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to l'Impero il diritto di nomina spettava virtualmente all'imperatore che era anche p. m. Facevano parte del

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Pontianak, vicariato apostolicod di - Una suora francescana dell'Immacolata Concessione di Veghel (Olanda). Questo Suore dirigono l'ospedale di F. occupandosi particolarmente della materniá e dell'infanzia.
collegio pontificale i 15 flamini (sacerdoti di particolare divinità, distinti in 12 minores e 3 maiores) il rex sacrorum (o sacrificulus, sacerdote speciale di Giano, la cui dignità in teoria era al di sopra di tutti gli altri sacerdoti, compreso il p. m.) e le vestali, i quali tutti dipendevano dall'autorità suprema del p. m., che li nominava scegliendoli da una lista presentata dal collegio pontificale (Tacito, Annales, IV, 16; Livio, XL, 42; Dionisio, V, 1; Gellio, I, 12). Il p. m. era nominato a vita e inamovibile come il re (Svetonio, Octan. 31; Dionisio, XLIX, 15); le sue attribuzioni erano senza dubbio un residuo delle regie: la dimora ufficiale era la casa del re (regia) sulla Via Sacra.

Il collegio dei pontefici interveniva nel culto delle divinità strettamente connesse con la vita di Roma, cioè Vesta, i Penati e la triade capitolina; inoltre prendeva parte ad altre cerimonie come: le Fordicidie (v.), gli Argei (v.), l'aquavlicium ecc. Allo stesso collegio era poi devoluto il controllo del calendario e l'intercalazione di un mese supplementare (mercedonius) ogni due anni, per riportare l'anno lunare (di 355 giorni) a concordare con quello astronomico, controllo che esercitò fino alla riforma di Cesare (v. calendario)

Inoltre a questo collegio si deve la raccolta scritta delle norme religiose e giuridiche che regolavano la vita di Roma, ed anche la registrazione dei nomi dei magistrati e dei fatti salienti della storia della città (Libri Sacerdotum populi Romani; Commentarii pontificum; Fasti; Annales pontificum o maximi). Quanto al p. m., suoi compiti e poteri particolari, oltre quelli già visti, erano quelli di convocare i «comizi calati» per convalidare le inaugurariones, adrogationes e i testamenti : atti che interessavano la trasmissione dei sacra privata, domestici o gentilizi; di fissare ogni mese i giorni di festa; la celebrazione del matrimonio religioso (confarmatio), ecc. A partire da Augusto gli imperatori rivestirono la carica di p. m. e
la conservarono fino all'età di Graziano (che per primo nel 382 d. C. la rifiutò). Ma, legata tale carica al Principato, l'imperatore ebbe bisogno di un rappresentante permanente soprattutto per espletare gli affari ordinari, sicché fu creato nel collegio dei pontefici un promulgister annuale (menzionato la prima volta nel 155 d. C.).

Bibl.: A. Bouché-Leclercq, Manuel des institutions romaines, Parigi 1886, pp. 510-31; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, Monaco 1912, pp. 303-23; N. Turchi, La relazione di Roma antica, Bologna 1930, pp. 39-49. Cesare D'Onofrio

PONTELLI, Bartolomeo, detto Baccio. - Architetto e maestro di legname, n. a Firenze prima del 1450, m. ad Urbino dopo il 1494. Scolaro di Francione, è ricordato in documenti pisaní dal 1471 al 1478 intento a lavori di intaglio ligneo nel Duomo.

Verso il 1483, dopo essere stato inviato da Sisto IV della Rovere a Civitavecchia, con Francesco di Giorgio, a visitare quella fortezza, costruiva la fortezza di Ostia e la chiesa di S. Aurea. Più tardi, durante il pontificato di Innocenzo VIII, fu inviato nelle Marche, sempre per svolgervi attività d'architetto militare, e vi costruiva, dopo il 1488 , le fortezze di Jesi, Osimo ed Offida. Tuttavia il nome maggiore deriva al P. da una serie di costruzioni romane assegnategli dal Vasari e che la critica moderna ha tentato più volte di togliergli appunto perché negli anni in cui quelle sorgevano il P. è ricordato dai documenti, come s'è detto, a Pisa intento a lavori di legname. Tali costruzioni romane sono: la Biblioteca Vaticana vecchia, l'ospedale di S. Spirito in Sassia, il ponte Sisto, la chiesa di S. Maria del Popolo, quella dei SS. Apostoli e l'altra di S. Pietro in Vincoli. Edifici codesti, che per i caratteri stilistici - specie i primi tre - non sembrano affatto discordare con le opere sicure e documentate del maestro. D'altronde una contemporanea attività d'architetto e maestro di legname non contrasta con le consuetudini quattrocentesche, quando appunto grandi architetti dalla pratica dei modelli in legno risolivano a quella di veri e propri realizzatori dei loro o degli altrui progetti. Lo testimonia tra l'altro l'attività di un Giuliano da Milano, e quella stessa del P., maestro di legname e costruttore di fortezze.

Bibl.: G. Vassri, Le vite, ed. Milanesi. I, Firenze 1878, p. 652 sgg.; E. Lavagnino, L'architetto di Sisto IV, in L'Arte, 27 (1924), pp. 4-13; Venturi, VII, 1, pp. 919-30; F. Tomei, L'architet. a Roma nel Quattrocento, Roma 1942. Emilio Lavagnino

PONTIANAK, vicariato apostolico di. - E aituato nella parte centro-occidentale del Borneo, già Olandese (Indonesia). L'odierna missione ebbe inizio l'ri febbr. 1905, quando tutto il territorio olandese della grande Isola di Borneo fu staccato dal vicariato apost. di Batavia (oggi Djakarta) ed eretto in prefettura apost. di Borneo Olandese, affidata ai Frati Minori Cappuccini d'Olanda. Il 13 marzo 1918 fu elevata a vicariato apost. dello stesso nome. Da esso il 21 maggio 1938 fu stralciata la prefettura apost. di Bandjermasin (v.), assumendo l'attuale denominazione di vicariato apost. di P. L'ri marzo 1948 questa circoscrizione fu nuovamente divisa per l'erezione della prefettura apost. di Sintang (v.).

L'Isola di Borneo politicamente costituisce una delle dieci province della Repubblica Indonesiana, con capitale $F$., sotto la denominazione di «Kalimantan Barat». La popolazione dell'isola comprende i Daya, i Malaici e numerosi Cinesi. La lingua usuale tra i Daya e i Malaici è la malaica. Il vicariato apost. di P. ha un territorio di 93.880 kmq . e una popolazione di ca. 987.000 ab . Il numero dei cattolici è di 11.696 indigeni e 226 esteri, con 3585 catecumeni. I protestanti sono 3400 , di cui molti appartengono alla «Christian and Missionary Alliance» (Metodisti). I maomettani sono 493.500 e i pagani 493.000, di cui 296.000 indonesiani e 197.000 cinesi.

Il sacerdote Giovanni Sanders, del clero secolare di Batavia, fu il primo a visitare come missionario il Borneo, tra la fine del 1851 e il principio del 1852 . Nel

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[^0]
[^0]:    (da V. Lerugnola, Les Pontifcras aux, des Bibl. poid. de France, Parigi 1907, 1ur, 100.

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(Jul. Alianri)
DISCESA DALLA CROCE. Firenze, chiesa di S. Felicita.

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A sinitiva: BUSTO IN PORCELLANA BIANCA DI CAPODIMONTE (sec. xvili) - Napoli, collezione Worth. A destra: S. GIUSEPPE. Porcellana policroma di Capodimonte (sec. xvili) - Napoli, collezione Worth.

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(ft. Rancdial)
CROCIFISSIONE.
Porcellana di Meissen. Dono di re Alberto di Sassonia a Leone XIII - Vaticano, Sala Sistina.

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1875 fu costruita la prima chiesa in Singkawang, ove veniva fissata la prima stazione missionaria. Una seconda stazione fu fondata nel 1891 in Nenga-Sedjiran. I Gesuiti ne ebbero la cura fino a quando assunsero il governo del vicariato apostolico di Batavia. Dopo il 1896 nessun missionario ebbe domicilio stabile nel Borneo olandese e alcuni sacerdoti si limitarono a visite periodiche per l'assistenza dei cattolici europei e cinesi, fino all'arrivo dei Cappuccini olandesi.

La missione conta 39 cappuccini, di cui 35 olandesi e 4 cinesi; 11 passionisti e 6 padri della Congregazione cinese dei Discepoli del Signore; 8 seminaristi minori; 41 fratelli; 135 suore tra estere e cinesi; 68 catechisti; 3 medici; 188 maestri; 15 stazioni primarie e 87 secondarie; 38 edifici sacri; 5 ospedali; 7 farmacie; 7 orfanotrofi; i lebbrosario; 87 scuole elementari; 4 scuole medie; 10 scuole professionali; i scuola magistrale; vi si stampa un giornale dal titolo Ephemerides Dominicales con una tiratura di 500 copie.

Bibl.: AAS, 10 (1918), pp. 180-81; 30 (1938), pp. 402-403; 40 (1948), pp. 440-41; Arch. di Prop. Fide, Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 688/51; id., Praepositor status missionis, 1951, pos. prot. n. 3630/51; MC, 1950, pp. 423-34. Edoardo Pecoraio

PONTIFICALE. - E il libro liturgico che contiene la descrizione (rubriche) e le formule delle funzioni riservate normalmente al vescovo (pontifexp.). Come libro a sé non appare prima del sec. viII, né costante è il nome. Fu detto Ordinale o Ordinalis liber (dalle Ordinazioni, una delle funzioni principali descrittevi), Mitrale (Sicardo da Cremona, sec. xili), Benedictionale, Pontificalis ordinis liber (Durando), Pontificalis liber (1485), Pontificale Romanum (1596). La sua storia è relativamente recente e, dopo gli studi di P. Batiffol, P. De Puniet, V. Leroquais, e l'edizione critica dei P. medievali di M. Andrieu, se ne possono seguire con sicurezza le tappe.
I. Primi elementi (secc. I-iv). - Appartengono alla preliturgia del p. e sono costituiti dalle formule benedizionali sparse frammentariamente nei primi scrittori cristiani. Per più secoli, all'inizio, il culto fece pernio su un unico rito, la celebrazione eucaristica. Attorno ad essa e ad essa connesse si svolgevano, in forma lineare, le diverse consacrazioni e benedizioni, anche le più solenni riservate al pontifex, rivestito della pienezza sacerdotale, cioè l'episcopus, capo della comunità cristiana. Così la Confermazione, l'Ordinazione, la consacrazione episcopale, le solenni benedizioni di persone e cose. Tracce di tali riti si trovano negli scritti neotestamentari o appena posteriori, come quelli di Tertulliano, Giustino, Cipriano, Ippolito, Cirillo di Gerusalemme, nel I. VIII delle Costituzioni Apostoliche, nell'Eucologio di Serapione, nel Testamentum Domini. Eusebio parla della dedicazione delle chiese. Alla stessa epoca risale la benedizione degli Olii santi. Nel 450 Marciano è incoronato imperatore dal Patriarca di Costantinopoli. La benedizione degli abati e abbadesse invece è posteriore (sec. vi).
II. Fonti (secc. v-viII). - Una vera tradizione scritta, per le formule anzitutto, incomincia nel sec. v-vi con le prime raccolte eucologiche occidentali. Naturalmente si fissano nel codex o sul rotulus le formule usate più comunemente. Per la liturgia latina i primi documenti di rilievo sono rappresentati dai Sacramentari, nei quali sono riunite le formule riservate al celebrante. Il cosiddetto Sacramentario leoniano, il tipo più antico, contiene il formulario della Messa per la dedicazione, la consacrazione dei vescovi, l'ordinazione dei disconi e dei presbiteri, la consacrazione delle vergini (ad virgines sacras) e la benedizione solenne degli sposi (celatio nuptialis). Questa lista si allunga ancora più nel Sacramentario gelasiano, il liber Missae ufficiale della Chiesa romana. Gregorio Magno (m. nel 604) riformò questo Sacramentario multa subtrohens, pauca convertens, nonnulla superadiiciens (Vita Gregorii, II, 17: PL 75, 94). Il Sacramentario gre-
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(da V. Leroquais. Les Pontificaux mes. des Bibl. publ. de France. Parigi 1861, tasc. 66)
Pontificale - P. romano del sec. xiv - Boulogne sur Mer. Bibl. mun., ms. 86, f. 2.
goriano mandato, tra il 784 e il 791, da Adriano I a Carlomagno aveva ereditato dal Gelasiano anche i formulari per le funzioni episcopali, che in terra franca trovarono poi uno sviluppo eccezionale. La stessa aggiunta che Alcuino fece all'esemplare adrianeo per adattarlo alle chiese d'oltralpe, comprendeva già un certo numero di formule relative alla consacrazione delle vergini, alla dedicazione delle chiese, alla consacrazione dei re, agli esorcismi. Ma i sacramentari contenevano solo le formule. Mancavano le norme direttive (rubriche e cerimonie). A questo provvidero abbondantemente quella serie di libelli d'origine romana, ma fiottii rigogliosamente dal sec. viII al xiv in Gallia, detti Ordines Romani (v.), che contengono la descrizione minuta delle cerimonie, talora anche i testi delle solenni funzioni pontificali. Progressivamente - nel sec. viII sotto la spinta di fattori esterni la Chiesa organizza la sua liturgia. Si nota la tendenza a separare i riti riservati al pontefice e ai vescovi, riunendoli in speciali raccolte. Il Liber sacramentorum diventa più propriamente il Liber missalis, mentre per i riti sacramentali e le benedizioni si conia un nuovo libro, più pratico e maneggevole, il p. Questo processo di disintegrazione e la conseguente sistemazione ha inizio in Gallia nel sec. IX.
III. Origini del p. (secc. IX-xvi). - I primi tentativi mancano di una fisionomia propria. I libri liturgici portati da Roma in Gallia dovettero anzitutto adattarsi al nuovo ambiente, talora fondendosi con libri preesistenti, soprattutto con vecchio Sacramentario gelasiano, creando un sacramentario misto (Gelasiano del sec. VIII), oppure assimilando usi locali. Agli elementi strettamente liturgici s'aggionsero un'infinità di altri documenti, dando origine a specie di manuali di scienza sacra, divenuti un secolo dopo compilazioni vaste e voluminose. Un tipo di questi p. arcaici, destinato ad avere una rara fortuna, fu compilato a Magonza, in Renania, nell'abbazia bene-

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dettina di S. Albano, poco dopo il 950. L'originale è andato perduto, ma restano copie in Germania, Italia e Francia. Gli elementi che lo compongono sono quanto mai eterogenei. Talvolta le due fonti si fondono e le rub:iche romane si trovano inserite e mescolate in un ampolloso cerimoniale, dove si sfoggia il simbolismo tanto caro ai liturgisti medievali gallicani. Il monaco compilatore l'ha lasciato senza titolo. M. Andrieu ha proposto di chiamarlo $P$. romano germanico del sec. $X$, nome che ne indica bene la natura composita, il paese d'origine e la data. Lo stesso studioso ne sta ora preparando l'edizione critica. Il P. di Magonza ebbe una rapida diffusione, favorita dalle condizioni politiche del tempo. Dopo la restaurazione dell'Impero (962) molti prelati germanici, al seguito della corte imperiale o posti a capo di diocesi italiane e francesi, portarono con sé copia del P. Anche Roma lo accolse verso il rooo, sostituendolo ai propri libri liturgici e determinando così una frattura insanabile con la sua pura e veneranda tradizione. Per tutto il sec. xi l'influenza tedesca fu assai grande. I quattro papi germanici di quell'epoca usarono certo il P. di Magonza. Altre copie furono eseguite in Germania e a Roma. Il fondo restò comune, ma le particolarità variarono. Gli ecclesiastici romani, quindi, conobbero di questo libro molte edizioni diverse. Con Gregorio VII (1073-83) terminò il periodo nel quale Teutonicis concessum est regimen nostrae Ecclesiae (M. Andrieu, Les Ordines Romani, I, pp. 326-45). Cessò anche l'affluoco dei libri liturgici dal nord, ma quelli esistenti non furono banditi; furono solo adattati di più agli usi locali. Si ha così tutta una famiglia romana di $P$., nei quali resta a base il P. di Magonza, ma con tutta una gamma di particolarità, secondo il genio dei copisti e dei vescovi per i quali la copia venne eseguita. I criteri con cui tali particolarità furono introdotte, possono ridursi a due : a) desiderio di abbreviare e di inserire solo ciò che fosse utile (furono perciò eliminati gli antichi Ordines romani, la consacrazione di un re, le trattazioni didattiche, i rituali di scomunica, gli esorcismi e le Messe contro i demoniaci, le serie di Messe per i defunti, le lunghe serie di benedizioni, i rituali per le ordalie); b) gli Ordines conservati furono riprodotti non come erano stati redatti primitivamente, ma secondo gli alleggerimenti compiuti al loro entrare a Roma. Così per l'elezione e consacrazione episcopale, che a Roma aveva una sua fisionomia per la presenza del papa, e per le Ordinazioni, compiute dallo stesso pontefice. Quanto alle funzioni pontificali che si svolgevano nelle diverse solennità dell'anno i copisti romani tennero conto del colore locale (stazioni, basiliche, usi della corte papale). Di modo che nel sec. xir il P. di Roma era sostanzialmente un P. episcopale, ma con tali modifiche da dargli una spiccata fisionomia papale.

All'inizio del sec. xiri comparisce un altro P. il cui archetipo fu composto sotto il pontificato di Innocenzo III (1198-1216). L'Andrieu lo chiama a somiglianza del Messale della Curia, diffuso nello stesso periodo, $P$. secundum consuetudinem et usum romanae Curiae. Se ne conosce una triplice recensione: la prima (detta da Andrieu recensione a) è la recensione base; la seconda (recensione $\gamma$ ) compare a metà del sec. xiri ed è opera d'un liturgista romano che ha fatto notevoli aggiunte alla recensione a, sviluppando soprattutto la descrizione delle cerimonie papali; la terza (recensione $\beta$ ) è ancora la prima recensione, nella quale i copisti hanno inseriti gli opportuni aggiornamenti, prima in margine, come postille, poi, più sviluppati, nel testo. Le tre famiglie viasero simultaneamente nel corso del sec. xiri. Ma la recensione più lunga ( $\gamma$ ) nel sec. xiv prevalse decisamente sulle altre due. Proprio allora un concorrente le sbarrava il passo : il P. domini Oulielmi Durand. Guglielmo Durand, vescovo di Mende (m. 1296; v.), tra il 1293 e il 1295 aveva composto un $P$. per uso proprio, nel quale, però, è chiara la sua intenzione di esser utile anche alle altre chiese e a Roma stessa; vi aveva introdotto, infatti, riti e cerimonie proprie dei metropoliti e del Sommo Pontefice. Il Durand aveva pensato, dunque, ad un p. di uso universale.

Sostanzialmente il P. del Durand era il P. della

Curia (recensione lunga) al quale fu fatta una duplice operazione: furono tolti i riti che non potevano servire fuori di Roma e ne furono aggiunti altri che lo rendessero un comode e completo direttorio per le funzioni episcopali. infatti alcuni capitoli, altri introdotti ex novo. La materia fu ripartita in tre libri (uso comune ai teologi e canonisti del sec. xiri) e raggruppato per ordine di idee: I. De personarum benedictionibus et consecratione; II. Consecrationes et benedictiones rerum; III. Quaedam ecclesiastica officia (cf. descrizione completa di queste parti in P. De Puniet [bibl.], I, pp. 52-54). Questa divisione e varie particolarità furono poi adottate successivamente nel P. e vi permangono tuttora. Il P. del Durand ebbe un grande successo. Era il Liber Pontificalis per eccellenza, ben presto ornato dal titolo di autentico (= ufficiale). L'espressione Patrum Pontificole, che si legge nell'iscrizione funeraria del Durand, mostra quanto egli fosse rimasto fedele alla tradizione. Per quanto la sua opera fu molto apprezzata anche a Roma, dove Clemente V (1305-14) lo citava come un'autorità. Innocenzo VIII ( $1484-92$ ) lo volle estendere come libro ufficiale a tutta la Chiesa latina e incaricó il vescovo di Pienza, Agostino Patrizi Piccolomini (m. nel 1496), già corimaniere di Paolo II, di trivederlo e prepararne un testo corretto per la stampa. La parte rubricale fu affidata al cerimoniere pontificio Giovanni Burckard (m. nel 1506) autore dell'Ordo servandus in celebratione Mistarum. Il P., così riveduto, uscì nel 1485 , preceduto da una lettera del Patrizi ad Innocenzo VIII, nella quale sono esposte le ragioni e il metodo dell'edizione (testo in De Puniet, I, pp. 67-68; cf. anche pp. 56-58). Una seconda edizione migliorata vide la luce nel 1497 per cura di Giacomo de Lutiis e del Burckard. Altre edizioni a Venezia e a Lione nel 1511, perpalsbris sharacteribus diligentissime annota. tum. E il cosiddetto P. di Giulio II. Il domenicano Alberto Castellani lo ripubblicò con ritocchi ed aggiunte nel 1520. Fu l'edizione più in voga nel sec. xvi. Più volte ristampata, fu presa per base del P. che con il titolo di Pontificale romanum fu ufficialmente esteso alla Chiesa universale nel 1596.
IV. Il «Pontificale momanum» (secc. xvI-xx). Fu promulgato con la cost. apost. Ex quo in Ecclesia Dei, del ro febbr. 1596 da Clemente VIII, che abrogava, con ciò stesso, tutti gli altri $P$. in uso : « Motu proprio omnia et singula Pontificalia in hunc usque diem in quibuscuncque terrarum orbis partibus impressa et approbata... per praesentes supprimimus et abolemus \%. Anche riti antichissimi, che conservarono particolarità proprie nella Messa e nell'Ufficio, accettarono il P. Così il rito ambrosiano (cf. G. Mercati, Antiche reliquie liturgiche ambrosiane e romane [Studi e testi, 7, Roma 1902, p. 7]), il rito bravarense, che aveva il P. cosiddetto di a. Goraldo (cf. A. de Vasconcelos, Notas liturgico-bravarenses, in Opus Dei, 5 [1930-31], pp. 21-28, 46-54; cf. anche Jahrbuch für Liturgiesissenschaft, 10 [1930], p. 237). I cristiani di rito siro-malabarico usano il p. tradotto in lingua si riaca (J. Vosté, Projet d'édition du Pontifical des Syriens Orientaux, in Ephemerides liturgicae, anolecta, 53 [1939], p. 3). Il P. venne ripubblicato da Urbano VIII il 17 giugno 1644, con la cost. Quamvis alias. Furono, naturalmente, eliminati i refusi tipografici, ma il testo restò intatto e da allora tale è rimasto fino ad oggi. Benedetto XIII, per facilitare l'esecuzione delle cerimonie più difficili del P., ne curò una nuova edizione, aggiungendovi varie illustrazioni ma lasciando immutato il testo al punto che, volendo mettere nel rito della Confermazione l'imposizione delle mani, aggiunse in appendice una rubrica speciale. Benedetto XIV con la lettera apostolica Quam ardenti studio del 25 marzo 1752 promulgò la nuova edizione del P., del Rituale e del Cerimoniale dei vescovi. L'ultima edizione tipica, fatta nel 1888, per ordine di Leone XIII a Ratisbonn, mutò il canto, corresse l'ortografia e aggiunse gli accenti. Pio XI nel 1931 ebbe intenzione di riformare il P. A tale scopo nominò una commissione presieduta dall'abate benedettino H. Quentin, ma difficoltà di vario genere, soprattutto la mancanza di edizioni critiche dei primi P., che l'Andrieu andava allora preparando, fecero arenare l'impresa; sicché necessitando

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(fei. Ene. Catil.)
Pontificale - Lettera profanone di Agostino Patrisi Piccolomini alla ed. princeps del Pontificalis Liber - Roma, Stefano Piannek, 20 dic. 1482 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
aver copie del P. si preferi riprodurre fotograficamente l'edizione in-folio della Camera Apostolica del 1848.

Il P. si divide in tre libri. Nel I si trova tutto quel che riguarda l'Ordinazione, consacrazione, benedizione delle persone (De personis); il II contiene le benedizioni e consacrazioni delle chiese e degli altari, e quanto spetta alla celebrazione dell'Eucaristia (De rebus); nel III sono i cerimoniali dei ricevimenti, sinodi, visite e le varie funzioni pontificali dell'anno. Clemente VIII approvò solo queste tre parti. Ma poiché il P. dà i riti in singolare o in plurale e spesso l'ordine numerico si cambia, fu necessario introdurre vari riti con mutazione numerica; confermazione e ordinazioni in singolare; consacrazione dei vescovi e degli altari in plurale. Inoltre talune funzioni del Rituale alle volte si fanno in forma solenne e quindi parve opportuno prepararne la descrizione per quando sono compiute da un vescovo. Tutti questi riti furono accolti in un volume a parte che porta il titolo di Appendix e Supplementum ad appendicem. Nei riti della Confermazione, ordinazione e consacrazione dei vescovi furono mutate o fatte $e$ : novo anche alcune rubriche. Le diverse parti dell'appendice non hanno diversa origine. La parte che riguarda la Confermazione e l'Ordinazione di un solo ordinando o la consacrazione di più vescovi apparve per primo nell'edizione di Benedetto XIII. Il rito del Battesimo degli adulti fu preso dall'Ordo servandus in Ecclesia Beneventuna (Cesena 1683) edito dal card. Orsini (poi Benedetto XIII). Altri riti entrarono nell'appendice nelle edizioni della Camera Apostolica del $184^{8}$ e del 1855 e poche altre nell'edizione di Ratisbona del 1888, nella quale fu introdotto anche il supplemento all'appendice. Sebbene il P. non sia un libro storico, tuttavia conserva ancora riti non più in uso e cioè : nella $1^{2}$ parte : il rito della professione monastica, perché anticamente non di rado venivano eletti abati chierici non professi, che perciò dovevano far la professione religiosa prima di ricevere la benedizione abbaziale (A. Paladini, De ritu professionis
religiosae in P., in Ephemerides liturgicar, 49 [1935], pp. 385-89); benedizione di un abate auctoritate Ordinarii, coronazione di un re e di una regina, benedizione di un soldato. Nella $2^{2}$ parte : la solenne benedizione dei reliquari, la benedizione e imposizione della croce (per i Crociati di Terra Santa) e delle armi. Nella $3^{2}$ parte restano come ricordo storico: l'Ordo della espulsione e riconciliazione dei penitenti, la sospensione e degradazione di un ordinato, l'Ordo di scomunica e assoluzione, l'Ordo per la riconciliazione di un apostata scomunica o erotico, l'Ordo dello scrutinio serotico (prima della consacrazione di un vescovo suffraganeo da parte del metropolita) e, infine, De barba tondenda (l'iniziazione di un clercius) e De officio psalmistatus. A parte questi riti ormai vieti, il P., come tutti gli altri libri liturgici, ha bisogno di una generale revisione. Alcuni riti vanno corretti e conformati nel testo secondo le recenti edizioni critiche, altri devono essere uniformati a riti simili che si trovano nel Rituale; altri ancora vanno semplificati e abbreviati. E poi necessaria un'accurata revisione delle rubriche del P., e infine bisogna tener conto dei problemi, non lievi né pochi, sollevati dalla liturgia pastorale, perché anche i riti pontificali, tra i più suggestivi e importanti del culto cristiano, rientrano a far parte della liturgia viva della Chiesa. - Vedi tav. CXVII.

Bim., ed. critiche: M. Andrieu, Les - Ordines Romani + du haut moyen âge, I. Les manuscrits, Lovanio 1931 (pp. xI-xx bibliogr. sulla materia dei voll. I-II; pp. 3-19: Les origines du P. romain); II. Les textes (Ordines I-XIII), ivi 1950; III. Les textes (Ordines XIV-XXXIV), ivi 1931; id., Le Pontifical romain au moyen age, I. Le Pontifical romain du XIV nicle, Città del Vaticano 1938; II. Le Pontifical de la Carte romaine au XIII siècle, ivi 1940; III. Le Pontifical de Guillaume Durand, ivi 1940 (pp. xvir.ox bibliogr. sull'argomento; pp. 3-22: Guillaume Durand et son P.); IV. Tables alphabétiques, ivi 1941 (Studi e testi, 86-88, 99). Studi: J. Baudot, Le P., Parigi 1910; P. Batiffol, Introduction au $P$. romain, in Etud. de liturgie, ivi 1919; P. de Punier, Le P. romain, I e II, ivi 1930; V. Leroquais, Les Pontificaux manuscrits des biblioch. publiques de France, 3 voll. e un album di tavv., ivi 1937; H. Lecfereg, s. v. in DACL. XIV, coll. 1428 1443; M. Righetti, Man. di stor. liturg., I, $2^{2}$ ed., Milano 1920, pp. 284-86. Prassi: I. Catalani, Comment. in Pont. rom., 3 voll., Roma 1652; J. Nabuco, Pontif. roman expositio juridico-pratica, 3 voll., Petropoli (Brasile) 1945.

Annibale Bugnini
PONTIFICIA COMMISSIONE ASSISTENZA : v. COMMISSIONI PONTIFICIE.
PONTIUS, Basilio (Legionensis, Ponce de Leóv). - Teologo agostiniano, n. a Granata il 6 sett. 1596, m. a Salamanca il 28 ag. 1629.

Insegnò teologia nel R. Collegio di Alcalá e dal 1608 tenne gradualmente le più importanti cattedre all'Università di Salamanca, di cui più tardi fu anche cancelliere (1620). All'arrivo di Giansenio nella città, P. fece sottoscrivere da sessanta professori un decreto di fedeltà alle dottrine di s. Agostino e di s. Tommaso e pubblicò il volume: De tenenda ac docenda doctrina ss. Augustini et Thomae judicium (Salamanca 1627, Roma 1657).

Scrisse, tra l'altro, Trastatus de impedimentis matrimonii (Salamanca 1613, 1624), opera classica rifusa in: De Sacramento Matrimonii II. XII (Bruxelles 1627, Lione 1640, Venezia 1643); De aquae et vini concersione in Sacramento Eucharistiae disputatio (Salamanca 1622); De Sacramento Confirmationis liber unicus (Lovanio 1642); Relectio posthuma de Sacramento Confirmationis (Salamanca 1638, Lovanio 1642). P. lasciò parecchi manoscritti conservati al Museo Britannico di Londra, alla Biblioteca nazionale di Madrid e alla Biblioteca Angelica di Roma.

Bim..: Hurser, III, coll. 890-92; N. Antonio, Bibliotheca Hispana nova, I. Madrid 1763, pp. 204-205; Biblioteca lidare-americana, VI, ivi 1922, pp. 339-81.

Mario Gaspari
PONTORMO, JACOPO CARUCCI (CARRUCCI), detto il. - Pittore fiorentino, n. il 24 maggio 1494 presso Empoli, m. a Firenze nel 1557. Figlio di uno scolaro dei Ghirlandais, Bartolomeo di Jacopo di Martino Carrucci, del quale non si conoscono opere, Jacopo andò in Firenze ca. il 1507 e, secondo il Vasari, sarebbe stato dapprima alla scuola di Leonardo da Vinci, poi presso l'Albertinelli, Piero di Cosimo

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(1st. Alinari)
Pontormo, Jacopo Carucci detto il - La Visitazione. In alto il sacrificio d'Isacco - Firenze, chiesa della S.ma Annunziata.
e Andrea del Sarto. In realtà il P. non può dirsi scolaro o seguace di alcuno in particolare, se si guardi alla molteplicità di aspetti ed alla discontinuità di sviluppo che le sue opere manifestano.

Solitario, irrequieto, tormentato, insoddisfatto, il P. può infatti appartenenere alla schiera dei primi manieristi; piuttosto è predominante, nel suo atteggiamento insoddisfatto, il motivo psicologico della "autocritica", che particolarmente i disegni manifestano. La definizione di criticismo pittorico, pur senza spiegarci tutta la complessità del linguaggio pontormesco, appare tuttavia più convincente del ricorso a concetti estranei, quali gotico o romantico, adoperati da alcuni critici, nei confronti del P. D'altra parte, talune affermazioni schiettamente naturalistiche dell'artista (affreschi di Poggio a Cajano, Cena in Emmaus dell'Accademia di Firenze, ecc.) confermano la complessità di motivo della sua pittura.

Mentre è andata perduta una sua piccola Annunziata (1508), che lo rivela fanciullo prodigio, lodata da Raffaello, ed un pallido ricordo può dirsi lo stemma del papa Leone X eseguita sulla porta della chiesa dell'Annunziata (1513), ca. dello stesso anno restano le piccole Storie in monocromano di una S. Monaca (Firenze, Accademia); ove insieme ai ricordi dell'Abertinelli e di Andrea del Sarto si avverte un senso inquieto ed incisivo della visione pontormesca, persino nella strana intensità degli sguardi allucinati. Meno significante, con chiari ricordi di Raffaello ed Andrea del Sarto, è l'affresco (Firenze, S.ma Annunziata, cappella di S. Luca; 1513) rappresentante la Madonna e Santi. Importante, invece, l'affresco della Veronica ( 1515 ; Firenze, convento di S. Maria Novella), che riflette elementi tratti da Andrea del Sarto, Leonardo e Michelangelo, attraverso una interpretazione forte, plastica e dinamica insieme; di effetto teatrale ma rigoroso.

Il chiaroscuro e la spazialità di Andrea del Sarto, unitamente a ricordi di Raffaello e fra' Bartolomeo, vengono richiamati dall'affresco della Visitazione (Firenze, S.ma Annunziata; 1516), ove l'equilibrio classico composito viene mantenuto. La pala di S. Michele Visdomini (Firenze 1518) manifesta invece la crisi manieristica del P., ossia la ricerca di modi quasi espressionistici, sia nelle proporzioni allungate delle figure, come nello studio degli affetti e del movimento. Gli affreschi di Poggio a

Caiano (1519-20), studiati in numerosi disegni (c il P. è stato un grande disegnatore), documentano l'ansiosa posizione critica dell'artista, ma poi la realizzazione pittorica è schietta, come un'oasi di rara serenità estiva. Poi la inquietitudine del P. si ripropone attraverso nuovi problemi di interpretazione: come negli affreschi della Certosa (Gallurzo, Firenze: 1523-25) che presuppongono lo studio del Dürer, se non direttamente, tramite le sue stampe, che da alcuni decenni giravano in Italia.

Nel Dürer il P. vide una umanità psicologicamente e religiosamente penetrante; e dal lato della forma, certe astrazioni cromatiche ed inventive che stimolavano la sua tendenza anticlassica ed intellettualistica ma pur nitidamente disegnativa e, nei particolari, icastica. Le Storie della Passione, alla Certosa, evocano così un mondo strano, sconcertante. Ma, superato l'immediato contatto con l'arte tedesca, le suggestioni düreriane, risolte in una sottile ritmica intessuta di motivi lineari, preziose quantità luminose, raffinati rapporti cromatici, hanno consentito al P. di attingere momenti altissimi, come nella Annunziazione e nella Deposizione in S. Felicita (1526-28; Firenze), nella Visitazione di Carmignano (1528-30), ecc. Nel periodo düreriano rientra il cosiddetto Alabardiere, del Museo Fogg di Cambridge (U.S.A.). Tra i ritratti dovuti al P., sempre nebilissimi, aristocratici, spirituali, si ricordano: quello di uno studente (Milano, Castello Sforzesco: 1522); quello di una gentildonna a Firenze (Uffai); quello di Cosimo il Vecchio (ivi: ca. 1523); quella di una gentildonna a Francoforte (Museo Städel: ca. 1540). Numerosi disegni, specialmente importante il gruppo agli Uffizi. - Vedi tav. CXVIII.

BibL.: F. Goldschmidt, P., Rosso vuol Brarcino, Lipsia 1911; F. Mortimer Clapp, Les dessins de P., Parigi 1913, id., 7. C. de P., His life and works, Nueva Haven 1916; C. Gandra, Il P., Firenze 1921; N. Friedländer, Die Entstehung des antithlassischen Stiles in der italiznisch. Mulerei um 1520, in Rep. f. Kunstwissenscb., 46 (1924), p. 49 sgg.; Venturi, IX, p. 83 sgg.; II. Voss, s. v. in Thieme-Becker, XXVII, p. 250 (con bibl.); B. Berenson, Drawings of Berentine painters, Chicago 1938; L. Becherucci, Manieristi toscani, Bergamo 1944; E. Toesco, Il P., Roma 1943; L. Grassi, Appunti sul P. e i suoi disegni, in Emporium, 1946, p. 29 sgg.; G. Nisco Fasola, P. o del Cinquecento, Firenze 1947; P. Borocchi, Il Rasso Fiorentino, Roma 1950.

Luigi Grassi
PONTREMOLI, diOCESI di. - E la più settentrionale delle quattro diocesi della Lunigiana e stende la sua giurisdizione nell'alta e, parzialmente, nella media Val di Magra. Attualmente la diocesi conta 128 parrocchie divise tra 15 vicariati : la sua superficie, irregolare e discontinua nella parte meridionale, è di kmq, 700 ca. con una popolazione di ca. 70.000 ab .

Prima della concentrazione comunale nelle mura del borgo, ecclesiasticamente, il territorio dell'alta Val di Magra era diviso tra le pievi, di tipo pagense, di Vignola, nella media Valle del Verde, e di Urceola-Saliceto, sulla destra della Magra, ca. 2 km . a sud della confluenza con il Verde, dipendenti dalla antica diocesi di Luni (v.). Nello stesso territorio si trovavano distribuiti, in connessione con l'importante via romes, ai piedi del valico della Cisa e in un nodo di confluenze fluviali, priorati, ospedaletti e celle, con oratóri e chiese, di importanti monasteri di varie parti d'Italia. Tra questi, l'abbazia di Brugnato (v.) aveva importanti dipendenze nel pontremolese e, trasformatasi in vescovato, quei presuli vi ebbero assai larga giurisdizione. Sotto l'azione di questi elementi si svolse, tra le mura oppidane, la nuova organizzazione parrocchiale che dette vita a cinque parrocchie urbane. Con i nuovi ordinamenti religiosi ed ecclesiastici si manifestarono le prime aspirazioni per il distacco dalla sede di Luni-Sarzana, troppo lontana dall'alta Val di Magra e con difficili comunicazioni.

I primi tentativi per costituire la diocesi si ebbero nel sec. xv, quando P. apparteneva al Ducato di Milano, al tempo di Galeazzo Maria Sforza e, successivamente, del governo spagnolo. Continuarono nel secc. XVI-XVII, sollecitando o l'invio di un vicario apostolico, o, almeno, la residenza a P., per sei mesi dell'anno, dei vescovi di Sarzana, ovvero di quelli di Brugnato. Questi ultimi,

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risiedendo abitualmente nella prioria pontremolese di S. Pietro, avevano spesso sostituito il vescovo lunense nel ministero episcopale. Quasi tutte le nuove chiese sorte in P., dal sec. xv in poi, erano state, infatti, consacrate dai vescovi brugnatensi. I successivi passi verso la fondazione della diocesi furono nel 1638 la costruzione, a spese del comune, di una grande chiesa, la futura Cattedrale, nel centro urbano; nel 1721 la erezione della insigne collegiata, con un proposto e sette canonici, sotto il titolo di Maria Assunta, trasferendovi la sede della parrocchia della vicina antichissima chiesa di S. Geminiano, patrono del comune; nel 1756 la bolla Unigenitus Dei, del 13 genn., che sopprimeva l'antica pieve di UrceolaSaliceto, trasferendone i beni alla prepositura della collegiata; nel 1778 , il motu proprio del 10 ag., di Pietro Leopoldo granduca di Toscana, dal quale allora dipendevano alcuni territori dell'alta Val di Magra, che dichiarava P. città nobile e la designava sede vescovile. Nel 1787 Pio VI, il 4 luglio, erige finalmente la diocesi, ma per difficoltà sorte tra la S. Sede e il grandice, il primo vescovo sarà nominato solo dieci anni dopo. La nuova diocesi, suffraganea di Pisa, fu composta con 129 parrocchie, tolte in parte alla diocesi di Sarsana e in parte a quella di Brugnata, ridotte nel 1798 a 121 ; numero che subì poi modificazioni. Dopo P. il centro più importante della diocesi è Fivizzano, dove risiede un proposto mitrato; segue Bagnone.

Il Seminario, con annesso collegio vescovile, istituito nell'antico convento|dei Minori Conventuali, vanta una nobile tradizione culturale, teologica, letteraria, scientifica e, oltre che alle scuole interne, provvede a una scuola media e ad un liceo classico, aperto anche agli alunni esterni. Chiese e monumenti di notevole interesse storico-artistico : cattedrale di S. Maria Assunta, sec. xvir, disegno di A. Capra; chiesa di S. Francesco, sec. xvi, con avanzi romanici, rarissimo bassorilievo di Agostino di Duccio, tela del Cignaroli del sec. xviII; santuario della S.ma Annunziata, sec. xv, tempietto marmoreo sansoviniano, polittico del sec. xv, tavole di Luca Cambiaso; abside di S. Giorgio, avanzo di architettura lombarda, sec. x. A Filattiera: avanzi della pieve di S. Stefano, sec. x; oratorio romanico di S. Giorgio, sec. viII, con iscrizione, che ricorda un personaggio contemporaneo del re Astolfo, il quale: « hic idola fregit - delinquentium convertit carmina fide».

Bial.: G. Targioni Tozzetti, Relaz. di alcuni viaggi per la Toscana, XI, Firenze 1777, passim: Cappelletti, XVI, p. 234; P. Bologna, Artisti e cose d'arte e di storia pontremolesi, Firenze 1898, p. 36 sgg. e passim;id., Vescovi appartenenti a famiglie pontremolesi, in Atti a nom. della R. Depui. di st. patria per le pene, vande. mesi, $3^{2}$ serie, 3 (1904), p. 69 sgg.: G. Sforza, Mem. e documen. per servire alla storia di P., I, ivi 1904, pp. 9 sgg. e 77; II, p. 810 sgg.: P. Ferrari, La chiesa e il convento di S. Francesco di P., Pontremoli 1924, pp. 233 sgg. e 499 sgg.; G. Ferrari, P. e la sua diocesi, in Campanone, ivi 1940, p. 141 sgg.; E. Cavalieri, Una Maestà, una pieve e un atto di confinazione, ibid., p. 171; M. Giuliani, Dolle pizvi di Uresola e di Vignola alla cattedr. di P., in Corriere Abonne, 25 (1948).

Luigi Parfarao
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(par carissia del prof. E. Joni)
Ponziano, cimitero di - Area cimiteriale e resti della Basilica (sec. iv) - Roma, cimitero di Ponziano.

Nell'ultimo quinquennio della sua vita, il P. si ritrasse dalla politica attiva, occupandosi di istituzioni filantropiche, di cui tenne alacremente la presidenza nel nativo piemonte. Sebastiano Tecchio lo commemorò eloquentemente nella tornata 27 dic. 1876 del Senato.

Bric.: necrologio in Unità Cattolica, 10 sett. 1876; A. Colombo, Lettere ined. di Vittorio Zmm. II., in Rasi. st. del Risorgimento, 2 (1934), pp. 281-92. Renzo U. Montini

PONZIANO, CIMITERO di. - E situato sulla destra della Via Portuense, con ingresso dalla collina di Monteverde, in Via Alessandro Puerto 37.

Viene ricordato, sin dalla metà del sec. iv, dalla Depositio Martyrum, che al \& tertio Kalendas augustas ( 30 luglio) indica la commemorazione dei martiri Abdon e Sennen in Pontiani, quod est ad urosm pileatum*; dal Martyr. Hieronymianum, p. 402, e dal Liber Pontificalis, nelle biografie dei papi Anastasio I (399-401) e Innocenzo I (401-417) sepolti in questo cimitero. La a notizia ecclesiastiarum "l'addita quale e ecclesia magna s. Il pontefice Adriano (772-95) restaurò la Basilica eretta nel sopraterra sul sepolcro dei SS. Abdon e Sennen (Lib. Pont., I, p. 509), da Niccolò I (858-67) riportata al pristino splendore (ibid., II, p. 161). Nel 1907 tornarono in luce gli avanzi della ecclesia magna ricordata dalla notitia ecclesiarum eretta sul sepolcro dei martiri Abdon e Sennen; allora si scoprirono due frammenti della decorazione marmorea posta da Damaso in loro onore, su cui erano incisi due esametri in caratteri filocaliani (A. Ferrus, Epigrammata Damasciana, Città del Vaticano 1942, pp. 96-97). Incerte sono le notizie che si hanno sull'eponimo di questo cimitero: P. Contro l'ipotesi del Panvinio che credette trattarsi del Papa di quel nome, morto in Sardegna e poi traslato in Roma nel cimitero di Callisto, altri archeologi, come il Bosio, ritennero più probabile identificarlo col nobile romano che gli Acta Callisti indicano quale proprietario in questa regione transtiberina. L'indicazione ad ursum pileatum è in relazione con qualche immagine di tal fatta esistente nella zona.

Le reliquie dei martiri Abdon e Sennen furono traslate sotto Gregorio IV nella basilica urbana di S. Marco. Altri martiri venerati in questo cimitero sono Milix (v.), Pumenio, Pollione, Vincenzo e Candida, dei quali non si hanno notizie sicure. Antonio Bosio vi pe

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(fot. Pont. comm. arch. secre)
Ponziano, cimitero di - Frammento di altare con iscrizione damasiana ( $2^{\circ}$ metà sec. Iv) - Roma, cimitero di Ponziano.
netrò la prima volta il 26 luglio 1618 . Da allora in poi non furono eseguiti scavi regolari, ma solo opere di rinforzo ai monumenti esplorati e non è perciò possibile determinare con sicurezza i nuclei primitivi. Le parti conosciute presentano gallerie della fine del sec. III e del Iv, scavate in una roccia argillosa friabilissima, attraversata da cunicoli di drenaggio, perciò il loro stato attuale non è buono e l'esplorazione è resa difficilissima dal terreno acquitrinoso. Si è potuto riconoscere però : 1) il luogo di sepoltura dei ss. Pollione, Pumenio e Miliz, con le loro immagini dipinte accanto a quelle dei ss. Pietro e Marcellino, con i rispettivi nomi e numerosi graffiti fra i quali importante quello con la data obituaria di Milix; 2) un cubicolo decorato con affreschi, comunemente conosciuto sotto il nome di "Battistero". Si giunge ad esso per mezzo di una grande scala, nell'arco della quale è dipinto due volte il busto del Redentore, uno fatto eseguire da un tal "Gaudiosus". Nel cubicolo, posto ad un livello più basso della galleria circostante, sono visibili antichi locali per sepoltura, ostruiti su due lati da costruzioni avanzanti, affrescate l'una con la scena del Battesimo di Cristo, l'altra con quella della coronazione dei ss. Abdon e Sennen, affiancati dai ss. Milix e Bicentius. Sotto un arco creato nel muro di sinistra sfocia nell'ambiente dell'acqua, che si raccoglie in un bacino decorato con una croce gemmata. Appunto la presenza dell'acqua ha fatto identificare questo luogo come un battistero, dal Bosio ai moderni archeologi. Lo Styger invece (Die römischen Katakomben, Berlino 1933, pp. 271-73) nega tale identificazione, impossibile e per la piccola ristrettezza dell'ambiente (m. I $\times 1,35$ ) e per l'immediata vicinanza dei cadaveri ivi deposti. L'acqua, egli dice, non vi fu portata, non esiste infatti un canale di adduzione, ma invase l'ambiente per il taglio occasionale di un cunicolo di drenaggio; le costruzioni fatte in seguito, e cioè nel sec. vi, trasformarono l'ambiente in un piccolo "tempio del Giordano". In una regione a destra della scala di accesso a detto ambiente si trova un cubicolo che nella lunetta dell'arcosolio ha una scena navale.

Frammentario è il materiale epigrafico del cimitero sotterraneo: nomi di proprietari di loculi, invocazioni e simboli; si ricorda l'iscrizione di un tal "Sabinus Santias, artis ispecfarie" con accanto scolpiti gli arnesi del mestiere. Nel 1917, mentre si costruiva un edificio nell'area cimiteriale, fu scoperta una parte della regione sopraterra del cimitero stesso.

Bibl.: A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 163a, pp. 114, 119-29; Wilpert, Pitture, pp. 453-54, 489, 528, tavv. 173; 225, 2; 223; 257-58; id., Sarcofagi, I, p. 81, tav. 64, 9; p. 98, tav. 130, 7; II, p. 299, tav. 232, 13; p. 345 sge., tav. 235, 6; B. Manna, Contributi allo studio del cimitero di P. sulla Via Portuense, in Bull. arch. Comm., di Roma, 21 (1923), pp. 169-224; A. Silvagni, Inscript. Christ., nuova serie, II, Roma 1935,nn.4500-4744. Gabriele Ferrari

PONZIANO, PAPA, santo, martire. - Secondo il Catalogo Liberiano ed il Liber Pontificalis P. era romano, figlio di un certo Calpurnio; fu papa dal 231 al 235 , quando, insieme con il presbitero Ippolito, fu condannato alle miniere, in Sardegna, dove, dopo aver abdicato al sommo pontificato, mori in seguito ai maltrattamenti. Il suo corpo fu trasportato a Roma e sepolto nel cimitero di Callisto il 13 ag.

A questa data è infatti commemorato nella Depositio Martyrum, ed in quel cimitero, nel genn. 1909, fu trovato il suo epitaffio in greco, con la qualifica di martire. Allo stesso giorno è ricordato nel Sacramentario leoniano e nel Martirologio geronimiano, mentre nel Romano è commemorato il 19 nov.

Ritenendo sicura la notizia del suo esilio nel 235 , ciò dovette avvenire dopo il 18 marzo, quando fu ucciso Alessandro Severo e fu eletto imperatore Massimino Trace. Questi (Eusebio, Hist. recl., VI, 28), per odio alla casa di Alessandro, suscitò la persecuzione contro i cristiani, limitata però ai capi della Chiesa. In esecuzione agli ordini il prefetto di Roma (Massimino eletto in provincia non venne mai a Roma) relegò P. in Sardegna. Quivi il Pontefice, per non lasciare la Chiesa senza una guida, il 28 sett. dello stesso anno, rinunciò al papato. Il 21 nov. successivo fu eletto Antero (v.). Incerto è anche l'anno della traslazione a Roma del suo corpo, ma verosimilmente tra il 244 ed il 249 , durante cioè l'Impero di Filippo l'Arabo. Per effettuare infatti simili traslazioni di cadaveri era necessario il permesso dell'Imperatore, e papa Fabiano può aver profittato delle benevolenza di Filippo.

Nessuna relazione esiste tra $P$. ed il cimitero omonimo sulla Via Portuense.

Bibl.: Lib. Pont., I, p. xciv s8., 145 s8.; G. B. De Rossi, La Roma sotterranea cristiana, II, Roma 1867, pp. 73-80; O. Marucchi, Osservazioni sull'iscrizione del papa P., in Nuovo Bull. di arch. critt., 15 (1909), pp. 35-50; Martyr. Hieronymianum, p. 439 s8.: Martyr. Romanum, p. 533. Agostino Amore

PONZIO. - Biografo di s. Cipriano. Una trentina di codici hanno tramandato uno scritto che narra la vita di s. Cipriano dal Battesimo all'elezione a vescovo, all'attività pastorale (capp. I-10) e la passione (capp. II-I9).

L'autore si presenta come compagno di Cipriano nell'esilio e testimone del suo martirio (capp. 12,3; 13, 3-15; 14, 4.8). Né nel racconto né nell'iscrizione dei codici più antichi figura il nome dello scrittore, che è noto solo da s. Cipriano, il quale lo dice diacono di Cipriano (De vir. ill. 68). Perciò l'autenticità della Vita e il suo valore storico sono contestati da vari critici, ma senza argomenti convincenti. Gli evidenti intenti apologetici, encomiastici ed edificanti non impediscono di accogliere la sostanza del racconto, che, del resto, ben poco aggiunge a quanto si conosce di Cipriano da altre fonti.

Bibl.: ed.: [I. Fell], sullo opere di s. Cipriano, Oxford 1684, pp. 1-10; Th. Ruinart, Acta Martyrum, Parigi 1689, pp. 203215; riprodotta nell'ed. di s. Cipriano del Baluzius, ivi 1726
(fot. Pont. comm. arch. secre)
Ponziano, papa, santo, martire - Epitaffio marmoreo (sec. III) con il monogramma Martyr, aggiunto - Roma, cimitero di S. Callisto.

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più volte ristampata, e in PL 3, 1541-58 con varianti e note desunte da oltre celd.; Acta SS. Septembris. IV, Parigi 1868, pp. 325-37; W. Hartel, in appendice a s. Cipriano (CSEL, 3, 3), pp. 20-62; A. Marnack, in Texte a. Osteri., 39, III, Lipsia 1913. - Studi : oltre A. Harnack-P. Monceaux, Hist. litt. de l'Afr. chrét., II, Parigi 1902, pp. 150-97; R. Reitzenstein, in Sitzungsber. d. Heid-lince Abad. d. Wissenschaften, Phil. hist. Kl., 19131914 (contro l'autenticità); P. Corssen, in Zeitschr. f. neut. Wissensch., 13 (1914), pp. 285-316; 16 (1915), pp. 214-29; 18 (1917-18), pp. 118-39, 202-216 (per l'autenttà); J. Martin, in Hist. Jahrbuch, 39 (1919), pp. 674-12 (contro); H. Delehaye, Les passions des Martyrs et les genres litt., Bruxelles 1921, pp. 82-104; cf. Analecta Boll., 39 (1921), p. 168 seg. (per l'autenticita).

Michele Pellegrino
POOLE (Pole, Polus), Matthew. - Ministro puritano e commentatore biblico, n. a York nel 1624, m. ad Amsterdam nel 1679. Ammesso all'Emmanuel College di Cambridge nel 1645 , si graduò magister artium nel 1652 ; insegnò a Oxford dal 1657 . Divenne beneficiato di St. Michael le Querne (Londra) nel 1649, ma si dimise a cagione dell'«Atto» del 1662.

Nato dal 1654 come trattatista polemico puritano, cominciò nel 1666 la sua grande opera Synopsis criticorum aliorumque S. Scripturae interpretum ( 5 voll. in-fol., 1669-76), suggerita dal suo amico W. Lloyd (poi vescovo protestante di Worcester), il cui prospectus portava anche i nomi di 8 vescovi protestanti e di 5 dotti continentali. La $2^{\circ}$ ed. comparve a Francoforte nel 1678 , la $3^{\circ}$ a Utrecht ( $1684-86$ ), la $4^{\circ}$ a Francoforte ( 1694 ), ed ivi anche la $6^{\circ}$ in 6 voll. (1709-12), con aggiunto un commento sugli Apocrypha. La Synopsis fu messa nell'Index expurgatorius il 21 apr. 1693. F. scrisse anche Annulation upon the Holy Bible (fino ad Is. 58; opera postuma ult