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ll'abbazia stessa dalla tipografia e dalla cromolitografia. Altri studiosi degni di menzione furono Anselmo Caplet, Andrea Caravita, Oderisio Piscicelli-Taeggi, Giuseppe Quandel, Ambrogio Amelli, Luigi Vaccari. Non fu trascurata intanto l'attività artistica: nel 1880 fu consacrato il santuario della torre di S. Benedetto; alla sua decorazione lavorarono i monaci artisti della badia di Beuron, che poi, sempre sotto la direzione di d. Desiderio Lenz, rinnovarono del tutto nel loro stile la cripta, consacrata nel 1913. Neppure l'ultima totale distruzione seguita al bombardamento aereo del 15 febbr. 1944 valse a rompere definitivamente l'alacre operosità monastica a M. La ricostruzione, già iniziata sotto l'abate Gregorio Diamare (m. nel 1945) con l'aiuto del governo italiano, è già assai avanzata in questi ultimi anni. Una ricognizione delle reliquie di s. Benedetto e di s. Scolastica fu compiuta il 2 ag. 1950 per iniziativa dell'abate Ildefonso Rea.

Della Biblioteca e dell'Archivio sono scampati alla distruzione oltre 1000 codici e 40.000 pergamene, insieme con tutto il fondo delle opere a stampa con 250 incunaboli.

L'attività culturale dei monaci di M., così intensa nel medioevo, non è venuta meno nei tempi moderni. Pubblicazioni ormai famose sono I codici e le arti a M., di A. Caravita ( 3 voll., 1869-71); la Bibliotheca Casinensis ( 5 voll., 1873-96); La paleografia artistica di M. (2 voll., 1876-77) e Le miniature nei codici cassinesi (1887) di O. Piscicelli-Taeggi; il Codicum Casinensium manuscriptorum catalogus, di M. Inguanez ( 3 voll., 1915-41). Apprezzatissime dagli storici e dai diplomatisti sono le collane Miscellanea Cassinese, giunta nel 1950 al vol. XXVI, e Tubularium Casinense, che comprende, oltre al Codex diplomaticus Cajetanus di A. Caplet, 4 Regesti cassinesi pubblicati dall'Inguanez.

La diocesi di M. - Si venne costituendo man mano, come avvenne per altre abbazie, con i territori che vennero aggiudicati al monastero. Su di essi l'abate esercitava infatti la cura spirituale in grazia anche del privilegio di esenzione dall'autorità dell'Ordinario, ottenuto dall'abbazia stessa. Quando Giovanni XXII elevò M. a diocesi questi diritti si consolidarono ed assunsero un aspetto che non andò perduto nemmeno con la soppressione del vescovato. Ora M. è abbazia nullius. All'antico territorio nel 1698 il papa Innocenzo XII annesse quello dell'abbazia di S. Vincenzo al Volturno, il cui passaggio effettivo si ebbe però nel 1700; nel 1834 fu unita alla diocesi cassinese anche la prepositura di Atina. In tal modo l'attuale diocesi di M. si estende negli Abruzzi, nel Molise, nel Lazio, nella Campania.

Ha una superfice di 1000 kmq . con una popolazione di 110.000 ab. distribuiti in 70 parrocchie servite da 75 sacerdoti; ha 22 istituti religiosi, 18 istituti di educazione di cui 15 asili e 3 orfanotrofi, 1 seminario maggiore e I minore con 38 alunni. - Vedi tav. XCII.

Bibl.: Leonis Oetiensis et Petri Dioconi, Chronica monasterii Casinensis, in MGH. Script., VII (1846); Annales Casinenses seu Anonymi Casinensis Chronicon, ibid., XIX, pp. 305-20; Annales Casinenses ex annalibus antiquis excerpti, ibid., XXX; E. Gattola, Historia abbatiae Casinensis, 2 voll., Venezia 1733; id., Accessiones ad Hist. Ab. Cos., 2 voll., ivi 1734; L. Tosti, Storia della badia di Montecassino, 4 voll., 2* ed., Roma 1888-90; G. Falco, Lineamenti di storia cassinese, in Casinensia (1929), pp. 437-348; C. Scoccia-Scarafoni, Vitende storiche della Biblioteca cassinese, in Accademie e Biblioteche d'Italia, 3 (1929), pp. 307-28; T. Lazzinotti, M., Firenze 1947. Per la scrittura v. E. A. Loewe, The Beneventan Script., Oxford 1914; id., Scriptura Beneventana, facsimiles, 2 voll., Oxford 1929. Ambrogio Mancone

MONTECORVINO. - Antica diocesi in provincia di Salerno, oggi semplice villaggio detto M. Rovella; ebbe origine da un «monasterium S. Corvini».

L'ultimo suo vescovo fu Antonio, eletto il 4 febbr. 1432; nel 1434 il papa Eugenio IV unì M. alla diocesi di Volturaria, suffraganea di Benevento; nel 1613 però a M. non restava che una sola cappella; l'abitato, compresa l'antica cattedrale di S. Pietro, era deserto.

BibL.: Eubel, I, p. 347; II, pp. 195, 271; III, p. 337.

Enrico Josi
MONTEFELTRO, DIOCESI di. - Suffraganea di Urbino; dal 1563 la residenza vescovile è in Pennadilli, provincia di Pesaro.

La diocesi si estende per 800 kmq . con una popolazione di 70.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 123 parrocchie servite da 125 sacerdoti diocesani e 32 regolari; ha un seminario, 10 comunità religiose maschili e 20 femminili (1949).

La regione indicata con questo nome storico non risponde ad alcuna circoscrizione civile poiché fa
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(da Correale Ricci, Il M., Bologna III, (an. B) Montefeltro, diocesi di - La pieve di S. Leo (sec. xi).

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parte delle Marche, della Romagna e della Repubblica di S. Marino; più fedelmente vi corrisponde il territorio dell'attuale diocesi, detta precisamente Feretrana.

Secondo la vita leggendaria dei ss. Leo e Marino, il primo avrebbe fondato una chiesa e un monastero nel M., il secondo sul Monte Titano. Se non è facile riportare l'origine di questi due monasteri-santuari al sec. iv, la fondazione sul Monte Titano (S. Marino) è sicuramente del sec. v (Eugippio, Vita Severini, 1, MGH, Auct.antig., I, 1), mentre le prime memorie del monastero di s. Leo sono del sec. ix. Quest'ultimo fu fatto credere vescovo nella Vita di s. Mercuriale (BHL, 5932) tardivo documento del sec. xi; in verità i primi sicuri presuli di M. non sono più antichi del sec. ix. Fatti suffraganei di Ravenna da papa Gregorio V nel 997 (Jaffé-Wattenbach, 3878) risiedevano a S. Leo dove fecero erigere la Cattedrale dedicata al medesimo. Più tardi la residenza si trasferì in altri centri, come risulta da varie carte vescovili: Valle S. Anastasio (S. Anastasius de Valle) e Talamello; qui si fermarono per più di un secolo e il vescovo Giovanni. Sclani (1413-44) costrui una sede ed un artistico oratorio, affrescato da Antonio da Ferrara (sec. xv) e tuttora conservato (O. F. Tencaioli, La cella dipinta da A. da Ferrara a Talamello nel M., in Urbinum, 2 [1928], pp. 171-84). Durante l'episcopato di G. F. Sormani (1565-1601), Gregorio XIII, con la bolla Aequum repatamus del 23 maggio 1572, trasferiva la sede a Pennabilli, erigendo la chiesa collegiata di S. Bartolomeo in cattedrale e unendola in perpetuo con l'antica cattedrale di S. Leo. Il Sormani va ricordato per la grande attività svolta in ossequio ai decreti del Concilio di Trento, per i sinodi diocesani celebrati a Pennabilli, S. Marino, Macerata Feltria e nell'abbazia di Valle S. Anastasio e per aver fondato il Seminario. Un francescano di questa terra, Matteo da Bascio (1493-1537) diede il primo impulso alla riforma religiosa dei Cappuccini.

Al primo costituirsi dello Stato pontificio, il castellum S. Marini vi apparteneva (756); nel sec. xi gli imperatori riconobbero il M. alla Chiesa Romana. L'ulteriore storia politica della regione è strettamente unita a quella della nota famiglia che ne prese il nome: i Montefeltro. Discendenti da un ramo della più antica famiglia dei Carpegna, I conti di M. nel sec. xir, già indipendenti, occuparono S. Leo, e Urbino nel sec. xiri. Nelle lotte tra ghibellini e guelfi tennero per i ghibellini (cf. Dante, Purgatorio, V, 85120). Pacificatisi con la Chiesa, furono riconosciuti come signori nel riordinamento dello Stato pontificio fatto dall'Albernoz (1355) e la regione dei M. conservò un parlamento e autonomie amministrative. Nel sec. xv la signoria acquistò grande splendore per opera di Federico, divenuto duca di Urbino (1474), ma il M. seguì le tristi vicende di guerra e mutamenti politici propri di quel periodo: secc. xv-xvi. Spenta la dinastia dei M. con la morte di F. Maria della Rovere (1508), il M. segul le sorti del Ducato di Urbino che tornò definitivamente alla S. Sede nel 1631. In quest'ultimo periodo divenne famosa S. Leo per la prigione di stato dove, tra gli altri, fu detenuto e mori il conte Giuseppe Balsamo (Cagliostro, m. nel 1796).

Monasteri: antico quello di S. Trinità; S. Agata del Monte Ercole, fondato nel 997 e dal 1153 passato ai Camaldolesi; S. Anastasio de Valle, trasferito in commendam nel sec. xv ai vescovi del M. che ne assumeero il titolo; S. Salvatore (sec. Ix); S. Severino annesso alla mensa vescovile nel sec. xir.

Monumenti: l'antica picve di S. Leo: intitolata a S. Maria Assunta, abbellita dalla munificenza del duca Orso, custodiva il corpo di s. Leo e forse fu l'antica cattedrale. Fu costruita e compiuta negli anni 881-82, come ne fa fede una iscrizione proveniente dai resti del ciborio fatto erigere da a Ursus peccator dux n, ai tempi di Carlo il Grosso (881-87) e Giovanni VIII (872-82). L'esterno, ben conservato, presenta una decorazione a lesene ai lati, ad archetti e lesene nelle tre absidi. Tipici i capitelli del ciborio, a due ordini di volute, che sono i migliori esemplari del genere.

La costruzione attuale della Cattedrale, secondo una iscrizione, andrebbe assegnata al 1173; ma poiché l'epigrafe sembra posteriore ed è chiara l'impronta gotica del-
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(fol. Compasei)
Monteflascone, diocesi di - Facciata del Duomo e cupola del Fontana (1674).
l'edificio (archi di valico nell'interno), può assegnarsi al sec. xili. Caratteristiche la mancanza di una facciata, impedita dalla posizione sul ciglio di una rupe, e la cripta con elementi romani che si dicono provenienti da un tempio a Giove Feretrio. L'influsso dell'arte francese, la fusione tra romanico e gotico, la singolarità ed austerità dell'edificio, lo pongono tra i più significativi monumenti medievali della regione marchigiana. Memorie francescane in alcune località (A. Tani, S. Francesco nel M., Città di Castello 1926) si ricollegano alla venuta del Santo di Assisi a S. Leo nel 1213 (Fioretti, 55): tra le fondazioni è notevole S. Igne (ca. sec. xili), di cui rimane il tempio artistico e, in mutate condizioni, il convento annesso.

In Pennabilli, la Cattedrale fu eretta dal vescovo G. Fr. Sormani nel 1599, che vi fece la ricognizione del corpo di S. Marino: ebbe vari restauri posteriori.

Nel territorio diocesano: la Pieve di S. Giovanni Bati. di Carpegna (sec. xir); rimane l'artistico tempio con triplice abside e il campanile dal sec. xiv (G. Soriani, Notizie storico-artistiche della piece di Carpegna, Macerata Feltria 1921); la Pieve di S. Cassiano di Macerata Feltria, unita sotto il vescovo Ennio Filonardo alla Cattedrale nel 1544: fu residenza vescovile e sede di assemblee sinodali.

Bibl.: Cappelletti, III, 285; Lanzoni, 2, 708, 819; O. Olivieri, Memorie storiche del M., Pennabilli 1880; C. Ricci, La Repubblica di S. Marina, Bergamo 1903: P. F. Kehr, Italia Pont., IV, Berlino 1909, p. 227; Cottineau. II, coll. 1940-41; P. Sella, Rationes Decimarum Italiae nei sect. XIII e XIV (Studi e testi. 148), Città del Vaticano 1950, pp. 190-206. Scrabbo Prete

MONTEFIASCONE, diOCESI di. - Nel Lazio, in provincia di Viterbo; ha una superficie di kmq. 475, con una popolazione di 40.000 ab . tutti cattolici, ripartiti in 21 parrocchie, con 50 sacerdoti secolari e 19 regolari, con 5 congregazioni maschili e 20 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 277). Ha il Seminario minore in M., quello maggiore, comune alle altre diocesi dell'alto Lazio, alla Quercia presso Viterbo.

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I continui ritrovamenti hanno attestato che, ove sorge M., vi sarebbe stata una città etrusca non ancora individuata. Come pure non è stata precisata l'etimologia di M., che da una origine della più alta classicità si abbassa ad una prossica allusione ai fioschi del suo rinomato vino. Nel medioevo l'abitato si svolgeva maggiormente nella parte bassa, adiacente alla Via Cassia, attorno alla chiesa di S. Flaviano, che nelle parti romaniche risale al sec. xir. Il suo interno, sottoposto di recente ad un riuscitissimo restauro dalla Soprintendenza dei Monumenti del Lazio, consta di due chiese sovrapposte ed è di alto interesse architettonico.

La notizia più antica che si riferisce a M. è un privilegio di Leone IV al vescovo Virbono di Tuscania, dell'anno 852, che l'omocenzo III inserì in una sua lettera del 12 ott. 1207 (PL 215, 1234).

Urbano IV (1261-64) fece costruire la rocca per la villeggiatura, che fu oggetto di cure anche da parte dei papi suoi successori, e, durante l'esilio d'Avignone, fu sede del rettore del Patrimonio di S. Pietro.

Fino al 1369 M. fece parte della diocesi di Bagnoregio, quando Urbano V, il 30 ag. di quell'anno, con bolla Cum illius, costituì la diccesi di M. con territorio tolto alle diocesi circostanti di Castro, Viterbo, Tuscania e Bagnoregio. Ma il primo vescovo fu nominato solamente sette anni dopo, nel 1376, per le precarie condizioni della S. Sede in Italia. Fu l'agostiniano Pietro Arzensi che ebbe la disgrazia di seguire l'antipapa Clemente VII e, per conseguenza, due anni dopo, fu deposto da Urbano VI. Nel 1436, Eugenio IV, staccando la città di Corneto dalla diocesi di Viterbo e Tuscania, rinascitò l'antica sede vescovile di Tarquinia e l'uni a M. Tale unione rimase fino al 1854 , quando Pio IX uni Corneto (Tarquinia) a Civitavecchia.

Tra i vescovi di M. primeggia la figura del card. Marcantonio Barbarigo (1687-1706), fondatore del celebre Seminario a Barbarigo e promotore dell'Istituto delle Scuole delle maestre pie. M. è immediatamente soggetta alla S. Sede. - Vedi tav. XCIII.

BibL.: Ughelli, I, coll. 50-51; G. Garampi, Codice diplomatico di M., citta, vescovi, diocesi (Arch. Vat., fondo Garampi, cod. 198 del sec. xviri); G. De Angelis, Commentario storico-crítico su l'origine e le vicende della città e chiesa cattedrale di M., Montefiascone 1841 (e un vero zibaldone di notizie inesatte); Cappelletti, V, pp. 627-86; L. Fieri-Buti, Storia della città di M. e dei paesi della diocesi di essa città, Montefiascone 1870; P. F. Kehr, Italia Pontificia, II, Berlino 1907, pp. 201, 204; E. Martinori, Le vie maestre d'Italia. Via Cassia e sue deviazioni, Roma 1930, pp. 74-79; T. G. Ricca-M. Antonelli, S. Flaviano e S. Maria di Montedoro in M., ivi 1938. Benedetto Pesci

MONTEINARD, Brunco. - Teologo mistico e apologeta, n. a Bormes (Provenza) il 7 febbr. 1752, m. a Roma il 14 marzo 1838. Entrato fra i Minimi nel 1767, insegnò teologia ad Aix e ad Avignone, quindi a Roma nel convento della Trinità del Monte Pincio. Soppresso il convento, ritornò in Francia e dopo il Concordato fu canonico onorario di Notre Dame a Parigi e attese alla predicazione.

Nel 1817 era stato chiamato a Roma superiore alla Trinità, con l'intento di ricostruire la comunità. Purtroppo non gli fu possibile adunare tra i Minimi francesi, dispersi nella Rivoluzione, un numero sufficiente; e non essendovi stati ammessi i Minimi italiani, M. fu costretto ad abbandonare nel 1828 quel convento che era stato per più di tre secoli cenacolo di religiosi illustri. M. dal 1823 al 1829 fu a collega », ossia assistente generale per la Francia. Nel frattempo predicò per sei anni la Quaresima a S. Luigi dei Francesi; quindi si ritirò nel convento dei suoi confratelli a S. Maria della Luce, in Trastevere.

Sue opere principali: Discours sur la grandeur et la divinité de N. S. T. C., Roma 1818; Le chrétien uni au Sacré Cœur de Jésus, ivi 1818; Refutation du principe de la souveraineté du peuple, ivi 1821; De l'infaillibilité du St-Siège, ivi 1822; Poème contre le duel, ivi 1825; Soliloque d'un chrétien zelateur de la vie-Viarge, ivi 1838.

BibL.: P. Migne, Dictionn. de bibliographie, II, Parigi 1891. coll. 1538-59: G. Romero, in Biografia ecclesiastica completa,

XIV, Madrid 1862, pp. 357-58; Acta Capitulorum generalium Ord. Min., II, Roma 1916, pp. 331, 335, 340, 343, 345, 528; F. Bonnard, Histoire du convent de la Trinité du Mont Pincio, Roma-Parigi 1933, pp. 273-78: 286, 293. Gennaro Moretti

MONTEMARANO. - Antica diocesi in provincia di Benevento di cui fu suffraganea; oggi villaggio a 824 m . in provincia di Avellino. L'abitato fu quasi distrutto nel 1138 da Ruggero il Normanno.

La diocesi fu creata dal papa Gregorio VII (1073-85) e primo vescovo fu il monaco benedettino s. Giovanni. Si ricordano inoltre: Giovanni, presente al III Concilio Lateranense (1179); Barbato, traslato a Dragonara nel 1345; i francescani M. Tranisco (1346), G. Castella (1365), A. De Seni (1477), S. De Davidici (1484), A. Bonito (1484), poi G. Isopo che consacrò la Cattedrale (1494); A. G. Rodriguez, francescano, partecipò al Concilio di Trento, S. Brocati (1596), M. A. Genovesi (1605), F. A. Porpora (1636), U. Zambotto (1640), G. Battaglia già parroco in Roma (1658), C. Laboni che restaurò la Cattedrale (16701722), I. Sanseverino (1746), O. M. Ginnari (1774). Pio VII con la lettera De utiliori nel 1818 soppresse la diocesi, unendola a quella di Nusco.

L'antica Cattedrale dedicata alla B. V. Assunta è a tre navate e nella cripta è deposto il primo vescovo s. Giovanni.

BibL.: Ughelli, VIII, p. 332: Eubel, I, p. 348; II, p. 195; III, p. 249; IV, p. 247. Enrico Josi

MONTENEGRO. - Oggi una delle sei Repubbliche federate nello Stato jugoslavo.

I. Gzodoresta. - Il M. (o Cernagora) è costituito dal lembo meridionale delle Dinariche, al limite fra Erzegovina ed Alpi albanesi, ed è paese montagnoso ed aspro, dove ampie a doline e a campi a carsici si alternano con solehi e valli profonde (Zeta, Moraca); è perciò di regola arido e spesso brullo e desolato. La breve costa sull'Adriatico s'apre nella tortuosa indentatura delle Bocche di Cattaro e finisce alla foce della Boiana che scarica il Lago di Sentari, in parte albanese. L'economia ha carattere pastorale-agricolo (vite, olivo, frutta e tabacco). Pochi i centri abitati notevoli. Il capoluogo dell'odierna Repubblica ( 13.967 kmq . con 776.573 ab.; densità 27 a kmq.), Padgories (oggi Titograd, 12 mila ab.), ha sostituito la vecchia capitale Cettigne.

BibL.: H. Grote, Durch Albanien und M., Monaco 1913. Giuseppe Caraci
II. Storia civile. - Il M. attuale assunse tale nome e una fisionomia determinata solo nella prima metà del ' 400 , come sviluppo di una delle prime formazioni statali dei Serbi (dei quali la maggioranza dei Montenegrini seguì lo scisma di Michele Cerulario), la cosiddetta Zeta (sec. xit), un territorio che, rimasto sostanzialmente immune - per il suo carattere impervio e montuoso - dalle invasioni, doveva poi mantenere a lungo una impronta occidentale e latina. Ed infatti il M. entra nella storia nel 1452 sotto l'egida di Venezia che affida a Stefano Crnojević la carica di capitano e duca della Zeta superiore. Come tale il M. rappresenta a lungo nei Balcani l'avamposto di Venezia e della cristianità contro il Turco che, dopo molteplici assalti e lotte durissime, nel 1499 ha ragione della resistenza dei Montenegrini e occupa Cettigne, cacciando i Crnojević. Da questo momento e per ca. due secoli i Montenegrini vivono come isolati sulle loro montagne senza sottomettersi, di fatto, al dominio ottomano, riconoscendo la propria unità spirituale e, insieme, politica nel «dadika (vescovo) di Cettigne, dipendente dal patriarca di Peć, e nella religione "ortodossa». I rimasti fedeli a Roma si raccoglievano intorno ad Antivari succeduta a Dioclea nel 1024 come metropolitana della Dalmazia superiore a Prevalitana, con diritto primaziale riconosciuto da Alessandro II nel ro67 e da Clemente III nel 1083. Quando, dopo Vienna (1683),

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la cristianità riprende lungo il Danubio l'offensiva contro l'Impero ottomano, prime ad insorgere sono le tribù montenegrine sotto l'egida di Venezia, che però non riesce a Carlowitz (1699) a sottrarle alla soggezione ottomana.

In questa lotta, che è insieme religiosa e nazionale, i vladika emergono ormai con fisionomia e compiti anche politici e militari, oltre che religiosi ed ecclesiastici. Cosi, dal 1700 in poi, con l'elezione di Danilo Petrović-Niegož a vladlha ereditario - alla cui dignità religiosa viene a congiungersi anche il potere politico - il M. è retto da una specie di monarchia teocratica ereditaria da zio a nipote che prosegue, senza quartiere, a combattere contro i Turchi. Dal 1711, quando insorgono per rispondere all'esortazione di Pietro il Grande di Russia, ha inizio per i Montenegrini un collegamento sentimentale e pratico con la Russia zarista alla cui influenza si contrappose naturalmente quella veneziana, ma la decadenza di Venezia fa mettere ormai l'accento sulla grande potenza slava ed «ortodossa» che guarda ai «piccoli Slavi» e si presenta a contendere ai Turchi l'eredità bizantina.

Dopo figure di minor conto, fra la fine del ' 700 e i primi dell' 800 emerge la forte personalità del vladika Pietro I, che oltre a riorganizzare l'amministrazione e rafforzare il proprio potere, riesce ad annientare il pascià di Scutari (1796); ma nonostante tutti gli sforzi non ottiene le Bocche di Cattaro, assegnate all'Austria dal Congresso di Vienna. Con il successore Pietro II (1830-51), detto Vladika Radz, il M. godette di un periodo di pace e di benessere, del quale il governo saggio del vladika poeta ispirato, uomo colto e mecenate - approfitto per recare una ventata di modernità nella vita patriarcale della Montagna Nera, con interventi in tutti i campi. Il nipote Danilo II lasciò la dignità di vladika e per primo assunse il titolo principesco di gospodar. La lotta contro i Turchi lo vide vittorioso a Grahovo (1858), ma cadde assassinato lo stesso anno per una vendetta privata. Gli successe Nicola I (1860-1918) e dal Congresso di Berlino (1878) il M. vide riconosciuta la propria indipendenza, allargandosi sino alla Bujana e al lago di Scutari, al sud, e sino a comprendere grosso modo le vallate del Lim e della Piva, sino alla Drina, ad est e a nord-ovest. Accresciuto così di territorio, il M. crebbe anche di importanza internazionale in conseguenza dei matrimoni delle figlie di Nicola che si imparentò con la corte di Russia, tramite Anastasia e Milica, spose a due granduchi; con quella serba, per il matrimonio di Zorka con Pietro Karageorgević, poi salito sul trono di Serbia; infine con quella italiana, per le nozze di Elena, nel 1896, con Vittorio Emanuele divenuto poi re d'Italia. Entrato in alleanza con la Serbia, la Grecia e la Bulgaria contro la Turchia, partecipò alla prima guerra balcanica, ottenendo con la pace di Bucarest (ro 19. 1913) una parte del Sangiaccato di Novi Bazar. Nel corso della prima guerra mondiale Nicola I tenne un atteggiamento molto equivoco e piuttosto austrofilo, ciò che contribuì all'allontanamento della dinastia dal M., che il 12 nov. 1918 proclamò la sua annessione alla Serbia.

Dopo una effimera indipendenza, proclamata il 12 luglio 1941 nel corso della seconda guerra mondiale (quando il M. fu occupato dalle truppe italiane), il M. è tornato a far parte della Jugoslavia, della quale costituisce ora la sesta Repubblica federata.

Biel.: G. Chiudina, Storia del M. da' tempi antichi sino a giorni nostri, Spalato 1882; D). Popovic, Istorija Crne Gore, Belgrado 1899; C. A. Levi, Venecia e il M., Venezia 1896; J. N. Tomić, Politižhi odnos Crne Gore prema Turskoj 1508-1684, Belgrado 1907; V. Djordjevic, Crna Gora i zhatrija na 16. vijeku, ivi 1912; id., Crna Gora i Rusija, ivi 1914; D). B. Lazarevic, Istorija Crne Gore, Belgrado 1935; L. Durkowicz-Jakszicz, Petar II Petrović - Njegad (1813-51), Varsovia 1938.

Angelo Tamborra
III. Storia ecclesiastica. - Fra le diocesi della provincia romana Praevalitana sottomesse al metropolita di Scutari, si ricorda nel sec. vi quella di Dioclea, città distrutta poi dagli Avari nel 602, le cui rovine si trovano a 5 km . a nord di Podgoriza.
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(da K. Hielscher, Jugoslestva, Berline 1926, rev. 12) Montenegro - Montenegrino in costume con la «Gusla».
La città diede, poi, nome al medievale regno slavo di Dioclea (in slavo Duklja), in seguito detta Zeta, i cui regnanti spesso vengono chiamati «filii carissimi beati Petri». Gli Annales presbyteri Diocleatis, la più antica cronaca slava nel Sud, scritta ad Antivari da un anonimo sacerdote cattolico del sec. xit, parla di Dioclea come di terra completamente cattolica, appartenente alla Croatia Rubea. Così, pure diversi storiografi bizantini chiamano più volte Croati i condottieri e il popolo di Dioclea. Persino il fondatore della dinastia serba Stefan Nemanja, padre di s. Sabba, ricevette il Battesimo latino a Ribnica oggi Podgoriza, perché li si trovavano solo sacerdoti latini.

In quel tempo esistevano le diocesi di Svacium (Svač), Olcinium (Dulcigno, Ulcinj) e Antibarum (Antivari, Bar), dapprima soffraganee del metropolita di Durazzo, poi di quello di Ragusa dal 1022, infine di quello di Spalato fino a quando nel 1087 Antivari non divenne sede metropolitana prima temporaneamente e dopo, dal 1178 , permanentemente con una diecina di sedi suffraganee. Nel sec. xili Antivari per merito di alcuni suoi zelanti presuli ebbe parte principale nella riconquista al cattolicesimo dell'Albania settentrionale e centrale. Non ebbe, invece, eguale successo nella difesa delle posizioni cattoliche nel territorio di Duklja, da quando questa venne incorporata alla Serbia ca. il 1180 . Poco dopo questa terra risentì l'invasione della Chiesa nazionale serba, invasione agevolata dall'esistenza, così sembra, di diversi riti e lingue liturgiche fra i cattolici del luogo (monasterio Latinorum, Graecorum et Slavorum). Sabba Nemanjač, il santo nazionale serbo, subito dopo la fondazione della Chiesa autocefala serba nel 1219, eresse alcune sedi vescovili orientali anche nelle provincie cattoliche di Zeta e Chelmo-Hum (oggi Erzegovina). Più tardi, in particolare sotto il re Uroš II Milutin, si arrivò alle persecuzioni aperte di cattolici. Con la disgregazione del Regno serbo, dopo la morte del re Stafano Dušan (1331-55) la Chiesa

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(10) Alineri)

Monteoliveio Maggiore, abbazia di - Come Benedetto riconosce e accoglie Totila s, affresco di L. Signorelli (1497-98). Chiostro grande dell'Abbazia.
cattolica di Dioclea si rifece alquanto, specialinente con la conversione dei fratelli Balšic, allora regnanti ( 1368 ).

Con le invasioni turche rimase nel paese la sola diocesi di Antivari (v.), che da allora porta il titolo di "primas Serbiae». Caduta nel 1371 anche questa sotto i Turchi, cominciò ad avere maggior importanza Cettigne, dove nel 1485 il principe Ivan Crnojević, per adempiere un voto fatto a Loreto, eresse la chiesa della Natività di Maria S.ma col monastero quale residenza del vladika ortodosso di Zeta. Egli, amico della Chiesa cattolica e figlio della sorella di Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe cattolico, non avrebbe mai pensato che questi vescovi avrebbero poi eliminato il cattolicesimo dalla sua terra. Mentre una minoranza di cattolici e piccoli gruppi di "ortodossi "abbracciarono la fede dei nuovi padroni turchi, la massima parte dei cattolici, rimasta senza sacerdoti, passò all'« ortodossia " nei secc. xvı-xVII, specie per opera del vladika Rufino I. Gli ultimi gruppi rimasti ancora cattolici come Bjelopavlić, Piper, Bratonožići e la maggior parte dei Kuči (che lo sono ancor oggi) caddero nelle scisma quasi senza accorgersene. Questo fenomeno del Montenegro non è un fatto isolato. L's ortodossia" in tutta la zona nella quale la Serbia in seguito alle posteriori conquiste si spinse fino all'Adriatico ricacciò, quando non lo poté assorbire, l'elemento cattolico, creando così un forte cuneo "ortodosso " fra le regioni cattoliche della Croazia del sud e dell'Albania del nord. Le diocesi di Antivari, Svacia, Budua, Cattaro, Trebinje e Stagno non conservarono che un piccolo, talvolta insignificante nume, o dei fedeli. Il vladika di Cetigne coi capi del popolo riuscl a liquidare la questione dellislamizzazione del paese con la sanguinosa strage degli islamizzati alla vigilia del Natale 1702, decantata poi da un altro vladika Petar Petrović Njegoš nel celebre Serto di montagna (Gorski Vijenac). Le speranze della Chiesa parvero risorgere quando, verso la metà del sec. xvir, il vescovo montenegrino Mardario, il suo successore Bessarione come pure il più venerato santo nazionale, ritenuto taumaturgo, vladika Basilio da Ostrog, si riunirono con la Sede Apostolica. Questo fatto, avvalorato dalla professione di fede
cattolica dei Concili regionali del monastero di Morača del 1648 e 1653 , non diede però risultato duraturo.

Le condizioni giuridiche della Chiesa furono definitivamente ordinate col Concordato tra la S. Sede e il Regno del Montenegro (1886).

Bibl.: D. Farlati, Illyricum Sacrum, VII, Venezia 1817; Fr. Mälledich, Monumenta Serbica, Vienna 1838; I. Marković, Dubljansho-barsha metropolija, Zagabria 1902; S. Stanojevic, Borba hotel., Crhise za samostalnost u Nemaujiçhoj državi, Belgrado 1912; F. Thallaczy-J. K. Jireček-M. Suffley, Acta et diplomata res Albaniae mediae aetatis tractantia, Vienna 1913; O. Gorko, Anonymi descriptis Europae orientalis n. 1318, Cracovia 1918; M. Suffley, Die Kirchenzustände im vorsörbischen Albanien, Budapest 1916; J. Simrak, De relationibus Slavorum Meridionalium cum S. Sede, Zagabria 1926; K. Draganovic, Massenübertritte von Katholiken zur "Orthodoxie" im hrost. Sprachgebiet, Roma 1937; C. Nešić, De Protocolavis Juscolacis suec. XVII ad each. fidem reversis, Città del Vaticano 1940. Krunoslav St. Draganovic

MONTENSES. - Nome con cui veniva designata la piccola comunità donatista di Roma, perché, secondo quanto afferma s. Ottato (De schimate Donitistarum, II, 4: PL. 11, 950-51) non disponendo in origine di alcun edificio, soleva tenere le proprie adunanze in una grotta fuori le mura. Dell'esistenza di questo gruppo si facevano forti Petiliano e altri scrittori della setta per sostenere l'universalità della loro Chiesa. Perciò Ottato insiste sullo scarso numero degli aderenti, e sulle origini recenti di questo gruppo, composto in prevalenza, se non totalmente, di immigrati.

Essi avevano ricevuto dall'Africa un vescovo, Vittore di Garba, che, secondo lo stesso Ottato, ebbe come successori Bonifazio, Eucalpio, Macrobio (vivente al tempo della prima edizione dell'opera di Ottato, e autore della Passio Maximiani et Isaac, redatta, secondo P. Monceaux, ca. il 366), quindi Luciano e Claudiano. Anche costoro sarebbero stati ordinati da vescovi donatisti in Africa. S. Agostino (C. litter. Petil., II, 108, 247; C. Cresc., II, 37, 46; III, 34, 33; 63, 70; 65, 73) non sa molto di più sul conto dei M., anzi deriva la maggior parte delle proprie informazioni dallo stesso Ottato, poiché aggiunge solo due dati : l'altro appellativo, di Cutrupitani (o Curupitani : Epist. ad cathol., 3, 6) e il fatto (ma potrebbe trattarsi soltanto di una sua supposizione, del resto abbastanza naturale) che, qualche ordinazione, anziché in Africa, sarebbe stata compiuta in Roma stessa da vescovi donatisti recatisi colà a tale scopo (De haeres, 62, 3, 1). Comunque, la piccola comunità doveva essere già scomparsa, o in via di scomparire, sui primi del sec. v.

Boll.: v. bonatismo.
Alberto Pincherle
MONTEOLIVETO MAGGIORE, abbazia di. L'arcicenobio di M. M. si presenta al visitatore in modo pittoresco, con un complesso di fabbricati in cotto, in mezzo a gruppi di cipressi sopra balze scoscese di terreno argilloso: le "crete" senesi.

Vi si accede per un ingresso sormontato da una torre. Questa, restaurata nel secolo scorso, si adorna di due terrecotte invetriate, una rappresentante La Vergine e l'altra S. Benedetto, opere di scuola dei Della Robbia.

La chiesa attuale, iniziata al posto di altra più antica verso la fine del sec. xiv, venne coperta nel 1417 e consacrata nel 1467. L'architetto G. Antinori la restaurò (17721778): egli trasformò l'interno con modi barocchi, sostitul al vecchio presbiterio di pianta quadrata uno poligonale più ampio e innalzò all'incrocio della navata con il transetto una cupola le cui forme ricordano il Guarini. All'interno della chiesa si trovano alcune tele di Francesco Vanni e di Jacopo Ligozzi, un Crocifisso ligneo trecentesco, assai venerato, il celebre coro con tarsie, eseguito in gran parte (1503-1505) da fra Giovanni da Verona, con il legajo di fra Raffaele da Brescia (1520). La sacrestia conserva bei bancali quattrocenteschi. Il campanile, sebbene costruito fra il 1463 e il 1467 , presenta forme ancora gotiche.

Il monastero si sviluppa attorno a tre chiostri fabbricati in più riprese entro il Quattrocento. Le pareti del chiostro maggiore sono ornate da un famoso ciclo di affreschi che illustrano la vita di s. Benedetto. Nove di

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essi vennero eseguiti da Luca Signorelli fra il 1497 e il 1498, venticinque da G. A. Bazzi, detto il Sodoma, fra il 1503 e il 1508 , uno, ancora dopo, da B. Neroni, detto il Riccio. Altri affreschi del Sodoma si trovano nel cenobio. Due, che rappresentano Gesù legato alla colonna e Gesù sotto la Croce, ornano le pareti dell'arco di passaggio fra il chiostro e il Capitolo; uno raffigura l'Incoronazione di Maria sulla parete del ripiano della scala.

Fra gli ambienti del monastero sono da ricordare il refettorio, il definitorio grande, il definitorio piccolo e soprattutto la libreria, bella sala a tre navate con architet. tura di fra Giovanni da Verona che ne decorò i battenti della porta con ricchi intagli. Allo stesso si attribuisce l'esecuzione del farissimo candelabro ligneo e di un armadio con sportelli e tarsie, che si conservano nell'ambiente assieme a una raccolta di libri miniat.

Entro il recinto del monastero si trovano alcune cappelle di varie epoche e la "Peschiera", opera di G. B. Pelori (1533). - Vedi tav. XCIV.

Bibl.: G. M. Thomas, L'Abbaye de Mont-Olivet - Maievr. 2° ed., Siena 1898; P. Lugano, L'Italia Benedettina, Roma 1229, pp. 519 -93 (con bibl.).

MONTEPELOSO, diocesi di: v. IBSINA, diOcesi di.

MONTEPULCIANO, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Siena, sul Mons Politianus che divide la Val di Chiana dalla Val d'Orcia. Ha una superficie di 163,83 mathrm{kmq}. con una popolazione di 20.000 ab. tutti cattolici. Conta 19 parrocchie servite da 34 sacerdoti diocesani e 7 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 8 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 276).

M. fu abitato fin dall'età estrusca. La denominazione di Castellum Policianum compare in un documento del 715. M. fu conteso a lungo da Arezzo, da Siena e da Firenze. Ecclesiasticamente fu alle dipendenze della diocesi di Arezzo fino al 1476; allora Sisto IV lo esentò da quella giurisdizione, elevandola a collegiata. Pio IV con la bolla Ecclesiarum utilitati, del 4 nov. 1561, creò la diocesi di M. immediatamente soggetta alla S. Sede. Ne fu subito amministratore il card. Giovanni Ricci di M. che rinunciò l'anno seguente in cui fu nominato il primo vescovo mons. Spinello Benci (m. nel 1569); altri vescovi furono Sinolfo Benci (1597-99), S. Tarugi (1600-1607), R. Ubaldini ( 1607-15 ) poi cardinale, A. Stufa ( 1622-40 ), il dotto T. de Talenti (1646), A. Cervini (1663), P. Francesi (1737), P. Magnoni (1747), P. Franzesi (1757), P. Coletti (1802), I. Nicolai (1829), C. Samuelli (1843). Ebbero i natali a M. la santa domenicana Agnese (v.), Angelo Brogini detto il Poliziano (v.), papa Marcello II (v.), s. Roberto Bellarmino (v.).

Il periodo più florido di M. fu quello dal sec. xiv al xviri; vi fiorì un'Accademia istituita da Niccolò IV che poi ebbe il nome degli Intriganti. In quel periodo sorsero chiese e palazzi monumentali.

La Cattedrale dedicata a Maria S.ma Assunta fu eretta su disegno di Ippolito Scalza dal 1532 al 1617; è a tre navate divise da pilastri; all'altar maggiore è il
trittico con l'Assunta di Taddeo di Bartolo (1401). Michelozzo vi eresse il monumento a mons. B. Aragazzi, segretario di Martino V, oggi però scomposto. Il campanile, incompiuto, è del sec. xv.

Altre chiese artistiche sono: S. Maria dei Servi, interno di Andrea Pozzo con facciata barocca; S. Margherita in Sasso, oggi S. Francesco, è del sec. xiri; all'esterno sono gli avanzi del pulpito di s. Bernardino da Siena; S. Agostino con facciata in parte di Michelozzo; S. Maria delle Grazie del Vignola; la chiesa del Gesù ebbe annesso
un collegio dei Gesuiti, oggi seminario vescovile; fuori Porta al Prato la Chiesa di S. Agnese da M. del sec. xiv; a croce greca e cupola è S. Biagio, costruita da Antonio da Sangallo il Vecchio nel 1518, che ricorda S. Maria della Consolazione di Todi.

Palazzi sontuosi sono: quello gotico Neri Orselli; Mazzi del Monte poi Cantucci, Paolini e Corvini di Antonio Sangallo il vecchio; del Vignola è il Palazzo Tarugi; di Baldassarre Petuzzi il Palazzo Ricci; il Palazzo comunale della fine del sec. xiv contiene il Museo civico, ricco di opere di Spinello Aretino, Girolamo di Benvenuto, Margaritone, Sodoma ecc.; tra le terracotte un altare di Luca della Robbia e lavori di Andrea della Robbia; inoltre una serie di preziosi corali miniati. - Vedi tav. XCV.

Bibl.: Ughelli, I. 1002; Eubel, III, p. 249; IV, p. 248; F. Bargagli Petrucci, M., Bergamo 1917. Enrico Josi

MONTERANO. - Antica diocesi (Manturia) ad ovest del Lago di Bracciano sotto il Monte Angiano.

Compare soltanto nel 649 e L. Duchesne ritenne fosse succeduta a quella di Forum Clodii e poi a sua volta incorporata con quella di Sutri (Lib. Pont., I, 483). Dell'antico M. non rimangono che poche rovine, essendo disabitate fin dall'inizio del sec. xix.

Bibl.: Lanzoni, I, pp. 228-30; L. Duchesne, Le sedi episcopali nell'antico ducato di Roma, in Arch. della R. Soc. romana di St. patria, 12 (1892), p. 21. Enrico Josi

MONTERREY-FRESNO, diOCESI di. - Nella provincia ecclesiastica di Los Angeles, U.S.A., comprende 12 contee dello Stato di California e copre una superfice di 43.714 miglia q. con una popolazione totale di 1.080 .348 ab. di cui 214.615 cattolici. M.-F. conta oggi 204 preti, fra i quali 63 religiosi. Vi sono 81 parrocchie, 64 cappelle, 50 missioni e 23 stazioni, i seminario, 7 ospedali, I casa per vecchi; 25 congregazioni femminili lavorano nella diocesi.

La storia della diocesi risale al tempo della scoperta della penisola della Bassa California fatta da Hernano Cortes nel giugno del 1536. I Gesuiti, i Francescani ed i Domenicani furono i primi missionari. E rimasto celebre fra altri il francescano Junípero Serra.

Il 27 apr. 1840, Gregorio XVI erigeva la diocesi delle due California e mons. Francesco Garcia Diego y Moreno, O.F.M., era nominato primo vescovo. Nel 1850 ( 1° maggio) il Papa organizzò la diocesi di M. o S. Diego e mons. Giuseppe Sadoc Alemany, O. F., venne elevato alla dignità vescovile. Dopo la conquista americana della

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California, la Bassa California fu staccata dalla diocesi di M. (21 dic. 1853). La parte della diocesi situata nell'Alta California fu divisa in due diocesi con il breve Ad animarum regimen di Pio IX, il 20 luglio 1853, e la diocesi di M. divenne allora suffraganea della nuova arcidiocesi di S. Francisco. La diocesi di M.-F. fu cretta da Pio XI, il 1° giugno 1922, con una divisione della diocesi di M. e per dare limiti più favorevoli alle diocesi di S. Francisco e di Sacramento. La diocesi di M. conservò la parte nord dello Stato mentre la parte sud fu riservata alla diocesi di Los Ange-les-S. Diego. Quest'ultima fu divisa un'altra volta nel 1936 (it luglio) per formare la diocesi di S. Diego.

Bibl.: J. G. Shea, A Hist. of the cath. Church in the Un. States, IV, Nuova York 1802, pp. 703-12: AAS 14 (1922), p. 539: 28 (1936, pp. 485, 488, 494; Th. Maynard, The Story of american catholicism, ivi 1941; The Offic. cath.direct., 1950, ivi 1950, pp. 432-34.

Gassone Carrière
MONTERISI,
Nicola. - Arcivescovo, n. a Bar-
![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

MONTERELAROS, oiocesi di. - Città e diocesi
nell'estremità settentrionale dello Stato di Minas Gerais nel Brasile. Ha un'estensione di 129.328 mathrm{kmq}. con una popolazione di 401.000 ab. dei quali ca. 400.000 cattolici. Conta 26 parrocchie servite da 20 sacerdoti diocesani e 17 regolari, un semitario, 3 comunità religiose maschili e 4 femminili. La diocesi è suffraganea di Diamantina.

La diocesi fu creata da Pio X con la bolla Postulat del 10 dic. 1910 per smembramento della diocesi di Adamantina. Primo vescovo fu mons. J. A. Pimenta (m. nel 1943).

La Cattedrale è dedicata alla S.ma Concezione e a S. Giuseppe protettori della diocesi. Nel 1950 si è aperto un Collegio diocesano e Scuola di commercio "Nossa Senhora Aparacida"; nel 1951 la Scuola domestica "N. Signora della Mercede" e l'orfanotrofio "N. Signora del Perpetuo Soccorso".

Giornale diocesano è la Tribuna del Nord.
Bibl.: AAS 3 (1911), p. 26; O Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 229-31.

Virginio Battezati
MONTESINO, Ambrosio. - Francescano, oratore e scrittore, n. a Huete (si ignora l'anno), m. probabilmente a Madrid il 29 genn. 1514. Gli scarsi dati biografici noti derivano dalle sue opere. E a Cifuentes nel luglio e a Huete nel nov. 1499, a Granada nel 1501, al convento di S. Giovanni de los Reyes (Toledo) nel maggio 1512; il 30 luglio dello stesso anno è creato vescovo titolare di Sarda; muore vescovo ausiliare del card. Cisneros ed è sepolto a Huete.

Il suo primo scritto appartiene alla poesia religiosa di popolo: Ceplas sobre diversas devocidnes y mystevias de nuestra santa fe católica (Toledo, ca. 1485; l'unico esemplare conosciuto si trova al British Museum ed è stato riprodotto in facsimile da H. Thomas, Londra 1936). Dal 1499 al 1501 M. attende, per incarico dei re cattolici, alla traduzione della Vita Christi, di Landolfo di Sassonia (4 voll., 1502-1503); opera tra le migliori in lingua castigliana del tempo, influi notevolmente sulla letteratura religiosa di Spagna nei secc. xvi-xvir; fu, tra l'altro, alimento spirituale di s. Teresa e del b. Giovanni d'Avila e molto apprezzata dai predicatori. A questi ultimi M. apprestò il rifacimento di un'antica versione delle epistole dell'anno liturgico: Epistolas y evangelios, por todo el año, con sus doctrinas y sermones (Toledo 1512), più volte ristampata. L'attività in versi di M. è in gran parte documentata dal Cancionero (ivi 1508, riedito nel vol. XXXV della Biblioteca del Rivadeneyra): più che il poeta mistico, vi si rivela il predicatore, che si serve dell'espressione metrica per esortazioni devote e moraliz-

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zanti, pur non mancando tratti artisticamente felici. Si dice che abbia compilato anche un Breviarm Immaculatae Conceptionis o uso delle religisse concessioniste, che cominciarono a fiorire in Spagna verso la fine del sec. xv.

Bibl.: M. Batallon, Chanteu pieure en. poétie de dénotion, in Bul. Hisp., 27 (1922), p. 228 sgg.; E. Buceta, Fr. A. M. fué obispo de Surda, in Rev. fil. esp., 16 (1929), pp. 267-71; M. Menéndez y Pelayo, Antología de poetas liricos castellanos, III, Madrid 1944, pp. CXXVI-CCXXV.

Lino Gomez Canedo
MONTESQUIEU, Charles-Louis de SeCONDAT, barone di. - Giurista e filosofo, n. a La Brède il 18 genn. 1689, m. a Parigi il ro febbr. 1755. Di nobile famiglia di magistrati, compì i suoi studi a Juilly dagli Oratoriani (1700-1705). Studiò quindi diritto a Bordeaux, ove divenne avvocato nel 1708; completò la sua formazione giuridica a Parigi (17091713). Consigliere al Parlamento di Bordeaux nel 1714, ereditò nel 1716 da uno zio il nome e la baronia di M. nonché la carica di président à mortier al Parlamento di Bordeaux. Più che al diritto dedicò tuttavia la sua attenzione a problemi storici e scientifici. Nel 1716 fu membro dell'Académie des sciences di Bordeaux.

Numerose e di vario argomento le memorie da lui presentate alla suddetta Accademia: fra le quali importanti le Observations sur la politique des Romains dans la religion (1717), in cui, anticipando le Considérations, valuta la religione come fatto sociale. Numerosi gli scritti scientifici, quali Sur la cause de l'écho; Sur l'usage des glandes vénales (1718); Sur la pesanteur des corps (1720) ecc. però di scarso valore ma che lasciarono un'impronta indelebile nell'animo del M., abituandolo alla paziente analisi dei fatti. Ma la celebrità gli venne dalla pubblicazione delle Lettres Persanes (1721) accolte con grandissimo favore. Su uno sfondo orientale, spesso di maniera, M. descrive, per bocca di due viaggiatori persiani, la società della reggensa, con occhio di moralista attento a rilevare la licenza dei costumi, l'anarchia spirituale e politica. Sotto l'ironia del moralista si sente viva la passione dello studioso: ostilità al dispotismo, amore per la tolleranza, ricerca di una legge generale dello sviluppo umano fondato sull'equilibrio e la libertà: principi informatori delle Lettres che anticipano la profonda analisi dell'Esprit.

Il successo dell'opera apre a M. i saloni più noti di Parigi, quelli di M.me de Lambert e di M.me de Tencin, dove si lega con Fontenelle, Maupertuis, D'Alembert, Helvétius. Tornato ai suoi studi legge all'Estressol un Dialogue de Sylla et d'Eucrate (1724), progetta un Traité général des devoirs de l'homme, scrive un romanzetto piccante, Le temple de Guyde (1725). Ma al tempo stesso attende al suo lavoro maggiore: l'interpretazione delle leggi generali che regolano la vita sociale. Per questo, venduta nel 1726 la sua carica, dopo esser stato eletto nel ' 28 membro dell'Académie Française, parte per un lungo viaggio alla ricerca di esperienze dirette di istituzioni e costumi. Dal 1729 al 1731 è in viaggio per l'Europa. Importante è il suo soggiorno in Inghilterra che gli permette di vedere sotto nuova luce il problema della libertà politica. Nel 1734 appaiono ad Amsterdam le Considérations sur la grandeur et la décadence des Romains, vera interpretazione filosofica della storia di Roma, nelle quali considera l'amor di patria, della libertà, del lavoro e l'equilibrio fra istituzioni e grandezza del paese come le più sicure garanzie della prosperità
di uno Stato. Nel 1748 esce anonimo a Ginevra l'Esprit des lois, accolto con grandi consensi. L'opera, in 31 libri, mira a dare una sistemazione scientifica alle istituzioni sociali, ed è divisa in tre parti: nella prima (II. I-XIII) vengono studiate le varie forme di governo con i loro principi animatori ai quali vengono ricondotte tutte le istituzioni. Nel I. XI, dedicato alla Costituzione inglese, è esposta la teoria della separazione dei poteri. Segue (II. XIV-XIX) l'esame dell'influenza dei fattori fisici e morali sulle leggi, primo esempio di una indagine sociologica positiva. M. esamina quindi gli aspetti economici, demografici e religiosi della vita dei popoli (II. XXI-XXV); seguono studi particolari sulle evoluzioni del diritto romano, francese e feudale. L'ideale politico che scaturisce dall'Esprit è un ideale di libertà, non tuttavia razionalisticamente determinato, bensì desunto da un attento studio delle condizioni storiche ed ambientali. Per questo egli studia attentamente le forme feudali in quanto ritrova in esse le condizioni storiche di sviluppo della libertà francese consacrate dalla partecipazione al potere dei ceti privilegiati. Per questo, pur essendo animato da vivo desiderio di riforme, M. è il campione del liberalismo conservatore e pertanto la sua opera sarà messa da parte dalle correnti democratiche. Nel 1730, per reagire alle accuse di spinozismo e di deismo, scrive la Défense de l'Esprit des lois, per evitare la condanna di Roma. A segno della sua sottomissione, volle al suo letto di morte il sacerdote.

Bibl.: Per le opere v. l'ed. a cura di E. Laboulaye in 7 voll., Parigi 1815-79; Pensées et Journants inédits de M., Bordeaux 1890-1901. Per la critica: A. Sorel, M., Parigi 1887; H. Barclahausen, M., l'Espeis des lois et les archives de la Brède, ivi 1904; id., M. est idées et les nuances d'après les papiers de la Brède, ivi 1907; J. Dedieu, M. et la tradition politique anglaise en France, ivi 1909; id., M., ivi 1913; V. Klemperer, M., Heidelberg 1914; E. Hölsön, Die Idee einer oligermannischen Freiheit vor M., Morssen e Berlino 1925; E. Cyrcassonne, M. et le problème de la constitution frangaisc au XVIIIe siècle, Parigi 1927; G. Lasson, L'influence de la philosophie cartésienne dans la littérature française, in Etudes d'histoire littéraire, ivi 1930; id., Le déterminisme historique et l'ebialisme social dans l'Espr. d. lois, ibid.; W. Struck, M. als Politiker, Berlino 1933; L. M. Levin, The political doctrine of M. Espr. d. lois, Nuova York 1936; F. T. H. Fletcher, M. and English politics, Londra 1939; C. de la Taille Lobbinville, Les idées économiques et financières de M., Parigi 1940; J. Dedieu, M. l'homme et l'oeuvre, ivi 1943; M. Duconseil, Machiavel et M. Recherches sur un principe d'autorité, ivi 1943; S. Cotta, Il problema dell'ordine umano e la necessità nel pensiero di M., in Rivista di filosofia, 39 (1948), pp. 368-80; B. MirkinerGuetzévitch, Quelques réflexions sur l'Esprit des lois, in La République française, 6 (1949), pp. 20-52; 7 (1950), pp. 65-68; E. Vidal, Saggio sul M., Milano 1950. Sergio Cotta

Delle opere del M. sono all'Indice: Les Lettres Persanes (decr. 26 maggio 1762) per lo spirito antireliptico che prelude al movimento filosofico del sec. xviri; apertamente anticattolico, vi approva il divorzio, sostiene l'uguaglianza delle religioni, satireggia sui dogmi, deride la sottomissione al papa; dichiara vana ogni questione di dottrina, riducendo tutta la religione alla morale sociale; L'esprit des lois (decr. 29 nov. 1751), dove, forse per timore della censura, si fa più cauto, assai meno caustico e non manca neanche di elogiare il compito sociale della Chiesa; tuttavia continua a condannare il celibato, a proclamare uguali tutte le religioni; dà alle leggi un valore puramente relativo, dipendente dal clima, dai costumi, dalla cultura e dalla diversa utilità che questi elementi vengono a creare nella società; persegue un utilitarismo sociale, per cui i vizi politici non sono vizi morali e i vizi morali non sono vizi politici; proclamando una netta e assoluta divisione fra morale e politica (cf. C. Costantin, s. v. in DThC, X, coll., 2377-88).

Cobotino Tenore

MONTEVERDE. - Antica diocesi in provincia di Avellino creata nell'anno 1175 dal papa Alessandro III. L'abitato è a 740 m . sul li