volume-08

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one "O"); festa che ricorda una delle più antiche festività mariane dell'Occidente; continuata in Spagna, e da qui diffusa per molti luoghi. Dopo le soppressioni di molte feste mariane particolari in occasione della riforma di Pio X, esse sono state riprese da molte chiese e famiglie religiose. Il noto liturgista F. G. Holweck è riuscito a raccogliere in una poderosa opera : Calendarium liturgicum festorum Dei et Dei Matris Mariae (Filadelfia 1925) tutte o quasi tutte le feste mariane esistenti nel mondo cattolico con notizie storiche : sono più di 1025.

Per la storia, e ancora più per la psicologia della devozione mariana popolare, è assai interessante notare i titoli mariani che sono i più venerati con feste proprie: M. Agonizantium, Auxiliatrice, Mater boni Consilii, Consolatrice (de Consolatione): innumerevoli furono le feste, sotto varie denominazioni, del Cuore di M. (Cor purissimum, immaculatum ecc.), prima dell'estensione alla Chiesa universale; Gratiarum; Humilitas, de Aria (si tratta della celebre icone costantinopolitana della Odigitria), Maternitas, De Pace (Regina Pacis), Patrocinium, de Pietate (Mater dolorosa), de Providentia, Refugium peccatorum, Salus infirmorum, de Victoria; ma i titoli con massima diffusione sono: Dicini Pastoris Mater, Miraculorum; de Misericordia e de Succursa (de bono et perpetuo succursu). Da questi titoli si vede come la Madonna è venerata soprattutto come la grande benefattrice della cristianità, nelle difificoltà corporali e spirituali, la vera Madre degli uomini.

Bibl.: È assolutamente impossibile dare una bibliografia mariana, pur selezionata, anche solo per gli ultimi secoli. Si segnalano qui soltanto alcune fra le opere più utili o fondamentali, di carattere storico, riguardo al culto e alla venerazione a M.: F. A. Lehner, Die Marienverehrung in den ersten Jahrhunderten, Stoccarda 1886; N. Nilles, Kalendarium maunale utriusque Ecclesiae, orientalis et accidentalis, 2 voll., 2² ed., Innsbruck 1896; St. Beissel, Die Verehrung U. L. Frau in Deutschland wehhrend des Mittelalters, Friburgo in Bt. 1896; id., Die Verehrung... bis zum Ende des Mittelalters, ivi 1909; id., Die Verehrung... im 16. und 17. Jahrhundert, ivi 1910, opera di prima importanza; J. F. A. Kronenburg, Maria's Heerlijkheid in Nederland, 8 voll., Amsterdam 1909-14, Iedice 1931; A. L. Delattre, Le culte de la ste Vierge Marie en Afrique, Parigi 1907; M. Artusio, Tesoro mariano, Torino 1913 (descrizione delle pratiche pie, delle feste delle varie devozioni verso M.); K. A. H. Kellner, L'anno ecclesiastico, versione it., 2² ed., Roma 1914, pp. 201-40; B. Bartmann, M. im Licht des Glaubens und der Frömmigkeit, Paderborn 1922; F. G. Holweck, A Biographical Dictionary of the Saints, St. Louis 1924, pp. 671-76; E. Caronti, Il Mariale. Denocionaria liturgico della B. Vergine, Torino 1929; A. Salvini, Santuari mariani d'Italia, Alba 1942; id., M. e l'Italia, Roma 1943; E. Campana, M. nel culto cattolico, 2 voll., 2² ed., Torino 1944; F. Oppenheim, M. nella liturgia cattolica, Roma 1944; C. Cecchelli, Mater Christi, 2 voll., ivi 1946-48, utilissima la Rassegna bibliografica mariana, Roma, annuale (ultima ed. 1951). Giuseppe Löw
III. M. nella liturgia orientale dal sec. v in fol. - Se gli inizi della dottrina mariologica e le prime effusioni di pietà mariana sono da ricercarsi nell'Oriente cristiano, lo stesso deve dirsi del culto liturgico della Madre di Dio. La prima festa mariana è conosciuta da un lezionario armeno (cf. F. C. Comyboare e A. J. Maclean, Rituale Armenorum, and the East Syrian Epiphany rites, Oxford 1905, p. 526)

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ad uso degli Armeni stabiliti a Gerusalemme; fu scritto verso l'anno 450 e porta la notizia: « 15 ag. è il giorno di M. Theotokos. Al terzo miglio da Betlemme si recita Ps. 132, 8; Is. 7, 10-15; Gal. 3, 29-4, 7; alleluia, Ps. 110, 1; Le. 2, 1-7». Inoltre un'omelia di Crisippo, sacerdote di Gerusalemme, tenuta in un giorno di festa della Madonna ai suoi fratelli monaci di S. Eutimio, illustra le tre letture della Messa, Isaia, Paolo e Luca, che corrispondono esattamente alle pericope del lezionario armeno. Crisippo fu ordinato sacerdote verso il 455 e morì nel 479. L'omelia fu pubblicata da M. Jugie (PO 19, 356-43). Su questo problema v. B. Capelle, La fête de la Vierge à Jérusalem au Vᵉ siècle, in Le Muséon, 56 (1943), pp. I-33. E più antica forse è la « memoria della Theotokos " celebrata dopo la festa dell'Epifania o dopo quella di Natale quando questa fu introdotta in Oriente, prima in Siria poi presso gli altri Orientali, festa che, come quella di Gerusalemme, celebra la maternità divina della purissima Vergine (cf. A. Raes, Aux origines de la fête de l'Assomption en Orient, in Orient. christ. per., 12 [1946], pp. 268-74). In Oriente sorsero e si stabilirono prima le grandi feste, l'Annunciazione nel sec. vi, l'Assunzione ca. l'anno 600, la Natività, la Presentazione, la Concezione nel sec. vir. Le invocazioni e gli inni a M. vengono introdotti nella liturgia orientale; l'inno Sub tuum præesidium, ad es., è la versione di un originale greco del sec. III (cf. F. Mercenier, L'Antienne mariale grecque la plus ancienne, in Le Muséon, 52 [1939], pp. 229-33) e l'inserzione del nome di M. nel Memento dei santi alla Messa è riferita da Filosseno di Mabbüg (dopo il 522). Il grande mistero della maternità divina di M., proclamata solennemente al Concilio di Efeso (431), riempiva l'anima degli Orientali di stupore e di ammirazione: come può M. contenere in sé l'Infinito, come può nascere da essa l'Innoto, come può chiamare figlio suo il Figlio di Dio? Eguali sentimenti provocano la sua maternità verginale e la sua purezza inviolata. Onde sorge l'immensa fiducia con la quale s'invoca la sua intercessione presso Dio per tutti i bisogni degli uomini. Queste sono le tre idee che pervadono le invocazioni, preghiere ed inni delle liturgie orientali. Però non tutte hanno raggiunto lo stesso livello di pietà né lo stesso sviluppo nel culto liturgico. La liturgia caldea celebrata dai nestoriani, che negavano a M. il titolo di Madre di Dio, è la meno ricca; la liturgia armena, già assai ricca, è sorpassata dalla sira e dalla maronita, come la superano ancor più la copta e l'etiopica; la bizantina, elaborata definitivamente a Costantinopoli, vera città di M., trascende tutte le altre liturgie nel suo culto per la Madre di Dio.

Bibl.: N. Nilles, Kalendarium manuale utriusque Ecclesiae orient. et accident., 2 voll., Innabruck 1896-97; K. Kellner, L'Anno ecclesiast., Roma 1914; J. M. Hanssens, Cinque feste mariane dei riti orientali, in Incontro ai fratelli separ. in Orient. ivi 1945, pp. 369-87; H. Engberding, M. in der Prömmigkeit der östl. Liturgien, in P. Sträter, Maria in der Offenbarung. Paderborn 1947, pp. 119-36; H. du Manoir, M., I, Parigi 1949 (sarà citato ad ogni liturgia particolare).
I. Liturgia bizantina. - Le feste mariane comuni del rito sono: la Natività (8 sett.), la Presentazione (21 nov.), l'Incontro con Simeone e la Purificazione (2 febbr.), l'Annunciazione ( 25 marzo), la fondazione di Costantinopoli ( 11 maggio), la Deposizione della preziosa veste nel tempio delle Blacherne (a luglio), la Dormizione ( 15 ag.), il Trasporto della cintura nel tempio Calcopratia (31 ag.), il Sabato dell'inno acàtisto ( 3ᵃ settimana di Quaresima). Molte immagini venerate nei santuari hanno la loro festa e il loro Uffizio liturgico; da citare fra le più celebri presso i Greci la "Euangelistria" a Tinos, la
"Fonte di vita» a Costantinopoli (cf. L. Petit, Bibliographie des acolouthies grecques, Bruxelles 1926, pp. 151-79). Presso i Russi: la Iverskaja ( 13 ott.), la Kazanskaja (22 ott. e 8 luglio), la Consolazione dagli afflitti ( 24 ott.), l'Apparizione della Madre di Dio a Novgorod (27 nov.), la Vladimirskaja ( 21 maggio, 22 giugno e 26 ag.), la Tichvinskaja ( 26 giugno), la Hodigitria di Smolensk ( 28 luglio), la Donskaja ( 19 ag.); si aggiunga la grande festa della "Pokrov", non più nel calendario dei Greci, ma assai celebrata dagli Slavi. Presso i Ruteni : la Pocaevskaja (8 sett.), la Zirovitskaja ( 7 maggio). Presso gli italo-albanesi, la Hodigitria e la Madonna di Grottaferrata. Nell'Uffizio settimanale, la Madre è celebrata la domenica accanto al suo Figlio risorto; accanto al suo Figlio sofferente il mercoledì e il venerdì; ma il mercoledì è più specialmente dedicato alla Madre di Dio. Nell'Ufficiatura quotidiana non vi è Ora nella quale uno o più tropari non siano cantati in onore di M. Si manifesta così una devota esuberanza a cantare le sue lodi o a supplicarla: in ogni libertà essa è l'oggetto di una domanda, in ogni inno è celebrata nell'ultima strofa; non esiste quindi una cerimonia senza una invocazione a M.; nella S. Messa essa è commemorata già alla Presconvidia con la deposizione in suo onore di un pane sul discos accanto all'Agnello, poi nelle numerose litanie, con un theotokion dopo il piccolo Introito, con il canto dell' " A ζ ι δ v ह̀ σ τ ι " al Memento dei Santi durante l'anafora; e ad ogni incornazione dell'iconostasi si rende onore alla sua immagine. Fra gli inni mariani meritano una menzione speciale i versi "dogmatici", chiamati così perché proclamano la dottrina delle due nature in Cristo, della sua incarnazione e della maternità divina di M. Il mese di M. è quello di ag., nel quale il popolo ama cantare il piccolo uffizio chiamato "Paraclisia".

Bibl.: raccolta di inni in diverse edizioni del Theotokurion (v. L. Pet't, op. cit., pp. 139-42); vers. it. della Paraclisis, in Enchiridion, Grottaferrata 1947, pp. 223-48; vers. red. dei "canoni" mariani nell'Octoechos di Kilian Kirchhoff, Uber dich freut sich der Erdkreis. Münster 1940; id., Die Ostkirche betet, 4 voll., Lipsia 1937, dà la versione degli inni del Triodion e alla fine del IV vol. un indice : Mariologia, pp. 189-97; H. Engberding, M. in der Prömmigkeit der byzantinischen Liturgie, in Eis Leib, ein Geist. Münster 1940, pp. 38-68; S. Salaville, Marie dans la liturgie byzantine ou gréco-slave, in M. (op. cit. a cura di H. du Manoir), I, Parigi 1949, pp. 247-326.
2. Liturgia armena. - Feste fisse: Natività, Presentazione, Concezione, Purificazione, Annunciazione. Feste mobili : Assunzione (la domenica la più vicina al 15 ag.), Trasporto del vcio della Madre di Dio (sesta domenica del periodo di Pentecoste), Trasporto della cintura (terza domenica del periodo dell'Assunzione). Durante la settimana, l'Uffizio del mercoledì ricorda più particolarmente M. S.ma. Nell'ufficiatura quotidiana le menzioni di lei si trovano quasi a tutte le Ore; il Magnificat si canta all'Ora del mattino; anche nella S. Messa vi sono alcune brevi suppliche. Ma soprattutto negli inni delle sue feste i privilegi della Madre di Dio sono celebrati con parole ardenti e varietà abbondante di espressioni.

Bibl.: raccolta di inni mariani, testo armeno con versione latina, Laudes et hymni ad S.mae Mariae Virginis honorem ex Arnavorum Breviario excerpta, Venezia 1877; V. Tekryan, La Mère de Dieu dans la liturgie arménienne, in M. (op. cit.), pp. 323-61.
3. Liturgia sira e maronita. - Il periodo dell'anno liturgico, precedente il Natale si chiama Annunciazione e ricorda in un domeniche successive l'annuncio a Zaccaria, l'annuncio a Maria, la visita a Elisabetta, la natività di s. Giovanni Battista, la rivelazione a s. Giuseppe, la genealogia del Messia. Le feste annuali sono: la Natività, la Presentazione, la Concezione, le Felicitazioni (26 dic.), la Purificazione, l'Annunciazione, la Visitatezione (presso i soli maroniti, a luglio), l'Assunzione. Più particolari sono le feste mariane che cadono il 15 del mese: Nostra Signora delle semenze (genn.), delle spighe o della raccolta (maggio), delle vigne (ag.), la dedica della prima chiesa alla Madonna (giugno), la sua memoria (sett.).

Il mercoledì di ogni settimana la Madre di Dio viene specialmente celebrata nel Vespro, nell'ora di Mattino e di Terza. Nell'Ufficio divino quotidiano si trovano in suo onore un inno al Vespro, il sedrà del primo Not-

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Maria SS.ma - L'Assunta. Dipinto del Perugino (a. 1500). Firenze, Uffizi.
turno, il Magnificat con megalinari nel Mattino. In genere in molti inni le ultime strofe celebrano la Madonna, i santi e i defunti. Meritano una menzione speciale gli inni (telfobjot) attribuiti a Rabbülâ di Edessa, atrenuo difensore della maternità divina di M. Nella S. Messa la Madre di Dio è ricordata all'incensazione dopo la preparazione delle Oblate nell'Offertorio, nel tedrâ il giorno della sua festa, presso i soli maroniti nel canto dell'ingresso, poi, prima dell'epiclesi, con un solenne Memento e dopo insieme con i santi, finalmente nel ringraziamento. Anche presso i siri e i maroniti i titoli con i quali sono celebrati i privilegi di M. S.ma sono numerosissimi e manifestano la profonda venerazione verso di lei espressa nelle loro liturgie.

BinL.: J. et P. Hobeiga. Titres de la trés ste Vierge Marie d'après le Bréciaire et les Offices divins, Beyruth 1903; S. Efrem Siro, Inni alla Vergine, trad. it. di G. Ricciotti, Roma 1925; J. Rahmani, Culte de la ste Vierge Marie dans l'Eglise syrienne d'Antioche, Beyruth 1927; O. Heiming, Die 'Enjânêhirmen der Berliner Handschrift Sach. 349, in Oriens Christ., 3² serie, 2 (1930), pp 19-55; M. Doumith, Marie dans la liturgie syro-maronite, in M. (op. cit.), pp. 327-40; P. Hindo, Lieux et temps sacrés, in Fonti per la codificaz. canonica orient., 2² serie, fasc. xxviII, Roma 1943, pp. 111-26, 308-309, 421-24; W. Brooks, The Hymns of Serverus..., in PO, VI e VII, nn. 11-14, 117-22, 217, 231.
4. Liturgia caldea o malabarese. - I nestoriani dedicano le quattro domeniche prima di Natale all'Annunciazione e celebrano l'antica memoria di M. S.ma il venerdi dopo la prima domenica che segue Natale; come feste conoscono soltanto la Natività (8 sett.) l'Assunzione (15 ag.) e Nostra Signora delle Semenze ( 15 maggio). Ma i caldei cattolici hanno introdotto, dopo l'Unione, le feste della Concezione, della Purificazione, dell'Annunciazione
e della Visitazione (quest'ultima il 21 giugno). I malabaresi seguono in tutto il calendario della Chiesa romana. Presso i nestoriani serve per le diverse feste mariane un solo Uffizio divino. Nelle Ore dell'Uffizio divino sono piuttosto rare le suppliche a M. S.ma; spesso una strofa di un inno, talvolta una domanda nella hârâzâtâ, regolarmente una invocazione nelle preghiere finali. Il mercoledì si canta un inno alla Madonna nel Notturno e dove occorre cantare uno dei 71 qallé dé-'âdrâné, la penultima strofa celebra M. S.ma. Nella S. Messa si fa di essa un breve ricordo dopo la deposizione dei doni sull'altare, nel Memento dei Santi e nel büttitmâ finale per i defunti. Mai i nestoriani dànno a M. il titolo di Madre di Dio, la chiamano Madre di Cristo; ma poiché vedono in lui più che un uomo, non esitano a esaltare la sua madre con i titoli più diversi e fastosi ed a riconoscere i suoi esimi privilegi, in special modo Giorgio Wardà, poeta del sec. xili (cf. G. P. Badger, The Nestorians and their Rituals, II, Londra 1852, pp. 70-71).

BinL.: A.-M. Massonnat, Marie dans la liturgie chaldéenne, in M. (op. cit.), pp. 341-51.
5. Liturgia capta ed etiopica. - Non contenti di celebrare tutte le grandi feste mariane, Natività ecc., i copti e gli etiopi festeggiano la Madre di Dio il 21 di ogni mese e hanno un numero rilevante di feste porticolari. Anche nell'ufficiatura quotidiana non si recita una Ora o un Notturno senza cantare almeno un theotokion di composizione molto antica (cf. O. H. E. Burmester, The Canonical Hours of the Coptic Church, in Or. Christ. per., 2 [1936], pp. 78-100). Dagli etiopi le invocazioni e i seduti (toldm) sono ancora più numerosi, anche per il fatto che con grande libertà introducono nei loro Uffizi ogni sorta di poesia liturgica (almeno presso i dissidenti). Occorre tuttavia menzionare un libro contenente unicamente gli inni consacrati alla Madre di Dio e perciò chiamato Theotokia o Wêddâsê Mârjâm, diviso secondo i sette giorni della settimana; questi inni sono cantati anzitutto nel mese di Choisik (dic.; cf. A. Mallon, Les Théotohies, in Rev. de l'Orient chrét., 9 [1904], pp. 17-31, e ad imitazione di questo, un altro libro composto in ge'ez da Giorgio l'Armeno, L'Argônana Dêngêt; cf. la versione tedesca di S. Euringer, Die Marienbarfe, in Oriens Crist., 3^{text {a }} serie, 2 [1927], pp. 120-45, 338-55; 34 [1929], pp. 79-108, 248-78; 5 [1930], pp. 202-31; 6 [1931], pp. 60-89, 209-39).

Nella S. Messa, oltre un ricordo nel Memento dei santi, nell'omologia prima della Comunione e nell'ultima benedizione è notevole l'inno: "Tu sei il turibolo d'oro", che si canta durante l'inconsazione al principio delle Lezioni. Più curioso è il fatto che gli Etiopi hanno composto due delle loro anafore in onore della Madonna, una chiamata comune, l'altra di Giriaco di Behnesâ, maniera audace di associare la Madre al sacrificio eucaristico dal suo Figlio.

BinL.: A. Grohmann, Aethiopische Marienlyymen, Lipsia 1919; G. Nollet, Le culte de Marie en Ethiopie, in M., op. cit., pp. 363-413.

Alfonso Raes
V. Iconografia mariana.
I. La "Madre di Dio". - Nell'iconografia cristiana antica l'immagine di M. appare quale "Madre di Dio" nell'Epifania (v.) dipinta nell'arco della cosiddetta cappella greca, in Priscilla (J. Wilpert, Practio panis, Parigi 1896, pp. 24-25, tav. 7; Enc. Cart., V, col. 422). In questa scena, così frequente nell'arte cimiteriale sia in pittura che in scultura, M., velata, è assisa in cattedra, di profilo, mentre è di fronte in Domitilla (Wilpert, Pitture, tavv. 116, i e 141), nell'atto di presentare ai Magi il Bambino Gesù. Nello stesso cimitero di Priscilla si trovano ancora: a) l'immagine di M., velata e assisa, che sostiene il Bambino Gesù ed ha alla sua destra un profeta (Balaam o Isaia) che addita la stella (id., loc. cit., pp. 52, 175, tav. 22; per la datazione della pittura è preferibile quella di P. Styger, cioè le fine del sec. II [Die römischen Katakomben, Berlino 1933, p. 123 sgg.]); 8) l'immagine che offre il più antico esempio dell'Annunciazione (Wilpert, Pitture, p. 187 e tav. 45, 2); c) l'immagine nel cubicolo detto della velata (datata dal Wilpert alla fine del sec. III o all'inizio del Iv) che rappre-

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(per caricsia della direzione di a Proporzioni e)

# MARIA VERGINE CON IL BAMBINO 

Particolare dell'antica icone ritrovata sotto l'immagine della Madonna che si venera nella chiesa di S. Maria Nova (la datazione rimane tuttora incerta tra i secc. v-viII) - Roma.

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senta M. assisa con il bambino Gesù tra le braccia (id., loc. cit., tav. 81), che alcuni, invece, hanno ritenuto una semplice scena di maternità (O. Mitius, Ein Familienbild aus der Priscillahotinkombe, Friburgo in Br. 1895; tesi combattuta dal Wilpert in Erlebnisse und Ergebnisse im Dienste der christl. Archiad., ivi 1936, pp. 86-93).

Queste immagini cimiteriali di M. con il Bambino mostrano come l'iconografia primitiva ha sempre rappresentato M. Vergine quale "Madre di Dio", Theotokos, "MHTHP GEOT", "Sancta Dei Genetrix", come si legge in altre due rappresentazioni posteriori : a) quella di M. con il Bambino e la scritta "Sancta Dei Genetrix", rinvenuta da A. Bosio in una nicchia nel cimitero di S. Valentino sulla l'laminia (A. Bosio, Roma sotterr., Roma 1632, pp. 576 e 579) e dal Marucchi attribuita al tempo di papa Teodoro ( 642-49 ); b) quella simile, pure dentro una nicchia, con uguale scritta, e verosimilmente della stessa età, nel cimitero di Panfila sulla Salatia vetere (E. Josi, Il cimitero di Panfito, in Riv. di arch. crist., I [1924], pp. 78-79).
II. "M. Advocata". - Alla metà del sec. IV, nel Cimitero Maggiore (v.) di Via Nomentana si trova l'immagine frontale di M. orante, vestita di tunica e dalmatica, con collana di perle e pietre preziose e orecchini di perle; e con dinnanzi il Bambino in tunica purpurea, tra due monogrammi \& \& affrontati (Wilpert, Pitture, tavv. 207-209). E l'immagine di "M. advocata" come insegna a. Ireneo (Contra Hueres., 5, 19: PG 7, 1175). A quest'immagine un'altra ne va aggiunta, assai più tarda, di grandezza naturale, rinvenuta nel cimitero di Commodilla (v.), sul sepolcro della vedova Turtura: M., assisa su trono gemmato, tiene il Bambino sulle ginocchia tra i due martiri locali Felice e Adautto; quest'ultimo è in atto di presentare la defunta.
III. "M. Regina". - Nell'arte non cimiteriale, cioè nei musaici dell'arco trionfale di S. Maria Maggiore, M. appare quale "Regina", vestita come la figlia del Farzone nei musaici della navata, cioè con diadema, collana, orecchini e vesti tempestate di gemme, sia nella Annunciazione che nella Adorazione dei Magi, nella Presentazione al Tempio e dinanzi al re Afrodisio (v. 10220, Enc. Catt., V, tav. fuori testo). M. tra i martiri e quindi "Regina Martyrum" figurava nella parete interna d'ingresso della basilica di S. Maria Maggiore in Roma, come attesta il carme di Sisto III (432-40), conservato dalle Sillogi epigrafiche (G. B. De Rossi, Inscript. Christ., II, 1888, p. 71). J. Straygowski propose di riconoscere il tipo di "M. Regina" in un aureo rappresentante Flavia Massima Fausta Augusta, datato tra il 317-24 (altri invece vi vedono un'analogia con un aureo della zecca di Costantinopoli raffigurante l'imperatrice Licinia Eudossia, moglie di Valentiniano III [437-55]). Alla seconda metà del sec. vi appartiene l'affresco, purtroppo frammentario, di "M. Regina" in S. Maria Antiqua al Foro Romano, assisa in trono fra due angeli adoranti (Wilpert, S. Maria Antiqua, in L'Arte, 13 [1910], pp. 1-20; id., Mosaiken, tavv. 133-34). Ivi pure un'altra immagine di M., assisa, porta l'iscrizione verticale maria Regina (W. De Grüneisen, S.te Marie Antique, Roma 1911, p. 110, fig. 84). L'immagine di M. Regina si trova pure nella capsella argentea di Grado, del sec. vi (A. Morassi, Antica oreficeria italiana, Milano 1936, pp. 33, 67).

Il p. L. Bruzza segnalò che, secondo un documento del 587 , nella basilica di S. Maria in Trastevere era un sacello dedicato alla B. Vergine (Regesta della chiesa di Tivoli, in Studi e Documenti di Storia e Diritto, I [1880], p. 130). Più tardi, nell'itinerario De locis sanctis martyrum, si attesta che nella metà del sec. vir si venerava in detta basilica una "imago sanctae Mariae, quae per se facta est" (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, Roma 1942, p. 122); evidentemente si tratta della stessa del documento precedente. L'attuale immagine, detta di S. Maria della Clemenza, esistente nella Cappella Altemps, rappresenta M. Regina assisa in trono tra due angeli; ai piedi della Vergine è prostrato un papa, forse Giovanni VII. L'immagine è attribuita al sec. viII con rifacimenti posteriori dei secc. xir e xv (Wilpert, Mosaiken, tav. 274). Un'immagine della Ma-
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(da Christliche Kunstblatter, 23 [1927], Pg. 27) Maria SS.ma - Madonna con Bambino. Basserilievo di M. Sin. Collezione privata.
donna "quae Antiqua dicitur" è ricordata anche presso la Basilica Vaticana in una descrizione della seconda metà del sec. viII (R. Valentini e G. Zucchetti, op. cit., p. 98). G. B. De Rossi ritiene si trovasse nel portico centrale della basilica (Inscript. Christ., II, Roma 1888, p. 228, nn. 21-23). M. Regina è dipinta nella cappella dei SS. Quirico e Giulitta in S. Maria Antiqua non posteriore all'anno 741 (Wilpert, Mosaiken, tav. 179). Si ritrova poi anche in una nicchia nella chiesa sotterranea di S. Clemente; l'affresco è datato al tempo di Leone IV (847-55; id., loc. cit., tav. 213, 3); in un oratorio, eretto nella parte superiore della basilica di S. Ermete in Bassilla, dove la Vergine è tra i due arcangeli Gabriele e Raffaele e i ss. Giovanni Ev., Ermete e Benedetto (E. Josi, Scoperta d'un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. di Arch. crist., 17 [1940], figg. 3 e 6). Al tempo dell'abate Epifanio viene assegnata l'immagine di M. Regina dipinta nella cappella di S. Lorenzo al Velturno. Immagine in piedi, orante, di M. Regina tra due arcangeli, è quella del nartece di S. Angelo "in Formis", attribuita dal Wilpert ca. al 1065 (Mosaihen, fig. 97); della stessa epoca l'affresco di M. Regina, orante, nella cripta di Ausonia. Della fine del sec. x ca. è la M. Regina, orante fra angeli e santi, nell'abside di S. Maria in Pallara (Wilpert, Mosaiken, tav. 22). Al pontificato di Callisto II (1119-24) viene attribuito l'affresco di M. Regina nel portico di S. Maria in Cosmedin e la M. Regina, orante tra gli angeli, dipinta nell'abside della cappella di S. Nicola al Laterano. Al sec. xiri si devono ascrivere le immagini di M. Regina come quella di S. Maria del Sorbo in Campagnano dipinta su tavola (Wilpert, Mosaiken, tav. 263). M. Regina è pure nell'abside di S. Maria Nuova al Foro Romano (Wilpert, Mosaiken, tavv. 232-33), della metà del sec. xiri. Assai ricca è la serie delle immagini di M. senza la corona sul capo, ma velata; non più su cattedra viminea o lignea, ma assisa in trono come nel vaso frammentario del Museo delle Terme con l'adorazione dei Magi (R. Garrucci, Storia dell'arte crist., VI, Prato 1881, p. 33, tav. 427, 5-6) e nella lastra marmorea di Cartagine con l'adorazione dei pastori (Wil-

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pert, Sarcofagi, III, pp. 52-54). Sulle ampolle di Monza si hanno esempi di M. in trono, sostenente il Bambino tra i Magi e i pastori (R. Garrucci, op. cit., tavv. 433, nn. 7, 9; 434, 1). Il soggetto sarebbe stato tolto, secondo Ch. Diehl, dalla rappresentazione esistente sulla facciata della basilica di Bethleem (Manuel d'art Byzantin, I, 2ᵃ ed., Parigi 1926, pp. 311-12). Tipica è la rappresentazione nei musaici di S. Martino «in caelo auror», poi S. Apollinare nuovo, in Ravenna (496-523) dove la Vergine è assisa in trono con il Bambino sulle ginocchia tra quattro angeli. A questo tipo si ricollegano: l'avorio di Berlino (Venturi, I, pp. 506-508, fig. 584); il musaico absidale del duomo di Parenzo (535-43); il musaico absidale di S. Maria in Dornnica, a Roma, dove M. è in trono, tra due sori di Angeli e ai piedi il papa riedificatore, Pasquale I (817-24; G. B. De Rossi, Musaici cristiani, Roma 1872-93, tav. 23); il musaico contemporaneo della cappella di S. Zenone in S. Prassede, dove M. è in trono tra gli Apostoli Pietro e Paolo (Wilpert, Mosaiken, tav. 115); la Vergine in trono con il Bambino, a Costantinopoli, a cui Costantino offre il modello della città e Giustiniano quello di S. Sofia (A. M. Schneider, Die Hagia Sophia zu Konstatinopel, Berlino 1938, figg. 59-60); la Vergine, tra gli angeli Michele e Gabriele (sec. XI), a Dabsi. Nella vòlta del preabiterio di Notre-Dame-la-Grande, a Poitiers, dalla parte orientale, sta M., in trono, con il Bambino sulle ginocchia, dentro una riquadratura ovale contenente un'iscrizione, di cui rimane solo la parola Matri, da integrare forse con «in gremio Matris residet sapientia Patris»; come a Notre-Dame-desPommiers, a Beaucate nel Gard, dove in alto volano due angeli e in basso stanno tre santi per ogni lato; l'affresco è del sec. xir (P. Deschamps, Les peintures du choeur de Notre-Dame-La-Grande de Poitiers, in Comptes Rendus de l'Acad. des Inscr. et Belles Lett., 1949, pp. 28892). M. in trono è pure a S. Demetrio di Salonicco (Ch. Diehl, op. cit., p. 102, fig. 91); e nell'abside di S. Sofia a Costantinopoli (id., loc. cit., p. 473, fig. 230). Così M. tra due angeli adoranti si ritrova nella pala d'argento di Cividale, donata dal patriarca Pellegrino II (1195-1204); nel trittico di bronzo dorato del Victoria and Albert Museum, con la scritta overline{mathrm{MP}} GÝ (sec. xir); nella pittura, del tempo di Onorio III (1216-27), sulla parete d'ingresso alla cosiddetta Platonia «in Catacumbas» (Wilpert, Mosaiken, tav. 262, 3). M. in trono, con il Bambino coronato (Cristo Re) sulle ginocchia, tra due angeli, si trova a Modena in una miniatura del sec. xili della Biblioteca Estense (cod. lat. 461). La stessa immagine anche in sigilli, come quelli del card. Ranieri (m. nel 1252) e dell'Università dei carcerati pisani a Genova (1284-1300). Una statua M. Regina è quella della cattedrale di Solsona (A. Kingsley Porter, Spain or Toulouse? and other questions, in Art Bulletin, 7 [1924-25], pp. 3-25) e quella lignea del duomo di Alatri (P. Toesca, Storia dell'arte italiana, II, Torino 1927, fig. 556).

Il tipo di M. Regina tra angeli adoranti si ritrova pure in una delle piacchette eburnee del paliotto del duomo di Salerno della prima metà del sec. xili. Costantinopoli ca. il 520 ebbe tre centri di venerazione della B. Vergine : alle Blacherne, a Calchopratia e agli Hodeghi (Teodoro Lettore, Hist.: PG 86, 165-68); nelle prime due si veneravano il nastro o la cintura della B. Vergine; agli Hodeghi l'immagine di M. con il Bambino in braccio, che Eudossia avrebbe inviato da Gerusalemme all'imperatrice Pulcheria; è l'immagine detta Hodigitria ( 6865 dot{η} γ dot{ε} σ hat{σ} α mathrm{I} ), conduttrice, attribuita in seguito a s. Luca (Teofane Kerameus, Onotia 20: PG 132, 410; Niceta Acominato: PG 139, 744). Cl. Henze infirmando l'interpretazione corrente del passo del De Trinitate di s. Agostino (8, 5, 76 : PL 42, 932) ha ritentato attribuire a s. Luca la prima immagine dell'Hodigitria (Lucas der Muttergottesmaler, Ein Beitrag zur Kenntnis des christlichen Orients, Lovanio 1948). Recentemente sotto un'immagine su tavola di M. con il Bambino in braccio, attribuita al sec. xili e conservata in S. Maria Nova, sono stati distaccati frammenti di tela che hanno restituito una rappresentazione di M. con il Bambino da alcuni attribuita al sec. v; ma tale datazione
è ancora discussa (P. Cellini, Una Madonna molto antica, in Proporzioni, I [1950], pp. 1-6.).

A questo tipo appartiene la tavola in S. Maria Maggiore (sec. xil-xili), oggi nella cappella di Paolo V. Essa ebbe una grandissima venerazione nel medioevo, quale "Salus populi Romani». L'icone partecipava alla processione di quella del S.mo Salvatore, detta acheropita, nella notte del 15 ag . Nel 1264 fu eretta la Inúgnis Societies Decommodatorum B. M. Virginis (Arciconfraternita del Gonfalone) incaricata della custodia dell'immagine. Si comprende perciò come tale icone venne copiata per i centri minori del Lazio, come la Madonna della Carbonara, in Viterbo, della prima metà del sec. xili, e sia stata diffusa specialmente da s. Francesco Borgia, quando, ca. il 1566, ottenne dal papa s. Pio V di farne eseguire copie in pittura e in rame inviate poi in Portogallo, in India, in Cina, in Brasile, in Etiopia, dove costituì l'archetipo della Madonna abissina dall'inizio del sec. xili (F. Suau, Hist. de st François Borgia, Parigi 1910, p. 414; P. M. D'Elia, Le origini dell'arte crist. cinese, Roma 1939, p. 49, n. 2; U. Momneret de Villard, La Madonna di S. Maria Maggiore e l'illustraz. dei miracoli di M. in Abissinia, in Ann. Lateranensi, 11 [1947], pp. 9-90). Allo stesso gruppo appartengono le tavole della Madonna del Popolo (Wilpert, Mosaiken, tav. 299, 2); di Tivoli (id., loc. cit., tav. 298), l'affresco in SS. Cosma e Damiano (tav. 299, 1); della Madonna con il Bambino ritto, nel Museo civico di Padova, ecc. Si ritrova anche su smalto, come l'immagine di S. Maria in Campitelli, e su ricamo, come quello donato da Bonifacio VIII ad Anagni, o l'altro di S. Maria, a Zera (sec. xili). Dall'Odigirria bizantina poi si formò il tipo di M. Eleousa, cioè M. che attiraccia o accarezza il Bambino che porta sulle braccia. Anche bizantino è il tipo di M. "Galaktotrophousa» o "Virgo lactans", che allatta il Bambino, tipo sviluppatosi poi anche nella Rinascenza e che alcuni invece ritengono di origine egizia, tipologicamente derivato dalle rappresentazioni della "dea nutrix» pagana.
M. orante tra gli apostoli Pietro e Paolo si trova in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina (C. Cecchelli, Note iconograf. su alcune ampolle bobbiesi, in Riv. di arch. crist., 4 [1927], p. 134, fig. 11); e ricorre pure in alcuni vetri dorati. Così pure M. orante appare nella scena dell'Ascensione dell'Evangeliario di Rabbūlā (a. 586); in quelle d'un frammento di ampolla di Bobbio (G. Celi, Cineli Bobbiesi, in Cte. Catt., 1923, III, pp. 37-39); nel musaico absidale dell'oratorio di S. Venanzio al Laterano del tempo di Giovanni IV (640-42); nella scena dell'Ascensione in S. Clemente del tempo di Leone IV (847-55; Wilpert, Mosaiken, tav. 210); a Ravenna nel musaico del 1112, già nella Cattedrale, dove M. è distinta con la scritta sca Maria (G. Gerola, Il mosaico absidale della Ursiana, in Felle Ravenna, I [1912], pp. 185190); M. orante è pure nell'avorio di S. Gallo del sec. x attribuito al monaco Tutilo con l'Ascensio sanctae Mariae (J. Schlosser, Quellenbuch zur Kunstgeschichte des abendländischen Mittelalters, Vienna 1896, p. 151 sgg.); a Murano nell'abside di S. Donato e a Torcello, dove l'immagine orante è accompagnata dall'iscrizione overline{mathrm{MP}} GÝ (sec. 20 ).
IV. M. Cacchopratia. - Il tipo della Vergine Calchopratia è quello stesso che si è ricordato delle catacombe di Albano (v.); esso ricorre nelle scene della Crocifissione, come nella Madonna ai piedi della Croce dell'Evangeliario di Rabbūlā ( 586 ); nell'affresco scoperto da A. Bosio in S. Valentino sulla Via Flaminia, attribuito da O. Marucchi al tempo di papa Teodoro ( 642-49 ), e nel noto affresco in S. Maria Antiqua al Foro romano; nella chiesa inferiore in S. Clemente al tempo di Leone IV (Wilpert, Mosaiken, tav. 209, 2), nella Crocifissione del trittico eburneo di Costantino Porfirogenito, ora nel Museo di Palazzo Venezia; nella Crocifissione del ciclo di S. Angelo «in Formis»; nella croce, già di Maastricht, ora nel tesoro della Basilica Vaticana; nella croce reliquario in oro e smalti della cattedrale di Cosenza (sec. xit). La tavola di Tivoli del sec. xili ha la leggenda: «Ave gratia plena, Dominus tecum» (Wilpert, Mosaiken, tav. 273). La stessa

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immagine ricorre in alcune scene del Giudizio universale (p. es., Torcello). In tutte queste rappresentazioni la Madonna è rappresentata "stantem non fientem", secondo l'espressione di s. Ambrogio.
V. M. Blachebniotissa. - Un altro tipo costantinopolitano è quello della Blachemioitissa: la b. Vergine in piedi sostiene con le due mani il Bambino e lo tiene sul suo petto come nell'immagine delle tre ss. Madri nella nicchia di S. Maria Antiqua, dove sono rappresentate s. Anna con M. bambina, la b. Vergine con il Bambino e s. Elisabetta con il precursore e in quella, all'esterno della cappella di S. Zenone, in S. Prassede, del tempo di Pasquale I (817 824), circondata da dieci medaglioni (due santi e otto sante) e ancora il tipo della Vergine eretta con il Bambino, come nel portale nord di Notre-Dame a Parigi (1257).

Quanto ai fatti e avvenimenti della vita di M., rappresentati nell'iconografia non cimiteriale, si hanno: la natività di M. Vergine (v.), M. in braccio a s. Anna; M. al servizio del tempio di Gerusalemme, l'Annunciazione (v.), lo Sposalizio, la prova delle acque amare; l'andata a Bethlehem, la nascita del Salvatore (v. nativitá di Cristo), l'adorazione dei pastori, quella dei Magi (v. EVtravia), la fuga in Egitto (v.), il ritrovamento di Gesù nel tempio tra i dottori, le nozze di Cana (v.), la Crocifissione del Signore, le deposizioni dalla Croce (v.) e nel sepolcro, l'Ascensione (v.), la Pentecoste (v.) le morte o dormitio della b. Vergine (v. volmesis), la sua Assunzione al cielo, la sua Incoronazione (v.); M. figura ancora nel Giudizio universale o nell'albero di Jesse (v.).

Bibl.: G. B. De Rossi, Immagini scelte dalla b. V. M., tratte dalle catac. romane, Roma 1863; G. Rebauls de Floury, La salute Vierge. Etudes archéologiques et iconographiques, Parigi 1878; H. F. J. Livil, Darstellungen der allerseligsten Jungfrau und Gattege-bärerin M. auf den Knastidmbudlren der Katahamben, Friburgo in Br. 1887; J. Wilpert, Madonncubilder aus den Katabamben, in Röm. Quart., 3 (1889), pp. 290-98; A. Venturi, La Madonna, Milano 1900; A. B. Joncson, Legends of the Madonna as represented in the fine arts, Londra 1903; A. Muñoz, Iconografia dalla Madonna, Firenze 1905. Per l'iconografia di M. Regina nelle cattedrali di Francia, v. E. Mâle, L'art religinca du XIIIe siècle en France, Parigi 1913, p. 388 sgg.; M. Lawrence, M. Regina, in Art Bulletin, 7 (1924-25), pp. 159-61. Cf. inoltre: Rr. Mistev, Sur l'iconographie de la Vierge "Eteausa", in Bulletin de l'Institut archéol. Bulgare, 3 (1925), pp. 190-93; M. Vinharg, La Vierge notre médiatrice, Grenoble 1938; V. Lasareff, Studies in the iconography of the Virgin in Art Bulletin, 20 (1938), pp. 26 sgg.; L. Mirnovich, Die nähernde Gottesmutter (Galakostrophusa), in Atti 7° Congr. intern. studi bizantini, 2 (1940), pp. 297-304; J. Arangua Claveras, Iconografia e santuarios de la Virgen en Navarra, Madrid 1942; J. Dube, La visage de Maria à travers les siècles de l'art chrétien, in Nouvelle Revue théologique, 68 (1946), pp. 282-304. Enrico Josi
VI. Iconografia. - L'evoluzione del tipo iconografico della Vergine era avvenuto nei primi tempi del cristianesimo e quindi durante l'alto medioevo con relativa lentezza. Ma quando si giunge al 'zoo tale evoluzione assume un ritmo molto più veloce, mentre accanto agli antichi temi altri se ne definiscono che, in parte almeno, vanno intesi quali una loro derivazione o diramazione. Ciò, naturalmente, è anche in rapporto con il nuovo senso della vita affermatosi in quella età, allora che profondi rivolgimenti spirituali e vaste riforme nel campo del viver civile segnano l'inizio di una epoca nuova. Ed è lo stesso senso individualistico, preminente ormai nelle coscienze, quello che tende a differenziare le sacre figurazioni, aiutato in questo anche da quella "santificazione di tutti gli aspetti della vita" che poi nel sec. xv avrà la sua massima estrinsecazione. D'altro canto contribuisce o esorta al rinnovamento degli antichi schemi il gusto diffusissimo per le cose inusitate o nuove, ed il grande valore che s'attribuisce all'originalità della espressione. E così che gli antichi temi della Madonna orante, della Madonna in gloria, della Madonna interceditrice o presentatrice, della Madonna col Bambino in braccio, eretta o seduta, e quindi della Madonna nei vari momenti della sua vita terrena e della sua gloria celeste, vengono gradualmente evolvendosi. E mentre la sua figura assume per la stessa virtù dell'arte - che procede decisamente verso l'espressione naturalistica - aspetti sempre più reali e vivi, da
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(per cortesis di mens, A. P. Fratz)
Maria SS.ma - Processione di N. Signora del Rosario a Mon-
tesion (Spagna).
renderla quasi familiare ai fedeli, agli occhi di costoro essa presto apparirà quale l'essere sublime che insieme ai più eletti moti dello spirito assomma le più nobili idee e i più dolci sentimenti umani.

Nella Madre di Gesù, nella Regina del Cielo, gli uomini riconosceranno, riflessa nello specchio dell'arte, anche e soprattutto la Madre comune.

In tale senso lo sviluppo iconografico dei temi diversi propri dell'antichità può essere sintetizzato più che in un continuo superamento dei precedenti schemi figurativi nel loro perfezionarsi. Cosicché la figura eretta isolata di M. Vergine divenne presto la imponente architettonica "Madonna della Misericordia" che sotto le ampie ali del suo manto accoglie e protegge i fedeli inginocchiati e città intiere. Esempi bellissimi di un tale tipo si hanno, oltre che nella tavola di Lippo Memmi che è nella cappella del Corporale nel duomo di Orvieto, nella decorazione dei Gonfaloni (v.) delle Confraternite umbre del sec. xv e nella tavola di Piero della Francesca che è nel Museo di Borgo S. Sepolcro.

Sempre meno frequente il tipo della Vergine nell'atto di indicare o intercedere. In tale atteggiarsi si ritroverà invece sempre più spesso a figura intiera nelle scene della Crocifissione (v.) e in quelle della Pietà (v.) come nelle altre ove è lei medesima, nella gloria del Cielo, a presentare o raccomandare con pietoso gesto materno al Redentore, santi o fedeli.

Più aderente ai consueti schemi antichi la scena dell'Assunzione. In essa durante il Duscento, il Trecento ed anche il Quattrocento l'immagine della Vergine è raffigurata in piedi o seduta entro una mandorla raggiata circondata da angeli in volo mentre sale verso l'empireo.

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In tale aspetto si incontra spesso nella scultura romanica e gotica anche d'oltralpe (Parigi, Notre-Dame) ma è frequentissima anche in Italia ove può valere l'esempio del rilievo di Andrea Oreagna nel ciborio d'Orsammichele a Firenze, e nella pittura, come nella tavola del Perugino che è ugualmente a Firenze nella Galleria degli Uffizi. Poi quella immagine si libera della schematicia mandorla raggista, residuo di consuetudini medievali, per campeggiare splendente nel cielo (Tiziano, Venezia, S. Maria dei Frari). Da collegarsi iconograficamente all'Assunzione è anche la rappresentazione della Madonna del Sacro Cingolo, di cui sono belli esempi in una serie di predelle trecentesche e in una tavola assegnata a Filippo Lippi conservate nella Pinacoteca di Prato.

Tuttavia il tema più intensamente e poeticamente svolto da tutta l'arte cristiana è senza dubbio quello della Vergine col Bambino. Sia essa raffigurata in piedi o seduta o inginocchiata nell'atto di adorarlo. La scultura dell'età romanica e gotica ne ha lasciato in ogni regione esempi mirabili e qui basti ricordare accanto alle sculture ed agli avori francesi e tedeschi di quella età (Notre-Dame e Museo del Louvre a Parigi) i capolavori di Nicola da Puglia, di Arnolfo di Cambio, di Giovanni Pisano rispettivamente a Pisa, Orvieto, a Siena e a Padova, raffiguranti appunto la Vergine che tiene il Bambino affattuosamente tra le braccia. Si è negli anni in cui Giotto affermava i suoi nuovi ideali di bellezza e maestà nella grande tavola degli Uffizi, ove la Madonna, che ha sulle ginocchia il Bambino benedicente, è l'immagine soprattutto della Madre; di una umanissima donna ad ogni altra superiore per grandezza morale. Allora i maestri senesi, da Duccio a Simone Martini ai Lorenzetti, davano del tema una interpretazione nella quale di volta in volta, a seconda che l'immagine era raffigurata tra i cori angelici e nello splendore della maestà celeste o nel tenero atteggiamento umano, l'arricchirono degli splendori sognati nella loro fervida fantasia o dei tesori della loro affettuosa sentimentalità terrena.

Già nell'arte orientale il tipo della Madonna che accosta il capo a quello del piccolo Gesù era stato trattato come era stato trattato l'altro in cui si vede il piccolo Gesù accarezzare il volto della Madre; ma ora quei temi vengono ripresi e trattati con la maggiore libertà che le conquiste dell'arte consentono (Ignoto senese, Torino Museo civico; Simone Martini, Roma, Palazzo Venezia; Pietro Lorenzetti, Firenze, Uffizi) mentre nello stesso senso si procede definendo la rappresentazione di un vero e proprio colloquio tra Madre e Figlio. Esempio mirabile l'affresco che è nella chiesa inferiore di Assisi, opera di Pietro Lorenzetti, ove la Madonna, che ha il Bambino tra le braccia, gli indica s. Francesco, mentre s. Giovanni assiste alla scena. Sarà questo tipo di composizione in spunto a quelle S. Conversazioni frequentissime nell'arte non solo italiana sul finire del Quattrocento e nei primi anni del Cinquecento, nelle quali santi e fedeli circondano la Vergine in atto di intrattenersi con lei quasi sempre sullo sfondo di spendidi paesaggi.

Così pure l'arte orientale aveva accennato tra le effusioni di tenerezza del piccolo Gesù verso la Madre ad un vero abbraccio che ora nel Trecento viene sempre più naturalisticamente espresso (Maestro riminese del 'yoo, Monaco di Baviera, Pinacoteca; Ugolino Lorenzetti, Lucca, Pinacoteca). Come anche nel ' 200 assume diffusione larghissima il tema della Madonna del Latte di cui si ha un esempio veramente mirabile nella tavola di Ambrogio Lorenzetti che è a Siena nella cappella del Seminario presso S. Francesco, tema che attraverso infinite variazioni (Francescuccio Ghissi) giungerà fino alla bellissima Madonna del Cuscino di Andrea Solario che è al Louvre a Parigi.

D'altro canto il Bambino talvolta non più stretto tra le braccia della Madre, ma in piedi sulle ginocchia di lei, dà sempre maggiore scioltezza e vivacità alla composizione cui intervengono altri personaggi quali s. Anna e s. Giovanni Battista che con il piccolo Gesù si intrattiene anche in giuochi infanali (Raffaello, Madonna del Cardellino, Firenze, Pitti; Leonardo, Vergine delle Rocce, Parigi, Louvre). Ma ormai con la seconda
metà del Quattrocento e più con il Cinquecento l'immagine della Vergine quale appare nella narrazione svolta con accenti sempre più naturalistici dei vari episodi della sua vita (v. ANNONCIAZIONE; ASSUMZIONE; FOGA IN EGIETO; IMMACOLATA CONCEZIONE; INCOORDAZIONE; PRESENTAZIONE; PIESEPIO), sembra veramente svincolarsi da ogni preconcetto schema per essere affidata essenzialmente alla devota interpretazione dei committenti e degli artisti. Elencare le innumerevoli sculture e pitture di quelle età e anche delle epoche successive ove la rappresentazione della Vergine assume particolare interpretazione del tema antico e quasi impossibile, ma non si può non rammentare quale sublime grandezza morale sia riflessa nelle immagini della Vergine che Michelangelo ha tante volte interpretato nelle opere sue, quale bellezza ideale sia riflessa in quelle di Raffaello, quale umanissima dolcezza in quelle del Correggio. Allora si va sempre meglio determinando un tema particolare, quello della Madonna del Rosario che, forse, in parte, va iconograficamente collegato a quello della Madonna del S. Cingolo, e che viene chiaramente definito in quello che sarà il suo aspetto più diffuso durante il Seicento e il Settecento ad opera di Michelangelo da Caravaggio (Vienna, Museo) e del Sassoferrato (Roma, S. Sobina). Ma fu appunto durante l'età barocca, quando la libertà della fantasia degli artisti, orientata verso la rappresentazione realistica, tanto spesso sfocia anche nell'enfasi e nella retorica, che le sacre immagini della Vergine s'allontanano sempre più dai motivi tradizionali.

Anche il tema dell'Immacolata (v.), il cui dogma fu proclamato nel 1854 , ha trovato nelle opere degli artisti fin dal ' 300 spunti interessantissimi alla sua rappresentazione.

Durante l' '800 dopo un ritorno a schemi figurativi antichi (v. moderna arte sacra; mazareni; purismo) la tendenza naturalistica delle espressioni ha proseguito nel suo cammino. Ma in epoca molto recente specie negli ultimi trent'anni è possibile riscontrare nelle sacre immagini della Vergine dipinte o scolpite dagli artisti migliori, specie in Francia, una evidente aspirazione a ridare alla sua figura la spiritualità che seppe infonderle l'arte medievale e primitiva, anche se ora espressa nelle forme che sono proprie del più drammatico linguaggio artistico moderno (H. Matisse, G. Rousult). - V. di tavv. VI-XI.

Bib.: X. Künstle, Ihmographie der christlichen Kunst. I. Friburgo in Br. 1928, p. 618 sgg.; K. Heigelt, Uber die wütterliche Madonna in der italienischen Malerei des 13. Jahrhunderts, in Art Studies, VI. Cambridge 1928; E. Sandberg Vavala, L'iconografia della Madonna col Bambino nella pittura italiana del 200, Siena 1934; C. Cecchelli, Mater Christi, I. Roma 1944; II, ivi 1948 .

Emilio Lavagnino

## VI. Folklore mariano.

Il culto popolare si manifesta attraverso infinite forme di devozione ispirate a un acceso sentimento di assoluta fiducia nella misericordia e nel potere miracoloso della Madre di Dio. Essa è venerata dal popolo sia nei suoi principali attributi (Madonna Addolorata, Annunziata, Assunta, Ausiliatrice, Immacolata, ecc. o anche Madonna del Buon Consiglio, del Carmina, del Divino Amore, delle Grazie, della Misericordia, della Pace, della Pietà, del Soccorso, del Suffragio, ecc.), sia nei particolari aspetti con cui è fatta oggetto di culto per le sue immagini miracolose e per i santuari o le località ove queste si trovano, o per altre cause. Onde le denominazioni di Madonna di Aspromonte, di Caravaggio, di Loreto, di Monte Nero, di Oropa, di Piedigrotta, di Pompei, della Schiavonia, di Trapani, di Valverde, ecc., in Italia; di Lourdes, di Montserrat ecc. all'estero; o anche di Madonna della Catena, della Cintola, della Corona, della Croce, della Febbre, delle Lagrime, della Luce, delle Milizia, dei Miracoli, del Parto, della Preghiera, del Popolo, del Rosario, della Soledad, ecc. A ciascuna di queste denominazioni corrispondono particolari aspetti del culto popolare e delle relative credenze e manifestazioni.

La dedicazione di chiese a S. Maria ad nives risale al medioevo ed è largamente diffusa in Francia e in Germania come in Italia. Più recente la tradizione delle chiese e cappelle erette in luoghi che sarebbero stati indicati dalla Madonna stessa. I temi e i motivi di tale

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![img-25.jpeg](img-25.jpeg)

Maria - Le Pie Donne al sepolcro. Particolare della zona superiore della parete destra di S. Apollinare Nuovo. Musolco del primo quarto del sec. vi.
indicazione sono più o meno simili, e applicati indifferentemente ai diversi luoghi di culto della Madonna. P. es. : l'apparizione a un pastorello, della Madonna che gli addita il luogo preciso ove dovrà sorgere una chiesa a lei dedicata; voci angeliche rivelanti ove si trovano nascoste immagini della Madonna: episodio dei buoi che si rifiutano di procedere finché non venga tratta alla luce l'immagine della Madonna e si dedichi ad essa una cappella ecc. Di particolare interesse le leggende relative a immagini trovate presso le querce, le grotte e le fonti, perché possono essere indici del sovrapporsi, in certi luoghi, del culto cristiano ad antecedenti culti di divinità femminili pagane.

Numerose anche le leggende fiorite intorno alle immagini della Madonna che si muovono, parlano, piangono, minacciano. Un intero leggendario dei miracoli della Madonna si venne formando durante il medioevo e dette lungo a una