(sârah 57, 26).
Purtroppo il mondo dell'islám, preso nel suo insieme, vede un mondo cristiano da lungo tempo diviso e lanciato alla conquista degli altri popoli e specialmente dei musulmani. Della Chiesa ha conosciuto piuttosto l'esterno in una confusione spiacevole di politica e di religione ed ignora, e non la potrebbe ammettere se la conoscesse, la continuità Gesù-Chiesa e che la Chiesa sia il Corpo Místico di Cristo. Inoltre esso, seguendo sempre il Corano, rigetta come un'empietà maggiore verso la trascendenza divina il dogma dell'Incarnazione. Ne deriva che una mutua comprensione nel campo dottrinale e in quello pratico si presenta assai delicata e difficile.
Quando i cristiani cominciarono a conoscere l'islàm, presero subito un atteggiamento di difesa per salvaguardare la dottrina cristiana, e la letteratura non è esente da sarcasmi e da attacchi violenti. Questo modo di agire è durato fino ai nostri giorni per cui l'uno è nemico dell'altro. La storia parla di cristiani, teologi e religiosi, che cercarono con i mezzi più vari di far conoscere ai musulmani il vero pensiero dottrinale della Chiesa. I loro sforzi, però, restarono praticamente senza risultato. E necessario attendere il sec. XIX e le circostanze storiche di uno sforzo nuovo della Chiesa per estendersi in alcune regioni di recente aperte alla penetrazione del mondo occidentale, specialmente nell'Africa, allo scopo di affrontare il vero problema dell'avvicinamento. Fu merito del card. Lavigerie (v.) l'aver messo in rilievo che la difficoltà di un incontro è fondamentalmente di ordine dottrinale, ma in realtà dipende da pregiudizi e ostacoli di ordine psicologico. Il vero mezzo per farli sparire è che la Chiesa per mezzo dei cristiani e in primo luogo dei suoi sacerdoti e missionari, si presenti come l'ereditiera e la continuatrice di Gesù, che ha lasciato ai suoi discepoli l'unico preposto della carità. Solo per mezzo della carità i musulmani potranno riconoscerli come fedeli al loro Maestro e al Vangelo e degni della loro confidenza.
"Il messaggio, che avete ascoltato fin dal principio, è che vi amiate gli uni e gli altri" (I Io. 3, 11). Di quel messaggio i musulmani attendono dalla Chiesa la testimonianza. E quanto dice non solo il Corano, ma anche la semplice popolazione della campagna, che lo ripete spesso ai cristiani: "ciò che noi attendiamo da voi, è la misericordia e la bontà ".
La parola carità deve riassumere tutta la ragione
della presenza della Chiesa e della sua azione in mezzo ai popoli, che non sono sotto la sua obbedienza. Quindi la sua prima qualità deve essere il disinteresse. Se il testimone di Cristo in mezzo ai musulmani vuole essere un conquistatore, un lottatore, che passa all'assalto, è meglio che per lui e per la Chiesa resti a casa propria. Egli invece deve essere un testimone di Cristo ed esserlo per tutta la vita. In particolare deve consorrore una completa indipendenza dalle potenze temporali, manifestare un rispetto sovrano per le società autonome e loro struttura e per le civiltà di cui vivono e che sono state create o riformate dall'islám. E necessario egualmente rispettare gli sforzi del progresso sociale e delle evoluzioni verso questa o quella forma di civilta, anche se impregnata di spirito cristiano, perché ciò non è affare della Chiesa. A maggior ragione il cristiano mositrerà un amore sincero per il sentimento religioso di quegli uomini, che non seguono la sua fede, ma che sono anch'essi uomini di fede. Si deve, quindi, amarli come sono e non in quanto rassomigliano a noi.
Più positivamente, i testimoni della Chiesa dinanzi ai musulmani devono assumere le loro responsabilità affinché il progresso materiale, portato dall'Occidente, non costituisca un'occasione di rovine morali e spirituali. Un capovolgimento totale di tutte le strutture della vita sociale e individuale è in corso. La tecnica e l'economia moderna stanno rovinando i quadri tradizionali, che mantenevano nella loro efficacia i precarli islamici della vita morale e religiosa. Tutto rischia di essere brutalmente spazzato via.
La Chiesa in qual modo può praticamente assumere la sua parte di responsabilità ? Primieramente, risvegliando o creando uno spirito nuovo nelle popolazioni cristiane di minoranza dai paesi musulmani, stiò uno spirito autenticamente cristiano e cattolico. Se queste si rinchiudessero in uno spirito di superiorità, bisognerebbe invitarle ad aprirsi alla realtà circostante: fare che le collaborazioni o i contatti, che questi cristiani hanno cercato sul piano politico o economico, siano stabilite pure su un piano umano. Anche a costo di un vero eroismo, sappiano osservare un atteggiamento di giustizia basato sopra l'eguaglianza fondamentale degli uomini, tutti creature di Dio e amate dal loro Creatore, e un atteggiamento di carità, che li obblighi a dedicarsi agli altri anche con sacrificio, sinceramente convinti che chi ha più ricevuto, deve più dare. Si comprende facilmente che un tale sforzo, richiesto dai cristiani esige una formazione speciale ed ardua.
Inoltre il monachesimo cristiano con la sua pratica di una vita di adorazione e di contemplazione potrà attirare sul cristianesimo larghe correnti di simpatia e di confidenza. Meritano, però, una speciale nota quelle congregazioni religiose i cui membri consacrano la loro vita al mondo dell'islàm in un puro movimento di carità. Essi professeranno un grande rispetto verso le opinioni e i comportamenti di coloro, di cui vogliono condividere la vita. Perciò ne seguiranno le abitudini, i gesti, la lingua, la cultura fino ai limiti possibili. Attraverso la loro lingua e cultura, cercheranno di coglierne la psicologia e la mentalità. Con molta cura porranno in rilievo tutti i punti di storia o di dottrina filosofica o religiosa, comuni ai musulmani e ai cristiani.
Al riguardo è indispensabile ricordare che la comunità musulmana si lancia con orgoglio contro ogni tentativo esterno poiché vede in esso una minaccia e una volontà di attaccare ciò che essa possiede di più sacro. Ora la Chiesa è stata inviata per salvare a non per perdere, per apportare un completamento a ciò che vi è di più puro nelle aspirazioni di quei popoli, i quali del resto sono pronti ad accogliere quanto non hanno ma non a perdere ciò che posseggono. Il testimone della Chiesa, perciò, non si limiterà a conoscere ciò che sono i musulmani, ma attraverso un sapiente adattamento camminerà insieme con loro in tutto ciò che è moralmente legittimo, fino a quando non sarà ammesso, anzi ridisisto di fare l'apporto di novelle ricchezze. E facile comprendere che una simile veduta di cose, un adattamento cosi generoso, fa del missionario un educatore, che insegna
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ai suoi simili l'uso della loro libertà; e una guida degli altri cristiani, viventi in niczzo ai musulmani.
Egli sarà colui che provoca degli incontri fecondi, delle conversazioni, degli scambi sul campo dell'intelligenza e dell'azione, per aprite i cuori e lasciarli arricchire, trovando spontaneamente il proprio bene. Avrà cura di ridonare a tutti, uomini e donne, il senso delle loro responsabilità personali in modo che le assumano. Alle scopo, prepara generazioni di educatori, di uomini qualificati, di capi di famiglia. Restituendo loro la confidenza in se medesimi, fornirà loro i mezzi pratici di tradurre in pratica i principi, che conoscono e che realizzano solo in parte.
BibL.: Instructions de S. Eminence le card. Lavigeric à ses Missionnaires, Maison-Carrée 1907; L. Lemmens, L'Islam, croyances et institutions, Beyrouth 1926; J. Mazé, Le card. Lavigerie et son diction apostolique, ivi 1928; J. Tiquet, Les calons arabes chretiens du card. Lavigerie, ivi 1936; J. T. Addison, The Christian approach to the Moslem. A historical Study, Nueva York 1942; S. Paventi, La Chiesa missionaria. Manuale di missionalogia dottrinale, Roma 1949, pp. 483-91; F. M. Pareja, Islamologia, Roma 1951, Giacomo Lanfry
METROFANE II. - Patriarca greco unito (4 maggio 1440-1 ag. 1443), n. verso l'inizio del sec. xv; partecipò al Concilio di Firenze come metropolita di Cizico e sottoscrisse la bolla d'unione ( 6 luglio 1439). Elette patriarca greco unito di Costantinopoli e intronizzato il 5 maggio fece, durante la liturgia solenne, la commemorazione liturgica del Papa.
M. scrisse lettere ai greci di Creta e Modon, annunziando loro la sua elevazione dalla sede patriarcale e esortandoli all'osservanza dell'unione del Concilio di Firenze. Il suo breve patriarcato fu molto ostacolato. Tuttavia la sua perseveranza nella fede cattolica e nell'ubbidienza verso il Papa contribuì al fatto che dopo la sua morte fosse eletto a succedergli un altro vescovo dai sentimenti cattolici: Gregorio Mammas.
Bibl.: G. Hofmann, Patriarchen von Konstantinopel, in Orientalia Christiana, 32 (1933), pp. 8-12. Giorgio Hofmann
METROFANE, CRITOPULOS. - Teologo scismatico e protestantizzante del sec. xvir, n. in Berea di Macedonia nel 1589. Monaco del Monte Athos, fu inviato da Cirillo Lucaris all'estero per la sua formazione, sempre in mezzo ai protestanti : fu poi sei anni in Inghilterra ( 1617-24 ), già sacerdote, in pieni rapporti con gli anglicani, altri tre in Germania (16241627) e quindi nella Svizzera con pastori calvinisti. Importanti documenti dell'Archivio di Ginevra (E. Legrand, Bibliographie hellénique du XVIe siècle, V. Parigi 1903, pp. 203, 206-208) lo mostrano, sotto l'ispirazione del Lucaris, in atto di tentare l'unione delle Chiese orientali con i calvinisti. Passò poi ad Alessandria, dove lo si trova prima gran archimandrita, poi vescovo di Menfis, e infine nel 1636 patriarca. E, caso strano, come tale sottoscrisse nel Sinodo di Costantinopoli del 1638 la condanna di Lucaris, suo iniziatore al calvinismo. Morì nella Valacchia nei primi mesi del 1639.
Numerose sono le sue opere, una sola però è rimasta famosa l' "Dovànyia тĕs d'vatȧıxĕs 'Exxà η σ i α ς тĕs xa00àıxĕs, edita in tutte le collezioni dei libri simbolici della Chiesa orientale. L'originale si conserva nella Biblioteca di Wolfenbüttel, ms. 1048. Questa Confessione di M., tuttavia, né fu da tutti ammessa né mai è stata ufficialmente approvata. E se da un lato rappresenta quasi sempre abbastanza bene la dottrina della Chiesa "ortodoxa", dall'altra, nelle questioni sui Sacramenti, ispirazioni e canone della Scrittura e nozione della Chiesa, sa assai di calvinismo. M. è stato il primo a negare nella Chiesa bizantina l'Immacolata Concezione di Maria (art. 17 della "Oиохоүіа).
BibL.: A. K. Demetracopulos, Δ σ α i μ mathrm{ov} xzpl ro6 3íou xal σ η γ γ α μ μ dot{α} τ ω ν ro6 M γ γ α ρ dot{α} ν ω ς ro6 K μ τ τ σ ε λ λ 0 η. Lipnia 1870; K. J. Dyouvuniotis, M γ ρ ρ varphi dot{α} ν ς 6 K μ τ τ σ σ ω λ 0 ς
puntate varie in 'Iepos Sivizepus, 1914, nn. 229-34; E. Legrand, Bibliographie hellénique du XVIIe siècle, V, Parigi 1903, pp. 102-118; Ch. A. Pzoudopulos, 'A λ α ξ α ν ξ ρ ι α o σ ι α ι dot{α} μ α τ α, in 'Ex. Φ dot{α} ρ ς ς 6 (1910), pp. 207-12; V. Grumel, s. v. in DThC, X, coll. 1622-27. Emanuele Candal
METROFANE di SMIRNE. - Occupava già questa sede nell'877, al tempo della deposizione del patriarca di Costantinopoli s. Ignazio. M. si mise risolutamente alla testa degli avversari del novello patriarca Fozio, ed attirò contro di lui la collera dell'imperatore Michele III, che lo condannò alla prigionia ed all'esilio. La caduta di Fozio nell'867 lo fece ritornare alla sua sede e gli permise di prendere parte attiva all'VIII Concilio ecumenico, a Costantinopoli, nell'869. Ma, allorché, dopo la morte di s. Ignazio, il papa Giovanni VIII riconobbe Fozio come legittimo patriarca, M. si ostinò nella posizione di intransigenza, anche contro i legati pontifici, i quali finirono per scomunicarlo nell'880.
M. è autore di un Commentario all'Ecclesiante, conservato nella traduzione poorgiana ed edito da K. S. Kekelidze (Tiflis 1920), di diversi inni in onore della S.ma Vergine, raccolti nel Θ ε σ τ o x α dot{α} ρ ι o ν (Venezia 1880, pp. 15. 47, 65, 91, 105) e di due panegirici, l'uno in onore di s. Policarpo (Exxà η σ α σ τ ι σ ) 'A λ dot{η} θ ε ε α, III [1882-83], pp. 298-302), l'altro in onore degli arcangeli Michele e Gabriele (ibid., VII [1887], pp. 386-93). Inoltre restano alcune lettere.
BibL.: J. Hergenröther, Photius, { }² II, Ratisbona 1865, pp. 97-132; R. Janin, Metrophane de Smyrne, in DThC, X, coll. 1627-28; M. Jugie, Le schisme byzantin, Parigi 1941, pp. 103-20; F. Dvornik, The phatian schism, Cambridge 1948, pp. 43-59. Maurizio Gordillo
METROPOLITA. - E il vescovo che presiede alla provincia ecclesiastica ed ha sotto di sé altri vescovi, detti "suffraganei" (dal suffragio cui hanno diritto nel concilio provinciale). A lui compete il nome di "arcivescovo", ma non esclusivamente, perché viene anche concesso, come titolo onorifico, a vescovi immediatamente soggetti alla S. Sede e privi di suffraganei, o a vescovi titolari.
Metropoli ( μ η γ ρ dot{α} σ α λ η ) chiamavasi nei primi secoli la città matrice o principale della provincia ( dot{ε} π α ρ χ i α ), nella quale per prima, e talora ad opera degli stessi Apostoli, era stata predicata la religione cristiana, e donde s'era diffusa agli altri centri. Per questo fatto, ad anche per l'influsso dell'organizzazione provinciale romana, il vescovo della metropoli si trovò ad esercitare una certa giurisdizione sui vescovi comprovinciali ( ε σ α σ χ dot{α} α α α ), chiamati dal sec. viI anche "suffraganei». In Africa però, e forse anche in Spagna, la dignità metropolitana non era ammessa alla sede principale, ma attribuita al vescovo più anziano di ordinazione. In Oriente il Concilio nicano del 325 presuppone già esistente l'organizzazione metropolitana; in Occidente invece essa si stabili gradatamente durante i secc. iv-v. Nel primo medioevo i diritti e i doveri dei m. erano dovunque molto estesi : presiedevano al concilio provinciale, intervenivano in tutti i negozi straordinari delle loro province, ricevevano gli appelli contro le sentenze e i decreti dei suffraganei, li confermavano e consacravano, li giudicavano e deponevano. Essendo però la loro giurisdizione di diritto umano, post man mano essere ristretta sia dal rafforzarsi della dignità e indipendenza dei vescovi suffraganei, sia soprattutto dagli interventi dei romani pontefici, che, preoccupati dagli abusi, revocavano i poteri acquisiti. Ciò si verifich, specialmente in Occidente, già nel periodo che precede le collezioni autentiche delle Decretali, anche per l'influsso dello Pseudo-Isidoro, deciso avversario del potere metropolitico. Nel diritto delle Decretali restarono tuttavia ai m. non poche prerogative, oggetto in seguito di nuove limitazioni. Il Concilio di Trento riformò tutta la disciplina, che fu accolta sostanzialmente nel CIC.
Nel diritto vigente la dignità metropolitana è sempre
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unita ad una sede episcopale determinata o approvata dal pontefice (can. 272). Nella sua diocesi il m. ha gli stessi diritti e doveri di qualsiasi vescovo (can. 273); nelle diocesi dei suffraganei ha solo quelli che sono enumerati nel CIC o che gli sono stati espressamente concessi. In particolare, quanto alla giurisdizione amministrativa, il m. deve convocare ogni 20 anni il concilio provinciale e presiederlo (cann. 283-84); può vigilare sull'osservanza della fede e della disciplina ecclesiastica in tutta la provincia e informare degli abusi il pontefice (can. 274 n. 4); può istituire i candidati ai benefici, presentati dai patroni, se il suffraganeo competente ha omesso di farlo entro i termini legali, senza esserne impedito da giusto motivo (can. 274 n. 1); può deputare il vicario capitolare nelle diocesi suffraganee, se il Capitolo cattedrale competente ha tralasciato di farlo entro otto giorni dal ricevimento della notizia della vacanza della sede episcopale (cann. 274 n. 3 e 432 S S 1 e 2); può visitare le diocesi suffraganee, previa approvazione della causa da parte della S. Sede, se i suffraganei stessi abbiano trascurato di farlo e, nel tempo della visita, può predicare, confessare, assolvendo anche dai casi riservati al vescovo, inquisire sulla vita e l'onestà del clero, denunziare ai competenti Ordinari, perché li puniscano, i chierici notati d'infamia, punire con giuste pene, non escluse le censure, i crimini notori e le offese fatte a lui o a persone del suo seguito (can. 274 n. 5); infine, se un suffraganeo incorresse nella scomunica o nella sospensione o nell'interdetto, il m . deve ricorrere subito alla S. Sede, perché provveda (can. 429 § 5). Quanto alla potestà giudiziaria, è presso il m . il tribunale di seconda istanza per tutte le cause definite in primo grado da un suffraganeo (cann. 274 n. 7 e 1594 § 1), fatta eccezione, in Italia ed in altri paesi, per le cause matrimoniali, riservate ai tribunali regionali già in prima istanza; è pure presso il m. il tribunale di primo grado per le cause circa i diritti o i beni temporali del suffraganeo o della sua mensa episcopale o della sua curia diocesana, qualora il suffraganeo stesso non preferisca affidarle al proprio tribunale (cann. 274 n. 8 e 1572 § 2). Il m. gode inoltre di alcune prerogative in tutta la sua provincia: può concedere indulgenze di 200 giorni (S. Penit. Ap. 20 luglio 1942); precede i suffraganei anche nelle loro diocesi; può celebrare pontificali in tutte le chiese, anche esenti, avvertendo l'Ordinario se la chiesa è cattedrale; può benedire il popolo ed incedere con la croce levata (can. 274 nn. 2 e 6 ).
Fuori della sua provincia il m. può esercitare determinati diritti sui vescovi, prelati e abati nullins, immediatamente soggetti alla S. Sede, i quali l'abbiano scelto, una volta per sempre, per partecipare al loro concilio provinciale (can. 285).
Il m. ha diritto al pallio, insegna dell'autorità arcivescovile, e deve richiederlo al sommo pontefice entro tre mesi dalla consuccazione o dalla promozione in conciutoro, se già consacrato (can. 275). Gli atti di giurisdizione metropolitana o di ordine episcopale, nei quali è prescritto dalle leggi liturgiche l'uso del pallio, sono illeciti se posti prima dell'imposizione del pallio stesso (can. 276). Infine, quanto alla precedenza, i m., come gli altri arcivescovi, seguono i primati e precedono i vescovi (can. 280).
BibL.: H. Leclercq, Episcopat, in DACL, V, coll. 233-35; Wernz-Vidal, II, p. 633 sgg.; A. Amanieu, Archevêque, in DDC, I, coll. 927-34; I. Chellodi-P. Ciprotti, Ins canonicum de personis, Vicenza 1942, p. 278 sgg.; A. S. Popek, The rights and obligations of metropolitans, a historical synopsis and commentary, Washington 1947.
Mario Castellano
METSYS (Massys), Quentin. - Pittore, n. a
Lovanio nel 1466, m. ad Anversa nel 1530. Lo si trova ad Anversa nel 1491, dove nel 1493 si iscrisse alla gilda dei pittori rimanendovi fino alla morte.
Fin dalle prime opere appare quella dualità di medievale e di rinascimentale, di mistico e di umanamente realistico che è tipica in lui. Già nella Vergine con il Bambino (Museo di Bruxelles) assimila nella composizione e nello sfumato principi iconardeschi, mostrandosi insieme delicato colorista. Ma preponderante è la tradizione del primo Quattrocento, che caratterizza anche le altre sue Madonne (Berlino, Londra, Anversa, ecc.).
Fondamentale per l'arte fiamminga in generale è il gran Retable con storic di s. Anna (Museo di Bruxelles) del 1509, nel quale si ammira un'ampia coordinazione dei movimenti e delle immagini, ed un colore che con delicati trapassi dà nuove vibrazioni di forme e di luci. La tendenza eselistica, rappresentata soprattutto nell'altare per la Corporazione dei bisignami (cattedrale di Anversa, ora al Museo [1508-11]), sfocia più tardi in veri quadri di genere (II Banchiere e la moglie, 1514, al Louvre; l'Amor disegnale, collezione Portuales, Parigi, ecc.), in caricature, come nella Donna mostruosa della collezione Hugh Blaker (Londra), o in ritratti, assai numerosi (tra cui celebri quelli di Erasmo e di Tommaso Moro) nei quali, forse per influsso della cultura italiana, la morbidezza dei passaggi di chiaroscuro e di tono conduce all'idealizzazione quasi magica dei dati naturali. Infiul inoltre su Josse van Cleve, sul Maestro della Maddalena Mansi, sul Maestro del Trittico Morisson, sullo stesso Gérard David, su Goossen van der Weyden, e da lui mosse il paesaggista Isochin Patinir, che collaborò con lui nella Tentazione di s. Antonio (Prado).
BibL.: J. Brising, O. M., Upsala 1900; W. Cohen, Studien zu O. M., Bonn 1924; Jean de Bouvchere, O. M., Bruxelles 1927; A. J. J. Delon, O. M., 111 1926; L. Boldoni, Gotik und Renaissance in werke des O. M., Vienna 1938; L. Van Puyvelde, Les Primails Banacals, Bruxelles 1947.
Eugenio Battisti
METTEN (lat. Metema). - Abbazia benedettina della diocesi di Ratisbona (Baviera), consacrata a S. Michele, fondata negli anni 765-70 sui possedimenti del b. Gamelberto, tra il Danubio e i primi colli della foresta bavarese. Il b. Utto, primo abate, e i suoi monaci vennero probabilmente dal famoso monastero di Reichenau. Prima sotto la protezione del duca Tassilone III di Baviera, M. fu da Carlomagno riconosciuta come abbazia reale (che M. sia stato fondato dall'Imperatore è invece leggenda del sec. xirII e dotata di estese foreste, dissodate poi lungo il Danubio, fino al Tullnerfeld in Austria.
All'inizio del sec. 2 (invasioni ungariche) a M. si iniziò la vita canonica, ma nel 1157 furono introdotti i monaci della riforma di Hirsau. Sotto l'abate Pietro I ( 1389 -1427) nel monastero fiorì l'arte della miniatura. Al governo degli abati Giovanni III Nablas (1595-1628) e Romano Märkl (1706-29) risalgono in gran parte le costruzioni attuali.
Soppresso nella secolarizzazione napoleonica (1803), M. fu ristaurato dal re Ludovico I come primo monastero benedettino in Germania ( 3 giugno 1830); esso contribuì alla restaurazione dci monasteri benedertini di Scheyern, Weltenburg, Andechs, S. Bonifacio a Monaco, Niederaltsich e della Congregazione benedettina bavarese (1858). Un professo di M., Bonifacio Wimmer, fondò nel 1846 negli Stati Uniti il monastero di S. Vincent (Latrobe, Pa.), divenuto la culla della fiorente Congregazione benedettina americano-cassinese. I monaci di M. tengono oggi cura di un celebre ginnasio-liceo (con 400 studenti, quasi tutti interni) e di 6 parrocchie. La Biblioteca, riccamente decorata, contiene ca. 100.000 voll.
BibL.: W. Fink, Entwicklungsgeschichte der Benediktinerabtei Metten, 3 voll., Monaco 1926-30; id., Geschichte der Breedihtinerabtei M. seit 1830, in Studien und Mitteilungen, 50 (1952), pp. 278-314; A. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, III, Metten 1937, pp. 131-34; Cottineau, II, coll. 833-34.
Agostino Mayer
METTERNICH, Klemens Lothar Wenzel, principe di. - Statista, n. a Coblenza il 15 maggio 1773, m. a Vienna l'1 1 giugno 1859. Studiò all'Università di Strasburgo e in quella di Magonza (qui influì sulla sua formazione la teoria dello storico Nicola Vogt, per cui l'«equilibrio* regge le sorti della vita degli Stati e dell'* umanità * stessa). Dopo l'entrata dei Francesi a Magonza si recò a Bruxelles, di là in Inghilterra, infine a Vienna dove si introdusse nell'alta società.
Iniziò la carriera diplomatica nel 1801 quale ministro plenipotenziario a Dresda. Nel 1803 passò a Berlino, ove
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falli il suo tentativo di un'unione austro-russo-prussiana in funzione antifrancese. Dopo la pace di Presburgo (dic. 1805) fu inviato ambasciatore a Parigi. Quando M. arrivò nella capitale francese il patto della Confederazione del Reno era già segnato, e, finito l'Impero, M. resta semplicemente ambasciatore d'Austria. Istigatore della guerra del 1809 , dopo la presa di Vienna da parte delle truppe napoleoniche, la battaglia di Wagram e l'armistizio si ritirò in Ungheria con Francesco I.
Il 7 ott. M. è nominato capo della Cancelleria di Stato ed è il principale autore di una alleanza con la Francia: la disperata situazione austriaca lo spinge alla preparazione del matrimonio di Maria Luisa, figlia delI'Imperatore, con Napoleone. Nella vita interna dello Stato riorganizza l'esercito e le finanze, accentra l'organizzazione politico-amministrativa istituendo il Consiglio dell'Impero. All'inizio della campagna di Russia concedo a Napoleone un forte contingente di truppe austriache alla condizione che sia accettato il principio della neutralità e invisibilitita dell'Austria. Ma in tali frangenti la politica di M. fu di attesa per «non rischiare» e fu colpito il gruppo dell'arciduca Giovanni e di Giuseppe von Hormays che ventitera una grandiosa sollevazione antinapoleonica. Evacuata Masca da parte di Napoleone, le truppe austriache comandate dal principe di Schwarzenberg furono fatte ritirare sulla frontiera della Galizia occidentale. Con raffinato abilità, da diplomatico di razza, M. prepara lo sganciamento dalla comprometiente alleanza con la Francia: si arriva cosi dalla proposta della famosa " mediazione armata " austriaca tra Napoleone e gli alleati fino all'annullamento del Trattato del 1812. Dopo la vittoria inglese in Spagna e il "tradimento" di Bernadotte passato nel campo degli alleati, M. diviene fervido fautore della guerra antinapoleonica. L'8 ag. 1813 l'Austria invia un ultimatum a Napoleone (richiedendo tra l'altro la fine della Confederazione del Reno, il ristabilimento delle antiche frontiere della Prussia, ecc.), e non essendo stato questo accettato, il 12 ag. si è alla guerra. A seguito della sconfitta di Lipsia ( 16-18 ott. 1813) nuovi problemi sorgono nello scacchicre politico-diplomatico della MittelEuropa. Abilmente il M. limita la potenza politica della Russia con una tattica di isolamento. Consente inizialmente al proposito di annessione della Sassonia alla Prussia a patto che la Prussia si mostri contraria alle mire russe sulla Polonia. Lega la sua politica a quella inglese di Lord Castlereagh.
Tramontato l'estro di Napoleone, il M. è tra i principali realizzatori, nel Congresso di Vienna (v. vienna, concorso di), della " riorganizzazione * dell'Europa secondo quella politica di equilibrio e quel "paternalismo" dove confluiscono vecchie idealità illuministiche e nuove esigenze "organiatiche" che sentono la tradizione non come peso morto ma come qualcosa di vivificabile sul piano etico-politico. Su un piano tecnico-diplomatico le direttive di M. si incentrarono nella penetrazione austriaca in Italia, che doveva mantenere stabile la situazione politica e costitui uno dei cardini del "concerto europeo". La decisa opposizione al liberalismo o, più semplicemente, ad ogni spostamento dell'«aga" della bilancia politicodiplomatica fu confermata dalla politica metternichiana ai Congressi di Aquisgrana, Troppau, Lubiana e Verona. Uno scacco notevole subí M., e lo imputò al trionfo del deprecato "liberalismo", sul problema dell'indipendenza greca dove si trovò contro, alleati, lo zar Alessandro e il primo ministro inglese Canning. Nonostante l'alleanza con il ministro russo Nesselrode, per evitare mali peggiori procedé all'accettazione della rivoluzione del luglio 1830 (Luigi Filippo fu riconosciuto dall'Austria re dei Francesi). Il M. si riprese una rivincita politico-diplomatica per lo meno con il soffocare i moti del 1831 in Italia e con il legare nuovamente all'Austria la Germania (Dieta di Francoforte, 1832; Conferenza di Vienna, 1834). Di fronte alla rivolta viennese del marzo 1848, per l'opposizione della corte, non potendo soffocare nel sangue il moto, si dimise e si ritirò a Londra.
Dall'Inghilterra e dal Belgio si tenne al corrente della situazione dell'Europa continentale, incapace di compren-
dere quelle che egli stimava "follie" del liberalismo. Poté tornare a Vienna nel sett. 1851. Sempre coerente nell'avversione all'idea di nazionalità, ancora nel 1839 stimava il problema italiano uno "spettro". Quanto alla politica ecclesiastica, sin dal momento della restaurazione M. aveva convocato una conferenza ministeriale per la stipulazione di un concordato con la S. Sede e per la revisione del diritto di

(da H. R. V. Srbik, M., Monaco 12/5) Mettemine, Klemens, principe di Ritzeto di M. nel 1808. Incistone di D. Weiss dal ritratto di F. Gérard.
regalia sulla Chiesa :
ma a causa del persistente giuseppinismo viennese non s'era approdato a nulla di concreto; fu possibile però nel 1818 una convenzione con la S. Sede per i rapporti religiosi nella Venezia. Nel 1814 si rimise ai vescovi la sorveglianza dell'insegnamento primario e di quello religioso, e la censura. Nel 1822 si rese loro la sorveglianza sull'insegnamento teologico e la nomina dei commissari d'esame. Nel 1835 M. fu favorevole al Concordato stipulato da Francesco Giuseppe con la S. Sede.
Bibl.: Tra le opere, da ricordare soprattutto: Aus M.s nachgelassenen Papieren, 8 voll., Vienna 1880-84. La bibl. su M. è compresa e superata dal due grossi volumi di H. von Srbik. M. Der Staatsmann und der Mensch, Monaco 1925-26. La ricostruzione del von Srbik tutta tesa a profilare il pensiero e l'attività politica di M. come qualcosa di coscientemente solido e unitario non fu esente da opposizioni: v. tra l'altro V. Bibl., M., der Dämon Österreichs, Lipsia-Vienna 1936. Qualche nuovo contributo in E. C. Corti, M. und die Frauen, 2 voll., Vienna 1948-49. Cf. pure R. Auernbümer, M. Staatsmann und Kavalier, ivi 1947. Per l'Italia v. tra l'altro S. Bortolotti, M. e l'Italia nel 1846. Torino 1943. Per la politica ecclesiastica: J. Schmidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, I. Monaco 1933, passim: J. Leflon, La crise révolutionnaire, Parigi 1949, passim.
Massimo Petrocchi
METZ, Diocesi di. - Città capoluogo del dipartimento della Mosella, alla confluenza della Seille con la Mosella che si ramifica formando a nord le isole di St-Symphorien, di Sauley e di Chambière. Ha una superficie di 6227 kmq . con una popolazione di 705.000 ab. dei quali 660.000 cattolici, distribuiti in 59 decanati comprendenti 589 parrocchie e 128 vicariati serviti da 139 sacerdoti diocesani; ha 2 seminari, 12 comunità religiose maschili e 25 femminili. Patrono della diocesi è il protomartire s. Stefano. La diocesi è direttamente soggetta alla S. Sede.
M. è la "Divodurum" dei Galli e sotto i Romani fu la capitale dei Mediomatrices; divenne, dopo la morte di Clodoveo, la capitale dell'Austrasia con il nome di Mettis (da Mediomatrices). Il Trattato di Verdun dell'843 attribul M. a Lotario, ma a poco a poco si costituì in città libera dell'Impero, difendendosi contro i potenti duchi di Lorena. M. fu occupata nel 1552 dal re Enrico II e fu difesa da Francesco di Guisa contro l'assedio di Carlo V.
Il più antico catalogo dei suoi vescovi è trasmesso nel Sacramentario di Drogone (MGH, Script., VIII, p. 303 sgg.) composto ca. il 778 . E in versi e comprende 33 vescovi, da Clemente ad Angilrammo ( 768-91 ); un secondo elenco contenuto nello stesso codice va fino all'elezione di Rutperto. Un terzo elenco con la data obituaria e la durata di ogni episcopato è in un codice della Biblioteca di Brema (c. 36) e giunge fino al vescovo Wala ( 876-82 ); un quarto elenco, fino ad Adalberone ( 962-64 ), è in un codice già del monastero di S. Sinforiano, ora a Parigi nella Bibl. nazionale (ms. lat. 5294). A richiesta del vescovo Angilrammo, Paolo Diacono compose il Libellus de
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(da M. Aubert, La calbidrale de M., Parigi 1521, p. 269) Metz, diocesi di - Pianta della Cattedrale (secc. xili-xiv).
numero vel ordine episcoporum qui sibi ab ipso praedicationis exordio in Mettensi civitate successerunt (MGH, Script., II, p. 261 : PL 95, 709). L. Duchesne ritiene che la fondazione della Chiesa di M. può risalire alla fine del sec. III dato che il quinto o sesto vescovo Vittore I o II occupava la sede di M. nel 346. M. fu invasa nel 451 dalle orde di Attila, al tempo forse del vescovo Autore.
Il vescovo Esperio intervenne al Concilio di Alvernia nel 535; Villico è ricordato da Fortunato (Carm., VI, 8 e XIII, 13). Ad Agilulfo scrisse Gregorio Magno (JafféWattenbach, 1831) ed ebbe per successore il nipote Arnoaldo. Arnalfo fu consigliere del re Dagoberto e al Concilio di Clichy del 627; quindi si ritirò a Castellum Habendum (Remiremont) dove morì. Sigibaldo fondò i monasteri di St-Avold (Cortineau, III, col. 2603) e di Neuviller (id., loc. cit., 2063) e morì ca. il 741. Gli successe Crodegango (742-66; H. Reumont, Der heilige Chrodegang, Bischof von M., in Festschrift Georg von Hertling zum 70. Geburtstag am 31. August 1913, Monaco in Bav. 1913, pp. 202-15). Egli istitui a M. le stazioni liturgiche in modo analogo a quello che aveva constatato nel suo soggiorno romano. Se n'è ritrovata la lista alla fine d'un evangeliario della Bibl. nazionale di Parigi (ms. lat. 268; Th. Klauser, Eine Stationsliste der Metzer Kirche aus dem VIII. Jahrhundert, in Ephemer. liturg., 44 [1930], p. 162 sgg.). Inoltre introdusse a M. la liturgia romana, il canto gregoriano e l'organizzazione capitolare; egli, ca. il 760 , costitul il clero della sua cattedrale in un gruppo di canonici (v. canonici regolari di s. Agostino). Dopo oltre due anni suecesse Angilramno (m. nel 791). Quindi Gondolfo, Drogone (823-75), sepolto a M. nella chiesa di S. Giovanni; Avenzio (858-75); Wala (876-82) e Roberto (883-917).
Al vescovo Bruno gli abitanti cavarono gli occhi ed il vescovo si ritro ad Einsiedeln (927). Con Adalberto (928-62) crebbe il potere civile dei vescovi di M.; a lui seguirono Dietrich II ( 946-84 ), Adalberto II ( 984-1005 ) e III (1006); Dietrich III (1006-47), Adalberto IV (10471072); Ermanno (1073-90) fu deposto dall'Imperatore; dopo il Concordato di Worms governò il vescovo Stefano di Bar (1120-63), quindi Bertrando (1179-1212) e Corrado I di Scharfenberg (1212-24) che accolse in diocesi gli Ordini mendicanti; Giovanni d'Aspremont (1224-38) fu eletto dal Capitolo della Cattedrale; quindi Giacomo di Lorena (1239-60). Si ricordano ancora Ademaro di Monteil (1327-61), Dietrich IV (1365-84), Rodolfo di Coucy (1387-1415), Corrado II (1415-59) e Giorgio I (1459-84); por viene la serie dei vescovi della casa di Lorena: Enrico II (1484-1505), il card. Giovanni IV (1518-43 e 1548-50), il card. Roberto di Lenoncourt (1551-55); il card. Luigi di Lorena (1568-78), il card. A. di Givry (1608-12) e Enrico di Borbone (1612-52). Poi M. passo alla Francia per il Trattato di Vestfalia e si formò la «province des trois évèches» con M., Toul e Verdun.
Tra 1 vescovi si ricordano G. di Aubusson (1668-97), E. C. di Cambont (1697-1732) e C. di Rouvray St-Simon che divenne principe vescovo di M. (1733-60), a cui successe il card. L. di Montmorency (1761-1802). Nel 1874 M. che con il Concordato del 1801 era divenuta suffraganea di Besançon, divenne immediatamente soggetta alla S. Sede; con il 1871 M. ripasso alla Germania, ma le istituzioni cattoliche elbbero a subire gravi danni per il Kulturhumpf. Nel 1919 M. ritornò alla Francia. Durante il medioevo furono tenuti in M. molti sinodi. Tra i suoi recenti vescovi si annoverano G. Jauffret (1806-23); F. J. Besson (1824-42); P. G. M. Dupont des Loges (1843-86); F. L. Fleck (1886-99), il benedettino W. Benzler (1901-19).
La Cattedrale, dedicata a s. Stefano, fu iniziata verso il 1220 , e venne edificata in modo da contenere, nelle sue prime tre campate verso la facciata, la chiesa del sec. viII di S. Maria Rotonda, alla quale si aggiunse un coro e un'abside. L'interno è lungo m. 123, largo m. 31 e raggiunge quasi i 42 m . di altezza. La navata centrale è divisa dalle due laterali mediante pilastri con colonne sostenenti volte ogivali, decorate parzialmente da pitture dei secc. xiv-xvi. Sulla parete d'ingresso si apre un gran rosone con vetrate di Ermanno di Münster in Vestfalia (m. a M. nel 1392). Nella navatella destra l'antica cappella del coro di S. Maria Rotonda è oggi la cappella di Notre-Dame-du-Mont-Carmel con pitture dell'inizio del sec. xiv; inoltre l'antica cappella dei vescovi è stata trasformate in cappella del S. Cuore. Nella navatella sinistra si conserva una grande vasca in porfido, proveniente dalle terme, usata per molto tempo come battistero. Il transetto è illuminato da una serie di vetrate eseguite da Valentino Bousch e da Teobaldo di Lixheim nel sec. xvi; nella parte meridionale vi sono frammenti di vetrate del sec. xili. Il coro è sopraelevato con un'abside a 5 cappelle e con vetrate pure del sec. xvi. Nel deambulatorio si aprono tre cappelle, contenenti le tombe dei vescovi di M., mons. Dupont des Loges (1886), di mons. Fleck suo successore (1899) e del card. A. di Givry (m. nel 1612). Due grandi torri fiancheggiano l'edificio; la più alta, a sud, è la torre de la Matte dal nome della campana. Nella torre detta dal Capitolo è una decorazione a bassorilievi eseguiti ca. il 1275 rappresentanti David e Golia, David e Saul, l'imperatrice Elena e Costantino, la traslazione della S. Croce a Costantinopoli e la S. Croce che risuscita un morto, le storie di s. Stefano e s. Margherita. Nel Tesoro si conservano: il cosiddetto mantello di Carlo Magno, in tessuto bizantino del sec. xi; un altare portatile del sec. xir; pastorali in avorio dei secc. xil e xiv; un cofano smaltato del sec. xvir ecc. La chiesa di S. Martino è del principio del sec. xili. L'antica abbazia di S. Clemente, rasa al suolo nell'assedio del 1552, fu ricostruita nel 1668; la facciata è del 1737; l'abbazia è ora adibita a collegio. S. Sinforiano, prima dedicata ai ss. Innocenti, fu dedicata al Santo quando il vescovo Adalberone vi recò le sue reliquie nel 608 (PL 139, 1551;
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140, 443). S. Vincenzo, abbazia benedettina, fu fondata dal vescovo Teodorico nel 968 ; la chiesa è tra il 1248 e il 1316 (PL 135, 880; 143, 659; 151, 452; 155, 1651). La chiesa di Ste-Mécolóne, del sec. XI, ha un affresco della fine del sec. XIII, con la leggenda dei tre vivi e dei tre morti sul tipo delle miniature dell'Arsenale (ms. 3142 f. 3^{11°} ) e una cripta attribuita al sec. x. La chiesa di Notre-Dame é quella già dei Gesuiti, eretta nel 1665 con facciata del 1740 . Si sono anche ritrovati i resti della chiesa di St-Pierre-aux-Nonnains, dell'antica abbazia di monache benedettine (secc. mathrm{xI}-mathrm{xv} ) munita anche di chiositro; recenti esplorazioni hanno messo in luce avanzi di un edificio molto piú antico. L'antico convento dei "Petits Carmes", ora edificio a museo, contiene raccolte archeologiche, di sculture, di pittura, storia naturale e numismatica (con monete dei vescovi di M. del sec. x al xvir); inoltre la collezione Migerte con smalti e avori dal sec. xili al xvI. La Biblioteca municipale è costituita in gran parte dalle collezioni confiscate durante la Rivoluzione agli istituti religiosi e da quella del barone di Sales. Una parte dei libri è situata nell'antica cappella dei "Petits-Carmes" eretta nel 1686 dall'architetto italiano G. Betto. Purtroppo molti manoscritti, incunaboli e libri furono distrutti dai tedeschi nel 1944. L'antica chiesa dei Gesuiti (1665) è oggi dedicata a Notre-Dame. Durante il ix sec. in M. fiorì una scuola di miniature e di rilievi in avorio, sotto l'influsso di Reims. Si ricordano specialmente il Sacramentario di Drogone, numerosi evangelizzi e la copertura di detto Sacramentario, con scene liturgiche, e un evangeliario oggi nella Biblioteca nazionale di Parigi (ms. lat. 9388). - Vedi tav. LVIII.
Bibl.: Eubel, I, pp. 337-38; II, p. 390; III, p. 242; IV, p. 240; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, III, Parigi 1913, pp. 44-58; R. S. Bour e Th. Klouser, Notes sur l'ancienne liturgie de M. et sur ses édites antérieures à l'un mille, Metz 1929; M. Grozdidier de Matons, M., Parigi 1929; E. Chompeaux, Les légendes savantes de la vieille Alsace, Strasbourgo 1930; J. B. Pelt, Etudes sur la cathédrale de M., Metz 1930; U. Aubert, La cathédrale de M., Parigi 1031; R. Fola, Le Convivélat germanique et l'élection des évêques de M., Metz 1031; La cathédrale de M. Documents et notes relatifs aux années 1790 à 1930, Metz 1932; R. S. Bour, La plus antienne cathédrale de Metz, in Ann. de la Soc. d'hist. et d'archéol. de la Lorraine, 42 (1933), pp. 342-72; J.-B. Pelt - J. Foedit, La cathédrale de M., Metz 1937; H. Leclercq, s. v. in DACL, XI, coll. 790-884; Cottincau, II, 1834-37: Guide de la France chrétienne et missionnaire 1948-49, Parigi 1948, pp. 363, 1038-50.
St. Eut. Diocesi di - La Cattedrale veduta dalla piazza della Comédie.

(Int. Editions d'Art, Paris)
Mete. diocesi di - La Cattedrale veduta dalla piazza della Comédie.
publié d'après les manuscrits par E. Langlois, 5 voll., Parigi 1914-25. Studi: E. Langlois, Origines et sources du Roman de la Rose, Parigi 1890 ; id., La traduction de Boece par J. de M., in Romania, 42 (1913), pp. 331-69; L. F. Benedetto, Le Roman de la Rose e la letteratura italiana, Halle 1910; L. Thuesne, Le Roman de la Rose, Parigi 1920; G. Paré, Les idées et les lettrés au XIIIe siècle. Le Roman de la Rose, Montréal 1947.
Enzo Bottasso
MEYER (lat. Filficus), Adam. - Abate benedettino, riformatore monastico, n. a St. Wendel all'inizio del sec. xv, m. a S. Martino di Colonia il 17 febbr. 1499. Entrò ca. il 1430 nell'abbazia benedettina di S. Mattia a Treviri. Chiamato (ca. il 1448) a S. Martino di Colonia per la riforma, vi divenne abate il 29 sett. 1454. M. rialzò la disciplina in tutti i monasteri delle vicinanze e fu l'anima del Capitolo della provincia monastica di Colonia-Treviri, di cui fu visitatore il 27 apr. 1438.
Si adoperò molte per estendere la riforma della Congregazione di Bursfeld che introdusse a S. Martino di Colonia (1455), nei monasteri femminili di Zwartewater (1469), di S. Agata in Colonia, poi a Liesborn (1464), Grafschaft ( 1482 ), Egmond in Olanda (1490-91). Da S. Martino di Colonia monaci e abati riformatori andarono a Siloe, S. Paolo di Utrecht, Johannisberg, Laach. Bibl.: U. Berlière, A. M., O.S.B., abbé de St-Martin de Cologne (1454-1490), in Revue liturgique et monastique, 12 (19291930), pp. 20-37 (con bibl. ed elenco di opere); P. Volk, Die Generalhapitel der Bursfelder Benediktiner-Kongregation. Münster 1928, pp. 46-57; id., Fünfhundert Jahre Bursfelder Kongregation, ici 1932; id., Bursfeld, in LThK, II, coll. 648-50. Paulus Volk
MEYERBEER, JAKOB. - Musicista, n. a Berlino il 23 sett. 1791, m. a Parigi il 2 maggio 1864. Aggiunse il suo cognome Beer a quello di un parente Mayer che lo aveva lasciato erede di un vistoso patrimonio. Studiò musica con Lauska e Muzio Clementi e si perfezionò a Darmstadt con l'abate Vogler.
Suo primo lavoro fu l'oratorio Dio e la natura, che gli procurò il titolo di direttore della cappella di corte. Seguirono Il voto di Jefte e Abimelek che ebbero ottimo successo. Dopo un breve soggiorno a Vienna, nel 1815 venne in Italia ove dimorò per alcuni anni e vi compose molte opere arieggianti lo stile rossiniano. Il grande successo ottenuto dal Crociato gli procurò universale fama. La morte
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del padre, di due figli e di alcuni cari amici lo distrassero dal teatro e lo concentrarono nel campo della musica sacra, dove fece profondi studi e compose 12 salmi a due cori, 7 cantate sacre su testo del Aloparok, alcuni mottetti, un grandioso Inno a Dio e molte melodie. Nel 1830 a Parigi si ridette al teatro e scrisse i suoi capolavori Roberto il Diavolo, Gli ugonotti, L'Africana, Il Profeta, Dinorah ecc. cui seguirono un Pater noster, ed altre composizioni sacre.
Uomo di teatro e cercatore di successo, M. ebbe ottime qualità artistiche ed una abilissima tecnica, ma un pathos troppo melodrammatico e superficiale pervade tutta la sua opera che ha il gusto e i difatti del tempo.
BibL.: H. Blaze de Bury, M. an etc. ses tenures et son temps, Parigi 1865; H. Mendel, 7. M., sein Leben und seine Werke, Berlino 1868; A. Khout, M. 7., Lapia 1890; N. Eymieu, L'oeuvre de M., Parigi 1909; J. Kap., M., Berlino 1920. Silverio Mattei
MEYERSON, Emile. - Pensatore polacco, n. a Lublino nel 1859, m. a Parigi il 4 dic. 1933. Svolse in Francia tutta la sua attività, dedicata alla filosofia della scienza.
Opere principali: Identité et réalité (Parigi 1908); De l'explication dans les sciences (2 voll., ivi 1922); La déduction relativiste (ivi 1923); Du cheminement de la pensée (3 voll., ivi 1931); Réel et déterminisme dans la physique quantique (ivi 1937). Contro il positivismo, il M. ha difeso il valore ontologico ed esplicativo della scienza, che non si ferma alla sola enunciazione delle leggi, ma applica anche il principio di causalità, enunciante la permanenza nel tempo di una realtà invariata sotto l'apparente divenire. Questa razionalizzazione del reale, però, non può essere mai completa, data l'esistenza dell'irrazionale irriducibile allo schema del puro meccanicismo.
BibL.: A. Metz, Qu'est-ce que la science? La réponse d'E. M. (Cahiers de la nouvelle journée, 5), Parigi 1926, pp. 97-128; D. Parodi, Du cheminement de la pensée selon M., in Rev. de mit. et mor., 39 (1932), pp. 387-41 5; M. A. Denti, Scienza e filosofia in M., Firenze 1940; F. Amerio, Epistemologia, Brescia 1948, pp. 369-72 (bibl.).
MEYNELL, Alice. - Scrittrice inglese, n. a Londra nel 1847 e m. il 27 nov. 1922.
Forte personalità, convertitasi assai giovane alla Chiesa cattolica, seppe raccogliere intorno a sé e alla rivista Merry England, che diresse col marito Wilfrid, i maggiori letterati del suo tempo. I suoi saggi offrono delicate penetrazioni e nuove visioni della vita e della letteratura, le sueliriche sono profondamente religiose, con motivi costruiti sulla musica della notte e del silenzio.
BibL.: V. Meynell, A. M., A Memoir, Londra 1929; Edizioni: The Poems of A. M., Oxford 1940; A. M., Prose and Poetry (Centenary Volume), Londra 1947. Alberto Castelli
MEZIÈRES de PHILIPPE. - N. verso il 1326 nel castello omonimo, m. il 29 maggio 1405. Tutto preso dall'ardore della Crociata, che concepiva come un'impresa cavalleresca a modo di quelle dei cavalieri della Tavola Rotonda, ed armato cavaliere egli stesso, fece il pellegrinaggio di Gerusalemme e divenne poi cancelliere di Pietro di Lusignano, re di Cipro. Assassinato questi nel 1369 , sperò che Carlo V re di Francia si accingesse alla Crociata; morto anche lui nel 1380 , si volse a suo figlio Carlo VI.
Nel 1384 progettò l'istituzione dell'Ordine della Passione di Cristo per le spedizioni in Oriente: curioso miscuglio di senso pratico e di idee chimeriche. Nel suo Regno del vecchio pellegrino, pubblicato nel 1388, tracciò un piano di Crociata che doveva eseguirsi anzitutto con la pace universale fra i principi cristiani, per muovere poi contro i musulmani in Spagna, nell'Egitto, nella Siria e nel resto d'Oriente. Ma si era nel periodo scuto del Grande Scisma, che acuiva le discordie invece che assopirle. Dopo il disastro di Nicopoli sul Danubio del 25 sett. 1396, subito specialmente dai cavalieri francesi, Filippo indirizzò a Carlo VI la sua Lettera lamentevole e consolatrice. Con lui mancò il più convinto teorico della Crociata.
BibL.: N. Jorga, P. de M. et la Croisade au XIVe siècle, Parigi 1896; L. Brehier, L'Eglise et l'Orient au moyen âge : les Croisades, ivi 1911, pp. 305-11.
Pio Paschini
M E ZOZĀH (x stipite della porta). - Rotolino di pergamena in una capsula di vetro o di metallo che si applica sullo stipite; contiene in ebraico i brani Deut. 6-4-9; 11, 13-21; il primo tratta dell'infinito amore per il Signore, il secondo del premio per l'obbedienzaai suoi voleri. La m. va applicata sullo sti. pite, a destra di chi entra, all'ingresso nelle case

(1st. Bellerini Fratini, Firenze) Meyerbeer, Jango - Ritratto da liturgiahi contemporanca.
e nelle corti; restano quindi esclusi i magazzini, le stalle, le cantine, ma anche le sinagoghe e le scuole. I fedeli osservanti, sull'entrare, toccano con il dito la m. e si baciano poi il dito.
Dal sec. in in poi, le credenze popolari ridussero la m. ad una specie di amuleto e perciò si aggiunsero vari nomi di Dio e di angeli. Contro questo abuso insorge Maimonide (v.) nella sua opera Mame forte. Tra il popolo incolto, l'uso della m. non era ancora diffuso nel periodo talmudico. I caraiti (v.) non conoscono tale uso. Iscrizioni sugli stipiti erano in uso già presso gli antichi Egizi, e anche i maomettani usano collocare dei detti del Corano sugli ingressi delle case. Nell'ambiente ebraico si motivava l'uso della m. richiamandosi ai brani del Pentateuco di cui sopra.
BibL.: M. Joseph, s. v. in 7id. Lex., IV, coll. 140-42. Eugenio Zolli
MEZZABARBA, Carlo Ambrogio. - Patriarca di Alessandria, legato in Cina e cardinale, n. ca. il 1685 a Pavia di famiglia nobile, m. a Lodi il 7 dic. 1741. Conseguita la laurea in utroque iure, divenne poi referendario di ambedue le Segnature a Roma. In seguito fu governatore di Todi, più tardi della Sabina. Su proposta di Propaganda, nel Conciutoro segreto del 18 sett. 1719 Clemente XI lo nominò legato a latere per la Cina e patriarca di Alessandria. La legazione di Tournon in Cina non era riuscita a sciogliere la questione dei riti. Alcune prove di clemenza imperiale verso i cristiani avevano destato in Roma la speranza di una mutazione favorevole al cristianesimo. Anche il governo portoghese ritirò le misure emanate nel 1715 contro l'applicazione dei decreti pontifici concernenti i riti e consentì alla missione di un nuovo legato, sotto condizione che il viaggio avvenisse via Lisbona.
Il mandato di M. era di far applicare in Cina il decreto Ex illa die del 19 marzo 1715. Per preparare la via al legato, Clemente XI scrisse munerosi brevi al re di Portogallo, a suo fratello Francesco, all'Imperatore, ai vescovi e vicari apostolici della Cina e assegnò alcuni barnabiti e serviti come compagni del M. Confessore del legato era il servita Sostegno Viani che scrisse poi il Giornale della legazione della China (Colonia 1740). I due barnabiti Onorato Ferrari e Filippo Cesati viaggiarono in anticipo con un breve papale per preparare l'Imperatore alla legazione. Nella primavera del 1720 M . fece il viaggio a Lisbona, presentando ivi le sue credenziali, alle quali il governo portoghese fece certi ritocchi secondo i principi regalisti in uso. Il 25 marzo 172