volume-08

Back to Volumes
sigenza essenziale della m. La differenza e opposizione storica fra le diverse m. nasce dalla divergenza e diversità nel risolvere le tensioni sopraccennate; ma deve star saldo, perché si possa parlare di m., ch'essa è l'ultima e più alta conoscenza in quanto rapporta tutto al fondamento dell'atto e che l'ultimo fondamento dev'essere l'Atto puro.
II. - CENno cTORICO. - Nella filosofia greca hanno fatto la loro comparsa tutte le forme principali della filosofia e quindi della stessa m. che la filosofia occidentale ha ripreso per establecerle, con esito opposto, prima con il pensiero patristico-scolastico e poi con il pensiero moderno e contemporaneo. La prima forma della filosofia greca è la m. naturalistica dei presocratici : gli studi più recenti sui frammenti delle loro opere perdute (cf. K. Joel, W. Jaeger, O. Gigon...) hanno dimostrato che l'aspetto e contenuto "fisico" dei principi dell'essere (acqua, aria, fuoco, numeri e atomi...) ha significato metafisico, sia in quanto l'elemento unico è chiamato precisamente a risolvere il contrasto fra l'apparenza e la verità, sia perché c'è già in esso delineata una dottrina dell'Assoluto e spesso è presente la stessa dottrina dell'immortalità dell'anima (v.). La critica di Platone e specialmente quella di Aristotele alla m. dei presocratici come "materialista" hanno sollevato sostanziali riserve (cf. H. Chermiss). Si può affermare che dal punto di vista critico-storico la m. dei presocratici non può a rigore essere qualificata né per materialista, né per spiritualista perché resta a un momento anteriore a questa classificazione. La m. materialistica in senso rigoroso appare prima con Democrito soltanto, e poi è sviluppata dagli stoici e dagli epicurei, seguiti da alcune sètte di neoplatonici e gnostici : la distinzione fra m. materialistica e spiritualistica si comprende in funzione della lotta fatta da questi sistemi posteriori allo spiritualismo ontologico ed etico dei sistemi socratici. Tuttavia bisogna riconoscere che la m. greca non poté risolvere in modo definitivo il problema della fondazione del reale né dal punto di vista dell'essenza né da quello dell'atto di essere : le essenze infettive furono determinate in funzione esclusiva dei dati di esperienza (m. naturalista e materialistica) o dell'esigenza concet-
tuale (m. platonica, aristotelica e neoplatonica); nel primo caso sfuggiva la verità stessa come valore necessario, mentre nel secondo si stabiliva la frattura incolmabile fra la realtà e l'apparenza. Il "dualismo metafisico" non è superato, ma piuttosto, in un certo senso, vien ribedito dalla m. aristotelica dell'atto e della potenza, pur ammettendo il progresso di Aristotele in una forma di platonismo superiore (J. Stenzel). Il segno sintomatico di questa m. greca della "compiuta incompiutezza" è nella insistenza, presente in ogni sistema, del "dominio dell'atto "e nell'ammissione di qualcosa (ch'è la "potenza" secondo Aristotele) che non solo resta fuori dell'atto stesso ma che sfugge al suo dominio definitivo (eternità del mondo increato). Forse a fondamento, più che come conseguenza dell'assenza del concetto di creazione (v.) nella m. greca, si deve porre l'assenza del concetto di "personalità spirituale" in senso assoluto, intesa cioè come soggetto di libertà fottiva nella vita del tempo e dell'immortalità individuale dopo la morte. Ciò impedì la concezione di Dio come assoluta spiritualità cui non soltanto spettava la perfetta funzione della sua vita (Aristotele, Met., XII, 7, 1072 b 20-30), ma la prima origine di ogni realtà.

Il cristianesimo pertanto con la proclamazione della dottrina della creazione dal nulla essicuch l'assoluta trascendenza di Dio rispetto al mondo della natura e quindi il fondamento assoluto della stessa m.; con la difesa della "libertà" della volontà e della "immortalità" personale garantì la possibilità all'uomo di avere nel conseguimento della Verità assoluta la pienezza della propria vita e con ciò allargò il significato stesso della m. come indagine sul compimento stesso della vita dello spirito finito. In senso rigoroso non esiste una m. patristica come "teoria" del reale, perché i Padri sono anzitutto maestri della fede, tuttavia essi ricorrono spesso a concetti e problemi della cultura greca di cui ancora vive il loro ambiente: anzitutto il platonismo, ma con profondi riflessi di dottrine stoiche e aristoteliche. La figura più completa della m. patristica è s. Agostino che giustamente è stato detto "un pensatore né antico né medievale, ma il rappresentante classico della m. cristiana antica" (A. Dempf, Metaphysik des Mittelalters, Monaco e Berlino 1930, p. 15) perché in s. Agostino, come poi nelle m. medievali di tipo agostiniano, la riflessione metafisica parte dalla verità di fede (il Verbo increato come fonte di ogni verità particolare) e alla fede ritorna con l'affermazione centrale della vanità e inconsistenza del finito.

L'età classica della m. è il medioevo cristiano in quanto con l'accettazione di Aristotele si attribuì al finito una propria consistenza nel suo ordine e quindi restava aperto il problema della determinazione teoretica dei suoi principi costitutivi. Questo lavoro di riflessione speculativa costituisce come un "inizio nuovo" nella m. cristiana, dovuto alla tecnica concettuale più matura dell'aristotelismo a cui restano debitori anche coloro che si schierano sul fronte antiaristotelico (agostiniani avicerbonizzanti, nominalismo) : però qualche rappresentante estremo del nominalismo, come Nicolò di Ultricuria, passa alla m. atomistica (cf. J. R. O' Donnel, Nicholas of Antricourt, in The Medieval Studies, I, Toronto 1939, p. 18 r sgg.). La forma più matura della m. medievale è quella di s. Tommaso in quanto ha realizzato l'equilibrio di tutte le tensioni principali sopraindicate : il progresso della m. tomista è nella fondazione teoretica della "positività" della creatura nella sua finitezza che ha avuto la sua espressione tecnica nelle due tesi caratteristiche: la distinzione reale fra essenza e atto di essere nelle creature, e nella dottrina dell'intelletto agente come facoltà del singolo individuo; ambedue le tesi furono sopramente avversate tanto dalla m. teologizzante della scuola agostiniana quanto dall'averroismo (v.), ligio alla sola ragione. Le infinite controversie delle scuole medievali sono dirette in particolare contro la m. tomista e i discepoli dell'Angelico fecero del loro meglio per resistere: tuttavia alcuni di essi cedettero, come sembra, alla tentazione di assumere problemi e termini nel campo della m. che indicano un certo affievolimento nella comprensione dei principi basilari e forse non furono senza influsso se, a partire dal sec. xvi, il tomismo restrinse sempre

## Page 527

i suoi ranghi (cf. C. Fabro, Per una storia del tomismo, in Sapienza, 4 [1951], p. 27 sgg.).

L'opera più insigne, che raccoglie in un tentativo di sintesi i risultati di questo sgresolamento della m. tomista, è rappresentata dalle Disputationes metaphysicae di F. Suárez che ebbero larghissimo sèguito non solo nelle scuole carnaliche, anche in conseguenza del dominio esercitato dalla Spagna sull'Europa nel sec. xvir, ma pure nei più insigni rappresentanti del pensiero moderno, p. es., in Leibniz e da lui fino a Wolff, Baumgarten, Meier e Kant che incanalano l'illuminismo filosofico protestante d'ispirazione luterana (cf. P. Mesnard, Leibniz dans le sillage de Suarez, in Archives de philosophie, 18 [1949], p. 22 sgg.).

Nel pensiero moderno la m. coglie un notevole successo con il razionalismo di Cartesio, Malebranche, Spinoza, Leibniz e loro diretti seguaci fino a Kant : la verità dell'essere è concepita come coerenza perfetta della ragione e il contenuto dell'essere è dato dalle strut ture che la ragione dà a se stessa (principio dell'imma. nenza[v.]). L'empirismo inglese invece concepisce la verità dell'essere secondo la soggettività dell'apparire fenomenale che in Hume diventa sentimento (feeling) o credenza (belief) alla realtà di esistenza: scosso da Hume, Kant dichiara l'impossibilità della m . in quanto alla mente umana manca l'intuizione pura della "cosa in sé "così che la sfera degli oggetti della m. (esistenza di Dio, creazione del mondo, libertà e immortalità dell'anima) viene solo "postulata" dalla ragion pratica. L'idealismo trascendentale, riportando la "cosa in sé" nella coscienza, erige in Assoluto la stessa soggettivita come libertà : Fichte nell'attività pratica creativa, Schelling nell'intuizione dell'Assoluto nella natura, Hegel nel dispiegamento della Ragione come Idea assoluta nella natura e della storia. Il passaggio dalla filosofia critica alla m. idealista avviene attraverso le seguenti tappe : «non c'è conoscenza senza categoria» (Kant); «Non ci sono categorie senza un'autocoscienza (v.) che le produce: ma un'autocoscienza produttiva dev'essere assoluta» (Fichte); «l'autocoscienza non è assoluta se non è identità di natura e spirito» (Schelling); "questa identità (la Ragione) non può essere cosciente se non è ragione autocosciente, cioè lo Spirito (Geist) che rappresenta il principio concorde del mondo" (K. Fischer, Logik und Metaphysik oder Wissenschaftslehre, Stoccardo 1852 , p. xiv sg.). Con il rapido crollo dell'idea--Ismo la m. cadde in oblio, prima per opera del positivismo (v.) e poi del neokantismo nella seconda metà del sec. xix : lo stesso neoidealismo italiano e inglese non ammette la m. e all'Assoluto in sé (conservato da Hegel) sostituisce la dialettica (v.) dei fatti (fenomenismo idealista e storicismo) o dell'Atto puro (Gentile).

Nella filosofia contemporanea - ed eccezione del marxismo (v.) che tende a dissolvere la filosofia nelle scienze della natura (Zdanov) - si assiste ad una «rinascita della m." per merito specialmente della "fenomenologia" (Brentano, Husserl, Max Scheler, Wust...) : in Husserl tuttavia, a causa del principio dell'« intenzionalità della coscienza" inteso in senso trascendentale, si ricade nella m. dell'immanenza (cf. G. Lehmann, Die Ontologie der Gegenwart in ihren Grundgestalten, Halle 1933, p. 10). M. Scheler intende il sapere metafisico come la "partecipazione dell'ente all'essenza" (als die Teilhabe eines Seienden am Sosein: cf. Vom Ewigen im Menschen, Lipsia 1923, I, 1, p. 91 sgg.). All'elaborazione di una «ontologia critica» d'ispirazione aristotelica, ma indipendente da ogni preoccupazione metafisica ultima, ovvero teologica, ha atteso N. Hartmann. Nell'esistenzialismo la m. ritorna come ontologia (v.) fenomenologica ovvero come analisi della struttura della finitezza, ma con esito negativo o, al più, problematico. In J. P. Sartre, che ritorna al dualismo cartesiano di estensione e pensiero, l'essere è scisso irrimediabilmente mi due tronchi della coscienza (pour-soi) e del mondo (en-soi) e la ricerca di avvicinarli è dichiarata una «inutile passione» (L'être et le néant, Parigi 1943, p. 708). Per Jaspers, che riprende la dottrina del noumeno kantiano (das Umgreifende), la verità assoluta dell'essere è dilazionata all'infinito e l'uomo deve attenersi alla sua «situazione» ed al più prospettare con la «fede filosofica» la
totalità dell'essere (cf. Der philosophische Glaube, Monaco 1947, p. 17 sg.). Il problema di una fondazione della m. radicalmente nuova è stato intrapreso da Heidegger, secondo il quale tutta la filosofia occidentale, sia antica come medievale e moderna, è una «filosofia dell'essenza» e quindi si è risolta in una "m. della soggettivita": il suo errore è di aver preso come oggetto della m. «l'ente in quanto ente» e di aver ridotto l'ente all'essenza, mentre si tratta di riportare l'ente all'« essere» e di fondarlo sull'attualità dell'« essere stesso" (Sein selbst). Il vero fondamento della m. è quindi l'essere, e la verità dell'essere non è più nella «conformità» ( ζ μ ε ι ω σ ς, adaequatio) fra soggetto e oggetto (v.) ma consiste nel primitivo "farsi presente" (questo sarebbe il significato originario di zivas) dell'essere stesso (cf. specialmente Was ist Metaphysik, Francoforte s. M. 1949, Introd.). Avversario risoluto della m. è oggi il neopositivismo (v.) dei Circoli di Vienna e Praga, secondo cui è «resin» soltanto ciò ch'è accessibile all'esperienza cosi da poter essere trattato con i simboli della logistica : perciò tutte le questioni e i termini della m. sono «senza senso» (cf. R. Cornap, Wissenschaft und Metaphysik, trad. franc., Parigi 1934, pp. 10 sg., 26 sg.: critica di Heidegger). V. GONDEGESZA; ENTE; SOSTESZA.

Brat.: H. Lotze, Metaphysik, Lipsia 1870; E. von Hartmann, Gesch. der Metaphysik, 2 voll., ivi 1900; G. S. Fullerton, A system of metaphysics, Nuova York 1904; C. Guastelle, Filosofica della m., Palermo 1903; W. Wundt, Metaphysik (Systematische Philosophie, Die Kultur der Gegenwart, I, 6), Berlino e Lipsia 1908, p. 103 sgg.; E. Zeller, Uber Metaphysik als Erfolarungswissenschaft, in Kleine Schriften, II, Berlino 1910, p. 333 sgg.; G. Heymans, Einführung in die Metaphysik, Lipsia 1911; P. Martoretti, Introduzione alla m., Milano 1929; P. Hofmann, Metaphysik oder verstehende Sinn-Wissenschaft, Berlino 1929; F. Heinemann, Neue Wege der Philosophie: Geist, Leben, Existenz, Lipsia 1929; H. Heimsoeth, Metaphysik der Neuzeit, Monaco e Berlino 1929; A. Dempf, Metaphysik des Mittelalters, ivi 1930; J. Stenzel, Metaphysik des Altertums, ivi 1931; W. Wundt, Gesch. der Metaphysik, Berlino 1931; Th. Whittaker, Prolegomena to a new metaphysics, Cambridge 1931; J. Hessen, Die Methode der Metaphysik, Berlino e Bonn 1932; id., Wirklichkeitslehre (Lehrb. d. Philos., 3), Monaco-Basilea 1950; J. Maréchal, Le point de départ de la métaphysique, 5 voll., LorranioParigi 1927-29; P. Simon, Sein und Wirklichkeit: Grundfragen einer Metaphysik, Monaco 1933; N. Hartmann, Das Problem des geistigen Seins, Berlino e Lipsia 1933; id., Zur Grundlegung der Ontologie, ivi 1935; id., Möglichkeit und Wirklichkeit, ivi 1938; id., Der Aufbau der realen Welt, ivi 1940; id., Neue Wege der Ontologie, Stoccarda e Berlino 1942; H. Heimsoeth, Die sechs Thesen der obendländischen Metaphysik, Berlino 1934; L. Baur, Metaphysik, 3r ed., Monaco 1935 (importante per i contatti della scolastica con il pensiero moderno); J. Engert, Die Erschliessung des Seins, Bonn 1935; E. v. Astor, Die Philos. der Gegenwart, Leida 1935; D. Feuling, Hauptfragen der Metaphysik, Saluburgos. Lipsia 1936; F. J. E. Woodbridge, Metaphysics and Logic, in Nature and Mind, Nuova York 1937, pp. 70-293; M. Müller, Sein und Geist, Tubinga 1940; R. G. Collingwood, An essay on metaphysics, Oxford 1940; N. Balthasar, La méthode en métaphysique, Lovanio 1943; L. Laodgerber, Phänomenologie und Metaphysik, Amburgo 1949; M. Schröter, Metaphysik des Untergangs, Monaco 1949; Th. Haecker, Metaphysik des Földens, Monaco 1950; M. F. Sciacca, Filosofia e m., Brescia 1950.

Cornelio Fabro
METAFRASTE: v. SIMIONE LOGOTHETE.
METAPSICHICA. - Dal greco μ α τ α (oltre) e ζ ω χ dot{η} (anima); in italiano anche : metapsicologia, parapsicologia, metagnomica, ricerca psichica. La m. si può definire : una branca della psicologia sperimentale, avente per oggetto i fenomeni psichici non patologici e nemmeno normali, ma paranormali, cioè quei fatti che, dipendendo in qualche modo dalla psiche dell'individuo sano, si effettuano secondo un meccanismo che non è quello normale (ad es., leggere un plico chiuso senza l'uso della vista).

Per distinguere adeguatamente la m. dalla psicologia sperimentale alcuni autori (p. es., E. Boisse, La psychologie inconnue, Parigi 1912, p. 82; C. Richet, Traité de métapsychique, ivi 1922, p. 5; R. Snidre, Introduction à la métapsychique humaine, ivi 1926, p. 50) hanno attribuito a materia della m . lo studio dei fenomeni psichici rari, misteriosi, dovuti probabilmente a facoltà sconosciute, che gli psicologi non sanno ancora spiegare. Questo non

## Page 528

basta a chi rifletta come, a parte la misteriosità, i fatti metapsichici non possono considerarsi rari. Nel 1900, negli Stati Uniti e Canadá pare vi fossero ca. diecimila persone dotate di facoltà medianiche (E. Morselli, Psicologia e spiritismo, II, Torino 1908, p. 528 sgg.), e nel 1913 si contavano nel mondo quasi sette milioni di spiritisti e 129 pubblicazioni periodiche della materia (L. Roure, Lo spiritismo davanti alla scienza e alla religione, vers. ii. Milano 1921, p. 332). Dal 1880 ad oggi si elencano 150 gruppi di grandi esperienze metapsichiche di tipo statistico, corrispondenti a ca. cinque milioni di singole prove sperimentali; solo il Rhine e collaboratori hanno applicato il metodo statistico a quasi un milione di esperienze (v. chiaroveggenza). D'altra parte la m., con le sue numerose società nazionali e internazionali, private e universitarie, atte a promuovere scientificamente tali studi, con la sua imponente letteratura ed i numerosissimi uomini di scienza che si dedicano con metodi di indiscussa serietà a queste ricerche, dimostra di voler essere una dottrina autonoma e si assume effettivamente un oggetto specifico di lavoro, almeno dal punto di vista pratico, che ne giustifica l'autonomia operativa. Donde la definizione sopraccennata.

I fenomeni. - I fenomeni che rientrano nel campo della m. si sogliono dividere in fisici e psichici, con l'avvertenza, però, che tutti posseggono una caratteristica psichica, in quanto avvengono soltanto in presenza dell'uomo, sempre mediante il suo concorso, cosciente o meno. Non pertanto, tra i fisici vengono annoverati quei fatti che, non manifestando in se stessi necessariamente la caratteristica psichica, potrebbero, a rigor di termini, essere prodotti anche da una causa soltanto materiale, cioè non intelligente (ad es., i colpi sul tavolino, sulle pareti, quando non corrispondono a un linguaggio convenzionale).

Tra i fenomeni fisici si elencano : i raps (colpi, rumori, grattamenti, percussioni); i fenomeni telecinetici (movimenti di oggetti senza contatto apparente, fra cui la levitazione del medium o di qualcuno fra i presenti [F. Bottazzi con la medium Eusapia Palladino, W. Crookes, J. Ochorowicz, A. F. von Schrenck-Notzing con i mediums W. e R. Schneider, F. Grunewald con la medium A. Rasmussen, E. Osty con il medium R. Schneider, W. Crawford con la medium Goligher, H. Price con gli Schneider, ecc.]); i fenomeni luminosi (bagliori, fosforescenze, nebuie, fiamme, ecc. [osservati con i mediums E. Palladino, D. Home, W. Stainton Moses, S. Tomczyk, ecc.]); le variazioni di temperatura (negli oggetti e nell'ambiente circostante, soffi freddi [osservati, sembra, specialmente le correnti d'aria fredda, con i mediums nominati nella categoria precedente]); i fenomeni chimici, magnetici, elettrici (variazioni di corrente in un circuito, del potere di una calamita, ecc. [osservazioni varie, su diversi fenomeni, furono eseguite da F. Zollner, O. Murani, J. Ochorowicz, F. Grunewald, e altri]); le variazioni di peso (generalmente del medium, osservate con bilance a bascula o a molla; alla fine dell'esperienza il soggetto riacquista il suo peso normale [W. Crawford con la medium K. Goligher]); l'apporto (introduzione di un oggetto in un luogo chiuso [F. Zollner con il medium H. Slade, E. Morselli con la medium E. Palladino, Oliveira Feijao con la medium d'Andrade, ecc.]); le apparizioni di fantasmi (completi o meno; si tenga presente che tali fenomeni non sono ascrivibili fra quelli psichici, fuor del caso che l'apparizione agisca intelligentemente e finalisticamente [W. Crookes con la medium F. Cook, varie esperienze con i mediums E. Palladino, E. Carrière, L. Gazzera, d'Andrade, D. Home, F. Cook, Stainton Moses, Monck, Eglinton, Mad. d'Espérance, Pl. Marryat, O. Corrales, A. Collemann, Sambor, R. e W. Schneider, ecc.]); l'ectoplasmia (per ectoplasma [etim. π λ α dot{α} α= figura, immagine, e ε ε τ dot{σ} ς= al di fuori] deve intendersi una sostanza "sui generis", emessa dal medium, la quale, fuori di lui, assume varie forme [cioè, si * materializza *] ed è, visibile o meno, l'agente delle azioni cinetiche a distanza e il "quid * di cui sono
costituiti i fantasmi [i mediums con i quali furono eseguite le esperienze, sono quelli della categoria precedente, e molti altri ancora; celebri le esperienze con la Goligher]); le azioni ectoplasmiche sulla materia (toccamenti dei circostanti, impressioni di volti e mani nelle materie plastiche, fotografie dell'ectoplasma, azioni di spostamento, ecc.).

Tra i fenomeni psichici: la chiaroveggenza (v.); la xenoglossia (parlare lingue straniere, assolutamente sconosciute al soggetto; non, però, ripetere brani a memoria, perché potrebbero essere già stati uditi da chi li rievoca, e riesumati in maniera subconscia quando intervengono nel soggetto particolari stati psichici); i mutamenti di personalitá (non debbono essere riferibili all'isterismo: la nuova personalità bisogna che manifesti un contenuto estraneo a quello della personalità normale del soggetto [casi studiati da C. Richett, H. Azam, P. Janet, W. F. Prince, Morton Prince, T. Flournoy, W. Deanna, H. Sidgwick, O. Lodge, J. H. Hyslop, ecc.]); i colpi e suoni aventi caratteristiche intelligenti e finalistiche (non basta, infatti, che sian prodotti comunque, ma deve trattarsi di veri brani musicali o di azioni rumorose interpretabili quali linguaggio mediante una legge convenuta; gli uni e gli altri, evidentemente, debbono attuarsi, da parte del soggetto, senza contatto fisico con gli strumenti musicali e le cose ove avvengono i rumori); la scrittura automatica (il soggetto scrive non per volontà ed intelleto proprio, ma come se fosse guidato da un'intelligenza estrinseca; è chiaro che questo viene scritto deve riferire conoscenze normalmente impossibili al percipiente); le voci dirette (non si tratta di rumori vocali, ma di autentici discorsi e parole; si chiamano «dirette» perché avvengono indipendentemente dal medium e dagli astanti [mediums C. Centurione, G. Valiantine, "Margery", E. Roberts, ecc.]); le infestazioni locali (fatti paranormali - rumori, passi, fantasmi, luci, azioni telecinetiche, ecc. - che si verificano in un luogo particolare - casa, giardino, strada, stanza, ecc.- aventi carattere di durata nel tempo. Sono ascrivibili ai fenomeni fisici o psichici secondo l'aspetto che presentano; spesso sono miste.

Valutazione critica. - Dato lo scopo della scienza di trarre dai fatti le leggi che li governano, prima necessità è lavorare su fatti autentici; ma nessun terreno, sotto questo aspetto, è infido come quello della m. per la grande massa di esperienze che, d'altra parte, offrono, in linea generale, minima certezza di autenticità, in rapporto alla natura medesima dei fenomeni, non ripetibili a volontà e nelle stesse circostanze, al carattere misterioso ed occulto dei fatti, al dilettantismo di molti cultori incomprenti che crea una documentazione enorme, quasi priva di ogni valore scientifico. D'altra parte una fenomenologia così straordinaria esige garanzie maggiori che non nelle altre scienze e i fatti addotti devono godere non di una certezza soggettiva e privata, ma pubblica e scientifica, simile a quella che esiste a favore di innumerevoli fenomeni e leggi della fisica. Ma proprio nel campo della m., l'esagerazione, la credulità, l'interesse, il trucco, giuocano un ruolo enorme. Basta pensare come uomini, quali C. Richett, W. Crookes, A. F. von Schrenck-Notzing furono ingannati e rimasero nella convinzione che l'inganno non esistesse (sotto quest'aspetto v. specialmente: C. M. de Eredia, Spiritism and common sense, 2ᵃ ed., Nuova York 1922; A. Zacchi, Lo spiritismo e la sopravvivenza dell'anima, Roma 1922; F. M. Palmés, Metapsíquica y espiritismo, 2ᵃ ed., Barcellona 1950).

Non si deve tuttavia cadere nell'esagerazione di negar tutto; infatti, sembra impossibile che un edificio qual'è oggi la m. si fondi sul nulla; si può pertanto affermare una certezza scientifica di valore generico, relativa, cioè, all'insieme della paranormalità dei fenomeni (mentre riesce più difficile verificare quali fatti, nelle categorie sopra elencate, siano degni

## Page 529

di fede) dovuta ai metodi moderni di controllo, adoperati soprattutto nei laboratori universitari ben attrezzati.

Riguardo ai fenomeni psichici, certamente la chiaroveggenza (v.) gode di certezza scientifica. Soprattutto dopo le esperienze di J. B. Rhine ogni dubbio sembra impossibile. Tuttavia la premonizione lascia adito a gravi dubbi, in specie quando trattasi di eventi futuri dipendenti dalla libera volontà dell'uomo. Alcuni fatti, però, debbono essere ammessi; ma il loro numero è, fino ad oggi, tanto scarso da non poter dare la certezza richiesta. Quasi nessuna certezza vi è per la xenoglossia e le voci dirette; un po' maggiore per la scrittura automatica; ancor maggiore per i colpi finalistici. Comunque, il bilancio è scarso.

Ipotesi e loro valutazione. - Dopo tali conclusioni, è facile valutare l'importanza delle ipotesi esplicative dei fenomeni; se esse, in generale, valgon meno dei fatti, quando questi valgono cosi poco, le ipotesi valgono quasi nulla.

Fra le varie ipotesi addotte, notevole è quella spiritica, secondo cui i fenomeni, almeno parecchi di essi, sarebbero dovuti alla anıme disincarnate dei defunti. E vero che un certo numero di fatti avviene, supposto che sian veri, come se l'agente fosse un trapassato. Ma finora non è stato possibile accertare scientificamente l'identificazione della causa dei fenomeni con un defunto (le prove addotte sono pucrili; v., p. es.: O. Lodge, Raymond or Life and Death, Londra 1917); tutta la questione qui implicata sarà studiata in spiritismo.

Altra ipotesi è che i fenomeni telecinetici, i raps, le materializzazioni, ecc. dipenderebbero da energie e sostanze speciali emesse dal corpo dal medium. Si tratta di ipotesi forse probabili; però fino a oggi ogni tentativo di captare dette energie e sostanze è risultato vano. Alcuni risultati positivi non resistono a un serio esame (le esperienze di W. Crookes con la F. Cook, di A. F. von Schrenck-Notzing con M. Béraud [Eva Carrière], di W. Crawford con K. Goligher, di G. Geley con Kluski, ecc., non dànno alcun affidamento). La cosa, quindi, è ancora "sub judice". I fenomeni di poltergeist (dal tedesco poltern = strepitare e Geist = spirito), dello stesso genere delle "infestazioni locali», tranne che l'entità disturbante ha una natura rumorosa e dispettosa, sono stati spiegati, fra l'altro, mediante l'ipotesi cosiddetta "psicometrica" (E. Boozano), secondo cui le personalità dei viventi lascerebbero "tracce" stabili nei luoghi ove hanno abitato e vissuto, le quali " tracce", in speciali condizioni e sotto l'influsso di particolari azioni psichiche di colore che, dopo, sono venuti ad abitare nello stesso luogo, producono rievocazioni oggettive di carattere rumoroso e fantastico. L'ipotesi non è priva di ogni fondamento. Altra teoria (T. Sollner, G. B. Bernard), per spiegare soprattutto i fenomeni di apporto, è quella della «quarta dimensione»; secondo questa dottrina (abusivamente fondata sul pensiero di A. Einstein) gli oggetti sarebbero capaci di penetrare in un luogo chiuso, o di uscirne, muovendosi secondo la quarta dimensione suddetta. Se si pensa che tale quarta dimensione è il tempo, si vede come questa ipotesi sia priva di base; l'errore consiste nel ritenere la quarta dimensione di egual natura delle tre dimensioni spaziali. I profani sono indotti a sbagliare dal fatto che, nelle formulazioni matematiche, il tempo, considerato soltanto nelle sue proprietà metriche puramente numeriche, può assimilarsi alle dimensioni dello spazio; ma si tratta, com'è evidente, di schemi matematici ben lontani dalla realtà fisica integrale delle cose. Altre ipotesi esplicative sono di minore importanza (v. chiaroveggenza per quelle relative a questo fenomeno). Piuttosto, la conclusione è che si procede nel buio. A tale scopo fa impressione il libro di H. Price ( A caccia degli spiriti, Milano 1937) in cui l'autore - studioso autorevolissimo di m. e presidente del "National Laboratory of Psychical Research" dell'Università di Londra - riassume i suoi lunghi anni di esperienze in una umoristica quanto desolante incertezza. Perciò desta meraviglia vedere come studiosi di valore (p. es., E. Servadio, W. Ma-
ckenzie, ecc.) affermino come assolutamente veri fenomeni, a favore dei quali manca perfino un barlume di certezza scientifica.

Valutazione morale. - Dal punto di vista pratico le esperienze di m. sono da sconsigliarsi a quanti non abbiano seria preparazione e animo saldo ed equilibrato; infatti, il carattere occulto dei fenomeni, l'apparato entro cui si pretende produrli, la mentalità delle persone che si dedicano a questi esperimenti, possono in breve condurre all'infatuazione, al fantastismo, allo squilibrio delle funzioni organiche, alla disorganizzazione mentale. I casi, purtroppo, sono numerosi. Inoltre la non esclusa possibilità di porsi, con tali pratiche, in contatto con spiriti maligni (demoni) ne aggrava l'aspetto illecito. E vero che dai decreti della Chiesa contro la spiritismo e la necromanzia esula la m., sicché per essa non sembra potersi parlare di un divieto positivo (a meno che, di fatto, le esperienze si identifichino con le pratiche spiritiche). Tuttavia, prevedendo che gli studi e, soprattutto, gli esperimenti di m. possano riuscire nocivi all'equilibrio mentale e alla fede religiosa dell'individuo, restano a lui proibiti per diritto naturale e divino positivo (nessuno può, senza giusta causa, porre in pericolo la propria salute fisica e spirituale); perciò è consigliabile che i fedeli, prima di dedicarsi alle esperienze di m., interroghino l'autorità ecclesiastica e ne ottengano relativo permesso. Si deve infatti rammentare che fra m. e spiritismo il passo è breve (v. : A. Tondi, Dottrina cattolica e m., in Ulisse, II [1948], p. 70 sgg., Roma).

Storia. - Non rimane che esporre qualche cenno sulla storia della m. Fino dagli albori dell'umanità si è parlato della evocazione dei defunti (Libro dei morti; Deut. 18, 9-12; 1 Reg. 28; Erodoto, I, 92; Pausania, III, 17; Plutarco, De sera numinis vindicta, X, XVII; Cicerone, Tusc., I, 8; Orazio, Satire, I, 8; Plinio, Hist. nat., XL, 3; Tacito, Annal., II, 28; Tertulliano, Apol., XXIII; Lattanzio, Div. instit., IV, 27; Gregorio Nazianzeno, C. Julian., XCII; ecc.). Pratiche ed un necromantici non mancano in alcun tempo e luogo, fra popoli selvaggi e evoluti; ma il moderno spiritismo si inizia con le esperienze del Mesmer e, meglio, con quelle delle sorelle Fox in Hydesville (USA, 1848). In breve l'evocazione dei morti si diffuse dappertutto; però, quasi contemporaneamente, vi furono uomini che tentarono di staccare le ricerche dall'ipotesi spiritica, onde studiarle con anime scevro da pregiudizi, ricercandone la causa obiettiva, qualunque fosse. Borse così la m., o ricerca psichica scientifica, e, a poco a poco, i relativi istituti privati e di stato, universitari o meno, adibiti a tali studi, e muniti di appositi gabinetti di esperimentazione. Si possono citare : il «National Laboratory of Psychical Research» aggregato all'Università di Londra; il «Laboratory of Parapsychology», della Duke University di Durham nella Carolina del nord; la «Society for Psychical Research» di Londra (SRP, 1882); l'«American Society for Psychical Research" (Boston 1885); l'«Institut métapuychique international" (Parigi 1919), la «Società italiana di m.» (SIM, 1941), ecc. Tuttavia, nonostante detti Istituti e le migliori intenzioni da parte dei ricercatori, la m. ancor oggi non è uscita che in piccola parte dalla sfera dell'empirismo volgare e dello spiritismo, sicché, di fronte a serie pubblicazioni ed esperienze, si ammazza una congerie di studi e scritti senza valore, atti a confondere le menti e a gettar discredito su queste ricerche.

BibL.: Le opere sulla m., pubblicate in ogni lingua e paese, assommano a centinaia. Oltre le già citate nel corso della voce, si riportano qui le più rappresentative per la serietà dell'autore o l'importanza del contributo portato (v. anche chiaroveggenza; SPARTIANO): J. Maxwell, Les Phénomènes psychiques. Recherches, observations, méthodes, Parigi 1903; G. Geley, L'être subconscient. Essai de synthèse explicative des phénomènes obscurs de la psychologie normale et anormale, ivi 1903; M. Princr, A

## Page 530

![img-0.jpeg](img-0.jpeg)
(fot. Enc. Catl.)
Metastasio, Pietro - Ritratto. Dipinto contemporaneo - Roma, Biblioteca Angelica.

Dissociation of Personality, Boston 1906; Ch. Richet, Les phénomènes dit de matérialisation de la Villa Carmen, Parigi 1906; E. Bozzano, Téispatio e psicometria in rapporto alla medianità di mrs. Piper, Milano 1911; Th. Flournoy, Esprits et mediums, Mélanges de métapsychique et de psycologie, Parigi 1911; E. Osty, Lucidité et intuition, ivi 1913; E. Bozzano, Dei fenomeni premonitori, presentimenti, sogni profetici, chiaroveggenza nel futuro, Roma 1914; A. F. von Schrenck-Notzing, Materialisationsphénomene. Ein Beitrag zur Erforschung der mediumistischen Te lephiatie, Monaco 1914 (2 ed. 1923); W. J. Crawford, The Reality of Psychic Phenomena, Raps, Levitations, etc., Londra 1917; E. Bozzano, Dei fenomeni d'infestazione, Roma 1919; W. J. Crawford, Experiments in Psychical Science. Levitation, Consust, and the Direct Voice, Londra 1919; A. von Schrenck-Notzing, Physikalische Phénomene des Mediznismus. Studien zur Erforschung der telekinetischen Vorgänge, Monaco 1920; E. Bozzano, Gli enigmi della psicometria, Roma 1921; W. J. Crawford, The Psychic Structures at the Goligher Circle, Londra 1921; O. Lodge, Ether and Reality, Londra 1923; G. Geley, L'écophronie et la clairvoyance, Parigi 1924; A. von Schrenck-Notzing, Gesammelte Asfaltice zur Parapsychologie, Lipsia 1929; H. Price, Rodi Schneider, Londra 1930; C. M. de Heredia, Las frondes espiritistas y los fenómenos metapsíquicos, Mexico 1931; A. von SchrenckNotzing, Die Phénomene des Mediums Rodi Schneider, Berlinolipsia 1933; H. Prince, An account of some further experiments with Rodi Schneider, Londra 1933; C. H. Richet, La grande espérance, Parigi 1933; E. Bozzano, Medianità poliglotta (senoglossia), Milano 1933; E. Servadio, Un nuovo metodo di fotografia con gli infrarossi, in La ricerca psichica, ivi 1933, p. 188 sgg.; J. B. Rhine, Extra-sensory perception, Boston 1934; id., New frontiers of the mind, Nuova York 1937; E. Bozzano, Indagini sulle manifestazioni supernormali, Città della Paive 1940; H. Carrington, Psychologie in the light of psichich phenomena, Philadelphia 1940; J. Hettinger, Exploring the ultra-perceptive faculty, Londra 1941; I. Garezzo, De moderno occultismo et de scientiis occultis in Italia, Casale Monferrato 1941; E. Servadio, La ricerca psichica, Roma 1946; G. C. Barnard, Il supermomale, ivi 1949; J. B. Rhine, I poteri dello spirito, ivi 1949; H. Thurston, La Chiesa e lo spiritismo, Milano 1950.

Principali riviste e pubblicazioni periodiche di m.: Annales des sciences psychiques (riv. mens. fondata nel 1891 da Ch. Richet); Revue métapsychique (è la continuas, della prec. riv. e l'organo uffic. dell' = Institute métapsychique international + di Parigi); Proceedings (quasi 30 voll. pubblicati dalla =Society for Psychical Research * di Londra); Journal of the Society for Psychical Research di Londra (riv. mens. destinata soltanto ai soci); Proceedings (il primo volume è apparso nel 1907, si pubblica dalla - American Society for Psychical Research * di Boston, U.S.A.); Journal of the American Society for Psychical Research di Boston, U.S.A. (Nuova York); La ricerca psichica (già a Luce e ombra *,
riv. mens. fondata a Roma nel 1900; dal 1932 si pubblica a Milano); Zeitschrift für Parapsychologie (già a Psychische Studien * riv. mens. fondata a Berlino nel 1874); Zeitschr. für métapsychische Forschung (riv. mens. pubblicata a Lipsia), Alighiero Tondi

METASTASIO, PIETRO. - Poeta, n. a Roma il 3 genn. 1698, m. a Vienna il 12 apr. 1784. Il suo cognome Trapassi gli fu grecizzato in M. dal tutore Gian Vincenzo Gravina, l'ecudito famoso, il quale voleva educare alla dottrina e all'arte meditata il suo precoce talento d'improvvisatore. La cultura classica e la filosofia cartesiana, che studiò a Scalca con la guida di Gregorio Caloprese, non gl'impoverirono la vena; ma nemmeno l'indussero ad una riflessione più profonda; né la sua vita conobbe tempeste. Al noviziato letterario e filosofico succedette il noviziato teatrale quando si trasferì a Napoli (1720), alternando la pratica d'avvocatura con la composizione di libretti per epitalami e cantate. Il successo della Didone abbandonata (1724), dovuto anche all'arte di Marianna Benti Bulgarelli, la «Romanina ", lo decisc per la carriera di poeta di teatro, miserabile per tanti altri, e per lui fortunatissima. Chiamato a Vienna come poeta cesareo (1730), vi interpretò il "genio" dell'opera italiana, nella sua più felice ed obliosa condiscendenza, dal regno di Carlo VI a quello di Maria Teresa: né dei rivolgimenti che si preparavano con il terzo dei suoi sovrani viennesi, Giuseppe II, ebbe ad avvedersi, se non restando nel margine cronistico dei tempi. Morì quando Pio VI, il "Pellegrino apostolico", visitava Vienna per tentar di ritrarre l'ammiratore di Federico II di Prussia dalle leggi antiecclesiastiche (1784): l'illusione del poeta "romano" di trovarsi a casa propria nella reggia del "sacro romano Imperatore" era caduta: non però drammaticamente.

Il M. riporta alla letteratura una forma, il melodramma, che era nata nel Cinquecento dalla letteratura, dallo studio di come la parola potesse aprirsi alla musica, e la musica scendere sulla parola a svelarne l'intima suggestione. Le esperienze del teatro dell'opera sono riassunte da questo attimo fra i poeti arcadi: il dramma è concepito come ricerca di un mondo effusivo e canoro che crea un'atmosfera di sentimento dove i contrasti di fortuna, di passioni e di dubbiosi desiri sono conciliati in una melodiosa effusione di affetti. L'occasione è disposta dall'esterno: da un'opportunità di movimento scenico e di tecnico teatrale, come nella Didone; da una celebrazione cortigiana che dispone per il natalizio dell'Imperatore uno spettacoloso arco di trionfo, dove personaggi eloquenti solennizzano un'immagine orgogliosa della romanità, come nell'Attilio Regalo (1740); dalle nozze politiche che pacificarono due dinastie rivali, come nel Romolo ed Erolla (1765). Felice è soprattutto quando l'animazione poetica è sollecitata dall'immagine di un mondo connaturato al suo gusto arcade, da un paesaggio felice e da una situazione scenica che, sul modello caro al dramma pastorale, riconduce al lieto fine predisposto l'avventura patetica dei personaggi destinati : così nell'Olimpiade (1735). Anche di traduzioni operistiche del dramma sacro si compiace il poeta : ché talvolta la corte si raduna, come ad una festa, alla celebrazione spettacolosa dei fasti cristiani : così in S. Elena al Calvario (1731), in Gioas re di Giuda (1735), in Isacco figura del Redevtore (1735). La teatralità trionfante non esclude dalla sua cerchia la meditazione religiosa; e questa è condotta con grande sincerità d'affetti, toccando per il tema dell'amor sacro quelle fibre sentimentali che si erano agitate per il tema dell'amore profano. Ad una concezione di vita più austera ed energica l'agevole condiscendenza metastasiana parve poco meno che insincera: quindi le esciatenze, a cominciar dall'Alfieri. Eppure il vecchio scrittore che, invitato dagli enciclopedisti a collaborare, aveva bene inteso quanto spazio spirituale lo separava da loro e forse presentito che il compromesso a cui

## Page 531

quelli invitavano un rappresentante del vecchio mondo rinascimentale si sarebbe conchiuso con la distruzione tentata od effettuata di questo, fu ammirato, anche nei nuovi tempi, da quanti riconoscevano in lui il magistero dell'artista sempre capace di un lavoro ineccepibile, nei limiti accettati di uno stile e di una concezione particolare. Molttesimi lo ammirarono, da Leopardi a Carducci; né si dovrebbe dimenticare che molto preromanticismo, movendo dall'immagine di un mondo felice, dove l'elo. quenza dei sentimenti concilia ogni divario e schiuge un varco agevole all'intesa dell'uomo con la natura e con le creature, si fonda sopra una intuizione metastasiana. Fu l'ultimo poeta del Rinascimento, sotto questo riguardo; e nella limpida irreprensibile grazia delle «ariette» suggello nella forma perfetta l'accettazione di un limite: d costume letterario dei nuovi tempi volle che il dominio estensivo della poesia maturasse nella profondità di una concezione assoluta.

Bibl.: Edizioni : Opere, 12 voll., Parigi 1780-82; Opere postume, 3 voll., Vienna 1795; Tutte le opere, Milano 1943 sgg. Studi: A. Arteaga, Le rivoluzioni del teatro m. sicale dalle sue origini fino al presente, Venezia 1785; P. Arcari, L'arte poetica di P. M., Milano 1902; C. Levi, La critica metastasiana in Italia (Saggio bibliografico), Firenze 1911; A. Della Corte, L'estetica musicale di M. P., in Settecento italiano, Torino 1922, pp. 263 335; L. Russo, M., Bari 1921; 3* ed., ivi 1942; M. Apollonio, M., Milano 1930; 2* ed., Brescia 1950; id., Storia del teatro italiano, III, Firenze 1946, pp. 179-224. Mario Apollonio

## METEMPSICOSI : v. REINCARNAZIONE.

METEREOLOGIA. - L'etimologia della parola dice che in origine essa si riferiva allo studio, o, almeno, all'osservazione, di tutti i fenomeni sovraterrestri ( τ ȧ μ ε τ ε ω ρ α= le cose soprastanti la terra) che all'inizio di ogni civiltà venivano considerati espressione di una o più divinità a seconda del tempo, del luogo e del fenomeno. Attualmente la m. propriamente detta studia quasi esclusivamente gli strati inferiori dell'atmosfera, dal suolo sin verso i 25-30 mathrm{~km}. di altezza ed in particolare i primi 10-15 mathrm{~km}.

In questo strato, il cui spessore è appena qualche millesimo del raggio terrestre, mediante una densissima rete di stazioni metereologiche, il cui servizio è normalizzato su base internazionale, si seguono su tutta la superficie della terra i moti orizzontali e verticali delle masse d'aria (venti), la distribuzione della pressione, della temperatura e del contenuto di vapore d'acqua, nonché le variazioni di queste grandezze; e vengono osservati i fenomeni relativi alla condensazione del vapore: nebbie, nubi, precipitazioni di varia entità e natura.

I messaggi relativi a tali osservazioni, condensati in pochi gruppi cifrati, vengono trasmessi, per lo più via radio, a centri di raccolta e di riemissione nazionali ed internazionali, in guisa che i centri di studio possano avere tutte le osservazioni, riportate con opportuni simboli su carte sinottiche, entro le due ore successive a quelle di osservazione ( 1,4,7,10,13,16,19,22 T. M. E. C.).

Solo in tal modo è possibile seguire nel loro insieme lo svolgersi dei fenomeni dell'atmosfera, per lo più molto complessi e a scala intercontinentale.

Le osservazioni, studiate con elaborazione cartografica sinottica e con metodi statistici, hanno mostrato come nell'atmosfera esista una specie di «circolazione generale media» a carattere zonale, cioè secondo i paralleli, e come i grandi fenomeni meteorologici possano considerarsi perturbazioni più o meno profonde di tale circolazione. Essa, grossolanamente simmetrica rispetto al piano equatoriale, consiste prevalentemente in correnti da Est verso Ovest alle alte latitudini (sopra i 60° ); in correnti prevalentemente da Ovest a Est (correnti occidentali) alle latitudini comprese in media tra i 60° mathrm{e} 30°; in una zona di calme subtropicali tra i 30° ed i 15° mathrm{e} infine in una zona di correnti da Est ad Ovest (gli alisei) sulla fascia equatoriale. Particolarmente interessante è il fatto che le correnti occidentali ad una quota di ca. 10 km . e ad una latitudine di ca. 45° presentino un massimo accentuatissimo (con verti sino a 300 mathrm{~km} / mathrm{h} ), detto corrente «a getto».

Questa circolazione media, attribuibile, nelle grandi linee, all'effetto combinato della rotazione della terra e della diversa radiazione solare ricevuta dalla terra stessa alle varie latitudini, fa sì che le masse d'aria permangano relativamente a lungo alla stessa latitudine, assumendo alle varie quote temperature e contenuti di vapore che le caratterizzano, sicché si può parlare, entro certi limiti, purtroppo piuttosto vasti, di masse d'aria artiche (venti da Est), intermedie e tropicali (venti da Ovest) ed equatoriali (correnti da Est : alisei). Queste masse presentano poi ulteriori caratteri particolari (marittime, continentali), a seconda del supporto geografico, sul quale si son venute a trovare alla latitudine d'origine. Le masse d'aria conservano più o meno a lungo, anche attraverso le vicissitudini di una perturbazione, le caratteristiche della zona di origine, in modo che, entro certi limiti, è possibile riconoscerle. Ciò perché, come le osservazioni hanno dimostrato, le masse d'aria, che vengono a muoversi a contatto le une delle altre, manifestano fenomeni di rimescolamento per lo più assai lievi e molto lenti, tanto che si può parlare di superfice di separazione tra le masse o di «discontinuità». Queste superfici di separazione risultano per lo più quasi orizzontali (inclinazione da 1 a 10 \% ); ed esse possono subire dei moti ondulatori con onde, in cui il moto delle particelle è prevalentemente orizzontale, che hanno lunghezze dell'ordine del migliaio di chilometri e che, in condizioni di instabilità delle due masse d'aria tra le quali si formano, possono evolvere fino a formare quei giganteschi vortici ad asse verticale che costituiscono i cicloni, nei quali l'energia di posizione delle masse d'aria a contatto (le fredde più dense si abbassano, le calde si sollevano) viene a trasformarsi in energia di moto (vento).

I fenomeni di condensazione (nubi, piogge, ecc.) che precedono o accompagnano in ogni caso le brusche variazioni di temperatura e di vento, sono proprio dovuti al passaggio sulla zona interessata di discontinuità tra due masse d'aria diverse e in condizioni di instabilità. Sono le masse calde che, sollevandosi al di sopra delle fredde od essendo da quelle fredde sollevate (e il fenomeno può essere accentuato od attenuato dall'orografia o da altre cause) si portano da pressione alta (al suolo) a pressione bassa (in quota); subiscono così un processo di espansione pressappoco adiabatico, cioè senza scambio di calore con altre masse e perciò si raffreddano raggiungendo la saturazione (alla quota ove verrà a trovarsi la base delle nubi) e condensando il vapore contenuto in goccioline o cristalli di ghiaccio.

Le superfici di discontinuità, in corrispondenza delle quali l'aria calda viene a sovrapporsi alle masse fredde, si dicono discontinuità calde, e fronte caldo la loro intersezione col suolo; esse presentano in media questa successione di nubi: «cirri» costituiti da cristalli di ghiaccio, bianchissimi, tenui e trasparenti e ad una quota intorno a 6-8 mathrm{~km}.; «altostrati» di gocce sotto lo zero,
![img-1.jpeg](img-1.jpeg)
(per cortesia del dett. G. Fea)
METEREOLOGIA - Schema della circolazione generale e delle principali discontinuità.

## Page 532

![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(per cortesia del dott. G. Feo)
Metereologia - Schema di tipico fronte caldo.
ma liquide; sono bianchi e più densi dei primi e a quota tra i 2 e 6 km .; "nembostrati», di gocce d'acqua relativamente grosse, nereggianti e con base anche molto bassa, di forte spessore ( 2-5 mathrm{~km}.) che dànno precipitazioni continue (piogge, neve); al di sotto si hanno spesso banchi di nubi continue o frammentate (strati, fractostrati) o nebbie. Le superfici di discontinuità, in corrispondenza delle quali l'aria calda viene sollevata dalla fredda, si dicono fredde, e fronte freddo la loro intersezione col suolo; esse presentano in media questa successione di nubi: "altocumuli", costituiti da gocce d'acqua, bianchi, ad aggregati più o meno grossi (note col nome popolare di nubi a pecorelle ") a quota tra 2 e 6 km .; "cumulonembi», tipiche nubi temporalesche dalle verte biancheggianti altissime ( 6-8-10 mathrm{~km}.), costituite da cristalli di ghiaccio e dai corpi densi nereggianti, formati da gocce d'acqua che alla base, spesso molto bassa, sono molto grosse; esse sono accompagnate da precipitazioni a rovesci, in particolare da grandine e a queste seguono "cumuli" o "cumuli imponenti" con base sul chilometro e sommità da 2 a 5 km .

Il passaggio di una discontinuità calda dura in media una giornata, quello di una fredda poche ore. In realtà la natura spesso si allontana da questo schema cosi semplice; già discontinuità fredde e calde possono congiungersi e sovrapporsi in sistemi misti detti "occlusioni", ma sono soprattutto gli ostacoli orografici, i mari caldi e freddi, ecc. che possono portare alterazioni anche molto profonde nell'evoluzione di un sistema di discontinuità, sia dal punto di vista dinamico che termico, rinforzando o attenuando i fenomeni frontali in intervalli di tempo alle volte molto brevi. E ciò che determina le difficoltà incontrate dai meteorologi previsori, difficoltà tanto maggiori quanto più tormentata è la geografia della zona studiata, come in particolare avviene per la zona mediterranea (v.: organizzazione meteorologica).

Bibl.: T. Alippi, La previsione del tempo, Bologna 1930; N. Shaw, Manual of meteorology, Cambridge 1932; F. Vercelli, L'aria, Torino 1933; V. Bjerknes e altri, Hydrodynamique physique, Parigi 1934; S. Petterssen, Weather analysis and forecasting, Nuova York-Londra 1940; F. Eredia, Lezioni di m. e aerologia, Roma 1941; Berry, Bollay, Beers, Handbook of meteorology, Nuova Yorà-Londra 1949.

METOCHITES, Giorgio. - Scrittore bizantino, difensore dell'unione del II Concilio di Lione (1274), ambasciatore del suo imperatore Michele VIII Paleologo presso i papi Gregorio X e Innocenzo V (v.) nel periodo 1275-76. M. in carcere per la causa dell'unità della Chiesa nel 1328.
M. scrisse cinque libri sopra la processione dello Spirito Santo, due libri di confutazione degli scritti di Massimo Planudes e Manuele Moscopulos, ed un'opera storica intorno alle origini dello scisma