volume-08

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ma intuizione della costanza degli angoli nei cristalli. Georg Bauer (Agricola, 1490-1555) può considerarsi come il fondatore dell'arte mineraria; sue opere fondamentali sono De natura fosillum e De re metallica. Stenone (16571696) osserva la costanza dell'angolo diedro nei cristalli di quarzo: il bolognese Domenico Guglielmini (16551710) esprime con chiarezza la legge di costanza dell'angolo diedro per i sali. Questa legge porta il nome di Romé de l'Isle (1736-90), a cui spetta il merito di averla enunciata esplicitamente e generalizzata. Con l'inizio degli studi cristallografici, dovuti a Romé de l'Isle e all'abate Heüy, la conoscenza morfologica dei minerali si avvia a grandi progressi.

Da questo punto la storia della m. si identifica in parte con quella della cristallografia; la maggior parte delle ricerche e delle scoperte nel campo della cristallografia fisica e chimica sono condotte su minerali: ogni progresso nella scienza dei cristalli conduce ad una migliore conoscenza dei minerali. Dal 1750 al 1850 ca. si verifica un rapidissimo e fecondo sviluppo degli studi mineralogici. Mentre la cristallografia fisica raggiungeva un alto grado di perfezione nello studio dell'ottica cristallografica, la m. giungeva in questo modo in possesso di un fondamentale metodo di indagine e cominciava a svilupparsi la m. microscopica. Nel campo chimico, oltre ai fondamentali lavori analitici di Cronstedt (1722-65), Bergmann (1735-84), Scheele (1742-86), Berzelius (1779-1848), ebbe grande importanza la scoperta dell'isomorfismo e del polimorfismo da parte del Mitscherlich (1794-1863).

Numerose specie mineralogiche vengono in questo periodo scoperte e descritte, definite nella costituzione chimica, nelle proprietà cristallografiche, fisiche e particolarmente ottiche. Si cita qui l'opera di Giovanni Strüver (1842-1915), che con Quintino Sella (1827-84) e ArcangelScacchi (1810-95) può considerarsi come uno dei fondatori della m. in Italia.

Le ricerche chimico-fisiche sui minerali si svilupparono prevalentemente nelle seconda metà del sec. xix e nei primi decenni del sec. xx particolarmente per opera di H. W. Bakhuis Roozeboom (1874-1907). J. H. Van t'Hoff, G. Tammann, T. Vogt, P. Niggli ed i ricercatori
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(fol. Aeditioni)
Minerva - Rilievo di M. nel tempio omonimo (era traianea). Roma.
del Geophisycal Laboratory di Washington. Essi costituiscono la base razionale per lo studio dei problemi di minerogenesi e di mincrosimtesi che già erano stati affrontati sperimentalmente e con successo fin dal secolo scorso da A. Michel-Lévy e F. Fouqué in Francia e da G. Spezia (1842-1911) in Italia. In questo periodo proseguono le ricerche di chimica mineralogica: basterà ricordare P. Groth, G. Tschermak, C. Doelter, F. J. Boecko, F. Zambonini. Contemporaneamente A. Michel-Lévy, L. Duparc, E. Von Fedoroff portano ad alto grado di perfezione la m. microscopica, particolarmente con l'impiego del tavolino universale.

Le moderne ricerche sulla struttura dei cristalli, sviluppatesi rapidamente dopo la scoperta del Laue (1912), mentre da un lato hanno condotto a determinare la struttura cristallina di numerosissimi minerali, hanno permesso di chiarire complesse relazioni tra composizione chimica e struttura cristallina. Molte questioni relative al legame chimico furono risolte attraverso lo studio della struttura cristallina dei minerali in cui trovano la loro naturale interpretazione tutte le proprietà fisiche di essi, benché tali relazioni non siano sempre esplicite. La m. dispone oggi in tal modo di un nuovo metodo di indagine e continuamente nuovi mezzi le sono offerti dalla fisica e dalla chimica. Però rimangono ancora aperti numerosi problemi, concernenti sia la costituzione dei singoli minerali, sia per la relazioni con l'ambiente in cui essi furono generati.

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(per cortesia del p. Abate D. Wildticher) MINGARELLI, GIovanni LUGI-Mediaglia coniata dell'Università di Bologna (1783) - Roma, canonica di S. Pietro in Vincoli.

Bibl.: C. HintzeC. Link, Handbuch der Mineralogie, Lipsia 1897-1933; J. D. Dana, A system of mineralogy, Nuova York 1905; C. Doelter-H. Leitmeier, Handbuch der Mineralogisehen Wissenschaften, Lipsia 1912 32; P.Niggli, Lehrbuch der Mineralogie und Kristallchemie, Berlino 1941-42; C. PalacheH. Berman-C. Frondel, Dana's system of mineralogy, Nuova York 1946; A. N. Winchell, What is a mineral?, in American mineralogist, 34 (1949), p. 220. Per la sroria della m., K. Mleleitner, Geschichte der

Mineralogie im Altertum und im Mittelalter (Fortschr. der Min. Krist. allofr. u. Petr., 7), Jena 1922; P. Groth, Entwicklungsgeschichte der mineralogischen Wissenschaften, Berliino 1926.

Mario Fornaseri
MINERVA. - Antica divinità appartenente al culto di varie popolazioni italiche. M. infatti, prima che a Roma, dove ebbe il suo massimo sviluppo, era venerata da antica data soprattutto fra gli Etruschi, dove le furono dedicati alcuni santuari (scavi etruschi presso Bologna) risalenti al sec. vi a. C. e intitolati nello stesso tempo a Tinia (Iuppiter), Uni (Iuno) e Menrva (Minerva : evidente imitazione della triade delfica Zeus-Hera-Athena). Tuttavia, specie dalla iconografia dove M. è già chiaramente ispirata dalla Athena greca, è ammesso dai più che essa non fu originaria degli Etruschi, ma che questi la assunsero con ogni probabilità dagli italici Falisci, presso i quali appare menzionata su iscrizioni arcaiche.

A Roma il culto di M. non compare nella religione più antica (mancanza di un suo flamen, assenza di feste nel calendario "numano"); esso, che secondo Varrone sarebbe stato introdotto dalla Sabina (Lingua Lat., V, 73), fu quasi certamente preso dagli Etruschi ancora in età regia. Infatti, a simiglianza della triade etrusca - ricordata sopra - nel Capitolium vetus del Quirinale fu consacrato un "sacellum Iovis Iunonis Minervae" in epoca anteriore al tempio di Giove Capitolino eretto sul Campidoglio (Varrone, op. cit., V, 158). Ma soprattutto in quest'ultimo tempio, eretto nel 509 a. C., si ritrova venerata la stessa triade con il quale fu consacrato l'ingresso ufficiale di M. nella religione romana.

Un terzo santuario di M., forse anch'esso d'età regia, fu quello sull'Aventino, il cui giorno di dedicazione, coincidendo con le feste Quinquatrie (v. 19 marzo; in origine sacre a Marte), fece si che queste divenissero più tardi, nel culto popolare, anche feste di M.

Un altro tempio assai importante fu quello eretto a M. capta, ai piedi del Celio, dopo che i Romani nel 241 a. C., distrutta Falerii, importarono a Roma il culto della M. falisca (Ovidio, Fasti, 3, 843, sgg.).

Il culto primitivo di M. nella religione romana, ancora libero dall'influsso greco dell'Athena Polias, ebbe carattere schiettamente pacifico e, per cosl dire, sociale. Essa infatti era ritenuta inventrice delle arti e dei mestieri, ed in suo onore nei 5 giorni delle Quinquatrie di marzo (19-23), detti artificum dies, e nelle corrispondenti di giugno, le varie corporazioni di artigiani riconosciute dallo Stato (in modo speciale quelle degli histriones e dei tibicines) si radunavano nel tempio di M. sull'Aventino dove festeggiavano la dea. A questa festa prendevano parte anche gli insegnanti (cui gli scolari offrivano in quel giorno il minerval o minervale munus) e le corporazioni dei medici, i quali veneravano la dea nel tempio di Minervia medica sull'Esquilino.

Ma l'aspetto pacifico si andò a poco a poco contaminando con quello poliade e guerriero di Athena. Cosi,
più tardi M. entra a far parte della triade guerriera Mars Minerva Lua, quibus spolia hostium dicare ius fasque est (Livio, 45, 33, 2) e vari suoi templi (come quello cretto da Pompeo, l'altro di Augusto e soprattutto i due di Domiziano) riflettono ormai quasi del tutto (come del resto l'iconografia di M.) i caratteri dell'Athena greca.

Anche in Italia c'era un Palladium, ritenuto quello di Troia, che si custodiva come uno dei pegni più efficaci della protezione celeste. Esso, secondo la tradizione, era stato ricevuto da Nautes (antenato della gens Nautia) dalle mani stesse di Diomede, ed era custodito nel tempio di Vesta con gli oggetti più sacri del culto. Cesare D'Onofrio

MINGANA, Alfonso. - Studioso caldeo, n. nel 'Irâq il 23 dic. 1881 (?), m. il 5 dic. 1937 in Inghilterra.

Fu figlio del sacerdote Paolo ed ebbe come nome di battesimo Hormizda. Studio nel Seminario siro-caldeo di S. Giovanni a Mossul dal 1893 al 1902, anno in cui fu ordinato sacerdote con il nome di Alfonso. Fu poi professore di lingua e letteratura siro-caldea nello stesso Seminario (1902-10) e durante quel tempo pubblicò una grammatica siriaca (Mossul 1905) e Naroni hawaliae et carmina (2 voll., ivi 1905). Nel 1907-1908 pubblicò a Lipsia: Sources syriaques, I: Meliba Zeha. Histoire du courvent de Sobriès. Bar-Peshayé. La prima parte è la Cronaca di Arbela (v.), di cui fu sopravvalutato il valore storico. Nel 1910 M. ebbe gravi attriti con il suo patriarca e in seguito abbandonò la Chiesa cattolica e si rifugiò presso un ministro protestante di Mardin che ne facilita il viaggio in Inghilterra. Quivi restò fino alla sua morte. In 6 volumi dei Woodbrooke Studies (Cambridge 1927-33) M. pubblicò alcuni interessanti scritti siriaci, fra cui la versione delle Omelle catechistiche di Teodoro di Mopsuestia e alcuni scritti di Bar Sallbi.

BibL.: J. M. Vosté, A. M. A propos du "Catalogue of the M. Collection, t. III", in Orient. christ. periodica, 7 (1941), pp. 514-18, dove vengono rettificati alcuni shogli del Who's Who. Icmexio Orita de Urbina

MINGARELLI, Giovanni Luigi. - Orientalista e patrologo, n. a Grizzana (Bologna) il 27 febbr. 1722 e m. a Bologna il 10 marzo 1793. Studiò a Bologna, ove vestl l'abito dei Canonici Regolari in S. Salvatore e trascorse la sua vita, tranne un breve periodo di studi a Roma. Nel 1764 fu nominato lettore dell'archiginnasio, carica che tenne fino alla morte insieme a quella di procuratore generale dell'Ordine. Frutto delle sue ricerche nella Biblioteca di S. Salvatore e fra i codici della Collezione Naniana di Venezia e di quella del card. Passionei furono numerose pubblicazioni di manoscritti greci e latini. Fu il primo a stampare alcuni codici copti, trovati nella Biblioteca Naniana.

Diverse opere di M. rimasero manoscritte. Fra quelle stampate vanno ricordate: Marci Marini can. reg. annotationes in Psalmos... ecc. (2 voll., Bologna 1748-50); Paulini Medialanensis de benedictionibus patriarcharum libellus (ed. G. C. Trombelli, S. Cypriani et Hilarii opuscola, Bologna 1751, pp. 199-222); Anecdotorum fasciculus, sive s. Paulini Nolani, anonymi scriptoris, Alani Magni ex Theophylacti opuscula (Roma 1756); Didymi Alexandrini de Trinitate libri tres nunc primum ex Passioneiano codice graece editi, latine conversi ac notis illustrati (Bologna 1769); Epiphanii Monachi et Presbyteri de vitia S. man Dain parae, in Aneddoti letterari, 3 (1774); Epistola quarta Ecclesiae saeculo conficta et a Basilio Magno saepius commemorata, in Nueva raccolta di opuscoli scientifici, filologici, 75 (1779), pp. 1-30; Graeci codices manuscripti apud Narios Patricios Venetos asservati (Bologna 1779); Aegyptiorum codicum reliquiae in Bibliotheca Naniana asservatae (2 fascc., ivi 1783).

BibL.: P. Cavalieri, Vita di M., Ferrara 1817; E. Veggetti, G. L. M. e le prime edizioni in caratteri greci ed egiziani in Bologna, Imola 1923.

Angelo Penna
MINGES, Parthenius. - Teologo e medievalista, n. a Flemlingen nel Palatinato il 15 genn. 1861, m. a Monaco di Baviera il 12 apr. 1926.

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(der cortesia di mons. A. P. Frutas)
In alto a sinistra: MINIATURA della Topographia christiana di Coma Indicopleuste. Enoch e la morte (sec. IX) Biblioteca Vat., cod. Vat. gr. 699, f. 560 . In alto a destra: IL REDENTORE TRA GLI EVANGELISTI. Bibbia di Carlo il Calvo ( 2ᵃ metà sec. Ix) - Parigi, Biblioteca naz. In basso a sinistra: L'APPARIZIONE DI CRISTO SULLE NUBI (Apoc. 1,7-10). Commento ell'Apocalisse di Beatus, codice proveniente da St-Sever (sec. XI)Parigi, Biblioteca naz. ms. lat. 8878. In basso a destra: INTRECCIO DI LETTERE (Liber (venerationis Christi) del Book of Kells (sec. viII - iniz. sec. IX) f. 290 - Dublino, Biblioteca del Trinity Colleze, ms. 58 (A, I, 6).

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(per cartesio di mens. A. P. Prates)
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(Jol. Jutes Sivertiora)
In alto a sinistra: MARTIRIO DI S. LUCIA. Miniatura del Menologio di Basilio 11 (976-1025) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 1613, f. 242. In alto a destra: LA VISITAZIONE. Miniatura dell'Evangelisario di Egberto, vescovo di Treviri (977-93) - Treviri, Stadtbibliothek, cod. 24. In basso a sinistra: SEPARAZIONE DI ABRAMO E DI LOTH. Miniatura del Maître aux Boqueteaux (sec. 215) - Parigi, Biblioteca naz., ms. fr. 15397, f. 14. In basso a destra: FILIPPO IL BUONO RICEVE GLI ANNALES DE HAINAUT. Miniatura attribuita a Roger de la Pasture (1426) - Bruxelles, Biblioteca reale.

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Frate minore nel 1881, cronologo e archivista della provincia francescana di Baviera, dottore in filosofia e teologia nel 1904 e 1905, si dedicò all'insegnamento teologico e allo studio del pensiero francescano, specialmente scotista. Prefetto del collegio di Quaracchi dal 1906 al 1913, lavorò per l'edizione critica della Summa di Alessandro d'Hales.

Scrisse: Geschichte der Franzishaner in Bayern (Monaco 1896); Compendium theologize dogmaticae (3 voll. Monaco 1901-1902; 2² ed. Ratisbona 1921-23); Istanis Duns Scoti doctrina philosophica et theologica (2 voll., Quaracchi 1930) e oltre un'ottantina di studi che fanno di lui uno dei più distinti divulgatori del pensiero scotista.

Bibl.: anon., P. M. in Verba vitae et saletis, 5 (1926), pp. 6064; anon., P. M., in Antonianum, I (1926), pp. 507-508; Acta Ordinis Fratrum Minoram, 66 (1927), p. 287. Martino Bertagna

MINGHETTI, Marco. - Uomo politico, n. a Bologna l'8 nov. 1818, m. a Roma il 10 dic. 1886. Fu uno dei più significativi rappresentanti della borghesia colta, benestante, conservatrice e liberale dell'Ottocento italiano.

Partecipando ai Congressi degli scienziati a Pisa nel 1839, a Firenze nel 1841, ed accostando in Italia e all'estero (soprattutto a Parigi e a Londra) i maggiori rappresentanti della società colta e liberale europea, si formò una solida cultura pratica e realistica con lo studio delle scienze economiche, delle quali, sull'esempio del Sismondi, considerò soprattutto l'aspetto sociale. Già nello scritto Intorno alla tendenza agli interessi materiali che è nel secolo presente ( 1841 ), come poi in Dell'economia pubblica e delle sue attinenze con la morale e col diritto (1858), egli sostiene la necessità di subordinare l'economia politica agli imperativi etici e giuridici : allontanandosi quindi dal liberalismo ortodosso, criticando il concetto dello Stato carabiniere e la prevalenza degli interessi individuali e materiali su quelli sociali e morali.

Nel 1846, ormai vicino agli ideali neoguelfi, resi però più aderenti alla realtà dal suo spirito di economista esperto dei problemi correnti, M. promuove e redige una petizione a Pio IX per invocare la facoltà per i consigli provinciali di raccogliere ed esporre i voti delle popolazioni: Pio IX è appoggiato e sospinto, nella sua attività riformatrice, dal moderati bolognesi (Audinet, Montanari, Berti Pichat, ecc.) che fanno capo al Felsineo, diretto da M., il quale ottiene la pubblicità degli atti della Consulta di Stato, delle quale era stato chiamato a far parte. Ministero dei lavori pubblici nel gabinetto Recchi-Antonelli, si dimette dopo l'allocuzione del 29 apr. e va a combattere nell'esercito piemontese. Eletto deputato, abbandona, nel nov. 1848, la Camera e Roma in segno di protesta contro il ministero Galletti, che lascia impuniti gli assassini di Pellegrino Rossi. Con l'opuscolo Della restaurazione pontifolia (1849) tenta ancora di salvare la costituzione e l'accordo sugli ordini rappresentativi. Ma negli anni che seguirono, il suo pensiero muto, soprattutto riguardo al problema dei rapporti tra Stato e Chiesa; nelle Dodici lettere della libertà religiosa (1855) sono già enunciati quei principi liberali e separatistici che riappariranno nel suo intervento sulla legge delle Guarentige e in Stato e Chiesa (1878; all'Indice, decr. 8 apr. 1878) : vi si sostiene l'abbandono di qualunque giurisdizionalismo e l'incompetenza dello Stato in materia religiosa ed ecclesiastica. Appoggiò la propaganda della Società nazionale nelle Romagne e fu prezioso collaboratore di Cavour al Congresso di Parigi del 1856. Dopo aver vanamente tentato nel 1857 di ricondurre Pio IX sulla via delle riforme costituzionali, passò in Piemonte e divenne segretario al Ministero degli affari esteri. Dopo Villafranca fu presidente dell'Assemblea delle Romagne. Dal 31 dic. 1860 al 10 sett. 1861 ebbe nei gabinetti Cavour e Ricasoli il portafoglio degli Interni che lasciò per il contrasto con il secondo sulla questione romana e su quella delle regioni, propugnate da M. come circoscrizioni amministrative rette da un governatore.

Dall'8 dic. 1862 resse con Farini il Dicastero delle finanze, avviando quell'opera di ricostruzione che, per merito sue e del Sella, doveva portare nel 1876 al pareggio del bilancio. Dal marzo al sett. 1864 fu presidente del
33. - Enciclopedia Cattolica. - VIII.
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(fel. Alinari)
MinIATO, santo, martire - Particolare del mussico nell'abside della chiesa omonima (1297) - Firenze, chiesa di S. Miniato al Monte.
Consiglio ed ottenne, con la Convenzione di sett., (v.), l'allontanamento delle truppe francesi da Roma a patto di trasportare a Firenze la capitale italiana; il che provocò vivaci e sanguinose reazioni da parte dei democratici e dei Torinesi. La politica ecclesiastica da lui attuata in questo, come nel successivo ministero (1873-76), fu molto diversa da quella delineata nei suoi scritti : lasciò infatti al Dicastero della giustizia il giurisdizionalista Pisanelli, arrestò vescovi e prese diversi provvedimenti eversivi (disegno di legge 18 genn. 1864 sugli Ordini religiosi, ecc.). Divenuto, dopo la rivoluzione parlamentare del 1876 , capo dell'opposizione, attaccò in Parlamento la politica estera di Cairoli e Mancini. Negli ultimi anni aderì al programma di Stradella ed alla politica trasformista.

Tra le opere del M., oltre a quelle citate, sono da ricordare : I partiti politici e la loro ingerenza nella giustizia e nell'amministrazione (1881); Mini ritorali (1888-89); Discorsi parlamentari ( 8 voll., 1888-90).

Bibl.: Carteggio tra M. M. e G. Pasolini, a cura di G. Pasolini, 4 voll., Imola 1924-30; G. Maioli, M. M., Bologna 1926; A. Noras, La giovinezza e le prime esperienze politiche di M. M. (1818-60), in Rassegna storica del Risorgimento, 25 (1938), pp. 439482, 587-628, 748-94, 904-26; 1049-74; S. Jacini, La politica ecclesiastica italiana da Villafranca a Porta Pia, Bari 1938, pp. 82-102; L. Lipparini, M., 2 voll., Bologna 1942-47; Lettere tra la regina Margherita e M. M. (1882-86), a cura di L. Lipparini, Milano 1947; A. C. Jemolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1948, pp. 156-60, 290-99. F questo Fonai

## MINHÄH : v. SACRIFICIO.

MINIATO, santo, martire. - Una Passio s. Miniati, anteriore al sec. IX o almeno al X (BHL, 5965-66), narra la di lui decapitazione sul monte di Firenze, che prese poi il nome del martire, il 25 ott. tra il 249 e il 251 , sotto l'impero di Decio. Non è possibile stabilire la patria e le gesta di M., in quanto le notizie fanno capo al racconto leggendario della Passio.

Non è provata sul colle, dove sorge la basilica di S. M., l'esistenza di un cimitero paleocristiano, come pure che ivi nell'antichità fosse la tomba del martire. Nel diploma di Carlomagno, redatto nel 786-87, si parla delle reliquie del martire e non dell'intero corpo (MGH, Diplomata karolinorum, I, n. 155, p. 210). Nel 969 o nel 970 Teodorico vescovo di Metz le trasportò nella sua città

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(fot. Biblioteca Vaticana)
Miniatuba - M. bizantina. Vignetta con i funerali di Abner. Libro del Re - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 333, f. 34ᵛ (sec. xI-xII).
residenziale (MGH, Scriptores, IV, p. 476 e VI, p. 351). Non è escluso che queste reliquie fossero delle eulogie del famoso martire egiziano s. Mena (v.), fin dal sec. vi largamente diffuse in Oriente e in Occidente. Quest'ipotesi spiegherebbe anche come gli antichi cristiani di Firenze avessero edificato chiese a martiri romani. Una leggenda del sec. xili ha fatto di s. M. un figlio del re di Persia o un re armeno agli stesso. Come re è presentato anche dall'iscrizione nel musaico absidale di S. Miniato della fine del detto secolo.

II Martirologio romano ne commemora la festa il as ott.
BibL.: Acta SS. Octobris, XI, Parigi-Roma 1870, pp. 415422; P. Lugano, S. Miniato a Firenze. Storia e leggenda, in Studi religiosi, 3 (1902), pp. 222-436; 6 (1902), pp. 482-505; R. Davidsohn, Storia di Firenze, trad. it., Firenze 1907, pp. 48, 58; Lanzoni, pp. 574-76. Emanuele Romanelli

MINIATURA. - Propriamente l'arte di dipingere o di adornare manoscritti; ornamentazione che in antico veniva eseguita prevalentemente con il colore rosso, minium, onde il nome m. Limitata da principio alle iniziali, col passare del tempo ebbe vere e proprie pitture in piccole proporzioni, condotte con tecnica speciale, che fecero dei manoscritti altrettanti tesori, assai importanti nello studio della storia dell'arte.
I. Tecnica. - Per la tecnica, occorre notare che la m . antica veniva sempre fatta su pergamena con colori opachi e veniva quindi usata anche la biacca, che poi fu messa da parte quando, dal sec. xviri, si usò miniare su fogli di avorio sottili e con colori trasparenti; cosi i «lumi» vengono forniti dal bianco dell'avorio. I colori vengono stemperati in una miscela di gomma arabica, zucchero candito ed acqua, mentre la pergamena è opportunamente preparata con colla di pesce.
II. Storia della m. - r. Antichita. - Certo la m. non era sconosciuta agli antichi; ne parlano vari scrittori, tra cui Ovidio, Plinio, Aulo Gellio; Varrone si servì di un'artista greca, Lala di Cinico, per ornare di ritratti le sue Hebdomades, ma niente è giunto sino a oggi, tranne qualche copia, che non va oltre al sec. IV, e tra queste il famoso codice del Virgilio (Bibl. Vaticana, lat. 3225), dallo stile compendiario, proprio dell'arte alessandrina. Con l'arte bizantina la m. si afferma tra le espressioni più grandi subendo l'influenza dell'Egitto, della Siria e delArmenia. Sembra infatti che siano stati proprio gli Egiziani ad ornare per primi i loro papiri e dall'arte alessandrina i Bizantini trassero la loro maniera pittorica, mentre l'influsso siriaco ed armeno, più tardo, fu prevalentemente di carattere ornamentale. Per quanto le opere, giunte sino a oggi, non siano spesso che copie, si è potuto tuttavia stabilire con sufficiente approssimazione il prototipo da cui derivano. Si possono cosi citare tra i mi-
gliori prodotti il Calendario del 354, con caratteri dell'arte ellenistica, al quale si riavvicinano la Iliade (Bibl. Ambrosiana [sec. v]), il Dioscoride (Vienna [524], copia di più antico originale) e il Rotulo di Giosuè (Vaticana [sec. viI]). Del sec. vi è anche il prototipo della Topografia di Cosma Indicopleuste (Vaticana), dove si può già cogliere un principio di evoluzione, determinato probabilmente dall'arte musiva, il che vale anche per il gruppo dei Codici purpurei, (Genesi di Vienna [570]; Evangeliario di Rossano [ca. 580]; i frammenti dell'Evangeliario di Sinope [ca. 600], Bibl. Naz., Parigi). Nel gruppo dei manoscritti siriaci ed armeni vanno ricordati l'Evangeliario di Rabbùlā (586 Firenze, Bibl. Laurenziana) e l'Evangeliario n. 229 (Bibl. di Etzschmiadzin [902], ma riproducente un originale del sec. vi). Non sembra che la lotta iconoclastica abbia avuto una grande ripercussione sulla m., anzi qualcuno tende ad affermare il contrario. Si ricordi il Salterio Chlaudoff (sec. x, Mosca), con vignette marginali. Il periodo aureo della m. bizantina è quello compreso tra il sec. x e il xir; produzioni più importanti : il Salterio della Bibl. Naz. di Parigi (Greco 139), la Bibbia, il Mewalogia e il Codice di Giovanni Climaco (tutti della Vaticana: Reg. i, greco 1613, greco 394).
2. La m. del medioevo in Europa fuori d'Italia (v. anche medioevo, XIII. Arte). - La m. in Europa si diffuse specialmente per merito dei monaci irlandesi; si hanno però varie scuole: la merovingica, dalle figurazioni ridotte quasi esclusivamente a ornamenti stilizzati e a poche tinte piatte (p. es., il Frédigotire del sec. vi [Bibl. Naz. di Parigi, lat. 19910]); la visigotica (prototipo il Pentateuco Aeliburnham, Bibl. Naz. di Parigi); quella importantissima dell'Irlanda, dalle caratteristiche iniziali ornamentali ad intrecci (Evangeliario di S. Gallo [ca. 760]; Libro di Kells [ca. 760], Dublino, Trinity College; Sacramentario di Gellone [fine del sec. viri], Bibl. Naz. di Parigi, lat. 12048). Derivata dall'irlandese è la m. anglosassone; una combinazione della maniera irlandese con quella bizantina e classica si ritrova nel sud dell'Inghilterra (Evangeliario di Canterbury [ca. 785], al British Museum; Codex Aureus di Stoccolma [ca. 790]). Ma l'importanza della m. irlandese è anche nell'influsso esercitato sulla m . carolingia e sullo stile ornamentale della scultura romanica.

La rinascita carolingia (v. carolingia, ante) ha le sue più belle produzioni proprio nella m., e vi si sono distinte varie scuole di carattere monastico: l'Ecole du Palais con l'Evangeliario d'Aix (ca. 800) e l'Evangeliario di Carlomagno (ca. 810; Vienna, Tesoro imperiale), piuttosto di derivazione bizantina; la scuola di Reims, pure di derivazione bizantina, con il Liber Cononum (Bibl. Vallicelliana, Roma, cod. A. 5) e il Salterio di Utrecht (prima dell'837; Utrecht, Bibl. Universitaria); il gruppo renano, detto anche gruppo Ada o di Godescalc, con l'Evangeliario di St-Sernin di Toulouse (ca. 785 ; Parigi, Bibl. Naz.), eseguito da Godescalco per Carlomagno, e l'Evangeliario d'Ada (ca. 800; cattedrale di Trevor); la scuola di Tours, con la Bibbia di Fleury (prima dell'818; Parigi, Bibl. Naz.); Bibbia di Bamberg (ca. 835; Bibl. di Bamberg); l'Evangeliario di Latario (Parigi, Bibl. Naz., lat. 266; dell'840 ca.); la Bibbia di Carlo il Calvo (Parigi, Bibl. Naz., ca. 850); la scuola di Metz, con produzioni vicine allo stile renano (Sacramentario di Meta [ca. 850, Bibl. di Meta]); la scuola di St-Denis e quella di S. Gallo, piuttosto conservatrici; la scuola di Fulda, derivata dal gruppo Ada e preannunciante lo stile della m. ottoniana (Codex Wittechindeus [ca. 950], Berlino). Importanza particolare ha il gruppo mooarabico della Spagna, cui è legato anche il sud della Francia; documento notevole (soprattutto per la formazione della iconografia romanica) il Commentario sull'Apocalisse di Bastua (composto nel 764 nel monastero asturiano di Liebana, noto a noi attraverso molte copie illustrate, in massima parte degli inizi del sec. x e rivelanti l'influsso della m. musulmana); inoltre il Bestus di Madrid (dall'abbazia di Tavara, terminato nel 970), quello di Valladolid (970), di Gerona (975) e quello più noto di S. Sever (Bibl. Naz. di Parigi, tra il 1028 e il 1072; ms. lat. 8878); la Bibbia

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![img-13.jpeg](img-13.jpeg)

MARTIRIO DI S. PAOLO
(1)i. Fis. Cati. 1
nei fregi santi e scene di martirio. Il codice contiene i Carmi di Prudenzio e fu scritto dal fiorentino Antonio Sinibaldi, probabilmente per conto di Vespasiano da Bisticci, e terminato il 20 nov. 1481 - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 666, fol. 6¹.

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di s. Isidoro di Léon (terminata nel 960), con influssi arabi, il Vigilianus (Bibl. dell'Escuriale, n. 976) e l'Aemilianus (ivi, n. 980).

Tra le produzioni più celebri dei secc. x-xi sono le opere appartenenti alla rinascita ottoniana, derivata in parte dalla carolingia. Le scuole principali sono: la benedettina di Reichenau con l'Evangeliario di Egberto ( 960 ; Bibl. di Treviri), opera dei miniatori Kerardo e Eriberto, e l'Evangeliario di Ottone III, detto di Bamberga (ca. 1010; Bibl. Naz. di Monaco); quella di Treviri, che acquista importanza, alla metà del sec. XI, quando declina la scuola di Reichenau; quelle minori di Colonia, di Ratisbona e le derivate da quest'ultima, di Salisburgo, di Prüfening e di Praga.

In Inghilterra è importante la scuola di Winchester, con il Benedizionale di Aethelwold (ca. 975, coll. Devonshire a Chatsworth) e il Messale di Roberto di Jumièges (sec. XI; Bibl. di Rouen). Ad essa è legata la m. francosassone della Francia del nord con i Vangeli di Amiens (ca. 1040) e la Vita di s. Omer (ca. 1050; Bibl. di Saint-Omer).

Durante l'età romanica, in Francia, nel sec. XII, sono centri importanti le abbazie benedettine, specialmente la scuola di Cîteaux, con le caratteristiche iniziali ornate con animali (Bibbia di Souvigny, ca. 1125; Parigi, Bibl. Naz.). Iniziali zoomorfe sono anche nelle m. della scuola «franco-sassone» del Nord (Bibbia di s. Bertin [ca. irso], Parigi). In Germania, di fronte al preponderante influsso bizantino, si afferma ca. la fine del sec. XII la scuola del Medio Reno, con m. già quasi gotiche nel loro stile disegnativo (Hortus deliciarum di Herrad di Landsberg del 1205; Scivias di s. Ildegarda di Bingen, ca. 1190, a Wiesbaden). Ma le m. più interessanti e più originali di questo periodo sono senz'altro quelle dell'Inghilterra (Salterio di s. Albano [ca. 1130, Hildesheim], Salterio di Eadwin di Canterbury [ca. 1150 a Cambridge], Salterio di Henry de Blois [ca. 1160, British Museum], Bibbia di Winchester [ca. 1180 ]).
3. Il periodo gotico fuori dell' Italia. - La m. in Francia diventa l'arte per eccellenza; presenta strettissime affinità con quella dell'Inghilterra meridionale ed è a volte difficile distinguere le due scuole. Ma specialmente Parigi vede all'opera nel Duecento molte botteghe di laici, e già all'inizio del sec. XIII si hanno lavori con caratteri stilistici ben definiti, e composizioni in medaglioni che hanno rapporto in qualche maniera con l'arte, allora assai fiorente, delle vetrate (Salterio di Bianca di Castiglia [ca. 1215: Parigi, Bibl. dell'Arsenale, n. 1186]; Salterio di Giovanna di Navarra [ca. 1225 a Manchester], le Bibbie intreiste: tra cui la Bibbia moralizzato in 4 voll., con oltre 5600 composizioni [ca. 1240; Bibl. Naz. di Parigi, Oxford e British Museum]). Tra il 1250 e il 1275 molte opere risultano eseguite dalle botteghe parigine per s. Luigi, e si distinguono per i toni chiari, l'abolizione quasi completa del fondo oro e le figure raffinate ed eleganti in ambientazioni realistiche. Caratteristiche anche
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(fot. Ene. Catt.)
Ministriba - Iniziale zoomorfa. Cod. Lateranense 79, f. 251 (sec. xi-xit) - Roma, Archivio della basilica di S. Giovanni in Laterano.
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(Int. Briandini)
Ministura - M. di scuola lombarda. Adorazione dei Magi. Officium Beatae Virginis Mariar, fol. 230 (sec. xv) - Modena, Biblioteca Estense.
le "drôleries" (scenette animate nella decorazione dei margini), p. es., nel Lesionario della Ste Chapelle (Parigi, Bibl. Naz.). Opere più importanti : i due Salteri di s. Luigi (1254, Parigi, Bibl. Naz. ca. 1270, collezione Thompson). Tra le produzioni dell'Inghilterra meridionale vanno ricordate: il Salterio di s. Luigi (ca. 1210, Leyda), il Salterio della regina Ingeburga (ca. 1210, Chantilly), i due Salteri del Trinity College (prima del 1220) e il Salterio di Roberto di Lindeseye (ca. 1220; Soc. Antiq. di Londra); le "drôleries" del Messale di Enrico di Chichester (ca. 1260, Manchester); ma particolare interesse ha lo stile di un gruppo di Apocalissi francolinglesi (Apocalisse Doucé del 1270 ca. al British Museum; Apocalisse del Trinity College [cod. R. 16.2]) e di Vite di santi (Vita di s. Albano del 1260 ca. a Dublino, Trinity College). Tra le botteghe parigine della fine del secolo una delle più famose è quella di Maître Honoré, autore del Breviario di Filippo il Bello (1296, Parigi, Bibl. Naz.) e del Decreto di Graziano (1288, Bibl. di Tours).

In Germania si ha nel sec. xirt un centro importante nella Sassonia; capolavoro: il Salterio di Hermann di Turingia (ca. 1210, Stoccarda). Ma in generale sopravvivono modi romanici, perché l'arte gotica si afferma nella m . tedesca soltanto nel primo decennio del sec. xiv.
4. La m. nei secc. XIV-XV fuori dell'Italia. - La m. francese è dominata da Jean Pucelle, cui si debbono la Bibbia di Roberto di Billyng (1327, Parigi, Bibl. Naz., lat. 11.935) e il Breviario di Belleville (1317, Parigi, ivi, lat. 10.483) ed esercita nel frattempo grande influenza sulla Germania e anche sull'Italia, specialmente a Napoli con gli Angioini. All'epoca di Carlo V entra nelle m . una più accentuata nota di realismo, e molte produzioni di questo tempo sono legate al nome di Jean de Berry, che riunì attorno a sé i più famosi miniatori: Maître aux Bouqueteaux, dal modo di tracciare gli alberelli (Bibbia di Carlo V [all'Arsenal di Parigi]), Jacquemart

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Miniatura - Il Mortifement de la vaine plaisance, miniato da Jean Tavernier (1434) per Filippo il Buono - Bruxelles, Biblioteca Reale, cod. n. 10308.
de Hesdin (Petites e Grandes Heures de Berry [ca. 13901405], Bibl. Naz., lat. 919), André Beauneveu (Salterio del Duca di Berry, Parigi, Bibl. Naz., franc. 13.091), fino alle produzioni dei fratelli de Limbourg degli inizi del ' 400 (Très Riches Heures del Duca di Berry, 1408-16, Chantilly) nelle quali non mancano influssi italiani. Negli altri paesi d'Europa la m. è in questo secolo al di sotto di quella francese; si può ricordare: in Inghilterra, la scuola dell'Est con il Salterio Lanterell (1340, British Museum); mentre ca. il 1370 sono importanti alcuni manoscritti fatti miniare dalla famiglia Bohun; verso la fine del secolo gli influssi continentali si fanno sempre più evidenti. L'arte fiamminga ai primi del ' 400 è dominata dai fratelli Van Eyck, di cui vanno ricordati i Libri d'Ore per Guglielmo di Baviera (Ore di Torino, ca. 1417).

In Francia bisogna attendere la fine della guerra dei Cent'anni per poter annoverare le opere importanti di Jean Fouquet di Tours (Heures di Etienne Chevalier [ca. 1450 a Chantilly]; Antiquités Judaïques [ca. 1455 alla Bibl. Naz. di Parigi]); e di Jean Bourdichon, l'ultimo miniaturista francese prima dell'avvento del libro stampato (Heures de Anne de Bretagne [terminato ca. il 1508; Parigi, Bibl. Naz., lat. 9474]), ambedue rivelanti influenze italiane. Gli influssi della scuola francese si fanno sentire in Inghilterra; mentre sul continente sorge attorno a Filippo il Buono quella vera e propria scuola fiamminga di artisti, educati spesso nelle botteghe parigine, ma tuttavia legati ai maggiori maestri fiamminghi: come Jehan Dreux, che riflette nelle sue opere lo stile del Van der Weyden; Guillaume Vrelant, Jean Tavernier e Simon Marmion, col suo capolavoro: il Pontificale della chiesa di Sens (Bruxelles, Bibl. Reale), e soprattutto Hugo Van der Goes, che influì sull'opera di Gérard Horenbaut (cui si attribuisce l'Hortulus animae di Vienna) che lavorò al famoso Breviario Grimani di Venezia, di cui la maggior parte sarebbe dovuta a Simon Bening, e dove tuttavia si vedono già le prove della decadenza della m., volta a raggiungere effetti propri della pittura.
5. La m. in Italia. - La m. in Italia, passata attraverso le esperienze bizantine e poi d'oltralpe, afferma un suo carattere nelle opere degli scriptoria benedettini dell'Italia meridionale, tra cui i rotuli dell'Exultet dei secc. xi-xir (Vat. Barb. lat. 592; Bibl. Casanatense, ms. 724/3. Bari, Mirabella ecc.) Massimo centro fu Montecassino (Miracoli di s. Benedetto del sec. xi, Bibl. Vat., lat. 1202; Chronicon Vulturnense degli inizi del sec. xir, Vat. Barb. lat. 2724), ma anche nell'Italia centrale, i monasteri di Subiaco e di Parfa specialmente vantano le Bibbie del sec. xit studiate dal Toesca (si veda, p. es., quella della Bibl. Augustea di Perugia, cod. L. 59). Nell'Italia settentrionale si ha il Messale romano dell'Ambrosiana (D. 84 inf.) con influenza tedesche e il Sacramentario d'Ivrea (ca. 1010; Ivrea, Bibl. Capitolare) con influssi ottoniani; questo influsso è spesso unito a quello bizantino (v. il Messale Ambrosiano degli inizi del sec. xi [Bibl. Ambrosiana, A 24 inf.]) che si fa più sentito dopo la presa di Costantinopoli (1204). Nel sec. xiri alla m. religiosa si accompagnò quella profana (De arte semandi cum avibus di Federico II [Bibl. Vat., Pol. lat. 1071]). Specialmente a Napoli, durante il regno di Roberto d'Angio, la m. prese più ampio sviluppo con una commistione di elementi francesi e senesi e un gusto spiccato per le scene realistiche. L'influsso francese e il naturalismo caratterizzano anche la scuola di Bologna (Digestum infortuitum di Giustiniano [Torino, Bibl. Naz., ms. E. 1.8]) e ha i suoi maggiori rappresentanti in Oderisi da Gubbio e Franco bolognese. Influenze toscane si ritrovano invece in Niccolò di Giacomo (Nocella in libros Decretalium di Giovanni d'Andrea [datato 1354; Milano, Bibl. Ambr., B 42 inf.]; Tragoediae di Seneca [ivi, C. 196 inf.] e Libro dei creditori del Monte di Pubbliche Prestanze [1394, Bologna, Archivio di Stato]). Da Niccolò da Bologna c'è voluto distinguere un artista anteriore e a lui affine, denominato lo Pseudo Niccolò (Decretali di Bonifacio VIII, Constitutiones Clementis V, dell'Archivio capitolare di Padova). Attivo fin verso il 1425 è Jacopo di Paolo, schiettamente bolognese nella sua evocazione manieristica. A Rimini va ricordato Neri, che ha lasciato due m. firmate e datate 1300 , rivelanti contatti con l'arte fiorentina; e inoltre l'Antifonario del Museo civico di Bologna, n. 1, 2 e l'Antifonario della collezione Olschki a Firenze.

L'estendersi della m. ai libri profani contribuì a determinare, da parte di amatori laici, la costituzione di belle biblioteche private; basti ricordare quella del Petrarca, primo nucleo della Marciana di Venezia. Ma soprattutto i Signori amano avere alla loro corte anche illustratori di libri; a Milano, alla corte dei Visconti, nella 2ᵃ metà del sec. xiv, lavorano Pietro da Pavia (v. le sue scene realistiche e le rappresentazioni di uccelli ed insetti nella Noturalis Historia di Plinio alla Bibl. Ambrosiana, E 24 inf.); Anovolo da Imbonate (miniatore del Messale dell'incoronazione di Gian Galeazzo Visconti) ; Giovannino e Salomone de Grassi, al primo dei quali si attribuiscono anche alcune m. del Tacuinum sanitatis (Roma, Bibl. Casanatense, ms. 459) che comprende, però, anche m. posteriori, da riportare al sec. xv. La scuola di Siena nel ' 300 è dominata da Simone Martini (v. il frontespizio del Virgilio nella Bibl. Ambrosiana) che esercitò il suo influsso anche sulla scuola francese, a cui sembra legato il seguace Maestro del codice di s. Giorgio. Attivi sono anche Niccolò Tegliaeci (v. l'Assunta nel cosiddetto Colafin dell'Archivio di Stato di Siena), Lippo Vanni, che rivela influenza lorenzeitiane, e nel ' 400 Giovanni di Paolo e Sano di Pietro. La diffusione della scuola pittorica di Siena si riscontra a Perugia, a Napoli, negli Abruzzi e altrove. Firenze, al principio del ' 300 , aveva una scuola miniaturistica d'influenza senese nel convento di S. Maria Novella (Evangeliarium della Bibl. Naz. di Firenze, II, I, 167), mentre le tendenze plastiche di derivazione giottecca venivano affermate da Pacino di Bonaguida (Biblia della Bibl. Trivulziana di Milano [cod. n. 2139]), e da altri (Laudario della Bibl. Naz. di Firenze [II, I 122 BR 18] e Ammaestramenti degli antichi di Bartolomeo da San Concordio del 1342). Nella seconda metà del sec. xiv l'influenza senese, invece, è assai evidente nelle opere della scuola camaldolese di S. Maria

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degli Angeli, dominata da don Simone, allievo degli Orcagna, e da Lorenzo Monaco (di cui v. l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Corale 3], miniato in collaborazione con altri artisti fiorentini, tra cui il Beato Angelico). Lo sviluppo dell'editoria durante l'Umanesimo raccolse attorno agli editori del tempo schiere di miniatori, come Francesco Antonio del Cherico (Conzoni e Trionfi del Petrarca [della Bibl. Trivulziana, cod. n. 905], l'Antiphonarium della Bibl. Laurenziana [Edili 151] e le Opere varie di s. Agostino alla Vaticana [Urb. lat. 79]); Filippo di Matteo Torelli, autore delle migliori tra le m. dell'Eoongeliarium della Bibl. Laurenziana (Edili 115); Gherardo e Monte del Fora, rilevanti anche influenze fiamminghe (v., p. ex., il Missale del Musco Naz. di Firenze, databile al 1474-76); e, tra i più famosi, Attavante degli Attavanti, con un tono di decorazione forse troppo fastosa e sovraccarica (Opera varia di s. Agostino [Firenze, Bibl. Laurenz. plut. 12, 28], di s. Ambrogio [ivi, plut. 1423], la Bibbia Urbinate della Vaticana [cod. Urb. lat. 1-2], l'Antiphonarium [ivi, Corale 4] miniato in collaborazione con Giovanni Boccardi, detto Boccardino Vecchio. A Napoli nel sec. xv, alla corte di Alfonso d'Aragona (1396-1458) sono attivi Giovacchino de Gigantibus, Nicola Rapicano (m. in La opera de Maiestate di Maio Giuniano del 1492 [Parigi, Bibl. Naz. Italien 1711]) e Reginaldo Piramo da Monopoli; a Perugia i pittori Perugino e Pinturicchio; a Siena i pittori Girolamo da Cremona e Liberale da Verona. Un interesse particolare presenta la scuola ferrarese che ha lasciato un'opera veramente magnifica nella famosa Bibbia di Borso (1455-61, nella Bibl. Estense), opera, principalmente, di Taddeo Citiwelli affiancato da Franco de' Russi che rivela reminiscenze veneto-gadovane (v. alcune m. della Divina Commedia [Bibl. Vaticana, Urb. lat. 365], e dei Quattro Vangeli [ivi, Urb. lat. 10]) e Marco dell'Avogaro, con una maniera vicina a quella di Girolamo da Cremona. Altri miniatori: Guglielmo Giraldi (Noctes Acticae di Aulo Gellio [1448, Milano, Bibl. Ambrosiana] e Psalterium della Bibl. Estense [ms. Lat. 990, Q. 4-9] in collaborazione con Alessandro Leoni); Martino da Modena (di cui v. le molte m. del Missale Romanum della Bibl. Trivulziana di Milano [Cod. n. 2163]); l'Argenta; il fiammingheggiante Matteo da Milano; il Marmitta di Parma; Battista del Cavalletto e il pittore Amico Aspertini di Bologna. Nel Quattrocento lombardo emergono Michelino de Mulinari da Besozzo (Sermone nella Bibl. Naz. di Parigi, cod. lat. 5888); Giovanni di Maestro Ugolino da Milano (Messale del duomo di Fermo); Belbello da Pavia (Libro d'Ore di Filippo Maria Visconti, a completamento delle m. di Giovannino e Salomone de Grassi, e Messale del duomo di Mantova); Cristoforo de Predis (Libro d'ore Borromeo nella Bibl. Ambrosiana, Lib. ore 4, firmato); Antonio da Monza, lo Pseudo Antonio da Monza, forse identificabile con Gian Andrea da Mantova (alcune miniature del Libro del Jesus, eseguite per Massimiliano Morza tra il 1496 e il '98 [Bibl. Trivulziana di Milano, cod. n. 2163] e della Grammatica di Donato [ivi, cod. n. 2167]).

Con il sec. xv, in tutta Italia, la m. vede la sua fine e per interno esaurimento e per il sopraggiungere di cause esterne; principalissima l'introduzione del libro a stampa, che seguita tuttavia per alcun tempo ad ornarsi anche di m. - Vedi tavv. LXVII-LXIX.

Bist.. Per la bibl. generale v. P. D'Ancona, s. v. in Enc. Ital., XXIII (1934), pp. 363-71. Molti gli studi su opere particolari, di cui si rammentano i più importanti sui diversi periodi. Per l'arte bizantina: P. Kondakoff, Hist. de l'art byzant. considéré principalement dans les miniat., Parigi 1886-91; J. Ebersolt, La miniat. byzant., ivi 1926. Sull'arte merovingica: H. Zimmermann, Vorhandingische Miniat., Berlino 1916; L. Bréhier, L'art en France des invasions barbares à l'époque romane, Parigi 1930; J. Hubert, L'art préroman, ivi 1938; J. Verrier, Les arts primitifs français, ivi 1939. Arte visigotica: J. Dominguez Bordona, Manuscritos con pinturas, Madrid 1933. Arte irlandese e anglosassone: J. Bronsted, Early English ornament, Londra 1924; A. Mahr, Christian art in ancient Ireland, Dublino 1932; Y. D. Kendrick, Anglo-Saxon art to A.D. 900, Londra 1939; Fr. Henry, Irish art, Londra 1939. Arte carolingica: oltre le opere di Bréhier e Hubert cit., A. Boinet, La miniature carolingienne..., Parigi 1913; A. Goldschmidt, German illuminations,
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Miniatura - M. di scuola ferrarese. Pagina iniziale delle Epistole di s. Paolo - Biblioteca Vaticana, ms. Urb. lat. 18 (sec. xv).

L Carolingian period, Firenze 1928; R. Hinks, Carolingian art, Londra 1935. Arte romanica: W. Neuss, Die Katalanische Bibelillustr. um die Wende des ersten Jahrtausends, Bonn 1922; E. G. Millar, La miniature anglaise du Xᵉ au XIIIe siècle, Parigi 1926; Ph. Lauer, Les exlaminares romanes des manuscrits de la Bibl. nat., ivi 1927; A. Boeckler, Abenlăndische Miniaturen, Berlino-Lipsia 1930; D. E. Saunders, English Illumination, I, Firenze 1930; P. Neveux e E. Dacier, Les richesses des bibliothèques provinciales de France, Parigi 1932. Arte gotica: V. Vitzthum, Die Pariser Miniaturmalerei, Lipsia 1907; H. Martin, La miniature française du XIIe au XIVe siècle, Parigi 1923; H. Swarzenski, Die lateinischen illuminierten Handschriften des XIII. Jahrh. an Rhein, Main und Damm, Berlino 1937; G. Houtloff, Die Psalterillustration im XIII. Jahrh., Kiel 1938. Secc. xiv e xv : oltre alle opp. cit. di H. Martin, G. Millar e E. Saunders, v. F. Winkler, Die fänische Buchmalerei des XV. und XVI. Jahrh., Lipsia 1925; P. Durrieu, La miniature flamande à la cour de Bourgogne, Parigi-Bruselles 1926; G. Blum e Ph. Lauze, La miniature française aux XVe et XVIe siècles, Parigi 1931; F. Lyns, De Vlaamsche miniatur van 1200 bis 1250, Amsterdam 1933; F. Harrison, English manuscripts of XIV cent., Londra 1938. Sulla m. italiana sono fondamentali le opere di P. D'Ancona, La miniature italienne du Xᵉ au XVIe siècle, Parigi 1923; id., Les primitifs italiens du X Iᵉ au XIIIe siècle, ivi 1935, a cui vanno aggiunte le trattazioni nelle varie storie dell'arte, principalmente dal Toesca (I, Il mediorco, Torino 1927; II, Il Trecento, ivi 1950) e A. Van Schendel, Le dessin en Lombardie jusqu'à la fin du XVe siècle, Bruxelles 1938; Dizionari : oltre il ThiemeBocker, v. P. D'Ancona e E. Aeschlimann, Dictionnaire des miniaturistes du moyen âge et de la Renaissance, Milano 1940. V. inoltre benaventana scrittura e miniatura: carolina scrittura e miniatura: gotica scrittura e miniatura: casulare scrittura e miniatura: merovingica scrittura e miniatura: umanistica scrittura e miniatura: vismotica scrittura e miniatura.

Gilberto Ronci
MINIEH dei COPti: v. ERMOPOLI.
MINIME DELL'ADDOLORATA. - Il 1° maggio 1868 la serva di Dio Cielia Barbieri e due sue com-

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pagne, sotto la direzione del parroco d. Gaetano Guidi, iniziarono vita comune alle Budrie (dioc. di Bologna), occupandosi dell'educazione dei bambini e della visita agli infermi.

Appena tre anni dopo la pia fondatrice moriva; ma l'Istituto da lei fondato continuò a vivere e svilupparsi. Approvato dall'arcivescovo di Bologna prima ad esperimento (1879) e poi in modo definitivo (1905), ebbe le sue Costituzioni approvate dallo stesso arcivescovo il 26 sett. 1926, e ricevette il decreto di lode e la prima approvazione della S. Sede il 20 marzo 1934. L'approvazione definitiva è del 24 genn. 1949.

Le suore si occupano della cristiana e civile educazione dei bambini negli asili, scuole, orfanotrofi, educandati, dell'insegnamento catechistico nelle parrocchie e della cura e servizio degli ammalati in ospedali e a domicilio. Nel 1947 le professe erano 249 e 19 le novizie, distribuite in 32 case.

Bibl.: Arch. S. Congr. dei Rel., B. 94. Agostino Pugliese
MINIME DEL SACRO CUORE. - L'Istituto ebbe umili principi in Poggio a Caiano (diocesi di Pistoia) per opera di Marianna Caiani, la quale, con una sua compagna, nel 1894, aprì una piccola scuola di 12 bambine povere in un locale d'affitto.

Presto l'opera cominciò a svilupparsi; altre figliole si unirono alle prime due, che il 15 dic. 1902, per mano dell'Ordinario locale, ricevettero l'abito religioso e furono erette canonicamente in istituto diocesano.

Il decreto di lode è del 3 febbr. 1926, insieme con l'approvazione temporanea delle Costituzioni, le quali vennero poi definitivamente approvate il 21 nov. 1933.

Scopo speciale dell'Istituto è l'educazione e l'istruzione cristiana della gioventù. Si occupano anche dell'assistenza agli ammalati in ospedali e a domicilio.

Nel 1948 le suore erano 573 e le novizie 43, distribuite in 51 case.

Bibl.: Arch. S. Congr. dei Rel., P. 87. Agostino Pugliese
MINIME DEL SACRO CUORE DI MARIA. - Istituto fondato nel 1844 da Giulia Chauchard, la quale aveva passato la sua vita a istruire i fanciulli e a curare gli infermi nel villaggio di Cruéjouls (dioc. di Rodez), dove era nata nel nov. 1793. Con sei compagne, il 10 genn. 1844 vestiva l'abito religioso e dava principio alla sua opera.

Il vescovo di Rodez approvò l'Istituto e le Costituzioni, e fece trasferire nel 1879 la casa madre a Rodez. Il decreto di lode è del 14 giugno 1876; quello di approvazione e conferma dell'Istituto è del 9 sett. 1882. La prima approvazione temporanea delle Costituzioni risale al 1888, quella definitiva è del 25 giugno 1900. Il testo riveduto fu nuovamente approvato il 18 marzo 1937.

Scopo speciale dell'Istituto è l'educazione cristiana della gioventù e la cura degli infermi, anche a domicilio.

Nel 1948 le suore erano 486 e le novizie 20, distribuite in 63 case.

Bibl.: Arch. S. Congr. dei Rel., R. 28. Agostino Pugliese
MINIME DI NOSTRA SIGNORA DEL SUF-
FRAGIO. - Fin dal 2 febbr. 1859, il conte Francesco Faà di Bruno (v.), allora semplice laico e professore dell'Università di Torino, destinava il suo ingente patrimonio per un complesso di opere caritative in favore della donna. Da principio le affidò a pie signorine; ma, comprendendo che l'opera non sarebbe stata stabile, andò formando i soggetti e potè vedere le prime vestizioni nel 1881 (Torino).