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fano in S. Lorenzo fuori le mura, dovuti a Cesare Tracassini (1838-68), al Mariani e al Grandi e oggi quasi tutti scomparsi in seguito al bombardamento del 1943; le decorazioni in S. Agostino compiute dal Gagliardi; la Sala dell'Immacolata Concezione in Vaticano, del Podesti. Più tardi continua la stessa tradizione, pure con qualità proprie, il senese Cesare Maccari (18401919), la cui opera principale sono le Litanie della Vergine nella cupola del Santuario di Loreto (1888-95), mentre un suo contemporaneo, romano ma di origine tedesca, Ludovico Seitz (1844-1908), prosegue la corrente dei Nazareni con le Scene della vita della Vergine nella Cappella dei Tedeschi nello stesso Santuario di Loreto (18921902). Gli altri artisti della scuola romana della seconda metà dell'800 e principio del ' 900 non si interessano, se non eccezionalmente e sotto l'aspetto epibodico, al tema sacro.

A Milano come reazione a quella neoclassica si afferma la pittura romantica, ma il suo caposcuola Francesco Hayez (v.), pur con raffinate qualità proprie (e tanto più nei ritratti) continuò a dare una pittura di maniera. Ma qualche altro artista venuto poco dopo rivelò un temperamento ben altrimenti romantico, non solo nella qualità della pittura ma nella interpretazione del soggetto. E sono questi, specialmente (escludendo coloro che non si interessarono al tema sacro): Giovanni Car-

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nevali detto il Piccio (v.), autore di un Agar nel deserto, nella collez. Farina a Milano; Luigi Galli (1820-1900), operoso in Roma ma rimasto sostanzialmente lombardo, memore della pittura del Piccio, e a cui si deve la bella S. Famiglia nella Galleria nazionale d'Arte Moderna a Roma; Mosè Bianchi (1840-1904) con il Battesimo di Cristo nel Museo civico di Lugano e con la Parola di Dio nella citata galleria romana. Contemporaneamente si affermò in Lombardia il divisionismo come in Francia, e, nonostante gran parte della critice attuale, si deve riconoscere che i suoi migliori rappresentanti hanno saputo più di una volta creare capolavori per sincerità di ispirazione, per raffinata sensibilità nel trattare forme, luci e colori, per purezza di segno. E il tema sacro o il sentimento religioso ha avuto da questi maestri suggestive interpretazioni. Si guardino, p. es., senza preconcetti, l'ave Maria e trasbordo (1887) di Giovanni Segantini (1858-99), in collezione privata a Colonia, così intensamente lirica, o l'Angelo della vita (1894) dello stesso, nella Galleria d'Arte Moderna di Milano; la Processione (18921895) di Pallizza da Volpedo (1868-1907), permeata di pura delicata poesia religiosa, oggi nella collez. Rossi di Milano; e di Gaetano Previati (1852-1920), fra le tante opere, l'Annunciazione, la Casa della Vergine (Lugano, collez. Thomy), o - potentemente espressive - le Marie ai piedi della croce (Roma, Galleria d'Arte Moderna) e la serie della Via Crucis (Milano, collez. Renni). A Genova l'artista che può essere utilmente ricordato è Niccolò Barabino (v.), di un naturalismo certo accademico, ma che ha saputo darci un'immagine nobile della Vergine nella sua umanità, per quanto convenzionale nella composizione, con la sua ben nota Madonna dell'Olivo. A Bologna un abile disegnatore e un epigone del purismo: Luigi Serra (1846-88) con S. Bonaventura e s. Francesca, nella Galleria nazionale d'Arte Moderna a Roma; ma specialmente nelle Marche, Fra' Paolo Mussini (v.), terziario francescano, ha un posto ben notevole nel campo dell'arte sacra. A Firenze prima, e a Siena poi, s'incontra l'opera di un purista, che vuole reagire all'accademismo, pur non riuscendo a liberarsene che in parte: Luigi Mussini (1813-88), a cui appartengono fra l'altro i cartoni per i musaici della facciata del duomo di Siena con l'Incoronazione della Vergine e il Presepio. Prosegue l'arte del Mussini il suo allievo Alessandro Franchi (18381914), del quale è significativa la Visitazione nella chiesa omonima di Siena. A Firenze rappresentano più o meno la stessa posizione pittori come Antonio Ciseri (1821-91) con il Martirio dei Maccabei in S. Felicita, mentre altri, come Antonio Puccinelli (1822-97) preparano, specie nei bozzetti e nei ritratti, l'avvento dei macchiaioli (v.), una delle scuole più importanti della pittura italiana dell'800, rimasta purtroppo estranea al problema, cosi complesso, dell'arte sacra. A Napoli si ebbe un altro centro d'arte molto vivace e ricco di aspetti. Dopo la scuola di Posillipo con Giacinto Gigante a capo, che può ben dirsi romantica, si afferma sempre più per opera di artisti spesso di origine diversa, ma divenuti tutti napoletani di scuola, una forma di verismo che ha le sue geniali interpretazioni, ligie al suo tempo, anche nel tema sacro: ad es., nella Mater Dolorosa (1870 es.; Sulmona, collez. Sardi) di Teofilo Patini (1840-1906), nel più celebre Corpus Domini (1877; Roma, collez. Crispini), o nel Voto (1880-83; Roma, Galleria nazionale d'Arte Moderna) di Francesco Paolo Michetti (1851-1929), nel Cristo tra i fanciulli (1880; Napoli, Accademia di Belle Arti) di Gaetano Esposito (1858-1911). Ma soprattutto due maestri devono essere indicati : Gioacchino Toma (1836-91) e Domenico Morelli (v.). Il primo è stato forse il maggiore della scuola napoletana per aver saputo rivelare un mondo altissimo di fede e di dolore trasformando la realtà in autentica poesia, senza mai inutili accenni illustrativi : suo capolavoro il Viatico all'orfanella (1877) nella Galleria nazionale d'Arte Moderna di Roma. L'altro, ora romantico, ora studioso del vero, ora accademico, ha dedicato buona parte della sua attività al mondo sacro, che mostrò innegabilmente di amare e di sentire, e fra le opere più belle segnaliamo il Cristo deposto e imbalsamato (1871) e il Cristo servito nel deserto
dagli angeli (1893) della citata galleria romana. Sulla sua scia lavorano altri, fra cui Paolo Vetri (1855-1937). Nell'età nostra accanto all'attività di artisti che, pur grandi e personalissimi, si mostrano legati all'una o all'altra corrente dell'800, si affermano nuovi indirizzi e nuove tendenze in netta antitesi a quelli del secolo passato. Ma in tanto fervore, in tante battaglie, e naturalmente in rapporto con la vita sociale e politica, il problema cosi complesso dell'arte sacra è spesso trascurato; nell'opera di tanti artisti rimasti al di fuori da idee rinnovatrici si distinguono soprattutto Antonio Mancini (1852-1925), superbo esaltatore del colore, e Armando Spadini (18831925), fantasioso interprete di tinte luminose, liete; ma del primo non si ha che una S. Famiglia (1918) nella collez. Alfredo Mancini di Venezia e pochissimi altri soggetti sacri, del secondo il ben noto Ritrovamento di Mosè (1920) nella Galleria d'Arte Moderna di Milano, pretesto all'artista per la rappresentazione di un mondo festante. Molto più numerosi gli artisti legati ad una tradizione basata sul disegno e il più delle volte accademica, che in pieno sec. xx proseguono quell'iconografia sacra ottocentesca che può avere interesse solo quando riesca ad esprimere ancora un accento sincero : cosi Ubaldo Oppi (1889-1942; affreschi nella Cappella di S. Francesco della Basilica di S. Antonio a Padova), Corrado Mezzana (n. nel 1890; S. Benedetto patrono del lavoro, del 1945, presso la Federazione nazionale dei Cavalieri del lavoro in Roma), ecc. Non senza robustezza di forme Ettore Tito (1859-1941) nel soffitto della chiesa degli Scalzi a Venezia (1929-35) e meglio nel bozzetto presso il figlio. Solo in maniera molto frammentaria possiamo seguire il tema sacro nelle espressioni delle correnti più moderne. Nulla nella pittura futurista, pressoché nulla nella pittura di quel gruppo di artisti nostri operosi a Parigi che sono Modigliani (1884-1920), De Chirico (n. nel 1888), Severini (n. nel 1883), Campigli (n. nel 1895), Tozzi (n. nel 1895), De Piais (n. nel 1896) e altri e che tanta importanza hanno nello sviluppo dell'arte contemporanea: si potrebbero citare, p. es., gli affreschi di G. Severini nelle chiese di Semsales-enGruyère e di La Roche-en-Gruyère, in Svizzera, e una piccola e deliziosa Nativitd di Mario Tozzi presso mons. Fallani a Roma. A Torino F. Carena (n. nel 1879), dopo varie esperienze arriva ad una forma monumentale, semplice e fatta di colore, riuscendo cosi a rinnovare la tradizione, ed ecco le belle tele de Gli apostoli nella Galleria d'Arte Moderna di Firenze e della Pietà nella collez. Cini a Venezia. In una rara Crocifissione (1944) di F.Casorati (n. nel 1886) nella collez. Cologno a Biella più che sentire emozione si può sporezzare l'equilibrio compositivo e la giustapposizione di tinte unite, non senza un sottile gusto di primitivismo, che può riportarsi a Gauguin. A Milano si forma nel 1922 il cosiddetto gruppo del Novecento, oggi disciolto, e di uno dei suoi maggiori componenti, Piero Marussig (n. nel 1889), si fa notare un'opera recente, davvero suggestiva, il S. Sepolcro (1949). Fra gli altri operosi a Milano ricordiamo Carlo Carrà (n. nel 1881) con una Deposizione (1948), che non rivela le alte qualità del pittore; Aldo Carpi (n. nel 1886) con una Nativitd (1942) semplicemente decorativa; e fra i meno noti Augusto Colombo (n. nel 1902), che nel suo Gesù e il fanciullo cieco (1947) mostra ben altro impegno ricercando un momento drammatico con la maggiore semplicità di mezzi. Anche a Firenze il tema sacro è poco trattato. Di uno dei più significativi pittori, Ottone Rosai (n. nel 1895), si ha una Crocifissione (1943) che è bella soprattutto per accordi di toni e velature. Sui modelli del ' 400 toscano cerca di semplificare e grandeggiare Gisberto Ceracchini (n. nel 1890), come in una S. Famiglia (1946), nobile certo ma con una patina che le conferisce un falso aspetto anticheggiante. In Roma con caratteri propri ha saputo interpretare temi evangelici Ferruccio Ferrazzi (n. nel 1892) : lo vediamo ne La parola di Cristo (1943-45), piena di fantasia, nella collez. Cardarelli di Milano. Interessanti per problemi formali anche le composizioni di Antonio Achilli (n. nel 1903; La Vergine che appare a un gruppo di santi, del 1949) e per la bellezza del colore e la modernità dell'impostazione

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certe Crocifixioni di S. Monachesi (n. nel 1910), Napoletano è Giovanni Brancaccio (n. nel 1903), cui devesi fra l'altro un vasto bozzetto con il Trionfo della Croce (1940) per la chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Roma, con evidenti ricordi del passato in una visione nuova.

Fuori d'Italia durante il secolo scorso e nel primo cinquantennio del nostro si sono determinate nuove correnti di arte, che anche quando non hanno creato capolavori hanno avuto una importanza notevolissima sia per la storia del gusto, sia per l'influenza che hanno esercitato ovunque, e quindi anche in Italia, ma nel campo dell'arte sacra si potrebbe ripetere quanto si è già osservato, che non fu questa un'età trionfale, pur non mancando espressioni anche molto significative. Il movimento neoclassico, che si era formato in Roma (metà sec. xviri) e che aveva saputo creare forme geniali nei suoi primi decenni, continuò il suo cammino al principio dell'800 e ancora dopo l'età napoleonica, ma non più con quella stessa libertà di visione : spesso ad uno spirito creativo si sostituì uno studio applicato di modelli giungendo facilmente all'accademia. L'architettura neoclassica nondimeno ha lasciato anche alla fine del ' 700 e nell' ' 800 opere di innegabile nobiltà.

In Francia rimane quale uno dei maggiori monumenti del tempo la chiesa della Maddalena a Parigi, eretta da Barthélémy Vignon ( 1762-1846 ) sul modello della Maison carrée di Nîmes. In Inghilterra, dove l'architettura neoclassica si era affermata nel '70o in maniera veramente geniale, in specie con l'opera di Robert Adam (1728-92) e dei suoi fratelli, si hanno chiese con eleganti portici ionici di tipo greco e torri campanarie, come quella a Londra di William ed Henry William Inwood (S. Pancrazio, 1819-22), di C.R. Cockerell (1788-1863; S. Giorgio 1823-25, demolita nel 1897), di Robert Smirke (17811867; S. Maria 1823-24), di John Soane (1753-1837; S.ma Trinità, 1824-25), di J. Savage (S. Giacomo, 1827 1829). In Germania, altro paese in cui l'arte sacra spesso non è cattolica, uno dei maggiori architetti del tempo, Karl Friedrich Schinkel (1782-1841), ide6 la chiesa di S. Nicola a Potsdam (1830-49) adottando la pianta a croce greca inscritta in un quadrato, e Friedrich Weingrenner (1766-1826), che diede aspetto neoclassico all'intera Karlsruhe, ivi costrusse la chiesa evangelica (18071815) e la chiesa cattolica (1814). In Danimarca, a Copenaghen, è notevole per la purezza della forma la chiesa della Vergine (1811-29) di Christian Frederick Hansen (1756-1845), e in Russia si ricordano la cattedrale della Madonna di Kazan a Leningrado (1801-11) di Andrej Nikiforovič Voronichin (1759-1814), con un'alta cupola e un colonnato, e la cattedrale di Kronstadt (1806-11) di Adrian Dmitrievič Zacharov (1761-1811). Ma in Russia grande importanza ebbe l'opera di celebri italiani, quali Giacomo Quarenghi (1744-1817), Luigi Rusca (17581822), Carlo Rossi (1775-1849), e di francesi, tra i quali Augusto Ricard de Montferrand (1786-1858), autore della cattedrale di S. Isacco a Leningrado, che ricorda il Pantheon di Parigi e S. Pietro di Roma.

Proprio in Inghilterra si determinò per prima la reazione al neoclassico. Già durante il periodo neoclassico si era costruito anche in stile gotico, e quando nel periodo romantico si ricercò il medioevo si approfondì in Inghilterra la conoscenza del gotico e sorse quell'interessante fenomeno che fu il gothic revival e che qui più che altrove ebbe un aspetto unitario. Sorgono per opera di Augustus Welby Northmore Pugin (1812-52) le chiese molto raffinate di S. Giorgio e di S. Egidio a Londra e quella di S. Agostino a Ramagate. Ancor più nota l'opera di Gilberto Scott (1811-78) che, purtroppo, restaurò anche parecchi monumenti medievali falsandoli. Presto l'interesse per il gotico si manifestò nella terra d'origine, in Francia, che ebbe il suo maggior teorico in E. E. Viollet-le-Duc (1814-79), cui devonsi tanti infelici restauri di celebri cattedrali. Romanticamente parecchi architetti adottarono le forme gotiche, e si ebbero allora,
fra le altre costruzioni, alcune tipiche chiese a Parigi: S. Clotilde (1846) di François Chrét. Gau (1790-1853), la Trinità (1867) di Théodore Ballu (1817-85) e il S. Cuore (1875) di Paul Abadie le Jeune (1812-84). Fuori della Francia il movimento non ebbe pari importanza: si rammenta a Vienna la chiesa votiva di Heinrich von Prestel (1828-83). Facile fu il passaggio - come già si è visto per l'Italia - all'eclettismo, cioè all'imitazione e alla ibrida mescolanza dei diversi stili del passato, con una ricerca decorativa fino alla noia. Fu questo certo il più triste periodo dell'architettura dell'80o; lo dimostrano celebri edifici civili come l'Opera di Parigi di Charles Garnier (1825-98), il Museo a Dresda di Gottfried Semper (18031879) o quello a Monaco di Gabriel Seidl (1848-1913). Delle numerose chiese, sparse ovunque, e ancora costruite in epoca recente, si citano come semplici esempi dei più disparati «stili»Notre-Dame a Marsiglia (1855) di Léon Vaudoyer (1803-72); la cattedrale di Westminster (18951903) a Londra di John F. Bentley (1839-1902), pseudo birantino; la S. Famiglia a Barcelona di Antonio Gaudi (1852-1926), vero pasticcio gotico; il S. Enrico a Bamberga (esterno) di Michael Kurz (1876-viv.) e la chiesa a Bocndael (Bruxelles) di Van den Nieuwenborgh (n. nel 1890), il S. Spirito a Parigi (1934) di Paul Thurston. Né l'uso di materiali nuovi (cemento armato, ferro, vetro), asserviti ai vecchi schemi e ad effetti decorativi, segnó un rinnovamento : si pensi al S. Giovanni Evangelista a Parigi (1894-1904) di Anatole de Baudot (1834-1915), la prima chiesa di cemento armato, e le altre di Auguste (n. nel 1874) e Gustave (n. nel 1876) Perret (Nostra Signora a Le Rainey, Seine-et-Oise, 1923, ecc.).

Al termine del secolo scorso si formò come reazione all'eclettismo erudito quello stile floreale detto liberty (v.) che mostra un persistente gusto per l'ornato assai più che l'interesse per una chiara e logica struttura architettonica.

Come si è già accennato da principio, lo stesso Viol-let-le-Duc, il Semper e vari teorici inglesi avevano avuto il merito in pieno '800 di reagire nei loro scritti all'eclettismo e alla sovrabbondanza decorativa, pur insistendo su principi di razionalismo e di funzionalismo che di per sé non possono determinare un rinnovamento, soltanto possibile col formarsi di una coscienza nuova e col manifestarsi di una autentica sensibilità. Ed ecco che queste condizioni cominciarono a realizzarsi, come si è già detto, con le opere del Berlage in Olanda, del Boberg in Svezia, del Behrens in Germania e del Wagner in Austria. Si ricorda nel campo dell'architettura sacra la chiesa di Saltijohoden presso Stoccelma, del Boberg, la chiesa della Pace a Linz, del Behrens, e la chiesa del Steinhof in Vienna, del Wagner. In questo periodo preparatorio di rinnovamento va ricordata la parte sostenuta dalla "secessione viennese", che fu fondata dallo stesso Wagner e da Joseph Maria Olbrich (1867-1908) e che cercò una sobrietà un po' preziosa e dette importanza all'arredamento. Ma ad essa, che ebbe il principale animatore in Joseph Hoffmann (n. nel 1870), si oppose Adolphe Loos (18701935), che si scagliò contro ogni raffinatezza ed ogni genere d'ornato e seppe ideare spesso costruzioni semplici e squadrate. Tuttavia i primi che mostrarono una visione del tutto nuova e aprirono definitivamente la via all'architettura moderna sono il belga Henry Van de Velde (n. nel 1863) e l'americano Frank Lloyd Wright (n. nel 1869), che nonostante i loro principi di razionalismo e funzionalismo hanno dimostrato di avere una visione assolutamente nuova, sia nelle piante sia negli alzati, ideando volumi nitidi e superfici ampie e luminose dentro e fuori, senza alcun richiamo a tradizioni nazionali. L'opera loro ha esercitato larga influenza ovunque. Gli aspetti più geniali dell'architettura d'oggi si trovano indubbiamente nei paesi nordici. Così in Olanda, dopo l'opera del Berlage vi fu l'attività della cosiddetta scuola di Amsterdam, che ha avuto il torto di attenersi troppo alla tradizione e al decorativismo. Tuttavia fra questi architetti non è mancato chi abbia cercato di semplificare, pur adottando schemi gotici, come A. J. Kropholler (n. nel 1881) con gli interni di N. Signora del Buon Consiglio a Beverwijk e di S. Antonio eremita a Rotterdam, Jan

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Van Donge con l'esterno di S. Francesco a Steenwyksmoer e quello dei SS. Fabiano e Sebastiano ad Apeldoorn. Ma alla scuola di Amsterdam si oppose il cosidetto Grup de Stijl di carattere più decisamente innovatore, finché ecco affermarsi la nuova scuola di Rotterdam con J. A. Brinkman (n. nel 1902), L. C. Van der Vlugt (n. nel 1894), ecc. che su un piano ormai internazionale esaltano i nitidi volumi e le ampie e luminose superfici dagli spigoli taglienti fino a giungere con masse aggettanti, larghe aperture e uso di vetrate, ad una visione quasi aerea, fantastica. Ciò soprattutto in edifici civili. Delle chiese un esempio interessante è quello di S. Agostino ad Amsterdam di K. P. Tholens per l'ardimento dello slancio e il sovrapporsi di bianche masse cubiche. Ugualmente in Germania si è giunti ad un'arte nuova dopo una fase preparatoria. Pur senza il rigoroso cubismo di un Walter Gropius (n. nel 1883) nelle costruzioni civili, hanno saputo darci chiese del tempo nostro artisti come Fritz Fuchsenberger (1876-1945) col S. Bonifazio ad Erlangen, Dominikus Boehm (n. nel 1880) col S. Engelberto a Kohn-Riehl (1936), dalla compatta facciata semiovoidale e audaci vòte e archi nell'interno, con la chiesa cattolica dei forestieri nell'Isola di Nordeney, di struttura anche più moderna nel suo cubismo; Martin Weber (1890-1941) con S. Croce a Francoforte sul Meno, il cui esterno aperto ha una serie di arcate slanciate e strette; Hans Herkammer (n. nel 1887) con Nostra Signora della Pace nella stessa Francoforte. In Svezia degna di ricordo è la chiesa di Hogalid, presso Stoccolma, di Ivar Tengbon (n. nel 1878), che crea masse semplici senza staccarsi da forme nazionali, come del resto tutti gli Svedesi. In Austria, una delle personalità maggiori è Clemens Holzmeister (n. nel 1886) la cui chiesa in Linienstrasse a Berlino è notevole per la misurata contrapposizione dei volumi. Fra gli altri sono da ricordare Karl Holey (n. nel 1879) e Karl Raimond Lorenz (n. nel 1909). In Cecoslovacchia si distingue Jaroslav Cermak (n. nel 1901) per la sua visione veramente moderna : es. la chiesa di S. Giovanni Nepomuceno a Praga (1938). Per la Slovenia si ricorda il Plecnik e la sua scuola; per l'Ungheria Lajos Kozma (n. nel 1884).

Importante il posto che occupa la Svizzera, dove l'architettura d'oggi è stata perfettamente intesa e felicemente risolta. Si può indicare come prima chiesa davvero moderna il S. Antonio a Basilea (1927) di Karl Moser (1860-1936), squadrato, dalle ampie vetrate e con una porta immensa e profonda a cinque risalti rettangolari. Meno impegnative ma notevoli il S. Carlo a Lucerna (1933-34) di Fritz Metzger (n. nel 1898), semplice, leggera e luminosa; la chiesa di campagna a Döttingen (1944) di Hermann Baur (n. nel 1894). Si devono ancora ricordare Otto Dreyer, Joseph Schütz (n. nel 1898), e altri. Nel Belgio si hanno in genere solo tentativi di rinnovamento in schemi tradizionali e con tendenze decorative, come dimostrano le chiese di Albert Van Huffel (S. Cuore a Bruxelles, 1921), di Henry Vacs (abbazie di Nostra Signora a Clairfontaine e a Orwal), di Henry Lacoste (chiese a Beringen e a Blébaries), di Joseph Diongre (S. Giovanni Battista a Molenbeek presso Bruxelles), e di tanti altri. Di un certo interesse la chiesa di Nostra Signora dei Sette Dolori a Dienghem-Lon (Bruxelles) di H. Julien de Ridder (n. nel 1891) e la cappella del Collegio dell'Immacolata Concezione a Héverlé (Lovania) di Florent Van Reeth, luminosa e di forme nitide e squadrate. In Francia è soprattutto importante l'opera di Le Corbusier (n. nel 1887), svizzero di nascita e operoso nel campo dell'edilizia civile dove ha portato una visione nuovissima, del tutto personale, di tendenza astratta con le sue architetture lievissime e come sospese, dal taglio nitido, dalle pareti bianche e sottili, limitatrici di spazio. Nel complesso, eccettuate le sue creazioni, l'apporno della Francia, con altri architetti minori non è certo paragonabile a quello dei paesi europei del nord. Tanto più nel campo dell'architettura sacra, dove spesso persiste l'eclettismo, sia pure con tendenza alla modernità e dove in genere manca una visione chiara e organica. P. es., l'interno di S. Giovanna d'Arco a Nizza, di Jacques Droz, è notevole per lo slancio delle vòtte e degli archi e per la
sua nudità, ma l'esterno ha uno strano sistema di cupole e semicupole ovoidali, non senza reminiscenze orientali e di cattivo gusto. Abbastanza interessanti le chiese di S. Giacomo a Neuilly e di S. Maria dei Fiori a St-Maur-des-Fossés (Seine) di Henri Vidal (n. nel 1896). Di tendenza più moderna è Nostra Signora della Trinità a Blois. di Paul Rouvière e Michel-Ives Froidevaux, con grandi vetrate, e le chiesa ad Assy di Pierre Navarosa, che ha tenuto conto del paesaggio montano circostante.

Un centro meriterebbe l'architettura delle due Americhe, per quanto riflesso in genere di quella europea sia nell'eclettismo, sia nella modernità. Come semplici esempi si citano per il Canada la chiesa di St-Bruno (Montréal) di Tourville e quella a Matane (Québec) di Paul Rousseau, che sono le due prime moderne (1933) del paese, dove hanno esercitato larga influenza, e il battistero (1946) a St-Charles-de-Limoilou (Québec) di A. Henry Tremblay (n. nel 1901); per gli Stati Uniti la chiesa di Cristo Re a Seattle (Washington) di Paul Triry (n. nel 1904), una delle più originali nella sua pianta centrale e nelle sue forme leggere, semplici e luminose. Di schemi particolarmente audaci la cattedrale di Chillán (Cile) di Hernán Larrain Errázuriz e il progetto vincitore per la basilica di S. Maria delle Grazie a Higuey (San Domingo) dei francesi André Dunoyer de Segonzac (n. nel 1913) e Pierre Dupré (n. nel 1913).

La scultura dell'80o europeo, da prima neoclas-sico-arcademica sotto la forte influenza del Canova, poi vivacemente romantica in specie in Francia con François Rude (1784-1855), Pierre-Jean David d'Angers (1788-1856), Antoine Barye (1795-1875), più tardi spesso retorica nel suo eclettismo e facile naturalismo, infine volta a ricerche di forma e di pittoricismo al tempo stesso con un Jean-Baptiste Carpeaux (1827-75) e un Auguste Rodin (1840-1917), o di illustrativismo ideologico con il belga Costantin Meunier (1831-1905), o di un astratto formalismo con il tedesco Adolph von Hildebrandt (1847-1921), per ricordare solo gli aspetti più salienti, è rimasta sostanzialmente estranea ai tema sacro. E nemmeno in questo secolo i maggiori maestri, quali i francesi Aristide Maillol (1861-1944) e Charles Despiau (1874-1946), che ridonarono alla scultura una bellezza nuova con una forma piena e precisa, finemente resa e piegata a ritmi pacati, o certi tedeschi, espressionisti fino al parossismo, hanno sentito il soggetto religioso. Tuttavia questo non manca nella scultura dalla fine dell'80o ad oggi, e anche senza indicarne via via i caratteri si ricorda qualche opera significativa, di accento moderno, per le varie regioni europee.

In Francia soprattutto notevole per la sua forza espressiva la monumentale Vergine dell'Ufferta (1920-22) a Niederbrück (Alsazia) di Emile-Antoine Bourdelle (18611929); numerose le opere convenzionali nel loro carattere e edettico o banalmente naturalistico o falsamente moderno; fra le più recenti è invece di un certo interesse per la sobria stilizzazione della forma e per la severa espressione una Pietà a bassorilievo (1943) di Raymond Delamarre (n. nel 1890), e gustosi alcuni bronzetti di Jean Lambert Rucki (n. nel 1888), di origine polacca. Fra gli artisti belgi si distinguono George Minne (1866-1941; Pietà, 1938); Oscar Sinia (Pietà, nel Museo di Gand); Oscar de Clerck (n. nel 1892; fonte battesimale, 1937); Camille Colruyt (n. nel 1908; candelabro per il cero pasquale, 1948), ecc. In Olanda emergono Charles Vos (n. nel 1888; Deposizione nel sepolcro, di gres, nel Museo comunale de L'Aja), Herman Van Remmen (n. nel 1889; Pietà in S. Francesco a Groningen), Albert Termote, belga di nascita (n. nel 1887; Pietà del 1948 in S. Adriano a Naaldwijk), Wim Harzing (n. nel 1898; Crocifissione ed altri rilievi in S. Lorenzo a Voorschoten), P. Ronald Rats (n. nel 1900; varie Pietà di ceramica), Wim Nijs (n. nel 1902; fonte battesimale, di gres, con 'altorilievi, 1949). Per la Germania Peter Ferkatz (Madonna col Bambino, gruppo di bronzo), Heinrich Baenmer (Crocifisso ligneo,

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fortemente espressivo), Karl Baur (Pentecoste, rilievo marmoreo nel S. Antonio d'Augsburg), Emil Sutor (Cristo caduto sotto la Croce), C. Dell'Antonio (scultore in legno, Pietd, ecc.), Berthold Müller (n. nel 1893; gruppo delle Marie al sepolcro). In Danimarca si sono fatti notare Chresten Skikkild (1927) e Aksel Theilmann, Eigil Vedd Schmidt, viventi; in Svezia, Nils Sjögren. In Austria è caratteristica la scultura lignea di tipo tradizionale: Madonna col Bandino in S. Othmar a Vienna di Franz Barwig senior (1868-1931), Matteitd (1949) in S. Stefano a Vienna di Josef Troyer (n. nel 1908), Cristo Re di Josef Staud (1949), Ultima Cena (1950) di Sepp Kals (n. nel 1911). In Svizzera si notano invece per modernità l'Assunta nella chiesa di Echarlens (Vaud) e i rilievi della porta di Nostra Signora a Berna di François Baud, L'Annunciazione, gruppo di terracotta di Hans von Matt, di una grazia ingenua quasi popolazionea, il Resurrexit (1949) di Albert Schilling (n. nel 1904), ecc. Vanto della scultura croata è il celebre Ivan Mestrovic (n. nel 1883), creatore di forme particolarmente energiche ed espressive (Stimmate di s. Francesco nella chiesa della Curia Generalizia dei Frati Minori in Roma). Tra i cecoslovacchi Ignac Weirich (1856-1916) con la sua severa Pietà (1914) nel Palazzo di Propaganda Fide a Roma. Finalmente interessanti interpreti di temi sacri nella cattolica Polonia sono Pius Wrłonski (Via Crucis attorno alle fortificazioni del Santuario di Czestochowa), Konstanty Laszczka, Jan Szczenkowski, Jadwigia Bohdanowicz (1887-1943; Christo in infirmis), Zygmunt Wolf (n. nel 1912; Le Marie al Sepolcro), Tadeusz Adam Zielinski (n. nel 1907; Pietd, bassorilievo ligneo del 1950, pieno di carattere nella più moderna stilizzazione), Maciej Piotrowski (deliziosa Annunciazione a bassorilievo di legno), e diversi altri. Altro sviluppo ha avuto nella pittura del xix e xx sec. il tema sacro, sebbene fortemente contrastato dall'interesse per l'uomo e per la natura. Fra il Settecento e l'Ottocento giganteggia in Spagna uno dei più grandi maestri del colore, e quindi della pittura moderna, estraneo al movimento neoclassico, Francisco José Goya y Lucientes (v.; 1746-1828), che nel Crocifisso del Museo del Prado a Madrid si rivela superbo interprete del tema. La pittura neoclassica, invece, del periodo napoleonico, rimane lontana da ogni emozione, preoccupata soprattutto di ricostruire l'antico, e le scene sacre come le profane si risolvono generalmente in vaste e fredde composizioni: esempio tipico la Risurrezione del figlio della vedova di Naim (1816) nel Museo di Lille di Jean-Baptiste-Joseph Wicar (1762-1834). In Francia cominciò a delinearsi una reazione al neoclassico già con Jean-Auguste-Dominique Ingres (v.) che in un secondo tempo, perseguendo una ricerca intellettualistica della forma e della linea sotto l'influenza di Raffaello, divenne il soste. nitore di un neoclassicismo estratto in piena contrapposizione con Eugène Delacroix (v.), l'ardente banditore del verbo romantico con le sue robuste deformazioni e la sua ricca pasta di colori.

Appartengono alla corrente di Ingres, seppur con caratteri propri, il suo allievo Hippolyte Flandrin (18091864) con numerose opere di soggetto sacro (in St-Séverin, St-Germain-des-Prés e St-Vincent-de-Paul a Parigi); Ary Scheffer (1795-1858), olandese di origine, col celebre quadro di S. Agostino e s. Monica nel Museo del Louvre a Parigi, romantico pur nell'accademismo formale; Pierre Puvis de Chavanne (1924-98), ammiratore del Rinascimento italiano ed ideatore di composizioni .alme, pure, sentimentali, come le Storie di s. Genoveffia nel Pantheon a Parigi. Invece di un romanticismo altrimenti libero e franco, che derivava da Delacroix, sono le opere di Alexandre-Gabriel Decamps (1803-60), caratterizzate da forti contrasti di macchie e di colori (Storie di Stomone nel Museo delle Arti decorative a Parigi; Eleazaro e Rebecca, 1850-51). La più elevata poesia raggiungono le pitture di uno dei maggiori romantici francesi, J.-B. Camille Corot (v.), attraverso la rappresentazione del paesaggio, anche se lo spunto è volto dal mondo sacro: Agar nel deserto, S. Girolamo pendente, Fuga in Egitto, ecc.

In Germania la prima manifestazione romantica si ebbe con l'arte dei Nazareni (v.) che si formarono a

Roma, come si è già ricordato. Fra le prime e tipiche espressioni di questa scuola si citano le Storie di Giuseppe (1916), affreschi già in casa Bertholdy a Roma e oggi nella Galleria nazionale a Berlino, dovuti all'Overbeck, a Peter Cornelius, a Philip Veit e a Wilhelm von Schadow; a Monaco si ha nella chiesa di S. Ludovico il Giudizio finale del Cornelius, che divenne il capo di quella scuola; a Düsseldorf pitture dello Schadow; ed Amburgo, nel Kunsthalle, il Riposo in Egitto di Philip Otto Runge (1777-1810), padre del romanticismo in Germania. Altri artisti, come i rappresentanti della scuola di Dresda, con paesaggi e interni, e quelli che nella seconda metà del secolo proseguirono, sia pure ciascuno alla sua maniera, la pittura romantica, non trattarono quasi mai il tema sacro: Anselm Feuerbach (1829-80), Hans von Marées (1837-87; S. Martino e il povero nella coll. Reinhart a Winterthur), Max Klinger (1837-1920) e altri. In Inghilterra le espressioni più notevoli del romanticismo sono rappresentate dai grandi pucsisti del primo Ottocento, Joseph Mallord William Turner (1775-1831), John Constable (1776-1837) e Richard Bonington (1801-28), che non coltivarono l'arte sacra, e dai preraffaelliti, che invece a questa si dedicarono con fervore. Essi guardavano come i nazareni ai primitivi italiani e ai maestri del Quattrocento, e volevano riportare in onore la purezza cristiana del medioevo e il suo misticismo: nelle loro opere è evidente il riflesso di una cultura letteraria, ma non manca alle volte l'espressione di un sentimento provato, che la critica sf'oggi non riconosce. Questa scuola, preparata da William Dyce (1806-64; S. Giovanni e le Vergine nella tomba di Cristo, 1844) e da Ford Madox Brown (1821-93; Cristo che lata i piedi a s. Pietro nella Galleria Tate di Londra), fu fondata nel 1848 da Dante Gabriele Rossetti (1828-82), da William Holman Hunt (1827-1910), da John Everrett Millais (1829-95) e dallo scultore Thomas Woolner (1825-92). Innegabile l'alta poesia dell'Annunciazione (1850) del Rossetti nella Galleria Tate di Londra. Forse più intimamente pittore, ma non sempre così ispirato, il Mallais, come prova il carattere naturalistico più che il sentimento della sua opera principale, La bottega di Giuseppe nella Galleria Tate di Londra. Dei seguaci il maggiore è forse Edward BurneJones. Contro tante manifestazioni retoriche, sia di tipo neoclassico sia romantico, contro la pittura così falsa di soggetti storici e di facili scene di genere si affermò in Francia verso la metà del secolo la pittura del cosiddetto realismo, che ebbe a capo Gustave Courbet (18191877). A questa scuola appartiene Jean-François Millet (v.), che seppe creare scene di commossa religiosità. Altrimenti convenzionale, sebbene con un certo senso del vero, è William Bouguereau (1825-1905) con l'Apoteosi del martirio già nel Museo di Lussemburgo a Parigi; Léon Bonnat (1833-1922) col Martirio di s. Dionigi nel Pantheon di Parigi; Théodore Ribot (1823-91) col S. Sebastiano curato dalle pie donne nel Museo del Lussemburgo.

In Germania, dove l'arte non è sempre dedita alla religione cattolica, ebbe particolare fortuna, e durò abbastanza a lungo, il realismo, penetratovi per l'influenza di Courbet: a Monaco, soprattutto, con Wilhel Leibl (1844-1900) a capo. Hans Thomas (1839-1924), dello stesso movimento, eseguì anche pitture sacre (scene di Cristo nella chiesa di S. Pietro ad Heidelberg). Molta forza ebbe un altro maestro, Fritz von Uhde (1848-1911), che spinse il suo naturalismo fino a rappresentare il Cristo in mezzo alla società contemporanea di allora (Cristo fra i contadini, già nel Museo del Lussemburgo a Parigi, ecc.). In Finlandia un maestro corrispondente a questo, per quanto con propri caratteri, è Albert Edelfelt (1854-1905), col suo Cristo e la Maddalena nell'Ateneum di Helsinki; e altri legati col naturalismo sono: Magnus Enckell (1870-1925) con la Risurrezione nel duomo di Tempere, Eero Järnefelt (1863-1937) col Cristo e l'adultera (1908) nella chiesa di Lieto, Pekka Halonen (18651933) con l'Aldorazione dei Magi (1902) nella chiesa di Kotka, Verner Thomé (n. nel 1878) col quadro di Cristo che guarisce un cieco (1907), di robusto realismo. In Austria eccelle nella stessa corrente Albin Egger-Lienz (1868-1926) : profondamente religioso il suo Panem no-

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![img-3.jpeg](img-3.jpeg)
(la P. Jancot, A. G. Perret et l'arebitreture de bétan orné.

Parigi 1927, tar. 22)
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(la Puali Gustar, Die Kunst des Etaxizismus und der Romantik, Sertina 1925, r
![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(/ut. Orbis)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(/ut. Orbis)

In alto a sinistra: CHIESA DI NOTRE-DAME. A. Perret (1922) - Le Raincy (S. et O.). In alto a destra: CHIESA DI S. AGOSTINO. K. P. Tholens - Amsterdam. In basso a sinistra: FACCIATA DELLA CHIESA DI S. PANTALEO. Giuseppe Valadier - Roma. In basso a destra: CAPPELLA DELL'UNIVERSITA. M. Piacentini (1948) - Roma.

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![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(ftol. F. Rrolo)
(da L. Venturi, Rounult, in Parnassus, 6 /1939/. p. 16)
In alto a sinistra: LA "VERGINE DELL'OSTIA". Dipinto di J. D. Ingres - Parigi, Louvre. In alto a destra: SACRA FAMIGLIA di G. Previati. In basso a sinistra: SOSTA DEL POVERELLO. Dipinto di O. Amato Roma, Mostra internazionale d'Arte sacra 1950. In basso a destra: CROCIFISSIONE. Dipinto di R. Rouault, coll. Henry P. Mellhenny.

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![img-8.jpeg](img-8.jpeg)
(fer. Alinari)
In alto a sinistra: S. SRBANTIANO. Scultura di F. Messina - Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950. In alto a destra: S. LUCIA. Scultura di A. Wildt - Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950. In basso a sinistra: IL BUON PASTORE. Scultura in marmo di Siena della Scuola Beato Angelico (1939) - Lecco, cimitero. In basso a destra: PIETA di I. Andreotti. Monumento alla Madre - Firenze, chiesa di S. Croce.

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![img-9.jpeg](img-9.jpeg)
(fol. Orbis)
(fol. Orbis)
In alto a sinistra: LA PASSIONE DI CRIS'IO. Ricamo su lino con lana, seta e oro di L. I.echner (Germania) Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950. In alto a destra: REGINA DEGLI ANGELI. Vetrata di Louis Charles Crespin (Belgio) - Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950. In basso a sinistra: CROCIFISSO E VIA CRUCIS di A. Martinotti (Italia) - Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950. In basso a destra: PON'T'F. Iia'TESIMALE di Jan-Eloj e I.eo Brom (Olanda) - Roma, Mostra Internazionale d'Arte Sacra 1950.

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strum quotidianum nel Ferdinandeum di Innsbruck. Il movimento dell'impressionismo, che segui a quello del realismo e rinnovò cosi profondamente la pittura francese per arrivare più tardi in altri paesi, come in Germania con Max Liebermann (1847-1935), non poté sentire il problema dell'arte sacra, tutto preso a rendere i momenti più fuggevoli del giorno nella vibrazione continua della luce. Ma nello stesso tempo la Francia, e assai più felicemente della Germania con la scuola dei Benedettini del monastero di Beuron, di carattere cosi decorativo e accademico, sapeva aprir la via al rinnovamento dell'arte sacra con l'istituzione della Société St-Jean (Parigi, 1872).

E quando più tardi, al tempo della nuova esperienza neoimpressionista con Georges-Pierre Seurat (1859-91), si formò il simbolismo, fra il 1886 e il 1890 , uno dei suoi più notevoli rappresentanti, Maurice Denis (v.), accettando l'influenza di Puvis de Chavanne, additando i primitivi, portò in onore la pittura sacra attraverso una forma stilizzata, contorni netti e tinte piatte e giustapposte. Di temperamento ben diverso ma formatosi nello stesso ambiente e un altro importante maestro di pittura sacra, Georges Desvallières (n. nel 1861), fortemente espressivo attraverso una forma robusta e tormentata : si ricordi il suo tragico Sacro Cuore. A questi due artisti, operosi fino ai giorni nostri, devesi la fondazione degli Ateliers d'ur surré (1920), tuttora esistenti.

Invano si cercherebbero temi sacri nelle opere dei tre grandi maestri che per vie molto diverse, ma tutti e tre cercando la sintesi e il colore intenso, rinnovarono una volta di più la pittura, esercitando notevolissima influenza su quella del nostro secolo: Paul Cézanne (18391906), Paul Gauguin ( 184^{8-1903} ), il maggiore dei simbolisti, e Vincent Van Gogh (1853-90). E lo stesso può dirsi per altri, come Pierre Bonnard (1867-1947) ed Edouard Vuillard (1868-1940), che partiti dal simbolismo arrivarono a una nuova felicissima forma di impressionismo. Anche per la pittura del sec. xx il gran centro è la Francia, e precisamente Parigi, ma i movimenti che dominano tutta la pittura internazionale, primi il four isme con Henri Matisse (n. nel 1869) e il rubismo con Pablo Picasso (n. nel 1881), sorti come dal bisogno di ricominciare da capo per arrivare a una pittura in sé e per sé, e poi gli altri quali il surrealismo (con Mark Sagal [n. nel 1887), Salvador Dali [n. nel 1904], ecc.) e l'astrattismo, non dettero né avrebbero potuto dar nulla, date le loro premesse e le loro limitazioni, nel campo cosil elevato dell'arte sacra. E in genere anche i pittori, francesi e stranieri, delle più diverse tendenze, che costituiscono la cosiddetta scuola di Parigi, ne sono rimasti estranei. Tuttavia qualcuno si è affermato con manifestazioni, anche molto importanti di pittura sacra. S'impone innanzi tutto l'opera di Georges Rousult (n. nel 1871), artista che più d'ogni altro ha saputo dare un'interpretazione veramente moderna e suggestiva del mondo evangelico attraverso le forme essenziali e robuste e colori profondi e splendidi come smalti : esempio, il Cristo coronato di spine. Molto belle anche le sue vetrate e le incisioni. Si ricorda inoltre il Cristo deriso di Marcel Gromaire (n. nel 1892), un impressionista; la Crocifissione di Edouard Goerg (n. nel 1893), cui devesi anche una bella serie di litografie illustranti l'Apocalisse; e varie scene del celebre giapponese Foujita, non senza influenza di primitivi italiani (Annueciazione, Madonna col Bambino, Crocifisso, ecc.). Infine è interessante rilevare che oggi, più che ottantenne, Henri Matisse, uno dei maestri maggiori della pittura contemporanea, abbia voluto affrontare il tema sacro lavorando per la cappella delle Domenicane a Vence (Alpes-Maritimes). A questi grandi nomi ne seguono molti minori, come quelli di Albert Gleizes (Deposizione), di HébertStevens (Pietd), di Pauline Peugnia (n. nel 1890; la Chiesa primitiva in S. Spirito a Parigi; Natale fra le macerie [1950]); di André Osterlind (n. nel 1887; Deposizione [1944]), e di tanti e tanti altri, le cui opere sono molto spesso discutibili. Vediamo ora rapidamente le rappresentazioni più significative della pittura sacra del nostro secolo negli altri paesi europei. Nel Belgio, dopo Jacob Smits (1855-1928; Amatevi gli uni con gli altri) e Auguste Donnay (1862-1921; la Fuga in Egitto, nel Museo di

Liegi), ancora tradizionali, seppero fare una pittura sacra veramente moderna soprattutto Gustave Van de Woestijne e Albert Servaes (n. nel 1883), del quale ultimo si ricorda la Via Crucis nel Museo d'arte religiosa moderna a Utrecht, di colori cupi, di pentalfate rapide e di effetto cosi tragico. Anche Armand Jamar (1870-1946) rivela una natura drammatica nell'interessante Deposizione (1938) della collezione De Winter a Bruges.

In Olanda domina pur sempre nella pittura sacra la tradizione, anche quando si è voluto rinnovare. Fra l'Ottocento e il Novecento, sotto l'influenza dei quattrocentisti italiani, dei preraffaelliti inglesi e del francese Puvis de Chavanne, si forma il gusto per la linea e la forma stilizzata, e in quel tempo opera fra gli altri un artista veramente personale, Jan Theodor Toorop (1858-1928) : notevoli per l'energia dell'impostazione e della linea gli studi a carboncino per figure di Apostoli (1910) nel Museo comunale di Amsterdam. Si reagì a questo modo di vedere con una maniera baroccheggiante, impostata su linee sinuose e mosse, ed ecco la pittura di un Henri Jonas (1878-1944), che cerca delicate sinfonie di colori (Magnificat, del 1938, nella chiesa di Genhout-Beck), o quello di un Jiep Nicolas (n. nel 1897), che usa invece forme magre e linee spezzate e intense (Crocifissione, monoscomo a fuoco su opalina, del 1972, nel Museo d'arte religiosa moderno a Utrecht). Anche altri pittori sono sostanzialmente tradizionalisti, come Joseph Ten Horn (n. nel 1894; affreschi nel S. Bartolomeo di Nevenbergen), se non addirittura accademici come Joan Collette (n. nel 1889; affreschi nelle chiese di Reymersock e Bois-le-Duc, 1926 e 1930). Lo stesso può dirsi per i pittori delle generazioni seguenti, quali Max Vess (n. nel 1910), p. es., coi suoi colori e le sue forme più che mai barocche, seppure espressive (Deposizione, a fuoco su opalina), o Gérard H. C. A. Hèman (n. nel 1914), che si rifà addirittura alla pittura del Rinascimento olandese (Ritorno dall'Egitto, del 1950). Per dare sviluppo all'arte sacra è stata istituita di recente a Maastricht un'Accademia cattolica di Belle Arti. In Germania il gran movimento che seguí all'impressionismo (v.) fu quello del suo contrario, tipicamente nordico, chiamato espressionismo (v.), che portò la violenza della forma fino all'essapeeazione e l'espressione torbida dell'individuo fino all'allucinazione. Si fondò a Dresda il gruppo detto "Il Ponte", che indubbiamente segnò il rinnovamento dell'arte tedesca, e più tardi, dopo il 1918, alcuni dei suoi maggiori rappresentanti affrontarono il tema sacro; Emil Nolde (n. nel 1867) in grandi pale d'altare, Ernest Barlach (18701938) con scene del Vecchio Testamento. Di tendenza diversa e di spirito più misurato, ma raggiungendo intensità di espressioni con macchie di colori e di luci, è Karl Caspar (n. nel 1879), autore di un trittico della Passione (1916-17) e degli affreschi nell'abside del coro occidentale del duomo di Bambergs. Altri dànno alle loro scene sacre un aspetto di naturalismo calmo, sebbene alquanto facile, attraverso una composizione semplice e forme robuste (Ernst Bahn con un Riposo durante la fuga in Egitto; M. Ludvig Hotter con affreschi nelle chiese di Bad-Vueser e di Hallgarten), ma non mancano accademici o nella tradizione o nella ripetizione di forme moderne. In Danimarca un pittore di gusto nella sua modernità è Joakine Skovgaard (1856-1933; musoici nell'abside e pitture al soffitto della cattedrale di Lund). Noti anche Jais Nielsen (affreschi nell'Ospedale di S. Elisabetta a Copenaghen) e Brigitte West (n. nel 1901; affreschi nel S. Cuore di Randers). In Norvegia il maggior pittore è Henrik Ingvar Sörensen (n. nel 1882) per la forza del carattere delle figure (pitture nella chiesa protestante di Linköping). La Finlandia come Alvar Cawén (1886-1935), autore di una pala d'altare, la Preghiera (1933) nella chiesa di Simpele, nella quale è ancora un'aco del realismo e del misticismo alla Millet; Tyko Konstantin Sallinen (n. nel 1879), espressionista, con una Crocifissione (1939) e una Adorazione dei Magi (1941); Lennart Segerstrale (n. nel 1892), invece, tradizionalista.

Pochi i pittori austriaci che si distinguono per qualità personali, p. es., Anton Faistauer, Karl Pehatschek (n. nel 1910; Ultimo Giudizio). Invece qualche artista

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interessante si trova in Svizzera: oltre un Pietro Chiesa (n. nel 1876) di un naturalismo calmo, tradizionale (Quid plaras?) e un Paul Monnier, che nel S. Carlo Borromeo durante la pace di Milano, nella chiesa di Avosy (Ginevra), si rifà addirittura al Seicento pur dandoci una scena vivace per il chiaroscuro. Sono da ricordare pure Alexandre Cingria (n. nel 1879) per un senso particolare di fantasiose decorazione (tritrico di Nostra Signora della Misericordia nella chiesa di Finhaut nel Vallese), Emilio Maria Beretta (n. nel 1907) con ricordi spagnoli e non senza influenza del Cingria ma di pennellata sciolte (Pieté, nel famedio del cimitero di Muralto; affreschi decorativi vari), Hans Stocker (n. nel 1896), il più moderno nelle sue schematiche decorazioni (Giodizio universale, 1934 1938). Nel 1924 si è fondata la Societas S. Lucae per dare incremento all'arte sacra.

L'Ungheria, che alla fine dell'Ottocento aveva dato artisti famosi come Mihály Lieb detto Munkácsy (18441909), autore della vasta scena di Cristo davanti a Pilato (1881), oggi a Philadelphia, di un verismo illustrativo, ha oggi artisti come Pal Molnar C. (n. nel 1894) e il finissimo Gyula Rudnay (n. nel 1878), dal tocco lieve e luminoso (Salutatio angelica, del 1924 ca., nella Galleria internazionale d'arte moderna a Venezia).

In Polonia, che nella seconda metà del secolo scorso aveva avuto artisti di innegabili qualità, sebbene troppo preoccupati della storia o seguaci del naturalismo, come Jan Matejko (1838-93; affreschi nella chiesa di S. Maria a Cracovia), il suo allievo Stanislaw Wyspianski (18691907; affreschi e vetrate nella chiesa dei Francescani a Cracovia, 1897-1902), Henryk Siemiradzki (1843-1902; Cristo in casa di Marta e Maddalena nell'Accademia di Belle Arti a Leningrado), Jan Styka (1859-1925; numerose rappresentazioni del Qua Vadis), al principio del nostro cinquantennio fra i più notevoli pittori si annoverano Karol Frycz (n. nel 1876), Fryderyk Pautsch (n. nel 1877), Kazimierz Sichulski (n. nel 1879), ed oggi si fa apprezzare per la sua semplicità moderna Adam Bunsch (n. nel 1896), autore non solo di pitture (nella chiesa di S. Maria a Katowice) ma, anche di bei cartoni per vetrate (per la chiesa nazionale dei Polacchi a Londra).

Anche la Russia ha dato qualche pittore interprete del mondo sacro: nel secolo passato soprattutto Aleksander Andreevič Ivanov (1806-38; Predica di s. Giovanni Battista nel deserto nel Museo Rumjancev di Mosca; Apparizione di Cristo al popolo, ecc., con reminiscenze ora più ora meno accentuate dell'arte dei nazareni); nel nostro secolo Vlasili Bakcheew (Scene della vita di Cristo, all'Esposizione Internaz. in Roma del 1911), Wladimir Komarowski (La Vergine e gli Angeli, ecc., nella stessa Esposizione). Ilja Efimovič Repin (1844-1930; temi sacri in povinezza), Alexei Issupoff (soggetti sacri diversi nel periodo giovanile, figure della Vergine e di Cristo in seguito).

Per brevità si tralascia di parlare di altri paesi europei, dove non mancano certo artisti degni di nota ma in genere di forme prevalentemente tradizionali, che non hanno aggiunto molto all'arte sacra moderna. Lo stesso dicasi per le due Americhe, che spesso dipendono dall'Europa, pur riuscendo talvolta a creare espressioni originali, come è il caso della pittura messicana. Particolare interesse avrebbe un discorso sulle cosiddette arti minori, e invece ci si deve limitare a segnalare l'interessante rinnovamento operato in Francia, ma anche nel Belgio, in Germania e altrove, negli oggetti per il culto (pianete, calici, ecc.); l'importanza che hanno assunto oggi le vetrate, di car