volume-08

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 loro invisibile presenza ogni aspetto e manifestazione della natura. Esse abitano i monti, i prati, gli alberi, i boschi e le acque e si distinguono perciò in : Oreadi, Napee, Driadi e Amadriadi, Naiadi e Jadi. Gruppo a parte formano le n. dei mari : Nereidi ed Oceanine.

Le n. desumono il nome anche dalle regioni dove erano venerate o dai culti locali, come le Idee da Creta, le Peliadi dal Monte Pelio, le Nisiadi compagne dell'infanzia di Dioniso, ecc. Protettrici delle sorgenti termali(Pindaro, Olymp., XII, 19; Diodoro, V, 3, 4) e come tali venerate in Campania, specie a Pozzuoli e ad Ischia (Nitrodes o Nitrodiae). Le n. eleggono a dimora anche le caverne, credenza risalente al culto arcaico e giunta sino in età cristiana; in varie regioni della Grecia sorsero grotte a loro dedicate, di cui un interessante esempio rimane quella di Vari, alle pendici dell'Intetto (K. Waller, in American Journal Archaeology, 7 [1903], p. 263 sgg.). Esse fanno parte del corteggio delle divinità maggiori come Artemide, Dioniso e Poseidone, sono spesso associate al culto di minori divinità agresti, in lotta contro le insidie dei satiri e non di rado ricercano l'amore dei mortali come nel caso di Hyla e di Dafni. Nella religione italica e romana, sotto il nome di Lymphae, Lumpae, Lumphiae (Diumpais nella iscrizione osca di Agnone) abitano e tutelano i corsi d'acqua. In epoca più tarda si dedicarono loro speciali edifici, di carattere tra il sacro e il profano, chiamati " nymphaea ». All'influsso delle n. era dovuta un'estasi profetica e coloro che ne venivano colti eran detti vopqó́xqxou (lat. lymphati, o lymphatici). Esse favorivano inoltre i riti nuziali e nelle iscrizioni funerarie dedicate ai bambini ne avevano in cura le anime (CIG 997; 6201; 6203). La letteratura antica si impadronì ben presto delle loro figure circondandole di una nota di gentilezza e di appellativi leggiadri. Esse si mostrano benigne ai mortali e pietose soccorritrici delle loro aventure (sll. il coro delle Oceanine nel Prometeo di Eschilo). L'arte le raffigura nei bassorilievi, a piedi nudi, la capigliatura al vento, il viso sorridente e le vesti agitate dal movimento della danza (v. la descrizione della grotta delle n. in Longo Sofista, I-IV).

BibL.: L. Preller-C. Robert, Griechische Mythologie, I, 4² ed., Berlino 1894, pp. 718-22; O. Navarre, Nymphae, in DarembergSaglio, Diction., IV, pp. 124-28; G. Bloch, Nymphai, in Roscher, Lex. der griech. u. rôm. Mythologie, III, pp. 500-67; Nymphai, in Pauly-Wissowa, XVII, coll. 1527-99; O. Kern, Die Religion der Griechen. I, Berlino 1926, pp. 79 sgg., 87, passim; M. P. Nilson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 227 -36.

Lanfranco Fiore
NINGPO, diOcesi di. - Il vicariato apostolico del Chekiang, eretto il 27 maggio 1846 e comprendente l'omonima provincia civile, nella Cina centroorientale, il ro maggio 1910 fu diviso nei vicariati apostolici del Chekiang occidentale (v. HANGCHOW) e del Chekiang orientale, che il 2 dic. 1924 prese il nome di N.

Dopo aver ceduto parte del suo territorio per la formazione del vicariato apostolico di Taichow (v.; 10 ag. 1926), della prefettura apostolica di Chuchow, oggi Lishui (v.; 2 luglio 1931, e della diocesi di Yungkia (v.; 3 marzo
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NingNa, diOcesi di - La chiesa di Liao-K'iao-pau.

1949), fu l'1 1 apr. 1946, con la erezione della gerarchia episcopale in Cina, elevata a diocesi suffraganea di Hangchow. E affidata alla Congregazione della Missione.

Ha una estensione di ca. 20.000 kmq . Al 30 giugno 1949, su ca. 6.000 .000 di ab., i cattolici erano 17.497; i sacerdoti, oltre al vescovo, 17 esteri e 41 cinesi, i seminaristi maggiori 12, i minori 19; le suore 90 cinesi e 16 estere; i catechisti 56, i maestri 180, i battezzati 103; le chiese 13 e le cappelle 98 . Tra le opere figurano 6 ospedali e 7 ospici per vecchi. Le scuole erano 40.

Quando nel 1838 fu eretto il vicariato apostolico del Chekiang e Kiangsi, uno dei pochi nuclei di fedeli esistenti in tutto il territorio si trovava a N.; prima di quella data l'evangelizzazione era stata compiuta dai Gesuiti, dai Domenicani, dai Francescani, dai Padri delle Missioni Estere di Parigi e anche da altri sacerdoti inviati direttamente dalla S. Congr. de Propaganda Fide e detti perciò "propagandisti».

BibL.: AAS, 2 (1910), pp. 239-36; 17 (1925), p. 24; GM, pp. 203-204; MC, 1950, pp. 376-77; Adamo Pucci

NINGSIA, diOcesi di. - Si trova nella parte sudoccidentale della Mongolia interna (Cina) e comprende le tre sottoprefetture civili situate ad ovest della provincia di Suiyüan, l'intera provincia di N., parte delle cinque sottoprefetture del Nord-Shansi, al di là della Grande Muraglia, e quattro principati mongoli. Sede dell'Ordinario è Sanshenghang.

Questo territorio, eretto in vicariato apostolico il 14 marzo 1922 per divisione da quello di Mongolia sudoccidentale, fu elevato a diocesi suffraganea di Suiyüan l'1 apr. 1946. L'8 genn. 1948 ne venne staccata la parte di territorio appartenente alla sottoprefettura civile di Paotow, e incorporata alla limitrofa arcidiocesi di Suiyüan. Su di un'estensione di 200.000 kmq . la popolazione è di 1 milione di ab. I cattolici sono 31.827 con 5622 catecumeni.

Nel 1864 la S. Sede assegnò come campo di apostolato ai missionari della Congregazione del Cuore di Maria la regione situata a nord della Grande Muraglia di Cina, geograficamente denominata Mongolia interna, che oggi comprende le province di Jehol, Chager, Suiyüan e N. I primi missionari di Scheut, condotti dal loro fondatore, il p. Vorhiat, arrivarono in Mongolia il 6 dic. 1875. I cristiani di Mongolia erano a quel tempo poche migliaia; ma già nel 1883 erano cresciuti a 14.000 . Nel 1900, il movimento dei Boxers causò la rovina quasi completa di tutte le opere scolastiche e di beneficenza, faticosamente organizzate. Durante la seconda guerra mondiale solo il territorio di N. non conobbe in Mongolia l'occupazione giapponese. Vi sono 33 sacerdoti nativi e 17 missionari esteri; 11 seminaristi maggiori e 25 minori; 78 suore native, una popolazione scolastica di 3444 .

BibL.: Arch. di Prop. Fide, Relazione 1949-50, pos. prot. n. 793/51: MC, 1950, p. 300; AAS, 14 (1922), pp. 271-72. Edoardo Pecoraio

NINGUARDA, Feliciano. - Teologo e vescovo domenicano, n. a Morbegno (Valtellina) nel 1524, m. a Como il 5 genn. 1595. Insegnò a Vienna e fu procuratore dell'arcivescovo di Salisburgo, al Concilio di Trento (1562-63). Qui si segnalò

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per la sua prudenza e le sue qualità diplomatiche; per questo Pio V lo inviò in Germania con l'incarico di visitare vescovi e prìncipi e sollecitare l'attuazione dei decreti conciliari.

Nel 1573 il generale dell'Ordine lo nominò pure visitatore di tutti i conventi domenicani di Boemia e di Austria, mentre il Papa estese la sua facoltà di visitatore e riformatore su tutte le case religiose dei mendicanti dell'Austria, della Boemia e della Moravia.

Alla sua opera prudente ed energica deve molto la restaurazione cattolica in quelle regioni. Il 25 febbr. 1577 fu nominato vescovo di Scala presso Amalfi. L'anno seguente fu inviato nunzio apostolico nella Germania superiore che, per cinque anni ( 157^{8-83} ), percorse dedicandosi con coraggio e sostanza al duro lavoro della riforma. Nel 1583 , tornato in Italia, fu nominato vescovo di S. Agata dei Goti; nel 1586 fu destinato nunzio in Svizzera, nel 1588 veniva trasferito alla sede vescovile di Como.

Le più importanti tra le sue opere sono di teologia pastorale, e si possono considerare commenti ai decreti del Concilio di Trento: Manuale parochorum (Ingolstadt 1582); Exebiridion de causuris (ici 1583); Manuale visitatorum (Roma 1589; trad. it. Atti della visita pastorale diocesana di F. N., 1569-93, 2 voll., Como 1892-93).

BibL.: Quindi Echard, II, pp. 313-14, 826; K. Schellhans, Abten zur Referentdizbrit F. N., 2 voll., Roma 1898-1903; Pastor, IX, pp. 446-54, 463-88, 510-16. Alfonso D'Amato

NINGYŪAN, diocesi di. - Eretta in vicariato apostolico, con il nome di Kientchang, il 12 ag. 1910, con territorio staccato da quello dello Szechwan meridionale (v. suiru), il 3 dic. 1924 ebbe l'attuale denominazione e l'ir apr. 1946 fu elevata a diocesi suffraganea di Chungking. E affidata, come la missione madre, alla società per le Missioni Estere di Parigi.

Ha una estensione di ca. 120.000 kmq . Al 30 giugno 1948, su ca. 2.000 .000 di ab., i cattolici erano 10.968 e i catecumeni 1950 . Oltre al vescovo, i sacerdoti erano 19 cinesi, 12 francesi e 2 spagnoli. Il personale ausiliario contava 34 suore, di cui 23 cinesi, 25 catechisti, 37 maestri, 36 battezzatori, 4 medici e 6 infermieri. Il territorio, diviso in 19 distretti, aveva 19 stazioni primarie e 190 secondarie, 7 chiese e 14 cappelle. Tra le opere figuravano 2 ospedali, 4 ambulatori medici, in orfanotrofi, i ospizio per vecchi; i lebbrosario; 12 scuole elementari, 2 magistrali, 28 di preghiera e primi elementi.

I primi tre missionari, inviati nella regione di Kientchang dal vicario apostolico dello Szechwan meridionale dopo il 1860 , ebbero scarso successo, finché l'opera fu ripresa, sulla fine del secolo, da altri padri di Parigi guidati dal provicario G. B. de Guébriant, nominato poi primo vicario apostolico di N. e quindi trasferito a Canton.

BibL.: AAS, 2 (1912), pp. 941-41; 17 (1925), p. 25; GM, p. 204; MC, 1950; p. 356; Arch. di Prop. Fide, Relazione N. 1948, Adamo Pucci

NINIVE. - Città capitale dell'Assiria. Il nome della città è dapprima Ninuwā, nella metà del 2^{°} millennio Ninuwa, ma insieme con questo anche Ninua e Nina. Solo gli ultimi due restarono in uso.

Le rovine dell'antica città si trovano a nord-est di Mossul, oggi 1,5 km. distante dal Tigri, ma a quel tempo sul Tigri. Il Choser (Häşur in assiro), affluente del Tigri, attraversa le rovine. Le fortificazioni dell'antica città formano un trapezio irregolare, il cui perimetro è di oltre 12 km . Nel lato meridionale delle mura si vedono due colli di rovine ( = tall) : Kujundjik ( 750 times 375 times 30 mathrm{~m}.) ed il Nebi Junus (un po' più piccolo).

Le prime indagini furono fatte da Cl. J. Rich, che lasciò pure un'ottima carta geografica delle rovine (ca. il 1820). L'anno 1842-43 P. E. Botta scavò a Kujundjik. Quattro anni dopo subentrò Austen H. Layard, che trovò il «palazzo NO» di Assurnasirpal II (883-859), un palazzo di Adadnirari III (809-782), il «palazzo centrale» di Theglathphalasar III (745-727) e il «palazzo SO» di
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(da C. Bezold, N. und Babylon, Lipsia (56), fig. 767) Ninive - Leone morente. Rilievo dal palazzo dal re Assurbanipal.

Sennacherib (704-681), nel quale anche Assurbanipal ( 668-626 ?) aveva fatto restauri. Scavò pure molte sculture, rilievi, armi ed in due camere una parte della celeberrima biblioteca caneiforme di Assurbanipal.

Dal 1852 al 1854 Hormuzd Rassam trovò il «palazzo settentrionale» di Assurbanipal con gli splendidi rilievi di arte classica assira e l'altra parte della biblioteca di Assurbanipal con l'archivio dei Sargonidi. In questo palazzo W. K. Loftus continuò gli scavi di H. Rassam e mise in luce bellissimi rilievi. Gli scavatori posteriori (G. Smith, H. Rassam, A. W. Budge, L. W. King, R. Campbell Thompson) ebbero piuttosto interessi letterari, cioè di trovare i resti della biblioteca di Assurbanipal. Così molte migliaia di tavolette passarono al Museo Britannico. Finalmente tra il 1927 e il 1932 si fecero gli scavi in profondità, che dettero risultati inaspettati. Si trovò il tempio della dea Ištar, il tempio di Xubū (contiguo al "palazzo settentrionale» di Assurbanipal), un palazzo del sec. Ix (probabilmente di Sennacherib) con molte iscrizioni storiche ed una maschera di bronzo dedicata dal re Manistusu (ca. 2300 a. C.) : probabilmente è il ritratto del padre Sargon I (sec. xxiv a. C.). Il vicino tell Nebi Junus fino ad oggi non è stato toccato, trovandovisi sopra la moschea sepolcrale del profeta Giona e un villaggio col suo cimitero. Soltanto da alcune gallerie sotterranee si sa dell'esistenza dei palazzi di Adadnirari III, Sennacherib ed Assarhoddon. Varie civiltà preistoriche si sono susseguite a N. : m. 27,50 in profondità : terra vergine; m. 27,50-26,00 : N. I : ceramica incisa (ca. 3800 a. C.); m. 28,00-21,30 : N. II : ceramica bellissima colorata con disegni geometrici in nero e rosso su fondo giallo (ca. 3500 a. C.); m. 21,30-20,10: strato intermedio senza cultura; m. 20,10-12,80: N. III : ceramica manufatta, polita, capanne di canna, primi segni di metallo, impressioni di sigilli; m. 12,80-7,90: N. IV : ceramica al tornio del tipo di Uruk (ca. 3100 a. C.); m. 9,90-5,50: N. V : ceramica con motivi geometrici e faunistici a colore nero e rosso, impressioni di sigilli cilindrici bene incisi (ca. 2600 a. C.); m. 5,50-1,20: periodo assiro.

Quando Sargon I di Akkad (ca. 2350-2300) distrusse l'egemonia sumerica e creò un Impero che si estendeva dall'Asia Anteriore all'Anatolia, anche la città di N. appartenne al suo Regno. La prima notizia che si ha è che suo figlio Manistusu costruì nel tempio della dea Ištar di N. una cappella. Dopo alcuni secoli Šamsi-Adad I di Assiria ( 2ᵃ metà del sec. xvtti a. C.), contemporaneo di Hammurabi, ricostruì il tempio della dea. Hammurabi stesso dice nel prologo della sua stele (IV : 60-63): «il re che nella città di N. nel tempio di Emesmes ha fatto apparire le acque della dea Ištar». Di questo tempio ( 23,8 times 7,6 mathrm{~m}.), costruito in mattoni di argilla sopra un fondamento di pietre, esistono tuttora le mura a 3 m . di altezza. Sotto il Regno di Mitanni (purrilioo) il re Tužesta (ca. 1400-1370) scrive al famoso Amenophis III (1413-1377) di Egitto che la dea Ištar di N. si era dichiarata disposta a partire per l'Egitto, come aveva già fatto al tempo di suo padre (Surtarna II): il Farsone la tenga in alto onore e la rimandi a suo tempo.

Dopo la liberazione dell'Assiria dal dominio degli Hurriti sotto Assur-uballit I (1565-1328) il tempio della dea Ištar di N. con la sua saggurat ( = « torre vi diventa il

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(fot. Alinari)
Nino Pisano - Madonna con il Bambino Gerb. Marmo policromato - Pisa, S. Maria della Spina.
monumento sacro prediletto a cui sono dedicate le continue premure dei re assiri. Ora sorgono anche palazzi dei re a N. Theglathphalasar I (1112-1074) e in parte Adadnirari II (909-889) prendono residenza a N., pur restando Assur (v.) la capitale del regno. Assurnasirpal II (883-859) si elesse Kalpu come residenza, ma aveva anche un palazzo a N. (nel centro del Tell Kujundjik). Il tempio di Ištar fu ricostruito e rimase immutato fino al tempo di Assurbanipal.

Dopo cominciò l'era aurea per la città diventata capitale del Regno. Sennacherib (704-681) chiamò il suo palazzo ( 198 times 192 mathrm{~m}.) magnificamente ornato "il palazzo senza pari ". Circondò la città con una doppia cintura di fortificazioni, con 15 porte ed alte torri di difesa. Nella città costrui strade. Con un nuovo grandioso sistema raccolse le acque di ben 18 fonti dalla montagna del Gubel Mağlüb e le portò in città. Così giardini e piantagioni ricchissime sorsero intorno ad essa. L'opera più splendida la crearono gli architetti di Assurbanipal (668-626?) nel "palazzo settentrionale" con i capolavori di scultura assira (specialmente di caccia del re stesso). Assurbanipal inoltre restaurò il santuario della dea Ištar e del dio Nabû e rese le fortificazioni ancor più potenti. Pochi decenni dopo ( 612 a. C.) la grande città assediata dall'esercito dei Babilonesi e Medi fu ridotta in "un colle di ruderi e di rovine", tanto che neanche Senofonte (ca. l'anno 400) si accorse di trovarsi sul luogo dell'antica capitale dell'Impero assiro.

Nella Bibbia la città è nominata in Gen. 10, 11-12 (Nimrod) e nel libro del profeta Giona (1-3). Il profeta Nahum descrive la ricchezza, la potenza ed il commercio di N. (2,9 sgg.; 3, 16 sg.) e predice la sua fine (3, 1-7), come pure il profeta Sofonia (2, 13).

BibL.: 1) Nome: J. Jelito, Die Herkunft des biblischen Stadtnamens Nineve, in Archiv Orientälnl, 17 (1949), pp. 330-32; J. Lewy, Hatta, Hattn, Hatti, Hattula and "Old Asserian" Hattum, ibid., 18 (1950, 111), pp. 366-44; (sul nome Ninuva ( = "appartenente alla (dea) Nina"), pp. 38s-89). 2) Scavi e storia: E. Weidner, s. v. in Pauly-Wissowa, XVII, coll. 634-43; R. Campbell Thompson-R.-W. Hutchinson, A Century of Exploration at Nineveh, Londra 1929; id., The Excavations on the Temple of Nobu
at Nineveh, in Archaeologia, 79 (1929), pp. 108-48; id., The Site of the Palace of Ashurnasirpal at Nineveh, excavated 1929-30, in Annals of Archaeology and Anthropology (Liverpool), 18 (1931), pp. 79-112; R. Campbell Thompson, The Prisms of Eserhaddon and of Ashurbanipal found at Nineveh 1927-28, Londra 1931; id., The Buildings on Qayunjia, in Iraq, I (1934), pp. 95-104; R. Campbell Thompson-R.-W. Hamilton, The British Museum Excavations on the Temple of Ishtar at Nineveh, 1930-31, in Annals of Archaeology and Anthropology, 19 (1932), pp. 55-116; E. Campbell Thompson-M. E. L. Mallowan, The British Excavations at Nineveh 1931-32, ibid., 20 (1933), p. 71 sgg.; M. E. L. Mallowan, The Bronze Head of the Abbadian Period from Nineveh, ibid., 3 (1936), pp. 104-10; C. J. Gadd, The Stenos of Asseria, Londra 1936; V. Christian, Altertumskunde des Zweistruplandes, Lipsia 1940; A. Parrot, Archëologie mësopotamienne. Les étapes, Parigi 1946. Alfredo Pohl

NINO, santa. - E il nome georgiano della mulier captiva che, secondo Rufino (Hist. Ecol., X, 11), convertì la Georgia (Iberia del Caucaso) alla fede cristiana, sotto Costantino il Grande. Essa infatti guarì da una malattia mortale la regina Nana, che si convertì.

Il re Mirian accettò anch'egli la fede di Cristo. Su consiglio di N., Mirian costrui una chiesa a Mzcheta, capitale della Georgia, e domandò missionari a Costantino, il quale gli inviò il vescovo Pietro con un sacerdote di nome Giacobbe. Dopo il Battesimo della popolazione di Mzcheta, N. predicò il Vangelo ai montanari che rifiutarono di farsi battezzare. Poi passo nella bassa Cachetia, all'est di Mzcheta, dove predicò con successo. Ivi N. soccombette all'aria micidiale del paese e fu sepolta a Bodbe. luogo della sua morte. Sulla sua tomba fu innalzata, molto probabilmente nello stesso sec. iv, una chiesa, già dal sec. v cattedrale vescovile. Gli Orientali celebrano s. N. il 14 genn. Nel Martirologio romano, che la ricorda il 15 dic., N. porta il nome di "Cristiana".

BibL.: N. Tamarati, L'Eglise géorgienne, Roma 1910, pp. 139198; P. Peeters, Les débuts du christianisme en Géorgir d'après les sources hagiograph., in Anal. Boll., 51 (1932), pp. 5-56; M. Tarchnišvili, Die Legende des heiligen N., in Bzcontin, Zeitschr., 40 (1940), pp. 48-75; Martyr. Romanum, pp. 585-86.

Michele Tarchnišvili
NINO Pisano. - Scultore e architetto, n. a Pisa nei primi anni del sec. xiv, m. ivi nel 1368. Distribuil la sua attività tra Firenze, Pisa ed Orvieto, ove nel 1349 è ricordato quale capomaestro nella fabbrica del Duomo.

Alcuni documenti ricordano anche una sua attività di orafo di cui non è stata conservata traccia. Sue opere
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(da C. Beesté, Viteine und Babylon, Lipsia 1910, Pg. 21) Nippich - Tavolette votive, rinvenute dalla spedizione dell'Università di Pennsylvania.

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160 mathrm{C}. Bontà, Nisios und Babylon, Lipsia 106, fig. III NiPPUR - Sarcofagi rinvenuti dalla spedizione dell'Università di Pennsylvania.
principali : Madonna col Bambino, all'esterno dell'oratorio della Spina a Pisa, ove è suo anche il gruppo della Madonna del Calla, un'altra Madonna col Bambino, firmata, sul sepolcro Cavalcanti in S. Maria Novella a Firenze, la tomba di Mar:o Cornaro nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo a Venezia, e l'Annunciazione in S. Caterina a Pisa. A N. vengono anche attribuite alcune eleganti sculture lignee in prevalenza conservate nel Museo pisano. N. è, fra gli scultori che derivano da Andrea Pisano, il più dorato, per quanto la sua personalità non possa essere posta vantaggiosamente a confronto con quella del padre né degli altri maestri attivi al principio del ' 300 . Tuttavia egli seppe esprimersi aggraziatamente con linguaggio semplice e piano, accessibile a tutti, esercitando anche una notevole influenza su altri scultori ai suoi tempi attivi a Firenze e a Pisa. Il fratello Tommaso fu suo mediocre imitatore ed aiuto.

Bibl.: J. B. Supino, Pisano N., in Thieme-Becker, XXVII, pp. 103-104; M. Marangoni, s. v. in Enc. Ital., XXIV, pp. 838-39; E. Lavagnino, Storia dell'arte med. ital., Torino 1936, pp. 398-99; I. Toesca, Andrea e N. Pisani, Firenze 1950. Emilio Lavagnino

NIPPUR. - Città dell'antica Babilonia.
Le diverse colline ( = tell) di N. - situata fra Kūt elAmārah e Dīwānijieh (nel deserto fra l'Eufrate ed il Tigri) - separate dal letto del canale asciutto Satt en-Nil, si elevano 14-17 mathrm{~m}. sopra il livello della pianura. Dopo una prima esplorazione fatta da A. H. Layard e W. K. Loftus, nel 1889 una spedizione americana composta da J. P. Peters, P. H. Field (architetto), R. Fr. Harper e H. V. Hilprecht (assiriologi) e J. H. Haynes cominciò a scavare. Ma in seguito scavarono soltanto e J. P. Peters o J. H. Haynes (senza architetti e senza assiriologi) fino al 1900 , in cui di nuovo H. V. Hilprecht con a architetti tentò di coordinare i diversi risultati.

Si sono trovate due cinture di mura: Imgur-Marduk, che cinge il santuario di Enlil, cioè torre, tempio e cortile, ed un'altra più estesa Nimit-Marduk che comprende anche il palazzo del sovrano.

Nell'angolo nord-orientale è il tempio del dio Enlil, celeberrimo santuario dell'antica Mesopotamia, e immediatamente ad occidente le torre (ziqqurat), dinanzi ai quali si estende un gran cortile che con una larga porta comunica con un altro cortile (a sud-est). La ziqqurat
(torre), restaurata da Assurbanipal (668-626?), e prima dal re kassita Kadaśman-Turgu (1294-1278) e da UrNinurta di Isin (1864-1837), era stata costruita dal re Urnammu (della 3ᵃ dinastia di Ur, ca. 2050-2030), ma contiene in sé un'altra torre ancor più antica del re NarāmSin (della 1ᵃ dinastia di Akkad, ca. 2273-2238). Vennero alla luce nel tempio del dio Enlil frammenti di doni votivi e di statue degli antichi re sumerici ed accadici della Mesopotamia. Intorno al tempio si trovarono sepolcri, i cui cadaveri prima della sepoltura erano stati sottoposti all'azione del fuoco.

Nel tell, specialmente nella "collina delle tavolette", furono scavate più di 23.000 tavolette cuneiformi, fra le quali testi economici e giuridici del tempo presargonico e sargonico, della 3ᵃ dinastia di Ur fino al periodo dei Persiani; anche molti testi poetici sumerici vennero alla luce. Dell'ultima epoca è l'archivio del banchiere e negoziante Muras̄ū e figli sotto Artaserse I (465-424 a. C.) e Dario II (424-405 a. C.).

Dal 1949 una nuova spedizione americana della Pennsylvania University (Filadelfia) e dell'Oriental Institute di Chicago, sotto la direzione di Donald E. Mc Cown, scavò in due luoghi di N. Nel tempio di Enlil furono così verificati i risultati di 50 anni fa. L'altro luogo è la "collina delle tavolette", il quartiere degli scrivani, dove si scava in due settori, che hanno già dato 750 tavolette ed una buona collezione di ceramiche.

Bibl.: J. P. Peters, Nippur or Explorations and Adventures on the Euphrates, 2 voll., Nuova York-Londra 1897; H. V. Hilprecht, Die Anagrübungen der Universität von Pennsylvania im Bel-Tempel zu Nippur, Lipsia 1903. Testi: dall'anno 1893 in The Babylonian Expedition of the University of Pennsylvania. Serie A: Cuneiform Texts; dall'anno 1911 sostituita da University of Pennsylvania. The University Museum. Publications of the Babylonian Section; M. S. Fisher, Excavations at Nippur, Filadelfia 1903; D. E McCown, Interim Report on the Excavations at N., in Sumer, 6 (1930), pp. 99-100. Alfredo Pohl

NIRVĀNA. - N., in pāli «nibbāna», significa "estinzione", in senso proprio e traslato. In quest'ultima accezione è parola della dogmatica buddhista, e designa lo stato di perfetta pace interiore del monaco che, mediante l'osservanza delle otto forme di rettitudine, indicate dalla quarta sacra verità (v. buddhismo), ha raggiunto l'urahatta, la santità.

Coteste forme di rettitudine, costituiscono l'«ortuplice cammino" e conducono all'estinzione del fuoco della sensualità (rāga), della fiamma dell'odio (dveşa) e del conseguente accecamento (moha). Questa specie di n., chiamate «visibile " può essere acquistato durante la vita, e non va confuso con il «n. assoluto» o parinirvāna, detto pure inesattamente n., che è l'estinzione anche della vita. E poiché l'azione del santo partecipe del n. visibile, priva com'è di attaccamento e di egoismo, non produce più nuovo karman (v.), il parinirvāna è l'annientamento, la morte senza rinascita. Chiara sono a questo proposito le parole attribuite al Buddha in morte dell'Anziano Godhika: «E entrato nel n. (assoluto) senza che la sua coscienza (viññāna) si trovi più in alcun luogo (Samyutta N., v. I, p. 120 sg.). Estinta la coscienza, cessa anche la sensazione. Avendo il venerando Sāriputta definito il n. assoluto come ineffabile delizia, il fratello Udāyī gli muove l'obiezione: « Ma come può esserci delizia in uno stato privo di sensazione? n. In ciò appunto consiste la delizia n, risponde Sāriputta, che non vi è sensazione (Anguttara N., v. V, p. 414 sg.)». Dalla sensazione dipende infatti il dolore dell'esistenza. Sāriputta tuttavia non divide l'opinione di coloro che credono nell'annientamento del santo, anzi in un altro luogo del canone (Samyutta N., v. III, p. 109 sgg.) confuta cotesta dottrina professata dal fratello Yamaka, chiamandola a peccaminosa eresia n. Di chi ha raggiunto il parinirvāpa, si può soltanto affermare che egli si è liberato dalla rinascita; il resto è un mistero che il Buddha si rifiutò di rivelare anche quando il presuntuoso Malunkyaputta gli chiese una spiegazione a questo proposito (Moghima N., v. I, p. 426). Non che la stessa letteratura canonica sia priva di oscure allusioni a qualcosa d'immobile e di

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eterno, atto ad offrire al santo un rifugio dopo morte; nell'Itivuttaka, silloge dei cosiddetti apoftegmi del Buddha, pare che il velo del mistero si sollevi: "C'è, o discepoli, un Non-nato, Non-divenuto, Non-fatto, Non-composto. Se non esistesse, non ci sarebbe scampo per il Nato, Fatto, Diventato, Composto (43)» E nel Suttanipata, rispondendo ad una domanda di Kappa che richiede d'indicargli un'isola dove possa salvarsi chi sta per essere sommerso dai flutti, il Buddha risponde: "Un'isola incomparabile ti nomino, Kappa, dove regna solitudine e dove ogni desiderio vien meno;
io la chiamo n., distruzione della vecchezza e della morte" (V, II).

Per ció che riguarda il "Grande Veicolo", il parinirvāpa, concepito come Realtà suprema e inconoscibile, continuò ad essere considerato come il co.ronamento della carriera di Bodhisattva, ma fu posposto alle gioie del paradiso di Amitābha e relegato in fine di tre periodi incalcolabili, per poco non equivalenti all'eternità.

Bibl.: L. de la Vallée Poussin, x. v. in Enc. of Rel. and Eth., IX (1917), pp. 376-79:
F. Heiler, Die buddhistische Versenkung, 2² ed., Monaco 1922. p. 36 sgg.; le citazioni di Nibāya ( N.) si riferiscono all'ed. londinese della Full Text Society, 1888-1911. Ferdinando Belloni Filippi

NISĀN (dal babilonese nisamu). - Primo mese dell'anno in Israele; nella letteratura biblica più antica, si identifica con hōdheš hā-'ābhṭ̂̂h "mese delle spighe in maturazione" (v. 'ABIB): Neh. 2, 1; Esth. 3, 7 (Volgata, anche Esth. 3, 12; 11, 2). Il primo di n. fu compiuta la costruzione del tabernacolo (Ex. 40, 17); dal giorno 1-12 l'inaugurazione dell'altare a mezzo dell'offerta dei sacrifizi da parte dei capi delle 12 tribù (Num. 7). Il 14 di n. si offriva l'agnello pasquale (Ex. 12, 3-13). La festa di Pasqua (v.) durava dal 15 al 22 di n.

Il 13 di n. si legge nella sinagoga Num. 8, 1-4. Dopo tale lettura viene detta una preghiera di carattere mistico, tratta dall'opera di R. Isaia Levi Horovitz, Le due insole della Legge. Nel mese di n. non vi è alcun digiuno e nessuna manifestazione di lutto. I primogeniti digiunano durante le ore antimeridiane della vigilia di Pasqua. Il sabato che precede la Pasqua viene detto "sabato grande", denominazione che poi fu riferita al sabato precedente il Capo d'anno, la Pentecoste e la Festa delle capanne.

Bibl.: M. Zobel, Das Jahr der Juden in Brauch und Liturgie, Berlino 1936, p. 127 sgg.

Eugenio Zolli
NISIBI (nusaybin), scuola di. - Città siriaca nella pianura mosopotamica, fu sede verso la metà del sec. Iv di una scuola cui insegnò anche s. Efrem. La scuola si trasferì in seguito in Edessa (v.), con il titolo di "scuola dei Persiani", quando questi nel 363 si impadronirono di N. Nella scuola di Edessa, dopo il Concilio di Efeso (431) e sotto la direzione di Hībā, poi vescovo locale, si fece sentire una spiccata tendenza verso il nestorianesimo. Narsaj fu preposto alla scuola di Edessa nel 437 e vi restò per 20 anni. Ma espulso a causa del suo nestorianesimo rientrò in Persia. Senonché nel passare per N. fu invitato dal locale vescovo Barsawmā a ristabilirvi l'antica scuola. Dopo poco
tempo affluirono a N. quasi tutti gli antichi discepoli edesseni di Narsaj. La s. di N. ha avuto grandissima importanza perché è stata il focolare più valido del nestorianesimo, che di qui si è diffuso in tutta la Persia. Fra i discepoli della scuola si ricordano Mār Ābā, Abramo di Kaškar, 'Išō'jahb I e Sabrišō'. Nel tempo di Mār Ābā v'erano 800 discepoli nella scuola.

Sono stati conservati gli Stotuti della scuola nisibena (ed. I. Guidi, in Giorn. della Soc. asist. italiana, 4 [1890], pp. 163-95; cf. J.-B. Chabot in Journal de la Soc. asiatique, 8 [1896], p. 43). Da essi si vede che la scuola rassomiglia molto ai moderni "seminari". Vita comune sotto il preside (rubbdo) e il maggiordomo. Due maestri, uno interprete e l'altro "maestro di lezioni". L'interprete seguiva le opere di Teodoro di Mopsuestia. Gli studi duravano 3 anni. La scuola aveva una certa esenzione dal vescovo per la disciplina interna.

Bibl.: A. Scher, La 1. di N. (in arabo), Beirut 1905: H. R. Nelz, Die theologischen

Schulen der morgenländischen Kirchen, Bonn 1916. pp. 77-110: A. Baumstark, Geschichte der syrischen Literatur, ivi 1922, pp. 113-15.

Ignazio Ortis de Urbina
NITERÓI, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Rio de Janeiro (Brasile). Confina con le diocesi di Barra do Piraí, Valença, Rio de Janeiro e Juiz de Fora.

Ha una popolazione di oltre 700.000 ab. (1947) con 37 parrocchie servite, oltre che da sacerdoti diocesani, da 7 comunità religiose (Premostratensi, Francescani, Gesuiti, Lazzaristi, Salesiani, Padri della Piccola Opera della Divina Provvidenza e di S. Francesco di Sales) e 16 comunità religiose femminili; inoltre un seminario minore.

La diocesi fu creata da Leone XIII con la bolla A d universes orbis Ecclesias del 27 apr. 1892 con sede vescovile a N. Il 16 luglio 1895 però la sede vescovile fu traslata nella città di Campos, donde il 16 luglio 1897 fu portata a Petropolis dove restò fino al 1907; dal 1908 la residenza fu fissata di nuovo a N. Il primo vescovo fu mons. F. del Rego Maia (1893-1902). Patrona della diocesi è N. S. Maria Ausiliatrice; titolare della Cattedrale s. Giov. Battista.

Bibl.: G. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 245-49.

Virginio Battezzati
NITRA, diOCESI di. - Diocesi in Slovacchia, istituita nell'88o come suffraganea della metropoli di Pannonia, quando il papa Giovanni VIII rimandò in queste regioni come suo legato s. Metodio, apostolo degli Slavi. Poi negli sconvolgimenti del sec. x sparì e fu restituita ca. l'a. 1024, come suffraganea della metropoli di Strigonia, e rimase in questa provincia giuridicamente fino al 1937, quando fu immediatamente soggetta alla S. Sede. Politicamente appartenne all'Ungheria fino al 1918, poi passò alla Cescolovacchia.

La Cattedrale fu sempre nel castello dei principi di N., ma dopo la cessazione del principato il castello è divenuto anche la residenza del vescovo, e lo è fino ad oggi. Nel castello di N. fu costruita una chiesa cristiana, consacrata ca. l'a. 833. Si discute se la struttura odierna risalga al sec. Ix. Quivi furono sepolti i ss. Andrea Svorad Zocrar-

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dus e Benedetto, monaci benedettini, uccisi nel rorza a Skalka, i quali ora sono i patroni della Cattedrale. Accanto alla piccola chiesa il vescovo Meško fece costruire nel 1328 la grande Cattedrale gotica, la quale fu poi nel 1732 decorata all'interno in stile barocco.

Dei vescovi di N. i più insigni sono: Meško, dei principi polacchi Piast (1328-34); Zaccaria Mošorský (Mosóczy; 1382-87), noto umanista; Agostino Roskoványi (v.; 1839-92) e Carlo Kmetko (v.; 1920-48).

Statistiche : superfice: 5239 kmq .; su 506.959 ab., 465.323 cattolici; parrocchie 151, sacerdoti diocesani 277, case religiose maschili 14 con 192 religiosi, femminili 38 con 653 religiose.

Bıol.: J. Kompánok, N., Rukomberok 1805: A. Strassky, Dejiny bishapstea nirivasshoba ad wujstarkich dob az do banca stredocoba (a Storia del vescovado di N. degli inizi alla fine del me-dioceo-), Timova 1933; J. Hodál, Koutal Privinoo v Nitre (a La Chiesa di Privinoa N.), Nitn 1933: Schematismus cieri diaccesi Nitrivaul pro anno 1945, ivi 1947.

Michele Lacko
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NIZZA, dioCESI di. - Città e diocesi, capoluogo
di prefettura del dipartimento delle Alpi Marittime in Francia.

La diocesi si estende in tutto il dipartimento civile delle Alpes Maritimes. Conta 525.000 ab., dei quali 350.000 cattolici, distribuiti in 240 parrocchie, servite da 330 sacerdoti diocesani e 90 regolari, un seminario, 19 comunità religiose maschili e 123 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 290).

E l'antica Nitria di origine pre-romana; la collina soprastante la baia degli Angeli fu occupata da coloni greci di Marsiglia e il porto ebbe uno sviluppo commerciale. I magistrati di Marsiglia erano rappresentati a N. da un funzionario detto episcopus (CIL, V, 7914); ma N. era conosciuta solo come porto. Contemporaneamente si sviluppa Cemelium, oppido dei Liguri Vediantii, in cui i Romani sostituirono gli indigeni. Così Cemenelum fiorisce da Augusto e Diocleziano, il quale sposta il capoluogo a Ebrodunum (CIL, V, p. 903). Cemenelum fu distrutto dai Sassoni nel 573 (s. Gregorio di Tours, in Hist. Franc., IV, 42). Esso aveva anfiteatro e terme (G. De Angelis d'Ossot, Un disegno di S. Gallo relativo alle terme di Cimella presso N., in Riv. di studi liguri, I [1942], pp. 20-24). Scavi furono eseguiti nel 1791, nel 1860-80 e nel 1943. Cemenelum scomparve nel sec. xir.

Il primo vescovo noto è Amanzio, presente al Concilio di Aquileia del 381. Il papa Leone I, dopo il 450 , riunì insieme le due sedi di Cimiez e di N. Poco dopo il Concilio romano del 19 nov. 46 a , il papa Ilaro le separò di nuovo, ma presto ne ristabilì la riunione nel 465 ; infatti il vescovo Magno nel Concilio d'Orléans del 549 firmò come episcopus Cemelensis et Nicaensis, e al Sinodo di Arles del 554, come episcopus Cemelensis perché N. era considerata ancora come al tempo di Ilaro un castellum, mentre Cimiez una civitas. Solo dopo che i Longobardi distrussero Cimiez, N. divenne sede della civitas e della diocesi. Altri vescovi noti furono Ostadio, menzionato da Gregorio di Tours, ca. l'anno 581 (Hist. Franc., VI, 6), Catullino ca. l'anno 585 e Abramo presente al Concilio di Parigi del 612. N. fu ceduta da Vittorio Emanuele II alla Francia il 24 marzo 1860. Al vescovo di N. spetta il titolo di conte di Drap. Nel suo territorio si trovano le diocesi sop-
presse di Antibes, Cimiez, Grasse, Sospel e Vence. La diocesi è suffraganea di Aix.

L'antica Cattedrale fu dedicata a S. Maria Assunta; ma, danneggiata dalla guerra, nel sec. xvir fu portata nella chiesa di S. Reparata; Pio XII (1949) restituì alla Cattedrale l'antico titolo mariano, stabilendo che il sacro edificio sia dedicato alla B. M. Vergine assunta in cielo e a S. Reparata vergine e martire, elevandola a dignità di basilica minore (AAS, 33 [1950], pp. 545-47). Altre chiese sono: la chiesa di St-Jaume, parrocchia degli Italiani, della fine del sec. xvir; di Notre-Dame, in stile gotico (18801890); di S. Agostino (sec. xvir), di S. Francesco di Paola (1736), in barocco locale. L'abbazia di St-Pons, presso Cimiez (sec. viri-ix), è una fondazione attribuita a Carlomagno (R. Latouche, Nice et Cimiez, in Mélanges F. Lot, Parigi 1925; C. Salverti, Etoni historique sur l'abbaye de St-Pons de Nice, Nizza 1925). A 14 km . da N. è il veneratissimo santuario della Madonna di Laghetto, a 340 m . sul mare, in un paesaggio umbro. Tra i musei si ricordano: il Museo
d'arte antica e moderna o Musée Jules Cheret, disposto dal 1927 nell'antica villa Thomson; il Museo Massena o Musée du Vieux Nice nel Palazzo Rivoli, della fine del sec. xix.

Per Cimelium, il primo vescovo noto è Valeriano, presente ai Concili di Riez (439) e di Vaison (442). La comunità cristiana è attestata da due iscrizioni ivi ritrovate (CIL, V, 7977-78). L'abbazia, sorta alla fine del sec. viII, fu annessa alla chiesa, divenuta poi cattedrale, presso la quale fu trovato un tesoro di monete che vanno dai Marovingi ai[Carolingi. A Grasse, l'antica Cattedrale (NotreDame) data della fine del sec. xir e segna l'inizio del gotico in Provenza. E in pietra calcare a tre navate senza transetto con influenza lombarde. A Sospel, dell'antica cattedrale di S. Michele si conserva solo il campanile ro-manico-lombardo. Vence, diocesi soppressa nel 1790, ebbe tra i suoi vescovi s. Verano (m. nel 492). s. Lamberto (m. nel 1154), Alessandro Farnese, poi Paolo III; mons. Godeaux e mons. Gurian. L'antica Cattedrale è del sec. xir, mentre la tribuna e le navate minori sono del sec. xvir. Vi si conservano le tombe dei santi vescovi Verano (in un sarcofago del sec. v) e Lamberto.

Dopo il Trattato di pace con l'Italia, le popolazioni di Tenda, Briga, S. Dalmazzo, Pieno e Molières furono smembrate dalle diocesi di Ventimiglia e di Cuneo e annesse a quella di N .

Biol.: Eubel, I, pp. 363-64; II, p. 202; III, p. 257; V, p. 258; L. Duchesne, La s civitas Rigomagensium \& et l'éréchè de Nice, in Mém. de la Soc. nation. des antiquaires de France, 43 (1882), pp. 36-46; A. Morel Patio-A. Chabouillet, Catalogue raisonné de la collect. de deniers mérevingiens du VIIe et VIIIe siècles de la trouvaille de Cimiez, Parigi 1890; L. De Kerval, Le couvent des Frères mineurs et le sanctuaire de Notre-Dame de Cimiez, Nizza 1901; H. Delehaye, St Bassus évêque martyr honoré d Nice, in Ansi. Bull., 50 (1932), pp. 295-310; A. Latouche, Hist. du Comité de Nice, Parigi 1932; N. Lamboglia, Liguria Romana, I, Alessio 1939, pp. 35-80; id., Nice et Cimiez ( Fᵉ-X P xilelé), in Mélanges F. Lot., 1925-33, pp. 331-38; M. L. Cappatti, Cimiez dans l'histoire, Nizza 1943, pp. 9-96; P. M. Duval, Rapport préliminaire sur les fouilles de Cemenelum (Cimiez), 1943, in Gallia, 4 (1946), pp. 77-136.

Enrico Joai
NOAILLAT, Marthe de. - Marta Devuns, apostola della devozione a Cristo Re, n. a Crotoy (Somme) il 26 nov. 1865, m. a Paray-le-Monial il 5 febbr. 1926.

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Convinta, dopo non breve esperimento, di non essere chiamata alla vita di religiosa, si diede ad un'attività varia : 5 anni di apostolato spicciolo a Nevers; 4 di apostolato scolastico ad Auteuil, come direttrice dei corsi Bossuet; 7 di apostolato sociale, come propagandista della "Ligue patriotique des Françaises ". Sposatasi con Giorgio de N., direttore dell'Hiéron (Museo dei S. Cuore) di Paray-le-Monial, riprende con lui l'idea, già lanciata dal gesuita p. P. Sanna Solaro, ma allora arenata, di ottenere la festa della Regalità di Cristo; stende perciò memoriali e raccoglie firme di vescovi, coadiuvata dalla propaganda dell'« Apostolato della preghiera». Il cammino fu lungo; ma finalmente N. poté assistere alla prima Messa della festa di Cristo Re, celebrata da Pio XI il 31 dic. 1923. L'anno seguente M. de N. moriva.

Bibl.: S. de Noaillat-Ponvert, Marthe de N. (1863-1928), Parigi 1931; vers. it., Milano 1933. Celestino Testore

NOAILLES, Louis-Antoine. - Cardinale, n. a Nosilles il 27 maggio 1651, m. a Parigi il 4 maggio 1729. Vescovo di Cahors dal 1679 e di Châlons-surMarne dal 1680 , assisté nel 1682 all'Assemblea del clero nella quale furono adottati i quattro articoli. Divenuto arcivescovo di Parigi il 19 ag. 1695, e cardinale il 21 giugno 1700, partecipò alle dispute religiose di allora attirando su di sé, per il suo incerto carattere, accuse di debolezza, di eresia e di tradimento da parte di tutti i partiti.

Favorevole al giansenismo, non osò sostenerlo a lungo, e fu indotto a severe misure contro di esso. Cercò opporsi alla bolla Vineam Domini, ostile ai giansenisti, scrisse a difesa di Quesnel e contro la bolla Unigenitus (tra l'altro, l'Instruction pastorale du 14 janvier 1719 au clergé de son diocèse sur la constitution Unigenitus, che fu condannata dal S. Uffizio il 3 ag. 1719), sostenne Bossuet e fu nemico del cosiddetto lassismo dei Gesuiti; ciò nonostante fu severo con le suore di Port-Royal, permettendo anche la distruzione del loro convento, e fini con il pentirsi della sua opposizione alla Unigenitus e alle altre condanne del giansenismo. Tali incertezze resero gli storici severi nei suoi riguardi.

Bibl.: E. De Barthélemy, Le cardinal de N. évêque de Châlons, archevêque de Paris, d'après sa correspondance inédite, Parigi 1886; M. Fosseyous, in Revue hist., 114 (1913), p. 261 e sgg., 112 (1914), pp. 34-54; Ch. Urbain-E. Levesque, Les dernières années de Rossuet, Parigí 1929, passim; J. Carreyre, Le jacobisane durant la Régence, Lovanio 1929-34, passim; Pastor XIV e XV, v. indice; J.-F. Thomas, La querelle de l'Unigenitus, Parigi 1920, passim.

Fausto Fonsi
NOAILLES, Pierre-Bienvenu. - Fondatore delle Suore della S. Famiglia di Bordeaux, n. ivi il 27 ott. 1793, ivi m. l'8 febbr. 1861.

Convertitosi a 20 anni da una vita irreligiosa, abbracciò la carriera ecclesiastica, e, fatto vicario della sua città, volle sopperire alle molteplici necessità del suo gregge, fondando parecchie Congregazioni particolari : per l'educazione delle fanciulle, per gli orfani, le contadine, gli spazzacamini, per l'assistenza dei malati a domicilio, per le anime di vita contemplativa, comprendendole tutte sotto l'appellativo di Suore della S. Famiglia; e per assicurare ad esse una direzione salda e stabile, le affidò in perpetuo alla Congregazione degli Oblati di Maria Immacolata. Carissimo a Gregorio XVI e a Pio IX, riusci a fondare, in vita, 124 case, che sostenne e animò, portandole ad un'abbondante fioritura. La sua causa di beatificazione fu introdotta nel 1944.

Bibl.: J. Buffie-P. Ortolan, Vie du bon père P. B. N., 2 voll., Bordeaux 1880-81; AAS, 36 (1944), pp. 309-12.

Celestino Testore

## NO-AMON: v. Tebe d'Egitto.

NOBILI, Flaminio de. - Teologo e biblista, n. ca. il 1530 , m. a Lucca nel 1590 . Si occupò in modo speciale della versione greca dei Settanta, cooperando attivamente all'edizione sistina del 1587 con esegeti più noti, quali P. Morino e G. Maldonado. Formata la nuova commissione per l'edizione della

Volgata ( 1586 -90), Sisto V incaricò il N. di raccogliere le testimonianze patristiche dell'antica versione pregeronimiana.

L'abbondante raccolta fu stampata nelle note al Vetus Testamentum secundum LXX latine editum (Roma 1588). In questa maniera N. fu il vero pioniere dell'indagine proficua, condotta alla perfezione da P. Sabatier (v.), la quale intende ristabilire l'antichissimo testo biblico in uso nelle Chiese latina. Alcune sagge Annotationes in Veteris Testamenti LXX interpretes di N. furono ristampate perfino da B. Walton nella sua Bibbia poliglotta (VI, Londra 1657, n. 9, pp. 1-196).

Bibl.: Hutter, III, coll. 263-64.
Angelo Penna
NOBILI, Roberto de: v. de nobili, roberto.
NOBREGA, Manuel da. - Gesuita missionario, fondatore delle missioni del Brasile, n. nel Portogallo meridionale il 18 ott. 1517, m. a Rio de Janeiro il 18 ott. 1570.

Entrò nell'Ordine già sacerdote, dopo gli studi a Salamanca e Coimbra (1544), e nel 1549 fu inviato da s. Ignazio, con cinque compagni, nel Brasile. Prima superiore (1550), poi viceprovinciale (1551), indi provinciale (1553-59), attese ad attuare i vasti disegni concepiti per l'elevazione morale della colonia e delle varie tribù di indi pagani. Assisté e cooperò alla fondazione della città di Salvador de Bahia, concorse efficcemente alla fondazione di Rio de Janeiro e fondo S. Paulo. Percorse tutti i distretti del Brasile di allora, da Pernambuco a S. Vincente, promuovendo le catedresi, la libertà degli Indi e la istruzione e l'educazione dei fanciulli. Nel 1567 fondò il Collegio di Rio de Janeiro e ne fu primo rettore. Eletto provinciale una seconda volta, con giunse a prendere possesso della carica, perché lo colse la morte.

BibL.: le sue lettere, assai interessanti, furono già pubblicate in parte nelle Lettere annue del tempo; ora sono raccolte in Cartas jenniticas, I, Cartas de Brasil do p. M. N. (1349-60), Rio de Janeiro 1886; nuova ed., ivi 1931; e in S. Leite, Novas cartas jenniticas, S. Paulo 1949. Studi: J. Matiz de Moriza, N., o priniere fenuita do Brasil, Rio de Janeiro 1940; J. V. Jacobsen, N. of Brazil, in Mid-America, 24 (1942), pp. 151-87; S. Leite, Hist. da Companhia de Tents no Brasil, I-III, Rio de Janeiro 1928-43, passim; IX, ivi 1949, pp. 3-13.

Celestino Testore
NOCERA DEI PAGANI (Alfaterna), diOcesi di. - Città e diocesi in provincia di Salerno, con una popolazione di 90.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 24 parrocchie, servite da 85 sacerdoti diocesani e 45 regolari; 1 seminario, 5 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 290). La diocesi è suffraganea di Salerno. La Cattedrale, un tempo dedicata a s. Prisco, è oggi sotto l'invocazione di s. Marco.
I. Storia. - N. accolse ben presto la nuova religione e sembra che abbia dato alla fede anche due martiri : Felice e Costanza, citati più volte nel Martirologio geronivisiano, ma non accettati concordemente dagli agiografi. Anche l'origine della sede vescovile dovrebbe risalire all'epoca precostantiniana o poco più tardi; il vescovo Prisco, celebrato nel poema XIX (v. 515 sgg.) di s. Paolino da Nola, può essere assegnato al secc. III-IV.

Dei successori di Prisco si ignora il nome e l'esistenza. Bisogna giungere al sec. v per trovare un Felice (401-17), noto per un'epistola a lui diretta da papa Innocenzo I (Jaffé-Wattenbach, n. 314). Dopo ca. un secolo, si trova Celio Lorenzo, che, eletto (498) papa dal popolo romano in opposizione a Simmaco, dovette, in seguito al giudizio di Teodorico, favorevole a Simmaco, lasciare la città ed accettare la sede vescovile di N., in Campania. A N. durò poco : scontento della sede e continuo sobillatore di discordie, fu dal Sinodo romano « e coetu... sacerdotal; proiectus» e sostituito ( 502 ) da Aprile, il quale al Concilio aveva sottoscritto in favore di papa Simmaco. Tra i successori, si conoscono Numerio (593) e Primerio (598) da due lettere di s. Gregorio Magno (Jaffé-Watten-

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bach, nn. 1244 e 1569). In un'altra lettera dello stesso Pontefice (Jaffé-Wattenbach, n. 1846) si allude a un Nucerinus episcopus, ma non si sa se nel 60 r viresse ancora Primerio e si tratti di un successore. Seguono poi a grandi intervalli tre vescovi molto controversi tra N. Umbra, Lucera e N. dei P.: Amanzio (743) che sottoscrisse al Sinodo romano di papa Ecccezia; Liutardo ( 826 ), presente al Concilio di Eugenio II ma da assegnarsi piuttosto a N. Umbra, e Lando (1063-67), deposto da Alessandro II, controverso se nucerino o lucerino, a seconda che s'interpreti il Micernium del testo (PL 146, 1320 e 1406; JafféWattenbach, n. 4538 e 4640 ; Kehr [v. bibl.], VIII, p. 304 sgg.). Il successore Felice (1199) è una ripetizione dell' Ughelli; ma Valerio Orsino (1228), senza essere santo, risulta presente alla benedizione della nuova chiesa di S. Lezzaro a Capua (G. Orlando [v. bibl.], III, p. 453), e può darsi che sia stato uno dei primi presuli eletti dopo la distruzione totale della città ad opera di Ruggero II (1138). A questo punto gli storici narrano che nel 1260 veniva ucciso dal popolo un
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(fob. Gab. fot. nvz.)
vescovo di cui non si conosce il nome, onde la città da Alessandro IV fu privata della sede episcopale e la diocesi divisa, fino al 1386 , tra l'arcivescovo di Salerno a quello di Amalfi. L'Orlando (ap. cit., p. 433 sgg.) però accerterebbe due vescovi: Stefano (1304) e N.... (1315), quest'ultimo supposto, ma non dichiarato in alcun documento. Nel 1386 finalmente Urbano VI nomina fra' Francesco da Nocera, solo più tardi ( 1389 ) consacrato da Bonifacio IX. Dopo, la serie dei presuli è ininterrotta. Si ricorderanno, tra gli altri, Paolo Giavio (1528), il celebre storico del Rinascimento, morto nel 1552, che lasciò la sede a suo nipote Giulio (1552), passata poi all'altro nipote Paolo juniore (1560-85). Il vescovo più benemerito fu Simone Lunadoro ( 1602 -10), che riformò il clero, scrisse la storia della sua diocesi, riedificò la Cattedrale e portò a compimento le lunghe opere iniziate dai suoi predecessori.

Nel 1818, in seguito al Concordato con il Re di Napoli, Pio VII unil la diocesi a quella di Cera; ma nel 1833 Gregorio XVI, con bollaIn vinea Domini, la ripristinò. In N. dei P., infine, fondò la sua Congregazione s. Alfonso M. de' Liguori, sepolto nella chiesa elevata in suo onore nella vicina Pagani.
II. Monnhetti. - L'antica Nuceria paganorum (o Alfaterna) è tuttora contesa tra Nocera Superiore e Nocera Inferiore, senza decisivi argomenti; per quanto molti propendano per la prima, che fra l'altro conserva l'antica chiesa di S. Maria Maggiore. Ritenuto per lungo tempo un tempio pagano o un'aula termale trasformata in chiesa, è invece, dopo gli ultimi studi dello Stettler, sicuramente un battistero paleocristiano, unico come tipo costruttivo tra i battisteri esistenti in Italia. Pur