P." (Los vom Paulus) oppure "Torniamo a Cristo" (Back to Christ) è la parola d'ordine che guida ancora certi studiosi del cristianesimo. In realtà tale invocazione è spiegabile solo dopo la violenta separazione di P. da Gesù, di cui il primo si considerò sempre devoto seguace ed imitatore (cf. I Cor. 11, 1).
Dopo i timidi tentativi di L. Usteri (1824) e di alcuni altri autori, il "paolinismo" cominciò ad essere un tema preferito dal tempo della scuola di Tubinga. Il suo instauratore, F. C. Baur, seguendo la concezione filosofica dello Hegel, descrisse l'insegnamento di P., che deriverebbe dall'ellenismo, come l'antitesi della tesi giudarzzante ( $=$ petrinismo). Fra i seguaci più o meno diretti, di questa scuola, basta ricordare A. Hilgenfeld, O. Pfleiderer, C. Holsten, H. J. Holtzmann, C. Weizsäcker, F. Ferrari. Base della loro ricostruzione, almeno in origine, è il riconoscimento dell'autenticità di sole a lettere (Romani, I e II Corinti, Galati). Per la rumorosa scuola olandese (A. Pierson, W. C. van Manen, S. A. Naber, D. Völter, ecc.), che negava l'autenticità di tutte le epiniale, il "paolinismo" sarebbe la dottrina tardiva (sec. 11) di un gruppo cristiano progressista, il quale intese porre le proprie idee sotto l'egida di P .
Tale posizione assurda della critica causò una reazione vivace in tutti gli ambienti. Quali effetti di questa reazione si possono segnalare un maggior rispetto della tradizione circa l'autenticità degli scritti paolini, un certo scetticismo circa la pretesa di individuare l'insegnamento di P. in una singola idea-madre, un maggiore interesse per le vita di P., oltre che per le sue dottrine, e l'abbandono quasi totale della maniera semplicistica di spiegare il "paolinismo" derivandolo dall'ellenismo. Per questo si investigarono con maggior aeribia i rapporti di P. con il Vecchio Testamento, con la letteratura giudaica contemporanea, con l'insegnamento di Gesù e degli altri Apostoli. Da una tale indagine è risultato che l'indirizzo primitivo dell'esegesi protestante, la quale generalmente poneva come fondamento del "paolinismo" l'idea della "giustizia di Dio", desunta dalla lettera ai Romani, è insostenibile. In genere ora si accentua l'importanza della Redenzione o soteriologia. La quintessenza del pensiero paolino sarebbe l'opera redentrice del Cristo.
Riguardo alle fonti del "paolinismo", escluso l'esagerato influsso del pensiero greco (scuola di Tubinga e seguaci) e delle religioni misteriche (R. Reitzenstein, P. Wendland, H. Böhlig, J. Weiss, F. Cumont, A. Loisy,

(de G. Pouri. La serie lauretana degli Arossi di Raffaello, Roma 1822, (av. 29) Paolo, Apostolo, santo - Il sacrificio di Listri, Cartone di Raffaello. Londra, South-Kensington Museum.
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V. Macchioro, ecc.), è da rigettare anche la pretesa di una spiegazione giudaica (O. Pfleiderer, M. Brückner, A. Schweitzer, W. M. Ramsay, G. B. Stevens, H. Windisch, A. Scott). Ciò dimostra che P. rimane un enigma insolubile se si separa dalla sua cornice naturale. Il suo insegnamento deriva dal Vecchio Testamento ed in primo luogo dalla rivelazione diretta. Il contatto con gli altri Apostoli e la sua profonda esperienza mistica, insieme alle necessità contingenti delle varie comunità, aiuteranno a spiegare talune particolarità o la diversa importanza attribuita ai singoli elementi.
Bini, la bibl. paolina è immensa. Qui ci si limita ad alcuni nomi piu recenti o più rappresentativi:
Vita, Cattolici : C. Fouard, St Paul, 2 voll., Parigi 1802-97; trad. it., Torino 1919-20; E. Le Camus, L'oeuvre des Apôtres, 3 voll., Parigi 1905; vers. it., Brescia 1912; F. X. Pidal, Der Weltapostel Paulus, Ratisbona 1905; F. Prat, St Paul, Parigi 1921; C. C. Martindale, St. Paul, Londra 1924; E. Baumann, St Paul, Parigi 1925; L. Murdlo, Paulus et Pauli scripta, Roma 1926; K. Pieper, Paulus, scine missionarische Persönlichkeit und Wirksamkeit, Münster 1926; A. Tricot, St Paul, apôtre des Gentils, Parigi 1928; A. Steinmann, Zum Werdegang des Paulus, Friburga in Br. 1928; G. Giriani, P. apostolo di Gesù Cristo, nella sua vita e nella sua dottrina, Torino 1929; A. Salvini, S. P. apostolo, Alba 1933; A. Cepiaci, S. P. apostolo, cittadino romano, Roma 1936; J. Holzner, Paulus, ein Heldentehen im Dienste Christi, Friburgo in Br. 1937, trad. it., Brescia 1939; I. Giordani, P. apostolo, martire, Firenze 1939; E. B. Allo, Paul apôtre de Jésus Christ, Parigi 1942; A. Penna, S. P., Alba 1946; $2^{\circ}$ ed. ivi 1951; G. Ricciotti, P. apostolo, Roma 1946; P. De Ambroggi, S. P. apostolo delle genti, Rovigo 1948. Acattolici: F. C. Baur, Paulus der Apostel Jesu Christi, Stoccarda 1845; A. Sabatier, L'apôtre Paul, Parigi 1870; W. M. Rausser, St. Paul the traveller and the roman citizen, Londra 1895; D. Renan, St Paul, Parigi s. d.; C. Clemen, Paulus, sein Leben und Wirken, 2 voll., Giessen 1904; H. Wamel, Paulus, der Mensch und sein Werk, Tubinga 1904; W. Wrede, Paulus, Halle 1904; A. Omodeo, P. di Tarso, Messina 1922; A. Deimmann, Paulus, eine kultur- und religionsgeschichtl. Skizze, Tubinga 1911; $2^{\circ}$ ed., ivi 1923; F. Ferrari, S. P. e la sua dottrina di vita e d'amore, Milano 1922; E. von Dobschütz, Der Apostel Paulus, 2 voll., Halle 1926-28; L. Schneller, Das Leben des Apostels Paulus, Lipsia 1926; P. Feine, Der Apostel Paulus, Gütersloh 1927; W. Knox, St. Paul, Londra 1932; L. O. Lineberg, The man from Tarsus, his world, personality and religious genius, Nuova York 1932; E. P. Santangelo, P., Bari 1933; W. L. Knox, St. Paul and the Church of the Gentiles, Cambridge 1939.
Dottrina. Cattolici: F. Prat, La teologia di s. P., 2 voll., Parigi 1908-12, trad. it. di G. Albera della $7^{\circ}$ ed. franc., Torino 1941; A. Lemonoyer, Théologie du Nouveau Testament, Parigi 1918; C. Lattey, Theses Paulinae, Roma 1923; J. B. Colon, Paul, in DThC, XI, coll. 2330-2490; L. Tondelli, Il pensiero di s. P., Milano 1928; P. Monier, Avec Paul, apôtre du ChristJeans, Parigi 1939; G. Thils, Pour mieux comprendre st Paul, ivi 1941; F. Amort, L'enssignament de st Paul, 2 voll., ivi 1944; J. M. Bover, Teologia de s. Pablo, Madrid 1946; J. Bonsirven, L'Evangile de Paul, Aubier 1948. Acattolici: L. Usteri, Entwicklung des paolinischen Lehrbegriffes, Zurigo 1824; O. Pfleiderer, Der Paulinismus, Lipsia 1873; G. B. Stevens, The pauline theology, Nuova York 1892; H. J. Holtzmann, Lehrbuch der neutestamentlichen Theologie, II. Der Paulinismus, Friburgo in Br. 1897; C. Holsten, Das Evangelium des Paulus, Berlino 1898; P. Feine, Theologie des Neuen Test., Lipsia 1910; A. Schlatter, Die Lehre der Apostel, Tubinga 1910; $2^{\circ}$ ed. Stoccarda 1922; id., Die Botschaft des Paulus, Velbert 1928; W. Morgan, The religion and theology of st. Paul, Edimburgo 1917; H. A. A. Kennedy, The theology of the Epistles, Londra 1923; B. W. Bacon, The apostolic message, Nuova York 1925.
Per la storia del "paolinismo": V. Courdavcaux, St Paul d'après la libre critique en France, Parigi 1886; A. Schweitzer, Geschichte der paolinischen Forschung, Tubinga 1911; Th. S. Kepler, Contemporary thinking about st. Paul, Nuova York 1931; F. Prat, Paulinisme, in DFC, III, coll. 1621-34. Per le questioni particolari (cristologia, pneumatologia, angelologia, ecc.), essendo copiosissima la bibliografia, si rimanda a due elenchi di facile consultazione, anche se non troppo recenti: F. Prat, Teologia di s. P., II, Parigi 1912, pp. 447-51; P. H. Höpfl-B. Gut, Introductio specialis in New. Test., $4^{\circ}$ ed., Roma 1938, pp. 322-26. Angelo Penna
V. Feste liturgiche. - Il culto dei due Principi degli Apostoli, a differenza di quello prestato agli altri membri del Collegio Apostolico, che ha conservato più a lungo il carattere locale sepolcrale, ha avuto presto una diffusione universale.
In Oriente la festa di Pietro e P. ha cominciato con l'essere celebrata dopo il Natale come si rileva, ad es., da s. Gregorio di Nissa (Homilia in laudem s. Stephani:

(106. Alivari)
Paolo, Apostolo, santo - Caduta di s. P. Dipinto di Michelangelo da Caravaggio (ca. 1601) - Roma, chiesa di S. Maria del Popolo.
PL 46, 725; in laudem fratris Basilii: ibid., 780); dal Martirologio siriaco ( 28 dic.: ed. H. Lietzmann, Bonn 1911, p. 8); dal Calendario di Ossirinco degli anni 535-36 (27 dic.: ed. H. Delehaye, in Anal. Boll., 42 [1924], pp. 85, 92) e da quello armeno dissidente ( 30 dic.). Però sin dai secc. III-IV in Occidente, uso invalso poi anche presso i Bizantini, i Siro-giacobiti, i Maroniti, i Caldai, i Malabaresi, i Copti e Etiopici, la festa principale dell'apostolo P. venne fissata con quella di Pietro al 29 giugno (per l'origine di questa festa v. PIETRO). Due altre feste minori ha l'apostolo P. nel Calendario della Chiesa universale: la Conversio s. Pauli ( 25 genn.) e la Commemoratio s. Pauli ( 30 giugno); inoltre P. è sempre commemorato nelle feste proprie di Pietro e viceversa.
La Conversio non è d'origine romana; manca infatti nei libri liturgici romani antichi, ad eccezione della recensione di Auxerre del Martirologio geronimiano, che la chiama Translatio s. Pauli o anche Translatio et conversio s. Pauli (Martyr. Hieronym., pp. 61-62). Questo secondo titolo ha fatto pensare a De Waal, Duchesne, Lietzmann e altri che si tratti del ricordo della traslazione delle reliquie dell'Apostolo del cimitero "ad Catacumbas " alla Basilica Ostiense. Altri ha fatto di Translatio un sinonimo di Conversio (Kirsch). Comunque sia, in Gallia, dove ebbe origine la festa, si è voluto veramente ricordare il fatto della conversione e della vocazione dell'Apostolo. Basti citare a tale effetto l'orazione "post nomina "della "Missa in conversione s. Pauli " del Missale Gothicum: "Deus qui apostolum tuum Paulum insolentem contra christiani nominis pietatem coelesti voce cum terrore perculsum hodierna die vocationis eius mentem cum nomine communisti" (ed. H. M. Bannister, Londra 1917, pp. 46-47). Mons. Kirsch mette l'istituzione di questa festa (sec. vi) in stretta relazione con quella della Cattedra di Pietro del 18 genn., pure di origine gallicana, che commemorava la vocazione di s. Pietro ed il suo Primato. La festa paolina del 25 genn. è passata nei libri liturgici romani del secc. xxi per influsso del Sacramentario gelasiano del sec. viII, a cominciare dal Sacramentario di Angoulême della fine del sec. viII in cui figura con lo stesso oggetto che nei
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libri gallicani (cf. P. de Puniet, Le Sacramentaire Romain de Gellone, estratto dalle Eph. liturgicae, Roma [1938], pp. $20^{*}-21^{*}$ ). Nel basso medioevo in non poche diocesi di Francia, di Germania e specialmente d'Inghilterra questa festa era di precetto e il suo ufficio aveva la precedenza anche su quello domenicale qualora non si trattasse della domenica di Settuagesima (cf. Ordo XV, cap. 103, di Pietro Amelio [m. nel 1389] : ed. J. Malallon : PL 78, 1340). L'abate di S. Paolo in occasione cel 25 genn., per privilegio concesso da Innocenzo III ( 13 giugno 1203) riconfermato da Benedetto XV ( 14 genn. 1915), celebra la Messa sull'Altare papale.
La Commemoratio s. Pauli del 30 luglio è invece una festa romana, istituita per dare occasione ai fedeli di recarsi numerosi alla Basilica di S. Paolo sulla Via Ostiense come il giorno precedente nella basilica ad corpus di S. Pietro. Giova al riguardo citare un Sermone anonimo del sec. vi-viI in cui si legge che la festa di s. P. fu trasferita al 30: «Ut sicut in b. Petri aula universa convenit multitudo, ita in eius coapostoli ecclesia eadem pariter annera confluent populi congregatio, aequalisque omnibus inesset laetandi devotio (Sermo XVII sotto il nome di s. Leone Magno: PL 54, 513 e 56, 1138-39). Questa festa figura nei Sacramentari gelosiano antico e gregoriano (cf. De Puniet, op. cit., pp. 116*-17*). In occasione della cappella prelatizia degli arciv. e vescovi assistenti al Soglio del 30 giugno, celebra all'Altare papale un arciv. assistente al Soglio per concessione di Gregorio XVI (1841).
Bibl. A. De Waal, Die Daten über den hl. Apostel Paulus, in Röm. Quartalschr., 13 (1901), p. 224 sgg.; L. Duchesne, La "Memoria Apostolorum" della Via Appia, in Mem. Pont. accud. rom. di archeol., I (1923), pp. 20-22; H. Lietzmann, Petrus und Paulus in Rom. $2^{2}$ ed., Lipsia 1927, pp. 222-26; G. P. Kirsch, Le feste degli apostoli s. Pietro e s. P. nel Martirologio geronimiano, in Riv. di arch. crist., 2 (1925), pp. 72-79; H. Delehaye, Hagiographie et archéologie romaines, in Anal. Boll., 43 (1927), pp. 306307; Martyr. Romanum, pp. 34, 262.
A. Pietro Poutaz
VI. Archeologia. - S. P. fu decapitato sulla Via Ostiense, secondo gli Atti apocrifi nella località « ad aquas Salvias e e sepolto in un'area appartenente ad una Lucina, all'aperto cielo (E. Stevenson, L'area di Lucina sulla Via Ostiense, in Nuove bull. arch. crist., 4 [1898], p. 60 sgg.). I lavori per l'allargamento della Via Ostiense presso la Basilica misero in luce nel 1917 una grandiosa area sepolcrale pagana in uso dal sec. i al sec. III (G. Lugli, Scavo di un sepolcreto romano presso la basilica di S. P., in Netiz. degli scavi, 1919, pp. 285-354). Nel 1838 nel rifare l'altare papale si scoprì la lastra di marmo (m. 2,12 $\times$ 1,27 ), in quattro pezzi, con l'iscrizione: paulo apostolo mart, con tre aperture quadrangolari riunite fra loro e che scendono alle quote di $0,59,0,32$ e 0,20 . In una di esse veniva posto l'incensiere nella nocturna diligentia, nelle altre si facevano calare brandea. H. Grisar attribuì l'iscrizione all'età costantiniana, ma i caratteri rivelano piuttosto l'età teodosiana. In quell'occasione l'architetto Vespignani (H. Grisar, Die Grabplatte des Apostels Paulus, in Röm. Quartalschr., 6 [1892], p. 127 sg.; id., Le tombe apostoliche, in Studi e docum. di storia e diritto, 13 [1892], p. 321 sgg.; id., Le tombe apostoliche al Vaticano ed alla Via Ostiense, in Anal. Romana, I, Roma 1899, pp. 259-73) eseguì un disegno del loculo munito di inferriate che racchiudeva l'arca dell'Apostolo; questa era dentro o a contatto con una cella in opera reticolata e legature di mattoni (fig. 1: ibid., p. 267), che secondo il Lanciani sarebbe stato un colombario (R. Lanciani, Delle scoperte fatte nel 1838 e 1850 presso il sepolcro di P. apostolo, in Nuovo bull. di arch. crist., 23 [1917], pp. 7-27).
Il sepolcro dell'Apostolo fu venerato già nel sec. II poiché Eusebio riporta la testimonianza del «vir ecclesiasticus» Caio, il quale addita i trofei del Vaticano e della Via di Ostia (Eusebio, Hist. eccl., II, 25, 7) del due apostoli Pietro e P. fondatori della Chiesa di Roma.
La basilica eretta da Costantino sul sepolcro dell'Apostolo risultò ben presto troppo piccola per accogliere le moltitudini di fedeli, percio tre imperatori, Valentiniano, Teodosio ed Arcadio, scrissero nel 386 al prefetto di Roma, Sallustio, che "contemplatione venerationis antiquitus iam sacratae a erano venuti nella determinazione - basilicam Pauli apostoli pro sanctimonio religionis or-
nare, pro quantitate conventus amplificare, pro studio devotionis attollere" (Epistolue imperatorum et pontificum, ed. O. Günther, in CSRL, XXXV, Vienna 1898, p. 46) il tutto doveva però essere esaminato e cum venerabili sacerdote s, cioè il papa Sirticio, il cui nome risorre in una base ("Siricius episcopo, tota mente devotus", in H. Grisar, Roma alla fine del mundo antico, Roma 1908, p. 283 , fig. 80 ). Un'iscrizione la chiama basilica dei tre imperatori : « trium dominorum nostrorum» (G. B. De Rossi, Bull. arch. crist., $3^{2}$ serie, 3 [1878], p. 67 e tav. 1). La Basilica fu terminata sotto Onorio, come si legge nell'iscrizione musica dell'arco trionfale: «Theodosius coepit, perlecit Honorius aulam, doctoris mundi sacratam corpore Pauli». Prudencio al principio del sec. v già ne descrive lo splendore dei mosaici e dei marmi policromi (Perictephanon, XI). Ma l'edificio fu assai danneggiato dal terremoto del 443; Leone Magno lo restaurò, sostituì le colonne rovinate e riface il tetto. Giovanni VIII (872-82) fortificò basilica e monastero, si che il luogo prese il nome di Giovannupoli. Riparata più volte nel corso dei secoli e, specialmente, sotto Innocenzo II (1130-43), Onorio III (1216-27) e Sisto V (1585-90), giunse fino all'incendio del 17 luglio 1823 che la ridusse in rovina. Leone XII ne iniziò il rifacimento, continuato sotto Gregorio XVI e ultimato sotto Pio IX.
Le invocazioni su due principi degli Apostoli graffiti tra il 258 e l'inizio del sec. Iv nella memoria in Catacumbas, sia in greco che in latino nominano talvolta per primo P. (P. Styger, Il monumento apostolico della Via Appia, in Dissert. della Pont. accud. rom. di archeol., $2^{2}$ serie, 13 [1918], pp. $58,59,61,62,64,65-67,69,71,73,74,76,78$ sg.).
Bibl. P. Belloni, Sulla grandezza e disposizione della primitiva Basil. Ostiense, stabilita dalla sua ideale rincenata nell'anno 1830, Roma 1850; S. Pesarini, Una pagina nuova della storia della basil. di S. P. sulla Via Ostiense, in Dissert. della Pont. accud. rom. di arch., Atti. $2^{2}$ serie, 13 (1918), pp. 193-226; id., La basil. di S. P. sulla Via Ostiense prima delle innovazioni del sec. XVI, in Studi romani, 1 (1913), pp. 386-427; E. Lavagnino, Sulla dotazione e i caratteri stilistici del mosaico dell'arco trionfale della Basil. Ostiense in Roma, Roma 1927, p. 201 sgg.; id., S. P. sulla Via Ostiense, ivi 1933; J. Schuster, La basil. e il monastero di S. P. fuori le mura, Torino 1934; L. De Bruyne, L'antica serie dei ritratti papali della basilica di S. P. fuori le mura, ivi 1934; per le iscrizioni cristiane nella Basilica v. A. Sirogni, Inscript. Christ. Urbis Romae, nuova serie, II, ivi 1934, p. 183 sgg. Enrico Jost
VII. Iconografia cristiana. - 1. Antica. - L'iconografia antica cristiana ha rappresentato per lo più s. P. insieme con il principe degli Apostoli; il suo tipo è costante del sec. iv, con fronte alta, naso aquilino, viso allungato, barba a punta e scura nella pittura, come lo descrive Niceforo. Il medaglione vaticano edito dal Boldetti, in cui il suo busto è insieme con quello di s. Pietro, è un vero e proprio falso del sec. xvi-xviI, accertato in seguito all'esame chimico eseguito nel gabinetto scientifico dei Musei Vaticani (E. Romagnoli, in Conferenze della Società dei Cultori dell'arch. crist., in Riv. arch. crist., 21 [1944-45], p. 323). Insieme con s. Pietro o con gli altri Apostoli appare in affreschi del sec. Iv dei cimiteri cristiani di Roma come in Domitilla (Wilpert, Pitture, tavv. 153,2; 154, 1: 155, 2; 181, 2; 182; 248), in Pretestato (tav. 251), nel cimitero detto di Marco e Marcelliano (tav. 249, 1). S. P. è ritratto anche nel cimitero detto di S. Gennaro a Napoli, con s. Lorenzo che gli porge la corona (H. Achelis, Die Ka ahomben von Neapel, Lipsia 1936, tav. 41, pp. 48 e 70 ).
I sarcofagi cristiani hanno rappresentato specialmente la scena del suo martirio, sia a Roma (Museo del Laterano, S. Sebastiano) che nella Gallia (ad es., a Marsiglia, nel Museo Borely); il migliore esemplare di questa scena è nel sarcofago di Giunio Basso, rinvenuto presso la confessione di S. Pietro in Vaticano, ora nelle Grotte Vaticane; l'Apostolo fa pendant a s. Pietro nei sarcofagi in cui è rappresentata la traditio legis, che ricorre pure in un affresco del cimitero ad decimum della Via Latina, da G. Wilpert datato alla fine del sec. Iv (Mosaihen, tav. 132), e in una lastra marmorea graffita proveniente da Roma, ora in Anagni, presso la chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
Secondo G. Wilpert, P. e s. Pietro sarebbero effigiati davanti a Nerone nel sarcofago spagnolo di Berja,
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PORTA DELLA BASILICA OSTIENSE di A. Maraini (1928-30): a sinistra, il Santo sulla via di Damasco; a destra, il Santo in carcere e il suo martirio - Roma.
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(de J. Boson, Paléographie valdôloine, II, Aosta 1951, p. 50)

(fol. Alinari)
In alto: BOLLA DI PAOLO II che si ispira al piombo dei dogi veneti (recto e verso). Privilegio in favore della collegiata di S. Orso (Aosta) del 14 marzo 1465. In basso: PARTICOLARE DEL MONUMENTO scolpito da Mino da Fiesole e Giovanni Dalmatà (ultimi decenni sec. xv) - Roma, basilica di S. Pietro.
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(fat. Misari)
A sinistra: PAOLO III TRA I NIPOTI CARD. ALESSANDRO E OTTAVIO FARNESE. Dipinto da Tiziano - Napoli, Pinacoteca del Museo nazionale. A destra: MONUMENTO A PAOLO IV, su disegno di Pirro Ligorio ( $z^{2}$ metà del acc. xvi) - Roma, chiesa di S. Maria sopra Minerva.
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(fol. Alineri)

(fol. Alineri)
In alto: IL DILUVIO UNIVERSALE. Affresco nel chiostro di S. Maria Novella - Firenze. In basso: BATTAGLIA DETTA "ROTTA DI S. ROMANO" - Firenze. Uffizi.
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presso Almeria (Sarcofagi, p. 167 e tav. 151, 2). Nei sarcofagi ravennati i due principi degli Apostoli si appressano al Redentore portando ciascuno la corona. In un frammento di coperchio di sarcofago, rinvenuto nel 1897 nella basilica di S. Valentino sulla Via Flaminia, un uomo barbaro dal nome pauloo inciso accanto tiene il timone e governa l'albero della nave sul cui fianco è scritto thecla. O. Marucchi vi ha veduto un'allusione alle leggendarie relazioni tra Tecla e s. P. (Una nuova scena di simbolismo sepolcrale cristiano, in $N$. bull. arch. crist., 3 [1897], pp. 103-12, e tav. iv, meglio in M. Simon [L'apôtre Paul dans le symbolisme funeraire chrétien, in Mélanges d'archéol. et d'hist., 50 [1933], pp. 156-82]). G. Wilpert pubblicò un Frammento di una lapide cimiteriale con il busto di s. Paolo (metà del sec. iv) trovato nel cimitero di S. Agnese, in N. bull. arch. crist., 7 (1901), pp. 257-58 e tav. 9; vi è scritto invece il nome "Petrus"; esso richiame altri tipi simili nel Laterano come l'epitafio di Asellus (O. Marucchi, Monumenti del Museo cristiano luteranense, Milano 1910, tav. 57, p. 42) e perciò doveva contenere anche il busto di s. Pietro.

In vetri dorati figuro con il solito tipo iconografico o insieme con Pietro soltanto, come in esempi romani nel Museo sacro della Biblioteca Vaticana (R.Garrucci, Vettriomati di figure su oro trovate nei cimiteri dei cristiani primitivi di Roma, Roma 1857, tav. 10, nn. 2, 4, 5, 6: 12, 3-6) e in uno di Regensburg (E. Ebner, Altschristliche Denkmine Regensburg's, in Römische Quartalschrift, 6 [1892], p. 158 e tav. 9); oppure è solo, come in vetri romani (Garrucci, op. cit., tav. 14, nn. 5-6); a Colonia (H. Vopel, Die altshristlichen Goldgiäser, Friburgo in Br. 1900, p. 116); o con figure anepigrati agli angoli (id., ibid., tav. 25, 7). Si trova poi con Gesù Cristo che pone una corona sul capo suo e su quello di s. Pietro (J. E. Lieberndorf, Christus und Apostelbilder, Lipsia 1902, p. 75, fig. 34) insieme con Pietro e Maria (Garrucci, op. cit., tav. 9, n. 6-7), con Pietro e Lorenzo (id., op. cit., tav. 20, 7), con Pietro e Agnese (id., op. cit., tav. 21, n. 1, 4), con Pietro, Sisto e Damaso (id., op. cit., tav. 23, 1), con Pietro, Luca, Giulio, Sisto (id., op. cit., tav. 17, 5). In una lampada di terracotta ora a Colonia, ma rinvenuta ad Akhmis, con i due principi degli Apostoli, F. ha il nimbo crucigero e stringe la spada (R. Forrer, Die frühchristlichen Alterthümer aus dem Gräberfelde von Achmin Panopolis, Strasburgo 1893, p. 6 e tav. 5, 2).
Nei museici P. appare in tutte le scene della traditio legis a Pietro, cosi nel mausoleo di S. Costanza a Roma (Wilpert, Mosaiken, tav. 4); della sua figura resta solo la parte inferiore nel musaico del battistero di Napoli (id., ibid., tav. 32); nell'abside della Basilica Vaticana (id., ibid., pp. $361-63$ e fig. 114). Del pari è insieme con Pietro ai lati del trono, nell'arco trionfale di S. Maria Maggiore, come lo sarà più tardi nella cappella di S. Zenone in S. Prassede. Nella scena della traditio clavium, sul sepolcro del martire Adautto nel cimitero di Commo-
(fot. Alivari)
Paolo, Apostolo, santo - Interno della basilica di s. P. Ricostruzione di L. Poletti e vari dopo l'incendio del 16 luglio 1822.
dilla, l'Apostolo si appressa al Signore assiso sul globo con i suoi volumi delle Epistole (Enc. Catt., IV, coll. 63-64). Sempre insieme con s. Pietro, P. appare quale protettore o advocatus per accogliere i defunti nella felicità eterna.
In avori si hanno tre scene della sua vita in un diritto del sec. v al Museo del Bargello a Firenze (Venturi, I, fig. 385); in un altro di Rouen (H. Leclercq, Diptyques, in DACL, IV, 1, p. 1149, fig. 3770) e in un terzo di Tongres (id., ibid., p. 1153, fig. 3772).
La conversione di s. Paolo era effigiata in una basilica della Spagna, verosimilmente in Saragozza; se ne conosce il distico illustrativo di Prudenzio (Dyttochanon, n. 48). Secondo G. B. De Rossi il martirio di s. P. era rappresentato nella basilica di S. Pietro in Vincoli, dato il distico ivi trascritto: «Laetus procubuit Paulus cervice secanda, cui caput est Christus despicit ipse suum (Inscriptiones christianae Urbis Romae, II, Roma 1888, p. 110, n. 68).
Enrico Josi
s. Mediavale e moderna. - L'episodio della vita dell'Apostolo destinato ad avere la più larga fortuna e certamente quello della sua conversione. Ad essa è dedicato l'intero f. 82 del manoscritto di Cosma Indicopleuste, del sec. vii, alla Biblioteca Vaticana; ed il racconto si svolge in quattro momenti diversi: P. lascia Gerusalemme (quest'ultima rappresentata nell'angolo sinistro del foglio). Alla Rivolazione divina il Santo si prostra a terra. A destra, sotto le mura di Damasco, conversa con Anania, istruendosi nella dottrina cristiana. Conclude il ciclo, al centro, l'immagine in gloria dell'Apostolo, che regge l'evangelario. Il manoscritto di Cosma Indicopleuste è anche da considerarsi il prototipo dei cicli dedicati alla storia dell'Apostolo, che fioriranno in età romanica, ma già diffusi in età carolingia, come attestano le raffigurazioni della bellissima Bibbia dell'abbazia di S. P. a Roma.
Nell'arte bizantina, e in quella manifestazioni da essa influenzate, il Santo è per lo più rappresentato con s. Pietro e con gli altri Apostoli: così, ad es., in un rilievo della chiesa di Etschmia. dzin, nei musaici delle basiliche romane
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(per cortesia di mano. A. P. Frataz)
Paolo, Apostolo, santo - Statua bronzea di s. P. sulla colonna Aurelia. Posta in opera da D. Fontana - Roma.
di S. Cecilia e di S. Prassede (817-24), negli affreschi di S. Martino ai Monti, di S. Clemente (sec. IX), di S. Maria in Via Lata, di S. Pellegrino in Naumachia (sec. x), i quali, nella stessa Roma, avevano avuto precedenti paleocristiani nei mussici di S. Costanza, dei SS. Cosma e Damiano, di S. Lorenzo e S. Teodoro (sec. vi) e in affreschi di S. Maria Antiqua (sec. viII).
Fuori Roma si trovano raffigurazioni analoghe in S. Elia a Nepi, in S. Silvestro a Tivoli, in S. Pietro a Tuscania (sec. xi), nel S. Pietro a Civate (sec. xit), in S. Maria infra portas a Foligno, in una serie quasi innumerevole di opere, che arriva fino al ciclo dei mussici di Monreale, ai pittori toscani del ' 200 , agli affreschi di S. Bevignate a Perugia, nella cappella di S. Silvestro ai SS. Quattro Coronati (Wilpert, Mosaihen, tav. 268), ai SS. Giovanni e P. (id., ibid., tav. 270, 2); scene della leggenda di Padente sono in una cappella in S. Pudenziana (id., ibid., tav. 262, 2) e negli affreschi di S. Francesca Romana a Roma, del S. Speco a Subiaco, della cattedrale d'Anagni, ecc., ormai in piena età romanica. Singolare è la scena di s. P. che accompagna le varie classi di defunti, sacerdoti, monaci, ricchi, plebei al giudizio, nella tavola della fine del sec. xi nella Pinacoteca Vaticana (D. Redig De Campos, in Rendiconti Pont. Accad. rom. di archeol., II [1935], p. 139 sgg.). Il suo martirio è rappresentato nel celebre trittico giottesco del card. Stefaneschi nella Pinacoteca Vaticana.
Dalla fine del Duecento a tutto il Trecento, le rappresentazioni dell'Apostolo si moltiplicano: dagli affreschi di Cimabue ad Assisi, alla scultura di Arnolfo di Cambio nel ciborio di S. P., dal Torriti, dal Ruxuti, dal Cavallini a Duccio, a Simone Martini, a Lippo Memmi, ad Ambrogio Lorenzetti, a Taddeo Gaddi, a Bernardo Daddi, è tutta una fioritura artistica che, realizzandosi in tavole, giunge non di rado a sommi capolavori, mentre anche l'iconografia si modifica a partire dal sec. xili, e compare la spada, simbolo del martirio.
Fuori d'Italia, si ricordano una statua del Museo di Tolosa, una tavola del Museo di S. P. a Worms (del sec. xili) e rilievi a Tournai, ad Aquisgrana, ecc. Deca-
pitato, sorreggentesi la testa fra le mani, compare in un martirologio della Biblioteca di Stoccarda.
Cicli. - Il più importante ciclo dedicato alla storia del Santo si trovava, come è naturale, nella Basilica sorta sulla sua tomba, ed era stato eseguito dal Cavallini, tra il 1280 ed il 1292, in due ripiani sovrapposti della navata di sinistra, purtroppo andati irrimediabilmente perduti nell'incendio del 1823 e nei restauri ad esso conseguenti, e sostituiti da 38 affreschi ottocenteschi. Nello stesso incendio vennero danneggiati i musaici dell'arco trionfale, mentre si salvò in un andito d'accesso alla sagrestia l'affresco di Antoniazzo Romano, in cui appare l'Apostolo, con il libro aperto e la lunga spada. Parimenti distrutti nei rifacimenti edilizi del Cinquecento furono gli altri affreschi con la vita di s. P. nella Basilica Vaticana: eseguiti sotto papa Liberio furono restaurati da papa Gregorio IV e da Formoso (891-94) e ridipinti, secondo il Vasari, alla fine del Duecento e nel Trecento, dal Cavallini e da Giotto. Si sono invece conservati intatti i riquadri del grande ciclo musivo di Monreale, con i seguenti episodi: spedizione a Damasco, conversione, accocamento presso le porte della città, colloquio con Anania, Battesimo, disputa con i Giudei, fuga da Damasco, consegna delle lettere di Timoteo, incontro a Roma con s. Pietro, decapitazione.
Il Cinquecento, oltre a numerose raffigurazioni di singoli episodi, offre il ciclo, dovuto a Raffaello, nei celebri arazzi ora nella Pinacoteca Vaticana con la Conversione di s. P., l'Atcecamento di Elymus, il Sacrifizio in Lystra, la Predica sull' Areopago e la Prigionia. Anche Holbein il Vecchio diede una complessa rappresentazione di più episodi, secondo la leggenda di Jacopo da Varazze, nella tavola ora nella Galleria di Augusta, del 1504. In essa sono le scene della Conversione, del Battesimo, della Prigionia, della Consegna delle lettere, della Predica (cui assiste Thecla), dell'Incontro con s. Pietro, della Decapitazione, del Miracolo delle tre sorgenti e del Ritrooamento del capo dell' Apostolo, raffigurate secondo i modi fiamminghi della narrazione continuata. Il Formoso, nell'altare di S. P. in Saragozza (1516-24), presenta otto scene, delle quali alcune erano rare iconograficamente (Resorrezione di un giovane caduto dalla finestra, Preghiera tra 2 leoni e 2 orsi, Giudizio davanti a Nerone).
Ma nell'età moderna sono soprattutto diffuse le rappresentazioni di singoli episodi. La prigionia del Santo, ad es., affrescata da Michelangelo nella Cappella Paolina; poi due quadri del Rubens (nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino e nella Pinacoteca di Monaco) e una incisione del Dürer. La conversione, fra l'altro, è nella tela del Caravaggio in S. Maria del Popolo. L'Apostolo compare inoltre nella Disputa del Sacramento di Raffaello nella Camera della Segnatura, in Vaticano.
Nel rifacimento della Basilica Ostiense l'iconografia dell'Apostolo si è arricchita di varie rappresentazioni plastiche che si sono affiancate alla statua lignea del sec. xili venerata dai pellegrini che ne asportarono schegge. Di esse si ricordano la gigantesca opera del Revelli e quella per l'altare del Santo, del Tenerani. - Vedi tavv. LI-LIII.
Biol.: K. Künstle, Ibonographie der Heiligen, Friburgo 1926, pp. 487-90; C. Cecchelli, Le più antiche immagini dei primcipi degli Apostoli, in Illustr. Vaticana, 3 (1932, 1), pp. 623-26; H. Leclercq, Paul (Saint), in DACl, XIII, 11, coll. 2694-90; J. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1943, coll. 289-91. Eugenio Batisti.
VIII. APOCALISSE di P. - Scritto apocrifo (v. APOCRIFI, LIBRI), che narra quanto l'Apostolo avrebbe visto in un viaggio d'oltretomba. Ad una breve introduzione storica e parenetica segue il racconto del rapimento di s. Paolo (cf. II Cor. 12, 2-4). Sotto la guida di un angelo, P. contempla la morte di un giusto e di un empio con il rispettivo giudizio particolare. Quindi si inizia il viaggio attraverso il luogo dei beati, popolato dai patriarchi, dai profeti e da altri santi del Vecchio Testamento. Passato al luogo dei tormenti contempla le pene dei dannati, fra i quali si scorgono, con notevole anacronismo, anche membri della gerarchia ecclesiastica. Il viaggio ter-
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mina nel Paradiso Terrestre, ove ancora germogliano l'albero del bene e del male e quello della vita e dove avviene l'incontro con Maria Vergine, circondata da un gruppo di giusti del Vecchio Testamento.
Dal lato teologico è da notare l'affermazione di una diminuzione delle pene eterne o meglio di una loro sospensione durante la domenica in memoria della Risurrezione. Tale notizia eterodossa è omessa nella recensione siriaca. Lo scritto non solo è prezioso per le sue idee cosmologiche, ma anche come fonte della tradizione, raccolta da Dante (Inferno, II, 28), di un viaggio di s. Paolo nel regno dei dannati. La diffusione dell'Apocalisse di $P$. è testimoniata dalle molte recensioni in lingue diverse, alcune delle quali appaiono in redazioni multiple. Fino a noi sono giunte le recensioni greca, latina, siriaca, armena, copta, araba, oltre a vari rifacimenti medievali in lingue moderne (italiano, francese, tedesco, anglosassone).
La più antica allusione al libro si trova ca. il 416 in un discorso di s. Agostino (Tract. in Ioan., 98, 8: PL 33, 1884-85). Anche Sozomeno (Hist. eccl., VII, 19: PG 67, 1477-82) verso il 440 ne parla come di un'opera recente. Nella recensione siriaca ( $\$ 52$ ) è detto che la sua esistenza fu rivelata al tempo dell'imperatore Teodosio (379-95). Tutto, quindi, concorre a porre la sua data alla fine del sec. iv.
Bibl.: testi in C. Tischendorf, Apocalypses apocryphae, Lipsis 1886, pp. 34-69; M. Rh. James, Apocrypha anecdota (Texts and studies, 2, 10), Cambridge 1893, pp. 11-42; G. Rieciotti, Apocalypsis Pauli syrtace, in Orientalia, 2 (1933), pp. 125, 120-49; Th. Silverstein, Visio Pauli. The history of the Apocalyps in latin together with nine texts (Studies and documents, 4), Londra 1935. Studı: H. Brandes, Visio Pauli. Ein Beitrag zur Visioaditernitur mit einem deutschen und zwei lateinischen Texten, Halle 1883; E. Amann, Apocryphes du Nouv. Testament, in DBs, I, col. 528 sg.; C. H. Kireling, The Apocalyps of Paul and the Iraniche: Erlösungssystemum, in Harvard theological review, 24 (1931), pp. 209-44; G. Rieciotti, L'Ap. di P. siriaca, 2 voll., Brescia 1932; R. P. Casey, The Apocalyps of Paul, in Journal of theological studies, 34 (1933), pp. 1-32. Angelo Penna
IX. Atti di P. - Opera apocrifa, unitaria in origine, ora nota attraverso tre frammenti, che si presentano con caratteristiche proprie ed in una forma completa in se stessi : gli Atti di P. e di Tecla, la corrispondenza (apocrifa) fra P. e i Corinti (v.) e il Martirio di P. Nella prima è narrata la vita di P. in modo indipendente dagli Atti degli Apostoli; vi si trova un lungo racconto della conversione di Tecla ad Iconio, della sua decisione di rimanere vergine, delle persecuzioni da lei subite e, soprattutto, del suo eroico attaccamento all'Apostolo. La corrispondenza fra P. ed i Corinti è povera di notizie biografiche, essendo imbastita su questioni di fede. Infine il Martirio di P. narra nei più minuti particolari la fine dell'Apostolo a Roma.
Gli Atti di P. si presentano anonimi. Tuttavia l'autore non pretende di passare per compagno dell'Apostolo, come succede spesso in tali scritti apocrifi. Dal punto di vista dottrinale era senza dubbio ostile alle varie correnti gnostiche, che fa confutare anacronisticamente da P. Sebbene qualche espressione sulla castità possa far sorgere il sospetto che egli fosse un encratita (v. ENCRATITI), l'autore è ortodosso. Solo il suo entusiasmo per la verginità lo spinge a calcare le tinte. Tale ortodossia è affermata già da Tertulliano (De Baptismo, 17: CSEL, XX, p. 215), il quale riferisce che autore degli Atti di P. o Пeplobos, come li chiama egli con maggior proprietà, era stato un sacerdote dell'Asia, il quale intendeva onorare così la memoria dell'Apostolo. Convinto della sua falsificazione storica, fu degradato. S. Gerolamo (De viris ill., 7: PL 23,651) con scarsissima verosimiglianza lo fa condensare dallo stesso apostolo s. Giovanni.
La testimonianza di Tertulliano e di Origene (De principiis, I, 2, 3: CB, V, p. 30; In Ioannem tom. XX, 12: CB, IV, p. 342) pone senz'altro al sec. it (forse nel 160-70) la composizione dello scritto primitivo, giunto alquanto rimaneggiato nelle sue tre parti. Al contrario
di quanto avveniva per altri apocrifi, in antico si fu molto benevoli verso di esso, che ebbe una grande diffusione, specialmente per il suo racconto edificante intorno a Tecla (v.).
Bibl.: testi in C. Tischendorf, Acta Apostolorum apocrypha, Lipsis 1851; R. A. Lipsius-M. Bonnet, Acta Apostolorum apocrypha, I, ivi 1891, pp. 234-72; E. Goodspeed, The book of Thekla (testo etiopico), in American journal of semitic languages and literatures, 17 (1901), pp. 63-95; F. Nau, La version syriague inédite des martyres de st Pièce, et Paul et st Luc, in Revue de l'Orient chrétien, 3 (1898), pp. 38-57; C. Schmidt, Acta Pauli aus der heidelberger hopsischen Papyruchandschrift, Lipsia 1905. Studi: W. Ramsay, The Church in the roman Empire, $3^{4}$ ed., Londra 1894, pp. 373-428; C. Hobbay, Die Thekla-Akten. Thre Verbreitung und Beurteilung in der Kirche, Monaco 1905; Bardenhower, I, pp. 554-64; L. Vounas, Les Actes de Paul et ses lettres apocryphes, Parigi 1913; E. Amann, Apocryphes du Nouveau Testament, in DBs, I, col. 404-96. Angelo Penna
X. Predicazione di P. - Apocrifo, di cui si conosce l'esistenza solo attraverso la testimonianza dell'anonimo De rebaptismate. Ivi è citato con parole dure un racconto puerile ed evidentemente eretico intorno al Battesimo di Gesù, desunto da una Pauli praedicatio.
Gesù, dopo aver confessato i suoi peccati, sarebbe stato costretto da Maria a ricevere il Battesimo di Giovanni, che sarebbe stato amministrato con l'acqua e con il fuoco, apparso miracolosamente sull'acqua. Si accenna anche ad altre scempiaggini (abzarde ac turpiter dicta) dell'opera (De rebaptismate, 17: CSEL, III, p. 90). Non sembra che tale scritto apocrifo avesse relazione letteraria con gli Atti di P. (v.) ed è problematica l'ipotesi di Hilgenfeld, che lo ricomette con la Predicazione di Pietro (v.).
Bibl.: A. Hilgenfeld, Novum Testamentum extra canonem, fasc. iv, Lipsia 1884, pp. 51-65; Bardenhower, I, p. 349 sg.; E. Amann, Apocryphes du Nouveau Testament, in DBs, I, col. 523. Angelo Penna
PAOLO di Bernried. - Canonico regolare di s. Agostino, m. nel 1146 ca. Scrisse una Vita Gregorii VII (1128), la Vita Herlucae (1130) e parecchie lettere private ai chierici di Milano. Verso il 1100 era canonico di Ratisbona, militava nel partito gregoriano stretto e dovette fuggire, dopo lunghe persecuzioni, col suo discepolo Gebhard nel 1121.
Ordinato sacerdote nel 1117, approfondi le sue relazioni con i Canonici Regolari di s. Agostino, visitando spesso, a Epfach, Sigeber di Rotrenbuch e la reclusa Herluka. Entrò nel monastero di Bernried fondato nel 1122, andò a Roma per ottenere la bolla di conferma, fermandosi a Milano al ritorno. Nel 1126 sotto il vescovo Cuno è a Ratisbona; infine si ritira nel monastero dei Canonici Regolari di s. Agostino di St. Mung, fondato da Gebhard in Stadtamhof. F. fu un attivo compilatore. Si sforzò di propagare la liturgia di Milano. Non è chiara la sua identità con Paulus Judaeus, autore di una Vita Erhardi.
Bibl.: edizioni : Vita Gregorii: PL 148, 29-104 e in J. B. Watterich, Pontificum Romanorum... vitae.... I, Lipsia 1862, pp. 474-546. Corrup. raccolta da B. Sepp, in Abhandl. d. hist. Vereins der Oberpfalz, 46 (1894), pp. 265-84. Studi: M. Mermann, in Neues Archiv, 14 (1889), pp. 565-88; J. Greving, Paulo Vita Gregorii VII, Münster in V, 1893; W. Weche, Briefwechsel von P. v. B., in/Mittell. des Instituts für Osterr. Geschichtsforschung, 50 (1936); L. Stork, Paul von B., Monaco 1931.
Linde Stork
PAOLO di Burgos. - Esegeta domenicano, n. a Burgos ca. il 1353, m. ivi il 29 ag. 1435. Figlio di un ricco ebreo, attraverso uno studio coscienzioso della S. Scrittura e della Somma teologica di s. Tommaso giunse al cristianesimo. Al Battesimo prese il nome di Paolo di S. Maria. Morta la moglie, abbracciò lo stato ecclesiastico e fu precettore di Giovanni II, re di Castiglia, cancelliere del Regno di León e di Castiglia, vescovo di Cartagena (1405) e poi di Burgos (1415). Prima della conversione ebbe tre figli, dei quali Alfonso gli successe nella sede di Burgos e Consalvo divenne vescovo di Plasencia.
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Paolo della Croce, santo - Ritratto di s. P. della C., digmto dal vero da Domenico Porta (1733) - Roma, cappella del
S.mo Sacramento del Ritiro dei SS. Giovanni e Paolo.
Conoscitore della vita e degli usi ebraici, commentò la S. Scrittura a scopo apologetico. Scrisse: Additiones (1429-31) alle postille di Niccolò di Lyra su tutta la S. Scrittura; un trattato contro gli Ebrei: Dialogus qui vocatur scrutinium Scripturarum libris duobus contra perfidiam Judaeorum (Mantova 1475, Magonza 1478, Burgos 1591 con una breve biografia); 12 questioni De nomine Tetragrammaton (ed. con note di I. Drusius, Grancker 1604, e in H. Reland, Decas exercitationum philologicarum, Utrecht 1707).
BibL.: L. Eliies Du-Pin, Histoire des controverses et des matières ecclésiastiques traitées dans le XVe siècle, I, Parigi 1698, pp. 293-94; Hurter, II, coll. 812-14. Alfonso D'Amato
PAOLO, vescovo di Costantinopoli, santo. - E commemorato nel Martirogloio romano il 7 giugno; presso i Greci il 6 nov. Oriundo di Tessalonica, entrò tra il clero di Costantinopoli, ed ancor giovane, nel 336, successe al vescovo Alessandro.
Poco dopo, per le mene di Eusebio di Cesarea, da Costantino fu esiliato nel Ponto, donde ritornò nel 338. Salito al trono Costanzo II, fu ancora una volta deposto, da un sinodo di ariani, e costretto ad esulare; si recò a Treviri presso Costante e nel 341 fu al Sinodo di Roma, dove il papa Giulio, riconosciuta la di lui innocenza, lo rinviò alla sua sede. Ma vi stette poco, perché fu di nuovo esiliato, carico di catene, in Mesopotamia. Per interessamento di Costante poté ritornare a Costantinopoli, ma alla morte dell'Imperatore fu per la quinta volta relegato in Cappadocia, dove nel 350 fu strangolato dagli ariani. Sotto Teodosio Magno il suo corpo fu trasportato solennemente a Costantinopoli e sepolto nella chiesa della Pace.
BibL.: Socrate, Hist. eccl., V, 9; VI, 7, 12, 15, 16, 26; Tillemont, VII, ed. pp. 251-60; 697-702; Acta SS. Junii, II, Parigi 1867, pp. 13-24; Martyr. Romanum, p. 227.
Agostino Amore
PAOLO della Croce, santo. - Fondatore dei Passionisti, al secolo Paolo Francesco Danei, n. a Ovada (Alessandria) il 3 genn. 1694, m. a Roma il 18 ott. 1775. A 19 anni, udendo un discorso del parroco, si senti profondamente commosso e
risolse di darsi tutto al servizio di Dio: fu la sua "conversione", com'egli la chiamava. Preso dal desiderio di morire per la fede, a 21 anni si arruolò volontario nell'esercito della Repubblica di Venezia, che preparava una spedizione contro i Turchi, caldeggiata e benedetta dal Papa; ma pregando in una chiesa dinanzi al S.mo Sacramento esposto per le Quarant'ore, conobbe che altre erano le battaglie a cui Dio lo destinava. Tornato al Castellazzo, dove la sua famiglia si era trasferita, intraprese una vita di straordinaria penitenza e di orazione.
Il 22 nov. 1720 fu vestito da mons. Francesco M. Arborio di Gattinara, vescovo di Alessandria e suo padre spirituale, della nera tunica di penitenza che sarebbe stata la divisa del nuovo Istituto, che da Dio era chiamato a fondare. Ritiratosi quindi per 40 giorni in una povera stanzuccia contigua alla chiesa di S. Carlo nel Castellazzo scrisse in cinque giorni le Regole del nuovo Istituto, senza che prima ne avesse lette altre, ma con tanta copia di luce celeste, da sembrargli che qualcuno gliele dettasse.
Nel 1721 P. si recò a Roma per implorare da Innocenzo XIII l'approvazione delle Regole, ma al vederlo così miseramente vestito, fu da un ufficiale di corte allontanato. P., tornato al Castellazzo a prendere il fratello Giovanni Battista, insieme con lui si ritirò sul monte Argentario, che doveva essere la culla del nuovo Istituto, rinnovandovi le penitenze dell'antica Tebaide. Nei giorni di festa scendevano nei sottostanti villaggi ad istruire i fedeli nella dottrina cristiana e ad infervorarli con sunte esortazioni, specialmente ricordando loro la passione di Cristo.
Nell'Anno Santo 1725 ottennero a viva voce da Benedetto XIII il permesso di adunor compagni; nel 1727, trovandosi di nuovo a Roma, occupati a servire gl'infermi nell'ospedale di S. Gallicano, furono ambedue ordinati sacerdoti dallo stesso Pontefice nella Basilica Vaticana. Non appena però si videro liberi di poter seguire la loro vocazione, fecero ritorno al Monte Argentario

(per cortesia dei Padri Postonisti)
Paolo della Croce, santo - Lettera autografa di s. P. della C., diretta a Bernardino Ruspantini, vicario foraneo di Grotto S. Lorenzo (Viterbo), ritiro di S. Angelo, 24 apr. 1760 - Roma, Archivio generale del Ritiro dei SS. Giovanni e Paolo.
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(per cortesia dei Padri Passionisti) Paolo della Croce, santo - Ritratto su tela di Giovanni Battista di s. Michele arcangelo, fratello di P. della C. (see, xvili) Roma, ritiro dei SS. Giovann e Paolo.
ed iniziarono la vita missionaria propriamente detta, con missioni al popolo ed esercizi spirituali al clero e alle comunità religiose, facendo ritorno di tanto in tanto alla solitudine per ritemperare lo spirito nell'orazione e nella penitenza. Dio non tardò a mandar loro ferventi compagni, con i quali P. poté stabilire l'ideata Congregazione dei Passionisti. Egli vide le Regole approvate successivamente da Benedetto XIV, Clemente XIV e Pio VI. Oltre la Congregazione dei Passionisti (v. chierici scalii della s. via croce e passione di n. s. crocCRISTO), fondò pure un istituto femminile di stretta clausura, le Passioniste (v.).
Non solo però come fondatore, ma anche come missionario, mistico e direttore spirituale, egli merita speciale considerazione. Come missionario, per ca. 40 anni fece udire la sua voce in città e villaggi della Toscana e del Lazio, rinnovando spiritualmente intere popolazioni.
Come mistico, può annoverarsi tra i più illustri della Chiesa, come si rivela già dal suo diario, scritto per ordine di mons. Gattinara nel ritiro di quaranta giorni al Castellazzo, nel 1720. Tre periodi possono distinguersi nella sua vita mistica : dai 19 ai 31 anni egli passa per tutti i gradi della contemplazione, fino ad essere favorito dal "matrimonio" spirituale; dai 31 ai 76 anni agonizza in un martirio interiore di tenebre e di orribili desolazioni, partecipe dell'abbandono di Gesù in Croce: dai 76 anni alla morte le sue pene diminuiscono e egli comincia a pregustare le gioie del Paradiso. La sua unione a Gesù Crocifisso fu sigillata dagli strumenti della Passione impressi nel suo cuore. Da notarsi nella sua vita mistica le continue preghiere e lacrime per la conversione dell'Inghilterra.
Come direttore spirituale, condusse moltissime anime ad alta perfezione, e le duemila e più lettere che ha lasciato sono una minicra preziosa di insegnamenti, adatti ad ogni genere di persona raccomandando soprattutto, come introduzione ad ogni grado della
scala mistica, la meditazione quotidiana delle pene di Gesù, essendo essa "la porta che conduce l'anima all'intima unione con Dio, all'interiore raccoglimento ed alla più sublime contemplazione" (Lett., I, 582).
La stima di santo lo accompagnò in tutta la vita, non solo fra la gente del popolo, ma anche presso vescovi, cardinali e papi. Clemente XIV lo chiamava "il babbo suo" e lo visitò infermo nel ritiro dei SS. Giovanni e Paolo in Roma; lo visitò pure Pio VI, a cui il Santo fece prevedere le gravi tribolazioni che l'aspettavano.
Morì nel suddetto ritiro, in età di 81 anni. Pio IX lo canonizzò il 29 giugno 1867. Il suo corpo si venera nella basilica dei SS. Giovanni e Paolo. Festa il 28 apr.
Bibl.: opere: Lettere di s. P. della C., disposte ed annotate dal p. Amedeo della Madre del Buon Pastore (4 voll., Roma 1924). Biografie: Vincenzo Maria di S. Paolo (Strambi), Vita del ven. p. P. della C., Roma 1788; Louis de Jésus Agonisant, Histoire de st Paul de la Croix, Bordeaux 1869; Luca di S. Giuseppe, Un grande apostolo del Crocifisso nel set. XVIII, Firenze 1908; id., Lo spirito e le virtù di s. P. della C., ivi 1912; Stanislau dell'Addolorata, Il fondatore del Passionisti, Roma 1917; Pio del Nume di Maria, Vita di s. P. della C., $2^{\circ}$ ed., Isola del Liri 1928; Stanislau dell'Addolorata, Il più bel fiore di Ocada, Varese 1930; Domenico Passionista, S. P. della C., $2^{\circ}$ ed., Alba 1944; Father Edmund, Hunter of souls: st. Paul of the Cross, Dublino 1946; P. M. Frasconi, L'ultimo dei Crociati: s. P. della C., Torino 1948. - Studi: J. De Guibert, Le journal de retraite de st Paul de la Croix, in Rev. d'asc. et de myst., 6 (1923), pp. 26-48; Stanislau dell'Addolorata, Diario di s. P. della C., Torino 1926; Gaetan du St Nom de Marie, Oration et ascension mystique de st Paul de la Croix, Lovanio 1930; id., Doctrine de st Paul de la Croix sur l'oraison et la mystique, ivi 1932; J. Lebreton, St Paul de la Croi