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e potenti protettori, la M. poté contare nelle sue file molti dei principali esponenti della magistratura, della scienza e dell'esercito. Fra le molte logge della capitale, La Loge des neuf Soeurs era riservata ai massimi campioni dell'illuminismo, dell'enciclopedismo e della Rivoluzione: ne fecero parte Lalande, Helvétius, Franklin, Condorcet, La Fayette e Voltaire. Dalle logge emanava la propaganda di dottrine dissolvitrici di ogni autorità, che corrodevano i gangli dalla vita sociale contemporanea; e, se gli storici non sono d'accordo quanto all'efficacia che la M. esercitò sulla Rivoluzione Francese, tutti però riconoscono che le logge furono i canali più attivi di diffusione di quelle idee che ne formarono il substrato ideale. Strano, ma caratteristico indizio del tempo è il trovare fra gli ascritti alla M. Luigi XVI e i fratelli, e l'amoreggiare con essa di non pochi ecclesiastici intinti di gallicanismo e ostili alla Curia romana. - Alla vigilia della Rivoluzione - dice il Berteloot - s'incontrano in quasi tutte le logge preti appartenenti a tutti gli Ordini religiosi..., priori e superiori di conventi, senza contare i curati e i vicari s. Lo stesso si verificava in Belgio: a Liegi nel 1774 tutti i canonici della Cattedrale erano massoni; a Mons esisteva una loggia riservata a soli ecclesiastici; in genere fin dal 1745 vigeva un precetto che prescriveva ai massoni belgi la perfetta osservanza della religione in cui erano battezzati.

Dal principio della Rivoluzione Francese (1792) la M. francese ufficialmente dormi, Philippe Egalité si dimise da Gran Maestro, e la carica restò vacante diversi anni. Solo nel 1799 la Gran Loggia di Francia sorse a rivendicare il diritto, che pretendeva competerle, di unico organo legittimo della M. francese. Ma il Direttorio adoperò largamente la M. in servizio dei suoi organi diplomatici; parecchi dei suoi generali, come Massone, Cambacères ecc. erano attivi massoni. Napoleone, divenuto imperatore, si servì più largamente ancora della M. come mezzo di dominio, risuscitò in tutti i paesi sottomessi una M. a modo suo, mettendone a capo qualcuno dei suoi fratelli o favoriti. Giuseppe Bonaparte fu Gran Maestro a Parigi, poi a Napoli, dove ebbe a successore il Murat; Luigi Bonaparte in Olanda, Eugenio di Beauharnais del Grande Oriente d'Italia, creato nel 1805 a Milano, confederato con quello di Parigi.
3. M. in Italia. - Stabilitisi gli Stuart a Roma, ivi spuntò qualche loggia scozzese. Sono stati pubblicati i protocolli di una di tali logge che operava al tempo di Clemente XII (W. J. Hughes, The Jacobite Lodge at Rome 1735-37, Leicester 1910). A Firenze fu aperta una loggia nel 1733 per opera dell'archeologo inglese Stosch e del poeta toscano Tomaso Crudeli suo maestro d'italiano, per cui questi subì un processo nel 1739 dall'Inquisizione (F. Sbigoli, Tomaso Crudeli e i primi framassoni in Firenze, Milano 1884). Fin dal 1736 anche a Bologna la S. Inquisizione ebbe ad occuparsi della M. (Battistella, Il S. Offizio e la Riforma in Bologna, ivi 1905, p. 150). A Napoli la regina Maria Carolina, sorella di Giuseppe II, si servì della M. come di un mezzo di governo.

Nei territori soggetti all'Austria, Francesco Stefano di Lorena, Maria Teresa e Giuseppe II protessero la M. Quest'ultimo con un'ordinanza del 21 genn. 1786 la mettere addirittura sotto la "tutela della Stato": e in verità il suo regno fu l'epoca d'oro della M. L'Alfieri, nell'Impostura, bolla mordacemente la setta e i suoi aderenti come troppo accomodanti e sempre in caccia dei propri tornaconti.
4. La M. dopo la Restaurazione. - Distrutta l'organizzazione della M. in Italia e indebolita negli altri paesi latini, essa vigoreggiò nei paesi anglosassoni, con il favore dei sovrani e delle classi dirigenti; e ciò specialmente negli Stati Uniti, dove la M. è rimasta ancor più che in Inghilterra attaccata ai principi tradizionali. Non si potrebbe tener dietro alle vicende della M. nei vari paesi senza perdersi in un labirinto. Basti un cenno delle vicende della M. francese, per la stretta contensione che essa ha avuto ed ha con quella italiana. Luigi XVIII (1815-24), iniziato in gioventù, non prese contro la M. misure repressive; uno dei suoi ministri, Decaxes, fu Supremo Gran Commendatore. Le giornate di luglio vennero celebrate dalla M. come un trionfo proprio. Luigi Filippo (1830-48), pur avendo già rivestita la carica di Gran Maestro, non si mostrò amico della M., né volle che il duca d'Orléans accettasse il titolo di Gran Maestro. Il colpo di Stato del febbr. 1848 veniva rivendicato dalla M. come il risultato di un congresso massonico tenuto a Strasburgo nel 1847 , con l'intervento di tutti i principali esponenti del governo rivoluzionario. Lo stesso Lamartine ebbe a dichiarare che l'esplosione era emanata du fond des loges. Napoleone III, imitando anche in ciò Napoleone I, si servì della M. come d'un instrumentum regni, e vi pose a capo uomini fidati, quali Luciano Murat suo cugino, il maresciallo Magnan, e il gen. Mellinet, manovrandola secondo l'opportunità, religiosa o politica, del momento e frenandone gli eccessi.

Sotto la Repubblica la M. riconquistò una piena autonomia e a poco a poco prese tale ascendente da fare dei poteri pubblici un proprio strumento, assoggettando il paese ad una vera e propria tirannia settaria. Il 26 apr. 1871 un cortso massonico di ben diecimila individui, con umbismi ed insegne, si recò trionfalmente a l'Hôtel de Ville a rendere omaggio al governo della Comune, riguardandosi come due potenze alleate. Non è il caso di diffondersi in particolari sul programma di laicizzazione attuato dalla M. in Francia e sui metodi messi in azione per asservire la gerarchia ecclesiastica ed estirpare

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gli Ordini e le Congregazioni religiose (v. FRANCIA). Basti dire che il Grande Oriente di Francia deliberò nel 1878 di abolire dalle Costituzioni il paragrafo che poneva come fondamentale la credenza nell'esistenza di Dio e nell'immortalità dell'anima e ordinò di eliminare anche dai rituali tutto ciò che vi faceva allusione; onde la M. britannica e tedesca ruppero le relazioni con esso.
V. La M. nel Risorgimento e nella vita pubblica italiana. - Chiuse le logge e soppressi dai governi restaurati i due Grandi Orientı di Napoli e di Milano, la M. italiana si disperse : i superstiti si rifugiarono sotto la tutela del Grande Oriente di Francia e cercarono di esplicare la loro azione attraverso la Carboneria, spesso riuscendo ad accaparrarsi posti di comando. Domenico Angherà attesta d'avere nel 1848 tentato di ricostruire un Grande Oriente a Palermo, ma l'iniziativa ebbe breve durata. La M. italiana riprese vita a Torino nel 1859 per opera di persone molto vicine al Cavour. La loggia torinese "Ausonia", in unione con il "Trionfo ligure» di Genova e gli "Amici veri vittoriosi" di Livorno,
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DINATO DEI TORINTO DI GODINI
DI ALLICANZA E DI UNUNEDENAZIONE:
figs: Don: dee liusmo int: int:-
Vita: videro e credono di fronte al timore di la solvente vita di unione in tempi in ha. No: misurati, con.

Amici:, Venti Lotto: Gliattati, Suavi e Orientali. Suvi - America Commerci/ostazioni - Inghilterra - Belgia - Etrusci. - Cede Colos: diaboli Scuola - Nesti Uniti di Eubianio - Francia Grecia - Ungheria - Etruscia - Italia (Regn. Cunei: di Torino - Stearns - Pura - Portogallo - Repubblica Argentina - Svizzera Uregno - Venezuela.
pida conciliazione, e deprecandola come il maggior pericolo che potesse correre la patria e la libertà (Rivista massonica, 1883, p. 88; 1884, p. 103; 1886, p. 32). Sono note le interferenze della M. per mandare a vuoto i sondaggi fatti da Leone XIII nel 1887 presso Crispi, tramite il p. Tosti; le declamazioni del Bovio, con le repliche dello Zanardelli e del Crispi; il solenne encomio dato a quest'ultimo da Adriano Lemmi, per aver "riovigortia con sapienza civile la lotta contro il pretendente del Vaticano" ( 25 giugno 1888). Grazie alla sua intransigenza anticlericale, attesta il Lemmi (rivista cit., 1886), la M. italiana si cattivò le simpatie della M. mondiale, che vedeva in essa la sentinella avanzata contro «il nemico più inveterato, più accanito, più ostinato e feroce»: il papato.

Con la morte del Lemmi (1906) la M. italiana si scisse: Saverio Fera, ch'era Luogotenente Gran Commendatore del Supremo Consiglio di Palazzo Giustiniani, sede della M. bleu fino dal 1901, ricusò di riconoscere il Gran Commendatore effettivo nuovamente eletto Achille Ballori, e insieme con i suoi aderenti costituì un Supremo

Gran Consiglio autonomo ed una Grande Loggia nazionale di rito scozzese antico ed accettato ( 1908 ), riconosciuta dai Supremi Consigli convenuti a Washington nel 1912. Alla M. di Palazzo Giustiniani si rimproverava d'essersi tutta data alla politica, d'essere diventata una setta ateistica, d'interferire sulle attività proprie del Parlamento e del governo, d'aver dato cioè all'Italia una cattiva copia della M. francese. Supremo Gran Commendatore e Gran Maestro della nuova M. fu confermato il Fera, che ebbe per successori Ricciardi, William Burgess, e quindi Raoul Palermi (1919). A Palazzo Giustiniani, al Ballori successero nell'ufficio di Gran Maestro Ettore Ferrari (1904-17), Ernesto Nathan (1917-21), fiero anticlericale, rimasto famoso per le volgari contumelie lanciate contro il Vaticano, e Domizio Torrigiani. Le due obbedienze erano legate alle due maggiori correnti massoniche del mondo, quella alla M. anglosassone, questa a quella francese.
VI. M. E Fascismo. - Per molti anni la stampa e l'Azione Cattolica rimasero quasi sole nella lotta contro l'invadenza massonica che a poco a poco si andava impossessando dei gangli vitali delle nazioni latine. Nel 1892 a Roma fu fondata una associazione antimassonica e nel 1897 si tenne un primo congresso internazionale a Trento, seguito da altri. Purtroppo mancarono di preparazione e mezzi adeguati, e ingenui apologisti rimasero vittima dell'enorme trucco loro giocato da un volgare impostore, Gabriel Antoine Jogand-Pagés (1854-1907), sotto il finto nome di Leo Taxil, che si diede per un transfuga dalla M. e simulò le più mirabilanti rivelazioni.

Un movimento di più forte efficacia contro l'onnipotenza massonica si suscitò in Italia, come in altri paesi, fra la gioventù aspirante a farsi largo nell'agone politico, e a contrastare il terreno, con mentalità rinnovata e in piena libertà di movimento, ai vecchi partiti. Nel Congresso socialista di Reggio Emilia del 1913 il Mussolini aferrò una energica campagna per l'eliminazione della M. dal Partito, e la proseguì a fondo su l'Avanti I, sostenendo l'inconciliabilità tra M. e socialismo. Nello stesso anno l'Idea nazionale, organo del Partito nazionalista,

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apriva un referendum sui tre quesiti: 1° ) se la M. era "compatibile con le condizioni della vita pubblica moderna»; 2° ) se le ideologie cui s'ispirano materialismo, umanitarismo, internazionalismo, corrispondano alle "tendenze del pensiero contemporaneo »; 3° ) se la sua azione nella vita pubblica, esercito, magistratura, scuola ecc., fosse "in beneficio o in danno del paese». Con generale stupore le risposte da parte dei personaggi più ragguardevoli per dottrina e posizione sociale, pubblicate sul giornale del 31 luglio al 9 ott. 1913, riuscirono un grande e solenne plebiscito di condanna. Il referendum, raccolto in volume, venne pubblicato con una prefazione di Emilio Bodrero (Inchiesta sulla M., Milano 1925).

Quanto alla prima guerra mondiale, la M. di Palazzo Giustiniani si vantava d'aver influito in senso decisivo sull'esito finale, ma fu proprio in questo momento che presero vigore, non solo in Italia, ma in quasi tutti i paesi d'Europa, quelle correnti spirituali che acuirono la crisi antimassonica, la più profonda che mai la M. abbia attraversata. Rispetto alla M. italiana una prima offensiva avvenne in seguito al Congresso internazionale massonico di Parigi del 1917, dove sembra che gli interessi della nazione fossero stati assai male tutelati di fronte alle altre potenze alleate. Il Gran Maestro Ferrari si vide costretto a dimettersi. In seguito alla "marcia su Roma" e all'avvento del fascismo al potere (ott. 1922), la M. non fu seconda a nessuno nell'adesione e nel plauso. Se in ciò la M. di Piazza del Gesù non conobbe misura e ritegno, neppure Palazzo Giustiniani trascurò alcun mezzo per accattivarsi le simpatie del nuovo Partito, dichiarando sulla pubblica stampa che "a dar vita ed alimento a quel moto nel suo inizio furono anche nuclei di fratelli molto autorevoli», e che la M. aveva "un'anima fascista». In un'assemblea generale tenutasi a Palazzo Giustiniani il 28 genn. 1923 intorno alla politica del fascismo, se riserva ci fu, essa consisteva negli eventuali rapporti con il Vaticano, riaffermando il principio della «laicità (dello Stato) nella più rigida concezione». Una conciliazione con il Papa, ebbe a dichiarare il Torrigiani, "avrebbe nel fatto restituito al Papa posizione di sovrano temporale». Il governo rispose, tramite l'agenzia Volta, che queste dichiarazioni avevano suscitata "una impressione nettamente negativa». Il Gran consiglio fascista, da un canto, l'Associazione nazionalista dall'altro invitarono i loro aderenti a scegliere tra M. e Partito (febbr. 1923), e il Popolo d'Italia, mettendo in rilievo questi fatti, affermava dover essere auspicato coronamento di essi l'accordo tra l'Italia e la Chiesa. Il 18 maggio 1925 il Parlamento deliberava all'unanimità l'abolizione delle società segrete e già dall'ag. 1926 si iniziavano quegli approcci con il Vaticano che si conclusero con il Trattato Lateranense dell'1 1 febbr. 1929.

La M. di Piazza del Gesù si sciolse spontaneamente con vive proteste di fede fascista. Quella di Palazzo Giustiniani, nell'atto di sciogliersi ( 6 sett. 1925) costituì un Comitato clandestino d'organizzazione con piani poteri, per mantenere in vita l'ordine di fronte alle necessità del momento. Essa seguitò ad esplicare la sua attività sotto la protezione della M. francese. Il Torrigiani, ritenuto corresponsabile dell'attentato dell'on. Zaniboni e del gen. Capello alla vita di Mussolini, venne arrestato e condannato a cinque anni di confine in un'isola, ma liberato dopo qualche tempo, morì a Firenze il 31 ag. 1932.

VII. Srorzi di concentrazione mondiale. Per la conciliazione con la Chiesa cattolica. In un congresso internazionale di corpi massonici di diversi riti nel 1902 a Ginevra, si tentò di ravvicinare le diverse potenze sparse nel mondo, per dare ad esse una base di maggior solidarietà ed unità. Il principio religioso, dalle potenze anglosassoni (Inghilterra, Francia, Scandinavia, Nord America) ritenuto tuttora valido, era invece ripudiato da quelle latine (Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Olanda, Ungheria, Egitto, America latina); fu istituito un Bureau international des relations mazonniques, con sede a Ginevra, diretto da Ed. Quartier-La-Tente, già Gran Maestro della Gran Loggia svizzera
"Alpina». Da esso emanò nel 1921 una Association mazonnique internationale (AMI) con il compito principale di ravvicinare fra loro, a guerra ormai finita, vincitori e vinti, mercé l'azione conciliatrice della M. statunitense, divenuta, come un tempo la M. inglese, la potenza massonica più forte e autorevole, il centro di gravitazione dello scozzesismo mondiale. Ma non raggiunse l'intento; né la M. francese volle recedere dal proprio dottrinarismo volteriano, né quella tedesca piegare l'orgoglio nazionale ferito. Stiché la M. americana si ritirò dell'A.M.I., imitata dalle altre potenze solidali, e l'Associazione ginevrina perdé gran parte della sua autorità.

Al tempo stesso Ossian Lang, Gran Cancelliere della Gran Loggia di Nuova York, in viaggio nei principali centri d'Europa, fondò a Vienna, con l'appoggio dei maggiori esponenti della M. austriaca, lo storico Eugen Lennhoff e il dott. Kurth Reichl, una associazione affine alla precedente, lo Freimaurerliga, che professava di rispettare qualsiasi confessione religiosa, con tendenze spiccatamente conciliative verso la Chiesa cattolica, come dimostrano alcuni articoli del dott. Reichl sull'organo della Liga, la Wiener Freimaurer Zeitung. Nel sett. del 1930 essa tenne un convegno a Ginevra, dove accorsero rappresentanti di molte nazioni.

Già nel periodico inglese The Freemason del 13 nov. 1909 si potevano leggere espressioni come la seguente: "Con lo spirito liberale dominante negli Stati Uniti e in Inghilterra siamo sicuri che la Chiesa si persuaderà col tempo che noi non siamo suoi nemici, ma suoi alleati nella lotta contro le mostruosità ateistiche che usurpono il nostro nome a profitto di loro basse manovre». Ora il Lang, dal giro d'opusione sopra accennato, prese occasione per far qualche sondaggio. Egli, insieme al Lennhoff e al Reichl, ebbe un incontro ad Aquisgrana il 21 maggio 1928 con il gcsuita p. Hermann Gruber, uno dei più apprezzati studiosi di cose massoniche del tempo, per discutere intorno ad una possibile intesa. La cosa, trapelata nella stampa profana, diede luogo ai più svariati e strani commenti. In dichiarazioni pubbliche il Reichl ed il Gruber riconobbero la fondamentale opposizione di principi che rendeva impossibile una vera conciliazione. L'unica intesa possibile poteva consistere solo in una migliore comprensione reciproca e in una maggiore lealtà e correttezza polemica, la fine di congiungere le forze per resistere efficacemente contro l'invadente ateismo e il comunismo.

Qualche anno appresso Albert Lantoine, il più autorevole storico moderno della M., morto nel 1949, membro del Supremo Consiglio del 33 di Francia, diresse un pubblico patetico appello a Pio XI, in un volumetto a stampa intitolato: Lettre au Souverain Pontife (Parigi 1936). Invocava anch'egli armistizio e tregua, sempre nell'intento di miglior comprensione per unirsi contro il nemico comune, il comunismo ateo, il nazionalsocialismo pagano, il fascismo. L'organo ufficiale della Gran Loggia di Francia sconfessò il gesto del Lantoine, ma esso ebbe larga eco si nella stampa massonica che in quella profana. Il padre J. Berteloot, da esperto conoscitore, espose su la Revue de Paris ( 15 sett. 1938) l'aspetto cattolico della questione, che è stata poi ampiamente dibattuta dall'una e dall'altra sponda. Ne resta un documento caratteristico nei 2 voll. del p. Berteloot (v. bibl.).

VIII. Resurrezione della M. in Italia. - Caduto il governo fascista in Italia, la M. tornò subito sulle posizioni perdute; ma tali e tanti furono i corpi massonici che si pretendevano legittimi eredi di quelli scomparsi da derivarne una indicibile confusione. Il dott. Melwin Johnson, Sovrano Gran Commendatore della giurisdizione nord degli Stati Uniti, in un discorso del 18 apr. 1950 a Pa lazzo Brancaccio rivelò essersi formati "una ventina di Supremi Consigli e di Grandi Logge" (Mondo massonico, 5 [1950], p. 34).

Va premesso che l'art. 13 della Costituzione della Repubblica Italiana, approvato l'1 1 apr. 1947 dall'Assemblea Costituente, stabilisce: "Sono proibite le associazioni segrete». La situazione giuridica in cui la Costituzione pone le società segrete dovrà andar disciplinata

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# MASSONERIA

## TAV. XXV

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**LAVORI DELLA VERTE LAVORI**

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(da Bieronymi Cordoni Medialnacnsis, Opera omnia, Linee 1663)
A sinistra: RITRATTO DI GEROLAMO CARDANO. Anteporta degli Opera Omnia. Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma. A destra: FRONTESPIZIO DEGLI OPERA OMNIA, con incisione allegorica con Euclide e Tolomeo - Exemplare della Biblioteca nazionale - Roma.

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da una apposita legge. Intanto essa non impedisce alla M. di esplicare la sua attività in segreto, bensì essa è tenuta, come le altre società, a denunziare ai poteri pubblici i propri statuti, le proprie sedi e i capi responsabili. Quattro principali obbedienze attualmente richiamano una speciale attenzione:

1. M. scozzese simbolica di Palazzo Giustianiani. Questa, avendo conservato una successione di continuità mediante i comitati provvisori di governo, ricostituil il 12 nov. 1945 i propri organi, creando in G. Guastalla il Sovrano Gran Commendatore e in G. Lay il Gran Maestro, con sede in un modesto quartiere del Palazzo Giustiniani, già proprietà della M. ora in mano dello Stato. Al Lay successe l'avv. Ugo Lenzi, che insieme alla carica di Gran Maestro riveste quella di Supremo Gran Commendatore. Questi, in vari discorsi fatti nei convegni regionali a Milano, Napoli, Torino, insiste sul punto della laicizzazione, per cui si tiene in posizione di vigile attesa verso il governo democristiano. Nel resto si professa in politica al di sopra dei partiti; in religione contrario ad ogni confessione dogmatica e per la "libertà di pensiero e di coscienza nella libera ricerca del Vero senza apriorismi, senza fabulazioni mitologiche, ma con la sola guida del buon senso, della ragione, delle scoperte delle scienze naturali e con l'ausilio della filosofia». Adotta una dichiarazione di principi votata dalla Gran Loggia svizzera "Alpina" il 21 maggio 1949, secondo la quale si riconosce e invoca il Grande Architetto dell'Universo e viene ripristinato l'antico rito della Bibbia sull'altare. Considera i Patti Lateranensi come una "abdicazione di conquiste civili già acquisite dallo Stato di fronte al Vaticano ", e "una catena che dev'essere spezzata".
2. M. di rito scozzese antico ed accettato. - Questo ramo ha ripreso un'organica omogenita solo dopo lunghe e travagliate pratiche, anche a causa del disfacimento completo in cui lo aveva lasciato l'ultimo Sovrano Gran Commendatore Palermi, ora con l'abdicare, ora con il rivendicare le cariche già rivestite. Ad esso specialmente si riferisce la constatazione del dott. Johnson che si è riferita. Si giunse finalmente nell'ott. 1948 a radunare un congresso a Napoli, da cui emanò una Giunta provvisoria di governo con sede a Roma (via Sistina 48), destinata a predisporre una costituente nazionale che ebbe luogo in Roma, al Palazzo Brancaccio, il 24-25 apr. 1949. Questa, ottenuta la fusione di talune della Grandi Logge, spuntate dopo il fascismo, ricostituì un Supremo Grande Consiglio, di cui risultò eletto Supremo Gran Commendatore il sen. Arturo Labriola (rinunziante in sett. 1930); ed una Gran Loggia, della quale fu fatto Gran Maestro il sen. Giuseppe Fusco, quindi, rinunziando il Fusco, il col. Raffaele Ridolfi.

La M. di Palazzo Brancaccio, eccetto il rito, non pare che molto differisca nel programma da quella di Palazzo Giustiniani. Le circolari emanate dal Labriola echeggiano principi e propositi press'a poco identici: "ristabilire la sovranità laica del paese", reagire alla "novella usurpazione clericale dei pubblici poteri ", "netta sepprazione dello Stato dalla Chiesa ", opporsi al Partito democristiano "datosi a tutt'uomo alla clericalizzazione d'Italia", asservi.o alle mire ambiziose di potenza della "gerarchie ecclesiastiche e del Vaticano" (circolari 25 giugno e 20 sett. 1949).
3. M. di rito scozzese autonomo e pseudocattolica. Questo gruppo risiede presso l'antica sede di Piazza del Gesù e risulta costituito dalla fusione di un certo numero di logge che facevano capo al barone Furio Romano Avezzana, m. a Roma il 15 giugno 1949, con altre logge dipendenti da G. C. Terzani e da Manfredi de Franchi, le prime con sede in via della Mercede, queste in Piazza del Gesù. L'Eva Nuova, organo del gruppo, nel numero del sett. 1947, faceva la seguente professione di fede: "In una nazione cattolica come l'Italia, il cristianesimo dei liberi muratori italiani non può essere che l'unico, il vero, l'etica cattolica ". S'intendeva cioè inaugurare una M. cattolica. Sulla stampa profana si parlò di accordi tra il Vaticano ed una certa M., e si notò una intensa propaganda in ambienti cattolici per attirarvi adepti. L'arcivescovo di Trento, preoccupato di tali manovre, chiese
(1st. Enc. Catt.)
nosiri misteri, è necessario che giuriate, per l'affetto e la memoria dei vostri più cari, di conservare inviolabilmente il segreto; siete pronto?

Proj: - Prontissimo.
(Il Venerabile batte un colpo di maglietto e dice:) Ven.: - Fratelli, all'ordine.
(Tutii i Fratelli che già trégano le spade impugnate si mettono all'ordine. Il 1"Esperto, col Maestro di cerimonie, conduce il Profano all'Ara ove gli fa corre a terra il ginocchio destro, e posare la destra sugli Eublemi Massonici. Gli pone nella sinistra un compasso con la pasta rivolta al cuore).

Ven: - Profano, ripetete con me il giuramento degli iniziandi:

- Liberamente, spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell'anima, con assoluta ed irremovibile volontà, pel venerato simbolo del Grande Architetto dell' Universo e per quelli della libertà, fratellanza ed uguaglianza umana, per l'affetto e la memoria dei miei più cari, sul mio onore e sulla mia coscienza sulennemente giuro: di non palesare, per qualsivoglia motivo, i segreti della Bibbia universale Massoneria: di aver sazrt l'onore e la vita di tutti: di soccorrere, confortare e difendere i miei Fratelli nell'Ordine: di non professare principi che osteggino quelli propugnati dalla Massoneria, e fin da ara, se avessi la sventura o la vergogna di mancare al mio giuramento, mi sottopongo a tutte le pene che gli Statuti dell' Ordine minacciano agli spergiuri, all' incorvante rimorso della mia coscienza, al disprezzo ed all'esecrazione di tutta l'umanità .
(Il Venerabile ordina al Profano di alzarci, e lo fa condurre fra le colonne).

Massoneria - Giuramento degli iniziandi dal Catechismo del I Grado, Napoli 1874 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.
al S. Uffizio quel che se ne doveva pensare; e il cardinale, segretario di questo S. Tribunale, il 20 apr. 1949, rispose: "nulla è avvenuto da poter far cambiare in questa materia la decisione della S. Sede, perciò rimangono sempre nel loro valore, per qualsiasi forma di M., le disposizioni del diritto canonico".

Non cessando però questi artificiosi armeggi, L'Osservatore Romano del 19 marzo 1950 pubblicò un articolo del p. Cordovani, Maestro dei SS. Palazzi, in cui si smentiva che la M., almeno di certo rito, non fosse più in contrasto con la Chiesa, che anzi, per una specie di accordo conchiuso, era lecito ai cattolici ascrivercisi; ribadiva "che nulla è mutato nella legislazione della Chiesa in ordine alla M.", soggiungendo: «i vescovi sanno che il can. 684, e specialmente il can. 2335, che infligge la scomunica a quanti dànno il proprio nome alla M., senza distinzione di riti, sono in pieno vigore, oggi come ieri; e tutti i cattolici lo debbono sapere e ricordare per non cadere nell'inganno ".
4. Aggruppamento scozzese di Bari. - Sorto presso una Loggia Madre "Onore e Giustizia" di Bari, che aveva per venerabile tal Liborio Granone, eresse il 24 maggio 1945 un Supremo Consiglio Ortodosso per l'Italia meridionale e le isole, e quindi, trasferitosi a Roma, una Gran Loggia, di cui divenne Supremo Gran Commendatore e Gran Maestro il predetto Granone.
IX. Dati statistici. - E difficile dare dati statistici della M. italiana ancora in via di ricostruzione. Su dati forniti da fonte ufficiale si calcola che, tra le famiglie regolari e irregolari, potranno esservi in Italia ca. mille logge, con un complesso di 50.000 associati. Il Grande Oriente di Palazzo Giustiniani supera le 400 logge con 25.000 iscritti.

La M. in Germania, che nel periodo prehitleriano si calcola contasse ca. 70.000 membri, dopo l'abolizione per

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i decreti nazisti del 1933, fu sciolta e i beni confiscati. Prese a risorgere nel 1945 e ben presto riun 6700 massoni provenienti da tutte le zone di occupazione, anche quelle soggette all'URSS, dove la M. è tuttora vietata. Si è ricostituita una Grande Loggia, con sede a Francoforte, con 146 sezioni locali, aventi a Gran Maestro il dott. Theodor Vogel di Bayreuth (Baviera).

La M. dell'America del nord, considerata già come la più forte e potente del mondo, negli ultimi decenni ha raggiunto nuovi notevolissimi progressi. E divisa in tre distinti rami.
M. simbolica (Master Mason), che trae origine dalla prima Gran Loggia di Londra e conferisce solo i primi tre gradi simbolici, distinta in Grandi Logge regionali e in una Grande Loggia nazionale, e conta ca. 3.000 .000 di membri.
M. di rito scozzese, che conferisce i gradi dal 4° al 32°, distinta in due giurisdizioni: Supremo Consiglio della giurisdizione del Sud, fondato nel 1801, con sede a Washington, di cui è Supremo Gran Commendatore John Cowley, e conta 250.000 membri; e Supremo Consiglio della Giurisdizione del Nord, fondato nel 1813, con sede a Boston, il cui Supremo Gran Commendatore è Melvin M. Johnson, e conta ca. 300.000 membri.
M. del rito di York. Oltre ai corpi riconosciuti regolari, ed altri non riconosciuti tali, come la M. nera (The Negro Mason), la quale si crede conti ca. un milione di iscritti, esistono in America innumerevoli confraternite di carattere umanitario o ricreativo (Friendly Societies), considerate come ramificazioni massoniche, e contano dai sei ai sette milioni di iscritti. Dato che le statistiche del 1910 annoverano in tutte e tre le giurisdizioni in cui allora si dividevano gli Stati americani 1.321 .530 membri, si può giudicare del grande progresso fatto in meno di un quarantennio. Non meno rilevante è l'aumento della M. mondiale, che nel 1910 si calcolava a ca. 1.744 .876 membri, mentre oggi deve per lo meno ritenersi triplicata.
X. Dottrine e siti. - La filosofia religiosa della M., sulle tracce segnate da Lessing, Herder e Fichte, pone tutte le religioni sul medesimo livello, considerando in esse non altro che il prodotto di quel dato grado di civiltà e di cultura che ha raggiunto il popolo che le professa; una tappa nel processo evolutivo dell'umanità, verso quella suprema meta in cui tutti gli uomini avranno raggiunto il possesso della «vera luce». La fede cristiana e cattolica, alla quale le vecchie corporazioni operative rimasero sempre tenacemente attaccate, si è andata man mano dissolvendo, verso un perfetto agnosticismo religioso nella M. latina, che ha detronizzato Iddio e posto il Divin Redentore alla pari di tanti altri eroi dell'umanità. A dire del Findel, quella che per taluni sarebbe la vera filosofia della M. non è in realtà che una tarda sovrapposizione dell'età del filosofismo alla genuina dottrina massonica, la quale consisterebbe nei "principi eterni ed immutabili comuni a tutte le religioni ", principi che ognuno ha diritto di vagliare e far suoi con "piena libertà di opinioni». Non dovendo la mente umana inchinarsi ad altre verità fuori di quelle ch'essa può da se stessa indagare e comprendere, ne segue che la religione cattolica, con le sue verità rivelate positive e dogmatiche, va eliminata come tutto ciò che non soggiace al controllo della ragione e della scienza, e relegata fra i miti e le superstizioni. La stessa formula del Grande Architetto dell'Universo che troneggia sull'ara del tempio massonico, e il volume della Bibbia, per i più non rappresentano che residui e tradizioni ereditate dalle vecchie maestranze e non implicano la positiva credenza in un Dio personale e nella Rivelazione, ma solo una certa religiosità evanescente che ciascuno può intendere a modo suo. La meta che la M. si propone di raggiungere è l'emancipazione dell'umanità da ogni sorta di schiavitù, civile, religiosa e morale. In ciò consiste il supremo grado di perfezione a cui il massone può e deve aspirare, attraverso il simbolismo e i misteriosi riti dell'« arte reale». I tre gradi di apprendista, compagno e maestro, nei quali si concreta in compendio tutta la grande piramide degli alti gradi, corrispondono alle diverse tappe di questo cammino verso la «vera luce». Il primo grado rappresenta il passaggio dal mondo profano
alle soglie del nuovo mondo; il secondo, ch'è simboleggiato dal passaggio fra le colonne di Booz e di Jakin, introduce nel tempio della pura umanità; il terzo, il cui simbolo consiste nel tracciare dei segni su di una tavola, là del massone la pietra ormai atta per l'edificio della perfetta umanità. A siffatte concezioni, circonfuse di un vago e vaporoso misticismo, vanno spesso congiunte altre pratiche esoteriche, gnostiche, teosofiche, spirituali, cabalistiche.

Nella molteplicità di riti adottati nelle innumerevoli sètte massoniche, esiste altresì una grande varietà di gradi. Il famigerato Giacomo Cagliostro fondò in parecchie città logge del rito di Memphis che avevano 90 gradi, e del rito di Miserim che ne avevano 96 . Ma nello stesso rito scozzese, che è il più antico e il più comunemente adottato, non mancano difformità quanto alla piramide dei gradi. Così il Rito scozzese filosofico ammette 18 gradi, lo Scozzese primitivo 25,33 il rito Scozzese antico ed accettato, risultante dalla combinazione dello scozzesismo francese con un nuovo rito introdotto nel 1801 a Charlestown, nelle Caroline, che oggi è il più diffuso di tutti. Questi 33 gradi sono distinti in quattro classi : i primi tre, dett simbolici, comprendono i tradizionali gradi di apprendista, compagno e maestro; i quindici seguenti sono detti capitolari; i dodici ulteriori filosofici, e gli ultimi tre amministrativi e sublimi. Alle diverse categorie di gradi corrispondono i diversi organi gerarchici dell'Ordine, cioè Logge, Capitoli, Consigli, Grande Oriente e Supremo Consiglio. Quest'ultimo, che ha a capo il Sovrano Gran Commendatore, assistito da un Principe del Real Segreto, da un Grande Ispettore e da un certo numero di 75 , di regola deve essere unico per ciascuna nazione e riveste i supremi poteri legislativi e giudiziari dell'Ordine. Molti degli appellativi attribuiti ai singoli gradi derivano da leggende medievali relative all'erezione del tempio di Gerusalemme ad opera di Hirami-Abi e all'arte muraria. Dal 30° grado in su il simbolismo cessa e subentra quello che in linguaggio massonico si chiama "real segreto" o "arte reale", dovendosi supporre che a quel punto la luce si sia manifestata senza velo o mistero. Sarà opportuno notare che gli alti gradi non sono una invenzione recente. Già nella M. operativa e nella M. politica si andò adottando questo metodo fin dal sec. xvir, sia per porre argine ad iniziative individuali che potevano degenerare in anarchia, sia per motivi di ordine puramente amministrativo o politico. Ma la grande voga degli alti gradi incomincia al principio del sec. xix.
XI. Condanne emanate dalla S. Sede. - La S. Sede non tardò a scorgere nella M. una istituzione infesta alla religione ed eversiva degli stessi ordinamenti civili: Clemente XII con lettera apostolica In eminenti del 28 apr. 1738 ne colpì gli aderenti con scomunica riservata al Pontefice, e ordinò ai vescovi di procedere contro i massoni come verso persone vehementer sospette di eresia, dichiarando che, nell'opinione pubblica, dare il nome alla M. equivaleva ad incorrere in una pravitatis et perversionis notam. Benedetto XIV rinnovò la condanna con la cost. Providas, del 17 maggio 1751, come fecero Pio VII, Leone XII ed altri. Vanno ricordate perché di particolare importanza la cost. Apostolicae Sedis di Pio IX, l'encicl. Humanum genus di Leone XIII, e l'allocuzione concistoriale del 20 nov. 1911 di Pio X. La S. Congregazione del S. Uffizio il 27 giugno 1838 dichiarò che nella condanna generale va compresa anche la M. scozzese d'Irlanda e nordamericana; e il 20 giugno 1894 vi comprese talune associazioni umanitarie americane di emanazione massonica. La S. Congregazione di Propaganda Fide ha emanato istruzioni per i luoghi di missione. La disciplina vigente è compresa nei cann. 684, 2535 e 2536 del CIC; il primo ammonisce gravemente i fedeli di guardarsi dal dare il nome ad associazioni segrete, condannate, sediziose o sospette, o che comunque si sottraggono alla vigi-

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lanza ecclesiastica; il secondo infligge la scomunica ipso facto incurrenda riservata alla S. Sede a chi dà il nome alla M.; il terzo infligge pene speciali ai chierici. - Vedi tav. XXV.

Bibl.: Gli ami relativi alla M. emanati dalla S. Sede, si trovano per eccesso, cronologicamente disposti, in: Codicis iuris canonici fontes aura E.mi P. Card. Gasparri editi (Roma 1923-39, 2 voll.), II, nn. 412, 179, 481, 504, 507, 508, 542, 544; III, nn. 532, 263, 271, 291; IV, nn. 877, 896, 899, 932, 1012, 1036, 1080, 1083, 1100, 1204; VII, nn. 4871, 4910, 4937; VIII, 6432. Opere di bibliografia sistematica: "A. Wolfsticz, Bibliographie der freimauverischen Literatur, Burg a. M. 1911-13, 3 voll.; F. Denais e R. Loy, Bibliographie de la Franc-Magonnerie et des sociétés secrètes, Parigi 1912, sgg.; *P. Maruzzi, Opere per una biblioteca massonica. Suggerimenti bibliografici, Roma 1921. La Civ. Catt., il periodico italiano che ha seguito con particolare attenzione lo svolgimento dell'azione massonica, specialmente in Italia, offre negli Indici generali un'unile fonte bibliografica. Opere storiche e di carattere generale : N. Deschamps-Cl. Jannet, Les Sociétés secrètes et la Société, ou Philosophie de l'histoire contemporaine, 3 voll., Avignone 1883; G. Bard, La Franc-magonnerie en France des origines à 1815 , Parigi 1908; W. Begemann, Vorgeschichte und Anfänge der F. M. in England, in Irland, in Schotiland, 4 voll., Berlino 1909-14; *R. F. Gould, The history of Freemasonry, Londra 1913: id., A concise history of Freemasonry, i-I 1921: *A. Lantaine, Histoire de la Franc-Magonnerie française: I. La Franc-Magonnerie chez elle, Parigi 1927; *O. Huard, L'Art Royal: essai sur l'histoire de la Franc-Magonnerie, Parigi 1930; *E. Leonhoff, Die F. M., Vienna 1928: *A. Lantaine, II, La FrancMagonnerie écussoise, Parigi 1930: id., III, La Franc-Magonnerie dans l'Etat, i-I 1933; J. Bertcloux, La Franc-Magonnerie et l'Eglise catholique, I, Perspectives de pacification, II, Motifs de condamnation, 2 voll., Losanna-Parigi-Bruxelles 1942: id., Les Francs-Maçons devant l'histoire. Origine et diversité, Losanna-Parigi-Bruxelles 1949 (in continuazione). Circa i famosi trucchi del finto convertito Leo Taxif, v. H. Gruber, Leo Taxif- Palladinmus-Roman, oder Euthäblungen Dr. Batailler, Domenico Margherita und Diana Vanghans über F. M. und Satanismus, Berlino 1897. Circa il -compagnonnage», v. E. Martin St-Léon, Le Compagnonnage. Son histoire, ses coutumes, ses réglements et ses rites, Parigi 1901: id., Histoire des Corporations de métiers, Parigi 1941. Per la M. italiana in particolare si segnalano: H. Gruber, Mazzini, F. M. und Weltrevolution, Ratisbona 1901, trad. it. di P. Polidori, Roma 1908; D. Spadoni, Scite, caspirazioni e caspiratori nello Stato Pontificio all'indomani della restaurazione, Torino 1904 (di 3 voll. promessi non usci che il primo); O. Dito, M., carbaveria ed altre società seguite nella storia del Risorgimento italiano, Torino-Roma 1903; *O. Bocci, Il libro del massone, Roma 1911; A. Luzio, La M. e il Risorgimento italiano, Bologna 1922, 2 voll. (cliconde i vantati meriti della M. nel Risorgimento): *O. Leti, Carbaveria e M. nel Risorgimento italiano, Genova 1923 (polronizza col Luzio in difesa della tesi massonica); *U. Trisca, Abrégé de l'histoire de la Franc-Magonnerie italienne, Parigi 1948, particolarmente interessante per i particolari su le vicende più recenti. Sul programmi delle tre principali obbedienze massoniche in Italia dopo la ricostituzione, si veda, per quella di Palazzo Giustiniani, oltre l'organo La rivista massonica, i dissomi programmatici del Gran Maestro *U. Lonzi, Al liberi muratori italiani, 20 marzo 1949, Roma 1949; Riunione massonica lombarda, 6 giugno 1949, ivi 1950; Ricondichiamo il XX Settembre, 18 sett. 1949: Rionione massonica piemontese, 17 dic. 1949, Roma 1950; nonché *G. Francocci, La M. nei suoi valori storici e ideali, con prefazione di U. Lonzi, Milano 1949; per l'obbedienza di Palazzo Brancaccio: *Il Mondo massonico, Bollettino ufficiale della Comunione italiana della M. universale di rito scozzese antico ed accettato, Napoli-Roma 1949 sgg.; per l'obbedienza di Piazza del Gesù: *Era Nuova - Bollettino massonica, Roma 1946 sgg. Notizie sintetiche accurate : R. Alperniksen, in LThR, IV, pp. 167-72; U. Barengo, in Dizionario di politica, III, 1940, 63-67; B. Dolhargaray, in DThC, VI coll. 722-31; Enc. Britannica, IX, 732-39; G. Gaultieret, s. v. in DFC, II, coll. 95-131; A. M. Ghisalberti, s. v. in Enc. Ital., XXII, pp. 235-37; M. Rosi, s. v. in Dizionario del Risorgimento italiano, I, I fatti, 643-51.

Le voci distinte con * sono di fonte e di professione massonica.

Fietro Pirvi

MASSORETI : v. MASORA E MASSORA.
MASSOTH : v. azimo.
MASSOULIE, ANTOINE. - Teologo domenicano, n. a Tolosa il 28 ott. 1632, m. a Roma il 23 genn. 1706. Religioso nella sua città natale (1647), studiò a Bordeaux e a Tolosa; insegnò a Carcassona, Avignone, Perpignano e Parigi (1665). Nel 1686 il maestro generale lo creò visitatore dei conventi di Al-
sazia e nel sett. dell'anno seguente lo chiamò a Roma come suo socio. Consultore di varie Congregazioni, nel 1697 fu incaricato di esaminare le Ma- { }^{-} ximes des saints di Fénelon e ne dette un giudizio sfavorevole. Nel 1670 divenne teologo casanatense.

Opera : Méditation de si Thomas sur les trois vies, purgative, illuminative et unitive pour les exercices des dix jours (Tolosa 1678 ; trad. it., Venezia 1746). La sua opera più importante è Dicus Thomas sui interpres de dicina motione et libertate crasta (2 voll., Roma 1692-93), in cui tratta della mozione divina, propugnando la premozione fisica, che reputa genuina dottrina di s. Tommaso, e combattendo le teorie del giansenismo. Contro il quietismo scrisse: Traité de la véritable oraison (Parigi 1699; trad. it. Venezia 1723), in cui prende netta posizione contro Fénelon e le Guyon, e Traité de l'amour de Dieu (Parigi 1703; trad. it. Venezia 1721).

BibL.: J. Percin, Monumeuta conv. Talosani, Tolosa 1693, pp. 161-62; Quittif-Echard, II, pp. 769-70, 827-29; A. Touron, Histoire des hommes illustres de l'Ordre de a Dominoque, V. Parigi 1748, pp. 731-73; R. Coulon, Scriptures O. P., Roma 1909, pp. 74-79; Hurter, IV, 633-63; A. Mortier, Histoire des maîtres généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs, VII, Parigi 1914, pp. 238-64, 267.

Alfonso D'Amato
MASSUCCO, Claudio Antonio. - Missionario di S. Vincenzo, n. a Genova il 18 dic. 1811, m. a Firenze il 4 febbr. 1884. Entrato nella Congregazione della Missione il 23 ott. 1831 , vi fu ordinato sacerdote il 9 giugno 1838.

Esercito il ministero della predicazione, e particolarmente delle missioni al popolo. Dal 1849 si stabilì in Toscana, dove legò il suo nome a numerose opere caritative. E dovuta al M. l'introduzione delle "Conferenze" dell'Ozznam in Toscana (Livorno, Pisa [1831] e Firenze [1833]) e la fondazione delle Dame della carità a Firenze e in altre città. Per il clero istituì le conferenze settimanali e la Pia Unione dei giovani preti, alla quale affida particolarmente la preparazione dei bambini alla prima Comunione. Per l'assistenza e l'istruzione degli operai e della gioventù povera, curò la fondazione della Associazione di carità reciproca tra gli operai di Firenze, alla quale appartennero anche il De Fabris e il Dupré; e la scuole serali. Scrisse apprezzate opere ascetiche, tra cui le Meditazioni cristiane per tutti i giorni dell'anno (2 voll., Prato 1868).

BibL.: anon., Il sig. C. A. M., in Annali della Missione, 41 (1934), pp. 384-93.

Annibale Bugnini
MASTAI FERRETTI, Gabriele. - N. a Senigallia il 31 maggio 1781, m. ivi il 13 luglio 1869.

Primogenito dei quattro figli del conte Girolamo, l'ultimo dei quali, Giovanni Maria, fu il papa Pio IX, fu gonfaloniere di Senigallia dal 1816 al 1831.

Durante i moti di quell'anno, aderì alla causa liberale, il che gli valse la rimozione dall'incarico. Riprese le sue funzioni soltanto nel 1830 , dopo aver raggiunto il fratello a Gaeta, e le conservò sino alla morte.

Della parentela con il Pontefice non si avvalse mai a profitto personale, ma solo in favore della città affidata alla sua amministrazione. Ottenne fra l'altro l'istituzione di un ginnasio-convitto ed altri benefici di varia natura.

BibL.: G. Spadoni, s. v. in Diz. del Risorg. naz., III, pp. 328 329.

Renzo U. Montini
MASTAI FERRETTI, LUIGI. - N. a Senigallia il 23 luglio 1814, m. a S. Benedetto del Tronto l'8 genn. 1877.

Primogenito di Gabriele M.F., fratello maggiore di Pio IX, e pertanto, dopo la morte del padre, capo della famiglia, fu particolarmente caro allo zio pontefice, che gli permetteva talvolta di soggiornare presso di lui a Roma.

Nel 1847 venne chiamato a far parte della Consulta di Stato e quindi dell'Alto Consiglio. Nel 1848, insieme con il fratello Ercole, segul l'esercito pontificio sino al

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Po, senza peraltro partecipare ai fatti d'armi del Veneto. Dopo che il Papa si era ritirato a Gaeta, ve lo raggiunse in compagnia del genitore. A restaurazione avvenuta, gli furono affidati taluni incarichi a Roma e, alla morte del conte Gabriele, gli succedette come ultimo gonfaloniere pontificio di Senigallia.

BibL.: D. Spadoni, s. v. in Dizion. del Risorg. naz., III, p. 529 .

Renzo U. Montini
MASTRILLI, Marcello Francesco. - Gesuita, missionario, n. a Napoli il 14 sett. 1603, m. a Nagasaki il 17 ott. 1637.

Colpito violentemente al capo da un pesante martello, sfuggito alle mani d'un addobbatore nel Gesù di Napoli, fu, dopo 21 giorni di inutili cure, ridotto agli estremi (3 genn. 1634). Invocato s. Fr. Saverio, questi gli apparve, gli fece ripetere il voto di andare nelle Indie e domandar la grazia del martirio, a lui non concessa, e lo risanò, tanto che il 4 genn. il M. celebrò in chiesa fra la meraviglia di tutti. Nel 1635 parti senz'altro per il Giappone, dove arrivò, dopo un breve soggiorno nelle Filippine, mentre infuriava la persecuzione. Nel 1637 fu imprigionato dai pagani e subì il martirio a Nagasaki, secondo la grazia implorata sul suo letto di moribondo.

Alla sua guarigione si riconnette l'origine della «Novena della Grazia», che si può fare in qualsiasi epoca dell'anno; ma solennemente si compie dal 4 al 12 marzo (data della canonizzazione del Santo), perché il M., grato per la guarigione ottenuta, suscitò con la parola e l'esempio una grande fiducia in s. Fr. Saverio, alla quale questi corrisponde generosamente (cf. F. Beringer, Die Ablässe, ihr Wesen und Gebrauch, I, 15⁰ ed. [Paderborn 1921], n. 786 ).

BibL.: Sommervogel, V, coll. 715-17; A. Pouplard, Vie du véner. M. F. M., Parigi 1903; F. S. Goffredo, Vita del ven. M. F. M., Napoli 1910; V. M. Dente, Il centenario di un famoso miracolo, in Civ. Catt., 1933, iv, pp. 476-91; id., La guerra di Mindanao e l'apastolato nelle Filippine del ven. M. M., Napoli 1937.

Celestino Testore
MASTRIO, Bartolomeo. - Filosofo e teologo dei Minori Conventuali, detto "princeps scoturarum », n. a Meldola (Forlì) la notte tra il 7 e l'8 dic. 1602, m. ivi ai primi di genn. 1673. Religioso a Cesena nel 1617, passò a Bologna per gli studi filosofici e teologici.
"Rivelatosi come ingegno speculativo, fu avviato dai superiori alla specializzazione teologica, e si recò a Napoli nello studio generale di S. Lorenzo Maggiore, dove poté frequentare (1623-25) i corsi del p. Giuseppe da Trapani, promotore della teoria dei "decreti concomitanti" nella questione della libertà e della Grazia, fondandosi sempre più sulla dottrina scotistica. Compì la sua formazione teologica nel Collegio Sistino di S. Bonaventura (1625-28), a Roma, dove probabilmente fu ordinato sacerdote, e conseguì la laurea in teologia.

Fu poi reggente e professore a Cesena, Perugia, Padova, quaresimalista in varie città d'Italia (1633-40), ministro provinciale di Bologna ( 1647-50 ), commissario generale in Italia e isole adiacenti in assenza del ministro generale in visita in Germania e Polonia (1662), preconizzato al generalato nel Capitolo del 1656.

Attendeva intanto ai suoi studi componendo un corso di filosofia «ad mentem Scoti», con la collaborazione del confratello B. Belluti (v.) fino al 1643 , poi da solo, e preparando due altri corsi di teologia dogmatica e morale "ad mentem Scoti et s. Bonaventurae», che lo manifestano uno dei più profondi teologi del sec. xvir: Pbilosophiae ad mentem Scoti cursus integer ( 5 voll., Venezia 1678), già pubblicati in trattati distinti e in più edizioni dal 1630 al 1660; Disputationes theologicas in quatuor libros Sententiarum ad mentem Scoti tomi 4 (ivi 1675), pubblicate anch'esse in distinti libri e in varie edizioni dal 1655 al 1664; Theologia moralis ad mentem dd. Seraphici et Subtilis concinnata (ivi 1617).

BibL.: Wadding, Annales an. 1620, n. 116; an. 1632. n. 22; id., Scriptores, p. 38; Regesta O. F. M. Conv., mss. Archivio SS. Apostoli, Roma, codd. 29, f. 33; 33, ff. 13-225; 34.
f. 162; 35, f. 153; 44, f. 47; G. Franchini, Bibliosefia di scrittori O. F. M. Conv., Modena 1693, pp. 80-100; Sbaralea, I, n. 123; D. Scaramuzzi, Il pensiero di Scoto nel mezzogiorno d'Italia, Roma 1927, pp. 144-46; Hurter, IV, coll. 20-21; E. Longpré, s. v. in DThC. X, coll. 281-82; B. Crowley, The life and works of Mactrius B., O. F. M. Conv., in Franciscan studies, 8 (1948), pp. 97-152.

Giovanni Odoardi
MASTROFINI, Marco. - Poligrafo, n. a Monte Còmpatri (Roma) il 25 apr. 1768, m. a Roma il 3 marzo 1845. Insegnò lettere, filosofia e matematica nel Collegio di Frascati e nel Collegio Romano. La sua produzione letteraria è soprattutto di filologia; ma scrisse anche di teologia, astronomia e diritto.

Tra le sue opere si ricordano: Metaphysica sublimiar de Deo Trino et Uno (Roma 1816) in cui si tenta una dimostrazione razionale del Mistero trinitario,