volume-08

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a seconda, nel 1260 , con Ottocaro, re di Boemia. Nel 1252 venne condotta con altre monache nel nuovo monastero fondato dai suoi genitori nell'Isola delle Lepri, dedicato alla B. Vergine Maria. Nel 1254 fece la professione nelle mani del Maestro generale dell'Ordine domenicano, Umberto da Romana.

Si può storicamente provare che M. fu favorita da Dio di particolari doni soprannaturali e che condusse una vita straordinaria di penitenza e preghiera. In quanto alle stimmate attestate dalla tradizione artistica italiana e delle quali parla la leggenda napoletana di s. M. (fine sec. xiv), tanto la vita antica, quanto il processo apostolico del 1278 non ne fanno cenno.

Il culto popolare per s. M., già vivo prima del processo apostolico del 1276, divenne liturgico a cominciare dal sec. xv; dopo vari e laboriosi tentativi per la sua elevazione agli onori degli altari, fu canonizzata in modo equipollente da Pio XII, il 19 nov. 1943 (cf. lettera decretale Maxima inter munera, in AAS, 36 [1944], pp. 33-40). Festa il 18 genn.

Bibl.: Iequisitis iussu S.mi Doi Nostri Pii Papae XII peracta de vita b. Margaritae ab Hungaria Sanctimonialis Ordinis Praedicatorum deque cultu si praestito (S. Rituum Congregatio; Sectio Historica, 5v). Città del Vaticano 1943, studio esauriente sulle fonti (con relativi testi) della vita e del culto di s. M. dovuto al p. P. Antonelli e al p. F. Callavy. Vi è pure recensita tutta la bibl. precedente.
A. Pietro Frutaz

MARGHERITA d'Ypres, beata. - Mistica, n. a Ypres (Fiandre) nel 1216 da famiglia borghese, m. ivi il 20 luglio 1237; appartiene al movimento beghino

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(per cortesia della Postulazione del padri Demenicani, Roma)
MARGHERITA D'UNOBERTA, santa - Silagrafia a colori della fine del acc. 20, Ai piedi della Santa lo stemma degli Arpád. Strigonia, Museo Primaziale.
del sec. XIII. Dopo la morte del padre, ebbe un'accurata educazione in un monastero. Ottenne di comunicarsi sin dall'età di 5 anni.

A 18 anni abbracciò, nella casa paterna, la vita delle "Sorelle della penitenza ", sotto la direzione del predicatore domenicano Sigero di Lilla. M. fece voto di castità e condusse, in grande raccoglimento, una vita di austerità ed estrema povertà. La sua preghiera fu ininterrotta. Ricolma di grazie mistiche, si elevò ai fastigi dell'amore divino. La sua spiritualità, come quella del movimento beghino, era interamente cristocentrica e si alimentava di speciale devozione alla Passione e alla Eucaristia. Non si nota però in M. l'elemento precursore della devozione al S. Cuore che appare presso varie altre rappresentanti del movimento mistico del sec. XIII nei Paesi Bassi.

Bull.: La Vita di M. fu scritta da Tommaso di Cantimpré, ed. H. Choquet, in Sancti Relgi O. P., Dousi 1618, p. 144, ripubblicata su 3 manoscritti, senza le correzioni arbitrarie del Choquet, da G. Meersseman, in Arehisum Ord. Fr. Praed., 18 (1948), p. 106 sgg.; G. Meersseman, ibid., p. 69 sgg.

Leonzio Reypens
MARGHERITA MARIA ALACOQUE, santa. N. il 22 ag. 1647 a Verosvres (Borgogna), m. il 17 ott. 1690 a Paray-le-Monial. Pure tra le faccende domestiche, dedicava quotidianamente lunghe ore alla preghiera e al soccorso dei poveri. Superate difficoltà familiari e, rifiutate offerte di matrimonio, entrò fra le Visitandine di Paray-le-Monial il 25 ag. 1671.

Le straordinarie grazie mistiche che cominciò a godere fin dal noviziato vennero considerate con diffidenza dalla superiora. Offertasi "vittima al Cuore di Gesù" nella professione, le grazie aumentarono; ed essa vi cor-
rispondeva con maggiori preghiere, penitenze, macerazioni e flagellazioni. Il Signore volle che vivesse in permanente stato di sacrifizio; M. M. fini per trovare nausea nel cibo, pena nel riposo, nelle conversazioni, nelle brevi ricreazioni, che dissimulò sempre in comunità, mostrandosi serena e lieta. A questo si aggiunse l'incomprensione delle consorelle: fu giudicata ipocrita, la sua docilità e austerità furono stimate stranezze.

Particolare importanza assunsero le rivelazioni riguardanti il culto pubblico del S. Cuore di Gesù. Il 27 dic. 1673 , mentre era in adorazione davanti al S.mo Sacramento, Gesù le manifestò "le meraviglie del suo amore " per gli uomini e "i segreti inesplicabili del suo Cuore", e la proclamò "discepola prediletta del suo S. Cuore". In seguito, il Cuore di Gesù le fu presentato "su di un trono di fiamme, raggiunte come sole, con la piaga adorabile, circondato da spine ", sormontato da una croce, e le fu manifestato che la devozione al S. Cuore sarebbe stata "lo sforzo estremo dell'amore divino che voleva favorire gli uomini ", e le furono chiesti atti di riparazione, in particolare la Comunione nei primi venerdì di ogni mese. Ma persino i suoi direttori spirituali diffidarono, tacciandola di fanatica visionaria e causando nella Santa vive ansietà. Queste ebbero termine con il riconoscimento del carattere soprannaturale delle visioni da parte del b. Claudio La Colombière, il quale, nel febbr. 1676, divenne il suo direttore spirituale e la confortò sempre nella sua via. Nel giugno seguente (durante l'Ottava del Corpus Domini), il Signore le chiese che nel primo venerdì dopo l'Ottava del Corpus Domini fosse istituita una speciale festa al S. Cuore, in ammenda onorevole alle offese degli uomini, e promise speciali grazie di santità agli zelatori della devozione. La prima festa del S. Cuore fu celebrata nel monastero di Paray nel 1686, e tosto si estese ad altre case dell'Ordine.

Inoltre, per ordine del suo direttore, M. M. nel 1686 descrisse nell'Autobiografia le grazie e le celesti rivelazioni di cui fu favorita. Ci sono pervenuti, oltre l'Autobiografia, le Memorie dei primi anni della sua vita religiosa, istruzioni ed avvisi alle novizie, delle quali fu eletta maestra nel 1684, preghiere e cantici, e un copioso epistolario.

Fu beatificata da Pio IX ( 18 sett. 1864) e canonizzata da Benedetto XV (13 maggio 1920). La sua tomba, a Paray-le-Monial, è centro di pellegrinaggio di devoti del S. Cuore di Gesù. Festa il 17 ott.

Bull.: Vie et Oeuvres par les Contemporaines, 2 voll., Parigi 1901: F. Gauthey, Vie et oeuvres de la b. M. M. A., 3² ed., 4 voll., ivi 1912; G. Languet, Vita di s. M. M. A., Firenze 1920: A. Hamon, S. M. M. Sa vie intime, Parigi 1920; id., Histoire de la dération au Sacré Coeur, I: Vie de vie M. M. A., ivi 1923, con ampia bibl.; vers. ir., Torino 1920: L. Dominuld, S. M. M. Alacssque, Roma 1921; E. Henrion, S. M. M. Alacssque, la mistica sposa del S. Cuore di Gesù, 3² ed., Milano 1934. Per le relazioni tra s. M. M. A. e il b. C. La Colombière, v. G. Guitton, Le b. Claude La Colombière, Lione 1943; per l'influsso della Santa nella storia delle spiritualità: P. Pourrot, La spiritualité chrétienne, IV, Parigi 1928, pp. 410-26. Pietro Sannazzaro

MARGOTTI, GIACOMO. - Sacerdote e giornalista, n. a S. Remo l'11 maggio 1823, m. a Torino il 6 maggio 1887.

La vita di don M., è indissolubilmente legata a quella del giornale L'armonia della religione con la civilta, che egli fondò e diresse dal 1848 al 1863.

Organo dell'opposizione cattolica al liberalesimo cavourriono, l'Armonia difese con estrema decisione i diritti della Chiesa e della S. Sede, avversando senza incertezze quel giurisdizionalismo laicistico ed antipapale con cui a bella posta e ad ogni costo si volle colorire l'avvento del Risorgimento nazionale. La politica interna ed estera del Regno di Sardegna, e più particolarmente quella ecclesiastica, dettarono a don M., tempra eccezionale di polemista che rialla valeva a fiettere, centinaia di violentissimi articoli, affrontando imperidamente i continui sequestri del giornale e le personali vessazioni, giunte più d'una volta sino all'arresto per vilipendio delle istituzioni.

Cavalleresco avversario del Cavour, che personalmente nutriva per lui una grande ammirazione, il M. dedicò all'immatura scomparsa del ministro un commosso

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necrologio. Eletto deputato nel 1857, non poté sedere alla Camera perché canonico, avendo il governo dichiarato ineleggibili i canonici al pari degli ecclesiastici aventi cure d'anime. Per desiderio espresso di Pio IX, nel 1863 lasciò la direzione dell'Armonia, trasferitasi più tardi a Firenze, per fondare e dirigere, con maggiore moderazione, l'Unità cattolica.

BibL.: R. Dalla Casa, I nostri : don G. M.. Treviso 1903: L. Alpino, Profili e ricordi: G. M., Milano 1933: A. Colombo, Armonia, in Diz. del Risorg. nec., I, pp. 53-56: A. C. Jemola, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1948, pp. 92, 200, 321, 395, 397, 409, 502. Renzo U. Montini

MARGUNIOS, Massimo. - Teologo « ortodosso" del sec. xvı. N. in Candia (Creta) nel 1549, m. a Venezia il 1° luglio 1602 , prematuramente rapito alla scienza. Studiò a Padova, ma non ottenne la laurea per non dover fare la professione di fede cattolica.

Questo suo dubbio fra la fede romana e quella degli scismatici, suscitò poi nei suoi numerosissimi trattati le teorie di Giorgio Scholarios, sempre intermedie, sulla Trinità e la Provvidenza divina. E interessante però il suo sforzo per conciliare i diversi punti di vista dei Padri latini e greci. Da Gabriele Severo M. fu accusato di eresia come cattolicizzante, ma il S. Sinodo di Costantinopoli lo ritenne "ortodosso". Geremia II lo consacrò vescovo di Citerea, sede che mai raggiunse. Alcune opere di M. sono state pubblicate : altre si trovano inedite in gran numero a Gerusalemme, Costantinopoli, Mosca e Bucarest.

BibL.: E. Legrand, Bibliographie hellénique des XVe et XVIs siècles, II, Parigi 1885, pp. xxxiii-xxxvii: C. Drovouniotis, Maḩquq̇́ a Magyverıqc, in l'pıyriquq̨́ à Ilalauq̇q̇c, 4 (1920) e 3 (1921), vari articoli; L. Petit, s. v. in DThC, IX, coll. 2039-44. Emmanuelle Candid

MARI. - Città capitale sul medio Eufrate, oggi Tell el-Harîrî. Ebbe tre diversi periodi di rifiorimento, come risulta dagli scavi francesi fattivi sotto la direzione di André Parrot dal 1936 in poi. La più antica città data dal tempo anteriore a Sargon d'Accad (ca. 2360 a. C.); la seconda era press'a poco contemporanea al regno di Ur III (ca. 2070-1960) e finì poi distrutta da Hammurabi, re di Babilonia, verso il 1695 ; la terza è da collocarsi nella 2^{text {a }} metà del sec. xili a. C.

Di somma importanza per la storia dell'Oriente antico è la seconda città di M., della quale solamente si tratta qui. Dei più di 20.000 documenti che sono venuti alla luce, scritti in un dialetto antico-babilonese, quasi 15.000 sono contratti, testi divinatori o di altro genere. Il rimanente, che costituisce la corrispondenza dei re di M., fornisce nuove e preziosissime notizie sulla topografia, la storia politica, commerciale e religiosa della Mesopotamia superiore.

Occorrono nomi di luogo da Susa fino a Creta, tra i quali quelli biblici di Haran, Nachor e Hasor, come pure nomi di più di 30 re locali da Elam sino ad Aleppo. La presenza di tanti Stati obbligava i loro re ad una politica di opportunismo, cosicché c'era un continuo formarsi di coalizioni e guerre per avere il sopravvento. Dei re di M. si conoscono p. es., Idi-ilum, Ilum-išar, Iṭ̂up-ilum, Niwar-Mer, Agiš-Bilgi, Jagid-Lim, Jaḥdun-Lim, JasmahAdad (usurpatore assiro) e Zimri-Lim.

Il regno di questo s'estendeva probabilmente dalla regione di Rapiqu all'est, fino alla gran curva dell'Eufrate all'ovest, al sud di Carcamiš, e vicino a Haran e Tell Braṣ nel nord. Zimri-Lim era riuscito a riprendere il potere a M., che, dopo la morte del padre, JaḥdunLim, passò a Jasmah-Adad, installato come viceré da suo padre Samši-Adad I, re d'Assiria. Dopo la morte di quest'ultimo, Zimri-Lim soppresse Jasmah-Adad, ma a sua volta, benché alleato di Hammurabi per qualche tempo, fu finalmente vinto dall'astuto babilonese e la sua città completamente smantellata.

Negli archivi di M. il cavallo è già indicato come animale domestico, vengono nominati i Hapiru ed anche una tribù nomadica di Beniaminiti (banà ta-mi-na), dei quali però un nesso diretto con quelli della Bibbia non è ancora
stabilito. D'altra parte, il fatto che un loro capo di guerra si chiamasse dâwidûm potrebbe gettare una luce inaspettata sul nome del gran Re e poeta d'Israele. Il palazzo reale di Zimri-Lim era imponentissime. Copriva un'area di più di 2 ettari e mezzo e possedeva numerosissime camere, archivi e reparti principeschi. La sala del trono era ornata di rappresentazioni murali di sacrifici e dell'investitura del Re. Benché la presenza di più di 26 divinità nel pantheon di M. attesti il gran sincretismo che vi prevaleva, la sua popolazione era per lo più amoritica (Semvi dell'occidente), come appare dall' onomastica.

Le scoperte di M. sono uno dei più importanti fattori nel determinare la nuova cronologia dell'Oriente antico. Da quanto si è detto sopra è chiaro che Hammurabi (v.) era non anteriore, ma contemporaneo di Samši-Adad I d'Assiria. D'altronde si sa che Samši-Adad I regno dal 1748 al 1716 , ciò che fissa il regno di Hammurabi dal 1728 al 1686 (cf. W. F. Albright, in Bull. of the Amer. Schools of Orient. Research, 83 [1942], p. 28 sg.; R. de Vaux, in Revue biblique, 53 [1946], p. 328 sgg., che tratta pure delle divergenze non considerevoli di Sidney Smith [Samši-Adad I: 1812-1789; Hammurabi : 1792-1750]).

BibL.: A. Parrot. M., une ville perdue. 4^{text {e }} ed., Parigi 1948: id., Studia Mariana. Leida 1950: W. von Soden, Das altbabylonische Briefarchiv von M., in Die Welt des Orients, 1948, pp. 187-204. La rivista Syria dal vol. 16 (1932) in poi contiene ricche informazioni e documenti di M.

Roger T. O'Callaghan
MARIA, santissima - Madre di Gesù Cristo, Figlio di Dio fattosi uomo.
M. nell'ebraico masoretico è Mirjâm; forma aramaica : Marjâm (sirisco e Targumîn); Maptáv, nei Settanta e nei Vangeli per la S.ma Vergine; si ha la forma apocopata Mapix nei Vangeli e in Flavio Giuseppe (Belf, Ind., VI, 3,4), che però usa ordinariamente Mapidych e Mapidych.

L'etimologia è incerta; molte le spiegazioni date. O. Bardenhewer ne ha recensite ca. 60 . Di esse la maggior parte ignora le regole sulla formazione delle parole ebraiche, ed è fondata su semplici assonanze. Cosi "che illumina il mare" ( =m ē^{′} operatorname{ir} jâm); "stella del mare" (s. Bernardo); "mare amaro", mar jâm (ma si dovrebbe avere jâm mar). Mirjâm non è un nome composto. I moderni riprendono l'antico senso "Signora" (cf. s. Girolamo, Onomastica sacra) secondo l'uso che il popolo ne faceva al tempo di Gesù avvicinandolo all'aramaico máré "signore" (M.-J. Lagrange, A. Valensin-J. Huby, F. Prat, L. Marchal, G. Dorado). Se ne ha l'equivalente nell'italiano "Madonna", nel francese "Notre Dame" e in tedesco "Unsere Frau". Il primitivo significato semitico del nome M. sembra ora sufficientemente accertato da un testo di Rès Samrah, dove si trova un sostantivo mrim (prob. marjam[z]), derivato dalla radice ram: "eccelsa", "augusta" (cf. il nome Mibhbâr di significato analogo in I Par. 11, 38).

Sontitano: I. M. nella S. Scrittura. - II. Mariologia. III. Il culto mariano. - IV. Liturgia mariana. - V. Archeologia e iconografia mariana. - VI. Folklore mariano.

## I. M. nella S. Scrittura.

I. La figura di M. nel Vecchio Testamento. Gli scrittori cristiani antichi e la letteratura liturgica utilizzano con grande larghezza il Vecchio Testamento per illustrare i privilegi e le virtù di M., trattando testi, figure e fatti "con una certa libertà" (cf. cost. apost. Munificentissimus Deus di Pio XII, 1° nov. 1950) nei riguardi della esegesi letterale-storica e agli effetti di una rigorosa prova teologica.

Va ricordato specialmente che, fin dal sec. II, M. Vergine viene presentata dai ss. Padri come "nuova Eva" (cost. apost. cit.). A molte altre figure fa appello la letteratura mariana, p. es. : il roveto ardente (Ex. 3, 2), che ardendo senza consumarsi rappresenta M. che concepì e diede alla luce il Figlio senza detrimento della sua verginità; l'arca dell'allianza, di legno incorruttibile come il corpo di M.; il vello di Gedeone (Iudc. 6, 37-38), che riceve la rugiada dal cielo come M. dal cielo ebbe suo Figlio; la sposa del Cantico dei Cantici (v.); il giardino recinto (Cant. 6, 12) e la fontana sigillata (ibid., 4, 12), fi-

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(Jes. Pizz)
MADONNA TRA ANGELI
Opera di Piero della Francesca (particolare) - Milano, Pinacoteca di Brera.

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![img-18.jpeg](img-18.jpeg)
(mt. Giordani)
Marla, santissima - L'episodio convenuto da ogni parte del mondo per la proclamazione del dogma dell' Assunta assiste al Pontificale in S. Pietro (10 nov. 1930) - Roma, basilica di S. Pietro.
gure della verginità di M. I testi sulla Sapienza (Prov. 8, 22-31; Ecrli. 34, 5-31) e il salmo 44 ( e b r .45 ) alimentano notevolmente la liturgia, senza parlare degli spunti e applicazioni mariane offerte dalle nobili figure di donne come Sara, Debora, Giuditta, Ester. Questi motivi fioriti sui testi dalla ricchezza del pensiero teologico e della spiritualità, nulla tolgono al valore preciso delle vere e proprie profezie messianiche relative alla Madre del Salvatore.

La prima ed anche la più discussa è quella contenuta nel Protoevangelo (v.), dove "l'inimicizia" posta fra Dio e "la donna" (Gen. 3, 15), fra la discendenza della donna e quella del Serpente-Satana, è una inimicizia evidentemente morale (vittoria sul peccato) e, dovendosi risolvere con la sconfitta del serpente, suppone qualità e poteri che Eva, travolta quando era in possesso dei massimi doni di Dio, tanto meno poteva personalmente dimostrare dopo la colpa e le sue funeste conseguenze.

Da queste misteriose lontananze emerge nettamente sull'orizzonte messianico, al tempo di Isaia ( 734 a. C.), la figura della Vergine-Madre dell'Emanuele (Is. 7, 14; v. emanuele), e la profezia è esplicitamente citata da Mt. 1, 22 in diretta relazione con M. Per assicurare il re Achaz (v.) dell'aiuto di Dio, il profeta gli propone un "segno" dal Re ipocritamente rigettato. Il miracolo rifiutato sarà ugualmente concesso : "Ecco la Vergine concepisce e partorisce un figlio e gli pone nome Emanuele». I tentativi fatti per vedere nella Vergine una donna qualunque, anonima, simbolica o identificabile fra le contemporanee di Isaia, non tengono conto della solennità dell'oracolo (introdotto da un "Ecco"), del mistero che l'avvolge, della drammaticità dell'ora e del contesto. La Vergine è specificata dall'articolo, il quale non esige che il soggetto sia noto agli uditori: la Vergine è determinata in sé e nella visione del profeta, pur sfuggendo ad una precisa identificazione da parte degli ascoltatori. L'uso della Bibbia ebraica (Gen. 24, 43; Ex. 2, 8; Cant. 1, 2 e 6, 7; Ps. 68 [67], 26; Prov. 30, 18-19) fa dare al sostantivo "almáh il senso di una giovane donna non sposata, che si deve supporre intatta, come intesero, prima di ogni interessata polemica con i cristiani, i Settanta, che tradussero dot{η} náp θ ε v o c. Se la Vergine doveva diventare madre secondo le leggi della natura "tutta la sua grandezza consisterebbe nell'essere madre del Messia, conseguentemente, perché designarla secondo il precedente stato di verginità, al quale nessuno pensa e che non ha importanza?" (A. Condamin, Le livre d'Isaile, Parigi 1905, p. 69). Achaz aveva creduto di dover provvedere con i mezzi umani alla saldezza del trono di Giuda; ma la "casa di David" (Is. 7, 13) non deve dubitare dell'assistenza divina, perché dovrà dare al mondo il Messia, il quale, peraltro, nascerà da una Vergine, senza concorso d'uomo (cf. S. Garofalo, L'Emanuele, in Il Regno, Assisi 1942, pp. 43-46).

Il profeta Michea, contemporaneo di Isaia, parlerà
anch'egli di "quella che deve partorire "il "dominatore in Israele" il quale nascerà nell'umile villaggio di Betlemme (Mi. 5, 1-2; Volg. 5, 2-3). Il difficilissimo testo di Ier. 31, 22, nella traduzione di s. Girolamo: "Creavit Dominus novum super terram: femina circumdabit virum", si riferirebbe alla concezione verginale del Salvatore: interpretazione comune a partire dal medioevo e sostenuta anche da esegeti moderni (Knabenbauer, Trochon, FilJion, ecc.) - per altra via sostiene il senso messianico G. Closen (in Verbum Domini, 16 [1936], pp. 295-304) - ma i più recenti commentatori cattolici (Condamin, Tobac, Nötscher, Clamar, Ceuppena, Dennefeld) ritengono che manchi una interpretazione tradizionale, nel senso teologico, del testo, il quale filologicamente e contestualmente assumerebbe altro significato e valore.
II. La vita di M. negli scritti del Nuovo Testamento. - 1. Durante l'infanzia di Gesù. I dati biografici e i testi per una diretta intelligenza della vita e della personalità di M. si trovano nei quattro Vangeli, e soprattutto in Matteo e Luca, i più ricchi di notizie sui primi anni di Gesù. La relativa scarsità di questi dati e testi nei narratori ispirati della vita di Gesù, trova la sua spiegazione non nel minore interesse o nella considerazione secondaria in cui essi ebbero la Madre del Figlio di Dio, ma nelle esigenze della catechesi apostolica raccolta nei loro libretti. La testimonianza (cf. Act. 1, 8, 22 ; 2, 32-3, 15 ; 5, 32 ; 10, 36-43) dei Dodici insisteva sui detti e sui fatti della vita pubblica di Gesù per estrarne gli insegnamenti fondamentali e rilevarne gli accenni polemici e la dimostrazione concreta della natura e dei poteri divini del Maestro, mentre i racconti della Passione e della Risurrezione tendevano ad offrire le estese prove dei due avvenimenti rivelatori del significato di tutta la vita del Cristo. Una maggiore attenzione al contenuto messianico ed ai riferimenti profetici della vita di Gesù indusse Matteo a raccogliere alcuni episodi dell'infanzia del Cristo, che sono completati dai racconti di Luca, il quale si assunse il compito di storico ordinato e diligente della vita di Gesù fin dal suo inizio (Lc. 1, 1-4).

Le circostanze di questi fatti assegnavano ovviamente a M. un posto di primo piano, ma dai racconti evangelici risalta chiaramente l'importanza che i loro autori, avari di parole, attribuiscono alla presenza e alla partecipazione della Vergine. I due rilievi di Luca (2, 19. 51), relativi all'attenzione e meditazione di M. durante questi avvenimenti, fanno comprendere che lo storico attinge da lei (v. infanzia di Gesù).

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(per coetesta del Superiore della Casa degli Esercizi del Sorte (Sorre - Roma)
Maria, santissima - Chiesa copta eretta sul creduto sepolcro di M. al Getsemani - Gerusalemme.

I dati propriamente biografici dei Vangeli su M. si limitano alle indicazioni del nome di lei (Lc. 1, 27), della sua condizione di Vergine, sposa di Giuseppe (v.), un artigiano della casata del re David; dell'abituale dimora a Nazareth, villaggio di Galilea (Lc. 1, 26-27; Mt. 13, 55); delle modeste risorse della famigliola (Lc. 2, 24). Si parla esplicitamente della parentela di M. (Elisabetta: Lc. 1, 36 e i « fratelli» di Gesù [v. fratelli di Gesù]), e implicitamente della sua discendenza dalla famiglia di David. L'apposizione a della casa di David" in L c. 1, 27 secondo la grammatica va riferita a Giuseppe, ma le parole dell'Angelo e della stessa M. (ibid. 1, 32, 69) su Gesù «figlio di David "suscitato "nella casa di David", dal momento che la sola M. ha parte nella generazione di Gesù «secondo la carne" (Rom. 1, 3), venivano già dagli antichi (Tertulliano, De carne Christi, 22: PL. 2, 373, 378, 391, 521, 834, e specialmente s. Agostino, Contra Faust., 23, 3-4, 8-9: PL 42, 468, 470 sgg.) intese nel senso che anche M. apparteneva a quella stirpe regale, sebbene il requisito della discendenza davidica, essenziale per la qualifica messianica di Gesù, sia assicurato dalla genealogia di Giuseppe, che, di fronte alla legge, trasmetteva a Gesù la sua condizione civile.

Nulla si dice dei genitori di M. (v. anNa e gioacchino), del luogo di nascita (v. nativitì di m.), degli avvenimenti precedenti allo sposalizio (v. presentazione). Fin dall'inizio M. è come isolata nel Vangelo e assorbita dalla sua missione di Madre di Gesù. Se i genitori di lei hanno voluto, nell'imposizione del nome, esprimere, secondo l'uso antico, i propri auguri e le proprie speranze sulla neonata, l'etimologia potrebbe contribuire a rilevare questi sentimenti; ma forse il nome M. fu semplicemente scelto in ricordo della sorella di Mosè (v. maria), la profetessa cara alla devozione degli Israeliti.

Con l'episodio dell'Annunciazione (v.), M. entra in pieno nel Vangelo. I racconti combinati di L c. 1, 26-38 e Mt. 1, 18-25 permettono di concludere che il messaggio celeste le fu comunicato nel tempo, ordinariamente un anno, che decorreva tra lo sposalizio, che per gli Ebrei
aveva gli effetti giuridici del Matrimonio cristiano ( mathrm{Fi}- lone, De leg., specialmente 3, 12, 72), e l'effettiva coabitazione dei coniugi (Mt. 1, 18; 20, 24).

Recentemente è stata rimessa in onore un'antica esegesi, secondo la quale, al tempo dell'Annunciazione, M. e Giuseppe avevano già iniziato la vita in comune; ma la filologia e i costumi giudaici dànno finora maggior credito alla prima interpretazione. L'Angelo saluta M. con gravi parole, che constolano in lei una stabile pienezza di Grazia ( varkappa ε χ ε ρ imath τ ς ι ε ́ v η ) già precedente all'incontro (v. immacolata concezione) e indicano che il Signore sta per affidarle un'ardua missione, impegnandosi a sostenerla con le grazie necessarie (cf. il valore del saluto «il Signore è con te" nella tradizione biblica). Il "turbamento "profondo di M. dimostra ch'essa ha compreso la solennità delle parole dell'Angelo e riflette ( δ ε λ ° γ i ζ ε τ ° ) a che cosa, precisamente, egli intenda riferirsi (Lc. 1, 29). Gabriele le parla con chiare risonanze bibliche (cf. Is. 7, 14) della nascita di Gesù Messia e Figlio dell'Altissimo, e M. replica con una domanda dalla quale il comportamento dell'Angelo esclude ogni venatura di dubbio. La Vergine rivela il suo voto o proposito (v. VERGINTIA di m.) di non aver rapporti coniugali con Giuseppe (la «conoscenza dell'uomo" è un notissimo eufemismo biblico: Gen. 19, 8; Num. 31, 17; Judt. 11, 39) e chiede, praticamente, ulteriori spiegazioni sulle circostanze che accompagnano il prodigio al quale essa crede; quelle circostanze che le dovranno suggerire, tra l'altro, il modo di comportarsi con Giuseppe. Gabriele rimette tutto alla potenza e alla santità dell'Altissimo (Lc. 1, 35) e M., che si ricorderà delle sue parole (ibid. 49), ritiene di dover tacere anche con lo sposo (Mt. 1, 18-22). L'abbandono assoluto alla volontà del Signore (Lc. 1, 38), che M. in qualità di "schiava" (gr. δ ° hat{λ} λ η ) non ha motivo di discutere o contrastare, dà, con il turbamento provocato dalla sua umiltà, la prudenza manifestata nella decisa interrogazione all'Angelo e la purezza rivelata dal suo proposito, un quadro iniziale e già compiuto della profondità della vita interiore di M., alla cui ricchezza spirituale conferitale da Dio aveva già reso omaggio il messaggero celeste.

Da Nazareth, teatro dei fatti precedenti, in seguito alla notizia datale dall'Angelo del miracoloso concepimento di Giovanni Battista da parte di Elisabetta, M. si incammina, probabilmente non in compagnia di Giuseppe, ma con una carovana di parenti o amici, in prossimità di una delle tre grandi solennità che si festeggiano con un viaggio a Gerusalemme, verso la montagna di Giuda per offrire premurosamente (Lc. 1, 39) i suoi servigi all'anziana parente. M. saluta per prima Elisabetta (ibid. 1, 40), ma alla sua voce il Battista sobbalza misteriosamente nel seno della madre, che, a sua volta, "piena di Spirito Santo" (ibid. 1, 41), benedice M. e il Figlio da lei concepite, salutandola Madre del Signore, protestando la sua umiltà davanti a lei ed elogiando la fede di "Colei che ha creduto perché si compirà ciò che le è stato detto" (ibid. 1, 45 secondo il gr.).

Di fronte a quest'anima aperta ai misteri di Dio, nell'intimità squisitamente femminile di cosi delicate confidenze, M. non trattiene più la sua gioia che erompe nel cantico Magnificat (v.) : un impeto lirico nel quale la spontaneità della improvvisazione manifesta un'anima assiduamente nutrita dell'antica fede e dell'antica letteratura del suo popolo. Ma in esso c'è già un annunzio dei nuovi tempi: l'esaltazione dell'umiltà e della povertà (ibid., 1, 48, 51-55) prelude alle beatitudini del Discorso della Montagna (Mt. 5, 1-12; Lc. 6, 20-23) che aprirà la stabile economia della misericordia antica e nuova di Dio (Lc. 1, 55). M. esalta la dignità conferitale dal Signore (ibid. 1, 48), ma a lui riferisce ogni gloria (ibid. 1, 47. 49), riservando a sé una cosciente umiltà (ibid. 1, 48).

Dopo tre mesi di permanenza in Giudea M. tornò a Nazareth. Luca (ibid. 1, 56), ponendo la partenza di M. prima della nascita del Precursore, sembra far credere che M. era assente all'evento, ma l'evangelista è solito

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concludere i suoi racconti con scorci a lunga prospettiva (cf. v. 80; 3, 19 sg.). Gli antichi interpreti occidentali ritenevano che M. fosse rimasta fino a parto avvenuto.

A Nazareth scoppia la breve ed intensa tragedia della perplessità di Giuseppe, messo di fronte alla maternità di M., di cui egli ignorava la causa (Mi. 1, 18-24). M. ha taciuto e tace, memore delle assicurazioni di Gabriele, ed è ancora un angelo che dissipa la pesante ombra dal cuore dello sposo. La solennità della coabitazione (v. 24) conclude in letizia il dramma.

Un edito di Augusto che ordinava il censimento della Palestina obbliga Giuseppe a recarsi a Betlemme di Giudea, città d'origine della casata (v. quirino), e dove sembra che i discendenti di David possedessero beni in condominio(Miênêh, Ta'ibdih, 4, 5). M. è con lui e perché nell'imminenza del parto gli sposi non intendono separarsi, o, più probabilmente, perché anche le donne erano tenute personalmente a fare la denunzia richiesta dal censimento, e M. apparteneva anch'essa alla stirpe di David.

Il racconto della nascita di Gesù pone M. in significativa evidenza (Lc. 2, 16). Tra i particolari dell'evento, l'Evangelista nota che M. prestò personalmente al neonato le prime cure, dal che i Padri dedussero che il parto era avvenuto senza debolezza e dolore (v. VERGINITÀ DI M.). Il riserbo di Luca è delicatissimo in paragone con le narrazioni grossolane e di pessimo gusto degli apocrifi (cf. G. Bonaccorsi, Vangeli apocrifi, I, Firenze 1948, p. 303). Quando i pastori, avvertiti da un angelo, si recarono alla grotta, all'ammirazione del popolo (Lc. 2, 18) Luca oppone il contegno di M. che "riteneva (imperfetto duraturo) in sé queste cose e le meditava nel suo cuore" (ibid. 2, 19). M. confrontava (gr. σ v varphi β δ λ λ 0 v σ α ) le rivelazioni e i fatti approfondendo in letizia ed umiltà la meditazione dei misteri della Incarnazione e della nascita del Figlio. Otto giorni dopo la nascita si ebbe la circuncisione di Gesù (ibid. 2, 21), con la imposizione del nome già rivelato a M. (ibid. 1, 31).

Quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, M. si presenta al Tempio per il rito della purificazione (Lev. 12, 2-8) e del riscatto di Gesù in ottemperanza alla legge sui primogeniti (Ev. 13, 2.11-16). Sebbene la miracolosa natura del suo parto escludesse M. dagli obblighi comuni, essa, restia a rivelare prematuramente i misteri compiutisi
in lei, nella difficoltà di giustificare altrimenti una cla* morosa astensione e per religioso attaccamento alle leggi da Dio date al suo popolo, compie scrupolosamente il rito, e, giovandosi della dispensa concessa ai poveri, sostituisce, nel sacrificio prescritto, una tortora o una colomba all'agnello (Lc. 2, 24). Nel Tempio, il pio Simeone (v.), illuminato dallo Spirito Santo, identifica la natura e il destino messianico del piccolo Gesù con "meraviglia» di M. e di Giuseppe per la straordinaria rivelazione (ibid. 2, 33). Particolare attenzione l'uomo di Dio dimostrò a M. (ibid. 2, 34-35), annunciandole una intima partecipazione al destino di contraddizione di Gesù: una "larga spada" ( ξ · ρ varphi α λ α ) le trapasserà l'anima; la Madre sarà afflitta nella sede più profonda degli effetti ( ξ ∼ χ χ^{′} ) nel constatare le contrarietà e le persecuzioni, culminate nell'ingiusta condanna e nella crudele morte inflitta a Gesù.

Nell'episodio della visita dei Magi (v.), di cui non è facile determinare la cronologia, M. è sola in evidenza (Mt. 2, 11). Fuggiti in Egitto per sottrarsi alla persecuzione di Erode, i tre di Betlemme ritornano finalmente in patria, ritirandosi in Galilea, a Nazareth (ibid. 2, 19-23; Lc. 2, 39).

La lunga parentesi dell'adolescenza di Gesù è interrotta dall'episodio dello smarrimento e del ritrovamento nel Tempio del Fanciullo dodicenne, che aveva accompagnato i genitori a Gerusalemme in occasione di una Pasqua (Lc. 2, 41-51). In questa dolorosa circostanza,
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(10. P.C.A.P.)

Maria, santissima - M. con il Bambino e un personaggio (profeta Isaia o Balaam) che addita la stella. Affresco della seconda metà del sec. II - Roma cimitero di Priscilla
l'ansia di M., la sua pena, il doloroso lamento rivolto al Figlio (ibid. 2, 48), manifestano la delicatezza e la profondità dell'amore materno di lei. Allo stupore (ibid.) per averlo trovato in discussione con i dottori, si unirono le misteriose parole allora pronunziate da Gesù e che M. e Giuseppe "non compresero" (ibid. 2, 50). Soltanto più tardi M. comprenderà fino a che punto suo Figlio dovrà esser libero da legami umani per adempiere la volontà del Padre suo (cf. Mt. 12, 46-50).
M. aspetta il giorno della separazione per ca. 20 anni, durante i quali la piena sottomissione di Gesù e la sua vita, che nulla rivelava di straordinario agli occhi degli uomini (cf. ibid. 13, 55-57; Mc. 6, 2-3), le offrono materia di meditazione, di fede e di dolci memorie (Le. 1, 51).
2. M. durante il ministero pubblico di Gesù. Per questo periodo i testi evangelici sono rari, ma la presenza e l'azione di M. alle nozze di Cana (v.), in occasione del primo miracolo operato da Gesu (Io. 2, 1-11), hanno un significato decisivo. Essa

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Marla, santissima - S. Anna che regge M. bambina; la Vergine col Figlio; e, Elisabetta con a. Giovannino, Alfresco (sec. viII) - Roma, chiesa di S. Maria Antiqua.
partecipa con premurosa sollecitudine al lieto festino e nota la inattesa mancanza del vino; le semplici parole rivolte al Figlio: "Non hanno più vino", a giudicare dalla risposta di Gesù, sottintendevano la sollecitazione a intervenire con soprannaturali poteri. Gesù si rivolge alla Madre con un appellativo di riguardo ("donna e cf. ar. sitt = dama; v. E. Zolli, Christus, Roma 1946, pp. 125-32), sottolineando la gravità della richiesta di M. Dalla voce e dall'atteggiamento di Gesù, M. dovette capire che egli era disposto ad accedere, nonostante tutto, alla sua richiesta, e diede ordine ai servi di attenersi alle disposizioni di Gesù, che, effettivamente, compì il miracolo, non anticipando per questo "l'ora sua" ma concedendo alla Madre una eccezione più significativa di un anticipo. Il fatto rivela la fede di M. nei poteri del Figlio e il rispetto di questo per la Madre, di cui accetta la delicata e decisa intercessione. Giovanni nota che M., dopo l'episodio di Cana, accompagna Gesù a Cafarnao (Io. 2, 12), dove ristettero pochi giorni.

I Vangeli non dicono che M. seguiva di solito Gesù nelle sue peregrinazioni apostoliche, sebbene la presenza e l'assistenza di altre pie donne ( L c .8,2-3 ) possano lasciar sottintendere ovviamente anche quella della Madre, che, almeno una volta in Galilea, ricerca il Figlio, assediato dalla folla (Mt. 12, 46-49; Mc. 3, 31-33; Lc. 8, 19-21).

Qualcuno annunziò a Gesù la presenza della Madre e dei parenti, e si ebbe la risposta che madre e parente di lui era chi faceva la volontà del Padre. E indiscutibile che M. aveva già dato perfetto esempio di fare la volontà del Padre (Lc. 1, 38) e che quindi i suoi vincoli naturali erano rinsaldati da altri spirituali ed intimi. Altra volta Gesù risponde a un commosso elogio di una donna per la Madre fortunata che aveva portato nel seno e nutrito tanto Figlio, e anche allora Gesù manifesta in quale direzione sia necessario orientarsi per identificare l'esatta misura della grandezza di M. : la sua adesione alla parola
di Dio e la sua dedizione nel metterla in pratica (Lc. 11, 27-28); al gratuito privilegio della maternità di M. corrispose la sua capacità e volontà di amore, di ubbidienza e di sacrificio. Le parole dell'anonima ascoltatrice di Gesù sembrano notare, in Luca, il primo compimento della profezia di M. : "tutte le generazioni mi diranno beata" (Lc. 1, 48). M. ricompare durante la Passione di Gesù, dolente sotto la Croce del Figlio, che le rivolge una delle ultime parole per affidarla al suo discepolo prediletto Giovanni (Io. 19, 25-27). La solennità e gravità dell'ora, il contesto messianico della tragedia, hanno fatto giustamente pensare che le parole di Gesù : "Donna ecco tuo figlio (Giovanni)" siano il segno e il pegno di una più vasta maternità spirituale (v. maternità spiRITUALE DI M.).
3. M. dopo la morte di Gesù. - Della vita di M. con Giovanni (lo. 19, 27) e degli avvenimenti successivi i testi tacciono. Luca, storico dei primi giorni della Chiesa, menziona M. a capo dei discepoli radunati in preghiera, in attesa dello Spirito Santo, dopo l'Ascensione di Gesù (Act. I, 14) : le parole non notano una presenza occasionale, ma presentano M. al centro della vita della Chiesa, naturale fonte e testimone della storia del Figlio, naturale presidente delle assemblee caritatevoli ed eucaristiche (cf. ibid. 2, 42. 46).

Nella maniera consentanca alla loro essenzialità e brevità, le fonti ispirate forniscono, dunque, sufficiente materia di detti, di fatti e di notazioni per mettere in piena luce la Madre di Dio, colma di privilegi e di doni, che tutta la S. Scrittura "ci presenta... unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte" (Pio XII, Munificentissimus Deus del { }¹⁰ nov. 1950).

Bibl.: Oltre ai commentari esegntici ai singoli testi citati, a giustificazione di alcune interpretazioni particolari e per polemiche recenti, cf.: U. Holzmeister, Dominus tecua, in Verbum Domini, 8 (1928), pp. 363-69: 23 (1943), pp. 232-37, 257-62; E. Vogt, De etymologia nom'uis Mariae, ibid., 42 (1948), pp. 163168. Per il tempo dell'Annunciazione: C. M. Perrella, B. Maria Virgo, cum caelestem accepit nuntium, s. Joseph sponsalibus non vero nuptiis iuncta erat, in Discus Thomas (Fiacenza), 35 (1932), pp. 378398, 519-31. Nello stesso senso: U. Holzmeister, De s. Joseph quaestiones biblicas, Roma 1942, pp. 68-79; id., De nuptiis s. Joseph, in Verbum Domini, 25 (1947), pp. 145-49. Per l'altra opinione: D. Frangipane, Utrum B. V. Maria ab Angelo salutata iam in domo Joseph ut contra fuerit, ibid., 25 (1947), pp. 99-211; C. M. Henze, Beatissima Virgo, cum caelestem accepit nuntium s. Joseph non solis sponsalibus sed nuptiis iuncta erat et cum eo cohabitabat, in Discus Thomas (Fiac.), 41 (1948), pp. 46-58. Il posto di M. nella S. Scrittura è direttamente trattato da H. Lesêtre, Marie, in DB. IV, coll. 777-809; V. Me Nabb, Testimonianos del Nuovo Testamento alla Madonna, Brescia 1939; A. M. Vitti, M. segti splendori della teologia biblica, in Civ. Catt., 1942, III, pp. 193201; A. Bea, Das Marienbild des Alten Bundes, in P. Sträter, Katholische Marienkunde, I. M. in der Offenbarung, Paderborn 1947, pp. 23-43; A. Merk, Das Marienbild des Neuen Bundes, ibid., pp. 44-64; F. Couppous, Theologia biblica, IV. De Maria. logia biblica, Torino 1948; A. Robert, La ste Vierge dans l'Anc. Test., in H. du Manoir, M. Etudes sur la ste Vierge, I. Parigi 1949, pp. 23-39; G. Hilton, La ste Vierge dans le Nouv. Test., ibid., pp. 43-68. Tra gli altri innumerevoli studi e le "vite" di M. si raccomandano per una maggiore penetrazione dei testi biblici : R. M. de la Broise, La ste Vierge, 15* ed., Parigi 1924; L. Dumeats, Notre-Dame d'Israël, Juvicy 1936; F. M. Willam, Vita di M., Brescia 1937 (la 4* ed. in preparazione) ; E. Campana, M. nel dogma cattolico, 6* ed., Torino 1944, pp. 791-970; P. C. Landucci, Maria Sima nel Vangelo, ivi 1945; G. Roschini, Vita di M., 3* ed., Roma 1948; C. Cecchelli, Mater Christi, II, ivi 1948; H. D. Rops, I Vangeli dicta Vergine, Torino 1949; S. Garofalo, Le parole di M., 3* ed., ivi 1950.

Salvatore Garofalo
III. L'Apocalisse della Vergine M. - Libro apocrifo connesso con l'Apocalisse o Visione di Paolo (v.); come questa ammette un'attenuazione delle pene dell'Inferno.

Se ne conoscono due recensioni. Una, in greco, fu edita da Rh. James: 'A π α α dot{α} λ ω ρ ς τ tilde{η} ς dot{α} γ i α ς vartheta ε σ τ dot{ω} ε ω α α α dot{α} τ tilde{ω} ν varkappa ε λ α dot{α} α ε ω ν ("Apocalisse della Santa genitrice di Dio intorno alle pene"), in Apocrypha anecdota (Texts and studies, 4), Cambridge 1893: se ne ha un testo armeno, edito dai mechitaristi

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(Anhanon girhh Nor Ketahar anatz, I, Venezia 1898, pp. 388-450 ).

Mentre la Vergine è in orazione sul monte degli Olivi, l'arcangelo s. Michele le mostra le pene dell'inferno. I dannati cristiani la pregano d'intervenire in loro favore, intercedono pure altri santi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Dopo la sua Assunzione la Vergine ottiene dal Figlio suo che i cristiani dannati abbiano riposo nelle feste di Pentecoste per poter glorificare la S.ma Trinità. Questa recensione risale al sec. I2.

Un'altra Apocalisse o Visione di M. Vergine, in etiopico, racconta che mentre questa pregava sul Golgota, all'ora sesta della feria sesta fu rapita al terzo cielo; vide svolgersi il giudizio delle anime, contemplò i regni dell'oltretomba. Ottenne una mitigazione delle pene specialmente per i monaci e gli ecclesiastici dai vesperi della feria sesta sino al mattutino della feria seconda. Questa recensione fu scritta dopo il sec. vir. Edita da J. Chaine: Apocalypsis B. Mariae Virginis, Apochrypha de B. Maria Virgine, III, Visio seu Apocalypsis, in Corpus Scriptorum Christianarum Orientalium, Script. Acth., I* serie, VII, Roma 1909.

Bibl.: E. Amman, Apochryphes du Nouveau Test., in Dils. I. coll. 528-29: G Ricciotti, L'apocalisse di Paolo siriaco, I. Brescia 1932, p. 18.

Piotto De Ambrogio

## II. Mariologia.

Con questo termine si suole designare quella parte della teologia che ha per oggetto M. S.ma. Costituendo una parte integrante della scienza teologica, partecipa del suo carattere scientifico. In questi ultimi tempi, in seguito a non pochi studi sia positivi sia speculativi condotti con metodo rigorosamente scientifico, la mariologia ha ricevuto uno sviluppo che le conferisce una certa autonomia.
I. L'ORIGINE. - I primi germi della mariologia si trovano nella S. Scrittura del Vecchio e Nuovo Testamento, nei tratti sopra riferiti, e nei vari scritti dei Padri della Chiesa.

Presso di questi, nell'epoca antenicena domina il concetto di M., nuova Eva, riparatrice della colpa della prima madre (cf. E. Neubert, Marie dans l'Eglise antenicénne, Parigi 1908). Basti citare s. Ignazio martire, s. Giustino martire, s. Ireneo (cf. J. Garçon, La Mariologie de st Irenee, Lione 1932), «il primo teologo di M.», s. Ippolito romano, Origene (cf. C. Vagaggini, M. nelle opere di Origene, Roma 1942).

Dopo il Concilio Niceno (anno 325), molto contribuirono allo sviluppo della mariologia: s. Efrem (cf. M. Ginnetti, Un precursore di Efeso: s. Efrem e la sua mariologia, Milano 1931), il grande cantore di M.; s. Epifanio, autore della prima monografia sulla Madonna; s. Giovanni Crisostomo; s. Ambrogio (cf. M. Pagnamenta, La mariologia di s. Ambrogio, Milano 1931); il "padre della mariologia occidentale», s. Girolamo (cf. M. Niessen, Die Mariologie des hl. Hieronymus, Münster 1913) e s. Agostino (F. Friedrich, Die Mariologie des hl. Augustinus, Colonia 1907), il quale, per primo, impostò il problema dell'Immacotala Concezione e ne diede una timida soluzione.
II. Lo sVILUPPo. - Il vero sviluppo della mariologia, basata su dati biblici e tradizionali degli antichi Padri, ha inizio in Oriente con la definizione del dogma della Maternità Divina, proclamata contro Nestorio nel Concilio di Efeso del 431. Mentre i Padri antecedenti insistevano sul concetto di M. nuova Eva, i Padri postefesini, nelle loro onrelie, insistono principalmente sulla Maternità Divina, tessera della fede e base di tutto l'edificio mariologico, e anche sulle questioni connesse, particolarmente sulla perpetua verginità, sulla immunità da qualsiasi macchia di colpa e sulla regalità. Incomincia anche l'as-
senzione esplicita della cooperazione di M. alla distribuzione di tutte le grazie.

Dominano in questo periodo s. Cirillo d'Alessandria, preside del Concilio Efesino (cf. Nilo da S. Brocardo, De Maternitate divino B. Mariae semper Virginis Nestorii Constantinopolitani et Cyrilli Alexandrini sententia, Roma 1944), s. Proclo di Costantinopoli, s. Romano il Melode (cf. C. Chevalier, Mariologie de Romanus, in Recherches de science religieuse, 28 [1938], pp. 48-71), s. Modesto di Gerusalemme (cf. L. Carli, L'Eneonium in Dormitinnem S.mae Deiparae di s. Modesto di Gerusalemme, in Marianum, 2 [1940], pp. 386-400), s. Germano di Costantinopoli (cf. M. Jugie, Les hnordies de st Germain de Constantinople sur la dormition de la ste Vierge, in Echos d'Orient, 16 [1913], pp. 219-21), s. Andrea di Creta e s. Giovanni Damasceno, con il quale la mariologia orientale raggiunse il suo fastigio (cf. C. Chevalier, La mariologie de st Jean Damascène, Roma 1936). Dopo il Damasceno, sono degni di special menzione: s. Teodoro Studita (cf. M. Jugie, La doctrine mariale de st Théodore Studite, in Echos d'Orient, 25 [1926], p. 42 I sgg.), Leone il Saggio, Gregorio Palamas, Nicola Cabasilas, Teofane Niceno (cf. M. Jugie, Sermo Theophani Nicanni in S.mam Deiparam, Roma 1935), Giorgio Scholarios, Elia Miniatis.

In Occidente, dal Concilio di Efeso a s. Bernardo, la mariologia era ancora ad uno stadio iniziale. Solo nel sec. xir ebbe inizio un vero sviluppo scientifico, per opera specialmente di s. Anselmo (cf. E. R. Jones, S. Anselmi mariologia, Mundelein 1937), di s. Bernardo (cf. D. Nogues, Mariologie de st Bernard, Parigi 1935), di Eadmero, di Ugo di S. Vittore, di s. Amedeo di Losanna, di Arnaldo di Chartres. Nei secoli seguenti recarono importanti contributi s. Antonio da Padova (cf. G. Rouchini, La mariologia di s. Antonio da Padova, in Marianum, 8 [1946],
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(fot. Galleria a Maori Vaticani)
Maria, santissima - Madonna orante (sec. viI) - Roma, Oratorio di S. Venanzio.

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(fol. E. Richini)
Maria, santissima - M. con il Bambino, Muszico d'arte italo-bizantina (sec. Ix) - Roma, chiesa di S. Prassede, cappella di S. Zenone.
pp. 16-67), s. Alberto Magno (cf. J. Bittremieux, S. Albertus M. Ecclesiae doctor praestantissimus mariologus, in Ephemerides theol. Lovanienses, 10 [1933], pp. 217-31), s. Bonaventura (cf. E. Chietrini, Mariologia s. Bonaventurae, Sebe-nico-Roma 1942), s. Tommaso d'Aquino (cf. G. Roschini, La mariologia di s. Tommaso d'Aquino, Roma 1950), Scoto (cf. C. Balić, Ioannis Duns Scoti doctoris Mariani theologiae Marianae elementa, Sebenico 1933), Raimondo Lullo, Raimondo Giordano, Giovanni Gersone, s. Bernardino da Siena (cf. G. Folgarait, La Vergine Bella in s. Bernardino da Siena, Milano 1939), Ambrogio Spiera (cf. A. Poka, Doctrina Mariana in sermonibus magistri Ambrosii Spiera Tarvisini, Roma 1943), Dionisio Cartusiano, Bernardino de Bustis (cf. F. Cucchi, La mediazione universale della S.ma Vergine negli scritti di Bernardino de Bustis, Milano 1943). La questione della Immacolata Concezione, risolta in senso negativo da s. Bernardo e dai grandi dottori scolastici, fece tali progressi da riportare, verso la metà del sec. xv, un pieno triunfo. Anche la questione della mediazione mariana, da s. Bernardo in poi, ebbe notevoli sviluppi. L'Assunzione di M. in anima e corpo alla gloria celeste, dopo alcuni dubbi sollevati nei secc. ix-xir, dal sec. xir in poi fu comunemente ammessa come certa.

La mariologia aveva raggiunto queste mete, allorché sorse l'opposizione protestantica del sec. xvi. La mariologia tradizionale venne violentemente attaccata da Lutero, Calvino, Zuinglio e loro seguaci. Contro i novatori combatterono valorosamente s. Roberto Bellarmino, s. Pietro Canisio con la sua opera polemica De B. Virgine incomparabili, s. Lorenzo da Brindisi con il suo aureo Mariale (cf. G. Roschini, La mariologia di s. Lorenzo da Brindisi, Padova 1951), G. B. Novati con l'opera De eminentia Deiparae, e il p. Ippolito Marracci, autore di moltissime opere mariologiche, strenuo difensore della Immacolata Concezione.

Dopo l'opposizione protestantica sorse, assai più pericolosa perché più subdola, l'opposizione giansenistica, di cui si possono distinguere tre periodi : quello iniziale,
ossia dei giansenisti di Port-Royal, quello della codificazione dei vari errori giansenistici mediante i famigerati Monita salutaria B. Marine ad cultores suos indiscretos di A. Windenfeldt (messi all'Indice nel 1676), e quello dell'attuazione del Monita salutaria nella riforma liturgica gallicana. Sono da annoverarsi tra i giansenisti Launoy (1603-78), Baillet (1649-1706), Tillemont (1637-1750) e sotto alcuni aspetti anche L. A. Muratori (1672-1750). Combatterono il giansenismo mariologico s. Luigi Grignion da Montfort (1716), s. Alfonso M. de' Liguori (1787), G. Grasset (1618-92), E. Boudon (1624-1702), Bossuet (1628-1704), Bourdaloue (1632-1704), T. Raynaud (15831632), Giorgio De Rhodes (1661), Contenson (1641-74), P. Poiret (1584-1637). Vinto, il giansenismo, { }¹ si profilo l'idea della definibilità dell'Immacolata Concezione, a cui si giunse con la proclamazione di Pio IX nel 1854. Fu quella, dopo la definizione elesina della divina Maternità di M., la seconda pietra miliare della mariologia, un punto di partenza e, più ancora, un punto di arrivo. Nel nuovo periodo ha inizio il progresso rigorosamente scientifico della mariologia, alimentato prima di tutto e in maniera ricchissima dal Magistero ecclesiastico con le sue encicliche e gli altri documenti. Si possono citare di Leone XIII