volume-08

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 versione italiana); J. B. Frey, in DBs, I, col. 483.

Bonaventura Mariani
V. Arvi in M. - Apocrifo, pubblicato con il titolo di Martyrium Matthaei da Lipsius-Bonnet (op. cit. in bibl., II, II, pp. 217-62), in greco ed in un testo latino molto scadente. Forma un gruppo omogeneo con gli Acta Andreae et Matthiae in urbe anthropophagorum (rifacimento cattolico degli Acta Andreae in greco, latino, siriaco, copto, etiopico), con gli Acta sanctorum apostolorum Petri et Andreae (in greco, slavo, etiopico), con gli Acta Pauli et Andreae e con gli Acta Bartholomaei. La loro origine è incerta.

L'argomento degli Atti di M. nel testo latino è quanto mai fantastico. A M. tocca di andare a predicare nel paese degli antropofagi (Media). E ricevuto dal vescovo Platone, dalla cui verga vede uscire un albero immense che sverta nel Paradiso. Dall'albero esce un fiume, che irriga la città dei Mirmidoni. M. libera dal demonio la moglie ed il figlio dell'imperatore Bufa, che pertanto delibera di uccidere M., al quale appare Gesù per confortarlo. Il diavolo in forma di soldato eccita Bufa contro M., ma i soldati inviati per catturarlo o divorarlo sono colpiti da cecità. Bufa va ad arrestare M., ma al suo cospetto diventa paralitico. M. lo guarisce. Ingrato, lo fa crocifiggere in terra sulla riva del mare. Ordina di cremarlo, ma il fuoco per l'orazione di M. si estingue e brucia invece gli idoli di Bufa. Il fuoco diventa un dragone che insegue Bufa fino al suo palazzo; ne è liberato da M., che muore all'ora sesta, poi risorge e sale in cielo incoronato... Bufa di fronte a tante meraviglie si converte, si battezza e comunica. M. apparisce ed ordina sacerdote Bufa (aveva 30 anni), disconessa la moglie (di 30 anni) e discono suo figlio (di 17 anni). Morto Platone dopo 3 giorni, Bufa (chiamato Matteo da M.) diventa vescovo. Il testo greco s'inizia con l'apparizione di Gesù Cristo a M. sotto le sembianze di uno dei santi Innocenti salmodiante in Paradiso.

Esistono un Martyrium Matthaei in Ponto, gnostico, gli Atti etiopici di M. in Kahanat, una leggenda di M. partica, il martirio di M. copto (etiopico), una leggenda locale di Cerapoli ed un'altra etiopica connessa con la leggenda indiana di Bartolomeo.

Bibl.: C. Tischendorf, Acta Apostolorum apocrypha, Lipsia 1851, pp. 167-89; R. A. Lipsius, Die apohryphen Apostelgeschichten, II, 2⁴ ed., Braunschweig 1884, pp. 109-41; R. A. Lipsius-M. Bonnet, Acta Apostolorum apocrypha, II, Lipsia 1898, pp. xxxiIIxxxv, 217-62; J. B. Frey, in DBs, I, col. 508 sg.

Bonaventura Mariani
VI. Anonimo in M. - Cinque frammenti di un commentario latino su M. furono pubblicati per la
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(per cortesia di mons. A. P. Fruta)
Matteo da Bricco-Incisione al bulino (sec. xviII).
presso C. H. Turner, An exegetical fragment of the third century, in Journal of theol. stud., 5 (1904), pp. 218-41. Sull'attribuzione all'Ambrosiaster, v. A. Souter, ibid., pp. 608-21; Th. Zahn, Neue Funde aus der alten Kirche, in Neue kirchliche Zeitschrift, 18 (1905), pp. 409-27; C. Martini, Ambrosiaster. De antiore, operibus, theologia (Spicileg. P. Athenaei Antoniani, 4), Roma 1944, p. 30 sg .

Brik Peterson
MATTEO da Bascio. - N. a Bascio (Carpegna), diocesi di Montefeltro, verso il 1495, m. a Venezia il 5 ag. 1552. Entrò fra i Minori Osservanti. Allorché fu ordinato sacerdote (1520), l'ansia di conformarsi il più fedelmente possibiz a s. Francesco non gli lasciò più riposo. Nel genn. 1525 fuggì dal convento di Montefalcone Appennino per recarsi a Roma e implorare da Clemente VII la grazia di potere imitare perfettamente il Santo nel modo di vestire, nell'altissima povertà e nella predicazione evangelica. Per se stesso e per un compagno, M. da B. ottenne da Clemente VII il privilegio di vestire un abito rozzo e stretto, con un cappuccio aguzzo cucito all'abito, di predicare dovunque e di osservare la Regola alla lettera, a patto di presentarsi ogni anno al suo ministro provinciale. Giovanni da Fano, che reggeva allora la provincia delle Marche, valendosi di un rescritto dato poco prima dal Papa contro i frati vaganti, lo fece incarcerare nel convento di Forano. Liberato per l'energico intervento di Caterina Cibo, duchessa di Camerino, dalla fine di luglio 1525 fino alla morte, M. da B. poté menare indisturbato la sua vita errante di predicatore penitenziale, prima nella nascente famiglia dei Cappuccini, poi sotto l'obbedienza del ministro generale degli Osservanti, ai quali fece nominalmente ritorno verso il 1530 .

La concessione ottenuta da M. da B., puramente personale, fu il punto di partenza di altre iniziative che diedero luogo all'istituzione canonica della nuova famiglia francescana dei Cappuccini. Degno di nota è il contributo di M. da B. alla rinnovazione religiosa iniziatasi allora in Italia, alla Riforma cattolica. Predicò con gran successo. Assistette più volte gli appestati, a Camerino e a Roma. Nel 1546 accompagnò in Germania le truppe pontificie che Paolo III mandava in aiuto a Carlo V nella sua lotta contro i principi luterani della Lega Smalcaldica: alla battaglia di Mühlberg (1547), M. con la croce in mano animava i soldati cattolici fino a vittoria completa. Dal clero e dal popolo unanimi ebbe culto di beato

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fino ai decreti sul culto pubblico dei servi di Dio emanati sotto Urbano VIII (1625-1634).

Bim.: Eduardus Alenconiensis, De primordiis Ord. Fr. Min. Capustinorum (1523-32), Roma 1921; id., Quid de origine Ord. Min. Cap. et de Matthaeo a Bascio scripserit Marcus Ulystiponensis, in Anal. Ord. Min. Cap., 42 (1928), pp. 42-49; Cuthbert, from Brighton, The Capuchins. A Contribution to the history of the Counterreforanition, Londra 1928; Emidio d'Ascoli, I primi courenti dei Fr. Minori Capp., in Liber memorialis Fr. Min. Cap., Roma 1928, pp. 23-74; [F. Callary], De cultu ven. Matthaeo a Bascio antiquitas exhibita testimonium, in Anal. Ord. Min. Cap., 46 (1930), pp. 44-51; Th. Graf, Zur Entstehung des Kapuzinerordens. Quellenteilische Studien, Olen 1940; Davide da Portogruaro, II proceino dei misacoli del p. Matteo (att. 1332), in Collect. Franciscano, 15 (1615), pp. 52-116; Melchior a Poldadura, Hist. generalis Ord. Fr. Min. Cap., parte 1⁴, Roma 1947, p. 21 ag.

Fredegando Callacy
MATTEO di
Castro. - Bramino indiano, n. da cristiani a Divar, piccola isola a nord di Goa, ca. il 1594. Venuto a Roma nel 1625 , vi compi i suoi studi e vi fu ordinato sacerdote alla fine del 1629 o al principio del 1620. Ritornato in patria con facoltà speciali, concessegli dalla S. Congregazione de Propaganda Fide per agevolargli l'opera missionaria tra i connazionali, ven-
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(fol. alinari).
Matteo di Giovanni (Matteo di Siena) - Strage degli Innocenti (1488) - Napoli, Museo nazionale, Pinacoteca.

Ne in urto con l'amministratore della diocesi vacante di Goa e tornò a Roma all'inizio del 1636.

Cansacrate vescovo il 30 nov. 1637, con il titolo vescovile di Crisopoli, fu inviato in qualità di vicario apostolico nel regno d'Idalcan, piccolo Stato musulmano, ora scomparso, nei pressi di Goa. Vescovo in partibus, inviato dalla S. Sede con i poteri di vescovo residenziale ad amministrare un territorio non ancora eretto in diocesi, M. attuò per primo, in modo perfetto, i requisiti di un vicario apostolico odierno. La sua presenza in India sollevò tuttavia ostilità cosi gravi, da costringerlo nel 1643 a tornare a Roma. Qui, nel sett. 1645 , fu nominato vicario apostolico di Etiopia. Non avendo potuto penetrarvici, si recò di nuovo nell'Idalcan, donde, per le rinnovate avversità, rientrò a Roma nel 1658. Qui, divenuto sordo e quasi cieco, mori intorno al 20 luglio 1677.

Bim.: Th. Ghesquière, Mathieu de Cusive, St-André-lezBruges 1936; C. Cavallera, M. di C. Mahalo, tesi di laurea presso l'Ateneo di Prop. Fide, 1936.

Dino Staffa
MATTEO Cigalas. - Scrittore greco, m. ca il 1642 . Orlando italiano, n. nell'isola di Cipro. Dal 1630 lo si trova parroco di S. Giorgio a Venezia.

Qui diede alla stampa numerose pubblicazioni, tra le quali sono da segnalare una cronaca storica dall'inizio del mondo fino al 1637 (Venezia 1637), l'edizione del Commentario di Teodoreto Cirense al Cantico dei Cantici (ivi 1639) e la traduzione del Sinassario di Niceforo Callisto Xanthopoulos (ivi 1639).

Bim.: E. Legrand, Bibliographie hellénique du XVIIe siècle, III, Parigi 1895, pp. 312-14; E. Stephanou, Mattäus Cigalas, in LThK, VI, coll. 1027-28.

MATTEO di Cracovia. - Teologo e vescovo, n. a Cracovia verso il 1335, m. a Pisa il 5 marzo 1410. All'Università di Praga divenne magister artium (1367) e dottore in teologia (ca. 1381). Oratore di grado, fu nominato dall'arcivescovo di Praga predicatore sinodale. Nel 1295 ebbe la cattedra di teologia nella nuova Università di Heidelberg, di cui l'anno seguente divenne anche rettore.

Confessore di Roberto, eletto re dei Romani nel 1400, M. di C. dovette partecipare a tutta la vita civile e religiosa del tempo; mandato a Roma per consultare Innocenzo VII sulle modalità dell'incoronazione di Roberto, fu eletto vescovo di Worms. Nominato cardinale da Gregorio XII (1408), rifiutò l'onore, non certo per mancato attaccamento alla pars romana (si era in pieno scisma d'Occidente), che difese nel Concilio di Pisa (1409).

Uomo di ampia e varia cultura, ha lasciato molte opere: Tractatus rationis et conscientiae de sumptione pabuli salutiferi corporis Domini nostri Iesu Christi (Magonza 1460): aureo opuscolo, che ebbe varie ristampe sotto diversi titoli, dove si raccomanda ai sacerdoti e ai fedeli l'uso frequente
dell'Eucaristia e se ne stabiliscono le condizioni in termini che sembrano una felice anticipazione dei decreti di Pio X; De squalore seu de praxi Curiae Romanae (Basilea 1551): fosco quadro delle condizioni della Chiesa con un progetto di riforma; Speculum aureum de titulis beneficiorum (ivi 1555). Sono rimasti inediti numerosi altri scritti, p. es., Opus de praedestinatione, De consolatione theologiae, De officio antistitum, ecc.

Bim.: Th. Sommerlad, Matthaeus von Krakau, Hallo 1891; O. Schmitz, Zu Matthaeus von Krakau, in Römische Quartalschrift, 8 (1894), pp. 302-305; G. Sommerfeld, Über den Verfasser und die Entstehungszeit der Traktate De squaloribus Curiae Romanae, in Zeitschrift für die Geschichte des Oberrheins, 57 (1903), pp. 417-33; J. Franke, Matthaeus von Krakau, sein Leben, sein Charakter und seine Schriften zur Kirchenreform, Gesichsstild 1910; M. Grabmann, Storia della teologia cattolica, trad. it., 4⁴ ed., Milano 1939, p. 166; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, p. 18.

Antonio Piolanti
Matteo di Giovanni (Matteo di Siena). Pittore, n. forse a Borgo Sansepolcro tra il 1428 ed il 1433; m. nel giugno 1495.

La mancanza di opere sicuramente riferibili al suo periodo giovanile (la prima opera datata è la pala dei Servi, ora nella galleria di Siena, che risale al 1470) rende ardua la ricostruzione completa dell'evoluzione del suo stile, in cui s'incontrano ricordi del Sassetta tardo, moduli di Domenico di Bartolo, elementi umbei dedotti forse dal Bonfigli, e dove fin dal 1461-64, epoca presumibile della pala di Pienza (ora al Museo, già nel Duomo) s'imprime imperiosa l'energia scattante del Pollaiolo (Flagellazione nella lunetta). Elementi costanti e personali

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di M., tra tante sollecitazioni esterne, sono l'incivisita del tratto, le forme nitidamente tornite, la composizione spiegata in superficie, ad onta delle intenzioni prospettiche di certi sfondi, e soprattutto il colore terso, smaltato e prezioso. Tali caratteri sono evidenti tanto nelle piacevoli Madonne, raffinati esemplari di un mondo imbambolato e nostalgico - dalle quali si ricordano qui, oltre le nominate pale di Pienza e di Siena, l'Assunta di Londra, quella di Grosseto e la squisita S. Barbara in S. Domenico di Siena (1478) - quanto nelle celebrate Stragi degli Innocenti, angolosi arabeschi di vulti contratti e di membra scattanti, che M. rappresento nelle tarsie del pavimento del Duomo senese ( 148 I ) e ripeté in parecchie tavole conservate a Siena (chiese di S. Agostino, 1482 e di S. Maria dei Servi, 1491) e a Napoli (Pinacoteca, 1488).

Bibl.: P. M. Perkins, s. v. in Thieme-Beber, XXIV, p. 236 sgg. con le bibl. precedente; id., Pitture senset, Siena 1933, pp. 13 sgg., 33 sgg., e passim; R. Van Marle, The development of the Italian Schools of painting, XVI, Aia 1937, p. 318 sgg.; P. Bacci, Fonti e commenti per la storia dell'arte senese, Dipinti e sculture..., Siena 1944, p. 231 sgg.; E. Carli, Capolavari dell'arte senese, Firenze 1946, p. 80 sgg.; J. Pope-Hennessy, Le peinture siennoise du Quattrocento, Parigi 1947, p. 17 sgg.; C. Brandi, Quattrocentisti sensi, Milano 1949, p. 144 sgg.; J. Pope-Hennessy, M. di G.'s Antumption altarpiese, in Progressioni, 3 (1930), p. 81 sgg. Amalia Mezzetti

MATTEO da Gubbio. - Maestro di logica e filosofia, di tendenza averroistica, prima verosimilmente a Perugia, poi (1337-47) a Bologna.

Restano di lui alcune Quaestiones nei codici Ottob. lat. 318, Vat. lat. 3066, e un commento alle Meteore nel cod. Fesul. 161. Il suo nome è ricordato anche nelle Quaestiones sul De anima, nello stesso codice (fol. 95^{° 6} ) per un suo particolare modo di vedere nel problema "Utrum intellectus sit forma substantialis corporis". Queste Quaestiones sul De anima, ispirate a quelle di Taddeo da Parma (v.), come queste al commento di Giovanni di Jandun (v.), se non sono di M. potrebbero essere opera d'un suo alunno.

Bibl.: C. Piana, Contributo allo studio delle correnti dottrinali nell'Univ. di Bologna nel sec. XIV, in Antoniamum, 23 (1948), pp. 223-36; A. Maier, Die Vorläufer Galileis, Roma 1949, p. 237 sgg.
Bruno Nardi
MATTEO d'Ubfa (Edessa). - Storico armeno del sec. xir, autore di una Cronaca o Annali, dove vengono narrati gli eventi storici dal 952 al 1136.

L'opera di M. è di uno stile incolto, però interessante per il contenuto specialmente nella parte finale riguardante i Crociati. L'armenologo francese E. Dulaurier ha tradotto l'opera di M. e l'ha introdotta nella serie del Recueil des historiens des Croisades con il testo armeno (Documents arméniens, I, Parigi 1858).

Bibl.: Ed. del testo armeno con note, Gerusalemme 1869; 2² ed. Valarbapat 1898; Chahan Cirbied, Notice de deux manarcrits arméniens contemints l'histoire de Mathieu Yériez. Extrait de cette histoire, relatif à la première Croisade, en arménien et en fronquis, Parigi 1812; Ed. Dulaurier, L'Histoire des Croisades d'aprés les chroniques arméniennes, ivi 1848.

Mestrob Gianascian
MATTHEW, Tobie. - Sacerdote inglese, n. a Salisbury il 3 ott. 1577, m. a Gand il 13 ott. 1655.

Di famiglia anglicana (il padre fu arcivescovo di York e la madre era figlia di W. Barlow, vescovo di Chichester), prese i gradi a Oxford (magister artium nel 1597); nel 1599 entrò a Gray's Inn, ove trovò l'amico sempre fedele, Francis Bacon (m. nel 1626), che chiamava M. suo alter ego; nel 1604, salito al trono Giacomo I, divenne membro del Parlamento di St. Albans, e fu cortigiano elegante e di facili costumi. Il suo desiderio di viaggiare, specialmente in Italia, fu contrariato dai genitori assai rigidi in fatto di religione, ma nel 1604 gli fu permesso d'andare fino in Francia.

Trascurando la sua promessa, M. procedé fino all'Italia, ove l'attraeva molto tutto ciò che vedeva. Le processioni quaresimali a Firenze e la devozione alla

Madonna cuscitarono in M. rimorsi per la sua vita passata; spingendosi alla ricerca del vero, nel 1606 ebiuro il protestantesimo. Tornato in Inghilterra (1607), fu incarcerato per sei mesi. Nel 1608 i suoi amici gli ottennero il permesso di recarsi all'estero, ove rimase io anni. Nel maggio 1614 fu ordinato sacerdote da s. Roberto Bellarmino a Roma. Nel 1617 tornò in Inghilterra, ma fu di nuovo esiliato dal 1619 al '22. Sono rimaste due lettere di M. al Papa, che qualificano poco sincere le promesse di tolleranza (per la fede cattolica) dal re Giacomo (I d'Inghilterra). Nel 1622 questo Re mostrò gradire dsuo ritorno e si servì della sua abilità diplomatica e linguistica inviandolo a Madrid nel 1623 come consigliere del duca di Buckingham e del principe Carlo circa lo sposalizio spagnolo, allora in trattative. Quando tornò, il Re lo fece cavaliere. Sotto Carlo I (1625-49), M. poté aiutare i suoi compagni di fede inglesi, finché la guerra civile del 1640 lo costrinse a fuggire.

E quasi certo che M. sia stato ricevuto nella Compagnia di Gesù, di cui fu generoso benefattore; fuggendo infatti dalla persecuzione passò nella casa dei Gesuiti a Gand, dove rimase fino alla morte.

M. tradusse in italiano (1618) i Saggi morali del signore F. Bacone, consigliere inglese, gran cancelliero d'Inghilterra, con un altro suo trattato della sapienza degli antichi, con epistolo dedicatoria a Cosimo granduca di Toscana, ed in inglese le Confessioni di s. Agostino (1620), la autobiografia di s. Teresa (1613), il «trattato nella sapienza» del p. F. Arias (1650). Pubblicò A relation of the death of the most illustrious lord signor Troilo Sazelle (1620), decapitato in Castel S. Angelo nel 1620; A missive of consolation sent from Flanders to the catholikes of England (1647); A true historical relation of the conversion of sir T. M. to the halie catholic fayth, parzialmente edita nella sua Life di C. Butler (1795), completamente nel 1904 da A. H. Matthew, insieme alle sue pregevoli Letters (edite da J. Donne nel 1660), ed altri scritti minori e incerti. M. fu un cattolico coraggioso, che amò molto l'Italia.

Bibl.: A. Butler, The life of sir T. M., ed. C. Butler, Londra 1793; A. H. Matthew, Life of sir T. M., ivi 1907; E. Burton, s. v. in Cath. Enc., X, p. 65.

Enrico G. Rope
MATTIA, Apostolo (Mabúias è abbreviazione dell'ebr. Mattanjāh = "Dono di Jahweh»; anche mathrm{Mat} θ α ā ī α ς= ebr. Mattithjāh; sir. Tolmaj). - Prese il posto di Giuda Iscariota. Secondo Eusebio (Hist. eccl., 1, 12) era uno dei 72 discepoli. Gli Acta 1, 1526 narrano che Pietro propose di sostituire Giuda con uno di quei discepoli, che si erano associati agli Apostoli durante il ministero pubblico di Gesù, a cominciare dal Battesimo di Giovanni Battista, fino all'Accensione, perché fosse anch'egli in grado di divenire "testimonio della Resurrezione». Tra i 120, di cui si componeva la Chiesa di Gerusalemme, furono proposti due, certamente i più in vista, Giuseppe chiamato Barsaba, soprannominato «Giusto», e M. Poiché l'apostolo doveva essere scelto da Gesù, gli Apostoli si rivolsero a Lui (Kópos napáooyoórtqc), perché mostrasse quale dei due fosse l'eletto, mediante la sorte. Riuscì eletto M., che senza altra formalità fu aggregato al Collegio apostolico.

Secondo Eracleone sarebbe morto di morte naturale (presso Clemente Alessandrino, Strom., IV, 9; PG 8, 1281). Secondo Nicefaro (Hist. eccl., II, 40: PG 145, 862), avrebbe predicato in Etiopia, subendovi il martirio; secondo altri in Giudea, dove sarebbe stato lapidato. Gli apocrifi lo fanno predicare nel paese degli antropofagi, come Matteo ed Andrea. Non risulta se lo confondano con Matteo. Esistono gli apocrifi : Acta Andreae et Matthiae in urbe anthropophagorum, le «Tradizioni» ed il "Vangelo» di M. (v. sotto). Clemente Alessandrino (Strom., III, 4: PG 8, 1131) riferisce un agraphon di M.: «Bisogna combattere la propria carne e trattarla con rigore».

Festa il 24 (o 25) febbr. E il patrono dei macellai

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e degli ingegneri. Le sue reliquie sono conservate a S. Maria Maggiore in Roma ed a Treviri. Nel Canone della Messa figura nella lista del Nobis quoque.

Bibl.: Acre, SE. Pebruarii, III, Parigi 1862, pp. 431-24; A. Arrighini, I Dodici (Apostoli), Torino 1933, pp. 482-501; A. Aldobello, Apostolat, in DBs, I, coll. 366-68; O. Hophan, Gli Apostoli, trad. it. Torino 1930, pp. 247-57. Per le leggende medievali, cf. Jacopo da Varazze, La leggenda aurea, trad. it., Alba 1938, pp. 297-301.

Vanuello di M. - Apocrifo menzionato da Origene (Hom. I in Lucam, 1, 1), da Eusebio (Hist. eccl., III, 25, 6), dal cosiddetto "Catalogo dei 60 libri canonici» e dal Decreto gelasiano.

Alcuni (A. Harnack, E. Hennecke) lo distinguono; altri (Th. Zahn, O. Bardenhewer) lo identificano con le Tradizioni di Mutita (Пapa86oгıс МитӨ(оо) gnostiche, composte nel sec. It in Egitto e citate tre volte da Clemente Alessandrino (Strom., II, 9, 45; III, 4, 26; VII, 13, 82) e con i Discorsi segreti di Gesù a M. apostolo, posseduti dai capi basilldiani, di cui (cf. Philosophammena, VII, 20) si posseggono soltanto le citazioni presso Clemente Alessandrino.

BibL.: Th. Zahn, Gesch. des uentest. Kanons, II, Erlangen 1892, p. 751 sg.; E. Hennecke, Handbuch zu den nentest. Apokrypben, Tuliinga 1904, p. 90; Bardenhewer, I, p. 529; G. Bonaccorsi, Fiugeli apocrifi, Firenze 1948, pp. 271 sg., 28-30; J. B. Frey, Apocryphes du Nouv. Test., in DBs, I, col. 478.

Bonaventura Mariani
MATTIA d'Asburgo, imperatore. - N. il 24 febbr. 1557 a Vienna, m. il 20 maggio 1619. Figlio dell'imperatore Massimiliano II e di Maria di Spagna, era fratello minore dell'imperatore Rodolfo II. Insieme agli altri fratelli M. sottrasse progressivamente a Rodolfo ogni potere, giustificando la sua azione con il richiamo ai pericoli cui poteva andare incontro la monarchia asburgica a causa del disinteresse con cui l'Imperatore considerava gli affari politici. Riconosciuto dagli altri arciduchi capo della casa d'Austria, M. con l'accordo di Lieben presso Praga si fece cedere nel 1608 da Rodolfo II la sovranità sull'Austria, l'Ungheria e la Moravia. Nel 1611 Rodolfo fu costretto a rinunciare egualmente alla corona boema, sempre a favore di M. Alla morte di Rodolfo, nel 1612, M. fu eletto imperatore. M. ebbe per ascoltato consigliere il card. Klesl.

Bibl.: G. Miskolczy, M., in Enc. Ital., XXII, pp. 397-98, con bibl.: H. Hantsch, Die Geschichte Österreichs, I, 2a ed., Graz-Vienna 1947, passim, soprattutto p. 314 sgg. Sull'influenza di Klesl cf. E. Tomek, Kircheugeschichte Osterreichs, II, Inns-bruck-Vienna 1949, in particolare p. 494 sgg. Silvio Furlani

MATTIA di Linköping. - Ecclesiastico svedese vissuto nella prima metà del sec. xiv. Prese parte alla crociata di Magnus Eriksson in Russia (1348-49), sollecitatovi da s. Brigida. Si ritiene che sia morto di peste nell'epidemia del 1350. M. fu confessore e direttore spirituale di s. Brigida e più tardi fu il suo devoto seguace e difensore.

La sua opera maggiore è una Glossa super totam Bibliam, ora perduta ma conservatasi in parte in una versione in lingua svedese. Altre opere che gli si attribuiscono sono: Expositio super Apocalypsin, di cui si trovano copie manoscritte in Italia e in Germania, e Copia exemplorum, raccolta di leggende e racconti morali.

BibL.: H. Schlick, Illustrerad svensh litteraturhistoria, 2a ed., Stoccolma 1910; F. Hammerich, Zu stolastiker ag en bdehtheolog, Copenhagen 1914; I. Coleyn, s. v. in Atti della Biblioteca reale di Stoccolma, Stoccolma 1914; F. Böök e altri, Demak litteraturhistoria, Ivi 1920, pp. 59-62. Augusto Guidi

MATTIA (Camagni) da Parma. - Scrittore spirituale cappuccino della provincia di Bologna, n. nel 1599, entrò nell'Ordine il 1° nov. 1622, m. a Parma il 24 apr. 1676. Promosso predicatore, ebbe gli uffici di maestro dei giovani e di guardiano.

Scrisse un'opera intitolata: Viaggio dell'anima per andare a Dio (Parma 1652 e 1658 ). E forse questo il primo manuale di vita spirituale scritto da un cappuccino italiano. Pochissimi sono gli autori citati nell'opera. Tra i più utilizzati è s. Bonaventura. M. mira solo al profitto spirituale della anime; non mostra di conoscere la distinzione tra vie ordinarie e straordinarie, ossia tra "scorica" e "mistica"; insegna il modo di meditare, propone molti esempi di contemplazioni, colloqui e preghiere affettuose; ma non parla espressamente di contemplazione infusa.

Bibl.: Bernardus e Banania, Bibl. Script. Cap., Venezia 1747, p. 187; Donato da S. Giov. in Persiceto, Biblioteca dei FF, MM. Cappuccini della prov. di Bologna, Budrio 1949, pp. 332-33.

Felice da Alberto
MATTIA di Salo: v. Bellintani.
MATTIOLI, Guglielmo. - Musicista, n. a Reggio Emilia il 14 ott. 1859, m. a Bologna il 7 maggio 1924. Diplomato al Liceo musicale di Bologna nel 1881, fu in seguito insegnante alla Scuola musicale di Reggio Emilia e dal 1895 al 1897 professore al Conservatorio di Parma; dal 1897 al 1901 al Liceo musicale di Pesaro, e negli anni 1901-1908 direttore dell'Istituto musicale Donizetti di Bergamo, ove fu anche maestro di cappella a S. Maria Maggiore. Trasferito a Bologna, fu insegnante e direttore del Liceo musicale.

Instancabile e convinto pioniere della riforma della musica sacra, compose : messe, mottetti, salmi, inni e pezzi per organo, l'Immacolata, poema per soli, coro e orchestra e alcune opere liriche. Alla sua morte aveva pronto per la stampa un ampio Trattato pratico e ragionato di composizione polifonica, in 7 voll.

Bibl.: Necrologia, in Bollettino Ceciliano, 19 (1924), pp. 7374 e in S. Cecilia, 26 (1924), p. 36; C. Valabrega, G. M., in Il pensiero musicale, 2 (1924), pp. 19-23; G. B. Katschthaler, Storia della musica sacra, 3² ed., trad. it., Torino 1926, pp. 130, 312, 349 .

Silverio Mattei
MATTIUSSI, Guido. - Filosofo e teologo gesuita, n. a Vergnacco (Udine) il 14 apr. 1852, m. a Gorizia il 12 marzo 1925. Laureato in teologia, filosofia e scienze a Parigi, fu professore nell'Università Gregoriana, conferenziere e scrittore.

Profondo conoscitore della dottrina di s. Tommaso, redasse le celebri 24 tesi approvate dalla S. Congregazione dei Seminari e delle Università e ne fece il migliore commento, Le 24 tesi della filosofia di s. Tommaso (Roma 1917). Altre sue opere: Fisica nazionale (2 voll., Milano 18961901), De Verbo incarnato (Roma 1914), De Deo Uno et Trino (ivi 1913), De Sacramentis (ivi 1915). Scrisse pure contro l'immanentismo di Kant: Il veleno kantiano (Monza 1907), contro il modernismo: Il giuramento antimodernista (Bergamo 1909), e inoltre numerosi articoli e opere di carattere filosofico, apologetico e dogmatico L'Assunzione della B. V. nel domma (Milano 1924).

Bibl.: necrologia in Gregorianum, 6 (1925), pp. 331-32 e in Scuola cattolica, 1923, pp. 406-408; P. Dezza, Alle origini del neotomismo, Milano 1940, pp. 131-42. Paolo Dezza

MATTUTINO (Matutinum, Laudes matutinae, Officium nocturnum). - I. Nel senso più antico (fino al sec. XI) è la preghiera o l'Ora canonica del mattino che aveva luogo allo spuntare del sole. Prima era una preghiera od orazione privata, benché «legittima» (Tertulliano, Ad uxorem, II, 5 "qua lucem ingredimur»; De oratione, 23, 25 "ingressu lucis»; Cipriano, De orat. domin., 34, 5 "mane... matutina oratione»; Ippolito, Trad. Apost., ed. Connolly, pp. 190-93; "circa galli cantum»); era pubblica invece alla domenica (Const. Apost., II, 59; VIII, 34-39); poi entra nell'uso liturgico e diviene la preghiera della Chiesa (Ilario, In psalm. LXIV, 12; Ambrogio, De Elia, XV, 55; Agostino, Confess., V, 9; Eteria, cf. L. Duchesne, Origines du culte chrétien,

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5⁰ ed., Parigi 1925, p. 512) viene prescritta come Ora di aurora nelle Regole monastiche (Cassiano, Cesario, Colombano, specialmente s. Benedetto «Matutini qui incipiente luce agendi sunt», capp. 8. 11. 13; "Matutinorum solemnitas», cap. 12,13; "Agenda matutina", cap. 13); nell'Ufficio della Chiesa, il Decreto di Giustiniano del 529 (Cod. Just., l. i. tit. 111, lex 41) enumera fra il gruppo notturno "matutinas preces" (" omnes clerici... nocturnas et matutinas et vespertinas preces clamant").

Il M. non sembra trarre origine dalla divisione della Vigilia (v.) in tre Ore canoniche. Essendo la veglia intera (pannychis) un grave disagio per i fedeli, si stabilirono alla sera i Vespri e all'aurora il M., riservando la veglia agli asceti ed alle vergini monastiche. Ma c'erano tre ore di preghiera ben distinte. Nuovamente J. Froger (Les origines de Prime, Roma 1946), identificando l'antica preghiera di mattina con la notturna, suppone due sole Ore, una serale, l'altra notturna-mattutina; l'introduzione di una nuova preghiera mattinale (Cassiano: PL 49, 126-36) è da riferirsi non all'Ora di Prima, ma alle Lodi. Questa nuova tesi trova molti contradditóri (Massi, J. Jungmann, Chadwick). La disposizione delle preci mattinali cosi solenne e caratteristica indica piuttosto una priorita in confronto con quella dell'Ufficio notturno. I salmi mattinali sono costituiti da Ps. 62 (Const. Apost., II, 59), dal cantico dei tre fanciulli (Cesario, Benedetto «Benedictiones») e dal gruppo dei Salmi 148-50 (Cassiano, Cesario, Benedetto «Laudes »); il nome dell'ultimo gruppo «Laudes» fu esteso poi a tutto l'Ufficio di mattina: Laudes le lodi dell'aurora.
II. Nel senso moderno (dal sec. xir) è l'Ufficio notturno. Si recitava prima alla mezzanotte, ma poco a poco si avvicinò alla mattina (Eteria « ante pullorum cantum»; s. Benedetto "octava hora noctis, modice amplius de media nocte», cap. 8, alle ore due dopo mezzanotte). Nell'Ordo Romanus XI, 3. 9. 15 ecc. (ed. Mabillon) e nell'Ordo Off. Eccl. Lateran. Bernardi del 1145 (ed. Fischer, n. 27, 28. 31 sg.), il termine "Matutinum» o "De matutinis» vien già usato nel senso nuovo; le Lodi sono chiamate « matutinae laudes». Al tempo di Amalario (m. nel l'850), ai giorni di un doppio Ufficio, cioè del feriale e di un santo che si sovrappone al feriale, l'Ufficio del santo si diceva prima della mezzanotte ("circa vespertinam horam»: Amalario, De ordineantiphonandi, cap. 17), e l'altro feriale «ad gallicinium, vel ad matutinas horas" (" in superiore parte noctis»: Amalario, loc. cit.). Cosi si prepara il doppio uso, da una parte di anticipare alla sera del giorno l'Ufficio notturno, dall'altra di dirlo "circa diei crepusculum", di mattina (C. Beleth, Explicatio divini Officii, cap. 20: PL 202, 32). L'orazione notturna spostata verso la mattina assunse il nome di M.

Dalla pratica privata degli antichi cristiani di alzarsi alla mezzanotte per pregare (Clemente Alessandrino, Tertulliano, Ippolito; Trad. Apost., ed. Connolly, pp. 192-93, 198-99; ed. Dix, pp. 65-67) venne una doppia interruzione della notte: "circa mediam noctem», "circa galli cantum». Ehbe inizio cosi questa preghiera comune nella Chiesa: ogni notte nei conventi degli asceti, nelle domeniche per gli altri cristiani. Si cantavano salmi, intercalati da una colletta del sacerdote (Eteria), si leggevano le S. Scritture (Ippolito). Queste due forme della preghiera notturna, maggiore nella domenica e minore nella feria, ricorrono anche oggi: nelle domeniche alla prima preghiera notturna (già 12 salmi e 5 lezioni) se ne aggiungevano due altre (ciascuna con 3 salmi e 3 lezioni). Da questa preghiera notturna è da distinguere la veglia intera pasquale (di Pasqua e di Pentecoste, pannychis), la veglia negli anniversari dei martiri o delle Quattro Tempora; da queste veglie è ben distinta la preghiera notturna. Le veglie cominciavano prima di mezzanotte
e finivano con la solennità dell'Eucaristia, mentre la preghiera notturna si faceva dopo mezzanotte e poi verso la mattina; ma c'erano somiglianze nella forma della recitazione dei salmi e delle lezioni.

Dalla riforma di Pio X, obbligatoria dal genn. 1913, la millenaria distribuzione salmodica nelle tre grandi Ore: Vespri, M., Lodi, fu sostituita da un nuovo ordinamento settimanale, assegnando invariablemente 9 salmi al M. (invece dei 18 domenicali e 12 feriali) e, rispettando l'antico Ordo psallendi, disponendo per il M. i salmi 1-108.

Il M., nelle feste maggiori (socettuate la Pasqua e la Pentecoste) e dopo la riforma di Pio X anche nelle domeniche, si compone di 3 Notturni, dei quali ciascuno ha il ritmo ordinato di 3 salmi, 3 lezioni e 3 responsori; nei giorni comuni o feriali di un Notturno di 9 salmi e 3 lezioni (e responsori). L'Ordo monasticus ordinato da s. Benedetto è diverso da quest'ordine della Chiesa universale e conserva usanze vigenti allora sia a Roma sia presso i monasteri di Oriente e della Gallia (Cassiano).

Bial.: P. Batiffol, Histoire du Bréviaire romain, Parigi 1911, pp. 1-35; L. Duchesne, Origines du culte chrétien, in 1925, pp. 467 sg., 512 sg.; C. Callewaert, Liturgicae institutiones tract. II. De Breviarii Romani liturgio, 2° ed., Bruges 1939, nn. 39-80, id., De laudibus matutinis, in Sacris Erodiri, Steenbrugge 1940, pp. 23-89; id., De Matutino in antiquo Officio Romano, ibid., pp. 149-48; P. Alfonau, I vili della Chiesa, I, Roma 1949, pp. 9097; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 415-48. 488-93; J. Froger, Les origines de Prime, Roma 1946; Fr. Massi, Les noms des heures et les textes de Cassim, intéressant l'histoire de Prime, in Archivum Latinitatis medii aevi (Baltesin Ducange), 19 (1946), pp. 23-37; J. Stadthuber, Das Stundengebet der Laien im christlichen Altertum, in Zeitschrift I. hath. Theol., 71 (1949), pp. 129-83; J. A. Jungmann, Beiträge zur Geschichte der Gebetshirngie, I, Die Entstehung der Matutin, ibid., 72 (1950), pp. 66-72.

Pietro Siffrin
MAUMIGNY, René de. - Maestro spirituale, gesuita, n. il 20 genn. 1837 a Nevers, m. a Parigi l'11 genn. 1917. Entrato nell'Ordine nel 1855 , insegnò molti anni matematiche a Parigi; dal 1874 al 1880 fu rettore dello scolasticato filosofico-teologico di Laval; indi passò a Jersey (Inghilterra). Dal 1887 al 1913 fu, a Canterbury, istruttore di terza probazione.

Insigne formatore di anime, M. sapeva condurre alle più alte vette della perfezione, attraverso l'orazione e la mortificazione. Studioso profondo della S. Scrittura e dei mistici, soprattutto spagnoli, plasmava le anime mediante l'orazione ordinaria e quella straordinaria, che tuttavia affermava non essere necessaria alla vera santita. Molti dei suoi principi di direzione sono esposti nell'opera Pratique de l'orairon mentale. Oraison ordinaire. Oraison extraordinaire (2 voll., Parigi 1905), che fu tradotta nelle principali lingue europee (vers. it., Torino 1933).

Bial.: A. Hamon, R. de M. S. 7., un maitre de la vie mystique, Parigi 1921.

Amaldo M. Lanz
MAUNOIR, Julien, beato. - Gesuita, missionario della Bretagna, n. a St-Georges-de-Reintembault il 1° ott. 1606, m. a Plèvin il 28 genn. 1683. Compiuti gli studi pensava di partire per le missioni del Canadà, ma, colpito da una grave infezione, che stava per condurlo alla tomba, fece voto se guariva di consacrarsi alle missioni bretoni. Guari, infatti, e iniziò la sua attività apostolica a Douarnenez ed alle Isole di Ouessent e Molènes (1641).

Trovò nella Bretagna un popolo spiritualmente abbandonato, ed in 42 anni di missioni lo trasformò completamente; dapprima percorrendone le diocesi con il vecchio p. P. Bernard, in seguito organizzando un'associazione di preti missionari del clero diocesano, che raggiunsero il numero di rooo, con i quali compi l'opera gigantesca della restaurazione. Il suo metodo era basato sulla predicazione e sui catechismi popolari, servendosi di quadri simbolici e di cantici spirituali, in cui erano espressa le principali verità della fede e morale; alle comunioni generali univa processioni religiose rappresentanti determinati misteri della vita e passione del Redentore. Organizzò anche gli esercizi spirituali, sia chiusi sia aperti, per tutto il popolo;

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al qual fine aprì una casa apposita a Quimper, dove ogni anno ca. 1000 sacerdoti e laici facevano il loro ritiro. Il M. ebbe il dono dei miracoli. Fu beatificato da Pio XII il 20 maggio 1951.
M. compose molti scritti spirituali popolari in lingua bretone. Fu suo discepolo M. la Nobletz.

Bim.: A. Sciourod, Histoire du ven. s. d. D. 7. M., 2 voll., Parigi 1895; M. Guverel, Un apôtre de la Bretagne, le ven. p. 7. M., ivi 1921; M. Le Berre, Un grand missionnaire breton. Le v. 2. M., Rennes 1931; P. d'Herouville, Le Vincent Ferrier du XVIIr siècle. Le ven. 7. M., Parigi 1932; L. Kerberion, Les missions bretonnes, 2ᵉ ed., Brest 1934, v. indice; P. d'Herouville e A. M. Lanz, G. M., Apostolo della Bretagna (1646-83), Roma 1951.

Arnaldo M. Lanz
MAUPERTUIS, Pierre-Louis. - Filosofo, n. a St-Malo il 17 luglio 1698, m. a Basilea il 27 luglio 1759. Scrittore fecondissimo ha disseminato in vari scritti e memorie (cf. Oeuvres, Lione 1768) il suo sincretismo illuministico.

Per M. il principio universale che domina nel regno della natura è il desiderio di essere felici, onde imposta la sua costruzione filosofica come metodologia eudemonistica. Il M. difese in Francia le idee di Newton; ma per lui la legge di gravitaione universale non pud spiegare comunque tutti i fenomeni della vita; il désir, l'azerciou, la mémoire sono elementi che si aggiungono alle leggi newtoniane. Il naturalismo atomistico viene regolato da un "qualche " principio di intelligenza.

Bim.: P. Brunet, M., 2 voll., Parigi 1929; E. Cassirer, La filosofia dell'illuminismo, trad. it., Firenze 1935, v. indice; P. Hazard, La pensée européenne au XVIIIr siècle, Parigi 1946, v. indice.

Massimo Petrocchi
MAURI, Angelo. - Avvocato e professore, n. a Milano il 21 dic. 1873, m. ivi il 17 nov. 1936. Militò nell'Azione Cattolica giovanile con F. Meda e nel giornalismo con d. Albertario. Discepolo prediletto di Toniolo, fu apprezzato cultore di scienze sociali.

Per vari anni, dopo il De Matheis, fu presidente della F.U.C.I., e nel 1903 prese la direzione del Momento di Torino, giornale cattolico quotidiano. Consigliere provinciale di Milano (1902) e quindi deputato al Parlamento per la XXII-XXVII legislatura, membro fondatore del Partito popolare italiano, nel 1921 divenne ministro dell'Agricoltura e vicepresidente della Camera. Con l'avvento del Fascismo, si ritirò a vita privata, ritornando ai suoi studi preferiti, e fu incaricato di scienze economiche nell'Università Cattolica di Milano.

Scrisse : I cittadini lavoratori dell'Attica nei secoli V e VI (Milano 1895); Il salariato libero e la concorrenza seriale in Atene (Roma 1895); L'Hoprecht in Italia (Milano 1895); L'assenteismo rurale (Roma 1895); La crisi rurale in Italia (Milano 1896); La piccola proprietà fondiaria in Italia (Roma 1896); La guerra del petrolio (Monza 1923); La storia delle dottrine dell'economia sociale (Roma 1924); I nuovi sviluppi dell'economia agraria (Milano 1927); La dottrina economica di Pietro Verri (ivi 1929) e vari articoli sulla Rivista internazionale di scienze sociali.

Bim.: A. Fanfani, A. M. (1873-1936), in Riv. int. di scienze sociali, 3 e socio, 7 (1936), pp. 628-30; G. Anichini, Cinquant'anni di storia della F.U.C.I., Roma 1946, passim; Guido Anichini

MAURI, Egidio. - Teologo e cardinale domenicano, n. a Montefiascone il 9 dic. 1828, m. a Ferrara il 12 marzo 1896.

Religioso a Viterbo (4 ag. 1850), quivi fu maestro dei novizi, professore di teologia e reggente degli studi; successivamente priore a Noto (1857), a Roma nel convento di S. Sabina (1860), a Düsseldorf (1867) e poi vicario generale della Congregazione di S. Marco (1870). Preconizzato vescovo di Rieti il 22 dic. 1871, fu consacrato il 14 genn. 1872; dopo 17 anni fu trasferito alle sedi unite di Osimo e Cingoli ( 12 giugno 1888); promosso alla sede arcivescovile di Ferrara ( 12 giugno 1893), il 14 maggio 1894 fu creato cardinale con il titolo di S. Bartolomeo all'Isola.

Teologo stimato e distinto oratore, lasciò varie
opere: Lettere pastorali ed altri scritti (Milano 1886); Il Rosario, ossia la preghiera che loda, invoca, conforta, insegna, trionfa (ivi 1892); Scritti vari (2 voll., ivi 1892).

Bim.: anon., In morte del card. E. M., in Il Rosario. Memorie domenicane, 13 (1896), pp. 208-20; A. Frühwirz, Litterae Encyclicae, in Analecta O. P., 4 (1896), pp. 544-48; A. Walz, I cardinali domenicani, in Memorie Domenicane, 57 (1940), p. 83.

Alfonso D'Amato
MAURIENNE, DIOCESI di: v. SAN GIOVANNI di MORIANA (MAURIENNE), DIOCESI di.

MAURILIO, santo. - N. di nobile famiglia a Milano, m. ca. il 430 . Educato in monastero, fu ordinato da s. Ambrogio. Alla morte del padre si recò in Gallia presso s. Martino, che, dopo alcuni anni di vita solitaria, lo spinse ad accettare l'episcopato di Angers, che tenne per ca. 30 anni.

Bim.: Una Vita, scritta dal vescovo di Angers Magnolado, ca. il 619-20, rinaueggiala nel sec. Ix dal discono Arcanoildo, fu edito da B. Krusch, in MGH. Anct. Ant., IV, II, pp. 82-108, con uno studio introduttivo pp. 2212-2221; L. Duchesne, Fastes épiscopaux, II, 2 e ed., Parigi 1910, pp. 323-22; Martyr. Hieronimyamum, p. 504; Martyr. Romanum, p. 395.

Alberto Ghissio
MAURILIO di Rouen (Maurilius Rothomagensis). - Arcivescovo e teologo benedettino, n. nel territorio di Reims all'inizio del sec. XI, m. a Rouen ca. il 1067. Monaco di Fécamp (Normandia), assetato di solitudine si recò in Italia, ove visse da eremita; divenuto abate di S. Maria di Firenze (La Badia), abbandonò la carica per l'opposizione dei monaci alle sue riforme.

Ritornato a Fécamp, fu nel 1055 eletto arcivescovo di Rouen, nel cui Concilio provinciale (ro63) promulgò una chiara professione di fede eucaristica, in opposizione a Berengario di Tours (v.), usando espressioni che anticipano le formule classiche della transustanziazione: « Ineffabili potentia Divintatis... converti substantiam panis in substantiam carnis» (PL 143, 1383). Scrisse pure un Liber de officiis ecclesiasticis, inedito (Oxford, Bibl. Bodl., Lat. 843, ff. 126-41), che riecheggia l'omonimo trattato liturgico di Amalario di Metz (v.).

Bim.: anon., Vita b. Maurilii; PL 143, 1375-88; Hurter, I, coll. 996-97; L. Biginelli, I Benedettini e gli studi eucaristici nel medinevo, Torino 1895, p. 21 (inesatto); F. Béguinot, La Très Ste Eucharistie, II, Parigi 1902, pp. 313-13; R. Delamare, La « De officiis ecclesiasticis» di Jean D'Auvenent. Etude liturgique, ivi 1923, pp. 48-49.

Antonio Piolanti
MAURINI (MAURISTI). - Si chiamarono con questo nome i Benedettini della Congregazione francese di s. Mauro, sorta tra la fine del sec. XVI e il principio del sec. XVII.

La riforma parti da St-Vanne, presso Verdun, ad opera dell'abate Desiderio de La Cour (1598) e si estese ben presto alla Lorena e ad altri centri francesi. In un secondo tempo, siccome la Lorena non cadeva allora sotto il dominio della corona francese, si pensò di dar vita in Francia a una nuova congregazione che, pur prendendo a modello quella di St-Vanne, fosse da questa indipendente. Sorse così nel 1618 la Congregazione di s. Mauro, approvata da Gregorio XV con la cost. Sacri apostolatus ministerio del 17 maggio 1621. Il superiore generale riaiedeva nell'abbazia di St-Germain-des-Prés (Parigi). Scopo della Congregazione era il ritorno alla stretta osservanza della Regola benedettina attraverso un rigido regime monastico: tuttavia il suo nome si rese famoso soprattutto per le benemerenze acquistate nel campo degli studi storici e letterari. L'attività di studio ebbe notevole impulso dal programma formulato nel 1632 da don Grégoire Tartass, generale del 1630 al 1648 , e fu illustrata da nomi gloriosi come J. Mabillon, B. Montfaucon, E. Martène, T. Blampin, J. Martianay, R. Massuet, R. P. Tassin, C. Tonatain. Opere come la Gallia Christiana, lo Spicilegium veterum scriptorum, gli Acta SS. Ordinis s. Benedicti, gli Annales Benedictini, il Recueil des historiens de la France, l'Histoire littéraire de la France

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## BIBLIOTHECA BENEDICTINO. MAURIANA. SEU

DE ORTU, VITIS, ET SCRIPTIS PATRUM BENEDICTI. NORUM E CELEBERRIMA CONGREGATIONE S.MAURI IN FRANCIA.

## LIBRI II. <br> AUTORE

R. D. P. BERNARDO PEZ, Benedicino; \& Bibliothecario Mellicesidi, qu' eciam veterem inllignem Anonymum de Scri. peoribus Eccleflafficis addidic, \& hic primum - ex Bibliotheca MSS. Mellicesdi in lucem affiruit.
CUIMPERMISSUE SUPERIORUM.
+03444+40354+40344+40354+40344+
Augusle. Vindelicorim \& Greciij,
Sumpithas Philippl, Joannis \& Martini. Velth, Fratrum. M DCC XVI.

Maurin (Mauristi) - Frontespizio della Bibliotheca Benedictino-Mauriana, Augusta 1716 - Exemplare della Biblioteca Vaticana.
conservano ancor oggi la loro vitalità. Altre, come l'Art de vérifier les dates, la Palaeographia graeca, il De re diplomatica, il Nouveau traité de diplomatique, se anche oramai superate, rappresentano una pietra miliare nei campi della cronologia, della diplomatica, della paleografia. Ma quanto è stato prodotto (oltre 700 lavori dovuti a più di 220 autori) non è che una minima parte dell'amplissima mole di materiale raccolto, che occupa diversi volumi manoscritti disseminati nelle biblioteche di Francia, e soprattutto nella Nazionale di Parigi. L'a* more per gli studi non impedi ai M. di combattere tenacemente le proposizioni morali condannate da Innocenzo XI nel 1679, né di osservare rigorosamente fino in fondo il regime monastico (si confrontino le Costituzioni del 1770); quando la Rivoluzione Francese travolse la Congregazione determinandone la fine, l'ultimo superiore generale, dom Ambroise Augustin Chevreux, affrontò serenamente il martirio morendo insieme a 40 suoi confratelli sulla ghigliottina (2 sett. 1792).

Lo scopo apologetico, che è il primo movente dell'attività culturale dei M., non alterò la precisione storica: persuasi che la schietta verità avrebbe confuso i nemici della fede e avrebbe posto fine alle controversie ecclesiastiche che si agitavano in Francia nei secc. xvit-xviII, essi mirarono sempre alla ricerca minuziosa del documento, alla determinazione della sua autenticità, all'esposizione cruda dei fatti che da esso scaturivano. La scuola storica dei M. costituisce il punto di partenza della moderna ricerca erudita, basata essenzialmente su tre capisaldi: la raccolta completa di tutte le fonti riguardanti un singolo avvenimento o periodo; l'esame approfondito del documento mediante il ricorso a tutte le scienze ausiliarie; la citazione meticolosa della fonte. Mancò tuttavia ad essi una larga visione del fatto storico, una concezione illuminata che consentisse di risalire dall'accertamento dei fatti alla costruzione della vera storia.

Bibl.: B. Fez. Bibliotheca benedictino-mauriana, Augusta 1716; R. P. Tassin. Histoire littéraire de la Congréation de st Maur. Bruxelles 1770; U. Robert. Supplément à l'histoire litté-
raire de la Congrégation de st Maur. Parigi 1881: D. De Lama. Bibliothèque des écrivains de la Congrégation de st Maur. Monaco 1882; E. de Broglie. Mabillon et la société de l'abbaye de St-Germain-des-Prés à la fin du XVIIIe siècle, 2 voll., Parigi 1888; A. Wilhelm-U. Berlière. Nouveau supplément à l'histoire littéraire de la Congregation de st Maur. I, ivi 1908; E. Fuster. Geschichte d. neueren Historiographie, 2² ed., Monaco-Berlino 1925, p. 310 sgg. (trad. it. di A. Spinelli. I. Napoli 1943, pp. 369-74). Fondamentale, ma non sempre obbietriva, è l'Histoire de la Congrégation de st Maur, compilata da E. Martène per il periodo che va fino all'anno della sua morte (1735), prosceguita da J. Forter fino al 1745, e ora pubblicata in 5 voll., Parigi 1928-31.

Alessandro Pratesi
MAURITANIA : v. africa occidentale.
MAURIZIO, diocesi di : v. PORTO LUIGI, diOcesi di.

MAURIZIO conte di Nassau. - Principe di Orange (alla morte del fratello nel 1618), statolder ereditario delle province di Olanda e Zelanda e poi di Utrecht, Overyssel e Gheldria, n. il 13 nov. 1567 a Dillenburg (Sassonia), secondogenito di Guglielmo d'Orange (il Taciturno) e di Anna di Sassonia, m. celibe all'Aja il 23 apr. 1623.

All'assassinio del padre ( 1584 ), mentre il primogenito Filippo Guglielmo era in Spagna come ostaggio, fu posto accanto all'inglese conte di Leicester, statolder generale, e, quando questi partì, rimase per la guerra di indipendenza a capo dell'esercito che riordinò riconquistando Breda ( 1590 ), Zutphen, Nimega, Groninga, favorito dall'assenza e poi dalla morte di A. Farnese, che comandava gli Spagnoli. La pace di Vervins ( 1598 ) lo privò dell'aiuto di Enrico IV e rese più dura la difesa; nel 1604 lo Spinola conquistò Ostenda. Il bisogno di pace e l'insofferenza della prevalenza militare portò alla tregua dodecennale del 9 apr. 1609. Penetrate nella compagine del calvinismo olandese le rivalità fra Arminiani (moderati) e Gomaristi (intransigenti), M. sostenne le parti di questi secondi, e profittando della tregua fece decapitare con la complicità di costoro come ribelle il suo compagno di lotta, Ian van Olden Barneveldt, che, come "gran pensionario" (avvocato), aveva felicemente diretto la politica olandese. Alla ripresa della guerra nel 1621 poco potè fare M., perché malato e osteggiato dagli Stati generali. Ne ricorda il nome l'Isola M. occupata nel 1606 dagli Olandesi nell'Oceano Indiano.

Bibl.: E. Préclin - V. L. Tapié. Le XVIIe siècle. 2² ed., Parigi 1949, v. indice e bibl. citata. Luigi Simeoni

MAURIZIO da Porto (Mauritius de Portu, Hibernicus). - Filosofo e teologo, al secolo M. O'Fihely, n. ca. il 1460 in Irlanda (incerto se a Baltimora o a Clonfert), m. nel 1513 a Galway. Studiò a Oxford ed entrò nell'Ordine dei Minori. Reggente dello Studio generale di Milano dal 1488, fu nel 1491 assegnato all'Università di Padova, dove ancora nel 1500 insegnava teologia. Nel 1506 fu consacrato arcivescovo di Tuam e come tale prese parte al V Concilio Lateranense.

Il suo pensiero si svolge nella scia di Duns Scoto, di cui pubblicò e commentò alcune opere. In un breve Enchyridion fidei (Venezia 1509) espose schematicamente il suo pensiero circa la contingenza delle cose, la prescienza divina, il libero arbitrio e la predestinazione.

Opere principali: Epitamata castigationum atque elucidationum in quaestiones metaph., tractatum de primo principio et theoremata Scott (Venezia 1499); Expositio in quaest. dialectices Iohan. Scott (ivi 1512).

Bibl.: Burke. The archbishop of Tuam, Dublino 1882; A. Little. The Grey Friars in Oxford, Oxford 1892, pp. 267-68.

Enzo Maccagnolo
MAURIZIO di Santa Teresa. - Al secolo Antonio Baistrocchi, carmelitano scalzo, missionario, n. a Parma il 19 ag. 1662, m. il 15 maggio 1726 a Surat (India). Ordinato sacerdote, per qualche tempo resse come priore il convento di Mantova.

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Inviato nel 1704 alla missione del Gran Mogol (India), fu, il 12 maggio 1708, eletto vicario apostolico della medesima con il titolo di vescovo di Anastasiopoli. Ebbe la residenza nella casa dei Cappuccini di Surat