dei mezzi, cioè delle risorse umane, per cui ciò che è posseduto, consumato, impiegato, risparmiato da un soggetto o dallo stesso soggetto per un determinato scopo viene sottratto a tutti gli altri soggetti ed a tutti gli altri scopi, ne deriva che il sistema degli ostacoli lega nel suo complesso tutti i movimenti di tutte le persone presenti sul mercato. Conclusione : i fenomeni economici non sono legati da semplici relazioni di causa ed effetto, ma da relazioni di mutua dipendenza.
Questa conclusione spiega la ragione profonda delle difficoltà che si presentano nel governo economico, perché, come in generale un provvedimento attuato in un determinato settore può provocare in altri settori reazioni indirette, impreviste e non desiderate, cosi può succedere che un provvedimento, diretto ad un fine di giustizia sociale, possa in concreto, invece, divenire strumento e fonte di nuova ingiustizia. Essa costituisce la condanna del dirigismo economico. Non v'è niente umana capace di sostituirsi al mercato nel determinare le posizioni reciproche dei singoli, cioè di provocare quegli aggiustamenti che nel mercato avvengono attraverso la fluttuazione dei prezzi. Il volgo è indotto a vedere nello strumento monetario la causa determinante del fenomeno: lo schema paretiano dimostra la vanità della concezione : l'equilibrio nasce dal contrasto fra gusti ed ostacoli, cioè dagli elementi primitivi che sono in gioco: i prezzi misurano, non creano la tensione del sistema.
Il dramma economico viene cosi ridotto ai suoi fondamenti essenziali, i bisogni umani, i mezzi per soddisfarli; esso non è che un aspetto del dramma umano, in cui l'attività diretta a soddisfare i bisogni materiali interferisce con quella più alta che si esplica nei settori della politica, dell'arte, della cultura, della religione. Si comprende, allora, come giunto a questo punto P. sia stato indotto a spezzare le barriere che mantenevano la scena nel quadro degli interessi materiali, per indagare le ragioni della condotta umana nelle ipotesi più generali. La teoria dell'equilibrio economico sbocca cosi nella teoria dell'equilibrio sociale. Essa è esposta nel Trattato di sociologia, l'ultima delle grandi opere paretiane, tutta
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permesta anch'essa dal concetto delle mutue dipendenze. Il materialismo storico aveva tentato di ridurre ogni fenomeno umano al comune denominatore del fatto economico, qualificando religione, politica, arte come sovrastrutture, epifenomeni. Riconoscendo ai bisogni dello spirito la loro piena autonomia, ponendo in luce le mutue dipendenze che sussistono tra di loro e con le categorie economiche, P., pur restando fuori dal pensiero cristiano, appare come un restauratore dei valori morali, che sono a fondamento della nostra civiltà.
P. fu innovatore anche nel campo della statistica e la sua "curva dei redditi ", nella quale l'ordinata misura il numero (densità delle frequenze) dei redditi, il cui importo è pari all'ascissa, costituì la prima delle sue grandi scoperte. Con la dimostrazione della invarianza di questa curva nello spazio e nel tempo - entro i limiti dell'esperienza della civiltà occidentale - egli aprì la via alle ricerche di economia induttiva a base statistica, che ebbero in seguito larga diffusione e costituiscono oggi uno degli strumenti fondamentali dell'analisi economica.
Le opere principali di P. sono: Cours d'économie politique (Losanna 1897; trad. it., Torino 1942); Les systèmes socialistes (Parigi 1902); Manuale di economia politica (Milano 1906); Trattato di sociologia (Firenze 1917; 2* ed., ivi 1923); Fatti e teorie (ivi 1920); Trasformazione della democrazia (Milano 1921).
Bib.: per la bild. v. i fascicoli dedicati a P. nel Giornale degli economisti e Rivista di statistica, genn.-febbr. 1924 e dic. 1948.
Luigi Amoroso
PARIGI, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi, capitale della Francia nel dipartimento della Senna, che coincide col territorio ecclesiastico dell'arcidiocesi.
L'arcidiocesi conta 227 parrocchie, ripartite in quattro arcidiaconati (Notre-Dame, Ste-Geneviève, St-Denis, Sceaux). Il numero dei sacerdoti iscritti nell'Ordo del 1952 è di 2109 . Fra il piccolo e il grande Seminario si hanno 700 seminaristi. L'ultimo censimento ufficiale del 1946 indica per il dipartimento della Senna una popolazione di 4.775 .711 ab . La commissione diocesana di statistica calcola a 3.312 .000 i cattolici dell'arcidiocesi.
Durante gli ultimi 20 anni il $70 \%$ dei neonati nella diocesi hanno ricevuto il Sacramento del Battesimo. Ma tale proporzione è secondo ogni verosimiglianza inferiore alla realtà, perché molti bambini parigini vengono battezzati in campagna, dove passano i loro primi anni. La proporzione dei Battesimi in rapporto alle nascite è attualmente in aumento. Le scuole cattoliche della diocesi contano 30.000 allievi. La pratica religiosa varia molto a seconda delle zone della città. Nella stessa P. la proporzione dei praticanti è più forte di quella delle zone più proletarizzate; ma resta sempre insufficiente perché il principale ostacolo alla vita religiosa è dato dalla densità di popolazione che rende molto difficile l'opera pastorale.
Per riparare a questo grave inconveniente si sono divise le parrocchie in "quartieri». L'Azione Cattolica l'evora attivamente a P. I gruppi principali sono la Federazione nazionale d'Azione Cattolica (per gli uomini), la Lega femminile d'Azione Cattolica (per le donne),

(da V. Pareto, Sociologia generale, Firenze 1923, tss. contro il fond.) Paneto, Vilfredo - Ritratto.

(da V. Letequats, Le Brisiaire de Philippe le Bon. Brisiaire Parisiqn du XV- siecle, Bruxelles 1919, tss. 87) Parigr, arcidiccesi di - Particolare della pianta di P. al tempo di Carlo IX ( $2^{2}$ metà del sec. xvI).
i movimenti specializzati della feunesse catholique per i due sessi (Jeunesse étudiante, feunesse indépendante, feunesse ouvrière) gli Scouts e le Guide, i patronati e i Coeurs vaillants e le Ames vaillantes. In tutta l'arcidiocesi si contano ca. 200.000 membri tra tutti i gruppi d'Azione Cattolica alle dipendenze della Direction des oeuvres diocésaines.
Una delle caratteristiche di P. consiste nell'esistenza di una administration diocésaine des étrangers diretta da un vescovo ausiliario, coadiuvato da un vicario generale. Tale suddivisione della diocesi comprende 308.943 anime e conta 27 chiese, cappelle e missioni destinate ai fedeli di 35 nazioni e differenti riti; 70 sacerdoti appartenenti alle varie nazioni e riti sono adibiti a tale ministero. La più importante fra tutte le missioni è quella italiana diretta dai pp. Scalabriniani. Questa missione distribuisce più di 10.000 Comunioni pasquali ai fedeli d'origine penin saltire.
Suffraganee di P. sono le sedi vescovili di Blois, Chartres, Meaux, Orléans, Versailles. Giovanni Rupp
I. Origine e storia della diocesi. - La vecchia città gallica di Lutetia Parisiorum (Лоцхотскiд Пхртаіure) già ricordata da Cesare ( 52 a. C. : De bello Gallico, VI, 3), era compresa in una delle isole della Senna. All'epoca romana l'ambito della città si è poi esteso a sud del fiume sul pendio della collina di S. Genoveffa, e P. divenne per la sua posizione geografica un centro strategico e commerciale di primaria importanza della Lugdunensis Senonia. Il cristianesimo vi dovette comparire assai per tempo, ma fino a tutto il sec. II, P. non fu altro che una "parochia" presbiterale di Lione, unica diocesi delle Gallie. Come diocesi è stata organizzata ca. la metà del sec. III, e il suo protovescovo fu s. Dionigi, che Gregorio di Tours (Hist. Franc., I; In gloria Martyrum, 71 : ed. W. ArndtB. Krusch, in MGH, Script. rerum Meroc., I, pp. 48, 535) pone fra i sette vescovi giunti in Gallia nel 250. Di questo Santo, martirizzato probabilmente sotto Valeriano ( 258 ) e recensito nella redazione di Acastre del Martir. geronimiano al 9 ott. con il presbitero Eleuterio e il diacono Rustico (Martyr. Hieronymianum, pp. $547-48$ ), si hanno pochissime notizie e presto la
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(per sostona dei berdese appiattis da FABRIMU [DROME]
Parigi, ARCidiocesi di - Veduta aerea della citta di P.
leggenda si è impossessata della sua personalità. Prima di s. Gregorio di Tours trattarono di s. Dionigi la Passio di carattere leggendario dello pseudo Fortunato, detta dall'incipit: Gloriosae (BHL 2171) che lo fa inviare in Gallia "a successoribus Apostolorum" e la Vita Genovefae, 17 (BHL, 3335), scritta ca. il 520 , dove, nella recensione A, interpolata a quanto pare, questo successore è identificato con il papa s. Clemente. Questi due documenti, il cui valore biografico per il Santo è scarsissimo, hanno il merito di attestare l'esistenza del culto di s. Dionigi in P. alla fine del sec. v (la chiesa eretta sul suo sepolcro dai Parigini per invito di S. Genoveffa risale a ca. il 475) e all'inizio del sec. vi, culto che del resto ca. il 520 era anche conosciuto a Bordeaux, dove il vescovo Amelio costruì una basilica in onore del Santo (cf. Venanzio Fortunato, Carmina, I, II ; ed. F. Leo-B. Krusch in MHG, Auctores antiquissimi, IV, I, p. 13).
Con l'inizio del sec. Ix il protovescovo parigino venne identificato con Dionigi l'Areopagita (v.) e si aggiunse al suo martirio la notissima scena della cefaloforia (v. martirio e martire, vol. VIII, coll. 241-42). I documenti su cui si fondano queste due nuove leggende, ritenute poi fatti storici indiscussi fino al sec. xvir, sono la Passio anonyma, detta dall'incipit: Post beatam et gloriosam (BHL, 2178), scritta ca. l'825 e tradotta in greco prima dell'833 (BHG, 554), e la Passio ss. Dionysii, qui a loco Ariopagita et Sociorum (BHL, 2175) di Ilduino, abate di St-Denis (814-40), di cui una delle fonti è appunto la sopraddetta Passio anonyma.
Bibl.: L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1910, p. 469; El. Griffe, La Gaule chrétienne à l'époque romaine. I. Des origines à la fin du IVe siècle, ParigiTolosa 1947, pp. 64-65 e passim; id., Les premières "paroisies" de la Gaule, in Bulletin de littérature ecclésiastique, 50 (1949), pp. 229-39; R.-J. Loenertz, La légende parisienne de si Donys l'Aréopagite. Sa genèse et son premier témoin, in Anal. Boll., 69 (1951), pp. 217-37; e bibl. alla voce martirio e martire (vol. VIII, coll. 222-43).
Dopo Dionigi la Chiesa di P. conosce un periodo di oscurità. Tuttavia nel 360 sulle rive della Senna viene tenuto un Concilio presieduto da s. Ilario in persona. Clodoveo e s. Clotilde, che convertirono la Francia al cattolicesimo, avranno a P. la loro sepoltura. All'epoca merovingica, grandi vescovi come s. Germano di P. e s. Lan-
derico, e grandi personaggi, come s. Andoeno e s. Eligio, manterranno il prestigio religioso di P. L'éra carolingia segnerà una certa decadenza della Castedrale e solo meritano di essere ricordati l'influsso intellettuale dell'abbazia di St-Denis e poi, al momento delle invasioni normanne, l'attitudine eroica del vescovo Guzlino ( $88_{4}-86$ ), defensor civitatis.
All'inizio del secondo millennio nasce l'Università di P. (v. sotto, n. IV), dove terranno cattedra i più grandi dottori del medioevo. Basti citare s. Alberto Magno, s. Tommaso d'Aquino, s. Bonaventura, Alessandro di Hales, Duns Scoto. Tra i loro allievi le scuole parigine annoverano parecchi papi, tra i quali Innocenzo III. Tra i vescovi di P. furono eminenti teologi Pietro Lombardo (1157-60), Maurizio di Sully, il costruttore di Notre-Dame (1160-96), Guglielmo d'Alvernia (1228-49), Stefano Tempier (1268-79). Oddone di Sully (1196-1208) fu uno stimato canonufo, autore dei primi Statuti sinodali che verranno imitati in parecchie diocesi.
Nei secc. xiv-xv, pur con le loro idee erronee circa i rapporti tra i papi c i concili, il card. Pietro d'Ailly e il cancelliere G. Gerson illustrano ancora l'Università di P. Nel sec. xv: si manifesta la decadenza. Ma P. conta tra i suoi allievi s. Francesco di Sales e s. Ignazio e tra i suoi professori s. Francesco Saverio. Il livello spirituale del popolo è abbassato dalle guerre di religione. Vescovi illustri come i cardd. Stefano de Poncher, Giovanni du Bellay, Pietro de Gondi sono più notevoli per le loro doti letterarie, politiche e diplomatiche che per lo zelo pastorale. Invece il sec.

(da V. Leroquois, Les pontificaux manuscrits..., Parigi 1557, tav. 127; Parigi, arcidiocesi di - Facciata di Notre-Dame. Miniatura di un Pontificale romano (princ. sec. xvI) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 1226, t. II, f. I'.
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(fot. Alinari)
Parigi, arcidocesi di - La Vergine e due angeli. Particolare del rosone della facciata della cattedrale di Notre-Dame. Scultura del sec. xili - Parigi.
xvir segna a $P$. un rinnovamento del cattolicesimo. Bérulle fonda l'oratorio di Francia e il primo Carmelo parigino, coadiuvato dalla b. Maria dell'Incarnazione; Gian Giacomo Olicr istituisce S. Sulpizio; s. Vincenzo de' Paoli, coadiuvato da s. Luisa de Marillac, fonda i Lazzaristi e le Figlie della Carità. Gregorio XV, il 30 ott. 1622, eleva P. a metropolitana. Verso la fine dello stesso secolo la voce di Bossuet (v.) si levò spesso dai pergami della diocesi, ma il giansenismo e il gallicanismo e soprattutto l'incredulità produssero grandi danni. Nel sec. xvili P. ebbe il grande arcivescovo Cristoforo de Beaumont, che lottò coraggiosamente contro il gallicanismo, difese i Gesuiti, condannò Voltaire e confutò Rousseau. Ma in qual secolo le più autentiche glorie di P. furono i numerosi martiri vittime della Rivoluzione (1792-93), parecchi dei quali furono beatificati da Pio XI. Dopo la firma del Concordato tra la S. Sede e la Francia e il viaggio di Pio VII a P. la vita cattolica riprese su nuove basi. Ma l'incredulità rivoluzionaria aveva lasciato grandi tracce nelle folle. Il numero della parrocchie e delle chiese risperte era molto insufficiente.
Gli uomini di Stato (generalmente volte. riani) applicarono il Concordato in maniera poco favorevole al cattolicesimo. Tuttavia il sec. xix fu un periodo di rinnovamento : s. Caterina Labouré nel 1830 fa conoscere al mondo le sue visioni mariane; Lacordaire dal pulpito di Notre-Dame risapprende alle classi colte parigine le grandi verità della fede; riappaiono tutti gli Ordini religiosi soppressi dalla Rivoluzione; un bello sforzo è compiuto dall'insegnamento libero, primario e secondario e poi anche superiore. Sorgono nuove grandi chiese (la Madeleine, St-Augustin, la Trinité, ecc.), nei sobborghi si aprono cappelle. Il sec. xix terminerà senza però aver adempiuto tutte le sue promesse. La più bella opera della fine del secolo è la basilica del S . Cuore a Montmartre, la cui crezione sarà decretata dall'Assemblea nazionale nel 1871.
Nel sec. xx P. e tutta la Francia hanno conosciuto la persecuzione religiosa scatenata dal combismo. Il card. Richard, difensore coraggioso dei diritti della Chiesa, venne espulso manu militari dal suo episcopio. Ma tra le due guerre (1918-39) a P. si è
manifestato un vero rinnovamento religioso. Prosperano le opere per la gioventù; l'Università si ricristianizza parzialmente; grandi scrittori cattolici risollevano il prestigio intellettuale della Chiesa. Il card. Verdier (1929-40) fonda un centinaio di nuovi centri di culto.
La seconda guerra mondiale, l'occupazione tedesca e la liberazione fanno sentire la loro ripercussione sulla vita religiosa parigina. Ma le conquiste del periodo precedente vengono conservate. Nel sett. 1951 il voto dell'Assemblea nazionale, che rende meno precaria la situazione dell'insegnamento libero, prova la vitalità cattolica di P. e della Francia.
II. Abbazie, sANTUARI E MONUMENTI RELIGIOSI. - La diocesi di P. ha avuto molte abbazie maschili e femminili, alcune delle quali di notevole importanza nella storia della Chiesa. La più antica di tutte è l'abbazia di St-Denis a due leghe da Parigi. La sua Basilica, eretta a cura di s. Genoveffa (sec. v), fu ricostruita da Dagoberto (sec. vir). I Benedettini vi entrarono nel 636 e vi restarono fino alla Rivoluzione (1789). Nel sec. ix St-Denis fu il centro della rinascenza carolingia, con Ilduino, Abbone e Incmaro; nel sec. xir raggiunse il suo apogeo di floridezza con l'abate Sugero, reggente del Regno; egli fece costruire l'attuale Basilica, compiuta da s. Luigi. Vi furono sepolti la maggior parte dei re di Francia. L'abbazia di St-Germain-des-Prés, fondata nel 558 da Childeberto e dedicata al martire spagnolo s. Vincenzo, prese poi il nome del vescovo parigino che l'aveva consacrata e vi fu sepolto per molto tempo. L'abbazia fu più volte distrutta ed ebbe la sua forma definitiva nel sec. xi; è uno dei monumenti più antichi di P. e al suo monastero appartennero i più dotti benedettini del sec. xvi, cioè Mabillon (v.), Montfaucon (v.) e i loro confratelli.
Tra i monasteri dei Canonici Regolari si ricordano l'abbazia di S. Vittore del sec. xil, eretta dal vescovo Galon (Ugo e Riccardo di s. Vittore, Guglielmo di Champeaux, i "Vittorini"), e l'abbazia di S. Genoveffa. Nel corso dei secoli si segnalarono i Carmelitani della Piazza Maubert, i Domenicani di St-Jacques, insediativi dallo stesso s. Domenico, i Cappuccini di St-Honore (Benedetto di Canfeld) e i Gesuiti del Faubourg St-Antoine.
Attualmente P. conta religiosi appartenenti alla maggior parte dei vari Ordini o Congregazioni. I monasteri più importanti sono quelli dei Benedettini di S. Maria "de la Source", dei Francescani e dei Domenicani. I più celebri monasteri femminili di P. furono quelli di St-Martial, fondato da s. Eligio nell'isola della città, le Francescane di Longchamp della b. Isabella, e di Port-Royal (abbazia fiorente nel sec. xvir ma caduta nel giansenismo), il Val-de-Grâce, Montmartre, il Carmelo

(da 1. Christ, Eglises particiantes, Parigi 1917, taz. 77) Parigi, arcidocesi di - Lato sud e abside della chiesa di St-Gervais (ca. 1494).
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di Notre-Dame des Champs. Tutti questi monasteri sono attualmente scomparsi, ma P. conta oggi 400 case religiose. Oltre le chiese già menzionate, P. contiene importanti santuari. Primo di essi è la cattedrale NotreDame. La posa della prima pietra fu compiuta dal papa Alessandro III nel 1163; l'edificio fu fatto sorgere dal vescovo Maurizio di Sully nella Cité, sul luogo dell'antica église de Paris più volte distrutta e ricostruita.
I parigini professano una grande devozione a molti altri santuari, quali la cappella del martirio di s. Dionigi ai piedi della salita di Montmartre, dove fu fondata la Compagnia di Gesù, la chiesa di St-Etienne du Mont, dove è sepolta s. Genuveffa, patrona di P., la cappella della medaglia miracolosa, luogo dell' apparizione del 1830; la chiesa di Notre-Dame des Victoires, sede dell'arciconfraternita del Cuore Immacolato di Marie; la cappella del Carmine, dove si venerano le reliquie dei martiri francesi beatificati da Pio XI.
Tra i più insigni monumenti di P. non ancora segnalati occorre ricordare, in età romanica, l'antica chiesa di St-Martin des Champs; nel periodo gotico le chiese di St-Severin, St-Merry, St-Gervais, St-Laurent e soprattutto la Ste Chapelle del Palais de fustice, eretta da s. Luigi per servire di reliquiario alla corona di spine portata da Costantinopoli nel 1239. Attualmente però la reliquia si trova nel Tesoro di Notre-Dame di P. La Ste Chapelle è adorna di grandissime vetrate multicolori del sec. xiri formanti un insieme mirabilmente armonioso. Nel Rinascimento vennero edificati molti notevoli edifici quali St-Eustache e St-Etienne du Mont. Anche il periodo classico conta monumenti importanti come le cappelle di Val-de-Grèce (del Mansart), la chiesa di St-Sulpice (del Servandoni), l'antica chiesa di Ste-Geneviève o Pantheon (del Soufflot), la Madeleine (di Constant d'Ivry).
Il card. Verdier (1929-40) fece costruire numerose chiese in stile moderno, gran parte delle quali tuttora incompiute. Una delle più notevoli è la chiesa du StEsprit, opera dell' architetto Tournon. Sono notevoli anche quelle di St-Pierre de Chaillot, Ste-Agnès d'Alfort, St-Rédempteur de Vanves, opera di dom Remy Belleau.
BibL.: J. Dubois, Hist. eccl. Parisiensis, 2 voll. in-fol., Parigi 1690-1710; PP. Maurini, Gallia christiana, VII-VIII, ivi 1744; J. Leboul, Hist. de la ville et de tout le diocèse de Paris, 6 voll., 3* ed., ivi 1884: Vicomte Georges d'Avenel, Les évêques et les archevêques de Paris depuis et Denis, Tournai 1816; A. Bouillet, Les églises paroisses de Paris, Lione 1899; L. de Lanzac de Laborie, Paris sous Napoléon, 8 voll., Parigi 1905-13; P. Pisani, L'Eglise de Paris et la Résolution, 4 voll., ivi 1908-11; A. Bionet, Les édifices religieux de Paris. Moyen age et Renaissance, ivi 1910; J. Beyer, Les édifices religieux de Paris, XVIIr, XVIIIr, XIX* siècles, ivi 1910; C. Jullien, Paris des Romains, ivi 1924; M. Aubert, Notre-Dame de Paris. Sa place dans l'bistoire de l'architecture du XIIr au XIX* siècle, 2* ed., ivi 1999; P. Lavedan, Les transformations de Paris au XVIIe et XVIII e siècle, in Annales de l'Université de Paris, 1930; H. Leclercq, Paris, in DACL, XIII, II, coll. 1606-2160: Héron de Villefosse, Histoire de Paris, Parigi 1944; J. Rupp, Histoire de l'Eglise de Paris, ivi 1948; J. Le Rouxic, Le trésor de Notre-Dame de Paris, ivi 1951. Giovanni Rupp III. I Concili di P. - Sotto questo termine si comprendono concili nazionali, provinciali, sinodi, adunanze, consigli di vescovi, ecc. tenuti a P. o nelle vicinanze,
convocati dalle potestà ecclesiastiche (qualche volta dal papa o dal legato pontificio) ed anche, specialmente nei tempi più remoti, dalle potestà civili (i re e imperatori di Francia). Ci furono concili misti, tanto riguardo ai problemi, quanto alle persone che vi partecipavano, perché, oltre al clero, vi prendevano parte anche i laici. A causa dell'incertezza delle fonti e in mancanza di uno studio definitivo non s'è ancora riusciti a dare un elenco preciso degli anni e del numero dei Concili di P., i quali sono di massima importanza, a causa delle questioni trattate ed anche della posizione politica, religiosa e scientifica (Università) della città, non soltanto per la Francia, ma anche per l'Europa. L'influsso delle conclusioni, decreti e canoni si risentiva spesso in tutto l'Occidente cristiano.
Si accenna ad alcuni tra i principali. Nel Sinodo, che si celebrò nell'anno 360 (o 361), la Chiesa di Francia condannava la formola della fede accettata a Rimini, ritenendo le posizioni del Concilio generale di Nicea, 557 ca., e furono fatti 10 canoni riguardo al matrimonio, elezione dei vescovi, ecc. Il Concilio dell'825 fu adunato a motivo della controversia i-
conoclasta d'Occidente. Quello dell'829 è importante per le ordinazioni riguardanti il clero, la potestà civile (i doveri del re verso i sudditi e viceversali, i laici, ecc. Nel 1051 venivano condannati gli errori di Berengario e di Scoto Eriugena sopra l'Eucaristia; 1147: papa Eugenio IV presiedette il Concilio che esaminò la dottrina di Gilberto de la Porrée sulla S.ma Trinità; 1185, 1188: Concili convocati per la Crociate; 1212 (o 1213): riforme del clero secolare, religiosi, religiose, vescovi, feste, ecc.; 1224 e 1226 : contro gli Albigesi; 1310 : causa dell'Ordine dei Templari; 1395, 1408: Sinodi per facilitare la fine dello scisma di Occidente; 1528: condannati gli errori di Lutero. Nel 1811 Napoleone adunò il cosiddetto Concilio nazionale per esercitare pressione sopra Pio VII, ma il Concilio si proclamò incompetente a trattare le questioni proposte. Nel 1849: Sinodo importante per le sue vedute lungimiranti; e quelli del principio del sec. xx per la posizione presa circa le leggi contro la libertà della Chiesa.
Bibl.: J. Sirmond, Concilia autiqua Galliae, 3 voll., Parigi 1629; con suppl. di P. de la Londe, ivi 1666; L. Odospun de la Moschinière, Concilia novissima Galliae (dopo il Conc. Trid.), ivi 1646; Dom Labat, Conciliorum Galliae tam editorum quam ineditorum, t. I, ivi 1789; C. Vogel, Les souctions infligées aux taïcs et aux clercs par les Conciles gallo-romains et mérovingiens, in Rev. de droit canonigue (Strassbourg 1952), pp. 5-29 in continuazione. V. pure Hofele-Leclercq. Michele Brlek
IV. Il centro di studi. - P. è uno dei maggiori centri culturali nel mondo, per la quantità e varictà delle sue scuole, accademie, società, biblioteche, librerie, musei, collezioni scientifiche e artistiche.
1. L'antica Università. - Nel medioevo furono a P. 3 scuole : quella cattedrale di Notre-Dame, ove da secoli si insegnavano le "arti liberali» secondo l'antico metodo; quella di S. Vittore, ove insegnarono Guglielmo di Champeaux, Ugo e Riccardo; e quella di S. Genuveffa, resa famosa da Abelardo. Oggi si ritiene che l'Università sia stata non la fusione delle tre scuole, ma lo
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(per cortesia dei Services ofeciels du Tourisme frangais)

(per cortesia dei Services officiels du Tourisme frangais)

(per cortesia dei Services officiels du Tourisme frangais' In alto a sinistra: IL LUSSEMBURGO (iniziato nel 1615). In alto a destra: CORTILE DELL' INSTITUT CATHOLIQUE. In basso a sinistra: LA CHIESA DEL VAL-DE-GRĀCE (1645-65), arch. F. Mansard. In basso a destra: HOTEL DE SENS (iniziato nel 1475).
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In alto a sinistra: VEDUTA DI PARIGI CON NOTRE-DAME. In alto a destra: PIAZZA DELLA CONCORDIA. In basso a sinistra: COB. TILE DELLA SORBONNE, rifatto tra il $1883-89$ dall'architetto H.-P. Nenot. In basso a destra: L'OPERA, arch. Charles Garnier (1862-75).
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sviluppo di quella di Notre-Dame (detta anche insulana, perché nell's isola n), illustrata dal "magister Sententiarum s, Pietro Lombardo: i suoi documenti risalgono all'anno 1200; e subito dopo compare come Universitas magistrorum et scholarium. Presto vi si svilupparono, accanto a quella delle arti (o filosofia), le Facoltà di teologia, diritto canonico, diritto civile e mediciou, alle quali presciedevano i «decan». Capo generale era il a cancelliere * di Notre-Dame, dalla cui giurisdizione l'Università cercherà poi di rendersi indipendente. Grande il numero degli scolari, in prevalenza ecclesiastici, che si divisero, secondo la provenienza, in quattro "nazioni»: Gallicani, Normandi, Picardi, Angli o Alcmanni. Ogni associazione nazionale aveva come capo un "procuratore"; i * procuratori s eleggevano il * rettore s, loro rappresentante generale e capo della facoltà delle arti, che più tardi accentrò anche i poteri del a cancelliere s. Come alloggio degli alunni più poveri, ed anche di maestri, furono esetti collegia, detti anche studia dotata, divenuti in seguito anche istituti di insegnamento, tra cui famoso quello fondato, nel 1257, da Roberto de Sorbon, cappellano del re s. Luigi (donde il nome della Sorbonne s). Vari Ordini religiosi fondarono anch'essi case per i loro studenti; sorsero essi gli Studia generalia dei Domenicani e dei Francescani. Da principio i professori erano solo del clero secolare: con l'affermarsi degli Ordini mendicanti, anche i religiosi conquistarono progressivamente delle cattezie; ne sores una reazione, che degenerò in "lotta", capitanata da Guglielmo di St-Amour, ch'ebbe per avversari Alberto Magno, Bonaventura e Tommaso. Nel 1256 il papa Alessandro IV si pronunciò in favore dei religiosi. I numerosi privilegi accordati dai Papi e dai Re concorsero a fare dell'Università una corporazione indipendente, una specie di terza potenza, dopo il Papato e l'Impero, specialmente durante il grande scisma d'Occidente (onde lo Studium era considerato, per la Francia, come una contropartita all'Imperium germanico e al Sacerdotium italiano).
Dal xirI al xiv sec. l'Università di P. fu il centro maggiore della scienza teologica per tutto l'Occidente, e la Scolastica vi raggiunse il massimo splendore. Poi cominciò la sua decadenza, per la quale influirono vari fattori (guerre, scisma, concorrenza di altre scuole, crescente dipendenza dalla corona francese). Conduitté il giansenismo, ma favorì il gallicanismo. Poiché intorno al 1700 inclinava verso i giansenisti, si vide diminuire dal Papa i suoi privilegi, e lentamente perdette il primato scientifico. Con la Rivoluzione Francese fu sospesa (1793). Con Napoleone s'inizia il suo nuovo periodo di vita nel quadro generale dell's Università imperiale s; nel 1896 riprende, con la personalità giuridica, il nome di a Universite de Paris s.
BibL.: raccolta critica di documenti: H. Denifle - E. Chatclain, Charcolarium Univ. Parisienis, 4 voll., Parigi 1889-97, cui fanno seguito i 2 voll. dell'Austarium Chartularii Univ. Parisienis, per opera di vari, Parigi 1899-1942. Opere più celebri e fondamentali: C. E. du Boulay (Bulcans), Hist. Gumer. Parisienis, 6 voll. in-fol., Parigi 1663-73; J. B. L. Crevier, Hist. de l'Univ. de Paris, 7 voll., ivi 1761; H. Denifle, Die Univors. des Mittelalts bis 1400, I, Berlino 1883, pp. 40-132, 643-94, 745-62, 811 sg.; P. Féret, La Faculté de théol. de P. et ses docteurs les plus célèbres, I, Moyen Age, 4 voll.; II. Epoque moderne, 7 voll., Parigi 1894-1910; F. Ehrle, S. Domenico. Le origini del primo Studia gener. del suo Ordine a P. e la Somma teol. del primo maestro, Rolando da Cremona, in Misc. Dominicana, Roma 1923, pp. 85-134; H. Haskins, Studies in mediaeval Culture, Oxford 1929, pp. 36-71; St. d'Irsay, Hist. des univers., 2 voll., Parigi 1933-35 (poesion, specialm. I, 23-74); H. Rothdall, The universities of Europe in the Middle Ages, $2^{2}$ ed. a cura di F. M. Powicke e A. B. Emden, I. Oxford 1936, pp. 269-284.
2. D'Università cattolica. - L'eredità spirituale del glorioso passato è stata raccolta dall's Institut catholique s (cf. la lettera di Pio XI, Si per lui, del 28 ott. 1925, per il $50^{\circ}$ dell'Istituto, in AAS, 17 [1925], p. 573 sg.). Eretto nel 1875 , in virtù della legge 12 luglio 1875 , come a istituzione d'insegnamento superiore libero s, ebbe per sede lo storico a couvent des Carmes s. Primo rettore e suo vero fondatore fu mons. M. d'Hulst ( $[\mathrm{v}$.$] 1875-96), poi$ mons. P.-L. Péchenard (1896-1907), poi mons. A. Baudrillart ([v.] 1907-42), creato cardinale da Pio XI.
Conta le Facoltà di teologia, diritto canonico, filosofia, diritto civile, lettere e scienze. A quella di teologia, eretta da Leone XIII, con la bolla In magna del 10 dic. 1889 (Leonis XIII P. M. Acta, IX, pp. 267-70), sono annessi l's Ecole des langues orientales s e l's Institut d'études sociales et internationales s. Dal 1913 l'Istituto cattolico possiede una a Scuola superiore di scienze economiche e commerciali s (cf. lettere di Pio X, Nolumus, 8 ott. 1913, in AAS, 5 [1913], p. 489 sg.); da esso dipende anche l's Institut agricole s di Beauvoir.
La circoncisione universitaria conta 29 diocesi (sei provincia ecclesiastiche: P., Rouen, Reims, Besançon, Sens, Bourges), i cui vescovi sono i a patroni * dell'Istituto, del quale formano il Consiglio superiore. Gran cancelliere è l'arcivescovo di P. Gli statuti, conformati alla cost. apost. Deus scient. Dominus, sono stati approvati con decr. 6 luglio 1936 dalla S. Congr. dei Seminari e delle Università degli Studi. Ha un Seminario universitario (a des Carmes s), per alcuni sacerdoti, affidato ai Sulpiziani.
BibL.: P.-L. Péchenard, L'Inst. cath. de P. (1873-1907), $2^{2}$ ed. Parigi 1907; Secretariat de l'Inst. Cath., Cinquante ans d'enseignement supérieur libre (Mémorial 1873-1923), Parigi 1926; A. Baudrillart, Les Univer. cath. françaises, in DFC, II, coll. 1933-35; A. Gemelli, J. Schranen, Annuaire général des Univ. Cath., Nimega 1927, pp. 353-51; Statuta Instit. Cath. Parisienis, Parigi 1933; R. Aigrain, Les Univ. cath., ivi 1933, pp. 19-62. Igino Cecchetti
3. Altre istituzioni. - a) L'Osservatoire national, istituito da Luigi XIV nel 1667. L'edificio eretto da Cl. Perrault ( $1667-72$ ) è costruito in modo che le quattro facciate corrispondono ai punti cardinali, il parallelo della facciata meridionale dà la latitudine di $P$, e il meridiano, che divide in due la costruzione, è quello di P., oggi però regolato su Greenwich. Nel palazzo hanno sede il Bureau international de l'heure, una biblioteca e un museo di strumenti antichi; b) l'Ecole politechnique, fondata dalla Convenzione l'i i marzo 1794 e riorganizzata nel 1852; vi si entra per concorso; al termine del biennio si può passare nel corpo degli ingegneri dello Stato, dei ponti, delle strade, dell'aeronautica, del genio, ecc.; c) l'Ecole normale supérieure, creata dalla Convenzione il 30 ott. 1794 e organizzata specialmente dal decreto 17 marzo 1808, che stabiliva l'Università imperiale per formare con i più rigorosi metodi i migliori docenti. E divisa nelle due sezioni di lettere e scienze; d) l'Ecole supérieure desynes, per la formazione di ingegneri per le miniere, fondata nel 1783; occupa l'antico Hôtel Vendôme; vi sono annessi un museo di mineralogia e geologia e una biblioteca; e) l'Issititio national de l'aune, fondato il 22 ag. 1795 con la missione s di raccogliere le scoperte, perfezionare le arti e le scienze s. La legge del 25 ott. 1795 divise l'Istituto in tre classi (scienze fisiche e matematiche, scienze morali e politiche, letteratura e belle arti). Dopo altre modifiche, un decreto reale del 21 marzo 1816 lo riorganizzò in 4 Accademie e un'altra fu aggiunta per decreto reale del 26 ott. 1832 : l'Acadèmie française, che aveva avuto origine dalle riunioni tenute fin dal 1629 ca. presso il letterato V. Conrart, ma ebbe forma definitiva su proposta del card. Richelieu, da Luigi XIII nel 1635. I membri furono prima 28, poi fissati in 40 , detti a les 40 immortels s. Ebbe l'incarico di redigere un dizionario della lingua francese, una retorica, una poetica e una grammatica; l'Acadèmie des inscriptions et belles lettres discende dalla s Petite Académie s fondata nel 1663 da J. B. Colbert. Il titolo attuale le fu dato da Luigi XV nel 1716. Oggi si compone di 40 membri titulari, 13 accademici liberi, 12 associati stranieri e 70 corrispondenti, dei quali 30 francesi e 40 stranieri; l'AcadémiE des sciences, fondata anch'essa dal Colbert nel 1663 , è divisa in 11 sezioni, oggi conta 68 membri titulari, compersi 2 segretari perpetui, 10 accademici liberi, 12 membri non residenti, sei membri con le stesse prerogative degli accademici liberi, nella divisione creata il 23 genn. 1918 dal titolo: a Applicazione de la science à l'industrie s; 12 associati stranieri e 116 corrispondenti; l'Acadèmie des beaux-arts, che fu fondata nel 1795, comprende 41 membri titulari, otto per
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(per cesteria del a Scrvicea U\&ditio da Tautiene franceio a Parigi - Piazza del Trocadero, con la statua equestre del mare sciolio Foch e la Torre Eiffel.
ciascuna delle 35 sezioni, più i segretario perpetuo; l'Académie des sciences morales et politiques, che fu fondata nel 1795 , soppressa nel 1803 e ripristinata nel 1832; comprende 40 membri titolari ripartiti nelle 5 sezioni; ha io membri liberi, 12 associati stranieri e 60 corrispondenti. L'Institut de France con le sue 5 Accademie, risiede nel palazzo fondato dal card. Mazzarino per residenza del Collège des Quatre nations, su architettura di L. Le Vau (1662-68). Ogni Accademia si riunisce separatamente una volta la settimana; il 25 ott. ha luogo l'adunanza pubblica delle cinque Accademie. Al di fuori dell' Institut de France furono fondate : nel 1820 l'Académie de médecine, con 6 sezioni; nel 1898 l'Académie internationale d'histoire des sciences; $f$ ) il Conservatoire de musique et de béclamation, fondato da Satrette. La Convenzione nel 1795 ne fece una istituzione nazionale. Occupa l'antico Collegio dei Gesuiti in rue Madrid e contiene un museo strumentale e una biblioteca musicale; g) il Conservatoire national des arts et mÉtiers, istituito dalla Convenzione il 10 ott. 1794, occupa una parte dell'antico priorato di St-Martin-des-Champs, e vi si tengono corsi pratici e corsi pubblici gratuiti di scienze applicate all'industria e alle arti; ha una ricca biblioteca e serie di collezioni; h) il Collège de France fondato nel 1530 da Francesco I su istanza di umanisti francesi e in particolare di G. Budé ( $1468-1560$ ); ebbe allora il titolo di Collège des lecteurs royaux, mutato nel sec. xvir in Collège royal de France e dalla Rivoluzione nel nome attuale. I corsi liberi, pubblici e gratuiti, sono di perfezionamento universitario e tenuti da docenti di nomina governativa. Ha 3 sezioni : scienze matematiche, fisiche e naturali; scienze filosofiche e sociologia; scienze filologiche e archeologiche; la sede è in Piazza MarcellinBerthelot, e sulla porta d'ingresso vi si legge: aDocet omnia s; i) la Bibliotheque nationale è di origine antica; Carlo V aveva riunito al Louvre una biblioteca, poi dispersa e passata in Inghilterra; Luigi XI la ricostituì al Louvre. Luigi XII l'arricchì di un fondo preso a Napoli; Francesco I di manoscritti orientali, greci e latini; Enrico IV di 800 manoscritti ereditati da Caterina de' Medici. Grandi acquisizioni si ebbero sotto Luigi XIV e XV. Dopo varie peregrinazioni, tra il 1721 e il 1727 fu trasportata alla rue Richelieu nell'Hôtel di Nevers, dove è tuttora. Con la Rivoluzione la Biblioteca ricevette tutte le collezioni delle abbazie e degli istituti religiosi soppressi; e dal
1793 prima una copia e poi due di ogni esemplare stampato in Francia, come deposito legale. E una delle più ricche del mondo ed è divisa in quattro dipartimenti: stampati (ca. 5.000 .000 di voll.) e carte geografiche ( 300.000 ); manoscritti ( 125.000 ) e pergamene; incisioni ( 3.000 .009 ); medaglie e monete (ca. 250.000 ) e antichità; ha una sala di lettura pubblica e varie sale di studio; i) Les Archives nationales, istituiti dall'Assemblea nel 1789 e collocati nel 1808 nell'antico Hôtel Soubise, eretto dal Delamair tra il 1705-1709; dal 1927 anche nell'antico Hôtel Rohan. E un'imponente raccolta di documenti che va da un diploma di Clotario II (625) ai nostri giorni. Nel $1^{\circ}$ piano è riunito il Musée des archives con esposti i più notevoli documenti; m) la Cité Universitaire iniziata nel 1920, con la donazione di ro milioni, dei coniugi E. e L. Deutsch de la Maurthe, con 7 padiglioni in stile normanno su disegno dell'architetto L. Bechmann, per alloggiarvi studenti universitari delle varie province di Francia. Altri padiglioni si aggiunsero per gli studenti canadesi, belgi, argentini, inglesi, giapponesi, olandesi, indocinesi, cubani, armeni, danesi, svedesi. Vi sono poi le fondazioni di Monaco, della Grecia, della Svizzera, degli Stati Uniti, dell'Istituto Nazionale Agronomico; un Collegio spagnolo; una Casa internazionale e la chiesa offerta nel 1936 della sig.ra P. Lebaudy; n) la Bibliothèque de l'arsenal, occupa parte dell'antico Palazzo del Gran Maestro dell'artiglieria (1723, con modifiche del sec. xix). Fondata nel 1727 dal marchese d'Argenson de Pauliny, accresciuta dalla Rivoluzione con gli Archivi della Bastiglia e le collezioni dei conventi, nel 1797 divenne la Bibliothèque nationale de l'Arsenal. Comprende 12.000 manoscritti, un milione di stampati; ca. 120.000 stampe e la più ricca collezione di tutte le opere drammatiche dall'origine del teatro in Francia, fondo di ca. 350 documenti.
o) Musei: Musée du Louvre, nell'antico Palazzo reale, è costituito nel 1791 con le collezioni reali; accresciuto con doni, bottini di guerra e acquisti. E diviso in più sezioni: antichità egizie, asiatiche, greco-romane, medioevo e Rinascimento, secc. xvir-xix. La più notevole è la sezione pittura per le scuole italiana e francese. Musée du LuxemSOURG, è dedicato agli artisti francesi impressionisti e viventi, e il Musée Jeu-de-Paume, alle Tuileries, alle scuole straniere. Musée des monuments françals. E situato nel Palais de Chaillot, dove è anche la «Direction des musées nationaux». E una preziosa raccolta di colchi di monumenti antichi della Francia e di riproduzioni a grandezza naturale dei cicli pittorici medievali. Musée GuIMET, dal nome del fondatore Emile Guimet (m. nel 1918), il quale aveva fondato nel 1879 a Lione un museo delle religioni, della storia e dell'arte dell'Estremo Oriente, insieme con una biblioteca specializzata. E stato trasferito a P. nel 1888. Musée Galliera o Musée Brignole-GaliERA, dall'antico nome della duchessa; serve per esposizioni temporanee. Musée EnNery dal nome del fondatore che vi raccolse oggetti d'arte dell'Estremo Oriente. Musée de la parole, contiene la storia del disco e del fonografo, con collezioni di dischi di voci celebri, dei dialetti e del folklore. Musée des Phares et Balises, contiene una collezione ottica, di fari, di lavori plastici, di gavitelli e loro applicazioni. Musée postal, con documenti della storia della posta, collezioni filateliche ed esposizioni temporanee. Musée Jacquemart-André : la pittrice Nélio Jacquemart (ved. di Edouard André) morendo nel 1912 lasciò allo Stato il Palazzo costruito da H. Parent con una superba collezione di statue, quadri, ceramiche verri, bronzi, arazzi, del Rinascimento italiano fino al sec. xviri. Musée Balzac, nella casa da lui abitata nella rue Raynouard; contiene ricordi della vita e dell'opera del romanziere. Musée Clenenceau: nell'appartamento abitato dall'uomo politico nella rue Franklin. Musée Marmottan : nel Palazzo del fondatore P. Marmottan, storico d'arte, contenente mobili, statue, quadri, tappezzerie del Rinascimento, del primo Impero e opere moderne. Musée Moreau : contiene pitture, disegni, bozzetti del pittore Gustavo Moreau (1826-98). Musée Cernuschi, del fondatore che vi istituì una collezione di arte della Cina e del Giappone. Musée des travaux publics: contiene piante, diorami, plastici delle grandi opere d'arte eseguite
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dal genio francese. Musée de l'air: raccolta di aerei storici, modelli ridotti, motori d'aviazione, aerostati, e loro documentazione. Musée Carnavalet : dal nome del Palazzo rinascimentale, contiene il Museo storico della città di P. Musée des Thèrmes et de Cluny : nell'antico edificio termale romano dove nel medioevo gli abati di Cluny adattarono la loro residenza a P., contiene una preziosa raccolta d'arte medievale. Musée des Gubelins: collezione di arazzi dal sec. xv al xix, la loro esposizione viene periodicamente rinnovata. Vi è annessa una manifattura e un laboratorio di riparazioni; $p$ ) nel Ministère de l'éducation nationale vi sono le seguenti commissioni: des sciences économiques et sociales; des travaux historiques, d'histoire et philologie, de géographie, che insieme formano un Comité; notevole è il Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques, edito dal 1882.
Il Centre national de la Recherche promuove le pubblicazioni di un gruppo di periodici scientifici quali: la Revue archéologique, fondata nel 1844 ; la Revue de l'histoire des religions, giunta nel 1951 al t. 140; la Bibliothèque de l'Ecole des Chartes, che nel 1951 è al 109 vol.; gli Annales du Musée Guimet; la Revue des études byzantines, 9 voll. al 1951; le Archives de l'Orient chrétien; Gallia, Fouilles et monuments archéologiques en France métropolitaine, dal 1943. Sotto gli auspici della Société archéologique de France si pubblica a P. fin dal 1836 il Bulletin monumental, e dal 1834 i resoconti dei Congrès archéologiques de France. La Fondation Eugène Piot dal 1894 e editrice des Mounments et mémoires publiés par l'Académie des Inscr. et belles lettres. Il Yournal des Savants, fondato nel 1665 , fu ripreso nel 1816 dall'Académie des Inscr. et belles lettres. Questa accademia pubblica fin dal 1827 i suoi Comptes rendus, i quali furono preceduti da Mémoires et histoires de l'Académie royale des Inscr. et belles lettres e dal 1815 Mémoires de l'Académie des Inscr. et belles lettres publio par divers savants. Si devono poi ricordare le pubblicazioni scientifiche: Archives des missions scientifiques et littéraires, dal 1850 al 1891 in cui divennero Nouvelles Archives des missions scientifiques fino al 1924; la Société de l'Art français pubblicò fin dal 1851-52 Les Archives de l'art français, mutate poi in Bulletin de l'art français; la Société de l'histoire de Paris pubblicò dal 1851 i Mémoires. Dal 1859 si stampa la Gazette des beaux arts. Dal 1876 fu fondata la Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome. Nel 1951 si è iniziata la Revue des arts. - Vedi tavv. LXVII-LXIX.
## Enrico Ioni
PARINI, GIUSEPPE. - Poeta, n. a Bosisio (Brianza) il 23 maggio 1729, m. a Milano il 15 ag. 1799. Studiò a Milano nelle Scuole Arcimbolde, tenute dai Barnabiti. Nel 1752 pubblicò Alcune poesie di Ripano Eupilino (cioè Parino dell'Eupili, o lago di Pusiano), che gli meritarono di esser accolto nell'Accademia dei Trasformati. Per necessità, più che per vocazione, avviatosi alla vita ecclesiastica, fu ordinato sacerdote il 14 giugno 1734 .
Da quell'anno al 1752 fu precettore in casa del duca Gabrio Serbelloni. Vivendo in quella e frequentando altre case di nobili, il P. studiò con severità di moralista quel mondo frivolo e pomposo e si preparò a divenirne giudice. Una certa notorietà ebbe da due famose polemiche: con il servita Alessandro Bandiera e con il barnabita Paolo Onofrio Branda. Agli anni vissuti presso i Serbelloni si possono ascrivere alcuni scritti che preparavano Il giorno: poemetti con cui si addestrava a usare da maestro il verso sciolto; le tre prime odi (La vita rustica, La salubrità dell'aria, L'Impostura); le Lettere del conte N. N. ad una falsa deosia, satira della falsa devozione sotto il velo di un continuo insegnamento ironico; il Discorso sopra le caricature, cioè sopra le ridicolaggini del bel mondo; un gruppo di satire in terza rima (Il trionfo della Spilovecria, La maschera, La studio, Il teatro); il Dialogo sopra la nobiltà, tra due morti di recente, un nobile e un poeta nato plebeo, che discutono sull'origine e sui meriti della nobiltà.
Il conte Imbonati, capo dei Trasformati, gli affidò nel 1763 o 1764 il figlio Carlo, al quale il P. dedicò l'ode L'educazione, che si può considerare l'intermezzo tra Il

IJot. Exc. Catt.
Parini, Giuseppe - Rirratto inciso da C. Potti-Pardo da un disegno dal vero di A. Appiani - Roma, museo del Risorgimento.
mattino e Il mezzogiorno, pubblicato nell'estate del 1765 . Nel 1768 il P. accettò l'incarico di poeta del regio ducale teatro. Per tutto l'anno 1769 attese per volere del conte Carlo di Firmian, ministro plenipotenziario dell'Austria in Lombardia, alla compilazione della Gazzetta di Milano. Nel nov. dello stesso anno il Firmian lo nominò regio professore di belle lettere nelle pubbliche Scuole Palatine; e
nel luglio del 1773
gli fu riconfermata la cattedra in quelle scuole, che poco dopo si stanziarono, con il nome di R. Ginnasio, nel Palazzo di Brera. Anche fuori della scuola il P. ebbe incombenze dal governo : scrisse nel 1771, per le nozze dell'arciduca Ferdinando d'Austria con l'arciduchessa Maria Beatrice d'Este, un melodramma (Ascanio in Alba), musicato da A. W. Mozart quindicenne; preparò gli statuti dell'Accademia di belle arti e dell'Accademia di agricoltura. Ma soprattutto si occupò della scuola, in servizio della quale raccolse, prima del 1777, le sue lezioni : Dei principj generali e particolari delle belle lettere applicati alle belle arti : nella prima parte, trattato di estetica classicistica; nella seconda, rassegna storica degli scrittori italiani. Inaugurata in Brera l'Accademia di belle arti (1776), il P., restando professore di eloquenza nel R. Ginnasio, accolse nella sua scuola i giovinetti iscritti ai corsi di belle arti. Intendente di tutte le arti, unico e consigliere di Andrea Appiani e dei suoi colleghi di Brera e di altri più giovani artisti, dettò programmi per pitture e sculture, diede soggetti di balli e di rappresentazioni sceniche; fu uno dei corifei del neoclassicismo in quella Milano che, non senza merito di lui, divenne la roccaforte dell'arte neoclassica.
Nell'ott. del 1791 gli fu assegnata anche la carica di soprintendente superiore delle scuole pubbliche in Brera (in quell'anno un suo discepolo aveva curato la prima edizione delle Odi). Per il desiderio di rendersi utile alla patria, entrò nella nuova municipalità, istituita a Milano nei primi giorni dopo la venuta dei Francesi (maggio 1796). Essendosi invano adoperato per rivendicare alla municipalità il diritto di dare una costituzione alla Repubblica Cisalpina senza attendere gli ordini di Parigi, si congedò, dopo tre mesi d'ufficio, facendo segretamente dal suo parroco distribuire ai poveri il compenso che ne ebbe. Ritrovò la pace dell'anima nei pensieri dell'eterno e nella serenità degli studi. Le ultime sue meditazioni furono intorno al Cenacolo di Leonardo.
Il capolavoro del P. è Il giorno, di cui le due prime parti, Il mattino e Il mezzogiorno, furono pubblicate nel 1763 e nel 1765 ; le ultime due, Il vespro (incompiuto) e La notte, uscirono postume nel 1801. E un poema in endecasillabi sciolti, unico nel suo genere : satiricamente didattico, in quanto il poeta finge di scrivere una specie di galateo per il "giovin signore"; epicamente satirico, in quanto dà alla satira proporzioni di poenia. In esso il P. contrappone il popolo dei lavoratori a una classe che ha compiuto la sua storica missione; e vuol rivendicare l'italianità del costume, della lingua, del pensiero, della cultura, inquinati dalle importazioni straniere accolte dai nobili del suo tempo. Il poeta sa vivificare la materia, dar varietà alla rappresentazione d'un mondo che avrebbe voluto essere il mondo del Piacere ed era invece il mondo della Noia: non soltanto con i lodatissimi episodi, ma con la continua antitesi sociale, con il confronto dei nobili di allora con gli "inciti eri ", con la pittura di scene naturali, con ispirazioni tratte dall'arte classica, dalla mitologia, dall'epica cavalleresca, con quadri e quadretti eso-
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tici e preromantici, con effusioni liriche, le quali talvolta interrompono gradevolmente l'ironia. Tanta varietà di motivi è unificata dalla personalità