effettuare risposte motorie adeguate alle condizioni statiche dell'animale. Le vie motorie che derivano da questi centri involontari ed automatici, unitamente alle vie motorie corticali che non fanno parte delle vie piramidali (di cui ora si dirà) costituiscono il sistema motore involontario extrapiramidale. Le lesioni di questo sistema provocano condizioni di contrattura spastica e di rigidità. Secondo alcuni autori, tra i quali il Kappers, tutti gli etti, anche quelli che si iniziano volontariamente, ma che divengono automatici e involontari per abitudine o educazione, vengono espletati da questo sistema, che è l'unico dei vertebrati inferiori privi di vie piramidali. I centri sensori più elevati, di integrazione, dei vertebrati inferiori sono invece rappresentati, come si è detto, dai talami; nell'uomo molte funzioni primitive talamiche vengono assunte dalla neocorteccia, ma alcune forme primitive, anche alla soglia della coscienza, vengono ancora espletate da questi centri; tra queste attività sono da ascriversi le sensazioni affettive, prive di critica. La corteccia cerebrale rappresenta la parte più sviluppata di tutto l'encefalo umano (v. cervello) con una superfice di 200.000 mm ². Questa grande superfice è ottenuta con i ripiegamenti in circonvoluzioni (solchi e giri).

(per cortesia del prof. Stefanelli)
Nervoso, sSpreda (DELL'UOMO) - Fiastre motrici dalla muscolatura striata.
l'area motoria precentrale costituendo la via piramidale (cosiddette per il loro passaggio nelle piramidi del bulbo), quelle che vanno ai centri motori della via extrapiramidale e quelle che vanno ai centri del ponte di Varolio per la connessione con il cervelletto. Inoltre, nella corteccia sono fibre di associazione che stabiliscono connessioni di varie aree cerebrali tra loro e le fibre commessurali che stabiliscono tale rapporto con aree dei due emisferi, fibre che vengono a costituire il corpo calloso (per la neocorteccia), la commissura anteriore e la commissura di ippocampo (per la corteccia olfattoria).
La corteccia cerebrale rappresenta il centro nervoso più elevato, non solo perché in essa si attuano i meccanismi nervosi più complessi di natura incosciente, quali i riflessi condizionati, ma perché essa è la sede delle attività psichiche più elevate che escono dal campo strettamente fisiologico con le manifestazioni della volontà, della intelligenza e della coscienza. Questi fenomeni nervosi sono prettamente umani, in quanto solo l'uomo possiede quella complessità strutturale capace di estrinsecarla; secondo alcuni autori, tuttavia, i fenomeni psichici umani sarebbero solo un grado, sebbene estremamente elevato, di un fenomeno generale che già si manifesta in forma semplice anche negli altri animali. Si deve tener tuttavia conto come nella valutazione dell'intelligenza si includano manifestazioni che, come la memoria, sono espressione di un fenomeno generale della materia vivente, e così la capacità delle percezioni e l'esecuzione di atti che sono risolvibili con riflessi condizionati. Così molti fenomeni considerati di intelligenza degli animali sono del tutto incoscienti come lo sono gli innumerevoli istinti che li guidano. Intelligenza veramente sublime e superiore a quella umana sarebbe quella di molti animali, anche invertebrati, se il loro complesso comportamento fosse cosciente e se il loro operato fosse frutto di un tirocinio e di una volontà costruttiva! Ma essi sono perfetti costruttori, per limitarci a questo aspetto delle loro attività, come lo sono, p. es., le nostre cellule ossee nella edificazione delle ossa secondo le leggi più precise della statica grafica. Non è questione di intelligenza, ma di intrinseca attitudine: l'ape neonata sa già costruire le sue cellette esagonali nel modo più perfetto. Non vi è errore nella costruzione degli animali architetti : mentre l'errore è umano e dimostra il modo completamente diverso con cui l'homo falee fa le sue costruzioni; con tirocinio e fatica; con intelligenza.
I riflessi condizionati sono riflessi che si attuano asso-
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ciando uno stimolo incondizionale con uno stimolo condizionale. Famoso è l'esperimento di Pavlov che dando a più riprese a mangiare ad un cane suonando contemporaneamente un campanello, poteva poi provocare la secrezione gastrica con il solo suono del campanello; il suono costituiva pertanto uno stimolo condizionale e la secrezione di suono gastrico un riflesso condizionato. 1 riflessi condizionati sono innumerevoli e di tipo eccitatorio come inibitorio e possono complicarsi in una serie di riflessi secondari e terziari, ecc. Nell'uomo tali riflessi a catena sono molto comuni e la stessa parola è una successione di tali fenomeni. Moltissimi atti, apparentemente volontari, si esplicano per opera di riflessi condizionati. Nell'uomo essi si attuano mediante associazioni che avvengono nella corteccia cerebrale che, secondo Pavlov, è indispensabile, ma riflessi di tal natura, sebbene più semplici, si attuano anche in animali dopo asportazione della corteccia cerebrale.
Si è potuto constatare come il grado della intelligenza negli uomini non sia in rapporto al volume cerebrale o al suo peso, ma proporzionale alla complessità delle circonvoluzioni, cioè alla sua superfice e al numero delle cellule piramidali.
La superfice cerebrale è suddivisa in aree con funzioni caratteristiche; anatomicamente è suddivisa in lobi e questi in giri delimitati da solchi.
Oltre alle aree di proiezione efferente o motoria localizzate nel giro precentrale o prerolandico del lobo frontale, e alle aree motorie extrapiramidali, situate in vari punti dei lobi occipitali parietali e temporale, sono localizzate nella corteccia cerebrale le aree di proiezione sensitiva; nel giro postrolandico o postcentrale del lobo parietale si proiettano le fibre della sensibilità generale cutanea, nel lobo occipitale le fibre della sensibilità visiva, nel lobo temporale quelle della sensibilità acustica e in tutta la corteccia derivante dal pallio olfattorio le fibre della sensibilità olfattoria; la corteccia olfattoria costituisce nell'uomo il corno d'Ammone visibile superficialmente solo nel lobo piriforme.
Particolarmente importante nella specie umana è la zona motoria del linguaggio articolato localizzata nel giro di Broca che è un'estensione del giro precentrale e l'area frontale di associazione in cui si esplicano le attività superiori della intelligenza.
BibL.: C. J. Herrick, An introduction to neurology, Filadelfia 1931; C. U. Kappers, Comparative anatomy of nervous system; N. Boccari, Neurologia comparata, Firenze 1943; J. F. Fulton, Phisiology of the nervous system, Londra 1943; J. Spadolini, Fisiologia generale, II, Torino 1943; S. W. Ranson, The anatomy of the nervous system, Filadelfia 1947. Alberto Stefanelli
NESQUALLY, diOCESI di: v. SEATtLE, diOCESI di.
NESTEROV, MICHELE. - Pittore russo, n. nel 1862 a Ufa, m. nei primi anni del sec. xx. Subì l'influsso di Perov e di Kramskoj. Debutto con gli «Espositori ambulanti».
Viaggio in Italia ed in Francia, studiando particolarmente le pitture del Beato Angelico e quelle di Puvie de Chavannes. Fu prescelto con Vasnetzov e Svedomskij per la decorazione della cattedrale di S. Vladimiro a Kiev, che durò dal 1885 al 1895 . N. vi dipinse le quattro iconostasi, due quadri d'altare, il coro e la scena della Risurrezione di Cristo, rivelando rara tempra di mistico e di poeta. Fu il pittore dei conventi della santa Russia. Oltre che fedele interprete della vita e del sentimento religioso fu pure valente paesaggista.
BibL.: P. Aranovitsch, s. v. in Thieme-Becker, XXV, p. 397; Maria Gibellino-Krasceninnicowa, Storia dell'arte russa, II, Roma 1937. Maria Gibellino Krasceninnicowa
NESTORIO, santo, martire. - E commemorato nel Martirologio geroniniano il 25 febbr., nel Martirologio romano il 26 e presso i Greci il 28.
La Passio originale in greco, composta nel sec. Iv, è perduta, ma esistono redazioni sia in greco che in latino abbastanza buone. N. era vescovo di Magido in Panfilia; scoppiata la persecuzione di Decio, persuase
il suo popolo a fuggire sui monti per non esporsi al pericolo di cadute, mentre egli rimase al suo posto. Preso dalle guardie, fu condotto al tribunale dell'irenarca della città, che dopo averlo interrogato lo inviò a Perge dal preside Pollione. Questi lo fece torturare sull'aculeo e poi lo condannò alla crocifissione.
BibL.: Tillemont, III, pp. 351-53, 713 sg.; Acta SS. Fe bruarii, III, Parigi 1865, pp. 632-35; P. Franchi de' Cavalieri, Osservazioni sopra alcuni atti di martiri, in Nuovo bull. arch. crist., 10 (1904), pp. 8-16; id., Attorno al più antico testo del Martyrism v. Theodori tironis, in Note agiografiche, III (Studi e testi, 22), Roma 1909, pp. 97-101; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, trad. it., II, Firenze 1935, pp. 393-99; Martyr. Hieronymianum, p. 116; Martyr. Romanum, p. 77. Agostino Amore
NESTORIO e NESTORIANESIMO. - I. Vita DI N. - Poco si sa di N., prima del suo episcopato a Costantinopoli, perché la leggenda ha ricamato molto sul suo nome. Nato a Germanicia (oggi Mar'al) verso la fine del sec. iv, studiò ad Antiochia, ed entrò nel monastero di Euprepios, situato nei dintorni della città. Se si presta fede alla leggenda siriaca, avrebbe seguito i corsi di Teodoro di Mopsuestia, il che non è sicuro, perché Teodoro era già vescovo nel 392. E certo, invece, che N. conobbe personalmente il celebre esegeta e ne assimilò la dottrina, soprattutto quella cristologica. La conoscenza che egli ebbe delle scienze sacre fu seria.
Scelto da Teodosio II a succedere sul trono di Costantinopoli a Sisinnio (m. il 24 dic. 427), prese possesso della sede il 10 apr. 428. Sull'inizio si distinse per zelo contro gli eretici, e indusse l'Imperatore a emanare un ottico molto severo contro di essi ( 30 maggio 428). Solo i pelagiani non vi erano nominati, e ciò, indubbiamente, perché erano mai conosciuti e poco numerosi in Oriente. N. parlò forte contro la rilassatezza dei costumi e contro tutto ciò che gli parve abuso o un errore; ma le persone saggie poterono subito notare che lo zelo del riformatore era spesso indiscreto. Scoprì, infatti, un errore nello stesso appellativo Өcoтóxos, comunemente dato alla Vergine negli ambienti costantinopolitani. Un giorno, verso la fine del 428 , il prete Anastasio, uno dei suoi amici di Antiochia, trasferitosi al suo seguito a Costantinopoli, predicando in sua presenza, acò attaccare direttamente quell'appellativo (Socrate, Hist. eccl., VII, 32 : PG 77, 802), ma N., invece di biasimarlo, l'approvò pubblicamente, con grande scandalo dei presenti. Da quel momento il termine ӨcoтóxoS divenne oggetto di aspre discusssioni. N., preoccupato, credette di aver trovato il mezzo di mettere tutti d'accordo : dichiarò che poteva passare tanto l'espressione "Madre dell'uomo" ( ἀ ν θ ρ ε σ π o ́ τ o x o s ) che l'espressione "Madre di Dio" ( θ ε σ τ o ́ x o s ), purché si mantenesse in Gesù Cristo l'unione della divinità e dell'umanità e non si sopprimesse né l'una né l'altra. Ma egli preferiva non usare quei termini, impropri e pericolosi, e servirsi piuttosto dell'altro Xpoтoтóxos (Madre di Cristo), in cui Cristo indicava nello stesso tempo le due natura, l'umanità e la divinità, strettamente unite tra loro. La trovata era ingegnosa, ma non poteva essere soddisfacente per l'ortodossia. La discussioni sul termine ӨcoтóxoS, che avevano avuto luogo a Costantinopoli, non tardarono ad essere conosciute altrove. Ne giunse presto l'eco a Roma e ad Alessandria. N. stesso pensò a informare il Papa sulla nuova controversia, inviandogli alcuni dei suoi discorsi. S. Cirillo d'Alessandria, d'altra parte, ben informato della cosa, cominciò, dal 429 , a denunciare la nuova eresia, da principio senza nominare il suo autore, poi scrivendogli direttamente due lettere, che ebbero due risposte sprezzanti. Allora s. Cirillo si appellò a Celestino I inviandogli tutto un incartamento, con traduzione latina, che conteneva le sue lettere in proposito, alcuni estratti dagli scritti di N. e un florilegio di testi patristici sul mistero dell'Incarnazione (primavera del 430). Celestino I riunì a Roma, ai primi di ag. del 430, un Concilio che proclamò la legittimità del titolo "Madre di Dio" dato a Maria e rigettò le spiegazioni confuse e tortuose di N. sul parto verginale. Contemporaneamente, con una lettera
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dell'i 1 ag. 430 , il Papa minacciava il novatore di scomunica e di deposizione se, nello spazio di dieci giorni, a partire dalla notificazione delle decisioni romane che gli sarebbe stata fatta da Cirillo, non ritrattasse i suoi errori. N., che vedeva in Cirillo un nemico personale, invece di sottomettersi, come gli consigliava il suo amico, Giovanni di Antiochia, credette gesto più abile parare la minaccia che gli sovrastava, sollecitando dall'imperatore Teodosio II la convocazione di un concilio ecumenico per discutere il suo caso. Cirillo, non sospettando di nulla, favorl la manovra, tardando troppo a comunicare a N . la sentenza di Roma; quando i suoi inviati giunsero a Costantinopoli, verso i primi del dic. 430 , era già comparso un decreto imperiale del 19 nov. 430 , che convocava un concilio ecumenico per il 27 genn. 431 , festa della Pentecoste, a Efeso (v.). N. rifiutò di presentarsi al Concilio che Cirillo aveva sporto il 22 giugno 431 , prima che arrivassero Giovanni d'Antiochia e i suoi, nonché i legati del Papa, e nonostante le proteste di numerosi vescovi e di Candidiano, rappresentante dell'Imperatore. Questo Concilio, considerato come il vero, lanciò la scomunica e infine decise la deposizione di N.; questi atti furono confermati dai tre legati del Papa, nella terza sessione ( 11 luglio). Tale sentenza fu riconosciuta sia dall'Imperatore che da Giovanni d'Antiochia e dai suoi, dopo lunghi abboccamenti tra le due parti, in cui era diviso l'episcopato orientale. N., considerando ormai la sua battaglia perduta, chiese ed ottenne dall'Imperatore di ritornare al suo monastero di Euprepios, dove rimase quattro anni, senza mutare di pensiero, cercando anzi di diffonderlo il più possibile, tanto che Celestino I fu costretto a domandare che il suo esilio fosse fissato in qualche luogo remoto. L'Imperatore temporeggiò fino al 435 , in cui apparvero due decreti imperiali : il primo condannava N. e gli confiscava i beni a favore della Chiesa di Costantinopoli, l'altro conteneva l'ordine di bruciare tutti i suoi scritti, comminava severissime pene ai seguaci della sua dottrina e dava loro il nome di simoniani, a ricordo di Simone Mago. Da Petra l'esiliato fu presto trasferito nell'ossi di Egitto, poi a Panopolis. Fu, indubbiamente, nei dintorni di tale località che N. mori verso l'anno 450-51, poco prima del Concilio di Calcedonia, al quale egli sarebbe stato convocato, secondo le leggende monofisite e nestoriane. Una cosa è sicura: N. prima di morire, ebbe conoscenza degli atti del "Latrocinio di Efeso" e della lettera di s. Leone I a Flaviano sul mistero dell'Incarnazione. Stando a quello che egli stesso racconta nella sua opera Il libro di Eraclide, approvò il contenuto di tale lettera e mori con la convinzione che Leone fosse del suo parere.
II. Scritti di N. - Per l'editto imperiale le sue opere furono distrutte nella loro lingua originale. Consistevano in lettere, disocosi, memorie formanti una specie di trilogia, posteriore al Concilio di Efeso, con i seguenti titoli : Teopaschita, Tragedia (o Storia), Libro di Eraclide. Se si eccettuano una dozzina di sermoni, alcune lettere e il Libro di Eraclide, di tutta la produzione letteraria di N. non sono rimasti che pochi frammenti importanti in greco, in siriaco, in latino, che con le parti complete permettono di ricostruire il pensiero esatto di N. in materia teologica e soprattutto cristologica (ed. per cura di F. Loofs, Nestoriano. Die Fragmente des Nestorius gesammelt, untersucht und herausgegeben, Halle 1905). In seguito fu pubblicato il Libro d'Eraclide di Damasco (in siriaco da P. Bedjan [Lipsia-Parigi 1910]; in francese da F. Nau [Parigi 1910]; in inglese da G. R. Driver e L. Hodgson: The Bazaar of Heraclades newly translated from the syriae [Oxford 1925]). L'opera sembra essere autentica nell'insieme, per quanto si possano supporre delle interpolazioni, e si divide in tre parti : introduzione filosofico-teologica sulle diverse eresie, con l'accento sulle diverse forme del monofisismo; lungo commentario degli atti del Concilio di Efeso, in cui N. cerca di dimostrare la sua ortodossia e il suo accordo con i Padri; accenno agli avvenimenti, che tennero dietro al Concilio di Efeso fino al Conciliabolo di Efeso nel 449, del quale conobbe gli atti. Nel corso della trattazione ripete continuamente la sua teoria sull'unione delle due nature.
In appendice alla traduzione del Libro di Eraclide, F. Nau pubblicò un lungo estratto della lettera agli abitanti di Costantinopoli, che sembra autentica, scritta dopo il "Latrocinio Efesino" e già ricordata da Filiosono di Mabbugh. Sono certamente autentiche tre omelie sulle tentazioni di Nostro Signore, che si trovano tra gli spuria di s. Giovanni Cristostomo e che il Nau ha aggiunto al Libro di Eraclide. Si devono però considerare apocrife le 32 omelie, che P. Batiffol, fondandosi unicamente su motivi di critica interna, aveva attribuito a N. Quanto ai dodici " anatematismi " opposti a quelli di s. Cirillo, di cui Mario Mercatore curò una traduzione latina, moltissimi critici (p. es., ed. Schwartz e E. Amann) non li ritengono di N.
III. L'eresia nestoriana. - L'eresia di N. è comunemente presentata come la negazione della divina maternità di Maria. Ciò è esatto, occorre però fare qualche osservazione. La negazione della divina maternità non è che un corollario derivante da una spiegazione del mistero dell'Incarnazione, corrente nella scuola di Antiochia fin dalla seconda metà del sec. iv, elaborata da Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia per combattere l'apollinarismo. Secondo essa, la natura umana presa dal Verbo, Figlio Unigenito del Padre, era una vera persona umana, un vero soggetto concreto, sussistente in se stesso, autonomo, unito alla persona del Verbo in una maniera, senza dubbio, assai intima e ineffabile, ma che non poteva essere che estrinseca, morale, relativa; come quella che esiste tra due amici intimi, aventi un cuor solo ed un'anima sola. Questa unione è paragonabile a una inabitazione ( ε vol α γ σ ς ) del Verbo nell'uomo Gesù. È l'uomo Gesù il tempio (vasc) nel quale il Verbo abita. È una adesione, una congiunzione, non una vera unione che termina in una vera unità dell'essere, dell'individuo, del soggetto, dell'io, della persona. In Cristo c'è una vera dualità di persone : Dio, il Verbo e l'uomo Gesù. Ciascuno è soggetto di attribuzione delle operazioni che gli sono proprie e che non possono essere attribuite all'altro se non in maniera "impropria" e "abusiva" a causa della unione stretta che esiste tra i due. Questo precisamente è il caso che rende legittimo il titolo di Madre di Dio dato a Maria. Propriamente Dio Verbo non è nato dalla Vergine. Egli non è generato che dal Padre, da tutti i secoli. Si potrà tuttavia permettere che Maria sia chiamata Θ ostóoos, Madre di Dio, perché Colui che essa ha dato alla luce, Gesù di Nazareth, è unito strettamente al Verbo, il quale gli ha comunicato in qualche maniera la sua personalità, il suo "prosopon ", con i titoli divini di Signore, di Figlio, di Cristo, termini adoperati dal Concilio di Nicea. In altre parole, ciò che i teologi chiamano la "comunicazione degli idiomi" (v.) o proprietà non può farsi regolarmente né in rapporto al nome DioVerbo né in rapporto al nome Gesù di Nazaret, perché il Verbo non indica che la divinità, e Gesù di Nazaret non indica che l'uomo. Ecco perché non si può dire che il Verbo è nato due volte e che Maria è veramente Θ ostóoos.
La comunicazione o scambio delle proprietà è, tuttavia, lecita, relativamente a certe denominazioni le quali, nell'uso, indicano nello stesso tempo Dio e l'uomo, strettamente uniti, e che si comunicano mutuamente la loro personalità naturale, il loro "prosopon" fisico ( ε varphi α ἀ σ ω π σ varphi α π α σ̇ α ), come si esprime N. Il quale effettivamente distinse due specie di "prosopon": il "prosopon naturale o fisico", cioè la personalità naturale di ciascuna delle nature unite, e la personalità o "prosopon dell'unione" ( π ρ δ σ ω π o v τ jmath̃ ς ε ἐ v ω σ ε ω ς ) che è una risultante dell'unione, una specie di personalità fittizia e giundica, mediante la quale la divinità si serve del "prosopon" dell'umanità e l'umanità di quello della divinità. E in questa maniera
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che N. cercò di conservare l'unità di Cristo: "Le nature sussistono nei loro "prosopon" e nella loro natura e nel "prosopon dell'unione ". Quanto al "prosopon" naturale dell'una, l'altra si serve del medesimo in virtù dell'unione e cosi non c'è che un "prosopon" per le due nature" (Le Lieve d'Hérocfide, trad. F. Nau, Parigi 1910, pp. 193-94). Maria potrà essere chiamata Xpıaтoтóкos, perché il termine "Cristo" è un nome che indica nello stesso tempo le due nature n, se si vuole, il "prosopon dell'unione".
Queste le grandi linee del sistema cristologico elaborato da N. nel Libro di Eraclide e negli altri suoi scritti. Esso poggia sul principio filosofico che ogni natura umana concreta è una ipostasi, una vera persona. Per N., i termini natura ( varphi óoıs), essenza (vóoíx), persona fisica ( π ρ σ̇ σ ω π o v ~ varphi v σ i κ o ́ v ), ipostasi ( π̇ π σ̇ σ τ α σ ι ς ) sono sinonimi. Egli non aveva la nazione di una natura individuale astratta dal suo supposto: questa la ragione per cui adoperò indifferentemente i termini concreti e i termini astratti, il maschile e il neutro. Per lui il termine Dio è sinonimo di divinità. Dire di Maria che è Madre di Dio equivale a dire che è madre della divinità. In Gesù Cristo, non c'è soltanto altra ed altra cosa (aliud et aliud), ma anche un altro e un altro (alius et alius): "Dico due nature e altro è colui che riveste, altro è colui che è rivestito; egli ha due "prosopon", quello di colui che riveste e quello di colui che è rivestito" (loc. cit). Tale modo di esprimersi è inconciliabile con le espressioni della Scrittura e dei simboli di fede, che parlano di un solo e unico Signore Gesù Cristo, Figlio del Padre, che si è incarnato per opera dello Spirito Santo, è nato dalla Vergine Maria, ha sofferto, è morto, è risuscitato. L'eresia nestoriana è, dunque, essenzialmente la negazione della vera unità di Cristo, Figlio di Dio incarnato. E un saggio infelice di spiegazione razionale del dogma rivelato.
IV. Il nestorianesimo dopo N. - L'eresia nestoriana non disparve con N. Dopo il Concilio di Efeso, non tardò a propagarsi nelle chiese di lingua siriaca e specialmente nella Chiesa di Persia (v. sotto).
Del resto l'errore nestoriano tende periodicamente a rinascere nella Chiesa. L'adozianismo spagnolo del sec. viII fu un nestorianesimo più o meno larvato. Nel sec. xit, si ebbero teologi scolastici che, seguendo Abelardo, nascosero un vero nestorianesimo sotto la loro terminologia filosofica. Nel sec. xviti, i due gesuiti Hardouin e Berruyer elaborarono un sistema cristologico che sboccava logicamente nel dualismo ipostatico. Lo stesso si deve dire della spiegazione di Günther (v.) fondata sulla concezione moderna della persona, che sarebbe costituita dalla coscienza di se stesso. Per quanto condannata, tale teoria psicologica tende a riapparire presso certi fautori contemporanei dell'espressione impropria assumptus homo. Uno di questi, Leone Seiller, nell'opuscolo intitolato: La psychologie humaine du Christ et l'unicité de personne (Rennes 1949), che è stato messo all'Istile, è giunta ad affrontare che l'appellativo Gesù Cristo indicava, in recto, non la persona divina del Verbo, ma l'uomo unito al Verbo, l'Homo assumptus. Soltanto indirettamente, in obliguo, questo nome si applicherebbe al Verbo, al quale l'uomo è unito. L'Homo assumptus sarebbe non solo realmente libero ma autonomo, conserverebbe il suo Io umano, la sua personalità psicologica, che si vuole distinguere dalla sua personalità ontologica. Tutte queste innovazioni nella terminologia consacrata dalla Scrittura e dalla definizioni conciliari sono pericolose e conducono logicamente al dualismo ipostatico, perché, si voglia o no, si separa l'uomo da Dio, contrariamente alla definizione del Concilio di Calcedonia.
Bibs. - la bibl. su questo argomento è vastissima: notevolmente accresciuta in questi ultimi quaranta anni, in seguito alla pubblicazione del Libro di Eraclide. Rinviando alla bibl. delle voce speso, II. Concilio di E., si ricordano i lavori più recenti: J. F. Bethune-Baker, Nestorius and his teaching, a fresh examination of the evidence, Cambridge 1908 (saggio di completa riabilitazione di N.); F. Nau, St Cyrille et Nestorius, in Rev. de l'Orient chrétien, 15 (1910), pp. 325-91; 16 (1911), pp. 1-51; L. Fendt, Die Christologie des Nestorius, Strasburgo 1910; M. Jugie, Nestorius et la controverve nestorienne, Parigi 1912; id., Theologia dogmatica christian. orient., V, Parigi 1935, pp. 76-xit; J. P. Junglas, Die Irrlehre des Nestorius, Treviri 1912; G. Loofs,
Nestorius and his place in the history of christian doctrine, Cambridge 1914; L. Hodgson, The metaphysic of Nestorius, in Journal of theological studies, 19 (1918), pp. 46-55; E. Amann, Nestorius, in DThC, XI, coll. 76-157 e nell'articolo postumo: L'affaire de Nestorius vue de Rome, in Rev. des sciences relig., 33 (1949), pp. 5-17, 205-44; 34 (1950), pp. 28-32, 235-65 (studio incompleto, nel quale si notano diverse incoerenze: l'autore vi si dimostra completamente favorevole a N.; cf. L. Ciccone, L'affaire de Nestorius vue de Rome di mont. E. Amann, Studio critico, in Diese Themas Plur., 34 (1951), pp. 33-50); P. Caltier, L'unité du Christ: Etre-Personne-Convicione, Parigi 1939; G. Bardy, in Fliche-Martin-Frutaz, IV, p. 160 sg.; P. Parente, L'io di Cristo, Brescia 1931.
V. La Chiesa nestoriana della Persia. - Il nestorianesimo, condannato nel Concilio di Efeso (431), fu accettato dalla Chiesa di Persia. Il clero di questa Chiesa veniva in gran parte formato nella scuola catechistica di Edessa, dove allora prediminavano tendenze nestorianizzanti. In essa insegnava Hihā, che seguiva la dottrina di Teodoro di Mopsuestia. Narsaj, un eminente nestoriano, fu maestro della scuola di Edessa dal 437 al 457; poi, scacciato da questa città, fondò nel 457 la scuola di Nisibi (v.) in Persia, che divenne il centro spirituale della Chiesa di quel paese. Quando nel 489 la scuola di Edessa venne chiusa a causa delle sue dottrine nestoriane, molti maestri e discepoli emigrarono in Persia e vi propagarono il nestorianesimo.
I. Storia. - a) La Chiesa nestoriana sotto i Sassanidi (486-643). - Anche fattori politici favorirono la penetrazione di questa eresia. I cristiani di Persia, infatti, erano stati sospettati di tradimento contro la patria e perseguitati per la loro religione, identica a quella del nemico romano. Poiché in quel tempo il monofisismo era riguardato con maggiore favore nella parte orientale dell'Impero, l'accoglimento della dottrina opposta, ossia il nestorianesimo, apparve il mezzo più acconcio per staccare la Chiesa persiana da quella dell'Impero. Un vescovo di tendenze nestoriane, Barsṣvrmā, pensasse il re dell'opportunità di far accettare il nestorianesimo dai cristiani della Persia. Così esso, nel Sinodo di Seleucia del 486, venne accolto come dottrina ufficiale della Chiesa persiana. E vero che le formule cristologiche dei primi sinodi, eccetto quella molto sospetta del Sinodo del 486, permettono pure una interpretazione ortodossa. Ma il fatto che la Chiesa di Persia venera come suoi maestri Teodoro di Mopsuestia, N. e Diodoro di Tarso, mostra come le formole devono essere interpretate. Chiaramente appare il nestorianesimo presso Bābaj il Grande (m. ca. il 628).
Dopo l'introduzione del nestorianesimo la Chiesa di Persia godette sotto i Sassanidi generalmente della pace esterna; ma c'era il pericolo della dipendenza della Chiesa dai re mazdeisti e poi molte difficoltà interne e dispute continue tra i gerarchi turbarono la pace interna. Così dal 522 al 539 vi fu una scisma interno. Per evitare in avvenire simili difficoltà il katholikós Ā b ā Ī, eletto nel 540 , riordinò il modo dell'elezione dei katholikós. Al suo tempo i nestoriani sostennero una nuova persecuzione a causa della guerra tra la Persia e l'Impero. Nuove difficoltà nacquero nell'inizio del sec. vir. Dal 609 al 628 non si poté eleggere un nuovo katholikós.
Malgrado tutto, lo Stato della Chiesa in quel primo periodo era fiorente. Prosperava un monarchismo molto attivo e si formava bene il clero nelle scuole teologiche di Nisibi e di Seleucia. Cominciò già l'espansione missionaria verso la parte orientale dell'Impero persiano e anche al di là del confine verso l'India.
b) La Chiesa nestoriana sotto il dominio musulmano (dal 634 ad oggi). - Con l'invasione degli Arabi musulmani, in un primo tempo la posizione dei cristiani in Persia andò piuttosto migliorando. I nestoriani, siccome Siri, erano affini agli Arabi; perciò, anche a causa della loro religione monoteista, erano più accetti ai musulmani che ai Persiani. Questi potevano ora liberamente convertirsi al cri-
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stianesimo. Così dal principio fino alla fine del sec. viII il cristianesimo progredì ancora. Ma pian piano il peso delle tasse e l'inferiorità sociale imposta ai cristiani dai conquistatori arabi procurarono parecchie defezioni. I cristiani occupavano non raramente alte cariche alla corte dai califfi, stabilitisi nella Mesopotamia dal 749 in poi, il che recava certamente anche degli svantaggi, poiché gli influenti cristiani si immischiarono troppo negli affari della Chiesa. Il katholikós nestoriano sotto il regime musulmano diventò in certa misura anche capo civile della sua comunità, il che aumentò le contese interne alla sua elezione al trono, sempre più ambito.
In seguito la Chiesa ebbe molto a soffrire sotto il susseguirsi di varie dominazioni ed invasioni. Sotto i Mongoli lo stato dei nestoriani fu relativamente prospero, specie al tempo del katholikós Jahballāhã III (1283-317) di origine mongolica. Dopo di lui la Chiesa nestoriana decadde rapidamente. Sulla sua ulteriore storia fino al sec. xvi non si sa nulla di preciso; i torbidi politici, soprattutto al tempo di Tamerlano ( 1400 ca .), la rovinarono quasi completamente. Verso la metà del sec. xvi comincia il movimento verso l'unione (v. caldei).
c) L'espansione missionaria dei nestoriani. - Quest'espansione, come già accennato, si iniziò sotto i Sassanidi. Molti cristiani fuggirono al tempo delle persecuzioni nelle lontane regioni orientali dell'Impero ed i fuggiaschi divennero messaggeri del Vangelo. Nelle regioni più orientali della Persia si incontrano già al principio del sec. v comunità cristiane e sedi vescovili. Verso la fine dello stesso secolo il cristianesimo si era già diffuso fin tra i Turchi e gli Unni sulle rive dell'Oxo, e non molto più tardi la Lieta Novella era recata anche nella Transoxiana. L'espansione missionaria raggiunse il suo apice sotto la dominazione degli Arabi. Portatori del Vangelo erano anzitutto i monaci, ma anche i commercianti, tra i quali vi erano pure sacerdoti sposati; furono essi a propagare il cristianesimo attraverso le antiche strade di traffico nei paesi più lontani.
Il cristianesimo fece il suo ingresso in Cina già nella prima metà del sec. vir. Questo fatto è testimoniato dalla famosa stele di Si-ngan-fu, eretta nel 781 (v. riproduzione, vol. II, tav. xI). L'attività missionaria dei nestoriani fiorì specialmente sotto il katholikós Timoteo I (780-823), che inviò missionari nell'Asia centrale. Popoli interi con i loro re vennero convertiti. Nei secc. xI e xII si convertirono varie tribù mongoliche. La missione in Cina, che perì nel sec. x, fu ripresa nel xiri, quando i Mongoli, assai favorevoli ai cristiani, conquistarono quel paese. Nello stesso tempo giunsero ivi i primi missionari latini. Dopo il crollo della dominazione mongola in Cina nella seconda metà del sec. xiv, l'opera missionaria dei nestoriani si dissolse nuovamente. Sull'espansione in India v. malabaresi.
2. Situazione attuale. - Della Chiesa nestoriana, già tanto estesa, oggi ben poco è rimasto. La maggior parte dei nestoriani tornò dal sec. xvi in poi alla Chiesa cattolica (v. caldei). Altri caddero sotto l'influsso dei missionari protestanti americani (dal 1830) o anglicani (dal 1835, e più intensamente dal 1886). Pure i Russi «ortodossi». lavorarono dal 1897 tra i nestoriani e ne convertirono una parte all'« ortodossia \%. Durante la I guerra mondiale molti nestoriani furono massacrati dai Turchi. Altri fuggirono dai monti del Kurdistan nella pianura della Mesopotamia già occupata dagli Inglesi. Oggi si trovano nestoriani nell' 'Irāq, nella Siria, nella Persia e nell'India.
Nell' 'Iräq, dopo la dichiarazione di indipendenza, si giunse nel 1933 a gravi eccessi nei confronti dei nestoriani, gran parte dei quali fuggì in Siria. La loro sistemazione occupò la Società delle Nazioni (questione degli Assiri). Ne rimangono ca. 30.000 . Il patriarca Mār Sem'ōn XXI, educato a Oxford, dovette nel 1933 abbandonare il paese.
In Siria, nell'alta Gazirah ( = Mesopotamia settentrionale), sono alcune migliaia di nestoriani fuggiti
dall'Iräq; in Persia ca. 9000, 'principalmente nel territorio del lago Urmiah. In India rimangono solo 2000 n., chiamati mellusiani, dal vescovo Elia Mellus che, venuto dalla Mesopotamia, portò all'apostasia un piccolo numero di cattolici malabaresi.
3. Letteratura. - Si può riassumere cosi :
a) Epoca delle dispute cristologiche. - Il primo centro di vita letteraria presso i nestoriani fu la scuola teologica di Nisibi, il cui fondatore Narsaj (v.), detto l'«arpa dello Spirito Santo n, ha lasciato numerosi discorsi poetici, che si distinguono per bellezza ed eleganza di stile. Il più eminente rappresentante della teologia nisibena è il katholikós Mar Ābā ( 540-52 ), che fondò la nuova scuola di Seleucia. Tra i suoi discepoli spicca Tommaso di Edessa. Una grave crisi nella teologia nestoriana fu causata dal capo della scuola nisibena Hēnānā (m. nel 6ro), che cercò di introdurvi la teologia alessandrina ed origenistica. Accanto alla teologia di scuole, il monachesimo, con le sue opere ascetiche, era un'altra forza della vita intellettuale dei nestoriani. Il suo fondatore è Abramo di Kaškar (m. nel 588), e il più eminente scrittore ascetico Abramo di Netpar (seconda metà del sec. vi). La storiografia è rappresentata in questo primo periodo anzitutto da Mēšihāzēkā, autore della celebre cronaca di Arbela (ca. la metà del sec. vi). Il più importante rappresentante della teologia nestoriana del primo periodo è infine Babaj il Grande (m. ca. nel 628).
b) Epoca musulmana, fino al 1000. - Si nota in questo periodo l'influsso arabo, ma pure una nuova ondata di influsso greco, che cercò nuovamente di arrivare alla revisione della teologia nel senso alessandrino, senza però riuscirvi. La prima figura importante di quest'epoca è il katholikós Iēs'jahb III ( 650-57 ), noto come riformatore della liturgia. Il suo collaboratore 'Enānišó' rappresenta una letteratura ascetica monastica di carattere narrativo. Contemporaneo è pure Sahdōnā, aderente alla teologia calcedonese. Dalla metà del sec. vir in poi ha luogo una fioritura della letteratura storiografica, giuridica ed esegetica. Simeone di Rēwardášr (sec. vir) è l'autore di una collezione di canoni, Elia di Merw (sec. viI) scrisse una storia ecclesiastica e un commentario ai Vangeli, il katholikós Hēnānīšo' I (685-99) pubblicò una collezione canonica. Nello stesso tempo visse l'eminente scrittore ascetico Isacco di Ninive. Scrittori teologici importanti del sec. viII sono i katholikós Abā I (741-51) Hēnānišo' II (773-79) e il vescovo Išō'bōkí di Rēwardášīr.
Il passaggio dal sec. viII al IX rappresenta il momento della più grande espansione della Chiesa nestoriana ed anche l'apogeo della sua vita spirituale e letteraria. Come scrittori teologici sono da nominare il grande katholikós Timoteo I (780-823) e i suoi contemporanei Efrem di Elam, Teodoro bar Könl e Išō' bar Nūn.
Nell'epoca di Timoteo I si superò definitivamente l'opposizione teologica favorevole alle idee alessandrine. Il sec. IX, nel campo della letteratura ecclesiastica, è piuttosto un'epoca di epigoni che riassumono quanto fu elaborato prima. E da nominare nel campo esegetico Išo'dād di Merw, in quello canonistico Gabriele di Başrah e il katholikós Jēbannān V bar Abgar (m. nel 905).
Teologi del sec. x rimasti celebri sono Elia di Anbar, autore di un poema dottrinale, Giorgio di Arbela, canonista e liturgista, e l'anonimo autore di un lungo commentario liturgico: Spiegazione del servizio ecclesiastico.
c) Secondo millennio. - Anche la letteratura nestoriana ebbe nel secondo millennio, sebbene meno spiccatamente che quella giacobitica, una nuova fioritura, prima della decadenza totale dovuta ai torbidi politici. Grande importanza per questo sviluppo favorevole della vita spirituale presso i Siri ebbe l'espansione bizantina, cominciata nella seconda metà del sec. x.
Elia di Nisibi (bar Sīnājā; m. dopo il 1044) scrisse un libro per provare la verità della fede. Il sec. xiri porta una nuova fioritura della poesia di carattere liturgico e dottrinale. I suoi rappresentanti più ragguardevoli sono Giorgio Wardà e il katholikós Jahballāhã II (1190-1222).
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Jōhannān bar Zō'bī scrisse in forma poetica una esposizione della dottrina nestoriana e una spiegazione della liturgia. L'ultimo grande teologo nestoriano di vasta cultura è 'Abdīšō' bar Bārikā (m. nel 1318). E da nominare pure il katholikós Timoteo II (1318-22), autore di un libro sui sette Misteri della Chiesa. Per i singoli autori, v. le voci relative.
4. Dottrina. - Sulla cristologia dei nestoriani, v. sopra. Quanto al peccato originale, pare che i nestoriani non ammettano che la colpa di Adamo passi veramente nei suoi posteri; essi insegnano generalmente almeno che il peccato di Adamo ha avuto conseguenze funeste per tutta l'umanità. Quanto alla teologia sacramentaria, ammettono che i Misteri sono una istituzione divina basata sul potere conferito da Dio alla Chiesa e ai sacerdoti di dare per mezzo di segni sacri e simbolici la Grazia soprannaturale agli uomini. 'Abdīšō' e 'Timoteo II conoscono sì il numero settario, ma enumerano in parte altri riti come Sacramenti, omettendo alcuni dei veri. Manca ai nestoriani l'Estrema Unzione, e forse anche la Cresima. Quanto all'Eucaristia, l'errore nestoriano pare svuotare in maniera pericolosa il senso della presenza reale. La Confessione segreta in uso nei primi tempi cadde poi in disuso. Il Matrimonio pare sia considerato come Sacramento.
Bibl.: E. Tisserant, Nestorienne (Eglise), in DThC, XI, col. 157 sgg.: J. Maclean, The catholicz of the East and his people, Londra 1895; J. Labourt, Le christianisme dans l'empire perse sous la dyuastie sastauide, Parigi 1904; F. Nau, L'expantian nestorienne ex Asia, Chalon-sur-Sidon 1914; A. Minzana, The early spread of christianity in central Asia and the far East, Manchester 1928; A. Moule, Christians in China before the year 1550, Londra 1930; K. Prix, Zur neuesten Geschichte der Nestorianer, in Kyrios, I (1936), p. 399 sgg.; I. Ortiz de Urbina, Steria e causa della scienza della Chiesa di Persia, in Or. Chr. per., 3 (1937), pp. 436-82; P. G. Saeki, The nestorian monument in China, Tokio 1937; A. R. Vine, The nestorian churches, Londra 1937; G. de Vries, Islamismo e cristianesimo nell'Iraq di oggi, in Civ. Catt., 1943, II, pp. 274-84; id., Sahramententheologie bei den Nestorianern, Roma 1947; G. Messina, Cristianesimo, buddismo, manicheismo nell'Asia antica, ivi 1947.
Guglielmo de Vries
NETTARIO, patriarca di Costantinopoli. N. a Tarso, nella Cicilia, nella prima metà del sec. Iv, m. il 27 sett. 397 a Costantinopoli, dove fu l'undicesimo vescovo e il primo patriarca ( 381 -97).
Era pretore a Costantinopoli quando, durante il II Concilio ecumenico ( 38 I ), fu chiamato a reggere quella Chiesa, dopo la morte di Melezio e la rinuncia di Gregorio Nazianzeno. Egli era ancora catecumeno; ma la sua scelta fu accetta a Teodosio, ai vescovi del Concilio ed al popolo. Subito dopo l'elezione e sotto la sua presidenza, il Concilio approvò il famoso canone III riguardante la priorità d'onore di Costantinopoli, dopo Roma. N. rimase sempre fedele alla fede cattolica, ma non si dimostrò uomo di grande autorità. Nel 388 , durante una sommossa, gli ariani tentarono di appiccare il fuoco al Palazzo episcopale. Socrate (Hist. eccl., V, 19) e Sozomeno (Hist. eccl., VII, 16) narrano che N., verso la fine del suo episcopato, avrebbe abolito la penitenza pubblica e l'ufficio di penitenziere, a causa d'un grave scandalo avvenuto a Costantinopoli. Nel 394 adunò nella sua sede un Concilio generale dei vescovi d'Oriente. Di lui si conserva un discorso sulla festa del martire Teodoro (PG 39, 1821-40). La Chiesa bizantina lo venera come santo (27 sett. e II ott.) : gli successe nella sede episcopale s. Giovanni Crisostomo.
Bibl.: Acta SS. Octobris, V, Parigi-Roma 1868, pp. 608-21; W. Macdonald Sinclair, s. v. in Dictionary of christian biography. IV, Londra 1887, pp. 11 sgg.; Synax. Constantinop., pp. 83, 132; G. Rauschen, Jahrbücher der christlichen Kirche unter Theodosius dem Grossen, Friburgo in Br. 1897.
Emanuele Romanelli
NETTER, Thomas. - Controversista carmelitano, n. a Saffron Walden (Essex) ca. il 1375. Dal luogo d'origine, è più noto sotto l'appellativo di Waldensis.
Religioso nel Carmelo di Londra, ordinato sacerdote il 23 sett. 1396, conseguì a Oxford la laurea in teologia ("Doctor praestantissimus»). Fu provinciale d'Inghilterra (1416-30); in tale ufficio, e insieme in quello di

(fot. Gall. Musci l'uticnol)
Nettuno e Neptunalla - Giove tra N. e Plutono. Rilievo di stucco proveniente dalla Via Appia (sec. II d. C.) - Vaticano, Musco Gregoriano etrusco.
vicario generale, promosse la regolare osservanza e l'attività intellettuale.
Confessore di corte, fu intimo consigliere dei re d'Inghilterra. Nel 1409 Enrico IV lo mandò come suo oratore al Concilio di Pisa. Nel 1415 intervenne al Concilio di Costanza, quale inviato di Enrico V. Questi lo volle inoltre suo rappresentante nella missione straordinaria per la riconciliazione di Wladislao re di Polonia, Alessandro granduca di Lituania e Michele gran maestro dell'Ordine Teutonico in Prussia. In Francia, a Vincennes, il 30 ag. 1422 assistette sul letto di morte il suo re Enrico V. Morì nell'accompagnare in Francia, come cappellano, Enrico VI, il 2 nov. 1430.
Si conoscono i titoli di più che cinquanta opere diverse, di filosofia, teologia, polemica, esegesi biblica, sacra eloquenza, oltre un interessante epistolario (cf. estratti in Zimmerman [v. bibl.], pp. 444-82). Ma l'opera principale è il Doctrinale antiquitatum fidei catholicae Ecclesiae, requisitoria a fondo contro le aberrazioni dei wicleffiti e degli ussiti. Cospicui gli sviluppi dottrinali sui membri della Chiesa, il primato di s. Pietro, l'infallibilità del Papa e la transustanziazione. Il suo De sacramentalibus è il primo trattato organico in materia.
Ebbe diverse edizioni, delle quali quella di Venezia (1757-59) è la più corretta. Il Dottrinale fu accolto con ammirazione dai contemporanei, e il suo autore, soprattutto per la perfetta ortodossia, riconosciutagli ancor vivente da papa Martino V, dopo un serio esame delle due prime parti, e per l'ampia erudizione patristica e il vigore dialettico, fu ritenuto il princeps controversistarum del suo tempo.
Bibl.: B. Blanciotti, Praefatio general. in novam edit. Doctrinalis Thomae Waldensis, in Doctrinals, I, Venezia 1757, pp. IX-xviri; R. Zimmerman, Monaco. hist. Carmelitana, Lirino 1907, pp. 442-44; Cosma de Villiers, Bibliotheca Carmelitana, ed. Wesseria, II, Roma 1927, coll. 833-42; Matias del Niño Jesús, El Carmelo frente a la Falta Reforma, in Rev. de Espiritualidad, 5 (1948), pp. 310-13; Merl Otho, Theologia Salmanitensis, Ratisbona 1947, pp. 233-36 (rapporto con i Salmanitcesi, dogmatici); Roman de la Inmaculada, La doctrina de la incorporación a Cristo según Tomás N. v el Waldense v Carmelita, in El Monte Carmelo, 40 (1948), pp. 36-83. Nilo di San Brocardo
NETTUNO e NEPTUNALIA. - Neptunus, antica divinità romana, figura già con la sua festa, Neptunalia (23 luglio), nel più antico Calendario romano.
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Le testimonianze letterarie lo identificano con il greco Poseidon concepito, classicamente, come dio del mare : tale carattere è però inverosimile in un dio di quell'antica Roma che non aveva accesso al mare. Essendo tutta la documentazione sotto l'influsso di quell'identificazione e il nome di Nettuno finora non spiegato etimologicamente, è difficile ricostruire la figura originaria del dio. I fatti di culto che potrebbero servire d'appoggio sono pochi e disparati: 1) i Neptunalia seguono a stretto intervallo i Lucoria; 2) hanno un carattere popolare; i partecipanti si costruiscono capanne di fronde (ambroe); 3) la vittima sacrificale è il toro; 4) a Nettuno appartiene una dea di nome Salacia; 5) nel primo lettisternio collettivo ( 399 a. C.), Nettuno è affiancato da Mercurio. Il tempio di Nettuno stava presso il Circo Flaminio. Un'altra festa sua e di Salacia e Venilia era il 1^{°} dic.
Bini, : W. Werde Fowler, Roman festivals, Londra 1899, p. 182 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2² ed., Monaco 1912, p. 223 sgg.; St. Weinstock, in Pauly-Wissowa, XVI (1935), col. 2514 sgg.
Angelo Brelich
NEUDECKER, SIGISMUND. - 'Teologo francescano, n. il 21 ott. 1664 a Geisenhausen (Baviera meridionale), m. a Monaco il 3 sett. 1736.
Insegnd filosofia, teologia e diritto canonico; fu tre volte custode e tre provinciale ( 1714-17,1723-26,1732-35 ); visitò pure le provincie di Austria (1708) e di Boemia (1710). Di grande dottrina e attività, contribuì assai allo sviluppo del suo Ordine in Baviera, erigendo io nuovi conventi e codificando le norme per l'educazione dei giovani religiosi (Statuti, 1717). La sua Scholz religiosa usci postuma in 2 voll. (Monaco 1738). Promosse pure le missioni estere e il Terz'ordine: inviò una missione in Transilvania e Bulgaria (1724), eresse orfanotrof e in vari conventi costitui il Liebshund ad imitazione degli italiani Monti di pietà.
Bini, : P. Minges, Gesch. der Franzishaner in Bayern, Monaco 1896, p. 120 sgg.; A. Zeilner, S. N. Geistesschule für Ordensleute, ivi 1904; B. Lins, Gesch. der bayer. Franzishanerprezius von 1620-1625, ivi 1726, pp. 101 sgg., 120, 124. Guglielmo Forani
NEUE ZEITSCHRIFT FUR MISSIONSWISSENSCHAFT (Nouvelle revue de science missionnatre). - Rivista missionaria scientifica trimestrale, pubblicata dal 1945 da J. Beckmann nel Seminario di Schöneck (Svizzera), con l'intento di sostituire la rivista scientifica in lingua tedesca Zeitschrift für Missionswissenschaft, fondata dal prof. Schmidlin nel 1911 e continuata dal 1938 dalla rivista Missionswissenschaft und Religionswissenschaft, e la rivista di lingua francese Revue d'histoire des missions, fondata da G. Goyau nel 1924, le quali a causa delle correnti circostanze avevano cessato nel 1941 la pubblicazione (la rivista tedesca Missionswissenschaft und Religionswissenschaft [dal 1950 con il titolo Zeitschrift für Missionswissenschafi und Religionswoissenschaft] riprendeva la pubblicazione nel 1947-48).
La N. Z. für M. tratta in articoli scientifici tutte le discipline della scienza missionaria : storia delle missioni, missionografia, metodo missionario, pastorale missionaria, in lingua tedesca, francese, inglese ed italiana.
Giovanni Rommerskirchen
NEUMAYR, Franz. - Gesuita, predicatore e scrittore spirituale, n. a Monaco di Baviera il 17 genn. 1697, m. ad Augusta il 1^{°} maggio 1765 . Professore di belle lettere e direttore della grande Congregazione latina di Monaco, fu dal 1752 predicatore della cattedrale di Augusta con un successo straordinario, mentre impiegava il suo talento artistico nel comporre scene e drammi educativi di classica bellezza, e la sua profondità teologica ed ascetica a servizio della fede contro i luterani e ad edificazione e perfezione dei fedeli.
Delle sue numerose opere (112), forse le più pregevoli per vigoria ed attualità di soggetto e di forma sono la serie delle questioni sotto il titolo Frag : ob ("Chiedi :
Perché ?", serie di opuscoli, stampati ad Augusta, Monaco, Ingolstadt, raccolti in 2 voll. (Monaco-Ingolstadt 1757-60) cui seguirono altri 4 voll. (ivi 1763-64), in cui il N. tratta i problemi che intercorrono tra luterani e cattolici; Micae evangelicae (Monaco 1749); Katholisches Kirchenjahr (ivi 1760); Kern des Christentums (Augusta 1762); Idea thevlagiae asceticae, uscito postumo (ivi 1781) e tradotto in varie lingue (vers. it., Roma 1845).
Bini, : Sommersogel, V, coll. 1654-83; B. Dahn, Gesch. der 7eruiten in den Ländern deutscher Zunge, IV, 15, Monaco-Ratisbona 1928, p. 126 sgg.; 178 sgg. (v. indice); E. Amann, s. v. in DThC. XI, coll. 323-24.
Arnaldo M. Lanz
NEUROVEGETATIVO, SISTEMA. - Il sistema nervoso si divide in due grandi sezioni: a) il sistema della vita di relazione che regola le funzioni volontarie, cioè atti volontari, motività volontaria e tutto quanto concerne i rapporti coscienti tra individuo ed ambiente esterno; b) il sistema devoluto alle funzioni organiche involontarie, le quali regolano l'«ambiente interno * dell'individuo, cioè la circolazione, il ricambio, la temperatura corporea, le secrezioni, ecc.
Pur conservando una relativa indipendenza funzionale, i due sistemi sono legati all'economia generale dell'organismo, per cui le loro funzioni s'integrano in un piano che si può definire di cooperazione reciproca.
Alla ben netta distinzione funzionale tra i due sistemi ne corrisponde una meno evidente dal lato anatomico. Le fibre nervose vegetative hanno origine da cellule nervose scagli