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d il I dell'Unione per gli studi sociali. L'XI Congresso fu tenuto a Roma dal 15 al 17 febbr. 1894, presidente il principe Francesco Massimo, e nello stesso anno ( $9-13$ sett.; presidente il conte Francesco Viancino) il XII a Pavia, sotto gli auspici di quel vescovo insigne, mons. Riboldi. L'Opera, ormai nel suo massimo sviluppo, nel 1895 ( $9-13$ sett.; presidente il barone Luigi de Matteis), celebra a Torino il suo XIII Congresso e nell'anno seguente ( 31 ag.-4 sett. 1896; presidente il conte Alberto de Moiana), il XIV a Piesole (dove si fonda la Federazione universitaria cattolica italiana [v.]), seguito, nel 1897, dal XV (30 ag.-3 sett.; presidente il marchese Lorenzo Bottini) a Milano, in occasione del centenario della morte di s. Ambrogio. In quell'anno l'Opera dei congressi contava 3982 comitati parrocchiali, 708 sezioni giovanili, 12 circoli universitari, 700 casse rurali, altrettante società operaie, 24 banche cattoliche e una società di assicurazione.

Comprendeva le seguenti sezioni o gruppi : oper* religiose ed associazioni; poi, dal VII Congresso, organizzazione e associazione cattolica, azione popolare cristiana o democratico-cristiana con una sottosezione (1901) per la difesa legale delle opere pie, educazione ed istruzione, stampa, e arte cristiana. Il gruppo più importante era il secondo (chiamato all'inizio : sezione "Carità", dal V Congresso «Carità ed economia cattolica»; dal 1902 "Azione popolare cristiana"), da cui maturò l'idea della Democrazia cristiana, che trovò in Giuseppe Toniolo il suo più geniale e competente divulgatore, specialmente con il suo celebre discorso romano sul Concerto cristiano della democrazia. La novità per altro divise aiquanto gli animi dei cattolici. Nel 1898, dopo i moti rivoluzionari, la reazione liberale-massonica, accomunando in un fascio socialisti e cattolici, impose per opera del ministro Di Rudinl, lo scioglimento della stessa Opera dei congressi e dei suoi comitati.

Fu però breve parentesi. Nel 1899 si poterono riallacciare le fila e celebrare a Ferrara il congresso della ripresa (il XVI: 18-21 apr.) sempre sotto la direzione del Paganuzzi che ne affidò la presidenza effettiva al marchese Filippo Crispolti.

In questo tempo, le forze giovanili militanti sotto la bandiera ideale della Democrazia cristiana (v.), in gran parte capeggiate da d. Romolo Murri (v.) e moderate dal prof. Toniolo (v.), chiedevano di aver parte maggiore nell'Opera dei congressi. Non vi fu comprensione, fra le due tendenze; di modo che il XVII Congresso, celebrato a Roma nell'Anno Santo 1900 (1-5 sett.; presidente il conte Carlo Santucci), fu di scarso interesse, e non migliore esito ebbe il XVIII, celebrato a Taranto nel 1901 (2-6 sett.; presidente il cav. Giuseppe Giglio Tramonte), nonostante gli sforzi di G. Toniolo e di altri chiaroveggenti di innestare nel vecchio tronco dell'Opera i più freschi virgulti.

Un rinnovamento fu tentato con l'encicl. Graves de communi di Leone XIII (genn. 1901), che riconfermando gli indirizzi sociali dell'apostolato dei laici, non consentendo però ancora l'azione nel campo politico richiamava i più accesi, con nuovi statuti (genn. 1902) e con la sostituzione del presidente dell'Opera, che per generale designazione fu il conte Giovanni Grossi: Pironi, il quale solo dopo molti mesi, e cioè nella fine del 1902, fu in grado di assumere la presidenza. La morte di Leone XIII e l'elezione di Pio X rimandarono il XIX Congresso ad autunno inoltrato, a Bologna (10-13 nov. 1903; presidente il conte Carlo Zucchini), e fu l'ultimo.

Il profondo dissidio fra le correnti dei giovani e dei veterani si acul poi anche nel Comitato permanente, per cui S. S. Pio X ne decretò lo scioglimento, con la lettera della Segreteria di Stato agli Ordinari d'Italia (30 luglio 1904), lasciando in vita il solo secondo gruppo, delle opere economiche, al quale aderivano 744 società di mutuo soccorso, 835 casse rurali e un migliaio di istituzioni congeneri. L'anno successivo, Pio X sciolse anche il secondo gruppo, surrogandovi l'Unione economicosociale. Istitul l'Unione popolare sul tipo del Volksverein germanica, e l'Unione elettorale (Il fermo proposito, giugno 1905). Per opera di queste unioni nazionali si svolse a Modena (nel 1910) il XX Congresso Cattolico italiano, l'ultimo, sotto la presidenza del marchese Filippo Crispolti. Per le conseguenti attività dei cattolici italiani, v.: azione cattolica italiana; democrazia cristiana.

Bibl.: Primo Congr. cott. italiano, tenutosi in Venezia dal 1 e al 16 giugno, Bologna 1874-75. Così furono pubblicati gli atti di tutti gli altri congressi (a Bologna fino al 1892, a Venezia fino al 1901), compresi ancora i due Congressi, Modena e Bergamo, che non fanno più parte dell'Opera (Venezia 1940). Inoltre, cf. G. dei C. c., Manuale dell'O. dei C. e dei c. c. in Italia, Bologna 1883; id., Il sextillo sociale, Venezia 1805; id., Statuto dell'O. dei c. dei c. c. in I. Regolamenti dei comitati e gruppi del. l'Opera delle sezioni giovani, Roma 1902; T. Veggian, Il movimento sociale cristiana nella seconda metà del sec. XIX, Vicenza 1902; F. Olgiati, La storia dell'Azione Cattolica Italiana, 20 ed., Milano 1922, pp. 36-300; E. Vecchi, Il movimento cattolico in Italia, Firenze 1923; E. Soderini, Leone XIII, 3 voll., Milano 1932, passim; G. Dalla Torre, I cattolici e la vita pubblica italiana, Città del Vaticano 1944; M. Fabrini, Il conte G. Acquaderni, 2* ed., Roma 1945, pp. 63-74, 82-87, 90-97;

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A. De Gasperi, Uomini e tempi che prepararono la - Rerum novarum a, Milano 1946; G. Anichini, I cinquanta anni della F.U.C.I., Roma 1946, passim; A. Vian, G. B. Pugamazzi, Roma 1949; F. Fonzi, I cattolici transigenti italiani dell'ultimo Ottocento, in Concilium, 6 (1949), pp. 953-78. Guido Anichini

OPERAI: v. LAVORO; PRGLETARIATO: SALARIO.
OPERAI CRISTIANI DI SAN GIUSEPPE CALASANZIO. - Congregazione religiosa fondata a Vienna nel 1889 dal p. Antonio Maria Schwartz ed approvata dalla S. Sede nel 1926 e 1939. Popolamante i membri sono chiamati "Calasantini".

Si compone di sacerdoti e fratelli laici dediti particolarmente all'assistenza degli operai delle industrie, specialmente giovani, con scuole di lavoro, internati, esercizi, missioni per lavoratori e con opere assistenziali. In Austria è stato fondato il primo "Seminario sociale dei giovani", dove per due anni si insegna la dottrina sociale cristiana ai futuri operai e capi tecnici.

La Congregazione ha case anche in Ungheria e in Boemia e consta di 60 sacerdoti e 30 fratelli.

BibL.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, V. 31.
Silverio Mattei
OPERA NAZIONALE ASSISTENZA RELIGIOSA MORALE OPERAI (O.N.A.R.M.O.). - E un'opera di apostolato religioso e sociale tra gli operai. Fondata nell' ag. del 1928, l'ONARMO, sin dalle sue prime origini, si pose sotto l'alto patrocinio della S. Congregazione Concistoriale, che ne nomina il direttore generale. L'organizzazione centrale dell'ONARMO è costituita dalla Direzione generale a Roma, dalla quale si diramano alla periferia 18 delegazioni regionali, 127 delegazioni diocesane e 14 delegazioni compartimentali.

L'attività caratteristica dell'ONARMO è costituita dal servizio religioso prestato dai cappellani del lavoro, i quali svolgono il loro apostolato nell'interno delle fabbriche, dei cantieri, degli uffici, delle miniere; nei campi, nelle stazioni, nei grossi borghi dei braccianti, negli stazzi dei pastori. I cappellani del lavoro, con la loro presenza quotidiana in mezzo agli operai, predicano semplicemente il Cristo, e procurano di portare la sua verità e la sua Grazia nelle anime. Essi favoriscono nelle fabbriche il formarsi delle Conferenze operaie di s. Vincenzo, costituiscono l'apostolato della preghiera tra i lavoratori e le lavoratrici ed offrono ad essi anche l'Opera dei ritiri operai, oltre la celebrazione comune della S. Pasqua e delle solennità liturgiche.

In coordinamento a tale apostolato, l'ONARMO svolge, negli stessi ambienti, una complessa attività sociale, educativa, sanitaria ed economica rivolta ai lavoratori, mettendo a loro disposizione molteplici servizi. Essi sono: 1) Il servizio sociale, affidato alle assistenti sociali che operano sia nelle fabbriche, come nei quartieri operai, nei centri agricoli e pastorizi, applicando le tecniche attuali del "caso individuale" e del "lavoro di gruppo". 2) Il servizio sanitario, che integra quello degli istituti pubblici, ed è prestato per mezzo di unità specializzate, il Policlinico del lavoro a Roma, l'Ospedale dei lavoratori a Triggiano (Bari), il Convalescenziario di Biondronno e le colonie permanenti ed estive per lavoratori e figli di lavoratori. 3) L'educazione degli adulti, curata nelle officine e nei quartieri della periferia a Roma e nelle Puglie, per mezzo delle scuole popolari, le quali sono gestite per incarico dei Provveditori degli studi. 4) L'istruzione professionale, che è organizzata in collaborazione con il Ministero del lavoro nei corsi di riqualificazione e nei cantieri scuola, istituiti nel Lazio, nelle Puglie, nella Sicilia ed in Sardegna. 5) Infine il gruppo dei servizi economici che provvedono a incrementare la migliore alimentazione delle classi popolari, nelle officine con le mense e refettori aziendali, nelle città con mense popolari, offerte ai disoccupati, e con i ristoranti economici per tutto il popolo. Simile azione assistenziale, l'ONARMO svolge anche nel Belgio, a Bruxelles, negli charbonnages di Charleroi, Mons, Houtrage e Liegi, ove ha aperto centri fiorenti per i minatori italiani.

L'ONARMO, per la preparazione e l'aggiornamento del personale qualificato che svolga le attività sopraddette si giova di istituil specializzati che sono: a) il Seminario di S. Cristina, per la formazione dei cappellani del lavoro a Bologna; b) le Scuole superiori di assistenza sociale di Roma e di Bari e la Scuola Sissel ONARMO di servizio sociale e di esperti del lavoro di Napoli; c) l'Associazione assistenti sociali ONARMO per approfondire e valorizzare la professione alla luce del Vangelo, nello studio dei problemi sociali.

BibL.: anon., O.N.A.R.M.O. Scopi e finalità dell'opera. Sue istituzioni, in Il Monitore ecclesiastico, 68 (1943), p. 94 sgg. Ferdinando Baldelli

OPERA PIA: v. FONDAZIONE PIA; LEGATO PIO.
OPERE ADERENTI ALL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA. - Sono enti ed istituzioni cattoliche, aventi carattere economico-sociale. Lo statuto dell'Azione Cattolica Italiana, all'art. 2, le definisce in genere "di utilità sociale». La loro adesione all'Azione Cattolica Italiana avviene tramite l'I.C.A.S. (Istituto cattolico di attività sociale [v.]).
I. Confederazione nazionale coltivatori diretti. Costituita nel 1948. Si ispira ai principi sociali cristiani e si propone : a) di provvedere alla tutela degli interessi generali dei coltivatori diretti e dell'agricoltura, ottenendo rispetto e valorizzazione per i diritti del lavoro nella produzione agricola, in confronto delle altre categorie produttive agricole, dell'intera economia nazionale e delle autorità amministrative e politiche; b) di rappresentare le associazioni federate e la categoria dei coltivatori diretti nell'àmbito nazionale per le questioni di carattere generale interessanti l'intera categoria, nei confronti delle autorità politiche ed amministrative e delle altre associazioni sindacali ed economiche; c) di promuovere ogni iniziativa ed eventualmente di esercitare, sia direttamente, sia attraverso appositi enti, ogni attività rivolta al miglioramento della condizione dei coltivatori diretti sul terreno economico, tecnico e sociale, ed all'incremento dell'agricoltura. Stampa: Il coltivatore (settimanale).
II. Unione cristiana imprenditoriodirigenti. 1. Storia. - Sotto il 2 maggio 1945 a Milano il Gruppo lombardo dirigenti di impresa cattolici, l'iniziativa si estese ad altre regioni dell'Italia settentrionale e centrale. Il 31 genn. 1947 si costituiva a Milano l'Unione cristiana imprenditori dirigenti (U.C.I.D.), essendo presenti i delegati dei gruppi lombardo, piemontese, ligure, emi-liano-romagnolo e toscano. Il 16 maggio 1947 l'U.C.I.D. fu chiamata a far parte delle Associazioni nazionali dei Patrons catholiques (U.N.I.A.-P.A.C.) in occasione della loro VIII Conferenza internazionale, tenutasi a Parigi. Nel 1948 si aggiungevano i gruppi venete a romano; nell'ott. dello stesso anno si svolse a Venezia il primo Congresso nazionale. Altri due congressi furono tenuti negli anni successivi 1949 e 1950.
2. Scopi. - Consistono nella relazione della dottrina sociale cristiana, sviluppo della morale professionale, ordinamento delle imprese su base cristiana, incremento del senso di corresponsabilità come fondamento indispensabile della più giusta ed efficace collaborazione fra i veri soggetti della produzione.
3. Struttura. - La U.C.I.D. è costituita da gruppi a base regionale, retto ciascuno da un consiglio direttivo regionale e da un proprio regolamento adeguato alle particolari caratteristiche della regione. Due delegati di ciascun gruppo, oltre al segretario, fanno parte del Consiglio direttivo nazionale, che si riunisce, di regola, quattro volte all'anno, e la cui attività è integrata da un comitato di presidenza. Stampa: Operare, bimestrale; Responsabilità, mensile.
4. Associazioni nazionali membri dell'U.N.I.A.-P.A.C. - Belgio: Fédération des patrons catholiques (F.E.P.A.C.), a Bruxelles. Canadá: Association professionnelle des industriels (A.P.I.), a Montréal. Francia : Centre français du patronat chrétien (C.F.P.C.), a Parigi. Inghilterra: Ca-

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tholic industrialists' Conference (C.I.C.), a Oxford. Italia : Unione cristiana imprenditori dirigenti (U.C.I.D.), a Milano. Olanda: Algemeene katholieke werkgevers vereniging (A.K.W.V.), all'Aja.
III. Centro nazionale dell'artigianato. - Il 20 ott. 1947 il S. Padre concedeva una particolare udienza nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo ai partecipanti al I Congresso nazionale degli artigiani cristiani. Da allora può dirsi costituito definitivamente il Centro nazionale dell'artigianato. Esso è sorto sotto gli auspici dell'I.C.A.S. (Istituto cattolico di attività sociale) ed è definito nel suo Statuto come Associazione cristiana degli artigiani italiani. Suoi scopi sono : a) promuovere l'affermazione dei principi cristiani nella vita, negli ordinamenti e nella legislazione artigiana; b) assicurare la partecipazione più completa e più efficace degli artigiani italiani alla vita sindacale attraverso una adeguata preparazione; c) l'assistenza morale, artistica, tecnica ed economica degli artigiani italiani, al di fuori ed al di sopra di ogni divisione politica e sindacale.

Organi centrali sono : il Congresso nazionale, il Consiglio nazionale, la Presidenza centrale. Organi periferici : i centri parrocchiali; i centri comune'i e di zona. Gli artigiani si raggruppano secondo associazioni nazionali di arte e mestieri, i cui presidenti costituiscono il Comitato centrale delle arti e dei mestieri, cui è devoluto lo studio dei problemi tecnici. Centro nazionale : Roma. Stampa : Italia artigiana, mensile.

Il Centro nazionale dell'artigianato (C.N.A.) aderisce alla Confederazione italiana artigianato (C.I.A.), il cui organo quindicinale è L'artigianato italiano.
IV. Fronte della famiglia. - Fondato il 25 marzo 1948, vuol essere molto di più che un segretariano per la famiglia, avendo lo scopo di tutelare, rafforzare l'istituto familiare, secondo le tradizioni spirituali, giuridiche e sociali del popolo italiano, adeguate alle esigenze dell'epoca attuale. Il Fronte è soprattutto un raggruppamento di capi-famiglia, che convengono sugli scopi ispiratori di esso. Possono aderire anche altri enti familiari e parafamiliari; il Fronte sempre più s'avvia a rientrare nel quadro delle associazioni familiari in senso lato ed aspira così a divenire l'interprete unitario degli interessi eticogiuridici ed economico-sociali delle famiglie italiane presso le autorità centrali e periferiche.

Il Fronte della famiglia fu promosso, previ maturi studi e dietro numerose istanze pervenute da varie parti, dai rami adulti dell'Azione Cattolica Italiana e tuttora ad essa aderisce con autonomia di funzionamento. Le basi della sua dottrina e della sua azione sono state fissate in una elaborata "Carta della famiglia ", alla quale hanno aderito, sottoscrivendo apposita scheda, oltre un milione di capi-famiglia.

Sono stati tenuti finora due convegni nazionali; il Fronte ha partecipato a vari congressi internazionali di familiaristi europei ed ha pubblicato diversi studi di carattere famigliare. Quando è stato il caso, è intervenuto attivamente per stimolare ed orientare l'azione dei pubblici poveri a tutela della famiglia. Organo del Fronte è il quindicinale La famiglia italiana.

Presidenza e commissione direttiva centrale a Roma, comitati provinciali in ogni capoluogo e locali in molti Comuni. Delegazioni nelle varie zone.
V. Confederazione cooperativa italiana. - La resurrezione della Confederazione, dovuta alla fede ed all'opera del compianto Luigi Corazzin, porta la data 15 maggio 1945, anniversario della Rerum novarum.

In essa si riunirono le forze della Cooperazione ad ispirazione cristiana che dal regime fasciata erano state disperse. Fin dalla prima ripresa fu confermato che la Confederazione cooperativa italiana (C.C.I.) è associazione nazionale di rappresentanza, assistenza, tutela e revisione del movimento cooperativo. E un organismo libero, indipendente da ogni partito politico. Essa è costituita da enti cooperativi e mutualistici e loro consorsi, associati, in ogni provincia, in unica unione, ed in federazioni nazionali.

Quali compiti della Confederazione furono stabiliti : a) lo sviluppo, il coordinamento e la disciplina del movi-
mento cooperativo e mutualistico; b) la rappresentanza e la tutela morale ed economica in Italia ed all'estero degli enti cooperativi e mutualistici e dei loro associati; c) la difesa degli interessi collettivi ed individuali della cooperazione, quale strumento di trasformazione della struttura sociale; d) lo sviluppo della coscienza cooperativa, favorendo tutte le iniziative atte alla elevazione morale ed alla formazione tecnica dei cooperatori; e) la preparazione dei lavoratori all'acquisizione degli strumenti di produzione e di scambio nell'economia cooperativa; f) l'attuazione e l'incremento, sul piano nazionale, dell'assistenza tecnica, legale, amministrativa ed economica alle cooperative, ai loro consorsi ed agli enti mutualistici in genere, anche mediante la revisione; $g$ ) la raccolta e l'elaborazione dei dati statistici sulla cooperazione; h) l'esercizio di ogni altra funzione derivante da leggi, regolamenti, od atti della pubblica autorità.

Organi confederali sono: a) l'Assemblea nazionale dei delegati delle unioni; b) il Consiglio nazionale; c) il Comitato esecutivo; d) il presidente; e) il segretario generale; $f$ ) il Collegio dei revisori dei conti; $g$ ) il Collegio dei probiviri.

Organi periferici : a) Unioni provinciali delle cooperative e delle mutue; b) Federazioni internazionali. - Organo di stampa: L'Italia cooperativa, settimanale.

La Confederazione cooperativa italiana è stata giuridicamente riconosciuta con decreto del 12 apr. 1948 dal ministro del Lavoro e della Previdenza sociale. Lo Statuto fu approvato dall'Assemblea nazionale dei delegati delle unioni nella riunione del 22 ott. 1949 e dal ministro del Lavoro e della Previdenza sociale con decreto 11 genn. 1950, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica, n. 22 del 27 genn. 1950. Alla fine di ott. 1950 la Confederazione contava 8650 cooperative aderenti, delle quali : 2700 di consumo; 1537 di produzione e lavoro; 2300 agricole; 344 edificatrici; 769 varie. Le Unioni provinciali erano alla stessa data 66 e le Federazioni nazionali 5. La Confederazione ha realizzato la "Casa della cooperazione", facendo risorgere in Borgo S. Spirito di Roma il Palazzo degli Alicorni, nel quale ha posto la sua sede.

Il motto della Confederazione è : "Ut unum sint ".
Alla Confederazione cooperativa italiana aderisce anche la Federazione delle casse rurali. L'organizzazione di questi speciali enti mutualistici è riconosciuta giuridicamente sotto la forma di Ente delle casse rurali, organismo autonomo, che ha sede in Roma.
VI. Associazione cattolica esercenti cinema (A.C.E.C.). - Promossa nel 1949 dal Centro cattolico cinematografico (C. C. C.), provvede a rappresentare gli interessi materiali e morali della categoria degli esercenti delle sale cinematografiche cattoliche, in particolare nei riguardi dell'amministrazione dello Stato, di enti pubblici e privati e di organi sindacali; ad assicurare ai suoi aderenti un servizio di consulenza e di assistenza legale, amministrativa, fiscale; a promuovere e favorire ogni intesa diretta; a regolare, nel comune interesse, i rapporti con gli altri esercenti e con l'industria privata del cinema.

Stampa: ha una rubrica sul mensile del C.C.C.: Rivista del cinematografo.
VII. Oeinte Film. - Sorta nel 1944, è una società per la produzione e la distribuzione di documentari e film spettacolari a sfondo religioso-morale. Favorisce lo sviluppo del passo-ridotto; ha iniziato una propria distribuzione di films a passo ridotto, e a passo normale, a buone condizioni, alle parrocchie particolarmente bisognose. L'Orbis, inoltre, assiste mediante un ufficio tecnico tutte le sale cattoliche cinematografiche e gli enti religiosi per la consulenza tecnica. In occasione dell'Anno Santo ha anche istituito un laboratorio fotografico, che serve altresi alla produzione di filmine per proiezioni fisse catechistiche.

Ha in corso, inoltre, un programma per la produzione di 30 cortometraggi catechistici.

Ernesto Talentino
OPERE CATTOLICHE GOORDINATE ALL'AZIONE CATTOLICA ITALIANA. - Sono da intendere come opere coordinate quegli enti che si

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sulla loro origine, è data da Vitruvio; gli o. vengono poi codificati dai trattatisti del Cinquecento: Serlio, Vignola, Palladio, Scamozzi; e in età neoclassica particolarmente dal Milizia. Fra questi trattatisti non vi è concordanza completa sulle proporzioni e i rapporti degli elementi di ciascun o., che vengono stabiliti secondo la particolare sensibilità dell'autore e i monumenti esaminati.

L'o. dorico è quello che più accentua la funzione costruttiva delle membrature; il fusto della colonna (che nella forma più arcaica sorge direttamente da terra) ha un'altezza di ca. 8 diametri, ed è inciso da scanalature a spigolo vivo (da 16 a 24 prima, poi in età classica 20); il capitello è semplicemente costituito da un echino e da un abaco; nel fregio della trabexzione si alternano metope (lastre lisce o adorne di bassorilievi, generalmente figurati) e triglifi (lastre adorne di scanalature verticali che conservano forse il ricordo di elementi lignei di sostegno). Una variazione di quest'o., con colonna a fusto liscio e architrave privo di fregio, è chiamata toscano o tuscanico perché ritenuta caratteristica dell'età etrusca.

Più snello è l'o. jonico, in cui la colonna ha un'altezza, prima di 8 poi di ca. 9 diametri ed ha il fusto con scanalature ad angolo smussato; il capitello è caratterizzato da due volute; la trabeazione è caratterizzata da un architrave suddiviso in varie fasce e da un fregio, liscio, o istoriato con decorazione continua.

Dall'o. jonico si sviluppa il corinzio, che si differenzia da quello per una maggiore snellezza (l'altezza della colonna è di ca. 10 diametri) e soprattutto per la maggiore eleganza del capitello, decorato da un doppio giro di foglie d'acanto. Da questo l'o. composito differisce solo per la forma del capitello, che sovrappone all'acanto le volute dell'o. jonico e si adorna anche di elementi figurati.

Occorre ricordare anche il cosiddetto o. figurato (o anche, secondo il Milizia, cariatico o persico), nel quale figure umane sostituiscono le colonne nella funzione portante; ma il nome di o. è in questo caso improprio, in quanto le sue proporzioni sfuggono ad ogni regola.

L'architettura cristiana dei primi tempi fa talvolta uso sistematico degli o., come nell'interno del S. Giovanni di Firenze o del Battistero Lateranense (corinzio); in S. Maria Maggiore a Roma uno lunga fila di colonne joniche, rielaborate durante il sec. xvili, regge una trabexzione adorna di mussici. Ma presto con l'impiego di materiali di spoglio vengono confusi gli elementi che definiscono gli o., come in S. Salvatore di Spoleto, dove le colonne corinzie reggono una trabeazione dorica; poi per tutto il medioevo l'arco prevale definitivamente sulla trabexzione, che riappare in età romanica nel Lazio, dove era più viva la tradizione e più numerosi gli esempi classici : nei colonnati di S. Maria in Trastevere o nei portici cosmateschi di alcune chiese vengono usati capitelli jonici, antichi o accuratamente imitati, sui quali corre una trabexzione disadorna o decorata a mussico, a imitazione di quella di S. Maria Maggiore. Questo tentativo di ripresa classica è però del tutto sporadico.

Solo nel ' 400 , con l'appassionato studio dell'antico, l'uso degli o. ritorna e si afferma sempre più stabilmente, fino a divenire elemento compositivo fondamentale dell'architettura europea. Le proporzioni e le forme sfuggono a canoni prestabiliti; si riflettono i modi classici, a volta intimamente rivissuti ma a volte trasformati dalla personalità dell'architetto o dalle nuove tendenze estetiche; spesso l'o. viene definito solo dal tipo del capitello, anch'esso capricciosamente variato nella decorazione.

Le prime espressioni appaiono in Toscana con il Brunelleschi, che adotta il corinzio nell'esterno e nell'interno della Cappella Pazzi e nella sagrestia vecchia di S. Lorenzo; e, con più solenne senso classico, con Leon Battista Alberti nel tempio malatestiano di Rimini (nella
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Ordini architettonici - Facciata di S. Maria dell'Orto, a due ordini, di M. Longhi il Giovane (ca. 1630) - Roma.
facciata incompiuta è un primo esempio di sovrapposizione di o.), in S. Maria Novella di Firenze e in S. Andrea di Mantova; lo stesso Alberti codifica il ritorno alla norma attuata dai Romani della successiva sovrapposizione degli o. (dal basso all'alto dorico, jonico e corinzio) nel Palazzo Rucellai di Firenze. Fuori di Firenze quest'uso non è ancora chiaramente definito, come appare nell'arco di Alfonso d'Aragona a Napoli dove, nonostante la viva ispirazione classica, l'o. jonico è sovrapposto al corinzio. In numerose chiese della seconda metà del ' 400 è usato un medesimo o. (per lo più corinzio) nelle due zone della facciata, con diverse proporzioni e con aggetti tanto piatti da esprimere solamente divisione di spazi (S. Maria del Popolo e S. Agostino a Roma; il duomo di Torino; S. Francesco a Ferrara; S. Pietro a Modena; ecc.); invece nella facciata albertiana di S. Marco di Roma gli o. sovrapposti sono espressi con chiaro valore funzionale e con classico senso delle proporzioni.

All'inizio del nuovo secolo, Bramante con il tempietto di S. Pietro in Montorio si giova dell'o. dorico puro con perfetta rispondenza di forme e di ritmo fra esterno e interno. Analoga unità di composizione è raggiunta da Antonio da Sangallo il Vecchio in S. Biagio di Montepulciano, dove pure l'o. dorico è motivo dominante.

Lo schema più frequente nelle facciate delle chiese cinquecentesche è a due o. sovrapposti, non secondo la classica concezione albertiana, ma seguendo invece il prototipo di S. Spirito in Sassia, cioè con l'uso del corinzio nelle due zone. Non mancano eccezioni a questa disposizione, con l'adozione nella zona inferiore dell'o. dorico (S. Giacomo in Augusta a Roma; S. Paolo a Milano); oppure jonico (S. Maria dell'Orto a Roma; S. Giorgio a Bologna; Scuola di S. Fantin a Venezia); o infine sovrapponendo dorico e jonico (Annunziata di Parma; S. Giuliano di Venezia; S. Sebastiano di Milano). Ma nel progetto per la facciata di S. Pietro, Michelangelo adotta l'ordine unico (corinzio), che si estende nei fianchi e nella tribuna, ritorna nella cupola, domina nell'interno, con unità perfetta fra tutte le parti. Anche il Palladio perviene alla stessa concezione di un solo o. nelle facciate (ripetuto nell'interno), traendo diretta ispirazione dai templi antichi; esempi massimi il Redentore e S. Giorgio Maggiore di Venezia. L'o. unico continua in età barocca, generalmente con scarso senso plastico (S. Francesco Romana, SS. Pietro e Marcellino, S. Croce in Gerusalemme a Roma; S. Firenze a Firenze; S. Maria di Carignano a Genova), a volte invece raggiungendo vivi effetti pittorici per la potenza degli oggetti, come in S. Giovanni in Laterano, e specialmente a Venezia, ove perdura la tradizione palladiana (S. Maria della Salute);

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(fel. Alinari)
Ordini architettonici - Esempio di ordine figurato nel campanile di S. Andrea delle Fratte. F. Borromini ( 1636 ) - Roma.
è abbastanza frequente alla fine del Settecento e al principio dell'Ottocento, come bene rispondente ai canoni neoclassici (S. Rocco a Roma; S. Francesco di Paola a Napoli; S. Carlo a Milano; i Gesuati a Venezia). L'uso di tre o. nelle facciate, del tutto eccezionale al principio del ' 500 (S. Bernardino dell'Aquila e duomo di Enna, entrambi con la sovrapposizione secondo le norme classiche del dorico jonico e corinzio), riappare frequentemente nel ' 500 in Sicilia; ma con la ripetizione del solo corinzio (S. Giorgio di Modica; S. Giorgio di Ragusa, ecc.).

Gli o. della facciata proseguono spesso nel campanile, soprattutto quand'esso si inserisce nello schema architettonico o forma un corpo unico con la fronte; sono generalmente adottati i tre o. sovrapposti secondo le norme classiche (S. Biagio di Montepulciano; S. Atanasio dei Greci a Roma; l'Annunziata di Airoia presso Avellino; S. Prospero di Reggio Emilia, incompiuto).

L'uso dell'o. nel tamburo delle cupole, già accennato dal Bramante in Lombardia e poi da lui adottato nel progetto per S. Pietro, ha una grandiosa applicazione nella cupola michelangiolesca, dalla quale trarranno modello altre cupole romane (S. Carlo al Corso, S. Carlo ai Catinari, S. Andrea della Valle) e di altre regioni (la Salute di Venezia; la Madonna della Ghiara di Reggio Emilia; S. Sebastiano di Acireale, ecc.).

Gli o. vengono adottati - indipendentemente dal motivo architettonico della chiesa - non solo in ambienti accessori come le sacrestie, ma anche nelle cappelle, siano esse costruzioni aggiunte a sé stanti (tra i primi esempi è la raffaellesca cappella Chigi in S. Maria del Popolo), o siano sorte con cencezione unitaria: cosi avviene nella maggioranza delle cappelle secentesche (tipico esempio S. Andrea della Valle a Roma, dove in ogni cappella l'o. viene applicato con caratteri diversi).

Anche nelle diverse suppellettili della chiesa - altari, cibori, tabernacoli, pulpiti, lavabi (v. alle singole voci), cornici di pale - e nei monumenti sepolcrali, gli o. sono usati dal Rinascimento in poi riflettendo le successive forme della maggiore architettura.

Quanto al cosiddetto o. figurato, una prima espressione può farsi risalire al progetto di Michelangelo per la tomba di Giulio II. Questa invenzione è bene accetta ai manieristi, che l'adotteranno nell'architettura civile, e soprattutto nelle ville o in elementi decorativi. Nelle facciate di chiese una prima limitata applicazione si trova in S. Maria di S. Celso a Milano, dell'Alessi; esempi più completi sono in S. Raffaele di Milano, e, in età barocca, nell'Ospedaletto di Venezia e nella chiesa nazionale di Trapani. Tra le applicazioni negli interni è notevole quella dell'oratorio di S. Zita a Palermo. Un raro esempio di o. figurato nei campanili è quello borrominiano di S. Andrea delle Fratte a Roma. - Vedi tav. XIV.

Mario Zocca
ORDINI CAVALLERESCHI ED OSPITALIERI. - Nel suo senso originario "ordo militaris ", in corrispondenza con "ordo ecclesiasticus", cioè con il clero, indica genericamente l'ordinamento laicale. Quando si comincia a parlare di Ordini religiosi, secondo il significato odierno, nel senso di famiglia religiosa organizzata e distribuita in diverse regioni, si comincia a parlare anche di O. militari. Questi ripetono le prime origini dalla cavalleria (v.), costituiscono una cavalleria organizzata sotto regole ecclesiastiche con il compito di trattare le armi e scendere in guerra a difesa della fede, dei poveri, degli oppressi.

Secondo il modello dato dall'organizzazione cluniacense ed anche cistercense, erano sotto la dipendenza della S. Sede, la quale sola poteva permettere che persone religiose potessero "hostem ferire sine culpa" e senza incorrere irregolarità canonica; essa assegnava loro di osservare una delle Regole conosciute ed approvava i particolari ordinamenti che li regolavano. Erano composti ciascuno di "fratres milites" (cioè "equites" $\Rightarrow$ cavalieri) e di "fratres servientes" (cioè sergenti, scudieri, famigli) : come "fratres" erano veri religiosi, come "milites" veri combattenti. I chierici, che essi hanno facoltà di aggregarsi nelle loro case, non sono né "milites" né "servientes", ma cappellani incaricati dei servizi religiosi nell'Ordine stesso.

Mentre i Crociati, prendendo la Croce, si votavano ad un servizio temporaneo, i religiosi militari erano Crociati perpetui perché facevano voto di tutta la loro vita per la lotta armata contro l'infedele musulmano. Alla testa di ciascun O. è un gran maestro eletto dai cavalieri che egli governa ed ha sotto di sé i precettori e commendatori preposti alle singole dimore e godono i redditi di determinati beni dell'O. eretti in commenda a modo di benefici ecclesiastici. Amplissimi possessi in tutta la cristianità vennero infatti ad arricchire gli O. perché fossero in grado di corrispondere al compito per cui erano stati istituiti. Assistevano il gran maestro i dignitari preposti ai singoli uffici ed ebbero particolari denominazioni, oltre quella loro comune di cavalieri di gran croce.

O. militare per eccellenza, sul quale si modellarono gli altri, fu quello del Tempio, da cui presero il loro nome i Templari (v.).

Nella penisola iberica sorse il maggior numero di O. militari, che tutti assunsero un carattere nazionale con il compito di condurre la guerra contro i musulmani nel loro paese. Per la Spagna: 1) l'O. di Calatrava secondo

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la Regola cistercense, fondato nel 1158 ed approvato nel 1164 da Alessandro III: a) l'O. di S. Giacomo della Spada o di Compostella, sorto intorno al 1170 con il compito di proteggere coloro che si recavano in pellegrinaggio a Compostella, ebbe con bolla di Alessandro III nel 1175 l'incarico di combattere contro gli infedeli; 3) l'O. di Alcantara secondo la Regola cistercense, i cui inizi risalgono al 1176. Ai cavalieri di Calatrava e di Alcantara Paolo III nel 1540 concesse di contrarre matrimonio a somiglianza dei cavalieri di S. Giacomo; 4) l'O. di Mon. tese fu istituito dal Re di Aragona nel 1317, dopo la soppressione dei Templari, per la difesa delle coste dai Saraceni; stette sotto la protesione dell'O. di Calatrava e fu dotato con i beni dei Templari. L'amministrazione di questi quattro O. ed il comune gran-magistero passò nel 1523 al re di Spagna per disposizione di Adriano VI; senza che per questo perdessero il carattere religioso.

Nel Portogallo la soppressione dei Templari diede origine all'O. militare di Cristo, costituito sul modello di quello di Calatrava per la difesa dei confini del Regno, ed approvato da Giovanni XXII nel 1319. Anche in questo O. il grande magistero passò al re di Portogallo; esso incorporò quanto rimaneva dell'O. di Avis sorto sino dal 1147 ed approvato dalla S. Sede nel 1162.

Una categoria alquanto diversa per origine e scopo è quella degli O. che, sorti come ospitalieri, assunsero in seguito compiti militari. La S. Sede, che li riconobbe da principio come ospitalieri, assegnando loro la Regola di s. Agostino, intervenne poi in seguito quando assunsero il carattere militare. Essi sono : l'O. di S. Giovanni di Gerusalemme, detto ora di Malta (v. sovrano militare, ordine ecc.) e l'O. Teutonico (v. teutonico, ordine).

Si ebbero finalmente nel passato O. cavallereschi che, sorti come ospitalieri, hanno conservato questo loro carattere, sino a che non furono trasformati nei secc. xvIxviII o andarono estinti del tutto.

Nel sec. xir si trova esistente come ospitaliere per la cura dei lebbrosi l'O. di S. Lazzaro che Alessandro IV l'11 apr. 1235 riconobbe canonicamente sotto la Regola di s. Agostino : era costituito da principio di cavalieri di altri O., specie Templari, che infetti di lebbra dovevano lasciare il proprio O.; perciò poté anche passare come militare, ma come tale non ebbe vera importanza. Ebbe sotto il suo governo, oltre che il lebbrosario di Gerusalemme, culla dell'O., altri istituti del genere in Europa che vennero perdendo il loro scopo, quando la lebbra fu domata in Occidente. Dopo lunghi negoziati Emanuele Filiberto, duca di Savoia, ottenne nel 1572 da Gregorio XIII, sotto certe condizioni, che i beni dell'O. situati nel suo territorio fossero attribuiti all'O. di S. Maurizio. Vestivano abito nero con croce verde.

Guido di Montpellier verso il 1180 aveva fondato un ospedale associando a sé alcuni compagni che lo assistessero. Innocenzo III gli affidò con bolla del 19 giugno 1204 la cura dell'ospedale da lui fondato a Roma. Alla morte di Guido, nella primavera del 1208 il Papa stabilì che il magistero dell'O. che, come l'ospedale, fu denominato di S. Spirito in Sassia, spettasse al capo o precettore di quest'ospedale in modo che questi "presiedesse a tutti i frati dell'O. ". Infatti l'O. ebbe annessi alla sua giurisdizione sotto la propria regola ospedali in diversi luoghi d'Italia, dotati di convenienti patrimoni (cf. M. Vanti, Bernardino Cirilla, Roma 1926, p. 76).

Ebbero come insegna la doppia croce bianca sul mantello nero e nello stemma la colomba ad ali spiegate. Ebboro anche il diritto di questuare, diritto che in seguito di tempo appaltavano, dando origine a deprecati abusi. Con speciale scopo di provvedere agli infermi, durante il sec. xI sorse a Vienne, in Provenza, l'O. ospitaliero di S. Antonio abate, che dopo un primo ospedale fondato in quella città ne fondò altri in Italia ed a Roma stessa sull'Esquilino; vennero tutti dotati di redditi ed ebbero il diritto di questuare. Sul mantello nero gli ospitalieri portavano come insegna il T bianco.

In Toscana, ad Altopascio fu fondato un ospedale con particolari ordinamenti che furono adottati in altri
ospedali che ad esso si aggregarono. Come ospitaliere, nei primi decenni del sec. xiri sorse a Barcellona, per opera di s. Pietro Nolasco, sotto la Regola di s. Agostino e la protezione del Re d'Aragona, una confraternita che divenne ben presto un O., quello di S. Maria della Mercede, con le scopo di provvedere al riscatto degli schiavi. Il Re concesse di portare le sue insegne con la croce sovrapposita sull'abito bianco (v. mercidari). Benedetto XIII nel 1725 riconobbe definitivamente quest'O. come vero Ordine mendicante equiparandolo in tutto ad essi (cf. A. Serafini, De honorificis titulis contatis ab Ordine S. Maria de Mercede, ecc., Roma 1936). Con analogo scopo era sorto in Francia l'O. dei Trinitari.

Sul tipo degli O. ospitalieri fu istituito a Bologna nel 1261 quello di Maria Vergine gloriosa, detto comunemente dei Frati Gaudenti, confermato da Urbano IV, con lo scopo di comporre le discordie civili e familiari e proteggere giudiziariamente i deboli dalle soperchierie dei potenti. Esso si allargò da Bologna ad altre città dell'Italia centrale e settentrionale ma non ebbe lunga durata. I frati portavano abito bianco con mantello grigio ed una croce vermiglia con due stelle (D. V. Federico, Istoria dei Frati Gaudenti, Venezia 1787. Cf. Dante, Inferno, XXIII, 103 sgg.). Erano tenuti alla castità coniugale.

Furono poi i principi che presero ad istituire O. cavallereschi per i nobili dei loro regni, conservando loro un carattere religioso ed assegnando uno scopo a modo degli O. militari, particolari costituzioni, redditi corrispondenti, insegne e vesti proprie. Filippo, duca di Borgogna, nel 1431 istitui l'O. del Toson d'oro, con il distintivo di una pelle d'agnello in oro pendente da una collana e veste rossa. Passata la Borgogna sotto il dominio di casa d'Asburgo, fu il Toson d'oro la suprema onorificenza in Spagna ed in Austria. Eugenio IV nel 1433 e Leone X nel 1516 approvarono l'O. Luigi XI di Francia nel 1469 costituì l'O. di S. Michele ed Enrico III nel 1578 quello dello Spirito Santo. Amedeo VIII di Savoia istituì con quindici cavalieri nel 1409 l'O. del Collare, detto poi dell'Annunciata, e più tardi, nel 1434, quello di S. Maurizio, quando si ritirò a fare vita eremitica a Ripaglia insieme con altri cinque cavalieri, vedovi come lui. Anche Venezia ebbe i suoi cavalieri che il doge creava fra i nobili più benemeriti. Speciale menzione merita l'O. di S. Stefano che Cosimo I, granduca di Toscana, con l'approvazione del Papa, istituì nel 1562 prendendo a modello l'organizzazione dell'O. di Malta. Lo scopo del nuovo O. fu quello di liberare il Mediterraneo dei corsari musulmani che l'infestavano e rendere sicure la navigazione; la sede fu stabilita a Pisa; e subito i cavalieri con le galere armate da loro tennero valorosamente il mare, partecipando anche alla vittoria di Lepanto (1571).

L'esempio dei principi cattolici fu imitato anche da principi protestanti, che si fecero istitutori di O. cavallereschi per decorarne principi e sudditi; ma con questo si veniva a snaturarne il carattere originario e si crearono semplici onorificenze più o meno pompose.

La Rivoluzione soppresse in Francia ogni O. cavalleresco sotto pretesto di uguaglianza così come, del resto, aveva soppresso ogni grado nobiliare. Ma Napoleone, con legge del 19 maggio 1802, per creare * ricompense militari e ricompensare anche i servizi e le virtù civili * costituì una "Legione d'onore", a carattere puramente laicale, senza più menzione alcuna di legami religiosi; conservò in essa una gerarchia con nomi presi dall'antica milizia cavalleresca con grandi ufficiali, commendatori, ufficiali e cavalieri. La Legione fu conservata e modificata sotto il primo ed il secondo Impero e servì di modello ai nuovi O. equestri istituiti di nuovo o trasformati in senso del tutto laicale. Ma in essi è ormai sparito, persino nei nomi, ogni vestigio dell'antica cavalleria medievale.

BIBL.: oltre le opere cit. alle singole voci ricordate, cf. P. Hélrot, Histoire des ordres monastiques religieux et militaires, 8 voll., Parigi 1714-19 (riprodotto dal Migne col titolo: Dict. des ordres religieux, 4 voll., Parigi 1847-92): L. Cibrario, Descrizione storica degli O. c., Torino 1846; M. Heimbucher, Die Orden u. Kongregationen, $3^{2}$ ed., Paderborn 1934 (v. indice).

Pio Paschini

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ORDINI E COLLEGI PROFESSIONALI.-O. e c. p. (i primi per le professioni per il cui esercizio è richiesta una laurea dottorale ed i secondi per quelle per le quali è sufficiente un diploma) sono persone giuridiche pubbliche costituite obbligatoriamente per legge. L'iscrizione in essi, nelle condizioni prescritte, mentre costituisce un diritto soggettivo, è allo stesso tempo condizione per il legittimo esercizio professionale.

L'ordinamento primo nel tempo risale, nello Stato italiano, al 1874 , per gli avvocati e procuratori; seguirono alcuni altri, fino a che in un certo momento furono soppressi dal regime sindacale fascista, per essere, dopo il crollo di questo, nuovamente costituiti : per avvocati e procuratori, notai, medici-chirurghi, veterinari, chimici, farmacisti, ostetriche, ingegneri, architetti, professionisti in economia e commercio, attuari, agronomi, ragionieri, geometri, periti agrari, periti industriali.

Essi, con organizzazione autonoma, vigilano sulla dignità e libertà dell'esercizio professionale ed hanno quali funzioni caratteristiche: a) la custodia degli albi, cioè la formazione e la conservazione degli elenchi degli abilitati al predetto esercizio; b) il potere "disciplinare» sugli stessi, potere affine in parte a quello della pubblica amministrazione sui propri dipendenti, sebbene non possa identificarsi con quest'ultimo, perché gli iscrittiv agli albi sono professionisti liberi, non vincolati, come tali, da alcun rapporto di impiego o lavoro subordinato. Le sanzioni possono andare dal semplice avvertimento sino alla radiazione. Altro potere è quello tributario, con l'imposizione autorizzata di tasse nel proprio ámbito. Possono svolgere anche funzioni consultive, di certificazione, di designazione di rappresentanti di categoria, di conciliazione tra professionisti e tra questi ed i loro clienti, attività culturali ecc.

La loro struttura interna ed il loro funzionamento sono in gran parte comuni, con qualche differenziazione per alcuni di essi, p. es., per quelli dei notai in ordine al procedimento disciplinare, data la natura pubblica della loro professione; degli avvocati e procuratori (ora unificati), costituiti per circondari di tribunali, anziché come di solito per province; per le professioni sanitarie, tra loro distinte con collegamento federale. Presso il Ministero di grazia e giustizia è costituita una commissione centrale (per avvocati e procuratori), il Consiglio superiore forense, e per i sanitari una Commissione presso l'alto commissariato per l'igiene e la sanità. Una rappresentanza di ordini e collegi è prevista, tra l'altro, nei comitati per gli albi dei "consulenti tecnici» dei giudici.

Uno speciale ordinamento, di probabile prossima revisione, vige per gli albi e la disciplina dei giornalisti (vincolati ordinariamente da contratto d'impiego). V. anche PROFESSIONI INTELLETTUALI.

BibL.: la trattazione più ampia ed aggiornata è quella contenuta nella prima parte del vol. di C. Lega, La libera professione, Milano 1930. Per la disciplina delle professioni legali cf. Giurisprudenza professionale forense (raccolta di decisioni della Corte di Cassazione e del Consiglio superiore forense in supplemento dei periodici Cedam), Padova 1930 sgg .

Ferruccio Pergolesi
ORDINI EQUESTRI PONTIFICI. - Sono le corporazioni istituite dai romani pontefici al fine di ricompensare le persone benemerite per servizi resi alla Chiesa (cf. Pio X, preambolo al breve Multum ad excitandum del 7 febbr. 1905: Acta S. Sedis, 37 [1904-1905], pp. 565-71) ; essi sono cinque, e cioè :
I. Ordine supremo del Cristo (Milizia di N.S.G.C.). - L'istituzione di questa preminente decorazione pontificia (da non confondersi con la a Milizia di Cristo o fondata da s. Domenico), si riconnette con la soppressione dell'Ordine dei Templari, allorché i reali del Portogallo, Dionigi I e s. Elisabetta, stabilirono nel 1318 di sostituirlo nel loro regno con un Ordine cavalleresco, sotto il nome di Cristo, per la difesa contro i Mori, che già premevano
ai confini dell'Algarvia. Da Avignone, con la cost. Ad ea, ex quibus del 14 marzo 1319 (cf. Bullarium Romanum, IV, Roma 1644, pp. 277-84), Giovanni XXII lo confermó e ne stabili le regole, che furono poi quelle dei Cistercensi; dispose inoltre che la nuova Milizia di Gesù Cristo seguisse le stesse osservanze dell'Ordine di Calatrava, ed accordò nuovi beni in aggiunta a quelli che «Ordo quondam 'Templi» possedeva in Portogallo e nell'Algarvia. Il nuovo Ordine si sviluppò estendendosi in breve anche in Spagna, Francia, Italia e Germania.

Eugenio IV ebbe poi a risolvere alcune controversie giurisdizionali, limitando inoltre con una sua bolla la giurisdizione dei visitatori ed autorizzando i cavalieri ad esigere le decime sui territori conquistati ai musulmani; Callisto III investi l'Ordine anche della giurisdizione spirituale con il diritto di conferire i benefici nei luoghi da esso dipendenti. Nel 1499 Alessandro VI, e poi Giulio II, liberarono i cavalieri dai voti solenni concedendo loro di potersi sposare. L'Ordine venne così a perdere il suo carattere originario, divenendo in tal modo un semplice ordine cavalleresco, che riconosceva nel pontefice il proprio capo, il quale era rappresentato nel Portogallo da un amministratore perpetuo nella persone degli stessi sovrani portoghesi, cui incombeva perciò il giuramento, secondo apposita formula, di fedeltà ai papi ed alla Chiesa di Roma. Altri invece sostennero la duplicità dell'Ordine, cioè la coesistenza di un ordine pontificio e di uno portoghese, perché è certo che l'Ordine del Cristo veniva conferito sia dai pontefici che dai sovrani del Portogallo; e mentre i cavalieri portoghesi erano numerosi, i pontefici, al contrario, usarono concedere tale decorazione soltanto a personaggi di rango elevato, per cui è rimasto all'Ordine quell'alto prestigio che ne fa oggi la massima decorazione pontificia. Tale preminenza su tutti gli altri O. e. p., è stata esplicitamente dichiarata da Pio X nel breve Multum ad excitandum; il Papa disponeva inoltre che l'insegna propria di tale Ordine fosse costituita da una croce latina di smalto rosso con sovrapposta una croce bianca più piccola, e pendesse dal collo, raccomandata, anziché ad un nastro di seta rossa come prima, ad una collana d'oro, formata di scudetti alternati di cui uno recante a smalto la croce dell'Ordine, l'altro lo stemma pontificio, congiunti tra loro con nodi d'oro; apportò in pari tempo ulteriori modifiche all'uniforme ed alla placca, entro la quale la croce venne inquadrata da una corona di lauro in oro, legata in basso con un nastrino di smalto rosso.
L'Ordine supremo del Cristo è a classe unica, riservato a capi di Stato ed a principi sovrani, per la qual cosa non reca annessa, a differenza di altri Ordini supremi, alcuna speciale prerogativa nobiliare. Attualmente, secondo l'Annuario pontificio per il 1951, gli insigniti di quest'Ordine sono in numero di otto.
II. Ordine dello Speron d'Oro (Milizia Aurata). Incerta è l'origine di quest'Ordine, riformato da Gregorio XVI (breve Cum hominum mentes del 31 ott. 1841 : Acta Gregorii PP. XVI, III, Roma 1903, pp. 178-80). L'Ordine fu sempre rivestito di speciali privilegi, quale il titolo personale di