Forse, per non moltiplicare le formole salmodiche, ma soprattutto perché la determinazione del m. di una melodia si faceva tenendo conto unicamente della specie del pentacordo (o tetracordo) fisso, i teorici non esitarono a classificare le melodie sul finale la si do, in protus, deuterus a tritus, malgrado la diversità di costituzione armonica con i m. di re mi fa. L'importanza maggiore riconosciuta al tetracordo di base viene confermata dai pochi esempi di analisi modale lasciati da Ubaldo (Gerbert, Scriptures ecclesiastici de musica sacra, I, St.-Blasien 1784, p. 140) e da Reginone di Prum (ibid., I, p. 231), i quali identificano le modulazioni riferendosi a formole modali; queste formole caratteristiche del m. non raggiungono mai l'ampiezza di un'ottava, si accontentano generalmente di un solo semitono e oltrepassano di poco i limiti del tetracordo.
Il nome di octoechos dato alla teoria degli otto m. suggerisce, insieme con altri termini e particolarità, una importazione bizantina nel sistema occidentale. Tanto i sistemi modali bizantino ed occidentale, quanto le teorie tradizionale e moderna, sono debitrici ai m. musicali ellenici, almeno in quanto hanno in comune la base, cioè il tetracordo. Nello stesso canto gregoriano, le melodie di deuterus ( mathrm{m} .3° mathrm{e} 4° con finale mi e divisione armonica quarta più quarta, con il la, antica «mese», come perno centrale) possono, senza troppa arditezza, essere ricollegate con il m. dorico greco.
Quadro degli otto m. secondo la teoria tradizionale.
| | Te | |
| :-- | :--: | :--: |
| terminologia | Terminologia | |
| primitive | basso-medievale | Finale |
| Pro | moderna | |
| Protus autentico | 1° mathrm{m}. | Re |
| Protus plagale | 2° mathrm{m}. | |
| Deuterus autentico | 3° mathrm{m}. | Mi |
| Deuterus plagale | 4° mathrm{m}. | |
| Tritus autentico | 5° mathrm{m}. | Fa |
| Tritus plagale | 6° mathrm{m}. | |
| Tetrardus autentico | 7° mathrm{m}. | Sol |
| Tetrardus plagale | 8° mathrm{m}. | |
| | M. assimilati | |
| Protus autentico | 1° mathrm{m}. oppure | 9° mathrm{m}. |
| Protus plagale | 2° mathrm{m}. | 10° mathrm{m}. |
| Deuterus autentico | 3° mathrm{m}. | 11° mathrm{m}. |
| Deuterus plagale | 4° mathrm{m}. | 12° mathrm{m}. |
| Tritus autentico | 5° mathrm{m}. | 13° mathrm{m}. |
| Tritus plagale | 6° mathrm{m}. | 14° mathrm{m}. |
II. Teoria moderna dei tre esacordi. - Partendo esclusivamente dall'analisi delle melodie riportate nella edizione vaticana del 1905 e 1907, il p. J. H. Desrocquettes, monaco di Solesmes, affermò per primo l'esistenza di tre gruppi di cadenze modali nei quali il melodista antico scelse il materiale armonico delle sue composizioni.
## Page 725
Egli fu seguito nella sistemazione della nuova teoria dal prof. H. Potiron, organista, compositore e teorico, e dall'abate Suñol. La giustificazione e la spiegazione del nuovo sistema risiede soprattutto nella constatazione che i copisti medievali appoggiano le cadenze di protus sul re, sul sol (con si bemolle) e sul la; le cadenze di denterus sul mi, sul lo (con si bequadro); le cadenze di tritus sul fa, sul si bemolle e sul do; le cadenze di tetrardus sul sol e sul do. Basta una nota di cadenza con qualche intervallo sopra e sotto per precisare uno dei quattro m . che saranno poi autentici e plagali, tenendo conto dello sviluppo maggiore sopra e sotto la fondamentale; in un sistema modale inteso in questo senso, esiste soltanto un semitono: l'apparizione di un nuovo semitono determina quasi automaticamente una modulazione : tonale, se nel nuovo esacordo si rimane nel medesimo m.; tonale e modale, se nel nuovo esacordo si cambia anche il m.; p. es., se lasciando il protus in re (esacordo naturale) si modula su cadenza in alla quinta, con si bequadro, si passa nell'esacordo duro e si rimane nel protus; se si va a cadenzare sul si naturale, la modulazione è tonale (dall'esacordo naturale al duro) e modale (dal protus al denterus). Oltre all'apparizione di un nuovo semitono, l'insistenza su intervalli caratteristici di un m. e la cadenza fuori del tetracordo delle note modali determinano pure delle modulazioni.
La differenza essenziale tra questo sistema e il sistema tradizionale consiste nel rinunziare alla classica struttura pentecordo più tetracordo, cioè alle scale di sette suoni consecutivi diatonici. La teoria tradizionale non fu altro, all'inizio, che un metodo facile di classificazione; la teoria moderna esacordale pretende di più: vuole scoprire il principio modale della composizione melodica gregoriana. Mentre la teoria tradizionale distingue ancora, come i Greci, le varie specie di tetracordi (dorico, frigio, lidio), la teoria moderna, parlando sempre di tetracordi, miscenosce praticamente la distinzione antica, poiché il tetracordo delle note modali non è organico : infatti ognuna delle quattro note può essere finale; ma il mi (la nell'esacordo molle, si nell'esacordo duro) anche se è finale non sarà considerato come fondamentale; non solo, ma le altre tre finali e fondamentali non sono il punto di partenza di un sistema tetracordale riconoscibile poi nelle melodie. Così non si distinguono i tre tetracordi do-re-mi-fa re-mi-fa-sol mi-fa-sol-ln, ma è l'unico tetracordo do-re-mi-fa che si ripete tre volte nel diagramma sonoro.
L'importanza della teoria moderna viene messa in risalto dalla facilità e dalla coerenza nell'analisi delle melodie gregoriane; d'altra parte si crede con questo sistema di non deturpare il carattere modale delle melodie che si vogliono accompagnare: l'accompagnamento deve e può così seguire meglio il continuo va e vieni della melodia quasi mai fissa né in un m. né in un tono; di ciò la teoria tradizionale è meno cosciente.
Schema delle 4 cadenze modali nei 3 esacordi.
| Modem <br> Tetrardus <br> 7^{mathrm{a}-8ᵃ} | Protus <br> 1ᵃ-mathrm{a}ᵃ | Deuterus <br> 3ᵃ-mathrm{a}ᵃ | Tritus <br> 5ᵃ-mathrm{b}ᵃ | Note complementari <br> dell'esacordo |
| :-- | :--: | :--: | :--: | :-- |
| do | re | mi | fa | sol la : es. Naturale |
| fa | sol | la | mathrm{sib}ᵇ | do re : es. Molle |
| sol | la | mathrm{sia}ᵃ | do | re mi : es. Duro |
L'ethos, cioè il carattere espressivo dei singoli m . gregoriani, non può essere determinato aprioristicamente: i teorici antichi e moderni non concordano sull'effetto psicologico proprio da attribuire, p. es., a un 2° o a un 5ᵃ mathrm{m}. I testi più svariati e i sentimenti più opposti possono essere musicalmente tradorti in ognuno degli otto m .; la gioia non è sempre e solo illustrata con melodie di 5^{text {a }} mathrm{m}., la tristezza con melodie di 2° mathrm{m}. E vero che un sistema modale ben individuato modifica l'espressione di un dato sentimento e lo dipinge con colori propri, ma nelle melodie gregoriane, anche nella loro forma più arcaica, le modulazioni frequenti mitigano in ogni momento l'impressione dominante che risulterebbe dalla prevalenza di un m. sugli altri.
Bibl.: A. Gevaert, La mélopée antique dans le chant de l'Eglise latine, Gand 1895: M. Emmanuel, Hist. de la langue musicale, I. Parisi 1911: id., Traité de l'accompagnement modal des psaumes, Lione 1913: P. M. Ferretti, Principi storici e poetici di crnto gregor., 3° ed., Roma 1914. cap. 5: G. Bas, Metodo di accompagnamento al canto gregor. e di composiz. negli otto m., Torino 1920: H. J. Desrocquettes, L'accompagnement de la mélodie grégor., in Revue grégorienne, 8 (1923), pp. 167 sgg., 204 sgg.; 9 (1924), pp. i sgg., 129 sgg., 221 sgg.; id., L'accompagnement rythmique et modal des psaumes, Tournai 1925: Th Reinach, La musique grecque, Parigi 1926: J. H. Desrocquettes et H. Potiron, Vingt-neuf pièces grégor. harmonisées avec comment. rythmiques, modaux et harmoniques, ivi 1929: G. M. Suñol, Metodo completo di canto gregor., Tournai 1935: P. Thomas, Studio sulla modalitio gregor., Roma 1947: H. Potiron, L'aralysé modale du chant grégorien, Tournai 1948.
Pietro Thomas
MODICA. - E l'antica Mutyka in Sicilia, attualmente nella diocesi di Noto. Il cristianesimo penetrò in essa ben presto ed è attestato da un ipogeo rinvenuto in contrada Trepiedi sotto un altipiano.
L'ipogeo conteneva un sepolcro a baldacchino e 38 grandi tombe, una delle quali, ancora chiusa, conteneva il cadavere d'una bambina. Fra le iscrizioni in calcare si ricordano quelle d'un Aitales, il quale fece costruire la chiesa, in contrada degli Hortensi, e il suo sepolcro alla fine del Iv e l'inizio del v sec. Una seconda epigrafe ricorda un Zosimo morto nel quinto consolato di Arcadio e Onorio, cioè nel 399. Una terza col monogramma ‡ appartiene ad una Agata cristiana morta 14 giorni dopo le salende... Un quarto epitaffio è di un Crisiforo morto a 60 anni; un quinto assai mutilo contiene la menzione di un presbitero. Un secondo ipogeo è oggi adibito a magazzino.
Bibl.: P. Orsi, Italia meridionale e insulare, in Atti del III Congresso internazionale di archeol. critt., Roma 1934, pp. 141-54, ripubblicato in Sicilia bizantina, Tivoli 1942, p. 221 sgg. Migliori letture delle iscrizioni sono state date da A. Ferrua, Sicilia bizantina, in Epigraphica, 5-6 (1943-44), pp. 98-100. Enrico Josi
MODIGLIANA, diOCESI di. - Suffraganea di Firenze. Comprende 7 Comuni in provincia di Forlì e uno in provincia di Firenze. Ab. 41.549 dei quali 41.514 cattolici; 83 parrocchie, 114 chiese; 91 sacerdoti diocesani e 11 regolari; un seminario. Patrono s. Stefano, papa e martire.
Piccola città della Valle del Marzeno a 18 km . da Faenza e 33 da Forlì, capoluogo di provincia. Molti storici con ogni probabilità ravvisano in essa il castrum Mutilum menzionato da T. Livio (cf. Historiae, XXXI, 3: XXXIII, 12). Appartenne al territorio dell'Essacato (cf. due pergamene degli sa. 963,967 nell'Archivio arcivescovile di Ravenna). Dalla prima metà del sec. x fino al 1570 fu sotto la dominazione dei conti Guidi. Dopo un breve periodo di vita autonoma passò alla Repubblica di Firenze, di cui seguì le vicende politiche fino alla proclamazione del Regno d'Italia. La pieve di S. Stefano in M., menzionata per la prima volta in una pergamena dell'Archivio arcivescovile di Ravenna (B. 322, 892), per veneranda antichità e per ampiezza di giurisdizione fu sempre considerata come uno dei più importanti centri di irradiazione di vita religiosa dell'alta Romagna. Ecclesiasticamente fu sotto la giurisdizione del vescovo di Faenza fino al 1850 , anno in cui Pio IX, esaudendo i voti del granduca Leopoldo II e del popolo modiglianese, la innalzò a sede vescovile con la bolla Ex quo licet immerito del 7 luglio. Primo vescovo fu mons. M. Melini (1854-64).
Edifici sacri : in M. la pieve di S. Stefano, ora cattedrale, di costruzione antica, rifabbricata nel 1500 e consacrata da papa Giulio II ( 1506 ), ampliata nel 1660 , quando papa Alessandro VII l'innalzò a Collegiata insigne. Venne restaurata nel 1872-95 e recentemente da mons. Massimiliani. Sotto il coro una graziosa cripta detta * del Gesù morto* con artistiche statue lignee della Passione. Adiacente al Duomo il santuario della B. Vergine del Cantone con affresco della B. Vergine del 1400 e con pregevoli dipinti di S. Legs, modiglianese. Chiese di S. Bernardo, di S. Domenico e del Monastero delle Agostiniane. In Marradi: chiesa arcipretale dedicata
## Page 726
al martire s. Lorenzo. Chiesa di S. Reparata in Badia del Borgo, già appartenente all'Ordine vallombrosano, con tavole attribuite alla scuola del Ghirlandaio. S. Barnaba in Gamogna, antico eremo abitato da s. Pier Damiani. In Dovadola: santuario di Montepaolo, già antico eremo di s. Antonio da Padova. In Castrocaro: chiesa arcipretale, ex-conventuale, dei SS. Francesco e Niccolò con tavole del Palmezzano e croce processionale del 1450. In S. Benedetto in Alpe (anticamente Bifurcum): chiesa di S. Benedetto, già antica abbazia benedettina, con resti visibili dell'antica cripta.
Bibl.: F. Lanzoni, S. Pier Damiano e Faenza, Faenza 1898; V. Ragazzini, M. r i conti Guidi, Modigliana 1926; P. Bandini, S. Benedetto e la sua secolare abbacia, Forli 1934; V. Ragazzini, Le più antiche notizie sulla Pieve di S. Stefano in M., Modigliana 1950. Francesca Mancorti
MODIN (Settanta μ 08 mathrm{elv} e μ mathrm{za}- 8 mathrm{ct}(μ). - Città della Giudea, patria dei Maccabei (I Mach. 2, 1.15. 23) dove ebbero sepoltura Mathathia e i suoi due
figli Giuda e Ionathan (I Mach. 2, 70; 9, 19; 13, 25. 30). Il Talmud la pone a 15 miglia da Gerusalemme e l'Onomasticon presso Diospoli (Lidda), dove si vedevano le tombe.
La carta geografica di Madaba (sec. vi) la pone tra Kapar Eruta (Kefr Rut, a ovest di Bethoron) e Diospoli, con questa dicitura: "Modeim che è oggi Moditha, da dove erano i Maccabei n. Moditha, secondo l'opinione comune degli studiosi, corrisponde a Medjeh o el-Midjah, nome di un villaggio arabo fino al 1948 , situato a 12 km . a est di Lidda. Li presso, a sud, nella località detta elArba'in ("dei 40 \% sottinteso "martiri"), sono stati trovati resti del periodo del ferro, ellenistici, romani ed arabi. Le tombe, dette dei Maccabei, sono scavate nella roccia presso il piccolo santuario di Šejb el-Garbāwī.
La localizzazione, concorde oggi tra gli studiosi, fu incerta dal sec. xir ed ora si trova segnalata a Soba, ora a Qastal o a Ramleh, ma generalmente sulla via RamlehGerusalemme. Dal secolo passato, e non senza influsso del francescano P. E. Forner, la localizzazione si è fermata a Medjeh.
Bibl.: L. Heidet, s. v. in DB, IV, coll. 1180-87; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 391.
Bellarmino Bagatti
MODO. - Clausola apposta ad un contratto o ad un atto di liberalità, per imporre un peso ad uno dei contraenti o al beneficiario dell'atto di liberalità.
Come elemento accidentale, il m. od onere entra in vari negozi giuridici (donazione, legato, istituzione di erede, atti di liberalità in genere), con effetto, normalmente, di destinare parte del vantaggio della liberalità a terzi estranei al negozio o a scopi di pubblica utilità.
Il contenuto della disposizione modale è espresso in genere, nella lingua latina, con la congiunzione ut; nella lingua italiana con "perché ", "ma ", ecc. (p. es.: "Lascio a Tizio un campo, perché faccia celebrare ogni anno per me tre Messe»; oppure : "ma Tizio farà celebrare " ecc.).
L'apposizione del m. non modifica quelli che sono gli effetti tipici del negozio, ma a questi ne aggiunge
altri. Esso si distingue quindi dalla condizione (v.) perché, mentre questa è una limitazione posta agli effetti del negozio, che si fanno dipendere dal verificarsi di un evento futuro ed incerto, il m. è un atto volitivo semplicemente accessorio a quello principale che determina l'atto di liberalità, che si attua immediatamente, senza che si debba attendere l'adempimento dell'onere (il valore dell'atto, cioè, non dipende dall'adempimento dell'onere, anche se talvolta, per ragioni di opportunità, il legislatore stabilisce che l'inadempimento provochi la risoluzione della disposizione principale). Il m. si differenzia poi dalla controprestazione nei contratti onerosi, in quanto, mentre prestazione e controprestazione sono fatte una in vista dell'altra e sono quindi sullo stesso piano, l'onere è qualcosa che sta a sé, secondario rispetto all'atto di liberalità, nel quale ha la sua causa.
Per sé l'inadempimento del m. darebbe solo diritto agli aventi interesse ad esigere l'adempimento dell'obbligazione in esso contenuta; in altri termini il m. non risolve, ma costringe. Quando la risoluzione dell'atto è prevista dal benefattore o dal contraente per inadempimento del m. o dell'onere, allora si ricade nella figura della condizione impropria o riserva, la quale importa la formulazione di un'ipotesi, che, se non corrisponde alla realtà, produce la nullità dell'atto ad essa subordinato (cf. Cod. civ. ital., art. 793).
E qui il terreno dove più facilmente nella pratica può ingenerarsi il dubbio se si tratti di m. o di condizione impropria. E la risoluzione può essere data solo dalla volontà del donante o contraente; da essa, come la giurisprudenza canonistica vuole, è da misurarsi la differenza tra m. e condizione impropria.
Bibl.: C. Zappulli, Modus, in Nuove dig. ital., VIII, pp. 681682; 683; F. Luzzatto, Condizione e m. negli atti d'ultimo cabalà, Roma 1894; C. Scuto, Il modus nel diritto italiano, Palermo 1908; A. Trabucchi, Istituzioni di diritto civile, 5² ed., Padova 1950, pp. 119 122., 744, 756 19., 780, 808 19. Pietro Palazzini
MODON (METRONE). - Nel Peloponneso (Grecia), già sede di un vescovo greco e, sotto la dominazione latina (1205-1500), anche di un vescovo latino, oggi è un villaggio di 2000 ab . Dei vescovi greci sono celebri i teologi Nicola (m. nel 1165), dissidente, e Giuseppe (m. nel 1500), difensore dell'unione del Concilio di Firenze. La serie dei vescovi latini si trova presso Eubel. M. ha la gloria di essere stata la culla della Congregazione dei Mechitaristi (v.), che edificarono colà sotto il patrocinio del governo veneto il primo monastero nel 1706-15.
Bibl.: M. Leguien, Oriens christianus, II, Parigi 1740, pp. 230-33; III, ivi 1740, pp. 103-106. Giorgio Hofmann
MODRUSSA, diOCESI di : v. SEGNA, Diocesi di.
MODULAZIONE. - Questo termine indica sostanzialmente il passaggio da una tonalità a un'altra.
I mezzi con i quali tale passaggio può effettuarsi sono svariatissimi e diversi nei singoli casi, in ragione del numero degli accordi impiegati, del carattere che si vuol dare alla m., della sua durata e complessità, del suo stile e del suo valore espressivo : e più tecnicamente, in ragione delle dissonanze che vi concorrono, della maggiore o minore prevalenza del diatonismo o del cromatismo, dei
## Page 727
diversi procedimenti con cui si introducono, successivamente o simultaneamente, le note della tonalità di arrivo, cancellando gradualmente o subitamente quelle della tonalità di partenza, con o senza uso di ritardi, di disegni sonimetrici, di elaborazioni ritmiche e melodiche. Pertanto si usa distinguere le m., secondo la loro durata, in momentanec, provvisoric, definitive. Le momentanee abbandonano la tonalità di arrivo subito dopo averla raggiunto; le provvisorie vi restano per un tempo più o meno esteso senza eliminare il bisogno del ritorno alla tonalità principale; le definitive sostituiscono alla tonalità principale un'altra tonalità principale. Le m. possono essere immediate (transizioni); ma è sostenibile il concetto che la vera m. è sempre mediata, e consiste nel trovare uno o più anelli di concatenamento tra due tonalità. Quanto al rapporto di tonalità, le m. si distinguono in vicine e lontane. Tonalità vicine sono quelle aventi alla chiave un accidente in più o in meno della tonalità presa per base. Si può modulare a una tonalità vicina toccando momentaneamente tonalità lontane. Si distinguono quindi ancora m . dirette e m . indirette. Per es. : da do maggiore a la bemolle maggiore attraverso f a minore: m. diretta; da do maggiore a la bemolle maggiore attraverso mi maggiore, sol minore e mi bemolle maggiore: m. indiretta, ossia a tonalità vicina attraverso tonalità lontane. Nei grandi autori la m. non è mai fine a se stessa, ma ha sempre un intimo rapporto con la struttura del pezzo, oppure un particolare carattere espressivo, descrittivo, allusivo, giustificato dalle parole nel caso di musica su testo dato. Nei recitativi obbligati dei grandi ottocentisti italiani ricorrono spesso esempi di m. aderenti, con il più felice effetto, ai moti dell'animo di un dato personaggio; nei maestri del lied, squisita e raffinatissima è l'arte del modulare secondo i suggerimenti del testo poetico. Nella musica sinfonica vi sono m. necessarie allo stesso costruirsi del pezzo, cioè m . volute dalla forma musicale che porta in sé le proprie leggi tonali. Così, ad es., il primo tempo di

Modo - Schema dei m.
sonata, o di quartetto, è impostato su due principali idee sinfoniche, delle quali la seconda si presenta nella tonalità della dominante maggiore o del cosiddetto relativo maggiore (e talvolta in altre tonalità, subordinate alla principale). L'evoluzione del linguaggio musicale nell'ultimo cinquantennio ha arricchito enormemente la tecnica della m. sia nel campo politonale (m. simultanee) sia in quello modale (m. unimodale, intermodale, primordale).
Edgardo Carducci-Agustini
MOGADISCIO, vicariato apostolico di. Comprende tutta la Somalia italiana (attualmente territorio di mandato fiduciario); si trova sulla costa dell'Oceano Indiano a sud del golfo di Aden.
E un vasto territorio semidesertico (superfice ca. 600.000 kmq .). Fu soggetto al vicariato apostolico di Zanguebar, poi a quello di Zanguebar settentrionale (v. ZANZIBAR), donde il 21 genn. 1904 venne distaccata la prefettura apostolica di Benadir (nome allora della colonia italiana oggi chiamata Somalia), che fu affidata ai Trinitari della provincia romana, con i quali cominciò effettivamente l'evangelizzazione del territorio.
Nel 1924 i Trinitari furono sostituiti dai Missionari delle Consolata e il 15 dic. 1927 la prefettura fu elevata a vicariato apostolico col nome di M., il quale poi ebbe allargato il territorio il 24 maggio 1929, quando subì una modifica di confini col vicariato di Zanzibar.
Nel 1930 il vicariato di M. passò ai Frati Minori della provincia di Milano, e il 25 marzo 1937, allorché furono riordinate tutte le missioni dell'Etiopia, ebbe ampliato il territorio con parte dell'Etiopia meridionale. Tuttavia al presente, sebbene canonicamente gli appartenga anche tale parte di territorio, date le condizioni politiche, di fatto la giurisdizione dell'Ordinario si esercita soltanto sul territorio della Somalia italiana. La popolazione del vicariato è valutata approssimativamente (a. 1950) a 1.100.000 ab., maomettani nella gran maggioranza (oltre 1.090 .000 ). Vi sono: 8715 cattolici, di cui 8500 esteri, 95 indigeni e 120 di stirpe mista, con 50 catecumeni; 75 dissidenti orientali, 30 protestanti, 20 ebrei; 22 sacerdoti, 4 fratelli, 83 suore, tutti esteri; 4 catechisti, 6 catechiste; 5 maestri; 27 maestre; 10 stazioni missionarie principali, 7 secondarie; 2 chiese; 16 cappelle; 8 ospedali 5 orfanotrofi; 12 scuole elementari; 4 scuole professionali; l'officina tipografica con 2 periodici. Vi sono associazioni di carità e di Azione Cattolica. I Battesimi di adulti nell'anno 1950 sono stati 30. - Vedi tsv. LXXXIII.
BibL.: AAS, 20 (1928), p. 98; G. B. Tragella, Il vicariato apost. di M. Storia della missione, in Le missioni cattoliche, 71 (1942), pp. 19-21, 33-38, 43-47; MC. 1930, pp. 92-93; A Catholic Directory of East Africa, Mombasa 1930, pp. 170-72; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 3461/30. Carlo Corvo
MOGHILA, Pietro. - Metropolita di Kiev dal 1633 al 1646. Celebre come autore di una Confessione ortodossa. N. il 21 dic. 1596 (secondo il vecchio stile) in Moldavia da famiglia nobile romena (Movilă). Studiò in Moldavia e poi nella scuola della confraternita di Leopoli (ostile alla unione di Brest, 1595), forse anche all'estero. Nel 1627 entrò nel celebre monastero delle Grotte a Kiev, di cui divenne, nello stesso anno, archimandrita e vi fondo, nel 1631, una scuola eretta in accademia nel 1633, culla della posteriore (1701) Accademia ecclesiastica di Kiev. M. il 22 dic. 1646.
Il M. svolse una attività infaticabile di pastore - non era teologo speculativo - in Polonia nella prima metà del sec. xvir, per rafforzare la Chiesa greco-russa in lotta contro i protestanti e contro i cattolici sia latini che bizantini. Trattative sull'Unione con papa Urbano VIII (tra il 1636 e il 1645) non ebbero successo. Come mezzi di attività pastorale adoperò le influenti confraternite, le scuole, le tipografie - specie quella del monastero delle Grotte -
## Page 728
gli ospedali, le chiese. Lottò contro gli abusi e pubblicò un gran numero di scritti liturgici e religiosi.
Gli scritti principali sono: Il grande catechismo (la cosiddetta «Confessione di fede di P. M. n). Fu ideato per neutralizzare l'influsso protestantico della Confessione del patriarca di Costantinopoli Cirillo Lukaris. Redatto dapprima in lingua volgare e in latino (una copia dell'autografo latino si trova nel cod. Parisinus 1263, pubblicata da Malvy e Viller), fu sottoposto a un Sinodo di Kiev, convocato da M. nel 1640 . Esistendo divergenze su alcuni punti (ad es., sullo stato delle anime dopo la morte, sulla forma dell'Eucaristia), l'opera fu, per ottenerne l'approvazione del patriarca di Costantinopoli, esaminata in un convegno di 5 teologi ( 3 di Kiev, 2 greci; e tra quest'ultimo Melezio Syrigos), tenuto nel 1642 a Iassy. Dopo aver fatto alcune correzioni nel testo latino, il Syrigos lo tradusse in greco volgare e lo sottomise alall'approvazione del patriarca di Costantinopoli, dato dal suo Sinodo (1643) e confermato con le firme degli altri 3 patriarchi orientali. L'opera fu stampata, e solo in greco, per la prima volta nel 1667 ad Amsterdam. Più tardi seguirono numerose edizioni e traduzioni in parecchie lingue. Però la Confessione così divulgata in più punti non corrispondeva alla dottrina dell'autore. Onde il M. pubblicò (monastero delle Grotte, Kiev 1645) il suo piccolo catechismo come riassunto del grande con titolo assai lungo : Piccola raccolta della dottrina, ecc. Ebbe edizioni in polacco, ucraino e slavo. Sulle divergenze dei due catechismi trattano Malvy e Viller (pp. cxiv-cxxix). Trebnik ovvero Euchologie (rituale), con il quale ha esercitato notevole influenza sulla Chiesa russa che lo adottò nel 1737. M. introdusse parecchie nuove rubriche nel Messale e Rituale, in contrasto con le tesi dei polemisti greci anticattolici. Come risposta all'opera polemica del teologo unito Cassiano Sakowicz, "Etawóp'bvossc ovvero, ecc. (Cracovia 1642), egli pubblicò o fece pubblicare, sotto il nome di Eúoвß̄̄s rouxíy («Pio pastore») il Albos ovvero Pietra lanciata, ecc. (monastero delle Grotte, Kiev 1644). M. concede l'esistenza di abusi, ma li attribuisce alle persecuzioni cui la sua Chiesa è sottoposta, e difende strenuamente il Rituale bizantino, parlando pure delle questioni controverse tra cattolici ed orientali dissidenti.
La scuola teologica di M. diveniva centro della teologia greco-russa ed era frequentata da Russi, Greci, Romani, Serbi, Bulgari. Vi si insegnava in latino, secondo s. Tommaso e il metodo scolastico. Prescindendo dal primato del papa, le dottrine ivi insegnate erano latinizzanti (concordavano con la dottrina cattolica sul purgatorio, sull'Immacolata Concezione di Maria, sulle parole di Cristo come forma dell'Eucaristia, ecc.). Malvy e Viller pensano (op. cit. in bibl., p. xviI) che anche la dottrina della Confessione di M. (parte 1^{text {a }}, questione 71 ) sulla processione dello Spirito Santo dal Padre solo (" sicut a fonte et principio Divinitatis») sia suscettibile di un'interpretazione cattolica. Ciò che sembra vero del tenore delle parole, però non tanto del contesto. Nel Trebnik M. riconosce, tra l'altro, la validità del Battesimo di infusione, rigetta la riconfermazione degli Apostoli, insegna come i cattolici sulla penitenza, sulla soddisfazione e la pena temporale dovuta al peccato perdonato.
BibL.: l'opera principale russa sul M. è: S. Golubev, Il metropolita di Kiev Pietro M. e i suoi compagni d'armi, 2 voll., Kiev 1883-98; il Golubev risponde alle obbiezioni mosse all'occasione del vol. I nella rivista teologica dell'Accademia eccl. di Kiev, Trudy (Lacovi), I (1884), pp. 416-84; La Confession orthodoxe de Pierre M. métropolite di Kiev (1633-46) approvade par les patriarches grecs du XVIIr siècle. Texte latin inédit, publié avec introduction et notes critiques par A. Malvy e M. Viller (Orientalia christiana, 10, 39), Roma-Parigi 1927; M. Jugue, s. v. in DThC, X, coll. 2063-81; T. Innesco, La vie et l'oeuvre de Pierre M. métropolite di Kiev, Parigi 1944.
Bernardo Schultze
MOHILEV, ARCIDIOCESI di. - Fu eretta nel 1773 dalla imperatrice Caterina II di Russia e nel 1783 dalla S. Sede per i cattolici latini di tutto l'antico Impero russo, esclusa l'Ucraina. Nel tempo degli zar si estendeva oltre la Siberia fino all'Oceano Pacifico.
Nel 1798 il titolare di M. ottenne il privilegio di portare gli abiti cardinalizi. Una accademia per la formazione del clero di M. esistette a Petersburg dal 1841. I titolari di M. ebbero a soffrire molte per ragione delle abusive intromissioni degli zar negli affari interni della diocesi e nelle relazioni con la S. Sede. Non vi furono mai rapporti tollerabili fra lo Stato e i cattolici di M.
Anche dopo l'Editto di tolleranza del 1903 i cattolici continuarono ad essere considerati come forestieri nel paese. Sotto i bolscevichi la situazione peggiorò ancora. L'amministratore di M., mons. Cieplak (v.), fu condannato a morte nel 1923 e poi scambiato ed espulso dalla Russia. Nel 1926 l'arcidiocesi di M. fu da un delegato della S. Sede spartita in sei amministrazioni, dopo che la Siberia era stata ormai divisa come vicariato apostolico già dal 1923. Attualmente nessuno è in grado di poter amministrare queste circoscrizioni. Quanti siano i cattolici latini superstiti nell'antico territorio di M. non è dato sapere. Ufficialmente v'è soltanto una chiesa aperta a Mosca per gli stranieri cattolici.
BibL.: A. Bondou, Le St-Siège et la Russie (1814-83), 2 voll., Parigi 1922-23, v. indice; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, passim.
Alberto M. Ammann
MOHLER, Ludwic. - Storico cattolico, n. il 16 luglio 1883 a Mannheim, m. il 25 dic. 1943 a Friburgo in Br. Ordinato sacerdote, attese dal 1910 a studi filologici e storici laureandosi in filosofia nel 1912 con una tesi sui cardd. Giacomo e Pietro Colonna, che formò un volume uscito nel 1914.
Dedicatosi allo studio della storia del papato nel sec. xiv, passò presso l'Istituto storico romano della Görres-Gesellschaft e vi lavorò dal 1912 al 1915, approfondendo le sue indagini sulle entrate della Camera Apostolica ai tempi di papa Clemente VI (Die Einnahmen der apostolischen Kammer unter Klemens VI.); ma l'opera, a causa delle difficoltà della guerra e del dopoguerra, uscì appena nel 1931. Allo scoppio della prima guerra mondiale M. tornò in patria e vi prestò servizio quale cappellano militare. Nello stesso tempo riprese alacremente i suoi studi e si laureò con Göller nel 1918, presentando una tesi sul card. Bessarione. Professore di storia ecclesiastica a Münster, a Würzburg (dal 1935) ed a Friburgo (dal 1939), indirizzò sempre i suoi studi sulla personalità del Bessarione pubblicando tra il 1923 ed il 1941 tre volumi : il primo di carattere biografico e critico in senso largo (Kardinal Bessarion als Theologe, Ilumanist und Staatsmann, 1923), gli altri due dànno la prima edizione critica greca dell'opera In calimnniatorem Platonis, e altri testi già noti e lettere dirette al Bessarione o da lui scritte.
BibL.: J. H. Beckmann, Ludwig M., in Historisches Jahrbuch der Görres-Gesellschaft, 62-69 (1949), pp. 939-61.
Silvio Furlani
MÖHLER, Johann ADAM. - Teologo, n. il 6 maggio 1796 a Igersheim (Wörtemberg), m. il 12 apr. 1838 a Monaco di Baviera. Compiuti gli studi medi a Mergentheim (1809-13) e ad Ellwangen (1813-15), s'iscrisse alla Facoltà teologica di Ellwangen (1816-18), che nel 1817 fu incorporata alla Università di Tubinga. Entrato nel Seminario di Rottenburg nel nov. 1818, fu ordinato sacerdote il 18 sett. dell'anno seguente. Nel sett. 1822 divenne libero docente (Privatdozent) di storia ecclesiastica nella Facoltà di teologia cattolica di Tubinga (nel 1826 professore straordinario; nel 1828 ordinario). I violenti attacchi, di cui fu oggetto da parte dei protestanti dopo la pubblicazione della Symbolik, lo indussero ad accettare (1835) la cattedra di esegesi del Nuovo Testamento nell'Università di Monaco. La sua esile fibra non resistette all'indefesso lavoro e, dopo un anno appena d'insegnamento, sospese le lezioni in
## Page 729

(per cortena di mano, Pisbani) Mohlen, Johann Adam - Rirratto conservato nel Seminario Georgiano di Monaco di Baviera.
cerca di un clima più propizio (Merano); nominato decano del Capitolo di Würzburg il 22 marzo 1838, dopo venti giorni mori.
Discepolo di Sebastiano Drey (v.) e di Giovanni Battista Hirscher (v.), ne subì l'influsso e ne segui il metodo, divenendo il massimo rappresentante della scuola cattolica di Tubinga, la quale studiò la Rivelazione con metodo storicogenetico (studio positivo della Scrittura e dei Padri) nell'intento di coglierne l'idea centrale (organicitá della Rivelazione), intorno a cui costruire una sintesi teologica (speculazione), che tenesse conto dell'indole dinamica della verità rivelata, concepita come il disegno, che Dio realizza nella storia (sviluppo del dogma). Queste idee si maturarono lentamente in un'atmosfera ancora appesantita dalle concezioni febroniane e antiscolastiche dell' A u f filiirung. I primi teologi di Tubinga, pur protexi verso regioni più pure, non riuscirono ad evaderne completamente. Il M., che incarna il tipo perfetto del tubingese, porta i segni del suo ambiente nella prima grande opera: Die Einheit in der Kirche, oder das Prinzip des Katholizismus, dargestellt im Geist der Kirchenväter der drei ersten Jahrhunderte (Tubinga 1823). Concepita in funzione del suo insegnamento storico, per provare l'organica continuità tra Cristo e la Chiesa, così come dalla realtà concreta emerge, vi dimostra che Gesù operando perennemente nei suoi fedeli come capo nelle membra, attraverso l'influsso connettivo dello Spirito Santo, tutti raccoglie nella mistica e gerarchica unità della Chiesa. Per la sintonia dei movimenti interiore ed esteriore, l'unità interna (mistica) ha la sua manifestazione e il suo sviluppo nell'unità esterna, che si realizza e si esprime nel magistero, nel culto, nella gerarchia. L'opera pertanto si divide in due parti : la prima, che illustra l'unità spirituale, si suddivide in quattro capitoli : unità mistica, unità d'insegnamento, moltitudine senza unità (mostra l'opera corrosiva dell'individualismo dell'eresia, frutto dell'egoismo), unità nella moltitudine (fa vedere come l'unità nella Chiesa non distruggs l'individualità e la varietà). La seconda, che tratta dell'unità esterna, comprende ugualmente quattro capitoli : unità nel vescovo, unità nel metropolita, unità del corpus episcoporum, unità nel primato del papa. In quest'opera divenuta celebre, il cui influsso fu straordinario, alcuni (Vermeil, Fonck) hanno voluto scoprire l'origine di quell'immanentismo, che doveva in seguito fecondare le tendenze religiose, dal b. Pio X condannate nel modernismo (v.). Sembra più giusto riconoscervi i difetti di uno spirito romantico, ignaro della precisione degli scolastici, che dopo aver ascoltato le lezioni di Plancă, Schleiermacher, Neander (nel suo giro scientifico del 1823 sostò entusiasta ai piedi della loro cattedra), respinge il razionalismo e l'individualismo della fredda epoca illuministica, per raccogliere dai Padri, studiati con passione nuova, gli accenti commossi, con cui parlarono del Corpus Christi e della Mater Ecclesia, sorvolando su quanto di luce le lotte medievali e gli approfondimenti postridentini avevano recato al problema ecclesiologico. In tali condizioni di spirito, il giovane teologo, anche se riusci a redigere un'opera calda, salvata da guizzi e lampi di genio, non poté evitare tutte quelle imperfezioni, che una vecchia eredità antiromana portava seco. Tutto ciò riconobbe, in seguito, lo stesso M., quando confessò che nel disegno primitivo dell'opera non doveva entrare l'idea del papato. Lo studio obiettivo dei fatti e la logica interna della verità
imposero al leale teologo quel capitolo conclusivo, che conferisce all'opera il suggello dell'ortodossia cattolica. Pertanto, più che alle origini del modernismo, questo lavoro, pur con le riserve fatte, è da considerare alla base di quel movimento, che ha avuto il suo epilogo glorioso nell'encicl. di Pio XII Mystici corporis (29 giugno 1943).
Gli scritti seguenti mostrano gli ulteriori sviluppi del pensiero del M. sempre meglio orientato verso l'ortodossia e sempre più equo nel valutare la scolastica: Athanasius der Grosse und die Kirche seiner Zeit im Kampfe mit dem Arianismus (Magonza 1827); Der hl. Anselmus von Canterbury (ivi 1827).
L'opera più importante di M., con la quale fondò un nuovo ramo della scienza teologica, è la Symbolik oder Darstellung der dogmatischen Gegensätze der Katholiken und Protestanten, nach ihren offentlichen Behentuisschriften (ivi 1932). Considerando come da secoli i protestanti nelle loro facoltà tenessero dei corsi sulle opposizioni dottrinali che dividono l'Europa cristiana, il M. pensò di trasportarne il metodo nell'ambito cattolico, introducendovi una novità, che ne costituì l'elemento più originale e la ragione del suo successo: lo studio rigorosamente scientifico delle dottrine opposte considerate nella loro reciproca connessione. L'opera divisa in due parti (I, le opposizioni dogmatiche tra cattolici, luterani e riformati; II, le opposizioni dottrinali tra i cattolici e le piccole sètte protestanti), muove dall'idea centrale della giustificazione per scendere ai singoli punti, che sgorgano dalla premessa come corollari : è un moto ideologico che va dal centro alla periferia. Secondo il M. i due grandi fenomeni storici del Rinascimento e della "Riforma" sono due movimenti paralleli che, rompendo i vincoli con il passato, in cui scienza e pietà si armonizzavano, hanno prodotto il razionalismo sociniano e la ribellione protestante. Il socinianismo nega la divinità di Gesù, il protestantesimo trascura la sua umanità; il primo esalta la ragione, l'altro la disprezza. Questi due errori, prolungamento delle antiche eresie, presentano caratteri comuni, che costituiscono appunto l'essenza di ogni eresia : pretendono ritornare al cristianesimo puro, cercandolo nella Scrittura separata dalla tradizione e dalla Chiesa. Le loro ulteriori vicende sono analoghe e hanno condotto i partigiani delle due tendenze sulle vie di una critica demolitrice di ogni fondamento religioso. Tra le due tesi estreme del pietismo luterano e del razionalismo sociniano, sicura cammina la Chiesa che, riconoscendo alla ragione imprescrittibili diritti, le sa imporre gravi doveri di fronte alla fede. Il successo di quest'opera magistrale fu incalcolabile: illustri cultori delle scienze storiche e filologiche (Hurter, Bickell, Hammerstein) devono alla Symbolik il primo passo verso Roma. Il Döllinger definì il M. il più grande teologo de re ecclesiologica del sec. xix; anche alcuni protestanti (Augusti, Strauss) non lesinarono le loro lodi all'autore, riconoscendone la lealtà di storico. Non mancarono però gli attacchi, che furono particolarmente violenti da parte di Baur, Nitzsch, Marheineke. M. rispose vittoriosamente con Neue Untersuchungen der Lehrgegensätze zwischen den Katholiken und Protestanten. Eine Vertheidigung meiner Symbolyk gegen die Kritik des Hern Prof. Dr. Baur in Tübingen (Magonza 1934) scrivendo un nuovo importante capitolo sulla storia delle variazioni protestanti : un nobile complemento dell'opera del Bossuet. Nella Symbolik, il pensiero ecclesiologico del M. raggiunse la sua maturità nelle luminose pagine ove la Chiesa è considerata una continuazione del Verbo Incarnato (idea che sarà riassunta da Leone XIII), nella cui teandrica costi-
## Page 730
tuzione indica il fondamento di quell'intrecciarsi di umano e di divino che accompagna lo sviluppo del Corpo Mistico.
Numerosi sono gli scritti minori del M. (cf. A. Fonck, s. v. in DThC, X, coll. 2054-56). Assidua fu la sua collaborazione alla storica rivista fondata a Tubinga nel 1819 , Theologische Quartalschrift. E vivamente desiderata una edizione critica e completa delle opere minori e dei frammenti, i cui manoscritti sono conservati a Monaco (almeno prima della guerra mondiale 1939-45).
Negli ultimi scritti e soprattutto nelle Neue Untersuchungen il M. arrecò importanti precisazioni del suo pensiero, soprattutto nella formale ed esplicita condanna del soggettivismo di Schleiermacher. Malgrado le leggere ombre della sua teologia, il M., per l'alto ingegno, la fede sincera e i grandi servizi resi alla causa cattolica, merita veramente l'elogio scolpito sulla sua tomba a Monaco: Defensor fidei, litterarum decus, Ecclesiae solumen.
Bibl.: J. Friedrich. 7. A. M. der Symboliker, Monaco 1894 (l'autore appartiene alla corrente dei vecchi-cattolicij; A. Knöpfler. 7.
A. M. Ein Gedenkblatt zu dessen hunderstem Geburstog, ivi 1896; L. Monartier, 7. A. M. Etude sur sa vie et son temps, Lonanna 1897; A. Schmid, Der geistige Entwishlungugung 7. A. M., in Historisches Jahrbuch, 18 (1897), pp. 322-56, 372-99; G. Goyau, L'Allemagne religienue, Le catholicisme, II, Parigi 1905, pp. 24-42; id., M., ivi s. d.; E. Vermeil, 7. A. M. et l'école catholique de Tubingue 1813-40, ivi 1913; L. De Grandmaison, L'école catholique de Tubingue et les origines du modernisme, in Recherches de science religienue, 9 (1919), pp. 387-409; F. Vigener, Drei Gestalten aus dem modernen Katholizismus: M., Diepenbroch, Dällinger, Monaco 1926; A. Fonck, M. et l'école catholique de Tubingue, in Revue de sciences religieuses, 6 (1926), pp. 250-66; St. Lösch, Die katholisch-theologischen Facultäten zu Tübingen und Giesern 1830-30, in Theologische Quartalschrift, 108 (1927), pp. 159-208; J. Geiselmann, Die Glaubenssissenschaft der katholischen tübinger Schule und ihre Grundlegung durch 7. S. Drey, ibid., 111 (1930), pp. 49-117; K. Eschweiler, 7. A. M. Kirchenbegriff, Braunsberg 1930; J. Geiselmann, Geist des Christentums und Katholizismus: 7. A. M. und die Entwicklung seines Kirchenbegriffs, in Theologische Quartalschrift, 112 (1931), pp. 1-91; P. Pouret, L'unité organigue du catholicisme d'aprés M., in Irenihon, 12 (1935), pp. 328-30, 457-83; M. I. Congar, La pensée du M. et l'ecclésiologie orthodoxe, ibid., 12 (1935), pp. 321-29; L'Eglise est une. Hommage à I. A. M., Parigi 1938 (con articoli di P. Chaillet, H. Thierum, M. I. Congar); P. Chaillet, Introduction à L'Unité de l'Eglise, traduit per A. De Lielinfeld, ivi 1938, pp. 9-11; id., Centenaire de M. L'amour et l'unité. Le mystère de l'Eglise, in Revue apologétique, 66 (1938), pp. 515-40; G. Thils, Le centenaire de M., in Ephemerides theologicae Lovanienses, 15 (1938), pp. 521-25; J. Geiselmann, 7. A. M. und das idealistische Verständnis des Sünderfalls, in Theologische Quartalschrift, 125 (1944), pp. 19-37; F. Hoffmann, 7. A. M.s Persönalichheit und Theologie als Erbe und Verpflichtung, in Pastor Bonus, 40 (1938), pp. 221-40, 347-64; 50 (1939), pp. 12-20; A. Minon, L'attitude de 7. A. M. dans la question du développement du dogme, in Ephemerides theologicas Lovanienses, 16 (1939), pp. 328-84; M.-I. Congar, L'esprit des Pères d'après M., in Esquisses du mystère de l'Eglise, Parigi 1941, pp. 129-48 con la critica di M.-J. Nicolas, Theologie de l'Eglise, in Revue thomiste, 46 (1946), p. 372 sgg.; H. Hocedex, Histoire de la théologie au XIX* stécle, I, Bruxelles-Parigi 1949, pp. 231-50 (dociso difensore dell'ortodossia di M.); G. Martini, Cattolicismo e storicismo, Napoli 1951, pp. 3-61, 320-26 (di tendenza laiciata).
Antonio Piolanti
MOHOLI. - 1. Primogenito di Merari (v.) e nipote di Levi (Ex. 6, 19; Num. 3, 20; I Par. 6, 4.14 [Volg. 19.29]; 23, 21; 24, 26.28); fu capostipite della grande famiglia levitica dei moholiti (Num. 3, 33 sg.; 26, 58; I Par. 24, 26.28.31; Esd. 8, 18). Il nome è spesso usato come patronimico (ebr., Mabll, hamMabll; Settanta: Moskl, 8ñuss ó Moskl; Volgata: M., familia M. e Num. 3, 33 Moholitae).
2. Figlio di Musi e nipote del precedente (I Par. 6, 31 sg. [Volg. 46 sg.]; 23, 23; 24, 30).
Bibl.: F. Zorell, Lexicon hebraicum, p. 426; L. Marchal, Les Paraliponéues (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 41. Parics 1949, pp. 105. 106 sg.
Francesco Spadafora MOHR, ThEODOR von. - Storico svizzero, n. il 15 maggio 1794 a Süs, nell'Engadina, m . il 1° giugno 1854 a Coira. Laureatosi in legge, M. fece l'avvocato dapprima a Süs, poi si trasferì a Coira, dove partecipò alla vita municipale e cantonale. Ma insoddisfatto dell'indirizzo politico liberale e progressivo, M., che era di tendenze ultraconservatrici, lasciò la vita politica per gli studi.
Fondò nel 1826 insieme ad altri amici la Società per lo studio della storia dei Grigioni e ne fu il presidente fino alla morte. Nel 1840 fu anche tra i fondatori della Società storica svizzera. Incaricato da questa della redazione dei regesti di Coira, dal 1851 al 1854 li pubblicò in 2 voll. in quarto; i regesti del monastero di Disentis, ivi compresi, furono redatti da lui personalmente. Fondò anche l'Archivio storico dei Grigioni (Archiv für die Geschichte der Republih Graubünden) ed il Codex diplomaticus. Poco prima di morire M. si convertì alla fede cattolica.
BibL.: G. v. Wyss, s. v. in Allgemeine Deutsche Biographie, XXII, pp. 73-74, con bibl.
Silvio Furlani
MOISSAC. - Abbazia benedettina dedicata a s. Pietro, situata alla confluenza del Taro con la Garonna, fondata ca. la metà del sec. viI da s. Amando, apostolo dell'Aquitania. I successori s. Ansberto e Leotadio eseguirono costruzioni rovinate dai Saraceni nel 737; i restauri di Pipino e di Ludovico il Buono furono distrutti dai Normanni. Oggi è nel territorio della diocesi di Montauban.
La chiesa, ricostruita tra il x e l'xi sec., bruciò nel 1942. Passata alla Congregazione di Cluny sotto s. Odilone, l'abbazia rifiorì; primo abate cluniacense fu Durando (1048-72) che ricostruì la chiesa, sul tipo di quella di S. Marziale di Limoges, e la consacrò il 6 nov. 1063. L'abate Ansquittl vi aggiunse edifici monastici (10851115); ca. il 1140 si elevò la grande torre quadrata e fu scolpito il timpano della facciata, in cui ricorre la scena della visione apocalittica, cosi frequente nelle miniature dell'epoca. La chiesa venne dedicata nel 1180. L'abate Americo de Peyrac (1377) iniziò restauri; l'abate Americo di Roquemaurel (1431-49) rifece la chiesa, finita dal successore Pietro di Carmaing (1449-83). Nel 1623 l'abbazia
## Page 731
fu secolarizzata e decadde. Nel 1767 l'abate de GontautBiron demoli una parte degli edifici. L'Assemblea nazionale soppresse l'abbazia; chiesa e chiostro furono venduti. Il monastero era a nord-ovest della chiesa; il tutto fu recinto e fortificato fino al 1229; non restano oggi che la chiesa e il chiostro, questo rifatto durante la seconda metà del sec. xili sotto l'abate Bertrando de Montaigu (1260-93), rutilizzando il materiale romanico. Nell'ambulacro occidentale sono bassorilievi con gli Apostoli indicati da epigrafi incise negli archetti. Caratteristici sono i capitelli, nei quali sono scolpiti 66 episodi tratti dal Vecchio, dal Nuovo Testamento e da storie di santi.
Gli archivi dell'abbazia si conservano in quelli dipartimentali di Tarn-et-Garonne a Montauban. Del cartulario dell'abbazia (dall'anno 673 al 1626) una copia autentica è nella Biblioteca nazionale di Parigi, Collection Doat, nn. 127-31, dove pure si conserva manoscritta in copia del sec. xv la Chronique di Americ de Peyrac, ms. Lat. n. 4491 .
Bibl.: A. Michel, Histoire de l'art, I, Parigi 1505, pp. 616-20; II, ivi 1906, pp. 133, 136, 222-43; E. Mile, L'art religieux en France au XIIe siecle, in 1923, passim; id., L'art religieux en France au XIIIe siecle, ivi 1923, pp. 13, 30, 149, 238, 374, 413; A. Anglés, L'abbaye de M., ivi 1933; Cottineau, II, coll. 1868-71.
MOKSA. - M., dalla radice muć, "liberare, proscioglicre", significa liberazione dal samsära, dal continuo passaggio delle anime da una forma di esistenza ad un'altra per effetto del harman (v.). Sono sinonimi della parola m., oltre muhti, vimukti e vimokga, derivati dalla medesima radice, anche apavarga, nirvyti e nirväna. Le religioni e i sistemi filosofici, che si propongono la liberazione dal samsära, pur mirando a un unico scopo, differiscono nel modo di raggiungerlo. Non potendo passare in rassegna tutti i modi di liberazione, si cita soltanto qualche esempio, desunto dai sistemi ortodossi più importanti.
Nel Vedänta (v.), che è il sistema filosofico più diffuso tra le classi colte dell'India moderna, il m. si ottiene riconoscendo la sostanziale identità dell'anima individuale (Atman) con l'anima dell'universo (Brahman [v.]). "Chi sa di essere il Brahman, diventa tutto questo universo", dice la Byhadäranyaha-upanisad, I, 4, 10. La conoscenza intuitiva dell'unità cosmica, è già la liberazione, ma la vita continua per effetto del harman, fino all'esaurimento del merito e del demerito di azioni precedentemente compiute. La morte poi determina l'unione dell'anima liberata con il Brahman (Dio). Le scuole del Veddinta non sono concordi riguardo al modo di codesta unione che, secondo Bādarāyapa, non distrugge l'individualità, mentre, secondo Sankara, più aderente al pensiero delle Upanisad (v.), consiste in una toscrazia che è completa fusione dell'anima individuale con il Brahman. Al monismo panteistico del Veddinta, si oppone il dualismo ateistico del Sämkhya. Anime e materia, parimenti increate ed eterne, sono nettamente distinte. Il m. si ottiene mediante la "conoscenza discriminatrice", la quale fa palese l'assoluta diversità del soggetto della conoscenza dall'« organo interno", puramente materiale. Nel Vaiśesika la liberazione ( m., apavarga) si ottiene con la retta conoscenza delle sei categorie (padärtha) nelle quali si crede compreso tutto ciò che esiste. La condotta morale e le buone opere, predispongono l'anima ad accogliere il vero, ma non possono da sole conferir la liberazione che non è tuttavia uno stato di beatitudine. La gioia come il dolore, suo inseparabile compagno, sono qualità dell'anima, e l'anima liberata è priva di qualità, pura e semplice sostanza, eternamente sottratta al dolore. Nel Nydya, che può esser considerato il complemento del Vaiseyika, la funzione liberatrice è attribuita alla perfetta conoscenza dei sedici concetti logici, detti anche essi padärtha per analogia con le categorie del Vaiseyika, sebbene non si tratti di vere e proprie categorie.
Bibl.: C. A. F. Rhys Davids, s. v. in Enc. of Rel. and Eth., VIII, pp. 770-74.
Ferdinan