� dell'Atlantico e costitul la premessa dell'espansionismo statunitense.
Bibl.: G. Morgan, The life of 7. M., Boston 1921; D. Y. Thomas, One hundred years of the M. doctrine, Nuova York 1923: A. Alvarez, The M. Doctrine, ivi 1924; D. Perkins, The M. doctrine 1823-26, Cambridge 1927; id., The M. doctrine 18261867. Baltimora 1933: P. Cresson. 7. M., Chapel Hill 1946. Gabriele Musatti
MONROVIA, vicariato apostolico di. - E il nome assunto recentemente dall'antico vicariato apostolico di Liberia (v.), dopo la divisione ( 2 febbr. 1950) del suo territorio per erigere la prefettura apostolica di Cape Palmas.
Il confine è segnato dal fiume Negben o Cestos. I dati approssimativamente più sicuri dell'attuale vicariato apostolico cosi diminuito sono i seguenti: super. fice 53.240 kmq .; ab. 1.750 .000 , cattolici 3826 , di cui 92 esteri; sacerdoti indigeni 1, esteri 11; seminari 2 maggiori e 2 minori; maestri 43 ; scuole 13, con 2711 alunni.
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sde. P. Fernseale, Les Conitrenctes de Notre-Dame, It. Parigi 868, taz. Iro pp. 175-181 Monsarbré, Jacques-Marie-Louis Ritetto.
Bibl.: AAS. 42 (1950). pp. 539-40.603; MC. 1950. pp. 122-23 Carlo Curvo
MONSABRÉ, Jacques-MarieLouis. - Celebre oratore domenicano, n. a Blois il 10 dic. 1827 , m. a Le Havre il 22 febbr. 1907. Di temperamento gioviale ed ardente, subì presto il fascino della vita apostolica dell'Ordine dei Frati Predicatori, la cui restaurazione in Francia veniva sli-
lora attuata dal Lacordaire. Religioso a Flavigny (31 maggio 1855), iniziò la sua carriera oratoria nel 1857 a Lione.
Dal 1857 al 1865 tenne le 40 conferenze d'Introduction au dogme catholique, le quali, raccolte in quattro volumi, sono anche oggi uno dei più completi ed efficaci corsi di propedeutica e di apologetica della verita rivelata. In quello stesso periodo di tempo, il M. predicò con grande successo a Bruxelles e a Londra. Nell'Avvento del 1869 salì per la prima volta il pulpito di Notre-Dame di Parigi per trattare un tema di grande attualità: Le Concile et le fubile. Chiamato da mons. Darboy, arcivescovo di Parigi, nel 1870, a succedere al p. Félix nella predicazione quaresimale, ne fu impedito dalla guerra franco-prussiana fino al 1872 . Nel primo quaresimale a Notre-Dame svolse il tema: Radicalisme contre radicalisme, trattando dei doveri dei cristiani verso la famiglia e la società. Le ro8 conferenze dell'Exposition du dogme catholique furono pronunziate dal 1873 al 1890 ; ad esse tennero dietro regolarmente, dal 1872 al 1890 , i Retraites pascoles, predicati durante la Settimana Santa, in preparazione alla Pasqua. Scrisse inoltre: Discours et panégyriques ( 6 voll.); Petits carêmes (2 voll.); La prédication Avant-Pendant-Après; La prière (2 voll.); Philosophie et théologie de la prière; La prière divine ou le Pater; Petites méditations pour la récitation du St-Rosaire; Gouttes de vérité (piccolo dizionario filosofico e religioso); Or et alliage dans la vie dévote (operetta ascetica, che insegna a discernere la devozione ragionevole dalle sue facili contraffazioni).
Il talento e le opere oratorie del M. riscossero la più concorde ammirazione dei suoi contemporanei, in Francia e fuori; egli rimane anche oggi un oratore modello : signore della parola, domina tutto il campo del sapere divino e umano mostrandosi sempre conoscitore profondo della S. Scrittura, dei SS. Padri, della teologia, della storia e delle scienze profane. La sua oratoria è meno brillante e geniale di quella del Lacordaire, ma più sostanziosa e persuasiva; il suo dire è sempre chiaro.
Le opere del M. furono quasi tutte tradotte in italiano: l'Introduction e l'Exposition per opera di mons. G. Bonomelli (nuova ed., Torino 1947-51, con note e appendici).
Bibl.: M.-M. Gorce, s. v. in DThC, X, in, coll. 2323-35; P. Ollivier, Le p. M., in Année dominicaine, 2 (1907), pp. 289201: A. Baudrillard, Mgr D'Hulst, II, Parigi 1914, pp. 208-18; P. Ferneseale, Les conférenciers de Notre-Dame, II, ivi 1936, pp. 137-234.
Luigi Ciappi
MONSERRATO (MONTSERRAT), SANTA MARIA di. - Monastero benedettino e santuario della Vergine, in Catalogna sul Monte che per la sua strana formazione geologica, prese il nome di mons serratus, cioè segato. Sembra che ivi sorgesse prima
della fine del sec. ix una cappella dedicata alla Madonna la quale, incorporata definitivamente a Ripoll, fu trasformata in cenobio fra il 1023 e 1025 per opera dell'abate e vescovo Oliba. Verso la fine del sec. xi appartenne per qualche decennio insieme con Ripoll alla confederazione monastica di StVictor di Marsiglia come semplice priorato. L'indipendenza da Ripoll di fatto non venne ottenuta che sotto il priore Giacomo de Vivers (1348-75). In questo momento M. raggiunge il massimo grado di potenza feudale, essendo considerato dai re d'Aragona come «uno Stato dentro il suo regno» (Pietro III). Durante lo scisma di Occidente il monastero rimase sempre a fianco dei papi, nonostante le fluttuazioni dell'ubbidienza verificatesi nella Catalogna. L'ultimo priore, Vincenzo de Ribes, fu fatto cardinale da Gregorio XII, mentre Benedetto XIII entrava nel monastero e lo elevava ad abbazia (1409), dignità non ottenuta prima per motivi politici dei sovrani ed economici di Ripoll.
Nel sec. xv si succedono alcuni grandi abati : Marco de Villalba (1409-39), delegato al Concilio di Costanza, Antonio Pietro Ferrer (1450-71) e Giovanni de Peralta (1483-93). Con il card. Giuliano della Rovere si ebbe l'unico abate commendatario ( 1472-83 ) che non visse mai nel monastero; a lui si debbono però parecchie costruzioni, e la concessione di numerosi privilegi durante il suo pontificato. Dopo una riforma tentata a metà del secolo da monaci cassinesi, ed essendo in fiore l'ordinamento spirituale per opera dell'abate de Peralta, fu introdotta per autorità regale l'osservanza della Congregazione di Valladolid (1493), per mezzo del noto Genius de Cisneros. Un eremita di M., Bernardo Boil, accompagnava in quegli anni, come delegato apostolico, le navi di Colombo alla scoperta dell'America; forse per questo una delle prime isole scoperte si chiamò Montserrat. Sotto Cisneros il monastero ebbe una vera scuola di mistici e scrittori

(par cortesia del p. Priore di M.) Monserrato, santa maria di - Veduta panoramica dell'abbazia.
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ascetici, da cui trasse profitto lo stesso s. Ignazio che ivi vagliò le sue armi spirituali nel 1522 . Nel 1499-1500 e 1518-26 il monastero possedette una stamperia celebre. Durante i secc. xvı-xviı M. conobbe un grande splendore culturale. Le principali discipline ivi coltivate furono la S. Scrittura (Lloret, Capellades, Ricci), la teologia (Malvenda, Tàpies, Escauhes), l'ascetica e la mistica (ven. Cisneros, ven. Chanon, ven. Alfonso de Burgos, Garriga, ven. Giuseppe di S. Benedetto, chiamato "de les Llàntics »), la pittura (G. Andrea Ricci, Barre), la musica, accanto alla direzione della Escolania (che rasale al sec. xII; Marqués, Lopez, Cererols, Viola, Casanovas), le lettere classiche (Brenach, Solá), la storia (Burgos, Montegut, Gener, Guerin, Ribas, Bragado) e scienze fisiche (Ametller, Castell). Soprattutto notevole in questi secoli è la espansione della devozione alla vergine di M. in molti paesi dell'Europa centrale e dell'America meridionale. Sono molte le chiese, anche cattolici ed abbaziali, a lei dedicate; in Italia soltanto, non ve ne sono meno di 150 fra altari, cappelle e chiese. Sormontate non poche difficoltà, dovute alla convivenza di monaci catalani e castigliani, che si succedevano nel regime abbaziale temporale, si arrivò con splendore all'inizio del sec. xix. La distruzione quasi totale del monastero nell'incendio causato dalle truppe napoleoniche nel 1811, e la conseguente spogliazione, continuata poi dal governo nel 1835 , rovinarono l'opera di secoli. Nel 1844 la comunità ritornò al monastero dopo una forzata esclaustrazione di 9 anni. Si deve all'ardore monastico degli ultimi abati, e specialmente a Michele Muntadas (1865-85) e Antonio Marcet (1912-46) se, attualmente sotto l'abate Aurelio Escarré, il monastero ha riocquistato il suo antico splendore religioso e culturale. Nell'ultima guerra civile spagnola (1936-39) il monastero vide 23 dei suoi monaci uccisi dall'odio anarchista. La S. Ieone della Madonna (fine del sec. xir, in legno policromo), coronata canonicamente nel 1881, fu solennemente intronizzata dal card. legato Arce nel 1947, sul nuovo trono prezioso, con lampade d'argento e musaici offerti dai devoti catalani di tutto il mondo.
Dal sec. xit in seguito ai primi miracoli, attestati per iscritto, cominciarono i pellegrinaggi, sempre più numerosi nei secoli seguenti. Nel 1225 si istituì la Confraternita della Madonna che ben presto annoverò vescovi, re e papi tra i suoi iscritti (nuovi regolamenti nel 1445 , 1881). Già nel sec. xiv la fantasia, seguendo la pietà popolare, rivestil le origini un po' oscure con le leggende più belle e poetiche che trovò. I poeti di tutti i tempi hanno cantato i suoi miracoli e bellezze, dal re di Castiglia Alfonso il Saggio, nelle sue Cantigas, a Lope de Vega, Verdaguer e Sagarra; benché non sia vera la relazione con la leggenda del S. Graal, accennata tante volte a proposito del Parsifal wagneriano. Nei secc. xvir-xix si vede la Congregazione benedettina di M. estendersi in Austria, Boemia e Brasile, nonché nell'Australia ed Isole Filippine. Oggiili i pellegrini che salgono annualmente al Santuario raggiungono non di rado i 500.000 .
La chiesa (basilica dal 1881) è della seconda metà del sec. xvi (decorazione interna fine sec. xix e xx); dell'antica rimane soltanto la porta con sculture romaniche (sec. xit). Il campanile è una vecchia torre di difesa (secc. xiv-xvi); il chiostro gotico fu fatto al tempo del card. Della Rovere (ca. 1480); il monastero data dal 1755 al 1764. Nelle vicinanze ( 2 km .) rimane in piedi la chiesa monastica di S. Cecilia consacrata nel 957, con resti di pitture murali coeve. Sparse per la montagna vi sono ancora parecchie cappelle, abitate in altro tempo da eremiti; le più vecchie conservate sono: S. Margherita (visigotica, sec. viII o ix ?), S. Paolo (sec. xi e xII), S. Acisolo (dentro l'attuale monastero, sec. xi e xiII), S.ma Trinità (resti sec. xv).
Il monastero possiede una biblioteca (ca. 170.000 voll., 1150 manoscriti, 400 incunaboli, 30.000 fascicoli), un archivio musicale ( 2000 mss .) un archivio ( 5000 pergamene, ca. 30.000 documenti sui monasteri catalani), una pinacoteca (più di 300 dipinti) Perin del Vaga, Sassoferrato, il Francia, il Greco, van Dyck, Ricci, Morales, Bermejo, Berruguete, tavole catalane del sec. xv, moderni), un museo egittologico e biblico e una stamperia che pubblica

(per cortesia del p. Priore di M.) Monserrato, santa maria di - Status lignes di Maria s.ma, di arte spagnola (primi anni del sec. xili).
le seguenti collezioni : la Bibbia de M., versione catalana e commento (in 20 voll. di testo e 10 illustrazioni, Ubach, Obiols, Augé, Junqué, Riera, Bellet; in corso di pubblicazione), Analecta Montserratensia e Catalonia Monastica (collezioni storiche; 7 e 2 voll. rispett.), Mestres de l'Escolania de Mont. ( 5 voll., Pujol), Mistics de Mont., Biblioteca Monástica, Biblioteca Litúrgica, ecc.
Bibl.: P. de Burgos, Libro de la historia y milagros de No. Sra. de M., Barcellona 1514, edita più volte; G. Argala, La perla de Cataluña, ivi 1677; A. Albareda, La imprenta a M., in Anal. montser., 2 (1919), pp. 11-166; id., Els darrers priors de M., ibid., 4 (1922), pp. 191-281; id., Els primers abats de M., ibid., 5 (1924), pp. 293-359; id., Bibliografia dels Monjos de M. (sec. XVI), ibid., 7 (1928), pp. 11-301 (tutti questi studi storhe in tiratura a parte); id., L'abat Glixa fundador de M., Monserrato 1931; id., Historia de M., 2² ed. ivi 1946; id., Sant Ignasi a M., ivi 1935; W. von Humboldt, Der Montserrat bei Barcellona. Berlino s. a. ; A. Farinelli, Montserrat Poesia y otros ensayos, Barcellona (1940): Revista montserratina, 1907-16: Bulleti del Santuari, Monserrato 1929-36.
MONTAGNA, Bartolomeo. - Pittore, n. forse a Orzinuovi (Brescia), attivo a Vicenza dove m. l'i i ott. 1523 .
Nel 1482 fu incaricato dalla Scuola grande di S. Marco, a Venezia, di eseguire, con Giovanni e Gentile Bellini e L. Bsstiani, alcune tele che vennero distrutte in un incendio nel 1485. A Venezia egli poté aggiornarsi a contatto con le opere di Giov. Bellini, con cui fu confuso nella Pietà della Pinacoteca Vaticana (poi riconosciuta cimasa della pala di Pesaro di Giambellino); del Carpaccio, col quale pure fu confuso nella pala con la Madonna, il Bambino e santi della Pinacoteca di Vicenza (Longhi); e soprattutto di Antonello, da cui il M. deriva la volumetrica saldezza delle immagini. Queste varie influenze appaiono, ancora incertamente accostate, nel quadretto della Galleria Carrara di Bergamo, con la Vergine, il Bambino e due santi,
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ch'è la sua più antica opera datata ( 1487 ); ma i caratteri antonelleschi predominano in un gruppo di Madonne col Bambino (Nuova York, Museo Metropolitano e collezione Kress; Londra, Galleria nazionale e collezione Parrer; Vicenza, Museo, ecc.), fra le quali quella del Museo civico di Belluno nella grandiosa geometria della composizione e nella ricerca prospettica sembra ispirata direttamente al maestro messinese. Di questo primo tempo, anteriori allo scoccare del secolo, sono le opere più felici, meditate nella severa nobiltà della composizione, limpide nei colori chiari e freddi : la pala di S. Bartolomeo nella Galleria di Vicenza, derivata dalla pala veneziana di Antonello per S. Cassiano, ma con il fondo aperto su un chiaro cielo lattiginoso; la piccola pala con la Vergine adorante il Bambino fra due sonte, pure nella Galleria di Vicenza; la pala con la Pietà nel santuario di Monte Berico (1500). L'agreste freschezza delle opere più giovanili manca nella grandiosa pala compiuta nel 1499 per S. Michele di Vicenza, ora a Brera, in cui la composizione grandiosa si appensantisce. Questo ampliarsi barocco, e il tentativo di ammorbidire le superfici, forse nell'intento di adeguarsi ai nuovi modi cinquecenteschi, si accentua in altre opere di questi anni (pala di Berlino, del 1500; pala della Galleria di Venezia, del 1507); ma nei superstiti scomparti del polittico per la chiesa dei SS. Nazaro e Celso (1507) è ancora un'austera nobiltà di forma. Maggiore è lo scadimento in altre opere più tarde (pala in S. Catrına a Vicenza; attesco della Scuola del Santo a Padova), in cui è diminuita la saldezza costruttiva e il colore diviene triste ed opaco.
Seguace del M. è il figlio di lui Benedetto, la cui attività è documentata dal 1522 al 1541 : è pittore assai mediocre, ma incisore di notevole sapienza tecnica e di versatile ispirazione.
Bibl.: T. Berenius, I pittori di Vicenza, Vicenza 1912, p. 3 sge.: A. Foratti, s. v. in Thieme-Becker, XXV, pp. 74-76; R. Longhi, Cinque secoli di pittura ceneziana, Firenze 1946, pp. 14 sg. e 60.
Emma Zonca
MONTAGNANI, Pietro. - Filosofo neoscolastico, n. a Tredozio (diocesi di Modigliana) il 28 ag. 1843, m. nella certosa di Trisulti (Roma) l'8 giugno 1902. Formatosi alle idee rosminiane e in rapporto con vari filosofi del tempo, al momento della restaurazione del tomismo sotto Leone XIII (1879), dopo serie indagini personali, divenne un fervido assertore della filosofia scolastica.
Scrisse: Rosmini, s. Tommaso e la logica (Bologna 1890); Tomisti e neotomisti (Roma 1891); Scolastica ed estetica (Parma 1891); Il sistema della verità sconfezzato dalla verità (Milano 1892) e altri numerosi opuscoli. Collaborò assiduamente ai periodici La scuola cattolica, La scienza italiana, La sveglia delle Romagne, La favolita. Dopo anni di insegnamento a Siena, a Rocca S. Casciano e nel Seminario di Modigliana, fu chiamato a Cesena e nominato vicario generale della diocesi da mons. Vespignani, distinto cultore della filosofia scolastica, che del M. era un sincero ammiratore. A Cesena collaborò alle migliori lettere pastorali del Vespignani (Il libero pensiero, Il socialismo), che sono veri trattati, e si tenne in relazione con Ausonio Franchi (Cristoforo Bonavino), alla cui conversione ebbe parte rilevante (cf. lettere di M. ad A. Franchi, in Civ. Catt., 1896, v, pp. 431-39). Difficoltà e incomprensioni indussero il M. a ritirarsi nella certosa di Vedana (Belluno), dove professò con il nome di d. Roberto il 29 giugno 1894. Passò gli ultimi anni nello studio del grande teologo dell'Ordine, Dionigi il Certosino.
Bibl.: S. Autore, s. v. in DThC, X, coll. 2335-34 (molto documentato); P. Nadiani, Cristoforo Bonavino e mons. M., in Unità cattolica, 28 att. 1925, p. 2. Antonio Piodanti
MONTAGNOSA, vicariato apostolico di. - Nel sec. xv) tutta la parte settentrionale dell'isola di Luzón, ove si trova il vicariato apostolico di M., fu eretta in diocesi sotto la denominazione di Nuova Segovia. Il territorio dell'odierna missione fece sem-
pre parte della suddetta diocesi fino alla sua crezione in prefettura apostolica, avvenuta il 15 luglio 1932.
Verso la fine del sec. xvir o all'inizio del secolo seguente, i religiosi dell'Ordine di S. Agostino fondarono in quella regione la prima missione. A questi tennero dietro i Domenicani, che vi stabilirono varie missioni. Ma nell'ultimo decennio del secolo scorso tutti i missionari furono perseguitati ed espulsi dalla provincia della M. Nel 1907 venne affidato ai Padri della Congregazione del Cuore Immacolato di Maria di Scheut, i quali vi trovarono ben pochi cattolici rimasti fedeli e tutte le chiese e residenze distrutte. Ma in breve tempo riuscirono a mettere in piedi ben quindici stazioni e a convertire 40.000 pagani.
La missione della M., così chiamata perché è tutta un nodo di montagne e cordigliere, limitate in gran parte da due grandi fiumi, ad ovest l'Abra e ad est il Cagayan, ha una superficie di 14.693 kmq . e comprende l'intero territorio della provincia omonima. Civilmente il territorio è diviso in cinque sottoprovince e in quella di Benguet si trova la città di Baguio, posto di villeggiatura estiva delle Filippine, con una temperatura mite o fredda, data la sua posizione ad un'altezza media di 1500 metri sul mare. Essa è la residenza dell'Ordinario della M.
Il 10 giugno 1948 questa missione fu elevata al grado di vicariato apostolico. La popolazione è di ca. 290.364 ab., di cui 89.860 cattolici, 18.695 eretici, 5420 scismatici, 179.628 pagani (unimisti); 1239 catecumeni; 22 stazioni e 5 distretti; 50 sacerdoti esteri, uno indigeno; 103 suore estere; 37 suore indigene; 49 catechisti; 5 semmariati; 2 chiese; 75 cappelle; un ospedale; 122 maestri; 6 scuole superiori con 795 alunni; 21 scuole inferiori con 2828 alunni. Una tipografia, con due periodici: The little apostle di 3300 copie; El misionero di 1000 copie.
Bibl.: AAS. 40 (1948), pp. 535-36. Edoardo Pecoraio
MONTAIGNAC de Chauvence, Louise-Thérèse. - Fondatrice delle Oblate del S. Cuore di Gesù, n. a Le-Havre-de-Grâce (diocesi di Rouen), m. a Montluçon (diocesi di Moulin) il 27 giugno 1885.
Fissatasi a Montluçon dopo la morte della zia, che l'aveva piamente educata, vi volle istituire un'opera che provvedesse alla suppellettili sacre specialmente per le chiese povere; radunate, in una casa antigua alla sua, alcune povere orfane, diede principio ad un orfanotrofio, nella cui chiesa venne stabilita la giornata di adorazione al S.mo Sacramento per tutti i giovedi dell'anno. Cresciuto l'orfanotrofio, a rendere stabile l'opera fondit, con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica la Pia Unione delle Oblate del S. Cuore, il 21 dic. 1874; ne fu eletta superiora generale il 17 maggio 1880. Il nuovo Istituto si diffuse in molte diocesi della Francia; ebbe il decreto di lode nel 1881 e l'approvazione definitiva nel 1895. La causa di beatificazione è stata introdotta con decreto del 23 dic. 1914.
Bibl.: AAS. 7 (1915), pp. 49-51. Celestino Testore
MONTAIGNE, Michel, Evquem de. - Giurista, filosofo, pedagogista, n. a Montaigne, presso Bordeaux, il 28 febbr. 1533, m. ivi il 13 sett. 1592. Era primogenito di una famiglia di nobili provenienti dalla borghesia mercantile, proprietario del castello omonimo (feudo ecclesiastico). Studiò nel Collegio di Guyenne e nella Facoltà delle arti a Bordeaux (1539-49), poi diritto all'Università di Tulosa. Fu (1554) consigliere della Cour des Aides di Périgueux e (1557) membro del Parlamento di Bordeaux. Nel 1562 prese parte a Parigi, e per la sua città, alla professione di fede cattolica decisa da quel Parlamento contro gli ugonotti. Nel 1570 lasciò la magistratura per dedicarsi a studi letterari e a cariche di corte. Partigiano cattolico nella prima guerra civile (1572-74), nel 1577 fu gentiluomo di corte di Enrico di Navarra (Enrico IV), rimanendo tuttavia fedele a Enrico
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(da M. Montagut, Spazi scelti, Torino 1855.
Montague. Michel, Eyquem de Ritratto. Inciatone da un dipinto contemporaneo.
III. Nel 1580-81 viaggiò per istruzione in Borgogna (Domrémy), nella Germania renana, in Italia (nov. 1580 sett. 1581: Journal de voyage, ed. 1774). Fu sindaco di Bordeaux nel 1582-85. Nel 1590 rivolse a Enrico IV una sorta di testamento politico proponendogli la pace in nome del cattolicesimo.
Nel Journal des voyages (di cui si scoperse e pubblicò il manoscritto a Parigi nel 1774 [vers. it. di A. d'Ancona, L'Italia alla fine del sec. XVI: Giornale di viaggio di M. de M., Città di Castello 1893]) riferisce soltanto, senza alcun intento letterario, le sue impressioni di viaggio, specialmente sulla città di Roma, dove fu ricevuto dal Papa e frequentò i più illustri personaggi, antiquari e cortigiani, e su Loreto, dove si recò a sciogliere un suo voto alla Madonna. L'opera principale, dove si rivela il suo gancio, tutto particolare, sono gli Essays ( 1° ed., in 2 voll., Parigi 1561; 2° ed. ivi 1581; 3° ed. Bordeaux 1580; 4° ed. Parigi 1588) in cui, oltre a molti capoversi, qua e là, aggiunse al I. II l'Apologie de Raymond Sebande (II, 12) di cui già aveva tradotto la Theologia naturalis, e un terzo libro. La 5° ed., postuma (Parigi 1595), reca le aggiunte annotate da M. stesso in una copia della edizione di Bordeaux. Gli Essays sono all'Indice (decr. 28 g.non. 1676 ).
Il pensiero di M. è in sostanziale contraddizione con il suo provato cattoliciamo. E naturalistico e scettico. Il suo naturalismo ha per sfondo mistico la natura creata da Dio, ma che sta oltre la vita da essa generata e in cui l'uomo riconosce se stesso come senso e ragione. La ragione, per grazia naturale, può quindi fornire soltanto la moteria della fede religiosa; la forma della fede è per grazia soprannaturale. La filosofia come esercizio dei poteri umani nello studio della felicità e della salvezza deve dunque concludere scetticamente che essi sono limitati un nell'origine che nel fine, e mirare alla contemplazione della morte, che toglierà dal dolore: donde la superiorità del pirronismo e della dottrina dell'astensione dal giudizio (v. CHARRON, PIERRE [annico di M.]). Ma l'individuo, nel limitare le pretese della ragione, può sviluppare saggezza e virtù sufficienti per regolarsi nella vita terrena e formare una personalità « eroica ». Questo avviene per opera dell'esperienza, che soccorre alle incertezze del pensiero, il quale non può modificare né inventare le leggi del mondo, ma solo constatarle (III, 13); e dell'educazione, che ci nutre con la saggezza e l'eloquenza degli antichi per resistere alle avversità della natura (I, 26).
BibL.: ed. it. del Viaggio in Itatia a cura di A. D'Ancona, Città di Castello 1893. Editioa Municipale des Essais a cura di F. Strowski, 2 voll., Bordeaux 1906-33, sovente riprodotta. Oeuvres complètes, a cura A. Armainzand, 12 voll., Parigi 1924-32. Studi: B. Pascal, Entretien avec M. de Sacy, Parigi 1825; F. Strowski, M., Parigi 1906; L. Ambrosi, M., Roma 1906; P. Volley, Les sources et l'éudation des Essais de M., Parigi 1908; I. Plattard, M. et son temps, Parigi 1934; V. Lugli, M., Lanciano 1935; A. M. Boose, The fortunes of M., Londra 1935; M. D'viano, Le pensée religieuse de M., Parigi 1936; G. Toffanin, M. e l'idea classica, Bologna 1940; N. Dow, The concept and term capture - in M.'s Essays, Philadelphia 1940; S. Solmi, La salute di M., Firenze 1942; A. Creason, M., sa vie, son oeuvre, Parigi 1947.
Santino Caramella
Il M. Pedagogista. - Gli Essays si possono dire un'opera unica nel suo genere: una raccolta
svariatissima di massime, osservazioni, riflessioni, proverbi, aneddoti, su tutti gli argomenti che gli attraversavano la mente o gli fluivano sotto la penna, con altrettanta varietà di citazioni da Cicerone, Platone, Orazio, Marziale, Virgilio, Plutarco, Seneca, Diogene Laerzio, Livio a Boccaccio e Ariosto; non però accatastati alla rinfusa e con fatica, ma desunti da letture studiate e assimilate alla sua speciale forma mentis. Né mira ad altro intento che a mettere sotto gli occhi degli amici e conoscenti quello che egli è ( « mi sono presentato io stesso a me come argomento e come soggetto; io stesso sono la materia del mio libro») con le sue idee, le sue cadute, i suoi sentimenti, i suoi modi di vedere; il tutto in una forma non ricercata, ma semplice, che lo rende un letterato vivo, togliente, efficace. Soprattutto gli Essays hanno un'importanza grande nella pedagogia; a questo argomento appartengono i tre saggi: Du pédantisme (I, 25), De l'éducation des enfants (I, 26); De l'affection des pères aux enfants (II, 8) per il suo spirito aperto a nuovi argomenti, antagonistici ai metodi molto in voga allora, senza d'altronde risalire a un vero trattatista.
I punti principali possono raccogliersi nei seguenti principi: a) bando al pedantismo, cultura formata di parole e di formole, di regole grammaticali e logiche, piuttosto saccenterie che vera scienza, inutili alla vita: come le piante soffocano per troppa abbondanza di umori e la lampada per eccesso di olio, cosi l'intelligenza per la troppa quantità della materia. b) Bando alla mania libresca: bisogna educare non tanto sui libri, quanto sul gran libro della natura, sempre aperto allo sguardo, sempre vario negli spettacoli: «Noi non ci affanniamo che a riempire la memoria e lasciamo vuote l'intelligenza e la coscienza.... sapere a memoria non è sapere.... è capacità soltanto libresca. Gioverà quindi l'esperienza degli uomini, lo studio delle lingue straniere delle nazioni vicine, le visite ai paesi stranieri; così si allargano le prospettive e non si giudica più da un punto di vista meschino e campanalistico, ma ci si abitua a considerarci cittadini della terra». c) Mirare alla vita: «Se la scienza non deve giovare a dare una tempra migliore all'animo del fanciullo e più sanità al giudizio, preferirei che esso occupasse il tempo a giocare al pallone; almeno il suo corpo diventerebbe più snello e forte». Ogni altra conoscenza è di danno a chi non possiede quella della bontà. d) Metodo attivo, oggettivo: si deve suscitare nel fanciullo la sana curiosità: «Veda tutto ciò che di singolare trova intorno a sé; un edificio, una fontana, un uomo, un campo di battaglia, la direzione dei venti, l'indole delle persone». Così il sapere diventa interiore al fanciullo, il quale non saprà solo la definizione delle virtù, ma le attuerà nella propria condotta, diventando serio, prudente e virtuoso. e) Il maestro sia una «testa ben fatta» piuttosto che «una testa ben piena», perché non deve mirare o infartire la memoria, ma a formare il giudizio. Abitui perciò l'alunno a non accettare frasi e giudizi fatti, formole vuote e a odiare il convenzionalismo; ma a ragionare, a farsi un'idea delle cose e delle persone. f) Lo sforzo personale deve essere promosso ad ogni costo: «Il maestro si faccia ripetere sotto cento aspetti ciò che l'alunno ha imparato, per vedere se ha ben compreso l'idea e l'ha saputa far sua. Le api suggono qua e là i fiori, ma dopo fanno il miele, che è produzione loro propria, e non è né timo né maggiorana. g) La disciplina ci vuole, ma non quella della verga, e delle sole punizioni; ma quella che ha per fondo la dolcezza. Metodo vero: «una severa dolcezza». h) Curare l'educazione fisica, essendo l'uomo composto di anima e di corpo: «Non basta rinvigorire l'anima, bisogna rinvigorire anche il corpo». Quindi abituare il fanciullo al freddo e al caldo, alla fatica e al dolore, alla ginnastica e al gioco. Allevare non un bel damerino, ma un giovane virile.
Non bisogna, però, tralasciare di rilevare alcune zone di ombra nelle osservazioni pedagogiche del M. Troppo
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Montalcino, diocesi di - Pulpito dell'antico convento dell'Osworanza del Colombaio vicino a Seggiano dal quale predicava s. Bernardino (1404) e Crocifisso di legno usato dal Santo nelle sue predicazioni - Montalcino.
insiste sulla educazione della intelligenza, mentre trascura le altre facoltà, che sono pure importanti : la memoria, le inclinazioni, i caratteri; cosi pure le arti, che hanno un forte potere formativo; quanto all'educazione femminile le sue idee sono assai deboli e monche: una donna, per lui, è abbastanza sapiente quando sa distinguere tra la camicia e la giubba del marito. Più manchevole ancora l'assenza del valore pedagogico della religione, senza cui non si può formare una coscienza forte e franca. Curiosa, poi, l'idea che l'amore portato ai propri figli debba cedere all'amore dei frutti del proprio ingegno, perché questi sono ben più veramente nostri.
Nonostante queste lacune il M. viene giustamente considerato uno dei padri della pedagogia; il pedagogista "rappresentante del buon senso"; che parte dal mirabile principio «il fanciullo non è un vaso da riempire, ma una lampada da accendere" e i pedagogisti posteriori hanno più o meno derivato da lui, almeno fino al tempo del Rousseau.
BibL.: J. Langlais, La pédagogie de Rabelais et de M., Parigi 1905; L. Ambrosi, M. M. e la sua pedagogia, Roma 1907; P. Volley, L'influenza de M. sur les idées pédagogiques de Locke et de Rousseau, ivi 1911; P. Porteau, M. et la vie pédagogique de son temps, ivi 1935.
Celestino Testore
MONTALCINO, diocesi di. - Città in provincia di Siena, capoluogo di diocesi, con territorio, parte in provincia di Siena e parte in quella di Grosseto. Confina con le diocesi di Siena, Pienza e Chiusi, Sovana e Pitigliano e Grosseto.
Ha una superficie di 800 kmq., con una popolazione di 40.000 ab. dei quali 39.980 cattolici. Conta 35 parrocchie servite da 41 sacerdoti diocesani e 4 regolari, I comunità religiosa maschile e 12 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 275).
Prima che Pio II istituisse la diocesi di M. il territorio di questa era fin da tempi antichissimi spartito
tra le diocesi di Grosseto, Chiusi ed Arezzo. Tuttavia fin dal sec. xI i pontefici avevano concesso agli abati del monastero di S. Antimo, a otto chilometri da M., una giurisdizione quasi vescovile sulle chiese di M. e dintorni. Infatti la pieve del S.mo Salvatore, poi eretta in cattedrale, venne da Pio II qualificata fra quelle nullius dioecesis. La medesima giurisdizione esercitavano sui paesi dell'Amiata gli abati di Abbadia S. Salvatore.
M., insieme a Corsignano sua patria, da lui riedificata con il nome di Pienza, fu elevata a diocesi da Pio II con bolla del 15 febbr. 1462, data dai Bagni di Petriolo presso Siena, dove il P.rpa cercava ristoro alla malferma salute. Il Pontefice umanista amava questo colle, dove nella sua gioventù aveva più volte soggiornato, ospite dei Frati di s. Francesco, e dove contava qualche dotto amico, come Bernardo Lapini, commentatore del Petrarca. Nei suoi Commentarii chianna M. amplum et nubile appidum. Un sole vescovo governò in origine le due diocesi di Pienza e di M.; in seguito furono separate, poi di nuovo riunite, poi di nuovo, e definitivamente, separate nel 1600.
Primo vescovo delle due diocesi unite fu Giovanni Cimughi, trasferito da Chiusi; primo della diocesi montalcinese, separata nel r6oo, fu Camillo Borghese, poi arcivescovo di Siena. La diocesi tuttavia, cosi da sola, risultava piuttosto piccola, e perciò nel 1772 le furono assegnate dal papa Clemente XIV altre 14 parrocchie, quelle cioè che la diocesi di Grosseto aveva al di qua del fiume Ombrone. Il numero delle parrocchie sull in tal modo a 35 , qual'è attualmente.
Tra i 29 vescovi che hanno seduto sulla cattedra di M. meritono di essere specialmente ricordati Agostino Patrizi Piccolomini, il papa Pio III, che da cardinale ne fu amministratore apostolico, Antonio Bichi, poi cardinale, Fabio De Vecchi, al quale si deve l'ingrandimento dell'episcopio e il Palazzo campestre di Castelnuovo dell'Abbate, Giuseppe-Maria Borgognini e Bernardino Ciani, dotti canonisti, Giuseppe Pecci, che nel 1788 istituì il Seminario, Paolo Bertolozzi, letterato e filosofo rosminiano, e Donnino Donnini, che passò alla sede di Arezzo. - Vedi tav. XCI.
BibL.: C. Repetti, Dizionario storico, fisico e geografico della Toscana, Firenze 1839, n. 289 sgg.: Cappelletti, XVIII, pp. 441 471; F. Bargagli Pietrucci, Pienza, M. e la Val d'Orcia, Bergamo 1911.
Santo Tomi
MONTALDI, PAOLA, beata. - Clarissa, n. a Volta Mantovana nel 1443, m. il 18 ag. 1514. Da fanciulla era chiamata "piccola santa". A 14 anni, nel 1458, entrò tra le Clarisse urbaniste del monastero di S. Lucia in Mantova, ove in breve raggiunse alte vette mistiche, con estasi e rapimenti. Le consorelle l'elessero abbadessa, con loro grande profitto spirituale. Diffusasi la fama delle sue virtù, molti correvano per raccomandarsi alle sue preghiere e per ricevere consigli. Pio IX ne approvò il culto il 6 ott. 1866.
Bibl.: A. Baccanti, Vita e gesta della b. P. M., monaca professa nel monastero di S. Lucia in Mantova, Casalmaggiore 1772; Paittio super culto imm., Roma 1866, e Super Officio et Missa, ivi 1867; Analecta iuris pontificii, 9 (1867), coll. 300-91; Acta SS. Octobris, VI, Parigi 1869, pp. 207-25; P. Leone, Aureola utrofica, IV, Quarzechi 1900, pp. 211-13; Wadding, Annales, ad nn. 1380, n. 31, 1460, n. 31, 1514, n. 11; Martyrologium Franciscanum, Vicenza 1939, 18 ag.
Felice da Mareto
MONTALEMBERT, Charles-René, Forbes de. - Pubblicista ed uomo politico, n. a Londra il 15 apr. 1810, m. a Parigi il 13 marzo 1870. Fu educato dapprima sotto la guida del nonno materno, James Forbes, protestante austero, che vedeva nella sua Inghilterra il "santuario della religione, della virtù e del vero liberalismo"; poi in Francia, dal 1819. Adolescente, visita già la Germania, legge molto e si entusiasma per Rousseau, per la Staël, per Chateaubriand : già si oppone allo "spirito volteriano" diffuso tra i colti, come cristiano e come romantico. D'altra parte, l'influenza dei maestri liberali, da
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Cousin, a Guizot, a Thierry, a Michelet, lo stacca dal legittimismo. Nel 1830 passa, in un'aure di attesa messianica, al romanticismo rivoluzionario del La Mennais: entra fra i redattori dell' A venir (nov. 1830) accanto al Lacordaire e al Gerbet, più anziani. Domina su di essi il polemista bretone che tende a dare un valore supernazionale alla sua

Ita H. F. Lecanuet, M., III. Parigi 1865 Montalembert, Charles-René, Fonnes de "Ritratio dal quadro di Healy (1860).
iniziativa, esalta la rivoluzione esemplare del Belgio, sviluppa tutta una dottrina politico-religiosa.
II M., che aveva visitato l'Irlanda di O' Connell, ne idealizza l'esperienza e si accende per tutte le nazionalità oppresse: soprattutto per la Polonia cattolica. Questa politica romantico-rivoluzionaria prende corpo nella Agence générale pour la défense de la liberté religieuse, fondata dai redattori dell'Avenir: essi aprono la lotta per la libertà d'insegnamento, fondandosi sulla promessa contenuta nella Charte. Il processo dell'école libre porta M., impietato, a difendersi davanti alla Camera dei Pari, di cui divien membro per la morte del padre ( 22 giugno 1831). Intanto la democrazia francese del 1830 si rivela sempre più irreligiosa: nel nov. 1831, il M. può ancora ammirare il moto operaio di Lione, a cui assiste, perché gli sembra apolitico, ma già teme il "despotismo democratico ", pur condannando insieme il "despotismo della legalità ", e il "governo come tutela ". Nel 1833 M. traduce il Livre des pèlerins polonais di A. Mickiewicz, in cui si manifesta un misticismo politico-religioso, e auspica nella prefazione un ritorno alla solidarietà cristiana fra i popoli che lattano contro il duplice egoismo dei re e dei liberali materialisti.
Sospese l'Avenir (15 nov. 1831), M. parte con La Mennais e Lacordaire per Roma: il viaggio è occasione di contatti con i cattolici liberali italiani. Lasciata Roma, i "pellegrini" ricevono a Monaco di Baviera, il 30 ag., l'ennio. Mirori cosi, che condanna le loro dottrine. Un breve di Gregorio XVI, del 1833, biasima insieme l'indisciplina del La Mennais e il libro sulla Polonia. Turtlato, il M. giunge a una totale sottomissione soltanto nel dic. 1834. In contatto con il gruppo cattolico di Monaco, fra il 1832 e il 1834 , s'inizia allo studio dei testi storici e religiosi medievali, e prepara una storia di s. Elisabetta d'Ungheria, mentre difende, con F. A. Rio, l'arte cristiana del medioevo (Contre le vandalisme en France. Lettre à V. Hugo, in Revue des deux Mondes, 1° marzo 1833, e altri scritti, in Oeuvres, VI). Nel 1836, sposa una de Mérode, figlia di un eroe dell'indipendenza belga: in Italia, con la sposa, è ricevuto dal Papa, che orienta M. verso una posizione conciliante di fronte a Luigi Filippo. Fra il 1837 e il 1839, M. abbandona in parte le sue tesi politiche: mantiene però i principi ispiratori della polemica contro l'alleanza fra il trono e l'altare, contro il gallicanismo, contro la politica "materialista" della " monarchia di luglio ". Così spinge il governo a proteggere i cristiani d'Oriente, si fa avvocato del Belgio, difende gli Ordini religiosi, medita fin dal 1838 un partito cattolico, e nel 1839 sostiene e dirige con il Bailly l'Univers, che poi il Veuillot renderà celebre. Nel 1840 , in relazione a un progetto di legge sul lavoro dei fanciulli, fa obbligo al potere pubblico di intervenire a protezione dei lavoratori : esige però l'autonomia delle associazioni caritative private di fronte allo Stato, come esige la revoca del monopolio statale nel campo dell'istruzione. Questo problema cen-
trale del cattolicesimo francese della Restaurazione muove l'azione di M. in Parlamento, e lo determina a scrivere nel 1843 sul "dovere dei cattolici nella questione della libertà d'insegnamento". Con questo scritto, e con tutta la sua attività negli anni cruciali della lotta, fra il 1842 e il 1846 , il M. persuade il clero e i cattolici francesi ad esigere la libertà comme en Belgique, e con lo stesso metodo : conquista dell'opinione ed azione di laici (il vescovo Parisis scrive "sulla parte che debbono prendere i laici nelle questioni relative alla libertà della Chiesa»). Ma soltanto la crisi politica e sociale del 1848 scuote i pregiudizi anticlericali borghesi: in un clima di paura sociale, nel 1850 , la legge Falloux corona lo sforzo ventennale di M. per il libero insegnamento.
Come aveva difeso nel 1847 i cantoni cattolici del Sonderbund contro i radicali svizzeri, così, nel 1848 e nel 1849 , il M. difende la sovranità di Pio IX contro i patrioti radicali italiani : promuove ed appoggia la spedizione di Roma alla Costituente, quindi attacca V. Hugo alla Legislativa. Appoggia la candidatura di Luigi Bonaparte alla presidenza della Repubblica, in quanto s'impegna a sostenere le rivendicazioni dei cattolici. Dopo il colpo di Stato del 2 dic. 1851, che disapprova, cerca ancora una via di conel liazione. Deluxe, stende il manifesto dell'opposizione cattolico-liberale all'Impero (Les intérêts catholiques au XIX siècle, 1852); dal 1855 guida il gruppo del Correspondant. Difende ancora Pio IX contro la diplomazia inglese e cavouriano-napoleonica, nel 1856. Nei famosi discorsi del 12 ott. 1860 e del 27 marzo 1861 il Cavour abilmente invoca l'autorità del M., e mutua dalla sua replica la formola «libera Chiesa in libero stato ", costringendo il M. a scagionarsi di fronte all'abusiva interpretazione. Al Congresso cattolico di Malines, nel 1863 , il M. riprende la sua tesi liberale, precisando che "esiste un'alleanza possibile, legittima ... fra Stato e Chiesa "; ma l'indipendenza reciproca ne è la condizione.
Per quanto rifiutasse, con il separatismo radicale, l'indifferentismo, e dichiarasse fuori causa il problema teologico, analizzando unicamente ciò che spetta alla "condotta politica", fu attaccato dagli intransigenti. Il card. Antonelli gli fece pervenire privatamente un biasimo. Il "Sillabo" parve colpire la posizione sua e degli amici suoi, nel 1864: ma nel 1891 mons. d'Hulst onterà che le sue tesi liberali contenevano sempre "le riserve più espresse in favore dei superiori diritti della verità». Manca al M., pubblicista ed oratore, il rigore logico del giurista e del teologo: le contingenze della polemica politica, la lotta contro l'Impero autoritario, e contro quei cattolici francesi che gli sembravano accettare l'ideologia del cesarismo, dominano il suo pensiero. Il prevalere delle preoccupazioni politiche turba la sua visione di fronte ai preparativi per il Concilio Vaticano: riaffiorano in lui, come nel Dupanloup, motivi gallicani. Non passa, però, dalla critica di una temuta "degenerazione" mondana delle formole teologiche, ad un'aperta insottomissione. Documento della sua fede, negli ultimi anni di vita, resta la grande ricerca da lui interpresa sulla storia del monachesimo nell'Occidente, dagli inizi al sec. xir, senza poterla completare. Le opere del M. vengono intanto raccolte in 9 voll., fra il 1860 e il 1868 : escono in quello stesso periodo 6 voll. de Les moines d'Occident depuis et Benoît jusqu'à st Bernard: dopo la sua morte, escono altri 2 voll. (1877). Vengono quindi alla luce molti preziosi carteggi, fra i quali si cita la Correspondance de M. et de L. Cornudet, 1831-72 (Parigi 1905); fin dal 1873 uscivano le Lettres à un ami de collège (del M. allo stesso); G. Goyau e P. de Lallemand raccolgono parecchie lettere del M. al La Mennais (ivi 1932) e ad altri. Manca un epistolario completo.
Bibl.: Oltre alla classica biografia del Lecanuet ( 3 voll., Parigi 1892-1902), sono da segnalare almeno gli studi recenti di P. de Lallemand su M. et ses amis dans le Romantisme (1830-40), Parigi 1927; M. et ses relations littéraires avec l'étranger jusqu'en 1840, ivi 1927; A. Trannoy, Le romantisme politique
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(ftt. Alinari)
Montalto, diocesi di - Reliquiarlo donato a M. da Sisto V. La Pietà è opera di maestro franco fiammingo del ' 400 - Montalto, muncipio.
de M. avant 1843, ivi 1942: dello stesso, Responsabilités de M. en 1848, in Rev. d'hist. de l'Eglise de France, 35 (1949), p. 177. Alcune lettere inedite del M. al Tominaseo sono date da R. Ciampini, in Studi e ricerche su N. Tommaso, Roma 1944. Da vedere per la genesi dell'opera sul monachesimo la prima versione inedita del suo studio pubblicato da A. de Mesux e dei Benedettini in Oosterhout (Précis d'histoire monastique. Des origines à la fin du X . P siècle, Parigi 1934). Utile come sguardo d'insieme la biografia sommaria di I. Giordani, M., Roma s. d. Per la discussa ortodossia dei discorsi di Malines del '63 v. C. Constantin, Libéraltome catholique, in DThC. IX, coll. 523-610 v. R. Aubert, L'intervention de M. au Congrès de Malines en 1853, estr. da Collectanea Mechliniensia, ag.-sett. 1950, Lovanio 1950.
Ettore Passerin
MONTALTO, diOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Ascoli Piceno. Conta 32.35 I ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 34 parrocchie, servite da 58 sacerdoti diocesani e io regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 12 femminili (1949).
La diocesi fu eretta da Sisto V con la bolla Super universas del 14 nov. 1586 per smembramento delle diocesi di Fermo e di Ascoli. Primo vescovo fu P. Emilio Giovannini ( 24 nov. 1586-1605) e tra i successori si segnalarono: P. Orsini ( 1608-40 ) che convocò il I Sinodo; G. Cadebò che eresse il Seminario nel 1653, nel convento di S. Agostino; A. Paganelli (1673-1710) per l'attività spiegata nei sinodi e sacre visite; F. A. Marcucci ascolano ( 1770-98 ), il quale, essendo stato nominato vice-segretario in Roma (1774-85), amministrò la diocesi per mezzo di vicari (A. Rossi-Brunori, La vita e le istituzioni di mons. Marcucci, Ascoli Piceno 1917) e accompagnò il papa Pio VI nel viaggio a Vienna del 1782. Infine F. Saverio Castiglioni di Cingoli (1800-16) : creato da Pio VII vescovo di M., fu esiliato dal governo francese di occupazione nel 1808 e trasferito a Pavia, Mantova e Milano; ritornò nella sua diocesi nel 1814. Creato cardinale nel Concistoro dell'8 marzo 1816 e trasferito a Cesena, sua patria, divenne pontefice col nome di Pio VIII (1829-30).
Dal 1589 la diocesi di M. è suffraganea di Fermo. La storia di M., antico castello appartenuto ai Benedettini
di Farfa, deve la sua maggiore fama al papa Sisto V; la famiglia di Piergentile Ricci (Peretto), padre del futuro papa, era di M.; sebbene nato a Grottammare, il Papa considerò M. sua terra di origine, dove aveva fatto la professione religiosa nel convento di S. Francesco (1532). Sisto V (1583-90), eretta la diocesi e dichiarato M. città, la esento da ogni dazio, le concesse la zecca, conferì al magistrato, come al Capitolo cattedrale, privilegi ed insegne, e fece dono di preziosi oggetti ed arredi sacri alla chiesa cattedrale. Per volontà del Papa fu stabilita a M. la sede di un governo autonomo (presidatu), sciolto dalla giurisdizione di Macerata, che comprendeva le terre di Ripatransone, M. Monaco, M. Fortino. Le controversie sorte tra i vescovi di M. e gli abati commendatari di Farfa, per determinare le rispettive giurisdizioni, furono appianate con una transazione negoziata dal vescovo C. Cancellotti nel 1664 e poi ancora nel 1666 e ratificata dal papa Alessandro VII col breve Ex debito del 21 giugno dello stesso anno. Il presidato continuò fino al 1816.
Monumenti : Cattedrale : le fondamenta del tempio di vaste proporzioni furono gettate durante il vescovato di P. Emilio Giovannini (1586-1605) e i successori continuarono la costruzione, che fu condotta a termine sotto il vescovo Eleonoro Aronne ( 1847-87 ); il portico fu innalzato dal vescovo L. Bonetti (1887-1911). Il disegno primitivo è di G. Rinaldi, la torre, cupola e porticato sono dell'architetto L. Paoletti; le pitture recenti nell'interno sono di L. Fontana. S. Agostino, di origine medievale (sec. xIII ca.); nel 1653 , nel convento annesso, fu istituito il Seminario, ma l'edificio e quasi demolito. Convento-chiesa di S. Francesco delle Fratte ove emise i voti, da religioso francescano, Sisto V (1532).
Tesoro: nella chiesa cattedrale si conserva un grande reliquiario (alt. 66 cm .) d'argento e d'oro, con pietre preziose, donato da Sisto V (28 luglio 1586) (F. Pistolesi, Altodunensia, Montalto 1920, pp. 17-21).
BibL.: F. Pistolesi, Notizie biografiche dei vescovi di M., Montalto 1912; L. Bartoccetti, Serie dei vescovi delle diocesi marchigiane, in Studia Picena, 15 (1940), pp. 97-101. Serafino Prete
MONTANARI, Giacomo. - Ministro generale dei Minori Conventuali, n. a Bagnacavallo (Romagna) nel 1570, m. a Venezia il 4 nov. 1631. Maestro degli studenti e baccelliere a Bologna (1593-96), dottore del Collegio di S. Bonaventura in Roma (1596-99), insegnò metafisica nell'Università di Bologna (16001603), ma fu presto assunto alle varie cariche dell'Ordine: ministro provinciale di Ungheria (titolare, 1607-16), procuratore generale (ag. 1611), vicario apostolico ( 15 sett. 1612-17), e 65° ministro generale (maggio 1617 -23).
Visita le province dell'Ordine, per lo più a piedi, promovendo la disciplina, per cui fece compilare un apposito Manuale di formazione e storia, e le Costituzioni urbane (approvate nel 1628), e dando impulso agli studi con la sua famosa Reformatio studiorum che emanò da Colonia, dopo aver fatto solenne ricognizione e traslazione delle ossa del b. Duns Scoto (13-15 genn. 1619). Sotto il suo generalato, nel 1619 , i Minori Cappuccini ebbero da Paolo V piena autonomia, con il ministro generale proprio. Il M., dopo il 1623 , si ritirò a Venezia, ove fu anche teologo della Serenissima e dove fu sepolto nella basilica dei Frari.
Dotto e piissimo, il M. lasciò numerosi scritti teologici ascetici dei quali si ricordano: De divinae sapientiae triomphe (Roma 1599); De S. R. Ecclesiae principata et monarchia, dedicato a Paolo V (ivi 1608); Reformatio studiorum Ord. FF. MM. Conv. S. Francisci (Perugia 1620; poi codificata nelle Costit. urbane); Modo di far l'Orazione mentale (Mondovì 1619); Exercitiorum spiritualium liber, qui etiam mystica theologia nuncupari potest... (Terni 1620; raccolta dagli scritti di s. Bonaventura); libri manuali di formazione e pietà.
BibL.: Regesta Ordinis, cod. A. 22, ff. 28, 194v. 201, 220 (Roma, convento dei SS. Apostoli); G. Franchini, Bibliocaba di scrittori franc. conventuali, Modena 1693, pp. 286-90; Sbaralea, II, pp. 15-16; M. Knäisz, Chronologie-provinciale O.F.M.
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Conv. prov. Hungariae..., Posen 1803, pp. 305-306; L. Caratelli, Manuale... dei Min. Conv., Roma 1897, pp. 270-71, 296, 2201 F. A. Bensffi, Memorie minoritiche dal 1560 al 1778, in Mistell. franc., 33 (1933), p. 99; 101; 356; G. Abate, La tomba del ven. Duns Scoto a Colonia, ibid., 45 (1942), pp. 27-60. Lorenzo Di Fonzo
MONTANELLI, Giuseppe. - Uomo politico, n. a Fucecchio il 21 genn. 1813, m. ivi il 17 giugno 1862.
In giovinezza anticlericale e razionalista, si " converti " all'inizio del 1832 alle teorie del Saint-Simon (e fondò anzi in Pisa, a casa sua, una "chiesa" sansimoniana); ritornò al cattolicesimo attraverso il cristianesimo evangelico di Carlo Eynard (1843); fu poi fervido neoguelfo, mostrando d'altronde spiccata simpatia per le idee di riforma del cattolicesimo, propugnate dal gruppo cattolico-liberale toscano; dopo la celebre allocuzione dell'apr. 1848 di Pio IX, dalla persuas