volume-08

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alevole per tutti i tempi; A letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Eirenicon (1866) : apologia del culto mariano, fondato sulle verità della Maternità Divina e della Corredenzione (novella Eva), che sono presentate come i due capisaldi patristici, da cui si è sviluppata tutta la mariologia posteriore. Vi dimostra pure che gli eccessi della devozione popolare non sono imputabili alla teologia e alla Chiesa; Verses on various occasions (1868): raccolta di 30 poemetti, composti in diversi tempi, di cui il più noto è The Dream of Gerontius, il canto della Comunione dei Santi, che nella sua grandiosità dantesca affascina e commuove. An essay in Aid of grammar of assent (1870) : il capolavoro apologetico. Nella prima parte dimostra, in polemica con il liberalismo teologico, che non è inutile dare l'assenso religioso a una serie di proposizioni misteriose, come quelle contenute nel Simbolo Atanasiano, poiché nell'uomo oltre la national apprehension (la conoscenza teoretica, puramente astratta di una verità) vige la real apprehension (la conoscenza concreta e individuale, basata sopra un diretto contatto con la cosa percepita); pertanto dare alle proposizioni del Simbolo Atanasiano un real assent (fondato sulla conoscenza reale) è credere (to believe), ossia porre un atto religioso, ricco di virtualità emotrici; invece offrire alle stesse proposizioni un notional assent (basato sulla conoscenza nozionale) è fare della teologia, altrettanto legittima che la fede, di cui è un prolungamento nella linea teoretica e astratta. Nella seconda parte affronta il problema del contrasto tra l'inconcussa fermezza dell'atto di fede e l'apparente fragilità delle prove, su cui si basa. Esordisce distinguendo l'assent dall'inference: il primo è l'adesione incondizionata a una proposizione prescindendo dalle premesse da cui dipende, la seconda è l'assenso a una conclusione di un sillogismo. Le verità religiose non possono essere accolte per inference; infatti una dimostrazione rigorosa, fondata sulla logica formale non è possibile in quest'ordine di conoscenze, poiché la fede non è un assenso nozionale, ma reale a fatti concreti, che sfuggono al ragionamento astratto, dal quale è raggiunta la certezza soltanto nell'ordine puramente teoretico. Pertanto il fatto religioso non può essere stabilito che per un complesso di indizi, troppo numerosi e troppo sottili per essere sillogizzati, di cui ognuno, preso separatamente, non offre che una probabilità, mentre nella loro totalità convergente sopprimono qualunque dubbio. Questa convergenza (o sintesi delle probabilità) generante la certezza, è prodotto dall'illative sense, una vera facultas iudicandi, una specie di giudizio del concreto, paragonabile alla phronesis di Aristotele, che sebbene radicata nelle profondità della natura umana si sviluppa e si acuisce con il perfezionamento morale dell'uomo; pertanto la parola evangelica: «besti mundo corde quoniam ipsi Deum videbunt» indica la via più sicura per raggiungere la verità religiosa. Era inevitabile che un'opera tanto geniale quanto audace prestasse il fianco alle più disparate valutazioni; A Letter addressed to His Grace the Duke of Norfolk on
occasion of Mr. Gladstone's recent Expostulation (1875): pur respingendo le posizioni degli integristi (Ward, Manning, Veutlot), il N. difende con lealtà cattolica le definizioni del Concilio Vaticano, illustrandone con scume l'intima portata, anche se qualche restrizione non è totalmente esatta.
III. Valutazione. - A N. pensatore è toccata la sorte più varia e sconcertante; mentre, lui vivente, i suoi scritti giungevano attesi e portavano il sereno nell'opinione pubblica, rassicurando amici e placando avversari, per gli studiosi di professione rimasero per molti decenni un segno di contraddizione.

Fin dal 1846 il cattolico americano Browson pretese scorgere negli scritti del N. un sottile virus protestantico estremamente pericoloso per l'organismo cattolico, in cui si tentava iniettarlo. Da parte anglicana il Mozley (1878), il Fairbairn (1885) e l'Abbot (1897) nell'attività intellettuale del N. non videro che una sinistra manovra dell'oscarantismo dogmatico, a sfondo fideistico, contro le crescenti conquiste della ragione e della scienza. Nel 1870 T. Harper ritenne d'aver definitivamente liquidato l'ambiguo scrittore di Birmingham mostrando una profonda antinomia tra il pensiero newmaniano e quello scolastico (o s. Tommaso o N.). Giudizi più equanimi, emessi da uomini superiori per ingegno e per posizione, come il card. Wiseman e il vescovo scozzese Gillis furono neutralizzati dall'interpretazione modernista. Una maschera di teologo del sentimento e dell'immanenza, fu frctutilosamente imposta al N. da A. Sabatier (1890) e a lui sempre meglio adattata da Loisy e da Tyrrell, mentre il Bremond e il Dimnet cercavano, con troppo zelo, affinità ideologiche con Schleiermacher e Hegel, con James e Bergson. A questa diffusa tendenza non seppero totalmente sottrarsi uomini eccellenti come il De Grandmaison e il Boudin. Ma contro l'accaparramento modernistico reagirono efficacemente il gesuita Toohey (1907), il vescovo O'Dwyer (1908), il laico W. Ward (1912), ottenendo in un momento particolarmente delicato, dal b. Pio X, lo storico verdutto di ortodossia: «Profecto in tanta locubrationum copia, quidpiam reperiri potest, quod ab usitata theologorum ratione alienum videatur, nihil potest quod de ipsius fide suspicionem afferat» (Epist. ad episc. E. T. O'Dwyer, in Acta Sanctae Sedis, 41 [1908], p. 200). Soltanto dopo la prima guerra mondiale, l'opera di rivendicazione iniziata in Germania dal gesuita Perywara (1922) fu continuata in Francia dal Guitton (1933) e dal Nédoncelle (1945), in America dal Cronin (1935), in Inghilterra dal Tristram (1945), dall'Harrold (1945) e da altri studiosi, in Belgio dallo Janssens (1937), in Olanda dal p. Zeno (1943) e dal Walgrave (1946), in Italia dal De Luca (1949).

Il lungo oscillare del giudizio umano intorno al pensiero del card. N., oltre che alle passioni e ai sospetti di parte, è dovuto a un errore di visuale. Avendo ingaggiato una lotta a fondo con il liberalismo religioso, che nell'ambiente anglicano dell'Ottocento aveva tinte prevalentemente razionalistiche, il N. sembrò un antintellettualista; quando poi lo stesso movimento slittò, per intrinseca evoluzione, nel volontarismo modernistico, a parecchi parve logicamente che lo stesso ne fosse caldo fautore. Così ognuno lo traeva a sé o lo respingeva a seconda delle sue simpatie o antipatie teologiche e non ci si accorse che era antistorico spingere verso qualunque sponda un pensatore, che per tutta la vita volle e riusci a rimanere lontano da ogni estremismo. Oggi il N. è visto in una prospettiva di equilibrio, che non può essere scosso anche se nella sua moltiforme produzione qualcosa si può rilevare di caduco, di inesatto, di non ortodosso, poiché in un seminatore di idee come il N. quel che conta è l'orientamento generale dello spirito e del pensiero : le vie nuove e sostanzialmente giuste da lui segnate nella storia dei dogmi, nell'apologetica, nel concetto dello sviluppo dottrinale, nella

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valutazione del protestantesimo, nell'idea della missione profetica (teologica) della Chiesa, nella pedagogia e nella spiritualità lo mostrano un grande precursore dei tempi nuovi. E pertanto per la forza immanente della verità che a quest'uomo si è fatta giustizia, e il vero volto del convertito di Oxford appare ormai nei suoi nobili lineamenti di autentico pensatore cattolico. Non più l'antitesi : o s. Tommaso o N., ma la sintesi : s. Tommaso e N. Intorno all'alto, scarno e gentile vegliardo di Birmingham si è ormai formato quel consenso, che egli presenti e che la Chiesa, con materna attenzione, ha preparato e sancito nel giudizio di tre Pontefici (Leone XIII, Pio X, Pio XII).

Bibl.: 1. Vita: A. Capecelatro, N. e la religione catt. in Inghilterra, Roma 1896; P. Thureau-Dangin, La renaissance cultal, in Angleterre, 3 voll., Parigi 1899-1906 (la vita del N. è intrecciata con quella del Manning in una suggestiva rievocazione degli avvenimenti); H. Bremond, N. Essai de biographie psyrhol., Roma 1906; G. Semeria, Il card. N., ivi 1907; W. Ward, The life of 7. H. card. N., 2 voll., Londra 1912 (fondamentale, sua incastta in qualche punto); A. Gasquet, Il card. N. a Roma, Roma 1923; H. Tristram, N. and his friends, Londra 1934; C. Lovere di Castiglione, Il ouvion. di Oxford, Brescia 1935, passim; J. M. Flood, Card. N. and Oxford, Londra 1938; D. Gorce, Le martyre de N., Parigi 1946; J. Moody, 7. H. N., Londra ivi 1946; G. De Luca, N. al Collegio di Propaganda Fide, in Alma Mater, Roma 1947, pp. 36-44; M. Ward, Young Mr. N.. ivi 1948; R. Sencourt, The life of N., Westminster 1948; E. Ruggles, The auplicon life of 7.H.N., Nuova York 1948; J. A. Lutz, Le card. 7.H.N., Mulhouse 1930; F. Hermans, Les familiers du jeune N., in Nouv. rev. théol., 83 (1931), pp. 43-58. 2. Opere : Ediz. definitiva, curata dall'autore (e molte volte ri. stampata), in 37 voll., Londra 1870-79, divise secondo questo ordine: 1. Servaon, s. Treatise, 3. Pokenical, 4. Essays, 5. Historical, 6. Theological, 7. Literary. Di tutte fanno un accurato e sicuro esame H. Tristram e F. Bacchus, Newman, in DThC, XI, coll. 327-98 (con l'indicazione delle opere postume). Le opere del N. hanno avuto molte edd. parziali in franc., ted., ecc.; in it. varie sono state tradotte male da D. Battaini; da F. Tartaglia le Grammar of Assent (Filosofia della religione, Modena 1943) con una nota stonata in fondo; una buona scelta invece dall'epistolario con introduzione a cura di C. Lovere di Castiglione (Epistolari cristiani, Torino 1945); e nitide e fedeli tradd. a cura di M. De Luca, di alcuni discorsi (Brescia 1947 sgg.) con introduz. di G. De Luca, 3. Pensiero : F. Delattre, La pensée de N., Parigi 1914: E. Przywara, Newman Christentum. Ein Aufbau aus seinen Werken, Friburgo in Br. 1922 (8 fascc. di cui il 4^{°} : Einführung in Newman's Wesen und Werk, è un saggio rinnovatore intorno alla filosofia e alla spiritualità del N.); J. D. Tolghorn, N. apologiste, Parigi 1927; S. P. Joergens, N. on the psychology of Faith, Nuova York 1928; F. J. Friede, The Mariology of card. N., ivi 1928; J. Guitton, La philosophie de N.: essai sur l'idée de développement, Parigi 1933; U. J. Byrne, The notion of doctrinal development in the augliean writings of 7.H.N., in Eph. Theol. Loc., 14 (1937), pp. 230-86; F. Tardivel, La personnalité littée. de N., Parigi 1937; id., N. éducateur, ivi 1937; A. Karl, Die Glaubensphilosophie Newman, Bonn 1941: P. Zeno, Newman: hier over het menschelijk denken. Inleiding of Newman. Grammar of assent en zijn psychologische ontdekking: de illative zin, Utrecht 1943; J. H. Walgrave, Kard. Neeunans theorie over de ontwikkeling van het dogma in het licht van zijn bennisleer en zijn apologetiek, Anversa 1944; R. Aubert, Le problème de l'acte de foi, Lovanio 1945, pp. 343-56; E. Hocedra, Le centenaire de la conversion de N., in Nouv. rev. théol. 77 (1945), pp. 296-310; M. Nédoncelle, Genoves philosophy. de N., Parigi 1945 (con importante introduzione); H. J. Davis, N. and the Psychology of Development of christian doctrine, in The Dublin Review, 216 (1945), pp. 97-106; E. D. Bernard, A preface to Newman's Theology, St. Louis 1945; Ph. Flanegan, N. Faith and the Believer, Londra 1946; C. F. Harrold, Grammar of assent, Nuova York 1947; H. Fries, Die Religious philosophie Neeunans, Stoccarda 1948; J. de Blic, L'analyse de la foi chez N., in Eph. Theol. Lov., 24 (1948), pp. 136-45; F. Minoggio, Natura e valore della psicologia religiosa di N., Roma 1950; J. Seynseve, La doctrine du card. N. sur l'impiration d'après les articles de 1884 (Anal. Lovan. Bibl., n. 14), Gentilous-Lovanio 1949. La più recente bibl. sul pensiero del N. è indicata da G. A. De Brie, Bibliographia philosophica (1234-45), I, Utrecht 1950, pp. 473-75. 4. Valutazione: Pio XII, Ep. ad Ec.mum B. Griffin arch. Wett. succulo exeunte a 7.H.N. reditu ad Catholicos Ecclesiae unitatem, in AAS, 37 (1945), pp. 184-85 (N. Britanniae teclusque Ecclesiae decus, p. 184); vari autori, 7.H.N. Centenary Essays, Londra 1945; vari autori, A Tribute to N. Essays on aspects of this Life and Thought, Du-
blino 1945; A. Janssens, N. Introduz. al suo spirito e alla sua opera, trad. e note a cura di C. Smecta, Roma 1945 (opera suggestiva); P. Fumasoni Biondi, N. missionario, in Alma Mater, Roma 1946, pp. 147-52; H. Tristram, The living Thoughts of Card. N., Londra 1948; G. De Luca, Ferza e fortuna di N., in Fides, 49 (1949), pp. 293-96; G. Martini, Cattolicesimo e storicismo. Momenti di una crisi del pensiero religioso moderno, Napoli 1951 (a pp. 63-140 sulla teoria newmaniana dell'evoluzione del dogma: l'autore, bene informato e di tendenza leicista, ritorna alla interpretazione superata del Bremond).

Antonio Piolanti
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(de Enc. ital., A.2.1F, p. 781) Newton, Isaac - Ritetto di I. van Der Banck - Londra, National Portrait Gallery.

NEWPORT, DIOCESI di:V. CARDIFF, ARCHIOCESI di.
NEW SCHOLASTICISM, THE. - Organo trimestrale dell'« American Catholic Philosophical Association \%, che, dopo il Convegno dei filosofi neoscolastici americani, tenutosi nel 1926 presso l'Università cattolica di Washington, ne affidava la direzione a Edward A. Pace e a James H. Ryan.

Le pubblicazioni iniziarono nel 1927 a cura della Catholic University Press di Baltimora. Oltre ad articoli di filosofia teoretica e morale e di storia della filosofia, la rivista accoglie in ogni numero notiziari bibliografici o informazioni sullo stato degli studi filosofici nel mondo. Nel fasc. I del 1951 ( 23^{°} anno della rivista) l'editoriale sottolinea il contributo dato dalla rivista alla diffusione del pensiero tomista e invito i filosofi neoscolastici ad un ripensamento della filosofia di s. Tommaso tale che questa si prescriti non come imposta "dall'alto» ma costruita "dal basso", come quella che risponde alle aspirazioni ed esigenze dello spirito umano (loc. cit., pp. 1-2). Attualmente è diretta da Vincent Ed. Smith.

Enzo Maccagnolo
NEWTON, JËaac. - Scienziato, n. 2 Woolsthorpe, contea di Lincoln, Inghilterra, il 25 dic. 1642 (5 genn. 1643 secondo il calendario gregoriano). Mostrò, giovanissimo, particolari attitudini allo studio dei fenomeni naturali, come pure alla costruzione di ingegnesi meccanismi e di quadraniti solari, perciò la madre consentì che egli si dedicasse alle scienze e si preparasse per l'ammissione al celebre Trinity College di Cambridge. Vi entrò per concorso nel giugno 1661, ed il noto J. Barron, professore di matematiche, per otto anni lo confortò nei suoi studi e nel 1669 ottenne per lui la nomina a «Lucasian Professor of Mathematics ", cedendogli il posto. N., che già aveva prima di allora pubblicato parecchi notevoli studi, fra i quali il famoso teorema per lo sviluppo del binomio per un esponente qualunque, poté dedicarsi senza altre preoccupazioni ai suoi studi preferiti.

Il ventennio fra il 1667, l'anno in cui ottenne il grado di «Fellow» al Trinity College, e il 1687, in cui pubblicò: Philosophice naturalis principia mathematica fu senza dubbio il periodo del più intenso e fecondo lavoro di N. Alternò studi teorici e esperienze di ottica che espose nelle sue lezioni con i fondamentali studi sulla meccanica generale e sulla gravitazione del corpi e attese insieme a studi di matematica e geometria; ma della loro distribuzione lungo quel periodo poco si sa. Coloro che allora

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convissero con N. lo ricordano costantemente assorto nelle sue meditazioni, sovente dimentico del cibo e del sonno, alieno da ogni passatempo ma sempre costante in pratiche di religione e di carità. E però noto che nei primi anni di quel periodo N . inventò il suo telescopio a riflessione che ancor oggi si costruisce in enormi esemplari e ciò gli valse nel genn. del 1672 la nomina a socio della Royal Society di Londra, quantunque non gli mancassero le consuete critiche degli invidiosi. Di eccezionale importanza fra le altre, sono due scoperte : la sistemazione dei fondamenti della meccanica e la scoperta della legge di gravitazione universale esposte ampiamente nei Principia. Quella scoperta per la loro concomitanza posero senz'altro N. fra i massimi geni. Quantunque sovente si accenni a una dinamica newtoniana, non si deve dimenticare che il concetto generale di essa è dovuto all'applicazione del criterio sperimentale di Galileo. La prima delle sue tre leggi, quella dell'inerzia, è dovuta senz'altro a Leonardo da Vinci e a Galileo; la seconda, quella dell'azione delle forze sui corpi materiali, è basilarmente dovuta a Galileo che largamente la applicò e ne riconobbe la grande portata; da N. essa fu solo formulata assiomaticamente in modo da farla servire agli ulteriori sviluppi sistematici. Poiché però l'applicazione delle forze (le azioni) su un dato corpo implica necessariamente l'intervento di un altro corpo, per la completa considerazione del fenomeno dinamico occorreva considerare anche gli effetti che esso subiva : di qui la terza legge assiomatica, ordinariamente detta dell'azione e della reazione, interamente dovuta a N. In base a queste tre leggi e a poche definizioni di concetti fondamentali egli riusci a costituire sistematicamente la dinamica che ancor oggi soddisfa alla maggior parte delle esigenze della fisica.

La scoperta della gravitazione universale (v. GRAVItazione), o meglio della sua legge, dato che della nozione generica si aveva già sentore, costò a N. alternative di speranze e delusioni. Le prime e forse ancora alquanto vaghe indagini risalgono al 1665 , ed una leggenda le vuole provocate dalla fortuita caduta di una mela dall'albero, e dal pensiero che la forza che agiva sulla mela e la costringeva a cadere con moto uniformemente accelerato verso la terra dovesse esser di natura identica a quella che tratteneva la luna sulla sua orbita intorno alla terra. Furono riprese quattordici anni più tardi e poi di nuovo abbandonate perché, introducendo nei calcoli il valore assegnato al diametro della terra in base alle misure di Snellius, si riscontravano alcune divergenze numeriche alla definitiva ripresa degli stessi calcoli. Finalmente nel 1683, utilizzando per il diametro della terra le più precise misure dell'arco di meridiano eseguite da Picard, il N. raggiunse il risultato sperato, cioè la notissima legge universale che espose nel terzo libro dei Principia. Nell'anno seguente il celebre astronomo Halley, visitando N. a Cambridge, fu informato della situazione e ne riferì alla Società reale di Londra la quale senz'altro lo incaricò di ottenere la comunicazione dell'opera insigne, che le fu presentata il 28 apr. 1685. L'autorevole sodalizio ne prese sotto il suo patronato la pubblicazione che avvenne nel 1687. In seguito, per oltre un secolo, i trionfi della meccanica celeste indussero la fisica a considerare suo ideale quello di sviluppare le sue teorie nel senso delle ipotetiche azioni a distanza di tipo newtoniano, non escluse le nuove teorie elettriche, magnetiche ed elettromagnetiche della prima metà del sec. xix, dimenticando che lo stesso N. aveva apertamente manifestato la sua repugnanza ad attribuire a quelle azioni qualsiasi carattere di realtà. Solo la reazione di Faraday-Maxwell modificò poi quella tendenza.

Negli anni immediatamente seguenti N., alquanto esaurito dall'immane lavoro, si occupò prevalentemente del perfezionamento e della pubblicazione dei suoi studi precedenti, quasi tutti già esposti nelle sue lezioni. Dal 1695, nominato ispettore e poi direttore della Zecca, rimase coinvolto nelle ineressione polemiche circa i suoi contributi alla creazione del calcolo infinitesimale in confronto con il Leibniz. Circondato da considerazione quale non ebbe alcun altro scienziato, in eminente situazione finanziaria, N. dedicò i suoi ultimi anni a studi biblici,
frutto dei quali furono un commentario sull'Apocalisse e un'opera sul profeta Daniele. M. il 31 marzo 1727 e fu, con onori massimi, tumulato nell'alibazia di Westminster.

BibL.: tutte le storie della matematica, della meccanica, della fisica e dell'astronomia si occupano largamente di N.: D. Brewster, Life of sir J. N., Londra 1831; 2* ed. in 1872; E. Laria, N., Roma 1920. Cf. inoltre H. Mc. Locklon, The religious opinions of Milton, Locke and N. Manchester 1941; G. F. Shirras-J. H. Craig, Sir J. N. and the currency, in Economic Journal, 25 (1945), pp. 217-41. Paolo Straneo
NEW WESTMINSTER, DIOCESI di: v. VANCOUVER, DIOCESI di.

NGOZI, vicariato apostolico di. - Nella parte settentrionale dell'Urundi (territorio di mandato belga); affidato alla Società dei Missionari d'Africa; derivato dallo smembramento del vicariato apostolico dell'Urundi ( 14 luglio 1949), che diede appunto origine a N., nella parte settentrionale, e a Kitega, nella parte meridionale. Per le varie vicende di tutto il territorio dell'Urundi, v. kitega.
N. ha una superficie di kmq. 10.800 e una popolazione di 629.000 ab., di cui 196.931 cattolici, 97.107 catecumeni, 328.540 pagani, 12 stazioni missionarie principali, 8 sacerdoti indigeni e 34 sacerdoti esteri. Vi fioriscono le scuole e le varie opere missionarie di assistenza come anche le associazioni di Azione cattolica.

BibL.: MC. 1950, p. 152; AAS, 42 (1950), p. 311; Arch. S. C. de Prop. Fide, pos. prot. n. 1902/49. Carlo Corvo

NIAMEY, PREPETTURA APOSTOLICA di. - Nell'Africa occidentale francese, fu eretta il 28 apr. 1942 con territori distaccati dai vicariati apostolici di Dahomey, ora Ouidah, Ouagadougou, Khartum e Foumban e dalla prefettura apostolica di Jos e Kaduna e affidata alla Società per le missioni africane. La superficie era di kmq. 1.360 .000 con una popolazione di 2.100.000 ab., di cui nel 1942 solo 780 erano cattolici, assistiti da sette missionari.

Gli abitanti delle regioni al nord del Niger erano in prevalenza musulmani e al sud pagani. L'ampiezza del territorio esigeva una divisione, tanto più che la propaganda musulmana si faceva sempre più attiva e quella protestante sempre più minacciosa. Per tal motivo nel 1946 si recarono nella zona settentrionale alcuni padri redentoristi, che si stabilirono a Zinder, Niamey e Fada. Nel frattempo il Governo francese istituiva di nuovo la Colonia dell'Alto Volta e così la prefettura apostolica di N. veniva a comprendere territori separamenti alla colonia di Niger, Dahomey e Alto Volta.

Il 13 maggio 1948 il territorio fu diviso e rimase alla prefettura di N. tutte il territorio della colonia del Niger e il circolo da Fada-Ngourma che fa parte della colonia dell'Alto Volta. Il territorio restante formò la prefettura apostolica di Parakou (v.). La superficie della prefettura apostolica di N. è di ca. 1.294.000 kmq. con una popolazione di ca. 2.200.000 ab. di cui 1.700 .280 musulmani e 495.000 pagani. I cattolici sono ca. 3700 assistiti da 12 missionari redentoristi, ai quali è stata affidata la prefettura, e da 9 suore. Catechisti 18 , stazioni primarie 5 , secondarie 36 ; scuole elementari 3 . Vi sono alcune associazioni di carità e di azione cattolica.

BibL.: AAS, 40 (1948), pp. 487-88; MC. 1950, pp. 106, Arch. S. C. de Prop. Fide, pos. prot. nn. 1620/48, 1093/50. Severio Paventi
NIANGARA, vicariato apostolico di. - Nella parte nord-orientale del Congo belga, affidato ai Domenicani, eretto in prefettura apostolica, con il nome di Uellé Orientale, il 18 dic. 1911, per divisione di quella dell'Uellé (v. BOYa), elevato a vicariato apostolico il 6 maggio 1924, ricevette l'attuale denominazione il 14 dic. 1926. Subì una modifica dei confini il 15 febbr. 1935 per l'annessione di parte del territorio di Misa e di Bongo distaccata dal vicariato apostolico di Stanley Falls (ora di Stanleyville [v.]). Il 3 apr. 1941 la chefferie di Solo fu staccata dal vicariato di N.

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e unita a quello di Bondo. Il vicariato di N . ha una superficie di ca. 100.000 kmq . con una popolazione di ca. 600.000 ab., appartenenti a varie tribù (Mohere e Momvu, comunemente ritenute autoctone; Azande, Abarambo, Bangba, probabilmente provenienti dal settentrione; Mangbetu, oriunda dal mezzogiorno; Logo e Bari, nilotiche), non molto evolute, d'indole impulsiva, incostante e superstiziosa. Tra esse è diffusa la poligamia, ma presentano tuttavia un certo grado di moralità. Gli Azande hanno chiara l'idea d'un Dio unico e signore supremo, come anche dell'immortalità dell'anima. Le altre tribù posseggono delle suddette verità un concetto più oscuro. Tutte poi hanno il culto dei defunti, si servono di amuleti e di pratiche magiche.

I cattolici sono oltre 86.000 con oltre 20.000 catecumeni, i protestanti ca. 10.000 , i pagani quasi 500.000 ; i sacerdoti nativi 4 , gli esteri 58 ; i fratelli laici nativi 7 , esteri 8 ; le suore native 20 , estere 51 ; i catechisti 1020; i maestri 666; seminario regionale. Stazioni missionarie principali 17 , secondarie 966 ; chiese 32, cappelle 954, dispensari 13, ospedali 12, lebbrosari 11, orfanotrofi 9 , ricoveri 8 ; scuole elementari 107, scuole medie e scuole normali.

BibL., AAS, 4 (1912), p. 55 ; 16 (1924), pp. 270-71; 18 (1927), p. 130; 27 (1935), pp. 429-30; 33 (1941), p. 165; MC, Roma 1950, pp. 147-48; Archivio della S. C. de Prop. Tide, Relazioni, pos. prot. nn. 638/30, 1887/35, 3659/50.

NIBBY, ANTONIO. - Archeologo e topografo, n. in Roma il 14 ott. 1792, m. ivi il 29 dic. 1839. Ancor giovinetto fondò fra i suoi condiocepoli una piccola Accademia che intitolò Ellenica, intesa a promuovere lo studio delle lettere greche e latine; da essa si distaccò nel 1814 l'Accademia Tiberina che ebbe lunga e gloriosa vita. Nel 1812 il N. fu assunto quale scrittore per la lingua greca nella Biblioteca Vaticana. Nel 1820 ebbe nell'Archiginnasio romano la cattedra di archeologia, che insegnò anche nell'Accademia di Francia.

Pubblicò fin dal 1817 una traduzione di Pausania con un lodato saggio di osservazioni critiche, geografiche, antiquaric, edito dalla Pontificia accademia romana di archeologia: annotò, poi, e postillò la nuova edizione della Roma antica del Nardini, con particolare riguardo alle antiche vie consolari. Seguirono: Viaggio antiquario nei dintorni di Roma (1819); Viaggio antiquario alla villa di Orazio, a Subiaco, a Tresa e presso la sorgente dell' Aniene (1826); Viaggio antiquario ad Ostia (1829); Analisi storico-topografico-antiquaria della carta dei dintorni di Roma (3 voll., 1837; 2^{text {a }} ed. postuma 1848-49); Roma nell'anno 1838 (4 voll., 1838-41). Scrisse inoltre una lunga serie di saggi, la maggior parte in Dissertazioni dell'Accademia romana di archeologia, tra i quali vanno citati quelli sul tempio della Pace e della basilica di Costantino, sul Foro Romano, a Via Sacra, l'anfiteatro Flavio, la statua del Gladiatore morente, la villa Adriana, ecc.

Particolare merito del N. fu di aver dato indirizzo agli studi della topografia di Roma antica delle vie e dei monumenti della campagna romana.

BibL.; E. P. Visconti, Commemorazione, in Atti della Pont. accad. rom. di arch., 1840; S. Campanari, A. N., necrologia, Roma 1898.

Gioscchino Mancini
NIBELUNGI, SAGA dei. - E un complesso di leggende epiche diffuse durante il medioevo in tutto il territorio germanico, dalla Scandinavia all'Austria, ed elaborate più volte in canti e narrazioni popolari, di cui i più notevoli sono le canzoni eroiche dell' Edda (v.), la Volsungasaga e il poema medio-alto-tedesco Der Nibelunge nôt. Il vocabolo N., che etimologicamente significa «figli della nebbia», cioè esseri sotterranei, indicò in origine gli elfi a cui Sigfrido tolse il tesoro, poi lo stesso Sigfrido e i suoi compagni e, dopo che il tesoro venne in loro possesso, i Burgundi.
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La saga è costituita di elementi mitici, come le figure di Sigfrido e Brunilde, e storici, come la narrazione della distruzione del popolo dei Burgundi da parte degli Unni nel 437 e i personaggi di Attila e di Teodorico il Grande. L'unione di questi elementi, a cui si aggiunsero in seguito altri motivi novellistici e fiabeschi, si compì forse nel corso dei secc. v e vi presso i Franchi del Basso Reno, eredi delle tradizioni burgundiche. Nella sua forma definitiva, la saga presenta un decorso di avvenimenti concatenati in rapporto di offesa e di vendetta; nello svolgimento finale però la forma nordica della saga divaria alquanto da quella consacrata nel poema tedesco. Secondo quest'ultimo, Sigfrido, della stirpe dei Volsungi, figlio di Sigmund, re a Xanten nei Paesi Bassi, dopo una giovinezza piena di favolose avventure, tra cui il suo incontro con la valchiria Brunilde, da lui destata da un sonno secolare entro un castello avvolto d'alto fiamme, è preso da un nostalgico amore per la bellissima Crimilde, sorella di Guntero, re dei Burgundi, alla cui corte egli si reca, rimanendovi come ospite. Mediante un inganno innocente egli ottiene per Guntero la mano di Brunilde in cambio della promessa di aver Crimilde in sposa. I due matrimoni sono conclusi, ma Brunilde, che viene a conoscere l'inganno di cui è stata vittima, e rosa da una antica gelosia, si vendica, facendo uccidere Sigfrido a tradimento dal suo fedele Hagen. Crimilde è inconsolabile e passa anni ed anni in lacrime e in lutto; solo nel gran tesoro lasciatole dal marito, essa trova qualche conforto al suo dolore. Ma Hagen, temendo che il tesoro possa diventare nelle mani di lei un pericoloso strumento di vendetta, glielo toglie e lo sommerge nel Reno. Crimilde giura vendetta e ordisce un piano spaventoso. Accoglie, così, la proposta di Attila, rimasto vedovo, e si unisce al potente re degli Unni per potere più facilmente compiere la sua vendetta. Attende ancora lunghi anni e infine, allorché il momento le sembra propizio, invita i Burgundi alla sua reggia e li fa assalire proditoriamente per distruggerli. Avviene allora una generale carceri. cina, nella quale soccombono anche Guntero e Hagen per mano della inferocita Crimilde armata della spada

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Nicaragua - 1) Confini di Stato; 2) confini di regione; 3) confini di circoscrizione ecclesiastica.
di Sigfrido; la donna stessa cade uccisa da Ildebrando, scudiero di Teodorico, unico superstite, con Attila, dell'immensa strage. Nelle fonti nordiche Crimilde, con il nome di Gudrun, non vendica la morte del marito sopra i fratelli, ma l'assassinio di essi sopra il marito. Questa forma della saga è certo quella originaria perché più aderente al fatto storico, Attila essendo appunto morto, come si sa, durante la notte nuziale con la germanica Hildico e, come allora si credette, per mano di lei. Il mutamento è forse da attribuire ad una evoluzione del concetto etico presso i Germani, e cioè alla preminenza che andò acquistando con il tempo il vincolo matrimoniale sul legame della consanguineità.

Così come venne conservata, la s. dei N. ha perduto ogni traccia di paganesimo ed assunto, specie nel poema tedesco, una coloritura spiccatamente cristiana e cavalleresca. Ciononostante i principi che informano la sostanza dell'azione, e cioè quella legge del diritto morale barbarico secondo cui il sangue vuole il sangue, quel senso pessimistico di tragica fatalità che governa gli atti dei personaggi, quella specie di gravitazione verso la rovina e la morte, e soprattutto quel concetto di fedeltà nei rapporti di sudditanza, non astratto ma pratico, che non solo esclude la fedeltà verso il nemico del proprio signore, ma impone il tradimento, sono caratteristicamente e inequivocabilmente pagani. Perciò questa saga può dirsi un prodotto tipico e rappresentativo dell'antico mondo germanico e specchio delle sue tragiche sorti nei secoli delle trasmigrazioni dei popoli.

Bibl.: H. Lichtenberger, Le poème et la légende des Nibelungen, Parigi 1891; R. C. Boer, Untersuchungen über den Ursprung und die Entwicklung der Nibelungenzage, Halle 1906-1908; Th. Abeling, Das Nibelungenlied und seine Literatur, Lipsia 1907; B. Vignola, Il poema del N., Verona 1912; H. Schneider, Germanische Heldensage, Strasburgo 1932-34, v. indice. Bruno Vignola

NICANDRO, santo, martire: v. marciano e nicandro, santi, martiri.

NICANORE. - Generale siro, figlio di Patroclo, elefantarco e poi comandante generale dell'esercito dei re seleucidi (I Mach. 3, 38; 7, 26-47; II Mach. 8; 14-15). Nel 165 a. C., insieme a Gorgia e a Tolomeo di Dorimene, ebbe da Antioco IV Epifane (175163 a. C.) l'incarico di reprimere la rivolta dei Maccabei contro la Siria, ma, sconfitto ad Emmaus, ne fuggì travestito ad Antiochia (II Mach. 8, 9-35).

Dal successore di Antioco, Demetrio I Sotere (162150 a. C.), ricevette il comando delle truppe destinate alla
cattura di Giuda Maccabco. N. ricorse prima invano alla astuzia, poi dette battaglia a Giuda. L'ultimo scontro del 13 'ädhär (marzo 161 a. C.), presso Adasa, segnò la tragica fine di N., riconosciuta come giusta punizione divina per le sacrileghe insolenze da lui lanciate contro il Tempio e contro Dio (II Mach. 14, 33; 15, 3).

Testo e braccio destro gli furono amputati : il braccio fu sospeso ad una pertica dinanzi al Tempio, il feschio attaccato alle mura della cittadella. Da allora il 13 'ädhär, che era pure vigilia del giorno di Mardocheo (festa di Pärim), fu celebrato dai Giudei con il nome di v giornata di N. . Con la morte di N. termina il II Maccabei, Cf. Flavio Giuseppe, Antig. Ind., XII, 10, 5.

Bibl.: F.-M. Abel, Les liores des Maccabées, Parigi 1949, v. indice. Antonio Carrozziin

NICARAGUA. - I. GsogRaFla. - E lo Stato più esteso ( 148 mila kmq.), ma meno densamente abitato ( 1,2 milioni di ab.; 7,8 per kmq.) dell'America istmica.

Il territorio, compreso fra Honduras e Costa Rica, è diviso in due parti disuguali dal lungo solco tettonico in cui trovano posto i due grandi Laghi di Managua ( 1134 kmq .) e N. ( 8400 mathrm{kmq}. .) ad E. è un altopiano declinante con lento pendio sulla costa paludosa e deserta; ad G. una stretta cimosa di montagne e di pianure, nella quale si addensa la popolazione. Nel punto più angusto, fra il Lago N. ed il Pacifico, i due versanti del diaframma montuoso (vulcanico) che attraversa il paese (con direzione NO-SE) sono divisi da una soglia alta appena 51 m .: vi sarebbe relativamente facile costruire un nuovo canale interoceanico, al quale del resto fu pensato più volte. Il clima è tropicale, caldo, uniforme, con copiose precipitazioni; le differenze di altitudine inducono, tuttavia, sensibili diversità locali. Le umide regioni orientali sono rivestite di falte foreste (ca. 1/3 della superficie totale), ricche di legni pregiati (mogano, cedro, palissandro); le zone lungo il Pacifico fan posto alle colture, fra le quali predominano il caffè, il cacao, il tabacco, la canna da zucchero ed il banano. Dei minerali l'unico sfruttato è l'oro ( 6-7 mila kg . annui), che figura in testa alle esportazioni. La popolazione è composta per 1 / 2 da metnici, per 1 / 3 da amerindi e per 1 / 10 da negri. I centri principali, tutti sul versante orientale, sono Managua ( 150 mila ab.), ch'è la capitale, e León ( 40 mila ab.), ambedue sedi universitarie.

Indipendente dal 1821, il N. è costituito in repubblica, con un presidente e con congresso bicamerale, elettivi ed in carica per 6 anni.

Bibl.: V. Blais, JC: condizioni naturali ed economiche, Roma 1927; L. Morden, A Land of lahes and volcanoes, in Nat. geogr. Magac., 86 (1944), pp. 161-92; R. R. Leyton, Geografia de N., Managua 1945.

Giuseppe Caraci
II. Storia. - Scoperto da Cristoforo Colombo, nel suo quarto viaggio americano, il 12 nov. 1502 (quando avvistò le coste nicaraguane), il N cominciò ad attrarre l'attenzione degli Spagnoli solo il 21 genn. quando Gil Gonzales de Avila (o Davila), salpato dall'isola delle Perle, nel golfo di Panamà, approdò sulle coste del N. e ne iniziò una metodica esplorazione. Il 1^{°} giugno 1527 il N. fu organizzato con un proprio governatore.

Gli Spagnoli non avevano occupato la regione costiera abitata dagli indiani Miskito ( = Costa dei Mosquito); su di essa gli Inglesi, nel sec. xviI, tentarono alcune occupazioni, ma per l'atteggiamento contrario degli indigeni essi si limitarono a porre l'intera costa sotto il loro pro-

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tettorato. Tale situazione si protrasse fino al 1848 . Poi nel 1860 , con il Trattato di Managua, l'Inghilterra riconobbe la piena ed assoluta sovranita del N. sulla Costa dei Mosquito alla condizione, essenziale, della completa autonomia di queste tribù.

Come nelle altre regioni centro-sud americane, anche nel N. si manifestò la volontà dell'indipendenza, ma il is sett. 1821, in seguito all'insurrezione messicana di A. de Iturbide, il N. venne occupato dal generale messicano Filiusla e soltanto l'8 apr. 1826 il N. riuscì a liberarsi dalla soggezione messicana e darsi una costituzione effettivamente indipendente.

Da tale anno, la vita interna del N. avrà molti punti di contatto con quella degli altri Stati ispano-americani: sollevazioni interne, dittature, periodi di depressione economica, anni di tranquillità più o meno lunghi. Nella seconda metà del sec. xix, al fine di far cessare i continui e spesso cruenti antagonismi, venne decisa dalla intera popolazione la fondazione di una nuova capitale, Managua, sull'area di un antico insediamento andino, in posizione centrale ed equidistante dai due Oceani; città che in breve corrispose perfettamente all'intento per cui era stata ideata.

Scoppiata la prima guerra mondiale del 1914-18, gli Stati Uniti, con il Trattato Bryan-Chamorro del 1914, ratificato nel 1916, ottennero dalla Repubblica, contro il versamento di tre milioni di pesos-oro, il diritto esclusivo alla costruzione di un canale interoceanico attraverso il N. (Rio S. Juan-Lago di N.-Brito), l'affitto, per novantanove anni, di alcune isole nicaraguane nel mare delle Antille, il diritto di organizzare una base navale nel golfo di Fonseca. Con tale Trattato praticamente la Repubblica perdette la propria indipendenza divenendo un protettorato nord-americano. Dopo la prima guerra mondiale, eletto nel 1928 a nuovo presidente José Maria Moncada, questi, pur con la permanenza degli armati nordamericani, diede inizio ad un periodo di buon governo: nel dic. 1932 gli Stati Uniti ritirarono le truppe dalla regione mentre nel genn. del successivo anno (1933) il nuovo presidente, J. B. Sacasa, riuscì ad ottenere la cessazione della insurrezione interna, ristabilendo nel paese condizioni di vita meno tese che non nel passato. Scoppiata la seconda guerra mondiale, Somoza si affiancò agli Stati Uniti dichiarando guerra, nel dic. 1941, alla Germania, Giappone, Italia. Le forniture per i Nord-americani come l'intensificarsi delle coltivazioni e le aumentate richieste di mano d'opera neutralizzarono la crisi agricola tanto che la situazione del N. migliorò rapidamente.
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Nicaragua - Missione del vicariato apostolico di Bluefields.
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(fot. Fides)
Nicaragua - Celebrazione della S. Messa alla popolazione di Sugi (Moskitra)
alla fine del sec. xvi contava già 12 case. Ai Francescani si aggiunsero poi i Domenicani ed altri Ordini religiosi, che furono espulsi nel 1872. Pio X il 2 dic. 1913 riorganizzò la gerarchia istituendo la provincia ecclesiastica di N., con l'arcivescovato di Managua e due suffraganee, León e Granada, e inoltre il vicariato apostolico di Bluefields. Il 19 dic. 1924 veniva istituita la diocesi di Maragalpa e sottoposta anch'essa a Managua.

La grandissima maggioranza della popolazione è di religione cattolica, che è la religione di Stato, secondo il Concordato del 1861, ratificato nel 1862. La libertà dei culti è riconosciuta. La massa principale della popolazione è formata da metici, che costituiscono il 50 \% degli abitanti, che sono ca. 1.500 .000 . Il vicariato apostolico di Bluefields, eretto con decreto della Congregazione Concistoriale del 2 dic. 1913, comprende anche le isole appartenenti al paese ed è affidato ai Cappuccini della provincia di Catalogna.

Per la leteratura, v. Ispano-americana, letteratura.
Bim., G. G. Davila. Teatro ecclesiastico de la primitiva Iglesia de las Indias Occidentales, I. Madrid 1649, pp. 233-45: G. de Mendieta, Historia ecclesiastica indiana, Messico 1870. IV, cap. 8; A. Aguilar, Reseña histórica de la diocesis de León de N., León 1927; M. A. Habig, The Franciscan provinces of spanish North America, in The Americas, I. Washington 1944-45, no. 332-33.
Nicola Kowalsky
IV. Condizione giuridica della Chiesa. - L'art. 8 della vigente Costituzione (emanata il 1^{°} nov. 1950) sanziona il principio della separazione della Chiesa dallo Stato, che non riconosce nessuna religione ufficiale.

L'art. 110 garantisce la libertà di coscienza, la manifestazione di ogni credenza e la pratica di tutti i culti, in quanto non si oppongano alla morale, ai buoni costumi e all'ordine pubblico. Si escludono quei culti che sono incompatibili con la vita o con l'integrità fisica della persona umana. Nello stesso articolo si vieta esplicitamente la promulgazione di leggi che favoriscano e limitino culti determinati. Non mancano invece disposizioni di favore, concernenti però tutte le confessioni religiose. L'art. 84, infatti, esenta dalle imposte i luoghi destinati al culto; vieta allo Stato di convertire in altri fini i medesimi e gli oggetti di culto; le chiese, le confessioni e le istituzioni religiose di qualsiasi culto, che godono la personalità giuridica, hanno sui loro beni i medesimi diritti che hanno le persone private.

L'art. 95, trattando dei diritti dei lavoratori, riconosce obbligatorio il riposo settimanale, ma non riconosce le festività religiose cattoliche, compresa la domenica.

Più accentuato è il laicismo nelle disposizioni concernenti la scuola e il matrimonio. Circa la prima, l'art. 100, che riproduce l'art. 88 della Costituzione del 1939, dice che l'educazione primaria è obbligatoria, e quella impartita dallo Stato e dalle corporazioni pubbliche è gratuita e laica. In teoria, secondo una dichiarazione autentica, inserita negli atti ufficiali del Parlamento sotto l'impeto della precedente Costituzione, "L'insegnamento laico non ostacola che i ministri di religione impartiscano le loro dottrine nelle scuole, perché lo Stato non lo proibisce :;

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in pratica, tale dichiarazione non ebbe mai efficacia, e con la promulgazione della nuova Costituzione deve ritenersi decaduta. L'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche resta ufficialmente abolito; ed è impartito in alcune scuole grazie alla buona volontà di insegnanti ed all'autorizzazione data dal presidente Somoza all'Azione Cattolica della Repubblica nel 1942. Notevole anche, e non senza tristi effetti, è stata l'ingerenza statale nelle scuole private cattoliche, numerose e fiorenti, le quali nel sett. del 1949 si sono unite in una federazione nazionale, affilata a quella interamericana di Bogotà (C.I.E.C.).

La legislazione nicaraguana ammette il divorzio. Nel giugno 1941, inoltre, fu promulgata una legge che prescrive, con severe penalità, la precedenza dell'atto civile sul matrimonio religioso. La Costituzione, nell'art. 80, stabilisce inoltre per i genitori gli stessi obblighi nei confronti dei figli legittimi e di quelli avuti fuori del matrimonio.

La Costituzione non riconosce infine il carattere religioso ai cimiteri pubblici, nei quali i ministri di tutti i culti possono praticare i rispettivi riti (art. 112).

La Repubblica del N. intrattiene relazioni diplomatiche con la S. Sede, attraverso il Nunzio Apostolico residente a Managua e il ministro plenipotenziario accreditato presso il Sommo Pontefice.

Ippolito Rotoli
NICASIO, santo. - Decimo nella serie dei vescovi di Reims, visse tra la fine del sec. Iv e l'inizio del v.

Fondo nella sua città la Basilica dedicata alla b. Vergine Maria. N. fu martire nell'invasione dei Vandali il 14 dic. 407 (meno probabilmente altri trasportano il martirio all'invasione degli Unni nel 451) con la sorella Eutropia, il diacono Fiorenzo e Giocondo. Essi furono sepolti nella chiesa (o cimitero) di S. Agricola, secondo gli Acta. E uno dei martiri cefalofori (v. martire e martirio). Festa il 14 dic.

Biel.: Flodoardus, Hist. Ecclesiae Remensis, I, cap. 6: PL 135, 36-41; L. Duchesne, Factes épiscopaux. III, Parigi 1913. p. 81: Martyr. Hieronymiumum, p. 648: Martyr. Romanum, p. 582. Alberto Ghinato
NICASTRO, Diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Catanzaro; è adagiata sulle propaggini della Sila ai margini della piana di S. Eufemia, l'antica Clampetia, in cui scorre il Sabatum, ora Savuto.

Ha una popolazione di 117.500 ab. tutti cattolici. Conta 56 parrocchie, servite da 62 sacerdoti diocesani e 11 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 20 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 387).

Non ricorre nell'antichità classica, non essendovi sufficienti motivi per identificarla con le antiche località ricordate dagli storici regionali. Il nome stesso accusa un'origine medievale e bizantina. La sua posizione strategica e fortificata attirò l'attenzione dei Normanni e degli Svevi, specialmente di Federico II, che la dichiarò demaniale, commutando con Nocera Terinese la metà della città, soggetta ai Benedettini di S. Eufemia. Gli storici locali riallacciato la sede vescovile ai primissimi tempi apostolici, dandole perfino nomi di vescovi, quali un Gugliemo nel 44, un Landulfo di N. nel 65, un Giannantonio nel 5^{°} anno di Nerone, che costituiscono un evidente anacronismo. Né s. Gregorio Magno, nelle sue lettere ai presuli del Brusio, né le sottoscrizioni conciliari anteriori
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(da Reims. La France Illustris, Parigi 2, d., pp. 7)-87) Nicasio, santo - Il martirio di s. N. Scultura (sec. 2 III) sulla facciata settentrionale del transetto della Cattedrale - Reims.
la necessità della ricostituzione da parte dei Normanni, per opera di Amburga, figlia del conte Drogano, che dotò N. con pia munificenza e vi ricostrui la Cattedrale, dedicata ai ss. Pietro e Paolo. Tuttavia il territorio conservò a lungo una preponderanza greca, prima contenuta e poi sopraffatta dall'abbazia benedettina di S. Eufemia, fondata da Roberto il Guiscardo verso il 1070. Tra i monasteri greci, ebbero grande importanza quelli di S. Nicola di Flaiano, di S. Maria de Carré e di S. Isidoro, detto di S. Sidero, che si mantennero in fiore fino al tempo del card. Bessarione.

L'Ughelli ricorda il primo vescovo di N. nella persona di Enrico nel ro94, mentre nei documenti greci editi dal Trinchera ricorre un Giovanni fin dal ro84. Tra i presuli più benemeriti si ricordano Enrico, che nel ro94 partecipò alla consacrazione della chiesa di S. Maria di Torre, eretta da s. Brunone, fondatore dei Certosini; il francescano Pietro di Scalea, che ebbe privilegi da Roberto d'Angio nel 1323; il cistercense Antonio De Paula, che dopo tre anni fu trasferito a Catanzaro, sua patria; il nobile romano Paolo Capizucchi, che ebbe molti incarichi dalla Sede Apostolica; i cardd. Marcello Cervini e G. Antonio Facchinetti, che furono rispettivamente i papi Marcello II e Innocenzo IX; il rossanese G. Tommaso Perrone, che governò da 1639 al 1677 e ricostruì la Cattedrale distrutta dal terremoto, inaugurata nel 1650; Carlo Pellegrini da Longobardi, il quale morì nell'anno in cui fu promulgato il Concordato del 1818, che, tra l'altro, assegnava a N. il territorio della soppressa diocesi di Martorano.

Biel.: Ughelli, IX, pp. 533-57; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 308-11; F. Adilardi, s. v. in Enciclopedia dell'ecclesiaetico, IV, Napoli 1843, pp. 816-31; P. Ardito, Spigolature storiche sulla città di N., Nicasiro 1889; G. Giuliani, Memorie storiche della città di N. dai tempi remati al 18ro, 2^{°} ed., ivi 1893; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896, pp. 268-71; E. Borrello, Sambiase, Roma 1950. Francesco Russo

NICCOLI, Niccolò. - Umanista, n. a Firenze nel 1364, m. ivi il 3 febbr. 1437. Ricercatore instancabile di codici, gareggiò con i suoi amici fiorentini nel ricostruire il patrimonio della cultura classica.

Fu tra i primi a ricopiare un raro codice plautino posseduto dal card. Orsini; trascrisse, fra l'altro, l'Africa del Petrarca, e riusci a formarsi una biblioteca di ca. 800 volumi, che alla sua morte Cosimo de' Medici salvò dai creditori e colloch nel convento di S. Marco. Non lasciò scritti : ebbe il singolare destino di vivere luminosamente nelle opere dei suoi amici umanisti. Poggio lo ricorda spesso (v vir in dicendo liber { }¹ ) e lo scelse a protagonista del De nobilitate, per fargli rivendicare la vera nobiltà umana, che è nella personale virtù. Il Bruni ne riferì alcuni giudizi e lo pose come elegante ed abile detrattore ed esaltatore di Dante, Petrarca e Boccaccio nei dialoghi Ad Petrum Histrum, quasi a fargli riassumere il com-

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piesso atteggiamento del tempo verso i tre grandi trecentisti. Ma il compito forse più significativo del pensiero umanistico glie lo affidò il Valla nel terzo libro del De voluptate (1431): qui il N. appassionatamente indica nello spirito della religione cristiana il superamento delle pagane filosofie (stoicismo ed epicureismo). Sulla religiosa morte del N., v. Pastor, I, p. 27.

BibL.: G. Zispel, N. N., contributo alla storia dell'umanismo. Firenze 1890; R. Sabbadini, Le scoperte dri codici, ivi 1905. pp. 53-55, 86-88, 91-92, 190; id., Storia e critica dei testi latini. Catania 1914, passim; V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1942. pp. 30-31, 105-108.

Giulio Vallese
NICCOLINI, Giambattista. - Letterato, n. a Bagni di S. Giuliano (Fisa) il 29 ott. 1782, m. a Firenze il 20 sett. 1861.

Fu accademico della Crusca. Repubblicano in politica, accettò la monarchia quando vide dipenderne l'unitá d'Italia; ma, fedele ad un liberalismo laico, concepí come utopistica l'idea neoguelfa. Il suo atteggiamento antipapale è compendiato nell'Arnaldo da Brescia (1837), il suo capolavoro, privo tuttavia di fondamento storico. Il N., più che alle opere postume la Storia della Cusa di Sivevio in Italia (1873) e Il Vespro Siciliano (1882), deve la fama alle tragedie, per le quali deri