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o è lecito esercitare il ministero della predicazione, senza averne ottenuto la missione dal legittimo superiore o attraverso la concessione di una speciale facoltà o mediante il conferimento di un ufficio, cui sia annesso dai sacri canoni l'incarico di predicare». E per quanto riguarda l'insegnamento vale la prescrizione contenuta nel can. 1381, ove è sancito il diritto di sorveglianza della Chiesa su tutte le scuole, in ordine alla educazione religiosa della gioventù; donde il diritto e il dovere degli Ordinari competenti di vigilare, perché nulla sia detto, espresso od interpretato contro la fede o i buoni costumi, fino ad esigere la stessa rimozione dei libri e dei docenti, che offendessero l'ortodossia della dottrina cattolica. La Chiesa ha voluto, in quanto possibile, tutelare questo suo diritto anche nei Concordati (cf., p. es., quello con l'Italia, all'art. 36).

La m. c., essendo una delegazione od autorizzazione, fatta eccezione per il romano pontefice, che la riceve previa accettazione (cf. CIC, can. 219), direttamente da Gesù Cristo, e per i cardinali, che positivamente hanno dal can. 239 § i n. 3 il diritto di predicare verbum Dei ubique, non può ottenersi se non dal proprio legittimo superiore e non può essere conferita che a persona idonea.

E chiaro che tale delegazione può essere sempre ritirata o sospesa, qualora il delegato agisca scorrettamente nel sacro ministero o propoli errori nell'insegnamento cattolico; salva al rimosso la facoltà di ricorrere secondo quanto dispone il can. 1340 § 3.

Bini, : oltre ai manuali generali di diritto canonico: A. Albaret, L'enseignement public et privé, Parigi 1927; F. Blanco Najera, Derecho Docente de la Iglesia. la Familia y el Estado, Linares 1934; A. Herrera Oria, Modernas orientaciones en la monbanca superior y secundaria, Madrid 1929; A. Jansen, De facultate docendi, Parigi 1882.

Giuseppe Casoria
MISSIONI CATTOLICHE. - Il Signore, prima di salire al cielo, disse ai suoi discepoli: «Pax vobis. Sicut misit me Pater et ego mitto vos» (Io. 20, 21; 17, 18), inviandoli ad insegnare e battezzare tutte le genti. Così dalle parole di Gesù nacque il nome ed il concetto di m., da cui missionari, e apostoli dal corrispondente verbo greco. M., quindi, deriva dal verbo latino mittere, cioè mandare. Considerata nel suo senso comune, essa significa l'atto di inviare qualcuno a compiere un officio.

Fino al sec. xvir, però, negli antichi documenti l'attività missionaria come pure il missionario erano chiamati in vario modo. Verso la metà del sec. xv si cominciò ad usare la parola m . in un senso sempre più vicino a quello tecnico, che assunse ai primi del sec. xvir.

## I. Concetto teologico e giuridico.

Teologicamente la m. si riallaccia alle parole della S. Scrittura, per cui il Figlio è detto inviato dal Padre e lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio (Io. 6,37 ; 14,16 ; 16,7 ; Gal. 4, 4).

La m. che il Verbo, immagine, testimone, fonte di luce e di vita divina compie con un'opera diretta e straordinaria sugli uomini, continua in un modo

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(fot. Pabijotz)
MissionI CATTOLICHE - Consegna del Crocifisso a missionari in partenza per l'estero (Pont. Ist. Miss. Est., Monza, 12 sett. 1948).
ordinario per mezzo della sua Chiesa, la quale è il prolungamento della sua Incarnazione. Cristo, infatti, avrebbe potuto elargire da sé a tutto il genere umano i frutti divini della Redenzione, ma volle farlo per mezzo di una Chiesa visibile nella quale tutti gli uomini si riunissero per cooperare con lui alla salvezza degli uomini medesimi. Cristo e la sua Chiesa vengono a formare, così, quella entità soprasensibile, nascosta e misteriosa, che vive e sopravvive nelle anime e che s. Paolo ha chiamato il Corpo mistico di Cristo (v.). Il termine sintetizza molto bene i due aspetti della Chiesa, presentata come un organismo con i suoi due elementi visibile e spirituale : il corpo e l'anima. La sua m., quindi, esige che essa sia presente in tutto il mondo nei suoi due aspetti, interiore ed esteriore, per quella tensione intima dell'umanità assunta dal Verbo di unirsi a tutti gli uomini e incorporarseli quali membra vitali del suo nuovo organismo mistico. Diviene, cosi, il mezzo ordinario e ufficiale della salvezza e quanto più compatta ed universale è la visibilità della Chiesa, come organismo esterno, tanto più fulgida e gloriosa è la manifestazione di Cristo ossia la gloria esterna del Signore. Di conseguenza la dottrina del Corpo mistico difende la necessità dell'apostolato sia nei riguardi degli individui come anche dei popoli, perché a causa del suo carattere sociale esige che gl'individui, anche in quanto formano raggruppamenti sociali, entrino a far parte del Corpo mistico di Cristo, che nel corso dei secoli continua a svilupparsi non solo con il perfezionamento spirituale dei fedeli, ma anche con l'acquisto di nuove membra. Alla fine dei secoli il suo sviluppo sarà completo e l'opera missionaria sarà terminata, contribuendo, cosi, al trionfo finale di Cristo, come viene descritto dall'Apocalisse. La m., quindi, della Chiesa è quella di dar vita e di
sviluppare e perfezionare il Corpo mistico di Cristo in mezzo a tutte le genti, predicando loro il Vangelo.

Secondo il concetto g.uridico, la m. della Chiesa deve essere considerata anche sotto l'aspetto contingente della attività da essa esplicata per attuarla. La storia dice che una tale attività, pur rimanendo sempre la medesima nei suoi elementi teologici, ha assunto forme e caratteristiche diverse. Specialmente dal sec. XII in poi l'attività apostolica della Chiesa in alcune regioni è diretta piuttosto a conservare e perfezionare la vita di fede e di amore tra i cristiani e in altre regioni a diffonderla e propagarla tra coloro che la ignorano. Nel primo caso si ha un perfezionamento del Corpo mistico e cioè uno sviluppo interno del medesimo, nell'altro caso, invece, il Corpo mistico si sviluppa all'esterno con la conquista di nuove membra e di nuove genti. Si hanno cosi le m. interne e le m. esterne o estere (can. 232 § 3). L'una e l'altra non si differenziano dal punto di vista dogmatico ma le loro caratteristiche metodologiche e le prescrizioni giuridiche, che le regolano, portano ad una distinzione molto importante per poterle studiare nel loro sviluppo. Con questa distinzione giuridica però non si vuole contraddire all'elemento dogmatico di m. ma solo circoscriverne il territorio e determinarne le norme di metodologia e di organizzazione e stabilirne le due differenze specifiche.
II. Le M. ESTERE.
I. Nozioni. - Sono quella parte del ministero ecclesiastico diretta a piantare e a stabilire la Chiesa tra gli acattolici. In questa definizione, ormai difesa dalla quasi totalità dei missionologj, si trovano tutti gli elementi richiesti. Infatti da essa si ricava che le m. sono un'attività specifica della Chiesa, che ha per oggetto gli acattolici battezzati o non battezzati da convertire alla vera fede allo scopo di fondare stabilmente la Chiesa in mezzo ad essi. Le discussioni tra gli autori hanno messo in evidenza i vari momenti della grande opera della plantazione della Chiesa nei territori di nuova conquista. Lo
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(fot. Fides) Missioni cattoliche - Porta settentrionale della citta di Ghishu (vic. Pyong-Yang), attraverso la quale il p. Giusto de Bretonnières (poi martirizzato nel 1866) penetró in Corea nel 1869, oggi detta - Porta Santa a.

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Schmidlin pretende che le m. siano ordinate solo alla conversione dei non-cristiani; il Lange ritiene che il motivo delle m. non sia la salute delle anime, che è possibile anche fuori della Chiesa, ma la catolicità di questa; il Grentrup, fondandosi su elementi giuridici, pensa che le m. sono ordinate a dilatare il regno di Cristo; lo Charles difende la teoria della plantazione della Chiesa; per il Glorieux il motivo delle m. è la pienezza di vita della medesima Chiesa; e per il De Lubac le m. sono necessaric per la salvezza collettiva, non individuale, degli uomini; l'Hugueny risponde al Glorieux affermando che le m. sono una questione di vita e di morte per gli infedeli; per il van der Mensbrugshe le m. sono ordinate a subordinare tutti gli uomini a Cristo.

L'opinione del Durand è più vicina a quella che ora è più accetta al missionologi, perché afferma che come la Chiesa è un mezzo normale, ma non indispensabile per la salvezza delle anime, cosi pure le m. sono un mezzo normale,
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Missioni cattoliche - Corso di agricoltura, impartito dai Missionari Coaditutori della Consolata - Madibira (vic. apost. di Iringa).

Ma non necessario per la salvezza degli infedeli. Altrettanto dice il Capéran per il quale le m. sono ordinate a portare agli infedeli i mezzi ordinari della Grazia, dei quali è stata arricchita la Chiesa visibile.

Degli elementi, presentati di sopra, alcuni precedono, altri seguono la plantazione della Chiesa e quindi non si escludono e i documenti pontifici mettono in evidenza or questo or quello, spesso per particolari esigenze. La espressione della plantazione della Chiesa è già in alcuni dei SS. Padri e ricorda le parabole evangeliche, dove il Signore paragona la predicazione della buona novella all'agricoltura, considerata ora quale lavoro di seminagione e trapiantamento di virgulti e di alberi, ora quale coltivazione della vigna, che stende i rami da un mare all'altro; oppure la paragona a qualsiasi altra opera riguardante la terra e che possa essere messa in rapporto con la Chiesa nascente.

La distinzione tra m. estere e m. interne porta con sé anche una divisione territoriale, perché secondo il can. 252 le m. estere si hanno nei territori dipendenti dalla S. Congr. de Propaganda Fide. Questo principio ha un valore esclusivo, perché negli altri canoni, che trattano dei dicasteri della Curia romana, non si parla di m. estere e quindi il can. 1350 \ 2 deve essere inteso in rapporto al can. 252. Non possono essere i territori dipendenti dalla S. Congr. Orientale fino al motu proprio del 25 marzo 1938 (Sylloge,.; S. Congr. de Propaganda Fide, Roma 1939, n. 206 ter) e neanche quelli sotto la giurisdizione della S. Congr. Concistoriale. Lo stato attuale di qualche territorio non giustifica un ampliamento del territorio delle m. estere perché esso ha riflessi anche nel campo della competenza della stessa S. Congr. de Propaganda Fide.

BibL.: G. B. Tragella, Avviamento alle m., Milano 1930; A. Mulders, Juiciding tat de Missievetenschap., s'Hertogenbosch 1937, 2° ed., ivi 1950; P. Charles, Les dossiers de l'action missionnaire, 2° ed., Lovanio 1938-39, pp. 35-36; J E. Champagne, Manuel d'action missionnaire, Ottawa 1947, pp 23-41; De Mondreganos, Manuale di missionologia, 2° ed., Madrid 1947, pp. 1-12; ed. it., Torino 1950, pp. 5-14; I. Paulon, Plantatio Ecclesiae, Roma 1948; S. Paventi, La Chiesa missionaria. Manuale di missionologia dottrinale, ivi 1949, pp. 13-38 (cor ricca bibl.).

Saverio Paventi
II. Organizzazione centrale e periferica. Il compito di diffondere il cristianesimo nell'Estremo

Oriente nel secc. xiri-xiv, affidato all'iniziativa dei due grandi Ordini mendicanti, fu rivolto nell'età susseguente ai dissidenti del più vicino Oriente e poi agli eretici dell'Europa centrale e settentrionale, senza che si istituissero speciali dicasteri allo scopo. Fu con le grandi scoperte ultramarine che si acuì il problema missionario ed i papi concessero in proposito alle corone di Portogallo e Spagna ampi privilegi che diedero luogo a veri patronati nelle m. (v. padroado e patronato), le quali ricevettero subito enorme impulso. Furono erette le prime diocesi, con diritto per i sovrani di nomina dei vescovi e con l'onere di tutte le spese; essi si ritenevano ed erano normalmente ritenuti delegati del papa. Tutti i missionari dovevano passare per la via di Spagna o, rispettivamente, di Lisbona e dovevano essere approvati dai rispettivi Consigli delle Indie e di Portogallo, che provvedevano anche al governo normale delle m . Abusi creati per intromissione dell'interesse politico, resero la situazione delle m. progressivamente difficile con il crescere delle difficoltà economiche e politiche delle nazioni cattoliche. Per riprendere in mano la direzione delle m., con la bolla Inscrutabili fu creata nel 1622 la nuova Congregazione de Propaganda Fide (v.), che fin dai suoi primordi propugnò l'indipendenza delle m., protesse gl'indigeni, appoggiò la formazione di clero e di vescovi "nazionali", fondando collegi e prendendo la direzione di quelli esistenti. I privilegi speciali dei religiosi in proposito vennero aboliti nella bolla di fondazione (di fatto però solo nel 1643 e anche dopo), e fu resa necessaria per essi la missio di Propaganda. Nel 1633 venne abolita la via obbligatoria di Lisbona e concessa libertà d'ingresso a tutti i religiosi. Carmelitani scalzi, Agostiniani, Teatini e Cappuccini si misero a totale disposizione della Congregazione.

Per evitare i patronati, Propaganda attuò l'istituto dei vicari e dei delegati apostolici, sull'esempio di quelli dei Paesi Bassi, Inghilterra e Scozia già esistenti. Esso si sviluppò con la creazione dei vicari apostolici nel Canadà (1653), in Cina (1659), Indocina (1669), Siam (1678), e andò estendendosi a quasi tutte le m . I vicari apostolici, ordinariamente insigniti di carattere episcopale, dipendevano direttamente da Roma, donde ricevevano le facoltà. Si creò così nei territori ultramarini, accanto al dualismo giurisdizionale dei vescovi e religiosi, relativamente presto tramontato, il dualismo giurisdizionale di Roma e dei patronati con ripercussioni in terra di m. tra i vescovi residenziali e i vicari apostolici : dualismo che si andò affievolendo, fino quasi a scomparire ai nostri giorni, col decrescere in Oriente della potenza coloniale dei due re cattolici a vantaggio delle nazioni protestanti d'Inghilterra e d'Olanda e della Francia cattolica.

Per rendere più operante l'organismo centrale Propaganda costitui nel suo seno alcune Congregazioni particolari : nel 1633 la Congregazione delle Facoltà, che

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(per cortesia delle Suore Grigic di Nautical) Missioni cattoliche - Bambini esquimesi allo stato primitivo, prima di venire a contatto con le Suore Missionarie (Suore Grigic) Chesterfield (Canada).
nel 1637 ottenne l'approvazione del quintuplice formulario, rimasto in vigore fino ai nostri giorni; nel 1640 la Congregazione particolare dei dubbi per la loro soluzione almeno nei casi urgenti, assorbita dal S. Uffizio; nel 1663 la Congregazione particolare per la Cina e nel 1671 la Conferenza ecclesiastica per lo studio dei punti più controversi della storia ecclesiastica. Importante fu la Congr. per la correzione dei libri liturgici di rito orientale istituita da Urbano VIII. Pio IX il 6 genn. 1862 istituì la S. Congr. de Propaganda Fide per gli affari di rito orientale, con segretario e archivio propri; che nel 1917 divenne la S. Congr. per la Chiesa orientale.

Il problema economico costituì fin dall'inizio una delle massime preoccupazioni di Propaganda, perché apriva la strada ad un maggior sganciamento delle m. dalle potenze coloniali. Proventi degli anelli cardinalizi (scudi 300), ereditá, offerte di privati, elargizioni straordinarie dei pontefici e di principi, costituirono i primi fondi. Fin dagli inizi Propaganda passava agli Ordinari assegni annui e sovveniva le m. con sussidi straordinari. Agenti e corrispondenti, specie nei porti marittimi, erano incaricati del recapito, di sussidiare i missionari di passaggio e di facilitare loro le pratiche di viaggio. Disperso il patrimonio con la Rivoluzione, Pio VII assegnò a Propaganda parte dei proventi della Camera Apostolica. Dalla fine del sec. avirif fino al 1908 si ebbe una stabile - Prefettura dell'economia ", il cui cardinale prefetto presiedeva ai congressi economici. Dal 1908 il pro-segretario dell'Economia presiede all'ufficio di amministrazione e partecipa ai congressi economici di cui fan parte due cardinali, presieduti dal cardinale prefetto.

Fino al 1666 i cardinali componenti la Congregazione, a ciascuno dei quali era attribuita una sfera territoriale da trattare, si adunavano coram Sanctissimo due volte al mese; da quell'anno le adunanze vennero tenute nella casa del prefetto o del più anziano dei cardinali, e il segretario si recava periodicamente a riferire al papa. Per circa due secoli il cardinale prefetto non era munito di speciali facoltà proprie, essendo solo l'esecutore della plenaria. In seguito venne accordato al prefetto un elenco di facoltà personali, "ad quinquennium ", e finalmente "durante munere». Sotto Leone XIII si ebbe un ulteriore ampliamento delle facoltà della S. Congregazione.

Senza sostanziali mutazioni interne l'organizzazione della Congregazione si è mantenuta fino ai nostri giorni. Da rilevare solamente che la Congregazione ha potuto perfezionare i metodi di apostolato, tra cui vanno segnalati l'incremento sempre più vasto del clero indigeno, soprattutto l'aumento delle delegazioni apostoliche e percio l'impulso alle periodiche conferenze episcopali; e la coordinazione dell'apostolato nelle m. esistenti nelle opere delle singole delegazioni. La sua competenza fu molto cambiata in seguito alla costituzione di Pio X Sapienti consilio del 1908 e numerosi territori furono sottratti alla sua originaria competenza.

Il potere legislativo e la suprema direzione e trattazione degli affari spetta alla Congregazione plenaria dei cardinali componenti la S. Congregazione. Il potere deliberativo è subordinato all'approvazione del papa, al quale devono essere riferite le deliberazioni della congrezione plenaria, la cui esecuzione si compie in via normale per il tramite del cardinale prefetto. Nell'esercizio delle sue mansioni, questi è assistito dal segretario, dal sottosegretario e dal prosegrtario dell'Economia, di libera nomina pontificia, e da alcuni aiutanti di studio, con mansioni ben determinate. La S. Congregazione è assistita da un corpo di consultori, di particolare competenza, scelti tra ambo i cleri. In seno ad essa, soppresse le pressistenti congregazioni particolari, funziona attualmente soltanto una commissione per la revisione delle Costituzioni degli Istituti religiosi missionari, dei sinodi nazionali, dei regolamenti dei seminari regionali dipendenti da essa e degli "Statuta pro missionibus ". Al segretario competono mansioni speciali: interviene alle plenarie senza tributo di voto e su esse riferisce poi al papa; fa parte dei congressi settimanali insieme al sottosegretario ed ai minutanti, nonché del congresso economico. Al segretario spetta la rappresentanza legale della S. Congregazione e l'alta direzione del Collegio Urbano di Propaganda Fide. Un archivio storico generale conserva i documenti di Propaganda dal 1622 .

La giurisdizione generale di Propaganda si estende ad alcuni paesi d'Europa; all'Asia, ecceltuate Goa-Damao, Macao e le circoscrizioni oricntali del Malabar; all'Africa, eccetto i territori portoghesi, le arcidocesi di Tunisi e di Cartagine, le diocesi di Costantina e di Orano, l'Egitto, l'Eritrea, l'Etiopia; a vari territori delle Americhe e all'Oceania. Le circoscrizioni ceclesiastiche sono diversamente costituite : arcidocesi, diocesi, vicariati apostolici, prefetture apostoliche e m. "sui ioris" (di queste ne esistono ora due soltanto); le prefetture apostoliche, ordinariamente non rette da vescovi, rappresentano l'inizio dello sviluppo della m., mentre i vicariati apostolici e le diocesi vengono costituite tenendo conto dell'accertato sviluppo e di altri particolari fattori. La S. Congregazione comunica direttamente con gli Ordinari; però tra essi e la Congregazione funziona l'organismo intermedio delle delegazioni apostoliche, abbracciant o intere nazioni o divise secondo criteri che si potranno chiamare geograficopolitici, le quali si sono dimostrate di grande interesse.

Attualmente le circoscrizioni ecclesiastiche dipendenti da Propaganda sono ca. 600; di esse 88, tra arci-
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(per ortisio delle Suore Grigic di Nautical) Missioni cattoliche - Operazione dentaria da parte d'una suora infermiera (Suore Grigic) - Fort Smith nel Mackenzie (Canada).

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(per cortesia di mons. A. P. Frejac). Missioni cartoliche - Piccoli nugri assistiti. Orfanotrofio della Parrocchia di S. Teresa (Suore missionarie dello Spirito Santo). Port-de France (Martinica).
diocesi, diocesi e vicariati apostolici, sono affidate al clero indigeno. Dipendono da Propaganda io delegazioni apostoliche: Africa meridionale (1922) con sede a Pretoria; Africa occidentale e orientale britannica (1930), con sede a Mombasa; Africa francese (1948) con sede a Dakar; Albania (1920) con sede a Tirana; Australia e Nuova Zelanda (1914) con sede a Sydney; Congo belga (1930) con sede a Léopoldville; Giappone (1919) con sede a Tokyo; Indocina (1925) con sede a Huë; Corea (1949) con sede a Seoul. Vi sono inoltre le tre internunziature: Cina (1947), con sede a Nanchino; India (1948) con sede a Delhi; Indonesia (1950) con sede a Djakarta. Inoltre dalle nunziature di Jugoslavia e di alcune repubbliche dell'America del Sud dipendono m. soggette alla Congregazione. Alcuni territori in Africa (Angola e Mozambico, Guinea portoghese) e in Asia (Goa e Damao, Timor, Macao) dipendono dalla S. Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari. Secondo l'accordo del 7 maggio 1950 tra la S. Sede e il Portogallo le diocesi di Cochin e di S. Tommaso di Mylapur sono passate sotto Propaganda. La S. Congregazione del S. Uffizio conserva per i territori di m. la sua competenza specifica. La S. Congregazione Concistoriale ha rapporto con le m. solo quando un territorio deve passare da una giurisdizione all'altra. Anche in terra di m. le università degli studi dipendono dalla S. Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi.
Bibl.: M. Gérin, Le Gouvernement des missions, Québec 1940, pp. xxili, 223; O. Mejer, Die Propaganda. Thre Provinzen und ihr Recht, Göttingen 1892, pp. x. 562; S. Paventi, La Chiesa missionaria, 2 vall. Roma 1949-50; L. Pedot, La S. Congregazione de Propaganda Fide e le m. del Giappone, Vicenza 1926, p. 360. Attuale organizzazione interna di Propaganda, in Guida delle m. c. Statistica con cenni storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale. Città del Vaticano 1932, p. 576. Lino Pedot
III. Arte sacra nelle m. - L'arte cristiana antica (v.) s'era venuta formando con il modellarsi sulle molteplici espressioni di una civiltà assai evoluta e secondo criteri pratici propri delle singole regioni evangelizzate. Sviluppatasi poi secondo forme nuove attraverso le età seguenti, riusci a formare quasi un patrimonio spirituale della Chiesa, dal quale sembrava che non fosse possibile allontanarsi. Quando, nel sec. xim, attraverso le peregrinazioni missionarie dei Francescani e Domenicani, si tentò di entrare in contatto con le misteriose civiltà dell'India e dell'Estremo Oriente, non fu possibile iniziare nei loro rapporti un movimento artistico; troppo brevi furono i contatti per allora.

Con l'epoca delle grandi scoperte, i missionari si inseriscono nelle gesta dei conquistadores spagnoli e portoghesi. Si tiene poco conto dell'arte indigena anche dov'essa esiste e si importano nelle colonie e perciò anche nelle m . i canoni dell'arte metropolitana. E una naturale affermazione dell'imperialismo delle nazioni colonizzatrici. Il Portogallo costruisce nell'Etiopia, nell'India e nel Brasile castelli, abitazioni e chiese secondo i modelli dell'arte portoghese. La Spagna trasporta nell'America latina il proprio barocco, che, influenzato dall'arte indigena, crea il superbarocco, che si disse mission style.

Da quest'opera il moto missionario ebbe una notevole espansione anche nell'Estremo Oriente. Ma il problema dell'arte missionaria non fu sollevato. Seguendo l'esempio della colonizzazione portoghese e spagnola in America, si importarono nell'India e nell'Estremo Oriente gli stili occidentali.

Fiori nel Giappone una scuola pittorica fondata dai Gesuiti e diretta dal p. H. Nicolao, ma essa si ispirò ai medelli italiani. Nella Cina, sotto l'ispirazione dei Gesuiti si tradussero in forme cinesi le composizioni del Vangelo pubblicate in Europa dal p. Natale. Vi fu qualche altro tentativo di composizione cristiana cinese (Madonna del British Museum e del Museo di Chicago ecc.). Il pittore G. Castiglione (v.; 1688 1766), gesuita, sotto l'imperatore Cheng Lung trasformò il proprio stile curopeo secondo il carattere cinese. E nell'interno della Cina si ebbe qualche esempio di adattamento dello stile locale. Ma tutto ciò rappresentò elementi sporadici edieeccezione. Le chiese dei maggiori centri missionari riprodussero, spesso con poco gusto, i modelli occidentali.

Nell'Indocinas'incontra un nobilissimo esempio, D. Luca
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Missioni cartoliche - Introduzione del cattolicesimo in Giappone. Dipinta di Luca Hasegawa - Roma, Museo Lateranense.

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(fot. Fides)
Missioni catfoliche - Calice d'argento cesellato del sec. xvir. Pechino.

Tran (1825-99), letterato, architetto, ingegnere idraulico, governatore di una provincia. "Egli fu - dice Lyautey - uno di quegli umili eroi, che sollevano tutto ciò che toccano, nati per un grande teatro, e che, in mancanza di questo, ne formano uno grande dal loro piccolo». Le sue costruzioni in bello e puro stile annamita si ammirano in Phat-Diem (Tonchino). Altre belle manifestazioni si ebbero nel sec. xix nell'Africa settentrionale, dove alcune chiese di Algeri, il tempio di S. Agostino a Ippona e la cattedrale di Carragine, dovuti quest'ultimo all'abate Pugnet, sono concepiti in stile arabo-bizantino.

Ma questi rari esempi non ebbero seguito. Nei paesi di m. prevalse l'importazione dell'arte occidentale, che si stimava arte cristiana in opposizione alla locale arte pagana. Nel 1923, quando ormai le m. estere erano mature per trasformarsi in chiese indigene, il delegato apostolico pensò che in un paese che possiede il decoro di un'arte grande e antica, anche l'arte cristiana doveva associarsi ai nuovi indirizzi missionologici, cioè farsi cinese; e in una lettera a due capi missione sollevò ex professo il problema dell'arte missionaria, osservando: a) che l'arte occidentale in Cina rappresenta un errore di stile; b) che il carattere forestiero dell'arte concorre a mantenere il pregiudizio per cui la religione cattolica è considerata una religione straniera; c) che la grande tradizione dell'arte cristiana insegna ad adottare gli stili dei diversi tempi e dei diversi luoghi; d) che l'arte cinese offre varie e belle possibilità di adattamento.

Era però necessario ravvalorare la teoria con la pratica. Perciò il delegato nel 1925 chiamò in Cina l'artista benedettino d. Adalberto Gresnigt. Questi penetrò nello spirito dell'arte cinese, diede i piani e diresse la costruzione della bella Università cattolica di Pechino, dei Seminari regionali di Hong-Kong e Kaifeng, della chiesa dei Discepoli del Sign ore di Suahnwafu, e attese ad altre opere minori. Un pittore cinese, Cheng Suan-Tu, di finissima sensibilità artistica, compose in puro stile ci-
nese soggetti sacri, che ebbero un grande successo per la loro freschezza e grazia spirituale. Il pittore fu battezzato e prese il nome di Luca. Nominato professore d'arte all'Università cattolica di Pechino, creò intorno a sé una famiglia di pittori cristiani, in cui splende il condore dei primitivi. L'arte cinese ha offerto al soggetto sacro una forma piena di delicata spiritualità e il soggetto sacro ha offerto agli artisti cinesi un tema nuovo, elevato, luminoso, tale da creare un vero rinnovamento dell'arte cinese. Da ricordare i pittori: Pu-Chin, Ching-San-Tse, Wang-SuTa, Lu-Hung-Niuen, Lo-Hong-Nie, Koang-Chao-Ko.

Il moto di rinascita cristiana dell'arte cinese ispirò e incoraggiò una bella fioritura artistico-cristiana nel Giappone, nell'Indocina, nell'India e nell'Indonesia. Nel Giappone brillarono i pittori: Luca Hasegava, Shunkyo, Okayama, Keiji Kondo, Furuya, Takaihro Toda, Yoshimatsu, modama Nakamura, Shimibu, Sadako, Teresa Kimiko Koseki. Nell'Indocina si segnalò il pittore Celso Le-Vandé; nell'India il pittore Da Fonseca e la pittrice Trindade; nell'Indonesia lo scultore Hio. La S. Congregazione de Propaganda Fide approvò con varie lettere questa riforma artistica dell'arte missionaria. Anche in Africa, e specialmente nel Congo belga, il nuovo indirizzo ottenne bellissimi successi.

Nel 1939 Pio XI aveva indetto nel Vaticano una esposizione dell'arte dei paesi di m. Tale iniziativa, interrotta dalla guerra, è stata ripresa da Pio XII, che per l'Anno Santo 1950 volle che fosse organizzata, tra le altre esposizioni, quella dell'arte cristiana della m. Ciò corrisponde ai principi proclamati dal Santo Padre nella prima encicl. Summit Pontificatus sull'adattamento missionario.

Per la storia delle m., v. propagaZione del cristianISIMO. - Vedi sEvv. LXXII-LXXV.

BibL. C. Costantini, L'arte cristiana nelle m., Roma 1940; P. Dindinger e G. Rommerskirchen, Bibliografia missionaria, 7 (1940), pp. 85-133. Queste due opere contengono la più completa bibliografia sull'arte nelle m.

Celso Costantini
III. Le M. internee.

Le m. interne si svolgono entro i limiti delle diocesi della Chiesa già fondata e sono regolate dagli Ordinari e fin dai tempi di s. Vincenzo de' Pooli e poi per opera di s. Alfonso Maria de' Liguori esse, sotto il nome di m. sacre (can. 1349 \ i) o parrocchiali, sono ordinate sia a conservare la fede e i buoni costumi tra i fedeli, sia a convertire gli acattolici, che ancora vi fossero (can. 1350 \ i).

Ai pastori di anime la Chiesa impone l'obbligo dell'istruzione catechistica per la preparazione dei fanciulli ai Sacramenti della Penitenza, della Cresima e dell'Eucaristia (cann. 1329-36), della predicazione omiletica e quaresimale, e in particolare della spiegazione della dottrina cristiana (cann. 1337-48). Infine ammonisce gli Ordinari perché curino che almeno ogni dieci anni i parroci tutti, anche religiosi, procurino le missioni al gregge affidato alle loro cure (can. 1349).

Tali m., da non confondersi con la consueta predicazione quiresimale, esplicata però sovente sotto forma di m. o di esercizi spirituali al popolo, ordinariamente sono tenute fuori del tempo quaresimale da religiosi specializzati in tal genere di predicazione, quali, ad es., i Passionisti, i Redentoristi, oppure da sacerdoti oblati o congregati in associazione missionaria, quale ad es., quella degli Oblati di Rho (Milano), dei Missionari di S. Massimo di Torino, o i cosiddetti Missionari Imperiali di Roma.

Queste m. interne, preparate convenientemente con frequenti richiami nella predicazione domenicale, con la propaganda su bollettini parrocchiali o su avvisi sacri, condotte con unzione spirituale e con vari amminicoli, riescono quasi sempre a scuotere salutarmente le coscienze e ad operare conversioni e riforme vere dei costumi.

In questi ultimi tempi la propaganda immorale e atea, servendosi di tutti i mezzi possibili (stampa, cinema, radio, pubblicità, comizi, conferenze, ecc.) e sfruttando il disagio economico generale creato da due conflitti mondiali, ha allontanato dalla Chiesa e dalla pratica cristiana gran parte della massa operaia e agricola, gettandola in braccio al comunismo ateo e materialista, negatore di Dio, dell'immortalità dell'anima, della vita futura e della dignità e libertà umana. Alla propaganda atea si è aggiunta

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![img-25.jpeg](img-25.jpeg)

In alto a sinistra: AMMALATI CHE SI RECANO AD ASCOLTARE LA S. MESSA (1935). Missione franceacana di Tungzuanfang (Cina). In alto a destra: PROCESSIONE DELLE PALME NEL 1951. La Cattedrale, opera di Fratelli Coudiatori - Tonamaganga (Vic. opera, di Iringa). In basso a sinistra: VISITE MISSIONARIE A VILLAGGI ARABI DELLA MONTAGNA - Milete (Marocco). In basso a destra: CHIESA ARABA DELLA FRATERNITÀ - Africa Ghardaia.

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(fot. Fides)
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(per cortesia di wous. A. P. Frutas)
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(per cartesia della Mostra internazionale d'Arte sacra 1950)
In alto a sinistra: ALTARE IN STILE CINESE - Siwantzé. In alto a destra: MONUMENTO AL SACRO CUORE - Batavia. In basso a sinistra: MADONNA IN PIETRA dei primi tempi dell' attività missionaria portoghese (India portoghese) - Lisbona, Museo etnologico. In basso a destra: PISSIDE IN OTTONE, stile Baulé - Costa d'Avorio.

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in questi ultimi tempi una più intensificata propaganda protestante che continua a infiltrarsi fra le masse cattoliche.

Di conseguenza, resa impossibile la partecipazione della parola di Dio nelle consuete forme tradizionali, si sono dovute studiare altre forme di predicazione per andare a cercare le masse, che disertavano la chiesa, nei luoghi dove esse sogliono raccogliersi o per il lavoro o per il divertimento. Donde diverse forme di predicazione che han preso l'aspetto di vera missione; e altre che, sotto il colore sociale o la figura di assistenza sociale e morale, hanno di mira la preservazione della fede e dei costumi.

Sorsero così opere varie di assistenza morale di categoria: onarano, Apostolato del mare, Assistenza delle mondariso, ecc.; i cappellani degli stabilimenti industriali: l'Opera di S. Paolo, la Pro Deo, ecc.; congregazioni di religiosi laici, viventi nel secolo, e altre simili congregazioni femminili con lo scopo di assistenza degli operai e dei poveri, ecc. Tutto questo movimento e tutta questa fioritura di opere cattoliche ha per scopo soprattutto l'assistenza morale e religiosa di quelli a cui sono rivolte per portare la parola di Dio e la luce del Vangelo a chi ha smarrita la via della Chiesa e ricondurlo alla vera fede e alla pratica della vita cristiana. Né vanno dimenticate le temporanee peregrinationes Mariae, che sono una vera m . scusitirice di coscienze assopite o smarrite.

BibL.: Per la parte canonista e tradizionale, v. i commenti ai citati conn. del CIC. Cf. inoltre : J. Heiggeit, Le devoir de la prédication, in Rev. disc. de Turroni, 2 (1947) pp. 132-35; G. L. Algeier, The canonical obligation of preaching in parish churches. Washington 1949; H. D. Lavelle, The obligation of laddies Sacred Missions in parishes, ivi 1940.

Andrea Gennaro
MISSIONI non CRISTIANE. - Nella storia delle religioni la m. è l'incarico che una persona rivestita di autorità religiosa, o personale come fondatore di religione o delegatagli dal fondatore o dai suoi legittimi rappresentanti, conferisce ad appositi inviati (missionari) affinché diffondano il messaggio da lui bandito.

Le religioni proprie di gruppi tribali e nazionali non alimentano m . perché in esse la religione è espressione esclusiva del gruppo e ne sono rigorosamente esclusi gli estranei, che anzi sono sempre invitati ad allontanarsi nel momento del rito. Le religioni supernazionali o universali, invece, che si dirigono ai singoli oltre le barriere di nazione, di stirpe, di stato sociale, hanno bisogno di missionari che propaghino il loro messaggio. Le maggiori religioni missionarie sono: il cristianesimo (v. sopra), il buddhismo, il mazdeismo e il manicheismo.
I. Buodiosmo. - Sull'esempio del fondatore che andò predicando la sua dottrina attraverso le contrade dell'India settentrionale, dai monasteri buddhistici sciamarono monaci nell'Asia orientale (Cina, Corea, Giappone) e centrale (Tibet e Mongolia), arrecandovi una corrente religiosa (Mahayana) più adatta per la comprensione delle masse, mentre nell'India del sud e nella Birmania, Siam, Ceylon prevalse la predicazione più aderente al buddhismo originale (Hinayana).

Nella Cina il buddhismo entrò nel 67 d. C. con una m. guidata dai monaci Kālyapa, Mātana e Dharmaraksa che recarono statue del Buddha e scritture sacre che poi vennero tradotte in cinese nel 148.

Nel 374 missionari buddhisti dalla Cina passarono in Corea, donde nel 538 il re del paese inviò una particolare m. in Giappone che vi fu bene accolta dal principe Shototsu (m. nel 622) a causa della maggiore altezza civile e morale del messaggio di fronte al feudalismo animistico del Giappone. Dal sec. Ic il buddhismo vi prese vita propria, in parte fondendosi con lo shinto, religione indigena del paese (riobu-shinto = shinto bilaterale) finché nel 1868 non fu ufficialmente, ma invano, soppresso a beneficio della religione indigena (v. shinto).

Nel Tibet la prima apparizione del buddhismo fu dovuta al matrimonio del principe Srongbtsan Gam ho
(m. nel 698) con una principessa buddhista cinese. La maggior diffusione si verificò nel sec. viri con il monaco Padma Sambhava e nel sec. XV vi assunse forma più strettamente gerarchica per opera del monaco TsongKhapa (m. nel 1417; v. LAMASsmo).
II. Mazdeismo. - Anch'esso ebbe i suoi missionari che sotto la dinastia sassanide (224-651) giunsero fino alla Cina. La caduta della dinastia di fronte alla invasione musulmana dalla Persia causò la dispersione di questa religione i cui superstiti vivono ora in una prospera ma ristretta comunità di 100.000 fedeli a Bombay.
III. Manicheismo. - Si diffuse grazie a m. organizzate da Mani stesso e giunse in Egitto, in Africa, in Roma (sec. III), in Gallia e in Spagna (sec. IV), in Oriente fino all'India, al Turchestān e alla Mongolia (scoperte di Turfan e Kan-sai); sopravvivenze attive ne restarono nell'Europa medievale con le sètte dei catari, degli albigesi, dei bogomili (Balcani) e dei pauliciani (Anatolia).

Vi è anche un proselitismo missionario non organizzato ma fatto capta occasione da individuo a individuo. E questo il caso degli Ebrei nella diaspora ellenistica, e degli adepti delle varie religioni di mistero (Iside, Mishra, Dea Siria) che vivevano nei centri commerciali, campagnoli e militari dell'Impero.

L'alamismo non ha sacerdoti e si è propagato grazie alla conquista militare e ai vantaggi materiali offerti alle popolazioni convertite; si è esteso nella Siria, Egitto e poi in Mesopotamia, Turchestān, India, Cina, Malesia. La sua diffusione nei centri di cultura inferiore è dovuta anch'essa all'azione individuale, mancando all'alamismo ogni organizzazione missionaria.

Nicela Turchi
MISSIONI DIVINE. - La m. (dal lat. mittere = mandare) consta di due elementi essenziali: l'invio di una persona da parte di un'altra e un compito determinato da svolgere in un luogo.
I. S. Scrittura. - Nel Vangelo di s. Giovanni Gesù ricorda frequentemente il suo invio da parte del Padre. I due elementi della missione affiorano da queste parole: «Dio non ha inviato il suo Figlio nel mondo a giudicarvi il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per suo mezzo" (Io. 3, 17). NelI'Ultima Cena promette ai suoi discepoli l'invio di un altro consolatore che li compenserà della sua dipartita: «Lo Spirito Santo Paraclito, che il Padre vi manderà nel mio nome, vi insegnerà tutto e vi suggerirà tutto ciò che io vi dirò" (ibid. 14, 26; cf. anche 15,26 ). E chiaro che Gesù parla di due m. di Persone divine: la sua, in quanto egli è stato mandato dal Padre nel mondo per salvarlo; quella dello Spirito Santo, che sarà mandato dal Padre e da lui stesso, perché istruisca (e insieme santifichi e corrobori [Act. 1, 8]) i suoi discepoli.

La promessa di Gesù riguardante l'invio dello Spirito Santo fu realizzata in due modi : visibile e particolarmente solenne nella Pentecoste (Act. 2, 1-4) e invisibile in tutti i battezzati, i quali son detti da s. Paolo «tempio di Dio" (I Cor. 3, 16) o "tempio dello Spirito Santo, che è in voi, che avete da Dio e non siete vostri" (ibid. 6, 19). Questi e simili testi fondamentali orientarono l'indagine dei Padri e dei teologi.
II. Tradizione patristica. - Generalmente gli scrittori dell'età patristica parlano in modo concreto delle singole missioni e determinano le caratteristiche di ciascuna, ma non si occupano del concetto astratto. Per questo occorre giungere fino a s. Agostino, il quale nel De Trinitate vi dedich alcuni capitoli (l. II, cap. 5, l. IV, cipp. 19-20: PL 42, 848. 905), anzi proprio con la determinazione del concetto di missione confutò gli ariani, i quali negavano l'uguaglianza tra il mandante e il mandato. Inoltre, allargando con una giusta osservazione teologica il senso del termine "missione", insegnò che in un certo senso si può dire che il Figlio è stato mandato non solo dal

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Padre, ma da tutta la Trinità, in quanto tutte e tre le Persone divine hanno comunemente operato l'Incarnazione (l. II, cap. 3). Però in senso più stretto, ed è quello usato prevalentemente nella S. Scrittura, soltanto il Padre ha mandato il Figlio e soltanto il Padre e il Figlio hanno mandato lo Spirito Santo, perché la missione presa in questo senso implica una relazione di origine del mandato dal mandante: «Sicut cego Pater genuit, Filius genitus est; ita Pater misit, Filius missus est» (l. IV, cap. 20, n. 29). Perciò il s. Dottore dal fatto che non solo il Padre, ma anche il Figlio manda lo Spirito Santo concluse che lo Spirito Santo procede anche dal Figlio (ibid., n. 29); argomento che i teologi latini usarono frequentemente contro i Greci dissidenti, e di cui del resto si trovano notevoli affermazioni anche tra i Padri greci che più si distinsero nella controversia antiariana. Di s. Agostino è anche una famosa formula, della quale si sono largamente occupati i teologi posteriori: «Sicut natum esse est Filio a Patre esse, ita mitti est Filio cognosci quod ab illo sit. Et sicut Spiritui Sancto donum Dei esse est a Patre procedere, ita mitti est cognosci quia ab illo procedat" (ibid.).

Della missione visibile del Verbo tutta l'età antica si occupò largamente, ma anche in questo punto il pensiero dei Padri si svolse intorno al mistero stesso dell'Incarnazione (v.), considerato in se stesso, nella sua natura e nelle sue cause. La missione visibile dello Spirito Santo nelle Pentecoste fu oggetto di ampi commenti esegetici.

Si riconoscevano però anche altre missioni visibili della terza Persona nei Libri Santi : sotto figura di colomba nel Battesimo di Gesù e nell'alito del Signore sugli Apostoli, quando diede loro la facoltà di rimettere i peccati (cf. De Trin., l. IV, cap. 20-21, n. 29-31). S. Agostino fa notare che mentre nella missione visibile del Verbo nell'Incarnazione la seconda Persona assunse ipostaticamente la natura umana e divenne uomo, nelle missioni visibili dello Spirito Santo le cose create furono usate soltanto come segni (l. II, cap. 6, n. 11; col. 831). La missione invisibile fu considerata prevalentemente in rapporto alla inabitazione dello Spirito Santo nelle anime, come già era stato fatto dalla predicazione apostolica (v. inabitazione di dio nell'uomo). Ma non si mancò di far notare che anche il Padre e il Figlio abitano nell'anima in Grazia, e anche alla inabitazione del Figlio si riconobbe il carattere di missione invisibile (s. Agostino, ibid., l. IV, cap. 20, n. 27 sg.; col. 907).
III. Elaborazione teologica. - S. Agostino non solo riassunse il pensiero della tradizione patristica anteriore e contemporanea sull'argomento, ma la approfondi. I suoi insegnamenti furono ripetuti, ad es., da Pietro Lombardo (I Sent., dd. 15-17) senza notevoli aggiunte, eccetto forse la nota opinione che lo Spirito Santo inabitante nei giusti viene identificato con la carità, con cui il fedele ama Dio e il prossimo; opinione che nonostante il prestigio del Lombardo è comunemente respinta dai teologi. Ma i grandi scolastici, partendo dai dati acquisiti, compirono con successo un notevole lavoro di precisazione e di sintesi. La loro dottrina fu riassunta da s. Tommaso d'Aquino (Sum. Theol., 10, q. 43) nei seguenti punti : a) l'analisi del concetto di missione si polarizza nello studio dei rapporti dell'inviato al principio e al termine della missione. Riguardo al principio si fa notare che una Persona divina non può essere inviata da un'altra o da altre mediante un comando o un consiglio, che implicherebbero differenza di autorità o di sapienza, ma soltanto per la relazione di origine (s. 1, ad 1). D'altra parte il termine deve essere determinato da un effetto creato, il quale però non può implicare una nuova presenza della Persona divina dove prima non era, perché Dio Uno e Trino è presente dovunque, ma soltanto un nuovo titolo di presenza dove era già prima (ibid.). In conseguenza non si ha m. d. se non coesistono questi due elementi : l'origine eterna di una Persona divina e un effetto temporale, per cui quella possa dirsi presente in modo nuovo nelle cose create; b) la missione pertanto avviene nel tempo ed è libera, sebbene un suo elemento sia eterno e necessario (ibid., a. 2); c) in base al primo elemento,
il Padre non può dirsi inviato, sebbene "venga" insieme con le altre Persone divine nell'anima giusta (a. 4); soltanto il Padre può inviare il Figlio e soltanto il Padre e il Figlio possono inviare lo Spirito Santo; d) ma in base al secondo elemento si deve dire che tutta la Trinità concorre attivamente in ogni missione, perché tutta la Trinità è unica causa efficiente dell'effetto creato secondo il quale si ha la missione (a. 8); e) sebbene tutte e tre le Persone divine siano principio efficiente unico dell'effetto creato, tuttavia questo può avere come termine una modalità alla quale si riferisce una Persona piuttosto che un'altra. E per questa relazione di termine che si può parlare di missione di una Persona determinata (a. 7 ad 3 ; più diffusamente I Sent., d. 30, q. 1, a. 2); f ) il secondo elemento può essere sensibile o no; perciò la missione si distingue in visibile e invisibile (a. 7); g) la missione visibile si realizzo in modo diverso per il Figlio e per lo Spirito Santo : nell'Incarnazione una natura creata fu assunta ipostaticamente dal Verbo, il quale pertanto sussiste e opera in essa; invece nelle sue missioni visibili lo Spirito Santo non assunse ipostaticamente le cose create in cui si manifestò, ma di esse si servì soltanto come di segni (a. 7). S. Tommaso tra le missioni visibili dello Spirito Santo annoverò anche la "nube luminosa" che avvolse Gesù nella Trasfigurazione (a. 7, ad 6). La missione invisibile del Figlio e dello Spirito Santo ha come fondamento comune la Grazia santificante (a. 3; a. 5, ad 3); ma poiché i singoli doni soprannaturali di sapienza e di carità, infusi con la Grazia, hanno una certa relazione di somiglianza con la proprietà personale del Verbo e dello Spirito Santo, secondo essi si considera (s. attenditur-) rispettivamente la missione dell'una o dell'altra Persona (a. 3 ad 1, 2, 3); h) mentre le missioni visibili, almeno accertate, hanno avuto luogo soltanto nel Nuovo Testamento, la missione invisibile si verificò anche nei giusti del Vecchio Testamento (a. 6. ad 1). Essa inoltre si ha in ogni aumento di Grazia, specialmente quando questo ha un carattere particolare (ibid., ad 2). Nei beati si ha missione invisibile al principio della beatitudine; in seguito si ha piuttosto una sua estensione, quando vengono loro rivelati nuovi misteri. Nell'anima di Cristo la missione invisibile si verificò soltanto nel primo istante dell'Incarnazione (ibid., ad 3).

Questo in riassunto l'insegnamento, in cui i grandi scolastici sostanzialmente sono d'accordo, e che è ripetuto e sviluppato dai teologi posteriori. Ma a partire specialmente dal principio del sec. xvi si accesero forti discussioni circa il modo di intendere la missione invisibile : non solo si discusse circa il suo fondamento o ragione formale (v. inabitazione di dio nell'uomo), ma il Patavio e recentemente altri (tra i quali M. J. Scheeben, Th. de Régnon, G. J. Waffelbert, F. M. Catherinei, S. J. Docks) in modi diversi hanno avanzato e sostenuto l'opinione che la missione invisibile appartenga in maniera speciale e personale allo Spirito Santo. I diversi tentativi fatti in questo senso non sono riusciti a imporsi alla grande maggioranza dei teologi, i quali continuano a ritenere che la presenza speciale di Dio nelle anime in stato di Grazia è comune ugualmente a tutte e tre le Persone divine, ma è soltanto attribuita in modo speciale allo Spirito Santo a titolo di appropriazione, in quanto la santità ha una certa somiglianza con la sua proprietà personale, che è quella di procedere dal Padre e dal Figlio per via di amore.
IV. Il Magistero. - La Chiesa, pur essendosi occupata largamente dei due elementi costituenti le m. d., non ha avuto occasioni particolari di insistere sul concetto stesso di missione. Perciò nei documenti ecclesiastici si trovano soltanto sporadici accenni al fatto. Interessa particolarmente notare le due encicll. Divinma illud di Leone XIII (9 maggio 1897) e Mystici Corporis di Pio XII (29 giugno 1943), nelle quali, oltre a richiamare la dottrina comune circa la missione invisibile dello Spirito Santo nelle singole anime, si mette particolarmente in rilievo la sua funzione sociale in seno alla Chiesa.

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Bibl. : i commentatori di Pietro Lombardo trattano delle m. d. nel I Sent., dd. 13-17. Dopo che nelle scuole teologiche è prevalsa con il Gactano la Sum. Theol. di s. Tommaso, i teologi svolgono la materia nel commento in 1° q. 43. Tutti i manuali moderni di teologia ne trattano con maggiore o minore ampiezza nel De Deo Trino. Per la controversia riguardante la ragione formale della missione inviolbile, v. bibl. di inasmazione in pro neLL'00no. Per alcuni fra i moderni tentativi di attribuire in modo personale allo Spirito Santo la missione inviolbile per grazia: D. Petavio, De Trinitate, I. VIII, cap. 6, nn. 9-6, Parigi 1869-67, III, pp. 464-86; Th. De Régnen, Etudes de théologie positive sur la Sainte Trinité, IV, Parigi 1882, pp. 331-37; G. Waffelsert, L'union de l'dme aimante avec Dieu, Bruges 1916; I. M. Scheehen, Handbuch der katholischen Dogmatik, I, Friburgo in Br. 1933, nn. 1069-74, pp. 894-98; F. M. Catherinec, alcune cronache in L'Ami du Clergé, 49 (1932), pp. 294-300; 54 (1937), pp. 42 sg.; 56 (1939), pp. 101-104; inoltre un articolo riassuntivo del medesimo autore: La Sainte Trinité et notre filiation adoptive