G. B. De Rossi, L'elogio damasiano dei martiri N. e A., in Bull. arch. crist., 2^{°} serie, 3 (1874), pp. 20-26; id., Insigni scoperte nel cimitero di Domitilla, ibid., 6 (1875), p. 7 sgg. e tav. 4; P. Franchi de' Cavalieri, I ss. N. ed A. nell'epigramma damasiano, in Note agiografiche (Studii e testi, 22), III, Roma 1909, pp. 43-55; J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen im Altertum, Paderborn 1918, pp. 90-94; Martyr. Hieronymianum, p. 249; Martyr. Romamum, p. 185; A. Ferrus, Epigrammata damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 101-104; A. Guerrieri, La chiesa dei SS. Nereo ed Achilleo, Città del Vaticano 1951.
Agostino Amore
NERGAL: v. babilonesi, religione dei.
NERGEL (ebr. Nërghal, Sett. 'Epyé λ ). - Nome dell'idolo che "si fecero " i coloni assiri, inviati a popolare la città samaritana di Cutha (II Reg. 17, 30).
È divinità notissima dalla letteratura religiosa cunei-
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forme, che in inni e scongiuri lo chiama dio delle regioni infernali (come il classico Plutone), e, per mezzo dei suoi demoni, è autore delle pestilenze, carestie, guerre, invasioni nemiche, incendi, malattie, come mezzi con cui fa incetta di popolazione per il suo regno sotterraneo. In alcuni testi però è anche dio dei contadini, che manda l'acqua non a devastare, ma a irrigare, e conferisce fecondità agli animali: e come tale sarà stato venerato dai coloni di Cutha.
BibL.: A. Deimel, Pantheon Babylonicum, Roma 1914, n. 2332: G. Furlani, La religione babilonese, I, Bologna 1928, p. 243 scc.
Giovanni Rinaldi
NERIGLISSOR - Quarto re neobabilonese (babil. "Nergal-far-uzur "Nergal protegga il re"; ebr. Nërghal Sar'eser), secondo successore del grande Nabuchodonosor II; regnò dal 560 al 556 a. C.
Era figlio di un certo Bêl-far-âkun, grande babilonese poco identificabile, "principe sapiente ed eroe perfetto, tutore di Esagila e della (città di) Babilonia ", cio che denota la sua origine nobile. Documenti cuneiformi privati lo designano proprietario di terre estese nelle province di Babilonia, Opis ed altrove. Seppe aggiungere alla ricchezza l'influenza politica e Nabuchodonosor gli diede una figlia in sposa. Documenti ufficiali dànno notizia di una sua missione ad Ahtah (più tardi Seleucia) ed a Tahritain, sul Tigri. Nel "calendario aulico ", pubblicato da Unger, è elencato fra gli amêlu mafeonim, i più alti dignitari della corte e dell'Impero. C'è l'aggiunta amêlu "Sin-magir (che si è forse introdotto nel testo corrente di Jer. 39, 3, come Samgar), il che dà una solida probabilità all'opinione che sia stato governatore di Blt-Sin-magir, a nord di Babilonia, posto delicato sul confine della Media.
Supponendo l'identificazione (soltanto probabile) con Nörghal Sar'eser (Volg. Neregel, Sereser), N., benché subordinato a Nabuzardan, sarebbe stato fra quei dignitori babilonesi che dopo la presa di Gerusalemme nel 586 riorganizzarono il paese e che, secondo Jer. 39, 13, dicdero la libertà al profeta Geremia. N., nominato qui fra i "principi del Re di Babilonia", è rabh mûgh, titolo equivalente a quello datogli nel "calendario aulico", rab mûgi, carica che certamente non importa l'essere "prefetto dei magi", ma che, secondo i testi raccolti da Manitius, implica una relazione con i "carri" e la cavalleria, senza escludere mansioni civili.
N. ascese al trono dopo l'ag. 560 , in seguito ad una rivoluzione, nella quale il re Amôl-Marduk (figlio di Nabuchodonosor, che grazió Ioachin: cf. Jer. 52, 31-34) fu ucciso. Come tutti gli usurpatori, N. mette in rilievo, nelle sue iscrizioni, i destini degli dèi grandi, che gli diedero la regalità sui "capineri" e che "posero sui suoi sopraccigli la corona di Marduk".
Si adoperò a riguadagnare le simpatie dei sacerdoti con restauri dei templi; inoltre diede in sposa la sua figlia Gigitum ad un sacerdote di Sippar. Riusci a mantencre intatti i confini del vasto Impero, e persino dal Gutium, provincia vicina alla Media, ricondusse a Sippar la dea Annunitum. Ma, avendo usurpato il trono in età già avanzata, gli rimasero soltanto quattro anni per governare e per fortificare il suo palazzo in Babilonia. Gli succedette per 9 mesi il figlio minorenne Labali-Marduk, che, secondo Nabonodo, non seppe comportarsi nel Regno, essendosi seduto sul trono "contro la volontà degli dèi».
BibL.: B. Smith, in Cambridge ancient history, V, Cambridge 1925, p. 217 sgg.; R. Meissner, Könige Babyloniene und Assyriens, Lipsia 1926, p. 273; R. P. Dougherty, Nabonidus and Belshazzar, Nuova Haven 1929, p. 60 sgg., n. 223. Sul "calendario aulico "; E. Unger, Namen im Hefstrate Nebuhadnezars II., in Theol. Literaturzeitung, 50 (1925), coll. 481-86; id., Babylon, Berlino-Lipsia 1931, p. 290 sgg.; J. A. Bower, in Am. Sourn. of. Sem. Iung., 42 (1925) sgg., p. 130; E. P[ower], in Biblica, 7 (1926), p. 229 sgg. Sul rab mûgi la trattazione migliore, con citazione dei passi cuneiformi, è di W. Manitius, in Zeitschr. f. Assyriologie, 24 (1910), pp. 209-12.
Pietro Nober
NERINI, Paolo Antonio. - Missionario barnabita, n. a Milano il 1^{°} nov. 1711 e ucciso nel 1756 a Siriam nel Pegù (Birmania) mentre si rifiutava di
consegnare ai soldati del re di Ava le donne, che si erano rifugiate nella sua chiesa.
Parti per la Birmania nel 1741, dopo aver insegnato per diversi anni lettere ed eloquenza nelle scuole Arcimboldi di Milano e di S. Martino a Crema. A Siriam, nei 14 anni di missione, coadiuvato dal confratello laico fratel Angelo Cappello, operò moltissime conversioni tra i pagani e gli Armeni scismatici e costrui la prima chiesa in pietra in quel regno, un'ampia casa per i missionari e un collegio di giovinetti, ed un ospizio per orfanelle. Benedetto XIV nel 1752 lo elesse vescovo tit. di Oreo (Oriensis) e vicario apostolico: ma la consacrazione non poté aver luogo perché i 4 confratelli che portavano le bolle pontificie perirono in naufragio e poi scoppiò la guerra tra Ava e Pegù che lo condusse al martirio. Con la distruzione della città ordinata dal vittorioso re dei Birmani, andarono dispersi gli scritti del N., tra i quali un dizionario e una grammatica della lingua birmana, un catechismo, un libro di preghiere e altre operette spirituali in quella lingua; mentre delle costruzioni non rimangono che le rovine della chiesa di Siriam; le quali ancora ne attestano la vastità e il buon gusto.
Bisc.: L. Gallo, Storia del cristianesimo nell'Impero Birmano, I, Milano 1862, p. 114 sgg.; G. Premoli, Storia dei Barnabiti, III, Roma 1925, p. 144 sgg.; G. Boffin, Biblioteca degli scrittori barnabiti, III, Firenze 1934, pp. 32-33; L. Levati, Monologio dei Barnabiti, VIII, Genova 1935, pp. 62-69.
Virginia M. Colciago
NEROCCIO di Bartolomeo Landi. - Senese, pittore, n. nel 1447, m. nel 1500, attivo anche come scultore (statua di S. Caterina, 1470, Siena, Oratorio di Fonte Branda; monumento Testa-Piccolomini, 1485, Siena, Duomo).
Discepolo del Vecchietta e compagno d'arte, fino al 1475 , di Francesco di Giorgio Martini, di cui era cognato, risente come essi, nell'incisività dei contorni e nel modellato dei panneggi, l'influsso del plasticismo fiorentino; ma ne attenua il rigore, attraverso lievi trapassi di chiaroscuro che diffondono nella composizione una caratteristica luminosità. Ad essa ben s'intona la tipologia delle sue Madonne, di delicata ed aristocratica bellezza, il volto appena mosso da un sorriso. Due polittici della Galleria di Siena (nn. 282 e 278) ed uno nella chiesa di Montiai (Siena), tutti e tre firmati e datati rispettivamente al 1478, 1492 ed al 1496, nonché il disegno per la Sibilla Eliespantica nel pavimento del duomo di Siena (1483), costituiscono le tappe principali della sua attività documentata. Delle molte opere attribuite basterà ricordare le Storie di s. Bernardino e le Storie di s. Benedetto (rispettivamente nel Palazzo comunale di Siena e agli Uffizi) che, insieme all'Amnunciazione dell'Università di Yale, si ritengono eseguite in collaborazione con Fr. di Giorgio e perciò anteriori al 1475 ; la tavoletta di Biccherna dell'Archivio di Stato di Siena datata al 1480 ; la Madonna (n. 281) della Galleria di Siena, la Madonna e Santi della collezione Kress di Nuova York; la Claudio della National Gallery di Washington ed il Ritratto femminile della stessa Pinacoteca, che è uno dei pochi ritratti della scuola senese del ' 400 . - Vedi tav. CXIV.
Bisc.: P. Schubring, Landi N., in Thieme-Becker, XXII (1928), pp. 295-96, con la bibl. precedente; F. Mason Perkins, Pitture senesi, Siena 1933, passim; C. Brandi, La R. Pinacoteca di Siena, Roma 1933, p. 216 sgg.; id., Ouattrocentisti senesi, Milano 1949, p. 138 sgg.; E. Van Marle, The Development of Italian Schools of painting, XVI, L'Aia 1937, p. 288 sgg.; E. Carli, Capolavori dell'arte senese, Siena 1943, p. 92 sgg. Amalia Mezzetti
NÉRON, Pierre-François, beato. - Delle Missioni Estere di Parigi, martirizzato nel Tonchino il 3 nov. 1860. Nato il 21 sett. 1818 a Bornay (Jura) entrò, laico, a 28 anni nel Seminario delle Missioni.
Ordinato il 17 giugno 1848, partì nell'ag. dello stesso anno per il Tonchino Occidentale. Professore di filosofia e matematica nel Seminario di Ke-vinh, tradusse in annamita testi di matematica. Catturato nel 1860 , fu decapitato a Son-Tay, dopo essersi preparato al martirio con un prodigioso digiuno di 21 giorni. Fu beatificato da Pio X, il 2 maggio 1909, con altri martiri dell'Annam
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(fot. Alinari)
NERONE (IMPERATORE ROMANO - Ri-
tratto - Roma, Museo Capitolino
ciamato imperatore nell'ott. del 54 , nei primi cinque anni di governo si mostrò piuttosto mite, clemente e munifico; ma poi si lasciò dominare dalle passioni e, pur professandosi amante della poesia e delle arti ellenistiche, non mise freno alla mania per gli spettacoli, al fasto, alla crudeltà. Per semplici sospetti, fece uccidere la madre, due mogli, i precettori, amici. Odiato da tutti, sfuggì ad una prima congiura nel 65 soffocandola nel sangue, ma nel 68 i soldati di stanza nella Spagna, ribellatisi, acclamarono imperatore Galba, che fu riconosciuto dal senato e dai pretoriani. N. costretto a fuggire si rifugiò nella villa di un suo liberto, ove si uccise.
Pretesto per infierire contro i cristiani fu l'incendio di Roma nel luglio del 64. Il fuoco, scoppiato presso il Circo Massimo ed alimentato dal vento, investi tutta la città; delle 14 regioni in cui era divisa, 3 furono completamente distrutte, 7 più o meno devastate. All'inizio dell'incendio N. si trovava ad Anzio; si affrettò a tornare a Roma e per ammansire il popolo tumultuante fece venire frumento dalle città vicine, costrul rifugi, indisse pubbliche suppliche agli dèi. Nonostante ciò l'odio popolare lo accusò come autore dell'incendio: non mancavano infatti indizi in proposito. Per sviare da sé l'accusa, N. ne indicò gli autori nei cristiani (Tacito, Annales, XV, 3843), che furono puniti. N. ordinò spettacoli pubblici nei suoi giardini presso il Vaticano, nei quali i cristiani furono crocifissi, avvolti in pelli di animali ed esposti ai morsi dei cani, sottoposti a crudeli e vergognosi tormenti, cosparsi di materie incendiabili e poi bruciati vivi quali fiaccole per l'illuminazione notturna dei giuochi. L'imperatore sul suo cocchio girava per i giardini a godersi lo spettacolo mescolandosi tra la folla, ma il popolo mormorava contro di lui perché sapeva che tanto scempio e tanto sague si spargeva senza alcuna utilità pubblica, ma per la crudeltà di uno solo (Annales, XV, 44). Della persecuzione di N. si tratterà nella v. persecuzioni.
BibL.: C. Pascal, L'incendio di Roma e i primi cristiani, Milano 1900; G. Semeria, Il primo sangue cristiano, Roma 1900; A. Coen, La persecuzione neroniana dei cristiani, in Atene e Roma, 3 (1900), pp. 249 sgg., 297 sgg.; 329 sgg.; A. Profumo, Le fonti e i tempi dell'incendio neroniano, Roma 1905; T. Klette, Die Christenhatastrophe unter Nero nach ihren Quellen; Tubinga 1907; G. Schönaich, Die neronische Christenverfolgung, Breviaria 1911; F. Grossi-Gondi, I primi allori di Roma cristiana, Roma 1921; H. Lietzmann, Petrus und Paulus in Rom, Berlino 1927; O. Marucchi, Pietro e Paolo a Roma, 4ᵃ ed. a cura di C. Cecchelli, Torino 1934; Per la storia di N., cf. Tacito, Annales, XIII-XVI; Svetonio, Vita Neronis; Dione Cassio, Epitomes, LXI- LXIII; e inoltre: H. Schiffer, Gesch. des röm. Kaiserreichs unter Nero, Berlino 1872; B. V. Henderson, The Life and Principate of Nero, 2² ed., Londra 1905; A. Bailly, Neron, Parigi
1930; E. Holl, s. v. in Pauly-Wissowa, Suppl. III, coll. 749-94; A. Weigall, Nero, Kaiser von Rom, Lipsia 1936; M. A. Levi, N. e i suoi tempi, Milano 1940,
Agostino Amore
NERSES KLAJETZI, santo. - Detto anche Snorhali ossia Grazioso, per la mitezza e la carità evangelica usata verso tutti : n. il i ica dal principe Apirat Pahlawouni, fu katholikós armeno dal 1166 alla sua morte, nel 1173; fu introdotto fra i santi del calendario della Chiesa armena.
Fu insigne poeta e innografo sacro. Ha inoltre lasciato pregevoli scritti dogmatici e un interessante epistolario, come anche la bella Lettera Enciclica di contenuto canonico.
Fu ardente promotore dell'unità della Chiesa. Restano memorabili le sue trattative aperte, grazie alla politica conciliante dell'imperatore bizantino Manuele I Comneno, con il filosofo e teologo greco Theorianos, nel 1170 e 1172, e concluse con successo. N., dopo avere convinto gli interlocutori dell'ortodossia della formula tradizionale armena, di una natura dell'Omigenito Verbo Incarnato purché intesa nel senso di s. Cirillo d'Alessandria, sottoscrisse alla formula del IV Concilio Ecumenico, riconoscendone la precisione. Egli superò con il suo spirito conciliativo lo strettezza dei Bizantini, specie del patriarca Michele III Anchialos (1169-77), il quale premeva troppo sulle divergenze disciplinari, ammettendo la miscela dal calice e l'unificazione del calendario nelle feste del Signore, cioè il Natale, Annunciazione, Purificazione, s. Giovanni Battista e gli Apostoli. Mentre stava per convocare un sinodo nazionale armeno, per fare ammettere al proprio episcopato, specie dell'Armenia orientale, queste riforme da lui accettate, N. mori.
Bibl.: opere: J. Cappellotti, Epistola gnaturalis, Venezia 1829; id., S. Nersetis Clajensis opera, 2 voll., ivi 1833; PG 133, 121-279 (per il dialogo con Theorianos). Studi: L. Alilan, S. N. Snorhali e l'epaon, Venezia 1873 (in armeno); A. Balgy, Historia doctrinae catholicae inter Armenos, Vienna 1878; Ter-Michelian, Die armen. Kirche in ihren Beziehungen zur byzantinischen vom IV. bis zum XIII. Jahrhundert, Lipsia 1892; H. Tekeryn, Controverses christologiques et Arrakno-Cilicie (Orientalia christiana analecta, 129), Roma 1939; Manzi, XXII, 197-206. Garabed Amaduni
NERSES II, Astaraketzì. - Katholikós armeno dal 548 al 557 . Convocò il noto Concilio di Duino (554-55), tendente a ottenere un patto di unione dogmatica contro la setta dei Khoujik, importata in Armenia da mercanti persiani, affetti di manichelemo e di nestorianesimo. Vi parteciparono 18 vescovi armeni e molti principi. I nestoriani vi furono espressamente condannati. Nulla vi è contro il Concilio di Calcedonia.
Sotto il nome di N. esistono 38 canoni, di contenuto molto interessante per il dogma e la disciplina ecclesiastica armena : Battesimo, Eucaristia, diritti del clero e dei monaci, ecc.
Bibl.: A. Ciamcian, Storia dell'Armenia (in armeno), I, Venezia 1781, p. 237 sg.; E. Ter Minassiano, Die armenische Kirche in ihren Beziehungen an den syrischen Kirchen bis zum Ende des 15. Jahrhunderts, Lipsia 1893; V. Metzouni, Questioni importanti della storia armena, Venezia 1927, pp. 369-78; id., Disciplina armena. Codificazione canonica orientale, Ponti, VII, Città del Vaticano 1932; VIII, ivi 1932, p. 160 sgg. Garabed Amaduni
NERVA (M. Cocceius Nerva), IMPERATORE ROMANO. - N. a Narni nel 26 d. C., m. a Roma nel genn. 98. Di famiglia aristocratica, fu console nel 72 e nel 90. Alla morte di Domiziano, nel 96, fu acclamato imperatore; vecchio, ma savio ed energico, nel suo breve governo cercò di riparare i danni politici e sociali del predecessore, ponendo i fondamenti di una saggia amministrazione, seguita dal successori.
Aboli subito l'esosa tassa del didramma, restringendone l'obbligo ai soli Ebrei, per i quali era imposta; vietò le accuse anonime e di empietà; richiamò gli esiliati da Domiziano, tra i quali erano anche molti cristiani. S. Giovanni Evangelista poté allora lasciare l'isola di Patmos, dov'era stato relegato, e ritornare ad Efeso.
Bibl.: A. Stein, s. v. in Pauly-Wissowa, IV, coll. 123-54; L. Homo, Le Haut Empire, Parigi 1933, p. 413 sgg.; A. Garzetti, N., Roma 1950.
Agostino Amore
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NERVOSE, MALATTIE. - Le m. n. e le malattie mentali costituiscono insieme il gruppo di affezioni morbose, che colpiscono il sistema nervoso. Nonostante che le prime formino un gruppo abbastanza omogeneo e caratteristico, distinto dal resto della medicina per una speciale semeiotica, particolari tecniche di ricerca, differente terapia, tuttavia i loro limiti, sia nei confronti delle malattie mentali che della medicina in generale e delle altre specialità, non sono affatto netti, ma vanno di volta in volta confondendosi.
Per ragioni di chiarezza conviene rifarsi brevemente alle funzioni del sistema nervoso. Accanto alla funzione psichica, le cui alterazioni fanno parte delle malattie mentali, si trovano, semplificando al massimo, la funzione motrice e quella sensitivo-sensoriale; per m. n. s'intendono quelle che interessano soprattutto queste due funzioni. Si deve, inoltre, accennare che è caratteristica del sistema nervoso non solo una "sintomatologia deficitaria " per interruzione dei centri o delle vie di conduzione degli impulsi nervosi, ma anche "sindromi irritative" che si manifestano con un eccesso di funzione. Così, p. es., nei disturbi motori, accanto a una serie che in ordine di aggravamento va dalla diminuita forza di un dito (astenia) alla totale perdita delle possibilità di movimento di uno o più arti (paralisi), si trova la comparsa di movimenti involontari che vanno dalle fini scosse limitate ad un solo segmento (crisi Jacksoniana di una mano) all'attacco convulsivo generalizzato. Analogamente, nelle alterazioni delle funzioni sensitivo-sensoriali, accanto ai disturbi che vanno dalla diminuita sensibilità per il tatto di una ristretta zona cutanea (ipoestesia) fino alla perdita completa delle sensazioni di metà del corpo (emi-anestesia), esiste una gamma di disturbi irritativi che possono andare dal formicolio di un dito all'intenso dolore di vaste regioni del corpo. Con ciò, si è accennato soltanto ai disturbi delle funzioni principali; ma è chiaro che un sistema così complesso, come quello nervoso, interferisce in tutta l'attività dell'organismo. Così di volta in volta nelle m. n. si possono trovare disturbi oculari, auditivi, respiratori, sfinterici, endocrini, ecc.

NeRva, imperatore romano - Statua - Roma, Musei Vaticani.
Di fronte a una m. n. si devono fare due diagnosi : quella di localizzazione della lesione e quella di natura della lesione stessa. La prima è, per ovvie ragioni, pressocché peculiare di queste malattie, il che ha creato una particolare semeiotica, che va dall'esame neurologico alla neuroradiologia, alla neuro-oftalmologia, alla neuro-otologia, all'elettro-encefalografia, tutte branche sussidiarie del semplice esame fisico del malato. La localizzazione può essere unica (e come tale dovrà spiegare tutta la sintomatologia del malato) o multipla; in questo caso si potranno avere malattie che colpiscono un sistema, p. es., solo le vie della motilità (malattie sistemiche) o quelle che colpiscono più sistemi (non sistemiche, disseminate). Il problema della diagnosi di natura è comune anche alle altre branche della medicina e si differenzia nelle m. n. solo perché le alterazioni si svolgono in un tessuto che ha sue particolari caratteristiche. Così, p. es., l'insorgenza, il decorso, la diffusione di una malattia sarà strettamente legata alla posizione anatomica, alla capacità di reazione tissurale e alle funzioni di un tessuto. E da tenere inoltre presente che molteplici cause di diversa natura possono dare una sintomatologia simile, per cui l'anamnesi e le ricerche ausiliarie giocano un compito importantissimo nella diagnostica delle malattie del sistema nervoso.
Le m. n. possono esser classificate, in rapporto al fattore causale, in malattie infettive, neoplastiche, degenerative, vascolari, carenziali e da agenti fisici. Tale succinta classificazione, senza alcuna pretesa di completezza, vuole solo dare un rapido sguardo panoramico alla materia in questione. Le forme da causa infettiva, provocate da agenti patogeni, siano essi microbi o virus, comprendono una serie di malattie che, a seconda della loro localizzazione, prendono il nome di "meningiti" (quando siano invase le meningi, ossia gli involucri del cervello), "mieliti" (quando si tratti del midollo), "nevriti" (quando sono lesi i nervi); tali malattie possono essere diffuse o circoscritte. Si possono ricordare gli ascessi cerebrali, la corea di origine reumatica e la sifilide del sistema nervoso (la forma meningo-vascolare, la tabe e la paralisi progressiva). Le neoplasie o tumori comprendono tipi di diversa struttura microscopica, a seconda delle cellule da cui prendono origine. Si hanno cosi i "meningiomi" (a partenza dalle meningi), i "gliomi" (derivanti dalle cellule gliali del parenchima nervoso), i "neurinomi" (che iniziano dalle guaine dei nervi cranici o periferici). Le malattie degenerative, spesso su basi ereditarie o familiari, consistono in un gruppo notevole di forme morbose, di aspetto molto vario. Così le atassie spino-cerebellari (malattia di Friedreich), le atrofie cerebellari, le miopatie e il morbo di Parkinson.
Le malattie vascolari cerebrali sono spesso in relazione con l'ipertensione essenziale e maligna e con le malattie cardiache; possono presentarsi con episodi improvvisi e spesso transitori, come le crisi ipertensive vasomotorie, o con episodi più gravi, quali le emorragie e i rammollimenti, a volte infine con il coma. Presentano, infine, forme a decorso cronico e progressivo e in questo caso sono presenti anche disturbi psichici. Le malattie carenziali sono dovute all'assenza di sostanze necessarie al normale metabolismo; tra queste, le più comuni : il beri-beri, la pellagra e la sindrome di Lichteim che si accompagna ad anemia perniciosa; esse si manifestano in genere con sintomi midollari. Tra gli agenti fisici si citano i traumi, responsabili di lesioni cerebrali e midollari (contusioni, concussioni e commozioni). Tra le varie malattie che sono rimaste escluse da questo elenco, si ricorderà solo la più importante : l'epilessia (v.) che si presenta con attacchi che vanno dal "piccolo male" (perdita di coscienza della durata di un attimo) al "grande male (crisi convulsive generalizzate), provocati da svariati stimoli (meccanici, chimici, fisici) agenti sul cervello (epilessia sintomatica) o da cause sconosciute (epilessia idiopatica).
BibL.: J. Déjerine, Sémiologie des affections du système nerveux, Parigi 1926; J. Purves-Stewart, The Diagnosis of Nervous Diseases, 9⁴ ed., Londra 1947; N. Valobra, Malattie del sistema nervoso, in C. Giamna, Medicina interna, V, Torino 1950; M. Gozzano, Trattato delle m. n., Milano 1951.
Luisandro Canestrini
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NERVOSO, SISTEMA (delI'UOMO). - I. GENERALITÀ. - E una proprietà generale del protoplasma quella di essere eccitabile, cioè di percepire stimoli di varia natura e di reagire a questi con risposte adeguate. Negli animali unicellulari, i protozoi, questa funzione è espletata dall'unica cellula che costituisce l'individuo, che però può presentare al riguardo particolari differenzia-
menti citoplasmatici. Nei metozoi, o pluricellulari, con la divisione del lavoro ed il differenziamento dei vari tessuti, si viene a specializzare un tessuto caratteristico per la funzione nervosa in cui l'elemento funzionale specifico è la cellula nervosa. Questa cellula è caratteristica per i suoi prolungamenti che vengono a costituire i collegamenti interni del s. n. centrale e le fibre dei nervi nel loro percorso periferico. La cellula nervosa con i suoi prolungamenti costituisce l'unità anatomica e funzionale che è detta «neurone». Le cellule nervose possono essere diffuse tra gli altri tessuti e collegate tra loro da fibre che vengono a costituire dei plessi, o essere riunite in gruppi o gangli collegati tra loro e con i recettori e gli effettori mediante i prolungamenti. Nei vertebrati e nell'uomo, oltre alla presenza di cellule nervose diffuse e di plessi, gangli e nervi, si ha l'accentramento della maggior parte delle cellule nervose in un organo che costituisce il s. n. centrale o asse cerebro spinale.
II. Sviluppo del s. n. dei VERtebrati e dell'uomo. Il s. n. ha origine da un abbozzo embrionale precocissimo che si delinea al momento della gastrulazione: la placca neurale. Con l'accartocciamento della placca si forma il tubo neurale che in un primo tempo si presenta anteriormente aperto (neuroporo anteriore) e che posteriormente comunica con l'intestino primitivo (canale neuroenterico).
Molto importante per la morfogenesi successiva del tubo neurale è la condizione della corda dorsale che si forma sottostante ad esso. Tale organo di sostegno, infatti, non si prolunga sino alla sua estremità cefalica, ma si arresta prima, cosi che il tubo nervoso viene a distinguersi in una parte precordale ed una parte cordale. La parte precordale, in relazione alla mancanza dell'ostacolo cordale, si dilata in vescicole e cosi pure, ma assai più moderatamente, la parte più cefalica della parte cordale; il resto della parte cordale non si dilata e darà origine al midollo spinale; le vescicole daranno origine all'encefalo. Dopo uno stadio a due vescicole ed uno intermedio a tre, si giunge a quello a cinque vescicole (il telencefalo, il diencefalo, il mesencefalo, il metencefalo e il mielencefalo).
Da questo stadio, caratteristico in tutti i vertebrati, si passa al differenziamento definitivo con un procedimento di sviluppo di due porzioni sacciformi ai lati della vescicola telencefalica che nel loro massimo sviluppo rappresenteranno gli emisferi cerebrali, e per l'ineguale ispessimento delle pareti delle varie vescicole che porta anche ad una diversa ampiezza delle cavità interne ventricolari. La parte spinale del tubo nervoso, per ispessimento delle pareti laterali, si trasforma in midollo spinale e la cavità
interna si riduce ad un sottile tubolino, il canale ependimale. Lo sviluppo delle pareti cerebrali varia nelle diverse classi di vertebrati nel senso che diviene più complesso man mano si sale la scala zoologica sino a giungere all'uomo, in cui sono raggiunti i differenziamenti strutturali più cospicui. L'ispessimento delle pareti del neurasse si attua per la proliferazione dello strato germinativo ependimale che produce due tipi di cellule indifferenziate, i «neuroblasti» e gli «spongioblasti», che da questa sede migrano più esternamente dove si differenziano rispettivamente in cellule nervose e in cellule di nevroglia. I neuroblasti nella loro migrazione, diretta da stimoli di varia natura, si raccolgono in nuclei o centri nervosi.
III. Morfologia del s. n. dei VERtebrati e dell'uomo. - Nel midollo spinale le cellule nervose vengono a costituire colonne cellulari (sostanza grigia) secondo la lunghezza del midollo che in sezione assumono l'aspetto di una H o di farfalla ad ali aperte; si identificano cosi due corna dorsali e due corna ventrali.
Secondo le ricerche di Johnston si possono distinguere nel midollo spinale quattro aree funzionali: nella parte più apicale delle corna dorsali vi è l'area somato-sensitiva a cui arrivano sensazioni somatiche, in quella più apicale delle corna ventrali vi è l'area viscero-motoria, da cui partono impulsi motori per la muscolatura scheletrica; tra queste due aree, in posizione intermedia, v'è più duralmente l'area viscero-sensitiva, a cui giungono sensazioni di natura viscerale, e l'area somato-sensitiva, da cui partono impulsi motori per la muscolatura viscerale. Le fibre motorie, efferenti, fuoriescono dalla parte ventrale e si raccolgono in fasci di fibre che vengono a costituire le radici ventrali dei nervi spinali; le fibre sensitive afferenti giungono al midollo dalla parte dorsale (radici dorsali) e sul loro decorso sono situati i gangli spinali. Le due radici si uniscono in nervi spinali misti. Le fibre sensitive che penetrano nel midollo spinale in parte si mettono in rapporto con cellule delle corna dorsali e in parte si dirigono cranialmente raggiungendo gruppi cellulari situati nel midollo allungato (nuclei del fascicolo gracile e del fascicolo cuneato). Dalle cellule dei nuclei sensitivi spinali partono fibre che raggiungono varie zone del midollo allungato (o bulbo), del mesencefalo, del cervelletto e dei talami del diencefalo. L'elemento nervoso dei gangli spinali, tipico elemento bipolare nell'embrione (poi si trasforma in cellula a T), quindi provvisto di due prolungamenti, mentre da un lato si collega nel modo suddetto con il midollo, con l'altro si mette in rapporto con la periferia mediante diversi dispositivi periferici (expansioni, reti diffuse) e corpuscoli di senso (di Meissner, Pacini, Golgi-Sfazzoni, ecc.).
Anteriormente al midollo spinale si trova l'encefalo con le sue varie suddivisioni. La porzione encefalica che si connette direttamente con il midollo spinale è il midollo allungato o bulbo che ricorda ancora molto per la morfologia il midollo spinale stesso. Il midollo allungato presenta ispessite le pareti laterali e la base, mentre la vòlta rimane sterile e costituisce la tela corioiedea del IV ventricolo, rappresentato da un'ampia dilatazione della cavità ependimale derivante dalla vescicola mielencefalica.
Oltre ai centri nominati di connessione delle vie lunghe ascendenti dal midollo spinale, nel bulbo si trovano centri motori e sensitivi di nervi cranici e centri di coordinazione motoria (centri tegmentali, olive inferiori). Si trovano i nuclei motori dei nervi somatici quali l'ipoglosso (XII paio) e il nervo abducente dell'occhio (VI paio), e i nuclei dei nervi viscerali che innervano muscolatura di origine branchiale, le ghiandole salivari e la muscolatura liscia dei visceri del corpo, quali il glossofaringeo (IX paio), il vago (X paio) e l'accessorio (XI paio) e i nuclei somato-sensitivi del trigemino (V paio), del coleare e del vestibolare che costituiscono il complesso acustico (VIII paio) e i nuclei viscero-sensitivi del VII, IX e X che costituiscono il cosiddetto «fascicolo solitario». Nella sostanza bianca del bulbo si trova il passaggio delle vie lunghe che dal midollo vanno ai centri superiori e di quelle discendenti che da questi scendono al midollo spinale. Anteriormente al midollo allungato si trovano i differenziamenti della vescicola metencefalica che, con lo svi-
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luppo della parte dorsale, dànno origine al "cervelletto». In questo si differenziano centri che si mettono in rapporto da un lato con la sensibilità propiocettiva generale (sensibilità articolare, tendinea, muscolare) e speciale (canali semicircolari) e dall'altro con tutti gli impulsi motori della vie corticali, piramidali ed extrapiramidali, divenendo la centrale della coordinazione e della sinergia motoria e di integrazione di tutte le attività di movimento e di equilibrio. Esso agisce autonomicamente, fuori della volontà, pur essendo in rapporto con la corteccia cerebrale tramite i centri del ponte di Varolio. La risposta cerebeliare avviene tramite le olive cerebellari o nuclei dentati e i centri motori riflessi del tetto e il nucleo rosso del mesencefalo.
Anteriormente al metencefalo, il mesencefalo si ispessisce in tutte le pareti cosi che la cavità ventricolare viene ridotto ad un sottile canalino noto come "acquedotto di Silvio». Nella sua parte basale si trovano altri centri motori degli occhi (oculomotore comune, III paio, e il patetico, IV paio) e alcuni centri dalla via motoria extrapiramidale (di cui sarà detto tra breve) quali il nucleo rosso e la sostanza nera. Passano inoltre per il mesencefalo le vie lunghe ascendenti e discendenti che non hanno stazione in questo settore. La parte dorsale è costituita dalla lamina quadrigemella formata da una coppia di collicoli anteriori, centri riflessi visivi, e da una coppia di collicoli posteriori, centri riflessi acustici. La vescicola diencefalica, anteriore al mesencefalo, con lo sviluppo si viene a distinguere nei talami, ispessimenti delle pareti laterali, nell'ipotalamo, ispessimento della base, e nell'epitalamo, ispessimento della vòlta. La cavità viene ridotta in un'ampia fessura verticale che si associa alla cavità impari della vescicola successiva telencefalica a costituire il III ventricolo.
I talami sono per la massima parte centri sensitivi a cui giungono le vie lunghe provenienti dal midollo spinale e dagli altri settori posteriori (bulbo, mesencefalo); una porzione ventrale (subtalamo) è motoria. Nella parte sensitiva dei talami si distinguono: una zona ottica (pulsciato) che si collega con un differenziamento del talamo stesso, il genicolato laterale; una zona acustica, collegata con il genicolato mediale; una zona della sensibilità cutanea, proveniente dalle vie lunghe estorocettive del midollo spinale e del bulbo. Nel talamo vi sono inoltre centri di associazione che nei vertebrati inferiori, privi di corteccia cerebrale, rappresentano i centri più elevati in cui si elaborano le attività nervose più complesse, di natura tuttavia primitiva, quali gli istinti, in cui non si manifesta alcuna espressione di volontà cosciente.
La vescicola più anteriore, il telencefalo, è quella che subisce la massima complicazione differenziativa ed è quella che presenta i più vasti gradi di sviluppo nella serie dei vertebrati. Questa vescicola, inizialmente impari e mediana come le altre, si estraffette in due vescicole laterali cosi che si vengono a formare due ventricoli laterali (I e II). Nei vertebrati inferiori (pesci, anfibi e rettili inferiori) questi emisferi sono esclusivamente in rapporto alla sensibilità olfattoria (paleopallio e archipallio); alla base si sviluppano ispessimenti, detti gangli della base o corpi striati, che rappresentano la stazione motoria più cefalica e che anche nelle forme superiori rappresentano un centro della via extrapiramidale.
Nei rettili superiori e nei mammiferi, oltre alla parte olfattoria, si ispessiscono anche le altre pareti degli emisferi con la costituzione di un neopallio o corteccia cerebrale. Essa raggiunge il suo massimo sviluppo nell'uomo. La neocorteccia si distingue dalle altre aree cerebrali per la presenza delle tipiche cellule piramidali.
Nello studio della complicazione delle strutture encefaliche va considerato in primo luogo la questione dell'incrocio delle fibre. Infatti la gran prevalenza delle fibre nervose che hanno rapporto periferico con un lato si mettono in relazione con centri del lato opposto; cosi lungo la zona sagittale mediale del neurasse si notano decussazioni, chissmi o commissure che alle volte costituiscono entità anatomiche molto cospicue. Nel telencefalo si notano tre principali commissure che contribuiscono moltissimo alla sua morfologia: la «commissura ante-

(per cortesia del prof. Stejandli)
NERVOSO, ESTEMA (DELL'UOMO) - Cellule piramidali della corteccia cerebrale.
riore" e la "commissura di ippocampo", esclusivamente costituite da vie olfattorie (e che sono quindi le più primitive), e il "corpo calloso" per il quale passano le vie di decussazione della neocorteccia (che quindi è la commissura più evoluta). Il corpo calloso ha il massimo sviluppo nell'uomo poiché in questo ha il massimo sviluppo anche la neocorteccia. Con lo svilupparsi del corpo calloso la corteccia olfattoria viene spostata molto più indietro dalla sua posizione morfologica iniziale, cosi che le fibre che costituiscono la commissura d'ippocampo devono compiere un lungo tragitto sulla vòlta del III ventricolo venendo a costituire quella struttura anatomica nota come "vòlta a tre pilastri" o "fornice». Lo sviluppo della corteccia cerebrale è soprattutto in superfice e si presenta nell'uomo con un numero di ripiegamenti (circonvoluzioni) assai grande. Nella specie umana si trova la massima complessità, di gran lunga maggiore anche rispetto ai mammiferi più evoluti, quali gli antropomorfi (v. cervello). I solchi più profondi distinguono la corteccia cerebrale in cinque lobi: occipitale, temporale, frontale, parietale e dell'Insula, situato quest'ultimo profondamente e opercolato dal lobo temporale che si è sovrapposto. I solchi delimitano i giri.
IV. Fisiologia. - Una fondamentale suddivisione del s. n. è quella in due sottosistemi, distinti morfologicamente oltre che fisiologicamente, ma in intima reciproca connessione anatomo-funzionale : un s. n. "somatico" che partecipa alle attività della vita di relazione e un s. n. "viscerale "o "neurovegetativo" (vedi sotto S mathrm{V} ) che partecipa alle attività fisiologiche dei visceri. Mentre il s. n. somatico agisce con meccanismi involontari e volontari, il s. n. viscerale agisce in modo esclusivamente autonomo o involontario.
Il s. n. somatico è rappresentato dalla parte periferica (organi periferici di senso, piastre motrici, nervi periferici, gangli spinali) e da una parte centrale (parti somatiche del midollo spinale e dell'encefalo); il s. n. viscerale è formato da organi periferici sensori, nervi, gangli viscerali e spinali e dalle parti centrali viscerali del midollo spinale e dell'encefalo (solo nella parte telencefalica è discussa la presenza di centri viscerali). I visceri hanno una doppia innervazione viscerale, simpatica e parasimpatica, con azione antagonista. Dall'equilibrio delle due attività si ha la funzione adeguata al momento fisiologico.
V. ReCettori ed effettori. - L'attività nervosa si esplica per l'eccitabilità di recettori e l'attività di effettori. I recettori sono costituiti o dalle cellule sensorie situate negli epitelî specifici periferici e dal neurone sensitivo gangliare che trasmette l'eccitamento al s. n. centrale, o dalle cellule gangliari stesse che presentano il prolungamento periferico complicato in dispositivi microscopici periferici (corpuscoli, reti, plessi, arborizzazioni, ecc.) situati negli epitelî o nei connettivi. Gli effettori sono costituiti dalla cellula nervosa motoria (spinale, bulbare, mesencefalica o gangliare), dal suo prolungamento periferico che si complica in apparecchi terminali aderenti alle fibre muscolari striate (le placche motrici) o lisce (con arborizzazioni varie).
I recettori sono stati suddivisi in rapporto allo stimolo
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(per carissia del prof. Stefanelli)
NERVOSO, SISTEMA (DELL' VOMO) Corpuscolo di senso di Golgi Mazzoni.
specifico che sono atti a percepire, e che puó essere di varia natura, in recettori di stimoli fisici e di stimoli chimici. I recettori fisici si distinguono a seconda del numero di vibrazioni per m." a cui sono eccitabili. I recettori tattili sono atti a ricevere vibrazioni molto lente sino a 1552 per secondo; i recettori acustici percepiscono vibrazioni da 30 a 30.000 . Vibrazioni eteree sono stimoli per i termorecettori cutanei quando il loro numero è tra 3000 bilioni e 800.000 bilioni al m."; sono stimoli visivi per i fotoricettori della retina le vibrazioni da 400.000 bilioni a 800.000 bilioni al m." Questi valori valgono per la specie umana e variano in altre specie. Cosi in altri animali possono essere percepite altre gamme di vibrazioni per la presenza di recettori opportuni come pure possono essere insensibili ad altre per mancanza dei recettori specifici. I chemiorecettori sono specializzati a percepire stimoli di natura chimica: sono quelli olfattori e gustativi. Tra i gustativi situati nei bottoni gustativi della lingua (e, in altri animali, del palato o cutanei), vi sono specializzazioni per le sostanze dolci, salate, amare ecc. Perché le condizioni fisiche o chimiche dall'ambiente siano stimoli occorre non solo che l'animale possieda l'organo di senso opportuno, ovvero il recettore opportuno, ma che l'azione di stimolo superi una certa soglia di intensità.
I recettori possono essere somatici o viscerali. I recettori somatici sono suddivisibili, secondo Sherringthon, in esterocettori e in propiocettori : i primi sono deputati a percepire direttamente gli stimoli del mondo esterno (stimoli tattili, termici, visivi, acustici, olfattori), mentre i secondi lo sono indirettamente in quanto la sede di stimolo è nelle giunture articolari, nei tendini e nei muscoli, in relazione alla stazione sugli arti e agli sforzi muscolari, attività che sono in relazione indiretta con l'ambiente; a questi va aggiunta la eccitabilità dei recettori dei canali semicircolari che, unitamente ai recettori muscolari suddetti, dànno la sensazione di posizione del corpo rispetto all'ambiente, che rappresenta la percezione necessaria alla funzione dell'equilibrio. I recettori viscerali sono detti viscerocettori e sono rappresentati dei neuroni del s. n. viscerale e dalle loro espansioni periferiche (retti, plessi e corpuscoli). Anche gli effettori, costituiti dalle varie unità motorie, sono somatici, rappresentati dal neurone motorio somatico e dalle fibre muscolari striate ad esso collegate con le placche motrici terminali e viscerali, rappresentati dal neurone motorio viscerale gangliare e dalle espansioni sui muscoli lisci o striati (cuore) dei visceri ad esso connessi.
Di particolare importanza fisiologica sono le zone di contatto tra la cellula sensoria periferica (nei casi in cui c'è) e la fibra sensoria e quella tra la piastra motrice e la fibra muscolare, dette "sinapsi" e i rapporti tra neurone e neurone nella costituzione di catene (sinapsi interneuroniche). La sinapsi permette la trasmissione dell'eccitamento preservando l'integrità dell'unità anatomica (teoria del neurone), permette con la sua molteplicità la "conmazione spaziale" dell'eccitamento, spiega il periodo di latenza nella conduzione riflessa, spiega la polarizzazione della conduzione in una catena di neuroni. Il meccanismo con cui l'eccitamento attraversa la sinapsi è stato oggetto di molte ricerche e oggi si considera da un punto di vista fisico (produzione di potenziali d'azione, a azione depoli-
merizzante la membrana del neurone in cui l'eccitamento è trasmesso, ecc.) e da un punto di vista chimico per la produzione di "mediatori chimici" (acetilcolina, inattivato dopo l'azione della colinesterasi).
VI. RIFLESSI. - Si è già accentuto nello studio della evoluzione del s. n. come il più semplice meccanismo nervoso si esplichi con l'intervento di due soli neuroni : quello sensorio e quello motorio. Esso è detto arco riflesso semplice. Il midollo spinale è sede di questi riflessi mediante un arco comprendente il neurone sensorio, il cui corpo cellulare è nel ganglio spinale, e il neurone motorio la cui cellula è nelle corna anteriori, collegata perifericamente con le fibre di un muscolo. Questo arco riflesso spinale, come tutti i riflessi, è involontario. Nel midollo spinale si manifestano riflessi estensori (quale, p. es., quello ben noto del ginocchio, battendo sotto la rotula) e flessori (quali quelli dovuti a stimoli nocivi, alle estremità). I due riflessi associati sono deputati al mantenimento dell'animale sugli arti in opposizione alla gravità. Quando un muscolo si contrae, si rilascia l'apparato antagonista secondo un principio fondamentale di innervazione e inibizione reciproca. Meccanismi riflessi spinali più complessi sono quelli intersegmentali per cui al movimento riflesso di una coppia di arti partecipa una "integrazione " con movimenti anche di altri muscoli del tronco o dell'altra coppia di arti e anche con effetti sulla sfera viscerale (genitali). Ciò si mette bene in evidenza in animali spinali, cioè con il midollo spinale resecato e separato dall'encefalo.
Il valore fisiologico dei centri encefalici superiori sulle attività spinali può essere studiato spostando il piano di resezione sempre più cefalicamente, ovvero asportando l'encefalo con resezioni a livelli sempre più cefalici.
Se si compie una resezione prima del ponte di Varolio si manifesta la caratteristica rigidità da decerebrazione che è provocata da una contrattura continua dei muscoli, prevalentemente estensori. Ciò avviene per il continuo eccitamento dei centri vestibolari, che rimangono connessi al midollo spinale, e che non sono dominati dai centri superiori e particolarmente dal sistema extrapiramidale. I movimenti posturali, statici, si esplicano con cinque principali meccanismi riflessi : 1) riflessi labirintici; 2) riflessi di raddrizzamento del corpo in relazione alla posizione della testa; 3) riflessi di raddrizzamento del corpo indipendentemente dalla testa (che si esplicano tramite i centri bulbari collegati al nucleo rosso del mesencefalo); 4) riflessi di raddrizzamento del collo (integrati nel midollo); 5) riflessi di raddrizzamento degli occhi (integrati nella corteccia cerebrale). Altri meccanismi riflessi sono quelli degli occhi (nel mesencefalo, come è dimostrato con eccitamenti faradici in questa sede). Il midollo spinale è anche sede di riflessi viscerali, come quelli vasomotori, secretori del sudore, della defecazione e della minzione. Così, in connessione con le vie viscerali, si possono determinare impulsi anormali che possono, per via riflessa, provocare dolori viscerali, di ipersensibilità cutanea, di contrattura muscolare, di attività secretoria, ecc. Nel tronco cerebrale vi sono centri somatici e viscerali relativi ad altri riflessi caratteristici, quali quelli della deglutizione, della mastizzazione, della secrezione salivare, della tosse, dello starnuto, del vomito, di dilatazione o chiusura delle pupille ecc. Così si trovano i centri che regolano attività automatiche quali la respirazione, il battito cardiaco, ecc. Il midollo spinale e il tronco cerebrale (midollo allungato e mesencefalo) sono attraversati da vie lunghe che ascendono, portando gli eccitamenti ai centri superiori diencefalici e telencefalici, da vie lunghe discendenti che, provenienti da questi settori superiori, raggiungono le stesse cellule motorie, spinali e del tronco cerebrale, che entrano in azione per i vari riflessi locali e che perciò vengono anche definite quali "vie finali comuni".
VII. I TALAMI. - Le fibre ascendenti che provengono
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dal midollo spinale e che portano le sensazioni degli esterocettori hanno una stazione nel bulbo e di qui raggiungono i talami del diencefalo mentre le vie propiocettive si fermano al cervelletto; altre vie esterocettive della testa hanno i loro centri nel bulbo e di qui raggiungono, come quelle spinali, i talami. Così raggiungono i talami le sensazioni acustiche e ottiche con una prima stazione nei genicolati mediali e laterali. Le sensazioni acustiche, ottiche ed olfattorie, oltre a raggiungere il talamo per poi essere proiettate nella corteccia cerebrale, hanno alcuni centri motori riflessi: essi sono i collicoli posteriori del mesencefalo per i riflessi acustici, i collicoli anteriori per quelli ottici e i corpi mamillari diencefalici per i riflessi olfattori.
Nel diencefalo, oltre allo sviluppo dei due talami, ispessimenti delle parcti laterali, che ricevono tutte queste vie sensorie, vi sono centri olfattori nell'epitalamo (gangli delle abenule) e nell'ipotalamo (i corpi mamillari). Nell'ipotalamo vi sono inoltre i centri più cefalici delle regolazioni viscerali che, collegati da un lato con i talami, con i centri olfattori, con la corteccia cerebrale e con le vie motorie extrapiramidali, sono in relazione con l'ipofisi, la ghiandola direttrice della gran maggioranza delle attività ormonali dell'organismo.
VIII. Gli causerbi cerebrali. - La vescicola telencefalica, che è sede delle maggiori complicazioni cerebrali, dà origine, oltre ad altri centri, ai centri in cui si elaborano i fenomeni nervosi più complessi involontari e volontari e in cui si elaborano, nell'uomo, le più elevate espressioni della conoscenza e della psiche. I centri telencefalici sono: i centri e le vie della sensibilità olfattoria, i gangli della base o corpi striati e la corteccia cerebrale. Si può anzi constatare come nello sviluppo filogenetico le estroflessioni laterali del telencefalo, che costituiranno gli emisferi cerebrali, sorgano come centri prettamente olfattori (p. es., nei pescicani); solo ai corpi striati, oltre a fibre olfattorie giungono fibre viscerali e somatiche. Successivamente a queste parti si aggiungono parti nuove, non olfattorie, sia ai gangli della base, sia alla corteccia: il neostriato e la neocorteccia. Questi centri appaiono in modo primitivo nei rettili superiori (coccodrilli); il massimo sviluppo è raggiunto nell'uomo ed essi qui sovrastano per mole tutti gli altri centri del neurasse sinora considerati.
I corpi striati rappresentano nei vertebrati privi della neocorteccia i centri superiori ove vengono elaborati gli impulsi di risposta ai vari eccitamenti esterni ed interni; sono pertanto i centri riflessi più elevati. I centri motori volontari si sviluppano nella neocorteccia e solo in certe aree di questa. Le vie motorie che sorgono negli stristi si associano alle vie di altri centri motori del tronco cerebrale, quali il nucleo rosso, i centri tegmentali, i centri motori riflessi, visivi, acustici, vestibolari, olfattori; esse sono collegate con il cervelletto che ha il compito di rinforzare, coordinare questi impulsi in una attività motoria integrata con le sensazioni propiocettive generali così da effettuare risposte motorie adeguate alle condizioni statiche dell'animale. Le vie motorie che derivano da questi centri involontari ed automatici, unitamente alle vie motorie corticali che non fanno parte delle vie piramidali (di cui ora si dirà) costituiscono il sistema motore involonta