r o la Mourgnie, nel sec. xI, è oggi trasformato in museo lapidario; ricca è la collezione epigrafica tra cui l'iscrizione di Agroecia del sec. iv. La chiesa di S. Paolo si eleva al di sopra d'un oratorio antico presso la Via Domiziana, nella località allora detta ad albolas, dove si formò un cimitero antico cristiano, da cui provengono i sarcofagi oggi conservati nella chiesa gotica che, iniziata nel 1224, fu collegiata; un incendio la devastò nel 1364; fu prolungata nel sec. xv, rinforzata nel xvi e xix. Gli scavi iniziati nel 1948 hanno fatto scoprire numerosi sarcofagi dei secc. Iv e v. La tomba di s. Paolo fu venerata al sec. iv; si sa da Prudenzio che Paolo era divenuto la gloria e l'ornamento della provincia. «Surget et Paulo speciosa Narbo» (Prudenzio, Peristephanon, IV, 34). Il Martirologio geronimiano menziona Paolo al 22 marzo. Gregorio di Tours lo ricorda nel gruppo dei sette vescovi che avrebbero evangelizzato la Gallia alla metà del in sec. (Historia Francorum, I, 38: PL 71, 175-76). Gli scavi eseguiti dal 1942 hanno dimostrato l'esistenza d'un cimitero intorno alla tomba venerata; nei sarcofagi si sono rinvenute monete di Costantino II. Nella località St-Loup-
## Page 976
si rinvenne un antico cimitero cristiano con una cappella sepolcrale dedicata al vescovo Rustico.
L'antico arcivescovado è oggi adibito a municipio e a museo. Questo contiene la Biblioteca e una collezione di iscrizioni romane, cristiane, visigote e medievali; una delle più belle collezioni di Francia, di ceramiche della antichità, pitture di scuole francese, italiana, fiamminga. Vi è inoltre una riproduzione dell'edicola contenente il S. Sepolcro come esisteva al tempo delle Crociate. Alcune iscrizioni sepolcrali cristiane portano le date degli anni 508 (CIL, XII, 5339), 527 (ibid., 5340), 541 (ibid., 5341), 568 (ibid., 5344), 593 (ibid., 5345 ); in un'iscrizione del vir sec. il presbitero Adroario si raccomanda a tutti coloro che entreranno in chiesa; una ricorda un suddiacono Adelfio (ibid., 5346), un'altra una Maria abbatissa (ibid., 5352). I sarcofagi cristiani di N. furono studiati prima da E. Le Blant poi da G. Wilpert (Sarcofagi, tavv. 26, 3; 45, 2; 106, 1; 122, 2; 124, 3; pp. 38, 116, 118, 124, 128, 167, 188). Nella Biblioteca di N. si conservano capitelli merovingici riproducenti modelli romani (D. Fossard, Chapiteaux mérovingiens, in Cahiers archéologiques, 2 [1947]).
BibL.: Eubel, I, p. 356; II, p. 199; III, p. 233; IV, p. 252; L. Narbonne, La cathédrale St-Just de N., Narbona 1900; E. Lefèvre-Pontalis, St-Paul de N., in Congrès archéolog. de France, 73 Section, Parigi-Caen 1907, pp. 343-67; L. Sigal, Un véliguaire du Ve siècle au Musée lapidaire de N., in Bulletin de la Commission archéol, de N., 16 (1924-25), pp. 74-109; E. Esperandieu, Note sur une inscription chrétienne de N., in Comptes-results de l'Acad. des Inscr. et Belles Lettres, 1928, p. 191 sgg.; L. Sigal, Les premiers temps chrétiens de N. d'après l'archéologie, in Bull. de la Commis. archéol. de N., 26 (1939-40), pp. 93-151; R. W. Emery, Herecy and Inquisition in N., Nuova York 1941; A. Dupont, Les cités de la Narbonnatre première depuis les invasions germaniques jusqu'à l'apparition du Consulat, Nimea 1942, passim; M. Jougla, Les fouilles de St-Paul à N., Narbona 1946; L. Sigal, Les premiers temps chrétiens à N. (IIIe-IVe siècles) d'après l'archéologie, Narbona 1947.
Enrico José
NARBONE, Alessio. - Gesuita, storiografo ed erudito, n. a Caltagirone (Catania) il 9 ag. 1789, m. a Palermo il 13 dic. 1860 . Entrato nella Compagnia di Gesù il 3 ott. 1806, per più di 40 anni insegnò lettere, teologia e storia ecclesiastica nelle scuole dell'Ordine e, dal 1848, nel Seminario palermitano. Nel 1860, in seguito all'espulsione dei Gesuiti, ebbe asilo nell'Ospedale dei sacerdoti, ove morì poco dopo.
Rappresentò, con altri insigni studiosi, la cultura siciliana ottocentesca. Si propose di redigere l'inventario di quanto in Sicilia si era scritto e operato nei vari campi dello scibile, dall'invenzione della stampa in poi: ne nacque la Bibliografia sicula sistematica (4 voll., Palermo 1850-55), monumento mirabile di studi e di ingegno. Notevole è anche la Storia letteraria della Sicilia dall'antichità al sec. XV ( 12 voll., ivi 1852-64). Sulle orme del confratello G. Andres aveva iniziato, nel 1838, la pubblicazione, in Palermo, dei 10 voll. della Storia d'ogni poesia, d'ogni eloquenza, filologia, matematica fisica, filosofia, teologia, opera di immensa erudizione, che gli valse la nomina a membro dell'Accademia del Buon Gusto e a segretario di quella di scienze, lettere e arti nella stessa città.
Dei numerosi scritti di interesse etico-religioso si ricordano: La Compagnia di Gesù in Sicilia (ivi 1850) e, soprattutto, i 6 voll. degli Annali siculi della Compagnia di Gesù (1804-59), ivi editi dal confratello G. Filii nel 1906-1908.
BibL.: Sommervogel, V, p. 1575; IX, p. 713; G. Pitré, Proffli biografici di contemporanei italiani, Palermo 1864, p. 88; I. Carini, Cenni su due benemeriti siciliani, in La Sicilia. Rie. period. di scienze, lettere, arti e politica, 2 (1866), p. 357 sgg.; G. Orlando, Il p. A. N. e le sue opere di cose sicule, in Arch. stor. sicil., nuova serie, 7 (1883), pp. 60-67; R. Salvo di Pietraganzili, Storia delle belle lettere in Sicilia. III. Palermo 1899, pp. 333-34; C. Frati, Diz. bio-bibliogr. dei bibliotecari e bibliofili italiani, Firenze 1933, p. 405; Diz. dei siciliani illustri, Palermo 1939, p. 337.
Enso Navarra
NARCISSO. - Personaggio da cui si denomina un gruppo che s. Paolo saluta in Rom. 16, 11 : «quelli della casa di N. (roùc èx rûv Napalazou), che sono nel Signore», cioè cristiani. Il nome di N. era frequente tra gli schiavi e i liberti (cf. CIL, VI, 4123. 4346.5206 .22875 ).
Così si chiamava anche un liberto, già ministro onnipotente di Claudio, spinto al suicidio da Agrippina poco dopo l'avvento di Nerone al trono (Tacito, Ann., XIII, 1; Dione Cassio, LX, 34). Passati allo Stato i beni e la servitù di lui, gli schiavi avrebbero conservato l'appellativo di «quelli di N.» o Narcissiani (cf. Maecematiani: CIL, VI, 4016. 4032; Ancyetiani, ibid., 4035; altrove Agrippini, Germaniciani, ecc.). Per le due iscrizioni del sec. it nel cimitero di Domitilla, nelle quali il nome di N. figura vicino ad altri nomi della famiglia neroniana, cf. O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, pp. 162 sg., 168, nota 2.
Lo pseudo Ippolito (De LXX Apostolis, 30 : PG 10, 955) fa N. uno dei 72 discepoli e vescovo di Atene. Il Martirologio romano lo ricorda il 31 ott. come martirizzato a Roma con Urbano e Ampliato (cf. Acta SS. Octobris, XIII, Parigi 1883, pp. 678-98).
BibL.: W. Sanday-A. C. Headlam, A critical and exegetical commentary on the Epistle to the Romans, 5^{°} ed., Edimburgo 1904, ristampa 1945, p. 423 sg.; A. C. Headlam, s. v. in Dict. of the Bible, III, p. 487; F. X. Pölel, Die Mitarbeiter des Weltapostels Paulus, Ratisbona 1911, pp. 405-10; R. Cornely, Epistola ad Romanos, 2^{°} ed., Parigi 1927, p. 777 sg.
Teodorico da Castel San Pietro
NARCISSO, santo. - E commemorato nel Martirologio romano il 29 ott., ma non consta che abbia avuto culto nell'antichità; fu introdotto nel Martirologio da Adone.
Successe a Dolichiano nel vescovato di Gerusalemme tra il 180 ed il 192 (regno di Commodo). Nel 195 partecipò al Sinodo di Palestina, convocato per ordine di papa Vittore per decidere sulla questione pasquale. Accusato da alcuni calunniatori, lasciò la sede e si ritirò nel deserto, ma gli accusatori furono raggiunti dalla divina giustizia e perirono secondo i loro spergiuri. Ritornò in seguito a Gerusalemme, e poiché era molto vecchio si scelse come coadiutore Alessandro di Cappadocia. M. dopo il 212 a oltre 116 anni di età.
BibL.: Eusebio, Hist. eccl., V, 12, 23; VI, 9-11; Tillemont, III, pp. 177-80; Acta SS. Octobris, XII, Parigi 1867, pp. 782 790; Martyr. Romanum, p. 483 sg.
Agostino Amore
NARCISSO, vescovo ariano di NeRONIade. Era già vescovo nel 325 ; partecipò in quell'anno al Sinodo di Antiochia per l'elezione del vescovo Eustazio, ma non volle sottoscrivere la formula di fede contro gli errori ariani già in voga.
Partecipò ancora al Concilio di Nicea dello stesso anno, dove parteggiò apertamente per Ario e lo difese. Fu uno dei destinatari della lettera che papa Giulio scrisse agli Orientali dopo il Sinodo Romano del 340, rimproverandoli della loro doppiezza e malafede contro s. Atanasio. Assiaté ai Concili di Gerusalemme (335) ed Antiochia (341), e nel 342 fu a capo della legazione diretta all'imperatore Costante. Fu deposto dal Concilio di Sardica (343) ma, protetto dall'imperatore Costanzo II, rimase nella sua sede. Nel 351 fu al Concilio di Sirmio contro Fotino, e nel 356 consacrò il vescovo ariano Giorgio di Alessandria. Nel 358, insieme con Patrofilo di Scitopoli, persuase Costanza a far convocare separatamente i due Concili di Rimini e di Seleucia, per poter meglio imporre la dottrina ariana. Sembra che sia morto poco dopo.
BibL.: Sacran, Hist. eccl., II, 18; Soaomeno, Hist. eccl., III, 10; Tillemont, VI, pp. 199 sg., 277-84, 326, 351, 394; Fliche-Martin-Frutas, III, pp. 84, 89, 124-30.
Agostino Amore
NARCISSO e FELICE, santi, martiri. - Sono commemorati nel Martirologio romano il 18 marzo. N. era vescovo di Colonia, F. diacono; sarebbero periti a Gerona nella Spagna, durante la persecuzione di Diocleziano.
Queste notizie sono tratte dalla leggendaria Conversio s. Afrae (BHL, 108). Secondo questo scritto, N. e F., dopo aver convertito a Colonia la meretrice Afra, si recarono a Gerona, dove furono martirizzati. Nel Martirologio geronimiano F. è commemorato solo, il 1^{°} sg., mentre di N. non è notizia. La Passio di F. racconta ch'egli era africano, originario di Scilli; durante la persecuzione di Diocleziano si recò nella Spagna, e a Gerona fu arre-
## Page 977
stato; condotto al tribunale del giudice Daciano, dopo vari tormenti fu ucciso. Di lui e della sua basilica parlano Prudenzio e s. Gregorio di Tours.
Biss.: S. Gregorio di Tours. De glorio martyrum, 91; B. Krusch, Conversio et Passio s. Afrae, in MGH, Script. rerum Merav., III, pp. 41-64; Acta SS. Martii, II, Parigi 1862, pp. 620623; Augusti, I, ivl 1867, pp. 22-24; Martyr. Hierosymianum, p. 411; Martyr. Romanum, pp. 102, 318. Agostino Amore
NARCISSUS Herz di Berching. - Teologo, n. a Berching (diocesi di Eichstätt), alla fine del sec. xiv, m. a Vienna il a ott. 1442. Fu probabilmente sacerdote secolare, anche se nel cod. di Eichstätt 474 è designato come appartenente all'Ordine benedettino. Fu uno dei più eminenti professori di teologia dell'Università di Vienna della prima metà del sec. xv. Magister artium (1412-1430), insegnò la filosofia aristotelica, scienze naturali e cronologia; procuratore della nazione romana (1415), diventò professore di teologia nel 1430 . Fu decano delle arti libere (1423, 1428, 1430) e rettore nel 1423 e nel 1431 .
Nel 1427 compilò una relazione sulla elezione dubbia (1423) del vescovo di Passavia. Nel 1431 fu eletto oratore dell'Università di Vienna presso il Concilio di Basilea, dove certamente fu presente nel 1435. La Biblioteca di Vienna conserva una sua relazione: Consilium pra Concilio Basileensi et papa Felice V. Scrisse anche una Determinatio ea. materiam unionis principum ad servandam neutralitatem inter Consilium Basileense et papam Eugenium. Nel 1442 fu mandato alla Dieta di Presburgo per respingere le pretese del re Vladislao di Polonia sul trono di Ungheria. Il suo Commentario al III I. delle Sentenze di P. Lombardo, considerato una della migliori opere della tarda scolastica, fu assai diffuso e ne esistono molti manoscritti nelle biblioteche europee.
Biss.: J. Aschbach, Geschichte der Wiener Universität, I, Vienna 1865, passim; F. Stegmüller, Repertorium commentariarum in sententias Petri Lombardi, I, Würzburg 1947, pp. 268-69. Hermine Kühn-Steinhausen
NARCOANALISI. - Esplorazione della psiche mediante sostanze farmacodinamiche di tipo barbiturico, che inducono uno stato artificiale di subnarcosi.
I primi tentativi di studiare i malati mentali in stato di subnarcosi risalgono a Long (1842), che impiegò l'etere, e a Moreau (1845), che si servì dell'haschitsch; molto più tardi (1909) vennero le esperienze di Silberer e Sidis e quelle di Claude, con l'etere, nel tentativo di sbloccare l'intoppo, la Sperrung degli schizofrenici. Laignel-Lavastine provò un barbiturico, il nembutal, per via intravenosa, per "esteriorizzare" i sentimenti dei malati. Del 1938-40 sono le interessanti osservazioni di Palmieri sulle esplorazioni sperimentali della psiche mediante la mescalina. Ma lo sviluppo attuale della n. si deve soprattutto agli anglosassoni (J. Stephen Horsley, 1936) che, durante l'ultima guerra, impiegarono largamente questo metodo sui loro soldati nevrotici.
La tecnica consiste nell'iniezione endovenosa, più o meno rapida, secondo i diversi metodi, di 8 -ro cc. di una soluzione al 10 \% di narcovene o di quantità diverse di soluzioni di farmotal, amital sodico, pentothal sodico, nesdoral, isomil, etc. Alcuni preferiscono cominciare l'interrogatorio quando il paziente cade nello stato crepuscolare, altri quando comincia a risvegliarsi. A prescindere dal punto d'attacco, mesencefalo-diencefalico, e dal fenomeni puramente neurologici, che presenta il soggetto in stato di subnarcosi, oggi si è d'accordo nell'ammettere che psicologicamente si osserva la scomparsa delle funzioni psichiche più elevate (sinissi intellettive, attenzione concentrata, critica); sembrano invece completamente conservate le funzioni fondamentali della vita psichica, di carattere psico-neurologico, come, p. es., l'attenzione provocata, l'orientamento, le percezioni e alcune attività mnemoniche, con presenza di ipermnesie; queste ultime sono facilitate probabilmente dal fatto che, poiché
l'attività mnemonica non si trova più al servizio di un potere raziocinante lucido e selettivo, si ha una più facile ecforia delle immagini mnemoniche, sollecitate soprattutto da momenti affettivi. Così, da un lato è aperta la porta percettiva, dall'altro la possibilità di elaborazione degli elementi fondamentali della vita psichica, delle immagini percettive e mnemoniche, su di un piano di affettività semplice e, quindi, facilmente suggestionabile. Una simile condizione sembra possa spiegare, quantunque in maniera non decisiva, il probabile meccanismo di azione della subnarcosi. Con l'impiego della n. si possono avere, schematicamente, tre tipi di risultati : a) assolutamente negativo; b) parzialmente positivo, in cui il paziente dichiara di essere soddisfatto, tranquillo, euforico, riferisce particolari anamnestici sui quali prima taceva; c) francamente positivo, per cui il paziente prende l'iniziativa, mostrando una serie ininterrotta di espressioni angosciose, o, anzi, una vera crisi emotiva di marca nevrotica, durante la quale evoca avvenimenti o ricorda persone legate strettamente alla sua vita intima o al suo stato morboso. A volte si manifesta uno stato sognante, con frasi spontanee rivelanti un eventuale delirio, la cui esistenza era stata solo sospettata o appena intravista; si osserva, soprattutto, se prima c'era resistenza od ostilità, un rilasciamento, un abbandono che, in qualche caso, può essere veramente sorprendente. Anzi alcuni, non appena interrogani, riferiscono con facilità e ricchezza di particolari tutta una serie di interpretazioni deliranti inedite o accennane ad allucinazioni che fino allora erano state nascoste. Si tratta di un vero Narcotest che permette una "diagnosi rapida farmacogena".
Recentemente, per il corrente impiego psicodiagnostico, è stata introdotta l'«anfetamina" (o metedrina o weekamin o pervitin), potente simpaticomimetico che viene iniettato endovena in quantità di 20-30 \mathrm{mgr}. Si ottiene il cosiddetto "shock anfetaminico" (Delay), con una forte eccitazione dell'impulso a parlare: la formazione delle associazioni e la formulazione verbale vengono facilitate, la corrente del pensiero è aumentata; mentre la n. ha un'azione depressiva sul tono emotivo e mentale e abbassa la tensione psicologica (si parla cioè di un "effetto psicolettico"), la "Weck-analisi " stimola e aumenta la tensione, cioè esplica una azione psicotonica. Quindi la Weck-analisi, accentuando i caratteri psicopatologici, facilita la diagnosi, rendendosi di grande utilità nei casi di reticenza. Oggi l'esplorazione farmacodinamica della psiche è entrata nell'ordinaria pratica diagnostica psichiatrica, anche se si tende sempre più a limitare il suo valore euristico, specie nei riguardi della n. Non si può però negare alla n. un notevole valore terapeutico: la subnarcosi, infatti, paralizzando la censura e indebolendo le inibizioni, determina una dissoluzione dei poteri intellettuali, razionali e sociali della personalità, permettendo la liberazione di tendenze istintive, affettive e autistiche e quindi la risoluzione di avaristi conflitti nevrotici. Secondo alcuni autori si tratterebbe di una semplice psicoterapia con analisi, facilitata quest'ultima dalla diminuzione di ansietà ottenuta per mezzo del medicamento.
I problemi etico-legali a proposito della subnarcosi nascono dal fatto, ben accertato ormai, che (almeno nella maggioranza dei casi) la n. provoca una dissoluzione dei poteri intellettuali e volitivi della personalità: si tratta di una profonda alterazione della struttura della personalità, di una vera infrazione delle leggi di difesa. Si deve ammettere quindi un grave attacco alla libertà individuale, cioè ad una proprietà fondamentale della personalità umana. Per tale ragione i medici legali, gli psichiatri, i giuristi, i moralisti hanno discusso con passione sulla liceità del ricorso alla n., soprattutto nella perizia giudiziaria.
L'utilizzazione della n., per uno scopo puramente medico, diagnostico e terapeutico, è legittima, a condizione però che il medico sia coscienzioso e competente e che egli rispetti il segreto professionale. Il consenso del paziente è d'altra parte normalmente richiesto: si si può passare sopra solo quando il metodo di cura si impone ed il soggetto è privato della conoscenza. Riguardo poi all'impiego della narcosi per stabilire in giudizio la colpevolezza di una persona, quasi tutti gli autori sono con-
## Page 978
cordi nel negare la liceità della n. Pur ritenendo che tale prova non costituisca affatto un'attacco alla integrità fisica dell'accusato, è riguardata tuttavia come un attentato ad un diritto assoluto della persona umana, la libertà. Se il periziando rifiuta di sottomettersi alla n., come pure alle altre ricerche (puntura lombare, encefalografia, elettroencefalografia, tasso alcoolemico, individualità sanguigna), il perito non può eseguire alcun esame e ciò non può costituire un argomento in sfavore dell'accusato "Verbases (n.) in der gerichtlichen Untersuchung und im Strafprozess; sie ist unrichtig und irrefiihrend" (Schönke-Cremerius, 1950-51).
Tali opinioni coincidono perfettamente con gli argomenti della teologia morale, canonizzati dal diritto della Chiesa. Il can. 1743 CIC, infatti, cosi si esprime : "Judici legitime interroganti partes respondere tenentur et fateri veritatem, nisi agatur de delicto ab ipsis commissa ". Riconoscendo espressamente al presunto colpevole il diritto di nascondere il proprio crimine, si arriva al logico rifiuto della n. come mezzo per ottenere informazioni o confessioni ai fini dell'istrutoria penale. Resta da vedere se sia lecito l'impiego della n. per altri scopi della medicina legale (p. es., al fine di dimostrare la non colpevolezza) o a scopo scientifico.
Qui c'è minore accordo di opinioni; voci autorevoli hanno recentemente affermato che la n., non essendo intrinsecamente illecito, è non solo legittima ma anche necessaria in medicina forense; un accusato non deve mai essere privato dei vantaggi che può riceverne; cosi la scienza non deve rinunciare a nessun metodo utile, di per sé mai illecito; l'uso della narcodiagnosi deve naturalmente restare sempre in mano a medici competenti, al solo scopo di una diagnosi medica, con il massimo rispetto per il libero consenso del paziente (Heuyer 1949). Non mancá però chi è contrario sia all'utilizzazione scientifica (ad es., M. Janssen), data la delicatezza dell'indagine, in cui i vantaggi non superano gli svantaggi; sia all'utilizzazione a favore del reo (ad es., J. Rolin).
Si deve infatti sempre tener presente che una valutazione puramente scientifica della n. non permette di considerarla come una prova evidente di giudizio. E oggi ben dimostrato (Redlich) che solo individui inclini alla confessione, con tendenze autopunitive incoscienti, possono piegare all'interrogatorio in subnarcosi (Freud chiama costoro "masochisti morali"); anzi, possono addirittura riconoscersi colpevoli di un delitto che non hanno compiuto, per salvarsi dal senso di colpa. Né, viceversa, la n. è capace di abolire, in individui normali, un certo grado di censura qualora si tratti di rivelazioni gravi : sperimentalmente si è osservato che durante la subnarcosi possono essere mantenuti meccanismi difensivi di copertura ("cover stories" di Redlich e Ravitz) e ciò pur in assenza di una minaccia di colpa e di una sanzione sociale, cioè con un tessuto emotivo di situazione molto più pronto alla difesa. Nessun dubbio, quindi, che sia inesatto parlare, in senso assoluto, di "siero della verità ".
Da un punto di vista psico-sociologico, la n. può essere di notevole utilità in rapporto alla sicurezza sociale (protezione della società contro il delinquente giovanile), come mezzo ausiliario per determinare le disposizioni educative utili per la riabilitazione del fanciullo (sempre che egli consenta); inoltre, il suo impiego sembra di valido aiuto nello studio dell'origine psicologica, soprattutto emotiva, del delitto. Essendo però un mezzo che può facilmente prestarsi all'abuso è indispensabile che sia adoperato da medici, non solo tecnicamente, ma anche moralmente preparati.
Birl.: H. Wunderstein, Die Narbose, Berlino 1912; J. St. Horsley, Narcs-analysis, Oxford 1943; Ch. H. Nodet, Psychanalyse et morale, in Cahiers Laënnec, 2 (1946), pp. 22-36; J. Rolin, Pecchiutal, in Etudes, 229 (1948), pp. 3-12; I. B. Maruège, Le pentothal, moyen d'effraction des consciences. Le droit a la verité et le droit au mensonge, in Le monde, 18 nov. 1948; D. Loges, Narcs-analyse et médicine légale, ibid., 30 nov. 1948 (questi due ultimi articoli sono stati riprodotti in Ephem. theol. Lovan., 25 (1949), pp. 293-96, 296-99); C. P. Adatto, Observations on criminal patiants during n., in Arch. Neurol. a. Psych., 1949, p. 82 sgg.; P. de Boeck, Retour du congrès de Rome; quelques questions de déontologie, II. La narco-analyse, in St Luc médical, 44 (1949),
pp. 393-400; L. Massion-Vernicry, Que faut-il penser de la narcoanalyse?, in La revue nouvelle, 9 (1949, II), pp. 116-27; J. Rolin, Le pexchatal en justice, in Etudes, 216 (1949), pp. 231-37; L. Bretagna, Le mythe du séruin de vérité, in Cahiers Laënnec, 3 (1949), pp. 4-18; A. Odinat, Le droit au silence, ibid., pp. 19-33; P. Gournelle, Le droit à la preuve, ibid., pp. 34-32; Ch. Lartère, De l'expertise mentale, ibid., pp. 33-63; F. Dominici, La n. nella prassi medico-legale, in Minerva Medica, 17 (1949), p. 303; J. Deloy, Méthodes biologiques en clinique psychiatrique, Parigi 1950; E. Boné, Quelques précisions téchoiques sur la narcoanalyse, in Nouvelle rev. théol., 72 (1950), pp. 184-92; M. Thiéry, La narco-analyse et la morale, ibid., pp. 192-98; V. M. Palmicri, La n. sotto il profilo medico-ginciotico ed etico-droasiologico, in Atti del IV Congr. internaz. dei medici cattolici, Roma 1950, p. 161 sgg.; E. Bognadli, Carpa e spirito, ivi 1951, pp. 191-98; A. Schönke, Juristische Fragen der psychiatrischen Praxis, in Narcenarzt, 22 (1951), p. 161; F. C. Redlich, L. J. Ravitz, C. H. Dession, N. and Truth, in Amer. J. Psychiat., 1951, pp. 107, 586; H. W. Janz, Die diagnostische Verwendbarkeit der Wochensinnsthungon der Psychopathologie, in Nervezarzt, 22 (1951), p. 43. Altra bibl. interessante in Rev. dioces. de Tournai, 3 (1950), pp. 234-60.
S. 234-60.
NARCOTIOL. - A differenza degli ipnotici (v.), sono quelle sostanze che determinano sonno assai più profondo (gr. «xpxotıaćc = che induce torpore), con uno stato di ottundimento assoluto della coscienza, rilasciamento muscolare, abolizione dei riflessi, spesso notevoli modificazioni della circolazione cerebrale. Come pratica medica, la narcosi - anche detta anestesia generale - usa medicamenti assumibili per via inalatoria (cloroformio, etere etilico, cloruro di etilo, protossido d'azoto, etilene), per via rettale (avertina) o endovenosa (evipan sodico, eunarcon, pentothal, narcovene e altri derivati dalla malonilurea).
La necessità della narcosi è resa evidente dalla impossibilità pratica di sopportare i dolori spesso atroci legati alle indaginose e lunghe manipolazioni proprie della moderna chirurgia e dalla necessità di evitare gli incoercibili moti istintivi di difesa che potrebbero pregiudicare la precisione e sicurezza dell'intervento e impedirebbero il completo rilasciamento delle pareti muscolari, necessario per ben dominare il campo operatorio. Una tale necessità pratica legittima moralmente l'uso dei n. per ottenere l'anestesia (v.) generale.
Birl.: A. M. Cagliotti, Trattato di anestesia, Torino 1946. Giuseppe de Ninni
NARDI, Francesco. - Prelato, canonista e pubblicista, n. a Vazzola (Veneto) il 18 giugno 1808, m. a Roma il 22 marzo 1877. Abbracciata la carriera ecclesiastica insegnò esegesi biblica nel Seminario diocesano di Cenede. Insegnò quindi nell'I. R. Ginnasio di Venezia, poi fu professore di diritto ecclesiastico e di filosofia all'Università di Padova, della quale fu anche rettore magnifico.
Pubblicò in tre volumi Elementi di diritto ecclesiastico ( 2^{2} ed., aumentata e corretta, Padova 1854) ed un'opera sul Diritto matrimoniale cattolico (ivi 1857). Per la sua competenza in materia canonistica divenne uditore della S. R. Rota per l'Impero austriaco e si stabilì nel 1859 a Roma, dove fu poi segretario della Congregazione dei vescovi e regolari. Svolse pure un'assai vasta attività pubblicistica, iniziata nel 1848 con la Lettera a Giuseppe Mazzini in risposta alla sua lettera a Pio IX (Venezia 1848), e proseguita nel decennio 1860-70 in difesa del potere temporale dei papi (Osservazioni sul dispaccio del 27 att. 1860 di Lord Giovanni Russell ministra degli Esteri di Grau Bretagna, Roma 1860; Roma e i suoi nemici. Al signor De la Gueronnièr, ivi 1862; S. Bernardo, s. Caterina da Siena e Carlo Magno sul potere temporale del papa. Al signor Bajson senatore, Torino 1862 ecc.). Si occupò anche di studi geografici e fu membro ordinario dell'Accademia pontificia dei Nuovi Lincei.
Birl.: M. S. De Rossi, Notizie biografiche di mons. F. N., in Atti dell'Accademia Pontificia de' Nuovi Lincei, 30 (18761877), pp. 483-90, con elenco degli scritti del N. Silvio Furlani
NARDI, JACOPO. - Scrittore, n. a Firenze nel 1476, m. a Venezia nel marzo 1563. Fu il più sugge-
## Page 979

(pti. Enit)
Nardò, diocesi di - Interno della Cattedrale (1230, con restauri moderni).
stivo fra gli storici a piagnoni a di Firenze. Alla prima cacciata dei Medici entrò, diciottenne, nella vita politica all'ombra del Savonarola. Bene o male s'adattò alla prima restaurazione medicea, tra le quinte degli Orti Oricellari, ove ascoltò dalla viva voce del Machiavelli i Diocesi sulla prima deca.
All'avvento della seconda repubblica (1527) s'impegnò contro i Medici, e non volle compromessi con loro, sebbene sollecitato. Visse esule a Venezia, dando lezioni di latino e consolando la nostalgia con il racconto dei fatti della patria tra il 1494 e il 1532 nei dieci libri Delle istorie della città di Firenze (1a ed. postuma, 1582). Sempre con quest'anima repubblicano e puritano lavorò a un volgarizzamento della prima deca di Livio e ad una Vita di Antonio Giacomini Tebalducci, il puro soldato di Firenze repubblicana. Una sua commedia, L'amicizia, forse precorre la Cassaria dall'Ariosto.
Bibl.: A. Pieralli, La vita e le opere di 7. N., la biografia e le opere minori, Firenze 1901; G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1950, pp. 440-42 (con bibl.).
Giuseppo Toffanin
NARDINI, COLLEGIO. - Prese il nome dal forlivese card. Stefano Nardini, arcivescovo di Milano (m. nel 1484), che lo fondò, con disposizione testamentaria, nel suo Palazzo romano presso S. Tommaso in Parione.
La cura legale ed amministrativa era affidata ai custodi e guardiani dell'arciconfraternita del Salvatore ad Sancta Sanctorum del Laterano. Avrebbe dovuto raccogliere venti giovani aspiranti al sacerdozio di Roma, Milano e Forli; però, per i raggiri degli eredi famigliari del fondatore, ne ospitava solo sei. Per mancanza di rendite fu soppresso verso la metà del sec. xviri.
Biel.: Moroni, XIV, p. 143; P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Roma 1940, p. 453; G. Pelliccia, La preparazione ed ammissione dei sberici ai S. Ordini nella Roma del sec. XVI, ivi 1946, pp. 140-48.
NARDÒ, diOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Lecce.
Ha una estensione di oltre 534 \mathrm{kmq}. con una popolazione di 140.000 ab., tutti cattolici, distribuiti in 26 parrocchie, servite da 94 sacerdoti diocesani e 26 regolari. Ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 284).
Storia. - L'origine della diocesi è confusa da leggende fiorite nei turbinosi eventi che visse la città negli anni del medioevo. Possesso bizantino fin dalla caduta dell'Impero romano, N. rimase tenacemente greca per lungo
tempo. Il suo episcopato esisteva già nel sec. viII, allorché giunsero esuli da Costantinopoli gruppi di basiliani che nel 761 riuscirono ad ottenere da Paolo I la sospensione della nomina di un nuovo vescovo e la trasformazione dell'episcopio in monastero con tutti i diritti e i proventi della cessata sede vescovile. Dal sec. viII all'xi, i priori greci ressero la sede neritina come suffragateca di Brindisi. Nel ropo Urbano II li sostituì nel governo della diocesi con i Benedettini, che, poco tempo dopo, ottennero dal successore Pasquale II la nomina di un abate con giurisdizione episcopale. La concessione di questi diritti generò lunghe controversie con i vescovi vicini, in particolare con Gallipoli e Brindisi, ma sempre inutilmente: tutti i pontefici confermarono l'autorità dell'abate benedettino. L'opera di latinizzazione, iniziata con l'occupazione normanna (1055), ebbe un colpo decisivo dalla riforma del card. Rodolfo, inviato come visitatore apostolico nel 1267 da Clemente IV, in seguito ai disordini tra i seguaci dei due riti. Il risultato più notevole fu l'istituzione di una doppia arcipretura greca e latina; l'arciprete latino prese il titolo di maximus. La convivenza dei due riti durò a lungo nella chiesa e nel territorio della diocesi: durante le celebrazioni greche dell'Epifania o latine della Pentecoste, erano ora gli uni ora gli altri a prestarvi assistenza. L'armonia venne turbata dallo scisma di Clemente VII che nel 1388 nominò vescovo di N. Matteo De Castellis deposto nel 1401 da Bonifacio IX. La Sede, in preda ai disordini, fu assoggettata all'arcivescovo d'Otranto, il quale tentò più volte, ma invano, di sopprimere il rito greco che pur contava nella diocesi 16 colonie. Gli stessi Benedettini concorsero ad annullare tutti gli sforzi. Nel 1413 finalmente Giovanni XXIII reintegrò la sede episcopale ed elesse primo vescovo Giovanni Epifani, l'abate benedettino difensore dei Basiliani, confermando l'indipendenza della sede e i privilegi concessi. Tra i successori, si ricorda Fabio Chigi (1634), divenuto poi Alessandro VII. La sede è immediatamente soggetta alla S. Sede.
MONUMENTI. - Il monumento più notevole è la Cattedrale dedicata alla B. M. V. Assunta, costruita probabilmente in epoca normanna sui resti di una distrutta chiesa basiliana. Rifatta nel 1230 dopo il terremoto, fu talmente rimaneggiata nel 1725 dal vescovo Sanfelice, da perdere del tutto l'aspetto primitivo. Solo gli ultimi restauri (1892-1900) le hanno ridato la linea romanica originaria. Da segnalare : all'esterno, la serie degli archetti sul fianco destro della nave maggiore e le absidi trecentesche; all'interno, il contrasto delle arcate romaniche a destra, gotiche a sinistra, queste ultime dovute ai restauri del sec. xili. Sono inoltre interessanti nella stessa chiesa : i pilastri compositi, ornati di affreschi trecenteschi, in cui vivono tenaci reminiscenze bizantine; due tele del Sanfelice; un S. Michele, forse del Solimena; e il Crocifisso nero, scultura in cedro che una pia leggenda vuole abbia sanguinato nel sacco saraceno (901). Gli affreschi del coro sono di C. Macceri (1899-1900).
Delle altre chiese si ricordano quelle dell'Immacolata, di S. Teresa, e specialmente quella di S. Domenico, cinquecentesca, la cui facciata, rifatta dopo il terremoto del 1743, è un tipico esempio del barocco fastoso e paradossale, che fiorì nel leccese, in quel secolo di esasperazioni artistiche. Interessante è infine l'Ossana, un'edicola ottagonale, forse del 1603 , con archetti ogivali reggenti una cupoletta ornata di guglie.
Bibl.: Uphelli, I, pp. 1055-63; X, pp. 291-302; EubelI, p. 363 ; II, p. 223 ; III, pp. 273-74; IV, p. 257; S. Paoli, De ritu ecclesiae Neritinae exercisandi aquam in Epiphaniam, Napoli 1719; Chronicon Neritinum (1090-1366) dell'ab. Stefano di Monte alto di N., in RIS, XXIV, pp. 889-907, 907-910 (continuazione di un anonimo fino al 1412); G. Ricciardi-Moretti, La cattedrale di N., Milano 1898; L. Ceci, Il campanile della cattedrale di'N., in Napoli nobiliss., 9 (1900), pp. 93-94; G. Gay, L'Italia meridionale e l'Impero bizantino, Firenze 1917, passim; G. Gigli, Il tallone d'Italia, II, Bergamo 1912, pp. 41-53; Comineau, II, col. 2040; M. D'Orsi, La chiesa di S. Cosimo a N., in Rassegna nazionale, 58 (1936), pp. 189-201; A. Tafuri, Ripristino e restauro della cattedrale di N., Roma 1944.
Pasquale Testini
NARNI, diOCESI di. - Città e diocesi nell'Umbria, in provincia di Terni.
## Page 980

(fot. Gab. fut. naz.)
Narni, diocesi di - Ponte romano sul Nera.
Ha una popolazione di 34.600 ab. ripartiti in 41 parrocchie con 36 sacerdoti secolari, 20 religiosi e 140 religiose. Vi è un seminario vescovile. Dal 1907 le diocesi di N. e Terni sono unite; a N. risiede un delegato vescovile. La diocesi è immediatamente soggetta alla S. Sede. Patrono di N. è s. Giovenale, la cui festa si celebra il 3 maggio.
La città è posta sulla Via Flaminia, in posizione dominante sulla gola del fiume Nera e sulla conca di Terni.
I. Storia. - Fu centro degli Umbri (Nequinum); nel 299 a. C. fu conquistata dai Romani che vi dedussero una colonia latina (Narnia). Nel 209, durante la II guerra punica, rifiutò aiuto a Roma e fu più tardi punita con altre città ribelli. Divenne municipio nel 90 a. C. e fu ascritta, sembra, alla tribù Papiria. Augusto, restaurando la Via Flaminia, vi costrui il celebre ponte, che anche nell'antichità fu considerato il monumento più noto di N. Ebbe parte notevole nella guerra tra i partigiani di Vitellio e quelli di Vespasiano ( 69 d. C.) e partecipò tra il 537 e il 552 alle alterne vicende della guerra gotica. Nel medioevo fece parte del ducato romano e poi di quello di Spoleto. Nel 1143 si eresse a comune libero. Nel 1167 si ribellò al Barbarossa onde fu presa e saccheggiata (1174) da Cristiano arcivescovo di Magonza. Nel 1262 si alleò con Roma e Perugia contro Federico II. Nel 1354 il card. Albornoz si impossessò di N. e vi fece costruire la Rocca. Passò successivamente in mano degli Orsini, dei Tomacelli, di Ladislao di Napoli, di Braccio Fortebraccio, dei Colonna e nel 1439 fu definitivamente incorporata nel patrimonio della Chiesa. Un terribile saccheggio subí N. nel 1527 per opera delle truppe imperiali che massacrarono la popolazione e incendiarono la città. Nel 1860 entrò a far parte del Regno d'Italia. N. è patria dell'imperatore Nerva ( 96 -98 d. C.) ivi nato nel 30 d. C., di Erasmo detto il Gattamelata, celebre capitano della Chiesa e dei Veneziani (ca. 1370-1443), di Galeotto Marzio, umanista, medico e astronomo (1427-97), di Caterina Franceschi Ferrucci, letterata ( 1803-87 ).
Il cristianesimo appare a N. fin da tempi assai antichi; secondo la tradizione la fede cristiana vi fu predicata da s. Feliciano vescovo di Foligno e da s. Giovenale che sarebbe stato il suo primo vescovo e che fu sepolto fuori della città, in un monumento che ancora si conserva. Sono noti altresi per i secoli più antichi il vescovo Pancrasio figlio e fratello di vescovi, morto nel 444 e s. Cassio consacrato nel 536 , m. nel 558 , di cui s. Gregorio parla con lode nei Dialoghi e che fu spettatore delle vicende della guerra gotica. Più tardi si hanno sicure memorie dei vescovi Giovanni (notizie del 558-60), Proietticio (notizie del 591) e Costantino (notizie del 595, 598). Dal vir sec. la diocesi di N. assorbe quella otticolana mentre il vescovo narnese ha di quando in quando giuradizione sulla soppressa diocesi di Terni. Nel 965 il vescovo Giovanni fu eletto papa con il nome di Giovanni XIII. Nel 1159 Alessandro III detto norme per l'elezione dei canonici e successivamente Celestino III ne stabili il numero a 22, portato a 24 da Onorio III e ridotto a 16 nel 1224. Nel 1343 fu vescovo di N. Agostino Tinaccio da S. Gemignano, dottissimo e celebre predicatore. Il vescovo Pierdonato Cesi, poi cardinale, confermò al Capitolo nel 1546 il privilegio di liberare un condannato a morte nel giorno di s. Giovenale. Nel 1660 il vescovo Raimondo Castelli istituì il Seminario. Nel 1687 Innocenzo XI concesse ai canonici l'uso del rocchetto e della cappa magna.
Sono nativi di N. la b. Lucia domenicana (m. nel 1544), i cardd. Berardo Eroli, Giuseppe e Carlo Maria Sacripanti, il p. Caravita fondatore dell'Oratorio romano che reca il suo nome.
II. AbbaZIE E MONASTERI. - Nel 1846 nella città e dintorni erano 7 conventi maschili (Domenicani, Agostiniani, Serviti, Scolopi, Fatebenefratelli e Minori Osservanti) e 3 femminili (Benedettine, Francescane); nella diocesi due conventi di Cappuccini, due di Minori Osservanti, uno di Minori Riformati, tre monasteri di Benedettine, due conventi di Orsoline. Ora sono quasi tutti soppressi. Tra i monasteri più antichi di N. e diocesi si ricordano: per N. il monastero di S. Girolamo (sec. xir-xiir; rifatto dal card. Berardo Eroli); l'abbazia benedettina di S. Casciano del sec. xiri, diruta; l'abbazia di S. Chiara, delle Clarisse; l'abbazia di S. Bernardo, dei Benedettini, lo Speco di S. Francesco presso N. ove il Santo dimorò a lungo. Ad Otricoli il monastero di S. Vittore che fu dichiarato soggetto al vescovo di N. da Gregorio IX (1232) e fu poi di diritto e proprietà della Chiesa romana. Fu fondato dal vescovo s. Fulgenzio nel vi sec. ed ha ivi annesso un cimitero sotterraneo. A Sangomini l'abbazia benedettina di S. Niccolò del Monte di cui si hanno notizie dal sec. xir (chiesa diruta) e l'abbazia pure benedettina di S. Gemini, fondata prima dell'800, ora chiese parrocchiale di S. Gemini. A Stroncone l'abbazia benedettina di S. Benedetto de fundis fondata nel 758 da Ansa madre di Adelchi (notizie dal 1232, chiesa a tre navate, diruta); a Calvi il convento di S. Francesco fondato, secondo la tradizione, dal Santo; a Collescipoli, il monastero di S. Giuseppe, dei Silvestrini.
III. Istituzioni culturali. - Nel Palazzo comunale sono la Biblioteca (ca. 7000 voll., 26 incunaboli, 74 manoscritti), l'Archivio e la Pinacoteca (contiene alcune pregevoli opere: Incoronazione della Vergine del Chirlandaio, 1486; Annunciazione di Benozzo Gozzoli); un archivio si conserva anche presso la Cattedrale.
IV. MONUMENTI DI N. Z DINTORNI. - Chiesa cattedrale di S. Giovenale, romanica, sorta agli inizi del sec. xir, consacrata nel 1145 : a tre navate, divise da colonne con archi a sesto scemo. Contiene l'oratorio di S. Giovenale del Iv sec., che servì di tombe ai primi vescovi della città, con interessante facciata spartita da lesene; chiesa parrocchiale di S. Agostino, del sec. xv; chiesa parrocchiale di S. Maria Impensole, romanica del 1175 ca., a tre navate, divise da colonne ad archi a sesto scemo; con portichetto analogo; chiesa di S. Domenico (già S. Maria Maggiore) con bel portale romanico (sec. xit); chiesa di S. Francesco del sec. xiv, con ricco portale gotico. Nei dintorni : chiesa di S. Angelo in Massa, con porte del sec. xir; chiesa diruta di S. Martino in frazione Taizzano, romanica; chiesa di S. Pudenziata a Vizziano,
## Page 981
romanica, con cripta del x sec. Esistono alcune iscrizioni palcocristiane (CIL, XI, 4162-69).
Tra i monumenti civil: la Rocca, il Palazzo comunale rifatto nel 1273, la L.aggia del Podestà e una fontana del principio del sec. xiv.
Nella diocesi : Otricoli: chiesa di S. Maria (notizie del sec. xiri). Esistono alcune iscrizioni palcocristiane c, presso la città, notevoli resti dei monumenti romani dell'antica Ocriculum. Collescipoli: chiesa di S. Niccolò con portale del sec. xiv, chiesa campestre di S. Stefano (1093). S. Gemini: chiesa di S. Giovanni con facciata del 1199, chiesa di S. Francesco del sec. xv, oltre alle già ricordate. Stroncone: chiesa di S. Francesco (portale del sec. xiri); chiesa parrocchiale di S. Niccolò (portale del 1171); chiesa di S. Biagio di Coppe (affreschi del sec. xv). - Vedi tav. CX.
BibL.: Per la città romana: E. Bormann, in CIL, XI, in, pp. 601-602; E. Martinori, Via Planizia, Roma 1929, p. 102 sgg.; C. Pietrangeli, N. colonia e mnuicipio romano, in Roma, 19 (1941), pp. 3-16 (con bibl. precedente). Per la città medievale e moderna: G. Erol, Miscellanea storica narnea, I, Nami 1838; II. ivi 1862: E. Martinori, Cronistoria narnese, Roma 1930 (indice di manoscritto dello stesso autore nella Biblioteca comunale di N.). Per i primi secoli del cristianesimo: Lanzoni, I, pp. 402404; H. Leclercq, s. v. in DACL, XII, i, coll. 878-82; per la storia della diocesi: Ughelli, I, col. 1007 sgg.; Cappelletti, IV, p. 541 sgg.; F. Kehr, Italia Poutificia, IV, Berlino 1909, p. 29 sgg.; Moroni, XLVII, pp. 226-35. Per la chiesa e i monumenti : S. Bucciarelli, Carbide, Narnieruit Ecclesiae antiquitas, Nami 1720; G. Erol, Descrizione delle chiese di N. e suoi dintorni, ivi 1898; E. Wijschec-Becchi, Das Oratorium des M. Cassius, in Rôus, Quartalschr., 19 (1905), p. 42 sgg.; 25 (1911), p. 61 sgg.; id., Il scpolcro di S. Giavenale, primo vescovo di N., in Arch. per la storia eccles. dell'Unione, 1 (1913-14), pp. 248-74. Carlo Pietrangeli
NARODNIKI. - Specie di socialismo pre-marxista in Russia; ebbe soprattutto diffusione fra il 1870 e il 1880 .
I N. credevano di poter ravvisare nei comuni rurali (obščina) il germe di un socialismo agrario che avrebbe permesso, in Russia, un immediato trapasso all'ordinamento socialista evitando una previa epoca capitalistica. Il movimento assume carattere rivoluzionario con la fondazione dell'organizzazione Zemlja i Volja ("Terra e libertà»; 1876), che, più tardi, si divise in una parte più radicale, Narodnaja Volja ("Libertà del popolo") e in una parte più moderata, Cernyj perodal ("Ridistribuzione della terra nera»). La Narodnaja Volja organizzò una serie di attentati ad alte personalità politiche, finché nel 1881 lo zar Alessandro II ne fu una delle vittime. Il marxismo entrò nella vita pubblica in Russia, soprattutto con la sua lotta pubblicistica contro i N., imperniando la polemica specialmente sul "metodo soggettivo nella storia e nella sociologia" (P. L. Lavrov, N. K. Michajlovskij), al quale i marxisti opponevano (v. materialismo storico) un determinismo economico assoluto; sulla funzione della personalità nella storia e sul problema della via di sviluppo peculiere alla Russia, i marxisti sostenevano la tesi della necessità di una evoluzione capitalistica anche in Russia.
BibL.: G. Plechanov, Socializm i politikoshaja bar'ba (»Il socialismo e la lotta politica "), 1883; Nali razumglosija (»Le nostre divergenze "), 1883; Osnovanie narodnižestva v trudach g. F. Vavancovo (»Il fondamento del populismo nelle opere del sig. V. Voroneav"), 1896; V. I. Lenin, Cte takoe sdeuz' ja naroda" i hak oni vaijajut protiv social-demokratov ("Che significa s amici del popolo s e come essi lottano contro i socialdemocratici "), in Sactueuija ("Opere "), 4^{4} ed., vol. I; id., Ekonomičeshoe zadoržnate narodnižestva i kritika ego v hnige g. Struve ("Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del sig. Struve"), in ibid. (cf. Opere scelte, Mosca, ed. in lingue estere); N. Berdjaev, Subjektivizm i individualizm o obštrovennoj filosofie ("Soggettivismo e individualismo nella filosofia sociale "), Pietroburgo 1901; id., Il senso e la premessa del comunismo russo, Roma 1944; T. G. Moserik, La Russia e l'Europa, II, Roma 1945; E. Lo Getto, Storia della Russia, 2 voll., Firenze 1946 (con bibl.); G. A. Wetter, Il materialismo dialettico sovietico, Torino 1948.
Gustavo A. Wetter
NARSAJ il Lebbroso. - Scrittore siro nestoriano, n. ca. il 410 a 'Ajn Dulbã, m. poco dopo il 503. Insegnò lungo tempo nella scuola catechistica di Edessa. Espulso a causa della sua tendenza ne-
storiana, nel 457 fondò la scuola di Nisibi, che diresse per ben 40 anni.
Scrisse non meno di 360 discorsi metrici e inni che trovarono accoglienza nell'uso liturgico. Una lunga spiegazione della liturgia eucaristica e una di quella del Battesimo vanno pure sotto il nome di 'Abdibò' di Elam. I suoi scritti si distinguono per la bellezza dello stile e gli hanno meritato il soprannome di "arpa dello Spirito Santo".
BibL.: A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, Bonn 1922, pp. 109-13; J.-B. Chabot, Littérature syriague, Parigi 1934, pp. 50-51.
Guglielmo de Vries
NARSES, LAMPRONENSE. - Arcivescovo armeno di Tarso in Cilicia, n. nel 1153, m. il 14 luglio 1198. Suo padre Osclun II, signore di Lampron, apparteneva alla più nobile famiglia dell'Armenia. Fu monaco prima nel monastero di Sghevra, poi in quello di Sagheru sul Monte Taurus. Ai 23 o 24 anni fu creato da Gregorio IV Degha arcivescovo di Tarso.
N. prese parte attiva nella vita politica e religiosa del suo tempo, contribuì alla fondazione del regno armeno della Cilicia ed ai tentativi di unione con i Calcedonesi, approdati all'unione della Chiesa armena di Cilicia con quello di Roma nel 1198, pochi mesi dopo la morte di N. Prima, sulle orme dello zio, il katholikós Narses Glaiense, N. prese parte al Sinodo di Rom-Gla (1179) e fu l'anima del Sinodo di Tarso (1156-77); anzi fu N. a guidare l'ambascierio degli Armeni a Bisanzio nel 1197. Ma insieme N., sospetto a non pochi armeni per il suo filocattolicismo che lo portò a prendere alcuni usi liturgici e formole dogmatiche dei Latini, diventò il più valido appoggio del principe Leone II e del katholikós Gregorio VI Abi rad per le trattative con Celestino III in vista dell'unione. N. è ritenuto santo nella Chiesa armena, ed è il più grande teologo armeno del sec. xir. Si dice che abbia scritto una cinquantina di libri. Si conservano la Orazione sinodale pronunciata nel Concilio di Tarso (trad. it. di G. B. Aucher, Venezia 1812; altri la riferiscono al Concilio di Rom-Gla); il trattato sulla Istituzione della Chiesa e sul Mistoro della Messa, edito in armeno (Venezia 1847), del quale pubblica lunghi riassunti in armeno e francese E. Dulaurier, Recueil des histoires des Croisades, Documents arméniens (I, Parigi 1869, pp. 569-603); la Collezione di documenti circa le controversie con i Siri e con i Greci pubblicata in armeno (Parigi 1788, Costantinopoli 1825); i Commentari ai Salmi, ai libri di Salomone ed ai Profeti minori, dei quali solo questo ultimo fu stampato (ivi 1826 ); ed alcune omelie e lettere edite a Venezia (1787). La larghezza di spirito, la compiutezza degli studi fatti a Bisanzio, Antiochia, Cipro e sulla Montagna Nera, e principalmente le stesse circostanze in mezzo alle quali visse, portarono N. sul terreno delle larghe concessioni dogmatiche nel campo delle dottrine cristologiche.
BibL.: F. Soukias Sunal, Quadro della storia letteraria di Armenia, Venezia 1829, pp. 94-99; E. Dulaurier, Recueil des histoires des Croisades, Documents arméniens, I, Parigi 1869, pp. 557-68; A. Tse-Mikelien, Die Armenische Kirche in ihren Beziehungen zur Byzantinischen vom IV. bis zum XIII. Jahvk., Lipsia 1892, pp. 109-14; F. Tournebize, Histoire politique et religieuse de l'Arménie, Parigi 1900, pp. 259-67; J. Aegian, Il patriarca Gregorio IV Degha, in Bessorione, 2^{°} serie, 3 (1902), pp. 188-93; id., Il patriarcato di Gregorio VI detto Abiwal, ibid., 4 (1903), pp. 384-91; P. Tekeyan, Controverses christologiques en Arméno-Cilicie (1163-98) (Orientalia christiana analecta, 124), Roma 1939.
Maurizio Gordillo
NARSETE. - Generale dell'esercito bizantino sotto Giustiniano, n. verso il 480 , m. a Roma nel 574. Entrò presto a corte ed ebbe favori e missioni importanti. Nel 532 fece fallire una rivolta contro l'Imperatore e nel 537 ristabilì ad Alessandro la pace turbata da questioni religiose. Nel 538 venne in Italia per aiutare Belisario contro i Goti, e nel 551, ad oltre 70 anni, ebbe il supremo comando. In una battaglia campale presso Tagina sconfisse Totila (luglio 552), che vi perdette la vita.
Occupò facilmente Roma, e l'anno seguente distrusse
## Page 982

(da J. Cibolla, in Atti del IV' Cangr. int. di archeologia cristiana, II, Città del Vaticano 1938, p. 281, 82. 31 Nartece - Pianta di S. Vitale (sec. vi) con n. - Ravenna.
completamente il Regno gotico vincendo Teia, successore di Totila, sulle rive del Sarno (marzo 553). Per ca. 20 anni N. dominò Roma con pieni poteri civili e militari, con il titolo di ex-console e la dignità di patrizio. Fece costruire chiese e monasteri, riparare ponti ed altre opere pubbliche. Per suo intervento papa Vigilio poté lasciare Costantinopoli, dov'era trattenuto prigioniero, e quando egli morì ( 555 ) riuscl a far accettare l'elezione di Pelagio I, evitando uno scisma alla Chiesa romana. N