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pr. 1799, sostò a Crescentino presso Vercelli e fu l'ultimo porporato che si incontrò con quel Pontefice. Il 20 maggio 1800 , appena ritornato dal Conclave di Venezia, ebbe lo storico abboccamento nel quale Napoleone, primo console, manifestò il proposito di regolare i rapporti con la Chiesa, preludio al Concordato. Pio VII si affrettò a secondare tale buona disposizione incaricando il M. dei primi contatti che ben presto divennero trattative ufficiali affidate a provetti diplomatici.

BibL.: Moroni, XLIII, pp. 165-66; G. Constant, L'Eglise de France sous le Consulat et l'Empire, Parigi 1928, p. 56 sgg. Mario De Camillis

MARTINIANO, santo, martire: v. PROCESSO e martiniano, santi, martiri.

MARTINICA, diOCESI di : v. SAN PIETRO, diOCESI di.

MARTINISTI. - Sono i seguaci della setta massonica che ha per principali esponenti Martinez de Pasqually (n. a Grenoble nel 1727, m. a S. Domingo il 20 sett. 1774, autore del Traité de la réintégration des êtres [Parigi 1819]), Louis-Claude de St-Martin (n. ad Amboise il 18 genn. 1743, m. ad Annay il 13 ott. 1803, autore di numerosi scritti tra cui Ecce homo [1792]) e Jean-Baptiste Willermoz (n. a Lione il 10 luglio 1730, m. ivi il 20 maggio 1824).

Questa setta è di notevole importanza per lo studio del passaggio dall'illuminismo razionalistico al misticismo romantico; sempre nell'ambito della massoneria, essa è stata di notevole reazione all'umanitarismo e al deismo della massoneria razionalistica del Settecento; ha tentato questo, mescolando stronamente teismo, misticismo neo-platonico, cabalismo, magia, e affermando che gli stessi esorcismi tendono all'affrancamento definitivo dell'umanità. Il principale modo di sentir questo è di natura mistica, perché, dicono i m., non è di natura intellettuale il tendere e l'avvicinarsi all'Assoluto. Dio d'altronde non si può conoscere, ma esiste pur tuttavia una simpatia nell'universo, e tra Dio e la materia esistono degli spiriti mediatori. Nella teorica di questa setta il StMartin ha cercato di mettere in primo piano la voie intérieure, insistendo non solo sulla dignità divina del-

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l'uomo primitivo, ma pure sul tentativo di ritornare alla divinità dell'uomo primitivo, perché per il St-Martin l'uomo prima del peccato originale aveva speciali poteri soprannaturali. Il St-Martin ha sentito il problema dell'espiazione e ha combattuto contro il concetto di tolleranza dei philosophes; ha sperato che dalla Rivoluzione Francese (permessa da Dio per l'umana espiazione) sarebbe un nuovo cristianesimo spirituale e una società religiosa sulle rovine della società laica.

Il martinismo ebbe notevole diffusione al principio del sec. xix; e fin nella lontana Pietroburgo J. De Maistre fu seguace delle teorie martiniste, che lo aiutarono a concepire il sogno di una grandiosa palingenesi religiosa a sfondo unitario-confessionale. La massoneria martinista sopravvive tuttora in Francia.

BibL.: J. Matter, St-Martin, le philosophe inconnu, 2° ed., Parigi 1864; A. Franck, St-Martin et son maitre Martinez Pasqualis, ivi 1866; J. Claassen, St-Martin, Leben und theosophische Werke, Stoccarda 1891; Papus, L'illuminisme en France, 2 voll., Parigi 1899-1902; A. Viatre, Les sources occultes du romantisme, I, ivi 1928, p. 45 sge., 269 sgg., II, ivi, p. 64 sgg.; G. van Rijnberk, Un razonaturge du XVIIIe siecle: Martinez de Pasqually, ivi 1935; A. Omodeo, Un reavionario. Il Conte J. De Maistre, Bari 1939, pp. 11 sgg., 38 sgg. (dove peraltro sono troppo calcare le tinte nel raffigurare un De Maistre post-martinista eterodosso); R. Ambelain, La franc-mazonnerie occultiste et mystique (1649-1943). La martinisme. Histoire et doctrine, Parigi 1946 (tendenzioso, come d'altronde quasi tutti gli scritti sopra citati). Massimo Petrocchi
MARTINO I, re d'Aragona e di Sicilia. - Ultimo re aragonese della dinastia catalana, chiamato l'Umano, n. a Gerona nel 1356 dal re Pietro IV e da Eleonora di Sicilia, succeduto a suo fratello Giovanni I nel 1395. Dovette lottare prima contro la cognata vedova e i suoi aderenti, poi ebbe pure a difendere con le armi la sua corona, pretesa dai conte di Foix, il cui esercito però fu disfatto, e finalmente mandare legioni militari e una forte flotta contro i ribelli, che ridusse alla sua obbedienza e a quella di suo figlio Martino di Sicilia.

Nel campo religioso fu esemplare, ma sostenne sempre la legittimità del papa di Avignone contro quello di Roma durante lo scisma occidentale : si ricordi che Benedetto XIII era aragonese e cognato di M. I. Assediato detto Pontefice in Avignone nel 1398 dall'esercito francese, venne l'argomese in suo aiuto con alcune navi che arrivarono per il Rodano; incoraggiando il cognato e disprezzando la scomunica di Bonifacio IX, prese la Sicilia e la Sardegna, feudo della Chiesa, e non abbandonò la causa di Benedetto neppure quando gli altri sovrani nel 1408 si sottrassero alla sua obbedienza; anzi questi, profugo da Avignone, trovò un sicuro asilo a Perpignana, allora città aragonese, dove poté celebrare un concilio in opposizione a quello di Pisa. Re M. morì a Barcellona nel 1410 , lasciando la nazione in terribile crisi per la mancanza di un erede determinato.

BibL.: J. Zurita, Anales de Aragón, X, Saragozza 1668, pp. 415-58; V. Balaguer, Historia de Cataluna, V, Madrid 1886, pp. 272-320; A. Rubio y Lluch, Documents per l'bistoria de la cultura catalana migeval, Barcellona 1908, p. 21; R. Avezou, Règne de Pierre le Cérémonieux..., Règne de Martir d'Aragon..., in Bulletin hispanique, 39 (1927), pp. 283-92, 351-68.
Giuseppe M. Pou y Marti
MARTINO de Azpilcueta (Navarrus). - Teologo moralista e canonista, n. il 13 maggio 1492 e chiamato "Navarro" dal luogo di origine (Barasosin, in Navarra), m. a Roma il 21 giugno 1586. Fu cugino di s. Francesco Saverio, con cui tenne relazioni epistolari; dottore (1541) e professore di diritto canonico a Cahors (prima del 1520) e poi a Tolosa, dove aveva studiato ed era stato ordinato; a Salamanca fu professore de decreto (1532), poi de prima (1533) a Coimbra, dove organizzò l'Università (1538-55).

Intervenne come teologo nella vertenza tra Filippo II e Paolo IV, rasentando lo scisma, per eccessiva accondiscendenza al re. Tuttavia sostenne contro il medesimo
e a Roma, come avvocato, il celebre arcivescovo Carranza : ciò che non gli fu più perdonato dal re. A Roma fu caro ai papi Pio V, Gregorio XIII e Sisto V; fu nominato consultore della Penitenzieria e non ebbe la porpora solo per l'opposizione di Filippo II. Contro di lui M. pubblicò un'indignata giustificazione : Epistola apologetica ad... ducem Albuquerqueenem (Roma 1570). Unimo finissimo e di vita austera, pieno di carità verso il prossimo, è da annoverarsi tra i sommi del suo tempo come moralista, canonista ed autore ascetico. Le sue opere, ripetutamente stampate anche dopo le sue morte, furono, almeno in parte, ritenute classiche. Tra le più conosciute è il suo Manuale sive eschiridion confessariorum et paenitentium (Anversa 1573), che è un rifacimento del suo Manual de confesores y penitentes (Coimbra 1553). Innumerevoli le opere di diritto: notissimo, tra l'altro, il suo De redditibus beneficiorum ecclesiaritiorum (Roma 1568, 1574; 1^{text {a }} ed. in spagnolo Valladolid 1566). Molte altre opere scrisse sul Breviario, i regolari, i beni ecclesiastici, ecc., che furono pubblicate in edizione completa a Roma (3 voll., 1590), Lione (1589-91), Venezia (3 voll., 1602), Colonia (2 voll., 1615).

BibL.: H. de Gloria, Nueva biografia del Doctor Navarro don M. de Azpilcueta, Pamplona 1918; A. Arigita y Liza, El doctor Navarro, don M. de Azpilcueta y sus obras. Estudio histórico critico, ivi 1895 ; Hurter, III, coll. 344-48; I. Bellamy, s. v. in DTSC, I, col. 1119; A. Lambert, s. v. in DHG, V, coll. 1368-74; id., s. v. in DDC, I, coll. 1579-83; M. L. Larramenti da Olcese - J. Olarra, Miscelanea de noticias romanas acerca de don M. de Azpilcueta, Madrid 1943. Lorenzo Simione
MARTINO da Barcellona. - Storico cappuccino, n. a Barcellona il 4 ott. 1895 , ivi decapitato dai comunisti nella seconda metà di dic. 1936. Entrò nel noviziato di Arenys de Mar il 15 ott. 1910; ordinato sacerdote il 5 maggio 1918, si perfezionò nelle scienze storiche a Lovanio (1924-26).

Degno di particolare rilievo è il suo Estudio critico de las fuentes históricas de s. Francisco y s. Clara (Barcellona 1921). Coltivò e promosse anche le ricerche storiche francescane e catalane, soprattutto mediante la direzione, dal 1926, degli Estudis franciscans (Estudios franciscanos), riportando in luce autori francescani medievali, tra cui Fr. Eiximenis con gli studi sulla Doctrina compendiosa (Barcellona 1929) e sul Terz del creètió (2 voll., ivi 19291930); nonché con le Notes descriptives dels mss. franciscans medievals de la Bibliot. nacional de Madrid (ivi 1935). La cultura catalana en el reinado de Jaime II (ivi 1936) gli valse il premio «Francesc Vives». Gli si deve inoltre l'edizione critica della Historia de la primacia de la seu de Tarragona (Tarragona 1924). Collaborò con articoli a varie riviste.

BibL.: Pacifico de Vilanova, El r. p. M. de B., in El apostolado franciscano, 28 (1914), pp. 5-6; G. L. Jovino-Basilio da Rubi, Dati di Cristo nella Spagna di Prenco, Alba 1940, pp. 267-73. Ilarino da Milano
MARTINO di Braga, santo. - Vissuto fra il 515 e il 580 ca., oriundo della Pannonia e monaco in Palestina. Passato nella Galizia, fondò un monastero a Dumio e poi fu primo vescovo di questa città, diventata sede diocesana nel 557, e più tardi metropolitana di Braga prima del 572.

Per la sua attività letteraria M. è il vincolo fra l'Oriente e l'Occidente. Frutto della sua formazione ellenistica, ormai poco frequente in quell'epoca e da lui acquistata in Palestina, è la versione di 109 (110) sentenze dei Padri d'Egitto (Aegyptiorum Patrum sententiae), Similmente un monaco di Dumio, Pascasio, tradusse sotto la direzione di M. un'altra antologia più sistematica in 44 capp. sotto il titolo di Verba seniorum o Interrogationes et responsiones Aegyptiorum Patrum.
M. può essere considerato come il primo studioso spagnolo di Seneca. Quasi tutte le opere di M. sono in gran parte un musaico di sentenze del filosofo che però non viene nominato. Qualche volta i nomi di Seneca e di M. sono stati confusi nella tradizione dei manoscritti.

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Le tre opere principali di M. sono: Formula vitae honestae, scritta dietro istanze del re Miro (570-83), che è un compendio di etica naturale basato sulle 4 virtù cardinali di Platone : prudentia, magnanimitas (fortitudo), continentia (temperantia), iustitia, e dedicato ai laici. Secondo la tesi del Bickel, seguita da tutti, in quest'opera si conserva la sostanza dello scritto non più conservato di Seneca: De officiis. Il De ira, dedicato a Witinitro, vescovo di Orense, è un estratto dell'omonima opera di Seneca. Il suo contenuto viene espresso cosi : «De fugienda ira, saltem, si id non eveniat, de lenienda disserui». I tre scritti: Pro repelleada iuctantia, De superbia e Exhortatio humilitatis formano un insieme di contenuto prettamente cristiano ispirato alle sentenze della Scrittura e sotto l'influsso della Institutio coenobiorum di Cassiano. Di genere liturgico e canonico sono: Capitula Martini, antologia di canoni di cancili africani, orientali e spagnoli; Epistula ad Bonifacium specopum de trina mersione, interessante per la storia della liturgia battesimale nella Spagna; forse anche la rifusione del trattato De
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pascba, di incerta origine, intorno al modo di stabilire la data pasquale. Molto caratteristico è un altro opuscolo, scritto dietro preghiera di Polomio, vescovo di Astorga, come predica propria per le visite pastorali dei vescovi secondo le prescrizioni del II Concilio di Braga (572), De correctione rusticorum, in cui si combattono le superstizioni e i resti del paganesimo nelle campagne e si condannano i nomi pagani dei giorni della settimana, correzione mantenuta tutt'oggi nella lingua portoghese. M. compose, benché tardivamente e non tanto egregiamente, anche alcuni scritti poetici : In refestorio, In basilica e un Epitaphium per il proprio sepolcro.

Bibl.: Ed. Flores, España Sagrada, XV, Madrid 1769, pp. 383-449; PL 72, 21-52; 73, 1023-62; 74, 381-94; C. P. Caspari, M. von B. Schrift De correctione rusticorum, Cristianis 1883 ; R. Peipers, in MGH, Aust. antig., VI, II, pp. 194-96; E. Bickel, Die Schrift de M. von B. "Formula vitae honouae", in Rheinisches Museum, 60 (1905), p. 521 sgg.; Manitius, I, pp. 109-13; Schanz, IV, pp. 623-27; J. Madoz, Una nueva recensión del "De correctione rusticorum" de M. de B., in Estudios eclesias, 19 (1945), pp. 335-53. Giuseppe Madoz
MARTINO da CocheM. - Cappuccino, n. a Cochem (Renania) il 13 dic. 1634, m. a Vaghăusen (Bruchsal) il io sett. 1712. Lettore di filosofia a Magonza (1664-68), visitatore nell'arcidiocesi di Magonza (1682-85) e in quella di Treviri (1698-1700), indefesso per tutta la sua lunga vita nella predicazione popolare e catechetica, in patria, in Tirolo, Austria, Boernia.

Contribul efficacemente a diffondere e alimentare la istruzione e la pietà religiosa del popolo con una settantina di libri e opuscoli, molti dei quali largamente diffusi e tradotti. Apri la serie con un catechismo, KinderlehrBüchlein (Colonia 1666), sull'esempio del Bellarmino; molto nota e letterariamente più importante Das Leben Christi (Francoforte 1677; 4ᵃ ed., Das grosse Leben Christi, a voll., ivi 1680; Das kleine Leben Christi, ivi 1683); in latino ed in tedesco compilò l'esposizione della Messa, Messbuch (ivi 1702); raccolse fatti, esempi, leggende a
scopo istruttivo in Das euserlesene History-Buch (Dillingen 1687), e, servendosi degli Annali del Baronio, in Kirchlische Historien (ivi 1694). Tra i molti libri di preghiere, di santi, d'esercizi pii, per ammalati, soldati, ecc. si distingue per il contenuto teologico l'Unerschätalisches Büchlein von Gott (Magonza 1708).

Bibl.: Joh. Chrysostomus Schulte, M. v. C. Sein Leben u. selue Schriften, Friburgo in Br. 1910; id., M. c. C., ein Förderer der Mariencerehrung, in Bericht des 6. intern. Marianischen Congresses in Trier, Treviri 1912, pp. 43-48; id., Die literarische Eigenset des P. M. v. C., in Collectanea Francis, 1 (1931), pp. 84-97; A. Schmitt, Die deutsche Heiligenlegende von M. c. C. bis A. Stolz, Friburgo in Br. 1932; Melchior a Pobladora, Historia generalis Ordinis Min. Capuccinorum, parte 2*, I. Roma 1948, passim; II, ivi 1948, passim.

Ilarino da Milano
MARTINO di CHEMONA (Magister Martinus). - Teologo, che all'inizio del sec. xili scrisse una Summa, rimasta inedita, la quale riecheggia Pietro di Poitiers e talora copia letteralmente Simone di Tournai e Martino de Fugeriis.

Bibl.: M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it. di G. Di Fabio, 2ᵃ ed., Milano 1939, pp. 45 e 63; I. De Ghellinck, L'estor de la littérature latine au XIIe siècle, I, BruxellesParigi 1946, p. 79; id., Le mouvement théologique du XIIe siècle, 2² ed., Bruges 1948, p. 408.

Antonio Polaari
MARTINO da Fano. - Giurista, n. a Fano verso il 1190 dalla nobile famiglia Del Cassero, ricordata anche da Dante (Inf., XXVIII, 77; Purg., V, 73). Studiò diritto a Bologna ove fu discepolo di Azzone e nel 1229 era già professore. Insegnò in Arezzo, dove fu settore dell'Università, donde passò subito professore a Modena. Ebbe anche importanti cariche: fu infatti podestà di una città della Romagna e di Genova per due volte ( 1260 e 1262). Poco dopo entrò nell'Ordine di s. Domenico e morì a Fano ca. il 1272. Fu sepolto nella chiesa di S. Domenico.

Fu molto reputato tra i cultori bolognesi del diritto e le sue opere sono molto citate, quantunque siano andate in gran parte perdute. Le più importanti sono: De iure emphyteutica, trattato spesso stampato ma sotto il nome di Guido da Suzzara; De modo studendi, trattato breve ma pieno di scienza raccolto da Alberigo e di cui rimane un manoscritto; De homogio, che è stato quasi del tutto ripetuto nello Speculum di Durante; un Formularium super contractibus et libellis (ed. Wahrmund 1907); un Ordo iudiciorius (ivi 1907); De imploratione brachiis saecularis, di cui un nuovo manoscritto è stato recentemente edito (v. bibl.).

Bibl.: F. C. Savigny, Storia del diritto romano nel medioevo, trad. it., II, Firenze 1844, p. 177; F. Schulte, Die Geschichte der Quellen und Literatur des Can. Rechts, II, Stoccarda 1877, p. 139; U. Niccolini, Il trattato de imploratione brachiil saecularis di M. de Fano, in Studia et documenta historiae et iuris, 9 (1943), pp. 36-54.

Vittorio Baroccetti
MARTINO de FUGERIIS. - Teologo del sec. xili, di cui si sa soltanto che era conosciuto quale magister Martinus (il cod. di Parigi Nat. lat. 3116 aggiunge de Fugeriis), come si può dedurre dai

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manoscritti che contengono la sua Summa inedita (codd. Cambridge, Parigi, Tolosa, Troyes).

E probabile la sua presenza a Parigi nei primi anni del sec. xiri, dati i rapporti dottrinali dei suoi scritti con le opere di Pietro il Cantore, Prevostino e Stefano Langton. Cio si deduce pure dalle citazioni che fa di questo maestro Goffredo di Poitiers. Per metodo e dottrina si accosta a Pietro di Poitiers (m. nel i205). I suoi scritti risultano poco originali, essendo quasi compilazioni o estratti dalla Summa di Simone di Tournai, delle Glossae super sententias (ca. 1152-60) e delle Sententiae Udanis (ca. 1160-65). Egli stesso nel prologo della Summa si lamenta che i suoi contraddittori gli rinfacciavano «Me aliorum scrimina ausu compilasse clandestino atque nefanda epygrammatis munitione, quod ab aliis, retroactis temporibus diligenti scrutinio curaque sollerti est elaboratum, a me pervicaciter fuisse presumptum».

Brac.: M. Grabmann, Die Geschichte der schol. Methode, II, Friburgo in Br. 1911, pp. 524-34; P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIIe siècle, I, Parigi 1933, p. 269; A. Landgraf, Udo und magister Martinus, in Recherches de théologie ancienne et médiévale, II (1939), pp. 62-64; cf. Alessandro di Hales, Summa theologica, IV, Quaracchi 1948, Prolegomena, p. cxxx.

MARTINO GOSIA. - Giureconsulto bolognese (sec. xit), della nobile famiglia dei Gosi, che s'illustrò per quattro generazioni nello studio e nella pratica del diritto. Fu dei cosiddetti « quattro dottori » e partecipò nel 1158 alla Dieta di Roncaglia; morì prima degli altri, non più tardi del 1166.

La tradizione lo presenta come l'antagonista di Bulgaro, come il campione (ma fino a che punto è poi vero?) dell' aequitas contro lo jus strictum, e infiora questa rivalità di particolari a volte romanzati. L'efficacia dell'insegnamento di M. si manifestò non soltanto nella feconda continuità d'una scuola che si disse dei gosiani, ma anche nelle legislazioni imperiale e pontificia, che accolsero in diversi casi le opinioni di lui. Noto è l'episodio della costituzione Sacramenta puberum di Federico Barbarossa, per la quale il giuramento del minorenne, purché pubere, bastava a convalidare un contratto da lui stipulato, anche se di per sé nullo: M. stesso ne avrebbe chiesta e senz'altro ottenuta la promulgazione dall'Imperatore, un giorno che cavalcava familiarmente al suo fianco, riuscendo così a veder sancita una propria opinione, che Bulgaro avversava. Un altro noto episodio mette in luce, e in luce non simpatica, la devozione di lui per l'Imperatore che l'onorava della sua confidenza; avendo questi domandato se era o no giuridicamente il padrone del mondo, M. gli rispose di si, di contro alla parziale negazione di Bulgaro.

L'ampia dottrina, che valse a M. l'epiteto di copia legum e la lode di in legum pagina nulli secundus, si manifestò principalmente, oltre che nelle glosse (sigliate M.,

Ma., Mar., M.G.), in vari scritti esegetici d'altra indole e in un trattatello De jure datium.

Brac.: F. C. von Savigny, Geschichte des römischen Rechts im Mittelalter, IV, 2* ed., Heidelberg 1850, pp. 124 sgg.; 178 sgg., 481 sgg.; J. Acher, Une chanson en l'honneur du glossateur Martin et de son fils Guillaume, in Studi in onore di Bingia Brugi, Palermo 1910, p. 507 sgg.; H. Kantorowicz, Studies in the Glossators of the roman late, Cambridge 1938, pp. 86 sgg., 253 sgg. Piero Fiorelli

MARTINO I, PAPA, santo. - N. a Todi nell'Umbria e m. a Cherson in Crimea il 16 sett. 653. Fu per qualche tempo apocrisiario alla corte di Costantinopoli e alla morte di papa Teodoro ( 14 maggio 649) fu eletto a succedergli. Fu consacrato, prima del consenso dell'imperatore Costante II, il 5 luglio 649. Questi con un suo decreto (тönsç) aveva imposto il silenzio sulle controversie monotelite, mettendo alla pari errore e verità; M. convocò al Laterano un concilio cui parteciparono 105 vescovi e che in cinque sessioni, tra il 5 e il 51 ott. 649 , condannò, con le dottrine eretiche, anche il тöns c l'éeßans, pubblicata in precedenza dall'imperatore Eraclio, e definì la duplice volontà e operazione in Cristo.

Le decisioni del Concilio provocarono l'ira di Costante II che incaricò l'esarca Olimpio di impadronirsi del Pontefice. Ma Olimpio tentò accordi col Papa per ribellarsi a Costante e impadronirsi dell'Italia; l'Imperatore, alla morte di Olimpio ( 652 ), inviò il successore di lui Teodoro Calliopa a Roma con l'ordine di condurre M. a Costantinopoli. Il Papa, che era infermo, fu preso, nel giugno 653 , e dopo un lungo e doloroso viaggio giunse il 17 sett. 653 alla capitale. Il 20 dic. 653 fu sottoposto a una parvenza di processo sotto l'accusa di aver favorito la ribellione di Olimpio e fu condannato a morte. Dopo un lungo martirio e molte umiliazioni, fu trascinato in Crimea dove finì i suoi giorni.

La Chiesa lo venera come martire il 12 nov.
Restano di M. alcune lettere interessanti per la storia del Concilio lateranense e della sua prigionia (ed. in MGH, Script. rer. Meron., V, pp. 452-56: Amando ep. Traiectensi: PL 87, 106-212; in Jaffé-Wattenbach, 20592064; 2071 sg.; 2078-81).

Brac.: Lib. Pont., I, pp. 336-40; Anastasio Bibliotecario, Acta s. M., in PL 129, 586-604; Mansi, coll. 863-1169; L. Duchesne, L'Église au VY siècle, Parigi 1925, pp. 441-53; E. Machael, Wenn ist Papst bei seiner Zeilierung nach Constantinopel gekommen, in Zeitsch. für hathol. Theol., 16 (1892), pp. 375-80; H. Geiser, Una vittima del despotismo bizantino. Papa s. M. I., 649-54, in Cin. Catt., 1907, 10, pp. 272-85, 656-66; W. M. Peitz, Martin I. und Maximus Confessor, Beiträge zur Geschichte des Mionstheistentreties in den Jahren 649-68, in Hist. Jahrbuch, 30 (1917), pp. 213-36, 429-58; E. Caspar, Die Lateransynode von 649, in Zeitschr. für Kirchengesch., 51 (1932), pp. 75-137; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 337-53; Fliche-Martin-Frutaz, V, pp. 174-81,

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![img-4.jpeg](img-4.jpeg)

In alto: VERGINE TRA S. LUCIA E S. CATERINA - Orvieto, Museo comunale.
In basso: RITRATTO EQUESTRE DI GUIDORICCIO DA FOGLIANO. Affresco (1328) - Siena, Palazzo Pubblico.

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![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(fat. Soprintendente ai monumenti e gallerie per le province di Pisa -Livorno - Lucca e Messa Carrara)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(fat. Mus - Barcellona)
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(por cortesia della dolt. L. Wilckens)
![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(da R. Klapheck - W. Hege, Der Don zu Xanten, Berilno 1930, p. 83)
In alto a sinistra: S. MARTINO DIVIDE IL MANTELLO CON IL MENDICO (ca. 1220) - Lucca, interno del Duomo. In alto a destra: PARTICOLARE DEL GRUPPO DI S. MARTINO CHE DIVIDE IL MANTELLO CON IL MENDICO (ca. 1240) - Bassenheim, chiesa parrocchiale. In basso a sinistra: S. MARTINO DIVIDE IL MANTELLO CON IL MENDICO. Retablo di S. Martino (1447). Opera di Jacomart - Segorbe, Castellon de la Plana. Palazzo vescovile, sala del Museo. In basso a destra: S. MARTINO PORGE L'ELEMOSINA A UN MENDICO. Statua addossata ad un pilastro nell'interno del Duomo. Opera di Heinrich Blankebyl (fine sec. xv) - Xanten.

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MARTINO II e III : v. MARINO I e II.
MARTINO IV, papa. - Simone de Brie (o de Brion), di origine francese, m. a Perugia il 28 marzo 1285. Studiò all'Università di Parigi; in seguito fu canonico e tesoriere della diocesi di Tours, cancelliere di Francia (1260) e cardinale (1261) del titolo di S. Cecilia; Urbano IV gli affidò alti incarichi, tra i quali fu particolarmente importante la legazione in Francia, che si concluse con la nomina di Carlo d'Angiò a re delle due Sicilic (1264).

Predicò la crociata contro gli ultimi Hohenstaufen e in favore della Terra Santa, occupandosi con successo della riforma della Chiesa di Francia. Il 22 febbr. 1281, dopo sei mesi di conclave, a Viterbo, Simone fu eletto a succedere a Niccolò III con il nome di M. IV, per intusso di Carlo d'Angio, e fu consacrato a Orvieto il 23 marzo dello stesso anno. Non essendo gradita ai Romani la sua elezione, M. IV fu costretto a trascorrere quasi tutto il suo pontificato lontano da Roma, vivendo successivamente a Orvieto, Montefiascone, Città della Pieve e Perugia.

M. IV fu assai benevolo verso il re Rodolfo di Germania, il quale rinunciò ad ogni pretesa sulla Romagna, della quale il Papa entrò in possesso con l'aiuto dei Francesi. Per compiacere Carlo d'Angiò, al quale, nonostante la forte opposizione dei Romani, aveva conferito la dignità di senatore di Roma, M. IV scomunicò l'imperatore Michele Paleologo, che agiva poco sinceramente nella questione dell'unione della Chiesa greca con quella latina, e fornì aiuti a Carlo per la progettata impresa contro l'Impero bizantino. Ma da tale impresa Carlo fu distolto dalla sollevazione della Sicilia datasi agli Aragonesi in occasione del Vespro siciliano (marzo 1282). M. IV rifiutò l'omaggio di sudditanza offertogli dai siciliani e scomunicò Pietro III d'Aragona contro il quale bandì una crociata, che fallì miseramente per il valore del Re aragonese, che sconfisse la flotta di Carlo d'Angiò e respinse l'esercito di Filippo III l'Ardito che aveva invaso l'Aragona. Con i Romani, ribellatisi a Carlo d'Angiò, il Papa si riconcilió nominando altri due senatori e distribuendo larghi sussidi in occasione di una grave carestia.

Per quanto incensurabile nella sua vita privata, a M. IV, che era uomo di grande carità, si fa il rimprovero di aver eccessivamente favorito i Francesi usando, spesso inconsideratamente, delle pene ecclesiastiche per motivi politici. Dante pone M. IV tra i golosi (Purg., XXVI, 20-24); il Villani (Cronica, VII, 58) lo dice « magnanimo e di gran cuore nei fatti della Chiesa».

Stat.: Les Registres de M. IV, in Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome, Parigi 1891 sgg. (solo fino al 1284): Lib. Pont., II, pp. 429-65; Potthast, II, Berlino 1875, pp. 1756-95; E. Choullier, Recherches sur la vie de M. IV, in Revue de Champagne, 4 (1878), pp. 15-30; F. Gregorovius, Storia della città di Roma nel medio eco, IX, Roma 1942, pp. 231264; J. Gay, Notes sur le second royaume français de Sicile et la papauté d'Urbain IV à Boniface VIII (1261-1302), in Mélanges Inrgn. Parigi 1933.

MARTINO V, papa. - N. a Roma nel 1368, m. ivi il 20 febbr. 1431. Quando il Concilio di Costanza (v.), incapace di procedere alla necessaria riforma della Chiesa, deliberò di venire all'elezione del Papa, una commissione elettorale, di cui, con procedura inusitata, facevano parte, con i 23 cardinali, sei prelati o dottori per ciascuna delle cinque nazioni, elesse pontefice l'11 nov. 1417, giorno di s. Martino, il card. diacono Oddone Colonna della nobile famiglia romana. Esperto in diritto canonico, creato cardinale da Innocenzo VII il 12 giugno 1405, il Colonna aveva partecipato al Concilio di Pisa (1409) e all'elezione di Alessandro V e poi di Giovanni XXIII; a Costanza era stato fra i sostenitori della superiorità del Concilio sul Papa.

Ma, salito al pontificato, M. volle rialzare la autorità del capo della Chiesa nel campo spirituale come nel temporale: il 26 febbr. 1418 pubblicò nuove regole per la Cancelleria papale, ristabilendo
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(fol. Alinari)
Martino V, papa - Particolare del monumento bronzeo di M. V. Opera di Simone Ghini (1423) - Roma, basilica di S. Giovanni in Laterano, già nella cappella Colonna, era nella Confessione.
in parte i diritti della S. Sede nella collazione dei benefici, senza però togliere del tutto gli abusi; e, se fu costretto a stringere con le nazioni concordati che limitavano il potere papale a profitto dei capitoli delle cattedrali e dei monasteri, ebbe anche cura che essi, tranne per l'Inghilterra, fossero temporanei, riuscendo cosi a renderli alquanto più favorevoli per la S. Sede. Ratificò oralmente le deliberazioni del Concilio, purché fossero state prese «in materia fidei» e «conciliariter» ( 22 apr. 1418). Poi lo sciolse ( 22 apr. 1418), e in una costituzione, che non fu pubblicata (ro giugno 1418), vietò di appellare dal Papa, «giudice supremo», al Concilio.

Partito frattanto da Costanza, il 16 maggio 1418, fece una lunga dimora a Mantova e a Firenze per prepararsi la via al ritorno a Roma, dove rientrò acclamato il 30 sett. 1420. Dopo difficili trattative con Alfonso V d'Aragona, ottenne ( 1429 ) la rinunzia dell'antipapa Clemente VIII e pose fine allo scisma. Sebbene, per l'esperienza fattane, abborrisse «in immensum nomen concili», in obbedienza ai decreti del Concilio di Costanza, convocò entro i cinque anni stabiliti il nuovo Concilio a Pavia ( 22 sett. 1423); ma lo dovette tosto trasferire, causa la peste, a Siena con pochi prelati e discordi e lo fece sciogliere dai suoi legati (1424). Per le insistenze del partito conciliare, lo riconvocò a Basilea per il 1° febbr. 1431, assegnando al legato a latere in Germania, il card. Giuliano Cesarini, il compito di presiederlo, con facoltà, se necessario, di trasferirlo e discioglierlo; morì prima della apertura ufficiale.

Della cresciuta autorità pontificale seppe fare in gran parte buon uso: creò cardinali degni, tra i quali il Capranica, il Cesarini, l'Albergati; accordò per il 1423 il giubileo; fece trasportare solennemente a Roma le ossa di s. Monica; giustificò s. Bernardino di Siena dalle accuse degli avversari, approvando il culto, introdotto da lui, del S. Nome di Gesù (1427). Fu mite con gli Ebrei, vietando la predicazione violenta contro di loro e il Battesimo dei loro bambini inferiori ai dodici anni, senza il consenso dei genitori, o la richiesta dell'avo. Ma non ebbe volontà o forza per l'auspicata riforma radicale: una bolla del 16 giugno 1425 e altri decreti non furono sufficienti a correggere l'avarizia e la corruzione nella Curia.

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(fol. Anderso-)
Marting di Tours, santo - Figura di s. M. nella teoria dei santi e martiri nella chiesa di S. Apollinare Nuovo. Mussico del sec. vi - Ravenna.

Ebbe grandi meriti quale pacificatore e restauratore di Roma dopo gli orribili danni dell'età precedente. Rispetto l'autonomia cittadina; ricostruì mura, ponti, porte, restaurò chiese e palazzi; costrui un palazzo ai SS. Apostoli, presso le case della sua famiglia; chiamò Gentile da Fabriano e il Pisanello a dipingere nel Laterano. Sottomise con la forza, e più con l'accortezza, le città del Patrimonio e Bologna, e vi mantenne l'ordine con mano ferma, nuovo creatore dello Stato papale. Non troppo amico degli umanisti, ebbe tuttavia come segretari il Loschi e Poggio Bracciolini.

L'epitaffio in Laterano lo saluta temporum suorum feliciter; Enea Silvio Piccolomini lo disse iusti tenax ac pacis cultor. Ma Egidio da Viterbo lamentò che egli avesse accresciuto la potenza e la ricchezza della Chiesa ed il lusso a scapito della virtù e dell'onore.

Parco e semplice nella vita, aprì la via a una più profonda corruzione della Curia, non togliendone gli abusi e introducendo'vi uomini non tutti degni, e inaugurò la triste èra del grande nepotismo, facendo dei Colonna una pericolosa potenza nello Stato papale e procurando loro feudi nel Regno; è vero tuttavia che ne ebbe valido aiuto nelle lotte da lui dovute sostenere.

BibL.: E. von Ottenthal, Die Bullenregister Martins V. und Eugene IV., Innsbruck 1885; id., Die päpstlichen Kanzleiregeln, ivi 1888; M. Tangl, Die päpstlichen Kanzleiordinungen von 1200 1300, ivi 1894; H. Finke, Acta Concilii Constantiensis, Münster

1896-1926; N. Valois, La crise religieuse du XVe siècle, Parigi 1909; N. Mengozzi, Papa M. V ed il Concilio cecumunico di Siena, Siena 1918; (A. Mercati), Raccolta di concordati, Roma 1919, Pastor, I; Hefele-Leclercq. VII, pp. 473-669; G. Mollat, s. v. in DThC. XI (1928), coll. 197-202. Giovanni Battista Picotis

MARTINO d'Aragona, re di Sicilia. - Chiamato il Giovane per distinguerlo dal padre Martino I, re d'Aragona e Sicilia. N. nel 1374, m. a Cagliari il 25 luglio 1409. Sposato a Barcellona nel 1391 con la cugina Maria, figlia e erede del re Federico III di Sicilia, e incoronato a Palermo nel 1392 senza l'investitura papale, dovette far fronte a una potentissima insurrezione; rimastigli fedeli soltanto alcuni vescovi e con l'ausilio di una magnifica flotta aragonesi, mandatagli dal padre, poté pacificare il Regno.

Dopo la morte della Regina (1402), che gli lasciò il trono, contrasse seconde nozze con Bianca di Navarra, la famosa principessa che uni poi questo Regno alla Castiglia. Amante dal padre e vedendolo impegnato nella difficile repressione dei ribelli sardi, condotti da Brancaleone Doria e protetti da Guglielmo III di Narbona, corse in suo aiuto con poderose forze militari, le quali portarono gli Aragonesi alla vittoria di Santuri del 1409; ma un mese dopo il giovane monarca moriva a Cagliari, vittima d'improvvisa febbre o dei suoi eccessi sessuali; la notizia fu comunicata al padre da s. Vincenzo Ferrer per incarico dell'antipapa de Luna, al quale il defunto Re, nipote suo, era rimasto fedele, senza però prendere parte attiva contro i pontefici di Roma.

Avendo lasciato re M. soltanto due figli naturali, Federico e Jolanda, e morto il padre l'anno seguente, pure senza successione, veniva aperta la via alla dominazione della dinastia castigliana sopra l'Aragona e la Sicilia.

BibL.: J. Zurita, Anales de Aragón, X, Saragozza 1368, pp. 423-54; V. Bologner, Historia de Cataluna, V, Madrid 1886, pp. 272-320; A. Rubio y Lluch, Documents per l'historia de la cultura catalana migeval, Barcellona 1908, p. 21; cf. inoltre R. Starrabbe, Documenti riguardanti la Sicilia sotto re M., in Arch. stor. Sicilia, 3 (1875-76), p. 137: 4 (1876), p. 32.

Giuseppe M. Pou y Marti
MARTINO di Touns, santo. - Fu il primo padre del monachismo in Occidente e grande apostolo delle Gallie. Molte notizie il biografo Sulpizio Severo ha tramandato della sua vita; la cronologia si può fissare solo con approssimazione, specie per il periodo della gioventù.

1. Vita. - N. a Sabaria, in Pannonia, verso il 315 , da un tribuno militare pagano che al termine del servizio si ritirò con la famiglia a Pavia, dove M. fu educato. All'età di dieci anni si fece iscrivere di sua iniziativa tra i catecumeni. Si sentì presto attratto alla vita solitaria, ma fu invece a quindici anni arruolato dal padre nella cavalleria. Cominciò il suo servizio, a diciotto-diciannove anni, e fu destinato in Gallia, ed in questo tempo ebbe luogo alle porte di Amiens la scena, storicamente certa, del mantello donato al povero. Dopo tre anni di servizio ricevette il Battesimo, verso il 337, e due anni appresso (339-40) ottenne il congedo e si stabili a Poitiers. Quando Ilario vi divenne vescovo (verso il 350), voleva ordinare M. diacono, ma si contentò del grado di esorcista.

Seguono alcuni anni di peregrinazioni: si recò in patria per convertire i genitori, ma ebbe successo solo con la madre; tentò di ritrarre i compatriotti dall'arionesimo, ma fu maltrattato e cacciato, sorte che gli toccò pure a Milano dal vescovo ariano Aussenzio; condusse per qualche tempo vita solitaria nell'Isola Gallinaria: saputo del ritorno di Ilario dall'calio (360), lo raggiunse a Poitiers, per ritirarsi però poco appresso a Ligugé, ove fondò il primo monastero dell'Occidente, subito popolato di molti monaci. Sparsasi intanto la fama delle sue virtù e dei suoi miracoli, tra cui la risurrezione di due morti, fu eletto vescovo di Tours e consacrato il 4 luglio 371.

Grazie alla sua attività pastorale M. esercitò un largo influsso sulle Chiese di tutta la Gallia. Esternamente

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nulla cambiò della sua vita precedente, giacchć continuò a condurre vita semplice e ritirata nel nuovo grande monastero che istituì a Marmoutier, a due miglia da Tours, al quale tosto occorsero molti monaci e che divenne un vero seminario di monaci, chierici e vescovi santi e solanti. Nelle Gallie sino allora il cristianesimo aveva guadagnato molti seguaci nella città, ma le campagne restavano quasi interamente pagane. M. provvide alla conversione anche di queste. Accompagnato dai suoi monaci, intraprese regolari spedizioni missionarie nelle quali predicava, convertive, distruggeva i templi sostituendoli con chiese, e introduceva le festività cristiane. Dove incontrava maggior resistenza, fondava monasteri che con la loro irradiazione operavano la conversione del popolo e facevano scomparire la superstizione.

Il benefico influsso dello zelo di M. non rimase ristretto alla sua Chiesa di Tours, ma si estese man mano a tutta la Gallia. Arrivò persino alla corte imperiale di Treviri, ove M. si recò sotto Valentiniano I (verso il 374) e sotto l'usurpatore Massimo, in occasione del processo contro Priscilliano (v.) e i suoi compagni (384-86). In questa circostanza egli propugnò l'indipendenza della Chiesa dal potere politico. Non riusci, purtroppo, ad impedire l'esecuzione degli accusati, per la pressione soprattutto di molti vescovi sull'Imperatore; ma, pur con la concessione della sua comunione al principale accusatore di Priscilliano, Itacio, ottenne che venissero risparmiati i priscillanisti in Spagna.

La morte lo colse a Candes, durante un viaggio intrapreso per un'opera di pacificazione, l'8 nov. 397. Il suo corpo fu accompagnato a Tours da zovo monaci, molte vergini e un'immensa moltitudine di popolo e deposto l'i i nov. Con ciò praticamente incominciava il culto di questo grande Santo, che aveva saputo unire lo spirito di preghiera con un'attività prodigiosa, l'ideale monastico e lo zelo apostolico, ed era stato favorito da Dio del dono dei miracoli. Sul sepolcro di M. il vescovo Briccio (m. nel 444) elevò una cappella e poi il vescovo Perpetuo (491) una grandiosa basilica che fu meta di continui pellegrinaggi per tutto il medioevo. Tra i pellegrini si devono ricordare i re della Francia da Clodoveo sino al sec. xvi. Le reliquie di M. furono trasferite nel sec. IX per sottrarle alla profanazione dei Normanni. Riposte nel luogo primitivo nel 1323, furono disperse nel 1362 dagli Ugonotti. Ne fu riscoperto qualche resto nel 1860 e vi venne costruita sopra la nuova Basilica.

Il culto di M. divenne popolarissimo in tutto l'Occidente ed anche in Oriente : in Francia e poi in Germania, in Italia, in Spagna, in Inghilterra furono a lui intitolate chiese e parrocchie. I Benedettini, dietro l'esempio del fondatore che dedicò a M. una cappella a Montecassino, consacrarono a M. chiostri e chiese. Molte professioni, fondandosi su fatti reali o leggendari della sua vita, scelsero M. a loro protettore : soldati, cavalieri, mendicanti, osti, sarti, ecc.

BibL.: Fonte prima: Sulpizio Severo: Vita b. Martini. scritte vivente ancora il Santo, a cui poi aggiunse: Epistolae tres e Dialogorum libri duo; da Sulpizio dipende Gregorio di Tours, il quale nella Historia Francorum, I, 36-38, 43 cercò di fissare la cronologia delle vita di M. e nei 4 libri De virtutibus s. Martini narrò i miracoli operati da M. dopo la morte; per le altre composizioni cf. BHL, 5610-66. La biografia più completa con la storia, leggenda, culto, iconografia, folklore è quella di A. Lecoy de la Marche, St Martin, 2 e ed., Tours 1890; E. Ch. Babut, St Martin de Tours, Parigi 1912, nego ogni valore alla vita di Sulpizio Severo, tosi confutata da H. Delehaye, St Martin et Sulpice Sévère, in Anal. Bolland., 38 (1920), pp. 1-136; P. Monceaux, St Martin, Parigi 1926; A. Regnier, St Martin, 7 e ed., Ivi 1922; per la leggenda e il folklore: J. Costanza, La leggenda di s. M. nel medio evo, Palermo 1921. Vincenzo Monachino
II. VENERazione E iconogbaria antica. - La storia di s. M. scritta da Sulpicio Severo ebbe una tale diffusione che quando il libro giunse a Roma andò a ruba, e i librai dichiaravano compiaciuti che non si era mai venduto un libro più presto e a più caro prezzo (Sulpicio Severo, Dialoghi, I, 23). S. M. era noto ai Romani anche per il fatto di esservi giunto nel 360 per incontrare Ilario di Poitiers, che invece
si era già imbarcato per rientrare in Gallia. La biografia di s. M. si diffonde a Cartagine, ad Alessandria, in Siria e fino nella Tebaide. La popolarità della sua biografia, che forse ebbe esemplari illustrati, spiega anche la diffusione della sua iconografia. Lo stesso Sulpicio Severo fece dipingere l'immagine del Santo nel battistero di Primuliacum, illustrato anche da un'epigrafe di s. Paolino di Nola.

L'abbazia di Ligugé nel Poitou, da lui fondata nel 361, restaurata più volte (secc. xII, xv, xvi, xix da D. Guéranger) è ancora oggi meta di pellegrinaggi ( 4 luglio e II nov.) specie per la cappella eretta sul luogo dove s. M. avrebbe risuscitato un catecumeno. S. M. fondò una abbazia anche presso Tours, monastero che per l'importanza fu detto «maius monasterium», oggi Marmoutier, di cui restano l'antica porta fortificata (Portail de la Crosse) e alcuni avanzi della Basilica. Fin dal 472 il vescovo Perpetuo elevò a Tours una basilica in onore di s. M.; le scene dei miracoli da lui operati erano effigiate intorno al suo sepolcro e illustrate da un'epigrafe dettata da Paolino di Périgueux e da un'altra di Sidonio Apollinare. Gregorio di Tours (Hist. Franc., II, 16) ricostruì nel sec. vi la sua Cattedrale e l'abbellì con affreschi riproducenti i miracoli dell'Apostolo della Gallia, accompagnati dai versi composti da Fortunato e ispirati alla narrazione di Sulpicio Severo (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1858-92, nn. 186-92). A Vienna nell'epitafio di Foedula si ricorda che essa venne battezzata da s. M. (CIL, XII, 2115). I re franchi conservavano come insigne reliquia un piccolo mantello o «cappa» che si diceva aver appartenuto a s. M.: essa veniva custodita nel Palazzo dal "cappellano" e portata in battaglia; sacro era il giuramento «super capella domni Martini». La denominazione cappella fu data all'edificio religioso che conservava le reliquie (H. Delehaye, Loca sanctorum, in Anal. Boll., 48 [1930], p. 46 estr.).
G. Wilpert mise in rilievo che s. M., insieme con s. Silvestro, furono i primi santi non martiri che vennero rappresentati (Mosaiken, p. 102). A Roma al tempo di papa Simmaco (498-514) venne eretta una chiesa in suo onore; nell'abside della cappella di S. Silvestro il card. Uguccione (1201) rinnovò forse la decorazione primitiva di Simmaco in cui era rappresentata la Madonna in trono tra gli apostoli Pietro e Paolo, s. Silvestro e s. M. (copie dell'affresco nel cod. Vat. Barb. lat. 4405, per errore riprodotto come mussico in G. B. De Rossi, Mussolini cristiani delle chiese di Roma, Roma 1872-96, tav. 26). Inoltre presso S. Pietro in Vaticano era dedicato a s. M. uno dei monasteri che provvedeva alla «laus perennis» nella Basilica; da questo il papa Agatone (678-81) inviò l'abate Giovanni in Inghilterra. A Ravenna il vescovo Agnello (556-69) rese al culto cattolico la Basilica eretta dal re ariano Teodorico, dedicandola a s. M. e fu detta «in caelo aureo» per lo splendore dei suoi musnici. Ivi s. M. conduce la grande teoria dei martiri verso Gesù Cristo in maestà. A Nantes nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, verso la metà del vi sec., fu posto un altare in onore di s. M. A Bordeaux il vescovo Leonzio II (542-64) eresse una basilica in onore di s. M.; si conserva il carme dettato in suo onore da Fortunato (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, 3 voll., Parigi 1836-92, n. 587). Gregorio di Tours descrive la meravigliosa basilica di S. M. di Orense in Spagna, eretta dal re svevo Carratino.

All'inizio del vir sec. [a regina Brumilde e il vescovo Siagrio dedicarono a Autun una basilica a s. M., divisa da 44 colonne di marmo; le pareti erano decorate da musaici ricordati con ammirazione in una Vita di s. Ugo del sec. xil e nel sec. xviri ancora ne restavano tracce. Nel sec. xir a Jumiege, nella chiesa dedicata alla Vergine, a fianco dell'altare principale, era quello dedicato a s. Pietro e a s. M. A Parigi la chiesa di St-Martin-des-champs, abbazia demolita dai Normanni, presso l'antica strada che dal Nord portava i pellegrini a S. Giacomo di Compostella, occupa il posto dell'oratorio primitivo erettovi da un abitante per riconoscenza dei miracoli operati da s. M. nella regione. La più antica chiesa di Inghilterra ricordata da s. Beda (Historia eccles., I, 26) era dedicata a s. M.,

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come anche in Scozia la celebre *Candida casa* (ibid., III, 4). La venerazione di s. M. in Germania è attestata in più luoghi (J. Dorn, Beiträge zur Patrocinienforschung, in Archit. für Kulturgeschichte, 13 [1917], pp. 949, 220-55). In Belgio nel 1205 fu eretta una cappella in onore di s. M. a Gembloux dall'abate Guiberto, zelante propagatore del suo culto (H. Deleloye, Guibert abbé de Florennes et de Gembloux, in Revue des questions historiques, nuova serie, 12 [1889], p. 82 sgg.). Ma nella diocesi di Liegi esistevano già chiese dedicate a s. M. che vennero rifatte all'inizio del sec. xir dal vescovo Filippo di Ratzeburg amico di Guiberto.

Le rappresentazioni degli episodi della vita di s. M. si iniziano con gli esempi della sua carità; M. giovane militare divide la sua clamide per darne la metà ad un povero; da vescovo offre la sua tunica ad un povero; risana un lebbroso abbracciandolo; rovescia gli idoli, fa tagliare un pino sacro che cadendo lo scansa, risuscita i morti, dimostrando ai pagani di essere inviato da Dio.

Venanzio Fortunato già addita al suo tempo in Padova la chiesa di S. Giustina illustrata dai miracoli di s. M. (s cuius habet paries Martini gesta figuris v, De vita s. Martini, IV, 674 : PL 88, 425). A Milano in S. Ambrogio, nel fastoso paliotto che l'arcivescovo Angiiborto II fece eseguire da Volvinio (835) a lamine d'oro e d'argento lavorate a sbalzo, oltre uno dei clipei con il busto di s. M. è rappresentato s. Ambrogio in estasi durante la Messa, mentre si trasporta in spirito a Tours presso il morente Apostolo delle Gallie e lo adagia poi nel sarcofago. Più tardi i due episodi saranno ripetuti nei mussici dell'abside alla fine del sec. xir. Nella Spagna gli episodi della leggenda di s. M. si ritrovano in una serie di pitture del sec. xI, ora nel Museo episcopale di Vich.

Così, p. es., nell'abbazia benedettina di Moissac la storia di s. M. è scolpita in uno dei capitelli del chiostro (metà sec. xir). Nel lato sud è rappresentata la città di Amiens; in quello ad ovest il Santo a cavallo taglia il mantello per darlo al povero, come insegna l'iscrizione : dir(im)it vestem; a nord G. Cristo mostra il mantello portato dagli angeli; ad est il vescovo resuscita un morto. Sull'abaco si legge: Martinus adhuc catecuninus hac me veste contexti - hic Martinus electus Dei pontifex.

Questi cicli si ripetono in molti edifici sacri, come a Lucca, ma soprattutto nel ciclo affrescato da Simone Martini (1322-26) nella cappella di S. M. nella basilica inferiore di S. Francesco in Assisi. I miracoli di s. M. si ritrovano nelle vetrate di molte cattedrali di Francis, come a Beauvais, a Bourges, a Tours, a Chartres ove è effigiato sette volte. A Vézelay in Borgogna, nella chiesa abbaziale, in uno dei capitelli della navata è scolpito l'episodio di s. M. che con il segno della Croce ferma l'albero che stava per schiacciarlo (sec. xi). Certo l'episodio più spesso riprodotto è quello del gruppo del Santo che divide il suo mantello, come a Lucca, a Colmar, a Metz, ecc. S. M. è rappresentato in uno smalto di Laguenne (Corrèze) del sec. xir. A Soudeilles (Corrèze) un busto in argento dorato di s. M. con smalti translucidi è della metà del sec. xiv; una statua è nella chiesa di S. M. ad Argentau (Calvados), ed un'altra in quella di Lougny-au-Perché (Sarthe). A Tulle (Corrèze) l'antica abbaziale del xir sec. e poi cattedrale è dedicata a s. M.; allo stesso secolo appartiene la chiesa di St-Martin a Brive-la-Gaillarde; al xir quelle di Colmar e di Metz; al xiv quella di Pont-à-Mousson (Lorena), al xv quella di St-Dié (Vosgi), alla Runescenza quella di Troyes.

Enrico fosi
III. Anty. - Nell'arte l'iconografia del Santo si trova in miniature dei Sacramentari di Ivrea (del 1000 ca.) e di Udine (dell'xi sec.). Si ricordano, fra le molte, una miniatura del Libro d'ore di Anna di Bretagna, nella Biblioteca nazionale di Parigi; una scultura del monastero di Ulma del 1418, una scultura veronese nel Museo civico locale, del 1432 ca., e, in pieno Rinascimento, la pala per il S. M. di Piazza Brambana di Lattanzio da Rimini, quella di Antonio Solario ora nella Pinacoteca di Napoli, del Butinone nella cattedrale di Treviglio, del Caroto in S. Anastasia di Verona, oltre ad incisioni di Martino Schongauer, di Israel van Meckenem, di Alberto Dürer,
ecc. Anche il Van Dyck ed il Rubens, in due grandi tele conservate nel Castello di Windsor, ne diedero una vivace rappresentazione, eloquente e affollata.

Ricorre ancora in arazzi (ad Angers, al Louvre ecc.), in pale d'altare, con la raffigurazione di singoli episodi ecc. La tradizione durò fin oltre il Cinquecento. Eustache Lesueur, in un celebre quadro ( 1654 ), ora al Louvre, diede una rappresentazione del miracolo della Messa.

Bibl.: A. Lecoye de la Marche, St Martin, Tours 1880; K. Kinnelle, Ikonographie der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 438-44. Eugenio Bortati.
IV. Folklore. - La data in cui cade la festa del Santo (11 nov.) determina il significato e il carattere delle varie tradizioni popolari che hanno luogo in tale giorno. Esce possono ricondursi a due principali mot