M., fondata come semplice "cella" dai Benedettini colonizzatori di St. Lambrecht verso il 1157, ebbe presto fama di santuario. Indizio della sua celebrità sono le visite di Enrico I Ladislao, marchese di Moravia (1198-
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(fot. Holarchic d. G. Kutionalbibliothek)
1212), e di Luigi il Grande, re d'Ungheria (1380-96). Quest'ultimo, anzi, per ringraziare la Madonna di M. per la vittoria ottenuta sopra i Bulgari, vi fece costruire una grande basilica gotica, una "Hallenkirche ". M. divenne d'allora il Santuario centrale di tutta l'AustriaUngheria, favorito assai dalla casa imperiale. Le tradizionali vie d'accesso si abbellirono con chiese ai punti di sosta, e con edicole mariane lungo le strade ("Zellerwege"); Ferdinando III s'interessò alla ricostruzione della chiesa, in cantuose forme barocche, per opera di D. Sciassia (1644-83). I due campanili minori, allora aggiunti al mediano gotico, dànno un aspetto singolare al Santuario. Nel mezzo della navata centrale si conserva la primitiva cappella, trasformata da E. Fischer von Erlach in forme barocche esuberanti; il grandioso altare maggiore è di J. B. Fischer v. Erlach (1693-1704). Il divieto dei pellegrinaggi ai tempi di Giuseppe II (1782-96) e dei nazisti rimase episodico. Pregevolissime opere d'arte si conservano nel Tesoro. La cura del Santuario è affidata ai Benedettini di St. Lambrecht coadiuvati da quelli di Vienna, detti gli "scozzesi».
Bibl.: G. B. Rodler, Geschichte u. Beschreibung der Gnadenkirche M. in Steiermark, Mariazell 1907; A. Hoppe, Das Österreichers Wallfahrtsorto, Vienna 1913; A. Krause, Benedikt. Wallfahrstätten, in Benedikt. Mönchstum in Österreich, Vienna 1949; Cottincau, II, 1223.
Giuseppe Lów
MARIBOR, diocesi di: v. Lavant, diocesi di.
MARIGLIANO, Giovanni: v. giovani da nOLA.
MARIGNOLLI, Giovanni. - Francescano, missionario, detto anche Giovanni di S. Lorenzo, n. alla fine del sec. xili a Firenze. Chiamato dal Papa perché si recasse nel paese del Catai, partì da Napoli nel 1339 e ritornò ad Avignone 13 anni dopo, avendo compiuto il lungo viaggio fino a Khanbalik (Pechino) per il deserto dei Gobi, giungendovi nel 1342, bene accolto dal Gran Khan, e fermandovisi tre o quattro anni.
Ripartito con solenne accompagnamento, fornitogli dall'Imperatore, visitò gran parte del Catai e riprese la via dell'Europa per mare toccando l'India, l'Africa e la Terra Santa. Il 12 maggio del 1354 fu eletto vescovo di Bisignano; ma giunta la fama di lui all'imperatore Carlo IV di Boemia, fu da lui scelto come consigliere, cappellano e cronologo. Nel 1356-57 lo si trova a far opera di mediazione e di pace tra i fiorentini e i bolognesi con i Malateara. Più tardi prende parte a questioni sorte tra i Francescani e il Primate d'Irlanda. Morì prima del 22 marzo 1359. Nel 1898 gli fu eretta una lapide nella chiesa di S. Croce a Firenze.
Come cronologo di Carlo IV, scrisse un Chronicon Bohemorum, dall'origine del mondo ai suoi tempi, in cui inserì qua e là interessantissime notizie del suo itinerario,
rilievi topografici, etnografici, storici, che lo rendono preziosissimo. Antichi autori gli attribuiscono anche varie altre opere, che tuttavio non si sono conservate.
Bibl.: Opere: gli estrotti relativi al suo itinerario furono pubblicati da A. Van de Wyngazet, in Sinica Franciscana, I, Quaracchi 1929, pp. 524-60; integralmente il Chronicon fu edito da I. Turler, Kronika Marigualova, in Fontes rerum Bohemicarum, III, Praga 1882, pp. 492-604. Studi: G. Golubovich, Biblioteca bio-bliografica della Terra Santa e dell'Oriente Francescano, IV, Quaracchi 1923, pp. 221-96; A. Van de Wyngazet, Sinica Franciscana, I, ivi 1929, pp. 513-23 (Prolegomeni all'ed. dei testi). Alberto Chinato
MARILLEY, Etienne. - Prelato, n. il 29 ott. 1804 a Châtel-St-Denis (diocesi di Losanna), m. il 17 genn. 1889. Sacerdote nel 1831, nel 1835 direttore del Seminario diocesano di Ginevra, fu nominato nel 1843 arciprete di Ginevra. Non fu approvata la sua nomina dal governo cantonale. Espulso dal cantone nel 1844, si stabilì a Friburgo, dove l'anno successivo divenne coadiutore di mons. Jenni, titolare di quella diocesi.
Alla morte di lui, nel genn. 1846, divenne vescovo di Ginevra-Losanna con sede a Friburgo. Nel 1848 sorge un violento conflitto tra M. ed i cinque cantoni (Friburgo, Ginevra, Vaud, Berna, Neuchâtel) sui quali si estendeva la sua giurisdizione. Il vescovo, oppostosi al placet ed al richiesto giuramento alle autorità statali, fu arrestato, imprigionato e deposto dalle autorità cantonali. Stabilitosi a Divonne, rientrò a Friburgo nel 1856. Promotore delle riunioni dei vescovi svizzeri, rinunciò al governo della sua sede nel 1879. Nel 1883 Leone XIII lo nominò arcivescovo titolare di Mira.
Bibl.: G. Corpasaca, s. v. in Dictionnaire historique et biographique de la Suisse, IV, pp. 665-66 (con bibl.); J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, II, Monaco 1934, p. 191.
Silvio Furlani
MARIN, Michel-Ange. - Scrittore e storico dei Minimi, n. a Marsiglia il 23 dic. 1697, m. ivi il 3 apr. 1767. Entrato nell'Ordine ad Avignone, vi fu professore per molti anni di filosofia e teologia. Direttore spirituale, inculcava ai laici la pratica degli esercizi spirituali, e per agevolare le giovinette istituì le Sueurs de la Retraite, con regole informate allo spirito dei ss. Ignazio e Francesco di Sales.
Buon letterato, pubblicò molte opere ascetico-morali sotto forma di romanzo, perché la morale cristiana si vedesse nelle azioni dell'eroe prescelto.
Degne di menzione tra le altre: Conduite spirituelle de la soeur Violet (Avignone 1740); Virginie ou la vierge chrétienne (ivi 1752); Theodole ou l'enfant de bénédiction (ivi 1767; molte volte stampato, anche in italiano), ecc. Lasciò un'ottima opera di apologetica cattolica: Le baron de van Heiden, ou la République des incrédules ( 5 voll., Tolosa 1762). Importante è la sua erudita raccolta Vies des pères des desertes d'Orient, avec leur doctrine spirituelle et leur discipline monastique ( 3 voll., Avignone 1761; 9 voll., ivi 1764, Lione 1824). Quest'opera ebbe tre brevi elogiativi di Clemente XIII, il quale esortò l'autore a raccogliere in un sol corpo tutti gli atti dei martiri; M. cominciò il nuovo lavoro; morì però avendo compiuto solo due volumi. La sue Lettres ascétiques et morales uscirono postume in 2 voll. (Avignone 1769).
Bibl.: Eloge historique du r. p. M. M. (preposto alle Lettres ascétiques); C. F. d'Achard, Dictionnaire de la Procence, III, Marsiglia 1786, pp. 881-83; F. Didot, Nouvelle biographie générale, XXXIII, Parigi 1860, coll. 771-72; G. Roberti, Disegno storico dell'Ord. dei Minimi, III, Roma 1922, pp. 734-47.
Gennaro Moretti
MARINI, Ercolano. - Teologo e arcivescovo, n. a Matelica il 21 nov. 1866, m. a Roma il 16 nov. 1950. Sacerdote nel 1889 , fu successivamente parroco
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a Terricoli (1892), prevosto del Capitolo di Matelica (1893), priore del Capitolo di Terni (1899), vicario generale di Spoleto (1901), vescovo di Norcia (19031915), arcivescovo di Amalfi (1915-45). Nel lungo governo curò la formazione ascetica e liturgica del suo clero e del suo popolo e diede largo sviluppo ad opere di assistenza sociale (Conferenze di S. Vincenzo, asili, orfanotrofi, tra cui è notevole il Pontificio Orfanotrofio di Amalfi, fondato per gli orfani di guerra, nel 1919 ).
Uomo di profonda vita interiore, alimentò la sua pietà nella costante contemplazione del mistero della S.ma Trinità, intorno al quale pubblicò numerose opere ascetico-dogmatiche, che molto contribuirono alla rinascita della spiritualità cristiana a sfondo trinitario: Gli splendori del Credo nella luce della S.ma Trinità ( 3ᵃ ed., Amalfi 1939; trad. spagnola, Barcellona 1945); La S.ma Trinità e la vita cristiana (Amalfi 1939); La S.ma Trinità e la morte cristiana (ivi 1939); La S.ma Trinità e il tempio cristiano (ivi 1941); Candida Rosa: la S.ma Trinità in Maria, negli Angeli, nei Santi (Finalpia 1944); S. Giuseppe nelle irradiazioni della S.ma Trinità (Roma 1945); La S.ma Trinità nei Sacramenti della Chiesa (2 { }ᵃ ed., ivi 1949); Dal culto dell'Eucaristia al culto della Trinità (inedito), e molti altri opuscoli.
Ritiratosi a Roma (1945), con il titolo di arcivescovo di Adana, attese alla ristampa delle sue opere.
BbL.: A. Bertorozzo, L'unione con la S.ma Trinità, in Unione con Dio. Terza settimana di spiritualità, Milano 1948, p. 135 (cenno al M.); A. Piolanti, Tra i libri, in Ecclesia, 9

(Int. Bbidurchis d. G. Nationalbibliothek)
Mabiazzll - Interno del Santuario con la cappella della Madonna (1893) munita d'una cancellata d'argento (1756).
(1949), p. 204 (sul metodo teologico del M.); anon., Mont. E. M., in L'Osservatore romano, 19 nov. 1950, p. 2. coll. 5-6. G. Palatucci, Nel triennino di mons. E. M., ivi 16 dic. 1950, p. 1, coll. 1-2.
Antonio Piolanti
MARINI, GaEtano. - Sacerdote, epigrafista, archivista, archeologo, n. a S. Arcangelo di Romagna il io dic. 1740 , m. a Parigi il 17 maggio 1813.
Attirato all'archeologia, anche per incoraggiamento di illustri personaggi, fu a Roma nominato coadiutore, e più tardi preferto degli Archivi della S. Sede; Clemente XIV gli fece riordinare le iscrizioni cristiane e pagane conservate in Vaticano. Nel 1798, dal governo francese della Repubblica Romana ebbe lo stesso incarico per gli Archivi e per la direzione della Biblioteca e del Museo Vaticano. Pio VII, nel 1800 , lo nominò primo custode della stessa Biblioteca. Nel 1810 dovette recarsi a Parigi, per la sistemazione degli Archivi della S. Sede, trasportati in Francia. Caduto Napoleone, sovraintese alla restituzione degli Archivi, come anche dei 500 mss . e opere d'arte che Pio VI era stato costretto a cedere a Napoleone, per l'armistizio di Bologna (1796) e il Trattato di Tolentino (1797). Il M. avrebbe dovuto prendere possesso di tutto il materiale; ma per l'età e la cattiva salute non poté; l'incarico fu eseguito dal nipote Marino, nel 1813.
Nelle opere del M., alcune rimaste manoscritte, si nota profonda preparazione, erudizione e diligenza. Si ricordano: Iscrizioni inedite del Museo Clementino, in Giornale de' Letterati, t. XVI, Pisa 1774; Iscrizioni antiche delle ville e de' palazzi Albani, Roma 1783; Gli Atti e Monumenti dei fratelli Arvali scolpiti già in tavole di marmo ed ora raccolti, decifrati e commentati, 2 voll., ivi 1793; I papiri diplomatici raccolti ed illustrati dall'abate G. M. primo Custode della Bibl. Vatic. e prefetto degli Archivi secreti della Santa Sede, ivi 1805. Le Inscriptiones christianae latinae et graecae aeci milliarii... a Biblioteca Vaticana item a scriaiis Sedis Apostolicae, sono rimaste inedite (codd. Vatt. latt. 9071, 9072, 9073, 9074). Le iscrizioni romane furono poi pubblicate dal Mai in "Scriptorum veterum nova collectio e Vaticanis Codicibus edita", Roma 1823-38. I mss. del M. furono raccolti dal De Rossi, che pubblicol'opera completa, relativa alle Iscrizioni doliari (ivi 1884).
BbL.: A. Cappi, Notizie sulla vita e sulle opere di mons. G. M., Roma 1813; M. Marini, Degli aneddoti di G. M., Roma 1822; L. Auvray e G. Gouay, Correspondance inédite entre G. M. et Isidoro Bianchi, in Mélanges d'arch. et d'hist., 12 (1893), pp. 433-71: 13 (1894), pp. 1-61; E. Carusi, Lettere inedite di G. M. a Guidi Antonio Zanetti (Studi e testi, 29), Roma 1916; A. Silvagni, Inserip. Christianae Orbis Romae, nuova serie, I, Roma 1922, pp. LIV sgg.; Sussidi per la consultazione dell'arch. Vat., ecc., I, p. 222 (Studi e testi, 45), Roma 1926; H. Leclercq, s. v. in DACL. X. coll. 2143-63; G. Ferretto, Note storico-bibl. di Arch. crist., Città del Vaticano 1942, pp. 296-97.
Carlo Cadetti
MARINI, Leonardo. - Vescovo e teologo domenicano, n. a Chio nel 1509, m. a Roma l'11 giugno 1573. Entrato da
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giovane nell'Ordine domenicano a Genova, e compiutivi gli studi, si dedicò all'insegnamento e alla predicazione. Nel 1550 fu eletto vescovo di Laodicea e coadiutore del card. Gonzaga nella diocesi di Mantova; e nel 1552 inviato da Paolo IV alla corte di Madrid con incarichi diplomatici.
Promosso al vescovato di Lanciano ( 16 genn. 1560), intervenne al Concilio di Trento (1562). La sua partecipazione ai lavori conciliari fu molto attiva, e a lui si deve la stesura definitiva di non pochi decreti. Sotto Pio IV collaborò alla compilazione del Catechismo romano e alla revisione dei libri liturgici, e nel maggio 1564 fu inviato presso l'imperatore Ferdinando per la soluzione di varie questioni inerenti all'applicazione dei canoni conciliari. Da Pio V fu nominato vescovo di Alba e visitatore apostolico di 23 diocesi dell'Italia settentrionale, per l'attuazione della riforma tridentina.
Bibl.: Quétif-Echard, II, p. 228 sgg.; R. A. Vigna, I vescovi domenicani liguri, Genova 1887, pp. 242-50; Pastor, VII-VIII (v. indice); P. Cherubelli, Il contributo degli Ordini religiosi al Concilio di Trento, Firenze 1946, pp. 19-55. Piero Sannazzaro
MARINI, Marco. - Canonico regolare della Congregazione del S.mo Salvatore, noto ebraicista, n. a Brescia verso il 1542-43, m. ivi nel 1594. Fu abate di S. Agnese sulla Via Nomentana (Roma). Rifiutò vari vescovati. Fu segretario delle lettere arabe e persiane alla corte di Venezia ( 1568 ); a Roma, per ordine di Gregorio XIII, inquisitore degli Ebrei e incaricato di purgare il Talmud, stampato a Basilea da Frobenio nel 1588 (senza il trattato 'Abhādhäh Zärāh).
Versatissimo nel greco, arabo, aramaico, slavo e soprattutto nell'ebraico (detto il "Prisciano" della lingua ebraica), nel quale scrisse la prefazione all'Enarrationes in Iobum dello Stucco; curò l'edizione dei Targiimōn di Ionathan (da lui ritrovato), Onkelos e Gerosolimitano e lasciò tre opere poderose anche oggi di grande attualità : Hortus Eden, seu Grammatica linguae sanctae (in-40, Basilea 1580 , ristampata in Venezia 1855 e 1593); Arca Noë seu thesaurus linguae sanctae novus (2 voll. in-fol., Venezia 1593), copiosissimo e dottissimo prontuario-dizionario-concordanze che illustra brani e voci del testo ebraico, specialmente contro gli Ebrei; Annotationes literales in Psalmos, terminate a Roma e rivedute a Brescia fino al salmo 28 dall'autore e pubblicate e rivedute da G. L. Mingarelli ( 2 voll., Bologna 1748-50). L'opera è condotta sul testo ebraico con somma competenza.
Bibl.: G. L. Mingarelli, M. M., vita preposta alle Annatationes, pp. 12-222; L. Cezzondo, Libraria Bresciana, Brescia 1694, p. 170; V. Peroni, Biblioteca Bresciana, II, Brescia 1816 1823, p. 222; G. Cavalieri-V. Garofali, Biblioteca compendiosa degli uomini illustri della Congregazione dei Canonici Regolari del S.mo Salvatore Lateranensi, Velletri 1836, pp. 74-80.
Bonaventura Mariani
MARINI, Niccolò. - N. a Roma il 20 ag. 1843, m. ivi il 27 luglio 1923. Laureatosi in filosofia e teologia ed in utroque iure, fu ordinato sacerdote nel 1866; si dedico con fervore alla predicazione e svolse una intensa attività giornalistica, fondando, subito dopo il 1870, un quotidiano cattolico, Il buon senso. Contemporaneamente si dedicò all'Azione Cattolica, dando vita al circolo femminile "Gaetana Agnesi».
Il M. svolse una fervida attività a favore dell'Oriente cristiano e per l'unione delle Chiese dissidenti. A tale scopo fondo nel 1896 la rivista Il Bessarione, e quattro anni più tardi il Cristotomo, compiendo numerosi viaggi in Terra Santa, in Egitto, in Grecia e nel Nord Africa. Benedetto XV, nel Concistoro del 4 dic. 1916, lo creò cardinale di S. Maria in Domnica. Nel 1918, costituita la nuova Congregazione "per la Chiesa Orientale", ne volle segretario il M., il quale nel 1922, affranto dalla grave età e dalla malferma salute, dimise il suo alto ufficio nelle mani di Pio XI. Fu scrittore colto e geniale, toccando in forma perspicua argomenti diversi ed in modo speciale riguardanti l'Oriente cristiano.
Bibl.: Il Bessarione (numero unico pubblicato in occasione dell'elezione alla s. porpora di N. M.), Roma 1916; Necrologio, ibid., 27 (1923). Mario de Camilla
MARINI (De Marini), Pileo. - Arcivescovo, n. a Genova verso il 1370, m. ivi il 30 sett. 1433.
Figlio di un tal Ambrogio, poco o nulla si sa della sua giovinezza. Lo si trova canonico o Padova e quindi notaro apostolico. Bonifacio IX gli conferì la cattedra arcivescovile di Genova sul finire del 1400, ma, essendo rimasto fedele al legittimo Pontefice romano, l'antipapa Benedetto XIII, lo rimosse dalla sua sede, dandogli a successore il canonico genovese Giovanni da Gadigliasco. Il papa pisano Alessandro V lo restitui nel 1409 alla sua arcidiocesi, che egli resse poi pacificamente sino alla morte. Si sa che intervenne nel 1414 al Concilio di Costanza e che presiedette nel 1421 un sinodo diocesano. Istituì nella sua città un magistrato di misericordia, che ancora sussiste, come opera più sotto la presidenza degli arcivescovi pro-tempore.
Bibl.: Annuario ecel. della diocesi di Genova, Genova 1941. Renzo U. Montini
MARINO, santo. - Già alla fine del sec. v esisteva sul Monte Titano, presso Rimini, un monastero nella cui chiesa, dedicata a s. Pietro, era venerato un s. M., ma nessuna notizia si aveva di lui, finché tra