volume-08

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uali regolano l'«ambiente interno * dell'individuo, cioè la circolazione, il ricambio, la temperatura corporea, le secrezioni, ecc.

Pur conservando una relativa indipendenza funzionale, i due sistemi sono legati all'economia generale dell'organismo, per cui le loro funzioni s'integrano in un piano che si può definire di cooperazione reciproca.

Alla ben netta distinzione funzionale tra i due sistemi ne corrisponde una meno evidente dal lato anatomico. Le fibre nervose vegetative hanno origine da cellule nervose scaglionate lungo il nevrasse, nel tratto dal mesencefalo al midollo sacrale, per cui si distingue una sezione craniale, una spinale toracica e lombare, una spinale sacrale, tutte a loro volte sotto il controllo di centri più elevati diencefalici e corticali (questi ultimi ancora non ben localizzati). Mentre le fibre del sistema di relazione decorrono dalle cellule di origine del sistema nervoso centrale all'organo terminale senza soluzione di continuità, cioè direttamente, quelle del sistema nervoso vegetativo s'interrompono in speciali organi nervosi detti "gangli", quivi si connettono con una seconda cellula nervosa la cui fibra o cilindrasse giunge all'organo terminale. E possibile cosi distinguere le fibre nervose vegetative in pre-gangliari (che vanno dalle cellule del nevrasse al ganglio) e post-gangliari (che hanno inizio dalle cellule nervose poste nel ganglio e terminano nelle strutture vegetative). La connessione tra fibra pre-gangliare e cellula di origine dalla fibra post-gangliare si chiama "sinapsi * e ha un importante significato funzionale. Il ganglio può contenere più sinapsi e inoltre possono decorrere in esso, senza soluzione di continuità, fibre che si sono interrotte in un ganglio precedente o che si interromperanno in uno successivo. Due lunghe catene di gangli sono situati ai lati della colonna vertebrale e costituiscono nel loro insieme i "cordoni laterali del simpatico». Altri gangli sono più periferici, cioè a maggiore distanza dalle cellule di origine (gangli para-vertebrali, celiaco, mesenterici, ecc.); altri si trovano addirittura nell'intimo delle strutture che innervano o molto vicini ad esse (ciliare, cardiaci, ecc.); le fibre nervose vegetative seguono di solito, nel loro decorso, i grossi vasi sanguigni, ma possono accollarsi ai nervi cerebro-spinali (del sistema di relazione) per distribuirsi alle strutture autonome (vasi, ghiandole, ecc.) dello stesso organo, cui il nervo cereborspinale distribuisce l'innervazione volontaria.

Nell'ambito del sistema nervoso vegetativo si distinguono due sezioni funzionalmente e anatomicamente ben diverse, l'una detta "orto-simpatico" e "simpatico", l'altra "parasimpatico " o "vago" (dal nervo che ne costituisce la parte preponderante). Le fibre ortosimpatiche decorrono dai centri spinali toracolombari ed i gangli in cui si interrompono sono lontani dalle strutture terminali (gangli dei cordoni laterali, paravertebrali, ecc.); le fibre parasimpatiche decorrono dai centri craniali a dai centri spinali sacrali e i gangli in cui s'interrompono sono nelle strutture stesse che innervano o molto vicini.

Ogni struttura vegetativa è sotto il doppio controllo del simpatico e del vago che espletano azioni antagoni-

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stiche; cosi, il primo produce : midriasi (dilatazione delle pupille), tachicardia (accelerazione del ritmo cardiaco), inibizione della peristalsi (cioè della motilità intestinale), vasocostrizione (riduzione del lume vasale) e carico delle cute e dei visceri, vasodilatazione (dilatazione del lumevasale) del cervello, del cuore e dei muscoli scheletrici, inibizione delle secrezioni ghiandolari; il secondo invece produce effetti del tutto opposti : miosi (costrizione della pupilla), bradicardia (rallentamento del ritmo cardiaco), peristalsi, vasodilatazione della cute e dei visceri ecc.

E stato dimostrato che quando entrano in azione il simpatico, od il parasimpatico, si producono nelle strutture vegetative delle particolari sostanze chimiche (rispettivamente l'adrenalina e l'acerilcolina) le quali ultime a loro volta promuovono nelle strutture una risposta in senso simpatico o in senso vagale. Le funzioni vegetative si espleterebbero, per questo, dai nervi agli organi, tramite la «mediazione» di queste sostanze (teoria dei mediatori chimici) e percio le fibre simpatiche vengono dette anche "adrenergiche", quelle parasimpatiche "colinergiche». L'adrenalina può essere prodotta rapidamente e in larga misura dalla ghiandola surrenale; appena il simpatico entra in azione, si ha nel surrene una subitanea scarica adrenalinica che raggiunge velocemente con il circolo sanguigno tutti gli organi, attivandoli in massa in senso simpatico. Il simpatico tende infatti a reclutare tutte le sue funzioni contemporaneamente (per «simpatia "), mentre il parasimpatico può espletarle separatamente, ossia in ciascun organo isolatamente dagli altri. Questa azione di massa, propria del simpatico, è d'importantissimo significato, perché l'attività di tale sezione è in funzione di necessità e l'organismo può attivarla immediatamente tramite una scarica adrenalinica, nei momenti di bisogno, di emergenza, di pericolo, negli stati emozionali. Il simpatico, infatti, mobilita ogni energia corporea allo scopo di mettere l'organismo nelle migliori condizioni per affrontare il pericolo e difendersi. La midriasi rappresenta un potenziamento della funzione visiva, la tachicardia, la vasocostrizione viscerocutanea convogliano rapidamente tutto il sangue nel cuore, nel cervello e nei muscoli scheletrici le cui prestazioni sono essenziali per superare un pericolo, un ostacolo, uno sforzo. Il parasimpatico, invece, è devoluto alla protezione e alla ricostituzione delle riserve corporee; infatti, la miosi comporta riduzioni degli stimoli luminosi retinici, la bradicardia e il recupero di energia nel miocardio, la vasodilatazione e la peristalsi intestinale comportano il potenziamento di tutti i processi essenziali per la ricostituzione e l'accumulo delle riserve corporee (digestione, assorbimento degli alimenti, ecc.).

Negli organi vegetativi esistono fibre nervose devolute a raccogliere, a intercettare tutti gli stimoli chimici, meccanici, ecc. («sensibilità entero-ceptiva ») e a convogliarli al sistema nervoso centrale, dove vengono di volta in volta trasmessi ai centri simpatici o vagali a seconda della loro natura e del loro significato. L'« ipotalamo» è il centro regolatore di queste risposte e fa sì che venga mantenuto il giusto equilibrio tra vago e simpatico (equilibrio tra tono-vagale e tono-simpatico).

Bibl.: L. R. Müller, Lebensnerven und Lebensiriebe, Berlino 1931: W. B. Cannon-A. Rosenblith, Autonomic neuro-effector system, Nuova York 1937; A. Spadolini, Fisiologia umana, Torino 1943; E. Gellhorn, Autonomic regulation a. i. n., Nuova York 1943; A. Kuntz, The Autonomic nervous system, Filadelfia 1945.

Aldo Laterza
NEUTRALITÀ. - Secondo il senso etimologico n. significa un atteggiamento imparziale tra le parti contendenti; nel senso specifico, che le attribuisce il diritto internazionale, la condizione giuridica di uno Stato, che non partecipa alla guerra tra altri Stati, verso i quali assume un contegno d'imparzialità. La n. è sempre connessa con un esistente stato di guerra, così che non ha luogo quando si adoperano altri mezzi violenti, che non lo producono, quali le rappresaglie in tempo di pace, l'embargo e così via. Come tale implica un'astensione dalle ostilità e la positiva continuazione delle relazioni pacifiche
con tutti i belligeranti, condizionate però da particolari restrizioni imposte dalle esigenze belliche.

La n. può essere volontaria o contrattuale, secondo che dipende o dalla semplice determinazione sovrana di uno Stato o da una precedente convenzione; particolare, se riguarda un conflitto determinato, generale, se si riferisce a tutti; temporanea o perpetua, secondo che sia limitato nel tempo o no: disarmato o armato, se lo Stato mantiene contingenti per ogni possibile evenienza o resta disarmato. Particolare rilievo ha avuto la n. perpetua, che ha per effetto la cosiddetta neutralizzazione d'un paese, oggetto di una convenzione, con la quale, mentre uno Stato si obbliga a rimanere neutrale in qualsiasi conflitto e verso qualsiasi Stato, gli altri s'impegnano a riconoscere e a rispettare la condizione giuridica cosi creata, come, p. es., è avvenuto a varie riprese per il Belgio, il Lussemburgo e la Svizzera. Perché sorga la stato di n., con i diritti e doveri relativi, non è per sé richiesta né la dichiarazione di guerra e la sua notificazione al neutrale da parte dei belligeranti, né una esplicita notificazione da parte dello Stato, che intende rimanere estraneo al conflitto, sebbene questa venga comunemente fatta.

Il concetto di n. è moderno. La dottrina cattolica antica non la conobbe. Appoggiata sulla distinzione tra guerra giusta e ingiusta e sul principio che il belligerante in guerra giusta esercita un atto di giustizia vendicativa contro il violatore del diritto, non poteva concepire un atteggiamento imparziale verso il torto e il diritto e quindi ammise l'obbligo di concedere il transtius innocens al belligerante, che faceva guerra giusta, e di negarlo all'avversario. La teoria divenne comune a causa dell'influsso d'un celebre testo di s. Agostino, che fondò la giustificazione della conquista della terra dagli Amorrei da parte d'Israele sul motivo che questi non avevano concesso il passaggio inoffensivo domandato da Mosè : «innoxius enim transitus negabatur, qui iure humanae societatis aequissimo patere debebat" (In Ekspiatencum, 54). Il Grozio ripete sostanzialmente la dottrina precedentemente fissata, pur riconoscendo la necessità di garanzie, affischè il passaggio fosse effettivamente inoffensivo. Sull'impossibilità di ottenere queste garanzie si comincia a innestare il concetto di n., adombrato dal Pufendorf e chiaramente formulato dal Vattel, che dopo il sec. xvir sarà svolto e sistemato in istituto internazionale. L'evoluzione è accompagnata dall'abbandono graduale della distinzione tra guerra giusta e ingiusta e dal prevalere dell'opposta concezione positivista, che è arrivata a considerare la guerra come atto sempre lecito e, quindi, come un dovere politico l'imparzialità verso i belligeranti, esercitando le parti in conflitto una facoltà ammessa dal diritto internazionale.

La n. richiede però diversa giustificazione teorica. Pur tenendo forma la distinzione classica tra guerra giusta e ingiusta, secondo le esigenze della morale e del diritto, non si può negare la difficoltà per un terzo Stato d'indagare da che parte sia la giustizia, e di più, anche nella supposizione che ciò gli riesca, non deve perdersi di vista l'obbligo che ha l'autorità di evitare i mali che deriverebbero alla collettività, se partecipasse al conflitto. Una ragione di bene comune giustifica, dunque, la n., alla quale, oltre la difficoltà notata, si aggiunge l'assenza dell'obbligo di muovere alla ricerca dei motivi che hanno mosso i belligeranti a ricorrere al conflitto armato.

I doveri e i diritti connessi con lo stato di n. si riassumono (Quinta Convenz. dell'Aia, 1907) nell'immunità del territorio neutrale da ogni atto ostile dei belligeranti : passaggio di truppe, munizioni, approvvigionamenti; installazione di mezzi di comunicazione o reclutamento di combattenti. Il neutrale è tenuto a curare che tutto ciò venga osservato, ma non ad impedire il passaggio attraverso la sua frontiera d'individui isolati, l'esportazione e il transito di quanto può essere utile alle parti in contesa, né l'uso dei mezzi di comunicazione di sua proprietà, rispetto ai quali, se stabilisce restrizioni, deve applicarle in modo con-

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(fol. Aliaari)
In alto: APOTEOSI DI OMERO. J.-A. Ingres (1827) - Parigi, Louvre. In basso: APOTEOSI DI NAPOLEONE. Affresco di A. Appiani (1808) - Milano, soffitto nella sala del Consiglio di Palazzo Reale.

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triangle A dimitru: MADONNA CON GESU BAMBINO - Siena, Galleria dell'Accademia. A destra: LA SIBILLA ELLESPONTICA. Genfitto - Siena, pavimento del Duomo.

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forme. Non è responsabile se non degli atti che si commettono entro il suo territorio, e non di quelli che i suoi sudditi possano commettere fuori. Altre norme riguardano il trattamento dei militari sconfifınati, che devono essere disarmati e internati, i malati e i feriti, ai quali può permettere il passaggio per raggiungere il paese d'origine. Conserva il diritto di respingere ogni attentato alla sua n., anche con l'uso delle armi, senza che questo possa essere considerato come un atto ostile. Non è contro la n. impiegare i propri buoni uffici presso i belligeranti.

Un mutamento riguardo al concetto di n. si è tuttavia operato a partire dalla costituzione della Società delle Nazioni, il cui Patto, all'art. 16, faceva obbligo a tutti i membri di prestarsi mutuo aiuta nell'applicazione delle sanzioni economiche e fznunziarie contro lo Stato che avesse fatto ricorso alla guerra, e di prendere le disposizioni necessarie, per facilitare il passaggio attraverso il loro territorio alle forze militari, che avrebbero partecipato all'azione comune, per far rispettare gl'impegni assunti verso la Società. Un'eguale disposizione è contenuta nello statuto della Nazioni Unite, che, all'art. 43, impegna tutti i membri dell'organizzazione a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, in caso che abbia deciso un'azione collettiva, le forze armate, l'assistenza e le facilitazioni, compresi i diritti di passaggio, necessarie al mantenimento della pace. Senza sopprimere la Convenzione dell'Aia del 1907, la quale resta in vigore per gli Stati che non appartengono all'organizzazione internazionale, tanto il Patto quanto lo Statuto delle Nazioni Unite, con l'introduzione di una norma obbligatoria per la mutua assistenza e con la riserva del diritto di passaggio, incompatibili con il concetto di n., hanno introdotto una profonda innovazione giuridica, rendendo impossibile, almeno per i soci, lo stato di n. perpetua. Il fondamento dell'innovazione, che ritorna in parte alla vecchia posizione della dottrina cattolica, è il principio della solidarietà internazionale nel mantenimento della pace, che ha influito nella stessa creazione dei due organismi. Ottimo principio, se venisse applicato con coerenza a tutte le questioni, che sogliono dividere i popoli e causare i conflitti.

Bibl.: L. Oppenheim, International lero. War and neutrality, Londra 1905; E. Catellani, Alcuni nuovi aspetti del diritto di n., Padova 1905; S. Gemma, Il moderno concetto di n., Verona 1907; A. Cavaglieri, Belligeranza, n., e posizioni giuridiche intermedie, in Rio. di diritto intern., 1919, pp. 58-528; G. B. Whitton, La neutralité et la Société des Nations, in Rec. des cours de l'Ac. de droit intern., 17 (1927), p. 451; Y. De la Brière, La communauté des puissances, Parigi 1932, pp. 105-41; id., Le droit de juste guerre, ivi 1938, pp. 124-31; L. Olivi, Diritto interno. pubblico, Milano 1933, pp. 556-604; G. Balladore-Palieri, La guerra, Padova 1935, pp. 389-466; L. Le Fux, Précis de droit intern. publ., Parigi 1937, pp. 586-94; A. Muszioli, Raccolto delle convenzioni intern. di diritto bellico terrestre, marittimo ed aereo, Firenze 1938, pp. 110-15.

Antonio Messineo
NEVERS, diocesi di. - Città capoluogo del dipartimento della Nièvre alla confluenza del fiume tonomimo con la Loira. Il territorio della diocesi coincide con quello del dipartimento e si estende per 68.165
kmq. con una popolazione di 248.559 ab. (1946) dei quali 240.000 cattolici. Conta 4 arcipreture e 25 decanati con 309 parrocchie, servite da 235 sacerdoti diocesani e 7 regolari, due seminari : maggiore e minore; ha 2 comunità religiose maschili e 34 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 287). La diocesi è suffraganea di Sens. Patroni della diocesi i ssi Ciro e Giulitta.

È la «Noviodonum» conquistata da Giulio Cesare (De bello Gallico, VII, 55, I e 5). Nel sec. Iv d. C. fece parte del reame di Borgogna e si chiamò "Neviranum»; divenne poi contea nel sec. Ix; Pietro de Courtenay sposò nel 118r Agnese di N. e concesse alla città franchigie ed estese la contea che, nel 1272, per le nozze di Iolanda di N. con Roberto di Dampierre, divenne feudo, prima della casa di Fiandra e poi di quella di Borgogna. Nel 1538 fu successivamente ducato di Clèves, dei Gonzaga e dei Mazzarino fino al 1789. Fu riunita alla Francia nel 1789. La città soffrì molto
durante la guerra dei Cent'anni e le lotte religiose.

Il catalogo dei vescovi è tramandato da due libri liturgici di N.; da un Sacramentario del sec. XI (Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. n. 17333, p. 149) fatto comporre dal vescovo Ugo il Grande (1013-65), che va fino a Gerardo suo predecessore, e da un evangeliario del sec. ix nel quale in seguito fu aggiunta una lista che comprende anche il vescovo Ugo (British Museum, ms. Harleianus 2790, fol. 19'). Roberto di St-Marien (Codice di Auxerre 132, p. 91) ha un catalogo fino a Tibaldo (1177-89) in cui i primi dieci vescovi sono indicati come aventi per sede la chiesa dei SS. Gervasio e Prosasio, mentre gli altri sono indicati in S. Cimera; il cambiamento di nome della Cattedrale avvenne sotto Carlomagno. Il primo vescovo elencato è Tauriciano, presente al Concilio di Epaona del 517; poi una serie di vescovi intervenuti ai vari concili di Francia, cioè Rustico e Rusticio a Orléans nel 538 e 541 ; come Aridio ivi nel 549 e a Parigi nel 552 ; Eoladio a Lione nel 570, Agricola pure a Lione nel 581 e a Mâcon nel 581 e 585 ; Rauraco a Parigi nel 614, a Clichy nel 627, a Chalon-sur-Saône nel 650. Girolamo ottenne da Carlomagno la restituzione dei beni della sua chiesa; Giona fu al Concilio di Parigi dell'829; Erimanno fu favorito da Carlo il Calvo; Abbo fu a Soissons nel Concilio dell'866; Eumeno è ricordato in un diploma di Carlo il Grosso dell'886 e fu al Concilio di Mehun-surLoire dell'891; Franco è ricordato in documenti del re Oddone degli aa. 894, 897 e 903. In epoca più tarda si ricordano i cardd. P. Bertrandi (1320-22); P. di BorboneVendôme (1540-46); poi E. de Cherry (1635); G. d'Augnes (1740); J. A. Tinzenu (1752); P. de Seguiran (1782).

La diocesi fu soppressa il 15 luglio 1801 e annessa alla nuova diocesi di Autun; venne ristabilita precisamente nel Concordato dell' 1 giugno 1817, ma di fatto solo nel 1823.

La Cattedrale, dedicato ai ss. Ciro e Giulitta, è stata molto danneggiata dai bombardamenti del 1944. Sugli avanzi dell'edificio primitivo furono costruiti in stile romanico il transeito e l'abside che contiene un affresco della Maiestas Domini (sec. xII); una seconda abside si trova verso l'ingresso; la navata è del sec. xili; il coro è della prima metà del sec. xiv, cioè quando fu consacrata, nel 1331; la torre campanaria del sec. xvi ma senza facciata.

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Nevers, diocesi di - Torre della Cattedrale (sec. xv).

Scavi recenti (1947 e 1949-50) hanno messo in luce il Battistero antico che risale al sec. vi. E una sala ottengona con otto absidine alternate rettangolari e semicircolari, sul tipo del battistero di S. Giovanni in fonte a Milano, detto octachorum (CIL, V, p. 617, n. 2). Otto colonne, delle quali sussistono due, una in marmo verde, l'altra in marmo bianco, sostenevano la cupola rivestita internamente di musaici a fondo oro; vi è il canale di scolo delle acque, ma nessuna traccia di quello di adduzione. L'edificio, sul tipo dei battisteri di Albenga e di Fréjus, accusa restauri tra la fine del sec. viri e l'inizio del ix (vescovo Girolamo: 795-815) e rimaneggiamenti dopo gli incendi del 993 e 1028 (R. Louis, Le baptistère de la cathédrale de N. du VIe au XIIe siecle, in Bulletin monumental, 108 [1950], pp. 153-80). Nel Tesoro una placchetta eburnea del sec. v presenta a sinistra la scena del Bambino Gesù al Presepe con il bue e l'asino e a destra l'Epifania con i tre Magi (Bulletin monumental, 42 [1884], p. 711). Nel 1724 lord Harley acquistò il Sacramentario della chiesa di N. (oggi fondo Harley, mss. 2991-92 del British Museum a Londra). Il manoscritto del sec. x sembra copia di quello del monastero di S. Colomba di Sens, con alcune modifiche per la chiesa di N. Un altro Sacramentario è quello ora nella Biblioteca nazionale di Parigi (ms. 17333), scritto per il vescovo Ugo (1011 oppure 1013-65) con belle miniature. Un evangeliario donato dal vescovo Ermanno (840-60) alla cattedrale di N. è pure oggi al British Museum (fondo Harley ms. 2790). La chiesa abbaziale di S. Stefano, eretta tra il 1066-97, anno in cui fu consacrata, si ricollega alla scuola romanica dell'Alvernia, con influssi borgognoni; è a tre navate con transetto, coro e deambulatorio e galleria superiore con finestre geminate (H. Du Ranquet, Influences auvergnates dans l'église St Etienne de N., in Revue d'Auvergne, 1909, pp. 102-22). Oggi è chiesa parrocchiale. S. Martino, monastero del sec. viII, fu restaurato ca. il 1130 all'epoca del vescovo Fromondo (L. Sery, L'abbaye de St Martin de N., Nevers 1902). S. Salvatore,
monastero benedettino della fine del sec. ix, venne unito nel 1709 al Seminario. S. Vittore, priorato benedettino fondato nel 1053, poi trasformato nel monastero di S. Maria della cantia. Elementi spagnoli e fiamminghi si riscontrano nella facciata della chiesa di S. Maria (prima metà del sec. xvir). Il Collegio dei Gesuiti + à la Flèche + fu costruito dal gesuita E. Martellange. Nell'antico parco dei duchi di N. si trova la cappella del monastero di StGildard, antico priorato, oggi casa madre delle Suore della carità di N.: vi si conserva il corpo di s. Maria Bernarda Soubireus (v.; 1860-79) canonizzata nel 1933. Presso la Cattedrale era l'episcopio (sec. xviri) ora adibito a Museo municipale Frédéric Blandin, contenente la collezione delle ceramiche di N., città in cui fu importata questa industria nel sec. xvi. Il Palazzo ducale, eretto nei secc. xv e xvi, serve oggi per Palazzo di giustizia. Nel Museo archeologico si conservano notevoli capitelli decorati, come quelli di Garchizy con la storia di s. Martino, di S. Salvatore con mostri e con un asino musicante, e del distrutto S. Pietro (E. Mâle, L'art religieux en France au XIIe siecle, Parigi 1923, passim e fig. 244). Vi si conserva poi la Bibbia di Souvigny.

Nella chiesa di St-Arigle fu trovato un sarcofago merovingico contenente le reliquie del Santo (m. nel 594) e avente all'esterno una decorazione di sette croci, simile a quello rinvenuto a Namur (v.), e ad uno trovato in un gruppo di tombe a St-Parize-le-Châtel nel 1899, e a due dello stesso genere oggi nel Museo di N., provenienti l'uno dagli scavi nella chiesa di St-Genest, l'altro da quelli dell'antica abbazia di St-Martin. Nel 1858 il sarcofago venne estratto e sembra perduto (J. Massilon-Rouvet, Le sarcophage de St-Parize-le-Châtel [Nièvre], in Bull. archéol. du Comitê, 1899, pp. 350-55). A 73 km . a nordest di N. è situata Clamocy, già Pantinor, che venne creata diocesi da Innocenzo IV nel 1245, con giurisdizione limitata all'ospedale fondato da Guglielmo IV di N. e alla chiesa di S. Martino e con il titolo di vescovo di Betlemme. Primo vescovo fu Goffredo (1245-51); l'ultimo Fr. Ch. Durant de Lironcourt (1777-1801). Fu soppressa nel 1801 e il titolo è passato all'abbazia nullius di St-Maurice in Svizzera.

Bibl.: Eubel, I, pp. 368-69; II, p. 204; III, pp. 259-60: IV, p. 260; L. Duchesne, Pastes épiscopaux de l'ancienne Guide. II, 2^{°} ed., Parigi 1910, pp. 479-86; A. Michel, Ilist. de l'art. I-VI, ivi 1903-21, passim; A. Molinier, Obituaires de la province de Sens, III, ivi 1909, p. 463 sgg.; I. Locuuin, N. et Moulins, ivi 1913; C. Sirugue, Le Nivernais et la Nièvre, Besançon 1928; H. Leclercq, s. v. in DALL, XII, 1, coll. 1152-67; Contineau, II, coll. 2064-66; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1848-49, Parigi 1948, pp. 365, 657-59, 1068. Enrico Joni

NEVOLONE (Novellone) da Faenza, beato. Calzolaio, da gaudente fattosi penitente, terziario francescano, pellegrino, poi eremita presso i Camaldolesi di Faenza, ove m. il 27 luglio 1280. Alla sua morte il popolo di Faenza in folla portò il corpo solennemente alla Cattedrale, ove lo fece seppellire alla presenza dei magistrati della città.

Fu venerato come beato; certo prima del 1331, come risulta da noti documenti faentini. Pio VII ne confermò il culto il 4 giugno 1817. Nel duomo di Faenza è dedicata a N. una cappella di particolare pregio artistico. E venerato il 27 luglio. Le notizie più sicure su N. sono date dal cronista P. Cantinelli (Chronicon, Città di Castello 1902); una vita anonima scritta tra il 1415 e il 1475 non ha grande valore. Di un certo interesse come documento in volgare, composto in Faenza forse prima del 1426 e come documento biografico, è la Lauda beati Noveloni de Fisvencia, ove si parla di viaggi e pellegrinaggi del N. nella Puglia e Campania.

Bibl.: Acta SS. Iulii, VI, Parigi 1868, pp. 497-99; G. B. Mitterelli e A. Costadoni, Annales Camald., V, Venezia 1760, pp. 111, 141-43; P. Lanzoni, I primordi dell'Ordine francescano in Faenza, ivi 1910, pp. 31-32; id., Una vita del b. N., in Archivum Franciscanum historicum, 6 (1913), pp. 632-53; id., Il b. N., in Boll. disc. di Faenza, 8 (1921), pp. 77-78 e 109-11; G. B. Tasselli, S. N., ibid., 10 (1923), pp. 94-95. Mario Gaspari

NEVRASTENIA (NEURASTENIA). - Di tutti i termini della medicina scientifica pochi hanno avuto

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la fortuna e la diffusione di cui ha goduto e gode tuttora questo, introdotto dal medico americano Beard (1869), come concetto etiopatogenetico, sinonimo di «esaurimento nervoso»; ma pochi termini hanno suscitato maggior numero di distinzioni nosografiche e di diversità di opinioni.

Allo stato attuale delle conoscenze, si può ritenere che la n. propriamente detta è una forma morbosa caratterizzata da una peculiare emozione (diversa dall'ansia), che si designa con il nome di «allarme». L'allarme nevrastenico (Bini) è un «sentimento prevalente, spiacevole, di sfiducia e di timore, con significato di dubbio, indirizzato alle proprie capacità o, genericamente, alla propria salute, spesso giustificato da psichestesie n, cioè da sensazioni anormali la cui erroneità si origina a un livello psichico.

Tale sindrome di allarme nevrastenico può comparire : 1) come reazione psicogena, cioè come una manifestazione inabituale, anormale, ma comprensibile, che compare in seguito ad avvenimenti ricchi di carica emotiva (Erlebnis), influenzabile per via psichica, e che scompare senza lasciar tracce dopo la rimozione dell'avvenimentocausa; 2) come connaturale in un tipo di personalità psicopatica, cioè in quella personalità stabilmente abnorme che, secondo la definizione di K. Schneider, «soffre o fa soffrire»; 3) come episodio psiconevrotico, cioè come forma morbosa in cui mancano le note di una chiara personalità psicopatica e in cui non c'è un vero avvenimentocausa, quale si ha nelle reazioni psicogene. Nelle descrizioni più antiche della n. le distinzioni erano fatte secondo il distretto corporeo cui venivano riferiti i disturbi con la loro reazione d'allarme, e si parlava quindi di n. cerebrale, spinale, sessuale, gastrica, ecc. Tali denominazioni si sostenevano sul concetto patogenetico dell'«esaurimento di un determinato distretto del sistema nervoso». Con il tramonto di questa teoria, le descrizioni nosografiche specifiche più recenti aboliscono tali distinzioni, sebbene in alcuni autori sia ancora presente una suddivisione in rapporto al prevalere dei sintomi somatici o psicopatici: p. es., K. Schneider distingue gli «astenici somatici» dagli «astenici psichici». Nel termine «somatopatia» vanno comprese e distinte : 1) le reazioni vegetative dell'emozione (p. es., il nevrastenico che si polarizza nel tormentoso dubbio di una cardiopatia, contando ansiosamente i battiti del suo polso, per questa sola emozione può modificarli obiettivamente); 2) le nevrosi (v.) e le distonie neurovegetative, senza una genesi emotiva cosciente (p. es., tachicardia parossistica, stipsi spastica, ecc.); 3) le psichestesie d'allarme, cioè una folla di sensazioni anormali cui non fa riscontro alcuna modificazione obiettiva. Accanto alla "n. d'allarme psichestesico» che è la n. propriamente detta, si distinguono due «cristà : la «n. d'allarme fobico» e la «n. ipocondrica» (in cui la credenza tenace di malattia sta in primo piano).

Nei riguardi della causalità della n., molti nevrastenici riferiscono l'inizio dei loro disturbi ad avvenimenti di particolare valore emotivo, p. es., lutti, rovesci finanziari, delusioni sentimentali, iperlavoro in condizioni non soddisfacenti, strapazzi psichici in genere. Spesso tali riferimenti corrispondono a quel «bisogno di causalità n, a quel «post hoc ergo propter hoc» cui vanno generalmente incontro i giudizi dei pazienti e dei familiari. Spesso queste situazioni di disagio affettivo sono riferite e vissute con tinte più fosche della realtà : lo stato di sofferenza per la situazione ambientale è più effetto che causa delle alterazioni emotive, le quali hanno una base fondamentalmente costituzionale. Non rara è un'eredità psicopatica, generica, o specifica. La n. può comparire in tutte le costituzioni somatiche, in tutti i ceti, sebbene siano gli intellettuali a soffrire più intensamente dell'allarme, per la possibilità di un'elaborazione più complessa della situazione. L'età più colpita è quella adulta con una puntata massima tra 25 e 35 anni (Breun, 1935) e, nella donne, un'altra puntata nel periodo climaterico. Tutte le statistiche concordano nell'affermare che durante i periodi bellici non si osserva un aumento della n.

Nei riguardi della sintomatologia, il nevrastenico reagisce ai suoi disturbi con un comportamento caratteristico. Le psichestesie vengono dapprima interpretate come dovute a malattia organica e l'allarme come espressione emotiva adeguata; egli consulta quindi l'intervista, non lo psichiatra. Riferisce con acutezza e ricchezza di particolari i suoi disturbi che, spesso, vengono scritti su un foglio ("malade au petit papie» di Charcot) per evitare dimenticanze. Esige ricerche speciali, l'esito negativo delle quali lo tranquillizza solo per poco; il miglioramento che segue alla «cura ricostituente» è lieve e transitorio. Subentra la sfiducia verso il giudizio del medico, si cercano le "celebrità", accumulando esami di laboratorio e medicinali. A poco a poco anche i familiari lo tacciano di "fissazioni», di "suggestioni», lo considerano "pusillanime ", "privo di buona volontà ". Il nevrastenico reagisce con vivacità e asprezza a queste critiche, assumendo un atteggiamento esigente ed ostile. Per lo più la sua attività sociale e di lavoro non viene gravemente menomata, anche se il suo giudizio è esageratamente pessimista. La minorazione del lavoro intellettuale non dipende da un deficit primario dell'attività intellettiva, ma dal turbamento emotivo.

L'esame obiettivo non rileva nulla di anormale; solo nella sindrome pseudo-nevrastenica si possono obiettivare piccoli segni nella sfera vegetativa.

Nelle "nevrosi (v.) post-traumatiche» e "da indennizzo" (v. anche psicorevrosi) è molto frequente una sindrome nevrasteniforme. Si tratta di forme morbose che insorgono dopo incidenti o disgrazie, in cui si dava (Oppenheim) importanza eziopatogenetica prevalente al trauma fisico; oggi invece si pone in primo piano la successiva elaborazione psichica del trauma e si sottolinea la natura "funzionale" dell'affezione. Soprattutto nelle psiconevrosi da indennizzo ("sinistrosi") l'importanza del trauma è del tutto secondario rispetto alla situazione assicurativa dell'infortunato. Un decorso subacuto di 4-5 mesi non è raro; ma è più frequente che la forma duri qualche anno, con notevoli variazioni d'intensità.

La terapia medicamentosa è priva d'utilità causale; ha solo un valore sintomatico. L'elettroshock (v. sinace) può essere tentato se esiste una componente ansiosa o disforica. La psicoterapia (v.) è la cura di elezione.

Bibl.; G. Beard, Neurasthenia or nervous exhaustion, Boston 1869; J. Levy-Valensi, Précis de psychiatrie, Parigi 1926; J. H. Schultze, Die konstituitionelle Nervosität, in O. Bumke, Handb. d. Gerichtbrudde, V, Berlino 1928; G. Storta, Die neurasthenische Reaktion, ibid.; F. Kehrer, Neurasthenie, in K. Birchoum, Handwörterbuch der mediz. Psychologie, Lipsia 1930; S. De Sanctis, in A. Ceroni, Trattate ital. di medicina interna, II, Torino 1932; I. Strauss-N. Savitzky, The sequelae of head injury, in Amer. Journal Psychiatry, 91 (1934), 189; E. Braun, Die neurasthenische Reaktion, in O. Bumke-O. Foerster, Handbuch der Neurologie, XVII, Berlino 1936; D. K. Henderson-R. D. Gillespie, A textbook of psychiatry, Londra 1944; M. Gozzano, Compendio di psichiatria, Torino 1947; L. Bini-T. Bazzi, Le psiconevrosi, Roma 1949; K. Schneider, Klinische Psychopathologie, Stoccarda 1950.

Bruno Callieri
NEVROSI (NEUROSI). - Il termine n. fu adoperato per la prima volta (1769) dal medico scozzese Cullen per designare tutte le anomalie e malattie nervose e psichiche. In Italia fu introdotto da Cirillo (1780) e in Francia da Pinel (1819), per indicare, oltre alla ipocondria e all'isterismo, molte altre malattie, oggi chiaramente «organiche». L'ulteriore sviluppo scientifico del concetto di n. è caratterizzato dalla tendenza a restringerne sempre più i limiti.

Nel 1904 Dubois isolà, nel vasto gruppo delle n., le psiconevrosi (v.), come forme con preponderante intervento delle rappresentazioni mentali. Fino a oggi i due termini sono stati usati indifferentemente da molti autori. Comunque le n. e le psiconevrosi sono state da tutti distinte, fin dal sec. xix, dalle altre forme morbose, con il termine di malattie funzionali, cioè di malattie caratterizzate da: 1) disturbo della sola funzione, 2) reversibilità, 3) particolari caratteristiche che seguono leggi differenti

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dalle malattie con reperto anatomico, cioè dalle malatic organiche.

La differenza tra n. e psicosi (v.) è duplice : 1) psicopatologica, in quanto i sintomi cardinali sono qualitativamente differenti e propri di ciascun gruppo; 2) sociale, poiché solo negli psicotici esiste un contegno spesso impu:vedibile e genericamente "alienato" dalla norma, mentre il neurotico o psiconevrotico partecipa molto di più alla psicologia normale o non è, nel significato volgare della parola, un vero "malato di mente", da ricoverare al manicomio.

I moderni autori tedeschi (Schneider, 1946; Jahrreis, 1936), italiani (Bini e Bazzi, 1949), anglosassoni (Wilson, 1942), spagnoli (Mira y Lopez, 1946) mantengono separati i due termini, n. e psiconevrosi, attribuendo al termine n . un significato ristretto, cioè a malattia del sistema nervoso, senza un reperto anatomo-patologico, nella quale non interviene chiaramente un meccanismo psichico e parlano di "n. d'organo" (Organneurose). Con tale termine si vuole indicare n. di un determinato organo del corpo e si parla, cosi, di n. cardiaca, gastrica, genitale ecc.; è necessario porò tener presente che l'organo interessato, pur essendo il centro delle manifestazioni patologiche, non le esaurisce tutte in sé. Molte forme di questo tipo si potrebbero meglio designare come n. di determinati atti fisiologici : n. dell'alimentazione, della digestione, del ricambio, della attività sessuale. Per la comprensione di queste n. è necessario aver presente il piano somatopsichico fondamentale dell'organismo e tener presente che oggi si ritiene con sufficiente sicurezza che le influenze psichiche (rappresentazioni, emozioni, processi volitivi, suggestioni) possono avere una profonda risonanza nella vita somatica. Quanto queste condizioni siano responsabili, nel singolo caso, dello stabilirsi di una situazione morbosa, è una valutazione che dipende essenzialmente dallo stato psicofisico individuale predominante, condizionato dallo sviluppo del carico ereditario.

Per la "n. di transfert", v. PSICOANALISI.
Si debbono ricordare due varietà di n. di frequente osservazione: 1) le "n. d'imitazione" (Nachohmungneurosen) che si osservano soprattutto nei bambini, ma anche in adulti, sotto l'influenza di un individuo amato o che si impone per la sua personalità; a poco a poco le sue forme di espressione vengono copiate fedelmente e, soprattutto nei giovani, si può giungere, per questa via, a marcati stati patologici; nelle scuole si può osservare a volte l'insorgenza di una vera epidemia (psichica) di una data n. d'imitazione. 2) le "n. d'abitudine" (Gesuohnheitneurosen), che si osservano, anch'esse, soprattutto nell'infanzia; in queste n. possono rientrare quelle forme, di frequente osservazione, che Zappert chiama Lustneurosen, cioè "n. di voglia ", "di piacere", come, p. es., rosicchiarsi le unghie, dondolare il capo, succhiarsi il dito; altri le classificano tra le "n. di movimento", tra quelle forme, cioè, cui appartengono molti movimenti abitudinari, di tipo coatto, ticchioso.

Per le "n. post-traumatiche" e "da indennizzo", v. NEVRASTENIA; PSICONEVROSI.

Bim.: F. Kehrer, in Handwörterbuch der medizinischen Psychologie, Lipsia 1930, p. 352: E. Mira y Lopez, Psiquiatria, Buenos Aires 1946; L. Bini - T. Bazzi, Le psiconevrasi, Roma 1949.

Bruno Calliot
NEWARE, ARCIDIOCESI DI. - Città e arcidiocesi degli Stati Uniti d'America, eretta come diocesi da Pio IX nel 1853 per lo Stato di Nuova Jersey.

Oggi ha una popolazione di 2.570 .892 mathrm{ab}. di cui 1.072 .592 cattolici, sparsi su di una superficie di 531 migliaq. Vi sono 856 sacerdoti, fra i quali 274 religiosi appartenenti a 14 congregazioni diverse. Fra le istituzioni: I seminario, 3 collegi ed università (Seton Hall University), 14 orfanotrofi, 9 ospedali, 3 case per vecchi e una per ciechi.

Suffraganea di Nuova York, la diocesi fu poi smembrata per formare quella di Trenton ( 15 luglio 1881), di Paterson (16 dic. 1937) e di Camden (9 dic. 1937), le quali nel 1937 diventarono suffraganee di N., innalzata ad arci-
diocesi. Parecchi cattolici vi erano già fin dal 1672 e il territorio fu visitato dai gesuiti Harvey e Gage; ma lo spirito della colonia fu sempre anti-cattolico, anche dopo la legge di "tolleranza religiosa" del 1697. Le prime parrocchie dello Stato furono S. Francesco a Trenton (1814) e S. Giovanni a N. (1828). Durante il sec. xix i cattolici aumentarono in numero e allora N. fu separata da Nuova York. Primo vescovo fu mons. James Roosevelt Bayley consacrato il 30 ott. 1853.

Bim.: J. G. Shea, History of the Catholic church in the United States, 4 voll., Nuova York 1886-92; The Official catholic directory 1950, ivi 1950, pp. 107-16. Gastone Carrière

NEWCASTLE, DIOCESI di : v. hEXHAM E NEWCASTLE, DIOCESI di.

NEWMAN, John Henby. - Cardinale e scrittore insigne, n. a Londra il 22 febbr. 1801, m. a Birmingham l'ri ag. 1890.

1. Vita. - Di famiglia protestante (il padre era un banchiere intelligente e agiato, la madre discendeva da ugonotti emigrati dopo la revoca dell'Edito di Nantes), fu educato aristocraticamente nella scuola interna di Ealing (allora fuori di Londra), ove si rivelò giovane pensoso, d'acuta sensibilità, amante della solitudine e appassionato della musica. Negli ultimi mesi della sua dimora a Ealing, sotto l'influsso di Walter Mayer, pastore evangelico e calvinista convinto, maturò la sua "conversione" a un credo ben definito (Trinità, Incarnazione, Predestinazione), che decise del suo orientamento religioso.

Nel dic. del 1816 entrò nel Trinity College di Oxford e dopo 4 anni ( 1820 ) ne ottenne il titolo di "Bachelor of Arts"; nel 1822 fu promosso con grande onore "fellow" dell'Oriel College.

Ordinato sacerdote anglicano, fu per due anni (18241826) coadiutore (curate) della parrocchia di S. Clemente di Oxford. Dal 1826 al 1832 come "tutor" all'Oriel College assume la formazione intellettuale e morale di numerosi studenti universitari (undergraduates). Il 14 marzo 1828 fu nominato parroco (vicar) di S. Maria, ove fino al 1843 predicò, con straordinario successo. Fisccato dall'intenso lavoro intellettuale, dal dic. 1832 al luglio 1833 viaggiò nel Mediterraneo, visitando Roma, Malta, Corfù e la Sicilia. Riavutosi da una grave malattia contratta a Leonforte, nel viaggio di ritorno compose il poemetto Lead, Kindly Light, in cui è espressa la sua fiducia nella Provvidenza, che lo avrebbe guidato al compimento di una particolare missione: "I have a work to do ". Al ritorno in patria ebbe inizio il movimento di Oxford, di cui divenne la figura più rappresentativa: un manipolo di giovani concepì il generoso disegno di combattere il liberalismo teologico, ossia quella particolare tendenza a sottovalutare i diritti della fede di fronte alle crescenti pretese della ragione, che si era manifestata nella corrente dell'« evidential school». Questa divenne l'opera del N. e tutta la vita vi rimase, con crescente fedeltà, impegnata. Condotto dalla logica di princìpi antiliberali, che nella sua febbrile ricerca storica divenivano sempre più lucidi in se stessi e nelle loro applicazioni, concluse che illegittima era la pretesa dell'anglicanesimo a ritenersi la via media tra le amplificazioni dogmatiche del romanesimo e le minimizzazioni religiose del luteranesimo; pertanto nel 90^{°} tract for the times dichiarò le sue aperte simpatie per il cattolicesimo, in favore del quale tentò interpretare i 39 articoli della confessione anglicana. Condannato dall'« Hebdomada! Board» dell'Università di Oxford e sconfessato da 42 vescovi, il N. rinunziò alla parrocchia di S. Maria e il 9 apr. 1842 si ritirò, con alcuni amici, a Littlemore, ove maturò, redigendo il celebre Essay of development of christian doctrine, la sua conversione alla Chiesa cattolica, nella quale fu ricevuto il 9 ott. 1845 dal ven. Domenico della Madre di Dio, passionista.

Mandato a Roma (1846) da mons. Wiseman, con il fedele e inseparabile amico Ambrose St. John, nel Col-

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(par cortena di mano, A. P. Fintas)
Newman, Joun Hengy - Ritratto dipinto da W. W. Ouless. Birmingham, Oratorio.
legio di Propaganda Fide, completò la sua cultura cattolica e ricevette l'ordinazione sacerdotale dal prefetto di Propaganda, card. Fransoni (26 maggio 1847). Incoraggiato da Pio IX a stabilire l'Oratorio filippino in Inghilterra, fondò le case di Maryvale (1848), di Birmingham (Alcester Street), di Londra (ove mise a capo della comunità il p. Faber) e finalmente quella di Edgbaston (quartiere di Birmingham), ove rimase per tutta la vita, eccetto il tempo ( 1854-58 ) passato a Dublino come rettore della nuova Università.

Gli anni della sua vita cattolica furono amareggiati da insuccessi e da incomprensioni. Tutte le opere cui pose mano (la fondazione dell'Università di Dublino, la traduzione inglese della Bibbia, la direzione della rivista The Rambler, la fondazione di un Oratorio a Oxford per i giovani cattolici che frequentavano l'Università) fallirono per l'avversione di quella corrente, che riuscì a dipingere il N. come un uomo pericoloso per il cattolicesimo inglese. Pur sanguinando sotto la persistente "guerra degli spilli» (ne fa fede il Diario spirituale, vers. it. di G. Barra, Pincrolo 1950, pp. 17-46), il N. rimase fedele alla Chiesa e compí veramente «his work», la difesa della verità con scritti, che guadagnarono al cattolicesimo la simpatia degli anglicani, a lui l'ammirazione degli avversari.

Sul declino della vita le ombre si dissiparono, quando Leone XIII riconoscendogli «genio e dottrina» lo creò cardinale (1879); tutto il mondo di lingua inglese, dalla Britannia all'Australia, sentì la magnificenza del gesto e manifestò la sua lieta fierezza. Nel discorso di nomina, il novello principe della Chiesa mostrò l'unità della sua vita nella costante lotta sostenuta contro il liberalismo teologico e pur dichiarandosi, con tutta sincerità, servo inutile, gustò nell'intimo la gioia d'aver compiuta la missione, che la Provvidenza gli aveva assegnata. Negli ultimi anni, circondato dall'ammirazione universale, si preparò santamente al passaggio « ex umbris et imaginibus in veritatem» (iscrizione dettata dal N. per la sua tomba).
II. Opere. - Il N. fu uno scrittore particolarmente fecondo, perché sentl il dovere di prendere la penna
ogni volta che gl'interessi della fede erano in gioco. Non pretese mai di fare nulla di grande o di ammirato dal mondo, ma volle dire con semplicità e cordialità di amico (secondo il suo motto cardinalizio: cor ad cor loquitur) quanto era richiesto dal principio : Holiness first. Gli accadde però di trovarsi da vecchio tra le mani un materiale immenso, che con pazienza organizzò in serie ben definite di volumi (editi a Londra tra il 1870 e il 1879), per i quali ha diritto di occupare un posto onorevole in tutti i rami della cultura cristiana. Si segnalano le opere principali dei due periodi :

1. Periodo anglicano. - Parochial and plain sermons (8 voll., Oxford 1834 agg.) : scarni e taglienti, scossero le coscienze agitando i problemi più profondi dell'anima; Sermons on subiect of the day (ivi 1843) : predicati tra il 1831 e il 1843 ; i discorsi 21-24 tenuti quattro domeniche di seguito ( 28 nov.-18 dic. 1841) hanno valore autobiografico: vi affiorano principi soggettivi, che l'autore poco dopo respinse definitivamente; Sermons preached before the University of Oxford (ivi 1843) : vi illustra i rapporti tra fede e ragione; molti motivi affinati ritornarono nella Grammar of Assent; The arians of the fourth century (ivi 1833): ricostruzione di un momento storico eccezionalmente importante per lo sviluppo del pensiero cristiano; il N. più che i fatti osserva l'ethos degli ariani e i movimenti interiori dell'eresia; Lectures on the doctrine of justification (ivi 1838) : vi confuta la teoria della giustificazione per la sola fede. Nella 13ᵃ conferenza critica a fondo il soggettivismo religioso instaurato da Lutero; An essay on the development of christian doctrine (ivi 1843) : rivendicazione della Chiesa dall'accusa d'aver corrotto la dottrina criatiana con l'aggiunte di nuovi dogmi. Il saggio, una delle opere più originali del sec. xix, esordisce tracciando una psicologia della massa, nella quale s'inserì come divino fermento il messaggio evangelico. L'idea cristiana una e molteplice, splendente di luci e circondata di tenebre, tramandata in scritti pieni di chiaroscuri e di silenzi eloquenti, è il vero «granum sinapis» del Vangelo destinato a crescere. Pertanto sviluppi sempre nuovi di quell'idea e risonanze sempre più vaste erano da attendere. Il progresso lento e sicuro del primato del papa e della devozione a Maria sono fatti, che confermano a parte post quanto si attendere in anticipo dalla natura stessa della Chiesa, la quale si è sviluppata conservando la stessa natura (conservation of types) e le stesse tendenze fondamentali (continuation of the same principles) ossia il primato della fede, il principio biblico, dogmatico, teologico e sacramentale. Questi elementi immutabili del cristianesimo sono dotati di un'intima forza assimilatrice (faculty of assimilation), che eliminati gli elementi nocivi altri ne accoglie e fa propri, determinando dal di dentro un aumento omogeneo, che armonizza con quanto è immutabilmente fisso (logical consequence) ed è come presagito da ciò che è appena abbozzato nell'organismo vitale (anticipation of the future) mentre aggiunge un'efficace conferma a quello, che in precedenza era già in atto (conservation of ancient things). Tale progresso provoca in tutto il corpo mistico una vigoria sempre nuova (perpetual vigour), che spiega come nella storia della Chiesa, a differenza di quanto accade nell'eresia, dopo brevi e crueli inverni, succedano sempre nuove primavere.
2. Periodo cattolico. - Loss and gain: the story of a concert (scritto a Roma alla fine del 1847, edito a Oxford 1848 anonimo): N. attinge a ricordi personali senza però redigere un'autobiografia. Vi sono descritte al vivo le varie tendenze teologiche dell'Inghilterra del tempo: Discours addressed to mixed congregations (1848) : discorsi in cui si riflette le gioia della conversione; Lectures on certain difficulties felt by Anglicans in submitting to the catholic Church (1831) : dimostra ai seguaci del movimento di Oxford che il concetto di Chiesa stabilita è in contrasto con i loro stessi principi; ad essi non rimane che trarre una logica conclusione: sottomettersi alla

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Chiesa cattolica; Lectures on Catholicism in England (1851: nell'edizione definitiva il titolo è diverso: Present position of catholicsin England): satira degli inveterati pregiudizi dell'anglicanesimo contro Roma; con questo libro il N. procurò al cattolicesimo il diritto di cittadinanza nel suo paese; Discours on the scope and nature of university education (1832: nell'edizione definitiva formano la 1ᵃ parte del volume: The idea of university defined and illustrated): serie di 10 conferenze (delle quali 5 soltanto furono pronunciate) per illustrare la natura e lo scopo dell'Università cattolica di Dublino: con questo lavoro il N. si colloca tra i migliori pedagogisti moderni; Callisto, a sketch of the third century (1836) : romanzo, che ha per sfondo l'Africa cristiana del tempo di s. Cipriano; Sermons preached on onrious occasions (1857: l'edizione definitiva porta tre discorsi in più): importante è il V sulle disposizioni alla fede; il X , The second spring, pronunciato a Oscott in occasione del I concilio provinciale di Westminster, è tra i più celebri; Apologia pro vita sua (1865): narrazione commovente e leale del suo cammino verso la piena luce; scritta per rivendicare la sincerità della sua conversione, riusci un'avvincente apologia della Chiesa, valevole per tutti i tempi; A letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Eirenicon (1866) : apologia del culto mariano, fondato sulle verità della Maternità Divina e della Corredenzione (novella Eva), che sono presentate come i due capisaldi patristici, da cui si è sviluppata tutta la mariologia posteriore. Vi dimostra pure che gli eccessi della devozione