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ti [v. bibl.], pp. 67-73); accolse nella Chiesa l'argiv. Mar Ivanios, giacobiis, con un folto gruppo di fedeli (sett. 1930); dichiarò autonoma la Commissione per la Russia ( 6 apr. 1930) ed eresse il "Russicum" ( 15 ag. 1929); istituì la Commissione per la codificazione del diritto orientale (2 dic. 1929), che divenne pontificia il 17 luglio 1937 con il compito di procedere alla redazione del Codice di Diritto canonico orientale (v. COMMISSION PONTIFICHE).

Fedele al principio stabilito di a conoscersi ed amarsi (discorso alla FUCI del 16 genn. 1927), provvide perché in tutti i seminari venisse trattata la storia, la liturgia e la teologia orientale (cf. lettere circolari della S. Congr. degli Studi e Università del 28 ag. 1929 e 27 genn. 1935).
3. Formazione del clero. - La santificazione del clero e la sua adeguata formazione intellettuale furono pure al centro delle sollecitudini di P. XI. A tale scopo emanò norme per gli studi e per la formazione spirituale dei chierici nei seminari (cf. l'Eschiridion clericorum, Città del Vaticano 1938, pp. 602-841) e provvide all'erezione, specie in Italia, di seminari regionali (cf. l'Elenchus Seminariorum, ivi 1934). Diede un forte impulso agli studi ecclesiastici superiori e lavori l'erezione di nuove università e istituti scientifici, nei quali regolò l'ordinamento degli studi con la cost. Deus scientiarum Dominus (24 maggio 1931). Per essere più utile al bene delle anime, come dichiarò il $1^{\circ}$ marzo 1938 ai parroci e quaresimalisti di Roma, alla morte del card. Bisleti, prefetto della S. Congr. degli Studi e Università, volle riservarsi la prefettura di detta Congregazione (cf. lettera al card. Pacelli, 3 sett. 1937). I documenti di maggior rilievo in

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cui espose i suoi principi direttivi sul clero sono: la lettera al card. Bisleti del $1^{\circ}$ ag. 1922; l'encicl. Studiorum ducem ( 29 giugno 1923, per il IV centenario della canonizzazione di s. Tommaso d'Aquino); la lettera ai superiori d'Ordini del 19 marzo 1924; i discorsi tenuti in occasione del pellegrinaggio internazionale dei seminaristi (21-25 luglio 1929). Ma il documento che P. XI, quasi alla vigilia della sua morte (cf. lettera all'episcopato delle Filippine, 18 genn. 1939, pubblicata nell'Osservatore Romano il giorno della sua morte), stimava più importante sull'argomento è l'encicl. Ad Catholici sacerdotii (20 dic. 1935), essa costituisce, insieme con l'encicl. Meta nostra (20 dic. 1929) sugli esercizi spirituali, il ricordo che P. XI volle dare al clero del suo giubileo sacerdotale. I documenti emanati da P. XI per i religiosi sono encolti nell'Enchiridion de statibus perfectionis, I, Roma 1949, pp. $384-530$.
4. L'Azione Cattolica e problemi ad essa connessi. Dalla lettera collettiva dell'episcopato lombardo (1921)
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(let. Enc. Catt.)
Pto XI papa - Abbozzo eunografo dell'encicl. del 29 giugno 1931 in cui si legge la definizione dell'Az. Catt. (cf. AAS, 23 [1931], p. 294) - Roma, raccolta privata.
alla sua morte, P. XI la patrocinò con una costanza che non conobbe tregua e la difese con tutti i mezzi a sua disposizione e l'ebbe cara quanto «la pupilla degli occhi suoi» (espressione da lui più volte ripetuta). Volle 1) che questa "partecipazione e collaborazione del laicato all'apostolato gerarchico " (encicl. Non abbiamo bisogno) fosse apartitica e apolitica nel senso di politica concreta e non già della "vera e buona politica, quella che studia e promuove il bene della roókt" (lettera al card. Schuster, 26 apr. 1931 e l'enciclica citata) e 2) che una cultura religiosa profonda e vissuta dovesse essere la caratteristica precipua di coloro i quali intendevano farvi parte. Assicurate queste due condizioni lasciò che l'organizzazione esterna dell'Azione Cattolica potesse assumere le forme più confacenti alle singole nazioni. Diede un parparticolare impulso all'Azione Cattolica italiana e in genere in tutti i paesi diretti da governi totalitari o avversi alla Chiesa come in Germania, nel Messico e nella Spagna repubblicana e rossa. In Italia fu l'unica organizzazione che il fascismo non riuscl a sopprimere, benché la vessasse con metodi anche ignobili. Basti ricordare le "spedizioni punitive" degli inizi, l'azione contro i Giovani Esploratori che P. XI fu costretto a sciogliere (1927) e la campagna del 1931 per lo scioglimento di tutte le associazioni giovanili cui parteciparono la polizia e tutte le organizzazioni del Partito. P. XI reagì allora con estrema decisione e redasse di proprio pugno l'encicl. Non abbiamo bisogno (29 giugno 1931) che colpì in tal maniera l'opinione pubblica nazionale e internazionale che il governo dovette scendere a trattative che si conclusero il 2 sett. dello stesso anno. Per assicurare il libero funzionamento delle organizzazioni di Azione Cattolica, P. XI volle che se ne facesse espressa menzione nei concordati : Lettonia (art. 13; 30 maggio 1922), Lituania (art. 25; 27 sett. 1927), Italia (art. 43; 11 febbr. 1929), Austria (protocollo addizionale art. 14; 5 giugno 1933) e Germania (art. 31; 20 luglio 1933; cf. M. Nasalli Rocca di Corneliano, Concordatorum Pit XI P. M. concordantiae, Roma 1940, pp. 280-281).

L'Azione Cattolica fu chiamata da P. XI a portare il suo contributo fattivo nell'attuazione di quattro grandi problemi : l'educazione dei giovani e l'istruzione religiosa del popolo; la santificazione della famiglia; la santifica-
zione del lavoro elevandolo socialmente, e la stampa cattolica, l'arma veritatis. Egli si preoccupò di illustrare ognuno di questi grandi problemi secondo la dottrina della Chiesa. Infatti al primo provvide con due encicll. Rappresentanti in terra sull'educazione della gioventù (31 dic. 1929) e la Vigilanti cura sulla moralizzazione del cinematografo ( 29 giugno 1936) e con innumeri accenni nei suoi discorsi. Al secondo con l'encicl. Casti connubii sulla dignità e santità del matrimonio ( 31 dic. 1930) e con il ricevere ed intrattenere, con paterna bontà quotidianamente, dalla conclusione del Concordato con l'Italia, gli sposi novelli di passaggio a Roma (ne ricevette ca. 200.000 coppie : Fontenelle, op. cit. in bibl., p. 488). Al terzo con la Quadragesimo anno ( 15 maggio 1931) in occasione del XI, anniversario della Rerum minoram. Al quarto con l'encicl. Rerum omnium ( 26 genn. 1923 per il III centenario della morte di s. Francesco di Sales che proclamò patrono degli scrittori cattolici) e con vari accenni nei suoi discorsi, tra cui quello per l'inaugurazione della Mostra internazionale della stampa cattolica (12 maggio 1936).
5. Canonizzazioni, feste liturgiche, congressi. - P. XI fece 40 beatificazioni con 494 beati (v. beatificazione), 16 canonizzazioni con 32 santi (v. canonizzazioni). In occasione della lettura dei decreti «coram sanctissimo" (di cui 100 per l'eroicità delle virtù) per le cause di beatificazione e canonizzazione pronunciò 101 discorsi dal 2 apr. 1922 al 3 maggio 1936 (in parte raccolti da C. Testore, Invito all'eroismo, 3 voll., Roma 1941-42); solo is letture furono di poi senza discorsi a causa dello stato precario di salute del Pontefice. Introdusse le feste di Cristo Re (1925), della Maternità divina di Maria S.ma in occasione del centenario del Concilio di Efeso (encicl. Lux veritatis, 25 dic. 1931) e di diversi santi nel Calendario della Chiesa universale (v.). Proclamò 4 dottori della Chiesa (v.) e diede una nuova ufficiatura alla festa del Sacro Cuore (1929), verso il quale inculcò il dovere della riparazione con l'encicl. Miserentissimus Redemptor ( 12 marzo 1928). Per il decoro liturgico curò particolarmente la musica sacra, come si rivela dalla cost. Divini cultus sanctitatem del 20 dic. 1928 e da vari discorsi; prese interesse al XIII (1923) e al XIV (1928) Congresso nazionale dell'Associazione italiana di S. Cecilia.

Partecipò per mezzo di legati ai Congressi Eucaristici internazionali (v.) e a quelli della Regalità di Cristo di cui il primo (nazionale) fu tenuto a Milano (20-23 maggio 1926); il congresso più grandioso (internazionale) di questo genere fu quello tenuto a Prenon (25-29 giugno 1937).
VII. Mercenate delle arti e degli studi. - P. XI, come già si è detto, era un umanista nel senso vero della parola, quindi amante dell'arte, degli studi e di quanti vi si dedicarono con serietà d'intenti. La sistemazione edilizia dello Stato della Città del Vaticano è al riguardo una testimonianza irrefragabile, anche se artisti e tecnici non riuscirono sempre ad interpretare il pensiero del Pontefice. P. XI teneva moltissimo per il decoro della Chiesa che il suo piccolo Stato fosse all'avanguardia per la perfezione tecnica dei suoi impianti, come, p. es., la stazione radio, che costruì con il concorso personale di G. Marconi (v.) e inaugurò con un solenne messaggio al mondo ( 12 febbr. 1931). Furono oggetto delle sue particolari cure : la Pinacoteca (nuova sede con il concorso di L. Beltrami inaugurata il 28 ott. 1932); i Musei (geniale cordonata elicoidale ideata da P. XI e realizzata dall'arch. Momo, 7 dic. 1932), la Biblioteca e l'Archivio, dotati la prima di ca. 20 e l'altro di 13 km . lineari di scaffalature metalliche. Tra i restauri più notevoli vanno ricordati quelli della Villa di Castelgandolfo (v.), l'arco trionfale di S. Maria Maggiore e la vòtta della Sistina.
P. XI diede un forte impulso agli studi superiori e alle ricerche scientifiche specializzate. Intitul la Pont. Commissione centrale per l'Arte sacra in Italia ( $1^{\circ}$ sett. 1924: v. arte, XI; arte sacra, Pontificia commissione centrale per l') ed espresse il suo pensiero sull'arte sacra nel

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discorso di inaugurazione della Pinacoteca; l'Istituto di Archeologia cristiana (motu proprio dell'11 dic. 1925); la Facoltà di storia ecclesiastica (1929) e la cattedra di missionologia (1933) nella Pontificia Univ. Gregoriana, dotata di una nuova grandiosa sede (1930); la sezione storica della S. Congregazione dei Riti (v. congregazioni romane sacre. VIII. c. dei riti) con il concorso di dom H. Quentin (motu proprio del 6 febbr. 1930); l'Istituto missionario scientifico presso il Pont. Ateneo Urbano «de Propaganda Fide» (10 sett. 1933) e la Biblioteca missionaria presso la S. Congr. «de Propaganda Fide» (1926); l'abbazia di S. Girolamo per la revisione ed emendazione della Volgata (cost. Inter praecipuas del 15 giugno 1933); la Pont. Accademia delle Scienze (motu proprio del 29 ott. 1936; il 18 dic. 1938 vi tenne uno degli ultimi e più elevati discorsi) e infine riordinò e dotò di nuova sede l'Ateneo Lateranense (1937) e potenziò con una attrezzatura modernissima la Specola, trasportandola a Castelgandolfo (29 sett. 1935). Da ricordare inoltre le sue speciali cure per l'Università del S. Cuore di Milano; per il grandioso Seminario milanese di Venegono; per la costituzione dei musei diocesani (1924); nonché la creazione di un centro di studi e ricerche nei campi della etnologia, storia delle religioni e missionologia affiancato al Museo missionario etnologico del Laterano (1926), con relativa biblioteca specializzata e la ormai ben nota rivista scientifica : Annali Lateranensi ( 1937 sgg.), e la scuola di biblioteconomia (v.) presso la Biblioteca Vaticana (1934). Elargi cospicui aiuti finanziari per la pubblicazione di opere storiche, scientifiche ed artistiche: basti ricordare gli aiuti a P. F. Kehr (v.) per la preparazione e pubblicazione dei Regesta Ramonorum Pontificum, la cui continuazione è ora assicurata dalla Plusstiftung; ai pp. G. Schmidt, Schebesta, Schumacher, Vanoverbergh e ai coniugi Lebaslier per spedizioni scientifiche tra i popoli più arcaici della terra; e varie borse di studio per sacerdoti desiderosi di specializzarsi in determinate discipline.
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Pro XI, papa - Abbozzo autografo del radiomessaggio al mondo in occasione dell' inaugurazione della stazione Radio vaticana, 12 febbr. 1931 (cf. AAS, 23 [1931], pp. 65-66) - Roma, raccolta privata.
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(Ist. Giardani)
Pio XI, papa - For, eseguita in occasione del discorso alla Pont. Accad. delle Scienze il 18 dic. 1938.
VIII. La morte. - Dal dic. 1936 la salute di P. XI fu profondamente scossa e la sua dolorosa malattia si protrasse per alcuni mesi del 1937, ma egli non cessò mai di lavorare. Ultimo suo ardente desiderio fu di poter celebrare il decennale della conciliazione con l'Italia con un forte discorso (steso ma rimasto segreto) all' episcopato italiano che fece convenire a Roma per l'occasione. Ma il suo stato di salute precipitò rapidamente e all'alba del' 10 febbr. 1939 spirava, ponendo così termine ad un glorioso pontificato che solo i futuri storici portanno pienamente valutare. Le sue spoglie riposano nelle Grotte Vaticane in un ricco sarcofago di marmo di Candoglia.
IX. Alcune statistiche. - Creò 76 cardinali. Firmò 18 concordati, accordi e modus vivendi. Portò a 37 le rappresentanze della S. Sede con carattere diplomatico (nel 1922 erano 23) e a 23 quelle senza carattere diplomatico. Gli Stati con rappresentante diplomatico accreditato presso la S. Sede salirono a 37 (nel 1922 erano 26). Creò 128 sedi arciv. e vescovili, 24 abbazie e prelature cullius, 116 vicariati apostolici, 113 prefetture apostoliche e 10 missioni e distretti sui iuris.

Brut.: i documenti ufficiali e i discorsi ricordati nel corso della voce si trovano negli AAS, nell'Osservatore Romano (specie i discorsi) alle date ricordate o pochi giorni dopo, e nella Documentation catholique (Parigi). Raccolte parziali: per l'Azione Cattolica: A. M. Cavagna, P. XI e l'Av. Cattolica. Documenti relativi all'Av. Catt., $2^{\circ}$ ed., Roma [1929]; id., La parola del Papa sull'Azione Catt., $3^{\circ}$ ed., Milano 1936; Documentation catholique (specialmente le annate 1931-32); Discorsi agli universitari, Roma 1932; L'Action catholique. Traduction française des documents pontifcaux (1912-13), Parigi [1934]; G. R. Claretta, I papi e la gioventù, Roma 1944, pp. 201-392; G. Dalla Torre, Azione Cattolica e fascismo, Il conflitto del 1931, ivi 1943. Varia : Disposizioni pontificie in materia d'arte sacra, ivi 1923: Pont. Comm. Centrale per l'Arte sacra, Il monito del Sommo Pontefice in materia d'arte, Roma 1933; Pio XI et la presse. Actes pontificaux, Parigi 1936; La voix de l'Eglise, recueil de documents pontificaux sur la crise et la guerre, Lilla [1940]. Biografia principali e attività scientifica: A. Novelli, P. XI (A. Ratti) MDCCCLVII-MCMXXII, Milano 1923; N. Malvezzi De Medici, P. XI nei suoi scritti, ivi 1923; Max Bierbaum, Das Papstum. Leben und Werd Pius XI., Colonia 1937; R. Fontenelle, Pio XI, ed. definitiva, Parigi 1939: G. Galbiati, Papa P. XI, Milano 1939 (con ampia

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bibliografia); E. Pellegrinetti, P. XI. L'uomo nel Papa e il Papa nell'uomo, Roma 1940, e tre importanti artt. in L'Oss. Romano, 4, 5-6, 7 maggio 1941 (periodo di permanenza in Polonia), Per P. XI intimo : A. Arborio Mella di S. Elia, Ricordando P. XI, in Ecclesia, 5 (1946), pp. 84-88; C. Confalonieri, Nella luce di P. XI, in La scuola cattolica, 19 (1941), pp. 223-42; id., Aspetti di P. XI, in I nostri convegni, Milano 1947, pp. 13-36; id., P. XI nel decennio del beato transito, in L'Oss. Rom., 10 febbr. 1949 Opere relative all'attività pontificale: le Cronache della Civiltà Cattolica, redatte quasi sempre dal p. T. Rinaldi, costituiscono una delle principali fonti di informazione sul pontificato di P. XI; M. d'Orthigny, L'aiuto pontificio ai bambini affamati della Russia, Roma 1925; A. Giannini, I concordati postbellici, 2 voll., Milano 1929-36 (testo dei c.); I. M. Restrepo, Concordata regnante SS. D. Pio XI. XI inita latine et gallica reddita et notis illustrata, Roma 1934; anon., Monumenti di un pontificato: la Città del Vaticano, le chiese, le case parrocchiali, i seminari, ivi [1934] (elenco non molto gradito da P. XI perché vi erano registrate opere non sue: cf. Confalonieri, Nella luce, cit., p. 234); Y. de la Brière, L'Eglise et son gouvernement, Parigi 1933; Pion XI P. M. Monumenta et opera (con note descrittive di G. Anichini), Milano 1936; L. Salvatorelli, La politica della S. Sede dopo la guerra (Manuali di politica internazionale, 3), ivi 1937; id., P. XI e la sua eredità pontificale, Torino 1939 (studio obiettive e documentarli); J. Selanidlin, Papstgeschichte der neuesten Zeit, IV, Monaco 1939 (incompleto a causa della censura statale); M. Bendiscidi, La politica della S. Sede, Firenze 1939; vari autori, Sa Sale et Pie XI, le Pape des missions, in Grandi Lacs, Namur 1939; I. Cecchetti, P. XI nella luce di una grande idea, in Bollettino seclismo, 34 (1939), pp. 3-92; vari autori, a cura dell'Univ. del S. Cuore di Milano, Chiesa e Stato. Studi storici e giurisici per il decennale della conciliazione tra la S. Sede e l'Italia, 2 voll., Milano 1939; L. Castelli, "Q u l toute di territorio», Ricordi di lavori ed opere eseguite nel Vaticano durante il pontificato di P. XI (102.-...), Roma 1940; La tomba di P. papa XI, ivi [1941]; P. Salviucci, La politica vaticana e la guerra, 1937-22, Milano 1943; G. Dalla Torre, P. XI di fronte al fascismo, in Idea, I (1942), pp. 7-12; F.-Ch. Roux, Huit ans au Vatican, (1932-20), Parigi 1947; M. Maccarrone, Il nazionalocialismo e la S. Sede, Roma 1947. Si veda.ro inoltre le voci: azione cattolica; commissioni pontificie; concordati; istituti di studi superiori; patti lateranensi.
A. Pietro Frutae

PIO XII, papa. - Eugenio Pacelli, n. a Roma il 2 marzo 1876 dall'avv. Filippo (v. pacelli, famiglia) e da Virginia Graziosi, a Roma stessa ebbe la sua formazione: dopo gli studi classici nel R. CimnasioLiceo Visconti (conclusi con la licenza ad honorem), entrò nel Collegio Capranica e studiò filosofia alla Pont. Università Gregoriana; continuò la sua formazione sacerdotale presso il Pont. Ateneo del Seminario Romano all'Apollinare, dove conseguì col massimo dei voti la laurea in teologia ed in utroque iure. Ordinato sacerdote il 2 apr. 1899, entrò subito al servizio della S. Sede nella Segreteria di Stato nella Congregazione degli Affari straordinari, in cui fu nominato da Pio X sottosegretario (1911) e poi segretario (1914). Sviluppava intanto la sua predilezione per il Diritto canonico, insegnando all'Ateneo del Seminario Romano e all'Accademia dei Nobili ecclesiastici, collaborando con il card. Gasparri alla preparazione del Codice e pubblicando tra l'altro lo studio storico-giuridico : La personalità e la territorialità delle leggi, specialmente nel Diritto canonico. Alle occupazioni di ufficio e allo studio univa il ministero sacerdotale, distinguendosi specialmente nella predicazione.

Mons. Pacelli continuava la sua opera nella Segreteria di Stato (preparò il Concordato con la Serbia nel 1914), quando la morte del nunzio in Baviera nel momento più difficile della guerra indusse Benedetto XV a nominarlo nunzio apostolico presso quel governo, che solo nella Germania in guerra aveva rapporti diplomatici con la S. Sede. Elevato il 20 apr. 1917 alla sede arcivescovile titolare di Sardi e consacrato dallo stesso Pontefice ( 13 maggio), raggiunse subito la sua sede di Monaco, per svolgere una delicata azione presso il governo del Reich in favore degli sforzi del Papa per la pace. Durante la guerra visitò i campi dei prigionieri e dopo la disfatta tedesca aiutò le popolazioni e si comportò con esemplare fermezza di fronte alla rivoluzione bolscevica di Monaco (1919). Nominato nel 1920 primo nunzio presso il Reich
a Berlino, mantenendo sino al 1925 la sede di Monaco, suo scopo principale fu di stabilire su nuove basi concor datarie le relazioni tra Chiesa e Stato in Germania; non essendo possibile giungere ad un Concordato per il Reich, lavorò per concludere accordi con i singoli Stati tedeschi. Frutto delle sue fatiche furono il Concordato con la Baviera (1925), quello con la Prussia (1929), cui si aggiunse nel 1932 quello con il Baden : essi garantivano alla Chiesa molti diritti positivi. Parallelamente il nunzio mons. Pacelli si dedicava in quegli anni del dopo-guerra tedesco ad elevare il prestigio della S. Sede in Germania ed a favorire il rifiorire della Chiesa tedesca, partecipando a manifestazioni cattoliche e tenendo discorsi.

Nominato cardinale da Pio XI (16 dic. 1929) e chiamato a succedere al card. Gasparri come segretario di Stato, per 9 anni collaborò fedelmente all'opera del grande Pontefice in quell'altissimo ufficio, più grave durante l'ultimo periodo quando il Papa era molto malato; maggiormente lo occuparono la difesa della Chiesa contro il nazionalsocialismo in Germania dopo il Concordato con il Reich (1933), la conclusione di altri concordati, l'applicazione di quello italiano. Pio XI lo inviò suo legato agli importanti Congressi eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), come pure alle celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937), e in tali missioni (si aggiunga il viaggio negli Stati Uniti del 1936) si distinse per la sua oratoria e non comune conoscenza delle lingue, ammirata parimenti in congressi e commemorazioni tenute a Roma.

Morto Pio XI ed aperto il Conclave il $1^{\circ}$ marzo 1939, il card. Pacelli fu eletto papa il giorno successivo, prendendo il nome di P. XII. La sua maggiore preoccupazione fu subito il pericolo imminente della seconda guerra mondiale, e sin dalla prima allocuzione al mondo ( 3 marzo) invitò alla pace i popoli e gli uomini di governo. Questi sforzi si susseguirono incessanti dal marzo al sett. 1939, pubblicamente con appelli e speciali preghiere e per via diplomatica. Al principio di maggio il Papa fece attraverso le proprie rappresentanze diplomatiche un passo presso i capi di Stato delle maggiori potenze europee; il 24 ag., dopo l'Accordo tedesco-russo che determinava la spartizione della Polonia e lo scoppio della guerra, rivolse un supremo appello, ammonendo che «le conquiste e gli imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio», e che "nulla è perduto con la pace e tutto può esserlo con la guerra». Ancora il 31 ag. una nota diplomatica ai governi di Germania, Polonia, Inghilterra, Francia e Italia scongiurava «in nome di Dio» di fare tutto il possibile per evitare l'inizio delle ostilità.

Aperto il conflitto il $1^{\circ}$ sett. 1939, l'azione di P. XII si volse a tre scopi principali : il pronto ristabilimento di una pace giusta e onorevole per tutti, la limitazione del conflitto, l'aiuto alle vittime della guerra. Nella prima encicl., Summi pontificatus ( 20 ott. 1939), P. XII indicò i modi e i fini di una pacifica convivenza dei popoli, additando le cause ed i rimedi dei mali, e facendo un significativo riferimento alla Polonia invasa; nell'allocuzione natalizia richiamò i principi di diritto naturale che i belligeranti dovevano rispettare, condannando l'aggressione contro i piccoli popoli, le atrocità e l'uso di mezzi illeciti di distruzione, il disprezzo della dignità, libertà e vita umana. Ininterrotti per tutto il periodo della guerra si seguirono gli inviti alla preghiera per la pace, il favore ad ogni iniziativa che potesse portare alla pace (per tale motivo accolse con piacere, al principio del 1940, l'invio presso la S. Sede di un rappresentante personale del Presidente degli Stati Uniti, Myron C. Taylor), l'esposizione dei principi giuridici e morali per un vero e solido ordinamento tra le nazioni in Europa e nel mondo (v. specialmente i messaggi natalizi).

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Parimenti P. XII fece tutti gli sforzi perché il conflitto non si cstendesse ad altri paesi, in particolare per salvare dalla guerra l'Italia, che il $1^{\circ}$ sett. 1939 aveva dichiarata la "non-belligeranza ". Sollecitò prima la mediazione del governo italiano tra la Germania e la Polonia, e dopo fece ogni tentativo per impedire la partecipazione italiana alla guerra : parlò della pace dell'Italia nell'encicl. Simmi pontificatus, vi insistette in pubblici discorsi, alla fine del dic. 1939 si rivolse direttamente al Sovrano (visita al Quirinale, 28 dic. 1939); continuò i suoi sforzi nei primi mesi del 1940, insistendo attraverso il nunzio d'Italia presso il ministro degli Esteri, ed il 24 apr., quando ormai la guerra era stata decisa, si rivolse con lettera autografa a Mussolini, facendo appello al suo senso di responsabilità perché «una si grande calamità fosse risparmiata al suo paese n. Gli interventi ed i pubblici appelli del Papa per la pace si moltiplicarono durante il mese di maggio, ed alle proteste di Mussolini, irritato per le ripercussioni che avevano nel popolo italiano, fece rispondere che "non temeva di andare anche in un campo di concentramento».

Al momento dell'invasione dell'Olanda, Belgio e Lussemburgo (ro maggio), P. XII mandò telegrammi di solidarietà (pubblicati nell'Osservatore Romano) ai Sovrani di quelle nazioni, denunziando l'aggressione tedesca. Invasa e in parte occupata la Francia, diresse una lettera all'egiscopato francese ( 29 giugno), dando direttive per l'opera da svolgere in quel difficile momento.

Di fronte alla Germania, P. cercò all'inizio del pontificato di migliorare le relazioni con il governo nazionalsocialista, ma l'offerta, fatta per suggerimento dell'episcopato tedesco, riusci vana, e continuarono le illegalitá naziste nei vari campi della vita ecclesiastica. Il Papa denunziò le nuove oppressioni con nota diplomatica del 10 luglio 1939, e continuò nelle proteste quando l'inizio della guerra aggravò le vessazioni naziste contro la Chiesa. La visita a Roma del ministro degli Esteri Ribbentrop diede occasione per chiedere di poter inviare un visitatore apostolico nel territorio polacco occupato dai tedeschi, ma la richiesta non venne accolta; la S. Sede continuò a preoccuparsi di quell'infelice paese, protestando a Berlino senza interruzione con note ed appelli per le inique persecuzioni che subivano la Chiesa e la popolazione polacca (particolarmente grave la nota del 2 marzo 1943). Contro alcune aberrazioni della ideologia nazista il S. Ufficio condannò in quegli anni il principio della «euta nasia" (2 dic. 1940), applicato in Germania per sopprimere coloro che erano considerati "non valevoli di vita" ( $L e$ benamente) e quello della sterilizzazione, specie se coatta, perché gravemente lesivo della integrità e libertà umana (23 febbr. 1941).

Era intanto incominciato, sin dal sett. 1939, l'aiuto del Papa ai popoli colpiti dalla guerra. Attraverso le rappresentanze pontificie, furono dati sussidi ai profughi polacchi rifugiatisi nei vari paesi, e poi a quelli della Bessarabia e Buovina. Le richieste di notizie sui prigionieri, che subito vennero alla S. Sede da tutto il mondo, e la esperienza di quanto essa aveva fatto nella prima guerra mondiale, indussero P. XII ad organizzare presso la Segreteria di Stato un Ufficio informazioni, che ebbe enorme sviluppo durante la guerra. Appena iniziate le ostilità, il Papa fece chiedere al governo tedesco le liste dei prigionieri polacchi, ma ne ebbe risposta negativa ed egualmente infruttuose furono le richieste che insistentemente si rinnovarono. Cercò allora di raccogliere notizie, con l'aiuto dei vescovi, sulle persone e famiglie disperse, incontrando anche in tale opera difficoltà. Con il giugno 1940 le ricerche si allargarono ai profughi belgi, olandesi, francesi, agli Italiani internati, e, sempre in maggior misura man mano che il conflitto continuava e si estendeva, ai prigionieri di guerra. Dal giugno 1940 al sett. 1941 giunsero ca. 400.000 richieste; l'Ufficio centrale fu posto nel Palazzo di S. Carlo in Vaticano e raggiunse il numero di 885 impiegati, mentre altri uffici ausiliari erano in Roma. Il lavoro si svolgeva in sezioni delle varie lingue e nazioni o parti del mondo, una speciale fu quella per gli Ebrei perseguitati dai Tedeschi, per i quali furono ricevute roo.000 domande. Per ottenere le desiderate notizie, dovettero condursi difficili trattative con i governi : quello
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Pio XII, papa - Rirratto.
della Germania ed i comandi militari tedeschi non accolsero le domande della S. Sede, anche la Grecia non acconsenti a dare informazioni. Insistenze vivissime e tentativi innumerevoli furono fatti dal Papa (specialmente attraverso il presidente Roosevelt) per riuscire ad avere dalla Russia notizie sui suoi prigionieri tedeschi, italiani e di altre nazioni, ma ogni sforzo riusci inutile; il Papa tentò anche, nel 1940, di giungere ad uno scambio di prigionieri tra i belligeranti, ma i tentativi furono infruttuosi. Con l'ag. 1940 cominciarono le trasmissioni per mezzo della Radio vaticana, ben presto moltiplicate ed estese a tutto il mondo. Le comunicazioni delle notizie, fatte per radio, telegrafo, corrieri e servizio postale, si svolgevano attraverso le nunziature o le delegazioni apostoliche, che istituirono appositi uffici; i rappresentanti della S. Sede nei vari paesi assistettero anche, per quanto fu loro concesso, i prigionieri, gli internati, le loro famiglie, portando i generosi aiuti che il Papa poteva far giungere, specialmente in occasione delle festività del Natale e della Pasqua. Nel 1942 i servizi di informazione si estesero all'America del Sud, dove erano molti internati civili; nel 1943 la Radio vaticana poté stabilire collegamenti con il Giappone; dopo lo sbarco alleato nel Nord-Africa fu istituito ad Algeri un particolare Ufficio informazioni, affidato ai Padri Bianchi; occupata la Sicilia e l'Italia meridionale, le richieste di notizie si moltiplicarono e dopo laboriose trattative la S. Sede poté organizzare centri di raccolta e distribuzione di messaggi vaticani presso le Curie diocesane, coadiuvate dai parroci e dall'Azione Cattolica. Infruttuose furono invece le ricerche di notizie sui militari italiani internati in Germania, e il Papa riusci solo a far giungere loro qualche aiuto attraverso la missione cattolica svizzera e la nunziatura di Berna. L'Ufficio informazioni continuò, anche terminata la guerra, ad assistere i prigionieri tedeschi e di altre nazioni, per aiutare gli internati politici dei caduti regimi e per favorire il rimpatrio dei prigionieri e degli internati, soprattutto dalla Germania. Alla fine della sua attività (1946) l'Ufficio informazioni della S. Sede aveva ricevuto quasi 10 milioni di richieste e trasmesso un numero ancora maggiore di messaggi.

La sollecitudine del Papa durante la guerra si preoccupò in modo particolare di salvare Roma, centro della cristianità e sua sede episcopale. Il giorno stesso dell'entrata in guerra dell'Italia, la S. Sede chiese ai governi

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francese e inglese che la città non venisse bombardata da incursioni aeree. Mentre la risposta francese fu subito favorevole, il governo di Londra assunse un'attitudine riservata, e pose condizioni senza prendere alcun impegno concreto. La S. Sede continuò a chiedere l'immunità di Roma, non lasciando passare occasione per esporre le ragioni in favore, interponendo governi e personalità. Dopo l'entrata in guerra dell'America, insistette anche presso il governo degli Stati Uniti. Avvicinandosi il pericolo (1942) furono maggiormente interessati i rappresentanti della S. Sede e attraverso loro i vescovi e i cattolici, incoraggiando preghiere e pubblicazioni, e si adoperò presso il governo italiano (dic. 1942) perché dichiarasse e rendesse Roma «città aperta», allontanandone i comandi militari. I tentativi, intensificati nella primavera del 1943, non riuscirono, ed il 19 luglio di quell'anno si ebbe il primo bombardamento alleato sulla città : P. subito accorse tra le rovine e le vittime, portando conforto ed aiuto, e deplorò altamente il bombardamento con una pubblica lettera al cardinal vicario. Nonostante la protesta e nuovi interventi, Roma fu bombardata una seconda volta il 13 ag., e di nuovo il Papa andò immediatamente tra la popolazione colpita e fece inviare una nota di deplorazione ai
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Pto XII, papa - Udienza ai partecipanti al $35^{\circ}$ giro ciclistico d'Italia. Al centro, in ascolto del Pontefice, G. Bartali e F. Coppi ( 22 maggio 1952).
lini. F'olio)
gnero, in ascolto del Pontefice, G. Bartali e F. Coppi ( 22 maggio 1952).
governi inglese e americano. Quando la guerra si avvicinò a Roma, si moltiplicarono gli sforzi di P. per impedire che la città divenisse campo di battaglia tra i due eserciti, favorendo le iniziative di neutrali (l'Irlanda presso gli Stati Uniti e la Spagna presso la Germania). Alla proposta dell'ambascistore tedesco di ritirarsi dalla città in pericolo, protetto dai Tedeschi, fece rispondere che rifiutava di lasciare Roma, qualunque cosa avvenisse ( 5 febbr. 1944).

Roma e i suoi dintorni si erano riempiti di profughi e rifugiati, sospinti dalle vicende della guerra, e ad essi venne in aiuto la carità del Papa, che costituì nella primavera del 1944 la Commissione assistenza, fece organizzare refettori, cucine popolari, trasporti di viveri; nei momenti più difficili, quando le comunicazioni con Roma erano paralizzate dai bombardamenti, i mezzi del Vaticano provvidero ad approvvigionare la città, in particolare gli ospedali. La protezione di P. andò parimenti ai perseguitati politici di qualsiasi ideologia ed agli Ebrei, accolti e protetti in istituti religiosi, ed ai tesori di arte, archivi e biblioteche, che specialmente dal Lazio furono trasportati nella Città del Vaticano; si calcolà che più di un terzo del patrimonio mobile dell'arte italiana vi sia stato ospitato.

L'opera di P. XII per Roma si fece più intensa negli ultimi mesi dell'occupazione tedesca, mediante pubbliche manifestazioni (discorso ai profughi in Piazza S. Pietro, 12 marzo) e moltiplicati interventi sia presso i Tedeschi che gli alleati per scongiurare il pericolo che incombeva: alla proposta del comando germanico di evacuare la popolazione della città, egli si oppose fermamente. Roma fu salvata ed il giorno dopo la liberazione ( 5 giugno 1944) un'immensa folla in Piazza S. Pietro acclamava il Papa defensor civitatis.

Anche per molte altre città italiane e straniere P. XII chiese che fossero preservate dai bombardamenti e dalle rovine della guerra, o perché città ospitaliere o per la
polazioni della Cina e, finita la guerra, aiutò in modo particolare la Germania, inviando grandi quantita di viveri e sussidi specialmente per la ricostruzione delle chiese. In Italia operò principalmente attraverso la Pontificia Commissione Assistenza, che si è occupata dei profughi, dei reduci, dei rimpatriati, ha allargata la sua azione ad altre opere di assistenza caritativa e sociale (specialmente le colonie estive) ed è intervenuta con larghi e pronti aiuti in gravi calamità internazionali (così per le alluvioni del 1951 nell'Italia meridionale e nel Polesine).

Mentre la carità del Papa cercava di alleviare i mali del dopo-guerra, più viva si faceva la sua preoccupazione per la nefasta influenza del comunismo anto in Europa e nel mondo. Durante la guerra, con nobile imparzialità, nulla aveva fatto che significasse approvazione o incoraggiamento della guerra intrapresa nel 1941 contro il popolo russo (v. discorso del 25 febbr. 1946), però aveva apertamente condannato il contenuto ideologico del comunismo (v. radiomessaggio natalizio 1942), e fu chiaro e cauto di fronte alle suggestioni del presidente Roosevelt, che si mostrava benevolo e ottimista, ammonendo contro i pericoli del comunismo sovietico (v. corrispondenza tra Roosevelt e P. XII). Le previsioni del Papa si dimostrarono giuste, e l'espansione russa dopo la guerra portò il predominio del comunismo nelle nazioni centro-orientali dell'Europa e in Cina, mentre negli altri paesi, in particolare Italia e Francia, si organizzavano o sviluppavano forti partiti comunisti. Per scongiurare un si grave pericolo per la religione, P. XII ha spiegato tutte le sue energie, stimolando la comprensione delle nazioni più prospere in favore di quelle più esposte all'insidia del comunismo a causa delle loro condizioni sociali, e soprattutto illustrando e propugnando la dottrina sociale cattolica, denunciando gli errori dell'ideologia marxista, dando norme pratiche circa la condotta del clero e del popolo cristiano (v. comunismo; decreto del S. Ufficio, I luglio 1949).

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Connessa con tali provvedimenti è la successiva ammonizione del S. Uffizio del 28 luglio 1950 contro le associazioni comuniste di fanciulli e fanciulle. Grande importanza hanno pure le direttive dice ai vescovi dalla Congregazione Concistoriale nel 1945 circa il dovere del voto e la necessità di darlo soltanto a candidati sicuri sotto l'aspetto religioso, argomento su cui è entrato lo stesso Pontefice con precisi e fatti insegnamenti (v. discorso ai quaresimalisti di Roma, 10 marzo 1948).

La necessità di questi interventi appare più manifesta se si considera la lotta sferrata dal comunismo contro la Chiesa nei paesi in cui è giunto al potere. Il primo gravissimo fatto del dopo-guerra fu la violenta distruzione della Chiesa cattolica nella Rutenia aggregata alla Russia (v. encicl. Orientales omnes, 23 dic. 1945). Nel sett. eott. successivo si svolgeva in Jugoslavia il processo contro mons. Stepinac, arcivescovo di Zagabria, che veniva ad aggiungersi a stragi, deportazioni di sacerdoti ed altre gravissime violenze (v. discorso alla Rota, 6 ott. 1946). Seguiva (1948) in Ungheria il tristissimo processo contro il card. Mindszenty (v. lettera all'episcopato ungherese del 2 genn. 1949, le allocuzioni nel Conciatoro segreto, al corpo diplomatico e al popolo romano del febbr. successivo). Sviluppandosi sempre più la lotta contro la religione cattolica nei paesi caduti sotto l'influenza sovietica, gli interventi di P. XII si ripeterono, sia colpendo con le pene ecclesiastiche i responsabili della lotta (v. provvedimenti disciplinari del S. Uffizio e della Congregazione del Concilio contro movimenti pseudo-cattolici o sacerdoti apostati in Cecoslovacchia, Romania, Ungheria, Jugoslavia anche dopo la rottura del Cominform), sia provvedendo alla nomina di vescovi al posto di quelli tolti violentemente dal governo delle chiese, sia aiutando, quando era possibile, e soprattutto incoraggiando la gerarchia, il clero ed il popolo nella difesa della propria fede: si debbono qui ricordare le lettere rivolte all'episcopato polacco (sett. 1949 e sett. 1951), quella alla gerarchia ed al popolo cecoslovacco (28 ott. 1951), ai cattolici cinesi ( 18 genn. 1952), all'episcopato di Romania (27 marzo 1952).

L'insegnamento dogmatico di P. XII ha toccato i problemi più vivi della teologia moderna, dando talora soluzioni definitive, più volte orientando per vie sicure le ricerche della teologia cattolica. Le indagini bibliche, che sono alla base del dogma, hanno avuto norme rispondenti alle nuove esigenze e ai progressi scientifici con l'encicl. Divino afflante Spiritu (v.); il preciso significato della Rivelazione e del Magistero è determinato nell'encicl. Humani generis (v.), che addita nelle attuali deviazioni teologiche e filosofiche di alcuni ambienti culturali i pericolosi effetti di una scienza emancipata dall'autorità della Chiesa; l'encicl. Mystici corporis (v.) fa un'ampia esposizione della dottrina rivelata sulla Chiesa, quella Mediator Dei contiene una trattazione sistematica della "teologia liturgica" ed è particolarmente ricca di precisazioni dogmatiche su questioni della teologia sacramentaria. Nella cost. apost. Sacramentum ordinis (v.) P. XII ha risolto la secolare questione sull'essenza del Sacramento dell'Ordine, mentre in altre encicliche o documenti si è pronunciato su controversie oggi vive, così nell'encicl. Munificentissimus Deus (v.), che definisce ex cothedra il dogma dell'Assunzione di Maria, delinea il progressivo affermarsi della verità implicitamente contenuta nella Rivelazione, e nell'encicl. Sempiternus Rex, in occasione del XV centenario del Concilio di Calcedonia, respinge la teoria protestante della kenosi (v.) e recenti interpretazioni del mistero dell'Incarnazione.

Nel campo delle scienze e della cultura P. XII ha dato impulso all'attività della Pont. Accademia delle Scienze (v. discorsi); ha promosso la traduzione del Salterio dai testi originali, fatta dal Pont. Istituto Biblico, proponendola per la recita del Breviario con la lettera In quotidianis precibus ( 24 marzo 1945); ha fatto eseguire gli scavi sotto la confessione di S. Pietro che hanno portato al ritrovamento del sepolcro dell'Apostolo.

Nel campo morale e giuridico, cura particolare ha dimostrato P. XII per la tutela del Sacramento del Matrimonio e la santità del focolare domestico: nella forma catechetica la materia è illustrata principalmente nei discorsi agli sposi, che sviluppano un piano organico di
insegnamento sul Matrimonio, i doveri coniugali, l'educazione dei figli; nella forma giuridica molti problemi sono esposti nei discorsi annuali alla Rota. La questione del fine primario del Matrimonio, oltre che essere trattata in alcuni discorsi, fu oggetto di un decreto del S. Uffizio (9 marzo 1944); alcuni aspetti della morale coniugale sono stati precisati nel discorso alle ostetriche del 29 ott. 1951; altri, che riguardano la donna nei suoi problemi morali, religiosi e di apostolato, sono toccati in numerosi discorsi a gruppi o organizzazioni femminili, con originali riflessioni sulle esigenze dei tempi moderni. Bisogna infine ricordare i numerosissimi discorsi rivolti a determinate categorie, che prendono occasione da udienze o congressi per esporre i compiti specifici di ogni professione o servizio; di particolare rilievo i radiomessaggi ai malati.

Sotto P. XII si ebbe la prima modifica al CIC con l'abolizione al $2^{\circ}$ comma del $\S 4$ del can. 1099, circa il fine del Matrimonio, che aveva sollevato tanti problemi di minuta casistica (motu proprio del $1^{\circ}$ ag. 1948), e sono state pubblicate tre parti del Codice per la Chiesa orientale, De Matrimonio (motu proprio del 22 febbr. 1949), De iudicibus (6 genn. 1950), e De bonis, De religionis, De verborum significatione ( 9 febbr. 1952).

Se si si volge infine all'insegnamento sociale di P. XII, si trova riproposta nelle sue grandi linee la dottrina dei suoi predecessori. Però motivo fondamentale che caratterizza P. XII è l'accento che egli pone sull'uomo e sulla valorizzazione della sua persona, e ciò si spiega per il fatto che in questi ultimi decenni l'incidenza dello Stato in ogni ordine di rapporti umani è divenuta sempre più vasta e profonda, minacciando di essere assorbente anche nei paesi a regime democratico. P. XII afferma che il mondo economico non è di sua natura un'istituzione statale, ma creazione vivente della libera iniziativa dei singoli e dei loro gruppi liberamente costituiti (discorso alla UNIAPAC, 7 maggio 1949); il dovere e il diritto al lavoro non provengono dalla società, ma scaturiscono dalla natura umana, e il lavoro è sempre nobile, anche quando sembrano umili le forme in cui si esplica, e perciò esige l'instaurazione e il consolidamento di un ordine sociale che renda possibile ai lavoratori di evadere dallo stato di nullatenenza, far partecipi i propri figli ai beni della cultura, inserirsi essi stessi nelle varie comunità umane per esserne membri attivi e responsabili (radiomessaggio natalizio 1942); lavoratori e imprenditori devono tendere ad umanizzare i loro vicendevoli rapporti, fino a trasformare l'azienda in una comunità di lavoro (discorso del 31 genn. 1952), senza che si giunga ad affermare un diritto naturale dei lavoratori alla cogestione (discorso del 3 giugno 1950). D'altra parte P. XII afferma che la proprietà privata deve considerarsi pietra angolare di un ordine economico sociale ben congegnato e rettamente operante (radiomessaggio $1^{\circ}$ sett. 1944), intimamente connessa con la dignità e lo sviluppo della persona umana, e che la stessa natura domande che gli uomini siano proprietari e e quando non lo siano le divengano" (radiomessaggio natalizio 1942). Perciò il Papa ha condannato il presente assetto economico-sociale ospitalista, non conforme a giustizia, ammaestrando che deve essere ricomposto secondo un criterio di equità, tramiti all'occorrenza adeguati interventi statali (radiomessaggio $1^{\circ}$ sett. 1944); però l'umanizzazione del mondo economico va realizzata non con la rivoluzione, ma con una graduale e ben condotta evoluzione (discorso del 13 giugno 1943).

I problemi che riguardano la vita interna della Chiesa come quelli della vita religiosa dei fedeli si trovano trattati o accennati tutti negli atti, allocuzioni e discorsi di P. XII. Gli stessi discorsi in cui si toccano i problemi politici, nel più alto senso della parola (i grandi problemi odierni della convivenza umana, della pace mondiale, della giustizia sociale), si richiamano sempre ai principi superiori del Vangelo e della Rivelazione cristiana ( $v$. in particolare i radiomessaggi natalizi).

Seguendo la linea tracciata dal b. Pio X e da Pio XI, P. XII è stato sollecito della retta formazione e del buono spirito del clero; il documento più importante in materia è l'esortazione Menti Nostrae (23 sett. 1950), notevole anche perché per la prima volta in un documento ponti-

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ficio sono toccati aspetti attuali della pedagogia sacerdotale. Sollecitudini particolari non mancano in documenti o esortazioni all'episcopato di varie nazioni dove il problema delle vocazioni sacerdotali è più scuto, come in molte dell'America latina (v. specialmente la lettera all'episcopato brasiliano del 23 apr. 1947, cui si aggiunse il 7 marzo 1950 una lettera della Congregazione dei Seminari).

Non minore è stato l'interessamento per la formazione dei religiosi e delle religiose. Sono da ricordare la cost. apost. Previola Mater (2 febbr. 1947), in favore degli istituti secolari, e la Sponsa Christi (21 nov. 1950) sulla disciplina dei monasteri femminili. Importanti sono pure alcuni discorsi tenuti in occasione di Capitoli generali per talune preziose raccomandazioni (alla Compagnia di Gesù ed ai Domenicani il 17 e 29 sett. 1946; ai Frati Minori ed ai Carmelitani Scalzi il 23 maggio e 23 sett. 1951).

Direttive e sviluppi ha dato P. XII all'Azione Cattolica (v.), favorendo il costituirsi di organizzazioni internazionali (intellettuali, uomini, gioventù maschile e femminile, Comitato permanente dei Congressi internazionali per l'Apostolato dei laici), e dando impulso ai diversi rami con discorsi che toccavano gli specifici problemi di ognuno (memorabile, per le circostanze in cui si svolse, quello agli operai, della Pentecoste 1943). I bisogni particolari ed i problemi religiosi e morali dei singoli popoli sono stati richiamati da P. XII in occasione dei numerosi radiomessaggi per congressi internazionali eucaristici o mariani o analoghe manifestazioni religiose, rivolti a tutte le nazioni cattoliche; la parola di Pastore universale di P. XII è stata facilitata e resa più efficace dal sicuro possesso che egli ha delle principali lingue.

Due momenti di intensa attività pastorale sono stati l'anno del giubileo episcopale del Papa ( 13 maggio 1942 1943) e soprattutto l'Anno Santo del 1950, che ha visto convenire a Roma da ogni parte del mondo milioni di pellegrini, tutti accolti dalla parola instancabile del Papa. L'atto più solenne dell'Anno Santo (e del pontificato di P. XII) fu la proclamazione del dogma dell'Assunzione corporea di Maria, in Piazza S. Pietro il $1^{\circ}$ nov. 1950, alla presenza di ca. 600 vescovi e di un'immensa folla di fedeli.

Numerose sono state, specie durante l'Anno Santo, le canonizzazioni e le beatificazioni decretate da P. XII: particolare rilievo ha avuto la beatificazione di Pio X il 3 giugno 1951; si aggiunga la canonizzazione equipollente di s. Margherita d'Ungheria ed il titolo di Dottore a s. Antonio di Padova. Sotto l'aspetto liturgico si ricordano le direttive date nell'encicl. Mediatov Dei (v.), di mirabile equilibrio tra le esigenze spirituali odierne ed il fermo freno ad ogni abuso, e la restaurazione "ad experimentum" della Vigilia pasquale. Il culto mariano è stato assai sviluppato da P. XII, che il 31 ott. 1942 ha consacrato il genere umano al Cuore Immacolato di Maria, istituendo poi questa festa ( 22 ag.), ogni anno ha invitato alla preghiera durante il mese di maggio, ha inviato messaggi a vari Congressi mariani (più volte a Fatima) e infine ha definito il dogma dell'Assunzione. Il culto dei Santi è stato favorito con documenti per solennità giubilari (s. Benedetto, s. Rosa da Viterbo, s. Leonardo da Porto Maurizio), proclamando nuovi patroni di città e di nazioni; particolare importanza ebbe la proclamazione (1959) di s. Francesco di Assisi e s. Caterina da Siena a patroni primari d'Italia.

Grande sviluppo ha avuto la gerarchia sotto il pontitificato di P. XII : sino al 31 dic. 1951 erano state erette 85 nuove sedi arcivescovili o vescovili ( 24 sedi vescovili sono divenute arcivescovili), 123 vicariati o prefetture apostoliche sono divenute sedi vescovili, create 17 abbazie o prelature nullus, nei paesi di missione istituiti 77 nuovi vicariati apostolici e 53 prefetture apostoliche. P. XII, seguendo l'indirizzo dato da Pio XI, ha promosso il graduale passaggio di circoscrizioni missionarie a diocesi, ed ha favorito il crescere del clero indigeno. Norme molteplici per la vita e lo sviluppo delle missioni ha dato nell'encicl. Evangelii praesones ( 2 giugno 1951), tra le quali non manca il richiamo ai problemi sociali di quelle regioni. I rapporti diplomatici della S. Sede, purtroppo interrotti
dai paesi comunisti (in Jugoslavia è rimasto un incaricato d'affari), sotto il pontificato di P. XII si sono estesi ad altre nazioni, e sono state istituite le internunziature di Egitto, India, Libano, Filippine, Giappone, Pakistan, e le delegazioni apostoliche di Dakar, Corea. - Vedi tav. CV.

BibL.: per gli atti ufficiali, v. AAS; utile la consultazione dei vall. annuali: L'attività della S. Sede, Città del Vaticano, dal 1942: ottima è la Guide to the documents of Pius XII (1930-45) di sister M. Claudia, Westminster, Maryland 1951. I Discorsi e radiomessaggi comprendono 15 val., seguendo gli anni del pontificato. "Vita e Pensiero", Milano sino al 1946, e quindi Tip. poliglotta Vati