di S. Stefano, presso le quale furono identificati molti sarcofagi in calcare sovrapposti. Tra i santuari venerati nella diocesi si ricordano in N. stessa: Notre-Dame-du-BonSecours e, nella chiesa di S. Similiano, Notre-Dame-de la-Miséricorde:
Orvault, Notre-Da-me-de-Bon-Garant. L'abbazia di Melle-
ray, fondata da Alano di Maidon nel 1145 , prima dei Cistercensi e dal 1817 dei Cistercensi riformati, ha la chiesa del sec. XII con facciata del sec. XV e coro del XVI (Cottineau, II, col. 1813). Un cimitero merovingico con otto sarcofagi in pietra bianca e due con lastre di ardosis si rinvenne durante gli scavi del 1910-13 sotto l'antico episcopio a nord della Cattedrale; uno dei

Nantes, diocesi di - Particolare della facciala della Cattedrale (sec. xv).
sarcofagi era decorato con una serie di croci; nell'interno si raccolsero monete di Carlomagno, di Ludovico il Pio e Carlo il Calvo. Diciotto sarcofagi violati d'età merovingica furono scoperti nella cappella di S. Andrea (G. Durville, Les cercueils mérovingiens de la chapelle de StAndré, in Bull. de la Soc. archéol. et hist. de N., 1923, pp. 47-94).
L'antica residenza dei duchi di Bretagna fino dal sec. XIV, imponente fortezza gotica e del Rinascimento, accoglie oggi i musei di arte decorativa e d'arte popolare regionale. Il Museo Dobrée (1820-95), inoltre, contiene una ricca raccolta di archeologia, di pittura, di arazzi, di smalti e di manoscritti miniati; quello municipale e des Beaux Arts», costruito nel 1893, raccoglie una ricca serie di quadri delle varie scuole fiamminghe, italiane e specialmente francesi dei primitivi al sec. xix. E incrementato dalla locale a Société des Amis du Musée».
BibL.: Eubel, I, pp. 355-56; II, p. 198; III, pp. 252-53; IV, p. 252; G. Musier, Essai sur l'hist. de la ville et du comité de N., Nantes 1872; J. Lallié, Le diocèse de N. pendant la Révolution, ivi 1883; B. Maitre, De la forme et de l'age des premières églises ebraïes dans la Loire infér., in Bull. archéol. du Comité des travaux hist., 1893, p. 30 sgg.; G. Boyle, The Irish College in N., Londra 1901; L. Maitre, Les substructions du chevet de la cathédrale de N., in Bull. archéol. du Comité des travaux histar., 1906, pp. 261-81; L. Duchesne, Faites épisc. de l'ancien. Guide, II, 2* ed., Parigi 1910, pp. 360-71; G. Durville, Les familles de l'éoâché de N. (1910-13), supplem. al Bull. de la Société archéol. de N. et de la Loire infér., 1913; H. Du Helgsus, N. Ses relations commerciales avec les îles d' Andrique au XVIII e siècle, Parigi 1940; A. Durand, N. dans la France de l'Ouest, ivi 1941; Guide de la France chrétien. et mission., 1946-49, ivi 1948, pp. 365, 652-56, 1065-68. Enrico Josi
Editto di N. - Editto emanato da Enrico IV, re di Francia, il 13 apr. 1598, per regolare i rapporti fra il potere pubblico francese ed il cattolicesimo da una parte ed i riformati francesi (ugonotti) dall'altra e consolidare l'unità politica della Francia. Esso constava di 95 articoli completati poco dopo con altri 56 e con due "brevetti» e mirava a creare, dopo le guerre religiose che avevano straziata la Francia dal 1562 al 1593, una pacifica coesistenza fra le due confessioni religiose in lotta. Agli ugonotti veniva riconosciuta completa libertà di coscienza e di culto nelle zone in cui questo veniva praticato nel 1596, esclusa Parigi e cinque leghe all'intorno,
eguaglianza di diritti civili, accesso a tutti gli uffici, partecipazione alle scuole ed istituti di beneficenza, facoltà di ricevere donazioni, particolari garanzie nel Parlamento di Parigi e in parte anche negli altri parlamenti e nei processi. Per di più essi avevano diritto di conservare in loro potere per otto anni le città, fortezze, castelli che occupavano nel 1598, ca. 150, nominandone i governatori. Con ciò i riformati oltre che setta religiosa costituivano un partito politico; uno Stato nello Stato. Non fa meraviglia pertanto che l'Editto suscitasse le rimostranze della S. Sede e l'opposizione dei parlamenti che il sovrano riusci a superare; ma non riusci a vincere la faziosità dei riformati i quali continuarono, dopo la morte di lui, a tenere assemblee politiche, sebbene fossero loro espressamente vietate, e ad organizzarsi anche militarmente nel 1670 con il concorso dell'Inghilterra, promuovendo cospirazioni e sommosse. Costretti a cedere i luoghi che tenevano, si asserragliarono a Montauban ed alla Rochelle, donde li snidò Luigi XIII nel 1628. Però l'Editto di grazia (Nîmes, luglio 1629) che segui, se ridusse l'importanza politica dell'Editto di N., riconobbe ancora il libero esercizio del culto dei riformati in vista della loro pacifica conversione. Il card. Richelieu pensava infatti di riuscirvi, mentre essi già nel 1629 cercavano aiuto persino nella Spagna. E poiché le loro agitazioni sediziose e i rapporti con le potenze estere non accentuvano a cessare, Luigi XIV nel 1661 adottò a loro riguardo un sistema repressivo che doveva affiancare l'opera di persuasione condotta dai più illustri ecclesiastici, quali Bossuet, Bourdaloue e Fénelon. Le ordinanze in proposito aggravarono di anno in anno le condizioni dei riformati finché si giunse alle famose dragonnades che consistevano nell'obbligo fatto ai riformati di alloggiare le truppe di passaggio presso di loro e nel chiudere gli occhi sugli eccessi che queste avrebbero commesso, con la speranza che ciò avrebbe servito alla conversione dei più ostinati in vista delle vessazioni alle quali si trovavano esposti. Questo metodo iniziato nel 1681 nel Poitou e nel Béar, fu esteso negli anni seguenti anche in altre regioni, nonostante le proteste di molti cattolici. Si esagerò il numero delle conversioni ottenute, non tutte certo sincere.
Col susseguirsi sempre più serrato di tali misure il protestantesimo era praticamente eliminato dalla vita ufficiale del paese e l'assemblea del clero non ebbe da richiedere se non che ai protestanti si interdicessero le poche concessioni superstiti. Le ultime resistenze del re furono vinte dagli sforzi uniti del suo confessore, il p. La Chaise, dell'arcivescovo di Parigi, di Madama de Maintenon, divenuta moglie del re, e del cancelliere Michele Le Tellier, il quale preparò il testo di revoca, che il re firmò il 18 ott. 1685 e i parlamenti registrarono quattro giorni dopo.
Con questo egli proibiva l'esercizio del culto rifor-
## Page 958
mato, ordinava la distruzione dei templi, comandava ai pastori di lasciare la Francia entro 15 giorni. Seguirono poi altre ordinanze dirette ad impedire l'uscita dei riformati dalla Francia e costringere i nuovi convertiti all'osservanza dei precetti del cattolicesimo. Molti riformati preferirono rifugiarsi all'estero e si calcola sui 200.000 il numero di questi profughi con innegabile danno dell'industria e del commercio francese e non furono pochi quelli che si arruolarono negli eserciti nemici della Francia e dei suoi alleati. Il decreto del 1685 fu accolto in generale con favore dai Francesi, memori forse delle prepotenze ugonotte e, sebbene addolcito di poi, rimase in vigore sino al 1789 , quando i riformati furono messi alla pari con gli altri cittadini.
Bibl.: testa del: l'Edito in L. Aouquez, Hist. des assemblé's politiques des réformés de France, Parigi 1859, pp. 456-502. Per la sua storia: E. Bonoist, Hist. de l'Edit de N., 5 voll. Delft 1693-95. Studi particolari: J. Fauzey, Heuri IV et l'Edit de N., Bordesux 1903; J. Pannier, L'église réformée de Paris sous Heuri IV, Parigi 1911. I documenti sulla revoca, in E. Bourgois-L. André, Les sources de l'histoire de France ou XVII siècle (1810-1713), VI, ivi 1913, pp. 334-33. Studi particolari: F. Peaux-A. Sabatier, Études sur la rénocation de l'Edit de N., ivi 1886; O. Douen, La réuocation de l'Edit de N., 3 voll., ivi 1894; H. M. Baird, The Huguenots and the revocation of the Edict of N., 2 voll., Londra-Nuova York 1895; J. Guirand, Histoire partiale, histoire vraie, III, ivi 1914, pp. 2-131; P. Bertrand, Génèse et la réuocation de l'Edit de N., Ginevre-Parigi 1936. Sulla diaspora ugonotta: S. Smiles, The Uguenots, their settlements, church and industries in England and Ireland, 6a ed., Londra 1889; F. de Schickler, Les Eglises du refuge en Angleterre, 3 voll., Parigi 1892; H. Lehr, Les protestants d'autrefois sur mer et outremer, 2 voll., ivi 1902-1907; C. G. Botha, French refugee at the Cape, Città del Capo 1914; G. Chignard, Les réfugiés huguenots en Amérique, Parigi 1925; L. O'Brien, Innocent XI and the revocation of the Edict of N., Berkeley (California) 1930; J. Pannier-G. Mondain, L'expansion francaise outre-mer et les protestants français, ivi 1931. Pio Paschini-Franco Bolgiani
NANYANG, DIOCESI di. - Il vicariato apostolico del Honan, eretto il 2 marzo 1844, quando l'omonima provincia civile, nella Cina centrale, fu staccata dalla diocesi di Nanchino, ebbe il suo centro nella città di Kinkiakang, presso N.
Il 1^{°} sett. 1882 fu suddiviso in due vicariati apostolici del Honan settentrionale (v. WEINWEI) e meridionale; questo fu di nuovo diviso il 21 sett. 1916, dando vita a quello di Honan orientale (Kaifeng), quindi ancora diviso il 15 dic. 1927 per la erezione di Sinyang (v.) e finalmente il 2 marzo 1933 cedette quattro sottoprefetture civili, che, con altre 3 della missione di Sinyang, formarono la prefettura apostolica di Chumatien (v.). Il 3 dic. 1924 ebbe l'attuale nome dalla città di N. L'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, N. fu elevata a diocesi suffraganea di Kaifeng. I Lazzaristi ebbero la cura del vicariato apostolico del Honan dalla sua fondazione (1844) al 1869, anno in cui la stessa missione passò al Seminario di S. Calocero, oggi Pontificio Istituto delle Missioni Estere di Milano, che continua ad avere la missione madre di N.
Ha un'estensione di 12.000 kmq . Al 30 giugno 1949 contava ca. 4.000 .000 ab., di cui cattolici 22.807 e catecumeni 4000 . Sacerdoti: 8 cinesi e 19 italiani; il Seminario minore e il preparatorio momentaneamente chiusi. Personale ausiliario: 40 suore, tutte cinesi; 18 catechisti; I medico e 14 infermieri. Il territorio, diviso in 5 distretti, aveva 2 parrocchie, 14 stazioni primarie e 100 secondarie, con 23 chiese e 60 cappelle; I ospedale, 7 ambulatori medici, 2 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi e 1 tipografia. Le scuole della missione erano state tutte soppresse dal nuovo regime.
Sotto l'aspetto religioso la provincia del Honan, nel 1587, fu compresa, come il resto della Cina, nell'unica diocesi di Macao, nel 1690 passò alla diocesi di Pechino e nel 1696 a quella di Nanchino, da cui fu distaccata nel 1844. In essa i primi predicatori del Vangelo furono i Gesuiti, probabilmente verso il 1620 . Dopo la soppressione dei Gesuiti, i Lazzaristi ebbero cura di questa provincia, dove, tra gli altri, lavorarono 1 bb. Clet e Perbeyre; ai Lazzaristi sottentrarono, nel 1869, i
Missionari di Milano, i quali furono fondatori veri della missione sotto la guida sapiente di mons. Simenne Volonteri, che la diresse dal 1869 al 1904. Il sorgere delle numerose missioni, di cui sopra, dalla missione madre di N. è un indice del confortante sviluppo del cristianesimo nel Honan, durante questa prima metà del sec. xxi sviluppo barbaramente arrestato e stroncato in questi giorni.
Bibl.: AAS, 17 (1925), p. 24; GM, p. 203; G. B. Tragella, Italia missionaria. Roma-Milano 1939, pp. 193-99; Arch. di Prop. Fide, Relazione di N. 1949; MC. 1950, pp. 349-50.
Adamo Pucci
NAPLUSA (arabo Nâbulus). - Città della Giordania, capoluogo della Samaria, 67 km . a nord di Gerusalemme. Fu fondata da Tito l'anno 72 sul sito di un piccolo borgo senza importanza chiamato Mabortha. Ebbe il nome di Flavia Neapolis, da cui deriva l'odierno nome arabo Nâbulus o Nâbulis. E situata a ovest dell'antica Sichem (v.) con la quale fu talvolta confusa, in una pianura tra i monti Hebal (v.) e Garisim (v.). I nuovi abitatori furono i legionari romani, che diedero molto sviluppo alla città, anche mediante l'erezione di monumenti pubblici, come bagni, terme, templi ecc. Nel 244 N . divenne "colonia ".
Nel sec. II vi nacque s. Giustino (v.). Nel sec. iv divenne sede vescovile ed il primo vescovo, Germano, partecipò ai Concili di Ancira (314) e di Nicea (325). I cristiani, però, dovettero spesso lottare con i samaritani, i quali, tra l'altro, li assalirono una volta sul Garisim durante una cerimonia religiosa. Occupata dai musulmani, N. perdette la sua importanza fino al medioevo, quando i Crociati ne fecero una signoria, elevando belle chiese, senza peraltro ristabilirvi il vescovato. Dal 1152 al 1161 fu residenza della regina Melisenda. Occupata da Saladino nel 1187, N. rimase in mano musulmana, ad eccezione di una breve parentesi nel 1242. Le chiese furono convertite in moschee. Il terremoto del 1927 fece cadere anche i resti delle antiche costruzioni che erano rimaste, cosicché oggi quasi nulla è visibile in situ. Dopo, la città
## Page 959
comincio a svilupparsi sui fianchi del Hebal. Dal conflitto arabo-ebraico, molti arabi si sono rifugiati in essa, cosicché il numero degli abitanti, sebbene fluttuante, si aggira sui 30 mila. La maggior parte sono musulmani, ma c'è un piccolo gruppo di cristiani ed un altro piccolissimo di samaritani. Dal 1950 è entrata a far parte, non senza contrasti, della Giordania.
Bibl.: Bibi, degli scavi in Quarterly of the Departement of antiquities in Palestine, I (1935), pp. 141-42; C. Enlart, Les monuments des Croisés, II, Parigi 1928, pp. 383-87; F.-M. Abel, Géographie de la Pa-
lestion, II, ivi 1938, pp. 396-97; L. Hennequin, in DBs, III, coll. 378-79.
Bellarmino Bagatti
NAPO, vicariato apostolico di. - Eretto dalla S. Sede nel 1867 , nel territorio dell'antica missione del Marañon (parte orientale della Repubblica di Ecuador) e affidato nel 1671 ai Gesuiti che fin dal 1638 erano entrati in quella regione, ma avevano dovuto lanciarla nel 1768 , succedendo ad essi prima il clero

Napo, vicariato apostolic di - Lezione di catechismo.
secolare, poi i Domenicani.
L'estensione della missione del N., che comprendeva tutta la parte orientale dell'Ecuador, diminuì nel 1886, quando ne fu distaccata la prefettura apostolica di Macas e Canelos e poi nel 1893 quando vennero da essa dismembrati i vicariati apostolicí di Mendez e Guslaquisa e quello di Zamora. Dopo la rivoluzione del 1875 , quando venne ucciso il presidente Garcia Moreno, crebbero le difficoltà per la missione del N., che da quel tempo venne assistita da sacerdoti della arcidiocesi di Quito. Finalmente nel 1920 il vicariato di N. fu affidato ai Giuseppini del Murialde.
Oggi ha un territorio di 52.000 kmq . con una popolazione di 22.500 ab., dei quali ca. 20.000 cattolici. Il personale della missione comprende 14 sacerdoti, 18 fratelli laici, 21 suore dorotee di Vicenza, con 4 stazioni principali e 10 secondarie, 4 chiese, 6 cappelle, 2 collegi per gli indiani e i per le fanciulle di razza bianca, 5 scuole elementari, a professionali, 4 farmacie, 1 ospedale. I missionari hanno inoltre compiuto opera assidua di civiltà, per cui hanno avuto lodi dal governo e dalla pubblica stampa. La missione presenta particolari difficoltà per l'opera di evangelizzazione a causa della mancanza di strade e di mezzi di comunicazione, dei fiumi pericolosi, dal clima snervante, della vita nomade degli indigeni e della condotta, spesso scandalosa, dei bianchi. Con decreto di Propaganda del 12 apr. 1951 i confini furono modificati a sud con la prefettura apostolica di Canelos e a nord con quella di S. Michele di Sucumbios, che cedette parte del territorio al vicariato apostolico di N.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, Relazione n. 15. pos. prot. n. 1045/31; id., Relazione quinquennale, 1930, pos. prot. n. ,944/30; Prospectus Status Missionis, 1930, pos. prot. n. 5230/30; MC, Roma 1950, p. 49; GM, pp. 313-14. Antonio Mazza
NAPOLEONE I, imperatore dei Francesi. Napoleone Buonaparte, n. ad Ajaccio il 15 ag. 1769; la madre fu Letizia Ramolino (m. nel 1836), il padre, Carlo (m. nel 1785), di famiglia oriunda toscana, di professione avvocato. Dopo aver preso parte alla resistenza opposta da Pasquale Paoli agli invasori francesi, i Buonaparte aderirono dopo la battaglia di
Pontenuovo ( 9 maggio 1769) ai nuovi padroni; per ricompensa i figli furono ammessi alle scuole militari francesi. N. entrò nel 1778 nel Collegio di Autun, poi fu alle scuole militari di Brienne e di Parigi. Nel 1785 andò tenente d'artiglieria al reggimento di La Fère a Valence e poi ad Auxonne; salutò con simpatia la Rivoluzione del 1789 sperandone vantaggio alle aspirazioni autonomiste della sua isola. I suoi lunghi soggiorni ad Ajaccio tra il 1789 ed il 1793 servirono però solo a metterlo in urto violento con il partito degli indipendenti. Nel giugno 1793 ritornò in Francia e partecipò alle operazioni d'assedio di Tolone : promosso rapidamente a capobattaglione, a generale di brigata, e, dopo l'assedio, a comandante l'artiglieria dell'esercito d'Italia (febbr. 1794).
Destituito per le sue buone relazioni con i robespierriani dopo Termidoro ( 28 luglio 1794), subí anche l'arresto,
sebbene disdegnasse il dottrinarismo rivoluzionario ed il disordine demagogico. Rientrato in servizio, il 13 vendemmiaio ( 5 ott. 1795) serví ai termidoristi per disperdere in Rue St-Honoré il tentativo reazionario. In premio fu nominato comandante le forze di presidio a Parigi, poi comandante l'armée d'Italie (2 marzo 1796). Sposò allora Josephine Tascher de la Pagerie, vedova del generale Beauharnais ghigliottinato dai giscobini ( 9 marzo 1796) e due giorni dopo partí per Nizza per assumere il comando dell'esercito. Le operazioni militari d'Italia dovevano fiancheggiare l'avanzata del Moreau nella Valle del Danubio; N. invece indirizzò il 27 marzo alle sue truppe un famoso proclama e tosto iniziò l'avanzata. Attraversato il Col di Cadibona ruppe nel punto di sutura lo schieramento austro-piemontese, sconfiggendo gli Austriaci a Montenotte, a Dege, i Piemonteai a Millesimo, a Ceva, a S. Michele (12-19 apr. 1796), e costrinse il Piemonte all'armistizio di Cherasco ( 18 apr.), poi inseguì gli Austriaci, il vinse a Lodi, a Borghetto ed il 13 maggio occupò Milano. La resistenza della fortezza di Mantova l'obbligò a rinunciare ad una rapida marcia su Vienna, vinse successivamente, a Castiglione ed a Rivoli, le colonne austriache discendenti in soccorso di Mantova, impose armistizi e taglia di guerra ai duchi di Parma e di Modena, al re di Napoli, al Papa ed organizzava un aspro sistema di requisizione. Dopo la capitolazione di Mantova (2 febbr. 1797), per il Friuli ed il passo di Tarvisio avanzò su Vienna costringendo l'Imperatore ai preliminari di Leoben ( 18 apr. 1797) convertiti in pace a Campofermio il 18 ott. seguente. L'Austria abbandonava alla Francia il Belgio, riconosceva l'indipendenza di un nuovo Stato di Lombardia ed in cambio occupava i territori della Repubblica di Venezia cinicamente sacrificata da N. Questi contemporaneamente organizzava nell'Emilia la Repubblica Cisalpina con Reggio, Modena, Bologna e Ferrara, e poi vi univa la Lombardia (giugno 1797).
Il Direttorio, mal tollerando la popolarità di un generale che già osava parlare di riformare il governo francese, gli diede il comando dell'esercito incaricato di operare sulla Manica contro l'Inghilterra, poi acconsentí al suo progetto di portare la guerra in Egitto per farne una base di operazione contro l'India. N. lasciò Tolone il 19 mag-
## Page 960

(161. Alioari)
Napoleone I, imperatore dei Francesi - Ritratto in marmo. Opera di A. Canova - Firenze, Galleria Pitti.
gio 1798; l'i i giugno tolse Malta ai Cavalieri ed il 1^{°} luglio sbarcò ad Alessandria. La battaglia presso le Piramidi diede a N. il possesso dell'Egitto, ma l'ammiraglio inglese Nelson gli distruggeva la flotta nella baia di Abukir ed organizzava l'attacco ai Francesi per mezzo di colonne turche: lasciato il comando dell'esercito al Kléber, si affrettò a rientrare in Francia ( 9 ott. 1799), dove il Direttorio, dopo i colpi di Stato di fruttidoro e di pratile, non aveva più prestigio. N. trattò con le diverse fazioni, il 18 brumato ( 9 nov. 1799) assalí e disperse con la forza i Consigli legislativi, impose al Direttorio le dimissioni e con il Sieyès ed il Roger-Ducos costituí una commissione consolare esecutiva, per organizzare un nuovo governo con il compito di assicurare alla Francia l'ordine e la pace. La nuova Costituzione disegnata dal Sieyès fu rimaneggiata da N. secondo i suoi interessi ed ambizioni. Nella Commissione dei tre consoli con poteri decennali egli foggiò la figura del primo console quasi onnipotente, sopra agli altri due con ufficio puramente consultivo. Il potere legislativo fu stemperato tra vari Consigli (Tribunato, Corpo Legislativo, Senato, Consiglio di Stato) con mansioni distinte e funzionanti solo per impulso del primo console. I cittadini non elessero più deputati, ma solo concorrevano alla formazione delle liste dei notabili in cui dall'alto si facevano prudenti scelte di gente fidata. Così i principi dell'uomo e del cittadino del 1789 in pratica scomparivano con una costituzione che sanciva una dittatura burocratico-militare. Il popolo francese, dopo tante violenze e tanto sangue, si disinteressò di libertà e di uguaglianza, dinanzi alla promessa di pace. In realtà, dopo un breve periodo di riforme urgenti, N. poté provvedere alla difesa della Francia: le vittorie di Marengo ( 14 giugno 1800 ) e di Hohenlinden ( 3 dic. 1800) accarezzarono l'amor proprio del paese; le paci di Luneville con l'Austria ( 19 febbr. 1801), di Amiens con l'Inghilterra ( 25 marzo 1802) gli diedero l'attesa necessaria tranquillità.
Nell'opera sua di riordinamento interno N. comprese subito, sebbene la sua religiosità fosse molto superficiale, che gli era necessario un riavvicinamento con la Chiesa. Le trattative non furono facili; con-
sigliato dal Talleyrand, non accettò che la formola: "religione della maggioranza dei Francesi e dei Consoli». La questione dei vescovi refrattari e dei costituzionali fu superata con la richiesta fatta agli uni ed agli altri di sottomettersi o di rinunciare. Per l'avvenire fu concordato che i vescovi venissero eletti dal governo e che il Papa accordasse l'investitura canonica; il culto fu dichiarato pubblico sotto riserva dei regolamenti di polizia; i vescovi avrebbero giurato fedeltà al governo ed avrebbero nominato i curati; ai vescovi ed ai curati lo Stato avrebbe accordato un assegno finanziario in sostituzione dei beni confiscati dalla Rivoluzione. Tale accordo, detto ufficialmente Convenzione tra il governo francese e S. S. Pio VII, fu firmato a Parigi dal card. Consalvi e da Giuseppe Bonaparte il 15 luglio 1801 ( 26 messidoro, a. ix) e promulgato il 18 apr. 1802 con l'aggiunta degli Articoli organici o Regolamento di polizia per il disciplinamento delle manifestazioni pubbliche del culto: che andarono in vigore nonostante le proteste del Papa.
Per una più completa pacificazione accordò l'annistia ai nobili emigrati che riconoscessero con giuramento la Costituzione consolare. Il senatoconsulto del 10 maggio 1802 propose al plebiscito popolare il conferimento del consolato a vita : però sui sette milioni e mezzo di elettor1 solo la metà partecipò alla votazione, quasi tutta favorevole a N. Un successivo senatoconsulto organico del 4 ag. 1802, il cui testo però fu redatto dallo stesso Bonaparte, rinnovò la Costituzione estendendo i poteri del primo console. L'evangelo della nuova società che N. voleva creare è il Codice civile promulgato il 27 marzo 1801. I principi del 1789 , libertà personale, uguaglianza dei cittadini, laicità dello Stato, libertà di coscienza, in teoria vi sono acclamati, ma lo spirito del Codice è nettamente borghese e vi è proclamato il principio della proprietà, come diritto naturale, personale, solo limitato dai diritti dello Stato. Più che dell'istruzione primaria N. molto si preoccupò

(161. Eno. Catt.)
## Page 961

(per cortesia di mons. A. P. Frutaz)
Napoleone I, imperatore dei Francesi - Passaggio delle truppe di N. attraverso il Gran S. Bernardo ( 14 maggio 1800 ). Litografia.
delle scuole medie, semenzaio del personale di governo; organi fondamentali furono i licei basati sull'insegnamento del latino, ma semimilitarizzati. Per controllare la vita intellettuale, riorganizzò nel 1803 l'Institut de France e ne escluse le scienze morali e politiche; per dare incentivo al fedele servizio dei funzionari civili e militari istituì la Legion d'onore, non senza proteste negli ambienti fedeli alla rivoluzione egualitaria.
Attorno a N. si andava svolgendo un'abile propaganda perché si desse al Primo Console una dimostrazione della riconoscenza nazionale. Le mene dei repubblicani puri da una parte, dei realisti dall'altra portarono prima a repressioni feroci (fucilazione del Duca di Enghien), poi alla dimostrazione che occorreva salvare la Rivoluzione incarnatasi in un uomo provvidenziale, dandogli l'incarico di governare la Repubblica con il titolo di imperatore. Il senatoconsulto del 18 maggio 1804 approvato dal plebiscito popolare (di nuovo solo tre milioni e mezzo di votanti su sette milioni e mezzo di elettori), fondò l'Impero sostenuto dal Senato e da un'Alta Corte di giustizia, e gli atti pubblici da allora portarono la dicitura doppia : - Repubblica francese - N. imperatore + . N. all'incoronazione (fatta a Parigi dal papa Pio VII) giurò fedeltà ai principi della Rivoluzione ( 2 dic. 1804). Si ebbe cosi una corte fastosa, una nobiltà imperiale, formata da marescialli d'Impero, prefetti, funzionari, ai quali furono accredati titoli di nobiltà ereditaria fortificati dal maggiorascato (principi, duchi, conti, baroni); ai funzionari N. chiede obbedienza assoluta, interpretazione zelante delle sue esigenze di disciplina, di ordine. Per l'istruzione organizza l'Università imperiale, corpo di professori incaricati dell'insegnamento e della educazione civile in tutto l'Impero, con obblighi politici prima che scientifici, presieduto da un gran maestro alle dirette dipendenze dell'Imperatore; per l'istruzione religiosa, le giovani generazioni debbono studiare i principi della fede nel Catechismo imperiale in cui si apprende che i cristiani debbono all'Imperatore fedeltà, poiché esso è il ministro della potenza divina e l'immagine di Dio in terra. Stampa, teatro, letteratura vennero sorvegliati, controllati, avviati ad essere armi di dominio.
Inevitabilmente le paci di Amiens e di Luneville non potevano durare. Nel 1805 N . inizia la guerra di difesa delle conquiste fatte contro una nuova coalizione europea (III). La Francia lo segue, convinta che si tratti della sua esistenza: N. vince a Ulma ( 15 ott. 1805), ad Austerlitz ( 2 dic. 1805), e costringe l'Austria alla pace di Presburgo, che segna il crollo del S. Romano Impero ( 26 dic. 1805).
N. organizza l'Italia, trasformando la Repubblica italiana, creata nel 1802 (Consulta di Lione) e di cui aveva la presidenza, in regno italico e ne assume la corona a Milano ( 25 maggio 1806), collocando a Napoli come re il
fratello Giuseppe; a Lucca la sorella Elisa Baciocchi; a Guastalla l'altra sorella Paolina Borghese. In Germania crea la Confederazione del Reno; in Olanda crea re il fratello Luigi.
La pace però sfugge a N. : l'Inghilterra a Trafalgar (21 ott. 1805) ha distrutto la flotta francese e domina i mari. Una nuova coalizione si forma contro l'egemonia della Francia; N. prostra la Prussia a Jena ed Auerstädt (14 ott. 1806), la Russia ad Eylau (8 febbr. 1807), a Friedland (14 giugno 1807). Il 25 giugno 1807 N. si trova a colloquio con Alessandro I di Russia a Tilsit: si delinea la partizione dell'Europa in due sfere di influenza. Ora l'Inghilterra è isolata, abbattendone l'economia N. potrà dominarla. Da Berlino il 21 nov. 1806 promulga il primo decreto per il blocco continentale; altri decreti escono da Fontainebleau (13 ott. 1807), da Milano il 23 nov. ed il 17 dic. 1807. L'Europa però cerca di sfuggire all'attuazione del blocco e N. sente la necessità di occupare tutti i porti del continente. Di qui l'occupazione del Portogallo (nov. 1807), l'occupazione di Roma (febbr. 1808), l'invasione della Spagna, dove va re il fratello di N., Giuseppe, sostituito a Napoli dal cognato Giocchino Murat (giugno 1808). Ma la Spagna insorge; in Portogallo lo colonne inglesi minacciano gravemente l'occupazione francese; insurrezioni si hanno nel Tirolo, in Vestfalia. A Roma il Papa semiprigioniero protesta e lancia la scomunica contro l'Imperatore, che nel 1809 lo fa condurre a Savona.
Un'insofferenza generale in Francia nel 1809 fa sì che l'Austria riprenda le armi d'accordo con l'Inghilterra (V Coalizione). N. ricaccia gli Austriaci entrati in Baviera, occupa Vienna, ma le battaglie di Aspern ed Essling segnano un sanguinoso scacco per N. e la vittoria di Wagram ( 6 luglio) è conquistata solo a gravissimo prezzo. N. costringe l'Austria alla pace di Schoenbrünn ( 14 ott. 1809) e le toglie le province illiriche. In questo momento N. pensa a risolvere il problema della successione; divorzia da Giuseppina, da cui non aveva avuto figli, e si decide al matrimonio con Maria Luisa d'Austria offertagli dal Metternich. Sciolto il primo matrimonio religioso dalla Curia di Parigi, per la nullità derivate dall'essere le due parti state costrette al consenso da circostanze esteriori (politiche) e annullato quello civile da un senatoconsulto ( 16 dic. 1809 ), il 2 apr. 1810 N. sposò Maria Luisa, ed il 20 marzo 1811 nacque il figlio di N., che fu chiamato il Re di Roma.
Durante il 1810-11 N. sviluppò un'attività prodigiosa per fare fronte alle terribili difficoltà che da ogni parte sorgevano. Apparentemente egli è sempre il padrone dell'Occidente, ma la crisi delle industrie, la deficente produzione agraria, il disagio economico accrescono il disagio morale. I rapporti di N. con il Papa, chiuso a Savona, sono aspri, e l'applicazione del Concordato è paralizzata. N. elegge vescovi e li costringe ad entrare nelle sedi senza l'investitura canonica. Nel 1811 riunisce un concilio nazionale e vi fa decretare che l'investitura possa essere data dal metropolitano o dal vescovo anziano. Alle proteste del Papa risponde perseguitando quanti difendono la concezione romana e fa trasportare il Papa a Fontainebleau dove spera di sottometterlo. Per risolvere il latente conflitto con la Russia o;ganizza una spedizione: la stregia russa lo costringe a impegnarsi a fondo. Attraversa il Niemen il 24 giugno 1812, il 14 sett. entra a Mosca, ma fallisce il tentativo di distruggere le forze russe ed anche quello di venire ad un accordo. Il 13 ott. inizia la ritirata : il grande esercito francese scompare. A Smorgoni detta il famoso 29^{°} bollettino che rivela la catastrofe e corre a Parigi per fare fronte ai nemici segreti interni e provvedere alla difesa. A Fontainebleau cerca un "corrdo con Pio VII e gli strappa un nuovo sistema di concordato (23 genn. 1813) che approva le decisioni del Concilio nazionale, ma alle proteste dei cardinali il Papa il 24 marzo si ritratta.
## Page 962

(fei, Alinari)
Napoleone I, imperatore dei Francesi - Ritratto di Maria Luisa e del Re di Roma. Opera di F. Gérard - Castello di Versailles.
N. con grande abilità cercò di difendere la Francia contro la nuova coalizione europea in terra di Germania, ma la campagna di Sassonia finì con la sconfitta di Lipais ( 16 -18 ott. 1813 ) e N. dovette ritirarsi per la difesa della frontiera. La campagna del febbr.-marzo 1814 non salvò la Francia dall'invasione. N. il 4 apr. abdicò a favore del figlio Napoleone II; due giorni dopo abdicò definitivamente senza riserve. Il Trattato di Fontainebleau ( 11 apr. 1814) gli impose come residenza l'isola d'Elba con un assegno di due milioni e la conservazione del titolo imperiale. N. il 20 apr. parti. Il 6 maggio sbarcò a Portoferraio. Profittando del malcontento generale della Francia per la politica dei Borboni sbarcò il 1^{°} marzo nel golfo di Jouan ed il 20 era di nuovo alle Tuileries. Cercò allora di organizzare un nuovo regime di tipo costituzionale con l'Atto addizionale del 22 apr. Ma la Francia stanca di guerre lo abbandonò: il plebiscito gli diede solo un milione e mezzo di voti e l'astensione fu enorme. La campagna militare contro le potenze europee finì con la sconfitta di Waterloo ( 18 giugno 1815). N., isolato, nuovamente abdicò ( 22 giugno) e si ritirò a Rochefort pensando di passare in America; il 15 luglio invece fece appello all'ospitalità inglese e salì sulla nave Belléraphon. Trasportato a S. Elena, vi scrisse a sua difesa la storia delle sue guerre, i Mémoires pour servir à l'histoire de France, i Commentaires ed altre opere. Morl il 3 maggio 1821, forse di cancro. I suoi resti furono restituiti dall'Inghilterra alla Francia nel 1840 : il 15 dic. furono trasportati all'Hôtel des Invalides in trionfo.
BimL.: nella immensa quantita di studi dedicati a N. ed alla sua opera, una guida bibliografica intelligente è offerta da L. Villat, La Révolution et l'Empire, II, Napoléon (Clio, 8), 3^{°} ed., Parigi 1947. I manuali bibliografici di A. Lumbroso (1894-96), di F. M. Kircheisen (1908-20), di G. Davois (1909-11) sono ormai sorpassati. Biografie recenti che offrono la sintesi delle ultime pubblicazioni documentarie e delle ricerche critiche sono date da G. La Cour Gayet, Napolén I, sa vie, son oeuvre, son sempt, Parigi 1921: E. Driault, L'immortelle epopée du drapeau
tricolore: Napolén, 3 voll., ivi 1930; J. Bainville, N., ivi 1931; L. Madolin, Le Consulat et l'Empire, ivi 1932-33; id., N., ivi 1935; id., Histoire du Consulat et de l'Empire, 10 voll., ivi 19371946 (in corso). Ancora buone le vecchie biografie di A. Fournier, Napoleon I, eine Biographie, Lipsia 1886-89; di Lord Rosebeni, Nupolenn, Londra 1900; di J. Holland Rowse, The life of N., ivi 1901; di Max Lanz, N., Biefeld 1902. Cf. inoltre F. Lemmi, L'età napoleonica, Milano 1938. Sulla giovinezza di N., v. A. Chuquet, La jeunesse de Napolén. 3 voll., Parigi 1897-99. Sulla famiglia, F. Masson, Napolén et sa famille, 13 voll., ivi 1897-1914. Sul 18 brunnio, A. Vandal, L'événent de Bonaparte, ivi 1905. Sul Concordato e sulla politica con le S. Sode, Boulay de la Meurthe, Histoire de la névociation du Concordat de 1801. Tours 1920; A. Latreille, Napolén et la St-Silge, Parigi 1943 (oltre alle opere del D'Haussourille, del Welschinger, del Rovieri, e la bibl. citata in J. Lefion, La crise révolutionnaire, Parigi 1949). Sull'attività scolastica, E. Aulard, Napoléon I et le monopole universitaire, ivi 1911. Sulla attività diplomatica, A. Sorel, L'Europe et la révolution frangaine, ivi 1883-1904; id., Napoléon et l'Europe, 3 voll., ivi 1912-27. Sul blocco continentale, E. Tarlé, Le Blocus continental et le royaume d'Italie, ivi 1928. Sulle relazioni con l'Italia, E. Driault, Napoléon et l'Italie, ivi 1906; A. Fugier, Napolén et l'Italie, ivi 1947 .
Francesco Cognoso
NAPOLEONE III, IMPERATORE DEI FRANCESI. Luigi N., n. a Parigi il 20 apr. 1808, il terzogenito di Luigi Bonaparte re d'Olanda e di Ortensia Beauharnais, figlia di prime nozze dell'imperatrice Giuseppina. Dopo il crollo napoleonico seguì la madre ad Arenenberg sul lago di Costanza dove fu educato nel culto delle idee rivoluzionarie dal Le Bas. Giovanetto visitò ripetutamente l'Italia; vi ritornò con la madre nel 1830 . Con il fratello maggiore partecipò al movimento carbonaro che doveva scoppiare in Roma. Espulso perciò da Roma, si recò a Firenze e poi in Romagna, ma i carbonari non lo accolsero volentieri. Morto il fratello maggiore nel 1831 ed il Duca di Reichstadt (Napoleone II) nel 1832, diventò il rappresentante del bonapartismo.
Nel 1836 tentò di fare ribellare un reggimento a Strasburgo, ma fu arrestato ed espulso. Nel 1840 sbarcò a Boulogne, venne arrestato, processato per alto tradimento e condannato al carcere perpetuo. Sole nel 1846 riuscì a fuggire travestito da muratore del Castello di Ilam. Il malcontento generale per il governo orleanese attirò l'attenzione dell'opinione pubblica sul principe napoleonico. Ricomparve da Londra a Parigi nel 1848 dopo la caduta di Luigi Filippo; ed eletto deputato, nel dic. del 1848 una votazione plebiscitaria lo portò alla presidenza della Repubblica.
La spedizione a Roma contro la Repubblica mazziniana gli diede le simpatie di tutta la Chiesa di Francia. Il colpo di Stato del 2 dic. 1851 gli diede i poteri legali per riorganizzare il governo: il plebiscito del 14 dic. (sette milioni e mezzo di voti contro 600.000 ) approvò il suo operato. La nuova Costituzione del 15 genn. 1852 stabilì che il Presidente fosse responsabile davanti al popolo e rimanesse in carica per dieci anni. Un senatoconsulto del 4 nov. decise la restaurazione dell'Impero ed il plebiscito del 21 nov. la sanzionò ( 7.839 .000 voti contro 253.000 ). Il 2 dic. 1852 N. III, come volle chiamarsi per riconoscere la legittimità dei diritti del Duca di Reichstadt, si installò alle Tuile:ies. E per creare una dinastia, N. il 30 genn. 1853 sposò la nobile spagnola Eugenia di Montijo, contessa di Theba, dalla quale nacque il 16 marzo 1856 il principe imperiale Eugenio Napoleone.
Sebbene fosse sorto su base plebiscitaria, il nuovo Impero doveva ricollegarsi con le tradizioni assolutiste del primo Impero. N. si preoccupò anzitutto di disgregare l'opposizione repubblicana e quella comunque liberale d'ogni tendenza, compresi i cattolici del tipo Montalembert, Lacordaire ecc. : molti furono esiliati in Algeria, molti, tra cui Victor Hugo, fuggirono. Varie leggi diedero all'Imperatore pieni poteri anche nel campo economico e finanziario: la stampa fu accertamente imbavagliata e la censura organizzata. Si ebbe un periodo di vivace risveglio economico, che si accompagnò all'organizzazione delle ferrovie, all'attività delle grandi banche, all'iniziativa sta-
## Page 963

Napoleone III. imperatore dei Francesi - Monumento a N. III. Bronzo di F. Barzaghi - Milano.
tale di grandi lavori pubblici. Parigi venne abbellita dal prefetto Haussmann che seguiva però anche certi disegni di strategia politica. Le elezioni al Corpo legislativo, abilmente condotte dai prefetti, fecero quasi scomparire l'opposizione: dalle elezioni del 1857 ridotta a cinque membri. L'attentato Felice Orsini del 1858 diede buon pretesto alla polizia per arrestare migliaia di sospetti. N. III aveva proclamato che «l'Empire c'est la paix", però sentì l'obbligo morale di liberare la Francia dai Trattati del 1815 , distruggere la S. Alleanza sorta sulle rovine dell'Impero napoleonico, ridere alla Francia quell'economia che Napoleone I le aveva conquistato. La guerra di Crimea presto diede a N. III il mezzo di intendersi con l'Inghilterra contro la Russia, sì da impedire la formazione di coalizioni europee, poi di staccare l'Austria dalla Russia. Così la S. Alleanza svanì. Il Congresso di Parigi del 1856 vide riunirsi attorno a N. III tutti i diplomatici europei. Ma fu un successo effimero: l'Inghilterra si sottrasse presto all'alleanza francese e N. III usci dal Congresso in rottura con la Russia e con l'Austria. Iniziò ora una nuova fase della sua politica offrendo la protezione della Francia ai piccoli Stati europei più spinti ed avventurosi del punto di vista liberale. Così conchiuse con il Piemonte i Patti di Plombières che approdarono alla guerra contro l'Austria del 1859, ma dopo la battaglia di Solferino dovette con i patti di Villefranca permettere che l'Austria conservasse il Veneto, mentre la rivoluzione liberale italiana sfuggiva al suo controllo ed approdava alla formazione del Regno d'Italia unitario. N. III dall'intervento in Italia acquistò la Savoia e Nizza, ma fu aspramente rimproverato per la sua politica italiana da opposte parti; egli cercò di placare i cattolici irrigidendosi nella difesa del superstite potere temporale dei papi contro le esigenze del liberalismo unitario italiano che egli d'altra parte cercava di non alienarsi : politica accusata di doppiezza insidiosa. Intervenne un momento in Polonia, provocando il corruccio della Russia che egli avrebbe voluto farsi amica ed alleata contro l'Austria. La diffidenza tradizionale francese verso l'Impero d'Austria lo portò a vedere con una certa simpatia le tendenze antiaustriache del governo prussiano. N. III non comprese a tempo che l'Austria, preoccupata dalle lotte interne, indebolita dalle sconfitte di Lombardia, sarebbe stata costretta a cedere di fronte alla Prussia appoggiata da formidabili armamenti e dalle simpatie di tutta la cozione tedesca. Il conflitto aperto tra Austria e Prussia, nel 1866, fece
sperare a N. III che le due nemiche dessero a lui tempo di intervenire come arbitro; ma la guerra fu decisa a Sadowa prima che N. III potesse mobilitare ed agire. Il trionfo della Prussia fu una umiliazione per la Francia. Anche l'intervento del Messico fallì, avendo dovuto l'Imperatore ritirare il corpo di spedizione di fronte alle intimazioni degli Stati Uniti; Massimiliano d'Austria, che aveva accettato il trono del Messico calcolando sull'appoggio francese, ne fu presto la vittima.
N. III cercò di stabilire il suo prestigio trattando con il governo prussiano per un compenso territoriale (Lussemburgo); fallito il progetto si volse all'altro di una coalizione europea contro la Prussia ormai fattasi minacciosa. Ma la Russia s'era fatta nemica per l'imprudente manifestazione di N. III a favore dei Polacchi; il re d'Italia Vittorio Emanuele subordinò la sua adesione al consenso della Francia per l'occupazione di Roma papale; l'Austria stette ad aspettare l'esito delle trattative franco-italiane. Così la politica di N. III continuava a subire le tristi conseguenze delle equivoche e nebulose posizioni in cui s'era messo sin dal 1849 . I rapporti con il papato da una parte e con il Regno d'Italia dall'altra lo imbarazzavano: aveva cercato di uscirne con la Convenzione di settembre 1864 (v.) con il governo italiano che però era stata ben presto maliziosamente violata; assai presto il tentativo gariba'dino contro Roma del 1867 (v. mentana, battaglia di) lo aveva costretto a riprendere il suo posto di difensore ufficiale del potere temporale, alienandosi i liberali italiani. Fallite adunque nel 1869 le trattative per un'alleanza austrofranco-italiana contro la Prussia, N. III si accontentò di una intesa morale con Francesco Giuseppe e con Vittorio Emanuele II sperando in una possibile alleanza militare.
Gli scacchi della politica estera avevano a poco a poco rafforzato l'opposizione. Dopo il 1860 N. III incominciò a fare concessioni ai liberali sul piano interno: cercò di diminuire l'influsso del clero nella vita del paese; accordò un'ampia amnistia ai condannati politici, parecchi dei quali però respinsero la concessione. Entrato nella via delle riforme costituzionali accordò al Senato e al Corpo Legislativo il diritto di discutere la politica governativa. L'opposizione andò crescendo di numero: da 5 i parlamentari oppositori passarono a trantacinque. Le.elezioni del 1869 diedero all'opposizione 3 milioni di voti contro i 4 dati al governo. Il partito di conciliazione diretto dal marsigliese Ollivier chiese che si stabilisse un vero regime parlamentare con un ministero responsabile. N. III accettò, ed incaricò l'Ollivier di formare il nuovo governo ( 2 genn. 1870); il plebiscito dell's maggio approvò la riforma costituzionale con 7 milioni di voti contro un milione e mezzo. L'Imperatore era ritornato ai principi della monarchia parlamentare orleanista.
Improvvisamente avvenne il crollo, e la responsabilità pesò sul governo parlamentare responsabile dell'Olivier. La questione spagnola ne fu causa: il timore che l'influsso prussiano riuscisse a scalzare quello francese a Madrid portò il governo francese a chiedere al governo prussiano la ritruncia al trono spagnolo da parte del principe Hohenzollern a cui era stato offerto. Non contento dell'adesione prussiana alla richiesta, il governo dell'Olivier volle imporre un impegno per l'avvenire che rappresentasse per l'Impero napoleonico una vittoria diplomatica pubblica. Il rifiuto opposto dal governo di Berlino determinò la rottura tra i due paesi. N. III non riuscì ad opporsi agli errori del governo di cui egli non era più responsabile, e neppure riusci a conchiudere l'accordo con l'Italia e l'Austria. La guerra franco-prussiana ebbe una rapida decisione a Sedan dove N. III, circondato, dovette capitolare con 80.000 uomini (a sett. 1870). Due giorni dopo, la rivoluzione (v. COMUNE [LA] DI PARIGI) scoppiava a Parigi e N. III venne dalla Camera dichiarato decaduto con la sua famiglia. Liberato dopo la pace di Francoforte, N. III si ritirò in Inghilterra: m. a Chislehurst il 9 genn. 1873 ed ivi venne sepolto.
BIRL.: opere d'insieme, di differente valore: M. Mazzucchelli, N. III, Milano 1930; O. Aubry, Napoléon III, Parigi 1932; A. Rheihardt, N. III ed Eugenia, Firenze 1933. Sulla politica, v. P. de la Gorce, Histoire du Second Empire, Parigi 1893; id., Napoléon III et sa politique, ivi 1934. Sulla politica ecclesia-
## Page 964

(per cortesia di manr. A. P. Frutas)
Napoli, arcidiocesi di - Cratere del Vesuvio dall'acreo - Napoli.
stica: P. Balan, Cont. alla Storia universale della Chiesa dell'ab. Rohrbaeber, II. Torino 1879, v. indice; G. Mollat, La question romaine de Pie VI à Pie XI, x^{2} ed., Parigi 1932; P. Della Torre, L'anno di Mentona, Torino 1938, passim. Sulle relazioni con l'Italia. M. Mazzioni, N. III e l'Italia, Milano 1927, e P. Silva, La politica di N. III in Italia, ivi 1927. Sull'esperienza liberale, E. Ollivier, L'Empire libéral, Parigi 1893-1915. Sulle origini della guerra del 1870: Ch. Seignobos, Le déclin de l'Empire et l'établissement de la troisième République, Parigi 1921; H. Oncken, Die Rhetspolitik Kaiser Napoleons III, von 1863 bis 1870 und der Ursprung des Krieges von 1870-71, Berlino 1926. Cf. inoltre V. G. I. Bratianu, Napoléon III et les nationalités, ivi 1934; H. N. Boon, Rêve et réalité dans l'oeuvre économique et sociale de Napoléon III, L'Aia 1936; V. A. Gudrard, Napoléon III, Cambridge (Mass.) 1943; F. C. Palm, England and Napoléon III, Durban N. C. 1948; F. Valsecchi, L'alleanza di Crimea, Milano 1948, passim; id., Considerazioni sulla politica europea di N. III, in Riv. stor. ital., 62 (1950), pp. 30-69. Francesco Cognasso
NAPOLI, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Campania.
Ha una superficie di kmq. 128.64 I con una popolazione di 1.250 .000 ab., dei quali 1.220 .000 cattolici distribuiti in 152 parrocchie urbane e 85 extraurbane. Conta 804 sacerdoti diocesani e 710 regolari; ha 2 seminari, 102 comunità religiose maschili e 170 femminili.
Recenti ritrovamenti consentono di risalire più indietro, riguardo all'età e alla madre patria a cui si soleva attribuire l'origine della città, che erano rispettivamente il sec. viII e i Calcidesi di Cuma. L'esistenza di un centro abitato è ormai attestata per l'età eneolitica. Città greca, poi, nella lingua e nelle istituzioni, e indipendente, non poté a lungo mantenersi estranea all'invadenza romana, e nel 327 fu tratta all'alleanza con Roma. Divenuta prima municipio romano, ebbe da Caracalla (211-17) la conferma almeno del titolo di colonia, ammesso che ad erigeria in colonia sia stato Marco Aurelio (161-80). Passata dal dominio di Odoacre a quello
dei Goti, espugnata da Belisario nel 536 , riconquistata da Totila nel 542 , N. nel 553 ridiventava parte dell'Impero bizantino. Negli anni 581, 592 e 599 sostenne, vittoriosa, tre assedi longobardi, e nella seconda metà del sec. viI si governava a ducato, prima strettamente dipendente da Costantinopoli, poi autonoma nella seconda metà del sec. viII. Il Ducato napoletano finl nel 1137. Nel 1139 passava ai Normanni; nel 1194 agli Svevi; nel 1266 agli Anguoin; nel 1442 agli Aragonesi; nel 1503 cadeva sotto il dominio della Spagna, che degradava N. da capitale di un regno indipendente a capoluogo di un vicereame. Dopo due secoli, nel 1734 ridiventava capitale di una monarchia autonoma, con re Carlo III di Borbone. Tranne le due brevi parentesi del 1799-1806 e 1806-15, in cui N. fu prima Repubblica partenopea e poi Regno francese, N. rimase sotto i Borboni sino all'ott. 1860 , quando passò a far parte del Regno d'Italia.
I. La Chiesa di N. - Le fonti più importanti per la storia della Chiesa napoletana, dalle origini al sec. x, sono il Liber Pontificalis e le catacombe. Il Liber Pontificalis, già noto come Chronicon o Gesta episcoporum Neapolitanorum, o di Giovanni Diacono, si conserva nel mutilo cod. Vat. lat. 5007. I primi 100 fogli sono in caratteri unciali della metà del sec. Ix; i ff. 101-30 in longo-bardo-beneventano dei primi del sec. x. Dal punto di vista del contenuto si può dividerlo in 4 parti : 1) un catalogo dei papi che giungeva sino a Milziade (m. nel 314), ma ora si arresta al papa Clemente; 2) il catalogo dei vescovi napoletani, dal 1^{°}, Aspreno, al 39^{°}, Calvo (m. nel 762), mutilo di alcuni fogli; 3) il catalogo dei vescovi dal 40^{°}, Paolo II, al 45^{°}, Atanasio I (m. nell'872); 4) l'inizio della biografia del 46^{°}, Atanasio II (m. nell'898); gli ultimi fogli sono
perduti. Di queste quattro parti, le prime due (ff. 1-100) sono di un anonimo; le altre due appartengono la prima (Paolo II-Atanasio I) a Giovanni Diacono, la seconda (Atanasio II) a Pietro Suddiacono, due scrittori coevi, dell'inizio del sec. x. Del cod. Vat. lat. 5007 si ha un breve compendio nel cod. Laurenziano 604, della prima metà del sec. x, noto come Catalogo Bianchiniano, da Francesco Bianchini, suo editore; termina con la indicazione della durata dell'episcopato di Stefano III, successore di Atanasio II.
II. Origini del cristianesimo. - Fonti agiografiche non anteriori al sec. IX attribuiscono la fondazione della Chiesa di N. a s. Pietro che, venendo da Antiochia a Roma, si sarebbe fermato a N., dove avrebbe battezzato e consacrato il vescovo Aspreno o Asprenate. Il caratte