sa e,
## Page 1062
trovata colpevole, consegnata al braccio secolare, che la condannò al rogo. I documenti del processo sono in P. Fredericq, Corpus documentarum Inquisitionis haereticae pravitatis Neerlandicae, I, Gand 1899, pp. 155-60, e II, pp. 63-65.
Potrebbe forse essere identificata con la Maria di Valenciennes, di cui parla Gerson (Tractatus de distinctione verarum visionum a falsis, I, Anversa 1706, p. 55). Di sé, nel suo libro, parla come di mendica o mendica creatura. I cronisti del tempo la dicono pseudomulier, béguine clergesse e en clecgrie mult suffisant. Che fosse beghina, risulta anche dal processo.
Secondo un cronista tardivo, avrebbe tradotto la Bibbia in volgare (Fredericq, op. cit., II, 65), ma il Berger (La Bible française au moyen dge, Parigi 1884) e lo Smalley (The study of the Bible in the middle ages, Oxford 1941) la ignorano; Le mirouer des simples âmes ci è pervenuto nell'originale francese (un solo manoscritto); nella trecentesca traduzione inglese pubblicata da Cl . Kirchberger nella serie The Orchard Books, Londra 1927 (tre manoscritti della metà del 1400; su tale traduzione il certosino Richard Methley [1451-1528] ne fece una latina); nella traduzione latina dall'originale francese (tre manoscritti e un frammento: due del sec. xiv, uno del sec. xv e uno del 1521); nella traduzione italiana (quattro manoscritti; due del sec. xiv, due del sec. xv). In tre di questi manoscritti italiani l'opera viene attribuita alla b. Margherita d'Ungheria, chiamata (come Ruusbroec, in uno dei manoscritti inglesi) a meglio nascondere il carattere eretico dell'opera (cf. Fl. Banfi, in Memorie domenicane, 57 [1940], fascc. I e 3). Che il Mirouer sia opera della P. risultò la prima volta da un confronto tra passi del libro e passi della condanna dell'Inquisizione parigina, nonché del Concilio di Vienne (cf. R. Guarnieri, Lo "Specchio delle anime semplici" e M. P., in L'osservatore romano, 16 giugno 1946).
La dottrina, di una sottigliezza non comune, non è facilmente individuabile; ma appare svolta, piuttosto che nella trama dialettica della deificazione neoplatonica, nella linea della caritat, come tramite di un annullamento in Dio, il quale, con la conseguente impeccabilità, rende inutile non solo la legge morale ma qualsiasi dogma e qualsiasi prassi religiosa (Redenzione, Grazia, Chiesa, gerarchia, Sacramenti, liturgia, preghiera, virtù, ascesi) riuscendo in ultimo non tanto a un'eresia definita (Spiritus libertatis) quanto a un'esperienza mistica che ben poco ha più di cristiano. Il libro, a parte la prima fortuna che impressionò l'Inquisizione del tempo, le diverse traduzioni e le trascrizioni tardive, come quella di Subiaco (1521), in Italia è ricordato ancora come un libro pericoloso da s. Bernardino da Siena (cf. L. Oliger, De secta Spiritus Libertatis in Umbria saec. XIV, Roma 1943, p. 85), e dalle Ordinationes del Capitolo generale della Congregazione di S. Giustina del 1433 (cf. T. Leccisotti, Congregationis S. Justinae Ordinationes, I, Montecassino 1939, I, 36). Un transunto di 30 proposizioni, con le relative confutazioni, estratte dallo Speculum, figura nel Vat. lat. 4953, databile con probabilità al 1438 e che raccoglie scritti per il Concilio di Firenze.
Bibl.: «Itre le opere citate v. anche B. Haurcau, Histoire littéraire de France, XXVII, Parigi 1877, pp. 70-74; Ch. V. Langlois, Marguerite P., in Revue historique, 54 (1894), pp. 295-99. Romana Guarnieri
PORFIRIO. - Filosofo, n. nel 232-33 d. C. probabilmente a Tiro (Vita Plotini, VII) o forse a Batanea, oscura terra della Siria o della Palestina, come si potrebbe supporre dall'appellativo sprezzante che gli vien dato da alcuni scrittori cristiani (s. Giovanni Crisost., Homil., VI, 3 in I Cor.; s. Girolamo, Praef. in ep. ad Gal.: "Bataneates et sceleratus ille Porphyrius»). M. probabilmente a Roma sul principio del sec. Iv.
Spirito critico e insieme proclive a ogni forma di credulità superstiziosa, viaggiò per istruirsi, visitando la Siria, la Palestina e forse Alessandria. Incontrò Origene (v.) probabilmente a Cesarea di Palestina e fu per
qualche tempo suo discepolo. Fino a che punto arrivarono i suoi rapporti con il grande maestro e se egli fu o non fu cristiano non è possibile affermare o negare con sicurezza. In Atene P. ebbe amico e maestro il celebre Longino. Ma decise della sua vocazione e della sua vita il soggiorno romano, alla scuola di Plotino (v.), che lo iniziò alla speculazione metafisica e l'ebbe per sei anni discepolo prediletto e quasi collaboratore. Distolto da un proposito di suicidio causato forse da eccessiva tensione intellettuale, si recò, per consiglio di Plotino, a Lilibeo in Sicilia dove rimase fino alla morte del maestro (Vita Plotini, 11). Ritornò una seconda volta a Roma e prese la direzione della scuola. A lui si deve l'odizione dei 54 libri lasciati da Plotino, raccolti in 6 Euneadi o gruppi di 9 libri ciascuno. A questa egli premise una Vita di Plotino, documento prezioso per la storia del primo neoplatonismo (v.).
Benché fortemente proclive alle meditazioni filosofiche e religiose, P. non è pensatore originale, ma scrittore chiaro, dotto e spesso sottile indagatore quasi in ogni campo dello scibile (doctissimus lo dice s. Agostino). Egli inizia la serie dei commentatori neoplatonici di Aristotele e il suo nome è rimasto famoso soprattutto per la Eiox $\gamma \omega \gamma \dot{\eta}$ o Introduzione alle Categorie di Aristotele, che, tradotta in latino da Boezio (v.), ebbe grande autorità nelle scuole medievali e diede origine alle controversie sul problema degli universali (v.).
In quell'epoca critica in cui contro il vecchio mondo pagano si affermava sempre più la nuova religione, P. fu acerrimo avversario dei cristiani contro i quali scrisse una opera polemica in 15 libri (Katrō X $\beta$ เotixvō̄v). Questa opera fu confutata da Metodio di Olimpo, da Eusebio di Cesarea (v.) e da Apollinare di Landicea (v.). Circa dieci anni dopo l'editto di Milano (v.) fu proscritta una prima volta dall'imperatore Costantino, e nel 448 Valentiniano III e Teodosio II ne ordinarono nuovamente la distruzione. Anche delle confutazioni cristiane non restano che scarsi frammenti.
Bibl.: cdd.: A. Nauck, Porphyrii philos. plat. Opuscula selecta, iterum recogn., Lipsia 1886; Porphyrii Isagoge et in Aristot. Categ. Commentarium, ed. A. Busse, Berlino 1887; Porphyrii Sententiae ad intelligibilia docentes, ed. B. Mommeri, Lipsia 1907; Porphyrii Vita Plotini, premessa a quasi tutte le edd. e tradd. delle Euneadi di Plotino (v. ora il testo critico di P. Henry e H. R. Schuyzer, Parigi-Bruxelles 1951): A. von Harnack, Porphyrius - Gegen die Christen -, is Bücher, Zeugnisse, Fragmente und Referate, Berlino 1916. Studi: J. Bidez, Vie de Porphyre, Gand-Lipsia 1913, con una Liste des écrits de P. (fondamentale); Uberweg, I, pp. 609-12, 155* (bibl.); W. Theiler, Porphyrios und Augustin, Halle 1933; P. De Labrielle, La réaction helenne, Parigi 1934; L. Vaganov, Porphyre, in DThC, XII, coll. 2555-89. Altre indicazioni recenti in G. A. De Bric, Bibl. philol. 1939-43, I, Bruxelles 1950, p. 100. Pietro Marrucchi
PORNOGRAFIA. - Dal greco πoρvó $\varphi \alpha \varphi$ os, pittore o scrittore di prostituzione. Secondo il significato etimologico della parola, indica l'oscenità esibita attraverso lo scritto, ma nell'uso comune ed anche nel linguaggio giuridico se ne è allargato il concetto fino a chiamare "pornografica", non solo la letteratura licenziosa, ma ogni altra esibizione del genere, che venga fatta anche attraverso disegni, discorsi, fotografie, atti, ecc. che offendono il pudore.
La p. è uno dei fenomeni più tristi dei periodi di decadimento morale e rappresenta un pericolo particolarmente grave per la gioventù, età nella quale gli stimoli sessuali agiscono con maggiore prontezza ed irruenza ed è ordinariamente meno vigile la coscienza.
La legislazione italiana in difesa della moralità (come, del resto, la legislazione di tutti i paesi civili) colpisce la p. in tutte le sue forme, con qualunque mezzo venga resa di dominio pubblico : pubblicazioni periodiche e non periodiche, giornali, affissi, oggetti esposti in vendita od a scopo reclamistico, spettacoli immorali, ecc.
L'art. 528 del Codice penale punisce con la reclusione da tre mesi a tre anni chiunque acquista materiale pornografico per farne commercio o distribuzione, e chi con
## Page 1063
qualunque mezzo di pubblicità ne favorisce la circolazione.
Il Codice non considera pornografica l'opera d'arte o l'opera di scienza. Purtroppo l'elasticità con cui viene a volte inteso il concetto di "opera d'arte " rende possibile, nonostante la legge, una giurisprudenza lassista. Però la sanzione è ripristinata, quando l'opera d'arte e l'opera di scienza sia offerta in vendita, venduta o comunque procurata a persona minore degli anni diciotto per motivo diverso da quello di studio. L'art. 725 del Codice penale sanziona un'ammenda anche per chi espone alla pubblica vista o, in luogo pubblico o aperto al pubblico, offre in vendita o distribuisce scritti, disegni o qualsiasi altro oggetto figurato, che "offenda la pubblica decenza". Tutto quanto è pornografico è passibile di sequestro da parte dell'autorità (amministrativa, giudiziaria, civile o penale).
Non mancano, dunque, le leggi che colpiscono la p. in tutte le sue forme ed in tutti i momenti della sua perniciosa attività. Occorre perciò la reazione dei cittadini, che abbiano il coraggio di difendere la virtù pubblicamente, e difendere il loro diritto di non essere offesi nei sentimenti più intimi e più delicati e di non essere ostacolati nella loro opera di educatori.
BibL.: B. Oietti, Synopsis rerum moralium et iuris pontificii, $3^{\circ}$ ed., Rome 1912, coll. 2772-79; R. Bettazzi, Moralità, 2 e ed., Parma 1913, aporia pp. 299-329; M. Manfredini, Delitti contro la moralità pubblica e il buon costume, nel Trattato di diritto penale, coordinato dal Florim, Milano 1934, p. 200 sgg.; V. Manzini, Trattato di diritto penale, VII, Torino 1936, p. 369 sgg.; A. Ian-nitti-Piromallo, Leggo penale e pubblica moralità, in Iustitia, 2 (1949), pp. 29-30; G. Altega, Il comune sentimento del pudore, ibid., 3 (1956), pp. 77-79.
Ferdinando Prosperini
PORPORA, Nicola Antonio. - Maestro compositore, n. a Napoli il 19 ag. 1686, m. ivi il 12 febbr. 1766. Studiò musica nel Conservatorio dei Poveri di Cristo a Napoli.
Nel 1712 aprì una scuola di canto che diede all'arte numerosi e valorosi maestri. Fu poi a Venezia insegnante al Conservatorio; a Dresda maestro di cappella a corte, a Londra e di nuovo a Venezia, facendo rappresentare ovunque con successo le sue opere, quindi a Vienna dove ebbe allievo G. Haydn. Tornato a Napoli fu maestro di cappella alla Cattedrale e insegnante al Conservatorio di S. Maria di Loreto. Oltre a una cinquantina di lavori teatrali, compose gli oratori Gedeano, David e Bersabeo, S. Eugenia, S. Giovanni Nepomuceno, messe, salmi, mottetti, madrigali, cantate e sinfonie. Il P. fu un contrappuntista severo e robusto di vena melodica facile ed elegante. Alcune sue composizioni sono in raccolte moderne o in edizioni recenti.
Bim.: M. Villacosa, Mem. dei conservatori di musica del Regno di Napoli, Napoli 1840, p. 282 sgg.; Fr. Florimo, La scuola musicale di Napoli, II, ivi 1882, pp. 310-19; S. Di Giacomo, I quattro antichi conservatori di musica in Napoli, Palermo 1923.
Silverio Mattei
PORRES, MARTín de, beato. - Fratello converso domenicano, n. a Lima il 9 dic. 1579, m. ivi il 3 nov. 1639.
Negro mulatto, il b. M. era figlio di un nobile cavaliere spagnolo e di una messicana. A quindici anni entrò nel convento del S. Rosario di Lima come terziario o "donato" e poi fu accettato come converso (1603). Fu di esempio ai confratelli per la sua profondissima umiltà ed era venerato dal popolo per la carità eroica verso i poveri e gli ammalati per i quali costruì un ospedaletto. Fu favorito di speciali grazie mistiche (estasi e rapimenti) e di lui si narrano numerosi fatti straordinari. Fu beatificato da Gregorio XVI l'8 ag. 1837, ed è attualmente in corso la causa della sua canonizzazione. Vivissima è la devozione verso il b. M. nelle Americhe e tra i cattolici negri. Festa il 5 nov.
BibL.: Acta SS. Novembris, III, Bruxelles 1910, pp. 112 sgg.; G. Mirlendez, Tineros verdaderos de las Indias, Roma 1861; P. Osende, Vida sobrenatural del b. M. de P., Lima 1917; S. Fiumet, Le b. M. P., Parigi 1933; I. Kearne, The life of b. M. d. P., Washington 1937; M. Grillet, Il b. M. de P.,
Roma 1940; L. M. Preher, The social implications in the work of b. M. de P., Washington 1941; A. Bedoya Villacorta, Fray M. de P. y su apostolado hipocrático, Lima 1949.
Piero Sannazzaro
PORRO, Giovanni Angelo, beato. - Servo di Maria, n. a Milano verso il 1450 da nobile famiglia, m. ivi il 24 ott. 1506.
Quindicenne entrò nell'Ordine dei Servi di Maria, e nel 1473 fu ordinato sacerdote. Si dedicò per alcuni anni alla vita eremitica e godette di speciali grazie mistiche. Assertore della stretta osservanza, fu poi ripetutamente maestro dei novizi a Firenze e priore a Montesenario, Chianti e Milano, segnalandosi per la sua carità e il suo zelo apostolico. Costitui con i suoi discepoli la Congregazione dei Figliuoli della nuova Osservanza dei Servi di Maria, dipendente immediatamente dal priore generale dell'Ordine.
A Milano, per primo, iniziò l'insegnamento della dottrina cristiana ai fanciulli : "stava sopra la porta della sua Chiesa e per le strade cercando i figliuoli e conduzendoli a scuola insegnava loro la dottrina cristiana ". Il culto al b. G. A. P. fu confermato da Clemente XII (15 luglio 1737). Festa il 24 ott.
Bim.: Acta SS. Octobris, X, Parigi 1869, pp. 883 sgg.; L. Raffaelli, Vita del b. G. A. P., Roma 1906; A. Morini e P. Soulier, Monumenta Ordinis Servorum Sanctae Mariae, VIII, Bruxelles 1906, pp. 121-212; IX, ivi 1907, pp. 3-230.
Piero Sannazzaro
PORSCH, Felix. - Politico cattolico tedesco, n. a Ratibor il 30 apr. 1853, m. a Breslavia l'8 dic. 1930. Avvocato e consigliere del concistoro vescovile, cominciò la carriera politica sotto la protezione e guida di Windthorst.
Dal 1881-98 fu membro del Consiglio imperiale (Reichstag), dal 1884 fino alla sua morte membro - dal 1903 in poi anche vicepresidente - del Consiglio prussiano.
Cattolico convinto, il P. esercitò in questo posto un grande influsso sulla legislazione scolastica e religiosa, facendosi benemerito specialmente per l'abolizione delle ultime leggi del cosiddetto "Kulturkampf" (v.). Membro del Comitato centrale dei Congressi cattolici (Katholikentage) si distinse anche per i suoi discorsi sulla "questione romana ", e per il suo lavoro nella sezione giuridica e sociologica della Görres-Gesellschaft, ove fu per parecchi anni membro della presidenza.
Bim.: Festschrift F. P., ed. della , Görres-Gesellschaft, Colonia 1923; F. X. Sognoff, x. v. in LThK, VIII, col. 378.
Jaroslav Skarvada
PORTA. - Nell'antichità, accanto al tipo monumentale, presente già nella civiltà egizia ed assira, che in età imperiale si sviluppera nelle grandi p.-arco di ingresso alle città italiche e provinciali, sussiste il tipo di p. dal taglio chiaramente rettangolare, incorniciata da una fascia e sormontata da un alto fregio. A questo tipo si ispirano le prime basiliche cristiane, quando l'assenza del nartece o del quadriportico non disturba la p. dalla sua funzione essenziale. Nel portale del S. Salvatore di Spoleto (sec. Iv) anche gli elementi decorativi che ricorrono nella incorniciatura rientrano nella tradizione romana.
Data la povertà dei prospetti, in età bizantina la p. è semplificata al massimo, spesso ridotta ad un risalto della superficie muraria. La tradizione classica si fa invece sentire più a lungo a Roma, anche per l'abbondanza di edifici classici in rovina (vi esistenti, dai quali era possibile recuperare frammenti di fregi e di architravi a scopo decorativo. La scomparsa di quest'uso dopo il sec. vi coincide con un impoverimento delle forme architettoniche, per cui la p. rimane di tipo estremamente semplice, architravata o arcuata, con l'uso frequente dell'arco di scarico. L'ingresso della cappella di S. Zenone, nella chiesa di S. Frassede, fiancheggiato da due colonne antiche, su cui si imposta un architrave classico, testimonia nella prima metà del sec. IX un ritorno verso la serenità di antichi ritmi struttivi.
## Page 1064

(fot. Antonio Cusizio Branco - Lisbona)
Porta - La + P. Ferrea + (1634). Costruzione di laidor Manuel su disegno di Antonio Tavares - Coimbra, Università.
In età romanica il desiderio di complessità e varietà degli elementi strutturali si riflette anche nella forma dei portali. Sull'incorniciatura della p. si svolge l'arco, determinando una lunetta, spesso decorata. Dentro l'arco esterno si iscrivono archi concentrici, dapprima aggettanti. Creazione lombarda è la p. strombata, in cui una serie di archi e cordoni si addentrano nella parete muraria, a forma di imbuto, con grande abbondanza di decorazione scultorea (p. del S. Michele a Pavia, $1^{\text {a }}$ metà del sec. xit). I Cosmati dànno alle p. dei loro edifici i tipici caratteri di rigore geometrico e di vivezza musiva.
Nel periodo gotico, particolarmente in Francia, la p. assume un valore grandissimo nella facciata, con l'accentuarsi dello sguancio e l'aggiunta di una cuspide fortemente aggettante, che inquadra la serie di archi divenuti acuti. In Italia se ne hanno caratteristici esempi nel S. Antonio di Ranverso, nel duomo di Chivasso e di Pinerolo. L'abbazia di Fossanova iscrive un timpano nel portale archiacuto.
Nel Rinascimento ricompaiono i caratteri classici della p. Accanto al tipo di p. sormontata da un timpano, che avvicinandosi al sec. xvi si fa curvilineo, e alla p. a tutto sesto, è in uso il tipo della p. rustica, delineata da bugne, senza aggetto, nel muro. La decorazione è di tipi variatissimi. Spesso la p. è sormontata da una finezza, in seguito da un balcone. Il timpano spezzato, il timpano doppio, le membrature sempre più aggettanti, in relazione con la ricerca dei pieni e dei vuoti e con le tendenze dinamiche dell'architettura cinquecentesca, apportano, a cominciare da Michelangelo, notevoli modifiche alla forma delle p .
Nel Seicento la p. diviene elemento di enorme importanza nella facciata, di cui seconda la struttura dinamica, adattandosi al suo andamento curvilineo (S. Carlino alle Quattro Fontane) e con l'uso della colonna addossata alla parete, e poi della colonna libera, in lungo delle lesene (chiesa del Gesù, S. Marcello). Nel Settecento gli elementi, press'a poco immutati, della p. barocca si adeguano alla più avelta visione architettonica. Gli architetti neoclassici si rifanno ad esempi classici o rinascimentali. Vedi tav. CXXI.
Maurizio Calvesi
PORTA, Ardicino I della. - Cardinale, n. a Suno (Novara) non si sa in quale anno, m. a Roma il 9 apr. 1434.
Dottore in utroque iure, ebbe famiglia prima di divenire ecclesiastico. Avvocato concistoriale, intervenne come tale al Concilio di Costanza (cf. gli Acta del Concilio, ed. H. Finke, 4 voll., Münster in V. 1896-1928, v. indice alla voce Novaria, Ardecinus de). Fu chierico di Camera, correttore delle lettere apostoliche e cardinale del titolo dei SS. Cosma e Damiano ( 24 maggio 1426). Fu anche avvocato del Regno di Napoli (v. i diplomi del 1413 e 1416, pubbl. da M. Bori, in Boll. stor. bibl. subalpine, 18 [1913], pp. 120-30). Il suo sarcofago è nelle Grotte Vaticane.
Bibl.: Moroni, LIV, p. 123; C. Nigra, La casa Della P. in Novara, in Boll. st. della proc. di Novara, 13 (1921), pp. 1-16. Cf. anche ibid., 7 (1913), p. 243, n. 1. Renata Orazi Ausenda
PORTA, Ardicino II della. - Cardinale, nipote del precedente, n. a Suno (Novara) ca. il 1434, m. a Roma il 4 marzo 1493.
Entrò giovane nella carriera ecclesiastica e fu governatore di varie città dello Stato pontificio. Nominato vescovo di Aleria (Sardegna) nel 1475, Sisto IV lo mandò presso il re Mattia d'Ungheria (1478) e poi presso l'imperatore Federico III. Tornato a Roma ebbe vari incarichi, tra cui quello di trattare con gli ambasciatori esteri. Cardinale del titolo dei SS. Giovanni e Paolo ( 9 marzo 1489) ed amministratore di Olmitz ( 1489 ), ebbe probabilità di essere eletto papa nel Concistoro del 1492, perché appoggiato dal duca di Milano. Stanco della vita attiva, voleva rinunciare al cardinalato per farsi frate, ma il S. Collegio si oppose. Il suo sarcofago è nelle Grotte Vaticane.
Bibl.: L. Cardella, Mem. stor. dei cardinali, III, Roma 1793, pp. 231-33; C. Bescapé, Novara sacra, Novara 1878, pp. 403405; Mathiae Corvini Hungariae regii epist. ad Romanos pontifices..., in Mon. Vatic. Hungariae, VI, Budapest 1891, pp. 127, 244; Pastor, III, v. indice. Sulla notizia ripetuta da vari autori che il Della P. fu datario, cf. L. Celier, Les dataires du XVe siècle et les origines de la Datarie apostolique (Biblinth. des Ec. franc. d'Athènes et de Rome, 103), Parigi 1910, v. indice.
Renata Orazi Ausenda

(fot. Büderekin d. O. Nationalbibliothek)
Porta - P. principale dell'abbazia benedettina di Lambach (Austria) costruita nel 1693 da G. Auer di Landege.
## Page 1065
PORTA, Carlo. - Poeta, n. a Milano il is giugno 1776, m. ivi il 5 genn. 182 I . Visse sempre nella sua città, impiegato all'Intendenza di finanza, in costante relazione con tutto il mondo culturale milanese.
Di idee liberali e di profonda fede romantica, il P. trasse ad argomento della sua energica satira sociale le condizioni della vita lombarda durante la restaurazione austriaca, e a strumento del suo vivido realismo popolare il dialetto milanese. La grandezza della sua poesia è nella forza di rappresentazione delle passioni umane cosi come esse sono, nel pieno di una psicologia elementare, e, per ciò stesso, cruda e scontrosa. Oggetto precipuo dei suoi versi fu la satira anticlericale, violentissima e scurrile, forse più dettata da risentimenti sociali che da empietà religiosa. Il Rota ha dimostrato che l'anticlericalismo del P. deriva dalla stessa natura, non religiosa e morale, ma politica dell'ambiente giansenistico lombardo, e dalle inevitabili reazioni popolari.
Bibl.: la migliore ed. delle Poesie è quella curata da A. Ottolini, Milano 1946. Studi: A. Luzio, C. P. massone, in Studi e bozzetti di storia letteraria e politica, I, Milano 1910, pp. 101-12; C. Salvioni, C. P., in Archivio lombardo, 40 (1913), p. 410 sgg.; A. Momigliano, C. P., $2^{\mathrm{a}}$ ed., Roma 1923; A. Panzini, C. P. - poetia ambasciab $r$, in Nuova antologia, 142 (1929, 11), p. 17 sgg.; E. Rota, Il riso di C. P. e il giansenismo. Per l'interpretazione delle sative contro il clero, in Poesie milanesi di C. P., Milano 1933, pp. 21-civil; T. Gnoli, G. G. Belli a Milano e C. P., in Nuova antologia, 168 (1941, vi), p. 80 sgg.; A. Monti C. P. nei rapporti con la poesia milanese intorno al suo tempo, in Studi in onore di N. Rodolico, Firenze 1944. Giorgio Petronchi
PORTA, Costanzo. - Minore conventuale, musicista, n. a Cremona nel 1505 , m. a Padova il 26 maggio 1601. Fu poi direttore, spesso anche fondatore o riformatore, delle cappelle musicali in varie chiese d'Italia: nella cattedrale di Osimo dal 1552 al 1564, al Santo a Padova dal 3 genn. 1565, due volte alla metropolitana di Ravenna ( $1567-74$ e 1579-85), alla S. Casa di Loreto ( $1575-78$ ) e di nuovo a Padova, dal $1^{\circ}$ apr. 1585 fino alla morte.
Tra la copiosa produzione, per lo più sacra, del P. si ricorda: Musica in Introitus missorum, a 5 voci, per le domeniche dell'anno (Venezia 1566, $2^{\mathrm{a}}$ ed. 1588); Missarum liber primus, 12 messe a 3,4 , e 5 voci (ivi 1578 ); Litaniae Deiparae V. M., a 8 voci (ivi 1575); Musica... in nonnulla ex sacris litteris collecta verba, a 6 voci ( 3 voll., ivi 1571-85); Liber 52 protectorum, da 4 a 8 voci (ivi 1580 ); vari libri di Madrigali a 5 voci, ecc. Uscirono postume: Hymnodia sacra totius per anni circulum, a 4 voci (ivi 1602), e Psalmodia vespertina omnium solemnitatum... cum quattuor canticis $B . V$., a 8 voci, tranne un cantico a 16 voci (ivi 1605). Opere sue si trovano stampate anche in raccolte di Orlando di Lasso, G. B. Zuccarini, ecc.
Insigne compositore e direttore, promosse con il Palestrina in più luoghi l'esecuzione dei decreti tridentini sulla musica. Fu anche valente teorico (un suo Tractatus de contrepuncto, manoscritto, è conservato al Liceo musicale di Bologna). La sua polifonia si distingue per ricchezza di contrappunto e sviluppi canonistici, e per notevole potenza di espressione.
Bibl.: L. Busi, Il p. G. B. Martini, musicista letterato del sec. XVIII, Bologna 1891, passim; G. Tebaldini, L'Archivio musicale della Cappella Antoniana in Padova, Padova 1895, pp. 6-8; id., L'Archivio musicale della Cappella Lauretana, Loreto 1921, pp. 86 sgg., 90 sgg. e passim; Sharslen, I, p. 215; D. M. Sparscio, Il p. G. B. Martini..., in Misc. Franc., 17 (1916), pp. 146-48; id., Musicisti Minori Concentrati, ibid., 23 (1923), pp. 131-32; S. Mattei, Serie dei maestri di cappella Min. Com. di S. Francesco, ibid., 23 (1923), pp. 131-35. Lorenzo Di Fonzo
PORTA, Simone (Porzio, Portius, Porcius). Filosofo aristotelico, n. a Napoli nel 1496, m. ivi nel 1554. Sue opere principali sono: De mente humana disputatio (Firenze 1551); An homo bonus vel malus volens fiat (ivi 1551); De rerum naturalium principiis (Napoli 1553).
Seguace del Pomponazzi (v.), si giova di una profonda conoscenza del greco, per leggere direttamente i testi

Iper vorteria dei p. L. in Fenne, O.F.M. (1002.) PORTA, COSTANZO - Ritratto. Quadro del Museo civico di Padova attribuito a F. Beccaruzzi.
e interpretarne il pensiero con il sussidio della filologia. Naturalista, alla metafisica antepone la fisica (De rerum ecc., p. 5 sgg .), il cui determinismo si estende anche all'uomo: la vera libertà consiste nell'autosufficienza; solo Dio quindi è veramente libero (An homo, ecc., p. 59). L'immortalità dell'anima umana è esclusa dall'intrinsecira di ogni facoltà al corpo, per cui la stessa ragione, per conoscere, deve farsi senso (sensificatur) : la semplicità e l'impassibilità dell'intelletto non sono argomento della sua immortalità (De mente, ecc., pp. 66-70; cf. anche pp. 61, 21-22, 27 sgg.). L'affermazione dell'immortalità deriva dalla nostra imperfezione che vorrebbe colmarsi nella conoscenza di Dio, per cui l'uomo è spinto a desiderare cose che gli sono impossibili (op. cit., p. 97).
Bibl.: F. Fiorentino, Pomponazzi, Firenze 1868, pp. 270288; id., Studi e ritratti della Rinascenza, Bari 1911, pp. 83-153; E. Garin, La filosofia, in Storia dei generi letterari, II, Milano 1947, pp. 37-39; G. Ssitta, L'aristotelico S. P., in Giorn. critico della filos. ital., $3^{2}$ serie, 3 (1949), pp. 278-306. Enzo Maccagnolo
PORTALEGRE, Diocesi di. - La diocesi di P. è situata al nord-est di Lisbona, quasi alla frontiera di Spagna, nel Portogallo. Ha la sede vescovile nella città dello stesso nome e appartiene alla provincia ecclesiastica di Lisbona. Ha una superficie di ca. 9710 kmq . con una popolazione di 348.184 ab . dei quali 319.080 cattolici, distribuiti in 154 parrocchie, servite da 159 sacerdoti diocesani; ha 16 comunità religiose femminili (Ann. Pont., 1952, p. 323).
L'erezione della diocesi di P. si deve alla sollecitudine di Giovanni III, re del Portogallo. Infatti, questi, trovandosi vacante la sede vescovile di Guarda con la morte di Giorgio di Mello ( $1519-48$ ), inoltrava una domanda alla S. Sede perché fosse costituita una nuova diocesi con lo smembramento della regione al sud del Tago dalla diocesi di Guarda e della cittadina di Arronches dal monastero di S. Croce di Coimbra. Paolo III creò la nuova diocesi con la bolla Pre excellenti Apostolicae Sedis del 21 ag. 1549 e per la scelta della Cattedrale lasciò liberi i due vescovi che sarebbero deputati all'uopo. Il papa Clemente XI con la bolla Gregis dominici cura ( 3 genn.
## Page 1066
2718) rendeva il vescovato di P. suffraganeo dell'arcivescovo di Lisbona (v.) orientale. Più tardi, quando le due diocesi di Lisbona furono unificate da Benedetto XIV nel patriarcato di Lisbona, la diocesi di P. rimase suffraganea di questo.
BibL.: F. De Almeida, Hist. da Igreja em Portugal. III, 1. pp. 19. 23. 29 sgg.; Enc. Lusit. Brasil., XXIII, p. 256 sgg.
Carmo da Silva
PORTALEGRE NEL BRASILE (Porto Ale gre), arcidiocesi di. - Città capitale e arcidiocesi nello Stato di Rio Grande do Sud in Brasile. Ha una superficie di 44.620 kmq . con una popolazione di 1.358 .000 ab. dei quali 1.188 .000 cattolici. Conta 137 parrocchie servite da 184 sacerdoti diocesani e 253 regolari, 2 seminari; ha 88 comunità religiose maschili e 253 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 323).
La città fu fondata alla metà del sec. xvin dagli abitanti di Viamao che vi stabilirono un porto detto Porto dos Casses, denominazione che nel 1773 venne mutata nell'attuale. La diocesi fu creata dal papa Pio IX con la bolla Ad oves dominicas del 7 maggio 1848, per smembramento dalla diocesi di S. Sebastiano di Rio de Janeiro, con il titolo di S. Pedro do Rio Grande do Sul. Il primo vescovo fu mons. F. J. Rodrigues Prates (1848-58). Il papa Pio X con la bolla Praedecessorum del 15 ag. igio per smembramento da questa diocesi creò le tre nuove diocesi di Palota, Uruguayana e S. Maria, ed elevò a metropolitana S. Pedro do Rio Grande do Sul, mutandone il nome in P. Attualmente l'arcidiocesi di P. ha per suffraganee le diocesi di Caxias, Pelotas, S. Maria, Uruguayana e la prelatura nullius di Vaccaria. La Cattedrale è dedicata a N. S. Madre de Seus; altre chiese sono quelle di N. Senhora das Dores e di S. Giuseppe, officiata dai Gesuiti, della Congregazione, del Rosario, ecc.
BibL. AAS, 2 (1910), pp. 681-82: Enc. Eur. Amer., XLVIpp. 646-48; G. B. Lehmann, O Brasil Católico 19.47, Jule de Fora 1947, pp. 297-312.
Virginia Battezaut
Istituzioni culturali. - A P. le istituzioni culturali cattoliche maggiori sono tre.
1. Il Seminario centrale. - Il Seminario maggiore metropolitano, o provinciale, e il Seminario minore diocesano nel 1913 furono trasferiti a Sao Leopoldo, nell'edificio dei Gesuiti che, eretto nel 1873 e rinnovato nel 1900, aveva fino allora funzionato come "Collegio della Immacolata Concezione" (nome passato al Seminario maggiore). Nel 1923 il Seminario maggiore occupò il vicino collegio S. Giuseppe delle Suore francescane che, trasferendosi altrove, cedettero l'edificio ai Gesuiti. Nel 1938 il Seminario minore (S. Giuseppe) passò nella nuova sede diocesana in Gravatai, e nell'edificio rimasto libero venne sistemata la sezione filosofica dello stesso Seminario maggiore, dichiarato "centrale" nel 1934. Per il fiorente Istituto, che conta più di 300 alunni (per il 1951, 184 "filosofi" e 127 "teologi"), è in costruzione avanzata una grandiosa sede a Viamão.
2. Collegio massimo dei Gesuiti. - Per gli alunni della Compagnia di Gesù (Collegio Massimo per la Provincia religiosa del Brasile meridionale), che dal 1925 convivevano con i seminaristi, nel 1942 fu inaugurato a São Leopoldo il nuovo Collegio Massimo di Cristo Re, ove dal 1945 funzionano le Facoltà di teologia e di filosofia, confermate dalla S. Sede nel 1949.
3. L'Università cattolica. - Con sede in P. (Universidade católica do Rio Grande do Sul), si deve all'opera dei fratelli Martati delle Scuole, ivi stabilitisi nel 1900. Le sue origini risalgono al 1927 con la fondazione di un Istituto superiore di commercio annesso al Collegio di N. S. del Rosario; la legge federale dell'1 1 apr. 1931 (decr. 9.851 ) sulla riforma dell'insegnamento superiore ne favorl l'organizzazione e lo sviluppo. Alle varie autorizzazioni legali e all'approvazione definitiva del governo federale il 9 nov. 1948 (decr. 25.794) è seguita l'erezione canonica, con il conferimento del titolo di "pontificia" il $1^{\circ}$ nov. 1950 (decr. Tot inter, in AAS, 43 [1951], p. 495).
Conta tre Facoltà : filosofia (con scienze e lettere), diritto, scienze politiche ed cconomiche; ha "aggregata" la Scuola di servizio sociale. Terza Università cattolica del Brasile, dopo quelle di Rio de Janciro e di S. Paolo, si va ben affermando per serietà didattica. Ne è gran Cancelliere l'arcivescovo di P., che funge anche da presidente della Commissione episcopale riograndese per gli interessi dell'Università.
BibL.: Instituto dos Irmãos Maristas: A Prov. do Brasil Meridional em meio século de existência (1900-50). Porto Alegre 1950. e i vari suncori dell'Università (Abate), con articoli e contributi scientifici, specie quello del 1950 . Igino Cecchetti
PORTALIÉ, Eugène. - Gesuita, teologo, n. a Mende il 3 genn. 1852, m. ad Amélie-les-Bains (Tolosa) il 20 apr. 1909.
Entrato nell'Ordine nel 1867, fu professore di teologia scolastica a Uclés e a Vals dal 1888 al 1899; indi, dal 1885 alla fine, di teologia positiva all'Istituto cattolico di Tolosa. Caratteristica del suo insegnamento, molto personale e acceso di entusiasma, fu un'esposizione chiara, congiunta ad una profonda conoscenza della dottrina, della patristica, e specialmente della storia dei sistemi teologici. La sua opera di scrittore ( i suoi testi di scuola non ebbero mai quella finitura definitiva che egli voleva per pubblicarli) si riduce quasi esclusivamente ai numerosi articoli pubblicati negli Etudes, nel Bull. de littér. ecclésiastique di Tolosa e nel DThC. A questo dizionario, oltre alle voci: Abélard; Adoptionisme, aux XIIe et XIIIe siècles; Alexandre III, diede: Augustin (I, coll. 2268-2472), Augustinianisme (I, coll. 25012561), in tutto 280 colonne, che formano oggi ancora un lavoro d'insieme indispensabile, nonostante la rapidità, talora eccessiva, con cui sono svolti alcuni punti. Agli altri due periodici affrì utili e densi lavori sulla crisi del protestantesimo in Francia e articoli forti e chiari contro il modernismo, i modernisti (Loisy, Tyrrel, Turmel) e gli eccessivi integralisti, difendendo nello stesso tempo il valore del dogma contro ogni anche subdolo assalto (p. es., Dogmes et histoire, in Bull. de littér. ecclés., $3^{\text {a }}$ serie, 6 [1904], pp. 62-143); Explication morale des dogmes (Etudes, 104 [1905], pp. 144-73, 318-42); L'évolutionisme condamné par le St-Siège (ibid., 112 [1907], pp. 393-412); La Question Herzog-Dupin (ibid., 116-17 [1908]; a parte: La critique de M. Turmel et la Question Herzog-Dupin, Parigi 1908); Degni di nota anche: A propos du dernier roman de "Diana Vaugnan" (Etudes, 70 [1897], pp. 162-74) e L'hypnotisme au moyen-âge, Anicenne et Richard de Middle tovan (ibid., 55 [1892], pp. 481-99, 577-97).
BibL.: necrologio in Bull. de littér. ecclés., $4^{a}$ serie, 1 (1909). n. 6, pp. I-xix (con bibl. completa) in Etudes, 115 (1909), pp. 297292; F. Cavallera, s. v. in DThC, XII, coll. 2590-93.
Celestino Testore
PORTA SANTA. - Porta murata, che si trova in Roma, nelle patriarcali basiliche di S. Pietro in Vaticano, S. Giovanni in Laterane, S. Paolo fuori le mura e S. Maria Maggiore all'Esquilino, accanto all'ingresso principale, e che viene aperta in occasione della celebrazione dei Giubilei universali.
La P. S. della Basilica Vaticana viene aperta dal Sommo Pontefice nella vigilia di Natale, che precede immediatamente l'Anno Santo (v. Giubileo), con cerimonie tutte speciali e caratteristiche, durante le quali il Sommo Pontefice con un martello d'oro batte tre colpi nel centro della porta, intonando i versetti: Aperite mihi portas iustitiae. Introibo in domum tuam, Domine. Aperite mihi portas, quoniam vobiscum Deus. Nello stesso tempo tre cardinali legati a latere procedono all'apertura delle altre P. S. Nella vigilia del Natale successivo le quattro P. S. vengono chiuse con cerimonia inversa.
Tali porte vengono dette sante, non solo perché con la loro apertura e chiusura ha inizio e si conclude l'anno del Giubileo, detto comunemente Anno Santo, ma principalmente perché, come osserva il Ricci, "dal Sommo Pontefice e dai cardinali suoi legati de latere, sono benedette le pietre, la calce e i cementi, con i quali si serrano, invocandosi il Nome del Nostro S.mo Redentore.." (O. Ricci,
## Page 1067

(fot. Enc. Catt.)
Porta Santa - Papa Clemente X apre la P. S. per il Giubileo del 1673, bassorilievo di Leonardo Reti. Il cardinale che regge il manto è il cardinale nipote Galeazzo Altieri. Particolare del monumento a Clemente X - Roma, basilica di S. Pietro.
De' Giubilei universalis celebrati negli Anni Santi, Roma 1675, p. 17). L'apertura della P. S. nella celebrazione degli Anni Santi ha indubbio riferimento a molteplici avvenimenti che secondo la legge antica si dicono verificati dinanzi alle porte del tempio ed al fatto che, come afferma s. Cipriano, le porte delle chiese erano chiuse ai pescatori ( $E p$., 31). Si ha notizia certa dell'apertura della P. S. e del relativo rito nella vigilia di Natale del 1449 (anno giubilare 1450), sotto il pontificato di Niccolò V (cf. Pastor, I, p. 429).
Per acquistare l'indulgenza del Giubileo non è necessario entrare o uscire per la P. S. (S. Penitenz. Apost., Monito del 17 sett. 1949, in AAS, 41 [1949], p. 516, XII, $4^{\circ}$ ).
Biol.: R. Sindone-A. Martinetti, Della sacrosanta basilica di S. Pietro in Vaticano, II, Roma 1730, p. 45 sgg.; G. C. Tomassi, Il Giubileo, ivi 1800, p. 34 sgg.; P. Paschini, Giubilei del sec. XV, in Gli anni santi (Ist. Studi Romani), Torino-Roma 1934, p. 55; G. Turcio, Le funzioni religione in Vaticano, Firenze 1946, pp. 276-85.
Serafino de Angelis
PORT ELIZABETH, diOCESI di. - Nella regione orientale dell'Unione sudafricana. Fu eretta il 30 luglio 1847 in vicariato ap. di Capo di Buona Speranza, distretto orientale, in seguito alla divisione del vicariato apostolico del Capo.
Il primo vicario ap., mons. Aidano Devereux, fece venir nell'Africa meridionale le suore, che nel 1849 aprirono una casa a Grahamstown, e nel 1850 diede inizio al periodico Colonist che durb fino al 1859 . I successori chiamarono altri religiosi per l'educazione della gioventù. Il 12 giugno 1923 fu distaccata una larga zona per formare la prefettura ap. di Gariep insieme con altro territorio distaccato dal vicariato ap. di Kimberley. Detta prefettura il 27 genn. 1926 fu elevata a vicariato ap. con il nome di Alirval che l'i i genn. 1951 divenne diocesi. Il 30 febbr. 1929 un'altra parte fu distaccata per costituire la missione sui iuris di Queenstown. Il 13 giugno 1939 prese il nome di vicariato ap. di P. E. e l'i i genn. 1951, con l'istituzione della gerarchia nell'Unione sudafricana, divenne diocesi suffraganea di Città del Capo.
Vi hanno sempre lavorato sacerdoti del clero secolare, in gran parte Irlandesi. Ha una superficie di ca. kmq. 72.000. Più della metà del territorio è diviso in latifondi, posseduti da europei. Gli indigeni abitano la zona tra i fiumi Fish e Kei. La popolazione conta ca.
800.000 ab., di cui europei 204.200 , misti 112.553 , asiatici 5537, il resto indigeni. Si parla l'inglese, l'afrikaans e il xhosa. Pochi sono i musulmani e gli ebrei. I cattolici sono ca. 25.486 , molti indigeni sono pagani, altri protestanti.
Quasi parrocchie 16; stazioni primarie 11; secondarie 45. I sacerdoti sono 59 coadiuvati da 15 padri gesuiti, fratelli 35 , suore 566 , catechisti 21 , maestri 130 . Ospedali 3, dispensari 5; orfanotrofi 2, asili per vecchi 2. Scuole elementari 70, medie 22, superiori 17. Il colour-bar impone che vi siano chiese e scuole per le varie razze. Numerose sono le associazioni pie e di Azione Cattolica.
Bull.: MC. 1950, p. 166; The Catholic Directory of South Africa 1951, Città del Capo, pp. 91-117; Arch. di Prop. Fide, Relazione. Pos. prot. nn. 1607/20, 4616/20. Saverio Paventi
PORTICO. - Il tipo classico del p., sviluppatosi nell'arte greco-romana, si presenta come un edificio rettangolare, allungato, aperto in uno dei lati lunghi, chiuso nell'altro, che poteva essere addossato ad un altro edificio, ed i lati minori chiusi od aperti a seconda degli usi, che furono svariatissimi.
Roma ebbe i suoi p. in varie zone della città (a porticus absidata n, a Aemilia n, a Argonautarum n, Boniventus n, "Constantini n, "Deorum Consentium n, "Europae n, " Gallieni n, "Gordiani n, "Liviae n, "Margaritoria n, "Maximae n, "Mirucia n, "Octaviae n, "Pompei n, "Severi n, "Triumphi n, "Vipsania n, ecc.). Più tardi i papi, per facilitare l'accesso ai santuari dei martiri, costruirono p. che permettevano di andare al coperto dal sole e dalla pioggia, dal Tevere alla basilica di S. Pietro e da questa a S. Paolo e dalla Porta Tiburtina a S. Lorenzo all'Agro Verano (Lib. Pont., I, pp. 596, 401, 507; II, pp. 3, 9, 12, 76, 145, 147, 153, 161). Alcuni cimiteri all'aperto avevano p. sotto i quali venivano disposti sarcofagi o a formae n nel pavimento. Vennero poi eretti davanti alle chiese cimiteriali, per sepolture. Nel p. sul quale si aprivano gli ingressi alla basilica di s. Pietro furono sepolti i papi a cominciare da Leone I (m. nel 461) e tale p. prese poi il nome di porticus pontificum (Lib. Pont., I, p. clv). I p. delle chiese furono compresi nel diritto d'asilo emanato dalla legge del 431 (Cod. Theodos., IX, 45,4). Enrico Josi
Dopo i numerosi esempi del periodo bizantino a Ravenna, il p. scompare quasi del tutto nelle età successive, in relazione con una riduzione al minimo necessario delle forme architettoniche, riscontrabile negli edifici dell'alto
## Page 1068

Portico - Parte centrale del p. del Duomo. Opera di Jacopo di Lorenzo e Cosma (1210) - Civita Castellana.
medioevo. Nel periodo romanico la presenza del p., per altro assai rara, è generalmente in relazione con aspirazioni classicheggianti, presenti soprattutto nelle regioni che si affacciano sul Tirreno, come la Toscana e il Lazio (p. del duomo di Lucca e della cattedrale di Civita Castellana). Il p. compare anche in edifici, come la chiesa di S. Angelo in formis, che si rifanno agli armoniosi e semplici schemi delle basiliche paleocristiane. Ad una chiarezza classicheggiante riporta anche il p. abruzzese di S. Clemente di Casauria. I cosiddetti p. chiusi, che precedono le chiese gotiche francesi, sono divisi all'interno da colonne su cui si imposta un complesso sistema di vòlte. L'architettura cistercense presenta alcuni esempi di p., nell'abbazia di Casamari e nell'abbazia di Fossanova, dove non rimangono però che alcune tracce a testimoniare la presenza del p. Nei palazzi comunali il p. comincia ad acquistare una sua indipendenza e si hanno i primi esempi di organismi architettonici a sé stanti, dette "logge".
Nel Rinascimento il p. si adatta bene alle nuove concezioni spaziali. Il Brunelleschi ne dà il più personale esempio nella Cappella dei Pazzi. I p. di Bramante (canonica di S. Ambrogio e S. Maria di Abbiategrassol, nella vastità dell'arco centrale e nei contrasti pittorici degli elementi strut tivi, annunziano le tendenze dinamiche della architettura cinquecentesca. Nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, Michelangelo darà una nuova funzione ed autonomia al p., di cui il Bernini intenderà a pieno le possibilità scenografiche, cingendone Piazza S. Pietro. In S. Maria della Pace, Pietro da Cortona adatta il p. all'andamento curvilineo di tutta la struttura. E poi comune nel Seicento il tipo della facciata a p., sia nelle basiliche rimodernate, delle quali si conservò l'atrio medievale, sia in costruzioni del tutto nuove (S. Marta in Via Lata, S. Maria dei Miracoli).
Nel periodo neoclassico il p. compare
assai comunemente, specialmente come ingresso alle numerose rotonde. Maurizio Calvesi
PORTLAND, DIOCESI di. - Diocesi e città nello Stato di Maine, U.S.A. La diocesi fu cretta da Pio IX, l'8 dic. 1854 per gli Stati di Maine e di Nuova Hampshire già sotto la giurisdizione di Baltimora e più recentemente sotto quella di Boston. Nel 1884 la diocesi venne smembrata per formare una nuova sede a Manchester, Nuova Hampshire. P., suffraganea di Boston, copre tutto lo Stato di Maine, cioè una superficie di 33.040 miglia quadrate.
Conta una popolazione totale di 913.774 ab. dei quali 227.192 sono cattolici. Vi sono 343 sacerdoti diocesani e religiosi, 132 parrocchie, 39 cappelle, 135 missioni, 24 congregazioni femminili con 1399 suore, 2 collegi, 6 or-fanorrofi ed 8 ospedali.
Nel 1604, 16 anni prima che i "Pilgrims" sbarcassero a Plymouth, Enrico IV, re di Francia, autorizzò Pierre du Coust, signore di Monts, a fondare una colonia tra il $40^{\circ}$ ed il $60^{\circ}$ di latitudine nord. Il de Monts sbarcò a Cap de la Heve sulla riva sud della Nuova Scozia (Canada) e fondò una colonia nell'isola di S. Croce (oggi De Monts Island). La Messa venne offerta per la prima volta nella Nuova Inghilterra dal rev. Nicolas Aubry di Parigi durante il mese di luglio del 1604. Jean de Biencourt, signore de Poutrincourt, successore del de Monts, fece molto per la colonizzazione e per la conversione degli indigeni. I Gesuiti Pierre Biard ed Edmond Massé esercitarono il loro sacro ministero fra gli Abenakis. Anche i Cappuccini e i Francescani lavorarono nel territorio. Dopo la guerra civile, quando mons. Giovanni Carroll fu consacrato vescovo di Baltimora, gli indigeni domandarono sacerdoti e fu loro mandato il p. Ciquard, sulpiziano, che vi rimase sino al 1794. Verso la fine del sec. xviII un gran numero di immigrati irlandesi si stabilirono nella diocesi, seguiti poi da molti Franco-Canadesi i quali ancora oggi formano una parte molto importante della popolazione cattolica della diocesi.
Bist.: J. W. Houlihan, s. v. in Cath. Enc., XII, pp. 287-89; J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the U. S., IV, Nuova York 1892, pp. 535-39; The official cath. directory, 1950, ivi 1950, pp. 473-77. Gastone Carrière
PORTLAND in OREGON, ARCIDIOCESI di. Arcidiocesi e città nello Stato di Oregon, U.S.A. Con indulto della S. Sede in data 28 febbr. 1836, la contea di Oregon al nord della frontiera americana venne unita al vicariato ap. della Rivière Rouge (Canada).
L'arcidiocesi copre oggi una superficie di 21.398 g milia quadrate con una popolazione totale ( 1940 ) di 878.693 ab. I cattolici sono 94.786 . Vi sono nell'arcidio-

(fot. U.S.I.S.)
Portland in oregon, arcidiocesi di - Veduta aerea della città.
## Page 1069
cesi 2 abbazie, 281 sacerdoti dei quali 156 religiosi di ro diverse congregazioni, 97 parrocchie, 15 cappelle, 43 missioni, 14 congregazioni femminili con 1149 suore, I seminario diocesano, 2 scolasticati religiosi, 3 collegi ed universita (University of P., sotto la direzione dei Padri di S. Croce), 2 orfanotrafi ed 8 ospedali.
A richiesta dei cattolici del luogo, mons. Signay, vescovo di Québec, mandò loro i sacerdoti Norberto Blanchet e Modesto Demers, ed il 17 apr. 1838 nominò il Blanchet suo vicario generale. Quest'ultimo lasciò Montréal in conotto il 3 maggio 1838 e dopo più di 4000 miglia sbarcò al Forte Vancouver il 24 nov. 1838 , accompagnato dal Demers fino alla Rivière Rouge. La prima Messa venne celebrata nell'Oregon, la domenica 14 ott. Due anni dopo, nel 1840 , anche il p. gesuita J. de Smet andò nell'Oregon. Il rev. Norberto Blanchet stabili la sua prima missione a S. Paolo sul fiume Willamette ad apri al prima chiesa dell'Oregon il 6 genn. 1839. I confini fra il Canadà e gli Stati Uniti non erano ancora ben definiti ed il territorio era sotto la giurisdizione dei vescovi di Québec (Canada) e di S. Luigi negli Stati Uniti. I due vescovi domandarono che fosse eretto un vicariato ap. indipendente, ciò che avvenne il $1^{\circ}$ dic. 1843 con la nomina di mons. Norberto Blanchet.
Il 24 luglio 1849 , il vicariato ap. fu elevato ad arcidiocesi con le diocesi di Walla-Walla e di Vancouver come suffragance. Mons. Magloire Blanchet, fratello dell'arcivescovo, fu consacrato vescovo di Walla Walla (soppressa poi il 31 apr. 1850 con la creazione di Nasqually) e mons. M. Demers fu creato vescovo di Vancouver. Il territorio fu smembrato il 3 marzo 1868 per formare il vicariato ap. dell'Idaho che divenne la diocesi di Boise il 25 ag. 1893, e di nuovo nel 1903 per formare quella di Baker City. Con la cost. apost. Ecclesiasticum amnison sollicitudo del 26 sett. 1928 (AAS, 21 [1929], pp. 649-51), Pio XI trasporto la sede da Oregon City nel centro industriale di P. dando alla diocesi il titolo di P. in Oregon. La provincia ecclesiastica di P. è composta dalle diocesi di Boise e di Baker City.
Bibb.: E. V. O' Hara, Oregon City, in Cath. Enc., X, p. 295; J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the Unit. States, IV, Nuova York 1886, pp. 321-28; L. Le Jeune, Oregon, in Dict. général du Canada.... Ottava 1932; The official cath. direct., 1930, Nuova York 1950, pp. 174-77.
Gastone Carrière
## PORT MORESBY, vicariato apostolic di. -
Situato nella Guinea australiana (Papuasia). Il 19 luglio 1844 il vicariato ap. dell'Oceania occidentale fu diviso nei due vicariati della Melanesia e della Micronesia; però, praticamente, il vicariato ap. della Micronesia fu retto sempre dal vicariato ap. della Melanesia, affidato ai missionari della Società di Maria.
Il 15 sett. 1847 essi misero piede nell'isola di Woodlark; i Padri morirono quasi tutti per febbre e nel 1852 la cedettero ai missionari del Seminario delle Missioni Estere di Milano che l'abbandonarono nel 1855, dopo la morte del p. Mazzucconi. Nel 1884 la missione fu affidata ai Padri della Congregazione del S. Cuore di Gesù, che si stabilirono nell'isola di Thursday. L'anno dopo il p. Enrico Verjus entrò nella Papuasia. Il 10 maggio 1889 il vicariato ap. della Melanesia fu diviso nei due vicariati della Nuova Bretagna (v. RABATC) e della Nuova Guinea. Quest'ultimo comprendeva la Nuova Guinea inglese o Papuasia e la Nuova Guinea tedesca, la quale il 4 dic. 1890 fu annessa al vicariato ap. della Nuova Bretagna. Il vicariato ap. della Nuova Guinea il 14 nov. 1922 fu denominato della Papuasia. Il 13 giugno 1946 ne fu ristaccata la zona orientale per formare la prefettura ap. di Samarai e il vicariato ap. ebbe il nome di P. M. L'ultima guerra mondiale ha duramente colpito la missione, che ha una superficie di ca. kmq. 184.000