lebre Nuovo Testamento detto di Mons, iniziativa di M. de Sacy, ma, in effetti, opera collettiva del gruppo portorealista: tale traduzione, proibita in Francia, uscì poi in Belgio, a Mons, nel 1667. Quando nel 1663 Alessandro VII ordinò a tutti i vescovi la firma, senza distinzione tra "fatto" e "diritto", dei formulari, egli sostenne la causa dei vescovi di Pamiers, Aleth, Beauvais ed Angers che rifiutavano la firma. La distinzione tra "fatto" e "diritto" venne allora sviluppata dal N. nelle dieci Lettres sur l'hérésie imaginaire (1664-65) imitazione delle Provinciali di Pascal in cui si esaminavano pure le questioni controverse cui la polemica antigiansenista aveva dato origine. La "pace della Chiesa" stabilita da Clemente XI in accordo con Luigi XIV ( 23 ott. 1668), con cui si concedeva ai refrattari di firmare il "diritto " riservandosi sul "fatto", sembrò essere una riaffermazione pratica della validità dei principi e dei metodi cari al N. il quale si volse allora a combattere più intensamente la dottrina protestante sull'Eucaristia: da una polemica con un pastore calvinista sorse uno scritto sulla continuità della fede cattolica intorno all'Eucaristia (detto Petite perpétuité, 1664), ripreso ed ampliato in Perpetuité de la foi touchant l'Eucharistie (più noto come la Grande perpétuité, 1669, 1672, 1676, 3 voll.). Tale opera fu sovente attribuita all'Arnauld, ma questi in realtà non ne aveva scritto che la prefazione.
Assai ostile si mostro l'arcivescovo di Parigi Francesco de Harlay, perciò intimorito il N. lasciò Parigi per il Belgio. Qui il 10 luglio 1679 incontrò l'Arnauld; ma non volle saperne di seguirlo in Olanda. I due antichi amici si lasciarono affettuosamente; ma il N. seguiva ormai una via diversa da quella dell'amico. Indirizzò infatti all'arcivescovo di Parigi una lettera di completa sottomissione; dopo lunga attesa e varie peregrinazioni, ricevette il 17 maggio 1683 il permesso di ritirarsi a Chartres. Qui
trascorse l'ultima parte della sua vita, lavorando a varie opere di teologia, di morale, di polemica anticalvinistica. Nel Système de la Grâce générale (1691), contro la tesi che Dio, causa del tutto, possa essere considerato pure causa di rovina per i dannati, sviluppava l'idea di una "Grazia generale" data a tutti e sufficente, in diritto, per salvarsi, anche se, di fatto, per il peccato originale occorra una "Grazia speciale" di Dio, sovrapposta alla prima e sola efficace per salvarsi. L'Arnauld, prima, anche se in modo amichevole, e il Quesnel poi, criticarono quella teoria, sostenendo che se la natura è comune per tutti gli uomini, la Grazia è data a qualcuno soltanto e quindi non può parlarsi di Grazia "generale". La morte colse il N. intento a redigere vari lavori, fra cui le Instructions théologiques rimaste interrotte. L'opera più celebre è tuttavia Essais de morale (sotto lo pseudonimo di Mombrigny, 6 voll. in tutto: IV, 1671-78; V-VI, postumi, 1700-14) in cui sono toccati, con finezza psicologica ed alla luce di una grande, anche se pessimistica, visione morale, i vari problemi della vita e dell'educazione cristiana. Vide
pure con diffidenza le manifestazioni della grande corrente mistica a lui contemporanea, di cui le impressionarono soprattutto certe forme aberranti, e combatté i quietisti nella Réfutation des principales erreurs des quietistes (1695). La sua visione moralistica ed antimistica della vita è riassunta nel Traité de la prière (1694).
Bibl.: degli innumerevoli scritti del N., quasi tutti usciti anonimi o pseudonimi, manca anche solo una classificazione moderna completa. Un elenco delle opere più importanti in E. Thouverez, P. N., Parigi 1926, pp. 34-36. Le Lettere furono raccolte e pubblicate in 3 voll., ivi 1702-18 (riedito poi tra il 1734 ed il 1765). Pure postumi gli Ecrits sur la Grâce, 2 voll., ivi 1715. Degli Essais va ricordata la riedizione in 14 voll. fra il 1713 ed il 1722. Manca tuttora una moderna biografia su di lui; abbondanti notizie in C. P. Goujot, Vie de M. N. ecc., in Continuation des Essais de morale, t. XIV, Lussemburgo (Parigi) 1732. Cf. ancora Ch.-A. de Sainte-Beuve, Port-Royal, IV, Parigi 1928, capp. vii-viii; H. Bremond, Hist. littér du sentiment religieux en France, IV, ivi 1929, capp. x-xi.
NICOLET, diOCsSI di. - La diocesi di Trois Rivières, già smembrata nel 1874 per formare la diocesi di Sherbrooke (Québec) e ingrandire quella di S. Giacinto, e di nuovo per la creazione del vicariato apostolico di Pontiac, fu smembrata una terza volta nel 1885 , quando il papa Leone XIII eresse, il 10 luglio, dopo alcuni anni di trattative, la nuova diocesi di N. sulla riva meridionale del fiume S. Lorenzo; N. divenne allora suffraganca di Québec, mentre dal 1951 lo è di Sherbrooke. Suo primo vescovo fu mons. E. Gravel (1885-1904). La Cattedrale è dedicata a s. Giovanni Battista.
N. conta oggi una popolazione di 126.06 I ab., dei quali 124.862 cattolici di lingua francese e 271 di lingua inglese. I sacerdoti diocesani sono 219 e i religiosi (Montfortani e Missionari del S. Cuore di Issoudun) 20. La diocesi ha due collegi classici, 76 parrocche, 81 chiese e cappelle, 3 ospedali e 1 orfanotrofio.
Bibl.: Acta Leonis XIII, V. Roma 1886, pp. 81-83; J. A.
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Douville, Histoire du Collège-Séminaire de N. (1803-1903), 2 voll., Montreal 1903; AAS, I (1909), pp. 622-23; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1920, pp. 137-67. Gastone Carriere
NICOLETTI, Giovanni (Iohannes ab Imola). Canonista e civilista, n. a Imola (e non a Bologna come un tempo si era creduto) tra il 1367 e il 1376, m. a Bologna il 13 marzo 1436.
Studiò a Bologna e vi si addottorò nel 1397 in diritto canonico e civile; nel 1399 ottenne nella stessa città la cattedra di diritto canonico; nel 1402 si trasferì a insegnare a Ferrara e in seguito a Padova, per tornare infine a Bologna, dove rimase fino alla morte.
Fu scrittore fecondissimo, sia nel diritto romano che nel canonico, e godé presso i contemporanei di grande fama, cosi da esser chiamato utriusque iuris monarca. Le sue opere principali sono i Commentaria in Clementinas ( 1^{text {a }} ed., Venezia 1485) e In tres libros Decretalium ( 1^{text {a }} ed., ivi 1498); nonché quelli In primam et secundam Infortiati Digestique nous partes (Bologna 1580), oltre a molti Concilia, Repetitiones, Tractatus, alcuni dei quali ancora inediti.
BibL.: J. F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Litteratur des canonischen Rechts, II, Stoccarda 1877, p. 297 sgg.; D. Staffe, De Iohannis ab Imola vita et operibus, in Apollinaris, 10 (1937), p. 76 sgg., (con ampie indicazioni sulle opere e le edizioni); A. van Hove, Prolegomena, 2² ed., Malines-Rome 1945, p. 407.
Francesco Ercolani
NICOLLE, Louise. - Fondatrice di opere assistenziali e delle Umili Figlie del S. Cuore, n. a St-Armand-les-Eaux (diocesi di Cambrai) il 9 giugno 1847, m. il 31 luglio 1889. Curò la fondazione del «Patronage des jeunes ouvrières» (1873), la più antica istituzione del genere nell'industriale Francia del Nord, dell'«Oeuvre des Demoiselles du Lundi» e dell' "Oeuvre des dots». Nella nuova casa di StAmand nacquero le "Oeuvre des cathéchismes", "Oeuvre des retraites" e infine, con la collaborazione di mons. G. B. Carlier, la Congregazione delle "Humbles Filles du Sacré Coeur» (che nel 1921 fu assorbita dal ramo femminile dell'Ordine domenicano), dove la N., nel 1888, emise i voti solenni. Il processo informativo di beatificazione è stato introdotto nel 1933 presso la curia di Cambrai.
Bibl.: J. B. Carlier, L. N., Parigi 1915; M. D. Constant, L. N., précurseur des oeuvres sociales, Juvisy 1933.
Augusto Moreschini
NICOMACO FLAVIANO : v. Flaviano virio, NICOMACO.
NICOMEDE, Cimitero di. - Il martire N. viene ricordato nella Passio dei martiri Nereo e Achilleo, priva di valore storico; la sua sepoltura è ivi indicata "iuxta muros Via Nomentana", cioè subito fuori la porta omonima, situata tra la seconda e la terza torre a destra dell'attuale Porta Pia, costruita da Pio IV nel 1564. Il sepolcro del martire viene segnalato anche dagli itinerari «de locis» e dal cosiddetto Malmesburiense (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 115 e 144). L'itinerario di Einsiedeln, della fine del sec. viII, addita s. N. sulla destra della Via Nomentana (ibid., p. 185).
Sul sepolcro del martire, Bonifacio V (619-25) eresse un oratorio che venne restaurato tra il 772-95 dal papa Adriano I (Lib. Pont., I, pp. 321 e 511). La dedica di Bonifacio V è ricordata anche nei Sacramentari Gelasiano e Gregoriano e nei Martirologi (R. Quentin, Les Martyrrloges historiques du moyen-âge, Parigi 1908, pp. 51, 350, 429, 482, 697-98). Ma questo edificio ad corpus non ha nulla che vedere con il titulus urbano di N. a cui appartennero due presbiteri che sottoscrissero al Sinodo romano del 499 e che è ricordato nell'epitafio di un «Victor praesb(iter) Tituli Nicome(dis)» riadoperato nel medioevo nell'ambone del Vangelo nella basilica di S. Lorenzo
all'agro Verano (G. B. De Rossi, in Bull arch. crist., 3 [1865], p. 50). Il cimitero venne identificato ed esplorato una prima volta da A. Bosio (Roma sotterranea, Roma 1632, pp. 435-36).
Nel 1864, nell'area della Villa Patrizi sulla Via Nomentana, tornarono in luce due scale conducenti ad ipogei cristiani. Il primo venne allora in parte esplorato e poi riaperto nel 1900 e illustrato quale vero cimitero di N. Si tratta di una lunga e ampia galleria con qualche cubicolo. Il secondo, a poca distanza, immetteva ad una galleria con loculi nelle pareti. Nel sopratterra si rinvenne una estesa area sepolcrale con formae e avanzi di un edificio absidato. Nel 1917-20, nell'eseguire le fondazioni per l'attuale Ministero dei trasporti, sull'area dell'antica Villa Patrizi, si scoprì una serie di gallerie sepolcrali cristiane a due differenti piani e si recuperarono anche iscrizioni; è più probabile che tali gallerie costituiscano il vero e proprio cimitero sotterraneo sviluppatosi sotto l'area cristiana sopra terra dove sul sepolcro del martire era sorta poi la basilica. Nelle varie esplorazioni eseguite si rinvennero notevoli iscrizioni: d'un presbitero missionario perché viaggiò "terra marique pro nomine Christi" (R. Fabretti, Inscriitiones quae in aedibus paternis asserwanter, Roma 1699, p. 329, n. 484); in un sorcofago di travertino quella di una Adeodata morta nell' 2.388 (G. B. De Rossi, Inscriptiones christianae urbis Romae, I, Roma 1861, p. 164, n. 372); d'una Aurelia Marciana "civis Panonnia" (Lid., p. 164, n. 293); d'un soldato della VI coorte pretoria. Ma la più nota è quella del "monumentum Valeri Mercuri et Iulittes Iuliani et Quintilie Verecumdes" con l'espressione "ad religionem pertinentes meam». Altre iscrizioni vennero in luce nel 1917-20.
Bibl.: G. B. De Rossi, Cemetery di S. N. sulla Via Nomentana, in Bull. arch. crist., 2 (1864), p. 95; id., Un secundo ipogeo cristiano nella Villa Patrizi, ibid., 3 (1865), p. 24; id., Degli ipogei cristiani scoperti nella Villa Patrizi, ibid., pp. 49-53; id., Le iscrizioni trovate nei sepolcri all'aperto cielo nella Villa Patrizi, ibid., pp. 53-54; O. Marucchi, Cimitero di N. sulla Via Nomentana, in Notizie degli scavi, 1901, pp. 488-89; id., in Nuovo bull. di arch. crist., 7 (1901), p. 165; R. Lanciani, Delle scoperte di antichità avvenute nelle fondazioni degli edifici per le Ferrovie di Stato nella già Villa Patrizi in Via Nomentana, in Rivista tecnica delle Ferrovie Ital., 7 (1918), pp. 67-79, 101-21; G. Mancini, Via Nomentana, in Notizie degli scavi, 1920, p. 221; E. Josi, Resscanti delle conferenze dei cultori di archeologia cristiana, in Nuovo bull. arch. crist., 26 (1920), pp. 4445.
Enrico Josi
NICOMEDIA, MARTIRI di. - Il 24 febbr. 303 fu pubblicato a N. il primo editto della persecuzione inaugurata da Diocleziano, con il quale si ordinava la distruzione delle chiese ed il bruciamento delle S. Scritture. Esso segnò anche l'inizio di una terribile carneficina, nella quale perirono molti cristiani della città, commemorati nel Martirologio siriaco e nel Martirologio geronimiano il 12 marzo.
La prima vittima fu uno sconosciuto, ch'ebbe la santa audacia di lacerare l'editto affisso sulla pubblica piazza. Seguirono i ciambelloni di corte Doroteo, Gorgonio, Pietro e molti altri, che pur godevano la stima e la fiducia dell'Imperatore. Doroteo e Gorgonio furono impiccati; Pietro fu prima scarnificato e poi bruciato su di una graticola. Il vescovo della città, Antimo, fu decapitato e con lui moltissimi fedeli. Pochi giorni dopo la pubblicazione dell'editto scoppiò un incendio nel palazzo imperiale; la colpa fu data ai cristiani, molti dei quali furono decapitati, altri gettati alle fiamme, altri annegati in alto mare. La ferocia dei persecutori non riaprende neppure i cadaveri dei martiri, che dopo essere stati sepolti furono esumati e buttati in mare.
Bibl.: Eusebio, Hist. eccl., VIII, 5 sg.; Martyr. Hieronymianum, pp. 137-39, 212 sg.; Martyr. Romanum, pp. 94 sg., 158, 387.
Agostino Amore
NICOPOLI. - Vescovato latino in Bulgaria, con residenza a Rustciuk (Ruse) sul Danubio. E soggetto direttamente alla S. Sede. Ordinario d'appello: Bucarest ( 15 genn. 1920).
La città che ha dato nome a questo vescovato fu
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fondata da Traiano e dipendeva prima dalla provincia di Tracia poi, dopo Settimio Severo, dalla Mesia Inferiore. Si trovava sul fiume Rositza, affluente dell'Iantra, ad 80 km . da Rustciuk. Il vescovato venne eretto nel sec. v; si conoscono i nomi dei vescovi Marcellus (458) e Amantius ( 518 ). Danneggiata dai Goti, la città fu rifatta da Giustiniano, ma in seguito alle altre invasioni decadde di nuovo e del vescovato non si seppe più nulla.
La diocesi di N. fu definitivamente ripristinata nel 1648 per i pauliciani passati qualche decennio prima al cattolicesimo, ma la sua residenza venne trasferita in seguito a Bucarest e più tardi a Rustciuk. Sul suo territorio ( 43.24 mathrm{I} mathrm{kmq}.) ci sono 21 chiese e 19 parrocchie, con 24 sacerdoti e 21.892 fedeli su 2.861 .326 ab.
Bibl.: I. Bogève, L'evêché de N. en Bulgarie, in Echos d'Orient 18 (1916-19), pp. 160-65; Ann. Pont., 1951, p. 288.
Petre Vălimăreanu
NICOPOLI d' Epiro. - Città fondata da Augusto come monumento della sua vittoria di Azio. Favorita dall'Imperatore e dall'eccellente posizione, divenne ben presto e si mantenne a lungo metropoli dell'Epiro propriamente detto, ossia di quella che da Diocleziano in poi fu detta provincia del basso Epiro (Epirus vetus) e poi «tema N.».
Devastata dal terremoto nel 358 e dai Goti nel 551 , ma ricostruita da Giuliano l'Apostata nel 361 e poi da Giustiniano, fu definitivamente rovinata dai Bulgari nell'829; da allora il resto della sua popolazione, di cui non si conosce con certezza la nazionalità in quell'epoca, si trasferì a breve distanza nell'attuale modesta città che porta, forse fin da allora, il nome di Prevesa comunemente riconosciuto come albanese, mentre l'antico abitato è chiamato Paleoprevesa.
È probabilissimo che s. Paolo l'abbia evangelizzata, come ne dimostra l'intenzione nell'Epistola a Tito (3,9) invitandolo a raggiungerlo là dove intendeva appunto di svernare; il suo vescovo Eliodoro prese parte al Concilio di Nicea e forse anche a quello di Sardica; divenuta metropoli della provincia ecclesiastica ricalcata su quella civile, figura a capo di otto suffraganee nei sec. v-viII : Fenice, Anchiasmo, Corcira, Adrianopoli (d'Epiro), Fotica, Eurea, Dodona, Butroto (Butrinto); nel 595 figura insignita del pallio.
L'atteggiamento di questa Chiesa e della sua provincia, per quanto riguarda l'ortodossia, è caratteristico della mentalità del cristianesimo illirico: normalmente la si trova schierata in campo ortodosso, come nel 367 nella persona del suo vescovo Eliodoro, fedele alle definizioni nicene; il suo successore Donato nel 431 a Efeso è costantemente con Cirillo; Eugenio con tutti i suoi suffraganei nel 458 risponde ortodossamente alla circolare di Leone I; tuttavia, fenomeno altrettanto tipico dell'Illirico ecclesiastico, una tale ortodossia dipende più da ragioni giuridiche che non teologiche: l'Epiro dipendeva ecclesiasticamente da Tessalonica e questa a sua volta aveva nei secc. IV-v l'incarico della vicaria su tutto l'Illirico orientale da parte di Roma, non dipendendo da Costantinopoli; quando Tessalonica aberrava anche N. ondeggiava: così nella crisi acaciana (516-19); cosi in quella iconoclastica (787); tuttavia, in entrambi i casi N. si dimostra più affezionata all'ortodossia resistendovi di più e ritornandovi più presto.
Il vescovo Alcisione infatti muore in carcere a Costantinopoli nel 516 per aver condannato Doroteo di Tessalonica mentre i suoi suffraganei sono pure tutti in esilio per la stessa ragione; il suo successore Giovanni è fatto uccidere nel 519 dallo stesso Doroteo; quando poi nelle varie questioni la Sede Romana non s'è ancora pronunciata, il Nicopolitano come gli altri illiriciani ondeggia, per schierarsi poi con l'ortodossia romana non appena se ne abbiano istruzioni; cosi Attico prende parte al «Latrocinio di Efeso n nel 449, ma nel 451 rettifica la propria posizione a Calcedonia e Anastasio nel 787 fa atto di resipiscenza al Niceno II.
Avviene perciò che in certi momenti al metropolita di N. il Papa affida incarichi diretti saltando Tessalonica, come nel 517. Comunque questa sede metropolitana è considerata d'una certa importanza tanto che si potrebbe dire che nell'ordine di precedenza delle sedi episcopali, il suo posto sia il 54^{°} (a Calcedonia, non essendo tutti presenti, occupa normalmente il 46^{°}; ad Efeso, tra i cirilliani, il 16^{°} ). Distrutta la città, la si vede poco dopo alle dipendenze di Costantinopoli sotto Fozio (858-86). Da allora fra le metropoli figura al 35^{°} posto Naupatto detto «Naupatro di N. e e poi semplicemente Naupatto che sarà anche la metropolitana, con un certo splendore, all'epoca del Despotato d'Epiro.
Bibl.: Silva-Tarouca, Collectio Thessalonicensis, Roma 1937; G. Valentini, Contributi alla cronologia albanese, I, Roma 1941; II, ivi 1944. V. anche albanta. Giuseppe Valentini
Archeologia. - In N. furono fatte eseguire esplorazioni dal Governo greco negli anni 1912-16; oltre ad edifici pagani, nel 1914 si scoprirono due basiliche, l'una più antica ad occidente e l'altra ad oriente detta, pare, 'A vā λ η ἐ ς (Assunzione) di aspetto posteriore (sec. 12-2) e con posteriori restauri. Nel 1915 si rimisero in luce i resti delle chiese di S. Atanasio, di S. Basilio e di S. Nicola, gli oratori di S. Giovanni Crisostomo e di S. Spiridione con avanzi di pitture bizantine (ora nel Museo di Prevesa). Una grande basilica a tre navate con abside e transetto con una specie di portico. L'aula ha nel pavimento ca. 250 figure di animali, piante e fiori, con decorazioni a croci e rosette. Una sala absidata a destra della basilica è pure decorata a musaico con 150 piccole scene di animali, frutti e fiori. Nella parte absidata sono nove pavoni con la coda a ruota e un vaso anzato da cui si diparte una vite sui cui tralci sono uccelli beccanti i grappoli. In un'altra sala, il musaico rappresenta una distesa di acque con pesci, uccelli acquatici e sedici quadretti con scene di caccia e due combattenti. L'iscrizione dice che Domezio, capo degli irreprensibili sacerdoti, ottimo sotto ogni riguardo, insigne ornamento della patria, costrui con l'aiuto divino, adornò e condusse al perfetto splendore la chiesa che rifulge in tutte le sue parti. In una terza sala, nel musaico si ripetono gli stessi soggetti e nel centro (re alberi con frutti e animali, con sotto un'iscrizione in quattro esametri dalla quale si ricava che Domezio doveva abitare presso la Basilica situata non lungi dal mare; il terzo esametro dipende dall'Odissea omerica (XVIII, v. 131).
Bibl.: A. Philadelphcus, in 'Eфegıзpls 'Apxa:okoyat. 1913. p. 235; 1914. p. 249; 1916. pp. 55, 65; 1918. p. 341 anon.. N. e le sue ricchezze archeologiche novellamente scoperte, in Cib. Catt., 1917, i, p. 377 sgg.; F. Grossi Gondi, Una basilica cristiana scoperta a N. in Epiro, in N. Bull. di arch. crist., 23 (1917), p. 121 sgg.
Enrico Josi
NICORA, Luigi - Vescovo, sociologo, n. a Milano il 13 sett. 1829. Ordinato nel 1852 , fu coadiu. tore parrocchiale fino al 1882 , quindi canonico onorario (1888) e penitenziere maggiore della Cattedrale.
Nel 1888 fu eletto vescovo di Como, ma il governo rifiutò l'exequatur. Il N. mantenne la sede per volontà del Papa e morì poco dopo ( 27 nov. 1890 ). Dal 1873 al 1888 fu collaboratore de La scuola cattolica scrivendo un centinaio di articoli e studi sui più attuali e vivi problemi di argomento filosofico, teologico, scientifico, storico, politico e sociale. Tutta la sua azione di scrittore, predicatore e apostolo fu caratterizzata da una ferma intransigenza verso i nemici della Chiesa e del Papa e le loro false dottrine: combatté il rosminianesimo politico, il liberalismo massonico e i conciliatoristi, sapendo che ogni compromesso avrebbe causato gravi danni alla religione.
Bibl.: D. Albertario, Necrologio, in La scuola cattolica, 26 (1890), pp. 385-94; P. A. Ballerini, I lavori pubblicati da nomi. L. N., ibid., 2 e serie, 1 (1891), pp. 227-59; O. Pantalini, s. v. in Lessico ecclesiastico, III, pp. 760-61. Augusto Moreschini
NICOSIA, diocesi di. - In Sicilia (Enna), suffraganea di Messina. Eretta da Pio VII (17 marzo 1816), il primo vescovo, Gaetano M. Avarna, vi si insediò nel sett. del 1818. La diocesi ha una superficie
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(fot. Gab. fot. naz.)
Nicotera, diocesi di - Crocifisso ligneo (sec. xv) - Nicotera, chiesa di Gesù e Maria.
di kmq. 1.366,40 con 120.000 ab. (cattolici 117.600) ripartiti in 12 comuni e 2 frazioni, 140 chiese, 30 parrocchie, 104 sacerdoti diocesani, 13 sacerdoti regolari, 23 case religiose, 19 istituti di educazione. Patrono: s. Nicola di Mira.
N. (ab. 17.479), cittadina rupestre tra i Nebrodi e le Madonie, sorge nei pressi dell'antica Herbita. Evangelizzata da s. Filippo d'Agira, fu sottratta ai Saraceni dal conte normanno Ruggero, che la fortificò, l'abbellì e l'arricchì di porilegi. A Ruggero risale la costruzione della chiesa di S. Maria della Scala e la deduzione di una colonia normanno-lombardo-veneta. I nuovi venuti introdussero un dialetto di tipo gallo-italico, tuttora parlatovi, e diedero incremento a una devozione locale, innalzando ai piedi della rocca normanna la chiesetta di S. Nicola le Petit. Il 7 apr. 1267 il legato pontificio Rodolfo, cardinale vescovo di Albano, consacrava la chiesa di S. Maria Maggiore. Nel susseguirsi delle dominazioni straniere N. si sviluppò, arricchendosi anche di sacri edifici. Affiancata a una torre dugentesca, poi adibita a campanile, sorse il primo nucleo della futura cattedrale (S. Nicolò del Piano), successivamente manomessa : così lo splendido portale del Trecento aragonese fu deturpato nel tardo Cinquecento con statue ai piedritti e leoni alle basi. Ai due piani originari della torre ne fu aggiunto un terzo nel Trecento, in seguito chiuso da una cuspide conica. Nell'interno del tempio, notevole il coro ligneo intagliato da Stefano e G. Battista Livedai (sec. xvir), uno dei noti Crocifissi di frate Umile (v.) Pintorno da Petralia, il pulpito e il battistero marmorei di Antonello Gagini. Di quest'ultimo sono pure l'icona marmorea con fatti della Vergine (1512) nella chiesa di S. Maria Maggiore, ricostruita sull'antica normanna dopo la frana del 1757 che travolse parte dell'abitato (nel coro si conserva lo stallo su cui sedette Carlo V nel suo passaggio per N. al ritorno dall'impresa tunisina), e alcune statue nella suburbana chiesa quattrocentesca di S. Michele (prezioso messale gotico) e in quella del Carmine. In N. nacquero il papa s. Leone II, s. Luca Casale abate del monastero di S. Filippo d'Agira, il beato Felice laico cappuccino e mons. Francesco Testa arcivescovo di Monreale (m. nel 1773). Dei comuni che fanno parte del suo
territorio, più volte rimaneggiato, attualmente delimitato dalla bolla del 20 genn. 1844, sono da ricordare: Agira che custodisce la preziosa mitra di s. Luca Casale (sec. xiv) e un bacolo abbaziale, capolavoro dell'oreficeria siciliana del medioevo, e Troina, che possiede un altro pregevole bacolo aureo della fine del Duecento.
Bibl.: A. Narbone, Notizie storiche di N., Palermo 1852; Eubel, IV, p. 263; Italia artistica, n. 134, Bergamo 1907; S. Fiore, La cattedrale di N., in Arte cristiana, 6 (1918), pp. 120124; A. Barbato, Per la storia di N. nel Medio Evo, documenti ined., I. Nicosia 1920; id., I Lombardi di N. nel XII sec., ivi 1920; id., La diocesi di N. Note storiche e statistiche, ivi 1942.
Enzo Navarra
NICOTERA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Catanzaro.
Insieme con la diocesi di Tropea ha una popolazione di 85.000 ab. dei quali 84.905 cattolici. Conta 74 parrocchie, con 122 sacerdoti secolari e 15 regolari, un seminario, 3 comunità religiose maschili e 14 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 288).
Appare già come statio e con il nome di "Medina" nell'Itinerario di Antonino (sec. iv). Il cristianesimo vi fu introdotto fin dai primi secoli e dovette risentire della vicinanza di Tropea e di Tauriano, due nuclei cristiani di grande importanza. In una iscrizione di Tropea del sec. iv-v si parla di una conductrix massae Tropeas, in cui evidentemente si allude al patrimonio della Chiesa romana nel Bruzio. Al tempo di s. Gregorio Magno affiora anche una massa nicoterana; il che fa pensare che le due massae, vicinissime e confinanti, abbiano avuto origine alla stessa epoca, cioè nel sec. iv-v. Tuttavia, come sede vescovile N. compare per la prima volta nel Regesto di s. Gregorio Magno, il quale si vide costretto a punire il vescovo Proclo per la trascuratezza con cui amministrava la sua chiesa. Poi lo riabilitò e lo fece anche arbitro delle contese tra il vescovo e il clero di Reggio. Sono noti poi un Sergio, che prese parte al Concilio Niceno II nel 787, e un Cesario, che la tradizione locale considera come martire, perché ucciso dai Saraceni nall' 884 o 941 . Segue un periodo di profonda oscurità, in cui sembra che la città, distrutta dai Saraceni, non avesse più il suo vescovo. La sua ricostituzione si deve al Normanni alla fine del sec. xi. Tuttavia il nome del primo vescovo, chiamato Pellegrino, compare nel 1173 in un diploma greco edito dal Trinchera; ma l'Ughelli inizia addirittura la serie dei vescovi con il 1392 . In questo anno però la diocesi di N. fu ricostituita per una seconda volta da Bonifacio IX, per interessamento del feudatario Enrico Sanseverino, dopo un'interruzione di 90 anni, in seguito ad un attentato sacrilego al suo vescovo nel 1304. Per quel tempo il suo territorio restò prima aggregato a Mileto (bolla di Clemente V [27 maggio 1308] che autorizza l'erezione di un convento francescano), e poi a Reggio (bolla di Bonifacio IX del 1392). Ma la ricostituita diocesi ebbe sempre vita piuttosto stentata, per il suo territorio troppo ristretto e quasi soffocato dalle vicine diocesi di Mileto e di Tropea, all'ultima delle quali finì per essere unita aeque principaliter in seguito al Concordato del 1818.
Bibl.: Ughelli, IX, 573-78; G. Fiore, Calabria Illustrata, II, Napoli 1743, pp. 311-13; F. Adilardi, Memorie storiche sulle state fisice, morale e politico della città e circondario di N., Napoli 1838; id., s. v. in Enciclopedia dell'Ecclesiastico, IV, Napoli 1845, pp. 833-41; V. Brancia, Monografia di N., Napoli 1825; D. Corso, Cronisteria civile e religiosa di N., Napoli 1882; id., La Massa Nicoterana, in Riv. stor. calabrese, 10 (1902), pp. 386-90; D. Tac-cono-Gallucci, Monografia della diocesi di N. e Tropea, Reggio Calabria 1904; A. Riggio, L'incursione barbarezza del 1638 su N., in Arch. stor. Calabria Lucania, 17 (1948), pp. 73-85.
Francesco Russo
NIDER, Johann. - Domenicano, predicatore, n. ad Isny (Württemberg) ca. il 1380, m. il 13 ag. 1438 a Norimberga. Insegnò all'Università di Vienna dal 1423, e vi fu decano della Facoltà di teologia nel 1436-37. Priore degli Osservanti a Norimberga (1425-29) e a Basilea (1429-36), divenne vicario ge-
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nerale della provincia di Germania (1429-38), da lui in gran parte riformata.
Predicatore della crociata contro gli ussiti dal 1431, s'industrio per la loro unione con la Chiesa in Boemia, come legato del Concilio di Basilea, alla Dieta di Ratishona (1434) e al Concilio stesso. Esplico pure intensa attività letteraria come autore erudito e edificante.
Il suo Formicarius del 1437 che ebbe parecchie edizioni (quella di Helmstadt [1692] con qualche mutazione) contiene aneddoti e dialoghi come materiale oratorio ed è una fonte per la storia contemporanea. Si dimostro moralista nel Prazeptorium dixinae legis ( 17 edizioni prima del 1500 ed una del 1611), nel Manuale confessorum ( 12 edizioni prima del 1500 e inoltre 1513 e 1514), nel Trastatus de contractibus merostorum ( 8 edizioni prima del 1500 e inoltre 1514 e 1593), nel Consolatorium timoratus conscientiae ( 7 edizioni del 1500 e inoltre 1604), nel De morali lepra ( 6 edizioni prima del 1500); scrittore ascetico in Vier und zwenzig gulden harpfen ( 9 edizioni prima del 1500), in De reformatione religiosorum (Parigi 1511, Anversa 1611); predicatore nei sermoni ( 8 edizioni fino al 1500 ). Scrisse anche lettere per l'unione con i Boemi.
Bibl.: Quétif-Echard, I, pp. 792-94; II, p. 822; K. Schieller, Mag. 7. N., Magonza 1885; J. Meyer, Reformatio des Predigerardens (Quellen u. Forschungen 2. Gesch. des Dom. Ordens, 3), Colonia 1908, pp. 26-31. Angelo Wala
NIEBUHR, Barthold Georg. - Protestante, storico e diplomatico, n. a Copenaghen il 27 ag. 1776, m. a Bonn il 2 genn. 1831. Fondatore del metodo critico filologico nella storia, studiò la storia romana fino alle guerre puniche.
Studioso di largo orizzonte e grandemente preparato dalla sua esperienza e dalle sue idee politiche, nella sua Römische Geschichte, della quale egli pubblicò due volumi (1811-12; 2^{°} ed. 1827-28; un terzo volume uscì postumo

(let. Biblioteca Vaticana)
Niello - Croce d'oro nielleto (sec. vi) - Biblioteca Vaticana, Museo Sacro.

(let. Sanssini)
Niello - Nascita di Gesù. N. appartenente al rivestimento medievale dell'acheropita (sec. xiv) - Roma, Sancta Sanctorum.
nel 1832), si distingue sia per la sua critica a Livio, sia per l'intuizione felice delle condizioni politiche e sociali nei primi secoli dello Stato romano. Il N. seppe valutare per primo l'importanza della tradizione quale fonte per lo studio della storia romana e fu cosi in grado di ricostruire più di un avvenimento storico. La scienza romanistica moderna gli deve 11 preziosissima scoperta del palinsesto veronese delle Institutiones di Gaio (v.).
Nominato nel 1815 inviato straordinario presso la S. Sede per le trattative sulla circoscrizione della diocesi, poté iniziarle nel 1820 e conchiuderle nel 1821. Vennero così costituiti o ricostituiti : due arcivescovati (Colonia e Gnesna-Posnania) e sei vescovati (Treviri, Münster, Paderborn, Kulm, Varmia e Breslavia). Dal 1823 tenne lezioni di storia antica a Bonn fino alla morte.
Bibl.: A. Momigliano, s. v. in Enc. Ital., XXIV, pp. 799801, con bibl.; H. Brück, Gesch. der hathal. Kirche in Deutschland im neunzehnten Jahrh., II, Magonza 1889, soprattutto pp. 46-75 (sulle trattative a Roma); E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., II, Napoli 1944, pp. 158-64; H. von Srbik, Geist und Gesch. vom deutschen Humanismus bis zur Gegenwart, I, Monaco-Salisburgo 1950, pp. 210-19. Silvio Furiani
Niello. - Nome proveniente dal latino nigellum, che indica un particolare lavoro di oreficeria per cui si inserisce negli incavi, praticati su una lastra d'oro o d'argento e talvolta di rame, una pasta nera composta di rame, argento, zolfo e piombo (secondo alcuni di solo argento e piombo). Per la tecnica simile fu spesso confuso con l'agemina o damaschinatura.
Tale tecnica, conosciuta nell'antichità classica, fu usata fin dai primi secoli dell'era cristiana per suppellettili ecclesiastiche. Rimangono tuttavia pochi esemplari di opere medievali. Ricca fu invece la produzione dei secc. xiv e xv specialmente ad opera di orafi ed incisori fiorentini, tra cui primeggia Maso Finiguerra. Per questa ragione e per il fatto che gli artisti prima di ultimare il lavoro usavano spesso fare un calco della lastra, le cui incisioni venivano riempite di nerobomo ed olio, tirandone poi delle prove su carta umida, il Vasari ritiene che dal n., in Firenze, verso il 1460 , sia originata l'incisione su rame, per merito di Maso Finiguerra. Ciò è falso poiché si ha notizia di incisioni anteriori a tale data anche oltralpe.
Per quanto meno intensamente, la tecnica del n. si sviluppò anche fuori di Firenze con il Turino, il Caradosso, il Tagliacarne, il Porta, il Francia ed il suo allievo Raimondi, che può esser considerato l'ultimo della schiera, continuando a lavorare fino all'inizio del Cinquecento, quando altrove era definitivamente caduta in disuso; tanto che neppure il Cellini era riuscito a farla rivivere.
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Nitllo - Duello di cavalieri. Stampa da n. di A. del Pollaiolo, Firenze, Biblioteca Marucelliana.
Le già citate prove uniche di stampa ottenute da lastre preparate per n., e che presero esse stesse il nome di n., furono oggetto di raccolta e ne esistono vari esemplari in collezioni pubbliche e private oltre che del Finiguerra, del Pollaiolo, del Dei ed altri. Lastre niellate si trovano nel Museo Sacro Vaticano, che possiede uno degli esemplari più antichi, una croce d'oro probabilmente del sec. vi, oltre alcune paci del sec. xv; al Bargello di Firenze, a Roma, a Venezia se ne conservano altre. A Monza è una croce bizantina di S. Gregorio, anteriore al sec. viri; nel Museo civico di Bologna un anello d'oro medievale di fattura oltramontana. Tra le opere d'oltralpe sono notevoli l'altare portatile di Ruggero di Helmarhausen, a Paderborn, e una croce a Burtscheid (Aquisgrana).
BibL.: A. Petrucci, s. v. in Enc. Ital., XXIV, p. 802 sg.; F. Vollmoh, Un n. con la deposizione di Cristo nel Museo Sacro della Biblioteca Apostolica Vaticana, in Mavo Finiguerra, 1 (1936), pp. 3-8; A. Blum, La grusure sur nobol dans l'Italie du Quattrocento, ibid., pp. 9-13; R. Forrer, Quatre baisers de paix grands ou niellés, ibid., pp. 87-93.
Maria Donati
NIEPOKALANÖW (Immaculateum, Città dell'Immacolata). - Caratteristica città monastica della Polonia, a 42 km . da Varsavia, fondata dal p. Massimiliano Kolbe nel 1927. Misura oltre 35 ha. di superfice e conta ca. 400 ab. ( 785 nel 1939) tutti francescani minori conventuali, sacerdoti, chierici, specialmente fratelli laici.
La sua origine si deve alla realizzazione di un grande ideale. Fondata la Milizia dell'Immacolata (v.) in Roma (17 ott. 1917), il p. Kolbe pensò che ogni paese dovesse avere la sua "Città dell'Immacolata", dove il Cavaliere dell'Immacolata, la rivista della Pia Unione, venisse stampata e diffuso a milioni di esemplari. N. fu la prima di queste città. Fu iniziata nel 1897 e compiuta nel 1939; comprende 112 edifici (abitazioni, stamperia, editrice mariana, laboratorio, posta, stazione radio trasmittente, campo di aviazione, pompieri, ecc.) e pubblica una decina di riviste e giornali, tra cui il Rycerz Niepokalanej (Cavaliere della Immacolata), salito da 60.000 copie iniziali a 730.000 nel 1934 e al milione nel 1939; il Rycerzyk
Niepokalanej (Piccolo cavoliere della Immacolata) per ragazzi, dal 1933, con 165.000 copie mensili; il Maly Dziennik (Piccolo Giornale) quotidiano cattolico politico e religioso fra i più diffusi in Polonia, dal 1935, con 150-250.000 copie furiali e festive.
Ma venne la guerra (1939-45), e questi, come gli altri reparti, furono duramente colpiti. Dal 1945 N . va riorganizzandosi nei suoi reparti e sezioni, ma è reso difficile il suo apostolato. In questi ultimi anni si sono distinti la redazione con la ripresa del Cavaliere (luglio 1945; 650.000 copie mensili nel 1947-48, ridotte ora a 80.000 dal governo comunista che il 18 maggio 1949 privava N. di tutti i suoi macchinari tipografici); la sezione culturale, con il ripristino della Biblioteca, e il Centro di studi mariani, con la costituzione di un Museo di antichità, l'apertura di un Ginnasio frequentato da 250 alunni esterni; la sezione caritativo-assistenziale, con la raccolta e distribuzione di viveri, vestiario e generi vari ai poveri di tutta la regione; la sezione pompieri cui lo stesso governo comunista nel 1947, per il 15^{°} anniversario dell'istituzione del corpo, ha dato un riconoscimento nazionale premiandone con medaglia d'oro, d'argento e bronzo io frati pompieri; il reparto edilizio, i cui religiosi hanno costruito nel 1948-50 un grande tempio votivo all'Immacolata Mediatrice di tutte le grazie (m. 62 times 18 e 16 di altezza; torre m. 50 con la Croce) : il più bel monumento di N .
BibL.: V. kolbe e milizia dell'immacolata.
Giovanni Odoardi
NIEREMBERG, Juan Eusebio. - Gesuita, scrittore ascetico, n. a Madrid nel 1595, m. ivi il 7 apr. 1658 .
Sacerdote nel 1623 , insegnò parecchi anni umanità, storia naturale ed esegesi; ma si distinse soprattutto quale ricercato direttore spirituale e instancabile scrittore. Delle 73 opere pubblicate su vari argomenti, rimangono ancora vitali nel campo ascetico: Aprecio y estima de la divina gracia (Madrid 1638); Diferencia entre lo temporal y lo eterno (ivi 1640); Hermosura de Dios (ivi 1641), nei quali la dottrina pratica ben sviluppata è alquanto guasta dalla intromissione di rivelazioni e notizie peregrine, accolte per un senso di pia, ma stonata credulità. Lo stesso difetto s'avvera nella Vida de S. Ignacio (ivi 1631; nuova ed. riveduta, ivi 1882), la cui 1⁰ ed. fu messa all'Indice, donec corrigatur, il 12 dic. 1646, appunto per le pie esagerazioni e incredibili narrazioni accoltevi; il che si avvera anche nella raccolta: Vorones ilustres de la Compañía de Jesús (4 voll., ivi 1643-47; ed. riveduta e proseguita fino al IX vol. da A. de Andrade e J. Cassani, ivi 1736; ristampata nei primi 6 voll. a Bilbao (1887-90)). Le due opere: Curiosa filosofia (Madrid 1630) e Historia natural (ivi 1635) non hanno alcun valore scientifico, e sono piene di amene curiosità, segno delle credulità dei tempi.
BibL.: Sommervogel, V, coll. 1725-66; IX, coll. 720-21; A. Astrain, Hist. de la C. de 7. en la Asistencia de España, V. Madrid 1916, pp. 96-98, 104-108.
Celestino Tentore
NIETZSCHE, Friedrich Wilhelm. - Filologo e filosofo, n. a Röcken in Sassonia il 15 sett. 1844, m. a Weimar il 25 ag. 1900. Dottore e professore di filologia (1869) all'Università di Basilea, lasciò l'insegnamento nel 1879 per motivi di salute. Infatti la malattia nervosa (paralisi cerebrale) di cui soffriva, andò sempre più aggravandosi, nonostante i vari luoghi di cura frequentati e sfociò in uno stato di follia (T'orino 1889), da cui non usci più.
La sua operosità letteraria comprende tre fasi, corrispondenti ai periodi della sua formazione, ribellione e decadenza spirituale e delle sue relazioni culturali.
1. 1866-72: studi filologici. Oltre che alla storia dei posti greci (Teocrito, i lirici, il Certamen Honseri et Hosiodi, materiale postumo sulla storia della retorica e della ritmica), il N. lavorò con grande successo alla critica del testo delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, da lui pubblicata nel Rheinisches Museum del 1868-70, dimo-
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strando che le sue fonti sono ravvisabili e ricostruibili e permettono di riconoscere l'opera degli storici precedenti, diede forma alla propria storiografia classica in due opere fondamentali: Die Geburt der Tragödie aus dem Geiste der Musih (1871, ed. a Lipsia, nel 1872, 1878) e Über die Philosophie im tragischen Zeitalter der Griechen (postuma). La tesi del N. è che nella formazione della civiltà greca si contendono il dominio spirituale due elementi, l'apollineo, contemplativo e sognatore, e il dionisiaco, titanico e barbarico, il primo dei quali prevale nel dialogo, il secondo nel coro delle tragedie. Ma queste avendo origine corale e musicale, hanno dunque come prima fonte i culti dionisizci. Lo stesso avviene nella filosofia, dove l'indirizzo eracliteo e sofistico è dionisiaco, ma con Socrate si afferma un atteggiamento apollineo, che secondo il N. è inferiore.
2. 1873-79: critica della cultura. Come la filologia classica appariva al N. doversi rinnovare con luci dionisiache, cosi gli apparve passatista e insufficiente dopo la guerra del 1876-71 la cultura germanica che l'aveva creata, e si dedicò a svolgere la critica e ad esaltare chi poteva salvarla dalla decadenza. Così nacquero, da conferenze universitarie, le Unzeitgenässige Betrachtungen, quattro saggi : David Friedrich Strauss (ivi 1873) ricostruttore della morale "filistea" e della critica storico-religiosa; Vom Nutzen und Nachteil der Geschichte für das Leben (1874), critica dello storicismo tradizionale, erudito, ipercritico; Schopenhauer als Erzieher (ivi 1874), in cui per primo ravvisò nel filosofo del pessimismo un maestro di redenzione umana; e Richard Wagner in Bayreuth (ivi 1876), dedicato a illustrare la genialità antiborghese e ultraromantica del grande musicista con il quale però avvenne una rottura.
Umana, trappo umana contiene la revisione dei valori illuministici decadenti: l'avvenirismo, il senso morale, la religiosità, la coscienza artistico-letteraria, la cultura superiore e popolare, il mondo commerciale, l'educazione della donna e dei bambini, lo statalismo, il solipsismo. La filosofia di N. in questo periodo non è più semplicemente dionisiaco-sofistica, ma irrazionalismo estetizzante; la creazione artistica salva con il suo pathos l'uomo dalla realtà pessimistica dell'esistenza e vi sostituisce un'immagine interiore come visione e sogno del bello. L'elemento apollineo anche in N. prendeva cosi il sopravvento. Ma egli ne cercò un'affermazione pratica, gli chiese una soluzione per la vita.
3. 1880-88: dottrina del "superuomo" e della volontà di potenza. Nonostante il progresso del suo male, meditò e stese una serie di opere concepite sistematicamente, sebbene quasi tutte in forma di sitarismi: Morgenröthe, Gedanke über moral. Vorurteile (Chemnitz, 1880-81: il titolo ricorda un'opera teosofica di Jakob Boehme); Die Wiederkunft des Gleichen (1881), abbozzo di idee esposte in Die Fröhliche Wissenschaft (ivi 1881-82; 2* ed. accr., 1887: allude nel titolo alla cultura trobadorica e ha un prologo e un epilogo in versi); Also sprach Zarathustra, "un libro per tutti e per nessuno»: il capolavoro del N., poema in prosa e in versi in quattro parti (le prime tre edite a Chemnitz nel 1883-84, la quarta in poche copie nell' { }^{text {e }} e aggiunta alle altre nel 1892 ), è l'unica sua opera organica dopo la Geburt d. Tragödie (il titolo deriva dal prologo del testo arabo dell'«Evangelo dell'Infanzia ", secondo il Cod. orient. Laur. 32 di Firenze); Teusels von Gut und Bösen, "preludio di una filosofia dell'avvenire" (Lipsia 1885-86), commento filosofico al Zarathustra; Zur Genealogie der Moral (ivi 1887), con cui l'autore venne ad avvicinarsi al positivismo. Dal sett. 1886 al marzo 1888 lavorò alla grande opera Der Wille zur Macht, "saggio di una trasvalutazione di tutti i valori" (in quattro libri: Il nihilismo europeo; Critica dei precedenti valori supremi; Principio di una nuova determinazione dei valori; Razza ed educazione della razza); rimasta allo stato frammentario e pubblicata postuma nel 1902.
Nel solo 1888, presago dell'imminente crisi, fra Torino e Sile-Maria compone e pubblica freneticamente: Der Fall Wagner, violenta distriba contro l'antico suo difensore, alla quale aggiunse N. contra Wagner (ivi),
scelta di aforismi delle altre sue opere adattati allo stesso scopo; Die Götzendämmerung (ivi 1889), come si filosofeggia con il martello ", in cui riprende sentenziosamente la sua critica giovanile della filosofia greca e delle sue imitazioni moderne; l'Antichrist "saggio di una critica del cristianesimo" e di una nuova redazione della Volontà di potenza; Zece homo, storia sintetica del suo dramma spirituale e della sua operosità letteraria (fino al caso Wagner). Su queste ultime pagine, che uscirono postume (Lipsia 1908), si fermò la sua penna.
Il sistema di idee che il N. era pervenuto così a formulare è rimasto classico come il neoumanesimo, e potrebbe essere definito come un classicismo orientalista (apollineo-zoroastriano) e uno scetticismo pragmatista. Esso comprende i seguenti paradossi :
1) la vera redenzione dell'umanità consiste nella liberazione dalle idee di origine collettivistica o societaria in cui si sono arenati il socratismo, il cristianesimo, la borghesia moderna, la Kultur occidentale, e nel dissolvere la dottrina del progresso civile a cui si erano raccomandate. In questa dissoluzione si scopre che una legge naturale non progressiva regola la vita degli uomini ed è quella stessa simboleggiata dal mito antico dell'eterno ritorno di tutte le cose e di tutti gli eventi, anche personali, attraverso cicli cosmici. L'identità continua e perennemente ripetuta delle forme e degli atti toglie ogni significato alla loro evoluzione apparente e alla loro appropriazione presuntiva da parte di un'epoca o di una classe.
2) Chi può superare, sprezzare e sciogliere i vincoli di queste finzioni umane è soltanto il superuomo, un profeta agente verso gli altri uomini, come Zarathustra, il mago dello Zend-Azesta persiano. Il superuomo nietzschiano non ha nulla di trascendente; è il "senso della terra", la stessa coscienza terrestre, sensibile della umanità, che si rende liberatrice; la liberazione che egli produce non ha nulla di anticorporeo, è la stessa volontà che si impone con la sua ingenuità e la sua forza. Si tratta di una forma di neopaganesimo, che non è però legata al dualismo manicheo del bene e del male, come quello dell'antico Zarathustra, ma è «al di là del bene e del male» in quanto essi rappresentano differenze e opposizioni segnate per debolezza e per servaggio e categorie convenzionali del tutto inconsistenti. Il superuomo è l'uomo eletto, geniale, l'artista creatore, e rivelatore, che vince l'uomo medio, o mediocre, di tipo comune e neutro. La morale che egli supera è invece una formazione storicosociale illusoria che cerca di nascondergli la realtà sana e viva dell'esistenza.
3) Il nihilismo o nullità dei valori supremi, dottrina di origini orientali ma al tempo del N. presentata come ultima novità dei filosofi anarchici, è la conseguenza della sintesi storica fra il cristianesimo e il pensiero europeo. Il cristianesimo moderno infatti attribuisce all'uomo un valore assoluto, al mondo la perfezione, alla conoscenza dei valori il significato di sapere adeguato, alla religione il risanamento di ciò che l'uomo dispregia di sé medesimo. La filosofia razionalista a sua volta fa di questa scienza dei valori assoluti un sistema di categorie commisurato a quella concezione dell'uomo e del mondo. Ma in un caso come nell'altro s'incontrano i problemi della teleologia; a che serve tutto cio?; e della relatività: quanto dura? Il mondo delle categorie è relativo a un mondo finto dell'umanità in divenire: l'assoluto dell'eterno ritorno è l'annullamento di questa finzione. Il pragmatismo relativistico della Philosophie des Als-Ob di Hans Vaihinger (v.) sue contemporanee coincide con le vedute fondamentali abbozzate per la Volontà di potenza.
4) Per ritrovare la loro purezza e autenticità i valori umani debbono essere transvalutati secondo questo nuovo principio. Per "volontà di potenza" (concerto in sé contraddittorio, perché la potenza, anche nella concezione scientifica della forza potenziale, Macht, è sempre astrazione dell'atto) il N. intende il ritorno della vita verso la fonte primigenia, negativa (nel senso schopenhaueriano della volontà) degli atti, ritorno in cui, come per la realta storico-mititica nell'eterno ritorno, anzi identicamente con questo, è tutta la sua schietta natura. La volontà di po-
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tenza genera il conoscere come fenomenismo (v.) del mondo sia esteriore che interiore: le sue forme teoretiche sono soltanto interpretazioni, per sé irriflessive e irrazionali, anche quando prendono aspetti intellettualistici e pongono nella ragione l'ipotesi non necessaria di un soggetto (v.), o di più soggetti. Il potere che così si acquista sulla propria sensibilità genera a sua volta la convinzione della verità come persistenza delle ipotesi e l'ammissione di una realtà equivalente; ma il N. è contrario alla teoria positivista, che così si identifichino fatti e determinazioni causali e funzionali: si esalta invece, nella formulazione dell'essere, la volontà di potenza, e si raggiunge con l'idea dell'eterno ritorno il più alto avvicinamento possibile all'idea dell'essere reale (il quale però è apparenza in confronto del divenire attuale). La volontà di potenza si rivela nella natura come desiderio della forza in atto, Kraft; essa ne è l'intima animatrice, l'interno divenire, di cui i fenomeni e le leggi fisiche sono la manifestazione, i sintomi. Questa volontà intrinseca alla natura produce la vita organica; ma non nel senso indicato dal darwinismo, il quale lega i fenomeni biologici a una utilità estrinseca e a una potenza apparente (lotta per l'esistenza, sopravvivenza del più adatto; conformismo sostituito al trasformismo intellettuale): bensì di quello di una finalità consistente nell'incremento della potenza e nel trionfo di ciò che è più forte (individuazione [v.]), anzi dell'individuo (v). più forte e fino al sacrificio della specie. Ciò non è un progresso, segnatamente nella specie umana, né di questa in confronto di altre specie, ma una ricerca del tipo più elevato di esistenza, fino alla genialità. Questo più questa è «macchina sublime», tanto più è distruttiva delle altre forme di individuazione. Lo stesso principio spiega le genesi dei valori volitivi, inconscie affermazioni di potere degli individui, e deve stabilire i valori della società e dello Stato in favore dell'individuo