sono vizi morali e i vizi morali non sono vizi politici; proclamando una netta e assoluta divisione fra morale e politica (cf. C. Costantin, s. v. in DThC, X, coll., 2377-88).
Cobotino Tenore
MONTEVERDE. - Antica diocesi in provincia di Avellino creata nell'anno 1175 dal papa Alessandro III. L'abitato è a 740 m . sul livello del mare, sembra sulle rovine di una fortezza di Aquilonia. Il primo vescovo, Mario, ottenne un privilegio da Golfredo, conte di Andria.
La Cattedrale, dedicata alla B. Vergine, eretta nel sec. xiv, fu modificata nel 1728 e rifatta nel 1901. La diocesi era suffraganea di Conza. Nel 1531 Clemente
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VII stabili che le tre diocesi di M., Canne e Nazareth venissero riunite insieme e percio Paolo III nel 1536, alla morte di mons. F. Adimari, arcivescovo di Nazareth, essendo pure vacante Canne, nominò il vescovo di M. mons. G. Caro arcivescovo di Nazareth e vescovo di Canne e di M. La diocesi fu soppressa dal papa Pio VII con la lettera De utiliore Domisicae del 1818, unendo M. a quella di S. Angelo dei Lombardi e invece Canne e Nazareth a quella di Trani.
BibL.: Uphelli, VII. p. 802; Eubel, I, p. 349; II, p. 196; III, p. 250; IV, p. 247.
Enrico Josi
MONTEVERDI, Claudio. - Musicista, n. a Cremona il 15 maggio 1567 , m. a Venezia il 29 nov. 1643 . Prococi testimonianze furono le Sacrae continuciate a tre voci ( 1582 ) ed i Madrigali spirituali a quattro voci ( 1583 , giunta a noi la sola parte del basso); seguirono le Canzonette a tre voci ( 1584 ) ed il primo libro dei Madrigali (1587) a cinque voci.
Nel 1590, assunto al servizio di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova, continuò la pubblicazione dei libri di Madrigali a cinque voci: II (1590), III (1592), IV (1603) e V (1605), che in breve portarono il nome del M. a risonanza europea. Nel 1607 fu rappresentato a Mantova con grande successo l'Orfeo, in cinque atti su libretto di A. Striggio, nel 1608 l'Arianna su libretto di O. Rinuccini, di cui sfortunatamente rimangono solo il Lamento di Arianna e il Ballo delle ingrate, che si richiama al tipo del balletto francese. Morto il duca Vincenzo (1612) il M. si trasferì nell'ag. 1613 a Venezia col titolo di maestro di cappella in S. Marco. Con tale nomina si ebbe il riconoscimento ufficiale dell'alto prestigio della personalità monteverdiana, a cui era ormai volta l'attenzione dell'intera Europa musicale. Il M. riprese la composizione madrigalistica con il VI l. (1614), il Concerto settimo libro de' madrigali (1619), gli Scherzi musicali (1632), I'VIII 1. Madrigali guerrieri et amorosi (1638) che contiene il celebre Combattimento di Tancredi e Clorinda sulle stanze della Gerusalemme liberata del Tasso; molte opere, fra il 1608 e il 1641 , quali il prologo all'Idropica dei Guarini e Chiabrezz, la Maddalena di G. B. Andreini, La Favola di Peleo e di Tetide, l' Andromeda di E. Marigliani, La finta pazza Licori di G. B. Strozzi, Mercurio e Marte di C. Achillini, Proserpina rapita, La Delia e l'Ulisse, l'Adone di P. Vendramin, Le nozze di Enea con Lavinia di G. Badoaro, andarono perdute; restano le ultime due: Il giorno di Ulisse in patria del Badoaro (1641) e L'incoronazione di Poppea (1642) di F. Busenello.
L'opera religiosa si è conservata integralmente. Oltre alle Sacre continuciate e ai Madrigali spirituali, il M. pubblicò nel 1610 Sanctissimae Virgini Missa senis vocibus... ac Vespere pluribus decantandae. Passato a S. Marco, la produzione religiosa assunse un ritmo regolare: la Selva morale e spirituale (1641) può esser considerata una raccolta antologica delle opere religiose del periodo veneziano contenente 29 composizioni, oltre il Pionto dello Madonna, ch'è un travestimento spirituale del Lamento di Arianna, una messa completa ed un Gloria. Dopo la morte del M. l'editore Vincenti pubblicò un'altra raccolta Messa a quattro voci et salmi, di 14 composizioni ed un'altra messa completa. Sono da aggiungere una ventina di composizioni apparse in varie antologie del tempo.
Il tratto più caratteristico dell'opera religiosa del M. è la palese differenza stilistica, a cui si attiene l'intero suo svolgimento. In alcune opere il M. è sostanzialmente fedele allo stile polifonico tradizionale, in cui la disposizione «a cappella» della composizione puramente vocale conferisce un carattere per cosi dire arcaicizzante. In altre si ha invece l'affermazione libera e geniale di uno stile più moderno, ossia dello stile «concertante» che accoglie da una parte l'ampia collaborazione degli strumenti e dall'altra accentua il valore espressivo della concezione monodica vocale. Se ancora persiste, pur liberamente adattato alle esigenze del nuovo stile, l'uso degli elementi melodici tratti dal canto gregoriano, il risultato artistico giunge ormai ad un significato diverso che eserciterà notevole influenza sul successivo svolgimento della

(101. F: De Fes)
Montevergine, abbazia di Santuario di Montevergine. Avellino.
musica religiosa del sec. xvit. In analogia alla penetrante suggestione derivata nella creazione drammatica profana dall'interpretazione dei valori verbali, anche nelle composizioni spirituali l'intensità musicale è in stretta relazione col senso delle parole. Ne risulta una grande versatilità inventiva, talora contrassegnata da una chiara originalità stilistica; cosicché l'opera religiosa del Maestro, prima considerata come quella secondaria, è oggi sempre più riconosciuta un'espressione altrettanto significativa dal genio monteverdiano.
BibL.: Opere di carattere generale: L. Schneider, C. M. Parigi 1921; H. Prunieres, La vie et l'oeuvre de C. M., ivi 1924; G. F. Malpiero, C. M. (ristampa delle prefazioni a delle lettere), Milano 1930: D. De Paoli, C. M., ivi 1945; H. F. Bedlich, C. M. Leben u. Werk, Olten 1949; L. Schröde, M., Nuova York 1950; M. Le Rouse, C. M., Parigi 1951. Sulla musica religiosa: H. Prunieres, M. à la chapelle de St-Mare, in Rassegna music., 7 (1926), pp. 260-78; H. F. Bedlich, M. s. religione Music, in Music and letters, 27 (1946), pp. 208-15; B. Lupo, M. sacro, in Russ. music., 15 (1942), pp. 113-24; id., Sacre monodle monteverdiane, in Musica, 2 (1943), pp. 51-85.
Luigi Ronga
MONTEVERGINE, abDazia di. - Storico santuario sul Monte Partenio, a 1270 m . sul mare, presso Avellino. Fu fondato da s. Guglielmo da Vercelli tra il 1114 e il 1126 nel luogo detto «Acqua delle colombe» sui ruderi d'un tempio pagano della dea Cibele, dove, già nel periodo delle persecuzioni, avevano trovato temporaneo rifugio s. Felice, vescovo di Nola, s. Modestino, vescovo di Antiochia, con i ss. Fiorentino e Flaviano, s. Ippolito e nel 685 s . Vitaliano, vescovo di Capua, il quale vi innalzò la prima cappella in onore di «Sancta Maria de Monte Virgine». La prima chiesa fu consacrata nella Pentecoste del 1124 e dedicata a Maria S.ma. Giovanni, vescovo di Avellino, con bolla del maggio 1126 , concesse al cenobio l'esenzione dalla giurisdizione episcopale.
Il santo fondatore vide sorgere altri monasteri in tutto il regno dei Normanni e il loro numero crebbe ancora dopo la sua morte, avvenuta a S. Salvatore del Goleto, presso S. Angelo dei Lombardi, nel 1142. L'abate Giovanni ortenne da Alessandro III (1181) l'approvazione per il nuovo Istituto, militante sotto la Regola di s. Benedetto. Il medesimo abate, crescendo sempre il numero dei monaci e dei pellegrini, fece costruire una nuova chiesa, consacrata l'i i nov. 1182, alla presenza di 13 vescovi.
M. acquistò ben presto anche grande importanza politica con il dono che fece Enrico VI, nel 1195, all'abate Daniele, del Castello e della baronia di Mercogliano, e con i beni e privilegi, che i sommi pontefici e le dinastie regnanti elargirono. Nel 1310, Caterina di Valois, col
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donare alla badia la preziosa icone bizantina, che Baldovino II aveva trafugato da Costantinopoli, per le sforrunate vicende dell'Impero latino d'Oriente, accrebbe la celebrità d'un pellegrinaggio già fiorente.
La vita della badia di M. durò ricca di vitalità e di splendore per oltre due secoli finchè, nel 1430 , fu data in commenda e nel 1515 dall'ultimo abate commendatario, il card. d'Aragona, venduta all'Ospedale dell'A.G.P. di Napoli. Pio V, con bolla dell'ag. 1588, la restituì ai Verginiani. Seguono due secoli di prosperità, nei quali l'abbazia, ritornata quasi a nuova vita, ripiglia a poco a poco il suo primitivo rigoglio per opere di virtù e di ingegno, finchè la soppressione francese prima e quella del 1860 poi non le diedero il colpo fatale, disperdendone i religiosi e incamerandone i beni. L'ultimo abate verginiano, D. G. De Cesare, ottenne nel 1879 da Leone XIII che fossero richiamati i Benedettini Cassinesi della P. O.
L'aspetto attuale della Basilica è un rifacimento del sec. xvir. L'interno è a tre navate, con la cappella della Madonna nella prima metà della navata di destra. Fu iniziata dall'abate Danuscio e condotta a termine ( 1640 ) dall'abate Giordano, su disegno di Gian Giacomo Conforti. Notevoli i ricordi storici ed artistici : l'altare maggiore, prezioso musaico fiorentino dal '600; sedia lignea (sec. xit), ricordo della giurisdizione civile degli abati; coro (1573); baldacchini in musaico cosmatesco; sarcofagi longobardi; mausoleo di Caterina Filangieri; Crocifisso ligneo del sec. xvir; sarcofago romano; tavola della Madonna di s. Guglielmo. Oltre il corpo del santo fondatore si venerano 19 corpi di santi ed altre insigni reliquie. Più di 500000 sono i fedeli e visitatori che ogni anno vi si recano in devoto pellegrinaggio. L'Archivio, ricchissimo, è custodito nel Palazzo abbaziale di Mercogliano, diviso in due sezioni (membranacee e cartacei).
Bibl.: G. G. Giordano, Croniche di M., Napoli 1649; I. Mastrullo, M. suero, ivi 1663; D. M. Zigarelli, Viaggio storicoartistico al reale santuario di M.. ivi 1860; PP. Benedettini, M.; guida, cenni storici, Roma 1905; A. Tranfaglia, M. e la Congregazione verginiana, in Pl. Lugano, L'Italia Benedettina, ivi 1920, pp. 379-439; Cottinoni, II, coll. 1944-45; F. Scandone, Storia di Avellino, I-III, Napoli 1948-50, passim (v. indice : nelle appendici edd. parziali di documenti).
Carlo Rabasca

(fts. Giovanni Accorsi)
Montevergine, abbazia di - Diploma dell'abate Donato di M., con cui si dispone, in favore dei poveri, dell'uso di alcuni beni della Badia (sett. 1210) - Montevergine, Abbazia, archivio.

(da lton Lols R. de Santiago, La iarbada de la rat-derd de Montevideo, Montevideo s. a., p. 81 Montevideo, arcidiocesi di - Facciata della Cattedrale, Arch. Bernardo Poncini e Llambias de Olivar (dal 1941 al 1949 la facciata è stata restaurata e completata sull'antico progetto).
MONTEVIDEO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capitale dell'Uruguay. Ha una superfice di 40.062 kmq . con una popolazione di 1.345 .000 ab. dei quali 935.000 cattolici, distribuiti in 82 parrocchie, servite da 97 sacerdoti diocesani e 450 regolari, un seminario conciliare, 71 comunità religiose maschili e 110 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 277).
Fino al 1620 il territorio fu sotto la giurisdizione di Buenos-Altes; nel 1828 venne eretto a vicariato apostolico; il 15 luglio 1878 il papa Leone XIII creò la diocesi e primo vescovo fu mons. Giacinto Vera; lo stesso Pontefice il 19 apr. 1897 elevò M. a metropolitana, assegnandolo quali suffragance le diocesi di Florida-Melo e Salto; primo arcivescovo fu mons. Mariano Soler.
La città fu fondata nel 1723 da Portoghesi. La cattedrale, iniziata nel 1803 , fu completata solo nel 1905 ; altre chiese notevoli sono quelle di S. Francesco, di Aguada, del Seminario, della Concezione, della Madonna di Lourdes, del Reducto, delle Adoratrici, dei Redentoristi, dei Cappuccini e la cappella Jackson dei Gesuiti. Grandi edifici sono quelli del Club Catolico e del Circulo Católico de Obreros. Nel 1880 vi fu fondato il Museo nazionale; più tardi il Museo e l'Archivio storico, il Museo di belle arti, il Museo metereologico nazionale. Le due principali Biblioteche sono la nazionale e quella annessa alla Università.
Bibl.: D. Estrada, Historia y bibliografia de la Imprenta en Montivideo, Montevideo 1912.
Enrico Josi
MONTFAUCON, BERNARD de. - N. il 16 genn. 1655 nella Francia meridionale, di famiglia nobile, fece nel 1672 il soldato nella campagna di Turenne, fu nel 1675 novizio benedettino a Tolosa, dal 1687 nel
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## PALÆOGRAPHIA
G R E C A.
## DE ORTU ET PROGRESSU
LITERARUM GRECARUM.
## CT
De vactis omnium Sendarum Scriptumis Graece generibus i leonique de Abbreviationibus E. de Nativ. vaticum Antium et Dilligibarum.
## Abthis Figere or Dilemation of flem monofiriorum Caticum.
Oprta E. Rodin D. R e a n a n i o I Montalconu. Saccobris E. Monach Brendeloni s Congregatione Satlis Maris.

PARISIIS.
Lusobriche Gellain. Gb Egoe \& Thome Aqainiis
Apud Ptilum Jo annus Boudot. Gb Egoe Saba nunc. Vui Indebis
de Candelor Rossettil. Gb Egoe Adonis Ptilum.
M. DCC. VIII.
CUM PEIFILLEGIO REGIE.
## 
(Int. Enc. Catt.)
Montfaucon, Bernard de - Frontespizio della Paleographia Graeca. Parigi 1708, con dedica autografa (depennata) del M. a Clemente XI. Exemplare della Biblioteca Vaticana.
convento di St-Germain-des-Prés a Parigi, centro degli studi della Congregazione di S. Mauro, dove m. il 21 dic. 1741, sepolto accanto al suo grande confratello Mabillon.
Pubblico: Analecta graeca sive varia opusculo graeca hactenus edita (Parigi 1688); La verité de l'histoire de Iudith (ivi 1690); Athanasii opera omnia ( 2 tomi in 3 voll. infol., ivi 1698; su questa edizione v. H. G. Opitz, Untersuchungen zur Überlieferung der Schriften des Athanasius, Berlino 1935, pp. 2 sg., 143, n. 1). Per allargare la sua conoscenza dei manoscritti greci il M. si recò in Italia (1698-1701), assumendo nel 1699 anche la funzione di procuratore generale della Congregazione di s. Mauro a Roma. Come tale scrisse sotto altro nome l'apologia della edizione delle opere di s. Agostino, pubblicata dai Maurini : Vindiciae editionis s. Augustini a Benedictinis adornatae (Roma 1699). Il viaggio in Italia dava una nuova orientazione agli studi di M.: paleografia ed archeologia si aggiungevano agli studi patristici (v. il Diarium italicum sive monumentorum veterum, bibliothecarum, musaeorum etc. notitiae singulares in itinerario italico collectae [Parigi 1702]). Nell'anno 1708 pubblicò la Palaeographia graeca, sive de ortu et progressu litterarum graecarum, capolavoro che gettava le fondamenta per la nuova scienza della paleografia (v. V. Gardthausen, Griechische Palaeographie, II, 2^{text {a }} ed., Lipsia 1911, p. 5 sg.). I principi sviluppati nella Palaeographia graeca furono praticati da M. nella sua Bibliotheca Coisliniana olim Segueriana, sive manuscriptorum omnium Graecorum, quae in ea continentur accurata descriptio (Parigi 1715). Nel campo dei suoi studi nelle biblioteche entra anche la sua Bibliotheca bibliothecarum manuscriptorum nova ( 2 voll. in-fol., ivi 1739). Testi inediti pubblicava nella Collectio nova patrum et scriptorum
graecorum (2 voll., ivi 1706). Importante era la sua edizione della Esapla di Origene (Hexaplorum quae supersunt, 2 voll. in-fol., ivi 1713). Dal 1718 al 1738 appariva la sua edizione delle opere di s. Giovanni Crisostomo (13 voll.). Su questa edizione v. Chr. Baur, St Chrysostome (Lovanio 1907, pp. 83-88). Gli interessi archeologici di M. si rivelano nella sua enorme pubblicazione: L'antiquité expliquée et représentée en figures (io voll. in-fol., Parigi 1719; 2^{text {a }} ed., ivi 1722, e 5 voll. supplementar, ivi 1724) e nei Monuments de la monarchie française ( 5 voll. in-fol., ivi 1729-33).
Bibl.: H. Leclercq, s. v. in DACL, XI, coll. 2608-72 e id., Monuments de la monarchie française, ibid. voll. 2739-48; M. Valéry, Correspondence inédite de Mabillon et M. avec l'Italie, 3 voll., Parigi 1846 (lettere di M.): U. Capitaine, Correspondance de B. de M. avec le G. de Cranier, Liegi 1885; H. Omont, La Paléographie grecque de M. et le p. Hardouin, estr. da Revue des études grecques, Parigi 1890; E. de Broglie, La société de St-Germain-des Prés au XVIIIe siècle: B. de M. et les Bernardins, 2 voll., ivi 1891 (nell'appendice una autobiografia di M.); H. Omont, B. de M. et ses premières années, in Annales du midi, 4 (1802), p. 84 sgg.: L.-B. Vanel, Les Bénédictins de St-Maur à St-Germain-des Prés, 1830, Nécrologe, Parigi 1896, p. 199; Ph. Tainizey de Larraque, Bénédictins méridionaux, Bordeaux 1896; U. Berlière, Nouveau supplement à l'histoire littéraire de la Congregation de St-Maur, I-III, Parigi 1909-Maredsaux 1931 sg. Erik Peterson
MONTH, THE. - Periodico mensile, fondato a Londra nel luglio 1864 per assecondare il desiderio dei cattolici di avere una propria pubblicazione di cultura, da Frances Margaret Taylor, la futura fondatrice delle «Povere Ancelle della Madre di Dio», con il titolo: The M., an illustrated Magazine of literatur, science and art. Ma già nel luglio seguente il periodico passò nelle mani dei Gesuiti, sotto la direzione del p. H. Coleridge, che ne mutò il titolo in The M., Magazin and Review. Questo mutò ancora più volte in seguito, fino a quello odierno: The M.
Tratta in maniera scientifica di argomenti storici, teologici, di controversia, liturgici e filosofici; accoglie studi di critica letteraria, di poesia e narrativa; recensisce le opere recenti più importanti; ammette la cooperazione anche di esterni. Annovera, infatti, fin dai primi tempi, tra gli scrittori il card. Wiseman ( 1864 e 1865 ) e il Newman, che nel 1865 vi pubblicò il celebre Dream of Gerontion; e, tra i Gesuiti, i pp. R. F. Clark, J. Gerard, J. Rickaby, J. H. Pollen, H. Thurston, C. C. Martindale.
Bist.: J. Gerard, A "Century" and a Retrospect, in The Monch. 100 (1902), pp. 561-63: P. Albers, Liber succuloris hist. S. 7., Roma 1914, pp. 279-80. Celestino Testore
MONTI, Giuseppe. - Apologeta e pubblicista, n. a Bologna il 14 nov. 1879, m. a Roma il 31 dic. 1949. Ordinato sacerdote il 19 dic. 1903, frequentò corsi speciali all'Institut Catholique e all'Ecole pratique des Hautes Etudes di Parigi, all'Università di Monaco e presso altri istituti superiori. Il contatto con gl'intellettuali di tutte le nazioni, soprattutto con l'insigne domenicano Ambroise Gardeil (v.), e l'incoraggiamento di Benedetto XV, orientarono il M. verso gli studi apologetici e la concreta organizzazione del movimento sociale dei cattolici.
Nei molteplici uffici ricoperti (rettore del Collegio belga presso l'Università di Bologna, direttore del Centro nazionale di cultura e dell'Ufficio internazionale delle organizzazioni cattoliche, consultore della S. Congregazione del Concilio per l'ufficio catechistico, sostituto per la censura dei libri presso la S. Congregazione del S. Uffizio, professore di apologetica nel Pont. Ateneo Lateranense dal 1932 al 1949), mons. M. fu un instancabile lavoratore, che riorganizzò la ripresa delle settimane sociali dopo la guerra, preparò la storica esposizione mondiale della stampa cattolica in Vaticano (1935-36), pubblicò opere di pregio: L'apologetica scientifica della religione cattolica (Torino 1922); Manuale internazionale delle organizzazioni cattoliche (ivi 1924, tradotta in francese, inglese, spagnolo, tedesco); La liberta della scuola (Milano 1928, tradotta in spagnolo); La formazione dei
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(fid. Gth. fid. ecc.)

(fid. Gth. fid. ecc.)

(fid. Gth. fid. ecc.)


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(fot. Allanri)
In alto: PANORAMA DELL'ABBAZIA.
In basso: INTERNO DELLA BIBLIOTECA DELL'ABBAZIA. Disegno di fra' Giovanni da Verona (sec. xv).
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laici all'apostolato ( 2ᵃ ed., Roma 1928); La libertà scolastica (ivi 1949) : lavoro della maturità, prezioso per lo studio delle costituzioni comparate. Collaborò all'Enc. Catt. : v., p. es., apologetica.
BibL.: anon., Mons. G. M., in L'osservatore romano, 1^{text {a }} genn. 1930, p. 2, coll. 1-2. Antonio Piolanti
MONTI, Luigi Maria. - Fondatore dei Fratelli Ospitalieri dell'Immacolata Concezione, n. a Bovisio (Milano) il 24 luglio 1825 , m. a Saronno il 1° ott. 1900.
Associatasi all'idea del cremonese C. Pazzini, di fondare un istituto religioso di laici per l'assistenza degli infermi, ne stabilirono insieme le direttive e presero ad attuarle nell'Ospedale di S. Spirito a Roma (1837). Ma le difficoltà e contraddizioni insorte costrinsero il Pazzini a ritirarsi ( 1838 ) e posero il M. in situazione difficile per le ingerenze esterne, da cui non ne usci che per l'intervento di Pio IX (1887), che lo richiamò alla direzione dell'Ospedale. Scrisse allora nuove costituzioni, estese l'opera sua ad altri ospedali, abbracciò pure l'educazione degli orfani, fondando gli orfanotrofi di Saronno e di Cantù. I tempi mutati lo costrinsero a ritirarsi da Santo Spirito nel 1889. L'Istituto, dopo il decreto di lode (1862), ebbe quello di approvazione nel 1863.
BibL.: A. D. Tani, Gli Ordini religiosi a Roma, Roma 1931, pp. 149-50; anon., La Congregazione dei Religiosi Concezionisti, Milano 1932 . Celestino Testore
MONTI, Vincenzo. - Poeta, n. il 19 febbr. 1754 alle Alfonsine (Ravenna), m. a Milano il 13 ott. 1828. Dal 1778, per ca. 20 anni, dimorò in Roma (aveva compiuto i suoi studi nel Seminario di Faenza) come segretario del nipote di Pio VI, il duca Luigi Bosochi. Accolto subito in Arcadia, ne divenne il più costante sostenitore; ai miti della ragione e della natura, propri dell'Illuminismo, contrappose quelli del bosco parrasio, in una poesia per letterati, dove l'emozione immediata della realtà politico-religiosa del suo tempo è trasportata d'incanto nel clima della favola antica.
Come abate ebbe il titolo ed il beneficio di un canonicato in S. Pietro. La sua poesia religiosa dopo la Visione d'Ezechietlo (1776), modulata sugli esempi del Minzoni e del Varano, e le sestine Sopra i dolori di Maria Vergine e i bei distici De Christo nato, è rappresentata nel periodo romano dei scontri. Sulla morte di Giuda e da alcuni mirabili tratti della Bellezza dell'universo. Come uomo di corte scrisse il sonetto contro l'Alfieri in difesa dello Stato pontificio, celebrò nel Pellegrino Apostolico la missione e il viaggio di Pio VI a Vienna, ne glorificò l'amore per l'antichità classica nella Prosopopea di Pericle e, nella Feroniade, a ricordo del prosciugamento delle Paludi Pontine, la sua opera di governo. Denunciò infine il suo orrore per la Parigi rivoluzionaria e la decapitazione di Luigi XVI nelle terzine della Bassvilliana (1793), il più celebre dei suoi poemetti, che gli meritò il titolo di «Dante ingenitito». Ma l'opera era servita al M. di provvisoria difesa per le sue idee liberali; passato a Milano, a seguito del colonnello Marmont nel 1797 e divenuto il cittadino M., sconfessò quell'ideologia, esponendo i suoi sentimenti civili e religiosi dichiaratamente antipapali nel Fanatismo, la Superstizione, il Pericolo, ed auspicando nella canzone Per il congresso di Udine il trionfo della ragione sotto il «Triangolo immortale» della massoneria, alla quale il poeta appartenne, componendo anche un inno per l'inaugurazione della Loggia Reale «Eugenio» a Milano. Trovata «la patria libera» nella Repubblica cisalpina e nominato poeta del governo italiano e assessore consulente presso il Ministero, il M. (definito dal De Sanctis, per questi suoi mutamenti, segretario dell'opinione dominante), compose sotto la protezione napoleonica, in lode del Bonaparte, Il Prometeo, Il Benefizio, La Spada di Federico, Il Bardo della Selva Nera. A Parigi, nell'anno 1800 scrisse il poemetto In morte di Lorenzo Mascheroni, esempio di poesia civile. Tornato in Italia nel 1802 insegnò per due anni all'Università di Pavia, ma caduta la Lombardia sotto gli Austriaci (il Foscolo partì esule volontarie), il M. compose per i nuovi dominatori il Mistico omaggio, Il ritorno di
Astrea. Negli ultimi anni si dedicò a studi filologici, che raccolse nei 7 volumi delle Proposte di correzioni e ag. giunte al vocabolario della Crusca, contro il rigore purista dei Cesari. Tornato alla fede volle bruciare la traduzione della Pucella d'Orléans di Voltaire, che è tuttavia nota per la trascrizione fatta da alcuni suoi amici. Il M. rimane, come disse il Carducci, «principe dell'arte di un'intera e ingegnosissima generazione, ravvivatore del sentimento classico nelle sue migliori espressioni»; «poeta dell'immaginazione e dell'orecchio» secondo il giudizio del Leopardi; artista più che poeta, rievocatore di miti come Canova e difensore contro i romantici della scuola neo-classica nel Sermone sulla mitologia. Nessuno dei contemporanei poté sottrarsi alla suggestione del suo endecasillabo che definì il vero pathos del secolo, ereditato poi dai romantici. nelle tragedie (Aristodemo, Galeotto Manfredi, Cato Grosso), ma principalmente nella sua opera di più squisita fattura : La Feroniade. Proprio a questo immaginoso e vivo senso paterico, che è già un'ansia romantica, affidò il suo capolavoro : la versione dell'Ilíade (1810).
BibL.: ediz.: Opere di V. M., Milano 1839-42. 6 voll.: Epistolario di V. M., a cura di A. Bertoldi, 6 voll., Firenze 19271931; Opere scelte a cura di C. Angelini, Milano 1940. Biografie : V. Cian, V. M., Pavia 1928; E. Bevilacqua, V. M., Firenze 1928; A Pompezzi, V. M., Bologna 1928; E. Allodoli, M., Milano 1928; G. Bustico, La vita e l'opera di V. M., ivi 1928; G. Reichenbach, V. M., Roma 1931: importanti notizie biografiche in F. Panzta, Pellegrino Rossi e V. M., Torino 1937. Studi : sino al 1924 cf. G. Bustico, Bibliografia di V. M., Firenze 1924, completata sino al 1928 da E. Carrara, in Giorn. stor. della letter. it., 27 (1931), pp. 131-39; B. Croce, Poesia e non poesia, 2a ed., Bari 1935, pp. 21-30; L. Fontana, V. M. prosatore e retore, Milano 1943; L. Russo, Ritratti e disegni storici, 1² serie, nuova ed., ivi 1946, pp. 184-209; M. Apollonio, M., in Fondazioni della cultura italiana moderna, Firenze 1948, pp. 91-114.
Giovanni Fallani
MONTI DI PIETA. - Istituti con lo scopo di prestare somme di denaro contro pegni, con minimo pagamento per le spese, per combattere così l'usura e venire in aiuto delle classi meno abbienti della popolazione. Negli ideali economici del medioevo dominava la teoria che stabiliva l'improduttività del denaro dato in prestito: ogni interesse era in questo caso considerato usura ed erano reputati usurai coloro che si dedicavano a tale attività : gli Ebrei, ed all'estero gli Italiani, designati col nome di Lombardi.
I m. di p. ebbero origine in Italia fin dal sec. xiv. Vi furono in precedenza alcuni tentativi di istituti di credito, che si differenziavano negli scopi dai m. di p., perché esulava dal loro campo la beneficenza. Così nel 1196 si ebbe a Frisinga in Baviera un primo tentativo, cui seguì nel 1350 una specie di cossa mutua organizzata dai borghesi di Salins (Franca Contea); del 1361 è un lascito da parte di Michele di Northburg, vescovo di Londra, di una somma al Capitolo della cattedrale, perché venisse distribuita in prestiti su pegno e senza interesse per la durata di un anno. I primi a pensare all'istituzione dei veri m. di p. furono i Francescani con quello di Firenze, nel 1358, per opera di Francesco da Empoli, che però, per mancanza di esperienza organizzativa, si risolse presto in un fallimento. Nel 1454 fu costituito ad Ancona un istituto di credito, ad opera di Marco da Montegallo, per sovvenire con prestiti la città, ma in questo caso non si ebbe un vero m. di p. per quanto sia stato ritenuto tale. La maggior parte dei m. di p. venne istituita nella seconda metà del sec. xv. Fra' Domenico ne fondò uno ad Ascoli nel 1438; Michele da Cascano un altro a Perugia, nel 1462, approvato da Pio II nel 1463, ed il capitale necessario fu raccolto con elemosine ad opera di fra' Barnaba da Terni. L'iniziativa si diffuse rapidamente e m. di p. furono fondati ad Orvieto (1464), ad Aquila (1466), a S. Giacomo della Marca e a Fabriano (1470), a Fano (1471). Nello stesso anno Sisto IV sanzionava gli statuti di quello di Viterbo e nel 1479 di quello di Savona. Nel 1484 Innocenzo VIII ne permetteva la istituzione a Mantova. Nuove fondazioni ricevettero forte impulso da Bernardino da Feltre (v.), che ne istituì a Parma, Rimini, Cesena, Chieti, Narni, Rieti, Lucca,
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Montri di Pietà - Edicola in ricordo dell'ampliamento del M. di p. da parte di Clemente VIII (1604) - Roma.
Siena, Padova (in relazione con il b. Angelo Carletti da Chivasso), Pavia, Milano.
L'esame degli statuti mostra come, in genere, i m. di p. fossero organizzati su un modello unico. Il personale impiegato aveva carattere tecnico, le funzioni più importanti appartenevano al conservatore, al depositario ed al notaio. Il primo (detto anche massaro e montista) aveva il compito di accettare i pegni, conservarli e provvedere a restituirli ai proprietari, quando questi avessero fatto fronte ai loro impegni. Il secondo (detto anche tesoriere o cassiere) curava esclusivamente le operazioni di cassa, mentre il terzo era incaricato della parte amministrativa, cioè della redazione e custodia delle scritture. Altri impiegati minori erano: l'incaricato della stima degli oggetti impegnati, colui che li metteva in vendita quando non erano ritirati alla scadenza, il banditore ed i subalterni. L'amministrazione era affidata a religiosi e laici, i primi per diritto, gli altri scelti con sorteggio tra appartenenti a determinate categorie. Per coprire le spese d'esercizio si usava esigere un tenue contributo, che alcuni teologi condannarono come interesse, allegando l'illiceità del mutuo. Nel 1496 l'agostiniano N. Boriani pubblicò un opuscolo De monte impietatis (Cremona 1496), in cui giudicava scandalosa e condannava tale attività. A lui si associavano i Domenicani e contro di essi polemizzavano i Francescani. La questione della gratuità dei prestiti fu dibattuta anche in un Capitolo generale degli Osservanti, tenuto a Firenze alla fine del sec. xv, e la tesi della gratuità fu sostenuta da Michele da Segni, che si proponeva con ciò di far cessare gli attacchi degli avversari. Vi si oppose Bernardino da Faltre, che affermò la necessità di far pagare un minimo, come compenso spese, perché era necessario retribuire quanti prestavano la loro opera nei m. di p. e non sarebbe stato possibile provvedere a ciò, se non a mezzo del contributo di coloro che se ne sarebbero avvalsi. Quest'ultima tesi prevalse e vi aderì anche il vicario generale dell'Ordine, Evangelista da Perugia. Il
primo riconoscimento ufficiale della liceità di ciò si ebbe solo nel IV Concilio Lateranense (1515). Così i m. di p. furono riconosciuti e si stabilì che un lieve compenso era lecito, purché non avesse superato lo strettamente necessario a coprire le spese. Solo i papi Giulio III e Pio IV inclusero nelle spese di gestione una quota d'interessi da versare a chi avesse fornito all'Opera i capitali necessari.
Nel sec. xvi furono istituiti i m. di p. di Roma e Napoli. Il primo nel 1539 dal frate minore Giovanni Calvo; il secondo nel 1540 , per sovvenire ai bisogni della popolazione, in seguito all'allontanamento dal Regno dei prestatori ebrei, ad opera di alcuni filantropi (Aurelio Paparo e Leonardo di Palma) e, pare, anche per i consigli di s. Gaetano da Thiene.
La fondazione dei m. di p. fu un'innovazione importantissima, dal punto di vista sociale, perché si venne a concedere credito a condizioni miti proprio alle classi più umili della popolazione, che maggiormente ne avevano bisogno. Se ne avvantaggiavano quanti, in caso di eventuali, improvvise necessità, non avevano riserve cui attingere e sarebbero stati costretti a ricorrere agli usurpi ebrei e cristiani, affrontando il pagamento di forti interessi.
Negli altri paesi d'Europa i m. di p. apparvero posteriormente. Nel 1572 e 1607 se ne ebbero a Bruges ed a Lilla. Più tardi (1643) fu fondato quello di Parigi che ebbe un notevole incremento, tanto da giustificarne, circa un secolo dopo (1777), il potenziamento. Ancora più tarda è l'istituzione del m. di p. di Madrid, che iniziò la sua attività nel sec. xviri. Non se ne ebbero né in Germania, né in Inghilterra. In questi due paesi furono creati soprattutto istituti di credito per piccoli commercianti ed industriali, mentre il prestito su pegno restò in mano ai privati. E notevole che in molti casi i m. di p. abbiano ampliato l'attività fino a diventare veri istituti di credito.
BibL.: G. B. Gifuni, Compendio istor. della orig. e fondaz. del S. M. della P. in Napoli, Napoli 1801; L. Masetti, I primitivi capitoli del m. di p. di Fano, in Arch. stor. marebiziano, I (1879), pp. 663-702; V. E. Aleandri, Gli Ebrei e loro banche di utnra ed i m. di p. in Sanseverino Marche, Sanseverino 1891; A. Bertolini, Nota sull'orig. dei m. di p., in Giorn. degli economisti, III, Suppl. 1891, pp. 527-30; N. Mengozzi, Il Monte dei Paschi di Siena e le aziende in essa riunite, I, Siena 1891; O. Scalvani, Il «Mons Pietatis» di Perugia, con qualche notizia sul Monte di Gubbio, Perugia 1892; A. Billetri, Il S. M. della p. di Reggio Emilia, Reggio 1894; L. Zdekhuer, L'interno di un banco di pegno nel 1417 con documenti inediti, in Arch. stor. ital., 3² serie, 17 (1896), pp. 63-105; D. Ternilia, Il S. M. di p. di Roma, Roma 1900; L. Degani, I m. di p., Torino 1922; M. Tosi, Il S. Monte di p. di Roma e le sue amministrazioni, Roma 1937; A. Messini, Le origini dei m. di p. di Fuligno (1463-66), Foligno 1940; M. Bolzonella, Pietro Barozzi, vescovo di Padova (1487-1507), Padova 1941; A. Passone, The economic significance of the Montes Pietatis, in Franciscan Studies, 2² serie, 1 (1941, 11), pp. 3-28; D. Zampese, Il M. di p. di Verona, Udine 1941; G. Fabiani, Gli Ebrei e il M. di p. in Ascoli, Ascoli Piceno 1942; G. Barbieri, Saggi di storia economica italiana, Napoli 1948; F. Nicolini, I banchi pubblici napoletani e i loro architzi, in Boll. dell'Arch. stor. del Banco di Napoli, I (1950), pp. 1-36.
Giuseppe Coniglio
MONT-LAURIER, Diocesi di. - Diocesi nella provincia di Québec. Appena prese possesso della sua sede di Ottawa, mons. Carlo Ugo Gauthier si mise al lavoro per l'organizzazione di una nuova diocesi. M.-L., smembrata da Ottawa, fu eretta da papa Pio X, il 21 apr. 1913. Suo primo vescovo fu mons. F.-S. Brunet (1913-22). La Cattedrale è dedicata a Maria S.ma.
Suffraginea di Ottawa, la diocesi conta 54.185 cattolici : 51.185 di lingua francese, ca. 800 di lingua inglese e ca. 1300 di altre lingue. I non cattolici sono 2200; 100 sacerdoti diocesani e 50 religiosi (Gesuiti, Oblati, Fraternità sacerdotale) vi esercitano il sacro ministero. Vi sono 7 congregazioni maschili e 10 femminili.
La diocesi ha 1 seminario minore, 57 chiese e cappella, 50 parrocchie, 10 missioni, 4 ospedali, 3 orfanotrof, I scuola di pedagogia, I scuola di arti e mestieri, I scuola di agricoltura, I scolasticato e 2 noviziati.
La superficie della diocesi è di 5600 miglia q .
BibL.: AAS, 5 (1913), p. 430; R. Lagros, Histoire du diocèse d'Ottawa, Ottawa 1920; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1930, pp. 380-87.
Gastone Carrière
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MONTMAJOUR. - Abbazia benedettina situata nell'isola St-Pierre di M. a nord-est di Arles, circondata da stagni che le originarono in provenzale la denominazione di St-Pierre "de la Sagno".
L'abbazia ebbe inizio da alcuni eremiti che si occuparono di scavare le tombe e custodire il cimitero ivi costituitosi sotto il patronato di S. Pietro. Il monastero appare per la prima volta alla metà del sec. x, come dipendente del Capitolo di S. Trofimo, cattedrale di Arles, da cui l'acquistò il 7 ott. 949 una pia religiosa di nome Teucinda, m. nel 977, come si legge nella sua lastra tombale. Nel 960 il suo primo abate fu Mauring; ebbe allora doni e privilegi e dipese direttamente dalla S. Sede; Clemente IV (1265-68) designò l'abate tra i Benedettini e nel sec. xiv divenne un beneficio la cui collazione era riservata alla S. Sede. Nei secc. xv e xvir divenne un beneficio della famiglia d'Ornano; dall'abbazia dipesero parecchi priorati sparsi nella Provenza. La doppia chiesa abbaziale dedicata a s. Pietro, nel fianco meridionale del monte, fu eretta nel sec. x, comprendente due navate, di cui una scavata nella roccia; l'altra è composta di una navata a tre campate. Sull'altro fianco della montagna fu iniziata dall'ab. Archinrico il 30 maggio ro16 una nuova chiesa dedicata alla b. Vergine e a tutti i santi, che fu finita sotto l'ab. Rolando (1059-72). Nel 1030 vi fu consacrata la cripta della S. Croce. Le due chiese vennero demolite nei lavori del sec. xir, quando ca. il 1150 si iniziò la fabbrica dell'attuale chiesa di Notre-Dame, finita ca. il 1153; è composta di una nave e due campate con transetto, abside semicircolare all'interno e poligonale all'esterno; due absidi laterali e cripta scavata nella roccia, con deambulatorio sul quale si aprono cinque absidite. Nel transetto fu aggiunta a nord una cappella dall'ab. Bertrando de Maussang (1298-1316); mentre ad oriente fu eretta nella seconda metà del xir sec. la cappella tetracora di S. Croce. A fianco della Chiesa fu costruito il chiostro che presenta analogie con quelle di S. Trofimo di Arles; venne restaurato più volte, come al tempo degli abati Pons de l'Orne ( 1368 -80) e card. Pietro De Foix (14501462); i capitelli presentano scene storiche o chimere. Dalla fine del sec. xvi l'abbazia data in commenda era in tale decadenza che l'arcivescovo di Arles mons. J. Joubert de Burroul1 l'affidò nel 1639 ai Benedettini di S. Mauro che rinnovarono gli edifici, danneggiati poi da un incendio nel 1726; un nuovo progetto fu approvato nel 1755. L'abbazia fu secolarizzata dalla Rivoluzione nel 1790. Salvate alcune parti da un privato, dopo la restaurazione la città di Arles ne iniziò il riscatto e nel 1872 furono cominciati i restauri. Il 19 apr. 1030, sotto l'ab. Ramberto Pons de Marignane, arcivescovo di Arles, si istituì il «Pardon de M. " in occasione della fabbrica della cripta dedicata alla S.mo Croce nella basilica di Notre-Dame per tutti i fedeli che avessero contribuito alla fabbrica. L'indulgenza venne estesa agli anni seguenti per il pellegrinaggio che aveva luogo il 3 maggio, invenzione della S.ma Croce; rimase poi anche in seguito; il papa Giulio II (bolla del 6 febbr. 1504) concesse l'indulgenza plenaria quando il 3 maggio fosse un venerdi. Pio IX (bolla del 14 luglio 1851) ristabilì il pellegrinaggio sospeso dal tempo della Rivoluzione Francese. Attualmente, per decreto della S. Congregazione dei Riti, l'indulgenza è trasferita nella chiesa di S. Antonio in Arles.
BibL.: F. Bonalt, L'abbaye de M., Parigi 1928; Cottineau, II, coll. 1962-64.
Enrico Josi
MONTMORENCY, ANNE de. - N. a Chantilly il 12 nov. 1493, m. a St-Denis il 12 nov. 1567. Il nome di Anne gli fu dato dalla madrina Anna di Bretagna. Godette il pieno favore di Francesco I e partecipò alle sue campagne. Fu prigioniero con lui a Pavia; indi, liberato, ebbe il governo della Linguadoca. Luogotenente generale, poi connestabile, batté gli imperiali e nel 1537 riconquistò il Piemonte.
Quando la cessione del Milanese fatta da Carlo V al figlio Filippo fece perdere alla Francia ogni speranza di riottenere quella provincia, il M., che si era fatto soste-
nitore di un accordo pacifico con l'Imperatore, cadde in disgrazia e abbandonò la corte. Vi tornò tuttavia con Enrico II, del quale fu a lungo il più ascoltato consigliere. Nel 1551 fu nominato duca e pari. Nella campagna del 1552-54 subì ripetute sconfitte e a S. Quintino fu fatto prigioniero. Ma il Re gli conservò la sua fiducia, e ciò gli permise di guidare i negoziati della pace di CateauCambrésis. Partecipò in seguito alla guerra di religione e nel 1567, mentre difendeva Parigi contro i calvinisti, vinto a St-Denis, rifiutò di arrendarsi e fu ferito a morte.
BibL.: F. Decrue, Anne duc de M. sous Henry II, François II et Charles IX, Parigi 1889; L. Romier, Le royaume de Catherine de Médicis, ivi 1922, passim; H. Hauser-A. Renaudet, Les débats de l'age moderne, 3ᵉ ed., ivi 1946, v. indice. Roberto Palmarocchi
MONTMORENCY, Henri I. - Figlio di Anne e di Maddalena di Savoia, n. a Chantilly nel 1534, m. a Agde il 1° apr. 1614. Nella guerra di religione fu a capo dei cattolici e batté i calvinisti a Dreux, dove fu fatto prigioniero il Condé. Come governatore della Linguadoca usò contro i protestanti rigorose misure repressive. Nel 1566 fu nominato maresciallo. Ma la rivalità personale con il Guisa intiepidì il suo zelo : nessuna resistenza oppose all'esercito del Coligny quando questi attaccò la sua provincia.
Dopo S. Bartolomeo, diffidando delle intenzioni della corte nei suoi riguardi, si accordò decisamente con i calvinisti che lo elessero loro capo. Appoggiato dai calvinisti e dai politici, riuscì ad intavolare le trattative che condussero all'Editto di Beaulieu. Ma nel 1576 Caterina de' Medici seppe attirarlo dalla sua parte. Divenuto perciò inviso ai calvinisti, dovette lasciare Tolosa. Alla morte di Enrico III seguì il partito del Re di Navarra, e nel 1595 impedì l'intervento del Duca di Savoia.
BibL.: E. Lavisse, Histoire de France, VI, 1, Parigi 1904, passim; per l'epoca ef. H. Hauser, La prépondérance espagnole, 3ᵉ ed., ivi 1948.
Roberto Palmarocchi
MONTMORENCY, Henri II. - Figlio di Enrico I, n. a Chantilly il 30 apr. 1595, m. a Tolosa il 30 ott. 1632. Da Enrico IV ebbe il governo della Linguadoca. Luigi XIII nel 1612 lo nominò ammiraglio. Batté nel 1625 il ribelle Soubise; nel 1629-30 partecipò alla campagna del Piemonte, vincendo ad Avigliano e a Saluzzo.
La politica di accentramento monarchico seguita dal Richelieu doveva necessariamente spingere all'opposizione il M., come uno dei più autorevoli rappresentanti della vecchia aristocrazia. La mancata concessione della carica di connestabile fu solo una causa occasionale della rottura. Nel 1630, quando si riteneva scossa la posizione del cardinale e imminente la sua caduta, Gastone d'Orléans si pose alla testa dei malcontenti. Ma la fournée des dupes riaffermò inaspettatamente la potenza del Richelieu. Gastone tentò la sorte delle armi : battuto, fuggì a Nancy. Il M. si era unito al ribelle, tentando di sollevare la Linguadoca. Ma la provincia non lo segui, e il M., vinto a Castelnaudary dal maresciallo di Schomberg, cadde prigioniero. Il Richelieu lo fece giustiziare. E questa esecuzione segnò il trionfo del cardinale, togliendo alla nobiltà francese ogni speranza di impedire il consolidamento dell'assolutismo regio.
BibL.: H. Hauser, La prépondérance espagnole, 3ᵉ ed., Parigi 1948, v. indice. Roberto Palmarocchi
MONTMORENCY-LAVAL, François de. - Vescovo di Québec, n. il 30 apr. 1623 a Montigny-surAvre (Eure-et-Loire), m. a Québec il 6 maggio 1708 in fama di santità. Come arcidiacono di Evreux prese parte alla fondazione del Seminario per le Missioni Estere di Parigi. Nel 1658 fu nominato primo vicario apostolico della Nuova Francia e nel 1674 primo vescovo della diocesi di Québec.
Con successo difese i diritti della Sede Apostolica contro le pretese gallicane del governo; organizzò il ministero tra i bianchi e la missione tra gli indiani, in gran-
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(da Gaillard de Champris, M. Fr. M.-L., Parisi Mfil Montmorency-Laval, François deRitratte. Dipinto contemporaneo (collezione del visconte de la Varende).
dissima parte nelle mani dei Gesuiti; combatté la vendita di bevande alcooliche agli indiani; difese strenuamente i diritti di questi. Nel 1663 aprì un seminario a Québec sia per il ministero tra i bianchi che per la missione: il Seminario fu affilato nel 1665 a quello delle Mission Estere di Parigi; nel 1668 seguì la fondazione di un seminario minore, nel 1678 quella di una scuola industriale. Si dimise nel 1688 , continuando a vivere a Québec e sostenendo il successore, de Saint Vallier, durante la di lui prigionia in Inghilterra. Il processo di beatificazione s'aprì nel 1890 . Gli fu eretto un monumento a Québec nel 1908.
BibL.: B. de La Tour, Mémoires sur la vie de mgr de Laval, Colonia 1761; A. Gosselin, Vie de mgr de Laval, premier évêque de Québec et apôtre du Canada 1623-1708, 2 voll., Québec 1890; id., Le vénérable F. de M. L., premier évêque de Québec, nuova ed., ivi 1923; id., Mgr de Laval, ivi 1944; Streit, Bibl., II, p. 826. Giovanni Rommerskirchen
MONTOR, Jean-Alexis-François Artaud de. Diplomatico e scrittore francese, n. il 21 luglio 1772 a Parigi, m. ivi il 12 nov. 1849 . Addetto alla legazione francese di Stoccolma nel 1792, raggiunse quindi l'esercito realista degli emigrati comandato dal principe di Condé. Inviato a Roma in missione, si affezionò all'Italia, si legò d'amicizia con molte persone ed acquistò una non comune conoscenza di uomini e di cose. Dopo il colpo di Stato del 18 brumaio (1799), pur rimanendo attaccato ai Borboni, passò al servizio del nuovo regime e divenne primo segretario della legazione di Francia a Roma, alle dipendenze del Cacault.
Incaricato d'affari in Toscana nel 1806, fu richiamato a Parigi l'anno successivo e, nominato censore imperiale, ne profittò per dedicarsi alla redazione di opere di carattere vario. Poiché egli era a Stoccolma nel 1792, quando fu assassinato Gustavo III, ne trasse l'occasione per pubblicare l'Histoire de l'assassinat de Gustave III, roi de Suède, par un officier polonais, témoin oculaire (Parigi 1802). Nel 1808 diede alle stampe sotto lo pseudonimo di "mentoro dell'Accademia di Cortona" un volume sulla pittura italiana prima di Raffaello, che ebbe successivamente altre due edizioni (Considérations sur l'état de la peinture en Italie dans les quatre siècles qui ont précédé Raphaël, ivi 1808), e un libro sulle catacombe di Roma (Voyage dans les catacombes de Rome, ivi 1810), con la traduzione parziale del noto volume del Bosio. Dal 1811 al 1813 apparve inoltre una sua traduzione della Divina Commedia. Con la Restaurazione rientrò in carriera diplomatica. Segretario di legazione a Roma dal 1814 al 1816, vi ritornò nel 1819 e vi rimase fino al 1830 . Alla caduta dei Borboni si ritirava a vita privata dedicandosi esclusivamente alle lettere. Scrisse moltissimo, e soprattutto pubblicò monografie sui pontefici Pio VII, Leone XII e Pio VIII, da lui personalmente conosciuti durante la sua attività diplomatica a Roma (Histoire du pape Pie VII, 2 voll., Parigi 1936; Histoire du pape Léon XII, 2 voll., ivi 1843 ; Histoire du pape Pie VIII, ivi 1844).
BibL.: E. G. Ledos, s. v. in Dictionnaire de biographie fraocaise, a cura di J. Balteau, M. Marroux et M. Prevost, III, Parigi 1939, coll. 1132-35, con bibl.
MONTORFANO, Giovanni Paolo. - Propagatore dell'istruzione catechistica, n. a Como, m.
il 27 dic. 1580. Fu compagno di s. Girolamo Miani nella fondazione degli orfanotrofi in Lombardia.
Quando i Somaschi si unirono ai Teatini, il M. nel 1549 ne professò la Regola e fra i Teatini si distinse per zelo e pietà. Fedele all'insegnamento di s. Girolamo compose un catechismo per i fanciulli a domande e risposte (Modo breve e facile di ammaestrare i figlioli nella dottrina cristiana, Venezia 1562), il primo dopo il Concilio di Trento e anteriore alla pubblicazione del Catechismo romano. Fu compagno di s. Andrea Avellino nella fondazione della casa di Piacenza, ove pure agevolò l'ingresso dei Somaschi; per i quali anche compose le Regole della Compagnia dell'Oratorio nell'Ospedale degli Incurabili di Venezia ( 1568 ), la quale aveva il governo delle scuole della dottrina cristiana in tutta la città.
BibL.: G. B. Castiglioni, Istorie delle scuole della dottrina cristiana, Milano 1800, pp. 154 e 305 . Marco Tentorio
MONTORSOLI, Giovanni Antonio. - Scultore, n. in Villa Montorsoli presso Firenze (donde derivò il nome) nel 1507, m. a Firenze il 31 ag. 1563. Giovanissimo, lavorò accanto a Michelangelo; è tuttavia ancora incerta la cronologia delle sue prime opere, come il monumento ad Angelo Aretino in S. Pietro di Arezzo e la tomba di Jacopo Sannazzaro in S. Maria del Parto a Napoli. Il 7 ott. 1530 rivestì l'abito dei Serviti nell'Annunziata di Firenze, e dal 1531 lavorò per la sagrestia nuova del S. Lorenzo, scolpendo il S. Cosimo.
Dopo il 1537 era a Volterra, e attendeva al scpolcro di Mauro Maffei, nel Duomo; poi, tra il 1540 ed il 1546 , risulta attivo a Genova, dove esegui opere per Palazzo Doria e per S. Matteo, fra le quali notevole il gruppo della Pietà. In quegli stessi anni dovette abbandonare l'abito religioso. Chiamato nel 1547 dal Senato di Messina per costruire la fontana dell'Orione nella piazza del duomo della città, ricoprì anche la carica di capomaestro scultore della Cattedrale, iniziando la serie degli Apostoli, molto danneggiata durante l'ultima guerra. Alla fontana dell'Orione, terminata verso il 1551 , segul quella di Nettuno. Allontanatosi da Messina in seguito all'Editto di Paolo IV contro gli apostati e gli sfrattati, rientrò nell'Ordine nel 1557, ed esegui, appunto per una chiesa dei Servi, a Bologna, l'altare maggiore. Nel 1561 ritornò a Firenze, dove rimase fino alla morte.
Il M. mostra fin dalle prime opere una personalità ricca ed inquieta, con accenti di enfasi e di sensualità quasi barocca. La maturità del M. si rivela pienamente negli imperuosi rilievi delle fontane messinesi, in cui elementi di squisita eleganza, come le naiadi cariatidi della coppa della fontana d'Orione, o d'intensa drammaticità, come la Scilla della fontana di Nettuno, si innestano in una prodigiosa struttura architettonica.
Bibl.: Venturi, X, II, pp. 107-52. Eugenio Battisti
MONTOYA, Luis de. - Scrittore ascetico agostiniano, n. a Belmonte (Cuenca) nel 1497, m. a Lisbona nel 1569. Fu priore a Medina del Campo (15261535). Il superiore generale lo nominò suo vicario per riformare la provincia portoghese, nella quale restò fino alla morte. Venerato dai re Giovanni III e Sebastiano, non accettò né il vescovato di Vizeu né l'ufficio di confessore regio, per attendere alla sua missione di vicario.
Teologi agost