volume-08

Back to Volumes
di fondare o dirigere scuole primarie (art. 3); nega alla Chiesa e alle Congregazioni religiose il diritto di possedere, acquistare e amministrare, sia direttamente che per interposta persona, beni immobili, o ipotecari. Inoltre tutte le chiese, i palazzi vescovili, gli ospedali, i seminari, le scuole e gli edifici ed istituti in qualunque modo dipendenti dalla Chiesa sono incamerati dallo Stato. I sacerdoti sono privi di diritti politici (artt. 55, 58, 82, 130); ogni partito confessionale è proibito (art. 130). L'art. 5 proibisce gli Ordini monastici ed è nello stesso tempo un attacco mal dissimulato contro i voti religiosi.

La Chiesa si trova quindi in uno stato di vera persecuzione giuridica, tanto che si è arrivati alle volte fino alla violenza ed allo spargimento del sangue, quando l'uno o l'altro dei governanti hanno voluto insistere per l'applicazione delle leggi. Le chiese infatti vennero devastate, si tentò di far saltare il santuario di N. S. di Guadalupe, venne proibita la Messa e la Confessione, si fucilarono i sacerdoti e gli zelatori cattolici, vennero condannate alla deportazione nelle Isole Marie suore e spose, madri e sorelle dei civili trucidati perché cattolici, se ne incamerarono i beni a beneficio dello Stato. Furono pure cacciati come indesiderabili i preti stranieri, aboliti molti vescovati, non si riconobbe più la gerarchia cattolica, si organizzò la registrazione dei sacerdoti, se ne fissò il numero ad uno ogni 15.000 ab., si stabilirono le funzioni da celebrare, le candele da accendere; furono vietati i voti liberamente emessi, si limitò la libertà di associazione, si abolirono le comunità religiose. Di fronte a questo complesso di atti, la gran massa dei fedeli resistette eroicamente finché a poco a poco si appianarono le cose, per l'azione del Cárdenas e per lo spirito moderatore e lungimirante della S. Sede, tra il 1937-38. Oggi nei circoli ufficiali comincia a prevalere l'idea che sia necessario rispettare i sentimenti religiosi del popolo.
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(per cortesia del p. L. Mendoza, S. J.)
Messico. - Il vulcano Papocatepetl, m. 5452 - Stato di Puebla.
Birl.: Oltre alle opere citate al punto III, storia, cf. Constitución politica de los Estados Unidos Mexicanos, Messico 1946; D. Olmedo, Historia eclesiástica, Ivi 1950 (dall'a. 1917 in poi, passim).

Ludovico Mendoza
VI. Ordinamento scolastico. - Dalla fondazione della Segreteria d'educazione nell'anno 1921 si procede progressivamente alla uniformazione della pubblica istruzione. Mentre l'istruzione primaria dipende dalla Segreteria d'educazione federale, quella secondaria e superiore viene amministrata anche dai singoli dipartimenti. Alla istruzione si associa l'educazione civica e socialista. L'insegnamento della religione è bandito dalla scuola che è stata dichiarata aconfessionale con la legge del 14 dic. 1874. Con la legge Querétaro del 5 febbr. 1917, applicata da Calles solo nel 1926, si vieta al clero di erigere e di dirigere le scuole. La frequenza scolastica è obbligatoria dal 6 ai 16 anni d'età. La lotta contro l'analfabetismo, iniziata nel 1920, si svolge mediante le scuole volanti "Misiones culturales ". L'istruzione è caratterizzata dalla coeducazione e da una larga educazione fisica e premiLitare. Nel 1946 è stata riformata l'istruzione agricola.

L'istruzione si divide in prescolastica, scolastica e postscolastica. L'istruzione prescolastica viene impartita in 777 giardini d'infanzia. La scolastica comprende quella primaria, secondaria e universitaria. L'istruzione primaria si svolge in 23.244 scuole primarie divise in governative, federali, comunali, aziendali, private, per gli adulti e per gli Indios. L'istruzione secondaria si svolge in 377 scuole secondarie divise in prevocazionali, vocazionali, agricole ed accademiche che comprendono 17 collegi, 57 scuole per maestri e 43 collegi tecnici. L'istruzione superiore o universitaria viene impartita, nelle Università di Patosi, di Puebla, di Vera Cruz, di Yucatán, di Nuevo Leo di Jalisco, nella Università socialista di Culiacán, nell'Università per gli operai di M. a Cyocán e nell'Università nazionale (ex Università reale e pontificia) a M. DF fondata nel 1551. L'istruzione postscolastica viene curata dal Dipartimento d'istruzione delle masse popolari mediante i corsi e scuole serali, radio e cinema. - Vedi tavv. LIV-LV.

Birl.: G. I. Sanchez, A revolution by education in Mexico, Nuova York 1936; Anuario estadistico de los Estados Unidos Mexicanos, Messico DF 1950.

Miroslav Štumpf
MESSICO, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capitale della Repubblica e centro del Distretto federale. Ha una superfice di 28.300 mathrm{kmq}., con una popolazione di 4.000 .000 di ab., dei quali 3.500 .640 cattolici; conta 264 parrocchie, servite da 315 sacerdoti diocesani e 280

## Page 518

![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

Iper carissia dei Mesiereri ditto Spirito Santo; Messico, arcidiocesi di - La Madonna di Guadalupe.
regolari, 342 comunità maschili e 99 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 269).

La diocesi fu creata da Clemente VII nel 1530; elevata ad arcidiocesi nel 1545 . Il papa Pio XII con la cost. apost. Si tam ampla del 4 giugno 1950 ha dismembrato una parte occidentale dell'arcidiocesi creando la nuova diocesi di Toluca (v.; AAS, 42 [1950], pp. 711-13).

Sue suffraganee sono le diocesi di Chilapa, Cuernavaca, Toluca, Tulancingo e Vera Cruz. La Cattedrale è dedicata alla B. V. Assunta; essa occupa il sito della prima chiesa cristiana costruita a M. fin dal 1525 e della Iglesia Mayor e che fu demolita nel 1573 per erigere la Cattedrale su disegno di A. Pérez de Casta, con modifiche di J. Gomez de Mora; i lavori più volte interrotti finirono solo nel 1791. Ebbe danni nel terremoto del 1907. L'edificio è in stile ionico con due grandi torri e cinque cupole. Nella "Capilla pequeña" del Capitolo si conserva la Virgen de Belen del Murillo. Altre chiese notevoli sono: S. Maria degli Angeli, S. Ippolito (15251546); S. Brigida (1548); Gesù Nazareno (1575-1665); S. Maria della Consolazione (1581-1675); S. Diego (1593); Gesù e Maria (1597); S. Caterina da Siena (1615); S. Teresa, "la Antigua" (1678-84) con cupola del sec. xviri; convento Judio e chiesa del Corpus Christi (1720); S. Ferdinando (1733-55); S.ma Trinità (1753-83); S. Giovanni di Dio (1766); S. Felipe de Jesús sul posto dell'antico convento di S. Francesco (1886-97, rifatta nel 1909). L'antica chiesa di S. Agostino è occupata dalla Biblioteca nazionale. Caratteristico è il chiostro del convento della Mercede. L'Università fu fondata nel 1551.

Bibl.: Eubel, III, p. 243; IV, pp. 240-41; J. Basurto, El Arrabigado de México, Messico 1901; anon., Méjica, in Enc. Eur. Am., XXXIX, pp. 346-77; J. Montes de Oca y Obregon, s. v. in Cath. Enc., X. pp. 269-70.

Enrico Josi
Santuario della Madonna di Guadalupe. - Nel-
l'arcidiocesi si trova il più famoso e venerato santuario
di tutta l'America, cioè quello della Madonna di Guadalupe, situato sulla collina di Tepeyac, dove la b. Vergine apparve all'indio Juan Diego nel dic. 1331. Nel luogo dell'apparizione sorse subito una piccola cappella a cura del vescovo Zumarraga; una seconda costruzione più grande fu eretta tra il 1555 e il 75. La terza fu compiuta nel 1662. La prima pietra dell'attuale Santuario fu posta da mons. Aguiar y Seijas il 25 marzo 1695 con la generosa contribuzione di tutto il popolo messicano; l'edificio venne solennemente aperto nel 1709. Un secolo dopo venne rinforzato e rinnovato all'interno. Il 12 dic. 1747 il papa Benedetto XIV proclamò la Madonna di Guadalupe patrona principale di Messico e due anni dopo lo stesso Pontefice elevò il Santuario a collegiato. Il 12 ott. 1895 la prodigiosa immagine fu incoronata dopo che per quella occasione il Santuario era stato ancora ingrandito e restaurato. Il papa Pio X proclamò nel 1910 la Madonna di Guadalupe patrona di tutta l'America latina. Oggi il grandioso edificio è troppo angusto per contenere gli incessanti pellegrini che lo affollano in numero di ca. mezzo milione l'anno e tra questi si contano almeno 100.000 indiani che professano un'ardentissima devozione alla loro Madonna.

L'esterno della Basilica è in stile semi-moresco con molte cupole e numerosi torri ottagonali. L'interno è invece in stile bizantino; l'altare e il ricco baldacchino sono in marmo di Carrara. L'immagine miracolosa ha una cornice di oro purissimo.

Bibl.: A. Garcia Cubas, Dictionario geográfico, histórico y biográfico de los Estados Unidos Mexicanos, III, Messico 1889; E. Articoli, Historia de la aparición de Nuestra Señora de Guadalupe, 2 voll., ivi 1897; M. Cuevas, Album histórico guadalupano del IV centenario, ivi 1930; Bernal Diaz del Castillo, Historia verdadera de la conquista de la Nucya España, 3 voll., ivi 1939; L. G. Villanueva, La Inmaculada del Tepeyac, 2a ed., ivi 1945; M. Cuevas, Historia de la Iglesia en México, 5 voll., ivi 1946-47. Ernesto Burrus
MESSINA, arcidiocesi di. - Città della Sicilia nord-orientale, sullo stretto omonimo che collega il Mediterraneo al Tirreno. E sede arcivescovile con 3 suffraganee (Nicosia, Lipari e Patti). Nonostante lo smembramento dell'arcidiocesi (sec. xix), la giurisdizione del suo Ordinario si estende ancora su un vasto territorio.

Su 400.000 ab. conta 399.000 cattolici, distribuiti in 250 parrocchie, servite da 294 sacerdoti diocesani e 160 regolari, un seminario, 25 comunità religiose maschili e 98 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 269).

I. Storia. - Le origini di M. risalgono ca. al 755 a. C.: quando un gruppo di pirati della colonia calcidese di Cuma gettava le basi dell'antica Zancle, popolata anni dopo da altri gruppi di coloni provenienti direttamente da Calciée e dall'Eubea.

Il mutamento del nome di Zancle in Messene (ca. 494 a. C.), confermato dalla numismatica, avvenne ad opera del tiranno di Reggio Anaxilas. Liberatosi dopo un trentennio dalla sua soggezione, M. si resse con regime proprio ( 461-405 ) subendo tuttavia le ripercussioni di una sostituzione politica più vasta dei conflitti di parte che si venivano determinando. Così quando Atene s'impadronì di Mylai (Milazzo; 426 a. C.), la città si diede agli Ateniesi, per passare più tardi ( 406 ) dalla parte di Siracusa, quando questa mosse guerre a Cartagine; subì però l'atroce vendetta punica, che la rase al suolo nel 396 a. C. Dopo la morte di Dionisio di Siracusa ( 354 a. C.), la reazione antisiracusana capeggiata da Ippone, che si orientò verso Mamerco di Catania, fu pagata duramente e la città dovette sottomettersi all'egemonia di Timoleone prima e di Agatocle poi. Solo dopo la morte di questo ( 289 a. C.), lo stato di anarchia in cui era caduta la città offrì a Roma il pretesto per intervenire. Fu espugnata e per sempre nel 263 a. C., ma ottenne lo statuto di civitas foederata.

Divenuta, grazie alla sua posizione strategica, la più importante base navale dei Romani durante la prima guerra punica, dopo la vittoria finale ( 241 a. C.) ebbe da Roma una posizione privilegiata che le consentì di

## Page 519

![img-15.jpeg](img-15.jpeg)
(per cortesia del dott. Arcrial)
(per cortesia a.i pp. Missio-ri dello Spirito Santo)
In alto a sinistra: TEATRO CUANITAMOC - Città del Messico. In alto a destra: CATTEDRALE DI SANTIAGO. In basso a sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA DELLA S.ma TRINITÀ (asc. xvili) - Xochimilco. In basso a destra: FACCIATA DELLA CHIESA DI TEPOZOTLAN.

## Page 520

![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(da sibilia, T. C. I., Milano 1940, fig. 121, p. 244)
In alto: VEDUTA DEL PORTO, distrutto dal terremoto del 1908 - Messina. In basso: VEDUTA AEREA DEL PORTO E DELLA CITTA.

## Page 521

raggiungere una insolita prosperità materiale. Nel riordinamento amministrativo che seguì il trionfo di Augusto, mentre il resto della Sicilia fu diviso in coloniae e muni-
cipia, M. ebbe il privilegio unico di essere annoverata tra gli appida civium Romanorum (Plinio, Hist. nat., III, 88).

Dopo la caduta dell'Impero ando soggetta a vicissitudini comuni a tutta la Sicilia. Sotto i Gori aveva un presidio militare e un comes civitatis (Cassiodoro, Varios, VIII, 26, 27); fu espugnata da Belisario nel 547 e subì l'assedio di Totila due anni dopo (Procopio, De bello Gatica, III, 30, 39).
Ma i Bizantini riuscirono a mantenerla e la loro dominazione sulla città e il resto dell'isola doveva durare sino alla conquista musulmana (sec. x).

Oscure le origini cristiane di M. e soprattutto della sua gerarchia. Il passaggio di s. Felice, vescovo di Tibbuca (BHL, 2894-95), a M. è una tardiva interpolazione nella Passio del santo. Né attendibile è la Passio dei ss. Pietro e Paolo dello PseudoMarcello (B H L, 6657-62), secondo la quale s. Paolo nel suo viaggio da Siracusa a Roma
avrebbe ordinato il primo vescovo di M. di nome Bacchilus. A ragione dunque il Pirri (v. bibl., p. 316) notava che non si conosceva vescovo di M. prima di Eucarpo, vescovo che nel 302 assisté al Sinodo Romano tenuto da papa Simmaco (Mansi, VIII, p. 252), mentre un altro Eucarpo ( 55^{8-60} ) ebbe affidata da papa Pelagio la visita di Catania, priva del proprio titolare (Jaffé-Wattenbach, 977, 982). Più tardi il Registro di Gregorio Magno rivela l'esistenza di Felice (591-93) e Donus (595-603; JafféWattenbach, 1108, 1133, 1150, 1238, 1388, 1419 ecc.). Non è tuttavia infondata l'opinione che M. avesse la sua comunità già formata verso la metà del sec. III.

La leggenda assegnava al periodo gotico il martirio del discepolo di s. Benedetto, Placido, imbasita dal falsario Pietro Diacono (cf. E. Caspar, Petras Diacones und die Monte Cassiner Fälschungen, Berlino 1909, pp. 47-72), che ne fece una stessa persona con il martire omonimo, del quale fa menzione il Martirologio peroniosiano (Martyr. Hieron., p. 451), molto più antico, almeno di un secolo.

Sotto gli Isaurici, come il resto della Sicilia, M. fu sottoposta al patriarcato bizantino. I suoi vescovi non si fanno vedere più a Roma, come era capitato nel 649 al tempo di Martino I (Mansi, X, pp. 865, 1164) e alla fine del sec. viI al tempo di papa Agatone (op. cit., XI, p. 774), ma a Costantinopoli. Così al II Sinodo di Nicea del 787 nel gruppo compatto dei vescovi di Sicilia e Calabria si trova Gaudiosus (op. cit., XIII, p. 139), come Gregorius lo è al Sinodo Costantinopolitano dell'868 (op. cit., XVI, p. 195). La terza delle Notitiae episcopatuum (ca. alla metà del sec. viII), annovera M. tra le 13 suffraganee di Siracusa (ed. G. Parthey, Berlino 1866, p. 178); cosl pure la Notitia del chierico armeno Basilio, e la legislazione di Leone VI il Sapiente (886-911) nelle sue successive recensioni. Nel frattempo la lenta invasione musulmana, culminata con la caduta di Siracusa (878), non lascerà alla dominazione bizantina che l'estremo lembo nord-est della Sicilia, tenacemente difeso dai Greci sino al 965 , quando cadde la fortezza di Rametta. Durante questo periodo M. è rifugio di eremiti bizantini e, nonostante le ingiurie patite dalla guerra, anche numerosi monasteri basiliani continueranno a vivere.

Caduta in potere dei Normanni (ro60), divenne punto di partenza della conquista della Sicilia. Spopolata, o quasi, all'arrivo di nuovi conquistatori (Amato di Montecassino, Storia dei Normanni, V, 10) un secolo dopo era emporio internazionale con una forte popolazione, composta di ca. 70 mila ab. (cf. G. Pardi, Storia demografica di M., in Nuova rivista storica, 5 [1921], pp. 31-37), in preponderanza greca (U. Falcando, Liber de regno Siciliae, ed. G. B. Siracusa, Roma 1879, pp. 144, 148). La politica di latinizzazione seguita dai Normanni fece sì che a M. fossero presto insediati vescovi latini, come Roberto (ro96), il primo vescovo, quindi Guglielmo (ca. 1123) e Ugo (1130). La diocesi, creata nel 1096, trasferendovi il seggio di Troia, fu dichiarata immediatamente soggetta alla S. Sede, e più tardi metropoli da Alessandro III (1166).

Dopo la fine della dinastia normanna, i rapporti della città con gli Svevi non furono cordiali. M. si ribellò (1232), ma la rivolta fu soffocata nel sangue. Favorevole agli Angioini, essa non si mosse per difendere la causa di Corradino (1268) e fu l'ultima ad insorgere nella guerra del Vespro (1282). Ma Pietro d'Aragona seppe guadagnarla alla causa sua e dei suoi successori, ai quali rimase fedele, tranne un breve periodo (1356-66).

Le vicende degli ultimi due secoli lasciarono la loro traccia nella vita religiosa della diocesi. Così, al tempo della lotta tra Federico II e Gregorio IX, si hanno a lamentare l'inromissione del potere laico nell'amministrazione ecclesiastica e le vacanze di seggi nel governo della chiesa locale. Identico disagio durante la lunga lotta tra Angioini e Aragonesi. L'arci-vescovo Francesco Fontana, eletto (1288) successore di Rinaldo da Lentini (1272-85), a causa della guerra non può raggiungere la sua sede, che rimane vacante sino al 1304 , quando Benedetto XI nomina Guidotto de Tabiatis (1304-33) suo cappellano. La guerra colpisce materialmente molti monasteri, che vanno in rovina e sono abbandonati dagli occupanti, come constata Nicolò IV nel rapa. Va pure segnalato il rapido declino del rito e clero greco, ancora numeroso verso la fine del sec. xiri. Terminata la guerra siculo-angioina, si ebbero le altre difficoltà causate dal grande sciama d'Occidente; il re Martino I di fronte ai contendenti cercò di mantenersi neutrale, ma i vescovi di M. (Maggiolo Lampugnano: 1382-92; Filippo Crispo: 1392-1426) rimasero fedeli ad Urbano VI e ai suoi diretti successori.

La storia di M. nei tempi moderni è sempre legata al filo della dominazione spagnola, prima con gli ultimi Aragonesi, poi con gli Absburgo, che la colmarono, in vista della sua importanza strategica, di grandi privilegi, aboliti in seguito, quando la città insorse ( 1670 ) per darsi alla Francia. Seguirono poi i regni di Vittorio Amedeo II di Savoia (1713-18), di Filippo V di Borbone (1718-19), di Carlo VI d'Austria (1720-34), dei Borboni di Napoli (17341860); nel 1860 M . entrò a far parte del Regno d'Italia.

Risale al 1799 la prima proposta fatta al Parlamento siciliano per lo smembramento dell'arcidiocesi. Le opposizioni iniziali furono troncate da Pio VII nel 1817, quando, erigendo la nuova diocesi di Nicosia, le annetté un terzo del territorio messinese. Un secondo smembramento ebbe luogo nel 1824: altri 24 centri abitati passarono a far parte della diocesi di Patti.

## Page 522

![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(fot. Geb. fot. noc.)
Messina - Madonna orante. Rilievo di tipo bizantino (suc. xili). Messina, Museo, dalla chiesa di S. Filippo Neri.

In questi ultimi due secoli tragiche vicende hanno duramente provato la città e il territorio di M. Il terremoto del 1783 distrusse, oltre numerosi edifici pubblici, molte chiese antiche, tra le quali la vecchia cattedrale di S. Nicolò. Il patrimonio artistico fu ulteriormente ridotto dal terremoto del 1908, che rase al suolo la città. Le rovine, riparate con un lavoro di restauro trentennale, sono state nuovamente accumulate dal bombardamento aereo del 1943, che distrusse la Cattedrale. Ferve però il lavoro di ricostruzione.
II. Istituti culturali. - Sin dal principio del sec. xv M. fu sede di scuole di grammatica, affidate al maestro di corte Bono de Mariscalco, che dava lezioni nella vecchia chiesa dei SS. Pietro e Paolo dei Pisani, andata in rovina nel 1783.

Più tardi si trova a M. il calabrese abate Filippo Ruffo, professore di greco per molti anni. Verso il 1460 la città venne illustrata dall'insegnamento di Costantino Lascaris.

Già al tempo di Alfonso il Magnanimo, la città aveva chiesto ufficialmente l'istituzione di uno Studium generale (1439), attuata solo un secolo dopo dai Gesuiti, chiamati a M. dal viceré G. de Vega (1548). Con la fondazione dell'Università e l'istituzione dell'insegnamento gratuito praticato da questi ultimi, le sorti dell'istruzione pubblica cambiarono sensibilmente. Nel 1596 l'istituto universitario passò alle dirette dipendenze del Senato cittadino e visse ancora sino al 1676 , quando fu abolito in pena della rivolta; fu ripristinato da Ferdinando II (1838).

Accademie varie furono fondate nel corso dei secc. xvir e xviri; si ricordano quella degli Abbarbicati (1636); la Fucina (1639); la Morale, per gli studi di teologia morale (1700); l'Ecclesiastica (1764), fondata dall'arcivescovo Di Blasi; la Peloritana (1729), che attraverso riforme e trasformazioni è giunta sino al presente.

Biblioteche : celebre per le sue raccolte di manoscritti greci quella dei Basiliani, fondata dall'archimandrita Luca al tempo dei re normanni, dispersa nel sec. xvir. Oggi rimangono appena ca. 300 codici alla Biblioteca universitaria. Le ongini di quest'ultima sono connesse con il lascito di Giacomo Longo (1728), arricchito più tardi dalla biblioteca del soppresso Collegio dei Gesuiti.
III. Uomini celebri. - Se ne citano solo alcuni: Luca archimandrita, ritorniatore della disciplina basiliana al tempo di Ruggero II; il carmelitano s. Alberto (m. nel 1306 o 1307); la popolarissima figura della b. Eustorchio (1437-91), clarissa, fondatrice del monastero di S. Maria di Montevergine. Tra gli scienziati: Giovanni Gatto, domenicano, teologo e matematico (m. nel 1484); Francesco Maurizio (1474-1575), celcbre matematico; gli umanisti Stefano Tuccio (m. nel 1596), gesuita, e G. A. Viperano, finito vescovo di Giovinazzo (m. nel 1610); eruditi e storiografi come Antonino Amico (v.) e il gesuita Placido Semperi (1589-1633); il sac. Saverio Basile, che approntò i piani urbanistici di M. dopo il terremoto del 1783; il benedettino cassinese B. D. Balsamo (1759-1844), soprintendente alla Pubblica istruzione nel Regno di Sicilia, e poi arcivescovo di Monreale.
IV. Abbazie e monasteri. - Primi in ordine di tempo sono i monasteri basiliani, che hanno una storia a parte connessa con le fortune del rito greco nel territorio di M. (v. basiliani). Delle fondazioni benedictine meritano particolare menzione: il priorato di S. Maria Maddalena di Valle Giosafat e l'altro di S. Maria de Latinis, oltre l'abbazia muliebre di S. Maria de Scalis e de Alto. Nel 1193 vi fecero il loro ingresso i Cistercensi, con la fondazione di S. Maria di Roccamadore; i Francescani nel 1231; i Domenicani nel 1255; i Carmelitani verso il 1235. In seguito anche i Minimi di s. Francesco di Paola (1507), i Cappuccini (1540), i Gesuiti (1548).
V. Monumenti. - La cattedrale di M. è tornata ad imporsi come uno dei maggiori e più importanti monumenti di Sicilia. E costruzione dell'alto medioevo ed ebbe la sua forma organica attuale nel 1092. Sotto gli Aragonesi fu ulteriormente arricchita con musaici (sbaide e pavimento) e la decorazione mormorea della facciata di gusto trecentesco. Ripetutamente offesa dai terremoti del 1638 e 1783 , fu quasi rasa al suolo nel 1908, e quando ancora una volta era risorta dalle sue rovine, ebbe a subire i gravissimi danni arrecati dai bombardamenti nel 1943, che incenerirono i musaici absidali del sec. xiv. Degni di nota le sculture della facciata, del Quattrocento e Cinquecento, e l'ornatissimo portale ispirato a forme gotiche d'Oltralpe. Altro monumento normanno (seconda metà del sec. xir) è l'Annunziata dei Catalani, la cui decorazione richiama caratteristiche proprie di chiese pugliesi e toscane coeve. Sono invece del periodo svevo le chiese di S. Maria l'Alemanna (perché passata all'Ordine teutonico con l'annesso ospedale), di S. Francesco e di S. Maria della Scala (Badiazza), quest'ultima fuori M. La prima, per quanto mutila, scomposta e rifatta in seguito, resta l'unica chiesa di Sicilia del Duecento, dagli elementi completamente gotici; l'altra di S. Francesco, nonostante i non pochi rifacimenti, presenta le sue inconfondibili caratteristiche all'interno, nettamente gotico-provenzali; all'esterno in molti particolari accusa la filiazione dal normanno Duomo cittadino. I ruderi di S. Maria della Scala invece accennano uno stile di transizione dal bizantino al romanico. Fuori M. si trovano: la chiesa del Salvatore di Rometta, monumento capitale per lo studio dell'arte prenormanno, eretto tra il sec. Ix e il x. In esso la critica odierna vede l'estrema evoluzione dell'arte romana della decadenza, anziché un monumento bizantino. Di non minore interesse le vecchie chiese basiliane di S. Maria di Mili, S. Pietro d'Italia, SS. Pietro e Paolo d'Agrò, tutte di epoca normanna, e l'ultima, opera di

## Page 523

Girardo Franco (1172). Il loro orientamento stilistico, per le sue origini, si ricollega all'arte bizantina, ma secondo forme già invalse nella Calabria. - Vedi tavv. LVI-LVII.

Bibs.: Sempre utila la Bibliografia sizola sistematica di A. Narbone, 4 voll., Palermo 1820 - 23 . Indispensabile per la parte ecclesiastica la vecchia opera di R. Pitti, Sicilia Sacra, I, 3ᵃ ed., Palermo 1733, pp. 314-430 (complementi in : La Sicilia sacra, I [1892], pp. 61-62, 260-70, 337-42); oltre l'Isagoge ad historiam Sicilam di O. Costani, Palermo 1727, pp. 167, 181, 274-83; e G. Di Giovanni, De divinis Siculorum officiis, ivi 1736, pp. 71 sg., 81, 99 sg., 412. In particolare, per la storia antica: s. v. in Pauly-Wissowa, XV, 1031, pp. 1214-31; J. Berard, La colonisation grecque de l'Italie mirid, et de la Sicilc dans l'antiquité, Parigi 1941, pp. 103-108, 110-18; B. Pacc, Arte e civiltà in Sicilia, IV, Roma 1949, passim, v. indice; Lanzoni, pp. 610-16. Per il medioevo: oltre M. Amari, Storia dei monsolmani in Sicilia, 3 voll., 2ᵃ ed., Catania 1933-39 (v. indice), v. F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Sicilc, 2 voll., Parigi 1907, passim; E. Lennard, Histoire de Jeanne sire reine de Naples, 3 voll., I e III, Monaco-Parigi 1932-36 (v. indice); E. Pontieri, Ricerche sulla crisi della monarchia sicil, nel sec. XIII, Napoli 1942, pp. 46-53, 357-75. Per la storia eccles. dello stesso periodo, v. R. Starrabba, I diptomi della cattedrale di M., 2 voll., Palermo 1876-90; A. Amico, Scritti inediti e rari, ed. R. Starrabba, ivi 1891; L. T. White, Latin monasticism in norman Sicily, Cambridge (Mass.) 1938, passim; M. Scaduto, Il monachismo basiliano nella Sicilia medievale, Roma 1947, passim; oltre Costoneau, II, coll. 1830-32. Per l'età moderna: F. Guardione, Storia della recolacione di M. contro la Spacua, Palermo 1907; R. Marusi, La Sicilia sesta gli Antirovi, ivi 1907, pp. 17-24, 73-91, 166-68, 240-49; E. Mauceri, M. nel Settecento, ivi 1924. Sul terremoto: A. Salinas-G. Columba, Terremoto di M., Palermo 1912; E. Mauceri, Quel che rimane di M. scomparsa, in Rassegna d'arte, 17 (1917); P. Longo, M. città rediviva, Messina 1933. Per la storia della istituzioni: V. La Mantia, I privilegi di M., Palermo 1897; id., M. e le sue prerogative dal regno di Ruggero II alla coronazione di Federico II, in Arch. stor. sicil., 41 (1916), pp. 491-516; E. Boatz, Intorno alla formazione delle Conmetodini di M., ibid., 3 (1908), p. 62 sgg.; C. Giardina, Capitoli e privilcgi di M., I, Messina 1937. Per la storia culturale: L. Perrone-Grande, La scuola di Greco a M. prima di C. Lascari, Palermo 1911. SulI'Università: CCCL Anotv. dell'Univ. di M., Messina 1900; M. Scaduto, Le origini dell'Univ. di M., in Arch. bist. S. 7., 17 (1948), pp. 102-59. Manoscritti : A. Mancini, Codices Graeci monasterii S. Salentoris, Messina 1907 (cf. F. Halkin, in Anal. Bolland., 69 [1951], pp. 238-68); G. Mercati, Per la storia dei man. greci di Genova, di varie abbazic basiliane d'Italia e di
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

Messina - Avanzi della chiesa della Nunziatella de' Catalani (sec. xit) - Messina.

Patmo (Studi e testi, 68). Città del Vaticano 1938, passim. Per la vita delle accademie: M. Maylender, Scovita delle social. d'Italia, 3 voll., Bologna 1026-30, v. indice. Per l'arte: S. Bottari, Il duomo di M., Messina 1929; id., Le genesi dell'archit. siciliana del periodo normanno, in Arch. stor. sicil., 28 (1932), p. 346 sgg.; id., Chiesa basiliana della Sicilia e della Calabria, Messina 1939. Cf. pure: C. Autore, La chiesa bizantina del S. Salvatore in Romstia, in Arch. stor. messinese, nuova serie, I (1934), p. 34 sgg.; E. Calandra, Breve storia dell'arch. in Sicilia, Bari 1938, pp. 27, 30-44, 49-54. Mario Scaduto
![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
(per cortesia del Pont. (stit. biblica) Messina, Giuseppe - Ritratto.

MESSINA, Giuseppe. - Gesuita, iranista e storico delle religioni dell'Antico Oriente, n. a S. Cataldo (Caltanisetta) il 6 genn. 1893, m. a Messina il 28 giugno 1951. Dopo i primi studi fatti nel Collegio dei Gesuiti a Messina, entrò il 4 apr. 1907 nella Compagnia di Gesù. Studiò filosofia nel Collegio di Jersey, teologia in quello di Valkenburg. Destinato a insegnare storia delle religioni nel Pontificio istituto biblico, si dedicò a studi speciali nell'Università di Berlino sotto la guida del celebre filologo ed iranista Giuseppe Markwart e vi si laureò, con pienezza di voti, nel 1930.

Nell'Istituto biblico insegnò iranistica (sanscrito, pehlerico, avestico, neopersiano) e storia delle religioni dell'Antico Oriente, specialmente del buddhismo, del manicheismo e delle religioni greco-ellenistiche, tenendo conto delle loro relazioni con il cristianesimo. Nel 1942 gli fu conferita la libera docenza nell'Università di Roma, in riconoscimento dei suoi meriti di iranista. Due volte dimorò per molti mesi nell'Írān, per ricerche scientifiche e per approfondire la conoscenza delle lingue e della cultura di quella regione.

Fu scrittore molto fecondo, tanto nel campo strettamente scientifico, che nel ramo dell'alta volgarizzazione (questo specialmente come collaboratore de La Civilta Cattolica). La sua opera Cristianesimo, buddhismo e manicheismo nell'Asia antica (Roma 1947) è il prezioso compendio delle sue molte ricerche scientifiche. L'opera principale è il Diatessaron persiano (Roma 1951; ediz. del testo con vers. it. e copiosa introduz.), da un manoscritto della Biblioteca Medicea di Firenze del Diatessaron di Taziano, in persiano, importante per la storia del testo evangelico e delle correnti religiose.

Biss.: A. Bos, In memoriam p. 7asephi M., in Biblica, 32 (1951), pp. 464-68 (con elenco completo delle opere).

Agostino Bea
METABOLISMO. - Chiamasi m. l'insieme dei processi di trasformazione chimica che i materiali introdotti dall'ambiente (ingesta) subiscono nel loro flusso attraverso gli organismi.

Limitandoci a considerare solo gli organismi animali questi materiali sono rappresentati, oltre che dall'ossigeno, dall'acqua e dai sali minerali, anche da sostanze organiche le quali, nella maggior parte, sono costituite dai tre principi alimentari fondamentali: i glicidi, i lipidi e i protidi. Tutte queste sostanze dopo la loro utilizzazione vengono, più o meno modificate, restituite all'ambiente (excreta).

Con i principi alimentari organici gli animali in-

## Page 524

troducono anche una certa quantità di energia chimica, che in quelli è contenuta e che è l'unica forma di energia di cui essi possono disporre, a differenza delle piante che nel loro m. hanno anche a disposizione l'energia raggiante luminosa del sole.

Comparando gli ingesta e gli excreta si constata che le sostanze organiche introdotte dagli animali sono nella massima parte eliminate in una forma chimica molto più semplice; i glicidi ed i lipidi sotto forma di acqua, anidride carbonica, i protidi anche come urea, acido urico, creatina ecc. Ora, dal punto di vista energetico, gli excreta o sono completamente privi di energia chimica left(mathrm{H}_{2} mathrm{O}, mathrm{CO}_{2}right), o il residuo di energia chimica, che ancora in essi rimane, come nel caso dell'urea, è molto inferiore al contenuto di energia dei principi alimentari da cui quelli sono derivati.

Nel m. si distingue innanzi tutto una fase preliminare, la fase digestiva, nella quale gli ingesta introdotti vengono nel tubo digerente modificati chimicamente così da divenire assorbibili.

I protidi durante i processi della digestione nel mentre si trasformano in sostanze assai semplici (aminoacidi) di facile assorbimento, perdono contemporaneamente il carattere di specificità, cioè vengono in essi cancellati i contrassegni, che ogni proteina mantiene, della specie animale o vegetale dalla quale essa proviene. Alla fase digestiva fa poi seguito la fase del m. intermedio, nella quale le varie sostanze chimiche, che sono penetrate nelle cellule dei singoli tessuti, vengono, attraverso complessi processi chimici, da queste utilizzate per l'esplicazione delle loro specifiche funzioni. Questi materiali che le cellule utilizzano sono rappresentati dalle sostanze assorbite dall'intestino, dai prodotti preparati da determinati organi per essere ulteriormente elaborati da altri organi e dall'ossigeno ceduto dal sangue; essi complessivamente si chiamano anaboliti. Finalmente si ha la fase terminale del m . che consiste nella eliminazione dei prodotti ultimi del m . intermedio, i quali, non essendo più utilizzati (cataboliti), devono essere rimessi nell'ambiente esterno. L'insieme degli anaboliti e dei cataboliti è detto complessivamente metaboliti.

I processi chimici che intervengono nella fase digestiva del m . consistono in scissioni idrolitiche dei legami tra carbonio e ossigeno e tra carbonio e azoto presenti nei principi alimentari organici. In questi processi di semplificazione idrolitica si ha scarsa liberazione di energia, perché i prodotti della digestione hanno quasi lo stesso contenuto energetico dei principi alimentari originari. Invece i complessi processi chimici del m. intermedio sono caratterizzati da modificazioni chimiche molto profonde, perché un notevole numero di tali processi consiste nella scissione dei legami tra carbonio e carbonio degli anaboliti; con ciò si ha distruzione dello scheletro carbonioso delle sostanze organiche e liberazione più o meno completa dell'energia chimica in quelle contenuta.

Queste demolizioni durante il m . intermedio sono in generale dovute a processi di ossidazione. Quando in queste demolizioni prende parte l'ossigeno, che il sangue porta alle cellule, si arriva alla formazione di prodotti finali estremamente semplici (acqua e anidride carbonica) con liberazione totale dell'energia chimica. Il complesso delle scissioni che si compiono nel m. intermedio con compartecipazione dell'ossigeno costituisce la cosiddetta respirazione cellulare. Durante il m. intermedio demolizioni degli anaboliti possono avvenire anche in assenza di ossigeno (scissioni anossidative). In questo caso le demolizioni sono meno profonde e minore è la quantita di energia chimica messa in libertà. L'insieme delle scissioni anossidative del m . intermedio costituisce ciò che comunemente si chiama fermentazione. Scissioni ossidative ed anossidative non si escludono reciprocamente. Spesso le prime sono precedute dalle seconde. Nel muscolo, p. es., la scissione del glicogene fino ai prodotti finali mathrm{CO}_{2} e mathrm{H}_{2} mathrm{O} viene completata dalla partecipazione dell'ossigeno dopo che la demolizione del glicogene era già stata iniziata
mediante una serie di demolizioni intermedie anossidative (glicosi).

Però non è a credere che il m. intermedio consista solo in processi di scissione; questi, almeno negli animali, sono solo prevalenti, ma accanto ad essi si verificano anche complessi processi di sintesi, i quali sono necessari per la costruzione dei protoplasmi durante l'accrescimento e per le riparazioni delle usure di questi durante l'esercizio delle loro funzioni. Processi di sintesi si rendono necessari anche per l'elaborazione dei prodotti delle secrezioni interne ed esterne. In questi processi di sintesi e di ricostruzione viene consumata energia chimica che, in quantità più o meno notevole, viene accumulata nei prodotti delle sintesi; e, poiché anche il m. soggiace alla legge della conservazione dell'energia, l'energia necessaria allo svolgimento di processi di sintesi viene ricarata utilizzando parte di quella liberata durante i contemporanei processi metabolici di scissione.

Per lo studio del m. intermedio, oltre che la conoscenza delle sostanze chimiche iniziali e finali del m. stesso, occorre anche la conoscenza delle diverse sostanze chimiche intermedic, nelle quali un determinato principio alimentare si trasforma prima di essere eliminato. E questo il compito più arduo per il biochimico, perché i prodotti del m. intermedio si preparano e si elaborano nel microscopico, complesso e delicato laboratorio chimico cellulare, non solo, ma perché le successive trasformazioni di questi prodotti sono spesso rapidissime, essendo molti di essi rappresentati da sostanze instabili o comunque molto reattive. Tuttavia le nozioni sul m. intermedio si sono molto approfondite in quest'ultimo ventennio. Vi ha contribuito, più che il notevole perfezionamento delle tecniche di ricerca, lo sviluppo vertiginoso di una branca della biochimica, l'enzimologia, al quale sviluppo il progresso delle conoscenze del m. intermedio era subordinato. Infatti, una volta isolati numerosissimi enzimi ed una volta conosciuta la costituzione della parte attiva di molti di essi (coenzimi), si è potuto stabilire, in parecchi casi, anche il meccanismo d'azione degli enzimi ed il modo con cui sono coordinati nella loro azione. E poiché gli enzimi sono gli strumenti, di cui si servono le cellule nell'effettuazione del loro lavoro metabolico, il biochimico, mercé gli sviluppi dell'enzimologia, è venuto in possesso di questi stessi strumenti ed ha potuto impiegarli in opportune condizioni sperimentali. Al grande moderno sviluppo delle attuali conoscenze sul m. intermedio ha anche contribuito l'impiego degli isotopi. Somministrando ad un animale una sostanza, - che può essere un determinato principio alimentare od un supposto prodotto intermedio del suo m. - nella quale, mediante opportune sintesi, si è introdotto un isotopo stabile left(mathrm{H}²right., mathrm{N}¹², mathrm{C}²³ ) oppure un isotopo radioactivo left(mathrm{C}¹³, mathrm{P}²³, mathrm{~S}²⁴right., left.J¹²⁸right), questa sostanza cosi marcata, può essere seguita nelle sue trasformazioni metaboliche e nelle sue peregrinazioni nell'organismo fino alla sua eliminazione. Il metodo degli isotopi ha il vantaggio di permettere di operare in animali in condizioni fisiologiche e non su soli organi isolati, o su frammenti o estratti di organo, come si era generalmente fatto in precedenza.

Le rapide, fondamentali conquiste della biochimica nell'ambito del m. intermedio si sono fatte risentire immediatamente anche nella patologia, portando luce sulla esiologia di molte malattie del ricambio, che prima apparivano completamente oscure, nella fisiologia, chiarendo il chimismo che è a substrato di ogni funzione, e nella farmacologia, facilitando l'interpretazione del meccanismo d'azione di molti farmaci.

Bib.: S. J. Thannhauser, Lehrbuch des Stoffwechsels und der Stoffwechsel-Krankheiten, Monaco 1930; E. Holmes, The metabolism of living tissues, Cambridge 1937; P. Rondoni, Elementi di biochimica, II, sez. 3*: Ricambio materiale ed energetico, Torino 1945, p. 884; G. Quagliariello, Lezioni di chimica biologica, parte 3ᵃ : M. intermedio, Napoli 1946, p. 280.

Achille Roncato
METAFISICA. - E l'ultima considerazione filosofica del significato, dei principi e della struttura del reale. Perciò tutti i contrasti, le controversie e

## Page 525

le oscillazioni dottrinali che formano la trama storica della filosofia sono anzitutto ed essenzialmente la ricerca di chiarire la possibilità e la natura della m. Il termine sembra dovuto al titolo che Andronico di Rodi (v.) diede ai libri di Aristotele da lui ordinati dopo i trattati di fisica ( τ dot{α} μ ε τ dot{α} τ dot{α} quosxá).
I. Natura e metodo. - Il problema dell'essere in quanto essere ( δ ν η̂ δ ν : Aristotele, Met., IV, i, 1003 a 21) che è l'oggetto della m . pone due esigenze fondamentali che sembrano contrastanti : 1) l'affermazione di realtà, in quanto la m. considera propriamente la realtà in atto e cos'è precisamente che la fa e la pone in atto; questa realtà in atto si presenta alla coscienza sempre come singolare, limitata, contingente. 2) L'affermazione di verità, in quanto la m. ha per compito appunto di «fondare» la consistenza di ciò che nella presentazione immediata di esperienza si denunzia come inconsistente; questa inconsistenza del reale secondo il suo apparire immediato esige di ricorrere a principi di realtà di natura universale, assoluta, necessaria. A questa tensione fondamentale che pone il problema della fondazione teoretica della m . fanno capo le principali aporie sollevate contro di essa in tutti i tempi : la soluzione esauriente del problema è nell'equilibrio delle due esigenze così che l'una non prenda il sopravvento e assorba l'altra. In questi due casi estremi la m. scompare come conoscenza assoluta dell'essere : infatti se prevale l'affermazione di realtà, il reale è identificato senz'altro con l'immediato di esperienza (v.) sia ordinaria come scientifica in cui si dà la «presenza» del reale (fenomenismo, positivismo..., [v.]); se prevale l'affermazione di verità il reale diventa un risultato di "coerenza" della ragione (concettualismo, razionalismo, idealismo [v.] critico e assoluto...). La conolizazione o superamento dell'antitesi fra la posizione della realtà e l'affermazione della verità è data nella m . tradizionale dalla "mediazione" (se così può dirsi) dei "primi principi» del conoscere i quali soddisfano a un tempo ad ambedue le esigenze : il principio di contraddizione, d'identità, di terzo escluso, di causalità, del tutto e delle parti... Essi sono infatti le proposizioni più universali dell'umano conoscere e il fondamento più o meno prossimo di tutti gli altri principi derivati della conoscenza e scienza specializzata. Ma i primi principi godono insieme dell'evidenza (v.) immediata di realtà sia nella esperienza esterna come in quella interna. Aristotele, seguito e approfondito da s. Tommaso, ha mostrato che dell'esperienza, quasi per un processo di intensificazione noetica ch'egli chiama ε σ α γ γ γ dot{η} ( α induzione" [v.]), si formano nella coscienza i primi concetti (gli «universali») e i primi giudizi ( dot{α} ξ ι ω μ α τ α : Met., I, 890 b 25 sgg.; Post. An., II, 99 b 23 sgg.). Tuttavia l'evidenza di realtà e la necessità di valore che compete ai principi non costituiscono un a priori assoluto di contenuto dal quale si possa procedere per via analitica alla deduzione della struttura della realtà stessa del concreto o del procedimento e delle conclusioni delle scienze particolari : i primi principi costituiscono l'esigenza assoluta alla quale i contenuti della realtà devono soddisfare per essere intelligibili. Aristotele giustamente, nel suo realismo moderno, mette a fondamento primo della m. il «principio di contraddizione" (v.) dal quale dipendono tutte le conoscenze e tutti i principi (Met., III, 3, 1005 b 18 sgg.) : alla m. esso suscita di volta in volta i problemi per distinguerli e chiarirli nel successivo complicarsi dell'analisi della realtà. Ciò si vede fin dalla
situazione di coscienza che Aristotele, dopo Platone, considera come l'inizio della m., cioè la «meraviglia» o stupore ( δ ι dot{α} τ dot{α} δ α μ μ α ζ ε ι ν η η ζ α ν τ o oi dot{α} ν δ ρ ω σ ι ς quosogetiv: Met., I, 1, 982 b 12; Platone, Theaet., V, 135 d). La «meraviglia» altro non è che l'avvertenza ineffabile della tensione fra l'affermazione di realtà e la necessità della verità che mai abbandona il conoscere o lo qualifica come umano: basterà accennare alle strutture principali di questa tensione generata dalla «meraviglia», le quali poi si risolvono nelle strutture fondamentali dell'essere stesso.
r. Anzitutto rispetto al divenire. - L'essere, quale si presenta all'uomo sia nella natura esteriore come nella coscienza, esige di «conservarsi» per potersi affermare per quel che è; in realtà l'essere di esperienza cambia, acquista e perde, sorge e declina... e quindi in un certo senso tale essere è e non è : tocca alla m. spiegare in quale senso esso sia e in quale non sia. Vanno riferite alla «meraviglia» del divenire (v.) e alla sua «contraddizione» fenomenologica le due coppie fondamentali dell'analisi dell'essere di Aristotele, atto e potenza (v.), sostanza e accidente (v.). Ciò che si muove poiché «passa» da uno stato a un altro si può dire che è e non è. La potenza spiega il passare per quel che il soggetto che passa dice di non essere e l'atto in spiega come la ragione e il termine stesso del divenire (Met., IX, 6, 1048 a 27 sgg.). Inoltre ogni divenire è il passare di qualche "cosa" di determinato che non cambia secondo tutti gli aspetti insieme, ma secondo alcuni «persiste" almeno entro certi limiti di spazio e di tempo (s. Tommaso, De spir. creat., a. 10 ad 8). Infine la molteplicità di aspetti che il reale presenta non è caotica ma strutturata secondo un principio più fondamentale di unità del molteplice cangiante e di coesione del diverso : tale principio è la sostanza, realtà principale, mentre il molteplice cangiante e diverso che sta quasi alla superficie o che sviluppa l'essere nello spazio e nel tempo vien detto accidente (Met., VII, 13, 1038 b 24 sgg.). Così l'esigenza del principio di contraddizione è soddisfatta per la seconda volta e già si delinea la "struttura del reale" in tutta l'ampiezza accessibile alla coscienza.
2. Rispetto alla struttura del reale. - Se il reale, che è l'oggetto della m., è "ciò che è ", la sua struttura è nel rapporto fra il "ciò " e l'« essere" ovvero fra la natura o l'essenza che esiste e la sua attualità di essere. Pertanto è compito della m. determinare sia il contenuto del "ciò " sia il «modo» del suo essere: allora le prime determinazioni onto-fenomenologiche di atto e potenza, di sostanza e accidente permettono una interpretazione più profonda del reale anzitutto rispetto all'essenza in se stessa e poi circa il rapporto dell'essenza all'atto di essere. L'esigenza del principio di contraddizione è che il reale sia sempre qualcosa di definito in sé secondo caratteri che si possono bensi integrare e limitare ma non opporre in modo da elidersi a vicenda: l'essenza quindi, se può avere sul piano fisico-metafisico una "composizione" dei due principi (materia e forma) che stanno nel rapporto di atto e potenza, in sé deve esprimere un grado e una forma dell'ente. Dalla natura e perfezione dell'essenza si arguisce la natura e perfezione dell'atto di essere e si può procedere a stabilire la gerarchia ontologica delle cose : essa ha ai due poli estremi, per esigenza di contraddizione, la materia prima come "potenza pura" e Dio come "atto puro" (la materia prima che fosse dotata di un'attualità qualsiasi, sia pur infima, implica, secondo s. Tommaso, aperta contraddizione [cf. Quodl., III, q. 1, s. 1]). Dio, se avesse qualche "potenzialità", sarebbe limitato e dipendente e quindi non più Dio (cf. Comp. theol., cap. 18-21).
3. Rispetto alla fondazione del reale. - Se il reale, secondo i caratteri ch'esso presenta nell'esperienza, viene qualificato secondo le classificazioni supreme di corpo (v.) o spirito (v.), la determinazione del «modo di essere» dell'ente non si mostra ancora soddisfatta : perché l'anima umana e le intelligenze pure sono ancora degli enti finiti e se possono «avere» la presenza in sé della verità delle cose, non la possono né fondare né sostenere. Di qui il problema

## Page 526

della verità integrale del reale che non può trovarsi né nel reale stesso, né nei soggetti intelligenti finiti. E questa la tensione del rapporto : finito-infinito, intorno al quale cercano e si combattono le varie forme storiche della m. Nella m. tradizionale la soluzione della contraddizione è nella posizione della "dipendenza causale" del finito dall'infinito, cosí che il finito se come "essenza" è fondato in se stesso, invece in quanto è "ente finito" è fondato in "altro", cioè nella sua causa, e se la causa prossima è finita diventa anch'essa, per logica di contraddizione, l'effetto di altra causa fino a quando non è raggiunta una causa che sia soltanto atto e questo è l'Infinito puro: "Deus ex hoc infinitus (est) quod tantum forma vel actus est" (s. Tommaso, Comp. theol., cap. 20). Aristotele difese, contro i sofisti, l'impossibilità del "processo all'infinito" nella catena delle cause e la necessità di un principio assoluto: " α̂ τ mathrm{i} γ^{′} ε dot{ε} σ τ ι ν dot{α} ρ γ dot{η} varkappa α i ó dot{α} α dot{α} π ε ι ρ α α dot{ε} τ ι α τ dot{α} ν dot{α} ν dot{α} ν α ν " (Met., II, 2, 994 a 1). Nella elaborazione del reale, a cui attende la m., convergono pertanto esigenze molteplici le quali tuttavia si articolano secondo rapporti di complementarietà per il conseguimento di una fondazione assoluta di verità del reale stesso. L'uomo conosce il reale con i sensi e con l'intelligenza: l'esperienza sensoriale (esterna e interna) attesta sia la qualità o natura delle essenze sia l'esistenza concreta, ma è la riflessione dell'intelligenza che pone e risolve l'esigenza metafisica dell'unità dell'essenza e dell'unità dell'atto. La prima determinazione ontologica esprime i principi e modi fondamentali dell'essere (atto e potenza, sostanza e accidente), ma il processo di fondazione ontologica e la gerarchia stessa degli enti suppongono un'emergenza assoluta dell'uno dei termini sull'altro ovvero il "primato" dell'atto sulla potenza: varphi α ν α ρ hat{ν} ν δ dot{ε} dot{α} τ ι π ρ hat{σ} τ ε ρ ° ν dot{ε} ν ε dot{ε} ρ. γ ε ι α      δ ι ν dot{α} μ ε dot{ω} ς dot{ε} σ τ ι ν (Met., IX, 8, 1049 b 5). Infine la fondazione ultima del reale esige di essere compresa e posta nell'Infinito e nell'Assoluto di quell'atto che non comporti per definizione alcun ulteriore rimando: è questa l'esigenza essenziale della m. La differenza e opposizione storica fra le diverse m. nasce dalla divergenza e diversità nel risolvere le tensioni sopraccennate; ma deve star saldo, perché si possa parlare di m., ch'essa è l'ultima e più alta conoscenza in quanto rapporta tutto al fondamento dell'atto e che l'ultimo fondamento dev'essere l'Atto puro.
II. - CENno cTORICO. - Nella filosofia greca hanno fatto la loro comparsa tutte le forme principali della filosofia e quindi della stessa m.