pera si dovette soprattutto al fatto che essa era la prima grande descrizione di tutto il mondo conosciuto e dei suoi popoli composta dopo il chiudersi dell'epoca eroica delle grandi scoperte geografiche; ma, nonostante che il M. vi lavorasse attorno 18 anni, essa contiene ancora elementi leggendari o fantastici ed in genere materiali non sufficientemente vagliati; ha tuttavia un posto molto cospicuo nella letteratura geografica del Cinquecento. Di notevole interesse è anche il suo corredo cartografico. Del M., si hanno, separate o annesse alle sue opere, oltre 140 carte geografiche, ma solo una parte di esse è frutto di elaborazione originale.
BIBL.: V. Hantzsch, S. M. Leben, Werk und Bedeutung, Lipsia 1908.
Roberto Almagià
MÜNTZ, Eugène. - Archeologo e storico dell'arte, n. l'11 giugno 1845 a Soultz-sous-Fôrets presso Strasburgo, m. il 30 ott. 1902 a Parigi. Fu
membro dell'Accademia di Francia, della "Société nationale des Antiquaires de France»; l'Italia lo accolse in quasi tutte le sue accademie e anche in alcune deputazioni di storia patria. Le sue pubblicazioni ammontano a ca. 20 voll. e a 500 articoli.
Terminati gli studi classici divenne subito collaboratore della Revue de l'Instruction publique e della Gazette des beaux arts. Passato all'Ecole des Chartes iniziò ricerche personali e viaggiò in Germania, Svizzera e Austria. Stabilita nel 1873 una sezione romana dell'Ecole française d'Athènes, il M. vi fu ammesso insieme con Bayet, Bloch, Collignon e Duchesne, rimanendovi sia nel 1874, quando la sezione si trasformò in Ecole archéologique de Rome, sia nel 1875 quando divenne l'Ecole française de Rome.
Seguendo la stessa via allora indicata da G. B. De Rossi per gli studi epigrafici, il M. si dette alle ricerche di documenti per la storia dell'arte nei codici delle biblioteche e nelle carte degli archivi, luoghi che egli chiamò "santuari della scienza" (Florence et le Toscane, pp. 255 e 270). Nell'Archivio Vaticano estrasse dai registri contabili della corte pontificia tutte quelle notizie che riuní poi in tre volumi tra il 1878 e il 1882 , cioè : Les arts à la cour des Popes pendant le XV e et le XVIe siècles. Il I vol. (1878) contiene il periodo dal pontificato di Martino V (1417) a quello di Pio II (1464); il II vol. (1879) è consacrato al pontificato di Paolo II (1464); il III vol. (1882) va dal papa Sisto IV (1471) a Giulio II (1513). Pure frutto di ricerche personali sono i suoi studi su La bibliothèque du Vatican au XVI siècle (Parigi 1886) e La bibliothèque du Vatican au XV e siècle d'après des documents inédits (in collaborazione con Paul Fabre), in Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome, 18 (1887); inoltre La bibliothèque du Vatican pendant la Révolution Française, in Mélanges Julien Havet, Parigi 1895, pp. 579591. In collaborazione con A. L. Frothingham : Il tesoro della basilica di S. Pietro in Vaticano dal XIII al XV sec. con una scelta d'inventari inediti, in Archivio della Società romana di storia patria, 6 (1883), pp. 1-137. Di grande importanza sono le sue Recherches sur l'oeuvre archéologique de Jacques Grimaldi ancien archiviste de la Basilique du Vatican d'après les manuscrits conservés à Rome, à Florence, à Milan, à Turin et à Paris, in Biblioth. Ecoles franf. ecc., I, II, Parigi 1877, pp. 225-69. Inoltre Les architectes de St-Pierre de Rome d'après des documents nouveaux (1147-1549), in Gazette des beaux-arts, 19 (1879), pp. 353368; 20 (1880), pp. 306-29; Les tombesux des papes en Allemagne et en France, in Revue de l'art chrétien, 7 (1896), pp. 347-56; 453-56.
Notevole è poi lo studio su La tiare pontificale du VIIIe au XVI e siècle, in Mémoires de l'Acad. des inscript. et belles lettres, 36 (1898), pp. 235-324; originale il lavoro su Les roses d'or pontificales, in Revue de l'art chrétien, 5° serie, 12 (1901), pp. 1-11. Anche la residenza dei papi di Avignone gli dettò una serie di articoli sugli architetti del Palazzo Pontificio nel Bulletin des Antiquaires de France tra il 1882 e il 1890, poi riuniti insieme; studiò Les peintres d'Avignon pendant le règne de Clément VI, nel Bulletin monumental (1885); in particolare le pitture di Simone Martini nei Mémoires des antiquaires de France, 45 (1885), pp. 67-92; e La statue du pape Urbain V au musée d'Avignon, in Gazette archéologique, 9 (1884), pp. 98104. Per l'archeologia cristiana E. M. scrisse Les sources de l'archéologie chrétienne dans les bibliothèques de Rome, de Florence et de Milan, in Mélanges d'archéol. et d'histoire, 8 (1888), pp. 81-146. Raccolse una serie di documenti relativi ai musaici cristiani di Roma, Napoli, Siponto, Capua, Vercelli, Olona e Albenga, in dodici articoli sulla Revue archéologique dal 1874 al 1901; tre studi su quelli di Ravenna e di Roma apparvero nell'American Journal of Archaeology (1885, pp. 115-30; 1886, pp. 293-313; 1890, pp. 1-9). Nei Mémoires de la Société Antiquaires de France (52 [1891], pp. 238-322), trattò della tecnica dei musaici; nei Mélanges Paul Fabre riunì le notizie sui Premiers historiens des mosaïques romaines (Parigi 1902, pp. 478-95). E. M. visse per la glorificazione dell'arte, degli artisti e dei loro mecenati; il suo ideale fu soprattutto il Rinascimento.
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Il suo volume Les précurseurs de la Renaissance è del 1881, a cui fece seguito come appendice Les collections des Médicis au XV e siècle, Parigi 1888; i due volumi vennero riveduti dall'autore e tradotti in italiano da Guido Mazzoni (Precursori e propagatori del Rinascimento, Firenze 1902). Egli sentì il fascino dell'arte italiana. Poi i suoi tre grandi volumi su L'histoire de l'art pendant la Renaissance: L'Italie, Les primitifs, Parigi 1889 (ed. it.: L'arte italiana nel Quattrocento, Milano 1894); II. Italie. L'âge d'or, Parigi 1891 (ed. it., L'età aurea dell'arte italiana, Milano 1895); III. Italie. La fin de la Renaissance, Michel-Ange, Le Corrège, Les Vénitiens (Parigi 1895). Mise in rilievo i lavori di Francesco Laurana, importatore in Francia dell'arte del Rinascimento, la costante collaborazione, durante il sec. xiv, degli artisti italiani e francesi, l'influenza degli italiani in Francia, durante il medioevo, nell'arte della medaglia, e soprattutto l'origine italiana del rinascimento francese. Il soggiorno a Firenze gli dettò il volume: Florence et la Toscane; paysages et monuments, moeurs et souvenirs historiques, Parigi 1897 e 1901.
Predilesse Raffaello; scrisse infatti: Raphaël, sa vie, son oeuvre et son temps (Parigi 1881; 2° ed. 1886; 3° ed. 1900; edd. inglesi, Londra 1882, 1888, 1896). Les tapisseries de Raphaël au Vatican et dans les principaux musées ou collections de l'Europe, Parigi 1897. Dopo una serie di articoli su Leonardo da Vinci, il suo tempo e le sue opere, stampò il volume Léonard de Vinci, l'artiste, le penseur, le savant, Parigi 1899, tradotto in inglese in due volumi. A Donatello consacrò un volume mentre la sua opera su Botticelli fu troncata dalla morte. Inoltre Pétrarque, ses études d'art, son influence sur les artistes, ses portraits, et ceux de Laure, l'illustration des ses écrits, Parigi 1902. Fin dal 1874 E. M. aveva pubblicato documenti sulle fabbriche dei Gobelins nella prima metà del sec. xvir in Francia, in Italia e nelle Fiandre (Revue des Sociétés Savantes, 5° serie, 8 [1874], pp. 509-20). Il suo soggiorno in Italia gli fruttò il volume Histoire de la tapisserie, Parigi 1878-84, a cui seguirono il volume La tapisserie (ivi 1884 , tradotto in inglese e in spagnolo), nonché una serie di articoli su Les tapisseries d'Arras à la fin du XIVe et au commencement du XVe siècle (Le Courrier de l'art chrétien, 5 [1886]). Inoltre Les tapisseries à l'époque de Louis XII (Les letteres et les arts, Parigi 1886) e ancora sopra L'inventaire des tapisseries de la Tour de Londres à la mort du roi Henri VIII, 1547 (L'oeuvre d'Art, 1899). Non trascurò suppure le miniature, come dimostrano i suoi studi su Matteo de' Pasti (Le Courrier de l'art chrétien, 2 [1883], p. 599 sgg.), sulla miniatura fiorentina nel sec. xv (L'art, 1 [1883], p. 157 sgg.), le miniature francesi nelle biblioteche italiane (La bibliofilia, 1902) e il volume di Etudes iconographiques et liturgiques sur le moyenâge, Parigi 1887, nel quale tratta anche della miniatura irlandese e anglosassone del sec. IX. Anche nel campo dell'oreficeria E. M. studiò l'opera di Giovanni Bartolo di Siena orofo della corte di Avignone nel XIV sec., in Archivio storico italiano, 5° serie, 2 (1888), pp. 1-20.
Nel 1876 E. M. fu nominato vice bibliotecario del-

(fot. Alinari)
Murano, scuola artistica di - Tavola con l'immagine di a. Lucia e sei storie della sua vita. Dipinto di Quiricio di Giovanni da Murano (1462) - Rovigo, Pinacoteca dei Concordi.
molte opere in terraferma e lungo il litorale adriatico.
Tra tutti, i più importanti sono i pittori della famiglia dei Vivarini (v.): ANTONIO, il più anziano (n. nel 1415 ca., m. tra il 1476 e il 1484) con opere datate dal 1441 al 1469; il fratello Bartolomeo (n. ca. nel 1432, m. nel 1499 ca.), e il figlio di Antonio, Achise (n. nel 1443-46, m. nel 1503-1505). Artisti, questi, aventi ognuno una personalità e un'evoluzione distinta, e senza grandi legami reciproci se si eccettua un periodo iniziale di collaborazione fra Antonio e il fratello, e l'alunnato di Alvise presso lo zio Bartolomeo.
Altri pittori sono: Quirizio da M., documentato dal 1401 al 1478 , seguace di Antonio Vivarini, del quale conserva la grazia ingenua e i caratteri tardogotici, pur subendo l'influsso di altri artisti quali il Crivelli e il Giambellino; sue opere sicure: un trittico: S. Lucia e storie della sua vita, all'Accademia dei Concordi a Rovigo, un Redentore, all'Accademia di Venezia, notevole per il profondo paesaggio belliniano, e una Madonna, pure all'Accademia. Andrea da M., documentato dal 1462 al 1502, ebbe discreta fama in antico, che la critica recente tende a confermare. Seguace di Bartolomeo Vivarini, del quale fu anche aiuto, egli ha un fare espro, spezzato, a volte un po' grossolano ma tuttavia schietto ed efficace, che nelle opere migliori rivela l'influsso di Andrea del Castagno, come nel trittico dell'Accademia di Venezia con la Madonna della Misericordia e diversi santi. Altre opere sono la grande ancona di Trebaseleghe (iniziata nel 1484) che ha parti di grande effetto, un Crocifisso nel Museo di Merano, un S. Giovanni Evangelista in collezione privata degli Stati Uniti, la tarda e debole ancona di Mussolente ( 1502 ) ecc. Recentemente è stata fatta l'ipotesi che Andrea da M. sia l'autore delle parti
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(da R. Longhi, Cinque secoli di pittura venceiana, Firenze RIF, con. 55) Murano, scuola artistica di - S. Giovanni Evangelista. Dipinto di Andrea da Murano - America, coll. privata, ubicazione incerta.
riferite al Castagno dei musaici nella cappella dei Mascodi in S. Marco a Venezia. Di un BERnardino da M. parla il Ridolfi come dell'autore di un pu la di s. Elena, ora nell'Accademia di Venezia. L'artista vi si mostra seguace della tarda maniera di Cima da Conegliano. Un altro BERnardo da M., che firma una Madonna con due sonii del 1462 nel Museo Correr a Venezia, è solo un mediocre pittore di immagini votive (per gli artisti vetrai, v. VETRO).
Bild.: L. Venturi, Le origini della pittura veneziana, Venezia 1907 v. indice; C. Ridolfi, Le meraviglie dell'arte, ed. Hadeln, I, Berlino 1914, v. indice; L. Testi, Storia della pittura venceiana, II, Bergamo 1915, v. indice; R. van Marle, The development of the italian schools of painting, XVII, L'Aia 1935, XVIII, ivi 1936 v. indice; R. Longhi, Viatico per cinque secoli di pittura venceiana, Firenze 1946, v. indice.
Nolfo di Carpegna
MURATORI,
Ludovico Anto-
nio. - E il padre della storiografia italiana. N. a Vignola (Modena) il 21 ott. 1672 da famiglia di modesti contadini, m. a Modena il 23 genn. 1750. Il desiderio di dedicarsi alla vita ecclesiastica ed agli studi lo condusse giovanetto ( 1685 ) alle scuole dei Gesuiti, a Modena, dove nel 1694 conseguì la laurea in legge. L'influsso del benedettino B. Bacchini, che stava riordinando la Biblioteca ducale, destò in lui l'ardore per le ricerche erudite. Nel 1695 il Bacchini ed altri estimatori lo proposero ai Borromei di Milano come dottore della Biblioteca Ambrosiana. Vi stette sino al 1700, quando il duca Rinaldo d'Este gli offrì la direzione dell'Archivio e della Biblioteca ducale a Modena. Questo ufficio tenne sino alla morte respingendo qualsiasi altra offerta, come quella di Vittorio Amedeo II di Savoia, che lo voleva insegnante all'Università di Torino.
Munito di una buona cultura umanistica - al latino della scuola gesuitica aveva saputo aggiungere di propria iniziativa la conoscenza del greco - trovò, prima all'Ambrosiana, poi all'Estense, la maggiore possibilità di soddisfare la sua sempre maggiore curiosità erudita, dirigendo le sue ricerche in vari punti. Già nel 1697-98 pubblicò a Milano i due volumi di Anecdota latina; con un altro volume comparso l'anno dopo fece conoscere alcuni poemi inediti di s. Paolino da Nola e nel Commentarium de Corona Ferrea intaccò recisamente la tradizione che correva in Milano su tale monile longobardo.
Molto si occupava in questi anni di letteratura: scriveva versi, componeva novelle e nel 1700 dedicò un
volume alle Rime di C. M. Maggi; nel 1706 pubblicò il trattato Della perfetta poesia italiana. Disgustato della vacuità dell'Arcadia, nel 1703 sotto lo pseudonimo di Lamindo Pittanio pubblicò i Primi disegni della repubblica letteraria d'Italia, cioè il progetto di una società di letterati che si occupassero di cose erudite e serie. Nel 1709 comparve un volume di Anecdota greaca e nel 1713 completò gli Anecdota latina con due nuovi volumi.
La sua attività però doveva presto a Modena prendere un altro indirizzo. La vertenza tra gli Este, l'Impero e la S. Sede circa i diritti sulle Valli di Comacchio lo portò ad indagare i problemi delle origini estensi. Nel 1708 pubblicò le Osservazioni sul dominio temporale della Sede Apostolica sopra la città di Comacchio; nel 1712 la Piena esposizione dei diritti imperiali ed estensi sopra la città di Comacchio, ed un nuovo trattato comparve nel 1720. Le origini degli Estensi furono ampiamente chiarite nelle Antichità estensi, del 1717, il cui primo volume stabilì saldamente la fama di storico del M. Il secondo volume delle Antichità estensi doveva poi uscire solo nel 1740.
Intanto veniva meditando sul progetto di una raccolta di storici italiani medievali, accarezzato già per lunghi anni da Apostolo Zeno fin dal 1699, cosi, quando lo Zeno passò alla corte di Vienna, il M. fece suo il progetto e si accinse con entusiasmo all'opera. Riuscì a trovare un gruppo di patrizi milanesi che accettarono di formare la Società Palatina per appoggiare finanziariamente l'impresa; il 23 dic. 1721 il M. firmò il contratto con il principe Teodoro Alessandro Trivulzio per la stampa del Corpo delle antichità d'Italia. Collaboratori zelanti del M. furono il Sassi, prefetto della Ambrosiana, e l'Argelati, erudito bolognese; nel 1723 già comparve il I tomo dei Rerum Italicarum Scriptores, cioè di tutti gli storici tra il 500 ed il 1500 . L'impresa trovò molte ostilità. Più di un proprietario di codici gli rifiutò il prestito od anche lo semplice visione; non pochi governi chiusero i loro archivi per timore che rimanessero compromessi dei loro diritti: così la S. Sede, le Repubbliche di Genova, di Lucca, di Venezia, il ducato di Parma. Il governo sabaudo di Torino prima resistette, poi finì per appoggiare le ricerche del M. Queste difficoltà ed opposizioni non furono senza conseguenze per l'impresa del M., il quale però trovò l'appoggio di molti eruditi che si fecero suoi collaboratori. In tal modo gli Scriptores furono condotti in porto: tra il 1723 ed il 1738 comparvero 27 volumi in-fid.; il XXVIII uscì postumo nel 1751. Con la pubblicazione degli Scriptores il M. gettò le basi delle storiografí italiana moderna. Certamente l'opera muratoriana presenta difetti notevoli di fronte alle esigenze della critica moderna. Il programma del M. era di rappresentare la storia italiana nella sua continuità attraverso una serie di cronache disposte possibilmente in un certo ordine cronologico e geografico. Che non si debba essere troppo esigenti con il M. appare dal fatto che la ristampa degli Scriptores, iniziata da G. Carducci e V. Fiorini verso il 1900, non solo non è ancora compiuta, dopo mezzo secolo, ma rivela deficenze di metodo anche più gravi di fronte alle esigenze della critica storica, sia per le differenze di metodi adottati dagli eruditi fattisi editori, sia per le incertezze e le modificazioni avvenute da parte degli ordinatori della ristampa durante l'impresa.
Il M., durante i lavori di preparazione degli Scriptores, era venuto raccogliendo grande quantita di documenti medievali allo scopo di illustrare questioni particolari, problemi vari e se ne servì per scrivere 75 dissertazioni che comparvero nei 6 voll. delle Antiquitates Italicae Medii Aevi editi tra il 1738 ed il 1743. Le Antiquitates sono una miniera preziosa di documenti e notizie su questioni paleografiche, diplomatiche, numismatiche, giuridiche; molto vi è anche per quello che riguarda la vita ed il costume popolare.
Contemporaneamente, tra il 1738 ed il 1743, comparvero i 6 voll. del Novus Thesaurus veterum inscriptionum, anch'essi di grande importanza. Il M. ora si sentì in forza per fare come l'inventario di tutte le notizie che le sue ricerche gli offrivano per la storia italiana: ne derivò la grande opera degli Annali d'Italia, dall'inizio dell'èra volgare ai suoi giorni. Egli ne iniziò la stampa nel
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1743 e la chiuse nel 1749 , anno a cui giunge il racconto, in 12 tomi in 4°. Gli Annali espongono le vicende della storia italiana in ordine cronologico, anno per anno, senza preoccupazione di indagare le cause degli avvenimenti e di stabilire i legami, ma l'opera riesce di grande interesse per l'obbiettività del racconto, per la chiarezza, precisione e sobrietà dello stile. Era il primo tentativo di una storia italiana complessiva, che superasse gli interessi particolari dei singoli Stati: era una constatazione di fatto dell'unità sostanziale della storia italiana.
Attorno a questa attività gigantesca, il M. venne, nei dieci lustri della sua operosità, studiando una quantità di questioni storiche particolari. Dopo le vite giovanili del Maggi e del Da Lemene (1708), scrisse la vita del Petrarca (1711), del p. Segneri junior (1720), del Castelvetro (1727), del Sigonio (1732), del marchese Orsi (1735), del Tassoni (1738), del Torti (1743), di Benedetto Giacobino, santo prevosto di Varallo Sesia (1747). Nel campo delle lettere, dopo avere abbandonato la poesia, continuò ad occuparsi con interesse dei problemi di estetica : nel trattato Della perfetta poesia italiana (1706), poi nella Annotazioni al Petrarca, nelle Riflessioni sopra il buon gusto ed infine nel trattato Della forca della fantasia (1745) indagò che cosa fosse il bello, stabili che il vero artistico è il verosimile, contrappose il buon gusto al cattivo gusto, respinse il razionalismo cartesiano, ma subordinò l'arte alla morale. Maggiori cure dedico il M. agli studi di filosofia e di morale. Notevole è il trattato su La filosofia morale esposta e proposta ai giovani (1735) : rigidamente fedele alla ortodossia cristiana mostra una visione serenamente ottimista della vita ed incita i giovani a dedicare le loro attività alla vita sociale; nel trattato Della forze dell'intendimento uocano battagliò contro il Locke ed il sensismo; nel trattato Della pubblica felicità, suo ultimo scritto importante, del 1749, indicò ai principi il dovere di procurare il bene dei loro popoli con sagge riforme (come già aveva insegnato nei Rudimenti di filosofia morale scritti per il principe Francesco d'Este); nei Difetti della giurisprudenza (1742) criticò le legislazioni moderne, mostrando la necessità di riforme - da attuare da parte dei principi - per il benessere generale. Il M. appare in questi scritti come il trattatista dell'assolutismo illuministico.
Il M., ordinato sacerdote a Milano nel 1695 , fu sacerdote modello. Nel 1716 fu lieto di diventare proposto di S. Maria della Pomposa in Modena, chiesa che egli restaurò, accudì ed in cui volle essere sepolto (desiderio che fu soddisfatto solo nel 1922). Esercitò il ministero con devozione profonda, celebrando regolarmente la Messa, attendendo con zelo alle cure del confessionale e del catechismo. Non era spirito mistico; pacato, calmo, considerava e difendeva

(DE. Bonfiora - Modena) Muratori, Ludovico Antonio - Rirratto attribuito a Giuseppe Maria Crespi (ubicazione ignota).
i meriti della vita attiva. Collaborò con ardore alle missioni del p. Segneri junior nel Modenese, organizzò corsi di esercizi spirituali per i sacerdoti, si compiacque di visitare ed assistere i carcerati; per l'assistenza agli ammalati ed infelici creò in Modena la Compagnia della Carità. La religiosità del M. è testimoniata da alcuni scritti di pietà di grande pregio, come il trattato Della regolata divozione de' cristiani (1747) o il trattato Della carità cristiana (1723). Molto diffuso nel
Settecento fu Il Cristianesimo felice nelle missioni dei Padri della Compagnia di Gesù nel Paraguay (1743-49) in cui sulle relazioni dei missionari ricostruisce ed esalta l'opera di cristianizzazione e <comunitaria e dei Gesuiti nell'America del sud. Nel trattato De ingeniorum moderatione in religionis negotio (1714) esamina problemi storicoreligiosi discussi in quel tempo pubblicamente; critica opinioni e credenze non basate storicamente, biasima esagerazioni nel culto popolare della Vergine e dei santi, dichiara però di credere nella possibilità di definizione dogmatica dell'Assunzione della Vergine (l. 1, cap. 17). Il trattato De superstitione vitanda, pubblicato sotto lo pseudonimo di Antonio Lampridio (1742), mira a combattere ogni forma di superstizione, le false estasi e rivelazioni, i falsi miracoli.
Il suo profondo sentimento religioso, semplice, modesto, l'ossequio alla Chiesa di Roma, per la quale nutriva profonda obbedienza, non soffocavano nel M. il senso critico dello storico severo e spassionato. Giudicava la storia della Chiesa da storico; stigmatizzò i cattivi costumi di qualche papa, osservando che la critica non portava offesa alla Chiesa; scrivendo al Tanucci riconobbe la necessità della limitazione del numero degli ecclesiastici e dei monaci; constatò la decadenza degli Ordini mendicanti per i quali dimostrava poca simpatia, mentre l'aveva grande per i Gesuiti. Le sue tendenze verso le riforme della Chiesa erano molto moderate : conosceva le debolezze dell'uomo, temeva le riforme troppo gravi e tanto più le radicali e non si lasciò mai illudere dal miraggio di un ritorno alle origini. Se qualche volta le sue richieste coincidono con quelle giansenistiche, egli non ebbe mai nulla di comune con il giansenismo di cui respingeva le dottrine.
Le sue opere mostrano come il M. fosse prudente sempre nelle sue espressioni, né ostinato nei suoi giudizi; spesso sottopose i suoi scritti al giudizio di amici, accettandone le correzioni, conservando però sempre il suo atteggiamento di indipendenza e di imparzialità : così nella questione della corona ferrea di Monza conservò il suo atteggiamento negativo nonostante il parere favorevole di Roma; nella questione del voto sanguinario per l'Immacolata Concezione, dichiarò la cosa superstiziosa e si attirò le ire di qualche gruppo del clero; contrastò con il card. Querini sulla questione della diminuzione delle feste di precetto; criticò con prudenza gli eccessi coreografici della predicazione religiosa del tempo. Tuttavia non era spirito polemico; avrebbe voluto andar d'accordo con tutti, purché fosse rispettata la verità. Le sue doti personali, il grande prestigio conquistato, la rigida ortodossia, l'illibatezza dei costumi, lo misero presto in una posizione tale che, sebbene da varie parti attaccato, non fu mai oggetto di censure ecclesiastiche. Il papa Benedetto XIV aveva per lui la massima reverenza. Infatti il M. è da considerare come il principe degli eruditi enciclopedici italiani del sec. xviII. Le varie sue attività però furono sempre in funzione della sua missione di storico. Egli sentiva che lo storico vero per comprendere la vera natura della realtà storica deve dominare tutto lo scibile. Il M. vede la storia come l'attuazione di un disegno stabilito dalla Provvidenza Divina. Di qui l'ottimismo che domina tutta la sua opera: tutto avviene per il meglio; anche il male ha la sua funzione storica; il castigo per i malvagi, la purificazione dei popoli dal male. Inutile discutere i fatti umani che trovano spiegazione solo nella mente di Dio. Di qui proviene il senso di grande modestia, di profonda umanità, di tolleranza che traspira da tutta l'opera del M. Egli condanna la guerra se provocata da ambizioni, da orgoglio, da capriccio : l'ammette solo per ragioni di difesa. Ha fiducia nella educazione civile, chiede
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(da Catalogo della Mostra storica bibliografica del Nuvem Italicarum Scriptores, a cura di E. Cacn, Modena 1856, tss. 8) MURATORI, LUDOVICO ANTONIO - Risposta autografa alla lettera dell'anonimo fiorentino sull'ed. delle Cronache del Villani, pubblicata dall'Argelati il 3 ott. 1730 - Modena, Biblioteca Estense.
che si evitino le rivoluzioni e gli sconvolgimenti morali. L'egoismo è la maggior causa dei pervertimenti sociali; occorre incitare gli uomini alla carità sociale, cioè alla solidarietà; una delle ragioni del malcontento e del disordine sta nella ingiusta ripartizione dei prodotti del lavoro. A questi pensieri dominanti di bontà e di comprensione sociale corrisponde il suo stile piano, garbato, modesto, di solito senza energia vera. Come era pietoso con gli umili, cosi fu largo di consigli, di informazioni a quanti ricorrevano a lui. Fu in relazione con la massima parte degli eruditi di tutta Europa : il suo epistolario comprende 6000 lettere; le lettere dei corrispondenti, ancora inedite, salgono a 14.000 . Il M. è una delle figure più rappresentative di quello che si può definire «illuminismo cattolico» italiano.
Bibl.: manca ancora una biografia del M. che ne esaminic criticamente e degnamente la vita e l'opera collocando questa nella giusta luce, nel quadro della vita e della cultura del sec. xvili. Certo se si ha già, grazie a M. Campori, L'epistolario del M. (14 voll., Modena 1901-22) non si ha ancora l'epistolario immenso dei suoi corrispondenti, per i quali il Vischi ha dato l'elenco in Archivio muratoriano, Modena 1872. Le opere varie del M. sono raccolte nell'edizione di Arezzo (Opere del M., 14 voll., Arezzo 1768-71) a cui bisogna aggiungere gli Scritti inediti di L. A. M., Modena 1872 e quegli altri scritti compaon a varie riprese. Sulla vita del M. è sempre preziosa l'opera del nipote: Vita del Proposto L. A. M. scritta dal nipote Gian Francesco Sali Muratori, ivi 1756; tale biografia fu scritta sulla base di una autobiografia ancora inedita. Discreto, sebbene laudativo, e il profilo di G. Bertoni, M., Roma 1926, dove è un'ampia bibl. La Deputazione di storia patria pubblicò un volume commemorativo: Per il 2500 anniversario della nascita di L. A. M., Modena 1922. Altri studi pubblicò detta Società nel 1930 per il 200* anniversario della morte. Tommaso Sorbelli pubblicò una Bibliografia muratoriana, 2 voll., ivi 1943-44. Cf. inoltre L. Salvatorelli, Il pensiero politico italiano dal 1700 al 1870, 4⁴ ed., Torino 1943, pp. 4-21; M. Fubini, Del M. al Baretti, Bari 1946; tutto un fasc. della Rituita di storia della Chiesa in Italia, nens.-apr. 1950 (anno iv, n. 1) e tutto un fasc. di Convivium, raccolta nuova, 1950 (4-5); Atti e memorie del Convegno di studi in onore di L. A. M. nel bicentenario della morte, Modena 1951. Francesco Cognasso
MURATORIANO, GANONE. - Frammento scoperto da L. A. Muratori in un codice latino del sec. viII, proveniente da Bobbio, conservato nella
Biblioteca Ambrosiana di Milano (I 101 sup.), e da lui pubblicato in Antiquitates Italicae Medii Aevi (III, Milano 1740, pp. 851-54). Contiene l'elenco dei libri del Nuovo Testamento (v. bibbia). Nelle prime linee mancanti doveva parlare dei Vangeli di Matteo e di Marco. Seguono informazioni su Luca (detto terzo Vangelo), Giovanni, Atti, Epistole I-II Corinti, Efesini, Filippesi, Colossesi, Galati, I-II Tessalonicesi, Romani, Filemone, Tito, I-II Timoteo, Giuda, I-II (III?) Giovanni, Apocottese, I Pietro (?). Mancano l'Epistola agli Ebrei, quella di Giacomo e la II Pietro.
Permette la lettura privata del Pastore, del quale dice : "Nuperrime, temporibus nostris, in Urbe Roma Herma conscripait, sedente carhedra urbis Romae Ecclesiae Pio episcopo fratre eius" (linn. 74-76). Da questo cenno cronologico risulta che il documento fu scritto nello scorcio del sec. II d. C., probabilmente a Roma (chiamata semplicemente "urbe" nelle linn. 33-36), o nelle vicinanze (P. Batiffol, O. Bardenhewer, R. Cornely-A. Merk, P. H. HöpflB. Gut). Non segue però che sia un documento ufficiale della Chiesa romana, come pensa A. Harnack. Secondo molti studiosi (J.-B. Lightfoot, T. H. Robinson, Th. Zahn, S. Ritter, M.-J. Lagrange, ecc.) ne sarebbe autore s. Ippolito di Roma (v.), secondo altri (L. A. Muratori) Caio Romano. Altri propongono Melitone di Sardi (V. Bartlet) oppure Policrate di Efeso (G. Kuhn) o Clemente Alessandrino (J. Chapman). C. Erbes (Die Zeit des Muratorischen Fragments, in Zeitschr. Jör Kirchengeschichte, 35 [1914], pp. 331-62) sostiene che ne sia autore Rodone antignostico (ca. 220), di cui parla Eusebio (Hist. eccl., V, 13: PG 20, 460 sg.).
La lingua originale sarebbe greca, secondo A. Hilgenfeld, S. P. Tregelles, Th. Zahn, M. Schanz, A. Merk;

(ha. Biblioteca Ambrosiana)
Muratoriano, canone - La prima pagina del Frammento m. (sec. viII) - Milano, Biblioteca Ambrosiana, I, 101, sup.
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MuriLlo, Bartolomé Esteban - Miracolo di s. Diego - Parigi, Museo del Louvre.
latina, invece, secondo G. Rauschen, A. Harnack, J. Ruvet, B. Altaner, B. Steidle e molti altri. Il codice è giunto in un latino volgare assai scorretto.
Bibl.: S. Ritur, Il frammento muratoriano, in Riv. di arch. critt., 3 (1926), pp. 213-62 (ed. fotografica e critica, bibliografia); un'edizione del testo con note e bibl. sta in appendice a R. Cornely-A. Merli, Introduclionis in S. Scripturae libros compendium, ro* ed., Parigi 1920, pp. 1047-24; i frammenti del c. m. scoperti a Cassino sono pubblicati in Miscellanea Cassinense, II, 1, Montecassino 1807, pp. 1-5. Buone informazioni bibliografiche in P. H. Höpfi - B. Gut, Introductionis ... compendium, I, Roma 1940 (4* ed.), pp. 181-83. Pietro De Ambrogg1
MURAVEV, Andrea Nicolaevic. - Scrittore e teologo russo, n. nel 1806 , m. nel 1874. Il racconto del suo pellegrinaggio in Terra Santa (Pietroburgo 1832), attirò su di lui l'attenzione dell'imperatore Nicola I, che lo fece segretario del S. Sinodo. Le sue opere si susseguono dal 1836 in poi, sulla teologia, la liturgia e la storia ecclesiastica. La principale è forse la Storia della Chiesa russa (Pietroburgo 1838), tradotta in inglese, in tedesco ed in greco.
M. si è reso noto per il suo interessamento alla questione religiosa dell'Oriente, con due lavori: La verità della chiesa universale sulla sede romana e sulle altre sedi patriarcali (ivi 1841), e l'opuscolo Risposta di un cattolico provaslavo al cattolicismo romano (Mosca 1842), tradotto in greco, in francese, in italiano ed in polacco. L'opuscolo venne confutato dagli scrittori de La Civiltà Cattolica, negli articoli raccolti in francese: Réfutation d'un écrit intitulé: Paroles de l'orthodoxie catholique au catholicisme romain (Parigi 1854). M. rimase sempre in opposizione all'unione con Roma, come appare anche nei tre volumi Question religieuse d'Orient et Occident (Mosca 1856, Pietroburgo 1858, 1859).
Bibl.: N. S. Lieskov, Sinodal'nyja Persony, in Istorileskii Vjostnik, 10 (1882), pp. 373-408; cf. p. 385 sgg. Maurizio Gordillo
MURCIA, diocesi di: v. Cartagena, diocesi di.
MURIALDO, Leonardo, servo di Dio. - Fondatore della Pia Società Torinese di S. Giuseppe (Giuseppeini), n. a Torino il 26 ott. 1828 , m. ivi il 30 maggio 1900. Educato prima a Savona, presso gli Scolopi, passò nel 1845 nel Seminario di Torino per gli studi ecclesiastici, conchiusi con la laurea in teologia. Addetto al clero della chiesa di S. Maria di Piazza, fu ordinato sacerdote il 21 sett. 1851 : subito si diede all'apostolato della gioventù povera, raccolta nell'Oratorio degli Angeli Custodi, aperto nel 1840 da d. G. Cocchi, e in quello di S. Luigi, fondato da s. G. Bosco, al quale si offerse compagno di lavoro nell'as-
sistenza e nell'istruzione dei ragazzi. Nel 1866 fu designato rettore dell'Opera degli Artigianelli, iniziata dallo stesso d. G. Cocchi, per accogliere i giovani poveri e abbandonati e dar loro con l'educazione cristiana l'istruzione in qualche arte o mestiere, che provvedesse al loro avvenire.
Il M. vi attese con tutto lo slancio : cercò elemosine per sostenere l'opera; portò i giovani ad una notevole frequenza dei Sacramenti, formandoli ad un carattere forte o distogliendoli dalle vie non rette. Dei suoi discepoli molti si fecero religiosi e ca. 80 sacerdoti secolari. Ad aumentare i meriti dei compagni, associatisi a lui con il vincolo dei voti religiosi, fondò la Pia Società di S. Giuseppe, inaugurata il 19 marzo 1873. Il nuovo Istituto ebbe l'approvazione arcivescovile il 14 febbr. 1875, il decreto di lode nel 1890; la confermazione apostolica il 1° ag. 1904. Il M. ne fu eletto superiore generale. Aumentando di numero i religiosi, alle varie case già fondate e fiorenti altre molte se ne aggiunsero in Italia e all'estero, designate con vari titoli ad indicare il loro scopo particolare e immediato : oratòri, patronati, collegi, orfanotrofi, scuole apostoliche, scuole agricole, casefamiglia. Il M. volle inoltre occuparsi delle visite ai malati e ai carcerati; di suscitare e rinfocolare istituzioni di carità; soprattutto cooperò validamente ad associazioni di Azione Cattolica e comitati rivolti al bene del popolo; in particolare fu l'anima dell'Associazione "La buona stampa ", istituita per suscitare, stampare e divulgare fogli ed opuscoli a difesa della religione contro gli errori, specialmente del giansenismo.
Bibl.: E. Bechis, Il s. di Dio teologo L. M., Torino 1933; C. Panizzardi, Un benefattore della gioventù, L. M. Brevi cenni di vita, ivi 1933: G. Vercellone, Vita e spirito del s. di Dio teologo L. M., Bergiano 1941; id., Lettere scelte del s. di Dio L. M., ivi 1946; E. Reffo, Il teologo L. M., 4² ed., Torino 1938.
Celestino Testore
MURILLO, BARTOLOMÉ EstEBAN. - Pittore, n. a Siviglia il 31 dic. 1617, m. ivi il 3 apr. 1682. Il padre Gaspare Esteban era pur esso pittore; ma il M., rimasto orfano, fu allevato dalla zia, Anna M., di cui assunse il cognome. Scolaro di Juan de Castillo, nel 1642 andò a Madrid dove rimase due anni.
Tornato a Siviglia fra il 1645 e 1646, ebbe commissioni di una serie di tele per il chiostro di S. Francesco, ora, in parte, al Louvre (Miracolo di s. Diego) e in collezioni anche private. Del 1652 è la sua Concezione del Palazzo arcivescovile di Siviglia; nel 1655 dipinse per la sagrestia di quella Cattedrale un S. Isidoro e un S. Leandro e nel 1656 l'Apparizione di Gesù a s. Antonio per il Battistero. Successivamente ebbe la commissione per le
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lunette di S. Maria la Bianca, oggi al Prado a Madrid, e quindi per la Concezione con devoti oranti oggi al Louvre. Nel 1672 eseguiva anche numerosi quadri per la cappella dell'ospedale della sua città e quindi, nel 1678 , due tele per gli Agostiniani di Siviglia, una oggi nel Museo di quella citta, l'altra al Prado a Madrid. Allora dipinse anche una serie di quadri per l'Ospedale dei sacerdoti di Siviglia. Furono le sue ultime opere: recatosi nel 1680 a Cadige per lavorare nel convento dei Cappuccini, cadde da un ponte e si ferì tanto gravemente da non poter più operare negli altri due anni durante i quali fu in vita.
Il viaggio compiuto da giovane a Madrid fu certo determinante per la formazione dello stile pittorico del M. che, in seguito allo studio delle opere di Tiziano, del van Dyck e del Rubens raccolte in quella capitale, liberò la sua originaria maniera dalla tipica secchezza sivigliana. Dipinse egli infatti fin dalle sue più antiche opere, successive a quella esperienza, con un ricco impasto cromatico denso di chiaroscuri, donde le forme emergono modellate con una estrema dolcezza, che talvolta richiama il Correggio e gli Emiliani della fine del Cinquecento. Poi, man mano che progredisce nel tempo, il M., pur non modificando sostanzialmente la sua maniera, la viene schiarendo e come addolcendo nella scelta dei toni mentre la sua curiosità lo spinse anche ad insistere su elementi veristici della rappresentazione secondo un gusto che è anche tipicamente spagnolo.
Opere del M., oltre che nelle chiese e nelle raccolte già rammentate, sono nei principali musei italiani e stranieri. - Vedi tav. CI.
Bibl.: C. Iusti, M., Lipsia 1892; A. L. Mayer, M., Berlino 1913; 2° ed., ivi 1923; id., s. v. in Thieme-Becker, XXV, pp. 283-86; E. Montoto, M., Barcellona 1932; I. F. Rofols, s. v. in Enc. Ital., XXIV, p. 57; A. Muñoz, M., Roma 1941; L. Valera, M., Buenos Ayres 1946.
Emilio Lavagnino
MURIS, Johannes de. - Astronomo, matematico, filosofo e teorico musicale, n. in Normandia prima del 1300 e m. nel 1351.
Fu alla Sorbona di Parigi, di cui si è pensato che fosse rettore (un Julianus de Muris vi figura rettore nel 1350); canonico nel 1344 a Mezières (Bourges); partecipò ai lavori per la riforma del calendario, quale astronomo, sotto Clemente VI, ad Avignone. Fu in corrispondenza con l'altro grande teorico francese, Philippe de Vitry, di cui difendeva le teorie. Non sono suoi in Speculum musicae (riconosciuto di Jacques de Liège) e la Summa musicae. E invece autore dell'Ars novae musicae (1319) e di Musica speculativa (1323), in cui si manifesta lungimirante e geniale precursore delle nuove teorie con una posizione preminente, specie nel campo della nascente polifonia. Le sue opere sono edite in M. Gerbert, Scriptores ecclesiastici de musica sacra, III, St. Blasien 1784, pp. 292-97, 300-301; e in E. de Coussemaker, Scriptores, III, Parigi 1870, pp. 398-401 (Anonymus, VI), Conclusiones, III, pp. 109-13. La traduzione inglese dell'Ars novae musicae si trova in O. Strunk, Source readings in music history, Nuova York 1950, pp. 172 -79.
Bibl.: H. Riemann, Geschichte der Musiktheorie, 2° ed., Lipsia 1921, p. 234 sgg.; W. Grossmann, Die einleitenden Kapite! des "Speculum musicae", ivi 1924; H. Besseler, Studien zur Musik des Mittelalters, in Archiv für Musikwissenschaft, 8 (1926), pp. 207-209.
Luisa Cervelli
MURMELLIUS, Johannes. - Umanista olandese, n. a Roermond nel 1480, m. nell'ott. 1517.
Verso il 1493 è nella scuola dei Fratelli della Vita Comune a Deventer; nel 1496 nell'Università di Colonia, donde parte nel 1500 come licenziato nelle arti; poi a Münster, conrettore alla scuola del Duomo, pur continuando i suoi studi, fino a ottenere nel 1501 il grado di maestro. Per dissensi con il rettore Krmner, accettò nel 1508 l'ufficio di rettore alla scuola di S. Ludgero a Münster. Nel 1513 divenne rettore della scuola a Alkmaar (Paesi Bassi), che prosperò enormemente. Quando nel 1517 la città fu saccheggiata dalle truppe di Carlo di Gelder,
M. fuggì a Z'wolle, ove fu rettore della scuola di Deventer nel sett. 1517.
M. è un vero umanista. Il suo ideale fu di introdurre dapportutto la lingua latina in tutta la sua purezza. A questo fine combatté i libri di studio medievali, come il Doctrinale di Alessandro de Villa Dei, e pubblicò 25 manuali come Opus de verborum composizione (1502), Ex elegiis Tibulli, Propertii et Ovidii selecti versus (1504), Enchiridion Scholasticon (1505). Parecchi furono ancora usati nel sec. xviri. Sono oggi note nove raccolte di poesie di sua mano.
Bibl.: Nieuw Nederlandsch Biographisch Woordenboek, I, Leida 1911, coll. 1348-51.
Pietro Grootens
MURNER, Thomas. - Teologo e polemista antiluterano, dei Minori Conventuali, n. a Oberdinhain (Oberndi), nell'Alsazia, il 24 dic. 1475, m. ivi il 22 ag. 1537. Predicò in vari Capitoli della sua provincia religiosa; il 25 sett. 1505 venne licenziato per il magistero teologico dal generale Egidio Delphin.
Nel 1508, in strette relazioni con l'umanista Giacomo Locher, difese a Friburgo la necessità di una buona cultura classica per i religiosi. Nella stessa città si laureò in teologia nel 1509 (secondo altri, più probabilmente, già nel 1506). Nel 1505, per i suoi meriti letterari, era stato coronato poeta dall'imperatore Massimiliano I. Fu guardiano a Spiro nel 1510 e tre anni dopo a Strasburgo. Insegnò poi per qualche tempo a Venezia, quindi a Treviri (diritto); nel 1519 era a Basilea, ove si laureò in utroque.
Contraddizioni ed accuse, anche di eresia, gli procurò il suo metodo didattico della logica (Cracovia, 1607) e della prosodia (Friburgo, 1511-12), e poi anche del diritto (Treviri, 1615-18), a base di certi giochi di carte o chartiludia. Ma le difficoltà maggiori ebbero inizio per lui negli anni 1520-30, quando prese viva parte alle lotte religiose, scrivendo una trentina di opere contro Lutero e Zuinglio. Come altri apologisti del tempo, anche suoi confratelli (p. es., Giovanni Pauli), si servì molto della satira. Nel 1522 tradusse in tedesco l'Assertio septem Sacramentorum di Enrico VIII, ch'ebbe grande risonanza; il re lo volle conoscere e l'ebbe ospite in Inghilterra, l'anno seguente ( 1523 ). Nel 1524 fu inviato dal vescovo di Strasburgo a difendere i diritti dei cattolici alla Dieta di Norimbergo. Pesseguitato dai luterani, dal 1525 si mise a capo del partito cattolico contro gli zuingliani a Lucerna, continuando per 4 anni nella lotta, citato dinanzi ai tribunali dai Consigli di Zurigo, Lucerna e Berna. Nel 1529 riusci a mettersi in salva, prima nel Palatinato, presso l'eletture Federico II, poi nella città natale, in Alsazia, ove visse in pace gli ultimi suoi anni (15301537).
Della vasta e varia produzione letteraria sono da ricordare : Germania nova (s. 1. 1502; nuova ed. di K. Schmidt, Ginevra 1875), rarissima, contro Giacomo Wimpfeling, in difesa del Ginnasio conventuale di Strasburgo e della germanicità dell'Alsazia; Honestorum poëmatum laudatio (Cracovia 1507); De sillabarum quantitatibus (Francoforte s. a.); Chartiludium logicae (Cracovia 1507); Ludus studentium Friburgenium (Francoforte 1511-12); Chartiludium iustitiae summariae (Strasburgo 1518). In difesa dell'Immacolata Concezione, scrisse: De quatuor laresciarchis O. P. de observantia nuncupatorum (Berlino 1509, e trad. tedesca); tra gli scritti apologetici più consistenti o famosi : Von Doctor Martinus Luters Lehren und Predigen (Strasburgo 1520); Von dem Babstanthum (ivi 1520, in difesa del papato); Die gots heylige Mers (Lucerna 1528); il poema satirico più importante, contro il pazzo "spirito" dei riformatori, Von dem grossen Lutherschen Narren wie in doctor M. beschecoren hat (Strasburgo 1523; nuova ed. di H. Kurz, Zurigo 1848).
Variamente giudicato, sia come poeta sia come polemista, il M., spirito acuto e versatile, di ricchissima fantasia, pur condividendo con Lutero la necessità di riforma per la Chiesa nei suoi vari strati, si distaccò subito da lui appena ne conobbe lo spirito e il metodo. Egli fu il
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più grande difensore della cattolicità di Alsazia (Strasburgo) e nella Svizzera.
Birl.: Edizioni: G. Schuhmann, Th. M. und seine Dichtungen, Ratisbona-Roma 1912; F. Schulte e altri, Th. M.s deutsche Schriften, Strasburgo 1918 seg.; W. Pfeiffer-Belli, Th. M. im Schweizer Glaubenshampf (Corpus Cathelicorum, 32), Münster 1939 (3 opuscoli apologetici del 1926-28).
Studi: W. Kawerau, Th. M. und die Kirche des Mittelalters, Halle 1890: id., Th. M. und die deutsche Reformation, ivi 1891; G. Balke, Th. M. Die deutschen Dichtungen des Ulrich von Huttem, Stoccarda s. a.; Th. von Liebenau, Der Franzishaner Dr. Th. M., Friburgo in Br. 1913; id., Documenta quaedam circa vitam Fr. Th. Murneri, in Arch. Franc. hist., 5 (1912), pp. 727-36; 6 (1913), pp. 118-28; cf. ibid., 24 (1932), p. 296; P. Scherrer, Th. M. Verhältnis zum Homoneismus, untersucht auf Grund seiner Reformatio Politarum, Bredics 1929; M. Sondheim, Th. M. als Astrolog, Strasburgo 1938; Pl. Lamimann, Zur Charakteristik Thomas M.s, in Arch. f. Elsass. Kirchengesch., 12 (1941-42), pp. 199210; id., Eine unvollendete Togendschrift Th. M.s, ibid., pp. 73128 (su un Trust. de Immaculata Virginis Conceptione del M., del 1499); Regesta Ordinis, Cod. A. 3, f. 63 (Roma, conv. SS. Apostoli); Sbaralea, III, pp. 132-36; per altra bibl. cf. Bibliographia Franciscana, VI, Roma 1946-47, p. 477.
Lorenzo Di Fonzo
MURO LUCANo, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Potenza. In una superficie di 510,38 kmq., ha una popolazione di 35.000 ab., tutti cattolici, 14 parrocchie e 38 sacerdoti diocesani (Ann. Pont., 1951, p. 281).
L'istituzione della sede vescovile risale al sec. xi come suffraganea di Conza, nella cui dipendenza ancora permane. Il primo vescovo, Eustachio, è accertato nel ro59, presente alla consacrazione della chiesa di S. Angelo presso Melfi, fatta da Niccolò III. Seguono: Gaudino, accertato tra il 1100 e il 1108 , che intervenne alla consacrazione della chiesa di S. Sabino a Canosa presente Pasquale II; Roberto, che assistette a Conza alla consacrazione della Cattedrale fatta dall'arcivescovo Erberto (1169) ; quindi Monteguidoni (1213), Giovanni (1217), ecc.
Durante lo scisma dell'antipapa Clemente VII, il vescovo Antonio, eletto da Gregorio XI, passò dalla parte dell'antipapa e, in seguito all'assassinio della regina Giovanna I, si ritirò arbitrariamente a Polsino, sia per il timore di rappresaglia, sia per la protezione offertagli dal signore del luogo. Clemente VII naturalmente si affrettò a trasferire la diocesi (1386) e percio Antonio si disse da allora e fino al 1389 vescovo di Polsino, ma dopo quell'anno cala il silenzio sulla sua attività e sulla sua fine. Nel 1540 , dopo il trasferimento del fiorentino Matteo Grifoni, vallombrosano (eletto nel 1528), a Trivento, Paolo III affidò la diocesi di M. L. in amministrazione al card. Assante Parisani, che la resse per un anno. Tra i presuli successivi, spicca la figura di Alfonso Pacelli, nativo di Balvani, nella stessa diocesi (1674-1702), per il suo apostolato a favore del Capitolo, della comunità e dell'episcopio.
Monumenti. - Scarsi i monumenti cristiani di M. L. Notevole è solo la Cattedrale, dedicata a Maria s.ma Assunta, per la sua origine romanica (ca. 1009), ma rovi-
nata dal terremoto del 1684 e da un incendio nel 1707, fu quasi del tutto rifatta nel 1725 a spese di Benedetto XIII. Di un certo pregio sono la sedia episcopale ( 1631 ), riccamente intagliata, e un quadro del 1589 , detto «il quadro della regina Giovanna». Rappresenta infatti tutti i personaggi che agirono al tempo dello scisma clementino, e cioè Giovanna I, Clemente VII, Carlo V, Carlo VI, il vescovo Antonio e Ottone di Brunswick, che è in ginocchio davanti alla Vergine con il Bambino e i ss. Domenico e Caterina.
A un miglio da M. L. è la chiesetta romanica di S. Maria delle Grazie di Capitignano, opera di Magister Sarolus di M. (fine del sec. xir-principio del xiri), che serba, oltre ai notevoli avanzi della sua struttura originaria, qualche buon marmo latino, tra cui un'ara cilindrica, due leoni e vari bucrani.
BibL.: Ughelli, VI, p. 843; Eubel, I, p. 352 ; II, p. 197 ; III, p. 251 ; IV, p. 250 ; F. Giordano, Il rinnovamento della cattedrale di M. L., Salerno 1887; C. Valente, Le città morte dell'lonia, Bologna 1925, pp. 102-104; id., Guida artistica e turistica della Basilicata, Potenza 1932, pp. 173 874: D. Vendola, Rationes decimarum Italiae nei sece XIII e XIV: Pasquale Testini
MURO, LUCANO, diOcesi di - Panorama.
Apolin, Lucania, Calabria (Studi e testi, 84), Città del Vaticano 1939, p. 160.
MURRI, Romolo. - Sacerdote e sociologo, n. a Montesampietrangeli (prov. di Ascoli Piceno, diocesi di Fermo) il 27 ag. 1870 , m. a Roma il 12 marzo 1944. Compì gli studi teologici a Roma, dove fu ordinato sacerdote nel 1893. Nello stesso anno si iscrisse alla Facoltà di lettere dell'Università di Roma, dove in un ambiente studentesco, saturo di violente competizioni dottrinali e politiche, iniziò come propagandista la sua attività sociale con fervido ardore. Insieme con G. Salvadori, F. Ermini, F. Crispolti, G. Semeria fondò il Circolo universitario ed una propria rivista Vita nuova, gettando le basi della Federazione universitaria cattolica italiana. Alla Democrazia cristiana (v.) aderì con entusiasmo.
Fondò la rivista Cultura sociale, il cui primo numero apparve il 1° genn. 1898, per esporre le sue idee. Queste si svilupparono ben presto in contrasto con le tendenze conservatrici dell'Opera dei congressi (v.), per cui il M. scagliò contro il dimissionario presidente Paganuzzi un violento articolo sulla Cultura sociale dal titolo Il crollo di Venezia (14 ag. 1902). Enormi furono il rumore, le proteste, le polemiche suscitate da questo scritto. Il Congresso di Bologna nel 1903 portò un notevole successo alla fazione murriana, ma insieme uno strascico di polemiche acerbe. Le disposizioni del nuovo pontefice Pio X sull'Azione Cattolica suscitarono la ribellione di alcuni giovani democristiani e crearono un movimento autonomo: il M. con loro fondò a Bologna la Lega democratica nazionale, che fu condannata da Pio X, il quale nella lettera Pieni l'animo del 28 luglio 1906 proibì ai sacerdoti di iscriversi ad essa. Ormai dal campo politico il contrasto si trasferiva sempre più sul piano religioso. Il M., che
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già in un discorso tenuto a S. Marino il 25 ag. 1902, aveva esaltato le tendenze religiose di Tyrrel e Loisy, con questo attrava