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 1700 . Egli intuil poi che per girare ostacoli, p. es., una collina, era opportuno impiegare onde di lunghezza assai maggiore di quelle in uso nei laboratori : cosi riusci a trasmettere segnali fino a 2400 m . con una collina interposta. A questo punto M. prese il suo primo brevetto ( 1896 ) e cominciò i perfezionamenti intesi allo sfruttamento industriale del suo lavoro, recandosi in Inghilterra, ove aveva parenti disposti ad aiutarlo. Aveva allora 22 anni.

Dopo una serie di riuscite esperienze sotto gli auspici di sir William Preece, con l'assistenza di rappresentanti della marina e dell'esercito, la praticità del sistema marconiano per trasmissione di segnali fu riconosciuta; venne quindi costituita nel 1897 la compagnia per finanziare le ulteriori ricerche, la quale al 1900 assunse la denominazione di M.'s Wireless Telegraph Company.

Da allora i trionfi non si contano più. Dalla trasmissione a decine di km . in terra e in mare si giunse, il 12 dic. 1901, alla prima trasmissione fra l'Inghilterra e l'America. Tutti i grandi piroscafi si munirono di stazioni trasmittente e ricevente, e parecchi di essi poterono ottenere soccorsi in tragiche circostanze con salvamento di innumerevoli vite umane.

Dalla trasmissione dei segnali si passo
alla trasmissione della parola. Naturalmente a codesto enorme lavoro contribuirono pure numerosi scienziati e organizzazioni di molte nazioni; e, come sempre avviene, non mancarono neppure invidie e lotte di ogni genere. Ma l'intera umanità riconobbe a M. il merito di aver per primo intuito la possibilità e perfezionato la tecnica delle radiotrasmissioni con immensa vantaggio universale. Al dolore per l'immatura morte del grande pioniere partecipò tutto il mondo; per la durata del suo solenne funerale tutte le stazioni radiotelegrafiche e radiotelefoniche del mondo interruppero in segno di lutto il loro funzionamento.

Bibl.: Opere: R. Accademia d'Italia, Scritti di G. M., Roma 1941. Studi: L. Soleri, Storia della radiotelegrafia, Milano 1939; G. Pession, M., Torino 1941.

MARCONI, Rocco. - Pittore, n. probabilmente a Treviso e m. a Venezia poco prima del 13 maggio 1529. Le prime notizie della sua attività risalgono al 1504, ed è segnata con il suo nome una pala ai SS. Giovanni e Paolo di Venezia, raffigurante il Redentore fra i ss. Andrea e Pietro.

L'opera che più gli procurò rinomanza e di cui esistono una dozzina di repliche (a Venezia, Brescia, Roma, Berlino) e innumerevoli copie è la ricca composizione a mezze figure del Cristo e l'adultera (l'esemplare più vivo è quello conservato nell'ex-Palazzo reale di Venezia). Oltre a un S. Giovanni Battista fra i ss. Pietro, Paolo, Marco e Girolamo, in S. Cassiano a Venezia, appare significativa, anche per la perspicuità dello sfondo di paesaggio, la Deposizione all'Accademia di Venezia, che si ritiene ispirata, se non eseguita in parte, da Giovanni Bellini, del quale il M. fu quasi certamente allievo. Non fu insensibile alla grande riforma coloristica di Giorgione, ma le sue tonalità varie e gradevoli si avvicinano piuttosto a quelle di Palma il Vecchio. Nei riguardi compositivi e formali, il M. denuncia una certa fiacca convenzionalità e incoerenza di condotta stilistica.

Bibl.: Venturi, VII, iv, pp. 986-88; anon., s. v. in ThiemeBecker, XXIV, p. 77; E. v. Becker, Die Malerei der Früh- und Hochrenaitvance in Oberitalien. Wildpark-Postdam 1917, pp. 216217; B. Berenson, Pitture italiane del Rinascimento, Milano 1936, p. 292 . Alberto Neppi

MARDIN. - Città situata nella Turchia sudorientale nella regione chiamata Tūr 'Abdîn, che fa capo alle seguenti circoscrizioni ecclesiastiche :

1. Diocesi dei Siri, che conta vescovi cattolici dal 1888, oggi particolare del patriarca antiocheno dei Siri.
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Marconi, Rocco - L'adultera - Venezia, Biblioteca del Palazzo reale.

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Il suo territorio si estende in parte sotto il dominio turco ed in parte nella Siria. Ha 8600 fedeli, 6 parrocchie provviste, 26 sacerdoti, 9 cappelle e 13 scuole.
2. Diocesi degli Armeni. Vi è stato un vescovo cattolico fin dal 1708. L'attuale, a causa delle difficoltà dipendenti dalla legislazione turca, risiede a Bagdad. La diocesi ha 5 parrocchie, 3 chiese, 7 sacerdoti e 2900 fedeli.
3. Diocesi dei Caldei, fin dal 1553. Oggi è rovinato e senza vescovo a causa della politica turca. Vi rimangono 1 chiesa, 1 sacerdote e 400 fedeli.
4. Missione. Il vescovo Egamaon, convertito dal nestorianesimo e diventato nel 1683 vescovo caldeo di M., invitò i Cappuccini nella città.

Questa prima missione dei Cappuccini durò fino al 1800, anno in cui morì l'ultimo missionario: p. Ignazio. La missione fu ripresa dallo stesso Ordine nel 1842. I Cappuccini vi lavorarono con grande zelo e successo nella cura delle anime fra i giacobiti, i nestoriani e gli Armeni, mantenendo una scuola per ragazzi, mentre le suore francescane ne dirigevano una per ragazze. La missione fu distrutta durante la guerra 1914-18.

Binl.: Clemente da Terzorio. Le missioni dei Minori Cappuccini, VI. Turchia asiatica, Roma 1920, pp. 146 sg., 224 sg.; Annuario Pontificio, 1951, p. 284. Guglielmo de Vries

MARDOCHEO (cbr.: Mordhékhaj). - Cugino e padre adottivo di Esther (v.). Israelita, della tribù di Beniamin e del casato di Cis. La sua famiglia fu tra i deportati in Babilonia, con leconia e il profeta Ezechiele, nel 597. M. nacque in esilio ed ebbe il nome babilonese, derivato da quello del dio Marduk.

Abitava a Susa e doveva già avere qualche incarico a corte. Dopo l'entrata di Esther nel harem del re (ca. 484 a. C.), M. continua a vegliare su lei, cui ha suggerito di tener nascosta la sua razza (Esth. 2, 5-11. 15). M. rivela la congiura di due eunuchi contro Serse (ibid. 2, 21 sg.). Rifiuta ad Aman, forse a lui già noto come antigiudeo, gli onori dovutigli come primo ministro, ed Aman fa decretare lo sterminio dei Giudei (ibid. 3, 1-15). M. fa intervenire Esther presso Serse, mentre Aman prepara il supplizio per M. Nella notte insonne il re rilegge gli annali e vede che M. non è stato ricompensato per avergli salvato la vita; decide pertanto di esaltarla ed Aman è costretto a contribuire alla glorificazione del suo nemico. Esther accusa Aman, che è condannato a morte, mentre M. gli succede nella dignità di primo ministro; ed ottiene con Esther la salvezza dei Giudei (ibid. 4-10). Nell'elenco dei dignitari alla corte di Susa, riferito da un testo cuneiforme, si trova un Mardukd, tesoriere, che A. Ungnad identifica con M.

Ugual nome portò uno dei capi del popolo, ritornato dall'esilio con Zorobabel (Ebd. 2, 2; Neh. 7, 7).

Bim.: A. Ungnad, Keilinschriftliche Beiträge zum Buch Esra und Ester, 2. Mordechat, in Zeitschrift für die alttest. Wissenschaft, 58 (1940-41), p. 243 sg.; 59 (1942-43), p. 219; L. Soodagou, Esther (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 4), Parigi 1949, pp. 579 sg., 623-26, 630-35, 640-45, 648-53, 656, 660-63, 665669,681 sgg., 687 sg. Francesco Spadafora

MARDUK. - Il dio nazionale della Babilonia portava il nome di M., di origine sumera, poiché egli era stato nel periodo più antico del paese il dio locale della città di Babele, prima ancora che questa, sotto la prima dinastia, quella di Hammurabi, fosse elevata a capitale del regno.

M. era riguardato quale figlio di Ea, dio della sapienza, dell'acqua, delle arti, ed era anche lui, come suo padre, un dio degli scongiuri e degli incantesimi, capace di tenere in freno i demoni che sempre cercano d'insidiare gli uomini. Quando divenne il dio nazionale, sulla sua persona furono riversate tutte quelle qualità di potenza, eccellenza e primato che i Babilonesi ritenevano spettassero alle divinità più potenti del loro pantheon. Come M. divenne il dio supremo è narrato in forma poetica nella epopea in lingua babilonese che porta il nome di Zodma alif ed è il poema dell'esaltazione di questo dio. M. era invocato specialmente dagli ammalati, atregati ed oppressi quale dio risanatore e salvatore dagli attacchi dei demoni.

BibL.: J. Hehn. Hymnen und Gebete an M., in Beiträge zur Assyriologie, 5 (1902-1906), pp. 279-400; G. Furlani. La religione babilonese e assira, I. Bologna 1928, pp. 198-207; id., Il potere della Creazione (Eudmo elif), ivi 1934. Giuseppe Furlani

MARÉCHAL, JOSEPH. - Filosofo, n. a Charleroi in Belgio il I { }^{°} luglio 1878 , m. a Lovanio l'11 dic. 1944. Entrò nella Compagnia di Gesù il 24 sett. 1895; si laureà in scienze naturali nel 1905; nel 1906 fu membro della Società di scienze naturali di Bruxelles, nel 1932 della Società filosofica di Lovanio. Insegnò nel 1919 e 1920 teodicea, per tre anni psicologia sperimentale, per cinque psicologia razionale: soprattutto storia della filosofia (1919-35).

La sua più nota opera sulla teoria della conoscenza, Le point de départ de la métaphysique, consta di cinque cahiers (effettivamente, volumi : I, 3ᵃ ed., Parigi 1944; II, 2ᵃ ed., ivi 1942; III, 2ᵃ ed., ivi 1942; IV, ivi 1947; mathrm{V}, 2ᵃ ed., ivi 1949), dei quali è soprattutto apprezzato il III, che resta ancor oggi una delle migliori esposizioni del sistema kantiano. Il IV, uscito tre anni dopo la morte del M. (1947), contiene uno studio quasi compiuto su Kant postumo. Nel cahier V è studiato il tomismo nei suoi rapporti con la filosofia critica. Il M., esposta dapprima la teoria tomistica critico-metafisica della conoscenza, mettendone anche in luce ed accogliendone il metodo ed il valore epistemologico, passa poi a trattare più dappresso il problema kantiano : egli afferma che è possibile superare Kant anche accettandone il punto di partenza fenomenale ed il metodo trascendentale. Questo superamento avverrebbe integrando la posizione kantiana con la concezione dinamica del conoscere e del volere nei riguardi dell'Assoluto: riconosciuto Dio come termine della nostra intenzionalità, sarebbe lecito concludere alla soggettività realistica del giudizio umano, in quanto appunto ogni giudizio particolare si riferirebbe a Dio. Questa concezione, indubbiamente originale, ha dato luogo a molte discussioni : particolarmente, in che senso, accettato il punto di vista della Critica della ragion pura, si possa parlare dell'Assoluto ontologico e di una nostra intenzionalità logica nei riguardi dell'Assoluto. Comunemente si ritiene che non giova ricorrere a una iniziale intuizione o quasi intuizione di Dio, che Kant non acceterebbe mai, e che del resto non è naturalmente possibile nell'intelletto umano. Nemmeno può valere il ricorso alla ragion pratica, perché la volontà non tende se non a ciò che è conosciuto dall'intelletto e quindi non può servire a fondare la soggettività prima del conoscere stesso. E neanche sembra valido il ricorso al principio metafisico che ogni tendenza naturale implica l'esistenza reale del suo oggetto, perché, dal punto di vista kantiano, questo principio è messo in questione e non si può metodicamente ricorrere ad esso prima di aver mostrato la legittimità della metafisica. Il problema posto dal M., più che un problema iniziale, sembra un problema ulteriore. Il pensiero neoscolastico suole oggi iniziare il processo epistemologico prendendo netta posizione contro l'arbitrario punto di partenza kantiano, e mettendo innanzitutto in luce, con la fenomenologia e la riflessione filosofica, la naturale apertura della conoscenza umana all'essere.

Il Van Riet in L'épistémologie thomiste (Lovanio 1946), vede nel pensiero del Rousselot e del M. spiccate analogie, e pensa che ambedue dipendono dall'influsso del biondelismo (pp. 263 e 500). In realtà i quattro brani di corrispondenza tra il Blondel ed il M. (Mélanges [v. bibl.], I, pp. 338-53) mostrano una concordia discors: tuttavia sembra che l'osservazione del Van Riet possa essere punto di partenza per una valutazione serena e obbiettiva della vasta opera maréchaliana. Nel congedarsi dai suoi alunni, il M. diceva loro che la teoria del suo cahier V non doveva considerarsi come l'espressione autentica e completa del suo pensiero, il quale avrebbe dovuto determinarsi nel cahier VI, non mai potuto definitivamente stendere e ancora inedito. Quale sia questo pensiero, non è dato fino ad oggi di determinare, ma giova tener presente quanto afferma un suo riguardevole discepolo, il P. A. Hayen, nella sua accurata presentazione (op. cit., pp. 3-

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21). Ad ogni modo si puib fin da ora riconoscere che il cahier V rappresenta fino ad oggi il più ampio studio comparativo tra il tomismo e il kantismo.

Opere principali: Le point de départ de la métaphysique: I, De l'antiquité à la fin du moyen âge. II, Le conflit du rationalisme et de l'empirisme dans la philosophie moderne. III, Le critique de Kant. IV. Le système idéaliste chez Kant et les posthantiennes. V, Le thomisme devant la philosophie critique; Etudes sur la psychologie des mystiques, 2 t.. Parigi 1937 e 1938; Précis d'histoire sur la philos. moderne, t. I, De la Renaissance à Kant, Lovanio 1933. Articoli principali : oltre a quelli dei Mélanges, I: A propos du sentiment de présence chez les profanes et chez les mystiques, in Rev. des questions scientifiques, 63-64 (1908), pp. 527-63; 63-66 (1909), pp. 219-49 e 376-426 (trad. it. di A. Gemelli: Dalla percezione scatibile alla intuizione mistica, Firenze 1913); De la forme du jugement, d'après st Thomas d'Aquin, in Riv. di film. neo-scol., 15 (1923), pp. 156-84; L'aspect dymomique de la méthode transcendentale chez Kant, in Rev. néo-scholast. de philos., 42 (1939), pp. 341-84 (trad. ted. di E. Wingendorf: Der dynamische Gesichtspunkt in der Entwicklung des kantischen transzendeatalen Idealismus, Bonn 1940).

Bim.: Si vedano i Melanges 7. M., 2 voll., Bruxelles e Parigi 1930. Il vol. I, oltre all'elenzo completo degli scritti del M. ed oltre alle bibli, complete, contiene importanti articoli già editi e vari scritti inediti: il vol. II contiene studi di omaggio, filosofici, psicologici e storici.

Francesco Morandini
MARE DI BRONZO. - Vasto serbatoio d'acqua poggiato su 12 buoi di bronzo rivolti a gruppi di tre ai quattro punti cardinali.

Di forma circolare, con un diametro di 10 cubiti ( = ca. 5 m .), una profondità di 5 e una circonferenza di 30, aveva lo spessore di un palmo. Secondo I Reg. 7, 28 contieneva 200 bath, secondo II Par. 4, 5 invece 3000 (ca. 800 e 1200 hl .; un bath = ca. 38 l.). Cifre che appaiono esagerate, né fedelmente trasmesse, anche se il serbatoio si suppone cilindrico o rigonfio al centro; non rispondenti alle dimensioni suddette che suggeriscono piuttosto una capacità di ca. 400 hl . L'orlo del m. di b. s'apriva in forma di fiore di giglio; era affinato e sporgente. Sotto di esso, correvano due festoni di ornati di fiorami in bassorilievo, larghi un cubito, fusi insieme al bacino. Il m. di b. era posto a sud-est nell'atrio dei sacerdoti, tra l'altare degli olocausti e il Santuario. L'acqua che vi versavano i servi del Tempio, attinta da cisterne o da qualche fonte condotta fin là, serviva alle abluzioni rituali dei sacerdoti, alla purificazione dell'altare. Era opera del fenicio Hiram, che ne aveva fuse le diverse parti nella regione del Giordano tra Sochoth e Sarthan (I Reg. 7, 23-26.39.46; II Par. 4, 2-5.10.14 sg.). Dieci conche di bronzo montate su carrelli portavan l'acqua dal m. di b., che era fisso, là dove occorresse (I Reg. 7, 27-39; II Par. 4, 6). Il re Achas sostituì ai buoi di bronzo una base di pietra (II Reg. 16, 17), forse per rispetto al culto assiro per il toro. I Caldei, espugnata Gerusalemme, fecero a pezzi il m. di b. e trasportarono il metallo in Babilonia (II Reg. 25, 13).

Bibl.: H. Lesôtre, Mer d'airain, in DB. IV, coll. 982-87; L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, III, Parigi 1930, p. 109 sg.; E. Raft, Archcologia biblica, trad. ital., Torino 1942, pp. 119. 123; L. Marchal, Les Paralipomènes (La Ste Bible, ed. L. Pirot. 4), Parigi 1949, p. 136 sg.

Francesco Spadafora
MAREDSOUS. - Abbazia benedettina, in diocesi di Namur (Belgio), eretta dall'abbazia di Beuron nel territorio donato dalla famiglia Desclée.

I monaci, ivi giunti il 14 ott. 1872, iniziarono la costruzione del monastero e presero possesso dei primi edifici claustrali il 29 giugno 1876. Il 1° maggio 1878 il monastero fu eretto in abbazia sotto il
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(per carteia del rer.mo p. Abate)
Maredsous - Veduta aerea dell'abbazia.
governo di dom Placido Wolter. La chiesa fu consacrata solennemente il 19 ag. 1888.

Il complesso edilizio, di una grandiosità solenne ma non pesante, ripete le caratteristiche del migliore stile gotico francese. Oltre la chiesa e il convento comprende una scuola abbaziale a indirizzo umanistico (fondata nel 1881) e una scuola di artigianato (notevoli le legature in essa prodotte).

L'attività culturale ha avuto in M. un centro attivissimo. Fin dal marzo 1884 dom G. van Caloen vi fondava il periodico Le Messager des fidèles, che nel 1890 diveniva la Revue bénédictine (v.). Nel 1898 dom G. Fournier dava vita ad un altro periodico, Le Messager de St-Benoît, divenuto nel 1910 Revue liturgique et monastique. Notevoli pure il Bulletin d'histoire bénédictine, iniziato nel 1893 da U. Berlière; il Bulletin d'ancienne littérature chrétienne latine, pubblicato da B. Capelle, e la collana Anecdota Maredsolana, cui ha dato particolare impulso dom G. Morin (v.).

Da M. partirono nel 1895, diretti da dom G. van Caloen, i primi Benedettini restauratori della Congregazione brasiliana, e nel 1899 i fondatori dell'abbazia di Mont-César a Lovanio. Nel 1920 le abbazie di M. e di Mont-César insieme a quella femminile di Maredret (presso M.) si staccarono dalla Congregazione di Beuron e formarono con l'abbazia di S. Andrea presso Lophem (Bruges) la Congregazione belga di Maria Annunziata.

Bibl.: Cottineau, II. col. 1744; alle indicazioni ivi contenute si aggiunge: U. Berlière, Monasticon belge, I. Bruges 1890, p. 27; [C. Marmion], Abbaye de M. [Maredsous 1922].

Alessandro Pratesi
MARELLO, Giuseppe. - Vescovo di Acqui, fondatore degli Oblati di S. Giuseppe, n. a Torino il 26 dic. 1844, m. a Savona il 30 maggio 1895.

Passato a 10 anni ad Asti, vi frequentò il Seminario, e ordinato sacerdote il 19 sett. 1860, attese al ministero sacerdotale, vivo esempio a tutti di zelo attivo e di profonda preghiera. Canonico della Cattedrale, cancelliere vescovile, fu eletto nel 1889 a vescovo di Acqui. La morte lo colse improvvisamente a Savona, recatovisi per la festa centenaria di s. Filippo Neri.

In aiuto dei parroci per il ministero nelle parrocchie e nelle missioni, fondò ad Asti, nel 1870, la Congregazione degli Oblati di S. Giuseppe, che si occuparono anche della gioventù nelle varie istituzioni giovanili. Approvata subito dal vescovo, ebbe l'approvazione anche della S. Sede nel 1909. La causa della beatificazione del M. fu introdotta nel 1948.

Bibl.: A. Rainero, Una perla di Vescovo, Asti 1947; AAS. 40 (1948), pp. 513-15.

Celestino Testore

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MARENZIO, Luca. - Musicista, n. a Coccaglio (Brescia) ca. il 1553, m. a Roma il 22 ag. 1599. Allievo di Giovanni Cotino, maestro di cappella nella cattedrale di Brescia, dal 1586 al 1589 fu in Polonia al servizio del re Sigismondo III, che lo tenne in grandissima considerazione.

Ritornato in Italia, stette per qualche tempo in Firenze presso Ferdinando de' Medici; poi venne a Roma (1591), dove fu maestro di cappella, prima del card. d'Este e poi del card. Cintio Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII. Nel 1595 fu nominato cantore della Cappella musicale pontificia; ma dopo 4 anni mori e fu sepolto nella chiesa di S. Lorenzo in Lucina.

Compositore assai fecondo, della sua produzione molto i andato smarrito; ma si conservano 9 libri di madrigali a 5 voci ( 1580-89 ); 6 di madrigali a 6 voci ( 1582-91 ); 2 di madrigali a 4 e a 6 voci ( 1588 ), oltre a madrigali spirituali a 5 voci (di cui il primo libro stampato con il beneficio del privilegio di papa Gregorio XVI) e 6 libri di villanelle ed arie alla napoletana a 3 voci. Nel 1589 , per le nozze di Ferdinando de' Medici con Cristina di Lorena, compose la musica per l'intermezzo Il combattimento di Apolline con il serpente, su testo poetico di O. Rinuccini : complesso di madrigali drammatici nel contrappunto vocale.

Delle composizioni sacre del M. si hanno i Sacri Concentus a 5 e a 7 voci, le antifone a 6 voci, fra cui famosa quella per s. Cecilia: Dum aurora finem daret; i mottetti per tutte le festività dell'unno ecclesiastico a più voci, fra i quali sono da segnalare l'Innocentes pro Christo infantes e l'Estote fortes in bello.

Il M. seppe assimilare e rielaborare con originalità le innovazioni dei diretti discepoli di A. Willaert e assorbire, senza rinnegare la sua formazione originariamente veneziana, gli insegnamenti della scuola romana, allora illuminata da G. Pierluigi da Palestrina. L'espressività raffinata e la schietta, appassionata cantabilità, gli fece dare dai contemporanei l'appellativo di "divino". Dei madrigali, allora in grande onore, può essere considerato uno dei più illustri cultori; sono, infatti, pieni di grazia, pervasi di calore e spontanei; i madrigalismi che vi affiorano sono equilibrati e graziosi; e vi si trova un cromatismo che dona alla polifonia un caldo soffio di lirismo. Ed egli afferma di averli composti «con maniera assai differente dalla passata, havendo, et per l'imitatione delle parole et per la proprietà dello stile, atteso a una mesta gravità ".

BibL.: F.X. Haberl. L. M., in Kirchenmusik. Jahrb., 3 (1900), pp. 55-40; P. Guerrini, L. M., in S. Cecilia, 9 (1908), pp. 26-31; id., Le prime composizioni sacre di L. M., in La critica musicale, I (1918), p. 216; H. Engel, L. M., in Rassegna musicale, 10 (1930), pp. 12-20.

Lavinio Virgili
MAREOTTI, Trebazio. - Teologo, apostolo popolare, dei Minori Conventuali, n. nella prima metà del sec. xvi a Penna S. Giovanni (Marche), m. ad Assisi il 3 ag., non 1° ag., né 28 dic., 1599.

Il suo vero cognome fu spesso presentato in forme errate (Mariotti, Marecoccio, Macrotti ecc.). Controversista e maestro di teologia, fu dapprima lettore a Camerino, poi baccelliere nello Studio di Padova (ca. 1577), reggente a Cremona ( 1582 ) e a Milano (ca. 1584-86), quindi commissario della nuova Confraternita dei Cordigeri ( 1587 ) e guardiano a Torino ( 1590 ). Quivi fu molto apprezzato da Carlo Emanuele, che lo nominò suo «dottore teologo" e predicatore di corte, e ancora, con patenti del 29 gran. 1590, professore di S. Scrittura nell'Università torinese.

Nel frattempo il M., di vita suaterissima, aveva attraversato a piedi scalzi l'Italia, apostolo popolare «di maravigliosa eloquenza e singolar dottrina»; per due volte fu pure custode del sacro convento di Assisi ( 1584 , e 1594-95). Invitato già nel 1592 dagli arcivescovi di Avionone e Bezançon, con speciale autorizzazione pontificia del 7 marzo 1598, il M. si recò in Francia per erigere e propagare il Terz'ordine, e continuare il suo apostolato. Bi ritirò nel sacro convento di Assisi l'anno seguente, e vi mori in grande fama di santità.

Tra i suoi scritti sono da ricordare: Pentalogium peripateticum... in aliquot Averroistas, de forma novissima et hominis specifico... (Padova 1577); Eccellentissimi discorsi... (Torino 1603, postumi); Discorsi spirituali sopra l'oratione domenicale (ivi 1590 , sono in n. 50 ).

Bibl.: G. Franchini, Bibliografia di scrittori franc. convenuali, Modena 1693. pp. 556-57; Sbarales, III, pp. 141-42; G. Colucci, Antichità picene, III, Fermo 1783, p. 122; F. A. Benoffi, Memorie minoritiche dal 1560 al 1776, in Miscell. franc., 33 (1923), p. 91; id., Memorie storiche della prov. delle Marche, ibid., 42 (1942), p. 134; F. Babinvelli, Il servo di Dio p. T. M., O.F.M. Conv. (m. 1595), in Miscell. franc., 49 (1949), pp. 403-13.

Lorenzo Di Fonzo
MARESA. - Città della Giudea (Jos. 15, 44) fortificata da Roboam (II Par. 11, 8). Nel tempo greco fu abitata da Edomiti e conosciuta sotto il nome di Marisa o Marissa. Giovanni Ircano nel 1 io l'assoggettò, ma nel 63 a. C. Pompeo la rese di nuovo città libera. Fu distrutta nel 40 a. C. dai Parti.

Eusebio (Gnomass., 130, 10) l'indica a 2 miglia da Eleuteropoli ( = Bejt Gibrín), e da Bliss fu identificata con Tell Sandahannah. Quivi Bliss e Macalister tennero scavi nel 1900, ritrovando tra l'altro monete dei Tolomei e due iscrizioni concernenti Arsinoe e Berenice, sposa e madre di Tolomeo IV (222-205). Notevole a Tell Sandahannah è una tomba pitturata (sec. III a. C.), la quale, oltre a recare parecchi nomi che manifestano la loro origine greca, idumea, fenicia e macedone, ha una scena di caccia e disegni di vari animali. La località dal 1948 fa parte dello Stato d'Istaelc.

Bibl.: J. - P. Peters - H. Thiersch, Painted tombs in the necropolis of Marissa, Londra 1905; F. J. Bliss-R. A. Macalister, Excavations in Palestine during the years 1698-1900, ivi 1907, p. 273; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 370.

Bellarmino Bagatti
MARESCA, Antonio Maria. - Scrittore ascetico barnabita, n. a Carovigno (Brindisi) il 24 nov. 1831, m. a Roma il 26 marzo 1891. Entrato nell'Ordine nel 1853, sacerdote nel 1859, insegnò nei collegi del suo Ordine a Teramo, Parma, Bologna. Primo direttore generale dell'Apostolato della preghiera in Italia, iniziò a Parma nel 1864 la pubblicazione del Messaggero del S. Cuore (per due anni adattamento del Messager du S. Coeur francese), poi indipendente.

Nel 1887, in occasione del giubileo sacerdotale di Leone XIII, al Messaggero M. aggiunse Il devoto del S. Cuore, rassegna mensile delle opere e del culto del Cuore di Gesù, e il Rosario vivente in foglietti volanti che giunsero alla tiratura di 30.000 copie mensili.

Sono pure istituzioni del p. M. le Pie Unioni delle Oblate del S. Cuore di Gesù e dei Sacerdoti del S. Cuore di Gesù, l'alunnato ecclesiastico dei Giovani Apostoli del S. Cuore di Gesù per le vocazioni povere dell'Italia meridionale (1874), chiuso poi per insufficienza di mezzi, l'Associazione del 33 anni in onore di Gesù (1879), il fervido movimento di consacrazione delle famiglie e la supplica a Pio IX per la consacrazione delle diocesi d'Italia e poi di Roma e del mondo al Cuore di Gesù, i primi lavori per la costruzione del tempio votivo del S. Cuore a Castro Pretorio, continuato poi e condotto a termine dai figli di s. Giovanni Bosco. Morendo, p. M. lasciava la sua opera al confratello p. Vitale, il quale la

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(fot. Gab. fat. nas.)
In alto: S. MARGHERITA MARTIRE. Episodi della vita. Maestro della S. Cecilia (principio del sec. xiv) - Montici, chiesa di S. Margherita. In basso: MORTE DI S. MARGHERITA DA CORTONA. Dipinto di M. Benefial (prima metà del sec. xviII) - Roma, chiesa di S. Maria in Araceli.

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(per curtesia di mons. A. P. Frutas)
In alto: PIO IX DEFINISCE IL DOGMA DELL' IMMACOLATA. Particolare dell' affresco di Francesco Podesti - Vaticano, Sala dell' Immacolata. In basso: PIO XII DEFINISCE IL DOGMA DELL'ASSUNZIONE - Roma, basilica di S. Pietro.

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diresse per altri venticinque anni, più movimentati e più pratici; finché dal 1917 la direzione generale dell'Apostolato della preghiera e del Messaggero, cessando le sue pubblicazioni Il devoto, passo anche per l'Italia ai Gesuiti che ancora la conservano presso la loro chiesa del Gesù.

BibL.: G. Semeria, Cenni necrologici del p. M., Roma 1891: E. Casnani, I Barnabiti e il S. Cuore, Roma 1922: G. Boffito, Scrittori barnabiti, II. Firenze 1933, pp. 418-24; G. Venturini, Nazze di diamante (dell'A. d. P.), Roma 1941 (articoli di p. Manzini, pp. 232-40, e di p. Venturini, p. 248 sgg.).

MarEsgalco, Giovanni : v. buoncongiglio, giovanni.

MarEsgiallo di Santa ROMANA CHIESA e CUSTODE DEL CONCLAVE : v. famiglia pontificia.

MARET, Henni-Louis. - Teologo, n. a Merqueis il 20 apr. 1805, m. a Parigi il 16 giugno 1884. Ordinato nel 1830 , si rese famoso per un Essai sur le pantheisme dans les sociétés modernes (Parigi 1839), che gli valse la cattedra di dogmatica alla Sorbona, e per la Théologie chrétienne (ivi 1844).

Durante il secondo Impero sostenne la politica religiosa di Napoleone III, che lo avrebbe voluto vescovo di Vennes, ma Pio IX si limitò a conferirgli una diocesi titolare, anche in vista dei sentimenti liberaleggianti e gallicani del M. Infatti egli prese posizione contro la proclamazione del dogma dell'infallibilità pontificia, dando successivamente alle stampe due libri assai discussi, Du concile général et de la paix religieuse e Le pape et les évêques (Parigi 1869), e durante il Concilio Vaticano fu tra i pochi a votare contro la definizione dogmatica, per quanto poi si affrettasse a sottomettersi alla maggioranza dei suffragi. Un'altra battaglia da lui vivacemente condotta e parimenti perduta fu quella per ottenere il riconoscimento della S. Sede alle facoltà teologiche istituite dal governo francese nelle pubbliche università.
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MARGARITONE da AREZzo. - Pittore, ricordato in un documento del 1262. Il Vasari attribuì a lui anche una vasta attività di architetto e scultore assegnandogli opere certo eseguite da altri.

Dipinse egli invece numerosissime tavole con fare piuttosto rozzo e laboriosi manierismi, di disegno e lumeggiature di origine orientale, firmandole spesso col nome di Margarito. Si ricordano di lui alcuni paliotti dipinti con l'immagine della Vergine, quali quello della Galleria nazionale di Londra (n. 564), l'altro della chiesa di S. Margherita d'Arezzo e l'altro ancora della chiesa di Montelungo
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(per curticia dei pref. A. O. Quintaville)
Mangherita, santa - Storie della Santa. Bilanci in marmo (ca. 1180) - For-
novo di Taro, chiesa di S. Maria Assunta.
presso Terranova Bracciolini. Anche in S. Maria delle Vertighe presso Monte S. Savino è un paliotto in parte ridipinto da M.

Più famose tuttavia le sue immagini di S. Francesco da lui raffigurato frontalmente come un asceta orientale. Da citare quella della Pinacoteca d'Arezzo (riprodotta a colori alla v. francesco), l'altra della Pinacoteca Vaticana, quella nel S. Francesco di Castiglion Fiorentino, l'altra che è nel Museo civico di Montepulciano e quella che è a Roma in S. Francesco a Ripa.

Bibl.: P. Toesca, Storia dell'arte, Torino 1926, p. 992; Weigelt, s. v. in Thieme-Becker, XXIV, pp. 88-89; R. van Marle, The development of the Italian Schools of painting, I. L'Aia 1932, pp. 327-33; E. Lavagnino, L'arte medievale, Torino 1936, pp. 239-30.

Emilio Lavagnino
MARGHERITA, santa. - Molto venerata nell'antichità e nel medioevo come una dei santi ausiliatori (v.) ed in modo particolare per le partorienti. E commemorata dai greci il 17 luglio con il nome di Marina, e dai latini il 20, con il nome di M. e come martire di Antiochia. Incerte ed oscure sono le notizie della sua vita e del suo martirio; probabilmente peri nella persecuzione di Diocleziano.

La Passio, molto favolosa, si ricollega ad una serie di scritti leggendari aventi come personaggio principale una martire Pelagia di Antiochia. - Vedi tav. V.

Bibl.: Acta SS. Iulii, V. Parigi 1868, pp. 24-45: Synaxarium Constantinopolitanum, p. 825; H. Delehaye, Les légendes hagiographiques, 3⁴ ed., Bruxelles 1937, pp. 186-94; Martyr. Romanum, p. 297.

Agostino Amore
MARGHERITA di Baviera, beata. - Duchessa di Lorena, n. nel 1373 da Roberto III conte palatino di Renania, poi imperatore di Germania ( 1400 ) e da Elisabetta di Hohenzollern-Nürnberg, m. a Sierck il 27 ag. 1434. Sposò nel 1393 Carlo II, duca di Lorena (m. nel 1431), dal quale fu trascurata e abbandonata. Nella sofferenza si santificò sotto la guida di Adolfo di Essen, priore della certosa di Marienfios, che essa aveva fondata vicino a Sierck.

Le si attribuiscono fenomeni di bilocazione, specie durante la battaglia di Champigneulles (1407). Divenuta vedova, si dedicò totalmente alle opere di bene. Fu sepolta nella collegiata di S. Giorgio a Nancy. Era stata amica di s. Giovanna d'Arco e di s. Coletta che aiutò a fondare le Clarisse di Pont-à-Moussan. Il p. Rader la chiama beata.

Bibl.: M. Rader, Bucaria Sancta, III, Monaco 1627, p. 162: J. M. Curicque, Essai historique sur la vie de la bienheureuse princesse Marguerite de Bavière, Meta 1899, 1862, 1863, 1864; E. Martin, La bienheureuse Marguerite de Bavière, Nancy 1929. Silvano Pidoux de la Maduère

MARGHERITA (ANTONIAZZI) da CANTIGA. - Vergine piacentina, detta la Devota, n. a Cantiga (Costageminiana) il 9 marzo 1502, m. a Cabern il 21 maggio 1565 .

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Perduti i genitori, si consacrò a Dio con voto di perpetua verginità (1524) e si dedicò interamente al servizio dei poveri e degli appestati, assistita dalla Madonna e da s. Rocca, di cui pure era devotissima. Per ordine della Madonna e con il concorso dei fedeli, convinti da straordinari prodigi, edificò a Cabera una chiesa dedicata all'Annunciazione nel 1533, e presso la chiesa un monastero, nel quale si chiuse, con altre vergini.

Nel 1599 le "Margheritinc" vennero trasferite a Compiano e assoggettate alla Regola di s. Agostino. Il monastero fiorì sino alla bufera napoleonica. La memoria della Devota rimane sempre viva nel suo popolo. Il processo per la sua beatificazione fu iniziato nel sec. xvI.

Bibl.: Processo Devotse Margaritoe Antoniazzi a Cantiga Costae Cominianae ann. 1618-10 (ms. nell'Archivio parrocchiale di Costageminiana); Vita della Devota M. da Cantiga, tratta dai processi compilati sotto i rev.mi municipnari Rongoni e Linati, versovi di Piacenza, negli anni 1618-10, Borgotaro 1875, Piacenza 1923, Modena 1930; cf. anche Civ. Catt., 9a serie, 1871, viII, p. 84.

Felice da Mareto
MARGHERITA di Città di Castello, beata. Terziaria domenicana, detta la cieca della Metola dal borgo ove n. nel 1287. Per implorare la grazia della vista, i genitori la condussero nella vicina Città di Castello, alla tomba di un francescano (forse il b. Giacomo), morto nel 1306, in odore di santità, e ve l'abbandonarono. Raccolta e nutrita a turno da povere donne del luogo, visse dedita alla penitenza e alla meditazione, operando vari miracoli che si ripeterono numerosi dopo la sua morte ( 13 apr. 1320).

Per volere del popolo ebbe onorata sepoltura nella chiesa di S. Domenico. Nel suo cuore furono trovate tre perle che sembravano scolpite con le immagini della S. Famiglia (stigmatizzazione plastica). Il suo culto fu permesso da Paolo III il 28 ott. 1609. Precorse nella sua preghiera il culto di s. Giuseppe.

BibL.: Acta SS. Apellis, II, Anversa 1675, pp. 21-36; Vita, in Anal. Boll., 19 (1900), pp. 21-36; T. Caffarini, S. Caterina da Siena, con pref. di H.-M. Laurent, Siena 1938, p. 38, n. 2 con bibl.: H.-M. Laurent, La plus ancienne légende de la b. M. de C. di C., in Arch. Fratr. Praed., 10 (1940), pp. 109-31.

Renata Orazi Ausenda
MARGHERITA da Cortona, beata. - N. nel 1247 a Laviano, allora in diocesi di Chiusi, m. a Cortona il 22 febbr. 1297, e perciò detta da C. Rimasta
orfana di madre, incompresa dalla matrigna, avvenente e molto sensibile, fu raggirata da un giovane nobile di Montepulciano di nome Arsenio che, con la speranza di un vicino matrimonio, la indusse a seguirlo a Montepulciano, dove le nacque un figlio. Rimasto ucciso Arsenio tragicamente, fu colpita dalla Grazia divina e, riparati gli scandali dati, si stabili a Cortona, accolta con amore da alcune nobili donne.

Scelti per diastori della sua coscienza i Frati Minori del Convento di S. Francesco, fu ammessa, dopo una prova di tre anni, nel Terz'ordine francescano. Si dedico nel frattempo all'educazione del figlio, che poi si fece frate minore, e specialmente all'esercizio dalla carità verso i malati, fondando anche un ospedale ed associandosi alcune pie donne che li assistessero, dette le Poverelle, travolte nella soppressione napoleonica. Intanto il Signore la ricolmava di grazie speciali, estasi, visioni e rivelazioni, che ella per obbedienza manifestò al suo confessore frate Giunta Bevegnati dei Frati Minori, che le ha conservate nella Legenda beatae Margaritoe. Questa è la fonte principale e più sicura per la vita della Santa. Il Wadding nei suoi Annales (v. bibl.) e la liturgia hanno fatto di M. prima della sua conversione una donna pubblica, diventata poi la Maddalena serafica. Ciò è storicamente falso. M. fu solo unita irregolarmente con un uomo. Leone X nel 1315 permise la festa a Cortona e diocesi, che Urbano VIII estese nel 1623 all'Ordine francescano; fu inserita nel Martirologio romano con decreto di Clemente XI del 13 luglio 1715; fu canonizzata da Benedetto XIII il 16 maggio 1728. Il suo corpo si venera incorrotto nella chiesa dei Frati Minori, detta oggi di S. M., elevata alla dignità di basilica minore nel 1927. La festa si celebra il 22 febbr. - Vedi tav. VI.

BibL.: La Legenda del Bevegnati fu edita la prima volta dai Bollandisti : Acta SS. Februarii, III, Anversa 1638, pp. 298357. 738; poi da Lodovico da Pelago con il testo italiano a fronte, annotazioni e dissertazioni, a Lucca nel 1793 (superba edizione ancora insuperata); fu ristampata da E. Crivelli con le annotazioni e dissertazioni ridotte, Siena 1897. La sola versione italiana fu edita a Roma nel 1838 ed a Siena nel 1942. Bibliografia degli studi: G. Mancini, Note bibliografiche sugli scritti relativi a s. M. da C., in Miscellanea franc., 4 (1889), pp. 133-40; Wadding, Annales, V, pp. 22-27, 418-22. Biografie moderne non mancano, ma quasi tutte di carattere divulgativo; G. Lorini, Vita di S. M. da C., Siena 1897; 2a ed. Cortona 1923; F. Cuthbert, A status penitent. The life of s. M. of C., Londra-Chicago 1907; G. Gherardi, Storia di s. M. da C., Pistoia 1932; R. M. Pierazzi, Margarita praetinta, s. M. da C., Brescia 1938; O. Montenovesi, I Fioretti di s. M. da C., in Miscell. franc., 46 (1048), pp. 234-93. Riccardo Pratesi

Folklore. - La Santa, protettrice della sua ospitale Cortona e delle penitenti, ha ispirato una "storia " popolareggiante in 53 stanze di "canzone alla corsa ", diffuse attraverso stampe popolari dalla prima metà dell' Ottocento.

La sua vicenda è stata anche più volte portata sulla scena : larghissima popolarità ha goduto una rappresentazione in versi La conversione di s. M. da C. di Aci Drapaneo, pseudonimo del letterato trapanese Bernardo Bonaiuto (1714-84). Questo dramma sacro, che contiene anche una parte in dialetto siciliano, s'è continuato a rappresentare per due secoli e ha avuto molte ristampe.

La festa di s. M. cade il 22 febbr. Nel folklore francese la Santa è spesso erroneamente scambiata con s. Margherita di Antiochia, che si festeggia invece il 20 luglio, e che nel culto popolare sembra aver soppiantato l'antica dea Lucina, in quanto viene invocata dalle partorienti con speciali preghiere e forme di devozione.

Biel.: A. van Gennep, Manuel de folklore français contemporain, III, Parigi 1937, p. 488 e sgg.; G. Giannini, La poesia popolare a stampa nel sec. XIX, I, Udine 1938, pp. 325-26.

Paolo Toschi
MARGHERITA da Faenza, beata. - Mistica vallombrosana, m. centenaria nel 1330. Discepola di s. Umiltà (v.) nel monastero di S. Maria di Faenza, seguì la Santa nel 1280 a Firenze, dove riuscirono a fondare un nuovo monastero nel 1282.

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Nel 1310 successe a s. Umità nel governo della comunita. Dotata di elctti carismi, nelle sue visioni fu partecipe dei dolori della Passione del Signore, che, si racconta, le pose il suo anello al dito. La sua memoria si celebra il 26 ag.

Bim.: Vita, in Acta SS. Augusti, V, 847-51. G. M. Brocchi, Vite de' Santi et Beati Florentini, II, II, Firenze 1752, pp. 1020; A. M. Zimmermann, Kalendarium Benedic., II, Motten 1934, X, pp. 824-27.

Ambrogio Mancone
MARGHERITA d'Angoulême, regina di Na VARRA. - Duchessa d'Alençon, poi regina di Navarra, n. ad Angoulême l'ir apr. 1492, m. ad Odos-en-Bigorre il 21 dic. 1549. Figlia di Carlo di Orléans e di Luisa di Savoia, e quindi sorella maggiore di Francesco I, fu una delle donne più colte ed intelligenti del Rinascimento francese, ammirata e lodata per la vivacità dello spirito e per la finezza del sentire. Ebbe una educazione accurata in ambiente umanistico: alla conoscenza dell'italiano, dello spagnolo e del latino, aggiunse più tardi quella di un po' di greco e di ebraico. Da naturali disposizioni e dall'influenza dell'Umanesimo francese le derivò il desiderio di una religiosità raffinata ed il disgusto per la mondanita religiosa.

Particolare influenza esercitarono su M. due figure dell'Umanesimo religioso francese: il celebre Lefèvre d'Etaples (v.), e Guglielmo Briconnet (v.), vescovo di Meaux direttore spirituale di M., noto per un tentativo di riforma iniziato nella sua diocesi (1518) ed ispirato agli ideali religioso-umanistici dell'epoca.

In un ambiente nel quale l'ideale rimase infatti sempre quello di una riforma energica, ma lontana da ogni scisma, il simbolismo morale veniva a pervadere e quasi a trasformare le credenze tradizionali. P. es., la Vergine appariva nel Miroir de l'âme pécheresse (Alençon 1531), che sollevò critiche violentissime e fu nell'edizione del 1533 condannato dalla Sorbona (condanna ritirata per l'intervento di Francesco I), quasi un simbolo dell'anima purificata; anzi, la stessa fede, ben lontana dal predestinazionismo radicale di Laterza, sembrava quasi identificarsi con "l'illuminazione a cui conchiude la dialettica platonica dell'amore" (Renaudet).

Contribuirono ad immergere M. sempre più in questa atmosfera le vicende di una vita che fu, per tanti aspetti, contraria a quelle che erano le sue disposizioni più intime ed il suo stesso temperamento. Sposata due volte, sempre per ragioni politiche e senza vero amore da parte sua, prima a Carlo III d'Alençon (1509) e poi, vedova nel
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Margherita da Cortona, santa - Tomba di s. M. con storie della sua vita. Opera di scuola pisana (fine del sec. xiv) - Cortona, chiesa di S. Margherita.
contare varie novelle, molte delle quali sono una vivace descrizione dei costumi dell'epoca ed una testimonianza preziosa sul gusto e l'arte del suo tempo.

Bim.: Delle opere di M. esistono solo edizioni parziali, che raccolgono volta a volta i vari generi di produzione. Per le poesie: Les marguerites de la Marguerite des princesas, 4 voll., ed. F. Frank, Parigi 1873; Dernières poésies, ed. A. Lefranc, ivi 1896; Poésies inédites, ed. R. Sturell, Parigi 1914. Per le commedie: Comédies, ed. F. E. Schneegans (Bibl. romanica, 295-99), Strasburgo s. d.; Epîtres et comédies inédites, ed. P. Jourda, Parigi 1927; Théatre prophone, ed. L. V. Saulnier, ivi 1946. Di alcune commedie vanno consultate tuttavia edizioni particolari, p. es., Dialogue en forme de vision nocturne, ed. P. Jourda, Parigi 1926; La cocke, ed. F. E. Schneegans (Singularia, 2), Lipsia-Strabburgo-Zurigo 1936; Comédie de la Nativité de Jésus-Christ, ed. P. Jourda, Parigi 1939; dell'Heptameron numerosissime edizioni. Per le lettere cf. il reportorio cronologico, più sotto citato, di P. Jourda, Edizioni: Lettres, ed. F. Genin, Parigi 1841; Nouvelles lettres, ed. dello stesso, ivi 1842; Lettres, ed. R. Ritter, ivi 1927. - Studi : l'opera fondamentale e tuttora insuperata è quella di P. Jourda. M. d'A. duchesse d'Alençon, reine de Navarre (Bibliothèque littéraire de la Renaissance, 19-26), a voll., Parigi 1930; id., Répertoire analytique et cronologique de la correspondance de M. d'A. (ibid., 21), ivi 1931. Cf. ancora

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L. Febvre, Autour de l'Heptaméron, Parigi 1944; per l'ambiente complessivo: H. Heuser-A. Renaudet, Les débuts de l'age moderne (Peoples et civilisations, ed. L. Helphen-Ph. Sagnac), ivi 1946, pp. 233-42 e passim. Franco Bolgiani

MARGHERITA di Parma. - Figlia di Carlo V, n. a Audenarde nel 1522, m. a Ortona il 18 genn. 1586. Sposò nel 1536 il duca Alessandro de' Medici, e nel 1538 Ottavio Farnese, dal quale ebbe nel 1545 il figlio Alessandro.

Nel 1559 Filippo II le affidò il governo dei Paesi Bassi. M. riuscì ad ottenere il richiamo del Granvelle, e nel 1566 represse la rivolta dei protestanti. L'anno seguente, sostituita dal duca d'Alba, si ritirò in Italia. Tornò nel Belgio dopo la morte di Giovanni d'Austria, sperando di risverse il governo, ma poiché questo fu dato ad Alessandro, lasciò definitivamente il paese e rimase in Italia fino alla morte.

Bibl.: F. Rachfald, M. von P., Statthalterin der Niederlande, Monaco 1898; L. Von der Essen, Alexandre Farnese, I, Bruxelles 1933, passim. Roberto Palmarocchi

MARGHERITA da Ravenna, beata. - N. a Russi (Faenza) nel 1442, m. a Ravenna il 23 genn. 1505. Cioca dall'età di due anni, condusse fin dall'infanzia una vita d'aspra penitenza e di contemplazione. Festa il 23 genn.

Per quattordici anni sopportò con mirabile pazienza una molesta infermità e fu esposta a pessimi trattamenti di malevoli che l'accusavano d'ipocrisia. Riconosciuta poi la sua sincerità e santità di vita, non pochi fedeli si posero sotto la sua guida, dando inizio alla Confraternita del Buon Gesù, della quale dettò le regole, basate soprattutto sulla penitenza e sulla carità del prossimo. Dopo la morte della b. M., la sua discepola b. Gentile, con l'aiuto del p. Gerolamo Maluselli, dalla Confraternità trasse la Congregazione dei Chierici Regolari del Buon Gesù.

Bibl.: Acta SS. Ianunvi, II, Anversa 1643, pp. 548-54; S. Marini, Vite gloriate delle b. M. e Gentile e del p. Dom Gerolamo, fondatori de' Padri del buon Giesù di Ravenna, Ravenna 1617; J. Petin, Dictionnaire agiographique, II, Parigi 1830, col. 1514. Piero Sannazzaro

MARGHERITA del S.mo Sacramento, venerabile. - Mistica carmelitana, al secolo Marguerite Acarie, n. a Parigi il 6 marzo 1590, m. ivi al Petit Carmel di rue Chapon, il 24 maggio 1660 . Figlia di Barbe Avrillet o Mme Acarie (v. maria dell'incarnazione, beata), entrò il 15 sett. 1605 tra le Carmelitane del Faubourg St-Jacques (Parigi).
«Essa andrà più in là di sua madre», diceva di M. il p. E. Binet (v.). Nutrita delle opere di s. Teresa e dello spirito del De imitatione Christi, mirò sempre al nascondimento. La sua spiritualità era forte e semplice. Dio manifestò la santità di M. con il dono di profesia; Richelieu stesso la fece interrogare dal card. De Bérulle prima di intraprendere l'assedio di La Rochelle. Predisse, in particolare, la morte di s. Giovanna F. de Chantal. Al processo di beatificazione di Mme Acarie, sua madre, la marchesa di Maignelais dichiarava: «La madre M., sua figlia, è più santa ancora». Il p. De Vernon estrasse dalle sue lettere e note spirituali : Conduite chrétienne et religieuse selon les sentiments de la vén. mère Marguerite (Parigi 1641).

Bibl.: H. Bremond, Histoire littér, du sentiment religieux en France, II, Parigi 1923, p. 343 sgg.
Silvano Pidoux de la Maduère
MARGHERITA di Savoia, beata. - Figlia di Amedeo di Savoia, principe d'Acaia, e di Caterina di Ginevra, n. a Pinerolo verso il 1390. Nel 1403 andò sposa a Teodoro II di Monferrato di cui rimase vedova nel 1418. Si ritirò a vita monastica presso le Domenicane di Alba dove m. il 23 nov. 1464. Il suo culto fu confermato l'8 ott. 1669 da Clemente IX. Festa il 27 nov.

Bibl.: F. G. Abaria, Vita della b. M. di S., 2 voll., Alba 1877; C. Testore, Beati e venerabili di casa Savoia, Torino 1928, pp. 23-71; E. Fedelini, M. di Savoia-Acaia - La Grande-, Roma 1940. Francesco Cognasso

MARGHERITA, regina di Scozia, santa. - Pronipote di s. Edoardo il Confessore, n. ca. il ro45, in Ungheria, dove la sua famiglia era esiliata, m. il 16 nov. 1093.

Tornata in patria verso i nove anni, dovette di nuovo esulare con i suoi nella Scozia per la sconfitta subita dagli Anglosassoni ad Hastings da parte di Guglielmo il Conquistatore (ro66). Fu accolto dal re Maleson III, che la ospitò nel castello reale di Dunfermline e poi la chiese in sposa (1070). La nuova regina fu una benedizione per il marito e per il Regno. Malsson, incolto e rozzo, ma di buoni sentimenti, ne subì talmente l'influsso da trasformarsi in un re amabile, umano e pio e diventare uno dei più virtuosi sovrani della Scozia. Ai suoi sudditi, oltre il buon esempio di una vita tutta dedita alla preghiera e ai poveri, consacrò le cure migliori per distoglierli da gravi abusi superstiziosi e scandalosi e richiamarli alla pratica cristiana, radunando vari sinodi, procurando buoni sacerdoti, lavorando essa stessa con le fanciulle della nobiltà a fornire le chiese di paramenti e degli oggetti di culto. Anzi fondò con il marito varie chiese, tra cui quella della Suna Trinità a Dunfermline in cui fu poi sepolta. Saputa per rivelazione divina la morte del marito e del primogenito avvenuta in una spedizione contro Guglielmo il Nasso ( 13 nov. 1093), anche essa vi si preparò : morì tre giorni dopo.

La festa di M. fu estesa a tutta la chiesa da Innocenzo XII il 4 marzo 1693. Festa il 10 giugno.

Bibl.: Acta SS. Innii, II, Parigi 1867, pp. 324-31 (vita scritta dal confessore) ; I. Pinkerton, Ancient lives of Scottish saints, 3 e ed., a cura di W. M. Mencalfe, Paisley 1895, pp. 293322; L. Menzies, St. Margaret queen of Scotland, Londra 1925; J. R. Barnet, Margaret of Scotland, queen and saint, ivi 1926; M. R. Adamson, Gloria e tradizioni della Scozia cattolica; la santa regina M., in Illeutrazione vaticana, 4 (1933), pp. 806-98; Martyr. Romanum, pp. 231-32. Celestino Testore
MARGHERITA d'Ungheria, santa. - Suora domenicana, n. sul finire del 1242 o al principio del 1243 da Bela IV, re d'Ungheria, e dalla principessa greca Maria, m. nel monastero dell'Isola delle Lepri sul Danubio, presso Buda, il 18 genn. 1270. Emulò le virtù di vari membri della dinastia degli Arpád, tra cui quelle della zia s. Elisabetta di Turingia.

A soli tre anni e mezzo fu affidata alle suore di S. Caterina di Vesprimia per esservi educata, e precisamente a suor Olimpiade, nobile vedova. Due volte rifiutò le proposte paterne di matrimonio: la prima, a 7 anni, con il principe Boleslao VI Pobozny, e quanto sembra; la seconda, nel 1260 , con Ottocaro, re di Boemia. Nel 1252 venne condotta con altre monache nel nuovo monastero fondato dai suoi genitori nell'Isola delle Lepri, dedicato alla B. Vergine Maria. Nel 1254 fece la professione nelle mani del Maestro generale dell'Ordine domenicano, Umberto da Romana.

Si può storicamente provare c