volume-08

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a insieme ai 400 loro sacerdoti falli per questioni secondarie.

Nel maggio 1699, a nome di Innocenzo XII, partì da Costantinopoli una delegazione verso Egmiadsin, condotta da Khaciatur Vartapet Arakelean, latore del breve del 3 maggio 1698 Graves, etsi non inconsuetos, e di donativi pontifici per N., il quale li accolse con gran pompa. N. tolse gli anatemi contro il Concilio di Calcedonia e S. Leone, introdotti in data recente nelle sacre ordinazioni, e interdisse Avetik, vescovo intruso di Erzerum e poi patriarca di Costantinopoli, persecutore dei cattolici. N. non riusci però nell'intento dell'unione per le molteplici difficoltà provenienti dalla troppa dispersione delle diocesi armene, sottomesse a diverse correnti secondo i vari Imperi nei quali si trovavano godendo in parte degli appoggi civili di vari Stati islamici. N. fu celebre anche come costruttore di molte chiese e monasteri in Armenia.

Bibl.: Relation d'une Mission par ugr l'archev. d'Ancyre d. Ispahan, Parigi 1702; M. Ciamcian, Storia dell'Armenia (in arm.), III, Venezia 1781, pp. 725-27; St. Asarian, Ecclesiae Armenae traditia, Roma 1870, pp. 82-85, 129-31; P. Monnier, Lettres édifiantes, I, Parigi 1875, p. 337 sq.; M. Ormanian, Azkapatouna (in arm.), II, Istanbul 1912, nn. 1826-71; Fr. Tournebize, Arménie, in DHG, IV (1930), coll. 327-28. Garabed Amaduni

NAHMÄNIDE. - Rabbino talmudista e cabbalista (R. Mosè ben Nahmān, RMBN, in spagnolo Bonsstrug de Portu, dal nome di città di dimora detto Gerondi), n. ca. il I195, m. nel 1270 ad Acco (Palestina).

In seguito ad un ordine ricevuto dal re Giacomo I d'Aragona sostenne nel 1263 una discussione religiosa con l'ebreo convertito Fra Pablo Cbristiani e ne pubblicò il rendiconto. Su richiesta di papa Clemente IV, N. fu espulso dell'Aragona. All'età di 70 anni si recò in Palestina, da dove pare abbia mandato una copia dello Zöhar in Spagna.

In conformità al pensiero di Giuda Levita (v.), N.
basa la verità religiosa sulla tradizione storica. Si oppone a Maimonide (v.) il quale tende a minimizzare il prodigioso nelle narrazioni della Bibbia e afferma essere le possibilità di Dio infinitamente superiori alle umane. N . ammette la determinazione astrale, la quale pur tuttavia resta sotto il controllo del volere di Dio. Le leggi di Dio hanno per scopo principale la perfezione morale dell'uomo.

Bibl.: G. Vaida, Introduction à la pensée juice du moyen âge, Parigi 1947, p. 152 sg. (con bibl. a p. 232 sg.).

Eugenio Zolli
NAHUM (ebr. Nahüm «consolatore»). - Settimo dei profeti minori nel canone della Volgata.

Era di 'Elqōš (Nah. 1, 1), che s. Girolamo (PL 25, 1232) pone in Galilea (Driver, Cornely, Crampon); ma s. Epifanio (PG 43, 409), s. Cirillo Alessandrino (ibid. 71, 780) e tutti i moderni in Giudea, come suggerisce l'esame interno dello stesso libro (Bîr el-Qaws presso Bejt Güvîn).
N. annunzia a Giuda la rovina del suo più terribile nemico: Assur.

Nel cap. I celebra la potenza di Jahweh, giusto e vindice, che salva il suo popolo e colpisce i nemici. E messa in particolare risalto la giustizia divina. Nei capp. 2-3 descrive la caduta di Ninive, imminente, e come tipo ricorda l'avvenuta rovina di Tebe ( N ā^{′}-A m ā m : Nah. 3, 8 sgg.; cf. Ex. 30, 14 sgg.; erroneamente s. Girolamo [PL 23, 1260] traduce Alexandria populorum). Queste due indicazioni permettono di datare la profesia di N. : dopo il 663 (distruzione di Tebe per opera di Assurbanipal) e prima del 612 s. C. (caduta di Ninive); più vicino però (Nah. 3, 18) a quest'ultima (625-615).
N. è contemporaneo di Sofonia e di Geremia. Tra i critici moderni prevale la tendenza a distinguere in N. un salmo (cap. i) e la profezia; questa è autentica; mentre il primo per parecchi (anche A. van Hoonacker [v. bibl.], p. 420 sg.) sarebbe di un autore posteriore. Gli argomenti addotti non appaiono decisivi. Il carattere alfabetico del salmo ne documenterebbe l'epoca posteriore (ma cf. le Lamontazioni, e Prov. 31, 10-31); né tale carattere qui è certo: vien solo ipoteticamente dedotto dai vv. r-8. La sua indole teorica astratta, di fronte alla profezia viva e concreta, si spiega sufficientemente con le caratteristiche del tema svolto.

Si è voluto opporre N. agli altri profeti : mancherebbe in N. ogni pensiero alla morale; ma com'è possibile simile giudizio quando di N. si ha soltanto questo brevissimo oracolo? (J. Touzard [v. bibl.], p. 59). "La poesia di N. è squisita; di tutti i profeti è quello che per nobiltà e vigore più si avvicina a Isaia. Le sue descrizioni sono pittoresche e vivide; il suo pensiero è espresso in modo scultorio" (S. R. Driver).

Bibl.: Commenti: *A. B. Davidson, Cambridge 1896 (1905); J. T. Beck, Gütersloh 1899; O. Happel, Wärzburg 1902; A. Van Hoonacker, Les douze petits prophètes, Parigi 1908, pp. 413-49; * J. M. P. Smith, Edimburgo 1912; H. Guthe, Tubinga 1923; W. Windfuhr, Der Kommentar des David Kimchi zum Propheten N., Giessen 1927; *G. Luzzi, La Bibbia, V, Firenze 1929, pp. 383-97; G. G. V. Stonehouse, Londra 1929; * G. Smith, Groninga 1934; H. Bévenot, Londra 1937; A. E. Edvfavert, Amsterdam 1937; J. Ridderbos, Kampen 1937; F. Horst, Tubinga 1938; H. Junker, Bonn 1938. Studi: P. Kleinert, N. und der Fall Niniver, in Theologische Studien und Kritiken, 83 (1910), pp. 301-34; U. Cassuto, Questionnelle bibliche: La patria del profeta N., in Giornale della Società asiatica italiana, 26 (1913-14), pp. 201-302; J. Touzard, L'âme juive pendant la période persane, in Revue biblique, 26 (1917), pp. 27-61; P. Humber, Essai d'analyse de N. 1, 2-2, 3, in Zeitschrift für d. altsest. Wissenschaft, 44 (1926), pp. 266-80; id., La vision de N. 2, 4-11, in Archiv für Orientforschung, 3 (1928-29), pp. 14-19; id., Le problème du livre de N., in Rev. d'hist. et de philosophie religieuse, 12 (1932), pp. 1-15; A. Haldar, Studies in the book of N., Uppsala 1947; J. L. Mihelic, The concept of God in the book of N., in Interpretation, 2 (1948), pp. 199-208.

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(da Wilpert, Sarcofagi, tav, 2, i)
Naim - Resurrezione del figlio della vedova di N. Particolare della fronte del sarcofago Lateranense n. 183 (sec. iv) - Roma, Museo Lateranense.

NAIM. - Villaggio di Galilea (in Lc. 7, II, Naiv), dove Gesù risuscitò il figlio della vedova. Sebbene la distanza indicata dall'Onomasticon (141, 5) di 12 miglia dal Thabor sia troppo grande, e quella raccorciata da a. Girolamo di 2 sia troppo piccola, pure è indubitato che si vuole indicare lo stesso villaggio, nominato Nejm fino ai giorni attuali, situato ai piedi del Thabor presso Endor (v.).

Dal medioevo viene segnalata una chiesa la quale, ridotta ormai in rovina, fu riscattata e rialzata dai Francescani nel 1880 . E posta a est del villaggio. A nord, ossia all'entrata venendo da Nazareth, si trova la fontana scavata nella roccia e presso tre sarcofagi usati come vasche. A nord-est vi sono tombe scavate nella roccia. Dal 1948 il villaggio è stato incluso nello Stato d'Israele, restando pressoché disabitato. I Francescani vi compiono un duplice pellegrinaggio annuale : il giovedi della 4⁴ domenica di Quaresima e la domenica 15 dopo Pentecoste.

BibL.: V. Guérin, Description de la Palestine, Galilée, I. Parigi 1880, pp. 113-17; La Terra Santa, 6 (1880), pp. 94-95; D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum, Gerusslemme 1935, pp. 428-51.

Resurrezione del figlio della vedova di N. G. Wilpert identificò due rappresentazioni del miracolo di N. in due affreschi cimiteriali nei quali il Signore tocca con la virga Dei una mummia al suolo e non nell'edicola come nelle scene di Lazzaro, poiché secondo il testo evangelico ( L c .7,11-15 ) la resurrezione avvenne presso la città di N. quando il giovane defunto era portato al sepolcro. Il Wilpert segnala inoltre 17 sarcofagi, nove dei quali sono delle Gallie; il defunto è già pronto per la sepoltura, cioè fasciato con le bende, come una mummia o semplicemente a terra o disposto in un sarcofago. In sette sculture è rappresentata la madre del defunto in gesto supplice (Wilpert, Sarcofagi, tavv. 8, 4; 26, 23; 225, 2; 227, i e 5; fig. 93, p. 160). Tipico è il sarcofago del Museo Lateranense n. 175 in cui si trovano tanto la resurrezione di Lazzaro che quella del figlio della vedova (id., Sarcofagi, tav. 228, 1). Nel cimitero detto del SS. Marco e Marcelliano, G. Wilpert riconobbe la scena del miracolo graffita sulla lastra d'una defunta di nome Firmana (id., ibid., p. 305, fig. 191).

BibL.: Wilpert, Pitture, tavv. 93 e 240, 2; id., Sarcofagi, pp. 304-305.

Enrico Josi
NALLINO, Carlo Alfonso. - Arabista e islamista, n. a Torino il 16 febbr. 1872, m. a Roma il 25 luglio 1938. Laureatosi in lettere a Torino nel 1893, fu professore di arabo all'Istituto orientale di Napoli (1894-1902) e all'Università di Palermo (1902-13) e
poi di storia e istituzioni musulmane all'Università di Roma (1914-38). Tenne corsi in arabo all'Università egiziana del Cairo (1909-12 e 1927-31).

Nei suoi lavori abbracciò tutti i campi della civiltà arabo-musulmana, con scritti di linguistica, letteratura, filosofia, storia, diritto, religione, mistica, geografia, astronomia e astrologia.

Fra le sue pubblicazioni vanno ricordate: la Chrestomathia Qorani Arabica (Lipsia 1893); L'arabo parlato in Egitto (Milano 1900; 2° ed. ivi 1913; ristampa 1939); l'edizione, con traduzione latina e nota, dell'Opus astronomicum di al-Battōnī ( 3 voll., ivi 1899 -1907) e numerosi articoli, talvolta vere monografie, che dopo la sua morte sono stati per la maggior parte riuniti dalla figlia M. Nallino nella Raccolta di scritti editi e inediti ( 6 voll., Roma 1939-48). Fondò e diresse fino alla morte la rivista Oriente moderno, imprimendole quel carattere di serietà scientifica che la rende utile ed importante organo di informazione sull'Oriente musulmano contemporaneo.

BibL.: G. Levi Della Vida, C. A. N., in Oriente moderno, 18 (1938), pp. 459-82: M. Guidi, C. A. N., in Rivista degli studi orientali, 18 (1935), pp. 1-17.

Sabatino Moscati
NAMPULA, DIOCESI di. - Città e diocesi nel nord della colonia portoghese del Mozambico, cretta canonicamente il 4 sett. 1940, in attuazione del Concordato e del relativo accordo missionario tra il Portogallo e la S. Sede del 7 maggio 1940, come suffraganea di Lorenzo Marques. Tra 1.919.767 abitanti, su di una superficie di ca. 300.000 kmq., dove l'influenza dell'islâm è molto forte, soltanto 36.424 sono cattolici.

La prospettive per l'avvenire però sono buone, perché il numero dei catecumeni è uguale a quello dei convertiti, e il numero dei Battesimi annuali è salito a 4000 ; le 6 parrocchie e le 25 stazioni, curate da 74 sacerdoti, formano i posti di ministero. La vecchia missione portoghese si limitava generalmente alle regioni costiere, i missionari della Consolata invece hanno cominciato a introdurre il Vangelo nell'interno. Eccettuati 5 sacerdoti secolari, il resto del clero è costituito da religiosi. I più numerosi sono i Montfortiani ( 28 padri), seguono i Missionari della Consolata ( 17 padri), i membri della Sociedade Portuguesa ( 13 padri), e i Missionari di Verona ( 8 padri). I padri della Consolata dirigono nella stazione di Marrere i seminario e 6 collegi preparatori; sono coadiuvati da 81 fratelli e 48 suore ( 43 della Congregazione della Consolata, le altre Francescane di Nuestra Señora das Vitorias) e da 419 catechisti. Vi sono ancora 95 scuole, 2 orfanotrofi, 4 ambulatori.

BibL.: AAS, 32 (1940), p. 238; M. Guéguinet, Dioceses de Mozambique, in Portugal em Africa, VII, Coimbra 1950, pp. 380381; La Missione della Consolata nella diocesi di N., in Missionl Consolata, 47 (1945), p. 66; Esforzo Missione Portugues. Diocese de N., Niasto-Mozambique, Lisbona 1949. Nicola Kowalsky

NAMUR, diOCESI di. - Città e diocesi, capoluogo della provincia omonima nel Belgio.

Si estende per 80.782 mathrm{kmq}. con 569.568 mathrm{ab}., dei quali ca. 569.000 cattolici, distribuiti in 731 parrocchie, servite da 1252 sacerdoti diocesani e 654 religiosi; ha 2 seminari, 72 comunità religiose maschili e 332 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 282).

Alcuni hanno identificato N. con l'oppidum Aduaticorum conquistato da Giulio Cesare e saccheggiato poi dai Vandali nel sec. v. All'epoca merovingica il luogo fu detto Namuco; nel sec. vir era un castrum; nel sec. x si trova tanto Castrum Namugo quanto Namucum e castrum Namucum.

La diocesi fu creata dal papa Paolo IV con la bolla del 12 maggio 1559, che riordinò la gerarchia cattolica in quelle regioni, per smembramento della diocesi di Liegi e quale suffraganea di Cambrai. Con il Concordato del 1801 passò sotto la sede metropolitana di Malines; i suoi confini coincisero con quelli del dipartimento della Sambre-et-Meuse. Il 14 sett. 1823 il territorio del Lus-

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Nanchang. arcidocesi di - Fabbrica di vasi di terracotta dipinta e
(fot. Fides) semburgo fu dismembrato dalla diocesi di Metz e annesso quella di N., che ebbe pure i dipartimenti di Forets e Ardennes. Il 7 ott. 1842 la diocesi di N. fu limitata alle due province del Ileigia e al Lussemburgo, che dal 1870 fu distaccato e reso immediatamente soggetto. Fino alla crezione della diocesi, le parrocchie della città di N. furono sotto la giurisdizione in parte del decanato di Gembloux e in parte di quello di Fleurus.

Nel 1047, al posto di un'antica cappella, Alberto II, conte di N., fece costruire una chiesa dedicata al martire s. Albano (st-Aubain); ne fu primo rettore Federico dei duchi di Lorena, cognato di Alberto II, il quale nel 1057 divenne papa Stefano X (v.). La chiesa venne molto arricchita da donativi e ricostruita tra il 1751 e il 1767 su imitazione della Basilica Vaticana.

Tra i vescovi di N. si ricordano : il primo, A. Havet, domenicano (1562-78); T. J. F. de Sciclant (1727-40), che eresse l'episcopio e il seminario; Godefroy, che fece sorgere l'attuale Cattedrale. Nel 1883 fu fondato in N. il collegio dei Gesuiti di Notre-Dame de la Paix, con le due Facultà di filosofia e lettere e di scienze. Il papa Pio XII, con la lettera apostolica Eccultioribus remplis dell's maggio 1930, ha elevato a basilica minore l'antica collegiata di S. Materno di Walcourt del sec. xI, dove si venera la preziosa statua della B. Vergine, arricchita da tanti artistici donativi (AAS, 43 [1951], pp. 268-69).
N. possiede dalla metà del sec. XIX un ricco museo contenente il materiale archeologico del periodo gallomerovingico e belga rinvenuto in fruttuose esplorazioni. Un cimitero merovingico si rinvenne a Flavion in località Terre-al-Pire; un secondo, presso Lavaux-Sic-Anne, nel luogo detto a montagna della vecchia chiesa * dove si scoprirono ruderi di edifici, tra i quali si identifcò un oratorio absidato; cimiteri franchi si riconobbero a Franchimont, a Wancennes, a Froidlieu, ecc. (A. Bequet, Les premiers monuments chrétiens du pays de N., in Annales de la Soc. archéol. de N., 18 [1890], pp. 309-24). Nel territorio della diocesi di N. fiorirono varie abbazie: la benedettina di Brogne, a 19 km . da N., fondata nel 919 da s. Gerardo e dedicata prima ai ss. Pietro ed Eugenio, poi (1308) al fondatore (Cottineau, II, coll. 510-11); la benedettina di Gembloux sul fiume Orneau, fondata nel 922 da Guilberto di Darnau; suo primo abate fu Erluino; fiorì nel sec. xit, ma venne saccheggiata dai calvinisti nel 1578 , incendiata nel 1712 e soppressa nel 1793 (Cottineau, I, coll. 1263-64); la premestratense di Floreffe, a 12 km . da N., sulle rive
della Sambre, istituita da Goffredo conte di N. nel 1121. A Floreffe fin dal 1819 fu fondato un piccolo seminario, soppresso poi nel 1825 e ristabilito nel 1830 (Cottineau, I, coll. 1155 56); la benedettina di Notre-Dame in Walcourt (o Waulsort), fondata nel 944 da Eilberto, soppressa nel 1795 dalla Rivoluzione Francese (L. Lahaye, Etude sur l'abbaye de Waulsort [944-1795], Liegi 1890; Cottineau, II, col. 3435); l'abbazia di monache cistercensi, detta del Val-St-Georges a Salzinnes sulla Sambre, fondata nel IIII; la chiesa abbaziale venne consacrata dal papa Innocenzo II nel II30; fu devastata nel 1249 e nel 1581; soppressa dalla Rivoluzione Francese (Cottineau, II, col. 2944). Per l'abbazia di Maredsous, v. Maredsous.

Biol.: Annales de la Soc. archéol. de N., dal 1849, passim; N. J. Aigret, Hist. de l'église et du chapitre de St-Aubain à N., Namur 1881; F. D. Doyen, Bibliogr. namurruise, 2 voll., ivi 1884-90; G. Goyau, s. v. in Cath. Enc., X, pp. 679-80; F. Rousseau, La légende de st Materne et du dieu Nam à N., in Annales de la Soc. archéol. de N., 35 (1923), pp. 181-221; E. Michel, Abbases et monastères de Belgique, Bruxelles-Parigi 1923; P. Génicot, L'économie rurale namurroise au bas mayen-
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(ist. Piran)
Namur. diocesi di - Cittadella e Ponte di Jambes sulla Mista.

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di cui 48 indigene; 25 catechisti, 49 maestri, 10 battezzatori, 9 medici e 65 infermieri. Aveva 1 seminario minore e 1 maggiore; 4 distretti con 25 parrocchie, 21 stazioni primarie e 416 secondarie; 10 chiese e 92 cappelle. Tra le opere: 3 ospedali, 3 ambulatori medici, 3 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi; 11 scuole elementari, 3 medie, 2 professionali, 25 di preghiera e primi elementi.

Le origini cristiane di N. risalgono alla fine del sec. xvI e sono comuni con quelle della limitrofa missione di Kian (v.). Anche a N. passò e predicò il p. Matteo Ricci. L'evangelizzazione fu ostacolata da persecuzioni quasi continue, che fecero non poche vittime.

Bibl.: AAS, 12 (1920), pp. 364-65; 17 (1925), p. 24; GM, p. 202; MC, 1930, pp. 372-73; Arch. di Prop. Fide, Relazione di N. 1948.

Adamo Pucci
NANCHENG, diOCEsi di. - Nella parte orientale della provincia civile ed ecclesiastica del Kiangsi (Cina centrale). Fu eretta in prefettura apostolica, con il nome di Kienchanfu, il 29 nov. 1932, con 5 sottoprefetture civili distaccate dalla missione di Yükiang (v.) e fu affidata alla Società di S. Colombano per le Missioni cinesi, i cui padri lavoravano in quel territorio fin dal 1928. Il 13 dic. 1938 fu elevata a vicariato apostolico e prese il nome attuale; con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, l'i i apr. 1946, divenne diocesi, suffraganea di Nanchang.

Ha un'estensione di 8696 kmq . Al 30 giugno 1949 contava ca. 500.000 ab., di cui cattolici 9037 e ciascumeni 273. Era servita da 17 padri della Società di S. Colombano e 4 sacerdoti secolari cinesi, aiutati da 4 suore irlandesi, 83 catechisti, 54 maestri. Aveva 1 seminario preparatorio, 1 minore e 1 maggiore. Stazioni primarie 13, secondarie 25; chiese 12, cappelle 7; 1 ospedale; 12 ambulatori medici; I orfanotrofio; I ospizie per vecchi e i per ciechi; 9 scuole elementari, i scuola media, 10 di preghiera e primi elementi.

Sembra che il p. Giovanni de Rocha sia stato il primo banditore del Vangelo a N., dove, fuggito dalla città di Nanchang per una persecuzione ivi scatenatasi nel 1616, avrebbe fondata "una bella cristianità». In seguito la storia del cattolicesimo in questa regione si confonde con quella delle altre missioni del Kiangsi (v. KIAN; NANCHANG; YUKIANG, ecc.).

Bibl.: AAS, 25 (1933), pp. 232-33; 31 (1939), pp. 98-99; GM, p. 199 (Kienchangfu); Arch. di Prop. Fide, Relazione di N. 1949; MC, 1950, pp. 373-74. Adamo Pucci

NANCHINO, ARCIDIOCESI { }^{-}di. - La prima organizzazione ecclesiastica di N. ( = capitale del sud) si ebbe nel 1658 con la erezione dell'omonimo vicariato apostolico, esteso al territorio di varie province civili, dipendenti fino allora dall'unica diocesi di Macao.

Il 10 apr. 1690, dietro domanda del re del Portogallo, furono erette le diocesi di Pechino e di N., suffragatee anch'esse di Goa, come Macao. Alla diocesi di N. furono assegnate, oltre le attuali province civili del Kiangsu e dell'Anhwei, quelle del Chekiang, Fokien, Kwangsi, Hupeh, Hunan, Kweichow e Yunnan. Nel 1690 molte di queste province vennero costituite in vicariati apostolici indipendenti e alla diocesi di N. rimasero il Kiangsu, l'Anhwei e il Honan. Questo ultimo fu pure staccato da N. ed eretto in vicariato apostolico il 2 marzo 1844 (v. NANYANG).

Il 21 genn. 1856 fu soppressa la diocesi di N. e ricostituito il vicariato apostolico con lo stesso nome, che l' 8 ag. 1921 veniva suddiviso in quello dell'Anhwei (v. wuhu) e del Kiangsu. Questo il 1^{°} maggio 1922 tornò a chiamarsi di N., denominazione confermata il 3 dic. 1924, e fu ripetutamente diviso, per dare origine a nuove circoscrizioni ecclesiastiche e cioè : vicariato apostolico di Haimen (v.) nel 1926, prefettura apostolica di Süchow (v.) nel 1931, vicariato apostolico di Shanghai (v.) nel 1933. Con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, nel 1946, N. fu elevata ad arcidiocesi metropolitana della provincia ecclesiastica del Kiangsu con le diocesi suffra-
ganee di Haimen, Shanghai e Süchow, cui nel 1949 fu aggiunta la nuova diocesi di Soochow.

I Gesuiti tennero il governo della diocesi di N. dal 1696 al 1718 e poi di nuovo dal 1752 al 1787 , quindi dal 1856 al 1933, quando prese il governo del vicariato apostolico di N., città divenuta da poco tempo capitale della Repubblica, il clero secolare cinese.

Ha una estensione di ca. 30.000 \mathrm{kmq}. Al 30 giugno 1948 contava ca. 6.000 .000 di ab., di cui cattolici 32.390 e catecumeni 987 . Era servita da 37 sacerdoti secolari cinesi e 12 esteri, tra cui alcuni padri italiani della Pia Società di S. Paolo di Alba e alcuni padri belgi della Società degli Ausiliari delle Missioni. I seminariati maggiori erano 14; i fratelli laici 5 , tutti esteri; 34 suore cinesi e 9 estere. Tra le opere figuravano 1 orfanotrofio, 12 dispensari di medicinali, 5 istituti per l'educazione della gioventù; 44 scuole, di vario grado. Da precedenti statistiche si sapeva che il territorio era diviso in 2 distretti con 18 chiese e 87 cappelle, 13 stazioni primarie e 100 secondarie.

La missione deve la sua origine al celebre gesuita p. Matteo Ricci (v.), che nel 1599 vi stabili la sua residenza, venne a contatto con i letterati e battezzò un mandarino militare con tutta la famiglia.

Nel 1609 giungeva il p. Vagnoni che, dopo la conversione di un alto mandarino, ottenne di poter elevare una chiesa, la prima in N., dedicata, il 3 maggio 1611, al "Signore del Cielo». Secondo la testimonianza del p. Lombardi, successore del Ricci quale superiore della missione dei Gesuiti, la cristianità era fiorente e numerose le conversioni anche tra i letterati. Dal 1626 si iniziò l'èra delle persecuzioni : i missionari venivano trascinati davanti ai tribunali e sottoposti a gravi oltraggi e violenze. Costituito il vicariato apostolico di N. nel 1658,
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(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)
Nancy, diocesi di - Interno della basilica di St-Nicolas-de-Port (sec. xiv).

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il 30 sett. 1660 fu messo a capo del medesimo mons. Ignazio Cotolendi, vescovo titolare di Metellopoli, cui fu pure affidata l'amministrazione apostolica delle province di Pechino, Shansi, Shantung, Honan, Corea e Tartaria; diversi anni dopo la sua morte, gli successe il domenicano cinese Gregorio Lo (Lopez) dal 1690 al 1692. Quindi per due secoli e mezzo si succedettero vescovi di diverse famiglie religiose, fino a che, ricostituito il vicariato apostolico (1856), esso fu affidato ai Gesuiti. Nel 1927 le armate nazionaliste, occupata N., vi uccidevano i pp.
Vanara e Dugout, saccheggiavano e devastavano la residenxa e trasformarono la chiesa in scuderia. Alcuni gesuiti di California, destinati ad aprire una scuola a N., ne furono cacciati da studenti cinesi. Anche la cristianità di Wusih, tra N. e Shanghai, che risale al 1701, ebbe la chiesa incendiata.

Brst.: GM, p. 203; anon., Lazeristes du Pétang (Féhing), in Les missions de Chine, 13 (1938-39). Sciangsi 1940, p. 201; Annmire de l'Eglise catholique en Chine 1948, ivi 1948, passim; MC, 1950, pp. 339-40.
Adamo Pucci
![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(per cortesia di mons. A. P. Frutas)
NANCY, diOCESI di - Veduta della città con la basilica di St-Nicolas-de-Port (sec. xiv).

NANCY, DIO-
CESI di. - Città e diocesi capoluogo del dipartimento della Meurthe-et-Moselle, già capitale del Ducato di Lorena. La diocesi comprende tutto il detto dipartimento, con ca. 55.000 ab . Conta 29 decanati, 324 parrocchie titolari, 303 annesse e 5 cappelle ausiliarie, servite da 530 sacerdoti diocesani e 40 regolari; ha due seminari, uno maggiore e uno minore. Patrona della diocesi è Notre-Dame sotto l'invocazione dell'Assunta.
N. fu in origine un nucleo celta; appare per la prima volta in un diploma dell'imperatore Ottone del 3 ag. 947; appartenne al Regno della Lotaringia. La città è composta della Vieille ville, sviluppatasi intorno al Palazzo dei duchi di Lorena, e dalla Ville nenve creata nel 1587 dal duca Carlo III. N. rimase una modesta borgata anche quando nel sec. xi i duchi di Lorena vi eressero il loro castello, "castrum Nanceium"; cominciò a svilupparsi nei secc. xim e xiv. Nel 1428 il duca Carlo II vi accolse Giovanna d'Arco; nel 1475 fu occupata da Carlo il Temerario, ma venne riconquistata subito dal duca Renato II di Vandémont; la vittoria fu perpetuata con l'erezione nel 1480 della cappella dei Cordeliers. Nel sec. xvi alla corte dei duchi di Lorena fiorirono le arti; venne eretto il Palazzo Ducale, riunite le due villes. Ma nel 1633 i duchi furono scacciati dal re di Francia e vi rientrarono solo nel 1697, per il trattato di Ryswick che però rese N. città aperta. Con il matrimonio con Maria Teresa il duca Leopoldo divenne imperatore e a N. sottentrò Stanislao Leckynsäi re di Polonia che abbellì la città (Piazza Stanislao). Nel 1597 il duca Carlo III di Lorena aveva chiesto a Clemente VIII la creazione della diocesi di N., ma il Papa concesse solo una chiesa primaziale con prelato insignito del titolo di primate e le insegne episcopali, senza però averne la giurisdizione. La diocesi fu invece creata dal papa Pio VI per smembramento della diocesi di Toul, con bolla del 19 nov. 1777 quale primaziale della Lorena e suffraganea di Besançon, come lo è tuttora. Il Concordato del 1801 soppresse la diocesi di Toul (v.) e N. comprese allora, oltre il dipartimento della Meurthe, anche
tura lignea e applicazioni in smalto, nel retto, rappresentanti al centro la B. Vergine, nimbata, con il giglio in mano, mentre il verso è decorato in lamine d'argento. La chiesa dei Cordeliers, ad una sala navata, contenne le tombe dei duchi di Lorena, profanata durante la Rivoluzione Francese. Venne poi restaurata dall'Imperatore d'Austria, erede dei duchi di Lorena, che vi riunì le tombe dei membri della famiglia. Le cappelle ducale iniziata nel 1607 ebbe la cupola nel 1632. La chiesa di Notre-Dame-de-BonSecours fu eretta dal re Stanislao tra il 1738 e il 1741 nel luogo d'una cappella detta \& des Bourguignons n, contenente le tombe dei soldati di Carlo il Temerario (1477). Il duca Renato II vi fece porre una statua della B. Vergine di Mansuy Gauvain ( 1505 ) che divenne ben presto assai venerata. Nella cappella furono deposti il re Stanislao (1766) e sua moglie Caterina Opalinska (1757). La chiesa di StAper (Epyre) attuale è del 1865-71, in stile gotico, sul posto della precedente del sec. xiv. Contiene il monumento di mons. J. Troulilet (1809-87) a cui si deve la ricostruzione, e anche il Palazzo dell'Università. La chiesa di St-Mansuy fu eretta nel 1879-81; quella di S. Leone nel 1860-77: è dedicata a s. Leone IX (v.), che fu vescovo di Toul dal 1026 al 1049. Tra i santuari si ricordano: Notre-Dame-de-Sion a Saxe Sion (la statua della Madonna, spezzata durante la Rivoluzione Francese, venne sostituita nel 1802); St-Nicolas-du-Port, in onore di s. Nicola di Mira, patrono della Lorena.
N. fin dal 1824 ebbe un \& Ecole nationale des eaux et forêts»; è sede universitaria dal 1854 ; ed è provvista anche di una \& Ecole supérieure de commerce e di vari musei.

Nella Biblioteca municipale di N. si conserva un cammeo con apoteosi di Adriano, appartenente a un reliquiario distrutto nel 1792 che era stato offerto dal re Renato e da Giovanna di Laval alla chiesa di St-Nicolas-du-Port (L. Germain, Le camér antique de la Bibliotheque de N., in Bulletin monumental, 49 [1883], pp. 438-64).

Un cimitero merovingico, in uso dal sec. v al 751 , si rinvenne verso St-Jean-du-vieil-aitre (atrium). Gregorio XIII con bolla del 5 dic. 1572, eresse l'Università

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a Pont-à-Mousson; le Facoltà di teologia e di arti furono affidate ai pp. Gesuiti. La regina Maria Stuarda fondo nella stessa città un seminario per 24 alunni scozzesi e irlandesi. Per fu alunno anche s. Pietro Fouricr.

Birl.: Ch. Pfister, Hist. de N., 1, Parigi 1902; C. Lalance, Les origines de N. et le peuplement de la région lorraine. Nantes 1932: L'indché du département de la Meurthe, 1791-92, in 1934; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1946-49, Parigi 1948, pp. 364; 648-52; 1062-65.

Enrico Josi
NANINO, Giovanni Maria. - Musicista, n. a Tivoli nel 1545, m. a Roma il 12 marzo 1607. Fu sepolto in S. Luigi dei Francesi. Studiò sotto la guida di Pierluigi da Palestrina, cui successe nel 1541 quale maestro di cappella a S. Maria Maggiore. Si ritirò da tale incarico nel 1575 e passò a dirigere la cappella musicale di S. Luigi de' Francesi a Roma, che lasciò nell'ott. 1577 per entrare a far parte del collegio dei cantori della Cappella Sistina; ne divenne maestro direttore pro tempore nel 1604-1605.

Nella sua scuola di musica, che fu la prima aperta a Roma da un italiano, si formarono, alle lezioni impartite da lui e da Giovanni Pierluigi da Palestrina, il fratello Giovanni Bernardino, Gregorio Allegri, Antonio Cifra, Antonio Brunelli, Pier Francesco Valentini, Romano Micheli ed altri.

Nelle sue opere, dalle raccolte stampate di mottetti a 3 e 5 voci ( 1578-79-86 ) ai Salmi a 8 voci, si può notare tutta la parabola di quell'arte polifonica che illustrò il glorioso Cinquecento romano: dai primi lavori, in cui rifulge la solida costruzione contrappuntistica di stile severo e tradizionale, agli ultimi, in cui già serpeggia quella deos denza che sarà completa alla fine del secolo. Tra i mottetti primeggiano l'Haec dies a 5 voci e quello a 6 voci Hodie nobis che ancor oggi viene eseguito dalla Cappella Sistina nella mattina di Natale. Tra le altre opere eccellono soprattutto la messa Vestica i colli a 5 voci (ms. alla Cappella Sistina) e le 5 Lamentazioni a 4 voci (ed. da Haber nel Kirchenmusikalisches Jahrb. del 1891) a cui si può aggiungere il Miserere edito dal Proske nella sua Musica Divina. Il genere però che a lui riusciva particolarmente felice era quello dei madrigali, in cui si è detto abbia superato perfino lo stesso Palestrina: di essi furono fatte numerose ristampe che confermarono la forma ed il successo. Come teorico lasciò trattati didattici : Centocinquantasette contrappunti e canoni a 2,3,4,5,6,7,8 e 11 voci sopra il canto fermo, intitolato la base di Costanzo Festa, vivamente elogiata (ms. alla Bibl. Corsini, Roma); Rudimenti e regole di contrappunto, e Regole di contrappunto doppio a 4 e 5 voci radunando cosi quel vasto patrimonio di cognizioni che doveva costituire la fonte prima a cui attingeva la nuova generazione di musicisti che si formava agli insegnamenti preziosi di lui e del Palestrina.

Molte sue opere furono pubblicate in edizioni del tempo, ma molte sono ancora inedite nei fondi delle Cappelle Giulia e Sistina alla Bibl. Vaticana, all'Archivio della Cappella di S. Giovanni in Laterano, alla Bibl. Casanatense di Roma, a Bologna, a Monaco, a Münster, a Vienna.

Giovanni, fratello minore del precedente, n. a Vallerano (Viterbo) verso il 1560 , m. a Roma nel 1623 , studiò alla sua scuola. Fu anche lui maestro di Cappella a S. Luigi de' Francesi, dal 1591, e, in seguito, di S. Lorenzo in Damaso. Eccelse nel madrigale, forma a cui dedicò tre libri di composizioni, ma, più del fratello, curò la musica sacra, pubblicando 5 volumi di mottetti, uno di Salmi vespertini a 4 voci per le domeniche ed altre composizioni minori (invitatorii, antifone, responsori, ecc.). Il Proske ne pubblicò, nella sua Musica Divina, 4 salmi a 4 voci. Molte opere sono manoscritte a Vienna ed in altre biblioteche d'Europa.

Birl.: G. Radiciotti, G. M. N. musicista tiburtino. Vita e opere, Pesaro 1909.

Luisa Cervelli
NANISMO. - Deficienza di sviluppo delle proporzioni corporee dell'individuo, in particolare dell'altezza, che rimangono al disotto degli estremi li-
miti della variabilità fluttuante propria di quel gruppo etnico.

Alcuni autori parlano di n. negli individui al disotto di cm. 125 di altezza, altri quando questa presenta una deficienza superiore al 20 \% del valore normale. Nel n. lo sviluppo delle forme, degli attributi sessuali e psichici è completo o quasi; ciò differenzia il n. dall'infantilismo.

Le cause del n. sono assai varie : razziali, ereditarie, da alterazioni ossee, vasali, renali, da deficienze alimentari particolarmente di vitamine, distrofiche da infezioni croniche (tubercolosi, sifilide), il più spesso da difetto funzionale di alcune glandole endocrine (v.) quali l'ipofisi, la tiroide, il pancreas. Il n. consente salute e durata di vita normali; cosi pure buono, a volte ottimo, sviluppo dell'intelligenza, eccetto che nelle forme cerebropatiche, mongoloidi, ipotiroidee (cretinismo), in cui si congiunge a deficiente sviluppo neuro-psichico (v. anche gigantismo).

Birl.: A. Ceconi, Medicina interna, VI, Torino 1936, pp. 804-806; M. Messini, Terapia clinica, II, Torino 1944, pp. 1750-51; C. Pelosio, Nuove conoscenze sulla fisiopatologia e clinica dell'ipofisi anteriore, in Recenti progressi di medicina, 6 (1949), pp. 349-50.

Giuseppe de Ninno
NANNARONI, Michele Maria. - Teologo domenicano, n. all'inizio del sec. xvili, m. nel 1771. Con decreti del 18 ag. 1775 e del 22 apr. 1776 il S. Uffizio condannava varie opere anonime o pseudonime d'indole eucaristica, che realmente appartenevano al N .

Esse si riferiscono alla controversia sulla Comunione liturgica disputatasi vivacemente dai teologi italiani nel sec. xvili e che trovò nel N. il suo teologo sistematico. Si tratta di una questione poco conosciuta, detta controversia di Crema. Si discuteva se esistesse una reale e formale distinzione tra la Comunione ricevuta infra Missam (alla quale si è assistito e con particole in essa consacrate) e la Comunione extra Missam, se Gesù nel ciborio rimanga come vittima, e come tale produca i suoi effetti in chi lo riceve, o rimanga a modo di cibo con gli effetti relativi ricordati dal Concilio Tridentino. Il N. sembra distinguere una triplice Comunione: la Comunione "spirituale" per la quale i fedeli si uniscono a Gesù vittima nella fede e nell'amore, la Comunione mere sacramentalis (per modum Sacramenti) che si fa dai fedeli fuori della Messa con particole preconsacrate, la Comunione "liturgica" (per modum sacrificii), che si fa con particole in essa consacrate. Solo la Comunione liturgica è reale partecipazione al Sacrificio, vera comunione perché essa sola ripete e completa l'azione sacrificale della Cena eucaristica, essa sola corrisponde alla tradizione antica, interrotta dalla decadenza della fede e dei costumi. Sacerdoti e fedeli sono in eadem linea ministri del sacrificio, con la differenza che il solo sacerdote è ministro della consacrazione, e oblatore e consumatore e quindi dispensatore dei divini misteri. Tale comune partecipazione del sacrificio fondata nel Corpo Mistico, deriva dal comune, sebbene ineguale, sacerdozio affermato da s. Pietro e da s. Giovanni nell'Apocalisse. I fedeli sono veri sacerdoti, non metaforicamente; pertanto la Comunione liturgica sia dei sacerdoti sia dei fedeli è di precetto di-vino-ecclesiastico. I fedeli "eccettuati casi di grave necessità" sono obbligati a comunicarsi infra Missam, e i sacerdoti "si farebbero rei di grave peccato, se non secondassero questo diritto ". Tale dottrina, difesa dal Traversari (v.) e dal Tamburini, fu divulgata nella letteratura giansenistica toscana da Scipione De' Ricci, e dal N. venne particolarmente trattata nei due grossi volumi condannati: Del pubblico disin diritto alla Comunione eucaristica nel sacrificio della Messa (Lugano 1774).

Birl.: B. Volpi, Storia della celebre controversia di Crema, Venezia 1790; Hurter, IV, coll. 333-36; A. C. Jomolo, Giansenismo in Italia prima della Rivoluzione, Bari 1928, p. 255 sgg.; B. Matteucci, Comunione liturgica, in Fides, 40 (1937), pp. 513523; id., Controversia sulla comunione liturgica e il giansenismo italiano, in Rivista del clero italiano, 18 (1937), pp. 203-208. Benvenuto Matteucci

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NANNI d'Antonio di Banco. - Scultore, n. a Firenze probabilmente nel 1390, m. ivi nel 1421.

Nel 1406 è immatricolato nell'Arte dei maestri di pietra e legname, fra il 1407 e il 1408 lavora con il padre alla incorniciatura della porta della mandorla in S. Maria del Fiore, nel 1408 riceve l'incarico, insieme al padre, di eseguire una statua di Isaia per la facciata della stessa chiesa e quindi, da solo, sempre per S. Maria del Fiore, fa una statua di s. Luca terminata nel 1413 . Nel 1414 viene incaricato di scolpire il frontone della porta della Mandorla, lavoro da lui portato avanti fino all'anno della morte (1421). Altre sue sculture sono le statue di s. Filippo, s. Eligio e dei ss. Quattro Coronati in Orsanmichele e un'immagine di profeta a rilievo in una formella all'esterno dello stesso edificio.
N., certo dotato come pochi altri scultori della sua età, specie nella formidabile immagine di s. Luca, il suo capolavoro, mostra di avere inteso il senso dei tempi nuovi e di aver saputo guardare all'arte di Donatello, di pochissimi anni più anziano, e di Jacopo della Quercia; non per questo, però, rinuncia ad una propria austera visione della forma, fortemente scandita nei valori plastici a volte semplificati con gusto ercalatico (ss. Quattro Coronati), altre volte sottolineati da linee fluenti, ondose, a indicare i confini tra zona d'ombra e luci (frontone della Porta della Mandorla). - Vedi tav. CVI.

BibL.: F. Kaapp, Banco, in Thieme-Becker, II, pp. 435436; G. Brunetti, Un'opera sconosciuta di N. di B., in Rivista d'arte, 12 (1931), pp. 229-37; G. de Francovich, s. v. in Eur. Ital., XXIV, p. 199; P. Vaccarino, N., Firenze 1931.

Emilio Lavagnino
NANNI di Bartolo, detto il Rosso. - Scultore fiorentino attivo nella prima metà del sec. xv.

Nel 1419 ricevette l'allogazione di una statua per la facciata di S. Maria del Fiore, nel 1421 terminò quella di Giosuè iniziata per il campanile d. I Ciuffagni e nel 1422 una di Abdia per il campanile. Intanto nel 1421 aveva ricevuto incarico con Donatello per un gruppo con il Sacrificio di Isacco ugualmente destinato al campanile. Nel 1423 N. era a Venezia, quindi lo si incontra a Verona ove fra il 1423 e il 1439 eseguì il monumento Brenzoni in S. Fermo. Fra il 1432 e il 1435 era anche a Tolentino per lavorare nel portale di quella chiesa di S. Nicolò.

Personalità incerta e variamente influenzabile, N. appare nelle sue prime opere ancora incline ai modi gotici subito attenuati a contatto con Donatello, ma ripresi quando nel Veneto subì l'influsso locale, fin quasi ad apparire dimentico delle sue giovanili esperienze fiorentine.

BibL.: M. Pitsaluga, La scultura italiana del Quattrocento, Firenze 1932, p. 2; L. Planiscig. Rosso, in Thieme-Becker, XXIX, pp. 58-59, con ampia bibl.; G. de Francovich, s. v. in Eur. Ital., XXIV, p. 199.

Emilio Lavagnino
NANNI, Remigio. - Teologo domenicano, n. a Firenze nel 1522 , m. ivi ca. il 1580 . Religioso nel Convento di S. Maria Novella, dove rimase gran parte della vita, molti anni passò pure a Venezia (1556-78). Nel 1563 fu chiamato a Roma da Pio V per lavorare all'edizione critica delle opere di s. Tommaso (ed. romana del 1570).

Opere principali: De Summi Pontificis auctoritate, de Episcoporum residentia et beneficiorum pluralitate gravissimorum auctorum complurium opuscula ad apostolicae Sedis dignitatem majestatemque inendam spectantia (2 voll., Venezia 1562), in cui pubblicò preziosi opuscoli di s. Tommaso, di G. Torrecremata, del Gaetano, del Nucchiante, di B. Carranza, di Domenico Soto, di Tommaso Campeggi e A. Catarino; In Sacros utriusque Testamenti libros annotationes non poenitendae (ivi 1566): è un originale commento alla S. Scrittura con la storia dei personaggi illustri e la descrizione della flora e della fauna biblica; Considerationi cento civili sopra l'historic di F. Guicciardini e d'altri historici (ivi 1682). Pubblicò pure le Historiae universali de' suoi tempi di G. Villani (ivi 1559).
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Nanni di Bartolo, detto il Rosso - Mausoleo Brenzoni. Verona, chiesa di S. Fermo Maggiore.

Birl.: Quétif-Echard, II, pp. 239-325.
Alfonso D'Amato
NANNING, ARCidiocesi di. - La provincia civile del Kwangsi, nella Cina meridionale, il 6 ag . 1875 fu distaccata dalla prefettura apostolica del Kwangtung (v. CANTON) ed eretta essa stessa in prefettura apostolica e il 6 giugno 1914 elevata a vicariato apostolico.

Nel 1922 cedette 4 sottoprefetture civili per la erezione della missione di Lanlung (v.); il 3 dic. 1924 prese nome dalla città di N., capoluogo della provincia e sede dell'Ordinario, e il 30 giugno 1930 cedette 9 sottoprefetture civili per la erezione di Wuchow. Con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, l' 11 apr. 1946, N. fu elevata a metropoli della provincia ecclesiastica del Kwangsi, con la diocesi di Wuchow per suffraganea. E affidata alla Società per le Missioni Estere di Parigi.

Ha un'estensione di ca. 120.000 kmq . Al 30 giugno 1949 contava oltre 6.000 .000 di ab., di cui cattolici 7584. Con l'arcivescovo lavoravano 17 sacerdoti esteri e 10 cinesi; 50 suore indigene e 13 estere. Tra le opere: I ospedale, 2 orfanotrofi e 10 ambulatori medici; scuole elementari 30. Nella provincia c'è una forte percentuale di popolazione aborigena. La predicazione evangelica, cominciata nella seconda metà del secolo scorso, se non fu apertamente perseguitata, ebbe tuttavia continue opposizioni dalle autorità civili locali. Nel 1856 il p. Augusto Chapdelaine fu ucciso, con due cristiani cinesi, nella città di Silin. Altre vittime si ebbero nel 1897 e nel 1898. I progressi pertanto del cristianesimo furono lenti ed esigui.

BibL.: AAS, 6 (1914), p. 345; GM, p. 203; Ann. de l'Eglise Cath. en Chine 1948, Sciangsi 1948, passim; Arch. di Prop. Fide. Relazione di N. 1949: MC, 1950, pp. 389-90. Adamo Pucci

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NANTES, diocesi di. - Città e diocesi della Bretagna, prefettura del dipartimento della Loira inferiore, a 60 km . dall'Oceano Atlantico.

La diocesi ha una superfice di 6980 kmq . con 662.000 ab., dei quali 550.000 cattolici. Conta 277 parrocchie servite da 937 sacerdoti secolari e 150 regolari, 2 seminari; ha 59 comunità religiose maschili e 46 I femminili. E suffraganea di Tours e ha per patroni i martiri Donàziano e Rogaziano.

E l'antica Condivicum, capitale dell'Armorica, abitata dalla tribù dei Namneti, donde il nome della città : fu centro amministrativo e commerciale al tempo dei Romani e fece parte della terza Lugdunense; i suoi magistrati furono cacciati nel 407 dal bretone Conian Meriadec. Ebbe a soffrire delle invasioni durante il v e il vi sec. Nel 560 Clotario I ne affidò l'am-
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Nantes. diocesi di - Veduta della città.
ministrazione al vescovo Felice. I Normanni l'occuparono nell'843. Assassinato nell'874 Salomone re dei Bretoni, il Ducato fu ricostituito nel 936 da Alano Barba Torta che cacciò i Normanni. Pietro di Dreux fece di N. la capitale del suo Ducato, la fortificò e la difese nel 1214 contro Giovanni Senza Terra. Nel 1342 il duca di Normandia occupò N. facendovi prigioniero Giovanni di Montfort. La città fu assediata invano da Edoardo III d'Inghilterra nel 1345. Anna di Bretagna, sposando nel 1491 Carlo VIII, gli portò in dote il Ducato. Nel sec. xv e nel xvi N. fu colpita da epidemia. Nel 1598 il re Enrico IV firmò il famoso * editto di N. * per i rapporti tra i cattolici e i calvinisti francesi. Nel xvir e xviri sec. fu centro di cospirazioni, nel 1789 partecipò alla Rivoluzione. N. fu molto colpita dai bombardamenti aerei nel 1943 e 1944.

Il catalogo dei suoi vescovi è dato da cinque raccolte : le due di S. Albano (Aubin), la prima fino a Gualtiero (1008-41), la seconda fino a Roberto (1170-85); quella del cartulario di Quimperlé, la raccolta di Roberto di Torgny, che giunge fino a Bernardo (1148-69), e la grande cronaca di Tours che comprende anche Stefano de la Bruère (1213-1227). L. Duchesne riconobbe nel cartulario di Quimperlé le tracce d'una redazione più antica contemporanea al vescovo Adelardo. Primo della lista è s. Claro, seguito da Emius (?) e da Similiano (ricordato da Gregorio di Tours [In gloria martyrum, 59]), che vi ebbe una chiesa in suo onore fin dal tempo di Clodoveo, ed è ricordato dal Martirologio geronimiano al 16 giugno; Eusebio che partecipò al Concilio di Tours del 461; Nonnechio a quello di Vannes, Epifanio a quello di Orléans del 511 ; Eumerio a quelli del 533 e 541 nella stessa città (il suo epit. ffée fu composto da Fortunato [Carmina, IV, 19]), Felice (549-82), discendente da una illustre famiglia oriunda dall'Aquitania che ebbe consoli e prefetti del pretorio, intervenne ai Concili di Tours del 567 e di Parigi nel 573; dedicò, dopo il 565 , la Cattedrale e fece eseguire molti lavori in città. In epoca recente si ricordano il card. Roberto Guibé nel 1507; il card. Giovanni di Lorena amministratore apostolico tra il 1542 e il 1553 ; Carlo di Borbone (1550-54); mons. Cospeau (1621-36); J. P. Duvoisin (1802-13); A. L. Laroche (1893-95).

I martiri di N. furono i ss. fratelli Rogaziano e Donaziano, che il Martirologio geronimiano segnala al 24 maggio. Rogaziano sarebbe stato martirizzato ancora catecumeno, a causa della sacerdotis absentia fugitiva, secondo la Possio (BHL, 2275); la basilica dei due martiri viene ricordata
da s. Gregorio di Tours (In gloria martyrum, 59) il quale addita pure nel territorio di N. una basilica in onore del martiri milanese s. Nazario (ibid., 60), in vico quodam, oggi St-Nazaire, sottoprefettura della Loira inferiore.

La Cattedrale, in pietra bianca, è dedicata agli apostoli Pietro e Paolo. Iniziata dal suo predecessore, il vescovo Felice la terminò ca. l'anno 567 . Venanzio Fortunato, che fu ospite di Felice nella sua villa sulla Loira, consacró un poema alla grandiosa basilica con le sue tre navate aulas formue informis; dal centro su una base quadrangolare, si alanciava una cupola sostenuta da archi e decorata da musaici che riflettevano, mitigandoli, i più forti raggi solari, dando l'impressione che le decorazioni si muovessero insieme con i raggi stessi e quando nella notte il viandantepassava vicino al santuario credeva che anche la terra avesse le sue stelle e tutto intorno era immerso nella oscurità mentre la Basilica rifletteva con le sue lampade la luce del giorno (Miscell., lib. III, 6-7). Fortunato inneggia al Principe degli Apostoli (III, 7) e ricorda che il vescovo Felice, nella dedica della Basilica, vi depose anche reliquie di s. Ferreolo, di s. Ilario e di s. Martino (Carm., III, 7, 55). L'edificio di Felice fu restaurato dal vescovo Guerech, ca. il 986, dopo l'invasione normanna; fu fortificato ca. il 9 ro dal vescovo Fulcherio; e venne sostituito nel sec. xir da una chiesa romanica della quale sussiste solo la cripta, rinvenuta nel 1886, sotto il coro attuale.

Il duca Giovanni V iniziò la cattedrale gotica nel 1434 sui disegni di Mathelin Rodier; l'insieme fu terminato soltanto tra il 1840 e il 1893 . Vi si trovano le tombe di Francesco II di Bretagna (m. nel 1488), della sua seconda moglie Margherita di Foix, di Arturo III duca di Bretagna e del generale Lamoristère ([v.] 1806-65). Nei portali sono rappresentati episodi della vita degli apostoli Pietro e Paolo e dei ss. Donaziano e Rogaziano. La Cattedrale ha molto sofferto dei bombardamenti del 1944 in cui bruciarono la sacrestia, la Biblioteca e l'Archivio capitolare. Al fianco meridionale della Cattedrale sorge la casa del Capitolo detta la Psollette, del sec. xvi, adibita oggi a museo di arte religiosa. La vicina porta St-Pierre contiene un "Musée de N. par l'image", con collezione di documenti iconografici relativi alla storia della città e alle sue trasformazioni edilizie. Nelle esplorazioni compiute presso la Cattedrale tornarono in luce due piscine, identificate per due successivi battisteri, appartenenti all'antica chiesa di S. Giovanni nota nel sec. IX (A. Cahour, Découverte du baptistère primitif de la cathédrale de N., in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1876, p. 273 sgg.; G. Durville, Les fouilles de l'évêché de N. en 1910-11, in Bull. archéol. du Comité des travaux histor., 1912, pp. 222-64; L. Maître, Observations sur les fouilles de la cour de l'évêché et de la porte St-Pierre, in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1913, pp. 469-99 ).
Altre chiese di N. : quella di S. Similiano; l'attuale occupa lo stesso posto della primitiva che le sta sotto ed era a tre navate divise da quattro colonne per lato; vi si sono trovate oltre 150 tombe sovrapposte in tre strati e costituite da sarcofagi in pietra o in calcare o da lastre di ardesia; lo strato superiore era stato devastato (L. De Lacteysie, Les fouilles de St Similien de N., in Bull. archéol. du Comité des travaux histor., 1896, pp. 500-11; L. Maître, L'église de St-Similien de N., in Bull. de la Soc. archéol. de N., 1896, pp. 174 sgg.); quella dell'Immacolata Concezione, fondata nel 1460 dal duca Francesco II; di S. Croce,

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fondata sulle rovine di un tempio pagano (l'interno a tre navate è del 1685 come il portale, il coro è del 1840); di Notre-Dame-de-Bon-Port o S. Luigi (a cupola) costruita tra il 1844-48; di S. Anna, sulla collina dell'Ermitage, di S. Nicola, eretta nel 1844 in stile gotico. Nel sobborgo di N., nel cimitero di S. Donaziano, sorge la chiesa di S. Stefano, presso le quale furono identificati molti sarcofagi in calcare sovrapposti. Tra i santuari venerati nella diocesi si ricordano in N. stessa: Notre-Dame-du-BonSecours e, nella chiesa di S. Similiano, Notre-Dame-de la-Miséricorde:
Orvault, Notre-Da-me-de-Bon-Garant. L'abb