volume-08

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vato di esistenza, fino alla genialità. Questo più questa è «macchina sublime», tanto più è distruttiva delle altre forme di individuazione. Lo stesso principio spiega le genesi dei valori volitivi, inconscie affermazioni di potere degli individui, e deve stabilire i valori della società e dello Stato in favore dell'individuo più forte, del superuomo, della genialità artistica e della superiorità di razze e di cultura.

Questi ultimi spunti, messi in seguito a servizio del pangermanismo, vennero invece dal N. rivolti a illustrare il contrasto tra lo spirito dionisiaco-sofistico da lui oggettivamente imitato e il cristianesimo come fautore delle debolezze umane e della soggezione ai poteri tradizionali e intellettualistici. Ma è dubbio se, anche componendo sistematicamente la dottrina da lui disegnata, egli sarebbe mai riuscito a coordinarne le contraddizioni e i paradossi, i quali sono più che altro suggestivi, per efficacia poetica, di una migliore valutazione della storia e della realtà. Bibl.: Sämmtliche Werke, in 16 voll., Lipsia 1899-1901, 2² ed., 1911; ed. minore, ivi 1899-1912. Gesammelte Briefe, in 3 voll. a cura di Elisabetta Foerster-N., P. Gast e altri, Berlino, Lipsia 1900-1909; in 9 voll., Lipsia 1909 sgg. Commenti al Zarathustra: del Naumann, in a parti, Lipsia 1904; del Weichelt, ivi 1922: del Riesen, Stoccarda 1922. Trad. it. di tutte le opere principali presso le case editrici Bocca (Torino) e Sociale (Milano). Della Nascita della Tragedia, Bari 1943: delle Liriche di F. N., a cura di I. Malone, Messina 1949. Antologia: N., a cura di E. Paci, Milano 1946.

Biografia: fondamentale: E. Foerster, N., Das Leben N., 3 voll., Lipsia 1895-1904; 2² ed. in 2 voll. ivi 1912-14; id., N. gienane, trad. it. di E. Rigutini, Firenze 1924; id., Das N.-Archiv, seine Freunde u. Feinde, Lipsia 1907; P. Deussen, Erinnerungen an F. N., ivi 1901; D. Halévy, La vie de F. N., Parigi 1909; E. F. Podach, N.'s Zusammenbruch, Heidelberg 1930; id., Gestalten um N., Berlino 1932. Su N. e Wagner: L. Griesser, N. und Wagner, Vienna 1923; K. Hildebrandt, N. und Wagner, Breslèria 1924. Sul carattere di N.: S. Caramella, in La cultura, 4 (1925), p. 337-44; S. Zweig, Der Kampf mit dem Dämon, Lipsia 1928. Sulla sua evoluzione: Lou AndrèasSalomé, F. N. in s. Werbao, Vienna 1894 (trad. franc., Parigi 1932); Ch. Andler, F. N., sa vie et sa pensée, 6 voll., ivi 1920-30; G. De Pourtalès, N. en Italie, ivi 1931. Dottrine: A. Ridd, F. N. der Künstler u. der Denker, Stoccarda 1897, trad. it., Palermo 1912; H. Lichtenberger, F. N., Parigi 1898; 12* ed., 1923; R. Richter, F. N., uns Leben u. s. Werk, Lipsia 1903; E. Zoccoli, F. N., Modena 1898, Torino 1901, Roma 1907; F. Orestano, Le idee fondamentali di F. N. nel loro progressivo svolgimento, Palermo 1902; R. M. Meyer, N., sein Leben u. s. Werke, Monaco 1912; F. Chatterton-Hill, F. N., Nuova York 1914; M. Castiglioni, Il poema eroico di F. N., Torino 1916; 2² ed. 1924; E. Bertram, N. Versuch einer Mythologie, Berlino 1919; A. Wetter, N., Monaco 1926; I. De Gaultier, N., Parigi 1927; Ch. Lessing, N., Lipsia 1931; K. Jaspers, N., Einführung
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(let. Enc. Crit.)
Nievo, Ippolito - Ritratto - Roma, Biblioteca nazionale V. Emanuele.

[^0]NIFO, Agostino. - Filosofo, n. a Sessa (Salerno) nel 1469-70 (onde spesso è detto semplicemente Suessanus), m. fra il 1539-46.

Fu alunno di Nicoletto Vernia a Padova intorno al 1490; quindi concorrente del Pomponazzi e nel 1496 suo successore nella cattedra di filosofia naturale. Dopo il ritorno del Pomponazzi, lasciò Padova e, tornato in patria, insegnò a Salerno e a Napoli. A Padova aveva professato nei primi anni l'averroismo moderato di Sigieri. Più tardi si volse al tomismo. Nel 1518 scrisse il De immortalitate animae contro il Pomponazzi dedicandolo a Leone X, da cui ottenne il titolo di conte palatino con il privilegio di fregiarsi del nome e delle armi dei Medici ( 15 giugno 1520 ). L'anno prima era stato assunto professore a Pisa. Fu certo in questi anni che, avuto tra le mani un manoscritto del Principe di Machiavelli, osò plagiarne goffamente molte pagine nel De regnandi peritia, stampato nel 1525 e dedicato a Carlo V. Da questo momento scema nel N. l'interesse per la filosofia, sopraffatto dallo spirito cortigiano.

Bibl.: Historia e documenti originali della famiglia N. Sec. XV-XVII. Ms. posseduto da Benedetto Croce. Alcuni documenti debbono essere stati male trascritti: tale, p. es., l'epigrafe sulla tomba del N. nella sacrestia del Domenicani a Sessa. F. Tuozzi, A. N. e le sue opere, in Atti e Mem. d. R. Accad. di scienze, lett. ed arti di Padova, 353 (1903-1904), pp. 63-86 (con molle


[^0]:    1. 8. 1912: R. Richter, F. N., wos Leben u. s. Werk, Lipsia 1909; E. Zoccoli, F. N., Modena 1898, Torino 1901, Roma 1907; F. Orestano, Le idee fondamentali di F. N. nel loro progressivo svolgimento, Palermo 1902; R. M. Meyer, N., sein Leben u. s. Werke, Monaco 1912; F. Chatterton-Hill, F. N., Nuova York 1914; M. Castiglioni, Il poema eroico di F. N., Torino 1916; 2² ed. 1924; E. Bertram, N. Versuch einer Mythologie, Berlino 1919; A. Wetter, N., Monaco 1926; I. De Gaultier, N., Parigi 1927; Ch. Lessing, N., Lipsia 1931; K. Jaspers, N., Einführung

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incasttezze). Sul pensiero del N., v. F.Fiorentino, Pietro Pomponazzi, Firenze 1868, pp. 35-41, 36-37, 214-41, 263-70; id., Del - Principe di Machiavelli e di un libro di A. N., in Glern. napol. di filos. e letter., 1870, pp. 94-114; B. Nardi, Sigieri di Brabante nel pensiero del Rinascimento italiano, Roma 1943 (v. ind. onom.). Bruno Nardi

NIGERIA. - Eil più importante dei possedimenti britannici nell'Africa occidentale. Il territorio comprende tutto il bacino inferiore del Niger, quello del suo affluente Benue e la zona che lo continua verso NE, fino al Lago Chad. Dalla fascia costiera bassa e pianeggiate (delta del Niger), orlata di paludi e di mangrovie, e poi di foreste,si sale lentamente agli altipiani interni, meno umidi o addirittura aridi (savana e poi steppa). Agli indigeni (negri sudanesi) prevalenti nella maggior parte del paese si sostituiscono verso N. genti d'origine camitica (Fulbe). Noci e olio di palma sono i prodotti agricoli principali, ma si coltivano largamente anche arachidi, cotone e cacao. Notevoli le ricchezze forestali (mogano) e l'allevamento (nelle regioni settentrionali). Delle cospicue risorse minerarie si sfruttano solo stagno, carbone e tantalio (per questo ultimo la N. è al primo posto nel mondo). Sensibili progressi si sono compiuti negli ultimi anni nel campo delle comunicazioni interne (oltre 3300 km . di ferrovie, 8000 km . di strade), che condizionano, in definitiva, lo sviluppo del vasto e ricco paese. La navigazione marittima fa capo ai porti di Lagos, Port Harcourt, Burutu e Calabar.

La N. comprende una colonia (Lagos e territorio circostante) ed un protettorato; la capitale è a Lagos ( 180 mila ab.), all'estremità sudoccidentale del territorio. Nella N. le statistiche comprendono di solito anche il Camerun britannico ( 97.256 mathrm{kmq}., con un milione di ab. ca.), disteso come lunga ed esile striscia fra N. e Camerun francese.

| Regioni | Superficie in kmq. | Popolazione in 1000 ab. (2946) | Densità a kmq. |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Colonia |  |  |  |
| Protettorato : | 3.576 | 450 | 129 |
| Provincia dell'Est | 117.684 | 5.200 | 44 |
| " dell'Ovest | 114.327 | 4.350 | 38 |
| " del Nord | 729.526 | 12.980 | 18 |
| Totale | 965.113 | 22.980 | 24 |

BibL.: W. M. N. Geary, N. under British Rule, Londra 1927; W. R. Crocker, N., Londra 1936; A. N. Cook, British enterprise in N., Philadelphia 1943.

Giuseppe Caraci
Evangelizzazione. - Nel corso del sec. xvir la regione del fiume Niger nell'Africa occidentale divenne campo delle missioni cattoliche. Propaganda affidò ai Cappuccini spagnoli la missione del Benin, il cui re si diceva fosse cattolico. Ma i Cappuccini al loro arrivo nel 1651 trovarono un regno pagano e dopo i primi tentativi di evangelizzazione furono scacciati. Nel regno vicino di Oweri invece, il cui re era cattolico, probabilmente battezzato da missionari portoghesi di S. Thomé, i Cappuccini italiani dal 1657 in poi per qualche anno poterono la-
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Nigeria - 1) Confini di circoscrizione ecclesiastica; 2) confini di mandato; 3) confini di colonia; 4) ferrovie.
vorare con frutto. Anche i tentativi del 1695 e del 1713 fallirono.

La vera sistematica opera missionaria s'iniziò soltanto nel sec. xix. I missionari africani di Lione si stabilirono nel 1861 a Lagos, Benin, parte del vicariato di Dahomey, eretto nel 1860 , dal 1870 denominato Costa di Benin. Nel 1884 si spinsero avanti fino a Lakoja sulla riva occidentale del Niger. Nel medesimo anno Propaganda eresse la prefettura apostolica della N. superiore. I missionari dello Spirito Santo arrivarono nel 1885 dal Gabon nella regione all'est del Niger, ove nel 1889 fu eretta la prefettura apostolica della N. inferiore. In ambedue le missioni i risultati furono sul principio piuttosto scarsi. I missionari di Lione progredirono più verso settentrione, ove nel 1911 fu eretta la prefettura apostolica della N. orientale, più tardi denominata N. settentrionale, oggi Kaduna. Il preponderante influsso dei maomettani rese i frutti assai esigui. Nella parte meridionale invece, sia nel Benin, che nella N. superiore, denominata dal 1911 N. occidentale, superate le prime difficoltà, i risultati furono più cospicui. Migliori risultati furono ottenuti dai Missionari dello Spirito Santo nella N. inferiore, dal 1920 vicariato apostolico della N. meridionale; soprattutto dal momento in cui il prefetto apostolico, più tardi vicario apostolico Giuseppe Shanahan, aumentò il numero dei catechisti e delle scuole. I sacerdoti della propria Congregazione furono aiutati da sacerdoti secolari irlandesi, i quali poi s'unirono nella Società missionaria di S. Patrizio. A questa si affidò nel 1934 la parte orientale del vicariato, erigendola in prefettura apostolica di Calabar. In questi ultimi anni anche i Padri Bianchi e gli Eremitani di S. Agostino hanno fondato proprie missioni nella N.

Il 18 apr. 1950 fu eretta la gerarchia ecclesiastica nella N.: l'arcidiocesi di Lagos con le suffraganee di Benin e di Onde, l'arcidiocesi di Onitsha con le suffraganee di Calabar e di Owerri e sei prefetture apostoliche.

Organizzazione ecclesiastica. - Le circoscrizioni sono in ordine alfabetico. Benin City, eretta prefettura apostolica di N. superiore nel 1884, dal 1911 ebbe il nome di N. occidentale, nel 1918 vicariato apostolico, nel 1943 mutò il nome in Asaba-Benin, nel 1950 diocesi con il nome di Benin City, affidata alla Società per le missioni africane. Calabar, eretta prefettura apostolica nel 1934, nel 1947

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vicariato apostolico, nel 1950 diocesi, affidata alla Società di S. Patrizio. Jos, eretta prefettura apostolica nel 1954, affidata alla Società per le missioni africane. Kaduna, eretta prefettura apostolica di N. orientale nel 1911, nel 1929 prese il nome di N. settentrionale, nel 1934 quello di Kaduna, affidata alla Società per le missioni africane. Lagos, eretta vicariato apostolico di Dahomey nel 1860, nel 1870 assunse il nome di Costa di Benin, nel 1943 quello di Lagos, nel 1950 elevato ad arcidiocesi, affidata alla Società per le missioni africane. Ogoja, eretta prefettura apostolica nel 1938, affidata alla Società di S. Patrizio. Ondo, eretta vicariato apostolico di Ondo-Ilorin nel 1943, elevato a diocesi nel 1950, affidata alla Società per le missioni africane. Onitsha, eretta prefettura apostolica di N. inferiore nel 1889 , vicariato apostolico nel 1920 con il nome di N. meridionale, nel 1934 con il nome di OnitshaOwerri, nel 1948 con quello di Onitsha, elevata a arcidiocesi nel 1950, affidata alla Congregazione dello Spirito Santo. Oyo, eretta prefettura apostolica nel 1949, affidata ai Padri Bianchi. Yola, eretta prefettura apostolica nel 1950, affidata agli Eremitani di S. Agostino. - Vedi tav. CXX.

Bibl.: R. F. Guilcher, Un ami des notes, Augustin Plauque, Lione 1928; L. Kilger, Die Missionen in Oberguinea und in Ostafrika nach den ersten Propagandamaterialien (1622-70), in Zeitschrift für Missionstalsenschaft, 20 (1930), pp. 297-311; Chronique des missions confiées à la Congrégation du St-Espri. Aperçu historique et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 128-47. Giovanni Rommerskirchen

NIIGATA, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Nella parte nord-ovest dell'isola di Hondo (Giappone centrale). Comprende tre province civili: N., Akita, Yamagata; fu eretta il 13 ag. 1912, con territorio distaccato dall'arcidiocesi di Tuk'o e dalle diocesi di Hakodate e di Osaka. Ha una superficie di 33.568 kmq . con 5.070 .000 ab . I cattolici sono 2613 con 2110 catecumeni; i protestanti sono 5000.

La grande massa è composta di buddhisti e shintoisti I Gesuiti tra il 1620 e il 1626 furono i primi evangelizzatori. Nel 1633 vi giunsero i Domenicani, tra i quali va ricordato il p. Luca dello Spirito Santo, mentre i Francescani fondarono una loro stazione a Sakata. La persecuzione distrusse il lavoro missionario e solo nel 1870 i padri della Società per le Missioni Estere di Parigi fondarono nuove stazioni. Nel 1907 giunsero a N. i missionari della Società del Verbo Divino: e la missione rimase loro affidata del 13 ag. 1912 fino al 14 genn. 1941, quando vi sorientrò il clero secolare giapponese.

Vi sono 15 sacerdoti esteri e 5 giapponesi; 57 suore, di cui 49 native e 8 estere; 3 seminaristi maggiori e 3 minori; 39 catechisti; 92 maestri; 8 medici; 23 infermieri; 17 quasi parrocchie; 17 stazioni primarie e 18 secondarie; 21 edifici sacri; 3 ospedali; 2 orfanotrofi; un ospizio per vecchi; un breforrofio; una scuola media e una superiore; 3 scuole professionali.

Bibl.: AAS, 4 (1912), pp. 266-67; MC, 1950, pp. 409-10; Arch. di Prop. Fide, Relatio quinquennalis 1943-50, pos. prot. n. 4490-50; id., Prospectus Status Missionis 1950, pos. prot. n. 4361/50; id., Quadro statistico riassuntivo per le missioni giapponesi, 1950, pos. prot. n. 435/50. Edoardo Pecoraio

NIKITA Pustosyjat. - Raskolnico russo, m. a Mosca il 12 luglio 1682. Il suo nome completo è N. Konstantino Dobrynin.

Nella controversia suscitata dalle riforme del patriarca Nikon, N., di carattere battagliero, si mise a capo degli oppositori e pubblicò una supplica all'imperatore Alessio Mihailovic refutando lo Scriżal di Nikon; la supplica venne confutata prima dall'arcivescovo di Gaza, Paisi Li garides, e poi da Simeone di Polok, con il suo libro Zal praolenija ( La verga di direzione »). Nel Sinodo di Mosca del 1666-67 N. venne condannato, ma si sottomise alla penitenza, ottenne il perdono e si ritirò nel monastero di Ugra nel governo di Smolensk. Dopo 15 anni riapparve a Mosca guidando la delegazione degli Starovjeri che si recò nel Cremlino presso la reggente Sofia. N. pagò il suo ardire con la vita.

Riguardo alla dottrina, N. nel suo opuscolo contro Nikon e contro le novità importate da Bisanzio sostiene le antiche sentenze dei moscoviti, concordanti con i cattolici in molti punti, segnatamente nell'Immacolata Concezione di Maria e nella forma del Sacramento della Eucaristia.

Bibl.: N. Subbotin, Materialy dlia istorii Rashola, I, Mosca 1875, pp. 374-419; IV, ivi 1878, pp. 1-178; B. T., N. P., in Russkiy biografičeshi) Slovar, XI, Pietroburgo 1914, pp. 288-96; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa, Torino 1248, pp. 236 257.

Maurizio Gordillo
NIKON, patriarca di Mosca. - Al secolo Nikita Minič, n. nel 1605 nella regione di Nižnij Novgorod, m. il 17 ag. 1681 presso Jaroslavl.

L'origine contadinesca e i maltrattamenti subiti durante l'infanzia contribuirono a sviluppare in N. un carattere forte e duro. Divenne sacerdote (1625) in una parrocchia rurale donde passò nel 1627 a Mosca. Morti i suoi figli si ritirò nell'eremo dell'isola di Amer nel Mare Bianco e poi nel monastero Kožnezerskij in provincia di Archangelo, di cui divenne abate nel 1643 . Nel 1646 N . fu presentato allo zar Alessio, di cui divenne il più influente consigliere. Nel 1649 N . fu nominato metropolita di Novgorod e il 22 luglio 1652 patriarca di Mosca. N. si rivelo pastore selante. Promosse le missioni in Siberia e la frequente predicazione nelle chiese, esigendo l'osservanza della disciplina ecclesiastica. Amante dello splendore del culto volle portare a termine la revisione dei libri liturgici iniziata dai suoi predecessori. Convocò a questo scopo alcuni sinodi e decise di riformare i testi e le prassi liturgica russa secondo i libri liturgici allora usati dai Greci, sopprimendo anche le numerose particolari usanze russe consacrate dalla lunga e legittimo consuetudine, ciò che non mancò di destare una sempre più forte opposizione dei conservatori capeggiati da Avvakum. N. rivendicava la piena indipendenza della Chiesa dallo Stato, anzi sostenne la superiorità della dignità patriarcale sopra quella dello Zar alla maniera di quella papale nell'Impero romano-germanico e finì per assumere il titolo di Gran Sovrano (v Velikij Gosudar v) riservato allo Zar. Alessio durante le sue frequenti assenze da Mosca affidava al patriarca anche la reggenza dell'Impero. N., altero ed autoritario, trattava senza riguardi i dignitari statali ed ecclesiastici e ciò finì per creargli molti nemici ed alienargli anche l'animo dello stesso Zar.

Il conflitto aperto scoppiò nel 1658 e lo Zar intimò a N. di deporre il titolo di Gran Sovrano. N. si ritirò nel monastero Voskresenskij presso Mosca. Nel 1666 il Sinodo di Mosca, cui parteciparono i patriarchi orientali, riconobbe N. colpevole di arbitrario abbandono del seggio patriarcale, di abuso del titolo di Gran Sovrano, di superbia e di prepotenza e lo depose e degradò. N. fu poi rinchiuso nel lontano monastero di Ferapontov-Bělozerskij. Nel 1676 morì zar Alessio senza che N. si fosse riconciliato con lui. Finalmente nel 1681, per ordine dello zar Teodoro, N. fu trasferito nel suo monastero prediletto di Voskresenskij, ma si spense il 17 ag., durante il viaggio, presso la città di Jaroslavl. Per volontà dello zar, N. fu sepolto con gli onori pontificali e nel 1682, quando giunse postuma l'assoluzione dei patriarchi orientali, il nome di N. fu inserito di nuovo sulla lista dei patriarchi di Mosca. Il Sinodo del 1666-67 approvò definitivamente la riforma liturgica della Chiesa russa, e gli avversari della riforma di N. diedero origine allo scisma detto "Raskol» (v.).

Bibl.: W. Palmer, The Patriarch and the Tsar, 4 voll. Londra 1871-76; Gibbenet, Istorižeskaje isslédovantje déla Patriarcha Nikona, 2 voll., Pietroburgo 1882-84; N. F. Kaptarev, Patriarch N. i zar Aleksei Michajlovič, 2 voll., Sergiev Posad 1909-12; M. N. Zyzikin, Patriarch N., jego gosudarstennyja i kanonifeskija idei, 3 voll., Varsavia 1931-38; J. Ledit, N., in DThC, XI, coll. 646-55. Giuseppe Olèr

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(da Soursnirs d'Egypte)
Nilo - Il N. presso le Piramidi.
NILLES, Nikolaus. - Gesuita, canonista e liturgista, n. a Rippweiler (Lussemburgo) il 21 giugno 1828 , m. a Innsbruck il 31 genn. 1907.

Entrato nell'Ordine (1858) dopo aver compiuto gli studi nel Collegio Germanico a Roma e ricevuto il sacerdozio, fu subito eletto professore di diritto canonico all'Università di Innsbruck e vi durò quasi fino alla morte. Dal 1870 al 1895 fu anche rettore del Collegio teologico, di cui compose le Consuetudines. Di grande attività, oltre ai numerosi articoli offerti alla Zeitschr. für hathol. Theologie, lasciò due opere fondamentali che lo resero benemerito del culto del S. Cuore e della riunione delle Chiese separate di Oriente: De rationibus festorum sacratissimi Cordis Seco et purissimi Cordis Mariae libri IV (2 voll., Innsbruck 1867; 3^{text {a }} ed. 1885) e Kalendarium manuale utriusque Ecclesiae orientalis et occidentalis (2 voll., ivi 1879-81 ; 2^{mathrm{a}} ed., 1896-97). Ambedue le opere furono accolte con pieuso, massime la seconda e non solo dai cattolici, ma anche dai protestanti (Nestle, Harnack ecc.) e dalla Chiesa ufficiale russa, che, quasi a commento, pubblicò una serie di 48 tavole policrome per i singoli santi dell'anno e per le feste dei misteri cristiani : Ephemerides figuratne graeco-slavicae, Festbilder-Atlas zu Ni halat N. S. 3., 'Eoptol.bycov vpliyojov: Kalendarium manuale (Mosca 1897) inviandogliene copia in omaggio. Da citare anche: Commentarius in Concilium plenarium Baltimoreuse tertium (2 voll., Innsbruck, 1884-91).

BibL.: M. Blum. Das Collegium Germanirum zu Rom und dessen Zäalinge aus dem Luxemb. rger Landz, Lussemburgo 1899, pp. 94-109 con bibl.: L. Ponck, N. N., in Zeitschr. f hathol. Theologie, 31 (1907), pp. 396-400; H. Leclercq, s. v. in DACL. IX, 1732-34.

Celestino Testore
NILO. - Fiume d'Egitto. Si ricorda in molti passi della Bibbia e lo si dice anzi spesso semplicemente "il fiume" per antonomasia (Gen. 41, 1-3; Ex. 1, 22; 2,3; 7, 17-22; 8, 5-13; 9, 9; Pz. 77 [78], 44; Ier. 46, 7-8; Is. 19, 6-9; 18, 2). Come è naturale, è sempre presente nella vita del paese: lo sogna il faraone nella Genesi (41, 1-3), quando vede salire dal fiume le sette vacche grasse e poi le sette magre della predizione; al fiume ordina il faraone che si gettino tutti i maschi neonati degli Ebrei (Ex. 1, 22); e fra i giunchi della riva è deposto Mosè e poi ritrovato e salvato dalla figlia del faraone, che era scesa a bagnarsi nelle acque (ibid. 2, 3-6).

Il N. è strumento della vendetta di Jahweh contro l'Egitto, quando Mosè ha l'ordine di comandare ad Aronne di stendere la mano sul fiume per farne uscire le rane (ibid. 8, 5-13), e lo stesso Mosè proclama di essere in grado con Aronne di trasformare l'acqua in sangue, sicché i pesci moriranno e le acque diventeranno puttide
(ibid. 7, 17-22; cf. 4, 9; Pz. 44). Altra volta si allude alla possibilità che il fiume rimanga asciutto (Is. 19, 6); anzi tra le gravi minacce che risuonano nelle parole di Ezechiele (29, 1-16) è quella di Jahweh di rendere arido, deserto, inabitabile l'Egitto a causa della superbia del faraone, che si rifiuta di riconoscere in Dio il creatore del fiume e quindi della prosperità del paese.

Ancora nella Bibbia si trova un'allusione alla piena del N. (Jer. 46, 7-8), al fatto che Alessandria è tutta circondata dalle acque del fiume oltre che dal mare (Nah., III, 8), all'ippopotamo e al cocondrillo del N. (Job 40, 10-28) e forse al dragone (Ex. 32, 2; Am. 9, 4); come pure ai pescatori con la rete e con l'amo (Is. 19, 8) e alle barche di papiro che vengono dall'Etiopia verso il settentrione (ibid. 18, 2).

Aristide Calderini
Nilo l'Asceta (d'Ancira), santo. Scrittore di materie ascetiche del principio del sec. v. Leone Allacci enumera 21 scrittori di questo nome; naturale quindi che i copisti li abbiano confusi e che ora difficilmente ci si ritrovi. Inoltre portano questo nome numerose opere, delle quali i veri autori non si potevano svelare, come Evagrio il Pontico o lo stoico Epitteto. Così è nata la "questione di N. ".

Il più conosciuto di tutti questi N. sembra essere un antico ufficiale della corte di Teodosio, divenuto eremita al Sinai assieme con il figlio Teodulo, secondo quanto dicono le Narrationes (PG 79, 589-693). Ma contrariamente all'opinione degli antichi patrologi, è impossibile attribuire a lui la maggior parte degli scritti pubblicati sotto il nome di N. Il loro autore non è un eremita, ma un cenobita, superiore di un monastero, nei dintorni di Ancira in Galazia, vissuto alla fine del sec. Iv e all'inizio del v, e discepolo di s. G. Crisostomo.
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(per cortesia del reamo p. archimandrita Indoro Croce)
Nilo il Giovane, santo - Autografo di s. N. - Grottaferrata, abbazia, ms. B. f. 3^{text {b }} (sec. x).

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![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(per cortesia det rev.mo p. archimandrita Isidore Croes)
Nilo il Giovane, santo - Imagine di s. N. Panorlio di trittico del sec xiv. Grottaferrata, abbazia.

Opere: Di questo abate di Galazia si ha una copiosa corrispondenza (ro6r lettere, secondo PG 79, 81582, che però contengono molti duplicati e tratti indebitamente staccati; p. es., le lettere 106-113 del II 1. formano una sola lettera). Le Narrationes (ibid., 589-694) appartengono ad uno scrittore diverso, ma sembrano romanzare una storia raccontata nell'ultima lettera della collezione accennata. Quanto agli altri scritti contenuti in PG 79, qualcuno dei più importanti è forse di Evagrio il Pontico, p. es., il Tractatus ad Eulogium (ibid., 1093-1140); più probabilmente il De diversis malignis cogitationibus (ibid., 1200-34) e quasi sicuramente il De oratione (ibid. 1166-99), uno dei più celebri opuscoli scritti intorno alla preghiera. Per veder chiaro in tutti questi problemi bisogna attendere i risultati dei lavori intrapresi da J. Muyldermans. Il De octo vitiosis cogitationibus (ibid., 1435-72) è invece un riassunto di Cassiano, Instit., X-XII, come ha dimostrato S. Marsili.

Bibl.: M. Th. Disdier, s. v. in DThC, XI, coll. 661-74; F. Degenhart, Des hl. N. Sinaita Leben u. Lehre von Mönchtum. Münster in V. 1915; K. Heussi, Osternich. au N. dem Asketen, Lipsie 1917; E. Peterson, N. De octo spiritibus im Isnoh Florilegium, in Zeitschr. f. hath. Theol., 56 (1932), pp. 596-99; S. Marsili, Remind de Cassien sous le nom de s. N., in Rev. d'assit. et myst., 12 (1934), pp. 241-45; I. Hausherr, Le traité de l'oration d'Evagre le Pontique (Pseudo Nil), Tolosa 1934; I. Muyldermans, S. N. en version arménienne, in Le Muséon, 56 (1943), pp. 77-113.

Ireneo Hausherr
NIIO Doxapatris. - Monaco greco della Sicilia, autore di due trattati geografici su i patriarcati, n. verso la fine del sec. xi, m. probabilmente nella seconda metà del sec. xir. Chiamato Nicola prima della sua vita religiosa, esercitò come diacono di S. Sofia a Costantinopoli funzioni ecclesiastiche e nello stesso tempo, come nomofilace dell'Impero, funzioni civili, secondo l'uso anche di altri chierici di S. Sofia di avere una tale duplice attività.

Si sa inoltre che egli era notaio del patriarcato e come tale dovette acquistare una profonda conoscenza dell'archivio patriarcale. Rinunziò però alla sua carriera ed entrò nella vita monastica nel suo paese natale, la Sicilia, sotto il re normanno Ruggero II (1101-54) fautore del monachismo greco. Su domanda di questi N. compose due trattati di statistica geografico-ecclesiastica, un'epitome Epitome dei limiti (giurisdizionali), dei santissimi
patriarchi ed enumerazione dei troni apostolici, composto a Palermo ca. il 1142-43, ed il Trattato dei cinque patriarchi, redatto nei primi mesi dell'anno 1142-43. Mentre l'epitome non ha carattere antiromano, nel secondo trattato sono osservazioni contro il primato del papa.

Bibl.: V. Laurent, L'oeuvre géographique du moine sicilien N. D., in Echos d'Orient, 36 (1937), pp. 5-30; Krumbacher, p. 415 .

Giorgio Hofmann
Nilo il Giovane, santo. - Detto anche di Rossano, dove nacque ca. il 9 ro. Di nascita illustre, N. ebbe un'educazione molto accurata; presto entrò come semplice chierico al servizio della Cattedrale. Da una fanciulla di modestissima condizione, che sposò, ebbe una bambina.

Volendo ritirarsi dal mondo, passò nella regione del Mercurion, dove condusse per lunghi anni vita solitaria e penitente nella grotta di S. Michele. Per le continue incursioni saracene si portò prima sui monti a nord di Rossano, organizzando intorno all'oratorio di S. Adriano una prima sua comunità, che poi condusse a Valleluce presso Montecassino, indi a Serperi, presso Goeta. Fece frequenti pellegrinaggi alle tombe degli Apostoli con lo scopo anche di procurarsi delle pergamene e portarvi libri. Nel 998 vi si recò per intercedere in favore dell'infelice antipapa Filagato (Giovanni XVI) suo conterraneo. Nel 1004 lascia Serperi e, per divino impulso, giunge nel Tusculanum, dove riceve in donazione dal conte Gregorio il territorio di Grottaferrata per l'ultima e più duratura sua fondazione, ma in quello stesso anno, la sera del 25 sett., cessa di vivere.

Oltre che la figura più rappresentativa del monachesimo cencùitico italo-greco nel sec. x, s. N., conoscitore anche del latino, fu calligrafo esperto e l'autore di quel particolare sistema tachigrafico detto italo-greco, di cui i suoi manoscritti, che con quelli degli immediati suoi discepoli costituirono il primo nucleo della Biblioteca criptense, forniscono un bell'esempio. Fu anche innografo, e si sono conservati un'ufficiatura greca in onore di s. Benedetto, cantata in una delle sue visite a Montecassino, e un inno per s. Nilo Sinaita. Il biografo fa espressa menzione di alcune sue lettere: ai giudici di Bisignano, al notaio dell'emiro di Palermo, a Leone abate di S. Alessio sull'Aventino, all'antipapa Filagato. La sua festa nel Martirologio romano e nei Synaxaria italo-greci è stabilita al 26 sett.

Bibl.: la Vita di s. N., scritta dal suo disce ruolo s. Bartolomeo (cod. B. B. II (sec. xir) della badia di Grottaferrata) fu tradotta in latino da M. Caryophilus (Roma 1624); riprodotta in Acta SS. Septembris, VII, Parigi 1867, pp. 239-320, e in PG 120, 15-165. Studi: G. Minasi, S. N. di Calabria, Napoli 1892; A. Rocchi, Vita di s. N. vulgarizzato, Roma 1904; S. Cassisi, I manoscritti di s. N. Jeniore, in Oriens christinens, 4 (1904), pp. 308-70; id., Imagrafi italo-greci. Le poesie di s. N. juniore e di Paolo monaco, ibid., 5 (1905), pp. 26-82. Teodoro Minieri
Nilo EQUATORIALE, vicariato apostolico del. - Si trova nella regione settentrionale dell'Uganda. Eretto come prefettura apostolica nel 1923, fu elevato a vicariato apostolico nel 1934. Nel 1950 cambiò il nome in quello di Gulu (v.).

Saverio Paventi
Nilo SUPERIORE, vicariato apostolico del: v. tororo, vicariato apostolico di.

NIMBO. - Disco che fin dal sec. iv a. C. si trova disposto intorno al capo di immagini di divinità o di esseri divinizzati.

Nell'arte classica tale attributo fu dato alle divinità dell'Olimpo, specie a quelle simboleggianti la luce, come Apollo-Helios-Sole; Artemide-Selene-Luna; ad Eos-Aurora; a Phosphoros-Lucifero. Nella volta di un mausoleo pagano, trasformato in cristiano, nella necropolì vaticana, è rappresentato il Sole radiato e nimbato sulla quadriga in corsa (B. M. Apollonj-Ghetti, A. Ferrua, E. Josl, E. Kirschbaum, Esplorazioni sotto la confessione di S. Pietro in Vaticano, Città del Vaticano 1951, pp. 40-

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41, tavv. B. e C). Ivi pure un Phosphoros-Lucifero, con il n. sormontato da una stella (ibid., p. 62, tav. E). Il n. radiato si dette anche alla Fenice (lastra nel cimitero di Callisto [E. Josi, s. v. fenice, in Enc. Catt., V, col. 1151] e recentissimo affresco scoperto nella cosiddetta cappella greca di Priscilla); hanno il n. anche le stagioni (cimitero inter duas lauros: Wilpert, Pitture, tav. 100), gli imperatori (medaglione adrianeo nell'Arco di Costantino [H. P. L'Orange e A. von Gerkau, Der Spätantike Bildschmuck des Konstantinsbegeus, Berlino 1939, tav. 5]); nelle monete: medaglione di Costanzo II, di Valente e Valentiniano (F. Gnecchi, Medoglioni romani, I, Milano 1912, tav. 11,1), disco argenteo missorio di Valentiniano I (?) e di Teodosio I del 388 (R. Delbruck, Spätantike Kaiserporträts, Ilerlino 1933, tav. 79), negli avori : dittico di Probo in Aosta dell'anno 406 (ibid., tav. 106). Nell'arte cimiteriale il n. è dato prima solo a G. Cristo, p. es., davanti a Pilato nel musaico in un arcosolio a Priscilla (G. B. De Rossi, Nuove scoperte nel cim. di Priscilla, in Bull. arch. crist., 4ᵃ serie, 5 [1887], p. 12 sg .); nelle scene dove è giudice, come in Bassilla (Wilpert, Mosaiken, tav. 247); in S. Lorenzo (ibid., tav. 206), tra le vergini prudenti e stolte (ibid., tav. 241) e tra due santi (ibid., tav. 205), come pure in Callisto (ibid., tav. 245), o tra gli Apostoli, come in Bassilla (ibid., tav. 225) e in Domitilla, dove hanno il n. anche i ss. Pietro e Paolo (ibid., tav. 155, 2). Ha il n. l'angelo che protegge i tre fanciulli nella fornace in un affresco del cimitero di Domitilla (Wilpert, Pitture, p. 332 e tav. 231, 1). Nel cimitero della Vigna Cassia in Siracusa, G. Cristo al di sopra del n. ha il monogramma 2 (ibid., pp. 365-66, fig. 34); nel cimitero inter duas lauros ha il n. con le lettere apocalittiche, come l'agnello divino, che ha pure la croce monogrammatica 3 (ibid., tavv. 232253); ha il n. crucigero nelle pitture di Ponziano, di Generosa e di Callisto (ibid., tavv. 257-58, 260); nei musaici di S. Apollinare Nuovo in Ravenna; in una lastra marmorea (sec. iv) nel cimitero di Trassone, dove consegna la legge a s. Pietro (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, Prato 1873-81, tav. 484, 14). Hanno il semplice n. i santi
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(let. Rev. Fabbrica di S. Pictro)
Nimbo - Helios (Sol Salutis) sulla quadriga con n. radiato (fine 11 sec., prima metà III) - Mausoleo cristiano nella necropoli vaticana.
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(da Wilpert, Pitture, tav. 107)
Nimbo - Cristo con n. crucigern. Affresco del sec. vI-viI - Roma, cimitero di Ponziano.
nei cimiteri di Ponziano, di Callisto e di Generosa (Wilpert, Pitture, tavv. 225-60, 262); l'angelo in Ponziano (ibid., tav. 259). S. Gennaro ha il n. e il monogramma (v. gennaro, in Enc. Catt., VI, tav. II). Anche nell'arte non cimiteriale, p. es., nei musaici, G. Cristo appare nimbato in S. Giovanni in Fonte a Napoli (Wilpert, Mosaiken, tav. 3a), a S. Aquilino a Milano (ibid., tav. 44), in S. Prudenziana a Roma (ibid., tavv. 42-44) e nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (ibid., tav. 48). Nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore ha il n. con sopra una croce nelle scene dell'adorazione dei Magi (ibid., tavv. 57-58) e dell'incontro con il re Afrodisio (ibid., tavv. 65-68); gli angeli hanno sempre il n., e anche Erode nelle scene in cui parla con i Magi e in quella della strage degli innocenti (ibid., tavv. 61-62 e 69); mentre non hanno il n. né la Madonna né gli apostoli Pietro e Paolo. Nelle miniature si trova nel Cronografo del 354, nella Genesi di Vienna, nel rotulo di Giosuè, in personificacióni di città e di fiumi. Nella Vita di s. Gregorio Magno, Giovanni Diacono (sec. ix) indica che il n. quadrato o rettangolare insigne vicentis est (PL 75, 231); esso circonda i personaggi viventi in affreschi, in musaici e in miniature. Secondo il Wilpert il n. quadrato avrebbe origine dal fatto che i Romani talvolta ritraevano dal vero le teste, eseguendole su tela, e poi le applicavano, racchiuse in una cornice di legno, sul resto della figura (Le nimbe carré, in Mélanges d'arch. et d'hist., 26 [1906], p. 2 sgg.); invece secondo W. de Grüneisen il n. quadrato sarebbe stato diffuso dall'Egitto in Occidente (Intorno all'uso egiziano di raffigurare i defunti, in Arch. della Soc. rom. di Storia patria, 29 [1906], pp. 229-39). Ph. Lauer propose di riconoscere nel doppio uso del n. rotondo per i santi e di quello rettangolare per i personaggi viventi una conseguenza delle lotte iconoclastie (Observations sur l'origine et l'usage du nimbe rectangulaire, in Mém. de la Soc. nat. des Antiq. de France, 67 [1908], pp. 55-71). G. De Jecphanion preferì l'idea di R. Garrucci (Storia dell'arte crist., IV, Prato 1877, p. 98), ripresa e sviluppata da G. Wilpert (Appunti sulle pitture della chiesa di S. Maria Antiqua,

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(fol. ounvenis)

Nimbo - Pontefice con n. quadrato, il signum uivorta, Minsatura dell' Exul. tel n. I (sec. xI) - Troia, Cattedrale.

Pitture, tav. 134, 1); perciò G. de Jerphanion concluse non potersi ammettere che l'uso romano derivi dall'egizio. Hanno il n. quadrato Giovanni VII (v.; 705-707) nel tabernacolo in onore della Madonna da lui fatto eseguire nella Basilica Vaticana; papa Zaccaria (752) in S. Maria Antiqua, nella cappella dei SS. Quirico e Giulitta, Gregorio IV (827-44) a S. Marco nel musaico absidale e Leone IV (847-55) a S. Clemente.

Il n. o aureola, nella sua forma più elementare, ebbe straordinaria diffusione in tutti i paesi e si arricchì felicemente di delicati motivi ornamentali, eseguiti con il niello nell'arte gotica, nel cui fiorire si estese anche alla scultura, che per difficoltà di esecuzioni prime ne era rimasta priva. Un decisivo mutamento si operò durante il rinascimento, con la soppressione saltuaria del n. in pittura oppure con la considerazione di esso come di un attributo reale, localizzato nello spazio ed orientabile prospetticamente, non senza virtuosismi disegnativi. Con Michelangelo e i grandi maestri del Cinquecento l'arcaica tradizione del n. viene violentemente spezzata, suscitando proteste di ordine religioso e iconografica. Tuttavia la tradizione continuò nell'arte minore e popolare, e fu sostituita in età barocca da più o meno violenta fulgurazioni di luce. Al n. si ricollega la "mandorla", che include in una curva elissoidale tutta la persona che si intende onivare.

Biel., per l'età classica; K. Keysner, s. v. Nimbus, in PaulyWissowa, XVII, pp. 591-624; A. Brücke, Der Nimbus und verwandte Attribute in der frächristl. Kunst, Strauburgo 1905; G. de Jerphanion, Le nimbe rectangulaire en Orient et en Occident, in Etudes, 30 (1913), pp. 85-93; A. Brücke, Randbemerhungen zum fräbchristl. Nimbus, in Zeitschr. füs neutest. Wissensch., 30 (1931), pp. 263-71; id., Der Engel am Grabe Christi, ibid., 34 (1934), pp. 313-17; K. Küntel, Ikonogr. der christl. Kunst, 1928, pp. 25 e 107; H. Leclercq, s. v. Nimbe, in DACL, XII, t. coll. 12721312.

Prescrizioni attuali relative al n.o aureola - Urbano VIII nel 1625 (decreto della S. Inquisizione de cultu publico Serris Dei non exhibendo, del 13 marzo: CIC Fontes, IV, Roma 1926, pp. 3-5) e nuovamente nel 1635 (costituzione Caelestis Hierusalem, 5 luglio: Ballorium Romanum, ed. Taurinensis, XIV, Torino 1868, pp. 463-40) proibl di esporre in pubblico o in privato immagini di defunti morti in fama di santità e martirio cum laureolis aut radix, seu splendoribus n. Tale proibizione è tuttora vigente. Il n. circolare si usa ora soltanto per i santi canonizzati, mentre per i beati si adopera un n., formato a mo' di raggi che partono soffusamente da dietro la testa del beato. Di questo n. speciale si fa menzione perla prima volta nel breve di beatificazione di s. Francesco di Sales di Alessandro VII (Spiritus sanctus, 28 dic. 1661 : D. Cappelli, Contextus actorum omnium
in beatificatione et canonizatione s. Francisci Salesii ep. Gebenensis, Roma 1665, p. 18). Vi si legge l'espressione: «Immaginea quoque radix, seu splendoribus exponentur», che viene tuttora ripetuta nei brevi di beatificazione (cf., ad es., il Breve di Pio XII, 2 giugno 1951, per la beatificazione di Pio X: AAS, 43 [1951], p. 467).
A. Pietro Frutaz

NIMEGA, Universita cattolica di. - Gradita residenza di Carbonagno e antico centro di cultura carolingia, N. è sede della Università cattolica olandese, che porta il nome di Università Carolina (Kaizer Karel Universiteit).

Fu fondata nel 1923, in virtù della legge 22 maggio 1905 sulla libertà dell'insegnamento superiore, dalla societá "S. Radbodo", che sin dal 1905 si propose la istituzione di una università cattolica. Frattanto s'incominciò con erigere due cattedre libere (di filosofia, di linguistica ed archeologia cristiana) presso l'Università statale di Utrecht; indi, raccolti i fondi necessari, fu creata, a N., l'Università carolina, con tre facoltà, come richiedeva il governo per dare l'autorizzazione e riconoscere la validità dei gradi : teologia, diritto, filosofia e lettere. L'approvazione della S. Sede si ebbe il 19 giugno 1923, e l'inaugurazione solenne il 17 ott. 1923. Primo rettore fu il nono filologo mons. Giuseppe Schrijnen (m. il 25 genn. 1938).

Nel 1951 si è aggiunta la facoltà di medicina e si spera prossima quella di scienze matematiche e naturali. La vita economica è assicurata dal contributo dello Stato e del comune di N. e dalla generosità dei fedeli, mentre la vita scientifica è alimentata dai molti latituti o seminari, tutti dotati di una propria biblioteca specializzata; particolarmente importanti quelli di lingue semitiche e di filologia classica, e il «circolo giuridico Contardo Ferrini». Patreni dell'Università sono s. Tommaso d'Aquino e s. Pietro Canisio, nato a N. Speciale fisionomia ha la facoltà teologica, che ammette solo quelli che abbiano già compiuto regolarmente il biennio filosofico e il quadriennio teologico, a norma del CIC (can. 1965). Così i suoi corsi sono organizzati in varie sezioni o cicli, a seconda della specializzazione preferita : una volta, tre (dog-matico-storica, biblica, morale); ora, sei (dogmatica, morale, S. Scrittura, storia, religioni comparate, missionologia). A norma degli statuti propri della Facoltà, conformati alla cost. apost. Deus scientiarum Dominus, e approvati il 29 giugno 1938 dalle S. Congr. degli Studi, il baccalaureato può essere conseguito dopo il primo anno accademico, la licenza dopo il secondo, la laurea dopo il terzo. I diplomi sono equiparati a quelli delle Università statali. Birl.: J. Schrijnen, Eigen Kultur (disc. inaugurale, 17 ott. 1923), Nimega 1923: A. Gemelli e J. Schrijnen, Annuaire général des Universités catholiques, (vi 1927, pp. 287-308; R. Aigrain, Les universités catholiques, Parigi 1935, pp. 74-75. V. anche Yearbook der R. K. Universitati te Nijmegen, pubblicazione annuale, con discorsi e resoconti ufficiali.

Igino Cecchetti
NIMES, DIOCESI di. - Città e diocesi nel dipartimento del Gard, ai piedi delle colline di Garrigues, nella Francia meridionale.

I suoi confini corrispondono a quelli del dipartimento del Gard e si estendono per 5825 kmq . con una popolazione di oltre 395.000 ab. dei quali 296.000 cattolici, distribuiti in 289 parrocchie e 35 vicariati serviti da 407 sacerdoti diocesani e 48 regolari; ha due seminari, maggiore e minore, le scuole presbiteriali di Alès e di Le Vigan; 9 comunità religiose maschili e 31 femminili.

L'origine della città è rappresentata dalla celebre fontaine il cui genio, Nemausus, le ha dato il nome. Fu la capitale dei Volci Arecomici, o abitanti del paese piatto; intorno ad essa Strabone ricorda 24 oppida. I Volci si sottomisero ai Romani ca. il 120 a. C. Augusto fondò la «Colonia Augusta Nemausensis», distribuendo le terre ai suoi veterani dopo la vittoria in Egitto; questi vi introdussero il culto di Iside e Serapide. Adrìsno, di ritorno dalla Britannia, vi si fermò e vi eresse una basilica in onore di Plotina. N. toccò il suo apogeo sotto Antonino Pio. Passò sotto i Franchi nel 737 e da Luigi VIII fu unita alla corona di Francia. Soffri molto nelle lotte religiose

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![img-6.jpeg](img-6.jpeg)

EPISODI DEL VANGELO E VITA DI S. NICOLA DA TOLENTINO Affreschi di scuola riminese (1340-50) - Tolentino, Basilica, cappellone.
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(fot. Jypertils)
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(fol. Central Office of Information-Landres)
In alto: I RE MAGI - Ondo Florin. In basso: SCUOLA DI PITTURA DECORATIVA E ARTIGIANATO per fanciulle a Ifuho (Calabar).

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dei secc. xvi e xvir e gran parte delle sue chiese furono danneggiate dagli ugonotti.

Il cristianesimo a N. è attestato in primo luogo dal martire Baudilio, commemorato al 20 maggio nella prima redazione del Martirologio geronimiano: Nemauso Baudilis martyris. Un'iscrizione porta la data del 21 maggio e invoca per il defunto la protezione del martire: martyr Baudelius per passionis die Domino dulcem suum commendet alienorum (E. Le Blant, Inscriptione chrétiennes de la Gaule, Parigi 1857, p. 708). Un intero capitolo di s. Gregorio di Tours è dedicato al suo "glorioso sepolcro" (In gloria martyrum, 77). Il culto di s. Baudilio era diffuso anche nella Spagna (E. Hübner, Inscriptiones Hispanice christianoe, Berlino 1871, p. 255 ; F. Fita, in Boletin de la Academia de la Historia, 25 [1894], p. 143). Un catalogo episcopale di N. incampleto e in disordine si conserva in un lezionario del sec. xiri, già della Cattedrale e ora nella Biblioteca civica (n. 14, f. 218); L. Duchesne ristabili la serie dei vescovi, di cui il primo è Sedato, che fu al Concilio di Agde del 506; poi Giovanni al tempo di Teodorico (Gregorio di Tours, In gloria martyrum, 77); Pelagio, presente al Concilio di Toledo del 589, dove fu Remessario a quello del 633.

La Cattedrale (Notre-Dame-et-St-Castor), secondo la tradizione, sarebbe sorta sopra un antico tempio di Augusto. Fu consacrata nel rog6 da Urbano V, di ritorno da Clermont, che vi tenne un Concilio (ro96). Nell'interno è un sarcofago cristiano proveniente da Arles con Gesù Cristo tra i dodici Apostoli (Wilpert, Sarcofagi, tav. 43, 5, p. 48), e a fianco sta il monumento del card. F. J. de Bernis.

Un cimitero del sec. iv, utilizzato fino all'epoca carolingia, si identificò nella piazza del Vieux-Chapitre presso la Cattedrale. Esso fa forse parte dello stesso cimitero rinvenuto nel 1920, in cui si constatò che l'odierna Cattedrale è costruita sopra una antica a tre navate, divisa da colonne con aree cimiteriale adiacente (E. Esperandieu, Pouilles de 1920 sur la place aux Herbes, in Le vieux N., 1932, pp. 1-8; H. Beauquier, Le vieux N., in Bull. de la Comnita. musicip. d'archéol., 1940, n. 16; R. Lantier, Rech. archéol. en 1940, 1941, 1942, in Gallia, 3 [1944], pp. 288-89).

La diocesi fu soppressa nel 1801 e ristabilita nel 1821. Il vescovo di N. è anche titolare delle due diocesi soppresse di Alais e di Ugès. Alais (dal 1926, Alès), l'antica Arisitum, fu creata diocesi ca il 570; soppressa nel sec. vir, ricostituita nel 1690 , definitivamente soppressa con la Rivoluzione Francese. La Cattedrale era dedicata a s. Giovanni. Uzès, l'antica Uletia, ha come primo vescovo noto Costanzo, presente al Concilio di Vaison nel 442. La Cattedrale era dedicata al patrono s. Teodoreto (L. Duchesne, Fastes épisc. de l'ancienne Gaule, I, 2* ed., Parigi 1907, pp. 314-16 sgg.).

Santuari venerati nella diocesi di N. sono Notre-Dame-de-Grâce a Rochefort, Notre-Dame-de-Grâce a Laval, Notre-Dame-de-Bon-Secours di Prime Combe, Notre-Dame-de-Bonheur presso Vallerangues; NotreDame de Vauvert; Notre-Dame de Belzevet sul monte Audaire. Nel Museo sono frammenti di sarcofagi cristiani (Wilpert, Sarcofagi, p. 123, 326 e tav. 238, 3). Un frammento di sarcofago cristiano è presso la proprietà Meunier de Salinelles (Wilpert, Sarcofagi, pp. 247, 249, tav. 216, 8;) altri frammenti si conoscono attraverso una copia del Rufmann (id., ibid., p. 319, fig. 200). Un frammento
epigrafico, non anteriore al sec. vi, ricorda due coniugi i quali « in matrimonio gesserunt inter se confidentes in Deo pietate, amore, caritate, castitate» (CIL, XII, 4057).

Nacquero a N.: Domizio Afro, maestro di Quintiliano; Castore, vescovo di Apt (m. nel 419); J. Nicot, che importò il tabacco in Francia (1560); gli storici F. Guizot (1787-1880) e E. Denis (1849-1921); A. ed E. Daudet, l'archeologo G. Boissier (1823-1908). Della diocesi di N., cioè di St-Gilles, è il papa Clemente IV (1265-68) che colmò di favori i monasteri della città.

L'anfiteatro, oggi detto «les Arènes», fu costruito nel I sec. d. C.; trasformato in fortezza dai Visigoti; nel medioevo difeso dai «Chevaliers des Arènes»; nel sec. xiri vi si stabilirono 2000 ab. che ebbero anche una cappella.

La cosiddetta Maison carrée fu eretta da Agrippa in onore di Caio e Lucio, nipoti di Augusto. Fu chiamato Capduell (esercuzione di Capitolium) e solo dal sec. xvi maison carrée, denominazione impropria perché l'edificio è più lungo che largo. Dal sec. xi servi a vari usi; ora è sede del
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Musée des Antiquités con assai ricche collezioni gallo-romane. Il cosiddetto a tempio di Diana" è parte di un edificio termale romano dell'età adrianea (117-30); nel medioevo divenne la chiesa di una abbazia di suore benedettine.

L'antico collegio dei Gesuiti è oggi in parte un liceo, in parte un museo archeologico che contiene in 10 sale una ricca collezione epigrafica. La cappella dei Gesuiti ( 1678 ) è trasformata in galleria di sculture antiche. N. ha una accademia alla quale Luigi XIV conferì gli stessi privilegi dell'Accademia di Francia. A 19 km . da N. si trova St-Gilles, l'antica Valla Flossiana sede di una abbazia fondata da s. Egidio sopra un'area donata nel sec. vir dal re visigoto Wamba. La chiesa abbaziale, dedicata a s. Egidio, fu iniziata nel 1116 ed è un cospicuo esempio dell'arte gotica nella Francia meridionale e conserva nella cripta la tomba di s. Egidio con l'iscrizione del sec. xi : in hoc tumulo quiescit corpus beati Aegidii.

Boll.: Guide de la France chrétienne st enistionnaire 1948-49, Parigi 1948, pp. 568, 663-66. 1070-72; L. Duchesne, Fastes épiscap. de l'unc. Gaule, I, 2* ed., Parigi 1907, pp. 310-13; H. Beauquier, La cathédrale romane de N., in Bulletin archéologique du comité, 1936-37 (1941); E. Esperandieu, L'amphithéâtre de N., Parigi 1933: Eubel, I, pp. 360-61; II, p. 201; III, p. 233; IV, p. 253 .

Eurico Josi
NINFA, santa, martire. - Sconosciuta agli antichi Martirologi fino al sec. ix; la prima notizia si ha nel Lib. Pont., che nella vita di Leone IV (847-55) ricorda una chiesa di Porto a lei dedicata.

Forse una santa N. non è mai esistita, e la titolare della chiesa non è altro che la corruzione del nome topografico "ad nymphas Catabassi ", dove sorgeva realmente una chiesa dedicata a Marta, la moglie del martire Mario, uccisa sulla Via Cornelia, e trasformata nel medioevo in s. N. Secondo una redazione tardiva della Passio s. Mamillani (BHL, 6254), N. era figlia del prefetto di Palermo, Aureliano, imprigionata e poi uccisa per la fede. Nel Martirologio romano N. è commemorata il 10 nov.

Bibl.: Acta SS. Septembris, V, Parigi 1868, pp. 43-54; Novembris, IV, Bruxelles 1925, pp. 327-29; 373-83; Lanzoni, pp. 545-49; Martyr. Romanum, p. 508. Agostino Amore

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NINFE. - Nella religione greca, fanciulle divine (vó́pqas), figlie di Zeus, animanti con la loro invisibile presenza ogni aspetto e manifestazione della natura. Esse abitano i monti, i prati, gli alberi, i boschi e le acque e si distinguono perciò in : Oreadi, Napee, Driadi e Amadriadi, Naiadi e Jadi. Gruppo a parte formano le n. dei mari : Nereidi ed Oceanine.

Le n. desumono il nome anche d