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dote, per qualche tempo resse come priore il convento di Mantova.

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Inviato nel 1704 alla missione del Gran Mogol (India), fu, il 12 maggio 1708, eletto vicario apostolico della medesima con il titolo di vescovo di Anastasiopoli. Ebbe la residenza nella casa dei Cappuccini di Surat (prov. Guzurat) fino al 1712 , in cui si trasferì alla nuova stazione di Karwar (o Sunkery), nel Canarà. Nel 1718 introdusse i Carmelitani nell'isola di Bombay, dove, dal 1720, assunse con i suoi missionari la cura parrocchiale in 5 chiese. Ebbe molto a soffrire da parte dei Portoghesi, del vescovo di Goa e dei suoi preti, ma con grande prudenza seppe far fronte a tutte le loro pretese.

BibL: E. Hull, Bombay mission history, I, Bombay 1927, pp. 55-63; Ambrogio di S. Teresa, De vicarits apost. Magni Magalis, in Analecta O. C. D., 9 (1934), pp. 147-56; id., Nomenclator missionis C. D., Roma 1944, pp. 270-71.

Ambrogio di Santa Teresa
MAURIZIO, duca ed elctore di SASSONIA. - N. a Freiberg il 21 marzo 1521. Apparteneva al ramo ducale (albertino) dei Wettin e successe al padre, il duca Enrico, nel 1541. Già aveva aderito al luteranesimo ed aveva nel 1539 sposato Agnese d'Assia figlia del landgravio Filippo, uno dei creatori della Lega di Smalkalda.

Tuttavia, preoccupato di difendere i suoi domini in contrasto con l'elettore di Sassonia Giovanni Federico (del ramo ernestino), non si impegnò apertamente per la causa luterana e conservò buoni rapporti con l'Imperatore, e quando, dopo la pace di Crepy, Carlo V mise il landgravio di Assia e l'elettore di Sassonia al bando dell'Impero, egli si avvicinò di più all'Imperatore, attratto dalla promessa di avere l'elettorato sassone. Partecipò cosi al seguito di Carlo V alla battaglia di Mühlberg ( 1547 ) e ne fu premiato con il conferimento dell'elettorato. Ora non aveva più nulla da ottenere dall'Imperatore ed accennò ad allontanarsene, inquieto per le tendenze assolutistiche di Carlo V. Trattò con i principi luterani e con il Re di Francia segretamente, e nel 1552, quando Enrico II iniziò la sua spedizione su Meta, M. improvvisamente manifestò le sue intenzioni ostili a Carlo V, costringendolo alla famosa fuga notturna ad Innsbruck ed a sud del Brennero. M. in questo modo salvò le pericolanti sorti del protestantesimo tedesco, di cui sarebbe diventato il capo se, subito dopo, il 9 luglio 1553 , non fosse venuto a morte nella battaglia di Sievershausen contro Alberto di Brandeburgo. La sua scomparsa indusse i principi luterani ad aderire alle trattative che portarono alla pace religiosa di Augusta (1555).

BibL: F. Bezold, Geschichte d. deutsche Reformation, Lipsia Oper E. Brandenburg, Moritz von Sachsen, Lipsia 1898; S. Iseloth, Moritz von Sachsen, ivi 1907; M. G. Mentz, Deutsche Geschichte im Zeitalter der Reformation, der Gegenreformation, Tubinga 1913.

Francesco Cognasso
MAURIZIO, ESUPERIO, CANDIDO, VITTORE, INNOCENZO e VITALE, santi, martiri. Sono ricordati nel Martirologio Geronimiano il 22 sett. insieme con 6666 compagni, appartenenti tutti alla Legione tebea. La storia del loro martirio è assai controversa. Primo ne parla s. Eucherio, vescovo di Lione (m. nel 450), in un suo sereno dove Innocenzo e Vitale non sono ricordati. Durante la persecuzione di Diocleziano un'intera legione, composta tutta di cristiani e chiamata "Tebea", della quale erano ufficiali M., Esuperio e Candido, fu interamente massacrata ad Agsuno (v.), dopo essere stata per due volte decimata per il rifiuto di partecipare alla persecuzione contro i cristiani della Gallia. Secondo una Passio del sec. vir, invece, il fatto sarebbe avvenuto nel 286 durante la campagna condotta da Massimiano contro i Bagaudi: la Legione tebea, di stanza ad Agsuno, prima di iniziare i combattimenti fu convocata ad Octodurum per sacrifici e per prestare un giuramento speciale; i soldati vi si rifiutarono; furono perciò prima decimati e poi tutti massacrati.
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(per carteria del can. Firavy) Maurizio, santo - Torre dell'abbazia di S. M. In primo piano, il «Martolet * con avanzi delle basiliche primitive, ora completamente scavate.

I due racconti presentano certamente delle inverosimiglianze e degli anacronismi.

Poiché la fonte più antica è s. Eucherio, ad essa bisogna rifarsi per ricostruire con la maggiore verosimiglianza i fatti. S. Eucherio, nella prima metà del sec. v, visitò, come tanti altri pellegrini del tempo, la basilica dei martiri eretta fin dal sec. Iv; e, poiché non esisteva ancora un racconto sul martirio dei santi, interrogò in proposito persone del luogo, le quali dicevano di averlo udito dal vescovo Isacco di Ginevra, che a sua volta l'aveva saputo del vescovo Teodoro di Octodurum (m. dopo il 581), fondatore della basilica, e che lo aveva in tal modo tramandato ai posteri. Si tratta quindi di tradizioni orali raccolte, dopo ca. un secolo e mezzo dagli avvenimenti, da colui che aveva rinvenuti i corpi dei martiri e costruita la basilica in loro onore. Come avviene in tali casi, a un secolo e mezzo di distanza la tradizione orale poté benissimo essere stata alterata con ricchezza di particolari e precisazioni sconosciute in origine, senza assolutamente escludere alterazioni o false interpretazioni fin dall'inizio. E dunque difficile dire quanto di vero sia nella relazione di s. Eucherio, soprattutto quando si pensi che si tratta di uno scritto elaborato per supplire ad una mancanza. Sembra quindi che si debba escludere il massacro di un'intera legione ad Agsuno durante la persecuzione di Diocleziano; scrittori gallo-romani del sec. vi, come Avito di Vienna, Gregorio di Tours, Fortunato, pur parlando della Basilica e della venerazione che ivi riscuotevano i martiri, nulla sanno di codesta legione, e il loro linguaggio è piuttosto generico e retorico. Dal fatto che s. Eucherio ricorda soltanto quattro nomi, si potrebbe sospettare che essi soltanto siano i martiri locali autentici, forse militari, il cui rinvenimento, avvenuto in ricostanze imprecisate, probabilmente in un cimitero cristiano antico, avrebbe fatto sorgere l'idea che tutte quelle salme fossero di martiri e di soldati, trucidati anch'essi nella stessa per-

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(fol. Allnari)
Mauno, santo - S. M. leggente. Dipinto di P. Perugino - Perugia, chiesa di S. Pietro.
secuzione: di qui l'idea del massacro dell'intera Legione tebea. Patti di questo genere non sono rari né insoliti nell'agiografia antica.

Eimpossibile ammettere il motivo del massacro riferito da s. Eucherio, che cioè la strage sarebbe avvenuta perché i soldati si sarebbero rifiutati di partecipare alla persecuzione generale, come non è completamente esente da difficoltà l'altro motivo riferito dalla

Passio del sec. vir. Questa infatti ha tutta l'aria di correggere le incongruenze dello scritto eucheriano, ma non sempre vi riesce. Probabilmente si dovette trattare di un episodio locale, ristretto ad alcuni soldati cristiani, avvenuto durante la fase militare della persecuzione di Diocleziano. Sui loro corpi il vescovo Teodoro, nella seconda metà del sec. IV, costrul la Basilica, famosa ben presto nella regione (v. AGAUNO).

Nell'iconografia è rappresentato come cavaliere, talvolta sotto le sembianze di moro. - Vedi tav. XXIX.

Bibl.: B. Krusch, Passio Acauuensium martyrum, in MGH, Script. rer. Merov., III, pp. 20-41; Tillemont, IV, pp. 421-31; Acta SS. Septembris, VI, Parigi 1867, pp. 308-403, 895-928; A. Dufoureq. Etude sur les Gestu martyrum romains, II, ivi 1907, pp. 9-35; P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, trad. it., IV, Firenze 1928, pp. 21-29; V. ivi 1428, pp. 315-29; Synax, Constantinop., p. 481; H. Leclercq, St Maurice d'Agame, in DACL, X, coll. 2699-2729; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 333; A. J. Herzberg, Der heilige Mauritius, Düsseldorf 1936; M. Coens, Anciennes litanies des saints, in Anal. balland., 62 (1944), pp. 140-42; Martyr. Eieronymianum, p. 522; Martyr. Romanum, p. 410. Agostino Amore

MAURO, santo. - Discepolo di s. Benedetto; n. verosimilmente sul principio del sec. vi da un romano di nome Equizio, segui giovanissimo s. Benedetto (v.) a Subiaco e a Montecassino. S. Gregorio Magno (Dialog., I. II, capp. 3-7) fa risaltare le sue virtù monastiche; altro di certo non si conosce.

Secondo la Vita, leggendaria, già attribuita al compagno Fausto di Montecassino (BHL, 5772-73), M. sarebbe passato in Francia nel 543 , vi avrebbe fondato il monastero di Glanfeuil nell'Anjou, ed ivi sarebbe m. nel 584 . Se ne celebra la festa il 15 genn. (Martyr. Rom., p. 22). Con tutta probabilità l'abate M. di Glanfeuil nulla ha che fare col discepolo di s. Benedetto.

Bibl.: Acta SS. Ianuarii, II, Parigi 1863, pp. 320-44; J. Mabillon, Acta Sanctorum Benedict., I, 2² ed., Venezia 1733, pp. 259-87; X. Y. Z., Die Fabel von St. Maurus Anwesmheit in Gallien, in Studien und Mitteilungen aus dem Benediktiner- und dem Cistercienser- Orden, 25 (1898), pp. 108-10; B. F. Adlhoch, Les légendes hagiographiques, und die - Vita sancti Mauri per Faustum -, ibid., 28 (1907), p. 101 (v. la recensione in Anal. Boll., 26 [1907], p. 342).

Emanuele Romanelli
S. M. nel Folklore. - E protettore dei calderai. I suoi attributi sono le bilance, le grucce, la zappa. La sua importanza nella tradizione popolare non è di notevole rilievo.

Tuttavia il Santo viene invocato contro val.e malattie, come la corizza e i reumatismi. Nella Francia del nord a Raimbeacourt (Douai) esisteva una fontana di s. M. con relativo santuario, alle cui pareti i malati di
reumatismi e di crampi alle gambe offrivano come exvoto una giarrettiera.

Bibl.: C. Ricci, Mille santi nell'arte, Milano 1931, p. 436; A. Van Gennep, Le folklore de la Flandre et du Hainaut françois, II, Parigi 1936, p. 448.

Paolo Toschi
MAURO da LeONESSA. - Missionario e scrittore cappuccino, n. a Leonessa (Rieti) il ro maggio 1883, m. ad Aquila il 1° genn. 1946. Religioso nel 1898 , laureato in filosofia e teologia (1908-12), missionario prima in Aden (1912), poi in Eritrea (1913-25), vicerettore del Collegio Etiopico nella Città del Vaticano (1925-33).

S'interessò degli studi etiopici con articoli e opere; apprezzata la Grammatica analitica della lingua tigray (Roma 1928), di cui fu docente a Roma nel Collegio etiopico e all'Università di Napoli (1933-42); Computo per il Calendario abissino confrontato con il computo latino (Asmara 1918); Dissertazioni cronologiche: cronologia e Calendario etiopico (Tivoli 1934); compi ricerche storiche sulla chiesa romana di S. Stefano degli Abissini e le relazioni romano-etiopiche (Roma 1932); pubblicò e tradusse le Lettere di Abba Tecle Haymanot di Adua (ivi 1939); per incarico della S. Congregazione per gli Orientali, raccolse i Testi di diritto antichi riguardanti gli Etiopi (fasce. v-vi delle Fonti per la codificazione canonica orientale, ivi 1932); lavorò nella Società antiachiavistica e difese in vari congressi la causa dei metiaci. Fu decorato della a Stella d'Etiopia». Scrisse una monografia storica su Il predicatore apostolico (Isola del Liri 1929) e su S. Ippolito della Via Tiburtina (Roma 1935).

Bibl.: necrologio, in Analecta Ordinis Min. Capuccinorum, 62 (1946), pp. 105-106 e in Collectanea Francis, 16-17 (1946-47), pp. 423-34. Ilarino da Milano

MAURO, Silvestro. - Filosofo e teologo, n. a Spoleto il 31 dic. 1619, m. a Roma il 13 genn. 1687. Entrato nella Compagnia di Gesù (1636), insegnò lettere umanistiche e filosofia nel Collegio di Macerata, quindi filosofia, teologia (1668-82) e S. Scrittura (1684-85) al Collegio Romano, di cui fu anche, per un periodo ( 24 sett. 1684-2 nov. 1687), rettore. A lui è dovuta l'iniziativa di affidare al Pozzo (v.) la decorazione di S. Ignazio.
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(fol. Allnari)
Mauno, santo - S. Benedetto invia s. M. in Francia. Affresco di Maestro Riccio (sec. xv) - Monteolive to Maggiore.

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(fot. Boissannas)
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(fot. Boissannas)
In alto a sinistra: S. MAURIZIO PATRONO DEI CAVALIERI. Particolare della cassa-reli-
quiarío di S. Sigismondo (sec. xit) - St-Maurice (Vallese), Tesoro dell'abbazia. In alto a destra: BUSTO RELIQUIARIO di S. Candido (sec. xit) con scena del martirio - St-Maurice (Vallese), Tesoro dell' abbazia. In basso: LATO DELLA CASSA-RELIQUIARIO DI S. MAURIZIO (sec. xit). S. Paolo e s. Pietro tra un serafino e un cherubino - St-Maurice (Vallese), Tesoro dell' abbazia.

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(fot. Gab. fot. naz.)
In alto: MAUSOLEO DI CECILIA METELLA (sec. 1) = Roma. In basso: TUMULO ETRUSCO = Cerveteri.

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Di solida preparazione filosofico-teologica (era stato iniziato allo studio di s. Tommaso dal Pallavicino [v.]), accurato e nitido nell'insegnamento e negli scritti, il M. fu anche stimato per esemplarità e santità di vita religiosa. Egli è ricordato soprattutto per il commento ad Aristotele: Aristotele opera quae exstant omnia brevi paraphrasi ac litterae perpetuo inluereate explanatione illustrata ( 6 voll., Roma 1668; nuova ed. dell'Ethica, Venezia 1696; della Politica, ivi 1698; e di tutta l'opera, Pa-rigi-Ratisbona 1885-87, curata dai pp. Ehrle, Beringer e Felchlin). Il commento del M., di indubbio valore, è sobrio, fedele al testo (espertissimo nella lingua greca egli teneva sempre presente il testo originale) e informato all'interpretazione tomista di Aristotele.

Altre opere: Quaestionum philosophicarum II. 5, 5 voll., Roma 1658; 2ᵃ ed., ivi 1670 ; nuova ed. con pref. del Liberatore, Parigi 1876; Opus theologicam, 3 voll., Roma 1687; Quaestionum theologicarum II. 6, 6 voll., ivi 1676-79.

Bibl.: Sommervogel, V, pp. 76s-69; G. A. Patrignani-G. Boero, Monologia della C. d. G., I, Roma 1859, pp. 393-95; C. Lascato Commendo, Los comentarios de S. M. e la Fisira de Aristoteles, in Revista de Filosofia, 8 (1949), pp.459-68. Ugo Viglino

MAUROCORDATO, Alessandro. - Detto l'Exaporito, n. il 7 nov. 1641 a Costantinopoli, m. ivi il 23 dic. 1709. Fece i suoi studi prima nella scuola del patriarcato, poi per tre anni nel collegio greco di S. Atanasio a Roma e più tardi nelle Università di Padova e Bologna; in quest'ultima ottenne nel maggio 1664 la laurea in medicina e filosofia in presenza del duca di Toscana Ferdinando II.

Ritornato nel 1665 a Costantinopoli, divenne professore nella scuola patriarcale e vi ricevette il titolo di μ ε γ_{α} ς ó ξ τ ω ς. Dopo essersi sposato con Sultana, figlia di Giovanni Chrysoscolćos, discendente del principe di Moldavia Ilias Voda, M., nel 1671 diventò segretario privato del grande interprete ottomano Nikusios ad Adrianopoli, e dal 1673 del suo successore; nel 1688 lo si trova ambasciatore della corte ottomana presso l'imperatore Leopoldo I a Vienna, e più tardi segretario segreto della Sublime Porta dove esercitò grande influsso sulla politica turca. M. condusse le trattative per la pace di Carlovitz nel 26 genn. 1699. Il suo influsso si mostrò proficuo per la causa dei cristiani nell'Impero musulmano dei Turchi e per i diritti dei cattolici nei Luoghi Santi di Palestina. M. è autore di molti scritti in gran parte ancora inediti, intorno alla filosofia, teologia e soprattutto alla storia coetanea.

Bibl.: E. Legrand, Généalogie des M. de Constantinople, Parigi 1900, pp. 10, 42-43; A. Sturdza, L'Europe Orientale et le rille historique des M. 1660-1830, Parigi 1913, pp. 25-64; C. Amautos, 'A λ λ ζ α ν ξ ρ ° ς Maı χ ° α ε α ρ α̂ dot{ε} τ ε ς, in mathrm{V} λ λ η η ε α dot{α}, 5(1932), pp. 335-50.

M

## MAURY, Jean-Siffrein. - Cardinale, n. a Val-

reas (Avignone) il 26 giugno 1746, m. a Roma l'11 maggio 1817. Accademico di Francia dal 1785, fu nel 1787 consigliere del Lamoignon, che intendeva operare grandi riforme giudiziarie. Rappresentante del clero negli Stati Generali del 1789, tentò, dopo il 14 luglio, di abbandonare la Francia, ma venne arrestato a Péronne.

Divenne allora l'antagonista di Mirabeau e il maggior difensore, in seno all'Assemblea, dei diritti del Pontefice e della Chiesa. Dopo essersi opposto con vigore alla costituzione civile del clero, fuggì, nel 1791, dalla Francia, e, dopo essersi fermato a Coblenza, raggiunse Roma. Fu creato da Pio VI arcivescovo di Nicea, quindi vescovo di Montefiascone ed infine cardinale (1794). Non volle essere nel 1804 ambasciatore del Re in esilio e si pose al servizio del Buonaparte, accettando anche da lui la carica di vicario capitolare di Parigi; questo gesto gli venne rimproverato, con breve del 5 nov. 1810, da Pio VII, prigioniero dell'Imperatore. Dopo la sconfitta di questi fu rinchiuso in Castel S. Angelo e dovette rinunciare al vescovato, ma fu poi liberato per intercessione del card. Consalvi. Scrisse un Essai sur l'éloquence de la chnire.

Bibl.: J. J. Poujoulat, Le card. M., sa vie et ses oeuvres, Parigi 1895; J. Hergenröther, Kard. M. Ein Lebensbild, Würzburz 1878; A. Ricard, L'abbé M., Parigi 1887; Correspondance diplomatique et mémoires inédites du card. M. (1790-1817), ivi 1891; G. Bonet-Maury, Le card. M. d'après ses mémoires et sa correspondance inédite, ivi 1892; Pastor, XVI, III, v. indice; J. Schmidlin, Histoire des papes de l'époque contemporaine, I, Parigi 1938, v. indice; A. Latreille, L'Eglise catholique et la Révolution, I, ivi 1946, passim; Fliehe-Martin, XX, passim. Fausto Fungi

MAUSBACH, Joseph. - Teologo moralista ed apologeta, n. a Wipperfeld il 7 febbr. 1861, m. a Ahrweiler il 31 genn. 1931. Dopo alcuni anni di ministero pastorale a Colonia, fu dal 1892 fino alla morte ordinario di teologia morale e di apologetica all'Università di Münster. Il suo insegnamento, per la profonda conoscenza dei grandi maestri, in particolare di s. Agostino e di s. Tommaso, e per la sensibilità ai problemi moderni, era frequentato anche da studenti di altre facoltà. Il M. fu apprezzato maestro in convegni e congressi cattolici.

Della sua vasta produzione scientifica, che comprende 35 studi e 94 conferenze e relazioni, si segnalano: Die Ethik des hl. Augustinus (Friburgo in Br. 1909; 2ᵃ ed. ivi 1929 in 2 voll.); Die katholische Moral, ihre Methoden, Grundsätze und Aufgaben (Colonia 1911), opera che usci in 3a ed. col titolo Die katholische Moral und ihre Gegner (ivi 1921); Grundzüge der katholische Apologetik (Münster 1916; 6a ed. ivi 1934 a cura di G. Wunderle); Katholische Moraltheologie (Münster 1915-18; 7^{text {a }} ed. ivi 1934 a cura di G. Tischleder, successore del M. nella cattedra di Teologia morale, in 3 voll.); Thomas von Aquin als Meister christlicher Sittenlehre (Monaco-Roma 1925); Dasein und Wesen Gottes (Münster 1929-30, in 2 voll.).

Bibl.: M. Meinertz e A. Donders, Aus Ethik und Leben. Festschrift für 7. M. zur Vollendung des siebzigsten Lebensjahres, Münster 1931; G. Schreiber, 7. M. (1881-1931). Sein Wirken für Kirche und Staat, Münster 1931; P. Tischleder, s. v. in LThK, VII, coll. 11-12; E. Hocedex, Hist. de la théol. au XIX { }ᵉ siècle, III, Bruxelles 1945, pp. 251-52.

Pio Menossi
MAUSOLEO. - Denominazione dello splendido monumento eretto in Alicarnasso da Artemisia in memoria del marito Mausolo, signore della Caria ( 352 a. C.), estesa ai monumenti funebri più grandiosi (Strabone, V, 3, 8; Valerio Massimo, IV, 6; Plinio, XXXVI, 5, 4). Dal tipico primitivo metodo, di seppellimento a tumuli terragni e lapidei eretti sul cadavere, in uso presso le popolazioni agricole dell'età del bronzo, si passò gradualmente ai tumuli degli Etruschi delle necropoli di Cere, di Tarquinia e di Vulci a cono di terra circondato da crepidine (secc. VII-vi a. C.).

I Romani adottarono il sistema sviluppando in altezza la crepidine con costruzione in pietrame. Nel I sec. a. C. il sostegno del cono si erge a corpo cilindrico creandosi il tipo di monumento sepolcrale, che culmina con il tipo di sepolcro rappresentato da quello di Cecilia Metella ( 2ᵃ metà del I sec. a. C.) al I miglio dell'Appia. Al grande m. di Augusto, presso la Via Flaminia (a. 28 a. C.), ad alto tamburo con corridoio anulare e sovrastante tumulo coperto sino al vertice da alberi sempre verdi, fanno corona i sepolcresi-m. contemporanei di Casal Rotondo sull'Appia, di Lucilio Peto sulla Salaria, dei Plausi sulla Tiburtina, di Munazio Planco nei pressi di Gaeta e numerosi altri. Il m. di forma cilindrica divenne durante il I sec. dell'Impero il tipo di sepolcro patrizio, di carattere, si può dire, nazionale. Di singolare splendore fu il m. di Adriano (132-39 d. C.) oggi Castel S. Angelo, dalla zona basamentale quadrata su cui si eleva il nucleo cilindrico racchiudente la cella sepolcrale. Anche il monumento detto di Settimio Severo, sulla Via Tuscoslana, e quello detto dei Gordiani (Tor de' Schiavè), sulla Frenestina, sono dello stesso tipo e pianta circolare con coronamento a cupola e cosi il sepolcro detto di Gallieno al III miglio dell'Appia (sec. III) ed il m. di Romolo, figlio di Massenzio, presso il circo che prende

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il nome da quell'Imperatore. La stessa struttura ebbero approssimativamente i numerosi m . che dopo il trionfo del cristianesimo si eressero attorno alle basiliche romane quali sepolcri di membri della casa imperiale e di illustri famiglie romane, quale, p. es., quello degli Anicii, presso la basilica di S. Pietro in Vaticano (secc. iv-v). Al periodo costantiniano appartiene il m. detto di S. Elena, madre di Costantino (Tor Pignattara), al II miglio della Via Labicana, come dimostrano la struttura delle murature, lo stile della costruzione ed il grande sarcofago di porfido, ivi trovato, ora al Museo Vaticano.

Monumento insigne contemporaneo è il m. di Co stanza, figlia di Co stantino e moglie di Annibaliano e poi di Gallo Cesare, presso la basilica di S. Agnese fuori le mura. E una rotonda, entro un recinto cimiteriale del iv sec., a pianta anulare con vòlta a botte decorata da magnifici musaici rappresentanti viti ed amorini intenti alle operazioni della vendemmia, simboli della fede, ancora avvolti in figurazioni di carattere pagano.

Chiude con solennità la serie dei m. quello di Teodorico (m. nel 526) in Ravenna, nel quale si fondono elementi di origine diversa, pur rimanendo romano nella sostanza ed in piena correlazione con gli analoghi monumenti che l'hanno preceduto. - Vedi tav. XXX.

Bibl.: L. Canina, Gli edifici di Roma antica e sua campagna, I, Roma 1843, pp. 144 sgg.; II, tav. XXI; V, p. 33 sgg.; VI, tavv. XXXIV-XLI, CXXII, figg. i-6; A. Nibby, Roma nell'anno 1838, 9* ed., Roma 1870, II, pp. 550 sgg.; J. Durm, Handbuch der Architektur, II, Stoccarda 1905, pp. 749 sgg., 777 sgg.; id., Die Baukunst der Etrusker und der Römer, ivi 1903; G. Tomassetti, La campagna romana, II, Roma 1910, p. 60 sgg.; V, p. 101 sgg.; G. T. Rivoira, Architettura romana, Milano 1921, p. 6 sgg.; P. Ducati, Arte classica, 2* ed., Torino 1927, pp. 641 sgg., figg. 780-82; O. H. Giglioli, in Architettura ed arti figurative, i (1921), p. 507 sgg.; Th. Ashby, The roman campagna in classical times, Londra 1927, p. 183 sgg.
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Mausoleo - Interno del m. di S. Costanza (sec. iv), dopo i recenti restauri - Roma.

MAXWELL, James Clark. - Scienziato, n. ad Edimburgo il 13 giugno 1831, m. a Cambridge il 5 nov. 1879. Compi i suoi studi di fisica nella locale Università e nel Trinity College di Cambridge. Fu professore di fisica al Marishal College di Aberdeen (1856-60) e di fisica e astronomia al Kings College di Londra (1860-65). Ritiratosi poi in Scozia, si dedicò ai suoi studi teorici fino al 1871 , quando fu chiamato come professore all'Università di Cambridge.
M. lasciò nella
storia della fisica una impronta imperitura. Servolando sui suoi pregevoli scritti sulla teoria dinamica del calore e sulla teoria dinamica dei gas, che ricostrui e sviluppò in accordo alla precedente teoria termodinamica, e che ancor oggi è fondamentalmente dominata della "legge di M.", come pure su parecchie altre sue pregevoli pubblicazioni, è da rilevare come eccezionalmente importante la sua geniale trattazione sintetica di tutta la elettrologia dal punto di vista delle azioni contigue (cioè con totale esclusione di qualsiasi ipotesi di azione a distanza), secondo le idee difese da Faraday.

La questione non era certo facile. Sotto l'impressione degli imponenti risultati dell'applicazione della legge della gravitazione universale di Newton ai problemi della meccanica celeste e delle analoghe leggi delle attrazioni e repulsioni elettriche e magnetiche, recentemente scoperte da Coulomb, il sec. xix si iniziò con l'ideale scientifico di considerare come sufficientemente interpretato qualsiasi fenomeno fisico, quando solo potesse considerarsi ricondotto ad azioni a distanza di tipo newtoniano oppure coulombiano. La repugnanza che aveva provato lo stesso Newton per la considerazione di quelle forze era ormai quasi generalmente superata. Ma un grande fisico che sentiva l'assoluto bisogno di rappresentazioni intuitive dei fenomeni, Faraday, rifiutò la tendenza comune, e cercò di concepire i fenomeni elettrici, magnetici e elettromagnetici allora noti come svolgentisi, non attraverso azioni a distanza, ma a ipotetiche azioni contigue nel mezzo. Codeste vedute di Faraday furono dapprima attribuite alla sua incapacità di seguire astrazioni matematiche; ma quando, guidato da queste inconsuete vedute, Faraday scoprì e coordinò l'imponente e fondamentale complesso dei fenomeni di induzione, sorse in molti il desiderio di vederle espresse in forma più teorica. Fra coloro che tentarono la risoluzione del formidabile problema, M. giunse a risultati che trasformarono tutte le grandi linee dell'elettrologia. Le otto mirabili equazioni che la compendiano e che, in parte almeno, piuttosto che dedotte, egli aveva divinate (sollevando anche violenti critiche per i suoi procedimenti poco ortodossi), condussero tra l'altro alla previsione delle onde elettromagnetiche, alla dimostrazione che esse potevano sostituire con grande vantaggio nello sviluppo dell'ottica le onde elastiche di Fresnel, eliminandone il paradossale etere rigido o, in altri termini, alla costituzione dell'ottica elettromagnetica e quindi alla previsione e poi alla scoperta sperimentale di molti nuovi fenomeni.

Bibl.: J. G. Crother, J. C. M. (1831-79), Parigi 1948. Paolo Straneo.

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MAYA, religione dei. - Al tempo della conquista spagnola, i M. occupavano il Messico meridionale, il Guatemala e l'Honduras. La loro civiltà, una delle più antiche e splendide dell'America precolombiana, aveva raggiunto una eccellenza particolare soprattutto nell'architettura e nella matematica.

Fonti importanti per lo studio della r. dei M. sono le relazioni degli Spagnoli venuti in contatto con i M. subito dopo la scoperta del Nuovo Mondo (una delle più notevoli è quella del vescovo Diego de Landa); tre codici, non completamente decifrati : il Dresdentis, il Tro-Cortesianus, il Pervelianus; iscrizioni e rappresentazioni varie su stele marmoree, vasi e dipinti murali. Di una certa importanza sono pure le informazioni contenute in alcuni libri sacri scritti dagli indigeni dopo la conquista, nella loro lingua ma con caratteri latini, quali il Popol Vuh chiamato anche la Bibbia dei M. Quiché, il libro di Chilam Balam (Libro delle cose nascoste) e gli Annali dei Cakchiquel. Un notevole contributo allo studio della r. dei M. è stato dato inoltre dagli elementi superstiti dell'antico culto che si riscontrano ancora tra popolazioni di lingua maya sopravvissute nell'America centrale.

La più antica forma di religione sembra consistesse in un culto delle forze della natura che hanno influenza sulla vita degli uomini : il sole, la luna, la pioggia, la folgore, ecc. Quando, con l'introduzione dell'agricoltura, la civiltà maya assunse nuovi aspetti, anche il sistema religioso divenne più complesso, arricchendosi di credenze e riti relativi a nuove divinità benefiche, protettrici dell'agricoltura. In un terzo tempo, in sèguito all'invenzione del calendario, alla conoscenza di elementi cronologici
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(da S. G. Morley, The ancient Maya, Stanford 1917, tav. 15)
Maya, religione dei - Casa del Mago - Uxmal (Yucatan).
ed astronomici nonché all'acquisizione della scrittura geroglifica, la religione ebbe un ulteriore sviluppo e una maggiore consistenza, dando luogo anche alla formazione di concezioni filosofiche.

Secondo antiche tradizioni, i M. credevano in un dio creatore del mondo, chiamato Hunab o Hunab Ku ( H u = uno, ab = essenza, stato di esserc, k u= dio). Egli era padre di Itzamna, lo Zeus dei M., signore del cielo e del sole, e, quindi, del giorno e della notte. Itzamna fu il primo sacerdote, inventò la scrittura e i codici, diede i nomi alle diverse località dello Yucatan e distribuì la terra tra il popolo. Nel mese di Mac aveva luogo un rito in onore suo e degli dèi della pioggia, i Chac. Egli, inoltre, era il protettore dei raccolti : il sacerdote, difatti, offrendo il mais cotto al suo simulacro, pregava : "Grande Signore del Cielo, tu che risiedi tra le nubi nell'azzurro, dacci una buona annata di mais ". A lui si ricorreva in caso di carestie con speciali cerimonie. In occasione dei riti del nuovo anno i fedeli si raccomandavano a lui perché allontanasse le disgrazie.

Molto venerato era Chac, il benefico dio della pioggia e dei punti cardinali, considerato al tempo stesso una e quattro persone distinte: difatti, quando veniva associato ai punti cardinali, si parlava di un "chac" per ciascuno di essi. A questo riguardo si parlava anche (secondo Cogolludo, De Landa e altri) di quattro fratelli, i Bacab ( = attorno alla terra), dèi della pioggia e del vento, dell'apicoltura e della divinanione, i quali, nei quattro punti cardinali, sostenevano la vòlta del cielo. Ognuno di essi era distinto da un colore speciale e aveva una determinata parte in un rito sulle direzioni del mondo. Chac corrisponde all'azteco Tlaloc ed è una delle divinità più antiche della religione dei popoli dell'America centrale.

Moglie di Itzamna, oppure di Kinich Ahau Itzamna, personificazione dell'aspetto solare di Itzamna, era Ischel, dea della luna, protettrice delle partorienti e inventrice dell'arte dell'intreccio. Mentre sotto questi aspetti era considerata una divinità benevola, in altri casi era considerata una potenza malefica, rappresentando la forza distruttrice dell'acqua nelle inondazioni e nei diluvi.

Altra divinità importante nel pantheon degli dèi maya era Kukulkan: il suo nome significa serpente piumato, come quello della divinità azteca Quetzalcoatl. Questo dio fu introdotto nella religione maya abbastanza di recente, probabilmente dai Messicani, insieme con un altro elemento nuovo, il sacrificio umano.

Vanno inoltre ricordati il dio del grano, il dio della morte, il dio della stella polare (protettore dei mercanti), il dio del vento, quello della guerra, dei sacrifici umani e della morte violenta, la dea del suicidio, ecc.

I M. credevano in un'esistenza ultraterrena, dopo la morte. Coloro che in vita avevano tenuto cattiva condotta, dopo morti andavano a Mental, un luogo sotterraneo, umido e freddo, dove, però, non erano sottoposti a torture. Coloro, invece, che erano state vittime nei sacrifici, i suicidi, le madri morte di parto, i sacerdoti, i guerrieri caduti in combattimento avevano il privilegio di raggiungere una sede piena di delizie.

Il culto ufficiale si esplicava in numerose cerimonie, complesse e varie, che comprendevano diverse fasi di svolgimento. Gli elementi costitutivi del rituale erano, in linea di massima, i seguenti : un digiuno preliminare; l'espulsione dello spirito maligno dal corpo degli adoranti; l'incensamento degli idoli; le preghiere; il sacrificio; i banchetti. Per il sacrificio erano scelti preferibilmente esseri viventi - animali terrestri, pesci e anche uomini. I sacrifici umani, però, non facevano parte dell'antica religione, essendo stati introdotti dal Messico in epoca posteriore. Talvolta il fedele offriva alla divinità, che intendeva onorare, il proprio sangue con il quale cospargeva la statua del dio. Si praticava la confessione dei peccati, soprattutto di quelli sessuali.

L'organizzazione del clero era complessa. A capo si trovava un gran sacerdote che trasmetteva ereditariamente la carica. Il clero era diviso in classi, tra le quali si ricordano i chilanes o indovini, tenuti in grande considerazione perché manifestavano al popolo i voleri degli dèi; i nacom che avevano la parte più importante nei sacrifici umani e,

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MAYA, B. G. Morley, The ancient Mapa, Stanford 1921. sec. Sti Maya, BRLIGIONE dei - Principali divinità M. riprodotte in codici: a) l'Lmma, dio supremo dei M.; b) Chac, dio della pioggia; c) Yum Kax, dio del grano; d) Ah Puch, dio della morte; e) Kukulcan (forse), dio del vento; f) dio della guerra; g) dio della morte improvvisa e del sacrificio umano; h) Xaman. Ex, dio della stella del nord; i) Ischel, moglie di Itzamna, dea del parto; j) Istab, dea del suicidio.
in questa occasione, erano assistiti dai chac, autorevoli vegliardi. Compito dei sacerdoti non era solo quello di accudire alle pratiche del culto e custodire i templi, ma anche quello di conoscere e seguire i movimenti degli astri, curare la compilazione del calendario, fare calcoli cronologici, redigere i documenti geroglifici, ecc. Per tali loro mansioni dovevano essere veri sapienti. - Vedi tav. XXXI.

Bibl.: G. V. Collegari, s. v. in Enc. Ital., XXII, p. 86 sgg.; R. Pettazzoni, La confession des péchés, I, Parigi 1931, p. 191 sgg.; D. de Landa, Relacido de las casas de Yucatan, a cura di A. M. Tozzre, in Papers of Peabody Museum of Harvard University, Cambridge Mass. 1941; S. Morley, The ancient M., Stanford 1947; F. Lunardi, Honduras M., Tegucigalpa 1948; T. Ternori, Le religioni messico-andine, in N. Turchi, Le religioni del mondo, 2² ed., Roma 1951.

Tullio Tentori
MAYER, Adam: v. MEYER, ADAM.
MAYER, Julius Robert. - N. a Heilbronn (Germania) il 25 nov. 1814, m. ivi il 20 marzo 1878.

Nel 1840 s'imbarcò come medico di bordo a servizio dell'Olanda. A Giava, mzditando sulla temperatura corporea e sull'origine del calore animale, cercò sperimentalmente l'equivalenza fra il lavoro ed il calore. Tornato in patria scrisse una memoria Bemerkungen über die Kräfte der unbelebten Natur (Liebig's Annalen der Chemie und Pharmazie, 42 [1842], p. 233) che ebbe grande importanza per lo sviluppo dalla scienza, tanto che il M. fu detto *il Galileo del sec. xix*. Fu antimaterialista dichiarato, antidarwinista ed occasionalmente apologeta dello spiritualismo e dell'accordo fra fede cristiana e scienza. Al Congresso di Innsbruck (1869) dichiarò: "Con tutto il cuore io esclamo: una sana filosofia non può né dev'essere altro che una propedeutica della religione cristiana *. Protestante, nutri simpatie per la Chiesa cattolica e per qualche tempo coltivò l'idea di entrarvi.

Bibl.: Die Mechanik der Wärme (Gesammelte Schriften v. 7. R. M.). 3² ed. a cura di J. J. Weyrauch, Stoccarda 1893; C. L. Kneller, Il cristianesimo e i naturalisti moderni, trad. it., Brescia 1908, pp. 12-23; W. Ostwald, Grosse Männer, Lipsia 1909, pp. 61-100.

Cesco Toffoli

MAYEUC (Mahieuc, Mahyeuc), Yves. - Vescovo domenicano di Rennes, n. a Plouvorn (Finistère, in Bretagna) nel 1462, m. a Bruz (presso Rennes) il 20 sett. 1541.

Vesti l'abito religioso nel convento di N.-D. de Bonne Nouvelle di Morlaix (1485). Terminati gli studi a Nantes, nel 1489 fu mandato a Rennes. Ivi la duchessa Anna di Bretagna lo scelse a suo confessore e lo volle seco anche alla corte di Francia, quando andò sposa a Carlo VIII (1491) e poi a Luigi XII (1498), divenuti pure peniteni del M. Questi, su proposta del Re, venne fatto nel 1504 priore di S. Massimino in Provenza, che governò mediante un vicario, e per suggerimento della Regina fu eletto vescovo di Rennes ( 20 genn. 1507).

La Bretagna deve in gran parte al M. la sua unione alla corona di Francia. Ma il suo nome è legato specialmente alla grande carità verso il prossimo, che egli poté esercitare prima in qualità di confessore ed elemosiniere di corte, poi durante il lungo episcopato. Numerosi prodigi ebbero luogo sul suo sepolcro: un inizio di processo per la introduzione della causa di beatificazione data dal 1637 .

Bibl.: Rechac de Ste-Marie (Jean Giffre), Les vies et actions mémorables de trois des plus signalés religieux en sainteté et vertu de l'ordre des Prères-Prêcheurs de la province de Bretagne : du b. V. M., du b. Alain de la Roche, du p. Pierre Quintin, Parisi 1644. A. Touron, Hist. des hommes illustres de l'Ordre de si Dominoque, IV, ivi 1747, pp. 75-85: J. H. Albanès, Le convent royal de St-Maximin ou Provence, Marsiglia 1880, pp. 217-27: Annèr Dominic., Sept., II, Lione 1900, pp. 883-99. Abele Redigonda

MAYNAS, DIOCESI di: v. CHACHAPOYAS, DIOcesi di.

MAYNOOTH. - Il Collegio irlandese di S. Patrizio (St. Patrick's College) di M. (contea di Kildare) fu fondato nel 1795 come risultato diretto delle circostanze storiche del tempo.

Nei secc. xvir-xviII, persistendo ancora le "leggi penali" contro la religione cattolica, non era possibile avere in Irlanda seminari diocesani, e quindi molti sacerdoti irlandesi ricevevano la loro formazione in "Collegi Irlandesi", aperti in varie città europee: Roma, Parigi, Salamanca, Bordeaux, Lovanio. Al tempo della Rivoluzione Francese c'erano in questi collegi ca. 400 studenti irlandesi. Ma chiusi questi collegi e dispersi gli alunni in seguito alle sconvolte condizioni dell'Europa alla fine del sec. xviri, si fondò il Collegio di S. Patrizio a M. (1795) per supplire al vitale bisogno della situazione.

Primo fine del Collegio fu di servire come seminario per tutte le diocesi d'Irlanda, e incontrò grande sviluppo durante tutto il sec. xix; ora (1951) il numero degli studenti che vi risiedono supera 500. Nel 1899 furono canonicamente erette dalla S. Sede le Facoltà di teologia, diritto canonico e filosofia, i cui Statuti, rielaborati in conformità alle norme della cost. apost. Deus Scientiorum Dominus, furono approvati dalla S. Sede nel 1935. Nel 1908 M. divenne un "Collegio riconosciuto" dell'Università nazionale d'Irlanda, che concede il "Bachelor of Arts" ovvero "Bachelor of Science" agli studenti che hanno sostenuto con successo l'esame alla fine del loro terzo anno di collegio. Gli aspiranti al sacerdocio risiedono nel Collegio per un periodo di 7 anni, 3 dedicati principalmente alla filosofia scolastica, con corsi per le lingue antiche e moderne e per le scienze fisiche, e 4 dedicati alle discipline teologiche. Dopo l'ordinazione sacerdotale, alla fine del 7° anno, molti vi rimangono per ulteriori studi, per conseguire la licenza e il dottorato.

La grande maggioranza degli studenti è destinata ad esercitare il sacro ministero nelle varie diocesi d'Irlanda; ma i corsi per conseguire i titoli accademici in sacra teologia e diritto canonico sono stati frequentati, specialmente negli ultimi anni, da molti sacerdoti provenienti dalla Gran Bretagna, U.S.A., Australia, Nuova Zelanda e da religiosi di vari Ordini e Congregazioni e di società missionarie.

Pio XII, nel 1949 si è degnato encomiare "la nobile parte che il Collegio di M. ha avuta per più di un secolo

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e mezzo, non solo per la formazione di eccellenti sacerdoti per le diocesi d'Irlanda, ma anche nel provvedere operai zelanti e generosi per le lontane vigne del Signore, nelle terre di lingua inglese, al di là del mare, ed altresì nei territori di missione delle lontane Africa e Cina - - Vedi tav. XXXII.

Edoardo Kissane
MAYR, Beda. - Teologo benedettino, n. a Daiting (Baviera) il 15 genn. 1742, m. a Donauwörth il 4 apr. 1794. Professore, bibliotecario e priore del suo monastero di Heiligenkreuz, insegnò a lungo retorica, matematica, filosofia e teologia, assicurandosi con le sue pubblicazioni un posto distinto nella letteratura tedesca come poeta e drammaturgo.

Di idee liberali, tentò un ravvicinamento fra protestanti e cattolici, sacrificando non poco l'oggetto della infallibilità della Chiesa a favore di teorie giuseppiniste; fu pertanto censurato e sospeso dall'insegnamento. Delle numerose sue pubblicazioni (ca. 60), particolarmente notevoli sono: Der erste Schritt zur künftigen Vereinigung der kathol. Kirche (Monaco 1878), lettera a H. Braun, da lui, a sua insaputa, pubblicata, per un tentativo di conciliazione con i protestanti. Con lo stesso intento scrisse: Verteidigung der natürlichen, christlichen u. katholischen Religion (4 voll., Augusta 1787-90; messa all'Indice il 17 dic. 1792). L'opera fu confutata da J. E. Hochbichler in B. M.'s Verteidigung der kathol. Religion untersucht (ivi 1790), cui egli rispose con Apologie der Verteidigung der kathol. Religion (ivi 1790). Con la traduzione della S. Scrittura in lingua tedesca sono da ricordare: De espressione systemate (Dillingen 1768); Die kathol. Lehre von den Abbissen für die Verstorbenen (Augusta 1787).

Bibl.: P. Lindner, Die Schriftsteller des Benediktinerordens im heutigen Königreich Bayern seit 1770, II, Ratisbona 1880, pp. 137-41; Hurter, V, coll. 282-83; A. Anwander, Die altg. Religionsgeschichte im kathol. Deutschland während der Aufklärung u. Romantik, Solisburgo 1932, p. 38 sgg. Vito Zollini

MAZARA del VALLO, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Trapani, nella Sicilia. Ha una superficie di kmq. 1905, 10; ab. 252.800 tutti cattolici; 50 parrocchie, servite da 197 sacerdoti diocesani e 34 regolari, un seminario, 8 comunità religiose maschili e 38 femminili. Patroni i ss. martiri Vito, Modesto e Crescenzia.
I. Storia. - M. fu emporio di Selinunte e derivò il nome dal fiume Mazaros, presso la cui foce è situata. Fu occupata da Caio Duilio durante la seconda guerra punica; figura nell'Itinerarium di Antonino; il 17 giugno 827 vi sbarcarono gli Arabi, che di là mossero alla conquista della Sicilia, da loro in seguito ripartito in tre distretti o valli, di cui uno fu quello di M. Nel 1073 se ne impadronirono i Normanni, che la cinsero di doppia muraglia con cassilla, di cui rimane qualche rudere.

La diocesi fu eretta nel 1093 da Urbano II, quando vi fu trasferita la sede vescovile del Lilibeo: il suo territorio si stendeva dal Belice ai monti di Corleone e al Tirreno, presso Sferrocavallo. Primo vescovo fu Stefano de Ferro di Rouen, parente del conte Ruggero. Il terzo vescovo, Tristiano, nel 1176 cedeva Jato e Calatrazi all'arcidiocesi di Monreale, alla quale altri 9 comuni della giurisdizione di M. venivano assegnati il 20 maggio 1844 da Gregorio XVI, che con la bolla Ut animarum pastores del 31 maggio dello stesso anno erigeva la diocesi di Trapani con territorio sottratto alla diocesi di M. Dei suoi 67 vescovi due furono cardinali : il famoso Bessarione (1449) e Gian Domenico Spinola (1637-46). Dal 1933 è governata da mons. Gioachino Di Leo. Con decreto del 15 sett. 1950 della S. Congr. Concistoriale, l'Isola di Pantelleria è stata trasferita alla diocesi di M.; i comuni di Alcamo, Calatafimi, Castellammare del Golfo e il pago Borgo Fazio a quella di 'Trapani (AAS, 42 [1950], pp. 888-89).
II. Monumenti. - La Cattedrale, iniziata dal conte Ruggero, fu restaurata dal vescovo Giovanni da Monteaperto ( 1470-85 ); il vescovo Luciano de' Rossi ( 1589 ) portò a termine la cupola e l'organo, costrui il battistero, restaurò il coro e il pulpito; nell'abside, ricca
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(fot. Gab. Jot. naz.)
Mazara del Vallo, diocesi di - Esterno della chiesa del Carmine (sec xvI) - Mazara:
di stucchi barocchi dei Ferraro da Giuliana, si ammira un'efficace Trasfigurazione marmorea di Antonello e Antonino Gagini (1536). Di Antonino Gagini è pure la bellissima statua della titolare nella chiesa di S. Caterina. Cinquecenteschi e adorni di caratteristica cupola, l'oratorio di S. Egidio e la chiesa del Carmine. Di epoca normanna e simile alle coeve chiese della Trinità di Delia in Castelvetrano e di S. Maria dell'Ammiraglio in Palermo è la chiesa di S. Nicolicchio, a pianta centrale e cupola. Nel 1710 il vescovo Bartolomeo Castelli ricostruiva il Seminario; nella piazzetta antistante si leva la statua di S. Vito, opera di Ignazio Marabitti (1771).

A I km. es. dall'abitato si erge, su di un colle, il santuario della Madonna dell'Alto, fondato da Ruggero, in seguito divenuto commenda dell'Ordine Gerosolimitano di S. Giovanni, e rifatto in epoche diverse. Altra chiesa suburbana è quella, quattrocentesca, di S. Maria di Gesù, con bel portico e pregevoli sculture. A M. si trovano pure alcuni sepolcri cristiani.

Bibl.: A. Castiglione, Belle cose antiche della città di M.: studi archeologici e storici. Alcamo 1878; G. di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia. Palermo 1883, passim; id., Capitoli inediti della città di M., ivi 1926; G. Pensabene, La cattedrale normanna di M., in Archivio storico siciliano, 23 (1933), pp. 191217; Lanzoni, I, pp. 320-21; Eubel, I, pp. 331-32; II, p. 188; III, p. 238; IV, p. 235.

Enzo Navarra
MAZDEISMO: v. PERSIANI, RELIGIONE dei.
MAZENOD, Charles-Joseph-Eugène de. - Fondatore degli Oblati di Maria Immacolata, n. a Aix-en-Provence il 10 ag. 1782 da nobile famiglia, m. a Marsiglia il 21 maggio 1861. Benché fosse figlio unico, volle abbracciare lo stato ecclesiastico dicendo che la sua famiglia non poteva finir meglio che con un sacerdote. Ordinato nel 1811, fondò nel 1816 i «Missionari di Provenza», chiamati poi «Missionari Oblati di Maria Immacolata» da Leone XII che ne approvò nel 1926 le Costituzioni. Nominato suo malgrado vescovo di Marsiglia, restò tuttavia superiore generale degli Oblati che mandò non solo qua e là in Europa, ma anche nelle missioni estere

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(por cortesia dei pp. Oblats) Mazenod, Chariás-Joseph-Eugene de - Ritzatto. Dipinto contemporaneo. Marsiglia, Casa dei pp. Oblati.

Concistoro. E in corso la sua causa di beatificazione. Bibl.: R. Cooke, Shetches of the Life of mgr. M., a voll., Londra 1879-82; P. Rambert, Vie de mgr. C. 7. E. de M., Tours 1883; A. Ricard, Mgr de M., éolque de Marseille, Parigi 1892; A. Rey, Hist. de mgr de M., Marsiglia 1928. Francesco Saverio Cianciulli

MAZIO, Raffaele. - N. a Roma il 24 ott. 1765, m. ivi il 4 febbr. 1832. Fin dai primi studi dimostrò elette doti di ingegno e singolare perizia nella lingua latina. Nel 1785 tenne una pubblica disputa teologica nella chiesa di S. Ignazio, che fu data alle stampe. Pio VI lo nominò maestro delle cerimonie pontificie e canonico di S. Maria in Trastevere e Pio VII, nel 1801 , lo chiamò all'ufficio di segretario della Congregazione Cerimoniale. Membro della Commissione presieduta dal card. Caprara per l'esecuzione del Concordato in Francia ( 1801 ), dimostrò singolare perizia nel disbrigo degli affari ed intrepida fortezza nella difesa dei diritti della Chiesa.

Esiliato nel 1809 prima a Piacenza, poi a Bologna e più tardi nel Castello di Cento, alla restaurazione fu uno dei più preziosi collaboratori del card. Consalvi e con lui si recò alle corti di Parigi e di Londra. Ebbe, in questo periodo, parte preminente nella trattazione degli affari ecclesiastici per la Baviera, la Prussia, il Piemonte, la Savoia, l'Hannover, il Ducato di Lucca, ed accompagnò il card. Spina ai Congressi di Lubiana (1821) e di Verona (1822). Contemporaneamente fu segretario delle Lettere latine (1816), della Concistoriale (1818), canonico vaticano. Segretario del Conclave da cui usci pontefice Leone XII, fu nominato nel 1824 assessore della S. Romana Universale Inquisizione.

Pio VIII, nel Concistoro del 15 marzo 1830, lo creò cardinale, pubblicandone la nomina nel successivo Concistoro del 5 luglio dello stesso anno, con il titolo di S. Maria in Trastevere. Del M. fu pubblicata l'orazione funebre per la regina Maria di Portogallo (Roma 1817). Rimase invece inedita e andò smarrita una storia della Pontificia accademia teologica romana da lui scritta.

Bibl.: Elogium Raphaelis Matis S.R.E. presb. cardinalis plumbeo tubo inclusum et cum corpore conditum, Roma 1832; Moroni, XLIV, pp. 22-25; I. Rinieri, Il Congresso di Vienna e la S. Sede, IV, Roma 1904, pp. 108-630; M. de Camillis, in L'ostervatore romano, 12 luglio 1940. Mario de Camillis

MAZZA, Nicola. - Fondatore di pii istituti in Verona, n. ivi il 10 marzo 1790 e m. il 2 ag. 1865. Fin dai primi anni di sacerdozio (1814) mostrò la sua vocazione particolare di "padre dei poveri ". Le due fanciulle da lui accolte in povere stanze nel 1828 furono il seme dell'Istituto nel quale a numerose figliole abbandonate egli procurò un'educazione famigliare, che le faceva vivere come in casa propria, distinte genialmente in "famiglie ", ciascuna con una "mamma".

Nel 1832 iniziò un Istituto per giovanetti poveri dotati di bella intelligenza e di giusto criterio, dando loro la possibilità di compiere gratuitamente gli studi, compresi quelli universitari e di perfezionamento, fino a raggiungere la professione rispondente alle loro attitudini.

Accese e coltivò in parecchi allievi divenuti sacerdoti e suoi cooperatori la vocazione missionaria, e con essi tentò la fondazione di una missione nell'Africa centrale, sotto la direzione di Giovanni Beltrame. Per coadiuvarli aveva fatto venire appositamente dell'Africa ed educato in sezioni annesse ai suoi Istituti di Verona gruppi di negretti e negrette. Frustrato un primo eroico tentativo, stava per iniziarne un secondo con maggiori speranze di successo, quando la morte lo colse. Continuano a fiorire in Verona i suoi Istituti per fanciulle abbandonate e per studenti poveri (con collegio universitario a Padova), diretti dal gruppo di sacerdoti che il M