ella Chiesa contro i re Magnus, Håkan e Alberto, difensore del celibato ecclesiastico, poeta e liturgista. Si adoperò per la canonizzazione di s. Brigida e ne accolse il corpo, quando fu trasportato da Roma a Wadstana. Non si ha conferma della sua canonizzazione da parte di Giovanni XXIII.
Gli si attribuiscono una parafrasi dei Moralia Gregorii, alcune Revelationes Birgittae, e il Birgittae officium, raccolta d'iani dedicati a vari santi e alla stessa Brigida (tra questi ultimi il bellissimo Rosa rorans bonitatem, stella stillans claritatem, Birgitta, vas gratiae! Rora coeli pietatem, stilla vitae puritatem, in vollem miseriae).
Biel.: H. Schück, Tva svenska biografier fran medeltiden, Stoccolma 1895.
Augusto Guidi
NICOLA de Fakenham. - Teologo minorita inglese del sec. xiv-xv, n. probabilmente a Fakenham, nella contea di Norfolk, m. a Colchester nel 1407. Fu dottore e maestro dell'Università di Oxford e ministro provinciale dell'Inghilterra dal 1395 al 1402.
Amico e confidente del re Riccardo II, ne ricevette non pochi favori. Da lui fu anche invitato a redigere il suo trattato intorno al grande scisma d'Occidente: Determinacio pro Urbano seu Bonifacio, finito di comporre in Oxford, il 5 nov. 1395. Con prudenza e dottrina vi passa in rassegna tutte le ragioni che esigevano una rapida soluzione dello scisma, e suggerisce vari modi per raggiungere lo scopo. Il suo scritto fu di notevole importanza perché suscitò l'interesse dell'Università di Oxford e degli Inglesi alla soluzione del funesto scisma.
Biel.: Wedding, Annales, ed a. 1418, n. 18; id., Scriptores, p. 177; Sbaralos, II, p. 272; G. Little, The Grey Friars in Oxford,
Oxford 1892, pp. 70, 252-53; Fr. Bliemetzrieder, Trahtat des Minoritenprovincials von England Fr. Nicolaus de F., (1395) über das grosse abendländische Schisma (presentazione e testo della Determinacia), in Archivum Franc. hist., 1 (1908), pp. 577 600; 2 (1909), pp. 79-91; A. Tectaert, Nicolas de F., in DThC, XI, coll. 613-14. Giovanni Odvardi
NICOLA della Flue (della Rupe), santo. - Patrono della Svizzera, n. nel Flüeli (parrocchia Sachseln, Unterwalden) nel 1417, probabilmente il 21 marzo, m. a Ranft il 21 marzo 1487. Sposò Dorotea Wiss, di Schwendi, da cui ebbe dieci figli. Ebbe cariche pubbliche nel comune e nel cantone: giudice e consigliere (1459), deputato alla Dieta federale (1462); rifiutò invece la carica di capo dello Stato. Partecipò come soldato e come ufficiale alle spedizioni belliche (vecchia guerra di Zurigo) e durante la guerra della Turgovia contro Sigismondo, duca del Tirolo, scomunicato da Pio II, avrebbe salvato dalla distruzione, secondo la tradizione, il monastero femminile di Katharinenthal (1460).
Istruito nella mistica dall'amico sac. Heimo am Grund, il 16 ott. 1467 con il consenso della moglie lasciò la famiglia per ritirarsi a vita eremitica e si stabilì nella gola del Ranft (Sachseln), dove visse nella meditazione e nelle più aspre penitenze. Celebri le sue visioni e il suo miracoloso digiuno di ca. 20 anni, durante il quale l'Eucaristia fu l'unico suo nutrimento. Il ritiro dal mondo non segnò per N., come lo sperava, la fine, bensì l'inizio della sua opera storico-politica. La fama della sua santità e del suo digiuno si diffuse rapidamente oltre i confini della Confederazione in Germania ed in Italia; visitatori d'ogni ceto accorsero a lui da ogni parte, e le cronache contemporanee lo rappresentano come il santo della pace. Il suo influsso nelle cose federali appare evidente già nella conclusione della pace perpetua con l'Austria, nel 1473; ma l'opera pacificatrice più importante fu compiuta dal 1478 in poi. La Confederazione, in preda ad una forte crisi, aggravata dalle conseguenze della guerra, pur vittoriosa, contro Carlo il Temerario, duca di Borgogna (1474-77), vide sorgere la divisione tra cantoni-città e cantoni-campagna per l'am-

(Int. Reinhard)
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missione di Friburgo e Soletta nella Confederazione e per la ripartizione del bottino di guerra. N. lavorò ad appianare le cose e compì il miracolo della riconciliazione degli animi esacerbati, nella s:duta del 22 dic. 1481 della Dieta di Stans. Il pericolo della guerra civile scomparve, Friburgo e Soletta furono ricevuti nella Confederazione e lo stesso giorno si ebbe il Patto di Stans, il quale, malgrado la scissione religiosa, costituì fino al 1798 il diritto pubblico della Confederazione. Da quel momento sino ad oggi, N. fu considerato, dai cattolici come dai protestanti svizzeri, il pacificatore ed il padre della patria. Fino alla morte e sempre in seguito, il suo nome è stato per tutti simbolo di pace, di concordia, di fedeltà confederata; soprattutto in momenti di crisi, cattolici e protestanti invocarono il suo nome e s'ispirarono ai principi politici inculcati dal santo eremita che, nemico della guerra, aveva raccomandata la neutralità e messo in guardia i confederati contro la politica di conquista, le alleanze straniere, il servizio mercenario, le pensioni dei monarchi, le ingerenze negli altri Stati. Il suo culto fu approvato da Innocenzo X ( 1^{°} febbr. 1649); Clemente IX (23 febbr. 1669) ne concesse l'Ufficio e la Messa (cf. Decreta Sercorum Dri 1592-1654, pp. 814 815; ibid. 1655-75, pp. 655-57, in Arch. S. Congr. dei Riti); fu canonizzato da Pio XII il 15 maggio 1947. Festa il 21 marzo; per la Svizzera il 25 sett.
tima opera documentata di N., il busto di S. Giustino nella cattedrale di Chieti (1455), ma interamente rifatto nel 1721. Una serie di sculture in pietra (lunetta con l'Incarusazione della Vergine sul portale di S. Maria Maggiore a Guardiagrele, i rilievi con l'Angelo e l'Annunziata del Museo del Bargello e della facciata del duomo di Teramo) lo documentano notevole scultore oltre che orafo. Discussa è invece la sua attività di pittore.
Bim.: F. Ferrari, N. da G., Chieti 1903: S. I. A. Churchill, N. da G., in Monatshefte für Kunstuissmuth., 7 (1914), pp. 81-93, tradotto poi in Albia, 4 (1924), pp. 232-40 (con bibl. completa); V. Balsano, La Madonna con il Bambino dipinta nel 1454 da N. da G., in Albia, 4 (1924), pp. 35 42; C. G. E. Blunt, The Goldsmiths of Italy, Londra 1926, v. indice: anon., s. v. in ThiemeBecker, XXV, p. 434; E. Carli, N. da G. e il Ghiberti, in L'arte, 42 (1939), pp. 144-66. 222-27.
Giovanni Carandente
NICOLA, ve-
scovo di Mirra, san-
to. - N. a Patara, nella Licia, fu ve-
scovo di Mira ver-
so la metà del
sec. iv. E uno dei
santi più popolari
sia della Chiesa
greca che della la-
tina; ma non si
hanno dati positivi
circa la sua vita.
Gli agiografi hanno
intessuto una bio-
grafia di s. N. di
Mira attribuendo-
gli gran parte della
vita di un altro Ni-
cola, detto Sionita,
che nel sec. vi
fondò un monaste-
ro a Sion presso
Mira e poi divenne vescovo di Pi-
nara nella Licia
(m. il 12 dic. 564 ).
Nella «Praxis de Stratelate» si narra che il Santo liberò da mortale pericolo tre ufficiali al tempo di Costantino; tale narrazione fu divulgata sotto Giustiniano. A Roma la sua immagine all'inizio del sec. viti è riprodotta nella parete della navata sinistra di S. Maria Antiqua; è nimbato, d'aspetto senile, tunica bianca, penula nera, pallio sacro e la scritta O AÏ'IOC NIKOAAOC (Wilpert, Mosaiken, p. 708) e sta tra s. Atanasio e s. Erasmo. A Roma si hanno ben 26 chiese dedicate in suo onore e un ospedale (C. Huelzen, Le Chiese di Roma, Firenze 1927, pp. 389408). Al Laterano il papa Niccolò I (858-67) eresse al Santo di Mira una basilica; Callisto II, dopo Worms, la rifece e dette ordine di affrescarla; l'immagine del Santo fu posta nell'abside, con libro nella destra e pastorale nella sinistra (Wilpert, Mosaiken, p. 163, fig. 43; G. B. De Rossi, Esame storico ed archeologico dell'immagine di Urbano II papa e delle altre antiche pitture nell'oratorio di S. Nicola entro il Palazzo Lateranense, in Studi in Italia, 1881, pp. 1-61). La cappella fu distrutta al tempo di Benedetto XIV. Inoltre, al tempo di Leone IV (847-55) si conoscono due oratori dedicati a s. N., l'uno presso la basilica di S. Lorenzo in Agro Verano (Lib. Pont., II, p. 112) e l'altra presso il titolo dei SS. Quattro Coro-
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nati al Celio (ibid., p. 116); un terzo oratorio fu eretto da Niccolò I (838-67) presso la diaconia di S. Maria in Cosmedin (ibid., p. 161). Nel restauro dell'oratorio di S. Lorenzo al "Sancta Sanctorum" del Laterano, fatto eseguire da Onorio III (1216-27), è l'immagine musiva di s. N. sempre in aspetto senile, barbato e con la mitra (Wilpert, Menschen, pp. 179-80 e fig. 36). A Costantinopoli la chiesa alle Illacherne fu eretta da Giustiniano (Procopio, De aedificiis, I, 6); un oratorio nel palazzo imperiale fu fatto costruire da Basilio il Macedone; il suo natale veniva celebrato in Costantinopoli con grande solennità (Synax, Constantinopol., Bruxelles 1900, p. 284). Tra la Francia e la Germania si possono contare non meno di 2000 chiese dedicate in suo onore; l'Inghilterra ne ha ca. 400; l'Islanda ca. 40. In Oriente la sua immagine in musaico era nella chiesa di S. Luca in Focide (sec. xi). La sua iconografia si sviluppò ancora più dopo la traslazione delle sue reliquie a Bari (per opera di alcuni mercanti, il 9 maggio 1087) dove fu eretta in suo onore una sontuosa basilica e s. N. divenne patrono della città. Si trova, ad es., nella grotta di S. Stefano a Vasto presso Otranto (sec. xit). La devozione per s. N. si manifestò in tutti i modi non solo mediante celebrazioni liturgiche, ma scegliendolo quale patrono per confraternite di giovani, di scolari, di fornai, di barcaiali; è perfino patrono dei prigionieri; viene preferito quale nome di battesimo, ecc. La enorme devozione suscitata in Puglia, dopo la traslazione del ro87, fu causa della gelosia di Benevento che, avendo una chiesa dedicata a s. N., avrebbe voluto che i pellegrini la preferissero; si giunse a scrivere un "adventus S. Nicolai in Beneventura" (BHL 6206) per esaltare i pregi di questa città contro l'inospitalità di Bari. L'iconografia è orientata sulla rappresentazione delle leggende delle tre fanciulle salvate dal disonore, dei tre giovani uccisi e rauscitati; il racconto del miracolo del vaso prezioso (BHL 6172) non è che l'adattamento d'un miracolo attribuito a s. Menns in un testo greco (BHG 1258). La leggenda più antica relativa a s. N. in Occidente è rappresentata da un manoscritto del sec. xi della Biblioteca di Karlsruhe (BHL 6119). Un'immagine musiva portatile attribuita al sec. xir fu rubata nel Museo di Vich (Roulin, Tableau

Nicola di Mira, santo - La facciata della basilica di S. N. - Bari

(bet. Alinarij)
Nicola di Mira, santo - S. N. con i fanciulli e le fanciulle. Dipinto di Andrea Sabatini detto Andrea da Salerno (sec. xvi) - Napoli, Pinacoteca.
byzantin inédit, in Monuments Piot, VII, 1900). L'arte russa ha spesso rappresentato s. N. anche con episodi della sua vita : nella Pinacoteca Vaticana se ne hanno alcuni esempi dei secc. xVI-xVII. In Germania, in Svizzera e in Olanda la fantasia popolare ha fatto di N. il vecchio munifico dalla barba bianca che il giorno della sua festa ( 6 dic.) porta i suoi doni ai bambini. Nell'America del nord è stato identificato con la popolare s. Claus (da s. Nicolaus) che reca i suoi doni la notte di Natale.
Il Mèntiratagio romana, oltre la festa del 6 dic., ne commemora la traslazione il 9 maggio. Ancora oggi presso la tomba del Santo viene raccolto un liquido oleoso, chiamato "manno di s. N." che si dice emanare dalle sue ossa e a cui si attribuisce un potere prodigioso.
Birl.: N. C. Falconius, S. Nicolai acta primigenia, Napoli 1731; anon., La manne de s. N., in Revue suisse catholique, 21 (1890), pp. 36-68; 122-37; J. Fraxmayer, Der h. N. und seine Verehrung, Münster 1894; S. Gaeta, S. N. di Bari, Napoli 1904; G. Anrich, Hagias Nikolaos. Der h. N. in der griechischen Kirche, 2 voll., Lipsia 1913-17; K. Meisen, Nikolaoskult und Nikolaosbrauch im Abendlande, Düsseldorf 1931; F. Nitti Di Vito, La leggenda della traslazione di s. N. da Mira a Bari, Bari 1937. Enrico Josi-Emanuele Romanelli
Arte. - Nell'arte bizantina, la figura del Santo è riportata su talismani, compare nelle iconostasi delle chiese : si trova anche in una cappella del 1560 , sul Monte Athos, un completo ciclo dedicato alla sua leggenda, conformemente ai precetti del Libro della pittura.
Fra le massime rappresentazioni pittoriche del Santo è quella nella pala d'altare di Bernardo Daddi agli Uffizi, una scultura nello stile di Jacopo della Quercia nel duomo di Siena, un'altra nella cappella del Santo a Siest. Numerosissime le sculture lignee tedesche che rappresentano il Santo con l'attributo delle palle d'oro sul libro.
Scene di episodi tolti dalla sua leggenda vennero affrescate già nel sec. xiri nella cappella del Sancta Sanctorum a Roma e in S. Cuniberto a Colonia, o furono comprese
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in un altare fiammingo del Museo di Dublino. A S. Paolo in Carinzia si conserva un pulpito romanico con 29 scene scolpite; nelle grandi cattedrali intere vetrate sono dedicate alla storia del Santo, a Bourges, a Civray, Chartres, Tours, Le Mans in Francia e a Friburgo. Anche nei contemporanei cicli di affreschi la storia del Santo trova largo impiego. Cinque scene sono rappresentate a Colonia, in S. Maria del Giglio, altre nella cappella del Sacramento in S. Croce a Firenze e nella Basilica inferiore di Assisi. Vanno inoltre ricordati gli affreschi del chiostro maggiore di Zurigo, del sec. xiv, di una cappella presso Bonaduz, e soprattutto il romanzato racconto che un anonimo maestro raffigurò in 12 scene nella cappella già dedicata al Santo nel chiostro di Costanza. Numerosissime anche le pale d'altare riproducenti l'immagine, mentre singoli episodi trovano posto nelle predelle o negli scomparti laterali. L'arte italiana possiede in questo campo insigni capolavori, come le quattro tavolette di Ambrogio Lorenzetti, all'Accademia di Firenze, datate nel 1332, e tre tavole della Galleria Buonarroti, dell'inizio del sec. xv; inoltre varie predelle, come quella dovuta ad allievi di Masaccio nel Museo di Berlino. S. Nicola libera tre cavalieri in una tavola di Mariotto di Nardo (sec. xv) nella Pinacoteca Vaticana, dove pure si trova insieme con s. Paolo in una tavola di Niccolò Buonaccorsi, con altri santi in un'altra del senese Paolo di Giovanni Fei. Gentile da Fabriano dipinse un polittico per la cappella Quaratesi in S. Niccolò a Firenze di cui una parte è agli Uffizi nella stessa città; mentre la centrale è nel Buckingham Palace di Londra; e quattro dipinti della predella con le scene della nascita e di tre miracoli del Santo sono nella Pinacoteca Vaticana. L'Angelico ripetè più volte il tema, e fra le sue opere è particolarmente notevole una pala per la cappella di S. N. in S. Domenico a Perugia, oggi nella Pinacoteca di quella città, la cui predella con episodi della vita del Santo è conservata nella Pinacoteca Vaticana. Altri esempi si possono trovare anche nei paesi di lingua tedesca, p. es., in S. Niccolò a Rostock e in S. Maria a Danzica. Più scarse le rappresentazioni dei vari fatti della vita del Santo condotte a rilievo in marmo o in legno: di età romanica sono due fonti battesimali a Zedelghem (in Olanda) e a Winchester (in Inghilterra), una sedia arcivescovile a Troyes, timpani e portali a Kolmar, Chartres, ecc. - Vedi tav. CXVII.
Biel.: J. K. Künstle, Ihonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 439-64.
Eugenio Battisti
NICOLA il Mistico. - Patriarca di Costantinopoli (901-907; 912-25), n. ca. la metà del sec. Ix nell'Italia bizantina. Fu senatore e consigliere intimo (donde il titolo di «Mistico») del suo predecessore Ant. Caullas. All'inizio del suo patriarcato, tenne buone relazioni con il papato. Quando però l'imperatore Leone VI s'indirizzò agli altri patriarchi ed al papa Sergio III allo scopo di ottenere la dispensa per contrarre un quarto matrimonio (dopo la morte delle sue tre prime mogli), N. si mostrò irritato ed evitò perciò d'incontrare gli ambasciatori di papa Sergio che vennero a Costantinopoli nel 906 . Il suo contegno intransigente fu la causa della sua deposizione decretata dall'Imperatore.
Questi, assicurandosi prima il diploma d'abdicazione da parte di N., elevò alla sede patriarcale il suo padre spirituale Eutimio, il quale accettò questa dignità quando seppe dell'abdicazione di N. e conobbe il tenore delle lettere degli altri patriarchi e del Papa che permet tevano il quarto matrimonio di Leone VI. Dopo la morte di quest'ultimo (912), il suo successore e fratello Alessandro mandò Eutimio in esilio e richiamò N. alla cattedra. Durante il suo secondo patriarcato (912-25) N. scrisse varie volte lettere ai papi Anastasio III e Giovanni X, per ottenere la pace fra i suoi e quelli rimasti fedeli ad Eutimio e la pace fra Bisanzio e Roma; e riprese gran parte del suo rigore di fronte alla tetragamia delI'Imperatore defunto. Cosi ottenne da papa Giovanni X, dopo vari inutili tentativi, una ambasciata nel 923 . Il risultato fu felice per la pace interna bizantina e per la
causa dell'unione. N. morì il 15 maggio 925 ; la Chiesa greca celebra la memoria di lui nello stesso giorno. Le sue 63 lettere furono edite dal card. Mai nel 1844 e riprodotte da PG III, I-406.
Biel.: V. Grumel, Les regentes des actes du patriarcat de Constantinople. I. II, Istanbul 1935, nn. 298-624, 630-784, pp. 133-46, 148-221; R. Janin, Nicolas I, le Mystique, in DThC, XI, coll. 621-23.
Giorgio Hofmann
NICOLA di Oresme. - Filosofo, teologo, economista francese. Studiava teologia a Parigi nel 1348. Nel 1356 fu maestro di questa disciplina al Collegio di Navarra; canonico a Rouen nel 1362 e a Parigi nel 1363; decano della chiesa di Rouen nel 1364, vescovo di Lisieux nel 1377; m. I'II luglio 1382.
Perduto (salvo una quaestio: cf. Rech. de théol. anc. et méd., 14 [1947], p. 305), il suo commento alle Sentenze, resta il trattato teologico De communicatione idiomatum relativo al III I. (Beitr. z. Gesch. d. Philos. d. Mitt., XXI, 4-5). Di grande importanza è il suo Trattè de la sphère e più ancora Le livre du ciel et du monde, dove l'O. solleva forti dubbi sul valore e sul rigore delle dimostrazioni aristoteliche, e dove è esposta con una certa ampiezza la tesi, attribuita ad Eraclide Pontico, del moto della terra. Accoglie con alcune modificazioni la teoria degli impetus sostenuta da G. Buridano (v.), a spiegare il movimento locale, e abbandona anch'egli la dottrina delle "intelligenze motrici" delle sfere celesti. Con Occam (v.) ritiene possibile l'esistenza di altri mondi; critica altresì la tesi aristotelica che la terra debba occupare il centro dell'universo. Ma l'opera che esercitò maggiore influenza è De uniformitate et diffornitate inten. sionum, ov'egli tenta di applicare all'intensio e alla remissio formarum gli schemi grafici della geometria euclidea, introducendo un criterio quantitativo nelle variazioni qualitative. Questo metodo ebbe larga diffusione dal sec. xiv al xvi e contribuì a preparare gli schemi matematici alla nuova fisica.
Edizioni: Arist. Politico et Oeconomica gallice versa (Parigi 1486); Decem libri Ethic. Arist. et plures libri Cicer. et aliorum auct. gall. verso (ivi 1488); Traictie de la première invention des monnaies (ed. M. L. Wolovshi, ivi 1864); Le traictie de la sphère (ivi, s. d.; 2^{mathrm{a}} ed., 1508); Le llore du ciel et du monde (ed. a cura di A. D. Menut e di A. J. Denomy, in Medineroil studies del Pont. Ist. di studi medievali di Toronto (3-5 [1941-43], con bibl. completa, v. indici).
Biel.: P. Dabom, Etudes sur Léonard, III, Parigi 1913, p. 249 sge., id., Le système du monde, IV, ivi 1916, pp. 157-64; L. Thorndike, A hist. of magic and experim. science, III, Nuova York 1934, pp. 398-471. Fondamentali poi, perché condotti sulla diretta conoscenza di testi inediti, sono i seguenti studi di A. Maio: Das Problem der intens. Grösse, Lipsia 1239, p. 70 sge.; Die Impetusshoorie der Scholastik, Vienna 1940 (v. ind. onom.); An der Grenze v. Scholastik u. Naturwissenschaft, Essen 1943 (v. ind. onom.); Die Vorläufer Galileis, Roma 1949 (v. ind. onom.).
Bruno Nardi
NICOLA Pisano. - Scultore, figlio di Pietro, n. verosimilmente in Puglia intorno al 1220, m. fra il 1278 e il 1284; nei documenti è detto Nicolao de Pisis, Nichole de Pisis, Nichola Petri de Apulia, Nicolo de Apulia e Magister Nichola Pisanu filius quondam Petri.
Nel 1260 portava a compimento e firmava il pulpito del battistero di Pisa, fra il 1264 e 1265 era forse a Bologna, quindi fra il 1265 e il 1269 era a Siena in compagnia di numerosi collaboratori, fra cui il figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio, intento ai lavori del pulpito di quella Cattedrale; fra il 1272 e il 1273 era a Pistoia per rifare l'altare nella cappella dell'Apostolo nella chiesa di S. Jacopo; intorno al 1278 era a Perugia per il lavoro della fonte con il figlio Giovanni, che firmò con il solo suo nome la vasca superiore. Di tali lavori documentati solo l'altare di Pistoia è andato distrutto, mentre il pulpito senese è stato rimaneggiato nel corso del xvi sec. allorché ebbe una nuova scala. E anche da supporre che per l'Arca di S. Domenico nella chiesa del Santo a Bologna N. desse un disegno o progetto
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Nicola Pisano - Pulpito della Cattedrale - Siena.
generale e si occupasse dei lavori tra il 1264 e il principio del 1265 . In tal caso N. avrebbe anche scolpito alcune statue ora perdute che sostenevano l'arca stessa.
Delle altre opere variamente attribuite a N. si ricordano i due rilievi con la Deposizione e l'Adorazione dei Magi nella lunetta e nell'architrave della porta di sinistra del Duomo lucchese; alcune teste ed alcuni busti della decorazione plastica all'esterno del battistero di Pisa, l'acquasantiera di S. Giovanni Fuorcivitas a Pistoia, forse opera di Giovanni. A N. viene assegnata, sulle tracce del Vasari, una attività architettonica di cui la chiesa di S. Trinità a Firenze sarebbe la testimonianza maggiore. Oriundo pugliese, N., giunto ancor giovane in Toscana intorno alla metà del xiri sec. sembra ravvivare il classicismo di gusto un po' archeologico proprio della scultura romanica pugliese a contatto degli accenti più vivi di lontana o stavica tradizione etrusca propri della plastica romanica di Toscana. Tuttavia fino dalla sua opera più antica, il pulpito pisano, egli mostra conoscere i portati della cultura gotica che maggiormente si accentuano nel pulpito senese senza per questo significare un suo progresso nel cammino dell'arte, che invece sembra manifestarsi nei rilievi della fonte di Perugia ove appare quasi un ripensamento della tradizione di cui N . riassume il linguaggio per plasmarlo, fletterlo, ed adattarlo alle nuove esigenze. - Vedi tav. CXVIII.
Bibl.: W. Stochow, s. v. P. N., in Thieme-Becker, XXVII, pp. 101-103; P. Tomca, s. v. in Enc. Ital., XXIV, pp. 784-86; G. Nicco Fasola, N. P., Roma 1941, con ampia bibl. e documenti. Emilio Lavagnino
NICOLA I Romanov, zar di Russla. - N. a Carskoe Selo il 25 giugno ( 7 luglio) 1796, m. a Pietroburgo il 17 (29) febbr. 1855. Dopo la rinuncia al trono di suo fratello si proclamò imperatore il 14 (26) dic. 1825. Approfittando di questa circostanza e di varie voci messe in giro ad arte, i membri di alcune associazioni segrete d'ispirazione liberale e radicale decisero di passare all'azione: si trattava quasi esclusivamente di giovani ufficiali, i quali ri-
fiutarono di giurare fedeltà a N. I e, alla testa di alcuni reparti di truppa, passarono decisamente all'insurrezione.
Fu la prima rivolta che non fosse una semplice congiura di palazzo, ma esprimesse un chiaro malcontento contro l'autocrazia ed in cui si presentissero generici postulati "socialistici". La rivolta avvenne il 14 (26) dic. 1825 e dal nome russo di dic. (dekabr') fu detta la rivolta dei decabristi. Questo avvenimento, strettamente legato alla sua incoronazione, contribuì a formare in N. un atteggiamento rigidamente assolutistico, che trovò la sua affermazione pratica nella lotta contro la rivoluzione tanto sul piano interno quanto su quello internazionale. Fu fautore del protezionismo. Durante il suo regno si ebbe un'importante riforma monetaria. La questione dell'abolizione della servitù della gleba lo tenne a lungo impegnato, senza che peraltro si giungesse a nessuna soluzione vera e propria del problema. Fautore di una economia forse non a torto chiamata da taluni storici "pre-capitalista", diede anche notevole incremento alle ferrovie, contribuendo in tal modo allo sviluppo del moderno capitalismo. Sul piano della politica estera, N. fu soprattutto strenuo difensore della politica legittimista in Europa, senza peraltro trascurare la questione d'Oriente. Sotto il suo regno continuò la spinta russa nella regione balcanica, con essa con la difesa delle popolazioni cristiane : pur non ignorando gl'interessi russi in quelle terre e la situazione creata dall'oppressione dei cristiani per opera della Mezzaluna, mostrò, in nome del suo assolutismo, significative esitazioni ad appoggiare rivoluzioni sia pure d'ispirazione slava e cristiana. Nella guerra del 1853-55 contro le potenze occidentali, la Russia di N. mostrò le sue gravi debolezze interne. L'intervento russo del 1849 contro la rivoluzione ungherese non bastò per ottenere la gratitudine austriaca. Sul piano interno, lo sviluppo economico e tecnico del paese non era stato tale da evitare spiacevoli sorprese di vario genere nel corso della campagna militare. N. si era illuso di fermare le idee rivoluzionarie alle frontiere dell'Impero russo: ma una censura ed una polizia rigidamente intransigenti non erano riuscite ad impedire la penetrazione nel paese di quelle idee: anzi, nella mancanza di un clima di legalità, la giovane generazione intellettuale assorbì le idee più spinte dell'Occidente con fanatismo e con spirito estremistico. N. I aveva represso, all'alba del suo regno, il primo tentativo rivoluzionario della Russia moderna. Alla fine del suo regno la Russia era sconfitta ed isolata, percorsa in tutti gli strati sociali da inquierudine e da intensa febbre di r forme, mentre cominciava a dilagare su tutto il paese la prima ondata del « nichilismo ". N. non mancò in certe occasioni di abilità e di assuizia: durante la rivolta polacca del 1830-31, la sua politica cercò di influenzare il Pontefice contro i « ribelli » polacchi, presentati come alleati puri e semplici di tutti gli altri rivoluzionari europei. Fece di tutto per tener nascoste al pubblico russo le rimostranze del Pontefice contro la situazione delcattolicesimonella Polonia russa. Anche nelle altre parti dell'Impero fu avverso al cattolicesimo ed al ritorno degli scismatici al cattolicesimo.
Bibl.: M. O. Ger-
Jenzon, Epocka Niko-
laja I, Mosca 1910;
Th. Schiemann, Ge-
schichte Russlands unter
Kaiser N. I., 2 voll., Berlioz 1908-19; A. Boudou, Le St-Siège et la Russie, leurs relations diplomatiques au XIXe siècle, 2 voll., Parigi 1922;

(da N. Mitzulovic, Portrait russe du XVIIIe et XIXe siècles, II, Pietroburgo 1901, 100, Ni Nicola I, zar di Russla - Rilratto dipinto da Winberg.
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(da Almanach de Gotha 1855, tav. J. t.) Nicola II, zar di Russia - Ritratto.
J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I, Monaco 1933, pp. 627-39; vers. franc., II, Lione 1946, pp. 333 347; R. Lefevre, S. Sede e Russia e i rulloqui dello Czar Nicola 1 nei documenti vaticani, in Gregorio XVI. Misc. commemorativa, II. Roma 1948, pp. 159-392; J. LeRion, La crise révolutionnaire, Parigi 1949, p. 456 sgg . Wolf Giusti
NICOLA II, zar di Russia. N. il 19 maggio 1868, successe a Alessandro III il 2 nov. 1894. Dotato di ingegno e colto, si propose fin dal suo avvento al potere di lavorare per la prosperità del suo paese. Purtroppo gli mancò la volontà e la fermezza per mettere in pratica i suoi nobili intendimenti.
Di carattere pacifico, si propose dal giorno della coronazione ( 27 maggio 1896) il progetto di evitare i conflitti internazionali mediante vie pacifiche e per mezzo del disarmo. Dovette però subire due guerre sanguinose (quella contro il Giappone, 1904-1905, e la 1ᵃ guerra mondiale), ambedue sfortunate per la Russia. Il suo regno si distinse nell'interno per molteplici innovazioni : 1) l'assestamento delle finanze con l'adozione della base aurea; 2) la libertà di coscienza; 3) il regime parlamentare (Duma dell'Impero) introdotto il 30 ott. 1905; 4) l'abbozzo di una riforma agraria di grande portata; 5) l'istruzione obbligatoria.
Cristiano convinto e fervente, N. progettò la riforma delle leggi che regolavano i rapporti con il Vaticano, destinata a portare grandi vantaggi ad ambo le parti. Spesatosi con la principessa Alice di Assia-Darmstadt (imperatrice Alessandra) ebbe da essa 5 figli. Costretto a dimettersi il 15 marzo 1917, N. fu arrestato insieme con la famiglia e deportato prima a Tobolsk nella Siberia e poi a Ekaterinenburg negli Urali, dove il 17 luglio 1918 fu massacrato con tutta la sua famiglia per ordine dei bolacevici.
Bibl.: C. Rivet, Le dernier Romanof, Parigi 1917; S. Buxhoevden, The life and tragedy of Alexandra Feodorouna empress of Russia, Londra 1928; S. Oldenburg, Zarstovvanie Imper. Nicolaia II, Belgrado 1936.
Ivan Kologrivel
NICOLA di Saliceto (Wydenbosch o Weidenbusch). - Teologo cistercense detto anche Nicolaus de Berno, perché n. in Berna non si sa in che anno. Studiò le arti liberali e la medicina a Parigi, fu baccelliere nel 1456, licenziato nel 1459 , più tardi «magister» e anche "doctor medicinae». Nel 1461 era procuratore della nazione tedesca a Parigi.
Entrato nell'abbazia cistercense di Frienisberg (cantone di Berna) senza aver compreso la vita monastica, nel 1475 si fece nominare medico di Berna, senza il consenso del suo Ordine, dal magistrato di qualla città il quale gli ottenne dalla S. Sede l'autorizzazione ad esercitare l'arte medica e a ricevere un beneficio dalla collegiata di S. Vincenzo a Berna. Nel 1481 fu nominato maestro della scuola di quella città, ma gli fu vietato l'insegnamento dall'abate generale Jean de Cirey che lo destinò l'anno successivo per differenti affari dell'Ordine in Lotaringia e in Borgogna e lo nominò finalmente abate di Pomeria (Baumgarten) in Alsazia. N. è rinomato per aver procurato la prima stampa dei libri liturgici dell'Ordine cistercense: del Breviario (Basilea 1484), del Messale (Strasburgo 1487) e del Diarium o Diurnale. Nei sec. xvxvi fu molto stimato come autore ascetico per il suo libro di meditazioni e preghiere: Liber meditationum ac orationum devotarum qui anthidotarius anime dicitur (Strasburgo 1489, 14 edizioni fino al 1500 ).
Bibl.: Ch. de Visch, Biblioth. scriptorum S. O. Cist., Colonia 1651, p. 151; Hurter, II, col. 1087; L. Pfluger, Abt Nikolaus Salicetus von Baumgarten, ein gelehrter Cistercienser des 15. Jahrhunderts, in Archio f. elsäss. Kirchengeschichte, 9 (1934), pp. 107-22. Colombano Spahr
NICOLA da Tolentino, santo. - N. a Castel S. Angelo (ora S. Angelo in Pantano) nel 1245, m. il 10 sett. 1303, a Tolentino, ove visse per oltre trent'anni.
Probabilmente fu in gioventù canonico della chiesa di S. Salvatore a Castel S. Angelo e in età matura si ascrisse agli Eremitani di S. Agostino, mosso dalla predicazione di un religioso di quell'Ordine. Un cugino, abate di un monastero più ricco, tentò invano di dissuaderlo dalla vita abbracciata, nella quale fiorì particolarmente per la carità, lo zelo apostolico e dono dei miracoli, i quali furono così numerosi, dopo la sua morte, che s'iniziò quasi subito il processo di canonizzazione, sotto Giovanni XXII, del quale processo restano le Rubricae, exa. minotiones, recollectiones.
I gravi avvenimenti che agitarono quel pontificato interruppero la causa, che fu ripresa solo sotto Eugenio IV, il quale lo canonizzò nel 1447. Monumento insigne la basilica erettigli, nel sec. XIV, con il portale di Nanni di Bartolo, e un ciclo di affreschi di scuola riminese nel cappellone del santo. Festa il io sett. - Vedi tav. CXIX.
Bibl.: la più antica Vita fu scritta da Pietro di Monte Rubione, nel 1326; essa, con altre, si trova in Acta SS. Septembris, III, Parigi 1868, pp. 636-743; F. Giorgi, Vita di i ammutargo s. N. da T., Tolentino 1887; BHL 6230-32; N. Concerti, S. N. da T., ivi 1932; Martyr. Romanum, p. 389. Alberto Ghinato
NICOLA di Trani, detto anche Nicola il Pellegrino, santo. - N. in Grecia presso Stiro, m. a Trani il 2 giugno 1094.
Secondo la leggenda, diede segni prodigiosi già dalla sua infanzia, e, dopo una visione, prese l'abitudine di pronunciare ad alta voce l'invocazione "Kyrie eleison"; ritenuto perciò maniaco fu cacciato di casa e poi consegnato ai monaci del monastero di S. Luca soffrendo molte prove. Dopo aver trascorso alcuni anni in solitudine, attraversò miracolosamente il mare, venne in Puglia ove passò a Idrunto (Otranto), Taranto, e infine a Trani. Vi morì dopo pochi giorni del suo arrivo. Per i molti miracoli

(fot. Alinari)
Nicola da Tolentino, santo - Affresco di scuola fabrianese (sec. xv) - Tolentino, basilica di S. Nicola.
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(fol. Niclole Ficarelli)

(fol. Alinari)
In alto a sinistra: S. NICOLA DI MIRA. Immagine del sec. xiv offerta da re Marasio di Serbia - Bari, chiesa di S. Nicola. In alto a destra: ALTARE ARGENTEO E TOMBA DI S. NICOLA - Bari. In basso: MIRACOLI DI S. NICOLA. Dipinto del Beato Angelico e allievi - Vaticano, Pinacoteca.
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(1st. Alters)
PULPITO DEL BATTISTERO. Particolare della Fede. Pisa.

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Nicola di Verbuin - Il · Verduneraltar ·. Le 51 tavolette in rame dorato e smalt: costituivano un ambone, ordinato dal preposto Wernher (1181). L'odierno trittico risale al 1322-24. Vi 5 rappresentata la vita di Cristo, con i tipi del Vecchio Testamento. Klosterneuburg.
operati, Urbano II nel rog8 lo canonizzò. Patrono principale della città di Trani; festa il 2 giugno.
BibL.: A. Bruni, Storia di s. N. Pellegrino, Napoli 1687; Acta SS. Pauli, I, Parigi-Roma 1866, pp. 257-52; A. Di Jorio, Della vita di s. N. Pellegrino, Trani 1879; BHL, 6223-26; Martyr, Romanum, pp. 220-21.
Alberto Ghinato
NICOLA da Verbuin. - Orafo, vissuto tra il sec. xir e il xiri. Studi recenti (Réau) ne considerano l'attività tutta nell'ambito della scuola mosana, dove si sarebbe formato alla scuola di Godefroid de Claire.
Opere firmate da N. sono l'ambone di Klosterneuburg (Vienna 1181) e la cassa di Notre-Dame di Tournai (1205). L'ambone di Klosterneuburg, in rame smaltato, è opera fondamentale nella storia dell'oreficeria. Aspirando a un rinnovato senso di monumentalità l'artista semplifica la composizione delle scene affinché i personaggi abbiano maggiore risalto e umana caratterizzazione, e ne semplifica anche il colore, riducendola al predominio di due toni, il bleu per gli sfondi e l'oro per le figure; nelle parti decorative, invece, i colori sono moltiplicati e il disegno si mantiene minuzioso e geometrico. L'ambone, più tardi trasformato in retol lu, consta di 51 scomparti trilobati in cui sono illustrati episodi del Vecchio Testamento e della vita di Cristo, commentati da iscrizioni nuiliste. La cassa di Notre-Dame di Tournai è giunta danneggiata; lo smalto e l'oro delle composizioni illustranti episodi della vita di Cristo sono stati deturpati da cattivi restauri del sec. xviII e sono scomparse le iscrizioni di cui si conserva la copia fatta nel sec. xvir dal canonico di Tournai, Dechange.
Tra le opere attribuite a N. sono le figure di apostoli e profeti della cassa dei Re Magi della cattedrale di Colonia e il candelabro pasquale bronzeo del duomo di Milano. Alla sua scuola sono stati attribuiti i reliquiari del S. Matteo di Trèves e della chiesa di Mettlach (Mosella), e il trittico dell'abbazia di Florennes, ora al Museo di Bruxelles.
Bim.: L. Cloquet, La chasse de Notre-Dame à Tournai, in Rev. de l'art chrétien, 35 (1892), pp. 208-25; R. Drexler, Der Verduner Altar, Vienna 1903; O. Falke, Der Dreibönigenscherie des N. von V. im Kölner Domschatz, Monaco 1911; H. P. Mitchell, Two bronzes by N. of V., in Burlington magazine, 37 (1921), p. 17; 38 (1922), p. 157; O. Ludwig, Der Verduner Altar, Vienna 1929; O. Falke, Der Bronzelenzbiter des mailänder Dams, in Pantheon, 7 (1931), pp. 127-33, 196-202; A. Weigerher, Studira zu N. u. V. und der rheinischen Goldschmiedkunst des XII. Jahrh., Vienna 1940; L. Réau, N. de V., in Bull. de la Soc. de l'hist. de l'art français, 1941-44, pp. 56-58; id., L'ambon en émall de N. de V. à Klosterneuburg, in Monuments Frist, 30 (1943), pp. 103-45.
Elsa Gerlim
NICOLAI, Jean. - Teologo e polemista domenicano, n. a Mouzay presso Stenay nel 1594, m.
a Parigi il 7 maggio 1673. Fu priore (1661-64) e per molti anni professore di teologia e reggente degli Studi nel convento di S. Giacomo. Fece parte della commissione dei dottori della Sorbona che nel 1649 condannarono le cinque proposizioni attribuite a Giansenio, e di quella che nel 1655 condannò la risposta di Arnauld, che voleva scagionare Giansenio da quegli errori.
Per tali discussioni scrisse: Indicium seu censorium suffragium de propositione A. Arnaldi (Parigi 1656) e le theses Themisticae orthodoxae de Gratia divina veritatis iansenianis erroribus ac dogmatibus oppositae (ivi 1655). Arnauld e P. Nicole l'accusarono di antinomismo. Nel 1663 N. pubblicava la Summa theologiae dell'Aquinate con note storiche e dogmatiche, spesso dirette contro i molinisti; sostenne lunghe polemiche con Launoy a proposito del digiuno e dell'antico uso del Battesimo; curò inoltre l'edizione di altre opere di s. Tommaso: Catena aurea (Parigi 1657); Commentaria in IV libros sentantiarum (ivi 1659); Quodlibetales quaestiones (ivi 1660).
Bim.: Quétif-Echard, II, pp. 607, 647-50, 565; M. M. Gorce, N. et les jansénistes ou la Grèce actuelle suffisante, in Revue thomiste, 36 (1931), pp. 761-73; 37 (1932), pp. 452-504. Alfonso D'Amato
NICOLAI, Nicola Maria. - Archeologo e storico dell'agro romano, n. a Roma il 14 sett. 1756, m. ivi il 18 genn. 1833. Iniziò la sua carriera con la professione forense; poi percorse i più alti gradi della prelatura; votante della Segnatura di Grazia e Uditore generale della Camera Apostolica.
Fu presidente dell'Accademia dei Lincei e, succedendo al Canova, della Pontificia Accademia romana di archeologia nei cui Atti ( t² serie, voll. I-V) pubblicò varie monografie storiche dei luoghi una volta abitati nell'Agro romano, perché la sua attività si svolse particolarmente nelle amministrazioni finanziarie e intorno alle condizioni agrarie e annonarie e di Roma e della campagna romana. I suoi studi su tale argomento ancora oggi sono una base per la conoscenza della letteratura di questo stesso soggetto, tanto che il N. è giudicato a principe degli scrittori dell'agro romano ·. Come archeologo il N. scrisse : Della basilica di S. Paolo (Roma 1815), importante per la particolareggiata descrizione dell'antica Basilica, non ancora distrutta dall'incendio; De Vaticana Basilica dexi Petri ac de eiusdem privilegiis libri quattuor cum appendice (ivi 1817). Di tutti i numerosi scritti del N. di carattere economico e agrario i più importanti sono i 3 voll. delle Memorie, leggi ed osservazioni sulla campagna e sull'umana di Roma, ivi 1820-25; il vol. IV, inedito, fu pubblicato dal Canaletti Gaudenti nel 1947.
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BibL.: P. Odelschelchi, Elogio di mons. N. M. N., in Atti della Pont. Acc. romana di arch., 1² serie, 6 (1835), p. 381 sgg.: G. Tomassetti, La campagna romana, I, Roma 1910, p. 233; G. Ferretto, Note storico-biografiche di arch. crist., ivi 1942, pp. 243-45, 308-309; A. Canaletti Gaudenti, La politica agraria ed economica dello Stato pontificio da Benedetto XIV a Pio VII, ivi 1947, pp. 97-237 (con la biografia del N.).
Carlo Carletti
NICOLAITI. - Setta libertino-gn ostica, menzionata in Apoc. 2, 6 e 16 ("apostoli mendaci»: v. 2), che infestava le comunità asiatiche di Efeso (ove era lodevolmente combattuta) e di Pergamo. Debbono, pare, identificarsi con i "fautori della dottrina di Balaam" (ibid. 2, 14) a Pergamo, e con i "sedotti da Iezabò profetessa" (ibid. 2, 20) a Tiatira che praticavano la fornicazione e l'uso degli idolotiti. Forse si pretendevano muniti di carisma profetico, il che spiegherebbe l'allusione a Balaam. A essi sembra dovuto, in parte, il rilassamento morale anche delle comunità di Sardi e di Laodicea (ibid. 3, 1-6, 1422).
S. Ireneo li dice discepoli di Nicola proselito di Antiochia, uno dei primi sette diaconi (Act. 6, 5), e li ritiene un ramo ( δ ε σ σ σ σ σ μ α ) della falsa gnosi (C. laser., I, 26, 3; III, 11, 1: PG 7, 687 e 880); cosi s. Ippolito (Philosophoumena, VII, 36). L'opinione che riallaccia i n. al diacono Nicola (uno dei 70 discepoli, poi vescovo di Samaria; al 12^{°} posto in Pseudo-Ippolito: PG 10, 956, all'ultimo n. 70^{°} nel Chronicon Paschale: PG 92, 545) divenne comune. Ma è possibile che il Nicola fondatore dei n. sia diverso dal diacono: qualcuno ne faceva un discepolo di Simon Mago. J. Coccejus emise l'ipotesi, poi sostenuta da L. Vitringa (1705: ba'al-'am) e C. A. Heumann (1712), poi da J. Janus (1723), J. D. Michaelis, J. G. Eichhorn, H. Ewald, E. W. Hengstenberg, R. E. Stier, oggi da R. H. Charles, che n. fosse un nome simbolico, l'adattamento greco di "Balaamiti", sostenendo l'equivalenza Nıxó λ α α ς = Bílí' dan; ma vick' (avincere") ha senso diverso da bála' (v devastare v). Tertulliano, s. Epifanio, s. Filastrio, s. Girolamo, s. Agostino, Cassiano, fanno risalire la setta ("assertures libidinis atque luxuriae»: Tertulliano: FL 2, 306) al diacono Nicola, che paragonano al traditore Giuda. Ma è più probabile che si sia abusato del suo nome: Clemente Alessandrino (Strom., II, 20; III, 4 : PG 8, 1061, 1129-3A), seguito da Eusebio (Hist. sect., III, 29: PG 20, 275-78) e da Teodoreto (Haer. fabulae, III, I: PG 83, 401), spiega che uomini immorali avisarono il detto del piu diacono Nicola π α ρ α χ ρ δ σ θ α ι τ η σ α ρ α i (inizugna trascurare la carne") e autorizzarono ogni vizio avvalendosi della sua autorità; a ciò sembra accennare (sec. III) Comitit. apost., VI, 8, 2 (dopo aver enumerato le sètte gnostiche e adoperato le parole di Clemente Alessandrino) : oi vûv varphi̇ ε ι δ δ^{′} v μ ω ι Nıко λ α imatĥ τ α ι "quelli che oggi si dicono a torto discepoli di Nicola" (ed. F. X. Funk, I, p. 319). «I n. si collegavano al diacono Nicola cosi come i marcioniti all'apostolo Paolo" (Harnack [v. bibl.], p. 422). Alla fine del sec. II i n. dovevano già essere fusi con altre sètte gnostiche (Eusebio, ibid.: "l'eresia dei n. rimase per brevissimo tempo v). Nel medioevo si chiamarono n. gli avversari del celibato ecclesiastico.
BibL.: F. Sieffert, Nikolaïten, in Realencykl. f. prot. Theol. u. Kirche, XIV (1904), pp. 63-68; H. Lesêtre, Nicolaïtes, Nicolas, in DB, IV (1908), coll. 1616-19; R. H. Charles, The Revelation of St. John, I, Edimburgo 1920, pp. 52 sg., 63 sg.; J. A. Hutten, The sin of the Nicolaïtanes, in The expositor, 26 (1923, II), pp. 220230; A. v. Harnack, The sect of the Nicolaïtanes and Nicolaus, the deacon in Jerusalem, in The journal of religion, 3 (1923), pp. 413-22; E. Amann, Nicolaïtes, in DThC, XI (1931), coll. 499506; E.-B. Allo, St Jean. L'Apocalypse, 3² ed., Parigi 1933, pp. 32, 41, 43, 57-59; J. Bonsirven, L'Apocalypse de st Jean, ivi 1951, pp. 108 sg., 114.
Antonino Romeo
NICOLAS, Jean-Jacques-Auguste. - Apologista, n. a Bordeaux il 16 genn. 1807, m. a Versailles il 17 genn. 1888. Dopo una giovinezza svogliata, si diede con passione allo studio del diritto a Tolosa (1828). Nel 1849 fu assunto da Falloux come capo di divisione nel ministero dei culti; nel 1854 venne
nominato ispettore delle biblioteche; dal 1850 al 1877 percorse vari gradi della magistratura.
Divenne apologista, tra i più noti del sec. xix, per una circostanza fortuita: avendo suo cognato perduto un figlio, N. fu pregato di consolarlo con uno scritto, che spiegasse le ragioni intime delle speranze cristiane: nacquero cosi le Etudes philosophiques sur le christianisme (Bordeaux, in fascicoli, 1842, poi in 4 voll., 1842-43), che ebbero un successo straordinario (varie traduzioni e 26 edizioni francesi vivente l'autore).
Dopo l'insospettato esito del suo primo lavoro, il N. si consacrò totalmente alla difesa della fede cattolica, scrivendo oltre numerose opere, che gli furono suggerite dalle diverse correnti di pensiero che percorsero la Francia nel sec. xix: Du protestantisme et de toutes les hérésies dans leur rapport avec le socialisme, précédé de l'examen d'un écrit de M. Guizot (Parigi 1852) : al Guizot, che aveva patrocinato una coalizione di cattolici e di protestanti contro il pericolo del nascente socialismo, il N. rispose mostrando nel protestantesimo le radici profonde dell'errore che si voleva combattere. Nelle successive edizioni arricchí il volume di importanti capitoli sulla tendenza individualistica del protestantesimo. Dal 1855 al 1860 uscirono le Nouvelles études philosophiques sur le christianisme, che il N. compose come scioglimento d'un voto alla Madonna; ne risultò una mariologia di grande respiro, destinata ad esercitare un largo influsso: La Vierge Marie dans le plan divin (Parigi 1855); La Vierge Marie dans l'Evangile (ivi 1857); La Vierge Marie vivant dans l'Eglise (2 voll., ivi 1860). Contro la Vie de Jésus del Renan scrisse il brillante volume: La divinité de Jésus-Christ : démonstration nouvelle tirée des dernières attaques de l'incrédulité (ivi 1864). Tra le molte opere, che con lena crescente redasse fino alla tarda vecchiaia, va ricordato un gioiello dell'apologetica nel senso più vero: L'art de croire ou préparation philosophique à la foi chrétienne ( 2 voll., ivi 1866) : vi dimostra il bisogno di credere (per gli increduli), le ragioni e i mezzi di credere (per i tentennanti), la felicità di credere (per i credenti).
L'apologetica del N. non è profonda e pertanto non resiste alla critica (soprattutto per quanto concerne i dati storici presi dalle religioni); fondamentalmente ortodossa, è percorsa da leggere venature di tradizionalismo e di fideismo, redatta però in uno stile fascinoso da uno spirito geniale, presenta ancora reali buone qualità. L'opera fece del bene e merito larghi consensi, anche dalle più alte gerarchie, perché il laico cattolico, ma non teologo, che fu il N., percorrendo i vecchi sentieri della teologia ne descrisse le bellezze con sfumature più umane e più vive, discoprendovi qualcosa di meno appreso e di meno ripetuto: la dottrina antica vi appare più nuova e più vicina agli uomini di quel tempo e di quel mondo.
Bibl.: P. Lepeyre, A. N., sa vie et ses oeuvres, Parigi 1892; J. Bellamy, La théologie catholique au XIX siècle, 2² ed., Parigi 1904, pp. 26, 49; E. Bird, Etudes et portraits, 2² ed., ParigiLione 1913, pp. 289-311; L. Dumolin, A. N., s.n.t.; J. Carreyre, s. v. in DThC, XI, coll. 548-55 (con esame di altre opere qui non ricordate).
Antonio Piolanti
NICOLE, Pierre. - Giansenista, n. a Chartres il 19 ott. 1625 , m. a Parigi il 16 nov. 1695 . Fece i suoi studi di filosofia (1642-44) e di teologia a Parigi (1644-49). Le polemiche sulle "cinque proposizioni» di Giansenio (v.) interessarono subito il N. che si allontanò dal dottorato e dagli Ordini sacri e per tutta la vita restò semplice tonsurato. Dall'insegnamento delle lettere nelle scuole inferiori annesse al monastero di Port-Royal des Champs e dalla collaborazione con l'Arnauld, conosciuto nel 1654, sorse la Logique ou l'art de penser, più nota con il nome di Logica di Porto-Reale, testo classico per l'insegnamento filosofico elementare.
L'Arnauld era già allora impegnato nella campagna giansenista. Per lui accusato in Sorbona, il N. scrisse varie memorie in latino, presentate dall'Arnauld come sue; a Pascal ferni documenti importanti per le sue Provinciali. Fu lui, inoltre, a proporre e poi sempre più a sostenere la
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celebre distinzione di a fatto e diritto n, caratteristica della mentalità e dell'azione giansenista, secondo la quale si poteva sostenere che le "cinque proposizioni di Giansenio, quali si leggevano estratte nell'opera del p. Corneert, erano eretiche, ma non lo erano in realtà in Giansenio stesso; poteva ben dirsi che il Papa era infallibile in diritto, ma non lo era sempre in fatto; e che il giansenismo era eretico in quanto fondato sulle proposizioni ad esso contestate, ma non lo era in effetti, in quanto tali proposizioni avevano tutt'altro valore da quello creduto e tutto riducevasi, in sostanza, ad un fantasma escogitato dagli avversari della dottrina agostiniana e della sana traduzione morale. Il N. partecipò vivamente alla polemica suscitata dalle Provinciali di Pascal, con gli scritti: Tredecim theologorum nota (1657), Belga percontator (apparso sotto lo pseudonimo di Franciscus Profuturus), Disquisitiones sex Pauli Irenai (1657); il N. tradusse inoltre in latino le Provinciali (Ludovici Monioli Epistoloe, sotto lo pseudonimo di Guglielmo Wendrock, 1658), onde farle meglio conoscere. Dopo un lungo viaggio nelle Fiandre e nella

(fol. Champlain Air Services)
Nicollet, diocesi di - Veduta aerea della Cattedrale, del vescovado, della scuola dei Fratelli delle scuole cristiane, della Casa madre delle Suore dell' "Assomption de Marie e dell' Istituto delle Suore Grigie di N. e del Seminario.
Renania, nel 1658 il N. tornò di nuovo a fianco dell'Arnauld, e si affrì in aiuto per vari scritti ed iniziative altrui. Collaborò infatti all'Apologie pour les religieuses de PortRoyal (1664) di M. de St-Mart e, più tardi, al celebre Nuovo Testamento detto di Mons, iniziativa di M. de Sacy, ma, in effetti, opera collettiva del gruppo portorealista: tale traduzione, proibita in Francia, uscì poi in Belgio, a Mons, nel 1667. Quando nel 1663 Alessandro VII ordinò a tutti i vescovi la firma, senza distinzione tra "fatto" e "diritto", dei formulari, egli sostenne la caus