l. della diocesi di Genova, Genova 1941. Renzo U. Montini
MARINO, santo. - Già alla fine del sec. v esisteva sul Monte Titano, presso Rimini, un monastero nella cui chiesa, dedicata a s. Pietro, era venerato un s. M., ma nessuna notizia si aveva di lui, finché tra il sec. vt e x fu scritta una vita molto leggendaria.
Secondo questa, M. era un cristiano dalmata, venuto in Italia nel 257, insieme con l'amico Leone, per lavorare alla ricostruzione delle mura di Rimini per ordine di Diocleziano. Finite le mura, per 13 anni ancora rimase a Rimini predicando con gran frutto la religione cristiana. Dopo un anno di solitudine trascorsa sul monte Titano in una grotta, fu scoperto il suo rifugio; disturbato dai visitatori, abbandonò quel luogo e si ritirò sulla cima del monte, dove si costruì una celletta ed una chiesa che dedicò a s. Pietro. Ordinato diacono a Rimini, ritorno alla sua celletta, dove morì in pace e fu sepolto nella chiesa di S. Pietro. E commemorato il 3 sett., ed è il patrono della Repubblica di S. Marino.
Bibl.: Acta SS. Septembris, II, Parigi 1868, pp. 208-20; Lanzoni, p. 705 sgg.; Martyr. Romanum, p. 380.
Agostino Amore
MARINO, santo, martire. - E ricordato dal Martirologio geronimiano il 3 marzo.
Non si hanno di lui gli atti autentici, ma il suo martirio riposa sulla testimonianza di Eusebio (Hist. eccl., VII, 15), secondo la quale M. era un legionario di Cesarea, che doveva esser promosso centurione, verso il 260 , quando ferveva la persecuzione di Valeriano contro i cristiani. Ma accusato come cristiano, confermò l'accusa e fu perciò decapitato.
Bibl.: Acta SS. Martii, I, Parigi 1865, p. 224; Martyr. Hieronymianum, p. 124; Martyr. Romanum, p. 83.
Benedetto Pesci
MARINO di Costantinopoli. - Vescovo ariano della Tracia, fu chiamato a Costantinopoli nel 386, alla morte di Demofilo. Poco dopo però gli fu preferito Doroteo di Antiochia e M. si separò dalla comunità ariana organizzando una setta con proprie chiese per le funzioni liturgiche, che fu detta dei martiniani o psathiriani (pasticceri) dal mestiere di un certo Teotisto, uno dei più ardenti seguaci di M.
La scissione divenne più scuta quando sorse la questione se il titolo di Padre doveva darsi a Dio anche prima di aver generato il Varbo: mentre Doroteo lo negava, M., per contraddirgli, l'affermava. In seguito la setta si divise ancora a causa di personali questioni con Agapio, promosso alla sede di Efeso dallo stesso M. Molti allora, nauseati da queste meschine lotte intestine, ritornarono alla fede nicena. Lo scisma di M. durò ca. 25 anni; nel 420 si venne ad un accordo stabilendo di non parlare più della questione, ma l'unione si poté effettuare soltanto a Costantinopoli, poiché altrove la separazione continuò.
Bibl.: Socrate, Hist. eccl., V, 12, 23; Sozomeno, Hist. eccl., VII, 17; Tillemont, VI, p. 631. Agostino Amore
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(Int. Anderson)

(Int. Spartano Appetiti)
In alto: NOLI ME TANGERE. Affresco di Giotto nella cappella degli Scrovegni (1305) - Padova. In basso: MARIA MADDALENA AI PIEDI DI GESU. Acquerello di Angelo Da Fonseca (India) - Roma, Mostra internazionale d'Arte sacra 1950.
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(per cortesia dei prof. F. Benoit)
In alto: VEDUTA NORD DELLA CHIESA MAJOR, antica cattedrale (sec. xit). A destra, parte del campanile della nuova Cattedrale (sec. xix). In basso: CRIPTA DI S. VITTORE (sec. v) e cappella detta di S. Lazzaro.
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(da I Lirici del beticento e dell' Arcadio a cura di C. Casoaterre. Milano.Roma 1586, pp. 3-39; Marino, Giambattista - Ritarro. Disegno di O. Leoni (1624).
Marino, Giambattista. - Poeta, n. a Napoli il 18 ott. 1569 , m. ivi il 25 marzo 1625. Ebbe vita avventurosa, tutta rapide fortune e vicende avverse in principio, poi, per un caratteristico traviamento del gusto di un'intera età, sempre più legato ad una fama di mirabile poeta. Non gli mancò l'omaggio di principi, di letterati, di folle : fu caro al Duca di Savoia, a Margherita di Valois (in Francia egli dimorò dal 1615 al 1623), alla Curia romana, al Viceré di Napoli : ebbe lodi e cortesie da accademie; anche le polemiche in cui s'impigliò (alcune, come quella con il Murtiola, noiose e tragicomiche) finirono con il dargli ancor più pubblicità. Nel suo ingegno vario e sregolato, nel suo verseggiare colorito e a volte musicale, ma troppo spesso artificioso e vacuo, il secolo intero parve riconoscersi; e "marinismo" fu detto il «nuovo e maraviglioso» genere di poesia tessuto di orpelli e fastosità.
Il M. in fondo fece sue, esagerandole, debolezze e argutezze già visibili nei poeti del secondo Cinquecento. Ma il suo mondo spirituale è povero, e in sostanza monotono: i suoi personaggi o sono irrigiditi da macchinosa allegoria, come nell'Adone, o risultano mossi solo dalla passione del senso.
Oltre agli scritti polemici è da ricordare l'abbondante raccolta di liriche (Lira, Venezia 1608), fra cui famosa la Canzone dei baci con i suoi 27 madrigali, dallo spunto catulliano, tesi ad un sottile gioco di virtuosismi stilistici e metrici. La Sampogna (Parigi 1620) raccoglie idilli pastorali, egloghe, narrazioni mitologiche : materia di ispirazione varia, tratta da Ovidio, Virgilio, Teocrito, Claudiano ed altri poeti al M. più vicini; e al solito appesantita da metafore, da accurate e inutili digressioni, fuori d'ogni ricerca psicologica per i diversi personaggi. Le Dicerie sacre (Torino 1614), omaggio solo formale
all'oratoria sacra, servirono di modello per tutto il Seicento a tanta prosa barocca da pulpito e da romanzo; la Galleria (Venezia 1620), gran florilegio di pitture e sculture a ricordo di poeti, condottieri, eretici, briganti, e così via, con descrizioni di celebri quadri e statue, valse all'autore, fra l'altro, amicizia grata di artisti quale Michelangelo da Caravaggio, Reni, Poussin. Ma l'opera del M. più ambiziosa resta l'Adone (Parigi 1625), lungo poema allegorico che avrebbe voluto paragonarsi a quelli dei maggiori, da Ovidio al Tasso, e riprendendo un tema già trattato da un Parabosco o un Dolce risultò, intorno ad un'esile favola, una lambiccata costruzione senz'anima. Il M. è autore inoltre di un Epistolario (raccolto nell'ed. di Bari 1911-12). Del M. sono all'Indice: l'Adone (decr. 11 giugno 1624; 17 luglio 1625; 5 nov. 1626), la Canzone dei baci (decr. 12 apr. 1628), la Lira (decr. 27 sett. 1678) e altre opere minori.
Bial.: Per le varie edizioni delle opere cf. A. Borzelli, Storia della vita e delle opere di G. B. M., Napoli 1927, pp. 286-98. Fra le più recenti antologie degli scritti: R. Balsamo-Crivelli, Le più belle pagine del M., Milano 1925; C. Culcasi, Pesse e poesie del M., ivi 1930. Studi: G. F. Loredano, Vita del cav. M., Venezia 1633; F. Mango, Il cav. M., Cagliari 1882; M. Maughini, La vita e le opere di G. B. M., Roma 1888; F. Picco, Il cav. M., ivi 1927; G. Saviotti, Il cav. M., Firenze 1929; A. Belloni, Il Seicento, Milano 1929, pp. 38 -108. Cf. anche: C. Corradino, Il settecentismo e l'Adone, Torino 1880; F. Mango, Le fonti dell'Adone, ivi 1891; E. Canevari, Lo stile del M. nell'Adone, ossia analisi del secentismo, Pavia 1901; L. Foscolo Benedetta, Altre fonti dell'Adone di G. B. M., in Giornale storico della lett. ii., 36 (1910), p. 121: inoltre la prefazione di G. Balsamo-Crivelli all'ed. dell'Adone, Torino 1923. Per l'influsso delle Dicerie sacre sul romanzo del Seicento v. A. Albertazzi, Romanzieri e romanzi del Cinquecento e del Seicento, Bologna 1891; bibl. recente di G. Prezzolini, Repertorio bibliografico..., Nuova York 1948, pp. 29-30. Giulio Vallese
MARINO I, PAPA. - Designato anche come Martino II. N. a Gallese presso Roma, m. a Roma il 15 maggio 884. Fece parte come diacono della legazione inviata da Nicolò I (nov. 866) a Costantinopoli per chiarire la situazione dei neofiti bulgari, che il patriarca bizantino pretendeva di includere nella propria circoscrizione; ma la legazione fu fermata alla frontiera della Bulgaria. M. fu poi a Costantinopoli fra i presidenti dell'VIII Concilio ecumenico (869-70), nel quale fu condannato Fozio.
Tornato a Roma, M. fu nominato vescovo di Cere (Cerveteri), e invano i Bulgari lo chiesero per loro vescovo. A Napoli, nell' 882 , si adoperò per rompere l'alleanza del vescovo Atanasio con i Saraceni. Fungeva da tesoriere e da arcidiacono della Chiesa di Roma quando fu assunto al pontificato alla morte di Giovanni VIII ( 16 dic. 882) : primo caso di un vescovo eletto papa, contra statuta canonum (cf. Annales Fuldenses, ad an. 882, in MGH, Script., I, p. 397), essendo proibito ai vescovi cambiare sede.
Il pontificato di M. segnò una viva reazione all'atteggiamento del suo predecessore. Molte condanne inflitte da Giovanni VIII furono annullate, e reintegrati parecchi esiliati, tra i quali il vescovo di Porto, Formoso (futuro papa), che era stato ridotto allo stato laicale con il divieto di mai più rientrare a Roma.
Avendo Guido, duca di Spoleto, riprese le ostilità

(da C. Serafini, La moneta e le bolle pontifice, I, Milano, 1916, (av. J, n. 6) Marino I, papa - Denaro d'argento.
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(da C. Serafin, Le mante e le belle pantifce, I, Milano, 1919,
tav. 3, n, 91
Marino II, papa - Denaro d'argento.
contro il patrimonio di S. Pietro, M. s'incontrò (giugno 883) nell'abbazia di Nonantola, presso Modena, con l'imperatore Carlo il Grosso, per concordare una azione contro di lui; ma per la morte del Papa sospese ogni azione.
BibL.: PL 126, 966-70; Lib. Pont., II, pp. 224; JafféWattenbach, I, pp. 225 sgg.; J. M. Watterich, Pontificum Romanorum vitae, I, Lipsia 1862, pp. 29, 630; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontifical, Parigi 1898, pp. 144-45; P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale (174-1751), Bologna 1947, pp. 83 sg., 87; Fliche-Martin-Frutaz, VI, pp. 456-58, 496 sg., 502, 505, 515 sg.
Stanislas Majarelli
MARINO II, papa. - Designato anche col nome di Martino III. Alla morte di Stefano VIII, nell'ott. 942, Alberico II designò a succedergli il prete romano M. II, a lui molto legato e ossequente.
Tuttavia M. si mostrò anche molto zelante per la vita ecclesiastica, specie in Roma, con opere di carità per i poveri, restauri delle basiliche e lo sforzo per la riforma dei chierici e dei munaci. Una lettera del suo successore Agapito II, dice che investi l'arcivescovo di Magonza del titolo di vicario apostolico della Germania e della Gallia, rinnovando cosi un istituto vigente al tempo di s. Bonifacio. M. nel 946.
BibL.: J. M. Watterich, Pontificum Romanorum vitae, I, Lipsia 1862, pp. 34, 671 sg.; Lib. Pont., II, Parigi 1892, p. 945; Jaffé-Wattenbach, 3631; A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, VII, Parigi 1948, p. 41.
Alberto Ghinato
MARINONI, Giovanni, beato. - Al secolo Francesco Maria, n. a Venezia nel 1490 da famiglia bergamasca, m. a Napoli il 13 dic. 1562. Fu uno dei primi discepoli di s. Gaetano Thiene, da cui ricevette a Venezia l'abito dei Chierici Regolari (1529), essendo già sacerdote e canonico di S. Marco.
Nel 1533 con il fondatore si trasferì a Napoli per l'erezione di una comunità teatina, e in quella città esplicò un molteplice apostolato, lavorando specialmente alla conversione dei circoli valdesi e criptoluterani. Fedele interprete dello spirito teatino, rinunziò all'arcivescovato di Napoli (1535) e fu maestro di spirito di s. Andrea Avellino e del b. Paolo Burali. Il culto popolare reso al b. M. fu riconosciuto da Innocenzo XIII (II sett. 1762).
BibL.: G. B. Castaldi, Vita del b. G. M., Venezia 1763; J. L. Bianchi, Ragguaglio della vita di G. M., ivi 1763; J. Sylos, G. M., Monaco 1764; L. Ruiz de Cardenas, S. Gaetano Thiene, Torino 1942, pp. 119-24 (in appendice vi è il profilo di G. M.); P. Chiminelli, S. Gaetano Thiene, Vicenza 1948, pp. 545-64; A. Ballester, S. Gayetano de Thiene, Barcellona 1950, v. indice. Piero Sannazzaro
MARINONI, Giovanni Francesco. - Scrittore ascetico barnabita, n. a Clusone (Bergamo) il 30 giugno 1678, m. a Milano il 27 febbr. 1761. Religioso di preclare virtù, scrisse operette ascetiche piene di dottrina, più volte ristampate.
Tra esse sono da ricordarsi : Distribuzione del tempo (durante gli esercizi spirituali presso i Barnabiti; Milano 1706); Speculum asceticum (ivi 1719), con una prima parte di Sacra monita tratti dai Padri e dalla S. Scrittura e disposti a forma di specchietto, e una seconda di Alimenta mentis et cordis, devote aspirazioni, preghiere e
vari commenti al Pater noster; Avvertimenti intorno alla Confessione (ivi 1720); I venerdi in onore dei sette dolori di M. Vergine (ivi 1730), dove si legge una notizia storica della «Compagnia dei sette Dolori di M. detta del Suffragio * eretta dal 1615 nella chiesa dei Barnabiti di S. Alessandro a Milano.
BibL.: O. Branda, Notizie intorno al p. M..., premessa all'ed. del 1776 dei Venerdi; G. Boffito, Scrittori barnabiti, II, Firenze 1933, pp. 425-28; L. Levati, Menologia del Barnabiti, II, Genova 1933, pp. 248-52.
Virginio M. Colciago
MARINONI, Giuseppe. - Primo superiore di quello che oggi è il Pontificio istituto dei SS. Pietro e Paolo e dei SS. Ambrogio e Carlo per le Missioni Estere, n. a Milano l'11 ott. 1810, m. ivi il 27 sett. 1891. Sacerdote nel 1834, dopo qualche anno d'insegnamento nei seminari diocesani passò a Roma, dove fu discepolo del b. Pallotti (v.), indi vicario e poi parroco a S. Michele a Ripa. Richiamato in diocesi per dirigere il nascituro Istituto delle Missioni Estere, ne fu superiore, intelligente e amatissimo, fino alla morte.
Nel 1864 fondò L'osservatore cattolico, chiamandovi alla redazione Enrico Massara e Davide Albertario, mostrandosi stremus difensore della causa papale, ma alieno dalla passionalità che distinse poi il giornale; se ne ritirò nel 1872, quando, con Giacomo Scurati, fondò Le missioni catioliche; non cessò, però, mai dall'assistere L'osservatore, anche per espresso incarico avutone da Roma.
Carissimo a Pio IX e a tutto l'episcopato lombardo che se ne giovò spesso per la stesura delle pastorali collettive, fu venerato e ascoltato da cardinali e vescovi. Consigliere di Ausonio Franchi, nei giorni del suo ritorno alla Chiesa, e di parecchi altri sacerdoti fuorviati, indirizzati a lui dai relativi vescovi, fu esimio educatore e padre di missionari e distinto scrittore ecclesiastico. Lasciò una copiosa corrispondenza, piena di dottrina, di saggezza e di equilibrio. La sua morte fu pianta come quella di un santo.
BibL.: G. Scurati, In morte di mons. G. M., Milano 1891; id., Scritti vari del defunto mons. G. M., primo direttore del Seminario delle Missioni Estere di Milano, ivi 1892, p. 371; G. Brambilla, Mons. G. M. e l'Istituto delle Miss. Estere di Milano, ivi 1926, pp. 11-420; G. B. Tragella, L'Istituto delle Miss. Estere di Milano, I, ivi 1950. Il suo episcopato, inedito, occupa i voli. V-VIII dell'archivio delle Miss. Estere.
Giovanni B. Tragella
MARIN-SOLA, Francisco. - Teologo domenicano, n. a Carcar (Spagna) il 22 nov. 1873, m. a Manila il 5 giugno 1932. Sbarcato nelle Filippine (17 luglio 1897) e ordinato sacerdote il 18 sett. seguente, passò missionario al nord dell'Isola Luzon, ove rimase per 16 mesi prigioniero nelle mani degli insorti. Rientrato all'inizio del 1900 a Manila, vi iniziò l'insegnamento nel Collegio di S. Giovanni in Laterano. A causa della sua malferma salute cambiò spesso di residenza; nel 1906 insegnò ad Avila, poco dopo ancora nelle Filippine (Università di S. Tommaso), in seguito negli Stati Uniti, dal 1918 al 1927 a Friburgo

(per cartesio di p. G. B. Tragella) Marinoni, Giuseppe - Ritratto.
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(Svizzera) e dal 1929 fino alla morte di nuovo a Manila, decano della facoltà di teologia.
La sua opera principale, che suscito simpatie e vive opposizioni fin da quando apparve in una lunga serie di articoli su La ciencia tomista (1911-23), ha per titolo La evolución homogénea del dogma católico (Madrid 1923). Il M. tentò la soluzione di altri annosi problemi tomisti, p. es., circa la causalità fisica e la reviviscenza dei Sacrametri, la premozione fisica. Collaborò di giornale filippino Liberty, di cui anche per un certo tempo fu direttore, e al Divus Thomas di Friburgo.
Bibl.: Necrologie : T. Tascón, F. M.-S., in La ciencia tomista, 46 (1932), pp. 132-35; Analecta S. Ord. FF. Praedicatorum, 20 (1932), pp. 776-78; M.-J. Congar, in Bulletin thomiste, 3 (1932), pp. 679-81.
MARIO d'Aventicum (di Losanna). - Dal 574 al 594 vescovo di Avenches (Svizzera occidentale), trasferì la sua sede vescovile a Losanna (cf. L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Garle, III, Parigi 1915, pp. 22, 219-20).
Scrisse la sua Cronaca, come continuatore di quella di Prospero, per gli anni 455-58 mathrm{I}, basandosi su fasti consolari italiani e su annali galli. Essa è importante per le notizie che riguardano la storia locale. E conservata solo nel cod. Mus. Brit. 16974 (sec. 2).
Bibl.: edizione: Th. Monmsen, Chronica minora, II, in MGH, Anct. antiquiss., XI, p. 227 sg. (con notizie sulla vita di M.J. Studi: M. Benion, Histoire des évêques de Genève, Ginevra 1906, pp. 176-90; Eltester, s. v. in Pauly-Wissowa, XIV, II, p. 1822 sg.
Erik Peterson
MARIO da Mercato Sabaceno. - Primo storiografo cappuccino, n. nel 1512-13 dalla nobile famiglia Fabiani, m. a Tolentino nel 158 r . Dagli Eremitani di S. Agostino passò ai Cappuccini nel 1539-40; tre volte provinciale, di Bologna ( 1555,1561 ) e delle Marche (1556-59); quattro volte definitore generale, due volte ministro generale (1567-73).
Per iniziativa di Cosimo I dei Medici scrisse le Relationes de origine Ordinis Fr. Min. Capuccinorum, (ed. Melchior a Pobladura, Assisi 1937); scrisse poi alcuni Ponaetti; fu anche valente oratore: un suo quaresimale si conserva tuttora inedito nella Biblioteca Estense di Modena (y. L. 12.11).
Bibl.: Melchior a Pobladura, De vita et scriptis p. Marii Fabiani a Foro Sarsinio, in Collectauea Francterana, 6 (1936), pp. 352-94; id., Poemetti del p. M. Fabiani generale dei Cappuccini, in L'Italia francesca, 12 (1937), pp. 313-22, 409-14; 13 (1938), pp. 27-32, 418-23; id., Historia generalis Ordinis Fratrum Minorum Capuccinorum, parte 1*, Roma 1947, pp. 59-61, 237 sg.; N. Manzini, Un poemetto marlano del p. M. Fabiani?, in L'Italia francescana, 9 (1934), pp. 195-208; T. Graf, Zur Entstehung des Kapuzinerordens. Quellenbritische Studien, Olten 1940.
Melchiorre da Pobladura
MARIO, MARTA, AUDIFACE e ABACO, santi, martiri. - Commemorati nel Martirologio geronimiano, ma senza alcuna relazione di parentela, il 16 e 20 genn., mentre nel Romano il 19 dello stesso mese. Molto probabilmente il vero dies natalis è il 20 , in cui sono ricordati anche nel Sacramentario gelasiano. Il loro sepolcro, visitato dai pellegrini del sec. vir, era al 13° miglio della Via Cornelia, dove oggi si vedono i resti di una basilica, ancora in piedi nel sec. IX. Incerto è il tempo del loro martirio; la Passio li dice morti al tempo di Claudio il Gotico, sembra invece che siano periti nella persecuzione di Diocleziano.
Secondo la Passio, molto leggendaria, Mario e Marta, nobili persiani, sarebbero venuti a Roma insieme con i figli Audiface ed Abaco per venerarvi i corpi dei martiri, e avrebbero curato la sepoltura, insieme con il presbitero Giovanni, di 260 di essi sulla Via Salaria. Catturati, sarebbero stati decollati sulla Via Aurelia dopo duri tormenti e sepolti dalla matrona Felicita in un suo campo.
Bibl.: Acta SS. Ianuarii, II, Parigi 1863, pp. 578-83; J. P. Kirsch, Le memorie dei martiri sulle Vie Aurelia e Cornelia, in
Miscellanea Ehrle, II (Studi e testi, 38), Roma 1924, pp. 9699; Martyr. Hieronymianum, p. 51; Martyr. Romanum, p. 27; R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, ivi 1942, p. 107, Agostino Amore
MARIO MERCATORE. - Scrittore latino del sec. v. Secondo E. Schwartz (Acta Conc. Oec. I, 5, I [1924], pp. 3-70), che ne ha identificato le opere autentiche e determinato ciò che si può conoscere della sua vita, M. M. è africano (s. Agostino, Ep. 193: PL 38, 869); nel 418 invia da Roma a a. Agostino delle lettere contro i pelagiani, che però sono andate perdute; nel 429 si trova a Costantinopoli, dove attende a traduzioni e pubblica trattati contro i pelagiani e i nestoriani; se ne perdono le tracce dopo il Concilio di Efeso, che egli certamente conobbe. M. M. non ha idee originali, dipende strettamente da Cirillo di Alessandria e da Agostino; la sua polemica mira soprattutto a mettere gli avversari in opposizione tra di loro, ma assai di rado affronta il profondo della questione. Si mostra assai preoccupato delle liti che perturbano le Chiese d'Oriente e d'Occidente, il che spiega il suo sforzo di porre in contatto due eresie così differenti, come il nestorianesimo e il pelagianesimo.
Le opere di M. M., conservate in un unico manoscritto (Palat. lat. 234 della Bibl. Vaticana), sono : Marii Mercatoris serci Christi commentariam lectori adversus lauresim Pelagii et Coelestii vel etiam scripta Iuliani (questo scritto è posteriore al 430 , perché si serve dell'Opus imperfectum contra Iulianum di s. Agostino [cf. E. Schwartz, op. cit., pp. 3-14]); Refutatio symboli Mopsuestani (ibid., pp. 15-18); opuscoli contro Nestorio e versione di lettere di Nestorio e di Cirillo Alessandrino (ibid., pp. 19-29; cf. p. xir e F. Loofs, Nestoriana, Halle 1905, pp. 103, 134-46); estratti di 4 sermoni antipelagiani di Nestorio (E. Schwartz, op. cit., pp. 34-35); lettera di Nestorio e Celestio (ibid., p. 35; cf. F. Loofs, op. cit., pp. 146-50); Commonitorium super nomine Coelestii (ibid., p. 36: è un trattato, diretto da M. M. in greco alla Chiesa di Costantinopoli e in latino a Teodosio II; sulla fonti di questo scritto cf. E. Schwartz, op. cit., p. x).
Qui finisce il Corpus delle opere di M. M.; le antiche edizioni gli attribuiscono a torto le versioni seguenti: Cyrilli et Nestorii XXI capitula (E. Schwartz, op. cit., p. 37); Gesta Ephesiana (protocollo della seduta del 22 luglio: ibid., p. 38); difesa di Cirillo contro il partito antiocheno (ibid., p. 39); difesa di Cirillo contro Teodorato (ibid., p. 39); estratti di Teodoreto, di Teodoro di Nopsuestia, di Diodoro di Tarso, di Ibas di Edessa e di Euterio di Thiana (ibid., p. 41-54); aggiunte posteriori (ibid., pp. 55-57); cf. Burdenhewer, IV, p. 529).
Bibl.: Testi: J. Garnier, Marii Mercatoris 2. Augustino aequalis, opera quaecumque extant, Parigi 1673, riprodotto in PL. 48, secondo un manoscritto perduto di Beauvais; E. Baluso, M.M. opera, ivi 1684, riprodotto in A. Gallandi, Bibl. Veterum Patrum, VIII, Venezia 1772, p. 613 sgg., secondo il cod. Palatino. Studi : oltre agli autori citati nella voce, cf. Tillemont, XV, pp. 136-43; Schanz, IV, p. 1190; E. Schwartz, Die sogenannten Gegenonationstismen des Nestorius, Monaco 1922; Pauly-Wissowa, XIV, II, coll. 1831-32.
Cirillo Vogel
MARION BRÉSILLAC, Melchior-Marie-Joseph de. - Missionario, fondatore della Società delle Missioni Africane, n. a Castelnaudary (Aude) il 2 dic. 1813, m. a Freetown (Sierra Leone) il 25 giugno 1859.
Sacerdote nel 1838, entrò il 2 giugno 1841 nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi e, partito per l'India nel 1842 , vi fu eletto nel 1845 vescovo titolare di Pnusa e proviosito apostolico di Coimbatore. Nel 1854 rivolse il suo pensiero ai popoli abbandonati dell'Africa e fu autorizzato dalla S. Sede a fondare allo scopo una nuova Congregazione; esese così nel 1856, dopo molti sacrifici e disillusioni, a Lione, il Seminario delle Missioni Africane. Nominato nel 1858 vicario apostolico di Sierra Leone, vi sbarcò il 14 maggio 1859; ma già cadeva sul
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Marmaggi, Francesco - Ritratto.
campo, vittima delle febbri gialle, nel mese seguente. I suoi resti furono trasportati a Lione nel 1928.
Bibl.: P. Gallen, Vie de mar. M. de M. B., Lione 1910.
Celestino Testore
MARIOTTE,
Edmé. - Fisico, n. a Digione ca. il 1620 m. a Parigi il 12 maggio 1684 ; prio-re a St-Martin-sousBeaune (Digione).
Conosciute, attraverso il p. M.Mersenne, dei Minimi ( 1588-1648 ), le esperienze di Galileo, Viviani (1643), Torricelli, Pascal (1648) e
Otto de Guericke (1654) sulla pressione atmosferica e sui gas, esegui molte esperienze che descrisse nell'Essai sur la nature de l'air (Digione 1676). Scopri la legge, che oggi porta i nomi di Boyle e M.: il gas assume un volume inversamente proporzionale alla pressione. Pubblicò un Traité de la percussion ou choc des corps (1676) ed un Traité du mouvement des eaux et des autres corps fluides (La Hire 1686, postumo). Nei laboratori di chimica si usa ancora la «bottiglia di M. \%. Fu uno dei primi membri dell'Académie des Sciences fondata dal ministro Colbert nel 1664-66. La raccolta dei suoi numerosi scritti fu pubblicata a Leida nel 1717 e a L'Aia nel 1740.
Bibl.: P. Rousseau, Histoire de la science, Parigi 1943. p. 228 .
Cenco Toffoli
MARIO VITTORE, Claudio. - Scrittore ecclesiastico vissuto nel sec. v, autore dell'opera Alethia, identico con il Victorinus (alcuni manoscritti: Victorius) rhetor Massiliensis presso Gennadius, De viris ill., 60.
L'opera Alethia contiene una parafrasi della Genesi fino alla morte di Abramo, in esametri per uso scolastico, il che spiega la libertà del suo contenuto. Gennadio parla di lui "utpote saeculari litteratura occupatus homo et nullius magisterio in Divinia Scripturis excitatus n. Si può constatare l'influenza di Virgilio, Lucrezio e Ovidio sull'autore (cf. H. Maurer, De exemplis quae Claudius Marius Victor in Alethia secutus sit. Diss., Marburgo 1896); nella descrizione dell'opera della Creazione dipende da s. Ambrogio (cf. ibid., pp. 17 sg., 47 sg.). Il testo comincia con una precutio; la fine dell'opera non si è conservata. Esiste in un manoscritto solo.
Bibl.: edizione critica: C. Schenkl, in CSEL, XVI, pp. 335498. Studi: A. Bourgoin, De Claudio Mario Victore rhetore christiano quinti saeculi. Thesis, Parigi 1883; St. Gamber, Un réé teur chrétien au Ve siècle, Claude Marius Victor, Thèse, Marsiglia 1884; id., Le Liéve de la Genèse dans la poésie latine au Ve siècle, Parigi 1899, passim; O. Ferrari, Un poeta cristiano del sec. V. C. M. V., Pavia 1912; id., Intorno alle fonti del poema di C. M. V., in Didaskabtion, I (1912), pp. 57-74; Bardenhewer, IV, pp. 637640; C. Weymann, Beiträge zur Geschichte des christl. lateinischen Poetis, Monaco 1906, p. 120 sg.; Eltester, Klaudius Marius Viktor, in Pauly-Wissowa, XXVIII, p. 1839 sg.
Erik Peterson
MARIO VITTORINO : v. VITTORINO CAIO MARIO.
MARKOVIC, Giovanni. - Francescano, n. a Sinj in Dalmazia il 23 ott. 1839, m. ivi il 22 ott. 1910. Sacerdote nel 1866, fu professore di storia all'Istituto teologico di Sebenico e ministro provinciale del suo Ordine.
Nel grande movimento per l'unione delle Chiese slave, contro tendenze troppo condiscendenti, fino al punto
di attenuare alquanto alcune divergenze dogmatiche e contro mordaci attacchi dei dissidenti contro il papa e la Chiesa romana, M. scese in lizza additando la retta via dell'unione sotto la divisa "veritatem in caritate facientes x, scrivendo voluminose opere di fondamentale valore: Leone il Grande e Gregorio il Grande sul primato della cattedra (Zara 1885); Il primato del Papa nella Chiesa durante i primi otto secoli (Zagabria 1883; per questa opera Leone XIII gli conferì il titolo di dottore honoris causa); Il cesarismo e il bizantinismo nella storia della scisma orientale (2 voll., ivi 1891); Sull'Escuristia con particolare riguardo all'epiclesi (ivi 1893; 2^{text {a }} ed. ivi 1894); Gli Slavi ed i Papi (2 voll., ivi 1897). Meritano inoltre d'esser ricordate: Sinj e la sua gloria (ivi 1898); Metropoli di Dioclea e Antivari (ivi 1902); numerosi articoli e dissertazioni in cui polemizza con il convertito russo Solovjev ed altri.
Bibl.: manoscritti nell'Archivio del Convento francescano di Sinj: M. I., in Znameniti i zaslužni Hrvati, Zagabria 1925. pp. 175-76; P. Berkovic, Istočno pitanje i franjevac Markovic, in Nova Ilevija, 5 (1926), pp. 103-23; 6 (1927), pp. 39-46, 138-49.
Pietro Capkun
MARLOWE, Christopher. - Drammaturgo inglese, fiorito nell'epoca elisabettiana e ritenuto il maggiore dei precursori di Shakespeare. N. a Canterbury il 6 febbr. 1564, m. a Deptford ca. la fine di maggio del 1593. Si stabilì a Londra dove svolse la sua attività di drammaturgo.
Nella sua biografia rimangono zone d'ombra non ancora chiarite dagli studiosi : venne altre volte accusato di «sostamo» e di «papismo» (sebbene in una scena del Doctor Faustus sia violentemente attaccata la Curia papale), due termini che suonavano quasi sinonimi nel linguaggio dell'epoca, e venne ucciso a soli ventinove anni in una rissa d'osteria apparentemente casuale ma forse provocata da un personaggio influente a corte (M. sembra essere stato anche un agente segreto). Nei suoi drammi maggiori M. proiettò gli aspetti diversi delle proprie smisurate ambizioni incarnandole nei protagonisti, che restano pertanto isolati nella loro simbolica fenomenalità : e non a torto fu asserito che l'essenza delle sue tragedie è il lirismo. Così in The 7 evo of Malta (1589) è incarnata la passione del denaro, in Tamburlaine the Great (1588) la sete del potere, in Doctor Faustus (1588) l'ambizione smisurata della conoscenza e dell'esperienza. Edward II (1592) è il solo dei suoi drammi che presenti una struttura più equilibrata e una minore sproporzione tra il protagonista e gli altri personaggi. M. fu anche poeta lirico e compose un raffinato e voluttuoso poemetto mitologico: Hero and Leander, di cui resta incerta la data di composizione, e sembra abbia collaborato in alcuni drammi giovandù dello stesso Shakespeare. Doctor Faustus è quella delle sue tragedie che ebbe la maggiore fortuna tra i posteri e in particolare tra i romantici sui quali M. esercitò un forte fascino.
Bibl.: numerose traduzioni italiane dei drammi, di cui le più recenti contenute in Teatro elisabettiano, a cura di M. Prez. Firenze 1948. Interessanti per la personalità dell'autore i giudizi in The early english dramatists (Londra 1857) di A. C. Swinburne (che è anche autore delle voce M. nella Encyclopedia Britannica). Per le monografie italiane v. quelle di A. Zanco (Firenze 1937), B. Cellini (I, Roma 1947), N. D'Agostino (ivi 1950).
Augusto Guidi
MARMAGGI, Francesco. - Cardinale, n. a Roma il 31 ag. 1876, m. ivi il 3 nov. 1949. Di umile famiglia trasteverina, ordinato sacerdote nel 1900, si dedicò con fervore al ministero particolarmente nel rione natale e a tutto vantaggio della gioventù.
Entrato in Segreteria di Stato, vi spiccò per un non comune senso di equilibrio nella risoluzione di gravi problemi durante la prima guerra mondiale. Dopo essere stato sottosegretario della Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari, fu eletto, nel 1920, arcivescovo titolare di Adrianopoli e nominato primo nunzio apostolico in Romania, dove ebbe parte notevolissima nel ritorno alla Chiesa del re Ferdinando di Hohenzollern.
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Trasferito nel 1923 in Cecoslovacchia, e di là nel 1928 in Polonia, fu creato cardinale da Pio XI nel Concistoro del 16 dic. 1935. Nominato da Pio XII, nei primi giorni del suo pontificato, prefetto della Congregazione del Concilio, dedicò tutta la sua attività a quell'importante dicastero, continuando la benefica, infaticabile opera di carità verso i poveri del Trastevere, che lo ebbero tenerissimo padre.
Bibl.: F. Zanetti, Da un papa all'altro, Roma 1939, p. 55; Necrologio, in L'osservatore romano, 4 nov. 1949.
MARMION, Columba. - Scrittore ascetico benedettino, al secolo Giuseppe, n. a Dublino il 1° apr. 1858 , m. a Maredsous il 30 genn. 1923 in concetto di santità. Ordinato sacerdote a Roma il 16 giugno 1881, fu vicario a Dundrum poi professore di filosofia a Clonliffe. Entrò nell'abbazia benedettina di Maredsous il 21 nov. 1886. Fu priore di MontCésar a Lovanio nel 1899, poi abate di Maredsous il 28 sett. 1909. Contribuì a rinnovare nella Chiesa l'intelligenza del mistero di Gesù Cristo con le sue opere ormai classiche di spiritualità, improntate particolarmente alla dottrina di s. Paolo.
Pubblicò: Le Christ vie de l'dme (Maredsous 1914; vers. it., Milano 1921); Le Christ dans ses mystères (Tamines 1919; vers. it., Torino 1941); Le Christ idéal du moine (Parigi 1922; vers. it., Padova 1931); Spansu Verbi (Bruges 1923; vers. it., Padova 1924). Questi volumi furono tradotti in sette lingue. Il papa Benedetto XV dichiarava di servirsene per la sua vita spirituale; consigliava a mons. Szepticky: «leggeteli; è la pura dottrina della Chiesa». Dom Thibaut ha pubblicato un certo numero di lettere di M.
Bibl.: R. Thibaut, Un maitre de la vie spirituelle: Dom C. M., Maredsous 1929; vers. it., Novara 1933; id., L'union à Dieu d'après les lettres de Dom M., Parigi 1934.
Silvano Pidoux de la Maduère
MARMO. - Per la scultura i m. più generalmente usati sono quelli bianchi, detti perciò appunto statuari, fra i quali i più pregiati sono quelli a grana fina che consentono un lavoro più nitido e sottile. Famosi nell'antichità furono i m. greci, soprattutto il pario; oggi forniscono materiale a tutto il mondo le ricchissime cave di Carrara, già note

(per curiosia dei res.mo p. Abate di Maredsous) Marmion, Columba - Ritratto.

Marmo - Caricamento e trasporto a trazione animale del m. - Cava di Carrara (Ravaccione).
voli, ecc.). Ne continuò l'uso nei primi tempi cristiani: monumentali sculture di porfido del sec. Iv sono i due sarcofagi di s. Elena e di s. Costanza, ora nei Musei Vaticani. Allo stesso scopo di rarità e preziosità tecnica si tornarono ad usare m . policromi dagli scultori del tardo ' 500 , e il Vasari cita come opere di estremo virtuosismo tre ovati in porfido del Tadda, scultore fiesolano, uno con la testa del Cristo, gli altri con i ritratti del duca Cosimo e della duchessa Leonora. Così pure per esibizione di abilità tecnica, circa un secolo dopo, l'Algardi scolpiva in pietra di paragone (cioè nel durissimo nero antico) il morbido putto dormiente della Galleria Borghese, ch'è un tour de force anche fra i virtuosismi del fastoso '6oo; allora furono di moda i m. policromi non solo in sculture decorative ma anche in accessori di monumenti sepolcrali (Roma, monumento di Gregorio XV del Legros, in S. Ignazio; di Alessandro VII del Bernini, in S. Pietro, ecc.), e si continuarono ad adoperare con vistosi eccessi finché l'crà neoclassica tornò all'uso esclusivo del m. bianco.
In architettura il m. servì nell'antica Grecia come materiale da costruzione, cioè per l'ossatura stessa dell'edificio; presso i Romani fu usato per rivestimento con sempre maggiore sfarzo di policromia e di tecnica. Anche per gli elementi strutturali - colonne, capitelli, trabeazioni - si adoperarono m. policromi : granito (da cui si ricavarono colonne colossali, come quelle del Pantheon e delle Terme di Diocleziano poi S. Maria degli Angeli), cipollino, serpentino, porfido, ecc. Nelle chiese paleocristiane questi elementi sono spesso di spoglio (provenienti cioè da edifici pagani), e perciò si trovano frequentemente allineate insieme colonne di materiale e dimensioni diverse; ma nelle chiese dell'Esercato - a Ravenna, a Grado, a Parenzo - la maggiore ricchezza e possibilità costruttive consentirono di adoperare m. di cave greche appositamente lavorati. Per le parti decorative l'arte cristiana continuò e perfezionò le tecniche già in uso in epoca classica : litostrati per i pavimenti, e con poche aggiunte di tessere vitree anche per le vòlte (S. Costanza a Roma); opus sectile per il rivestimento delle pareti. E raggiunse chiarezza di stile la delicata tecnica a traforo, con ornati piatti su fondi profondamente incavati, con vivo effetto chiaroscurale, per capitelli e transenne.
Per tutto il medioevo l'architettura ricerca nel m. una sobria policromia, associandosi al bianco per lo più un solo colore, qualche volta due. La diversità di effetti coloristici nelle varie regioni è determinata dalle disponibilità dei materiali locali : così il verde di Prato e il portoro contribuiscono a caratterizzare rispettivamente l'architettura toscana e quella ligure, nelle quali si alternano, nelle facciate e negli interni delle chiese, fasce
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(da A. M. Schneider, Die Hagia Sophie pu Konstantinaort. Bettina 508, ten. 41)
Marmo - Abside sud di S. Sofia, rivestimento di m. Costantinopoli.
bianche e verde scuro (chiese di Pistoia) o bianche e nere (duomo di Genova; S. Pietro di Portovenere, ecc.). A Roma l'uso dei m. colorati all'esterno delle chiese fu abbandonato nel tardo Rinascimento, che introdusse assai maggiore varierà di policromia nell'interno, dopo che per primo Raffaello mise in opera nella cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma preziosi m. colorati. Nella stessa città innumerevoli sono gli esempi successivi, con uno sfarzo sempre crescente nell'architettura barocca. Ivi furono di m. preziosi le colonne (rivestimenti di diaspro di Sicilia in S. Marco e in S. Maria in Via Lata; fior di persico in S. Antonio dei Portoghesi; giallo di Verona nella cappella Cybo in S. Maria del Popolo, ecc.) e m. rari vennero associati con bronzo e pietre dure negli altari (esempi di eccezionale ricchezza gli altari di S. Ignazio al Gesù e della cappella Paolina in S. Maria Maggiore), nei cibori, nei pulpiti. Con non minore sontuosita, ma con maggior morbidezza di accordi cromatici, viene usato il m. negli interni di chiese e cappelle specie nell'Italia meridionale ed in Sicilia durante il '700; ma nel rococò subentra sempre più l'uso dello stucco. L'Ottocento ritorna anche nell'architettura all'uso quasi esclusivo del m. bianco, e quando, raramente, ricorre a m. colorati, mantiene una grande freddezza di policromia. Oggi il m. policromo nell'architettura è usato ad imitazione più o meno felice di modelli barocchi (v. anche le voci: altare; ciborio; rivestimento).
Mario Zocca
MARMORARI I v. cosmati.
MAROCCO. - 1. Geografia. - Il M. abbraccia l'estremità nord-occidentale del continente africano, tra il Mediterraneo, l'Atlantico ed il Sahara, ed è l'unico, tra i paesi dell'Africa minore (Magriô) che goda il beneficio di una doppia fronte marina, sebbene, mentre quella atlantica è quasi tutta controllata balla Francia, quella mediterranea sia tutta compresa entro i confini del M. spagnolo.
La parte senza confronto maggiore del M. ( 398,6 mathrm{mils} kmq. con 9 milioni di ab.) è rappresentata dal Sultanato del M., dal 1912 protettorato francese e dal 1947 compreso quale Stato associato nell'Unione francese. Capitale Fez (201.000 ab.). Oltre ad una notevole e varia produzione agricola (orzo, frumento, mais e, di recente, frutta, primizie, uva e olive), ed un ricco patrimonio zootecnico, il Sultanato allinea promettenti realizzazioni nel settore minerario (fosfati, manganesi, cobalto, piombo, zinco, antimonio, molibdeno), mentre alla deficenza di materie prime per forza motrice (carbone, petrolio) si cerca di supplire con le possibilità idroelettriche dell'Atlante.
Anche il M. spagnolo è un protettorato, sotto il controllo di un alto commissario. Il territorio s'identifica in sostanza con la regione rifena ( 22 mila kmq .), abitata da laboriose popolazioni agricole ( 1,1 milioni di anime), e notevole, dal punto di vista economico, per la presenza di ricchi giacimenti di minerali ferriferi, nonché di antimonio, piombo e zinco, tutti concentrati nel retroterra di Melilla. Accanto al capoluogo, Tetuan, che conta 73 mila ab., conservano importanza i due porti di Melilla ( 62 mila ab.) e di Ceuta ( 50 mila ab.), i quali insieme con le Isole Alhucemas, Chafarinas ed il Peñon de Velez de la Gomera sono distaccati dal protettorato vero e proprio, costituendo i cosiddetti Presidios. Per la cartina geografica v. Africa (I, coll. 707-708).
Bibl.: I. G. Sanchez. Nuestro protectorado, Madrid 1030; A. Bernard, Le Maroc, Parigi 1931; J. Celerier, Le Maroc, ivi 1931; E. Guernier, Le Maroc, ivi 1940; T. Thomasset, Le Maroc, ivi 1940; P. Ricard, Le Maroc, ivi 1948. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - L'odierno M., delimitato ad oriente dal fiume Muluya, costituiva all'età imperiale romana la provincia della Mauretania Tingitana, costituita verso il 45 d. C. dall'imperatore Claudio. Precedentemente esistevano in questo territorio vari regni berberi, di incerta ampiezza e costituzione, i quali, venuti a contatto con Roma in seguito alla distruzione di Cartagine, conservarono in genere con la Repubblica romana rapporti di buon vicinato. Con

(ha. Alinori)
Marmo - Esempio di sepolcro in m. policromi. Tombe di M. C. Vicentini (1725) - Roma, chiesa di S. Marcello.
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il riordinamento di Diocleziano, la Mau retania Tingitana passo verso il 297 alle dipendenze della Betica spagnola. L'espansione del cristianesimo fu lenta, per le difficoltà frapposte dalle popolazioni indigene e le mutevoli vicende storiche. Conquistata la Mauretania nel 429 da Genserico, re dei Vandali, costui v'introdusse l'arianesimo.
La dominazione dei Vandali durò quasi un secolo finché nel 533 Belisario non sottomise la Mauretania all'Impero bizantino. Dopo meno di cento anni l'odierno M. cambiò di nuovo padrone. I Visigoti di Spagna, approfittando delle lotte di Bisanzio con i Persiani, occuparono la Mauretania e vi rimasero fino all'invasione araba. I musulmani vi si stabilirono fermamente verso la fine del sec. viI e attraversato lo stretto di Gibilterra, mossero alla conquista della Spagna. La reconquista dei re cattolici, compiuta nel 1492 con la presa di Granata e la cacciata degli infedeli dalla penisola iberica, mirò ad assicurarsi anche degli avamposti oltre lo stretto, che garantissero la Spagna ed il Portogallo da un immediato ritorno offensivo degli Arabi. Conseguenza ne fu l'occupazione di Ceuta e Melilla, piazzeforti stabilmente mantenute contro i molteplici assedi dei musulmani. La Spagna con vari trattati, conclusi nel sec. xviri, si fece riconoscere dall'Impero sceriffano il possesso delle sue piazzeforti ed ottenne vantaggi commerciali. Nello stesso secolo particolari diritti commerciali conseguì pure la Francia, mentre l'Inghilterra, occupata Gibilterra nel 1704, considerava con attenzione particolare le vicende del M., rafforzando le relazioni commerciali con l'Impero sceriffano, e vigilando su possibili tentativi siltrui di affermare la propria sovranità su lembi del territorio marocchino. Il M. divenne cosi lentamente oggetto di particolare attenzione delle cancellerie europee, ed assunse, soprattutto dopo la conquista francese dell'Algeria, importanza internazionale. Di fronte alla Francia che voleva proseguire anche in M. l'espansione iniziata in Algeria, sussistevano gli interessi della Spagna, dell'Inghilterra, della Germania e di altre potenze. Con gli accordi bilaterali anglo-francesi e franco-spagnoli del 1904 furono delimitate le zone d'influenza di Parigi e di Madrid nel M. La Conferenza internazionale di Algesiras (1906), ferma restando la sovranità e l'indipendenza del Sultano, l'integrità dell'Impero sceriffano e la libertà economica, riconobbe a tutte

Manocco - Nuova chiesa della città di Marrakech (vicariato apostolico di Rabat) dedicata ai santi protomartiri dell'Ordine francescano, benedetta il 13 nov. 1931.
le potenze firmatarie il godimento di eguali diritti economici e commerciali in M., senza compromettere gli interessi ed i diritti dei singoli Stati, quali risultavano dai trattati ed accordi conclusi. Il 30 marzo 1912 la Francia, firmando una convenzione con il Sultano, affermò il proprio protettorato sul M. Un successivo accordo franco-spagnolo del 27 nov. dello stesso anno delimitò la zona d'influenza di Madrid. Oggi il M. trovasi suddiviso politicamente in quattro parti : I) zona di protettorato amministrata dalla Francia; 2) zona di protettorato amministrata dalla Spagna; 3) zona neutralizzata ed internazionalizzata di Tangeri; 4) diretti possedimenti spagnoli : i cosiddetti Presidi (Melilla, Isole Alhucemas, Velez de la Gomera, Ceuta, Isole Chafartnas) ed Ibn.
BibL.: Coissae de Chavrebiere, Histoire du Maroc, Parigi 1931: E. Ghersi, La questione marocchina nella politica europea (1830-1912), Firenze 1939; S. Nava, La spartizione del M. Sue vicende politico-diplomatiche, 2 voll., Firenze 1940; H. Terrasse, Histoire du Maroc des origines à l'établissement du Protestant franfais, I. Casablanca 1949 (l'opera complessiva conterrà vari volumi). Sul cristianesimo in M. cf. K. Hofmann, Marokko, in LThK. VI, coll. 965-67, e la bibl. ivi citata. Silvio Furlani
III. Evangelizzazione. - Al tempo dell'Impero romano e bizantino, in tutta l'Africa settentrionale, e così pure nel M., esistevano fiorenti cristianità con numerose sedi vescovili; gli Arabi riuscirono a distruggere completamente il cristianesimo in quelle regioni. Dal sec. Ix non si parla più di diocesi nel M. Nel 1137 si fa menzione di un vescovo Miguel, figlio di 'Abd al-'Aziz, con i cristiani mozarabi esiliati nel sec. xit da Granada e stabilitisi presso Fez e Mequinez. E da supporsi che man mano furono sterminati. Però nel 1225 un domenicano, fra' Domenico, fu consacrato vescovo di Baeza (nella Spagna ancora islamica) con destinazione per il M., e per ordine di Roma, presumibilmente nel 1226 o 1227 , un francescano Agnello fu ordinato per M. o Fez. S. Francesco d'Assisi vi mandò nel 1219 i primi missionari per predicare il Vangelo ai Saraceni. Subirono il martirio il 16 genn. 1220 a Marrakech e furono i protomartiri dell'Ordine francescano: Berardo, Pietro, Ottone, Accursio e Adiuto.
Nel 1225 il Papa mandò in M. Domenicani e Francescani e cosi s'iniziò ufficialmente la riorganizzazione della Chiesa marocchina. La loro attività si limitò ai cristiani : soldati al servizio del Sultano, com-
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mercianti, schiavi. La evangelizzazione immediata dei maomettani era impossibile; chi ebbe il coraggio di intraprenderla pago l'ardore con la vita, come i sette francescani a Ceuta nel 1227. La sede di Fez e M. fu fissata nel 1237 a Marrakech. Nei secoli seguenti Francescani e Domenicani si susseguirono come vescovi; ma spessissimo non presero residenza nel paese e rimasero in Spagna. Fino al principio del sec. xiv i Francescani esercitarono con relativa libertà il loro ministero fra i cristiani. Per l'epoca seguente mancano i documenti provanti la continuità del lavoro francescano e domenicano. E da presumere che le guerre degli Spagnoli e Portoghesi con il M: e le guerre intestine tra le varie dinastic abbiano reso impossibile l'opera dei missionari. Per i secc. xiv e xv si hanno notizie sul riscatto degli schiavi ad opera dei Trinitari e Mercedari, di cui alcuni subirono il martirio. Dopo l'espugnazione di Ceuta nel 1415 e di Tangeri nel 1471 ambedue le città furono elevate a sede episcopale; nel 1570 le due diocesi furono unite. Tutto questo però non influì sulla missione nel Regno marocchino. Sporadicamente vi si trovano missionari : Francescani, dei quali Andrea di Spoleto fu martirizzato nel 1532; Gesuiti dal 1548 al 1553 e di nuovo nel 1576 in Tetuan; Cappuccini dal 1624 al 1635 e altri sacerdoti prigionieri esercitarono il ministero tra i compagni.
Con la nomina a prefetto apostolico del francescano Juan de Prado nel 1630 , la missione francescana fu ristabilita. Sebbene egli fosse stato martirizzato nel 1631, i Francescani poterono fondare in seguito un convento permanente a Meknes e ospizi a Fez, Sale, Marrakech e Tetuan fino alla nuova espulsione nel 1790. Nella sola Tangeri alcuni missionari poterono rimanere e alla fine solo un francescano. Nel 1859 il prefetto apostolico Sabaté rinnovò la missione. E merito speciale del p. José Lerchundi, prefetto apostolico dal 1877 al 1896, l'aver organizzato la missione fondando stazioni, scuole, ospizi, chiamando suore per l'educazione della gioventù femminile. Anche in quest'epoca l'attività dei Francescani dovette restringersi ai cristiani del sultanato di M. Nel 1909 fu eretto il vicariato apostolico di M. Stabilita la zona internazionale di Tangeri e proclamati i protettorati spagnolo e francese nel 1912, i Francescani francesi assunsero la cura delle anime nel protettorato francese, il quale fu distaccato nel 1923 come vicariato apostolico di Rabat.
Bibl.: A. Lopez, El vicariato español de Marruecos, Madrid 1921; id., Obispos en el Africa Septentrional, Tangeri 1941; H. Köhler, L'Eglise chrétienne du Maroc et la Mission franciscaine 1221-1790, Parigi 1934.
Giovanni Rommerskirchen
IV. Il vicariato apostolicod del. - Le statistiche del vicariato apostolico del M. spagnolo sono le seguenti : superficie kmq. 28.573 , popolazione ca. 950.000 ab., cattolici 113.164 , protestanti 2500 , ebrei 60.000 , musulmani 700.000. Missionari 72, di cui 50 francescani, fratelli 64 , suore 221. Vicariati foranei 3, quasi parrocchie 15, stazioni primarie 6 , secondarie 35 , chiese 23 , cappelle 25 . Scuole elementari 19; medie 18; superiori 6; professionali 6. Molto fiorenti sono le associazioni di carità e di Azione Cattolica.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, Prospectus status missionis, pos. prot. n. 5056/50.
MARONE, santo: v. MABONITI.
MARONGIO-DELRIO, Diego. - Arcivescovo di Sassari, n. a Bannari il 13 sett. 1819, m. a Sassari il 5 ott. 1905. Insigne canonista e professore all'Università di Sassari, il M. esplicò altresi una notevole attività politica come consigliere comunale, presidente del consiglio provinciale e deputato al Parlamento subalpino dal dic. 1849 al 1854, quando si dimise in segno di protesta per l'approvazione delle leggi Siccardi, che egli aveva vivacemente combattuto come cversive dei diritti della Chiesa.
Gli elettori sardi conferirono vasti suffragi al suo nome anche nelle elezioni del 1857, ma il governo, per evitare il pericolo di una forte opposizione cattolica in Parlamento, fece dichiarare ineleggibili i sacerdoti aventi cura d'anime e tra essi comprese anche i canonici: poiché il M. era appunto canonico della Cattedrale sassarese, la sua elezione