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 genuina individualità dell'opera; mentre le manchevolezze del monumento al papa Innocenzo VIII riflettono il suo largo intervento.

Bibl.: v. bibl. precedente.
Luigi Grassi
POLLMANN, AnSGAR. - Scrittore benedettino tedesco, n. il 21 sett. 1871 a Hechingen (Hohenzollern), vissuto per molti anni nel monastero di Beuron, m. a Eltville am Rhein il 20 giugno 1933.

È noto come fondatore e editore della rivista di poesia religiosa Gottesmione, che si pubblicò dal 1903 al 1907 e dal 1911 al 1913, e specialmente come poeta lirico. Le sue raccolte principali Sonnenschein (1902), Kleine Lieder (1904), Mario vom deutschen Siege (1914) testimoniano ispirazione originale, limpidezza di sentimento e modernità di concetti e di forma. Cappellano militare durante la prima guerra mondiale, compose pure canzoni patriottiche, raccolte sotto il titolo Die Lieder vom risernen Kreuz. Dei suoi saggi letterari sono da ricordare Rosegger und sein Glaube e Was ist uns Schiller? Notevole fu pure la sua attività nel campo della critica artistica, specie nei riguardi della scuola pittorica di Beuron. A scopo di studio fu più volte in Italia, ove, durante il suo soggiorno a Montecassino, aiutò per qualche tempo il p. Desiderio Lana a rivedere i manoscritti per l'edizione del Canone.

Bibl.: anon., Sterbechranih über R. P. A. P., 20. Juni 1933, Beuron 1933. Bruno Vignola
POLO, MARCO. - Uno dei più grandi viaggiatori italiani, n. a Venezia nel 1254 da Niccolò, membro di una casa commerciale, che aveva largo giro di traffici in Levante, con una fiorente agenzia a Soldaja di Crimea. Di qui Niccolò, con un fratello minore, Matteo, aveva intrapreso, nel 1261, un viaggio per ragioni di commercio nei paesi del basso Volga, cioè nello Stato detto allora Orda d'Oro; i due erano poi passati a Bochara e vi avevano soggiornato tre anni; indi, aggregatisi ad una missione che il Khan della Persia, Hülāgū, inviava al suo capo supremo, il Gran Khan (dei Tartari), Qubilai, ne avevano raggiunto - traversando, con itinerario mai percorso da Europei, l'Asia centrale - la capitale Selang-tu. Qubilai, figlio di una cristiana (non cristiano lui stesso, come talora si è detto), aveva accolto benissimo i due fratelli e, quando essi presero la via del ritorno, li aveva muniti di passaporti e anche di una lettera per il Pontefice, nella quale richiedeva maestri

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e operai curopei e forse altresi alcuni missionari, ma non faceva (come taluno ha affermato) omaggio al Papa, cosa incompatibile con la mentalità di un monarca asiatico di allora.

I P., dopo tre anni impiegati nel ritorno, erano nel 1269 a Venezia, dove rimasero due anni, in attesa che dopo la morte di Clemente IV fosse eletto un nuovo papa. Ripresero la via dell'Asia nel 1271, conducendo con loro Marco, che aveva allora 17 anni. A M. P. si deve la narrazione del successivo viaggio, molto più lungo, del soggiorno presso la corte di Qubilai in Cina e del ritorno; essa è consegnata nel celebre libro denominato di solito Milione; e da questo si apprende anche quel poco che si sa, e che sopra si è riassunto, del precedente viaggio di Niccolò e Matteo. Nel suo libro Marco accompagna alla descrizione di paesi conosciuti de visu, notizi, su altri paesi non visitati, attinte da informatori; la distinzione non è sempre facile, e perciò la ricostruzione dell'itinerario presenta talune incertezze. Da Lajazzo, sul Mar di Levante, i viaggiatori traversarono parte dell'Armenia fino a Mossul e di qui si diressero a Hormiz, poi (rinunciando a imbarcarsi), traversarono tutta la Persia fino a Balh sull'Amù, girarono il Pamir a nord, scesero sull'attuale Turkestan cinese e dopo avere, a prezzo di gravissimi stenti, valicato di Gobi, raggiunsero Chemenfu e poi la nuova capitale Khanbaliq presso Pechino (1275). Sembra che M. P. si conquistasse presto la simpatia del Gran Khan e fosse incaricato di diverse missioni di fiducia nel vastissimo Impero (Katay e Mangi, nomi usati dal P. per designare rispettivamente la Cina del nord e quella del sud), ma quale carica propriamente rivestisce e quali regioni percorresse non è del tutto sicuro. Certo conobbe per ripetute visite tutte le provincic centrali, le più ricche e fervide di vita; a sud si spinse fino allo Yun-nan, e quivi raccolse notizie sul Tibet, sulle Birmania, ecc.; a nord si inoltrò, forse con lo zio, fino a Kanciau, non lungi dalle frontiere della Mongolia. Non è esclusa una missione nel Gampa, l'attuale Cocincina. Informazioni indirette ebbe M. P. su altri paesi più lontani, e tra essi sul Cipango (Giappone). Il soggiorno in Cina durò ben 17 anni. Il ritorno dei P. si effettui per via di mare, essendo essi stati aggregati ad una missione che recava al Khan di Persia la futura sposa, scelta fra le fanciulle della sua tribù. Si imbarcarono al principio del 1292 e, costeggiando la Cina meridionale e l'Indocina, si fermarono a Sumatra, visitarono le Isole Andamane e Nicobare, raggiunsero Ceylon e l'India dove fecero frequenti soste; poi, guidati ormai da piloti arabi, pervennero a Hormiz verso la fine del 1293. Di là, per via di terra, i P. sboccarono a Trebisonda e finalmente si restituirono a Venezia nel corso dell'anno 1295. I particolari romanzeschi circa la ricomparsa dei viaggiatori a Venezia, presso i loro familiari, sono da considerarsi fantasticherie; ed è anche da respingere la tradizione che essi riportassero dal loro lungo viaggio ricchezze favolose; probabilmente avevano soltanto raccolto di che vivere agiatamente, cosicché dalla loro antica dimora si trasferirono in un palazzo, designato più tardi con il nome di a Cà Million s. Del resto, sul rimanente periodo della vita di M. P., che sopravvisse ancora per ca. 30 anni, essendo morto il 9 genn. 1324, si sa pochissimo. L'episodio più saliente è la sua prigionia a Genova nel 1298-99; secondo la tradizione più comunemente accolta, egli sarebbe stato catturato, con una galea da lui comandata, alla battaglia di Curzola. Questo periodo ebbe peraltro un'importanza eccezionale, perché in prigione egli dettò il racconto dei suoi viaggi ad un compagno di cella, Rusticiano o Rustichello da Pisa, che lo stese in francese. Il testo francese ha il titolo Les merveilles du monde; molto più diffuse sono una versione in volgare italiano e una in dialetto veneto, che hanno il titolo di Milione, titolo che peraltro non ha nulla a che fare con il contenuto, ma è un appellativo del suo autore, detto in alcuni documenti Marcus Paulus Milioni, anzi un appellativo di famiglia portato anche dal padre Niccolò (probabilmente aferesi di Emilione). Grandissima diffusione ebbe anche una versione latina, fatta eseguire a cura dei Domenicani di Bologna da un frate, Francesco Pipino, ad uso dei missio-
nari, intorno al 1310, e perciò quando M. P. era ancora vivo.

Il libro di M. P. è fonte preziosa ed inesauribile di notizie di ogni genere sui paesi e i popoli del Levante, dell'Aole meridionale, dell'Estremo Oriente. Molte regioni furono conosciute dagli Europei per la prima volta per merito suo; in alcune provincie della Cina nessun altro europeo penetrò dopo di lui fino al sec. xix. Tra i paesi dei quali egli parla, ma non per conoscenza diretta, vi è anche lo Stato cristiano dell'Abissinia (Abesce), vi è la Somalia. Anche sulle credenze, le costumanze religiose ed i riti dei popoli asiatici, M. P. fornisce informazioni di alto interesse. Sta il fatto che i contemporanei lo ritennero, almeno per taluni riguardi, un cantafavole o poco meno; ma a partire dal sec. xvi la sua fama fu ristabilita : ie notizie fornite in quel secolo e nel seguente dai Gesuiti missionari in Cina consolidarono la veridicità dei suoi racconti. La critica moderna ha poi ormai riconosciuto appieno il valore del libro, il cui testo ha pur subito, attraverso traduzioni, trascrizioni e manipolazioni varie, alterazioni così connessse che problema arduo e non peranco completamente risoluto è quello di restituire un testo quanto più possibile vicino all'originario. Enorme è stata l'influenza del libro di M. P. presso i mercanti, gli uomini di affari ed i missionari che ne seguirono le orme per le vie del. l'Oriente asiatico; la Cina fu dischiusa da lui ai missionari cattolici : Marco era appena tornato da venti anni, quando partiva per l'Estremo Oriente Oderico da Pordenone. E noto altresì che la lettura del libro di M. P., nella versione latina di fra Pipino, esercitò una influenza forse decisiva anche sulla preparazione del progetto di Colombo di raggiungere l'Asia orientale per la via transoceanica.

Boll.: M. P., Il Milione, $1^{2}$ ed. insegnde a cura di L. F. Benedetto. Firenze 1928 (tentativo di ricostruzione del testo critico): L. F. Benedetto, Il libro di messer M. P. cittadino di Venezia detto Milione, Milano 1932 (libera versione del testo in lingua italiana). Studi: W. Marsden, The travels of M. P. the Venetian, Londra 1818; P. Zurla, Di M. P. e degli altri viaggiatori veneziani più illustri, Venezia 1824; G. B. Baldelli Boni, I viaggi di M. P., illustrati e commentati, 2 voll., Firenze 1827; V. Lazari, I viaggi di M. P., Venezia 1847; G. Pauthier, Le lieve de M. P. citoyen de Venise, Parigi 1863; H. Yule, Cathay and the Way thither, $2^{2}$ ed., Londra 1913; R. Hennig, Ternar iucupalue, IV, Leida 1934: G. Dainelli, M. P., Torino 1941; L. Olschki, M. P.'s Precursors, Baltimora 1948.

Roberto Almagià
POLONIA. - I. Geografia. - La P., come costituita dopo la seconda guerra mondiale (1943), presenta grandi differenze dallo Stato che ebbe vita fra il 1918 ed il 1939. La P. ha infatti dovuto cedere all'U.R.S.S. i suoi territori orientali ( 180 mila kmq.), ottenendo in compenso dalla Germania parte della Prussia orientale, la Pomerania e la Slesia ( 103 mila kmq.). I confini della nuova P., sebbene non ancora definitivi (saranno tali dopo la pace con la Germania), sono formati ad O. dall'Oder e la Nisa (Neisse) e ad E. dal Bug. Il litorale sul Baltico è ora assai più esteso ( 497 invece di 140 km .) ed il confine meridionale si appoggia ai Carpazi.

La P. ha oggi una sup:rfici: di 312 mila kmq. - in grande prevalenza costituita da bassopiani - che anche climaticamente forma un territorio di transizione fra l'Europa centrale e quella orientale. Tenuto conto delle gravissime perdite di vite umane sofferte durante l'ultima guerra ( $6-7$ milioni), e dei forzati spostamenti di popolazione poi effettuati (espulsione dei Tedeschi e delle minoranze alloglotte; trasferimento entro il nuovo territorio dei Polacchi viventi nelle zone cedute all'U.R.S.S.), la P. è oggi uno Stato a struttura etnica e religiosa (cattolica) piuttosto omogenea, e certo assai più che nel 1939. Nel 1951 si calcola che la popolazione fosse di 25 milioni di ab. ( 80 a kmq.); distribuita in modo piuttosto ineguale, con minimi regionali di $20-25 \mathrm{ab} .4 \mathrm{kmq}$. (ad E.) e massimi di oltre 1000 (attorno ai centri maggiori). Il $65 \%$ di questa popolazione vive nelle campagne; le città sono numerose e di esse una ventina oltrepassano ormai i 100 mila ab. Varsavia, la capitale, ne conta 650 mila ( 1,3 milioni nel 1939), Lódz 660, Cracovia, Poznań e Breslavia oltre 300.

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![img-23.jpeg](img-23.jpeg)

Polonia - 1) Confine di Stato attuale; 2) confine di Stato nel 1939; 3) confine di circoscrizione ecclesiastica; 4) ferrovie.

La P. è una Stato prevalentemente agricolo con ricca cerealicoltura e cospicua produzione di patate, barbabietola da zucchero, lino, canapa, colza, tabacco e luppolo. Il patrimonio zootecnico, quasi ricostituito, conta, fra l'altro, oltre 6 milioni di bovini, ca. 6 di suini e 3 di cavalli; quello forestale ( $22 \%$ della superficie territoriale) è del pari notevole. Carbon fossile (Slesia) e petrolio (Carpazi) garantiscono al paese l'energia necessaria al potenziamento di un'industria varia e vitale, che vi ha già largo sviluppo, beneficiando anche, nelle provincie occidentali, della precedente attrezzatura. Siderurgia, metallurgia, industrie tessili, chimiche ed elettrotecniche consentono tutte eccedenze notevoli per l'esportazione. Al commercio la nuova P. offre condizioni assai migliori della vecchia: più largo respiro sul mare, dove sono ora almeno quattro porti (Danzica, Gdynia, Stettino e Kolberg), una più efficiente rete di strade ordinarie e di ferrovie ed una clientela più larga.

La P. è costituita a repubblica unitaria, detta popolare secondo la fraseologia comunista, con un presidente e una dieta (Sejm) elettivi; un consiglio di Stato ed un governo in diverso modo costituiti, i due ultimi, organi del potere esecutivo.

Bibl.: O. Halecki, Post-War P., Londra 1944; B. E. Schmitt, P., Berkeley, Cal. 1945; H. Frankel, P., Londra 1948; R. Riccardi, Appunti sulle condizioni geografiche della nuova P., in Boll. Soc. geogr. ital., 8* serie, 1 (1948), pp. 61-80.

Giuseppe Caraci
II. Storia civile ed ecclesiastica. - Le origini e la dinastia dei Piasti ( $963-1370$ ). - La storia vera e propria della P. comincia con Mieszko I (963-92), della dinastia dei Piasti, uscita dalla tribù dei Polani (regione di Posnania e Gniezna). Mieszko I unisce intorno ai Polani le altre tribù polacche e contrasta l'avanzata delle forze imperiali germaniche; sconfitto nel 963 , prende la rivincita nel 967 e 972 . L'atto più rilevante del Regno di Mieszko I è la cristianizzazione della P. (966), cui non fu estranea la moglie, la ceca Dombrowka o Dubrawka. Così la P. entrava nell'ambito del cristianesimo romano-occidentale. Il primo vescovato polacco è quello di Posnania (968), di carattere missionario e dipendente direttamente da Roma. Al 985-92 risale il primo documento nazionale polacco, il tanto discusso "Dagome (o "Dagone") iudez ", in virtù del quale la P. veniva offerta al Patrimonio di S. Pietro.

A Mieszko I succede il figlio Boleslao I (992-1025),

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il quale allarga i confini della P. ad ovest raggiungendo l'Elba e l'Elster, a sud il Danubio e a nord il Baltico; occupa Praga (rooz), entra a Kiev (ror8) e riannette la Rutenia rossa (regione di Leopoli), tolta a suo padre (981). Dapprima in pace con l'Impero, Boleslao I si incontra, nel rooo, con Ottone III a Gniezna, conduce poi la guerra contro Enrico II (rooz-18), che si conclude con la pace vittoriosa di Budziszyn (Bautzen). Appoggiò la missione di s. Adalberto fra gli slavi, sulle sponde meridionali del Baltico, e i Prussiani. Fondò molti monasteri, chiamò monaci dall'Italia (Cauwaldolesi di s. Romualdo), dalla Germania, Boemia e Ungheria; a Gniezna curò la fondazione della prima provincia ecclesiastica polacca (rooo), con le diocesi suffragnate di Breslavia (Wroclaw), Kolobrzeg e Cracovia; protesse pure l'opera missionaria di s. Brunone ai confini orientali della P. Nel ro24 Boleslao I cinse la corona reale. Il Regno del figlio, Mieszko II (ro2534), fu infelice. Assalito da tutte le parti (Impero, Boemia e Rutenia), dovette capitolare dinanzi all'imperatore Corrado II (ro33); continuò tuttavol l'azione religiosa del padre e
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(Da Bolestano Bicral. Sesssintetni Plan edbudowy Warsowy, Varsavia 1828, tat. non numerate)
Polonia - Veduta di Varsavia, in primo piano la Vistola.

Ne è prova la sottomissione di Boleslao IV all'imperatore Federico Barbarossa (1137), ribadita nel 1173, e di Casimiro il Giusto nel 1184. La Pomerania e Danzica si staccarono dalla P. Nel 1226 Corrado, duca di Mazovia, per difendersi dai Prussiani e svolgere presso di loro opera missionaria, fece venire nel nord della P. l'Ordine dei Cavalieri Teutonici. Questa data segnò per la P. l'inizio dei ripetuti dissensi con l'Ordine. Nel 1241 la P. subì la grande invasione tartara, prima di altre novanta sino al 1697 , sia tartare che turche. Il pericolo esterno fece sentire il bisogno di riunificare l'antico Regno, il che parve raggiunto con l'elezione di Premislao II nel 1295. Ma l'anno dopo il Re cadde assassinato. Fra nuovi torbidi occupava il trono polacco Venceslao II di Boemia (1300-1305). Alla morte di quest'ultimo prendeva il potere Ladislao il Breve (1305-33), con cui finisce l'epoca della - Divisione regionale s. Periodo politicamente infelice ma fecondo dal punto di vista religioso: la Chiesa crebbe di forza e di autorità; i sinodi estesero le riforme gregoriane (memoranda l'opera dell' arcivescovo di

Gniezna, Kietlicz). Vennero gli Ordini Mendicanti: i Domenicani nel 1222, i Francescani nel 1236 ed istituirono missioni anche ai confini orientali della P. Testimonianza dell'approfondimento della fede religiosa è il numero rilevante di beati e santi di questo periodo (i beati Vincenzo Kadlubek e Ceslao, s. Giacinto, i quaranta martiri domenicani di Sandomierz, le bb. Bronislaa, Salomea, Jolanta, Kinga, e s. Edvige). Si affermò decisamente il culto di s. Stanislao, che divenne simbolo dell'unità nazionale e fu canonizzato da Innocenzo IV ad Assisi nel 1253. Dalla fine del 1300 è la gerarchia cattolica che sorge a difesa della lingua e del costume polacchi contro l'invidenza dai coloni germanici (Sinodo di Leczyca del 1285, Jakub Swinka, arcivescovo di Gniezna). Ladislao contrastando le pretese boeme sul trono di P. cinse la corona reale a Cracovia nel 1320. Lortò contro i Cavalieri Teutonici (Plowce, 1331) i quali avevano occupato la Pomerania (strage di Danzica, 1308), la Cuiavia e la terra di Dobrzyn̄, stabilendo definitivamente la loro sede a Malborg (1309); non riusci però a riguadagnare il territorio perduto. Anche Ladislao fu fedele alla Chiesa romana. Con il figlio, Casimiro il Grande (1333-70), si inaugura un periodo di splendore per la P. Abile diplomatico, Casimiro si fece cedere dai Cavalieri Teutonici (1343) la Cuiavia, il distretto di Dobrzyń, abbandonando la Pomerania, ottenne che la Boemia rinunciasse ai diritti sul trono di P.; volse l'espansione polacca verso la Rutenia rossa e la Podolia. A Halicz (1367) fondò la seconda metropoli latina, che venne poi trasferita a Leopoli (1414). Codificò, con l'aiuto del clero, la legislazione del paese e istituì a Cracovia con benedilacito di Urbano V l'Università, modellata su quella di Bologna, ma senza la Facoltà di teologia (1384).

Cissa d'Ungheria (1370-88).-Morto Casimiro il Grande senza eredi, il trono passò a Ludovico, re d'Ungheria, figlio della sorella. Questa unione personale non fu felice perché Ludovico trascurò gli interessi della P. Per assicurare il trono polacco alle figlie, in contrasto con le leggi del paese, Ludovico concesse alla nobilta polacca i primi privilegi generali (Kosayce, 1374). La morte di

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Ludovico fu seguita da un interregno ( $1382-84$ ) assai tumultuoso, determinato anche dal rancore suscitato dal distacco dalla Rutenia rossa ( 1378 ), voluto dal re, e dal suo tentativo di collocare un pretendente tedesco, marito di sua figlia Maria, sul trono di Cracovia. La crisi fu risolta con la decisione dei dignitari polacchi di accettare la figlia ultimogenita di Ludovico, Edvige. Essa infatti venne a Cracovia e fu coronata nel 1384. Due anni dopo, per decisione dei nobili della piccola P., Edvige sposava il sovrano della Lituania, Jagellone.

Jagelloni. Epoca della grandezza (1386-1372). - I patti di Krewo ( 1385 ) posero le basi dell'unione polacco-lituana. Venuto in Cracovia nel 1386, Jagellone fu battezzato col nome di Ladislao e cinse la corona dopo il matrimonio con Edvige. Nel 1387, egli introdusse il cristianesimo dapprima in Lituania (vi fu istituito il vescovato cattolico di Wilno), e qualche anno dopo nella Samogizia. Contemporaneamente Edvige otteneva la restituzione della Rutenia rossa. Evento importante del Regno di Ladislao fu la "grande guerra " con i Cavalieri teutonici, che culminò nella vittoria di Grunwald (1410) e che i polacchi non seppero sfruttare, perché i Cavalieri teutonici ripresero le armi fra il 1414 e il 1424 e ancora fra il 1430 e il 1433, sebbene senza successo. A Horodlo (1413) la nobiltà polacca si affrancib̀ con quella lituana e la mirabile introduzione, dettata dai dotti di Cracovia, per questi patti, è un documento singolare della nobiltà d'intenti e del profondo spirito cristiano della nazione. Nel 1400 fu restaurata l'Università di Cracovia con l'aggiunta della Facoltà di Teologia, per esplicita volontà della regina, morta l'anno precedente in odore di santità. A Ladislao successe il figlio decenne Ladislao, detto il Vernese (1434-44), sotto la tutela del grande vescovo di Cracovia, Zbigniew Oleśnicki. Questi fu nemico dichiarato dell'hussitismo boemo (per questo la corona ceca fu rifiutata da Ladislao Jagellone nel 1420 e dal Varnese nel 1437) e ideò una crociata contro i Turchi nei Balcani. Accettata nel 1440 , da parte di Ladislao Vernese, la corona ungherese, cominciò la lotta contro il Turco che, dopo qualche successo iniziale, ebbe tragico esito nella battaglia di Varna, in cui caddero il re ventenne e il nerbo degli eserciti polacco e ungherese. Casimiro, fratello di Ladislao, cinse allora la corona. Nel suo lungo regno (1444-92) tenne una politica di opposizione ai grandi del paese in favore della media e piccola nobiltà; per cui nel Convegno di Nieszewa (1454) si sanciva che ogni legge doveva essere approvata dalle piccole diete locali, i "sejmiki", che per evoluzione naturale progredirono fino a riunirsi in una prima Dieta generale, il "sejm walny", ossia Parlamento. Casimiro condusse una guerra di 13 anni contro l'Ordine Teutonico (1454-66) che si concluse con la Pace di Torun, per cui il maestro dell'Ordine diventava vassallo della P. la quale riacquistava la Pomerania con Danzica, la terra di Culma, Miechów, la Warmia e la regione di Marienburg. Il figlio di Casimiro ebbe poi anche i troni di Boemia e Ungheria.

A Casimiro successero i tre figli Giovanni Alberto (1492-1501), Alessandro (1501-1506) e Sigismondo I il Vecchio ( $1506-48$ ), come re elettivi in Polonia e granduchi ereditari in Lituania. La dinastia si spense con Sigismondo Augusto (1548-72), figlio di Sigismondo I. La costituzione "Nihil novi" (1505), firmata da Alessandro, confermò tutti i privilegi della nobiltà e sancì definitivamente il principio che nessuna legge o provvedimento militare potesse essere preso senza il benestare della Dieta (Sejm), di cui facevano parte il Re, il Senato (consiglio del re) e la Camera dei Deputati eletti dalle sejmiki.

Sotto Sigismondo il Vecchio si ebbe la guerra con il Granducato di Mosca, che tentò una intesa con l'Impero. Per parare il pericolo il re dovette acconsentire che i figli di suo fratello, re di Boemia e d'Ungheria, si imparentassero con gli Asburgo. In questo periodo l'Ordine teutonico passò alla riforma, ma Sigismondo non seppe o non poté sfruttare l'occasione favorevole per occupare la Prussia. La minaccia di Mosca indusse la Livonia a consegnarsi a Sigismondo (Trattato di Wilno, 1561). L'Accordo di Lublino (1569) sugellò definitivamente l'unione fra Polacchi e Lituani, con la creazione della
"Rzeczpospolita": vera comunità di popoli (Polacchi, Lituani, Ruteni) in piena uguaglianza di diritti e doveri, con una comune dieta polacco-lituana; si stabilí pure che i futuri re fossero eletti dalla nobiltà.

Con la dinastia dei Jagelloni, la P. raggiunse il massimo splendore in tutti i campi. Specialmente la stupenda fioritura scientifica, artistica e letteraria ha fatto del ' 500 polacco il " secolo d'oro" della cultura nazionale. Superate le infiltrazioni degli Hussiti, la Chiesa della P. diede un nuovo stuolo di santi, quali s. Giovanni Kanty, il b. Ladislao da Gielmiów, il b. Simone da Lipnica, s. Casimiro, figlio del re Casimiro Jagellone, ed altri. Si trovò invece impreparata dopo il 1518 , quando le idee luterane raggiunsero la P. In breve cominciarono a pullulare le sette, tre cui il socinionismo, a buona parte dalla nobiltà aderí al calvinismo; si arrivò a chiedere l'istituzione di una chiesa nazionale polacca con a capo il re; il luteranesimo ebbe fortuna specialmente nelle città. Il merito di aver salvato la P. spetta essenzialmente a Stanislao Hosio (fv.) 1504-79) che fu aiutato dai Nunzio Commendone e dai migliori elementi del clero polacco, fra cui spiccarono Karnkowski, Herburt, Solikowski e altri. Nel 1564 il re accettava le decisioni c le riforme del Concilio di Trento portategli dall'Hosio, che l'anno dopo invitava nel regno i Gesuiti. Cosi fu salvata la causa cattolica in P.

Periodo dei re elettivi (1572-1795). - Estinta la Casa dei Jagelloni, la P. si diede alcune norme costituzionali per l'elezione dei nuovi re, per cui, durante la vacanza, la prima autorità dello Stato (interrex) era l'arcivescovo di Gniezna, al quale il Concilio di Costanza aveva concesso il titolo primaziale; e si decise che lo nobiltà (ciriline) avesse il diritto di scegliersi il nuovo sovrano. Come luogo delle elezioni si indicò Varsavia (la capitale fu trasferita da Cracovia a Varsavia solo nel 1596). Il primo re eletto fu Enrico di Valais (1573-74), che dové giurare, come i suoi successori, i "pacta conventa" che fissavano i limiti del potere regio.

Dopo il brevissimo regno di Enrico, si insediò sul trono di Cracovia Stefano Batory (1575-86), definito il più grande dei re polacchi. Batory condusse una politica lungimirante e di tenace fermezza, aiutato dall'eccellente statista polacco Jan Zamoyski. Il re attuò delle riforme interne e diede pieno appoggio al cattolicesimo, il quale, grazie soprattutto allo sforzo dei Gesuiti, vinse definitivamente il protestantesimo. Nel 1578 il re trasformò il Collegio Gesuitico di Wilno in Accademia. Condusse una guerra vittoriosa contro Mosca (1579-81) e mori mentre stava preparando una spedizione contro la Turchia.

Successivamente pervennero al trono i Waza, con Sigismondo III (1587-1632) e i suoi due figli : Ladislao IV (1632-48) e Giovanni Casimiro (1648-68). In tale periodo, pur fra le gesta degli etmani polacchi, si avvertirono più gravi i segni dell'incipiente disgregazione statale. Sigismondo, buon cattolico, volendo rafforzare il suo potere provocò la ribellione di Zebrzydowski (1606). Nel tentativo di occupare il trono di Svezia procurò alla P. la sterile guerra con questa potenza. Vittorioso nella guerra con Mosca, che venne occupata dal suo esercito, non seppe sfruttare il successo. Nel 1596 a Brześć Litewski si attuò l'unione della Chiesa separata polacca con Roma, di cui fu fautore il gesuita polacco Pietro Skarga (1536-1612); si ebbero però vittime insigni, come s. Giosafat Kuncewicz, arcivescovo di Polock (m. nel 1623) e il gesuita s. Andrea Bobóla (m. nel 1657). Ladislao, più prudente del padre, riuscì a concludere la pace con la Turchia e la Svezia. Segnava la conquista delle sponde del Mar Nero, ma la nobiltà non lo appoggiò. Nell'anno della sua morte vide l'improvviso scoppio della ribellione cosacca sotto la guida di Chmielnicki. Il Regno di Giovanni Casimiro fu tragicamente tempestoso: assalito da tutte le parti (cosacchi, Mosca), con il territorio occupato dagli Svedesi, il re cercò rifugio in Slesia; ma seppe dominare la sorte avversa. Nel 1660 fu conclusa a Oliwa la pace con la Svezia (emancipazione della Prussia) e nel 1667 ad Andruszów con Mosca (l'Ucraina, a sinistra del Dnieper, passava sotto la dominazione dello Zar). Sotto Giovanni Casimiro si cominciò a esercitare

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per la prima volta (1652) il cosiddetto "liberum veto", ossia la rottura del dibattito parlamentare per l'opposizione anche di un solo deputato. Dopo l'abdicazione di Giovanni Casimiro la nobiltà elesse i due re "Piasti ", cioè polacchi, Michele Korybut-Wiśniowiecki (1669-73) e Giovanni III Sobieski (1674-1696), l'eroe delle grandi vittorie di Vienna e di Parkany in Ungheria ( 1683 ), che contribuirono a dare un colpo mortale alla potenza turca. Dopo di lui cominciarono a spazioneggiare gli stranieri. Infatti gli ultimi re polacchi, Augusto II Sassone (1696-1733), suo figlio Augusto III (1733-63) ed infine Stanislao Augusto Poniatowski (1764-95) furono messi sul trono con l'intervento di altre potenze europee.

In questo periodo la P. tocca il fondo della propria decadenza. Dopo la battaglia di Poltava (1709), al dominio incontrastato della Russia e agli intrighi della Prussia cercò di opporsi la Confederazione di Bar (1768), a carattere religioso-nazionale, di cui fu animatore il carmelitano Marek Jandolowicz. La Russia, la Prussia e poi anche l'Austria risposero col primo smembramento della P. (1772). E quando nella Dieta dei quattro anni (17881792), la rinnovata classe dirigente polacca elaborò la celebre Costituzione detta del 3 maggio (1791), giudicata dallo Herzberg, ministro di Federica Guglielmo di Prussia, migliore di quella inglese, Russia e Prussia si opposero nuovamente e attuarono il secondo smembramento (1793). Infine quando la nazione esasperata si sollevò con Kościuszko (1794), facendo appello alle masse contadine, Russia, Prussia e Austria cercarono di cancellare definitivamente la P. dalla carta politica dell'Europa con il terzo smembramento (1795).

Secolo di schiavitù (1795-1918). - Nel ventennio 1795-1815 i Polacchi guardarono con fiducia alla Francia rivoluzionaria e poi a Napoleone. Ma questi non soddisfece in pieno le aspirazioni nazionali. La pace di Tilsit creò solo un surrogato dell'antico regno nel Granducato di Varsavia, formato con territori tolti alla Prussia ed ampliato successivamente ( 1809 ) con alcune regioni polacche strappate all'Austria. Questo Stato visse fino alla caduta dell'imperatore. Dal Congresso di Vienna (1815) alla prima guerra mondiale lo schema geopolitico polacco resta in linea di massima immutato, fatta eccezione solo per l'annessione del territorio libero di Cracovia da parte dell'Austria nel 1846 e per le due insurrezioni antirusse. I polacchi vissero incorporati nei confini delle tre potenze limitrofe in differenti condizioni politiche.

La parte sottoposta all'Austria, denominata «Galizia", dopo l'iniziale processo di un'intensa germanizzazione e subdole divisioni della società (contadini eccitati contro i nobili, "strage di Galizia ", 1846) godrà, dopo il 1866 , di una certa autonomia, divenendo, con le sue città di Cracovia e Leopoli e le loro Università, il centro propulsore della vita culturale della nazione. La parte prussiana, con il nome di "Granducato di Posnania ", attraverso le oscillazioni della politica prussiana, contrastata apertamente da una sola insurrezione armata guidata dal Microsławski (1848) diventerà, dopo il 1840 , teatro della più spietata germanizzazione, accentuatasi sotto Bismarck. Nella parte russa, la maggiore fra tutte, la Lituania, Volinia, Podolia, con l'Ucraina, rimasero incorporate alla Russia e il resto costitul il Regno di P. (chiamato spesso "Regno del congresso") con Parlamento ed esercito propri, unito alla corona imperiale russa. E proprio qui le due successive insurrezioni (1830-31 e 18631864) provocheranno profondi cambiamenti. Dopo il 1831 sparirà la Statuto del Regno e dopo il 1864 cesseranno di esistere anche i resti della limitata autonomia. Ma proprio in queste desolanti condizioni la nazione polacca diede prova di una sorprendente vitalità. Chiese e clero furono ispiratori e animatori della sua resistenza. Quando la Prussia tentò di evigorire la sede primaziale di Gniezna, unendola personalmente alla diocesi di Posnania (decana con questo scopo alla dignità arcivescovile nel 1821), il clero si oppose con estrema risolutezza. Nel periodo del Kulturkampf si distinse l'arcivescovo Ledóchowski, futuro cardinale di Propaganda Fide (m. nel 1902). Analogamente nel territorio austriaco fiorirono le iniziative cattoliche, intese a raccogliere il popolo intorno al suo clero,
in una coraggiosa lotta di resistenza contro il giuseppinismo accentratore degli Asburgo. Fu fondata la rivista "Praegląd powszechny" tuttora esistente, crebbero di prestigio e di autorità le Facoltà di teologia di Cracovia e di Leopoli. La Russia tentò di separare dalla Chiesa cattolica la Chiesa greco-cattolica polacca, ma si trovò di fronte a un'azione risoluta di resistenza di cui furono animatori i Basiliani. Una certa tolleranza il governo usò nei confronti dei cattolici fino alla prima rivoluzione, poi la situazione peggiorò e divenne tragica dopo il 1863. Il Felidskij, arcivescovo di Varsavia, fu deportato e la stessa sorte subirono altri vescovi, come il Krasiński, Popiel e Lubienski. Le congregazioni religiose furono sciolte e l'Accademia ecclesiastica di Varsavia trasferita a Pietroburgo nel 1867. Tutte queste persecuzioni non valsero a smembrare l'unità religiosa della P. Gli emigrati sostenuti dal grande poeta Mickiewica diedero vita al nuovo Ordine religioso dei Resurrezionisti che si assunse il compito di tenere alta la coscienza religiosa dei connazionali. In questo senso lavorarono anche nel territorio del "Regno del congresso" i Cappuccini che esercitarono una intensa azione di penetrazione dal basso all'alto.

Periodo dell'indipendenza (dal 1918 in poi). - L'esito della prima guerra mondiale permise alla P. di riacquistare la sua indipendenza. Prima e durante il conflitto si erano battuti a questo scopo note personalità, come Dmowski e Pilsudski. Gli imperi centrali, pericolanti, per guadagnarsi le simpatie dei polacchi crearono il 5 nov. 1916 il Regno di P. con un consiglio di reggenza composto dell'arcivescovo di Varsavia mons. Kalowskii e dai principi Lubomirski e Ostrowski. Anche la Russia sovietica si pronunciò in favore dell'indipendenza (1917), che venne resa effettiva con la caduta degli imperi dell'Europa Centrale (1918). La Pace di Versaglia tracciò in frontiere occidentali della P., corrette poi dalle insurrezioni e dal plebiscito in Slesia, che però non assicurarono al paese l'agognato accesso al Baltico. Le frontiere orientali furono invece decise dalla guerra con la Russia (1918-20) che si concluse con la vittoria dei polacchi del 1920, sugellata dal Trattato di Riga (1921). Le frontiere orientali furono successivamente riconosciute dalle potenze occidentali (1923). La vita iniziale della Repubblica polacca non fu facile. Tuttavia in poco tempo le più gravi ferite della guerra furono rimarginate. Nel 1921 fu votata la prima Costituzione della nuova P. Il 1924 è l'anno della grande riforma monetaria. Con un colpo di Stato Pilsudski prese il potere nel maggio del 1926. La seconda Costituzione fu elaborata nel 1935.

Grande fu anche il fervore della rinascita religiosa: nel 1920 venne fondata una università cattolica a Lublino e nel 1925 fu stipulato il concordato con la S. Sede. Artefici di questo risveglio furono, sotto la guida del Visitatore, poi primo Nunzio Apostolico, Achille Ratti (v. PIO XII, le migliori personalità dell'episcopato polacco, dal Bilezewski, arcivescovo di rito latino a Leopoli, a mons. Teodorovica, arcivescovo di rito armeno nella stessa città, ai cardd. Hlond, primate di P., e Sapieha, arciv. di Cracovia.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale trovò la P. compatta ed unita. Attaccata il $1^{\circ}$ sett. 1939 dalla Germania, colpita alle spalle dall'U.R.S.S., la P. cadde. Milioni di cittadini perirono nei campi di concentramento tedeschi, altre centinaia di migliaia furono deportati dai Russi. La suprema pagina di gloria fu scritta con la tragica insurrezione di Varsavia (1944). Perciò non fa meraviglia se ai Patti di Jalta e Teheran, cioè all'ennesimo tentativo della spartizione della P., la nazione abbia risposto con una solenne protesta.

Bibl.: L. Kinkel, Bibliografia historji polskiej, 3 voll. e 3 suppll., Cracovia 1891-1914, $2^{\circ}$ ed., Leopoli 1931: Polski slownik biograficzny (Dizionario biogr., dell'Accademia polacca, a cura di un comitato presieduto da W. Konopczynski), Cracovia dal 1935. Per la st. politica: F. Giannini. Ilt. della P. e delle sue relax. con l'Italia. Milano 1926: G. Mawer, v. v. in Enc. Ital., XXVII, 749-63; E. Hanisch, Die Geschichte Polens. Bonn-Lipzig 1923; W. Sobieski, Hist. de Pologne. Parigi 1934; H. Grappin, Hist. de la Pologne des origines à 1922. Essais de synthèse historique, Parigi 1933; id., Hist. de Pologne. Vtume York-Montréal 1944: F. Dvornik, The making of central and eastern Europe, Londra 1949: Cambridge history of Poland from the origins to Sobieski (opera collettiva), Cambridge 1950. Per la

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storia della Polonia indipendente (1918-39): Polague (1019-39) (I. Vita politica e sociale: II. Vita economica, III. Vita intellettuale e artistica, opera coll. svizzera), Neuchâtel 1946-47. Per la st. della Chiesa: X. Völker, Kirchengeschichte Polens, Berlino-Lipsia 1930; J. Uminski, Historia Kościoła, 2 voll., $1^{2}$ ed., Leopoli 1934, $2^{2}$ ed., ivi 1939. Per la st. della cultura: A. Brüchner, Dzieje kultury polskiej, I-III, Cracovia-Varsavia 1939, IV, ivi 1946; M. Friedberg, Kultura polska a niemiecka, 2 voll., Poznań 1946. Per la st. degli ordinamenti militari: T. Korzon, Dzieje woice i wojskowości w Polsce, 3 voll., Cracovia 1912; M. Kukiel, Zarys historji wojskowosici w Polsce, $3^{2}$ ed., ivi 1929. Per la st. dell'economia: J. Rutkowski, Hist. économique de la Pologne avant les partages, Parigi 1927. Per la st. dei rapporti polacco-tedeschi: Deutschland und Polen, opera collettiva di studiosi tedeschi, MonacoBerlino 1933. Per la st. della politica polacca: W. Wasiutyński, Tysiac lat polityki polskiej, Monaco 1946; J. Giertych, Polityka polska w dziejach Europy, soltanto vol. I, Londra 1947. Per la st. dei movimenti demografici in P. dalle I alla II guerra mondiale: E. M. Kufniker, The Displacement of Population in Europe, Montréal 1943; id., Europe on the Move, War and Populacica Changes 1917-47, ivi 1948.

Giuseppe Kolodziejczyk
III. Organizzazione ecclesiastica. - 1. Per i fedeli di rito latino la P. conta 5 diocesi metropolitane con 25 diocesi suffraganee: a) Cracovia, con le suffraganee Czestochowa, Katowice, Kielce, Tarnovia; b) Gnesna e Poznania, con le suffraganee Culma e Ladislavia; c) Leopold, con le suffraganee Luceoria, Premislia; d) Varsavia, con le suffraganee Lodz, Lublino, Plock, Sandomir, Siedlce; e) Wilna, con le suffraganee Lomza, Pinsk. 2. Per i fedeli di rito armeno: l'arcidiocesi di Leopoli. 3. Per i fedeli di rito ruteno: la metropolitana Leopoli con le suffraganee Premislia e Stanislepoli. 4. Per i fedeli ruteni di rito bizantino: l'esarcato apostolico di Lemkowszczyzna.
IV. Condizione giuridica della Chiesa in P. La condizione giuridica della Chiesa in P. è caratterizzata da due fatti rilevanti: la denunzia del Concordato da parte del governo provvisorio nel 1945 e il cosiddetto accordo con l'episcopato del 1950.

Il Concordato con la P. (AAS, 17 [1925], p. 273 sgg.) risaliva al 1925 (firmato il 10 febbr., entrato in vigore il 2 ag.) ed assicurava alla Chiesa un'ampia libertà d'azione nella sfera della sua competenza, regolando, tra l'altro, materie che avevano per il paese particolare interesse, come, ad es., le circoscrizioni ecclesiastiche dei vari riti (art. 9), la questione dei beni ecclesiastici (art. 24), il trattamento economico da parte dello Stato a favore del clero e delle istituzioni ecclesiastiche, fissato in un apposito allegato. La denuncia venne fatta in seguito a deliberazione del Consiglio dei ministri in data 12 sett. 1945 per asserite violazioni di esso da parte della S. Sede, consententi nella nomina di un amministratore apostolico per la diocesi di Culma nella persona del vescovo di Danzica e di un amministratore (non arcivescovo) di Gniezno e Poznan nella persona del tedesco Breitinger, per i Tedeschi abitanti nelle diocesi di Gniezno e Poznan : fatti questi che sono nella comune prassi concordataria, specie in situazioni fluttuanti, come quelle della Polonia 1939-44.

Attualmente, per quanto è dato conoscere, la condizione della Chiesa è regolata da un accordo firmato il 14 apr. 1950 da una commissione mista di rappresentanti del governo e dell'episcopato. Non si tratta in realtà d'un accordo vero e proprio, né di un modus vivendi, e tanto meno di un concordato. E noto, infatti, che nella prassi costante e nel diritto della Chiesa, il definire i rapporti tra gerarchia e Stato nell'ambito di una nazione rientra nelle causae maiores, che sono di esclusiva competenza del Romano Pontefice, in relazione al primato che questi esercita su tutta la Chiesa.

I vescovi polacchi per designare il documento sottoscritto si sono serviti del termine dichiarazione comune, che è forse il più adatto.

Esso consta di 19 artt. alcuni dei quali, precisamente gli artt. 10 (pratiche religiose per gli alunni fuori delle scuole), 17 (assistenza religiosa nelle case di pena), 18 (assistenza religiosa negli ospedali) hanno un annesso esplicativo, e di un Protocollo aggiunto che comprende 4 artt., con due annessi esplicativi e completivi agli artt. I e 2.

I primi 9 artt. contengono le richieste del governo.

Essi suonano con crude espressioni (si parla addirittura di ragion di Stato, art. 5) e tentano di compromettere la Chiesa con impegni politici (artt. 1, 2, 6, 7, 8) e territoriali (artt. 3 e 4), alieni dalla sua missione e che nella loro formulazione sono tutti tendenziosi.

Gli altri dieci rappresentano le richieste dell'episcopato, tutte ed unicamente intese al bene delle anime (salvare il salvabile in materia di insegnamento religioso nelle scuole, di associazioni cattoliche, di opere di carità e di beneficienza, di stampa e pubblicazioni cattoliche, di manifestazioni del culto pubblico, di assistenza religiosa all'esercito, nelle case di pena e negli ospedali, di libertà d'azione per gli Ordini e le Congregazioni religiose).

Il Protocollo aggiunto contiene disposizioni relative alla trasformazione della Caritas in associazione per soccorrere gli indigenti, ad eventuali aiuti economici del governo al clero ed alle istituzioni religiose, al servizio militare dei seminaristi e dei sacerdoti e religiosi dopo i voti.

Fietro Palazzini
V. Letteratura. - 1. Gli albori. - La luce della fede non giunse alla P. da Bisanzio, come ad altre nazioni slave, ma da Roma; e l'anima polacca ebbe con il Battesimo ( 966 ) impronta cattolica e latina, che si rivela in tutte le sue manifestazioni e per prima nella letteratura. Fiorita, come in ogni altro paese, all'ombra dei conventi e delle cattedrali, fu ai suoi albori di carattere ecclesiastico e di lingua latina : vite di santi, annali di conventi, cronache; fra queste il Chronicon Galli anonymi e, più tardi, la cronaca di Magister Vincentius (Kadlubek). Il primo componimento in lingua polacca che è pervenuto è l'inno Bogurodzica ( 9 Madre divina ») cantato dai guerrieri che combattevano contro i cavalieri teutonici alla fine del sec. xiri e divenuto il vero canto patrio. Seguirono poesie religiose; la cronaca di Janko da Czarnków e la Rozmowa Mistrza ze Śmierciq ( Colloquio del maestro Policarpo con la morte »), l'opera più interessante del medioevo polacco per la descrizione indiretta di tutta la vita del tempo.

Nel sec. xiv s'intensificarono le migrazioni degli studenti polacchi all'Università di Padova; nel 1364 re Casimiro fondò lo Studio generale di Cracovia, che divenne importante centro culturale. Vi fu allievo Johannes Dlugosz (Longinus), autore della monumentale Historia Polonica. L'introduzione dell'Umanesimo in P. avveniva non solo per mezzo degli studenti che tornavano dall'Italia, ma particolarmente ad opera di Filippo Buonaccersi (Callimaco Esperiente), umanista alla corte di Cracovia; mentre il gusto per l'arte italiana veniva portato da una legione di artisti italiani al seguito della regina Bona Sforza.
2. Il secolo d'oro. - La magnifica fioritura della letteratura nel Cinquecento riflette armoniosamente in una duplice espressione latina e polacca un unico spirito. L'influenza dell'Umanesimo si fonde con la consapevolezza che la nazione prende di sé nel momento della sua maggiore prosperità. Di classica eleganza sono i carmi latini del Krzycki (Cricius), del Dantyszek (Dantiscus), dell'Hussowski (Hussovianus) e di Clemens Janicki (Ianicius), coronato con il lauro dei poeti. Il Janicki fu all'Università di Padova, e di lui si ricorda tra l'altro una bella Ode all'Italia. La poesia polacca raggiunge la maggiore altezza con Jan Kochanowski ( $[=]$, 1530-84) : Pieśni («Canti»), Fraszki ("Bagatelle»), poemi vari, di cui Proporzec ("Lo stendardo") è il più bello, nonché alcune opere drammatiche. Ellenista perfetto, si ispirò all'antichità nel rifiuto degli ambasciatori greci, trasse l'ispirazione dal popolo per il Canto di s. Giovanni alla sobótha (festa tradizionale); attinse al suo dolore paterno l'argomento del suo capolavoro,

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i Treny per la morte della figlioletta Orsola. Molti imitatori trovò il Kochanowski; tra questi Mikolaj Sęp Szarzyński, i cui sonetti sono improntati a profoncla tristezza. Eleganti verseggiatori in polacco furono Sebastjan Klonowicz (1545-1602) e Szymon Szymonowicz (Simon Simonides, 1558-1629), di cui si ricordano i delicati idilli (Sielanki). Opera del tutto originale e caratteristica è La vita dell'uomo onesto di Mikołaj Rej (1505-69), che si oppone alle tendenze classicheggianti del tempo giudicandole una menomazione dello spirito nazionale, ch'egli valorizza in una semplice colorita descrizione della vita dei gentiluomini polacchi del tempo. Appartiene a questo secolo la versione che del Cortegiano di Baldassar Castiglione fece Lukasz Górnicki, adattando alla psicologia e agli usi polacchi la figura del protagonista e l'ambiente, in modo da renderlo un'opera originale. Sono da ricordare ancora il polemico ardito St. Orzechowski e Andrzej F. Modrzewski, creatore di un progetto di riforma interna della P.: il suo Mommentum pro Reipublicae ordinatione ebbe larga eco in tutta Europa.

L'introduzione della " riforma ", che ebbe effimero successo in P., suscitò naturalmente viva opposizione. L'oratoria sacra fiorì con Piotr Skarga ([v.], 15361612), le cui Prediche alla Dieta sono giustamente celcbrí non solo per l'alto senso religioso e politico, ma per lo stile.
3. Decadenza e rinascita. - Il sec. xvir fu un secolo interamente di guerra per la P., e la letteratura ne subí il contraccolpo. Tuttavia, se pure non può paragonarsi al precedente, non mancano opere di valore. Maciej Sarbowski (Sarbowius, 1595-1840) acquistò fama europea riprendendo la tradizione latina, e fu coronato dal Pontefice come "l'Orazio polacco". Un altro Kochanowski, Piotr (1566-1620), tradusse la Gerusalemme liberata, alla maniera con cui il Górnicki aveva tradotto il Castiglione, facendone cioè un'opera polacca per sentimenti e per costumi. Andrzej Morzztyn (1612-93), delicato poeta lirico, tradusse l'Adone del Marini e il Cid di Corneille. L'anima religiosa e guerresca della P. si manifestò nella Guerra di Chocim di Wacław Potocki (1625-96) e nella Psalmosfia di Wszpazjan Kochowski (1633-1700). Nella prosa l'opera più rappresentativa del tempo è costituita dalle Pamietniki ("Memorie") di Jan Chr. Pasek, spirito bizzarro e avventuroso: partecipò alla guerra contro gli Svedesi, litigò tutta la vita con i vicini, ebbe amori e vicende fantastiche che raccontò con una spontaneità e una verità che dànno alla sua narrazione il carattere di un romanzo vissuto. Sotto i re sassoni tutta la vita polacca decadde; e decadde pure la letteratura.

L'influsso italiano, che aveva predominato fin nel tardo Settecento, fu sostituito dall'influsso francese con l'avvento al trono di P. di Stanislao Augusto Poniatowski. Le nuove correnti illuministiche investirono la produzione letteraria e filosofica, preparando le riforme sociali che, volute dagli spiriti più nobili, si concretarono nella Costituzione del 3 maggio 1791, redatta dall'abate Hugo Kollataj. Nonostante il precipitare degli eventi storici, nel campo del pensiero e degli studi vi fu una rinascita. Notevoli le figure di Ignacy Krasicki ([v.], 1735-1801), vescovo di Varmia, ingegno versatile, prosatore forbito, drammaturgo, poeta, autore della prima enciclopedia polacca, di favole, satire, opere didattiche; di Stanislaw Staszic (1755-1826), che scrisse opere politiche e un diario dei suoi viaggi, con interessanti pagine sull'Italia; di Stanislaw Trembecki (1735-1812), ingegno vigoroso che rinnovò la lingua letteraria; l'opera sua principale è il poema Zofiórcha. Stanislaw Konarski, sacerdote piarista, si occupò dei pro-
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(da Wl. Tatarkiewicz, Archizktura Nowszetna od Renergica do Ktarcyzma, Leapoli 1611, 89. [5]
Polonia - Interno della Cappella Sigiomondiana della cattedrale di Cracovia. Arch. Bartolomeo Berrecci (1517-36).
blemi dell'educazione. Da ricordare infine i poeti Dionizy Kniaźnin, St. Karpiński e il legionario Józef Wibycki (1747-1829), che in Italia scrisse quello che doveva diventare l'inno nazionale della patria: "La Polonia non è morta poi che noi viviamo".
4. Classicismo e romanticismo. - Le condizioni della P. dopo le spartizioni e l'epopea napoleonica, che aveva ridestato e poi deluso le speranze polacche, ebbero non poca parte nella prevalenza che il romanticismo conquistò in P. (v. Romanticismo), dove la tradizione classica era fiorente e aveva un centro rappresentato da scrittori quali il Feliziski, autore della tragedia Barbara Radziwillón:na, il vescovo Jan Pawel Woronicz e Juljan Ursyn Niemcewicz. Le traduzioni di poeti inglesi e tedeschi creavano intanto un'atmosfera favorevole allo sviluppo delle nuove tendenze; e quando il Brodziński (1791-1835) nel 1818, sei anni prima della prefazione del Cromwell di V. Hugo, pubblicava il suo saggio sul Classicismo, romanticismo e lo spirito della poesia polacca, raccoglieva una fervida adesione da parte degli spiriti più eletti del tempo. Varsavia restò dominio dei classicisti sino ai 1820 , ma a Vilno si affermava la vittoria dei romantici per opera di Adam Mickiewicz (1797-1855), e, successivamente, di Juljusz Słowacki, di Zygmunt Krasiński e di altri nobilissimi scrittori. Adam Mickiewicz dava nei Daindy ("Gli avi ") la sua tragedia personale e quella della patria; in Konrad Wallenrod il damma della vendetta contro l'oppressore, in Pan Tadeusz, capolavoro della letteratura polacca, il poema della Lituania stessa, con la sua affascinante natura, la sua gente, i suoi usi. Le Ballate e romanze, i sonetti e le liriche so