volume-08

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. Il cappuccio venne diminuito quando fu usata la berretta. La m. era in uso a Roma nella seconda metà del sec. xv.

La m. dei cardinali è di seta rossa o porpora, di seta violacea o paonazza secondo i diversi tempi dell'anno; alla presenza del papa si porta sopra la mantelletta. I cardinali appartenenti a Ordini monastici e mendicanti usano sempre la m. di lana, saia o panno e del colore dell'abito dell'Ordine a cui appartengono; p. es., i Benedettini nera, i Carmelitani bianca, i Francescani grigia. I vescovi usano
il solo colore paonazzo o violaceo; i vescovi religiosi quello del loro Ordine, cosi gli abati regolari. Una m. senza cappuccio viene data come privilegio ai parroci in alcune diocesi.

Biol.: Moroni, XLVII, pp. 27-36; X. M. J. Barbier de Moniault, Le costume et les usages ecclésiant., I. Parigi s. a., pp. 332-30; J. Braun, Die liturgische Gesandung im Orcid. und Orient, Friburgo in Br. 1907, pp. 357-58; trad. it., Torino 1914, p. 18a; M. Righetti, Man. di stor. liturg., I, Milano 1950, p. 312. Pietro Siffrin

MOZZI, Luigi. - Teologo gesuita, n. a Bergamo il 26 maggio 1747, m. a Oreno (Milano) il 2 luglio 1815. Costretto ad abbandonare la Compagnia nel 1773, ancor prima d'esser ordinato, divenne sacerdote e poi canonico, esaminatore pro-sinodale, arciprete del Capitolo di Bergamo, ove si distinse per la molteplice attività. Lottò per quindici anni (1777-92) contro il giansenismo e i suoi fautori. In seguito si occupò dell'educazione specialmente dei giovani operai.

Perseguitato politicamente per la viva simpatia e l'ascendente che godeva fra i giovani, dovette abbandonare Bergamo (1797), dove tornò solo per un breve periodo, passando quasi tutto il resto della sua vita nella predicazione delle missioni popolari. Pio VII lo nominò (1804) prefetto dell'Oratorio del Caravita in Roma, ma il M. abbandonò presto tale incarico per rientrare nella Compagnia di Gesù, ricostituitasi in Napoli. Cacciati i Gesuiti da Napoli e poi anche da Roma, trovò asilo, dopo numerose peripezie, presso i conti Scotti di Milano e morì nella loro villa di Oreno, assistito dal suo amico s. V. Strambi.

I suoi scritti hanno carattere prevalentemente polemico contro il giansenismo. Scrisse pure alcune biografie, tradusse e annotò varie opere straniere, lasciando anche inedito un buon numero di manoscritti e di lettere. Per il pensiero del M. hanno importanza soprattutto le opere anti-gianseniste, nelle quali attacca, talora in modo violento, i suoi avversari. Vanno ricordate le opere relative al ritorno degli ebrei alla Chiesa: Lettere ad un amico (Bergamo 1777); alle questioni della Grazia per se stessa efficace e della predestinazione gratuita: Il falso discepolo di s. Agostino e di s. Tommaso convinto di errore (Venezia 1779); alle vicende della Chiesa di Utrecht: Storia compendiosa dello sciame della nuoca Chiesa di Utrecht (Ferrara 1785), Storia della rivoluzione della Chiesa di Utrecht (3 voll., Venezia 1787); alla devozione del S. Cuore di Gesù : Il culto dell'amor divino (2 voll., Bologna 1792; opera di mons. J. H. Fumel, tradotta ed annotata dal M.).

Biol.: anon., Vita del p. L. M., Novara 1823; L. Altini, Vita del p. L. M., Bergamo 1884; Sommervogel, V, coll. 13711373; Memorie di religione, di morale e di letteratura, VII, Modena 1823, pp. 111-24; Hurter, V, coll. 626-28; S. Cividini, Il p. L. M. antigiansenista, Roma 1950 (texi inedita dell'Ateneo Lateranense). Silvio Cividini

## MUCAČEVO

(MUNKÁCS), DIOCESI di. - Ruteno-greca (cattolica), situata in Ungheria, passata nel 1920 alla Cecoslovacchia e nel 1945 alla Russia sovietica. Il primo vescovo conosciuto è Giovanni (1491). Il vescovato fu soppresso dagli scismatici
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(fol. Felici)
Mozzetta - Prelato con m.

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(nel periodo turco) ed ebbe poi, sin dal 1689 , vicari apostolici. Nel 1771 fu ripristinata come suffraganea di Erlau (Agria) e passò, nel 1776, sotto Strigonia. Dal 1775 la sede è a Ungvár, ceco Užhorod. La diocesi fu ristretta alla cosiddetta Subcarpazia, di popolazione quasi tutta rutena (ucraina). Per i latini cattolici esiste un'amministrazione apostolica. Dopo l'unione con la Cecoslovacchia anche i ruteni-ortodossi eressero una diocesi a Munkács.

La diocesi contava, nel 1944, 461.000 fedeli, 354 sacerdoti, 281 parrocchie, 459 chiese e cappelle, 31 scuole, 8 monasteri con 85 religiosi. L'arrivo dei Russi in quell'anno portò alla diocesi la persecuzione più spietata. Il vescovo mons. Teodoro Romža morì martire della fede il 1° nov. 1947. Nel 1949 la diocesi fu ufficialmente «liquidata * dai bolscevichi.

BibL.: A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, v, indice; G. Moioli, Distro il sipario di ferro, in Ecclesia, 9 (1949), pp. 234-36. Alberto M. Ammann.*

MÜHLBACHER, ENGELBERT. - Storico austriaco, n. il 4 ott. 1843 a Gresten (Austria), m. il 17 luglio 1903 a Vienna. Entrò nel 1862 nell'abbazia di S. Floriano, di cui fece parte fino alla morte, sebbene non emettesse i voti. Fece i suoi studi universitari ad Innsbruck ed a Vienna e fu allievo del Ficker e del Sickel. Professore straordinario di storia all'Università di Innsbruck nel 1878 ed a quella di Vienna nel 1881, ne divenne ordinario nel 1886.

Membro delle Accademie delle scienze di Vienna e di Monaco, diresse dal 1879 in poi le Mitteilungen des Instituts für österreichische Geschichtsforschung e presiedette dal 1896 l'Istituto per lo studio della storia austriaca. Medievalista di valore, particolarmente attivo nello studio e nell'edizione delle fonti della storia del periodo al quale dedicò tutta la sua opera, fu membro della commissione dei Monumenta Germaniae Historica, curò la seconda edizione del 1° vol. dei Regesta Imperii del Böhmer (Die Regesten des Kaiserreichs unter den Karolingern, 751-918, 2 voll., 2² ed., Innsbruck 1899-1908) ed i Diplomata Karolinorum. Tra le numerose sue opere si ricordano una storia tedesca nell'età dei Carolingi (Deutsche Geschichte unter den Karolingern, Stoccarda 1896), nonché una monografia sull'importanza culturale della abbasia di S. Floriano (Die literarischen Leistungen des Stiftes St. Florian, 1874; nuova ed. di O. Redlich nel 1903).

BibL.: O. Redlich, E. M., in Mittheil. f. Österr. Geschichtforschung., 25 (1904), pp. 201-207. Silvio Furlani

MUIS, Siméon Marotte de. - Ebraista, n. a Orléans nel 1587, m. a Parigi nel 1644. Arcidiacono di Soissons, fu titolare di ebraico al "Collège de France" dal 1614 alla morte. Versatissimo nell'ebraico biblico e rabbinico, conosceva bene la letteratura esegetica giudaica medievale.

Tradusse in latino vari commenti rabbinici. Il suo Comment. litteralis et historicus in omnes Psalmos et selecta Vet. Test. cantica, cum versione nova ex hebraeo (Parigi 1630, ristampa Lovanio 1770) ebbe un successo straordinario e s'impose al punto da diventare un ostacolo al progresso scientifico. M. intervenne vigorosamente con vari scritti, dal 1631 al 1639, contro l'oratoriano Jean Morin (v.), nella controversia sul valore rispettivo dei testi ebraico, samaritano e greco del Vecchio Testamento; imbevuto di scienza rabbinica, difese con forza la superiorità del testo ebraico masoretico. La maggior parte delle opere di M. furono riunite e ristampate per cura del suo successore Claude d'Auvergne: Simeonis de M. opera omnia in duos omnes distributa (Parigi 1650).

BibL.: R. de la Broise, s. v. in DR. IV (1908), coll. 1334-36; J. Coppens, De geschiedkundige ontwihhelingsgang van de Oudtestamentische exegete vanaf de Renaissance tot en met de Aufbïdrung, Bruxelles 1943, v. indice. Giuseppe Coppens

MUKTI : v. MOKSA.
MULIERES SUBINTRODUCTAE : v. AGA-
PETE.

MÜLLENER, Johann. - Missionario, n. a Brema (Germania) il 4 ott. 1673 , m. nello Szechwan il 17 dic. 1742. Studiò a Roma come alunno di Propaganda Fide e fu ordinato sacerdote nel 1696 o 1697. Destinato alla Cina, s'imbarcò a Venezia con Luigi Antonio Appiani (v.), missionario di S. Vincenzo ( 12 maggio 1796), dal quale fu ricevuto nella Congregazione della Missione a Madras ( 25 genn. 1699). Sbarcato a Canton il 14 ott. di quello stesso anno, lavorò nello Szechwan. Espulso poi due volte ( 1706 e 1707) ed esiliato a Macao ( 12 dic. 1708), di nuovo espulso (8 dic. 1709), si rifugiò a Batavia.

Rientrato a Canton nel 1710, riprese la strada per l'interno nel marzo 1711, conducendo con sé due giovani, per educarli al sacerdozio. Si fermò a lungo a Changtehfu, fondandovi una fiorente cristianità, ma non riusci a stabilirvi, come desiderava, un seminario, realizzato poi, con grandi sacrifici, a Chengtu. Nell'apr. 1712 raggiunse lo Szechwan, di cui nel 1715 veniva eletto vicario apostolico. Alla sua morte lo Szechwan contava oltre 9000 cristiani.

BibL.: Mémoires de la Congrégation de la Mission. La Chine, 2² ed., I, Parigi 1911, p. 39 sgg.; P. Coste, La Congrégation de la Mission, ivi 1927, p. 200; H. Cropez, Les Lazaristes et le clergé chinois de 1697 à 1900, in Revue d'histoire des Missions, (1938), pp. 14-59. Annibale Bugnini

MÜLLER, Ernst Maria. - Teologo moralista, n. a Irritz (Moravia del sud) il 30 febbr. 1822, m. a Linz il 28 sett. 1888. Sacerdote, nel 1846 fu professore di pedagogia e dal 1857 al 1868 di teologia morale all'Università di Vienna; dal 1863 fu pure rettore del Seminario maggiore di Vienna; vescovo di Linz nel 1885, vi rimase fino alla morte. E uno dei più noti moralisti tedeschi del secolo scorso.

L'opera alla quale è legato il suo nome è la Theologia moralis (Vienna 1868-76, in 3 voll.) : solida nella trattazione, si distingue per l'afflato di pietà che la pervade. I tre volumi ebbero diverse edizioni, anche dopo la morte dell'autore: il primo raggiunse le 10² ed. nel 1923 a cura di I. Seipel e di J. Ujčic; il secondo la 9² ed. nel 1925 a cura di A. Schmuckenschläger; il terzo la 8² ed. nel 1914 a cura di I. Seipel.

BibL.: D. Prümmer, Manuale theologiae moralis, I, 9² ed., Friburgo in Br. 1935, p. xxix; E. Hocedeo, Hist. de la théol., au XIXe siècle, III, Bruxelles 1947, p. 325. Pio Menossi

MÜLLER, Friedrich Maximilian (Max Müller). - Filologo e mitologo, n. a Dessau il 6 dic. 1823, professore a Oxford, dove m. il 28 ott. 1900. La sua molteplice operosità si svolse specialmente in tre campi : mitologia comparata; filologia indoeuropea e glottologia in genere; storia e filosofia della religione.

Come mitologo egli è il fondatore della mitologia comparata in quanto al principio di considerare il mito come prodotto spontaneo della fantasia popolare (già posto dai fratelli Grimm nello studio della mitologia tedesca) egli aggiunse l'apporto fornito dalla comparazione con la mitologia indiana, studiata specialmente nei Veda (v.) da lui tradotti e commentati. Per il M. le figure del mito nascono da uno spontaneo processo di personificazione proprio della mente, che individua, con aggettivi che sono nomina agentis, gli oggetti che cadono sotto la sua osservazione. Così dalla visione dei corpi celesti, che sono per eccellenza i risplendenti (deva, da d i o= risplendere), deriva il nome di Dio in tutte le mitologie indoeuropee. E dunque il linguaggio, conclude il M., che determina la fisionomia del mito e in tal senso si può dire che questo sia una "malattia del linguaggio". Concetto inesatto perché il linguaggio è l'espressione naturale dell'appercezione fantastica che personifica le cose ed a questa ubbidisce.

Come filologo e glottologo la sua produzione è stata oltremodo feconda: The Science of language (2 voll., Londra 1861-63; 14 ed. 1885 ; nuova ed. 1890 ; trad.

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it., Milano 1871); Biographies of words and the Home of the Aryas (Londra 1888; nuova ed. 1898) e i saggi vari raccolti sotto il titolo Chips from a German workshop (4 voll., (vi 1867-75; nuova ed. 1880); Lost essays (ivi 1901) e soprattutto la traduzione dei libri sacri delle Oriente: Sacred Books of the East da lui diretta e affidata a vari studiosi, compiuta in 50 voll., di cui 33 dedicati all'India ( 21 al brahmanesimo e 12 al giainismo e buddhismo); 8 alla Persia; 2 all'islamismo; 6 alla Cina, più i di indici.

Come storico e filosofo della religione egli mostra che dal mondo mitico si sviluppa la religione quando l'uomo, dopo avere personificato le forze della natura, sente che al di là di ciò che egli vede e che si presenta limitato vi è tutto un mondo non visibile e illimitato, infinito. Questo senso innato si sviluppa, e cosi, attraverso la forma enoteistica (per cui si attribuiscono a una data divinità gli epiteti che spettano all'Essere supremo), si giunge alla forma monoteistica, del Dio unico concepito come il Padre che è nei cieli.

Gli scritti dove egli svolge questa sezione della sua attività di studioso sono: Introduction to the science of religion (Londra 1873; nuova ed. 1882; trad. it., Firenze 1874); The Origin and Growth of Religion (Londra 1878; nuove edd., 1882 e 1891); Natural Religion (ivi 1889 ; 2^{text {a }} ed. 1892); Physical Religion (ivi 1891; 2^{text {a }} ed. 1898); Anthropological Religion (ivi 1892; 2^{text {a }} ed. 1898); Theosophy, or psychological Religion (ivi 1893; 2^{text {a }} ed. 1895, e rist.); Contribution to the science of mythology (2 voll., ivi 1897); The Science of Thought (ivi 1887); Three lectures on the Vedanta philosophy (ivi 1894); The six Systems of Indian philosophy (ivi 1899). Delle sue opere è stata fatta una raccolta completa (Collected Works, 20 voll., Londra 1898 sgg.).

Bull.: Fr. Kichorn. Max M., in Nachrichten der Kgl. Gesell. der Wissensch. zu Göttingen. Gesch. Mitteil., 1901, p. 35 sgg.; A. De Gubernatis, Max M., in Giorn. della Soc. asiat. ital., 1900; F. L. Publi, F. M. M., in Riv. d'Italia, 3 (1900), pp. 577 594; E. Windisch, Gesch. der Sanskrit-Philologie (Grundriss der indourisch. Philologie und Altertumshunde, 1), I, Strasburgo 1917, p. 270 sgg .

Nicola Turchi
MÜLLER, Johannes. - Storiografo, n. a Sciaffusa il 3 genn. 1752, m. a Kassel l'ir maggio 1809 .

E tra i primi storici che, superando l'astio illuministico per l'età "gotica", riscoprono la suggestione del medioevo (Reisen der Päpste [1782]). Nel suo capolavoro, la Geschichte der Schweizerischen Eidgenossenschaft (1786), profila il medioevo svizzero quale età di organica civiltà criatiana.

M., protestante e pietista, mantiene ancora l'antipatia settecentesca contro i monaci, ma è tra i primi a delineare il papato medievale quale plasmatore di libertà civili, anche se la sua visione nasce da una precisa e contingente polemica contro l'assolutismo statale a lui contemporaneo.

Bial.: K. Henking, 7. von M., 2 voll., Stoccarda 1909-27; P. Requadt, 7. von M. und der Frühhistorismus, Monaco 1929; W. Kirchner, Studien zu einer Darstellung 7. v. M. s., Heidelberg 1931; G. Falco, La polemica sul medio evo, Torino 1933, p. 365 sgg.; altra bibl. in J. Körner, Bibliographisches Handbuch des deutschen Schriftums. Berna 1949, p. 341.

Massimo Petrocchi
MULLINGAR, diocesi di: v. MEATH, diocesi di.
MULTA. - Tra le varie pene, comuni al CIC e al Codice penale italiano, v'è ancora oggi la m. Essa può definirsi, almeno genericamente, come l'onere imposto ai violatori di determinate leggi di devotivere una somma più o meno espressamente fissata in favore di chi la legge od il giudice stabiliscono.
I. Nel diritto canonico. - Le leggi ecclesiastiche fin dal sec. vi-vii introdussero, derivandole dalle leggi germaniche, pene pecuniarie. Si mantenne detta disciplina, nonostante vari abusi (che il Concilio di Trento cercò poi in varie sessioni di eliminare fino al CIC, nel quale entrò con varie modificazioni. La m. è per il CIC
una pena vendicativa comune, ossia applicabile non solo ai chierici, ma anche ai semplici fedeli (can. 2291, n. 12). Oggi però, almeno in molti Stati, sarebbe, se non impossibile, certamente problematico potere (soprattutto coattivamente, pur supponendo tutte le coercizioni di natura spirituale) imporre la m. non solo ai semplici fedeli ma finanche ai chierici, se essi, condannati, non la paghino spontaneamente. Comunque la Chiesa è nel suo pieno diritto, e ne usa, in verità molto parcamente, in vari casi.

Sono comminate m. nei cann. 395 § 2 (per comprimere determinate negligenze di dignità, canonici e semplici beneficiari), 1625 S 5 (contro i giudici che violano il segreto di ufficio o notificano atti ad estranei), 1666 (contro avvocati e procuratori che si sono comportati venalmente nel loro ufficio), 2347 n. 2 (contro chi, Ordinario o chierico, alienò beni ecclesiasticci o diede a ciò consenso, violando i cann. 534 § 1 e 1532 ), 2406 § 2 (contro chi non soddisfece le legittime richieste di atti e documenti delle curie e degli archivi parrocchiali), 2408 (contro chi illegittimamente aumentò le tasse stabilite al can. 1507 ).

Riguardo al destinatario è stabilito al can. 2297 che l'ammontare della m. sia devoluto, salvo diversa disposizione che solo il CIC o un decreto della S. Sede possono contemplare, a scopi pii, mai però a beneficio della mensa episcopale o del Capitolo. Il che vale ovviamente anche per pene pecuniarie imposte da leggi particolari di legislatori inferiori. Contrariamente a quanto avviene nel Codice penale italiano, nel CIC non esiste distinzione, del resto solo quantitativa, tra m. e ammenda.
II. Nel diritto italiano. - La divisione tra delitti e contravvenzioni si rifletta in una doppia pena pecunaria; la m. per i primi (art. 17, cpv. 1), l'ammenda per le seconde.

La m. è definita : pagamento allo Stato di una somma non inferiore a lire cinquanta né superiore a lire cinquantamila (art. 24, cpv. 1), somma che il D. L. 21 ott. 1947, n. 1250 elevò rispettivamente a 400 e 400.000 . Fatta eccezione delle m . proporzionali che non hanno limite massimo, le altre sono fisse : ed è la legge stessa che determina le une e le altre (art. 27); non ha, p. es., limite massimo la m. che viene proporzionata al danno causato, come è disposto agli artt. 250-52. La legge penale prevede la possibilità della m. anche in casi per i quali non è espressamente stabilita dal Codice : dice infatti l'art. 24, cpv. 2 che "per i delitti determinati da motivo di lucro, se la legge stabilisce la pena soltanto della reclusione, il giudice può aggiungere la m. da lire cinquanta a ventimila" (rispettivamente, per il D. L. 21 ott. 1947, cit., 400 e 160.000 ). In ogni caso "quando per le condizioni economiche del reo, la m. stabilita dalla legge può presumersi inefficace anche se applicata nel massimo, il giudice ha facoltà di aumentarla fino al triplo" (art. 24, cpv. 3). Anche quando ci sono molte aggravanti la somma viene triplicata, non può però superare lire 800.000 n , se è il caso di adeguarla alle condizioni economiche del reo, 2.000 .000 (art. 66, n. 3 e D. L. 21 ott. 1947, n. 1250). Nel caso poi di più reati si applica il quintuplo della più grave delle m. concorrenti senza eccedere le lire 1.200 .000 n , nel caso di adeguazione alle condizioni economiche del reo, le lire 3.200 .000 .

Benché la pena per sua natura richieda la soddisfazione personale da parte del reo, è ammesso eccezionalmente che questa possa essere pagata anche da terzi a favore del reo: circostanza che rallenta molte volte la norma dell'art. 136 cpv. 1, che prevode la reclusione per chi è provato insolvibile, reclusione che in caso avviene di diritto. Va però notato che non tutte le sanzioni pecuniarie sono m., ossia pene in senso stretto, essendoci pure sanzioni pecuniarie civili o finanziarie; il criterio di distinzione unico e assoluto è che sono m. solo le pene pecuniarie applicate per i delitti.

La pena della m. è certamente lecita. Sarebbe però più opportuno, per quanto riguarda il Codice penale italiano, eliminare la distinzione tra chi risente e chi non risente della m.; il diritto, soprattutto penale, dovrebbe

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guardare nell'applicare le pene all'elemento oggettivo che dovrebbe essere uguale per tutti; del resto è troppo problematico in moltissimi casi giudicare chi risente più e chi meno e fino a qual punto di un aggravio pecunario, pur prescindendo da chi non ne risente affatto o quasi, anche nei casi di m. triplicata; soprattutto perché, penalmente, a diritti uguali dovrebbe corrispondere pena oggettiva uguale.

BibL.: A. Vermcersch-I. Creusen, Epitome iuris cavanici. III, Roma 1948, n. 492; Wernz-Vidal, VII, pp. 360-62; F. Antolisei, Monuale di diritto penale. Parte generale, Milano 1949, pp. 383-84; V. Manzini, Istituzioni di diritto penale italiano. I, Padova 1949, pp. 198-203.

Lorenzo Simeone
III. Nell'’bcheologia. - Spesso a nome del defunto veniva indicata nell'iscrizione sepolcrale una m . in danaro per chi violasse l'integrità del sepolcro da pagarsi all'erario o al fisco e in seguito all'autorità ecclesiastica.

L'indicazione di tali ammende si riscontra nelle iscrizioni sepolcrali all'aperto cielo. La più antica finora nota è quella che si legge nell'epitaffio del vescovo Abercio (v.) di Gerspoli in cui si commina una m. di 2000 aurei da pagarsi all'erario romano e di 1000 aurei alla città di Gerspoli. Frequenti sono le m. indicate nelle epigrafi del cimitero di Concordia (v.), nelle quali il violatore dovrà dare (dabit) o versare (inferat) o alla città (reipublicae: CIL, V, 8741) o al fisco (ibid., 8740, 8745, 8761) o viribus fisci (ibid., 8734, 8739, 8743) o rationibus fisci (all'amministrazione del fisco [ibid., 8988]) o anche alla chiesa della città di Concordia (ibid., 8740). Così, sempre in Dalmazia, nelle epigrafi di Salona (Ecclesiae Salonitanae, CIL, III, 2634, dell'a. 358; 9508 dell'a. 384; 13.124 dell'a. 426 o 430). L'importo dell'ammenda doveva pagarsi subito, sine mora (iscrizione di Concordia, ibid., V, 8740) ovvero ante litis ingressum (iscrizione di Traù, ibid., III, 2704). Quanto all'entità della m. era ad libitum: infatti dai 3000 aurei complessivi comminati da Abercio si scende a 4 oncie d'oro nell'epitaffio di Traù, a 50 oncie di argento a Spalato (ibid., 2654) o a multe calcolate in sesterzi a Concordia (ibid., V, 8988).

BibL.: G. Giorgi, Le m. sepolcrali in diritto romano, Bologna 1910.

Enrico Josi
MULTAN, diocesi di. - La missione di M. deve la sua origine ai missionari cappuccini, i quali durante e dopo l'occupazione, da parte degli Inglesi, del Punjab, fondarono diverse stazioni con chiesa e residenza per il cappellano militare, tra cui quella di M. nel 1839. Fece parte della diocesi di Lahore fino al 1936, quando ( 17 dic.) fu separata da Lahore, eretta in prefettura apostolica ed affidata ai Domenicani. Il 20 luglio 1939 fu elevata a diocesi suffraganea dell'arcidiocesi di Delhi e Simla.

Ha una superficie di kmq. 144.695 ed è situata nella parte meridionale della provincia del Punjab, nel Pakistan occidentale. Il 15 luglio 1950, essendo stata eretta la nuova provincia ecclesiastica di Karachi per le circoscrizioni esistenti nel Pakistan occidentale, fu resa suffraganea della detta sede metropolitana.

Secondo calcoli approssimativi il numero totale della popolazione è di 10.026 .000 . I cattolici sono 38.121 più 8808 catecumeni, i protestanti ca. 60.000 , gli animisti e hindù di bassa casta 30.000 , il resto degli abitanti professa la religione musulmana. Conta 8 chiese e 48 cappelle, 12 distretti missionari con sacerdote residente. A motivo della sua recente creazione la diocesi non ha parrocchie o quasi parrocchie canonicamente erette. I missionari sono 22, tutti domenicani ( 16 italiani e 4 indiani), coadiuvati da 14 suore domenicane, 19 francescane missionarie di Maria, 9 missionarie della scuola. Le opere di carità sono rappresentate da 1 ospedale con 80 letti, 7 dispensari, 3 orfanotrofi con 200 orfani. La istruzione viene impartita in 14 scuole elementari quasi tutte esiste : 4 scuole medie e altrettante scuole superiori (High Schools); maestri 20, maestre 37, catechisti 56. La lingua parlata è il punjab. Lingua ufficiale però,
sola insegnata nelle scuole, è l'urdu. Le associazioni pie e di Azione Cattolica sono allo stato incipiente ed è dif. ficile organizzarle perché i fedeli vivono per lo più sparsi in numerosi villaggi.

BibL.: AAS, 29 (1937), pp. 263-64; 42 (1950), pp. 878-79; anon., Progressi del cattolicesimo nella missione di M., in Missioni domenicane, II (1938), pp. 194-95; MC, 1950, p. 237. Pompeo Borgna
"MULTA PRAEGLARE». - Breve di Gregorio XVI, del 24 apr. 1838, concernente lo diocesi del Patronato portoghese in India. L'espulsione dei Gesuiti dalle colonie portoghesi nel 1759 e la soppressione dell'Ordine nel 1773 ebbero per il lavoro missionario cattolico nell'India un esito fatale. Il clero indo-portoghese, sia secolare, sia regolare, non si mostrò più all'altezza dei suoi impegni. Lo spirito missionario conquistatore era quasi spento. La situazione morale del clero indigeno era inquietante, le comunità cristiane trascurate; le sedi vescovili del Patronato vacanti.

In Europa, con il nascente romanticismo, il pensiero missionario ebbe nuovi e forti impulsi, ma nei territori del Patronato questo rinascita della volontà missionaria era non poco vincolata. Il prefetto di Propaganda Carlo Maria Pedicini il 7 febbr. 1832 propose al Portogallo di lasciare alla S. Sede la cura di provvedere alle sedi di Cocino, Cranganore e Mylapore nell'interesse delle anime. Il re Michele di Por-ogallo, allora, il 27 marzo 1833 presentò il carmelitano Giovanni dell'Ascensione come arcivescovo di Goa e l'agostiniano Giuseppe dei Dolori come vescovo di Cocino. Poco dopo scappiò nel Portogallo la guerra civile, dopo la quale il liberale Don Pedro salì al potere. Questo prese le misure antireligisse più rigorose, le relazioni diplomatiche con Roma furono interrotte, tutti gli Ordini religiosi nella metropoli e nelle colonie furono soppressi. Gregorio XVI, già cardinale prefetto di Propaganda, era d'avviso che la S. Sede, vista la deficienza missionaria del Portogallo, e in considerazione delle circostanze totalmente cambiate, poteva, anzi doveva avocare a sé, indipendentemente dal Portogallo, il riordinamento delle missioni dell'India. Nell'interesse della cura delle anime eresse dal 1832 al 1836 nel territorio delle diocesi del Patronato i vicariati apostolici di Madras, Calcutta, Ceylon e Madura. Questo fatto provocò un'accanita resistenza, specialmente in Calcutta. Il governo portoghese nel 1836 nominò 3 vescovi per Goa, Cranganore e Mylapore e li mandò in India senza la conferma pontificia. Essi protestarono nella forma più assoluta contro il riordinamento missionario in India e proibirono al loro clero il riconoscimento dei vicari apostolici. Allora Roma rispose pubblicando il breve M. p. In virtù della suprema autorità giurisdizionale competente al Sommo Pontefice, le diocesi del Patronato di Cocino, Cranganore, Mylapore e Malacca non furono giuridicamente soppresse, ma in via disciplinare furono provvisoriamente private di ogni giurisdizione e il loro territorio fu, parimenti in modo provvisorio, sottoposto ai vicariati apostolici già residenti. Inoltre all'arcivescovo di Goa furono tolti tutti i diritti sui suddetti territori, anche questo provvisoriamente. M. p. non tocca i diritti di Patronato della corona portoghese fuori dei limiti delle 4 diocesi elencate. Se da una parte il breve M. p. costituisce la fase culminante del cosiddetto sistema giusto, dell'altra è il punto di partenza e la base del risorgimento delle missioni in India.

BibL.: E. Hull, Bombay Mission-history, with a special study of Padmado question, I, Bombay 1927, pp. 222-35, 238-44, 366-67; A. Lourenço, Utrum fuerit schisma Goanum post breve M. p. usque ad a. 1849, Nova Goa 1947.

Nicola Kowalsky
MULTATULI. - Pseudonimo di Edoardo Douwes Dekker, letterato, n. ad Amsterdam il 2 marzo 1820, m. a Nieder-Inghelheim il 19 febbr. 1887. Prosatore brillante e temperamento focoso ed irrequieto, fu inviato, ancor giovane, come funzionario

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(per certeia dell'Uffiria per it recupero delle opere d'arte) Multschir, Hans - Morte della Vergine. Particolare dell'altare di Vipiteno (1459) - Museo civico, già chiesa parrocchiale.
a Giava. Ne tornò nel 1856 , richiamato e disilluso: nelle colonie olandesi i capi indigeni sfruttavano il popolo e il governo della madre patria non si preoccupava di difenderli.

Questa la tesi di M., che costituisce la base del suo famoso romanzo Max Havelaar (Amsterdam 1859), opera romantica per eccellenza, ineguale, disordinata, traboccante qua e là di un soave lirismo (episodio di Saidyah e Adinda), piena di pagine commoventi e di rara bellezza. L'autore vi ha gettato tutto il suo cuore: l'indignazione lo fa ricorrere talvolta al sarcasmo più sferzante. Dopo la pubblicazione di questo libro appassionato, l'autore visse vagabondando, si separò da sua moglie, passò i giorni nella più penosa miseria, lavorando disperatamente a sette volumi che chiamò Ideen (ivi 1862 -77), contenenti riflessioni, bizzarrie, racconti e perfino un dramma. Per la sua concezione dell'arte, egli preparò, nonostante i suoi squilibri, nuove vie nella letteratura olandese, tutto preso da quello che, a torto o ragione, chiamava a verita x. Mente scarsamente filosofica, M. espresse in modo caratteristico idee e luoghi comuni dell'epoca del positivismo e del materialismo, onde non sorprende che le correnti rimaste sul terreno del a libero pensiero * continuino a vedere in lui un loro corifeo.

Bibl.: W. Spohr, M., 2° ed., Minden 1902; H. Padberg, M.: de Mensch, de denker, de literator, Nimoga 1920; J. de Gruyter, Het leven en de werhen van E. D. Dehber, a voll., Amsterdam 1920-21.

Felice Rüttzn.*
MULTSCHER, Hans. - Scultore e pittore, n. poco prima del 1400 a Reichenhofen nell'Allgovia, m. nei primi mesi del 1467 ad Ulma. Trasferitosi in quest'ultima città, partecipò alla fabbrica della Cattedrale e del Palazzo municipale.

La sua opera più notevole è l'altare maggiore della parrocchiale di Vipiteno, terminato ed inaugurato nel 1458-59, purtroppo scomposto e parzialmente distrutto in età barocca. La ricostruzione di esso fu tentata dal Bossert e se ne conservano quattro angeli reggi-cortina, due angeli reggi-corona, la statua della Vergine, quattro santi, oltre il s. Giorgio e il s. Floriano, e quattro grandi
tavole dipinte. Altre sculture importanti sono l'altare o l'Ecce Homo del portale occidentale (monastero di Ulmo [ca. 1430-35]), il rilievo con l'imperatore Carlo il Grosse ed il suo corteo (Rathaus della stessa città); il modello per la tomba di Ludovico il Barbuto (Museo nazionale di Monaco); numerose statue lignee, come il Cristo in croce (chiostro di Wiblingen), la Vergine in trono (Klostervald), la Maria Maddoiena (Museo germanico di Berlino), l'altare di Wurzbach, con statue e pitture.

Uomo di profonda cultura artistica, M., pur vivendo nel tavolo gotico, ne rinnova a pieno gli ideali, ponendosi come fondatore del realismo monumentale svevo e presentandosi come il rappresentante massimo dell'arte locale. Il suo contributo personale consiste nell'accordo tra la geometrizzazione delle masse ed il naturalismo condotto anche agli estremi, specie nella ricerca delle strutture anatomiche.

Bibl.: K. Gerstenberg, s. v. in Thieme-Becker, XXV (1931), pp. 262-64; N. Rasmo, Arte medievale nell' Alto Adige, Bolzano 1949, pp. 194-95.

Eugenio Battisti
MUN, Albert de. - Organizzatore sociale e uomo politico, n. a Lumigny il 23 febbr. 1841, m. a Bordeaux il 6 ott. 1914. Fatto prigioniero nella guerra franco-prussiana, e internato ad Aquisgrana, fu scosso dalla lettura di L'encyclique du 8 déc. et les principes du 1789 di E. Keller; il consiglio del p. Eck, l'incontro con il deputato Lingen del a centro a germanico gli aprirono l'anima ai grandi problemi sociali, la cui soluzione egli subito intravvide potersi trovare solo nel cattolicesimo rieducatore dei popoli.

Una prima conferenza tenuta nel circolo operaio di via Montparnasse gli svelò la sua vocazione: nel Natale del 1871 con il fratello Roberto, il La Tour, il Meignen, il Keller ed altre persone fondò l'Oeuvre des cercles ouvriers, la quale fece nascere con una rapidità sorprendente in tutta la Francia centinaia di circoli. Gli ambienti conservatori reagirono al chiaro proposito di riforma economica, proclamato dal de M., e così pure i cattolici liberali, che male interpretarono il movimento come un tentativo di restaurazione dell'ancien régime. Nel 1875 egli rassegnò le dimissioni da capitano, per dedicarsi più facilmente alla propaganda. Nel 1876 entrò nella vita politica con la candidatura a Pontivy, contrastata da forti avversari. Le tappe del suo cammino politico sono : da una appassionata difesa della causa monarchica passo all'esaltazione del regime repubblicano; nel 1885 tentò la formazione di un grande partito cattolico, tentativo fallito per l'opposizione di Roma, a cui umilmente M. si sottomise; nel 1888-89 favori, non felicemente, la candidatura Boulanger; prese parte all'affare Dreyfus con tre famosi discorsi e sostenne nella Camera con impareggiabile eloquenza i diritti della morale e della Chiesa contro la progressiva laicizzazione, che culminò nella rottura dei rapporti diplomatici tra la S. Sede e la Francia. Nel 1907 fu accolto tra gli accademici. Chiuse la sua vita con un nobile testamento di fedeltà al Papa.

Il suo pensiero è raccolto in : Discours et écrits divers, cosi distribuiti : Questions sociales (Parigi 1871-87); Discours politiques (2 voll., ivi 1876-87); Discours et écrits divers (2 voll., ivi 1888-94); Discours et écrits divers (2 voll., ivi 1894-1902); La vocation sociale (ivi 1908); Combats d'hier et d'aujourd'hui 1902-10 (ivi 1910); ed altri minori.

Bibl.: P. A. Novelli, A. de M., in Scuola cattolica, 5² serie, 7 (1915), pp. 40-73; J. Piou, Le comte A. de M. Sa vie publique, Parigi 1923; M. Sangnier, A. de M., ivi 1932; H. Rollet, A. de M. et le parti catholique, 2° ed., ivi 1950.

Cosimo Petino
MUNARI, Pellegrino. - Pittore, n. a Modena ca. il 1465 e m. ivi, assassinato in una rissa, nel dic. 1523. Nel 1509 dipinse in patria una pala d'altare per l'ospedale di S. Maria dei Battuti, che A. Venturi identificò con la piacevole, se pur fredda, Madonna in trono e i ss. Geminiano e Girolamo della Pinacoteca di Ferrara.

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Questo dipinto palesa caratteri prettamente ferraresi, in parte robertiani, ma più che altro desunti da Lorenzo Costa, ed è rilevantissima, nella zona superiore, l'affinità di tipologia con le figure e i motivi della cosiddetta - pala Strozzi n, nella Galleria nazionale di Londra, un tempo attribuita al mitico Ercole Grandi. Intorno al 1510 il M. si recò a Roma, dove è menzionato negli so. 1513 e 1515 per lavori di pittura artigiana. Fu, a detta del Vasari, aiuto di Raffaello nella decorazione delle Logge Vaticane; la sua evoluzione dai modi padani allo stile raffacilesco è palese in un interessante disegno, ora all'Accademia di Venezia, che raffigura la Madonna in trono con i ss. Giuseppe e Domenico e fu erroneamente attribuito a Perio del Vaga. Ma il lavoro più importante da lui eseguito a Roma, sotto l'influenza diretta del Sanzio, è la serie di affreschi, ispirati dalla vita di s. Giacomo Maggiore, in una cappella di S. Giacomo degli Spagnoli. Deperitissimi o alterati, anche a causa di un restauro settecentesco, essi lasciano tuttavia scorgere le buone qualità cromatiche e soprattutto compositive dell'autore, specie negli episodi relativi alla predicazione dell'Apostolo. Dopo la morte di Raffaello, il maestro modenese ritornò in patria, dove continuò a lavorare per qualche anno; ma non ne sono rimaste sicure testimonianze.

BibL.: A. Venturi, Beiträge zur Geschichte d. ferraresischen Kunst; P. M., in Jahrb. d. preuss. Kunst, 8 (1887), pp. 82-88; L. Ciaccio, Arctusi, in Thieme-Becker, II, p. 86; G. Fiocco, P. da M., in L'arte, 20 (1917), pp. 199-210; Venturi, IX, pp. 448452; R. Longhi, Officina ferrarese, Roma 1934, pp. 123-24. Alberto Nappi
MUNGUNILL Y PARELLADA, JuAN. - Ge suita, teologo, n. a Fals (Barcellona) il io sett. 1848, m. a Barcellona il 23 genn. 1928.

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1867, insegnò lunghi anni filosofia e teologia in vari studentati dell'Ordine, a Valenza, Veruela, Tortosa, Sarrià; libero dalla scuola, dal 1912, attese a preparare per la stampa le sue lezioni di teologia. Usci cosi: De Verbi Divini incarnatione (Madrid 1905), che lo rivelò discepolo fedele di s. Tommaso e del Suárez, scrittore di grande chiarezza e completezza e che fece giudicare l'opera quale un testo utilissimo per la cattedra, la predicazione e la catechesi; difettava però di una certa ampiezza, pur necessaria, nella parte positiva moderna; a questo riparò nelle opere seguenti: De vera religione (Barcellona 1909), De Christi Ecclesia (ivi 1914), De locis theologicis (ivi 1916); De Deo uno et trino (ivi 1918); De Deo creatore et de Novizionis (ivi 1922); De Gratia Christi (ivi 1927), nelle quali però l'esegesi biblica non è ancora cosi sviluppata, come si suole oggigiorno. Più tardi fu stampato il trattato : Eximius doctor P. Suarez, fidelis s. Thomae discipulus (cf. F. Solà, Un trabajo inédito del p. 7. M., in Estudios eclesiásticos, 22 [1948], pp. 509-48).

BibL.: J. Vilar, 7. M. y P., teólogo de la C. de 7., in Estudios ecies., 8 (1929), pp. 113-21. Celestino Testore
MUNIHUS. - Con tale termine si indicava, a Roma, una piccola fossa, scavata nel Palatino, dal soffitto a vòlta «a somiglianza del mondo che sta sopra di noi» (Catone, presso Festo, 144), nella quale poteva scendere un solo uomo negli unici tre giorni dell'anno ( 24 ag.; 5 ott.; 8 nov.) in cui veniva aperta (Mundus patet; cf. Festo, s. v.).

Duplice è il significato attribuito dai moderni (come già dagli antichi) al m. Per il primo, tale fossa, scavata secondo il rito etrusco che presiedeva alla fondazione di città, era destinata ad accogliere il grano selezionato per la nuova semina (un frammento di Festo [126] dice ... Cereris qui m. appellatur); infatti esso era aperto alla vigilia degli Opiconsivia, festa del grano riposto nel granain; ai primi di ott., consacrati alla semina del ferro; ed infine nel tempo di semina del grano. Il secondo aspetto del m. è in connessione con il mondo dei morti. Varrone dice (presso Macrobio, I, 16, 18): «E come se si aprisse la porta degli dèi tristi ed inferi, allorché si apre il m. », la cui parte inferiore era consacrata agli dèi Mani (Catone, loc. cit.). Per la qual cosa, essendo
il m. come il punto d'incontro tra il mondo dei viventi e quello dei morti e temendosi che nei giorni di apertura le anime dei morti tornassero sulla terra a spargere la loro azione malefica, quel tre giorni erano detti religiosi, cioè infausti per iniziare una qualsiasi azione tanto pubblica, che privata (v. anche: MORTI, MONDO sotTERRANO dei).

BibL.: W. Warde Fowler, The roman festivals, Londra 1899, p. 211; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, p. 29. Cesare D'Onofrio
MUNICHIE (Municyic). - Feste celebrate nell'Attica il 16 munichion in onore di Artemide Munichia, nella omonima penisola del Pireo. Dovevano essere assai importanti e risalire ad alta antichità, oltre che per aver dato il nome al mese ( = marzoapr.), anche perché nei miti legati ad esse si fa qualche cenno di sacrificio umano.

Si narrava infatti che per essere stata uccisa una orsa (ápxтoc), animale sacro ad Artemide Munichia, nel tempio della dea, questa volle che, per far cessare l'epidemia derivatane, qualcuno le sacrificasse la propria figlia: sacrificio che fu però astutamente sostituito con un animale (cf. Suda, s. v. ÉpSapoc). [Tuttavia questo legame mitologico di Artemide Munichia con l'orso aveva riscontro nel culto in quanto, mentre si facevano ad essa anche sacrifici di tali animali (ad Artemide Laphria, nell'Acaia; cf. Pausania, VII, 20, 12-13), le ragazze ad essa consacrate, prima del matrimonio, si chiamavano per l'appunto ápxтol: orse. Ma nel corso del tempo le M., dovettero perdere il loro significato originario soprattutto quando si volle far coincidere con esse la ricorrenza della battaglia di Salamina (avvenuta in sett.) essendosi inteso consacrare "ad Artemide il 16 munichion poiché allora la dea lunare risplendette sui Greci vincitori a Salamina" (Plutarco, De glor. Athen., 349 F) : tale giorno infatti era quello della luna piena, sacro quindi all'Artemide тaмsGıyмc.

La festa si celebrava portando al santuario della dea (rappresentata come cacciatrice), in festosa processione, alcune focacce, che all'intorno avevano candele accese (dette ápqopúwтec, chiaro legame con la luna piena). Alla pompa ed al sacrificio prendevano parte anche gli efebi, i quali su imbarcazioni "sacre" compivano una regata e più tardi, al tempo dell'Impero, perfino una naumachia. L'Artemide Munichia era nota inoltre a Sicione (dove era un suo antico simulacro in legno) presso Efeso.

BibL.: W. Wrede, Monnychia, in Pauly-Wissowa, XXXI, coll. 563-68; L. Deubner, Attische Feste, Berlina 1939, p. 204. Cesare D'Onofrio
"MUNIFICENTISSIMUS DEUS». - Parole iniziali della costituzione apostolica con cui Pio XII ha definito (i nov. 1950) il dogma dell'Assunzione corporea della b. Vergine al cielo (AAS, 42 [1950], pp. 754-71).

L'insigne documento, dotato di una struttura particolarmente organica, procede per via regressiva, risalendo dalla fede attuale della Chiesa universale alle fonti della Rivelazione. Il moto assunzionistico, sorto all'indomani della definizione del dogma dell'Immacolata (le due verità sono intimamente connesse), ha preso tali proporzioni da indurre il Sommo Pontefice a costituire una commissione per l'approfondimento teologico della dottrina e a chiedere il parere all'episcopato cattolico sulla fede attuale di tutta la Chiesa (clero e popolo). La risposta dell'episcopato, moralmente unanime, ritenendo verità divinamente rivelata l'Assunzione corporea della Vergine, è un argomento sicuro che tale dottrina è contenuta nel deposito consegnato da Cristo alla Chiesa "sancte custodiendum et fideliter exponendum" (Concilio Vaticano, sess. IV, cap. 4 : Denz-U, 1836). Tale fede ha avuto varie e progressive manifestazioni nella secolare vita della Chiesa : a) templi, immagini, esercizi di pietà

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(quarto mistero glorioso del Rosario); b) solennità liturgiche in Oriente e in Occidente; c) testimonianza dei Padri (s. Giovanni Damasceno, s. Germano di Costantinopoli, l'Encomium in dormitionem Deiparae); d) la dottrina dei teologi (b. Amedeo di Losanna, s. Antonio da Padova, s. Alberto Magno, s. Tommaso d'Aquino, s. Bonaventura, s. Bernardino da Siena, s. Roberto Bellarmino, s. Pietro Canisio, s. Francesco di Sales, s. Alfonso, Suárez). L'ultimo fondamento di questa fede oggi universale, che lentamente si esplicito e fu chiarita dai Padri e dai teologi, è la S. Scrittura, nella quale è adombrata la vittoria totale di Cristo e di Maria sul peccato e sulle sue conseguenze morali e fisiche (cf. Gen. 3, 15; Rom. 4, 12; 5, 14; 6, 8; 1 Cor. 15, 21-26. 54-57). Pertanto il Pontefice ritiene venuto il momento di definire quanto è così largamente documentato e cosi profondamente radicato nella coscienza cristiana, tanto più che quest'atto solenne recherà alla Chiesa e al mondo grandi benefici (maggior devozione a Maria, il ritorno degli erranti all'unità, più grande stima della vita umana, vittoria sui diffusi errori materialistici, nuovo argomento per la fede nella resurrezione della carne). La bolla si conclude con la definizione solenne.

BibL.: I. Filogrossi, Constitutio apostolica M. D. de Assumptione B. M. V., in Gregorianum, 31 (1930), pp. 483-525; A. Bea, La S. Scrittura ultimo fondamento e del dogma dell' Assunzione, in Cite. Catt., 1930, iv, p. 547 sgg.; B. Capello, Théologie de l'Assumption d'après la bulle M. D., in Nouvelle revue théologique, 82 (1930), pp. 1009-27; anon., Qualche reazione al dogma dell'Assunzione, in Unitas, 3 (1950), pp. 277-99 (l'atteggiamento dei dissidenti e dei protestanti dopo la promulgazione della bolla); A. Michel, La mort de la vie Vierge et la bulle M. D., in L'ami du clergé, 61 (1951), pp. 118-19; C. Balic, De constitutione apostolica M. D., in Antonianum, 26 (1951), pp. 3-39; E. Stabenweier, M. D. Eine Einführung in die Bulle Pini' XII., in Theol. u. Glaube, 41 (1951), pp. 97-127; M. Peinador, De argumento scripturistico de Assumptione, in Ephem. Marialog., 1 (1951), pp. 27-45; B. Garcia Rodriguez, La razdo teológica en la bulle M. D., ibid., pp. 45-88; I.-F. Bonnefoy, La bulle dogmatique M. D., ibid., pp. 89-130.

MÜNSTER, diocesi di. - Città e diocesi in Vestfalia (Germania).

La diocesi ha una superficie di 15.128 mathrm{kmq}., con 3.606 .669 mathrm{sb} ., dei quali 2.075 .795 cattolici. Conta 622 parrocchie, servite da 1466 sacerdoti secolari e 84 regolari, 14 comunità religiose maschili e 58 femminili (Annuario Pont., 1951, p. 280). La diocesi è suffraganea di Colonia.

Fu fondata da Cerlomagno durante le sue guerre in Sassonia. Primo vescovo fu s. Ludgero, fra il 792 e il 794, che fondò un monastero nella località Mimigarderford, conducendovi vita comune con i sacerdoti e chierici a lui soggetti. Da questo monastero la città di M. prese dal 1100 il suo nome. Oltre l'amministrazione della Sassonia occidentale, fra l'Ems e il Lippa, Ludgero ebbe anche quella del territorio frisone sull'Ems inferiore.

Questo territorio rimase annesso alla diocesi di M. fino alla fondazione delle diocesi olandesi, nel 1559. Dal 798 la diocesi è suffraganea di Colonia. Nel sec. ix il Capitolo appare come una corporazione propria, sciolta la relazione di vita comune con il vescovo. Nel sec. x sorsero varie notevoli collegiate di canonichesse, come Frekkenhorst, Nottuln, Wreden, Liesborn e Borghorst. Un nuovo duomo fu costruito dal vescovo Dodo (969-93). Nella lotta per l'investitura i vescovi di M. parteggiarono per Enrico IV e suo figlio. L'energico vescovo Ermanno II, conte di Katzenellenbogen (11741203), alleato di Federico Barbarossa contro Alessandro III, ottenne in seguito alla deposizione di Enrico il Leone e allo smembramento del Ducato di Sassonia la sovranità territoriale, confermata poi da Federico II il 26 apr. 1220. Ingrandie restaurò il Duomo, fortificò la città e riordinò l'organizzazione parrocchiale. Il Capitolo della Cattedrale, composto esclusivamente di nobili, ebbe grande influsso sulla vita politica e religiosa della diocesi. Dal 1203 esercitò il diritto esclusivo di elezione del vescovo. Attraverso gli arcidiaconi, presi molto di frequente fra i canonici, ebbe una parte direttiva anche sulle parrocchie. Implicata nelle lotte fra i nobili (Münsterische Stiftsfchde, 1450-56) e nelle condizioni critiche dell'Impero, la diocesi decadde. Enrico von Schwarzburg (1466-96) diede mano all'opera di riforma dei monasteri e del clero. Le dottrine protestanti, predicate a M. da Bernt Rotmanns in tutte le parrocchie della città, furono poi seguite dal dominio degli anabattisti e, soppresso questo nel 1535, fu ripristinato il culto cattolico. Il vescovo Franz von Waldeck (1532-53) favorì il protestantesimo e tentò di trasformare il principato ecclesiastico in un principato ereditario; tentativo ripetuto, senza successo, anche dal suo successore Wilhelm von Ketteler (1553-57). Dal 1643 M. fu sede del congresso per la pace dopo la guerra dei Trent'anni, conclusa ivi con il trattato del 1648. Si distinse per lo zelo pastorale il vescovo Christoph Bernard von Galen (1650-78). Il vescovo Ferdinando von Fürstenberg (1678-83) amministrò contemporaneamente anche la diocesi di Paderborn, alla quale dedicò le sue principali cure. Nel 1803 il principato ecclesiastico fu secolarizzato. Riorganizzata la diocesi con la bolla De salute animarum del 16 luglio 1821 e superati i residui dell'illuminismo, riprese in M. un notevole risveglio cattolico. Nel Kulturkampf il vescovo Bernhard Brinkmann (1870-89) visse per nove anni in esilio. Dal 1553 al 1945 la diocesi fu retta da Clemens August conte di Galen (v.), prima parroco a Berlino, intrepido sostenitore dei diritti della Chiesa contro il regime nazionalsocialista e instancabile organizzatore di opere caritative durante la seconda guerra mondiale. Fu creato cardinale nel febbr. 1946.

La diocesi comprende la provincia vestfalica di M., cinque distretti renani e il distretto di Oldenburg con la città di Wilhelmshaven e l'isola di Wangerooge.

BibL.: V. Kindlinger, Münsterische Beiträge, 3 voll., Münster 1793; H. A. Ehrhard, Westfälisches Urkundenbuch, 2 voll., ivi 1847-88; Die Geschichtsquellen des Bistums M., 7 voll., ivi 1851-1913; C. Kleyboldt, Sammlung kirchlicher Brifste für die Diözese M., ivi 1925; F. Emmerich, Das Bistum M., ivi 1935; R. Stapper, s. v. in LThK, VII, coll. 371-77. Bruno Wüstenberg

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(da E. Chátelain, Notice sur la vie et les jénoque de E. M. Parigi 1827, tav. 1)
MüNtZ, Eugène - Ritzatto.
MÜNSTER, Sebastian. - Geografo, cosmografo ed orientalista, n. a Nieder-Ingelheim nel 1489, m. a Basilea il 26 maggio 1552. Nel 1505 vesti l'abito francescano; studiò le lingue greca ed ebraica nel convento francescano di Ruffach sotto la guida di C. Pellikan, poi matematica, cosmografia ed astronomia presso J. Stöffler a Tubinga. Nel 1524 fu nominato insegnante di lingua ebraica all'Universitá di Heidelberg donde nel 1528 passò per lo stesso insegnamento a Basilea e quivi rimase per quasi un venticinquennio fino alla morte. Ma precedentemente, avendo conosciuto Lutero a Worms, si era convertito al luteranesimo. Frutto dei suoi studi ebraici è in prima linea la grande edizione della Bibbia in ebraico con versione latina (1534-35).

Le sue opere più note sono quelle geografiche : le edizioni di Mela, di Solino, della Geografia di Tolomeo (con molte carte nuove) e poi la Cosmographia Universalis, pubblicata dapprima in tedesco nel 1544, ma che ebbe numerosissime edizioni anche in latino ed in tutte le principali lingue europee. La enorme diffusione dell'opera si dovette soprattutto al fatto che essa era la prima grande descrizione di tutto il mondo conosciuto e dei suoi popoli composta dopo il chiudersi dell'epoca eroica delle grandi scoperte geografiche; ma, nonostante che il M. vi lavorasse attorno 18 anni, essa contiene ancora elementi leggendari o fantastici ed in genere materiali non suffi