zio intorno al 1860 ; se ne possono considerare precursori J. Fries (v.) e F. Benecke. Nella seconda metà del secolo si determina un nuovo fervore di studi storici e filosofici, che contribuisce a diffondere le opere di Kant e ad approfondirne la conoscenza. Importanti soprattutto K. Fischer (1824-1907) e O. Liebmann (1840-1912: Kant und die Epigonen, Stoccarda 1864), che diede l'impulso decisivo al movimento neocriticistico. Si sogliono distinguere nel n. tedesco sette indirizzi fondamentali. Il primo è detto n. fisiologico, in quanto le forme a priori vengono ridotte a semplici condizioni fisiologiche della conoscenza. Il fisico H. v. Helmholtz (1821-94) ritiene che le rappresentazioni siano segni o simboli, i quali non provano l'esistenza degli oggetti esteriori, mentre F. A. Lange (v.), opponendosi al materialismo nel considerare, sulle orme kantiane, la materia come semplice rappresentazione, esclude, d'altra parte, qualsiasi possibilità di deduzione trascendentale, riducendo sia le forme della sensibilità sia le categorie a forma dell'organizzazione psicofisica. Il secondo indirizzo, detto n. metafisico, raccoglie direttamente l'impulso dato al movimento dall'opera di O. Liebmann; in esso si suole includere il pensiero di E. Zeller (v.), uno dei massimi fautori del ritorno a Kant, e di J. Volkelt (v.). Pur su basi empiristiche e relativistiche, essi sostengono la possibilità di una metafisica critica. Alla completa esclusione di qualsiasi ricerca metafisica tende invece il n. realistico, che ha il suo massimo esponente in A. Riehl (v.), il quale sostiene con rigore la riduzione della filosofia a teoria scientifica della conoscenza; accetta la cosa in sé e l'apriorismo kantiano, attribuendo a quest'ultimo un valore sociale. Verso la fine del sec. xix una fase del n. è determinata dalla cosiddetta Scuola di Marburgo (v.), fondata da H. Cohen (v.), con indirizzo logistico-metodologico. Per il Cohen compito della filosofia è di mettere in luce le strutture logiche della conoscenza, che è essenzialmente scienza matematica della natura; l'intuizione è assimilata al pensiero concettuale, che si identifica con il proprio contenuto. Estetica, morale e religione rientrano nel dominio della conoscenza concettuale. Anche P. Natorp (v.) è fautore di un intellettualismo logico, d'intonazione platonica; accentua l'unità di pensiero e di essere, intesa come costruzione dell'essere da parte del pensiero; la matematica è l'esempio di un processo conoscitivo, costruttivo, che può estendersi a un campo indefinitamente più vasto. Alla Scuola di Marburgo appartiene inoltre M. E. Cassirer (1874-1943), che si occupa del problema della conoscenza soprattutto dal punto di vista storico. Parallelamente al n. metodologico, si sviluppa il n. assiologico, proprio della scuola fondata da W. Windelband (v.) detta della Germania sud-occidentale o del Baden. Dall'etica kantiana il Windelband assume il concetto di «dovere», unificando in esso tutte le branche della speculazione filosofica. Anche il pensiero sottostà a un dover essere, che costituisce il criterio di verità; la filosofia non crea, ma deve discernere i valori, propri della coscienza normale, che costituiscono la cultura umana. M. H. Rickert (v.), discepolo del Windelband, sviluppa le teorie del maestro nel senso di un idealismo trascendentale; distingue le scienze naturali dalle scienze culturali, aventi come oggetto il singolo, nei suoi rapporti con il valore, il quale, nella sua priorità logica, trascende ad un tempo il soggetto e l'oggetto. Analogamente H. Münsterberg (1863-1916) contrappone alla verità obbiettivata della scienza un sistema di valori indipendenti dalla temporalità. Il n. in questa forma non può dar luogo ad alcuna deduzione delle categorie. Ciò appare evidente nell'opera di M. B. Bauch (n. nel 1877), per il quale il sistema delle categorie, ossia, secondo la sua concezione, delle leggi naturali, è passibile di continuo accrescimento
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e si integra con il sistema dei valori di cultura. Fra gli allievi di W. Windelhand va inoltre ricordato E. Lask (1875-1915); fra gli allievi di M. H. Rickert, W. Metzger (1879-1912). Si può considerare incluso nel movimento neocriticistico anche il relativismo di G. Simmel (v.), che traspone la dottrina dell'a priori kantiano nel campo della storia, della sociologia, della psicologia sociale, dell'etica. Un'ultima corrente, che attinge i suoi motivi fondamentali alla dottrina del Fries, interpreta il criticismo in senso psicologico; ne sono rappresentanti H. Cornelius (n. nel 1863) e soprattutto L. Nelson (1882-1927).
In Francia il massimo esponente del n. è Ch. Renouvier (v.); egli riprende i fondamenti del kantiano, per trasformarli in un radicale fenomenismo; respinge decisamente la cose in sé, intendendo la rappresentazione come relazione fra soggetto e oggetto, tale che questi sono solo nella e per la relazione. Le categorie, delle quali il Renouvier rinnova l'elenco, non appartengono né al soggetto soltanto, né al solo oggetto, ma sono modi della rappresentazione stessa; la serie delle rappresentazioni costituenti l'universo è finita; l'infinito riguarda soltanto il possibile, non il vero. In questo senso si risolvono le antinomie kantiane; il Renouvier ne accetta soltanto le tesi, respingendo le antitesi come illusorie; il mondo è discontinuo e in esso è concepibile una libera causalità. La libertà, fondamento indispensabile dell'azione morale, porta l'uomo a optare per il riconoscimento della contingenza universale, poiché anche il giudizio ha il carattere di un atto di volontà. Fra i discepoli del Renouvier sono da annoverare V. Brochard (1884-1907), G. Milhaud (18381918), il quale accentua la distinzione fra la certezza logica, necessariamente limitata e relativa, e la certezza intuitiva, che non rifugge dalla contraddizione ed è alla base di ogni conoscenza, O. Hamelin (v.), che ricostruisce la tavola delle categorie su basi razionali, secondo lo schema della dialettica hegeliana.
Anche in Italia il n. risponde all'intento di accordare la fiducia nelle scienze positive con l'esigenza di salvaguardare il mondo dei valori spirituali e culturali. Precursore del movimento è considerato A. Testa (1784-1860), che si adoperò a far conoscere in Italia il pensiero kantiano, contrapponendolo alle correnti allora vigenti. Ma soltanto nella seconda metà del sec. xix divennero numerosi gli studiosi italiani che, venendo in contatto con i rappresentanti del n. tedesco, si dedicarono a diffondere e ad approfondire la conoscenza di Kant. Fra essi C. Cantoni (v.) diede un'ampia esposizione della filosofia kantiana (E. Kant, 3 voll., Milano 1879-84), fra le più complete opere sull'argomento. Il Cantoni vede nel criticismo, che egli sviluppa in senso realistico, la possibilità di collegare strettamente la filosofia con le scienze e con tutte le sfere della spiritualità umana. F. Masci (v.), considerato il massimo rappresentante del n. italiano, accentua invece il valore soggettivo dell'a priori, che tuttavia rimane pienamente valido per la realtà oggettiva, in quanto materia e spirito costituiscono un'unica sostanza psico-fisica, che si evolve nel senso di un progressivo potenziamento dello spirito. Appartengono inoltre al n. italiano: F. Tocco (v.), A. Chiappelli (v.), G. Barzellotti (v.), S. Turbiglio (1842-1901), G. Zuccante (v.), A. Faggi (n. nel 1868), L. Credaro (1860-1939), F. De Sario (v.), P. Martinetti (v.).
BibL: per i singoli autori v. le rispettive voci. Inoltre: Uberweg. IV, specialmente pp. 416-76; V. v. indice (per il n. italiano cf. pp. 212-20); W. Windelband, Storia della filosofia. trad. it., II, Firenze 1948, pp. 497-504. M. Elena Roma
NEOFITI. - Dal greco vókerov dice pianticella nuova, quindi tenera. Nella S. Scrittura ricorre una volta, benché vi siano molti accostamenti, essendo la vita cristiana paragonata alla pianta e all'innesto. S. Paolo (I Tim. 3, 6) chiama n. i neoconvertiti dal gentilesimo: questa accezione del termine si perpetuò nella Chiesa, includendovi pure dopo il Battesimo i convertiti da qualsiasi setta non cristiana. Il termine ebbe pure il significato di individui ammessi da poco alla vita religiosa o clericale (cf. s. Gregorio Magno, Epistolae: PL 77, 784; 1030-37, 1051). I due
significati passarono in Graziano (1, 2, D. 48); ma poi furono nettamente distinti. Affini ai n., anche per le norme disciplinari, sono i clinici (v.).
Per vari secoli i n. furono numerosi, come appare dalle iscrizioni funerarie, dai Padri, dalla storia: la severità disciplinare e un'osigerata prudenza di fronte ai gravi doveri cristiani facevano ritardare il Battesimo, nonostante l'opera della Chiesa, non solo a molti pagani, ma anche ai catecumeni. Comunque, si ebbero per loro sempre cure particolari, p. ex., il rito battesimale solenne nelle vigilie di Pasqua e Pentecoste, con l'institutio o serme del vescovo, la traditio legis Christianae, la tunica alba per tutta l'ottava, l'osculum pacis, la Cresima e l'Eucaristia. Del celebre Vittorino dice Agostino (Confess., 1. 8, n. 2): "Senex non rubuit esse puer Christi et infans fontis Dei n.
S. Paolo (loc. cit.) prescriveva che il n. non fosse ordinato vescovo per il pericolo di perventimento in persona non sufficientemente istruita e formata. La pace costantiniana ( 315 ) portò a inserire alcuni n. fra il clero; vi ebbe parte pure l'ambizione latente di qualche n. o il desiderio del popolo d'aver per vescovo qualche celebre convertito. L'abuso fu condannato dal I Concilio di Nicea (323) e da altri, estendendo la proibizione anche al presbiterato e più tardi alla tonsura, creando allo scopo un impedimento, o, secondo altri, un'irregolarità. Le ragioni, altre quella addotta da s. Paolo, sono esposte da s. Girolamo (Ad Oceanum: PL 22, 663), Gregorio Nazianzeno (In laudem s. Athanasi: PG 33, 1090 sgg.), Gregorio Magno (loc. cit.) e riepilogate da Graziano (loc. cit.).
Si ebbero eccezioni, come nei casi di Ambrogio, Nettario di Costantinopoli, Agostino; ma furono sempre vagliate con severità. Dopo Graziano non si ebbe innovazione alcuna; il CIC (can. 987 n. 69) conferma la disciplina precedente, considerando il n. semplicemente impedito, non irregolare, e rimandando la soluzione del tempo necessario, perché cessi l'impedimento, al vescovo. Nei riguardi dei n. si hanno pure vaste applicazioni nel Privilegio paolino (v.).
BibL: E. Martène, De antiquis Ecclesiae ritibus. I, Anversa 1763, pp. 54-58; II, p. 4; L. Thomasin, Vetus et nova Ecclesiae disciplina, IV, Napoli 1769, pp. 307-309; 404-22; F. X. Verna, Ise decretaliam, II, Roma 1906, n. 118 sgg.; H. Locker, Níophyte, in DACL. XII, it, coll. 1103-1107; M. C. A. Coronata, De Sacramentis, II, Torino-Roma 1946, n 136.
Sistnio da Romallo
Nelle missioni. - Anche nella ripresa dell'apostolato missionario le prescrizioni concernenti i n. sono state numerose.
Nel 1213 Riccardo, priore di Bermondsey, fondò un Hospital of Converts in onore di s. Tommaso di Canterbury per i n. ebrei; e lo stesso fecero i Domenicani a Oxford. Sotto Enrico III (1216-72) fu aperta in Londra una domus conversorum per catecumeni e n. ebrei. Il Concilio di Basilea (1431; sess. XIX, decr. 6 [Mansi, XXIX, p. 99 sgg.]) stabilì un particolare metodo di ministero tra i n. e Paolo III con la bolla Cupientes fudaeos ( \ 85-8; 21 marzo 1542) sanzionò i decren conciliari. In seguito, con la bolla Illias qui ( 19 febbr. 1543), per iniziativa di s. Ignazio, il quale, probabilmente visitando Londra nel 1530, aveva conosciuto la domus conversorum, fu eretta a Roma la «Casa dei n. " di S. Giovanni di Mercato; con altra bolla In hoc praecelse fastigio ( 20 maggio 1580), Gregorio XIII eresse quella presso la chiesa della Madonna dei Monti, che ancora esiste. Sempre per opera di s. Ignazio varie case di catecumeni si eressero nei territori delle missioni portoghesi.
All'epoca della conquista del nuovo mondo, le conversioni in massa non permettevano un'adeguata preparazione al Battesimo e perciò i Concili prescrissero l'istruzione dopo di esso, al punto dove oggi s'inizia il primo passo verso il catecumenato. Il I Concilio di Mascico, nel 1555, stabilì che i n. dopo il Battesimo dovessero imparare le " 4 preghiere ", cioè : Pater, Ave, Credo, Salve Regina (Conc. Mess., can. 1). La medesima prescrizione è ripetuta nel Concilio di Quito (1370; sess. III, p. 1; IV,
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cap. 3). Il Concilio di Lima, 1567, decretò che l'istruzione dopo il Battesimo dovesse servire di preparazione per ricevere gli altri Sacramenti. Nel 1585 il III Concilio di Messico stabili che ai n. si facessero spesso sermoni semplici reatti dalla S. Scrittura (lib. I, tit. I, De praedicatione Verbi Dei, 7-4). Nell'America spagnola, al principio, i n. erano esclusi dalla Comunione. Sembra che la prima "Junta» di Messico, nel 1524, abbia decretato che ai n. la Comunione si doveva rifiutare anche come viatico (F. A. Lorenzana, Los Concilios Mexicanos, Messico 1769, p. 4); ma il testo originale non è stato ancora ritrovato. Paolo III invece, con la bolla Veritas ipsa (2 giugno 1537), stabili come principio fondamentale che gli indiani erano veri uomini dotati di ragione umana; la seconda "Junta" di Messico (1539; can. 22) permise l'amministrazione dell'Eucaristia agli indiani, purché sufficientemente preparati; il I Concilio di Messico dichiarava che lo si poteva fare, ma senza obbligo; e il I Concilio di Lima, nel 1567 , mitigando questo decreto, permetteva che a tutti gli indiani si potesse dare la Comunione pasquale e il Viatico (cap. 58, 59). E merito di José de Acosta l'aver propugnato a suo tempo l'amministrazione dei Sacramenti, come avviamento alla vita cristiana dal punto di vista missionario pratico. Anche nell'India Orientale molti n. furono esclusi dalla Comunione, ma Alessandro VII con il breve Sacrosancti Apostolatos officii (18 genn. 1658) condannò severamente l'abuso (Collectanea S. Congr. de Prop. Fide, I, n. 129).
Anzi, già nel 1645 e nel 1656 , Propaganda aveva risposto ai missionari della Cina dichiarando l'obbligo dei n. di osservare il diritto positivo circa il ricevere i Sacramenti, il precetto festivo e il digiuno (Collectanea, I, n. 114, 128). Preziose disposizioni per la cura dei n. furono date anche in seguito (id., ad es. : Collect., II, n. 1346, 31-33). Merita speciale menzione il metodo dei Padri Bianchi che trattengono i n. ancora 3 mesi dopo il Battesimo per introdurli sistematicamente nella vita cristiana.
Bibl.: K. Hoffmann, Ursprung und Anfangstätigkeit des ersten päpstl. Missionsinstituts, Münster 1923; J. Schmidlin, Kath. Missiondehre im Grundriss, ivi 1923, pp. 416-37.
Nicola Kowalsky
NEOFITO, Enclcisito. - Solitario "recluso", come sta a indicare il suo nome. N. a Leucara (Cipro) nel 1134, ma è sconosciuta la data della morte. Molto giovane abbracciò la vita monastica, che lasciò più tardi dopo mille peripezie per rinchiudersi in una spelunca vicino a Pafos.
Quel luogo solitario divenne presto il celebre monastero Encleistra, dove N. fu ordinato sacerdote e redasse la sua Δ id τ α ξ ic. Allora cercò di nuovo una maggiore solitudine nella montagna, nella cella-reclusione Née Σ i ω ω ν. Non poche sono le sue opere, edite in parte a Venezia dal Kiprianos nel 1779; più volte pubblicato il frammento De calamitatibus Cypri (PG 135, 495-502).
Bibl.: L. Petit, Vie et ouvrages de N. le Reclus, in Echos d'Orient, 2 (1898-99), pp. 257-68; H. Delehaye, Saints de Chypre, in Anal. Bolland, 26 (1907), pp. 161-297; J. Ch. Chatzejmann, "Iztopia val éppa Nsopúvou... "E7xàciovou. Alessandria 1914. Emanuele Candal
NEOGUELFISMO. - I precedenti del n. debbono cercarsi nel romanticismo che variamente si afferma nella nuova cultura e nella nuova politica postrivoluzionaria, in tutta Europa. L'intrecciarsi di motivi storicistici con la rivalutazione delle tradizioni popolari, con l'ideologia liberale e patriottica, nata dalla stessa Rivoluzione Francese, e dalle guerre del periodo napoleonico, ne fornisce le premesse essenziali. La difesa dei diritti storici sfocia, nei primi neoguelfi contro-rivoluzionari, in argomentazioni le-gittimistico-conservatrici, come nel saggio del De Maistre sul Papa, scritto alla vigilia della rivoluzione liberale piemontese del '21. Ma nelle nuove generazioni la "missione nazionale" del papato, i concetti di «libertà della Chiesa» e di «libertà nazionale», di "civiltà» e di "progresso cristiano", acquistano già tutt'altro significato. Quando il Foscolo celebra la
forza spirituale del papato, abbandonando premesse sensistiche, e Rosmini perfeziona dottrinalmente lo spiritualismo romantico, con motivi attinti alle correnti di diritto naturale cristiano, nasce il vero n., con i suoi caratteristici "miti" storiografici e politici.
Notevoli le varie sfumature regionali: in Piemonte è possibile il legittimismo cattolico-italiano di un Vidua, o il legittimismo liberale di un Cesare Balbo; nel Lom-bardo-Veneto, la polemica del Rosmini contro il giurisdizionalismo; a Napoli, o fra gli emigrati napoletani, l'utilizzazione di un'eredità vichiana (che tuttavia non può far dimenticare il tradizionale anti-curialismo, come è evidente già in un articolo del Cuoco, pur volto a elogiare la politica concordataria di Napoleone, ricordando che la Chiesa ha predicato "l'umanità e la libertà nol medioevo : Scritti vari, I, Bari 1924, p. 66).
Nucleo centrale della cultura neoguelfa, che progressivamente si trasforma in forza politica, resta la nuova visuale o il nuovo senso storico, che si matura in un attento studio del medioevo cristiano, "età sacra" delle origini religiose e politiche: la Chiesa, madre delle nazioni e della civiltà, le glorie dei liberi Comuni e della Lega lombarda, modello di confederazione nazionale, il fecondo conflitto fra Chiesa e Impero, sono i grandi simboli storici su cui verte l'appassionata discussione della scuola "cattolico-liberale ", dal Manzoni al Balbo, al Troya, al Tosti e al Capponi. Il Gioberti, con il "libro galecto" sul Primato italiano, inaugura la gran "cospirazione letteraria " dei moderati neoguelfi, nel 1843 : ma l'elaborazione di un mito retorico-politico chiude e limita anche il processo di elaborazione e di arricchimento del moto, nel suo più largo significato culturale e morale. Si determina allora una opposizione interna fra cattolicesimo liberale e n., di cui non è facile precisare i termini.
Elemento principale del dissenso, per cui non si costituisce una solidale corrente politica neogucifo-liberale, e tanto meno un embrione di partito (prescindendo anche dalla situazione politica nei singoli Stati italiani, prima del '48) è appunto la diversa impostazione che individui e gruppi, sparsi nei vari centri politici e culturali, dànno al problema del potere temporale: per alcuni neoguelfi, ad es., Rosmini, il potere temporale ha avuto una funzione positiva, oltre lo stesso Rinascimento, e fin nell'età risorgimentale. La polemica contro i Gesuiti è il secondo mito che il Gioberti suscita, con i famosi Prolegomeni del 1845, per legare alla corrente neoguelfa una più ampia schiera di còlti liberali (G. Montanelli, Memorie...., I, Torino 1853, p. 133). Non s'ingannano gli avversari più acuti del giobertismo, che rimpiangono la sincerità di atteggiamenti anteriori (il Correnti rievoca nel ' 46 la filosofia del Genovesi, che "sinceramente aspira alla religione ", mentre altri gli pare ora sottoporsi ad una tutela religiosa non sentita nel profondo: Scritti scelti, I, Roma 1891, p. 482), né coloro che, come il Galectti, giudicano opportuno scendere dal "sogno magnanimo " ad analisi più concrete. Persino chi imposta il problema della nazionalità in termini di diritto naturale, come il p. Luigi Taparelli, gesuita, può far valere motivi in certo senso realistici contro l'ideologia giobertiana. Resta a Gioberti l'iniziativa di penetrare meglio le esigenze della polemica contingente, e di liberarsi talora anche dai dogmi del dottrinario.
L'elezione di Pio IX (1846), che aveva e nutriva lungimiranti sensi neoguelfi, e i primi anni del suo pontificato segnano l'inizio di un nuovo momento, o sono addirittura il prologo di tutta la rivoluzione europea del 1848. Il Tommaseo ed il Cattaneo, da diverse parti, pervengono a concludere che il mito della missione nazionale del papato commosse nel profondo l'anima popolare: né mancano esigenze schiettamente religiose accanto a quelle politiche e nazionali. Anche gli incerti "separatisti cattolici" mirano piuttosto a spiritualizzare la Chiesa che a creare uno Stato agnostico: molti neoguelfi vogliono «armonizzare i due istituti, vederli vivere in simbiosi " (Petrocchi). Il dissidio tra la politica nazionale e la politica della legittimità e dei trattati, che par meglio
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adattarsi alle esigenze dell'universalismo cattolico, mina fin dal principio gli sforzi di Pio IX e dei consiglieri filo-italiani, dal Corboli Bussi al Rosmini. Nella catastrofe del ' 48 periscono le speranze riposte nel debole rifornismo degli Stati regionali e gli equivoci talora fraudolenti sul compito da affidarsi al "papa liberale».
Bibl.: per la concezione storica dei neoguelfi e cattolici liberali: B. Croce, Storia della storiografia italiana nel sec. XIX, 2* ed., Bari 1920; W. Maturi, L'aspetto religioso del 1848 e la storiografia italiana, in Atti del X Convegno "Volta", Roma 1948. Per i nessi fra cultura e politica nel moto neoguelfo: A. Anzilotti, Gioberti, Firenze 1922; A. Omodeo, L'evoluzione politica di V. Gioberti, Torino 1941; L. Bulforetti, A. Rosmini nella Restaurazione, Firenze 1942; id., La Restaurazione, in Questioni di storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, Milano 1931; M. Petrocchi, Riflessi europei sul '48 italiano, Firenze 1946. Su figure complesse, come quelle del Capponi, del Lambraschini, del Tommaso, v. le relative voci. Sulla polemica fra il Teparelli e il Gioberti: E. Di Carlo, Una polemica...., Palermo 1919; inoltre i carteggi del Teparelli pubbl. da P. Pirri, Torino 1932, e gli studi dello stesso P. Pirri citati alle voci La Ménnain (F. de), Pio IX, Teparelli L., nonché P. Dalla Torre, Pellegrino Rossi, il N. e l'Italia, in Arch. della Soc. Romana di storia patria, 3* serie, 71 (1948, 11). pp. 163-68. Sulla stampa giobertiana nel '47-'48: E. Passananni, Il giornalismo giobertiano..., Milano-Roma 1914. Sui residui neoguelfi nel moto nazionale italiano dopo il ' 48 : G. Gentile, G. Capponi e la cultura toscana nel sec. XIX, Firenze 1922; A. Anzilotti, Movimenti e contrasti per l'unità italiana, Bari 1930, passim; S. Jacini La politica ecclesiastica italiana da Villafranca a Porta Pia, Bari 1938; A. C. Jemolo, Chiesa e Stato negli ultimi cento anni, Torino 1948, passim.
Ettore Passerin
## NEOKANTISMO : v. NEOCRITICISMO.
NEOLUTERANESIMO. - Si presenta come corrente di risveglio e di restaurazione teologica ed ecclesiastica del luteranesimo nel sec. xix, in stretta relazione con quella ripresa romantica del senso della comunità nazionale, maturato durante le guerre antinapoleoniche e la Restaurazione, quale reazione all'illimismo, razionalistico insieme e straniero. Acquisto forza soprattutto nel 1830 , quando Federico Guglielmo III di Prussia cercò d'imporre la sua "unione" prussiana fra luterani e calvinisti combinando le dottrine e gli usi delle due Chiese storiche.
Per reazione si accentuarono le peculiarità dogmatiche e chiesastiche del luteranesimo con il rifiuto a unirsi ecclesiasticamente con sète estranee alla propria tradizione; e non vi furono estranei motivi politici. Il movimento si dispiegò soprattutto nelle regioni dove non era stata attuata l'«unione», cioè nella Baviera sulla destra del Reno, in Sassonia, nello Hannover, nel Meclemburgo, nello Schleswig-Holstein. Esso diede luogo alla costituzione di "Chiese libere" (Freikirche), con riferimento esclusivo alle basi dogmatiche della Chiesa, in contrapposizione alle Chiese «stabilite», riconosciute, appoggiate, dotate, dirette dallo Stato. Inoltre si crearono leghe di " vecchi-luterani" nei singoli territori, quale la Conferenza generale evangelico-luterana del 1868, che più tardi coordinarono anche l'attività delle singole Chiese nel campo delle missioni interne ed estere, dell'assistenza caritativa, della scuola e simili. La denominazione di n. ha poi un duplice significato: polemico nei riguardi dell'indifferentismo dogmatico che si adatta a combinazioni estrinseche delle dottrine peculiari delle Chiese; storicoconservatore perché intende ritornare al luteranesimo delle "professioni di fede" e all'organizzazione ecclesiastica e culturale del sec. xvi, concretata nell'ortodossia del sec. xvi. Di qui il carattere cattolicizzante del n. nei riguardi della visibilità della Chiesa, del carattere reale dell' Eucaristia, della struttura liturgica della Messa, dell'Ordinazione liturgica dei pastori, della concezione e amministrazione dei Sacramenti. Di qui inoltre lo sforzo di svincolarsi dalla dipendenza del principe territoriale ereditata dal sec. xvi, con l'affermare quella situazione in contrasto con i principi luterani e di mera emergenza, e col cercare l'esistenza autonoma della Chiesa con un proprio diritto ecclesiastico.
Teologicamente il n. si richiama alla persona divino-
umana del Cristo, quale centro della religione, e alla sua interpretazione in s. Paolo, contro la concezione meramente etica del cristianesimo diffusa dall'illuminismo. Questa coscienza eristocentrica porta a riconoscere pure la Chiesa come una realtà superindividuale, testimoniata già nelle professioni di fede luterane. Su questo fondamento rivive l'elemento sacramentale, non senza influssi invero della inclinazione romantica per i simboli; ma soprattutto si ha il vigoroso rilievo della Chiesa quale depositaria della parola di Dio e dei Sacramenti, vissuta quale vincolo trascendente, ma insieme concretamente storico. Queste posizioni vengono dai singoli teologi variamente giustificate e coordinate ai principi luterani della "sola Bibbia" e dell'esperienza personale del divino, e portano a ridiscutere il tema dell'essenza della Chiesa. Rappresentanti più autorevoli del n. sono: K. F. Fr. Roth, il Tholuck, il Walch, il Thomasius e, più in generale, la Facoltà di Erlangen.
Bibl.: G. Holstein, Die Grundlagen des evangelischen Kirchenrechts, Tubinga 1928; C. Schweitzer, Das religiöse Deutschland. II, Berlino 1930, passim; Fr. Schnabel, La Germania religiosa nell'Ottocento, trad. it., Brescia 1944; M. Bendiscioli, Il luteranesimo, Milano 1948.
Mario Bendiscioli
NEO-MALTHUSLANISMO. - Particolare forma di controllo delle nascite (v.) che, prendendo originariamente punto di partenza dalle teorie di Malthus e svincolandosi dai mezzi onesti da lui proposti (ritardo del matrimonio, continenza tra i coniugi, ecc.), preconizza un'assoluta libertà nell'uso dei mezzi per evitare la procreazione.
Data l'opera di cristianizzazione attuata dall'epoca della «riforma» in poi, i principi del n.-m. ebbero rapida e vastissima diffusione e sono largamente in uso nella società attuale. Una propaganda insistente e vastamente organizzata, alle cui basi non si può escludere siano interessi anche commerciali, ha condotto a una incredibile diffusione dei metodi anticoncezionali, la cui caratteristica può dirsi sempre diretta a viziare il meccanismo intrinseco del rapporto sessuale. Mentre esistono Stati, come, p. es., l'Italia (Codice pen. art. 553) che, preoccupandosi dei gravi danni demografici, sociali, igienici, prodotti dall'incondizionata propaganda limitazionista e dei metodi neo-malthusianici, la interdicono con pene più o meno gravi; in altri, particolarmente nei paesi anglosassoni, essa è sostenuta e insegnata attraverso società e cliniche specializzate. In tal senso lavorano in Inghilterra la «Malthusian League», in Olanda la "Niew-Malthusiaansche Bond»; con centro in America una "International Neo-Malthusian and Birth-Control Federation», ecc.; molti giornali hanno come loro fine specifico una tale propaganda: "The Malthusian», "Birth-Control News», "Die Neue Generation», ecc.
I metodi proposti a scopo anticoncezionale sono rappresentati da artifici di natura chimica o meccanica o dal modo di compiere l'atto sessuale, tali da produrre la morte dell'elemento sessuale maschile dopo la sua emissione, o impedirgli di raggiungere l'ovulo e fecondarlo.
Tutti i mezzi anticoncezionali, mentre dal lato dell'efficacia, pur dando un'altra percentuale di sicurezza (alcuni fino al 93-98\%), non riescono mai a essere infallibili, sotto l'aspetto medico sono dannosi più o meno gravemente per l'integrità locale e la salute generale. Ginecologi di valore hanno descritto e documentato largamente le manifestazioni locali utero-ovariche, generali in rapporto allo squilibrio neuro-vegetativo (malessere generale, astenia, vertigini, insonnia, emicrania, ecc.), a carico dei vari apparati organici (digerente : nausea, diarrea, stitichezza, gastralgie, ecc.; circolatorio : tachicardia, palpitazioni, crisi di falsa angina pectoris, ecc.; endocrino); a carico dell'equilibrio neuro-psichico : isterismo, neuropsicastenia, psicosi depressive, stati ansiosi fino alla nevrosi d'angoscia di Freud, a parte il senso di colpevolezza che investe la coscienza delle persone dotate di sensibilità morale e religiosa (v. Frankel, Congr. della Soc. ital. d'Ostetr. e Ginec., in Arch.f. Gyn., 144 [1931], p. 86; Clivio, Atti della Soc. Ital. di Ostetr. e Ginec., 36 [1939], p. 621 e bibl. in fine voce). Vari autori (Lanz, Schroder,
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Lófler, Sellheim, Goeth, Schimitz, ecc.) inoltre ritengono possibile che spermatozoi sfuggiti alla uccisione, ma in parte alterati dalle sostanze chimiche usate nella pratica anticoncezionale, conservando il loro potere fecondante, possano produrre esseri minorati. In alcune forme di controllo, l'impossibilità di riassorbimento di liquido seminale da parte della donna potrebbe far sorgere in essa vere sindromi di carenza sessuale (di cui già parla il Mattei sin dal 1863) caratterizzate da irregolarità e progressiva diminuzione delle regole, nervosismo, tendenza alle forme melanconiche e ansiose, ecc. Va qui in particolare detto che egualmente dannosi, e anzi assai più degli altri, dal punto di vista dei danni sia locali che generali e particolarmente neuro-psichici, sono gli atti interrotti tanto largamente diffusi, particolarmente nei ceti sociali più bassi.
Sotto l'aspetto morale, mentre, senza dubbio, anche a un giudizio grossolano appare chiaramente come l'uccisione del feto già concepito, tanto più se sufficientemente sviluppato, è una potente violazione del diritto alla vita (v. aborto; embriologia), meno intuitiva potrebbe sembrare la malizia esistente nella volontaria deformazione del rapporto sessuale umano. Se si pensa, però, che l'atto generativo è un atto naturale, ordinato da Dio, autore della natura, a un fine determinato, fine che nel caso in esame è la generazione, si comprenderà facilmente come l'uomo abbia la libertà di porre o di omettere quest'atto, ma nel caso positivo debba compierlo integralmente. Corrompere un tale atto è una deviazione dell'ordine naturale, un peccato che, se la deformazione è essenziale, è di per sé grave. Nel caso in esame non v'è dubbio che la deformazione sia essenziale, dato che in tal modo si rende impossibile il conseguimento del fine proprio dell'atto. I mezzi usati dal n.-m. sono rivolti deliberatamente a introdurre una tale deformazione nell'atto naturale, impedendo il fine della procreazione della prole, mirando invece a conseguire solo il piacere strumentale, rappresentato dal godimento sessuale. Qualora mancasse la deformazione dell'atto, ma rimanesse uguale lo scopo del godimento e del rifiuto della prole, pur non potendosi parlare in senso stretto di n.-m., l'individuo potrebbe peccare in vista dei motivi e del fine che muovono la sua azione ( v. NASCITE, CONTROLLO delle).
La Chiesa ha sempre condannato le pratiche neomalthusiane come una grave trasgressione della legge di natura (S. Pentecozieria, varie risposte dal 15 nov. 1816 al 3 giugno 1916; S. Congr. del S. Uffizio, 20 maggio 1851, 19 apr. 1853,26 marzo 1897,23 nov. 1922). Mentre i ministri di altre religioni capitolavano, sia pure a malincuore, di fronte al dilagare del male, come prova la 15ᵃ risoluzione della conferenza di Lambeth del 1930, Pio XI proclamava solennemente la dottrina secondo la quale «qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per l'umana malizia l'atto sia destituito dalla sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura; che coloro che osano commettere tali azioni si rendono rei di colpa grave ( mathrm{AAS}, 22 [1930], p. 560 ). La forma solenne con la quale il Sommo Pontefice introduce questa dichiarazione ha suggerito a molti che qui si tratti di un insegnamento infallibile ex cathedra (cf. A. Vermeersch, Cathéchisme du mariage chrétien d'après l'encyclique "Costi conmubi", Bruges 1931, pp. 90-91). L'enciclica, scendendo al dettaglio, ha dato anche norme specifiche in ordine al comportamento del coniuge costretto a cooperare materialmente a illecite pratiche neo-malthusiane (v. matriMONIO. VIII. Uso del M.).
BibL.: A. Brucculeri. Il valore sociale dell'encicl. - Casti Connubi \%, in Cfr. Cutt., 1931, 1, pp. 225-33; V. Buri, La settima conferenza di Lambeth e le sue decisioni sul matrimonio, ibid., pp. 234-44; M. Boldrini, Origini e frutti del n. m., in Il matrimonio cristiano, Milano 1931, pp. 172-80; V. R. Schockaert, Les dangers de l'avortement et du néo-malthusianisme pour l'organisme féminin, Lovanio 1932; L. M. Bussi, Malattie utoro-ovariolo e malthusianismo, Milano 1935; J. Barbe, Les suites pathologiques des pratiques anticonceptionnelles chez la femme, Nizza 1937; G. Perico, Le limitazioni delle nascite...., Milano 1951, pp. 1-15. Giuseppe De Ninno-Pietro Palazzini
NEOMENIA (Neopipéa). - Dal gr. véos = nuovo
e μ η̂ ν η= luna. È il novilunio (ebr. hōdhe imath̄, nella Bibbia latina tradotto con kalendae). L'osservazione del novilunio è di fondamentale importanza per la fissazione del calendario ( v. ) che presso tutti i popoli è in origine determinato dalle fasi della luna (v.).
Presso gli antichi Ebrei l'inizio del mese veniva stabilito non mediante calcoli astronomici ma dall'apparire della prima falce lunare ed era salutato con il suono delle trombe (Num. 10, 16), durante la celebrazione di particolari sacrifici, più abbondanti di quelli del sabato, uguali a quelli per la Pasqua e per la festa delle settimana (Pentecoste), cioè di due giovenchi, un montone, sette agnelli di un anno e un capro per il peccato (Num. 28, 11-15: Flavio Giuseppe, Autog. Ind., III, 10, 1). Non vi era l'astensione dal lavoro ma il giorno era sentito come festivo (ilarità, Or. 2, 13; banchetti, I Sam. 20, 5, 24; riunioni devozionali, Is. 1, 13). Durava, da principio, due giorni (I Sam. 20, 27-34), l'ultimo del mese antecedente e il primo del mese seguente; la frase tricesima sabbata di Orazio (Sat., I, 9.69) si riferisce appunto al novilunio. La festa della n. rimase sempre viva in Israele anche dopo l'esilio e dopo la riforma culturale che le prepose come importanza il sabato ( E z .46,1 ), anche per evitare il richiamo a pratiche pagane in uso presso i popoli vicini. Ezechiele riceve sempre nella ricorrenza della n. la parola di Jahweh (Ez. 26, 1; 29, 17; 31, 1; 33, 1).
La più solenne delle n. era ed è quella del mese di tixri (inizio dell'anno civile, rō̄ hō̄̄-bīmōh), che veniva da un fuoco acceso sulla cima del Monte degli Ulivi ed annunziata per tutto il paese dal suono del corno (sōphōr) ed era caratterizzata da un solenne riposo sabatico. Anche per il giudaismo attuale il novilunio è giorno e di espiazione e di lode ed è, nell'interno della famiglia, considerato festivo. Il giorno ottavo del mese, nei luoghi dove la tradizione culturale persiste, si canta all'aperto, con fiaccole, la benedizione della luna, guardandola e facendo tre salti verso di essa.
E espressiva del significato devozionale della n. la orazione che si recita nella giornata : nella quale si prega Jahweh di concedere per il nuovo mese benedizione, letizia, allegrezza, salvazione e consolazione, perdono dei peccati e espiazione di colpe; termine di tutte le disavventure, incominciamento e principio della redenzione dell'anime, poiché egli da tutte le nazioni elesse il suo popolo Israele al quale ha stabilito gli statuti dei capi dei mesi.
BibL.: F. X. Kortleitner, Archaelogia biblica, Innsbruck 1917, pp. 242-44. Nicole Turchi
NEONE, santo, martire: v. claudio, asperio, neone, domnina e teonilla, santi, martiri.
NEONE, vescovo omeusiano di Seleucia. - Era già vescovo nel 359 , poiché in quell'anno partecipò al Concilio tenuto nella sua città vescovile.
Accortosi delle mene degli scaciani, scrisse insieme con altri vescovi una lettera ai delegati del Concilio di Rimini per metterli in guardia contro il pericolo della dottrina anomea imposta da Costanzo II, ma non fu ascoltato. Nel Sinodo di Costantinopoli ( 360 ) fu deposto ed esiliato sotto l'accusa di aver permesso che fosse consacrato nella sua chiesa Anniano, vescovo di Antiochia, e di aver egli stesso consacrato vescovi alcuni decurioni, ignoranti delle S. Scritture e delle leggi ecclesiastiche, e che poi avevano preferito ritornare ai loro uffici civili, per non esser privati dei loro beni. Ignoto è l'anno della sua morte.
BibL.: Sozomeno, Hist. eccl., IV, 24; Tillemont, VI, pp. 477, 486, 493; Fliche-Martin-Frutaz, III, pp. 171-74. Agostino Amore
NEOPITAGORISMO. - Corrente filosofico-mistica rimontante come origine a Pitagora e rimasta viva, dopo la distruzione violenta della comunità pitagorica nel 450 a. C., come orientamento della vita secondo quello che era stato l'ideale del filosofo, tutto
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imbevuto di elementi orfici. Codesti ideali si concretavano nel rispetto alla Monade, all'Uno considerato come principio dell'universo; nella fede alla sopravvivenza dell'anima attraverso la ruota delle rinascite (metempsicosi); nell'osservanza di interdizioni rituali (divieto di mangiar carne e fave); nella tendenza alla vita associata; nel rispetto profondo per la persona e per l'insegnamento del fondatore (ipse dixit).
Questo ideale, mai spentosi nella Magna Grecia che fu il principale teatro del pitagorismo, penetrò, come tante altre correnti spirituali, in Roma dove già nel sec. II a. C. si ha notizia di una pia frode diretta ad accreditare l'insegnamento neopitagorico, col simulare il rinvenimento di due arche lapidee che racchiuderemo l'una la salma di Numa, che la tradizione faceva discepolo di Pitagora, l'altra due rotoli di recente scrittura, uno latino contenente sette libri di diritto pontificio, l'altro greco contenente sette libri di materia filosofica; libri che furono, previo esame, fatti bruciare innanzi al popolo dal pretore Q. Petilio che vi riscontrò idee nuove atte a scalcare la religione dello Stato (Livio, XL, 29). Ma codesto auto da fé non valse a impedire il diffondersi della corrente neopitagorica di cui un'eco altissima si trova nel «Sogno di Scipione», nel VI della Repubblica di Cicerone; nella deferenza dimostrata ad essa dal teologo Varrone che volle essere seppellito secondo il rituale funerario dei pitagorici : arca di argilla con giaciglio di foglie di mirto, olivo e pioppo nero (Plinio, Nat. hist., XXXV, 50); nella propaganda del senatore Nigidio Figulo fondatore della prima cappella pitagorica in Roma, tacciato di mago e pitagorico; nei criteri che suggeriscono la decorazione della basilica neopitagorica di Porta Maggiore, della metà del sec. I d. C., e alla fine di questo stesso secolo, nella leggendaria figura di Apollonio di Tiana, di cui il filosofo Filostrato al principio del sec. III scrisse la vita, desunta dagli appunti presi da Demade, discepolo di Apollonio.
Il fiorire massimo del n. in Roma va dalla metà del sec. I a. C. alla metà del sec. I d. C. S'intende facilmente come, in un'epoca cosi travagliata, l'ideale neopitagorico fosse capace di offrire un rifugio e di far balenare una radiosa speranza agli occhi di tanti spiriti angosciati, cui non bastava, a riempire il vuoto dello spirito, né la religione ufficiale, sollecita solo della collettività e non degli individui, né il materialismo degli Epicurei, né la visione grandiosa ma fredda degli Stoici. Ma appunto perché ridotto a un movimento di conventicola comunicabile a pochi iniziati, il n. non si guadagnà la fiducia del popolo, non ebbe quella dello Stato che diffidava dei poteri mantici e taumaturgici vantati dagli adepti, mentre dagli spiriti spregiudicati era tacciato di ciarlatanismo (cf. in Pseudomonita di Luciano contro Alessandro di Abonotico). L'ostilità, che poi divenne persecuzione, contro il n., si rilevò nel secondo quarto del sec. I d. C. durante il regno di Claudio, sotto il quale ebbe luogo il processo contro Statilio Tauro accusato di magica superstitio (Tacito, Ann., XII, 59). La gente Statilia, come ha dimostrato F. Fornari, primo illustratore del monumento, possedeva a 100 metri a est dell'attuale Porta Maggiore (sulla Via Prenestina) un terreno sotto il quale, a m. 13, 50, nel 1917 fu scoperta un'sula a pianta basilicale, a tre navate, divise da due pilastri con vòlta a botte e con sbside in fondo, nella quale si scorgono tracce di una cattedra. Tutta la basilica è decorata a stucchi con soggetti telti alla mitologia greca mentre mancano quelli di soggetto orientale (Mithra, Attis, Osiride); la conca dell'abside rappresenta Saffo che scende con la lira da uno scoglio verso il mare dove un tritone tiene steso un drappo ad accoglierla, mentre in alto, a sinistra, sta Apollo con l'arco. Gli stucchi della vòtta e delle pareti : palestra, scuola, significano la vita intesa come esercizio salutare in vista della salvezza; questa, che è il fine ultimo della disciplina pitagorica, è raffigurata da scene di rapimento: Dioscuri e Leucippidi, Ganimede e l'aquila; e poi Dioniso che fa il vino (ebbrezza celeste), Demetra che dà il pane (nutri-
mento di immortalità), Ercole che riceve i pomi delle Esperidi (riposo nella beatitudine). La liturgia che si svolgeva in questa basilica, del cui carattere neopitagorico, già intuito da F. Cumont, J. Carcopino (La basilique pythagoricienne de la Porte Majenre, Parigi 1927) ha dato la dimostrazione definitiva, è stata da lui desunta soprattutto dalla vita di Pitagora scritta dal neoplatonico Giamblico. Abluzioni (onfore di cui restano le incassature nel suolo e le raffigurazioni sugli stucchi delle navatelle); il banchetto di pane, vino e focacce fatto attorno a piccole marge (di cui restano nella basilica quattro incassature tra le arcate); esercizi e pratiche di elevazione spirituale concluse da una esortazione detta in cattedra dal presidente dell'assemblea (resta l'incassatura del seggio alla base dell'abside). La conca dell'abside è la sintesi della vita pitagorica in quanto Saffo che scende nel mare non è la poetessa suicida per amore, ma una Saffo idealizzata, simbolo dell'anima che, inebbriata dall'armonia delle sfere simboleggiata dalla lira, muove verso il suo divino Faone, Apollo, che per i pitagorici è la divinità suprema (Plutarco, De Iside, 10; 73), lasciando dietro di sé gli affanni della vita terrena per entrare nella vita divina. Questa spiritualizzazione di Saffo era già avvenuta in ambiente pitagorico : «et Phsonem Lesbium dilectum a Sappho: multa circa hoc, non magorum solum vanitate sed etiam Pythagoricorum» (Plinio, Nat. hist., XXII, 22).
Questo insigne monumento del n. che illumina e si illumina dalla tradizione che i neoplatonici hanno conservato intorno a Pitagora, non rivela tracce di decadenza o di lenta manomissione; esso pertanto sembra essere stato messo fuori uso improvvisamente, in seguito a una proibizione o confisca, che può rimontare alla condanna della gente Statilia ricordata a principio.
Da questo tempo in poi l'elemento mistico e devozionale del n. ha seguitato a vivere nel neoplatonismo (v.).
Bibl.: sul pitagorismo e n.: A. Swoboda, P. Nigidii Figuli operum reliquiae, Vienna 1889; A. Delatte, Etudes sur la littér. pythagoricienne, Parigi 1915; Ed. Meyer, Apollonios resa Tyana und die Biographie des Philostrates, in Hermos, 32 (1917), p. 371 sgg.; A. Gianola, La fortuna di Pitagora presso i Romani dalle origini fino al tempo di Augusto, Catania 1921; A. Delatte, La vie de Pythagore de Diogène Laërce, Bruxelles 1922; F. Cumont, After life in roman paganism, Nuova Haven 1922; id., Alexandre d'Abonaticbas et le néopythagorisme, in Rec. de l'hist. des religions, 1922; G. Méautis, Recherches sur le pythagorisme, Neuchâtel 1922; A. Rastagni, Il verbo di Pitagora, Torino 1924. Sulla basilica di Porta Maggiore: E. Gatti - F. Fornari, Brevi notizie relative alla scaperta di un monumento sotterraneo presso Porta Maggiore, in Nat. sreci, 1918, p. 30 sgg.; F. Cumont, La basilique souterraine de la Porta Maggiore, in Rec. archéd., (1918), p. 32 sgg.; E. Léopold, La basilique souterraine de la Porta Maggiore, in Mélanges d'archéd. et d'hist., 39 (1921), p. 163 sgg.; G. Bendinelli, Il mausoleo sotterraneo altrimenti detto basilica di Porta Maggiore, in Bull. archæol. comunale, 1922, p. 83 sgg.; E. Strong, The stucuses of the underground basilica near the Porta Maggiore, in fournal of hellenic studies, 44 (1924), p. 65 sgg.
Nicola Turchi
NEOPLATONISMO. - Corrente e scuola filosofica ispirata principalmente a Platone, sorta ad Alessandria sulla fine del sec. II d. C.
Sommario : I. Storia e sviluppi. - II. Significato filosofico. III. Rapporti tra n. e cristianesimo.
I. Storia e sviluppi. - Mentre è relativamente facile ritrovare le ragioni storiche che spiegano il n., come continuazione di dottrine che si ricollegano all'Accademia platonica, altrettanto non può dirsi per gli aspetti che costituiscono l'originalità del n., differenziandolo dalla filosofia di Platone. E certo che nella formazione della scuola o corrente neoplatonica conduiscano diversi indirizzi di pensiero, comprendenti, oltre al platonismo, l'aristotelismo, lo stoicismo e diverse altre tendenze filosofiche presenti nell'epoca in cui il n. si venne formando (fine del sec. II d. C.). Non va dimenticata in questa genesi l'importanza del pensiero ebraico, soprattutto rappresentato da Fi-
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lone. Tra i filosofi da cui partono le premesse storiche del n. è Posidonio di Apamea, considerato il maggiore rappresentante del sincretismo prima di Plotino, e va aggiunto Numenio di Apamea che volle legare la pluralità delle idee platoniche alla pluralità degli dèi. Non deve trascurarsi l'influsso della corrente gnostica intesa ad una elaborazione sul piano razionale di una conoscenza di Dio, di cui viene accentuata l'oscura trascendenza.
Fondatore del n. è comunemente ritenuto Ammonio Sacca, cui si attribuisce il tentativo di conciliare le correnti religiose del mondo orientale con il cristianesimo e insieme con la filosofia greca, secondo la formula ellenistica. Discepoli di Ammonio furono un Origene platonico (che venne tuttavia contestato nella sua esistenza da Cadiou) e Cassio Longino, che valorizzò particolarmente una nuova estetica collegata alla rinnovata utilizzazione delle idee platoniche. Il massimo reppresentante e sistematore della corrente neoplatonica rimane tuttavia Plotino al quale spetta non tanto la capacità sintetica di un eclettismo come fu sostenuto, ma piuttosto la viva originalità del filosofo, al di là della semplice appartenenza a una determinata scuola. Per intendere il suo periodo occorre rifarsi all'esposizione spesso frammentaria e analitica, anche se apparentemente coordinata, che ne dànno le Eoneadi, espressione massima e codice del n. autentico. Il modo stesso in cui Plotino esprime il suo pensiero spiega, almeno in parte, com'egli abbia potuto dare origine a scuole e correnti che ne dipendono e insieme ne differiscono. Ciò che nella dottrina del maestro è essenzialmente coordinato in una faticosa ma realizzata sintesi, assume spesso nei discepoli ed epigoni il significato di una ispirazione a nuovi e talora sopraggiunti sviluppi. Di ciò è possibile rendersi conto già nelle scuole neoplatoniche dell'antichità tra cui la scuola di Siria che ebbe a capo Giamblico e in cui già si nota l'intersecarsi di nuove ipostasi che complicano le tre (Uno, Intelleto, Anima: "Ev, Noüc, Ψ v χ ἠ ) in cui si esprime, secondo Plotino, l'Assoluto. Il tentativo di intendere il rapporto tra l'Assoluto e il mondo viene ulteriormente spostato con l'intervento di intermediari che ricordano le dottrine gnostiche cui Plotino si era invece nettamente opposto. Si è intesa storicamente la scuola di Atene, rappresentata soprattutto da Proclo, come la continuazione ideale della scuola di Siria e insieme più direttamente legata all'Accademia; essa era in realtà già iniziata prima di Proclo con Plutarco di Atene e rappresentata, dopo Proclo, soprattutto da Demascio e Simplicio. Proclo insiste sul significato dialettico che ha il rapporto delle ipostasi tra loro e con il mondo. Logica e metafisica tendono a identificarsi. Per cui il motivo (solo parzialmente esplicito in Plotino) secondo cui l'Assoluto si pone, quindi esce da sé, infine ritorna a sé ( μ ° ν η, σ ρ ε ́ σ δ 0 ς, ε ε σ σ τ ρ ° varphi η ) diviene fondamentale. Il triadismo di Proclo verrà ulteriormente elaborato e influirà notevolmente sul pensiero di taluni filosofi del medioevo.
Alle scuole di Siria e Atene, a carattere più propriamente filosofico-metafisico, ne vanno aggiunte altre due. L'una, la scuola di Pergamo (che può trovare in Aidesio l'anello di congiunzione con la scuola di Siria), ha carattere di più spiccato interesse religioso e va ricondotta allo sforzo di operare una difesa delle tradizioni pagane di fronte allo sviluppo del cristianesimo. Rappresentante tipico di questa scuola è, nel sec. iv, l'imperatore Giuliano l'Apostata. Fra i discepoli di Aidesio vanno ricordati Crisanzio, Prisco, Eusebio. L'altra scuola, di tipo essenzialmente erudito, è quella detta di Alessandria, che lasciò piuttosto da parte gli aspetti metafisici e religiosi sincreti