one di Pio IX nel 1854. Fu quella, dopo la definizione elesina della divina Maternità di M., la seconda pietra miliare della mariologia, un punto di partenza e, più ancora, un punto di arrivo. Nel nuovo periodo ha inizio il progresso rigorosamente scientifico della mariologia, alimentato prima di tutto e in maniera ricchissima dal Magistero ecclesiastico con le sue encicliche e gli altri documenti. Si possono citare di Leone XIII le encicll. Magnoe Dei Matris (8 sett. 1892), Jacondo semper (8 sett. 1894), Adiutricam populi ( 5 sett. 1895), Augustissimae Virginis ( 12 sett. 1897), dove la dottrina mariana viene riassunta sotto gli aspetti principali di Madre di Dio, Madre nostra, Mediatrice (cf. J. Bittremieux, Doctrina mariana Leonis XIII, in Eph. theol. Lovanienses, 4 [1927], p. 359 sgg.); di Pio X l'encicl. Ad diem illum luctissimum (2 febbr. 1904) dove, in occasione del 50° anniversario della definizione dell'Immacolata Concezione, esponc i frutti e i doveri che ne derivano; di Benedetto XV le lettere apostoliche: Inter sodalicia (22 marzo 1918) e Locarni intra fines (3 genn. 1919), che s'indugiano sugli argomenti della mediazione, di M., della maternità spirituale, della dispensazione delle grazie; di Pio XI le encicll. Lux veritatis (25 die. 1931) e Ingravescentibus multis (29 sett. 1937) sulla maternità divina di M. e sul Rosario(cf. G. M. Roschini, La Madonna nel pensiero e negli' insegnamenti di Pio XI, in Mariamum, 1 [1939], pp. 121-72); di Pio XII, le encicll. Mystici Corporis (29 giugno 1943), Auspicia quaedam ( 1° maggio 1948), la cost. apost. Muni-. ficentissimus Deus ( 1° nov. 1950 per la definizione della Assunzione di M.) e i molteplici discorsi e radiomessaggi, con cui svolge, in meravigliosa sintesi dottrinale, gli argomenti della maternità divina, santità, mediazione, assunzione, regalità, culto di M. (cf. Le encicliche mariane, a cura di A. Tondini, Roma 1950, con completo elenco dei documenti mariani dal 1849 al 1950 a pp. 579626). Si aggiungano le pubblicazioni di documenti patristici e liturgici, i congressi mariani di studio, le varie riviste teologiche.
III. Lo stato attuale. - La mariologia attualmente è in pieno sviluppo. In vari istituti universitari e facoltà teologiche sono state erette cattedre speciali, ove il Tractatus de B. Maria Virgine, separato dal trattato De Verbo incarnato, è diventato organico e a sé stante. Sono nati cosi vari trattati sulla Madonna, tra i quali si devono ricordare quelli di Scheeben, Jamar, Van Combrugghe, Lépicier, Campana, Müller, Alastruey, Merkelbach, Neubert, Lernerez, Ceuppens, Roschini, Boyer, Bertetto. Varie monografie su diverse questioni mariologiche sono. state pubblicate da J. Bittremieux, Godts, M. Jugie, Lebon, J. M. Bover, C. Balić, G. Philips, A. Luis. Nell'intento di promuovere sempre più lo sviluppo scientifico della mariologia, sono sorte società mariologiche in varie nazioni, in Francia, nella Spagna, nel Portogallo, nel Canadà e negli Stati Uniti dell'America del nord.
Gli studi di queste varie società vengono pubblicati: nei loro relativi bollettini, che costituiscono una veraminiera per la scienza mariana. A questi si aggiunge la rivista Marianum (Ephemerides mariologiae), pubblicata dal 1939 dai pp. Servi di Maria del Collegio internazionaleS. Alessio Falconieri di Roma, ove è stato stabilito, dal 1940, un Centro mariano internazionale con varieiniziative. Altro centro mariologico è la Commissione-
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mariana francescana, istituita nel 1946 e che ha già organizzato vari congressi mariologici assunzionistici.
IV. Le questioni mariologiche nella teologia. Le questioni mariologiche, trattate in teologia, possono dividersi in due serie: questioni di indole generale e questioni di indole particolare. Tra le questioni di indole generale dominano quelle sul modo di organizzare un trattato mariologico, le fonti della mariologia e i principi che la regolano, particolarmente il primo principio di tutta la scienza mariana. Le questioni di indole particolare trattano: a) dei privilegi di M. : maternità divina, concezione immacolata, immunità da ogni colpa, pienezza di Grazia, verginità perpetua, assunzione e glorificazione, culto; b) della sua missione: maternità spirituale, mediazione universale nella sua duplice fase, in quanto cioè significa cooperazione sia all'acquisto (correderazione) sia alla distribuzione di tutte le grazie, regalità.
Bibl.: E. Campana, M. uel dogma cattolica, 6ᵃ ed., Torino 1946; G. M. Roschini, Mariologia, 2ᵃ ed., 4 voll., Roma 1947 1948; Katholische Maricnhunde, sotto la direz. di P. Strüter, 3 voll., Paderborn 1947-50; M. Etudes sur la Ste Vierge, sotto la direz. di H. du Manoir, 3 voll., finora I. Parigi 1949; D. Bertetto, M. uel dogma cattolica, Torino 1950. Cf. inoltre: Studi mariani: conferenze sul movimento mariano contemporaneo, di vari autori, Milano 1944; G. Besutti, Note di bibliogr. mariana, in Marianum, 9 (1947), pp. 115-37; L. Di Fonso, Dieci anni di studi mariani in Italia. 1210-41, Roma 1950. Gabriele Roschini
## III. Il culto mariano.
Il culto mariano considerato in se stesso, ossia nella sua intima costituzione, abbraccia le questioni, che ne trattano la natura, gli elementi costitutivi, la legittimità, l'utilità e la necessità.
I. Natura del culto mariano. - Viene espressa dal termine tecnico iperdulia (cf. Sum. Theol., 3°, q. 25, a. 5), il quale significa un onore speciale, superiore a quello che si dà ai santi, tributato alla Vergine S.ma per la sua singolare eccellenza, quale Madre di Dio e quale Regina dei santi (cf. Denz-U, nn. 1225 sgg., 1316, 1570; CIC, can. 1255). Questo culto di iperdulia, reso a M., differisce solo di grado dal culto di semplice dulia, se si prende come motivo di tale culto la sua singolare santità, superiore di grado, non di specie, a quella degli altri santi; differisce invece di specie se si prende come motivo di tale culto la sua singolare dignità di Madre di Dio, la quale la colloca in un ordine a sé, specificamente superiore a quello in cui si trovano tutti gli altri santi (cf. Sum. Theol., 2ᵃ-2^{mathrm{ac}}, q. 103, a. 3, a 4, ad 2). Hanno errato per eccesso i colliridiani i quali, come attesta s. Epifanio (Adv. haer., III, haer. 78 : PG 42, 735), tributavano alla Vergine un culto di latria o di adorazione dovuto a Dio solo. Hanno errato invece per difetto gli antidicomarianiti (sec. Iv), i protestanti (sec. xvi sgg.) e i giansenisti, i quali hanno rigettato come superstizioso, idolatrico o almeno eccessivo il culto tributato a M.
II. Elementi costitutivi. - Tre principalmente sono gli atti o elementi costitutivi o integranti del culto mariano, corrispondenti ai tre principali titoli di eccellenza propri della Vergine S.ma, vale a dire : la venerazione, l'invocazione e l'imitazione. Quale Madre del Creatore e delle creature, ella è degna di una speciale venerazione; quale mediatrice fra il Creatore e le creature, ella è da invocarsi con la più illimitata fiducia; quale Tutta Santa per antonomasia, piena di grazia e di virtù, ella è da imitarsi in modo particolare.
Il culto di speciale venerazione, fondato sulla singolare grandezza di M., ha le sue solide basi sia nella S. Scrittura che nella tradizione. Dal Vangelo appare che l'angelo Gabriele (Lc. I, 28) e s. Elisabetta (Lc. I, 42) le rivolgono parole piene di venerazione profonda, parole echeggiate poi da tutti i secoli cristiani nei rozzi dipinti delle catacombe fin dal sec. II-III, nella liturgia, nei vari templi
eretti, fin dal sec. iv, in suo onore e in modo speciale negli scritti dei Padri e dei Dottori d'ogni secolo.
Il culto speciale di invocazione, fondato sulla singolare potenza di intercessione di M., trova solide basi nella antica tradizione della Chiesa. In un papiro egiziano che, secondo l'esame paleografico del Lobel, risale al sec. III, pubblicato dal Roberts (in Catalogue of the Greek and Latin Papyrs in the John Rylands Library, III, Manchester 1938, n. 470), è contenuta la notissima preghiera Sub tuum praesidium, entrata poi nella liturgia romana, ambrosiana, bizantina e copta, preghiera che è tutta un'invocazione

Maria, santissima - M. e s. Giovanni ai piedi della Croce. Cassetta lignea dipinta (sec. xi) - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.
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fiduciosa al presidio della Madre di Dio per essere liberati da tutti i pericoli. Nel sec. IV, s. Gregorio Nazianzeno (m. nel 389) racconta il fiducioso ricorso di una vergine cristiana a M. (Or. XXIV in lundem s. Cyprioni: PG 35, 1181). Verso la fine dello stesso secolo, s. Ambrogio esortava le vergini a ricorrere alla Vergine per antonomasia (De iustit. virg., nn. 86-88: PL 16, 339 sg.).
Il culto di speciale imitazione, fondato sulla singolare santità di M., fu messo in grande rilievo da s. Ambrogio, il quale asserì che «la vita di M. da sola è scuola per tutti», e perciò esorta tutti ad imitarla (De Virgin., II, c. 2, n. 9, 15; c. 3, n. 19: PL 16, 221-23). In modo tutto particolare la Vergine S.ma, nell'antichità cristiana, venne proposta come modello delle vergini. Così, nelle catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria, in un cubicolo del sec. III, v'è rappresentato un vescovo il quale, nell'atto d'imporre il sacro velo ad una vergine, le addita come modello M. S.ma (vi dipinta col bambino Gesù in seno. Non è mancato chi, come Erasmo di Rotterdam, seguito da Lutero e da altri, esagerando questo elemento di culto, è arrivato a dire che l'attuale imitazione della Vergine S.ma appartiene all'essenza del culto mariano. I cattolici comunemente ritengono che, quantunque il vero culto di M. senza il proposito o un certo desiderio di imitarla non sia neppure concepibile, l'attuale imitazione di lei, tuttavia, non è essenziale al suo culto, e ne è piuttosto il frutto.

Maria, santissima - Madonna detta di Acuto ·. Scultura in legno polteromo · gemme (sec. xil) - Roma, Museo di Palazzo Venezia.
III. Legittimità del culto mariano. - La legittimità del culto prestato alla persona di M. appare dalla singolarissima ed impareggiabile eccellenza della medesima, essendo Madre di Dio, "piena di grazia ", "benedetta fra tutte le donne". Per la legittimità del culto al Cuore di M. v. voce relativa. La legittimità del culto (relativo) prestato alle religiole della Vergine (qualora ne fosse provata l'autenticità), negato con particolare acrimonia dai protestanti, appare da quella legge psicologica che spinge a venerare non solo la persona, ma anche le cose che le sono appartenute (Sum. Theol., 3², q. 25, a. 6). La legittimità del culto (relativo) tributato alle immagini di M. S.ma (negato dagli iconoclasti [sec. viII] e dai protestanti), oltreché dalle decisioni dei concili (Concilio Niceno II e Concilio Tridentino, sess. XXV), dall'uso antichissimo della Chiesa e dai prodigi da esse cperati, appare legittimato dal fatto che l'immagine, in quanto immagine (non in quanto
è una cosa materiale) costituisce una sola cosa con colui che essa rappresenta, al quale pertanto va a terminare l'atto di culto.
IV. Utilità. - L'utilità del culto mariano risulta chiaramente dagli innumerevoli benefici sia individuali che sociali derivanti dal medesimo. I benefici individuali si estendono alla vita (fonte di grazie, segno di predestinazione), alla morte (assistenza speciale) e dopo la morte. I benefici sociali invece riguardano la società domestica (sorgente di Grazia), la società civile (progresso del vero, del bello e del buono, mediante il progresso delle scienze, delle arti e dei buoni costumi) e la società religiosa ossia la Chiesa (progresso e custodia della vera fede e dei buoni costumi).
Ma oltreché utile, il culto mariano apparisce anche moralmente necessario per raggiungere l'eterna salvezza, contrariamente a quanto insegnò Ludovico Antonio Muratori (Epistolario, ed. di Michele Campori, IV, Modena 1901, lett. 1273, pp. 1471-80), confutato specialmente da s. Alfonso M. de' Liguori il quale concludeva: "Onde si fa mal prognostico di taluno che vive abitualmente alieno da tal divozione" (Selva, ed. napol. 1871, app., punto II, p. 230). Che un certo culto verso M. S.ma sia necessario per salvarsi appare dal CIC (can. 1276), dalla prassi liturgica e dal fatto che un tale culto costituisce "un elemento fondamentale nella vita cristiana" (Pio XII, nel radiomessaggio al Congresso nazionale mariano argentino del 12 ott. 1947), essendo la Vergine S.ma vera Madre di Dio e madre nostra, mediatrice di tutte le grazie.
BibL.: A. Nicolas, La Vierge Marie et le plan divin. IIIIV: La Vierge Marie vivante dans l'Eglise, Parigi 1880: E. Neubert, La divation à Marie, Le Puy 1942: E. Campana, M. nel culto cattolico, 2 voll., Torino 1944 (2a ed., riveduta ad aggiornata da G. Roschini); G. Roschini, Mariologia, IV (De cultu B. M. V.), Roma 1948.
Gabriele Roschini
## IV. Liturgia mariana.
I. Origine e primo sviluppo del culto liturgico di M. in Oriente e Occidente. - La storia del culto liturgico primitivo della Madonna può esser divisa in due periodi: I. Dall'età apostolica al Concilio di Efeso (431); II. Dal Concilio di Efeso all'epoca carolina.
1. Dall'età apostolica al Concilio di Efeso (431). E il periodo preparatorio che termina in un vero culto liturgico. In questa evoluzione si deve ben
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distinguere tra venerazione, forme di culto anche liturgico e feste propriamente dette. E si deve dire subito che per trovare una vera festa mariana si deve discendere alla seconda metà del sec. Iv in Oriente, e al sec. vi in Occidente. Per chi riflette come si formò il calendario ecclesiastico nell'antichità cristiana, questo ritardo non fa meraviglia; e a spiegarlo non è affatto necessario ricorrere, come qualcuno ha pensato, a pretese cautele, volte a impedire confusioni pericolose, in un mondo ove il culto della grande madre degli dèi, Cibele, era divulgatissimo. Il calendario ecclesiastico si è andato formando fin dall'epoca apostolica, intorno ad un punto centrale: Cristo e i misteri della Redenzione; in un secondo momento, dal sec. II in poi, vi si inseriscono i testimoni di Cristo, i martiri. E neanche tutti i misteri della Redenzione ebbero subito un'espressione liturgica; basti pensare al Natale, che come festa litur-

ida Ch. Dithl, La priatire legiontine, Parigi 1522, tav, 12) Maria, sarrissima - Il sommo sacerdote consenga a M. la mazzare della porpora che deve servire per tessere il velo del Tempio (cf. Protocangelo di Giucano, 10, 1-2). Musalco nella chiesa di Kahvié-Giami - Costantinopoli.
gica non è anteriore al sec. iv.
Se però manca nei primi tre secoli una festa liturgica della Madonna, non manca affatto, e fin dal tempo apostolico, una grande venerazione verso di lei, considerata come madre del Salvatore. Tale venerazione aveva il suo fondamento nella stessa S. Scrittura. Gli Atti degli Apostoli la presentano unita ai discepoli nell'attesa dello Spirito Santo (Act. 1, 14). I Padri Apostolici (Ignazio, Ephes., VII, 2; Smyrn., I, 1) mettono in rilievo la sua divina maternità. Durante il sec. II, Giustino a Roma, Ireneo a Lione e Tertulliano a Cartagine, partendo dal parallelo Adamo-Cristo, inculcato con tanta forza da s. Paolo (Rom. 5, 12-21), sviluppano il parallelo analogo: Eva-M. (B. Capelle, La liturgie mariale en Occident, in Maria. Etudes sur la ste Vierge, Parigi 1949, p. 217; per la tradizione patristica prima del Concilio di Efeso, le principali testimonianze sono state raccolte da A. D'Ales, in DFC, III, coll. 155-87). L'antichissima formola del simbolo battesimale (II sec.) richiamava di continuo ai fedeli la grandezza di M. come vergine e madre del Salvatore: Natum ex Maria Virgine. Vari apocrifi del Nuovo Testamento, soprattutto il Protoevangelo di Giacomo, hanno pagine leggendarie, ma piene di

Maria, santissima - Nascita di M. Affresco di Giotto nella cappella degli Scrovegni (1305-1308) - Padova.
poesia e di ammirazione per la Madonna. Tutto ciò sta a dimostrare la singolare venerazione delle prime generazioni cristiane verso di essa. Un riflesso significativo di tale venerazione, e una testimonianza insieme della fiducia nella intercessione della Madonna, l'offrono i copiosi monumenti dell'arte funeraria romana dei secc. II e III, con le immagini della Madonna nelle catacombe (cf. G. Belvederi-G. Bovini, La catechesi di s. Pietro e il - Credo della Chiesa antica dell'arte paleocristiana, Città del Vaticano 1950, pp. 48-53). A proposito della invocazione della Madonna è di particolare significato la preghiera Sub tuum praesidium, ritrovata in un papiro copto del sec. III, e che pertanto è ritenuta come la preghiera mariana più antica (cf. C. Cecchelli, op. cit. in bibl., I, Roma 1946, pp. 305-308).
Non molto posteriori sono da ritenersi alcuni vetri dorati, nei quali la Vergine è rappresentata in mezzo a due santi, talvolta in mezzo agli apostoli Pietro e Paolo come personaggio superiore ad essi (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro, Roma 1858, tav. IX, 6, 7).
Si aggiunga poi il fatto che con il diffondersi, dal sec. III in poi, dell'ideale della vita ascetica, la Madonna fu considerata, soprattutto per la sua verginità e obbedienza, come il modello delle vergini cristiane. In un celebre affresco del cimitero di Priscilla, conosciuto come rappresentazione d'una celatio virginis (sec. III), il vescovo addita alla vergine consacrata, come modello da imitare, la Madonna assisa in cattedra e con il bambino Gesù in grembo. Potrebbero essere commento a tale pintura le parole che s. Ambrogio, parlando della Madonna, rivolgeva alle vergini consacrate: "Hanc imitamini, filiae" (De instit. virginis, cap. 14: PL 16, 340). Un'altra osservazione: lo sviluppo del pensiero teologico intorno a Cristo durante il sec. Iv mise sempre più in evidenza la parte essenziale dovuta alla Madonna nella Redenzione, e contemporaneamente si accrebbe sempre più il concetto della sua somma santità. E della prima metà del sec. Iv l'espressione π α v α γ i α ( = tutta santa), usata per la Madonna (primo esempio in Eusebio, De ecclesiastica theologia, III, 16: CB, XIV, p. 174, lin. 31), espressione che diverrà poi comune nella letteratura bizantina. Per avere finalmente un'idea dello sviluppo che la pietà mariana raggiunse durante il sec. iv.
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(4a F. Kieninger, Uleonatres in Gaterricia, Viema 207, 62. 71) Maria, santissima - M. assiste s. Giuseppe ammalato. Vetrata (1392-93) - Vienna, Maria am Gestade.
si tengano presenti le devotissime Precationes ad Deiparam di s. Efrem siro (m. nel 373), da lui scritte forse per uso liturgico dei suoi monaci. E a lui fanno eco tutti i grandi Padri e Dottori dei secc. iv e v: s. Arianasio, s. Giovanni Crisostomo, s. Epifanio, s. Ambrogio, s. Girolamo, s. Agostino.
Questo rigoglioso sviluppo della pietà mariana nel sec. iv non tardò a trovare espressioni di vero carattere liturgico. Nel Communicantes del Canone della Messa la Madonna occupa il primo posto. Non è detta ancora l'ultima parola sul tempo di origine di questa preghiera: esisteva certamente nel sec. v, ma non è escluso il sec. iv (cf. C. Cecchelli, op. cit., I, p. 170 sg.). Il passo liturgico decisivo doveva essere quello della istituzione di una festa mariana. Ciò sembra sia avvenuto sullo scorcio del sec. iv, in Siria, e precisamente in Antiochia (cf. M. Righetti, Storia liturgica, II, Milano 1946, p. 241). E certo comunque che una solennità mariana esisteva a Costantinopoli prima del Concilio di Efeso. Autentico infatti è ritenuto dai più un discorso di s. Proclo, patriarca costantinopolitano, pronunciato nel 429, alla presenza dello stesso Nestorio, in un giorno completamente dedicato alla glorificazione di M.: «Virginalis solemnitas - così comincia il discorso - linguam nostram hodie, fratres, ad laudis praeconium provocat». E continua: «M., in quam, ancilla et mater, virgo ac caelum, Dei ad homines pons» (PG 63, 682).
Oltre ad una festa, prima sempre del Concilio di Efeso, vi erano in Oriente delle chiese dedicate a M., quella almeno, come è noto, ove si tenne il Concilio efesino.
Riassumendo la storia del culto mariano prima del Concilio efesino (431), è possibile dire che la venerazione verso la Madre di Dio, iniziatasi nell'evo apostolico, si andò sempre più intensificando, con espressioni in seguito anche liturgiche, con dedica a lei di chiese, e finalmente, almeno in Siria e a Costantinopoli, con una festa mariana che, tra le feste di santi non martiri, occupa certo il primo posto.
2. Dal Concilio di Efeso all'epoca carolina. - Il Concilio di Efeso, con la solenne proclamazione della maternità divina di M., segna un punto decisivo per lo sviluppo del culto mariano. Si osserva tale sviluppo attraverso tre elementi principali: le chiese a lei dedicate; le sue immagini poste in venerazione; le varie feste mariane.
a) Le chiese. - Dal Concilio di Efeso in poi, in Oriente e in Occidente, sorgono e si moltiplicano ovunque chiese dedicate alla Madonna. Se ne ricordano alcune principali. Due chiese in Palestina durante il sec. v, una a Gerusalemme sul luogo additato come il sepolcro della Vergine, una sul Monte Garizim. In Alessandria di Egitto, l'antica chiesa patriarcale, eretta sotto il patriarca Alessandro (313-54), nel sec. v, era dedicata certamente alla Madonna. A Ravenna la basilica di S. Maria Maggiore risale al tempo dell'areivescovo Ecclesio (521-34). Più ampie notizie sulle varie chiese mariane postefesine, in Oriente e in Occidente, sono state raccolte da C. Cecchelli (op. cit., I, pp. 243-73). A Roma il più antico catalogo di chiese, quello agguunto all'itinerario De locis sanctis martyrum, del sec. viI (R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 119-22), elenca quattro chiese mariane: Basilica quae appellatur Sancta Maria Maior, cioè S. Maria Maggiore, la celebre basilica dell'Esquilino, eretta da Liberio (352-66), rinnovata da Sisto III (432-46), che la decorò di meravigliosi musaici tuttora esistenti e che devono considerarsi come il monumento storico del Concilio efesino; Basilica quae appellatur Sancta Maria antigua, eretta nel Foro romano, che sembra essere la chiesa mariana più antica in Roma; Basilica quae appellatur Sancta Maria Rotunda, cioè il Pantheon, trasformato in chiesa da Bonifacio IV (608-15), da lui dedicata alla B. Vergine e a tutti i martiri; Basilica quae appellatur Sancta Maria Transtiberim, cioè l'antico titolo di Callisto, che almeno nel sec. vi era già dedicato alla Vergine. Nel corso dei secc. viI e viII non vi è città in Oriente e in Occidente che non abbia una chiesa dedicata alla Madonna. Un'omelia già attribuita a s. Cirillo Alessandrino (m. nel 444), ma che invece non è altro che una compilazione del sec. viI-IX (cf. A. Ehrard, Eine unechte Marienhamilie des hl. Cyrill v. Alexandrien, in Röm. Quart., 3 [1889], pp. 97-113), offre questa preziosa testimonianza: «Salve, Maria Deipara.... propter quam in civitatibus, in pagis et insulis orthodoxorum fundatae sunt ecclesiae" (PG 77, 1034).
b) Le immagini. - Con la crezione e dedicazione di chiese alla Madonna, entrò in uso anche il culto delle sue immagini. Celeberrima in Oriente quella attribuita a s. Luca e che l'imperatrice Eudossia inviò da Gerusalemme a Pulcheria, a Costantinopoli, nel 451 (Hodegetrin), che divenne poi il tipo di innumerevoli immagini mariane. A Roma una scoperta recente, fatta nella chiesa di S. Maria Nova, ha riportato in luce un'immagine della Madonna, che deve provenire da S. Maria Antiqua, e che si fa risalire al sec. v (cf. P. Cellini, Una Madonna molto antica, in Proporzioni [estratto], 1950, n. 3). Da questa epoca in poi le immagini della Madonna poste in venerazione sono sempre più numerose, in Occidente (vedi, p. es., quella del musaico absidale di Parenzo, sec. v) e più ancora in Oriente.
c) Le feste. - La festa mariana preefesina, in Siria e a Costantinopoli, era in relazione con il Natale. Durante il sec. v e vi appaiono in Oriente varie altre festività mariane: la Purificazione (v.) e l'Annunciazione (v.), che però erano considerate come feste del Signore, la festa della Natività (v.) e quella della Dormizione e Assunzione di M. (v.). Quest'ultima assunse ben presto un posto di preminenza tra le feste mariane e l'imperatore Maurizio, verso il 600 , ne prescrisse la celebrazione in tutto l'Impero alla data del 15 ag .
In Occidente non si riscontra alcuna festa mariana anteriore al sec. v. Se ne incontra una in Gallia nel sec. vi. Ne fa testimonianza s. Gregorio di Tours (m. nel 394): «Huius Mariae festivitas sacra, mediante mense undecimo celebratur» De gloria martyrum, cap. 9: PL 71, 713).
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(fol. Anderson)

(fol. Alinari)

(fol. Gab. fol. naz.)

(da Wilpert, Hossiken, tav. 262)
In alto a sin.: IMMAGINE DI MARIA SS,ma DET'IA «DI S. LUCA» (sec. xil-xili) - Roma, basilica di S. Maria Maggiore. A destra: MADONNA DELL'ARACOLI (sec. xil) - Roma, chiesa di S. Maria in Aracoli. In basso a sin.: LA MADONNA DETTA DEL LATTE di A. Lorenzetti (tra il 1332 e il 1335) - Siena, cappella del Seminario. A destra: S. MARIA DEL SORBO IN CAMPAGNANO (sec. xili).
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Tav. VIII
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(fol. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)

(fol. Anderson)

(fol. Gab. fol. della Saprist. alle Gall. di Napoli)

(fol. Mac - Barcellona)
In alto a sinistra: MADONNA DEI SERVI (1320) - Vienna, chiesa di S. Stefano. In alto a destra: MARIA. VERGINE ANNUNCIATA. Rilievo del portale della Cattedrale (fine del sec. xit) - Altamura. In basso a sinistra: PIETA. Legno policromo della fine del sec. xvi - Napoli, chiesa del Pio Monte della Misericordia. In basso a destra: L'ADDOLORATA. Scultura policroma di Juan de Juni (sec. xvi) - Valladolid, cappella della Vergine dei Sette Dolori.
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(101. Abiaro)
A sinistra: MADONNA DELLA MISERICORDIA. Dipinto di Piero della Francesca (ca. 1450) - Sansepolcro, Pinacoteca comunale. A destra: MADONNA. Affresco di Giorgio Quaroni (1951). Particolare - Roma, chiesa di S. Eugenio.
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Dato che l'anno si iniziava con il mese di marzo, il mese undecimo era il genn. Difatti in alcune recensioni del Martirologio geronimiano (Martyr. Hieronymianum, p. 34), si trova, al 18 genn. questo annunzio: Depositio sanctae Marior; la festa però, come si sa da testi liturgici gallicani, si riferiva alla Madonna in generale, senza relazione a qualche Mistero particolare. Anche in Spagna si trova una Festivitas Sanctae Mariae celebrata in dic., dunque nel quadro dell'Avvento. Il X Concilio di Toledo (646) ne impose di autorità la data: 18 dic., otto giorni prima del Natale.
A Roma, la "feria IV quattuor temporum Adventus ", la cui celebrazione è del sec. vi, ha elementi mariani evidenti. Verso la stessa epoca vi è una commemorazione particolare della Madonna nell'ottava del Natale ( 1° genn.). L'Occidua Domini, che si celebrava in S. Maria Rotunda (Pantheon), presentava formulari prettamente mariani, che in parte sussistono tuttora e che si riferiscono principalmente alla maternità divina. Quanto però alle quattro grandi feste mariane: Purificazione, Annunciazione, Assunzione, Natività, al tempo di s. Gregorio Magno erano ancora assenti nella liturgia romana. Sullo scorcio invece del sec. vir, non solo esse erano state già accolte nei libri liturgici dell'Urbe, ma vi avevano acquistata una grande solennità. Ne è prova una costituzione di Sergio I (687701), riferita nel Liber Pont. (I, p. 379) : "Constituit, ut diebus adnunciationis Domini, dormitionis et nativitatis Dei genitricis semperque virginis Mariae ac sancti Simeonis, quod Ypapanti Greci appellant, litania exeat a sancto Hadriano et ad sanctam Mariam popolus occurrat ". Sergio I dunque rese più solenni quelle feste, che però dovevano esser già in uso da un certo tempo. Si è cercato di precisare come e quando esattamente le dette feste siano entrate a Roma. La spiegazione più probabile sembra questa : nei primi decenni del sec. vir vari gruppi di monaci orientali, in seguito alle invasioni dei Persiani e degli Arabi, migrarono dalla Palestina, Siria ed Asia Minore a Roma. E un fatto che mentre nessun monastero orientale esisteva a Roma al tempo di s. Gregorio Magno, nel Sinodo romano del 649 compariscono gli abati di tre monasteri orientali costituiti nella città (Mansi, X, p. 903 sg .). E chiaro che questi monaci portarono con sé i loro libri ed uni liturgici. Così sembra logico pensare che le quattro grandi feste mariane, già in uso in Oriente, da questi monasteri di monaci orientali di Roma siano passate, verso la metà del sec. vir, nell'uso del clero romano (cf. F. Antonelli, La festa dell'Assunzione nella liturgia romana, in Studia Mariana, Atti del Congresso nazionale mariano dei Frati Minori d'Italia, Roma 1948, p. 232 sg.). Comunque sia, l'introduzione delle dette feste nei libri liturgici romani, attesa la diffusione che questi ebbero, soprattutto in seguito alla adozione che ne fece Carlomagno, fu un elemento decisivo per la rapida diffusione delle stesse feste in tutto l'Occidente.
Riassumendo, si può dire che il Concilio di Efeso determinò un rigoglioso e rapido sviluppo del culto liturgico della Madonna in Oriente e in Occidente. Chiese a lei dedicate sorsero ovunque, tanto che all'epoca carolina se ne contavano in ogni città o paese; le immagini mariane poste in venerazione si moltiplicarono in Occidente e più ancora in Oriente; durante il sec. vi si trova finalmente una festivitas sanctae Mariae anche nella Gallia, in Spagna, a Roma; nello stesso tempo si organizzano in Oriente le quattro grandi feste mariane le quali, durante il sec. vir, trovano larga ospitalità nella liturgia romana, e da qui, nel secolo seguente, si diffondono rapidamente in tutto l'Occidente.
Bibl. : v. sotto.
Ferdinando Antonelli
II. M. nella liturgia occidentale dal meDIOEvo ai giorni nostri. - I. Il medioevo. - Per il culto e la devozione a M., il medioevo costituisce un'epoca d'oro: da una parte l'indagine teologica, specialmente dei grandi scolastici, penetra sempre più nel profondo della posizione unica di M. nel piano divino della Redenzione, giungendo a stabilire

(lat. Anmarii
Maria SS.m. - Madonna orante. Rilievo bizantino in marmo (sec. xi) - Ravenna, chiesa di S. Maria in Porto.
che a lei è dovuto un culto più elevato di quello degli altri santi ed angeli, culto che essi denominano di iperdulia. Dice s. Tommaso ( 2ᵃ-2^{mathrm{ae}}, q. 103, a. 4) : "Hyperdulia est potissima species duliae communiter sumptae; maxima enim reverentia debetur homini ex affinitate quam habet ad Deum "; e s. Bonaventura (In III Sent., dist. q. a. 1, q. 3, in Opera omnia, Quaracchi 1887, p. 206) : "Ex hoc enim quod Mater Dei est, praelata est ceteris creaturis, et eam prae ceteris decens est honorari et venerari. Hic autem honor consuevit a magistris hyperdulia vocari -. Il fondamento teologico dunque per un culto particolare mariano era saldamente posto.
D'altra parte, anche il senso cristiano del popolo fu sempre maggiormente attratto dalla grandezza e magnificenza della Madre di Dio, e così venne a formarsi, nel medioevo, una somma di devozioni mariane che penetrarono profondamente in tutta la vita religiosa e profana, ecclesiastica e civile.
Sin dal sec. ix le chiese dedicate alla Madonna si moltiplicano senza limiti; da notare che specialmente molte cattedrali ebbero il titolo di Maria Assunta. Anche le chiese dedicate ad altri titoli avevano almeno uno o più altari in onore della Madonna. Anche le campane si dedicano al suo nome. Come nome battesimale (da quando sorge tale usanza) il nome di M. supera di gran lunga anche quello dei santi più popolari. Nel basso medioevo si diffonde per vaste plaghe di Europa la gentile usanza di costruire edicole sacre mariane, nelle città e nelle campagne. Sorgono santuari mariani, mete di pii pellegrinaggi, ordinariamente di carattere locale o regionale; più noti, fra gli altri, Puy-en-Velay in Francia, Loreto (dal sec. xv) in Italia.
Cresce in infinito, anche prima dell'invenzione della stampa, la letteratura devota mariana; la predicazione ama mettere in evidenza la grandezza e la pietà della Madonna; i più rinomati oratori e missionari medievali : s. Bernardo, s. Bernardino da Siena e tanti altri, dedicano
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(da L'art miditral sanguolarc. Parigi 508)
Maria SS.xıa - Vergine Annunciata (sec. xili) - Monastero di Milinava.
a M. interi cicli di predicazioni o conferenze. Pie leggende diffondono la fiducia in M.; le arti e mestieri si organizzano in confraternite mariane, solennizzano le sue feste, le erigono chiese, oratòri, altari; le arti (pittura, scultura) traggono dalla pietà mariana le più grandiose e belle ispirazioni.
Intere famiglie religiose si gloriano di una pietà mariana particolare, come i Cistercensi e Premostratensi; soprattutto i due grandi Ordini mendicanti, Domenicano e Francescano, diventano i più forti propagatori mariani dell'epoca, diffondendo anche certe devozioni particolari (corona, i gaudi di M.); i Serviti nascono allo scopo di dilatare la venerazione dei dolori di M.; anche altre famiglie religiose o ordini cavallereschi si pongono sotto la sua protezione.
Tutto questo immenso movimento mariano medievale, di natura piuttosto devozionale-privata, o paraliturgica, ha evidentemente anche un grande influsso diretto sulla liturgia stessa. Sin dal sec. ix si incomincia a considerare un giorno dalla settimana, cioè il sabato, come dedicato particolarmente alla Madonna. Dal sec. x in poi si hanno le prime tracce dell'Officium parvum, da recitarsi in un primo tempo ogni sabato, e soprattutto dai devoti laici. Ma poi i Cistercensi e i Camaldolesi lo assumono anche nella recita comune, dopo l'Ufficio divino, seguiti anche da canonici e altre comunità ecclesiastiche; s. Pier Damiani ne diventa fervido propagatore e Urbano II lo prescrive in coro dopo l'Ufficio divino per tutti i sabati. L'Officium parvum restò per il medioevo la forma più popolare, anche per le confraternite, di venerare M. Nel sec. xit poi appariscono, in varie forme, le prime litanie popolari della Madonna, mentre quella detta "lauretana", perché diffusasi da Loreto, data soltanto del sec. xv e xvi.
Tra le formole di devozione mariana primeggiano nel medioevo l'Ave Maria e la Salve Regina. La prima (soltanto le parole della S. Scrittura, con l'aggiunta "Jesus") si trova come formola di preghiera usuale sin dal sec. xit; si incomincia a completarla con varie invocazioni, che prendono poi la forma attuale, sin dal sec. xili; ma l'introduzione ufficiale nella liturgia spetta a s. Pio V (1568). I Greci e i Serviti ritengono ancora l'uso medievale primitivo, senza il "Sancta Maria... ".
I laici, ad imitazione del Salterio davidico, usavano presto unire 150 Ave in una recita; ed anche un altro numero minore e con varie invocazioni e aggiunte; ecco l'origine delle varie corone e del Rosario, che raggiunsero verso la fine del medioevo la forma attuale e che rimasero carissime al popolo. L'altro formulario mariano prediletto nel medioevo fu la Salve Regina, nota già prima di s. Bernardo; molte confraternite medievali sorsero sotto il titolo del Salve; i Domenicani la cantano ancora solennemente alla fine di Laudi e Vespro. Da non dimenticare poi gli innumerevoli inni, sequenze (celeberrimo lo Stabat Mater), gli Uffici ritmici in onore della Madonna, e, più popo-
lari, le laudi e le sacre rappresentazioni. Dal sec. xili in poi incomincia anche la pratica detta oggi Angelus Domini; in un primo momento ci fu solo il suono delle campane al mattino, poi, soprattutto da quando, nel 1456, Calisto III lo prescrisse espressamente anche a mezzogiorno per pregare contro il pericolo turco, ebbe per scopo, con le invocazioni aggiunte, di venerare il mistero dell'Incarnazione; ma soltanto durante il sec. xvi anche il suono della sera fu considerato, con quello al mattino e a mezzodì, come devozione unitaria mariana. Superfluo dire che durante questo periodo, cosi profondamente mariano, anche le feste mariane antiche diventarono sempre più solenni, spesso con vigilia ed ottava, mentre se ne aggiunsero dappertutto altre, sotto i più svariati titoli, testimoni della fiduciosa pietà cristiana verso M.
2. L'epoca recente e lo stato attuale. - Anche questo periodo, caratterizzato dalla grande apostasia del sec. xvi, dalla restaurazione cattolica dei secc. xvi e xviI, dalla definitiva repressione del pericolo turco (secc. xvir e xviri) e poi dalle profonde rivoluzioni, che sin dal sec. xviri sconvolsero popoli e Stati, è contrassegnato in modo consolantissimo e provvidenziale da un mirabile movimento mariano, tuttora crescente. Esso è basato, come è doveroso, sopra una più accurata elaborazione speculativo-teologica del mistero di Cristo e della Chiesa, dal quale scaturisce necessariamente sempre più limpida e grandiosa la figura della Madre di Dio.
Grandi teologi, fra essi alcuni santi "mariani", come, p. es., s. Roberto Bellarmino, s. Francesco di Sales, s. Luigi M. Grignion de Montfort, s. Alfonso M. De' Liguori, prepararono il terreno alle ultime definizioni mariane dell'Immacolata Concezione e dell'Assunzione in anima e corpo della Madonna (Pio IX, 1854; Pio XII, 1950), verità già largamente credute e professate, come attesta la liturgia, l'arte e la pietà popolare. L'Immacolata soprattutto diventò l'oggetto prediletto della pietà cristiana (anche per reazione antiluterana), soprattutto durante la restaurazione cattolica e l'epoca barocca. Ne sono testimoni eloquenti le innumerevoli immagini, anche di sommi artisti, dell'Immacolata, e, in molte regioni, i caratteristici monumenti (colonne statuarie) nelle piazze, eretti spesso durante il periodo del pericolo turco, e, sopra ogni altra cosa, monumento vivo e costruttivo, le congregazioni mariane, nate a Roma nel 1563 e che costituiscono un continuato e sempre rinnovato sposiolato mariano in tutto il mondo e fra tutti i ceti sociali. Cosi la devozione all'Immacolata venne a formare, in questi ultimi secoli, una sezione particolare, e assai feconda e popolarissima, della pietà mariana. Innumerevoli sono le pie associazioni, le famiglie religiose recenti sotto la sua invocazione, le chiese dedicate a questo suo mistero e le preghiere e devozioni speciali, indulgenziate. Dopo la solenne definizione del 1854 si ebbe una grandiosa conferma celeste nelle apparizioni di Lourdes (1858), diventato rapidamente santuario di fama mondiale, che continua, con le sue guarigioni scientificamente controllate, ad essere un faro della pietà mariana. Parallelamente alla devozione all'Immacolata venne a svilupparsi anche quella al suo purissimo e immacolato Cuore, venerato già antecedentemente in forma privata e in varie parti. Spetta a s. Giovanni Eudes (m. nel 1680) aver introdotto per la prima volta il culto liturgico pubblico al Cuore di M., devozione che prese profonde radici nel popolo cristiano; molte confraternite fiorenti, soprattutto per la conversione dei peccatori (Parigi, Montmartre), sparse per tutto il mondo, ne sono testimoni. Finalmente, durante la seconda guerra mondiale, Pio XII, con la solenne e pubblica consacrazione del mondo al Cuore immacolato di M. (1942), e con la conseguente estensione della festa alla Chiesa universale (1944), diede anche a questa devozione mariana il suo pieno riconoscimento pubblico liturgico.
Durante l'epoca barocca poi si diffuse molto, anche
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fuori d'Italia, il culto alla Madonna di Loreto; le cappelle "Iauretane", sempre con una statua conforme all'orignale e portata da Loreto, sono sparse per il mondo. Contemporaneamente si diffusero le litanie "Iauretane", diventate poi l'unica litania mariana ufficiale della Chiesa. Durante il sec. xvili poi, sempre dall'Italia, si osserva la diffusione su vasta scala dell'immagine della Madre del Buon Consiglio (Genazzano di Roma), accolta dal popolo con grande fiducia.
In questa stessa epoca, sempre in Italia, ebbe origine la pia pratica del maggio mariano, che si diffuse, agli inizi del sec. xix, per il Belgio, la Svizzera, i territori austro-ungheresi, e poi per tutta la cristianità, uso che attira tuttora il popolo intorno agli altari della Madre di Dio. Nell'emisfero meridionale (Sud-America) la stessa pia pratica si esegue in dic., mese, in quelle plaghe, primaverile, mentre il maggio cade in pieno inverno.
Ma anche certe pratiche mariane popolari del medioevo continuarono a fiorire nell'epoca moderna. In primo luogo occorre nominare il Rosario mariano, la preghiera mariana più popolare che esista, e sempre portata a nuovo vigore nei grandi pubblici travagli della cristianità. Le vittorie sopra il Turco, il tremendo pericolo latente per secoli, sono legate alla preghiera del Rosario. La vittoria di Lepanto (1571), la cacciata dei Turchi da Vienna (1683) e dall'Ungheria (1716), sono i punti culminanti di questa epopea del Rosario. La sua festa fu concessa appunto nel 1571, ed estesa alla Chiesa nel 1716. Anche recentemente, nei greci pericoli dei tempi nostri, si assiste ad una vigorosa ripresa del Rosario. Leone XIII lo raccomandò vivamente in una serie di encicliche ( 1881, 1891, 1895, 1896) come recentissimamente Pio XII (1951), e sin d'allora l'uso di dedicare alla Madonna un secondo mese dell'anno, l'ott., come mese del Rosario, è diventato generale. Innumerevoli sono le pie associazioni intitolate al Rosario, anche con diversi scopi (riparazione, suffragio ecc.). Si è acquistato fama mondiale il santuario del Rosario, a Pompei, fondato dal pio laico avv. Bartolo Longo (1887), ed è noto a tutti come la stessa M., apparsa a Fatima (1917) e anche altrove, va raccomandando espressamente la pia recita del suo Rosario.
Un'altra devozione di origine medievale, che ha resistito ai tempi, è quella dello scapolare. A quello primitivo carmelitano si sono aggiunti vari altri scapolari in onore della Madonna, e il loro uso, reso più facile con la sostituzione di una medaglia, permessa da Pio X (1910, 16 dic.), si mantiene vivo e fruttuoso. La raccolta ufficiale delle indulgenze (Enchiridion indulgentiarum, ed. 1950) presenta una immensa varietà di devozioni particolari e di preghiere indulgenziate in onore di M. La pietà cristiana non cessa di produrre sempre altri nuovi fiori, ed è impossibile accennare a tutti. Come è anche assolutamente impossibile elencare o numerare le iniziative di ogni genere, gli istituti : scientifici, caritativi, scolastici, oppure le famiglie religiose : congregazioni, sodalità, associazioni, istituti secolari ecc., con scopi che comprendono tutta la possibile attività umana e cristiana, nati nell'epoca moderna, e che si sono messi sotto uno qualunque dei mille titoli o invocazioni mariane possibili. La pietà cristiana non cessa di venerare la divina Madre con immutata fiducia ed anche sotto nuovi titoli. Per terminare, si ricorda una istituzione mariana di carattere internazionale, cioè i congressi mariani internazionali, incominciati nel 1902 e continuati, fino al 1914, ogni due anni, poi ripresi, di cui l'ultimo si celebrò a Roma nel 1950.
Una cosa è certa : il culto prestato alla divina Madre nella Chiesa cattolica, per vastità e grandiosità, si presenta veramente come culto di iperdulia, pur restando sempre nettamente distinto del culto di latria, dovuto unicamente a Dio stesso. E uno dei fenomeni più grandiosi della storia interna della Chiesa, e costituisce, nel suo sviluppo storico attraverso i secoli, costante e logico, dal primo germe scritturale alla posizione odierna, un argomento vali Massimo per la perenne vitalità della Chiesa stessa.
3. Feste mariane della Chiesa universale (stato attua-
le). - Attualmente la Chiesa universale celebra in tutto 17 feste mariane (senza contare le vigili e ottave); genn., apr., maggio e giugno ne sono completamente privi.
Febbraio: 2, Purificazione, tra le quattro feste primitive, doppio di I² classe. 11, Apparizione dell'Immacolata (a Lourdes), doppio maggiore; prima concessione (per Lourdes) 1890; estensione alla Chiesa universale: Pio X, 1907 ( 13 nov.).
- Manco: 25, Annunciazione, tra le quattro feste primitive, doppio di I² classe, Sette Dolori (festa mobile, Venerdi di Passione), dop-

(da V. Laroquais, Les livres d'Heures
Rui. de la Bibliothèque nationale, Maron 1811, Sec. 26)
Maria SS.MA - La Vergine dal vello azzurro. Libro d'oro di Parisi compilato per Renato d'Angiò (sec. xv). Parigi, Biblioteca Nazionale, ms. lat. 17332, f. 157.
pio maggiore. Celebrazione medievale (prima notizia, Colonia, 1423), diffusasi per molti luoghi, estesa alla Chiesa universale da Benedetto XIII nel 1727 (22 apr.). - Luglio : 2, Visitazione, doppio di 1 I² classe, festa di origine orientale, introdotta dai Frati Minori nel 1263, estesa alla Chiesa universale nel 1389 (6 apr.). 16, M. del Monte Carmelo, doppio maggiore, originariamente festa propria dei Carmelitani, estesa alla Chiesa universale nel 1726 (23 sett.). - Agosto: 5, Dedicazione di S. M. "ad Nives", doppio maggiore, festa particolare della basilica di S. Maria Maggiore di Roma, di cui ricorda la dedicazione, assunta poi da altre chiese, estesa alla Chiesa universale da s. Pio V. - 15, Assunzione, massima festa mariana, doppio di I² classe con ottava comune, fra le feste mariane primitive; ha vigilia e ottava sin dal sec. viII. 22, Immacolato Cuore di M., doppio di I I² classe, festa già celebrata in varie date e luoghi, ma estesa alla Chiesa universale da Pio XII, nel 1944 (4 maggio); supplisce al giorno ottavo dell'Assunzione. - Settembre: 8, Natività, fra le feste primitive, doppio di I I² classe, con ottava semplice. 12, Nome di M., doppio maggiore, festa imposta alla Chiesa universale da Innocenzo XI nel 1683 ( 25 nov.) in ricordo della liberazione di Vienna dall'assedio dei Turchi; fu celebrata la domenica entro l'ottava della Natività di M., fissata da Pio X alla storica data della liberazione. 15, Sette Dolori, doppio di I² classe. Festa medievale, favorita dai Serviti, celebrata la terza domenica di sett., estesa alla Chiesa universale da Pio VII nel 1814 (18 sett.), da Pio X in ricordo del suo giubileo sacerdotale (1908) elevata a doppio di I² classe, fissata poi al 15 sett., sostituendo il giorno ottavo della Natività. 24, M. della Mercede, doppio maggiore, festa particolare dei Mercedari, estesa alla Chiesa universale da Innocenzo XII nel 1696 ( 22 febbr.). - Ottome: 7, Sacratissima Rosario, doppio di II classe. Festa nata nelle Confraternite del s. Rosario, e celebrata la prima domenica di ott., concessione di Gregorio XIII del 1573 (1 apr.), in ricordo della vittoria di Lepanto ( 7 ott. 1571); estesa alla Chiesa universale da Clemente XI nel 1716 ( 13 ott.) in ricordo della vittoria sopra i Turchi a Pietrovaradino (5 ag. 1716); doppio di II classe, Leone XIII, nel 1888 ( 5 ag.); fissata alla data storica del 7 ott. da Pio X nel 1914. 11, Maternità di M., doppio di I² classe. La divina maternità di M. fu proclamata nel Concilio di Efeso, il 22 giugno 431; una festa particolare, in diverse date, appare durante il sec. xvir; Pio XI, in ricordo del 15° centenario del Concilio, estese la festa alla Chiesa universale, fissandola alla data 11 ott.
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(6 genn. 1932). - Novembre: 21, Presentazione, festa di origine orientale, forse come anniversario della dedicazione di «S. Maria nuova» a Gerusalemme, sotto Giustiniano nel 543 ; appare in Occidente nel sec. xi, fu celebrata nella curia papale di Avignone nel 1373, e accettata a poco a poco da tutta la Chiesa; doppio maggiore. Dicember: 8, Immacolata Concessione, doppio di 1² classe, con ottava comune; festa imposta alla Chiesa universale da Sisto IV nel 1476 (27 febbr.); l'ottava è del 1693, la vigilia del 1879. Dopo la definizione del dogma della Concessione immacolata (1854) diventata una delle feste mariane più popolari.
4. Alcune feste mariane, "pro aliquibus locis». - Dopo la riforma di Pio X (1911-14) il numero delle feste mariane dell'appendice del Messale romano, pro aliquibus locis, fu ridotto a 21; le più note fra esse sono (secondo la data): Spavalisio di M. (23 genn.), festa apparsa già nel 1413 a Chartres, e approvata da Paolo II; Madre del buon Consiglio ( 26 apr.), titolo che godette grande devozione, soprattutto nel sec. xviri: si tratta di un'immagine di M. affrescata e apparsa miracolosamente a Genazzano, come la tradizione vuole, il 25 apr. 1467; la prima concessione della festa è del 1727; M. Ausiliatrice (Auxilium christiano rum, 24 maggio), festa introdotta con decreto del 16 sett.
1815 da Pio VII, in ricordo del suo felice ritorno a Roma ( 24 maggio 1814): grandissima diffusione ebbe questo titolo da s. Giovanni Bosco; Mediatrice di tutte le grazie ( 31 maggio): prima concessione, ad istanza del card. Mercier arcivescovo di Malines, del 21 genn. 1918, festa accettata da moltissime chiese e famiglie religiose; Madonna delle Grazie (e simili titoli, 9 giugno e altre date), titolo di molti santuari mariani, alle volte rimontanti anche al basso medioevo; Patrocinio di M. ( 2² o 3² domenica di nov., ma anche in varie altre date): concesse sin dall'inizio del sec. xviII, spesso in ricordo di certe grazie pubbliche attribuite alla Madonna; Traslazione della s. Casa di Loreto (io dic.): la festa fu concessa soltanto nel 1632 e estesa allo Stato pontificio nel 1725, da Pio X soppressa, venne restituita da Benedetto XV nel 1916 e imposta a tutta l'Italia; Aspettazione del Porto (18 dic.), detta anche Festa della O (in questa data hanno inizio le antifone "O"); festa che ricorda una delle più antiche festività mariane dell'Occidente; continuata in Spagna, e da qui diffusa per molti luoghi. Dopo le soppressioni di molte feste mariane particolari in occasione della riforma di Pio X, esse sono state riprese da molte chiese e famig