volume-09

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a Papuasia. Il 13 giugno 1946 ne fu ristaccata la zona orientale per formare la prefettura ap. di Samarai e il vicariato ap. ebbe il nome di P. M. L'ultima guerra mondiale ha duramente colpito la missione, che ha una superficie di ca. kmq. 184.000 . Il clima è tropicale e malsano, specialmente in pianura.
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Port Moresby, vicariato apostolic di - Celebrazione della S. Messa all'aperto, nella missione di Masulu in Papuasia. Da notare il rustico altare adornato dagli indigeni.

Il territorio è governato dall'Australia. Gli abitanti sono ca. 220.000 di cui ca. 5000 europei, 2000 eurasiani e il resto indigeni. I cattolici sono 24.595 . I protestanti appartengono a varie denominazioni.

I missionari del S. Cuore di Gesù sono 47, aiutati da 1 del clero diocesano, 29 fratelli di cui 13 indigeni, 103 suore di cui 14 indigene, catechisti 378 . Distretti 11 , quasi parrocchie 4 , stazioni primarie 13 , secondarie 116 , chiese 13 , cappelle 106 ; ospedali 2, dispensari 16, orfanotrof 14. Scuole elementari 62, medie 31, professionali 7, normali 1. Una tipografia stampa due periodici in 250 copie.

BibL.: AAS, 14 (1922), pp. 646-47; 39 (1947), pp. 82-83; A. Dupeyrot, Papuasiis, Histoire de la Mission, Parigi 1935; MC. 1950, pp. 472-73; Arch. di Prop. Fide, Relac. quinquennale, Pos. prot. nn. 622/51, 168/51.

Saverio Paventi
PORTO (Oporto), diocesi di. - La diocesi di P. od O. è situata al nord-ovest del Portogallo, fra le diocesi di Braga, Vila Real, Lamego, Viseu e Aveiro. Ha la sua sede vescovile nella città dello stesso nome, la seconda del Portogallo, dopo Lisbona. Ha una superfice di 2130 kmq . con una popolazione di 1.194 .000 ab. dei quali 1.120 .000 cattolici, distribuiti in 457 parrocchie, con 623 sacerdoti diocesani e 150 regolari, ha 19 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 324).

Forse le origini della diocesi di O. si devono ricercare nel sec. vi, subito dopo la conversione dei Suevi. Il vescovo più antico di cui si abbia memoria è Viator, che firmò gli atti del II Concilio di Braga (572), con il titolo di vescovo di Magneto (Meinedo), una delle chiese della diocesi dove probabilmente, all'inizio, si trovava la Cattedrale. Si ricordano ancora i nomi dei vari vescovi del tempo dei Visigoti. Sembra che dopo l'invasione araba i vescovi siano stati soltanto titolari, forse ad eccezione di Gomado, eletto quando Alfonso III prese la città nell'872.

La diocesi fu creata da papa Pasquale II quale suffraganea di Braga nel 1114, anno in cui fu insediato il vescovo Ugo. Costui, una volta trovatosi a capo della diocesi, cercò di ingrandirla con frequenti lotte per i confini, con l'arcivescovo di Braga e con il vescovo di Coimbra. Ottenne anche l'esenzione dalla giurisdizione metropolita da Pasquale II con il rescritto del 15 ag. 1115 , dovendo da allora in poi sottomettersi direttamente al Papa o al suo legato o intere.

Durante il governo di Ugo il vescovato fu pure arricchito da varie donazioni fra cui celebre quella fatta dalla regina Teresa del 1 burgo e del P., con tutte le giurisdizioni, rendite e diritti. La stessa Regina donò ancora i monasteri di Bouças e S. Marinha di Crestuma e la chiesa di Regua. Purtroppo queste donazioni diedero agio

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a non poche lotte tra vescovo e Capitolo da un lato e Re e Comune dall'altro. Giovanni I, re del Portogallo, d'accordo con il vescovo Gil Alma fece i primi passi per risolvere tutte le questioni fino allora in sospeso. Nel febbr. 1405 essi firmarono un accordo, secondo il quale il re in cambio del dominio del + burgo + avrebbe dato tremila libbre annue. Innocenzo VII con la bolla Solet pio Mater ( $1^{\circ}$ ott. 1405) dette incarico all'arcivescovo di Lisbona di sospendere tutte le scomuniche in caso l'accordo fosse utile alla Chiesa. L'accordo definitivo fu firmato, un anno più tardi, dal Re, dalla Regina e dall'erede Duarte per il potere civile e dal vescovo, dal decano e dal Capitolo per il potere ecclesiastico, restando ferma la clausola delle tremila libbre annue dovute dal Re. Al tempo di don Emanuele la somma fu ridotta a 120 marchi d'argento. Dal 1639 fino al 1671 la diocesi rimase vacante perché la S. Sede non poté riconoscere i vescovi presentati da Giovanni IV. Finalmente la contesa fu sistemata dopo la pace con la Spagna per la presentazione e confermazione di don Nicola Monteiro (1671-72). Giuseppe I, re del Portogallo, ottenne da Clemente XIV (ro luglio 1770) lo smembramento della diocesi con la creazione della nuova diocesi di Penafiel che fu estinta da Pio VI nel 1778.

La diocesi è anche una delle più celebri nel Portogallo per i suoi monumenti religiosi, fra cui la Cattedrale, di bello stile romanico del xir sec., la chiesa di S. Francesco, gotico del xiv, e la chiesa dei Chierici, barocco del xviII.

BIBL.: F. De Almeida, Historia da Igreja em Portugal. I, Coimbra 1910, pp. 135 sgg., 163, 189; II, ivi 1915, pp. 11, 14, 579-82; IV, parte $2^{\circ}$, ivi 1923, p. 20 sgg.; Grande Enciclopedia Portuguesa e Brasileira, XXII, pp. 593-671. Carmo da Silva

PORTO DI SPAGNA, ARCIDIOCESI di. - E situata nelle Antille Britanniche ed ha la sua sede nell'isola di Trinidad e comprende le isole Sopravento o del Vento, le isole di Tobago, Grenada, St-Vincent, S. Lucia, le Grenadine, ed altre più piccole.

Nel 1513 Pietro di Cordova, provinciale domenicano in S. Domingo, inviò i primi Domenicani a Trinidad, che però furono uccisi. Nel 1571 vi si recarono dodici francescani da Granada, che caddero vittime del clima insalubre. Nel 1576 vi andarono due gesuiti che lavorarono a Trinidad per alcuni anni prima di andare alla Guiana. La prima fondazione ecclesiastica si ebbe nel 1591. Nel 1596 altri ventidue sacerdoti giunsero da Castiglia e Siviglia a Port of the Spaniards, oggi Port-of-Spain, accompagnati da un largo stuolo di avventurieri in cerca di fortuna. Nel 1622 la Spagna stabilì pienamente la sua autorità su Trinidad, che fu considerata appartenente alla diocesi di Puerto Rico. Nel 1687 i Cappuccini vi avviarono il loro apostolato secondo il sistema delle riduzioni del Paraguay e fondarono vari centri missionari che erano anche centri di tutta la vita civile.

Il 27 marzo 1802 il Trattato di Amiens attribuil l'isola di Trinidad all'Inghilterra, che l'aveva occupata già nel 1797. Il gruppo delle isole d'America occupate dall'Inghilterra furono dapprima sottoposte al vicariato ap. di Londra. Con decreto dell'8 apr. 1808 Propaganda affidò le Antille e le Lucaje all'arcivescovo di Baltimora con facoltà di spedirvi missionari del clero secolare e regolare. Gli scarsi risultati ottenuti costrinsero Propaganda a deliberare il 25 febbr. 1818 la creazione del vicariato ap. con residenza nell'isola di Trinidad, comprendente la Guiana Britannica, l'isola di Trinidad con le Antille fino a Porto Rico (esclusi i possedimenti francesi), l'isola di Giamaica e dipendenti, le Lucaje e le Bermude. L'8 febbr. 1836 venne decretata la divisione del vicariato, eseguita in parte con l'erezione del vicariato ap. di Giamaica il 10 genn. 1837. La divisione fu confermata il 30 genn. 1837 ed il vicariato ap. fu chiamato vicariato ap. della S.ma Trinità. In conseguenza le Bermude furono cedute al vicariato ap. di Nuova Scozia (oggi arcidiocesi Halifax); fu creato il vicariato ap. di Giamaica con l'Honduras Britannico (oggi vicariato ap. di Belize) e con le isole Lucaje o Bahama (oggi vicariato ap. delle isole Bohamos). Il 12 apr. dello stesso anno ne fu distaccato anche il vicariato ap. della Guiana Britannica. Il 30 apr. 1850 il vicariato ap. fu elevato ad arcidiocesi e in pari data ne fu
distaccata la diocesi di Roseau (v.), mentre l'isola Barbados fu assegnata al vicariato ap. di Guiana.

La superficie delle isole è di kmq. 6455 con una popolazione di 791.946 , di cui una parte di origine africana e indiana. I cattolici sono 319.000 , i protestanti 296.952 , i musulmani 35.565 , pagani 147.988 e pochi ebrei. Vi sono 146 sacerdoti, 25 fratelli e 264 suore. Vi è il Seminario maggiore e minore. Le parrocchie sono 65 e stazioni missionarie 118. Orfanotrofio 1, febbraioari 2, scuole elementari 169 , superiori 12 , magistrali 2 . Vi si pubblicano tre periodici cattolici.

BibL.: GM, pp. 201-92; H. De Noussanne, La France Missionnaire aux Antilles, Parigi 1936, passim; Arch. di Prop. Fide, Relatio annualis, 1950, pos. prot. n. 2896/50; S. P. Casey, Centenary of the Archdiocese of Port-of-Spain, 1950; MC, 1950, pp. 21-22.

Siberio Paventi
PORTOGALLO. - I. Geografia. - Il territorio portoghese rappresenta il margine occidentale dell'altipiano iberico, che declina sulla costa con pianure e terrasse, inframmezzate, a N. (Minho), al centro (Beira) ed a S. (Algawe) dalle ultime digitazioni delle montagne spagnole.

Il clima temperato-oceanico è assai più umido che nel resto delle penisole, eccetto che nelle estreme regioni meridionali. Dei 91,7 mila kmq. dello Stato, 3,1 spettano alle Azzorre ed a Madera, che formano 4 delle 15 province in cui il territorio del P. è diviso. La popolazione ( 8,5 milioni di ab., 90 a kmq.), di origine ecolatina, è assai omogenea ( $0,4 \%$ solo di alloglotti) e per la quasi totalità ( $94 \%$ ) cattolica. La densità dell'insediamento diminuisce, di regola, dal mare verso l'interno e da N. a S.

II P. è paese essenzialmente agricolo ; con tutto ciò i seminativi coprono meno di $1 / 3$ della superficie territoriale, di contro a $1 / 3$ di bosco e a $2 / 3$ di improduttivo. I cereali, che dànno rendimenti unitari assai bassi, non bastano al consumo interno. La coltura economicamente più importante è quella della vite, che assicura un prodotto modesto, ma pregiato e diretto in gran parte alla esportazione (Inghilterra, Brasile). Anche l'olivo dà un buon raccolto, e cospicuo è il reddito della frutticoltura. Dai boschi si ricava sughero (metà della produzione mondiale), essenze e resine. Scarsa è l'importanza dell'allevamento (ovini e caprini; numerosi i bovini nel N.); molto maggiore quella della pesca (tonni e sardine). Le risorse minerarie sono varie (rame, stagno, piumbo, argento, manganese, nichel, oro, cromite, ecc.), ma il carbone è scarso e sfruttate in misura notevole sono solo le piriti ed il tungsteno. Modesta, in complesso, l'industria, localizzata nelle città principali.

La capitale dello Stato è Lisbona ( 7 io mila ab.), con un porto assai frequentato (è sul Tagol, Oporto ( 265 mila ab.) è lo sbocco del P. settentrionale (Douro).

II P. è una repubblica unitaria con struttura corporativa. Accanto all'Assemblea Nacional elettiva, con suffragio limitato, opera la Camera corporativa, composta di rappresentanti degli interessi economici, che ha funzioni legislative. Il presidente, eletto con suffragio diretto, dura in carica 7 anni.

Formano una colonia portoghese, retta da un governatore, S. Tomé e Principe, isole vulcaniche nel Golfo di Guinea, scoperte dai Portoghesi nel 1471. Fertilità del suolo e abbondanza di precipitazioni determinano nelle due Isole lo sviluppo di una vegetazione esuberante (boschi tropicali); le piantagioni introdottevi dai coloni consentono una eccezionale produzione di cacao, caffè, palma da olio, arachidi, canna da zucchero e cotone, in gran parte esportati. La popolazione ( 57 mila ab.) è costituita per la maggior parte di nagri, pochi mulatti e un migliaio di bianchi. Capoluogo S. Tomé ( 8 mila ab.), nell'Isola omonima residenza del governatore.

BibL.: R. Gallop, P., Cambridge 1936; H. Lautensseh, P. auf Grund eigener Reisen und der Literatur, Gotha 1932-37; A. A. Girão, Geografia de P., Coimbra 1943; O. Ribeiro, P., ivi 1949 .
II. Storia civile ed ecclesiastica. - I. Medioevo, storia civile. - La storia del territorio occidentale iberico, fino al sec. xI, non si distingue dalla storia

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della Spagna. Però fatti storico-politici antecedenti e condizioni geografiche e antropologiche costituiscono il presupposto dell'autonomia di quel lembo della Penisola. Prima però di Fernando Magno e di Alfonso VI la regione dell'attuale P. partecipa delle vicende politiche dell'intera Penisola Iberica (v. SPAGNA).

Tra i cavalieri stranieri venuti in Spagna per aiutare i re cristiani, avevano dato prova di grande valore Rairnondo, figlio di Guglielmo conte della Ilorgogna, che sposò poi Urraca, figlia legittima di Alfonso VI di Castiglia, ed il suo cugino Enrico, figlio del duca borgognone Enrico, e più tardi sposo di Teresa, figlia illegittima dello stesso Alfonso VI. I loro matrimoni diedero al primo il governo della Galizia fino al Tago, e al secondo quello della contea portucalense, sotto le dipendenze del cugino. I limiti della Contea, che prese il nome di Portucale, dall'antica Cale, situata presso l'estuario del Douro, non erano ben definiti. Con la conquista di Coimbra, la contea ebbe un territorio più ampio. Ma già nel 1097 Enrico conquista l'indipendenza di fronte al cugino, restando alle dipendenze dirette del Re di León. Quando egli muore ad Astorga (1112 o 1114) i musulmani si fanno più forti, con la riconquista di Sintra, Lisbona e Santarem. La Contea passa alla moglie di Enrico, Teresa, la cui azione tende sempre alla conquista dell'autonomia, non tralasciando di estendere considerevolmente i limiti del suo dominio. Ma suo figlio Alfonso Henriques, vedendo ad un dato momento una minaccia al suo stesso potere nell'opera svolta dalla madre, la sconfigge nella battaglia di S . Mamede (1128) e poi nel 1139, sconfitti i musulmani ad Ourique, si proclama - Alfonsus Portucalensium rex *. Con il Trattato di Zamora del 1143 questo titolo gli viene riconosciuto da Alfonso VII; il legato del Papa, card. Guido di
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Portogallo - 1) Confine di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.

Vico, sancisce con la sua presenza la validità giuridica e politica di questo atto. Il primo Re portoghese si collocava, cosi, sotto la protezione della Chiesa. Il papa LucioII risponde ad

Alfonso chiamandolo ancora semplicemente + dux + ; ma nel 1179 Alessandro III riconosce infine Alfonso Henriques come re, promettendo a lui ed ai suoi discendenti il suo aiuto.

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Portogallo - Cartina delle Azzorre.
stigio, perché la virtuosissima donna si prodigava in opere di carità e di bene.

Ma la prosperità del Regno è messa a prova dal pericolo arabo risorgente; nel 1340 , le forze collegate di Alfonso XI di Castiglia e di Alfonso IV, figlio di Dionigi, vincono la grande battaglia del Salado. E del tempo di Alfonso IV il triste episodio di Ines de Castro, che Camões ha immortalato nei Lusiadi, sotto la forma del grande amore con cui l'ha amata il principe Pietro. Questi sarà il Re "giustizioren per eccellenza. I brevi anni del suo Regno furono di perfetta stabilità amministrativa e di grande serenità per la nazione. Fernando è l'ultimo Re di questa prima epoca della storia portoghese. I suoi difetti, la sua debolezza e la sua incostanza (fu chiamato l'Incostante) recarono al P. invasioni, guerre, lotte con i Castigliani. Il 16 giugno 1373 firmò la celebre alleanza con Edoardo III d'Inghilterra, ancora oggi valida. Seppe però provvedere all'agricoltura, con la legge delle Sesmarias (1375) e sviluppare la marina mercantile e militare. Morto senza discendenti, sorge la minaccia di Castiglia e la prima grande crisi dell'autonomia nazionale.

Per la storia ecclesiastica, dal punto di vista portoghese interessano solamente Braga e Merida, e soprattutto la prima. Già nel sec. in la diocesi di Braga era fiorente e di quest'epoca si conosce il vescovo Paterno. Nel sec. iv, ad Evora, dove esistevano ancora templi pagani, fiorisce il cristianesimo con il vescovo Quinciano, e così pure a Lisbona con Potamio. L'invasione dei barbari, tra il V e l'viri sec., segna una crisi pericolosa per la cristianità iberica, e specialmente nella provincia di cui Braga è la metropoli. La conversione degli Svevi è un fatto di rilievo. Verso la metà del sec. vi a. Martino Duminosa, o Bracarense, è elevato alla dignità episcopale, e due o tre anni dopo si effettua il primo Concilio di Braga, seguito da un secondo verso il 572 , del quale a. Martino, ormai metropolitano, fu il più grande animatore. Fino alla conversione dei Visigoti, sotto Reccaredo, e poi anche sotto il dominio arabo, la maggioranza dei cristiani mantenne la sua fede e solo si verificano alcune contaminazioni di dottrina e di costumi, conseguenza logica del contatto con Ebrei e musulmani. La Chiesa, però, visse ore molto amare, perché il problema dell'organizzazione ecclesiastica, sotto l'Impero arabo, offriva ogni giorno maggiori difficoltà. La riconquista cristiana segnò una magnifica ripresa in tutti i campi, da quello religioso, monastico ed apostolico. Si può affermare con sicurezza che agli inizi della riconquista cristiana comincia una nuova vita nella Lusitania, in tutte le diocesi, a Braga, Porto, Lamego, Beja, Evora, Lisbona, Coimbra, ecc. Le conquiste di Alfonso Henriques ebbero luogo con l'aiuto dei Crociati, soprattutto dei Templari; le Crociate erano ottime occasioni di colpire la potenza musulmana nella sua roccaforte europea e di esse beneficiò il P., che ebbe riconquistata Silves durante la terza Crociata, per opera di Sancio I, ed Alcacer nel 1217, durante la quinta Crociata. Cio significa che il P. è stato ricostruito, pietra su pietra, con la collaborazione dei difensori della cristianità.

Le lotte dei successori di Alfonso Henriques con il clero furono semplici episodi più di disciplina e di interesse che di carattere religioso, poiché i capi portoghesi hanno sempre mantenuto quella fedeltà giurata dal primo re alla Chiesa di Roma. Al tempo di Dionigi, papa Niccolò IV con la bolla Cum alim, del 7 marzo 1289, dà il suo "placet" al Concordato di 40 articoli, con cui i diritti del re sono definiti senza pregiudizio per la Chiesa e per il clero. Lo stesso beneplacito regio, la cui prima menzione risale al 1361, non può, né deve essere considerato lesivo dei diritti ecclesiastici. Gli Ordini monastici costituiscono,

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(1ot. Scavi di Ostio)
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(1ot. Scavi di Ostio)
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(1ot. Scavi di Ostio)
In alto: SARCOFAGO COL BUON PASTORE (sec. Iv) - Necropoli dell'Isola Sacra - Porto. Al centro: PIANTA DEL PORTO DI TRAIANO-Porto. In basso: SEPOLCRETO DELL'ISOLA SACRA-Porto.

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L'ANTICA RESIDENZA DELL'ALFAREZ detta «Il palazzo di cristallo». Arte ispano-indigena (sec. xviri).

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nel P. medicvale, altrettanti centri di progresso civile, culturale e politico. L'Ordine cistercense, p. es., e poi gli Ordini francescano e domenicano, ed altri, agiscono per la diffusione e la difesa della cultura, favoriscono il popolamento del territorio e la stessa amministrazione. Per ciò che riguarda gli Ordini militari, il loro contributo, come si è detto, è fondamentale per la conquista del territorio. L'Ordine di Cristo, fondato da Dionigi, e giuridicamente creato da papa Giovanni XXII con la bolla Ad eo ex quibus, del 15 marzo 1313, in sostituzione dell'Ordine dei Templari, ormai soppresso, è stato, dal punto di vista portoghese, un fatto veramente provvidenziale, perché il più grande contributo all'opera delle scoperte è venuto proprio dall'Ordine di Cristo. Il celebre papa Giovanni XXI, Pedro Julião, autore di tante opere fondamentali, come il Thesaurus Pauperum, è nato a Lisbona tra il 1210 ed il 1220 .
2. Etá moderna. - a) Storia civile. - Del re Fernando è erede legittima Beatrice, moglie del Re
di Castiglia. La vedova del Re, Leonor Teles, assume la reggenza e poi fa proclamare regina Beatrice.

Questa soluzione è impopolare e si organizza una congiura alla quale partecipa anche il futuro connestastabile del Regno, Nuno Alvares, oggi beato della Chiesa. Il Maestro dell'Ordine militare di Aviz, Giovanni figlio di Pietro, padre di Fernando, raccoglie il consenso e le simpatie del popolo, ed è proclamato re dalle Certi di Coimbra nel marzo del 1385, dopo la dialettica difesa fatta da João das Regras. Le forze di Castiglia, che hanno invaso il Regno, sono distrutte nello stesso anno presso Aljubarrota; altre battaglie sono vinte dai Portoghesi, condotti dal b. Nuno Alvares. La crisi è superata. Dal matrimonio del Re con Filippa di Lancaster nacque la cosiddetta "inelita generazione", che ebbe una parte importante nelle scoperte: Duarte, erudito e colto, Pietro, umanista e viaggiatore, Enrico, detto il Navigatore per il grande impulso dato alle scoperte, con la fondazione della scuola nautica di Sagres. Il 25 luglio 1413 partiva la spedizione capeggiata dal Re e dagli "alti infanti", come li definl Camdes, per la conquista di Ceuta. Fu il primo grande colpo dato alla forza musulmana; nel tempio musulmano di Ceuta, fatto tempio cristiano, i tre principi Duarte, Pietro ed Enrico sono armati cavalieri. Il regno di Duarte vede il disastro di Tangeri e l'infante Ferdinando in cattività, volontariamente sacrificatosi perché Ceuta fosse mantenuta cristiana. Dal 1438 Pietro è nominato reggente, finché Alfonso V non sia in età di cingere la corona. Durante la sua reggenza si continua la politica africana con la conquista di Alcacer, Seguer, Arzila e Tangeri, nel 147 I .

La politica infantica era una necessità costituzionale per lo sviluppo della nazione portoghese, che, chiusa ad oriente dalla Spagna, non aveva via d'uscita che verso il mare. Il carattere scientifico e metodico delle scoperte portoghesi è dimostrato non soltanto dalla scuola nautica dell'Infante, ma anche dalle opere dei geografi, cartografi e scienziati in genere, portoghesi, ebrei e più tardi italiani. Gil Eanes, secondo la testimonianza dello storico Gomes de Azurara, arriva alle Canarie verso il 1433. La costa africana fino al Capo Bon era nota ai Portoghesi sin dal 1415. Nel 1434 lo stesso Gil Eanes arriva fino al capo Bojador, secondo Azurara. Nello stesso anno il medesimo navigatore, con Alfonso Gonsalves Baldsia, arriva ad Angra dos Ruivos; nel 1435 e del 1438 raggiungono Angra dos Cavaleiros e Porto da Gale, nel Rio de Oro. Dal 1440 al
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(propr. Ene. Catt.)
Portogallo - Isola di Madera.
1460, anno della morte dell'infante Enrico, il P. rivela al mondo tutta la costa africana fino all' $8^{\circ}$ di latitudine nord. Nel 1485 Diego Cão arriva fino al Congo e raggiunge il Capo Negro. In questo momento, regna in P. Giovanni II e Bartolomeo Dias, partito da Lisbona nel 1487, arriva l'anno seguente al capo da lui detto Tormentoso, nome che il Re volle cambiare in quello di Capo di Buona Speranza, speranza, cioè, di arrivare all'India per la via del periplo africano.

Nel 1487 Pero da Cordhá e Alfonso de Paiva partono per le terre del Prete Gianni, l'Etiopia, dimostrando la possibilità di arrivare all'India; mentre preparava la nuova spedizione, il re Giovanni muore ed il suo successore, Emanuele I, affida la spedizione a Vasco de Gama che, partito da Lisbona l'8 luglio 1497, arriva a Calcutta il 17 maggio dell'anno successivo. Nel 1500 Pietro Alvares Cabral scopre il Brasile. Nel 1494, di fronte al fatto delle scoperte spagnole, si era addivenuto, tra le due potenze della Penisola, al Trattato di Tordesillas per il quale dovevano appartenere al P. tutte le terre scoperte o da scoprirsi, situate all'oriente di una linea tracciata da polo a polo, 570 leghe ad ovest delle isole del Capo Verde; alla Spagna sarebbero spettate le terre poste ad ovest di tale demarcazione. Questo trattato, benché confermato dal papa Giulio II, non pose però fine alle controversie. Durante il regno di Giovanni III i Portoghesi si spingono sempre più ad oriente, sino al Giappone, alla Cina, all'Oceania. Le conseguenze delle loro scoperte sono state profonde per la scienza e geografia specialmente; ancor più lo sono state per la civiltà e gli interessi della Chiesa. Nel Brasile, p. es., e nell'India e nell'Asia, l'azione dei missionari, soprattutto gesuiti, è stata fondamentale, sia dal punto di vista della fede, sia da quello dell'organizzazione della vita civile. In quel periodo la Chiesa soffre la crisi della frattura luterana. Il tribunale dell'Inquisizione è creato in P. il 25 maggio 1536, con la bolla, di Paolo III, Cum ad nihil magis. Questo tribunale che, collocato nelle mani del potere civile, ha commesso più tardi i suoi abusi, preservò allora il P. dalle terribili guerre di religione. Morto Giovanni III, sale al trono il giovane re Sebastiano. Ottenuto il consenso dalla S. Sede, che concede alla spedizione la bolla di Crociata, si scontra ad Alcacer Quebir, nel nord Africa, con i musulmani. Nella tremenda sconfitta il giovane Re scompare nel combattimento: nasce così il mito del "sebastianismo".

Questo disastro creò al P. la seconda grande crisi

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(propr. Ene. Catt.)
Portogallo - Isole del Capo Verde.
nazionale. Il cardinale-re non riesce a risolvere il problema della successione al trono. Morto lui il 31 genn. 1580 , si pensa che Antonio, il priore di Crato, possa assumere la parte che nel lontano 1385 ha assunto il Maestro di Aviz, ma il duca d'Alba, con il suo esercito, dà a Filippo II di Spagna la corona del P. Durante il regno di Filippo II (I di questo nome in P.) ha luogo il disastro della Invincibile Armata, dove è distrutta una parte importante della marina portoghese. L'Impero coloniale è distrutto dagli Olandesi e dagli stessi Inglesi. Sono sessanta anni di vera angoscia. Il $1^{\circ}$ dic. 1840 scoppia a Lisbona un movimento rivoluzionario. Il P. è proclamato di nuovo autonomo nel momento in cui la Spagna vive ore non facili all'interno ed all'esterno. Le battaglie che allora si combattono sono vinte dai Portoghesi, che hanno un nuovo re in Giovanni IV, duca di Braganza. Alla sua morte, nel 1658, la restaurata autonomia nazionale era consolidata ed avviata verso maggiori progressi. Infatti Giovanni V ben presto si mostrò un capo all'altezza del suo compito. Riorganizzò l'esercito, fondò accademie militari ad Elvas e a Almeida, costruì arsenali, rinforzò la marina tanto da poter accogliere l'invito rivoltogli da Clemente XI, di aiutare Venezia contro i Turchi, che sono sconfitti il 19 giugno 1717 al Capo Matapan. L'oro del Brasile gli permise di eseguire inoltre imponenti opere pubbliche. Dal Papa ebbe il titolo di «re fedelissimo» ed il titolo di patriarca per il vescovo di Lisbona. Il suo successore Giuseppe I vide Lisbona completamente distrutta dal tremendo terremoto del $1^{\circ}$ nov. 1755. Suo primo ministro fu Sebastiano Giuseppe de Carvalho e Melo, poi marchese di Pombal, che rivelò qualità notevoli di ricostruttore; ma i pieni poteri che riusci ad accentrare nella sua persona gli permisero di esercitare una dittatura anche nelle cose ecclesiastiche sino a servirsi dell'Inquisizione per i suoi fini personali e statali; fece morire, con il pretesto di un attentato contro il Re, una parte della nobiltà portoghese e ha soppresso nel Regno la Compagnia di Gesù. La sua dittatura non cessò che con la morte di Giuseppe I (24 febbr. 1777).

Sale al trono Maria I, andata sposa allo zio Pietro III. Sul volgere del sec. xviri gravi avvenimenti sconvolgono il P. Si era alleato con la Spagna contro la Francia nel 1793, quando nel 1796 la Spagna si allea con la Francia imponendo al P. l'abbandono dell'alleanza con l'Inghilterra e poi nel 1801 muove contro il P. per spartirlo con la Francia. Proclamato il blocco continentale contro l'Inghilterra, nel 1807 hanno principio le tre invasioni francesi che costringono la dinastia a rifugiarsi nel Brasile, mentre le truppe inglesi partecipano alla difesa del paese. Le nuove idee fermentano nel P. e portano nel 1820 alla rivoluzione di Oporto con la richiesta di una costituzione. Il re Giovanni VI (1816-26) lascia il Brasile nel 1821 e l'anno seguente concede la costituzione, ma intanto il Brasile si proclama indipendente e rimangono al P. sol-
tanto le colonie africane ed asiatiche. Una reazione asso lutista, iniziata nel 1823 , si complica con discordie dinastiche e tiene agitato il paese per lunghi anni. La politica ambiziosa del re Luigi I conduce ad un ultimatum da parte dell'Inghilterra (ir genn. 1890) a proposito delle colonie africane, proprio all'inizio del regno di Carlo I; e ciò con grave turbamento dello spirito pubblico e danno nella vita interna del paese. Il Re chiama al governo con ampi poteri Giovanni Franco (1906) che scioglie il Parlamento (ro maggio 1907). Ma tale governo sano e autoritario assiste lo spirito di rivolte ed il $1^{\circ}$ febbr. 1908 il Re ed il principe ereditario vengono assassinati; poi il 5 ott. 1910 viene proclamata la Repubblica e il giovane re Manuele è mandato in esilio in Inghilterra, dove mori.

Storia ecclesiastica. - Subito dopo la conquista di Ceuta, Tangeri e delle altre città africane, si era iniziata in quelle terre l'azione missionaria. Nel 1462 papa Pio II incarica frate Alfonso di Bolano di convertire i pagani della Guinea. Nel 1482 il Re del Congo invia un'ambasciata a Giovanni II chiedendo la luce della civiltà cristiana. Gli indigeni accolsero favorevolmente i missionari, e la domenica di Pasqua del 1491, il 3 apr., si celebrava la prima Messa nel territorio di Soio. Domenicani, Francescani e Gesuiti lavorano tutti nel nuovo Impero (v. axDOLA). La conversione dell'Etiopia non è stata conseguita, ma i Gesuiti avevano iniziata un'opera meravigliosa di apostolato con il consenso degli stessi Etiopi (v. Etopia).

In Asia arriva, come compagno di Vasco de Gona, nel 1498, fra Pero da Covilhã, che si pensa sia stato vittima dei pagani. Nel 1500 arrivano in India i primi sacerdoti, francescani, con la squadra del Cabral, scopritore del Brasile. Fino al 1542 le missioni furono rette da francescani che avevano allora undici conventi, tre collegi di orfanelli ed ottanta residenze missionarie dall'Africa orientale al Mar della Cina. Francesco Saverio (v.) arrivò in India il 6 maggio di quell'anno, con poteri speciali del Papa ed una missione di Giovanni III e cominciò la serie magnifica dei suoi viaggi apostolici in tutto l'Oriente. Ma la più grande gloria della Compagnia di Gesù è stata la formazione e la cristianizzazione del Brasile. Con l'avvento del dispotismo illuminato, la Compagnia di Gesù riceve in P., come in tutta l'Europa, un colpo assai duro. Le conseguenze non si fanno attendere, soprattutto nelle colonie. Lo spirito laico e liberale contamina la struttura delle forze più pure della nazione (ma prima di allora era ancora una volta fiorita l'opera d'un martire della Compagnia di Gesù, s. Giovanni de Brito). Il laicismo non tarda però ad annullare i frutti di tanto lavoro secolare. All'inizio del nuovo secolo, con l'avvento del liberalismo, si estinguono nel P. continentale gli Ordini religiosi, i monasteri, i conventi e gli ospedali ecclesiastici in seguito alla legge del 30 maggio 1834. I beni della Chiesa vengono in gran parte incamerati nel patrimonio dello Stato. L'opera liberale è completata dalle misure antireligizese della nuova Repubblica.
3. P. contemporaneo. - I primi quindici anni della nuova Repubblica hanno ben triste storia : rivoluzioni ad ogni momento, disordini, lotte di partito, attentati, assassini, persecuzioni contro i rappresentanti della Chiesa, ministeri che si susseguono nell'impotenza di amministrare la giustizia, mantenere l'ordine pubblico e l'equilibrio delle finanze. La «Patria è ammalata», afferma lo stesso pubblico ministero, generale Carmona, durante il processo ai rivoluzionari del 18 apr. 1925. Il 28 maggio 1926 sorge a Braga il movimento del generale Gomes da Costa e si inizia una ripresa della vita politica nazionale, nell'ordine, nella legalità, nel rispetto per la Chiesa e per le idee sane della tradizione. Il 25 marzo 1928 il generale Oscar Carmona è eletto presidente della Repubblica. Il 27 apr. dello stesso anno il professor Oliveira Salazar, dell'Università di Coimbra, diviene ministro delle Finanze e poi primo ministro. La Costituzione e l'Atto coloniale portoghese, la nuova "magna carta" dell'Impero lusitano, riflettono alcuni principi difesi nelle encicliche papali di Leone XIII, Pio X, e Pio XI. Pur continuando la separazione tra Chiesa e Stato proclamata dalla Repubblica, si crea un clima di grande rispetto verso la Chiesa; il Concordato e l'Accordo Missionario, firmati

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a Roma il 7 maggio 1940 con la S. Sede, costituiscono un nuovo passo avanti nella difesa del patrimonio spirituale ereditato dagli avi. Una delle misure più interessanti dell'accordo è quella riguardante il matrimonio, che era stato considerato dalla Repubblica un contratto meramente civile; ora al matrimonio religioso il governo portoghese torna a riconoscere effetti giuridici nella sfera civile. Dal punto di vista della politica internazionale, il governo di Salazar mantenne una politica di neutralità durante l'ultima guerra, conservò l'alleanza con l'Inghilterra e fece un patto di non aggressione e di amicizia con la Spagna. Nel campo della cultura, sotto il ministero del prof. Cordeiro Ramos sono abolite le ultime istituzioni laiche create contro l'organizzazione ecclesiastica dalla Repubblica e si procede ad una riforma dell'insegnamento in cui viene rispettata la tradizione morale e spirituale della Chiesa. Il P. ha saputo cosi trovare e riprendere, come ha detto Pio XII nel suo messaggio del 31 ott. 1942, La strada perduta delle sue più belle tradizioni di Nazione Fedelissima.

Biol.: A. Herculano, História de P., 4 voll., Lisboa 1884-94; I. Leite de Vasconcellos. Relações da Lusitânia, 2 voll., ivi 1897-1903; F. Almeida, História da Igreja em P., 4 voll., Coimbra 1910-22; id., Historia de P., 6 voll., ivi 1022-29; F. Rodrigues, A Companhia de Jesus em P. e sua Missão, Porto 1921; id., História da Campanhia de Jesus na assistência de P., 7 voll., ivi 1931-30; R. A. de Azevedo, Os Jesuítas no Ciclo Paul, Coimbra 1930; C. Erdmann, O Papado e P. no preméro século da história portuguesa, ivi 1933; M. G. Cerejeira, A Idade Média, ivi 1936; id., O Renascimento em P.-Cicnardo, 3* ed., ivi 1949; Portugaliae Monem Hist. o suec. VIII p. Chr. neque ad XV iuxta Acad. Scient. Glisiţon. edita, Lisboa 1936; M. Brandão-M. d'Almeida, A Universidade de Coimbra, Ediç̧o da sua Hist., Coimbra 1937; A. Bello-M. Muras-H. Cidade, Hist. da expansão portuguesa no mundo, Lisboa 1937-40; B. X. Coutinho, Açōo do Papado na Fundacão e Independencia de P., Porto 1939; R. Awad. d'Italia, Relazioni storiche fra l'Italia e il P. (per l'origine del crist. in P. : A. Ferrus, La conquista cristiana della Lusitania, pp. 71-86), Roma 1940; B. X. Coutinho, L'idée de croisade au P. au XVe siècle, Lovanio 1946; M. de Oliveira, Hist. da Igreja, Lisboa 1942; id., História relcisiatica de P., 2* ed., ivi 1948; P. e Santa St. Concordata e Acordo Missionário de 7 de Maio de 1940, ivi 1943; A. R. Farinha, A expansão da Fé no Extremo Oriente, ivi 1946.

Giuseppe Vittorino de Pina Martins
III. Organizzazione ecclesiastica. - Il P. conta presentemente i patriarcato e 2 metropolitane con 14 suffraganee. 1) Patriarcato: Lissone, con le suffraganee: Angra, Funchal, Guarda, Leiria, Portalegre; Santiago di Cabo Verde (nelle isole del Capo Verde); 2) Metropolitan: Braga, con le suffraganee: Aveiro, BraGanza, Coimbra, Lamego, Porto, Villa Reale, Visco; 3) Metropolitana: Evora, con le suffraganee: Beja, Faro.
IV. Condizione giuridica della Chiesa. - E regolata dal Concordato stipulato il 7 maggio 1940. In questo è riconosciuta (art. 1) la personalità giuridica della Chiesa cattolica, alla quale è garantito il libero esercizio del suo potere di ordine e di giurisdizione, nonché la piena libertà di comunicazione diretta con il clero ed i cattolici portoghesi (art. 2).

Gli ecclesiastici sono esenti dall'obbligo di assumere cariche incompatibili per diritto canonico con lo stato ecclesiastico (art. 13).

Le associazioni ed organizzazioni ecclesiastiche, che (artt. 3 e 4) possono conseguire il riconoscimento della personalità giuridica ed acquistare beni, sono libere (art. 20) di erigere e mantenere scuole private, sussidiate e pareggiate, parallele a quelle statali. E libera la fondazione dei seminari e di qualsiasi altro istituto di formazione o di alta cultura ecclesiastica. Nelle scuole pubbliche elementari, complementari e medie, negli asili, orfanotrofi, stabilimenti ed istituti ufficiali di educazione, ecc. sarà impartito l'insegnamento della religione cattolica, su testi approvati dall'autorità ecclesiastica (art. 21).

Lo Stato portoghese riconosce gli effetti civili ai matrimoni celebrati in conformità con le leggi canoniche e trascritti nei competenti uffici dello stato civile e l'esclusiva competenza rispetto a questi matrimoni, in materia di nullità e di rato non consumato, dai tribunali ecclesiastici (artt. 22, 23 e 25); l'art. 24 dichiara espressamente che «in armonia con le proprietà essenziali del matrimonio cattolico, si intende che, per il fatto stesso della
celebrazione del matrimonio canonico, i coniugi rinunzieranno alla facoltà civile di chiedere il divorzio, che perciò non potrà essere applicato dai tribunali civili ai matrimoni cattolici.

Il Concordato, che conferma il vigore delle disposizioni non incompatibili o modificate degli accordi 21 febbr. 1857, 23 giugno 1886, 13 apr. 1928 e 11 apr. 1929, è integrato da un accordo missionario concluso sotto la stessa data e ratificato congiuntamente il $1^{\circ}$ giugno 1940; per le diocesi indiane v. Palmoago.

Le relazioni diplomatiche tra il P. e la S. Sede sono mantenute mediante il nunzio apostolico e l'ambasciatore accreditato presso il Vaticano.

Rodolfo Daniell
V. Letteratura. - La lingua portoghese, nata nei territori dell'estremo nord-ovest della Penisola Iberica, e precisamente in quelli a cavallo del fiume Minho, che segna oggi il confine politico fra la Spagna e il P., si andò gradatamente estendendo verso il sud della fascia occidentale della Penisola, seguendo la riconquista cristiana che ricacciava gli Arabi verso l'Africa; dalle regioni in cui essa fu dapprima usata si chiamò galiziano-portoghese, finché, grazie principalmente all'assorbimento della Galizia da parte del regno di León ed al successivo inserirsi di quella regione nello Stato spagnolo (sul finire del sec. xv), finì per scendersi in due parlate, la galiziana e la portoghese propriamente detta. Ma dall'epoca delle prime vestigia linguistiche (secc. Ix-x) sino alla fine del sec. xir la parlata portoghese interessa la filologia, non la letteratura. Questa ha origine verso la fine del sec. xir, con una notevole precedenza della poesia sulla prosa, e suole dividersi in tre epoche: medievale, classica e moderna, ognuna con fasi distinte.

1. Epoca medievale (1189-1301). - Ha inizio con una poesia d'amore, del trovatore Psi Soares de Taveirós, detta la "Ribeirinha" dal vezzeggiativo della dama che vi è cantata, e termina con la rappresentazione del primo nato di Gil Vicente, il Monólogo do Vaqueiro. Le due fasi che in essa si sogliono riconoscere prendono il nome di fase della lirica galiziano-portoghese (secc. xir-xiv) e di fase della lirica di palazzo (sec. xv). La prima, nota per tre dei Cancionéros superstiti fra i molti, forse quattordici, in cui essa dev'essere stata raccolta a suo tempo (quelli da Ajuda, dalla Vaticana, Colocri-Brancuti o dalla Biblioteca nazionale), e per le composizioni poetiche del re Alfonso il Savio di Castiglia, costituisce una delle manifestazioni più interessanti e suggestive della poesia neolatina medievale. Senza disconoscere l'influenza esercitata su di essa dalla lirica provenzale, si deve senz'altro ammettere che, oltre il loro carattere locale, e perciò peculiare e originale, offrono un valore poetico assoluto le cantigas de amigo (canzoni d'amore), che costituiscono, insieme alle cantigas de amor (canzoni d'amore), le gentilezas (cortesie), uno dei due temi trattati in tale lirica, secondo la classificazione data dall'umanista e poeta cinquecentista Garcia de Resende (l'altro tema è quello delle coisas de folgar o cantigas de escárnio ou de mal dizer: "cose da rallegrare, o canzoni di scherno o di maldicenza ", di minore importanza artistica, per la loro stessa natura di circostanza).

Mentre infatti le "canzoni d'amore" pàgano un contributo evidente alla moda trovadorica, riecheggiandone i temi e le forme, le "canzoni d'amico " rivelano una inaspettata maturità poetica. Protagonista ne è la donna innamorata, donna virgo o donna d'algo, che ama in sincerità di cuore ed esprime le proprie ansie rivolgendosi direttamente all'amato (amigo), più spesso parlando di lui con la propria madre o con un'amica. La figura dell'amato, quale ella lo ritrae, vivifica i molti tipi di canzone in cui la donna ricorda dove e quando si è incontrata con lui, le albe, le ballate, le serranilhas, le pastorelle, le canzoni di romeria, le barcanile: degli elementi della natura, per le circostanze di luogo e di tempo, il più frequente è il mare; il sentimento d'amore e l'emozione del mare si fondono, dando luogo allo stato

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d'animo che la tradizione portoghese sottolinea come tipico della propria gente e della propria poesia, un complesso di rimpianto-attesa-speranza e tante sfumature ancora, che tutte insieme confuse quel popolo chiama, con parola introducibile in altre lingue, saüdade. Dai più di duecento autori dei canzonieri (con ca. duemila composizioni), di 163 dei quali è giunta qualche notizia biografica, si citeranno qui non più che alcuni nomi fra quelli di compositori soprattutto, o esclusivamente, di "canzoni d'amico": Nuno Fernandes de Torneol ( $1^{a}$ metà del sec. xili), autore di delicate liriche; João Zorro, giullare-soldato-marinajo (fine del sec. xili), autore di barcarole; Martim Codax, autore, nella prima parte del sec. xili, della barcarola più famosa, Oadas do mar de Vigo, l'unica lirica dei canzonieri pervenutaci accompagnata da musica; João Soares Coelho (ca. 1210-80), poeta colto, in rapporto con stranieri, probabilmente anche con Sordello; João Aires de Santiago, il più fecondo compositore, dopo D. Diniz. Questo grande re (1261-1325) è infatti il più fecondo e il maggiore rappresentante della lirica galiziano-portoghese: convergono e si fondono in lui la poesia di motivi tradizionali, colta, e quella di fresca origine popolare.

La maturità rapidamente raggiunta dalla lingua ga-liziano-portoghese nella lirica, insieme ad altri molteplici motivi, ne estese l'uso anche ai poeti delle altre regioni della Penisola. Primo fra essi, per importanza di personalità umana e poetica, fu il nonno di D. Diniz, Alfonso il Savio (1221 ?-84), la cui opera in versi o Livro das cantigas de Santa Maria (430 composizioni) arricchisce quella poesia primitiva di un nuovo tema, quello religioso (vi si espongano e si esaltano i miracoli della Vergine), e inoltre pone a lato dell'espressione lirica propriamente detta quella narrativa: ne venne un ingrandimento decisivo nel quadro della prima manifestazione poetica iberica (anche di Alfonso il Savio ci pervennero accompagnamenti musicali). La lirica di palazzo, giunta attraverso il Cancioneiro Geral, detto anche de Resende (1516), dal nome del già menzionato Garcia de Resende, che vi raccolse un migliaio di composizioni di 286 autori della seconda metà del sec. xv, artisticamente mediocre nel suo complesso e monotona, perché si ispira alla sola classe aristocratica da cui vengono i suoi compositori, palesa il successivo capovolgimento della situazione culturale e dà i primi segni dell'influenza castigliana sulla letteratura portoghese (una sesta parte di questo canzoniere è scritta in castigliano). Anche qui il tema più frequente è l'amore, ma trattato troppo spesso con giochi cerebrali: fa capolino intanto la conoscenza dei Trecentisti italiani, almeno negli aspetti esteriori della loro ispirazione, e quasi sempre attraverso i primi italianisti spagnoli (come il marchese di Santillana). Ma vi si salva più di un poeta: Diogo Brandão (?-1550), malinconico e musicale; d. Joio Manuel (1460-99), che adatta suggestivamente al temperamento portoghese più di un atteggiamento petrarchesco e che si ispira, nelle trovas in castigliano Sobre os sete pecados mortais, al motivo dantesco del viaggio ultraterreno. Il riflesso di Dante è più palese nelle Trovas das cousas que vós di uno dei poeti meno convenzionali e più interessanti del canzoniere, Duarte de Brito. Duarte de Resende introduce invece nella poesia d'amore spunti realistici sconosciuti alla lirica primitiva; mentre altri compositori assumono senz'altro atteggiamenti spiccatamente satirici.

Lento ma continuo fu l'affinarsi della prosa. Ai Cistercensi del monastero di Alcobaça spetta la prima attività, con il tradurre dal latino o con l'elaborare opere religiose (vite di santi, regole di Ordini, ecc.), cronache e libri di lignaggio (tentativi, questi ultimi, di storia universale o di trattato enciclopedico, come il Pubblicirio do Conde d. Pedro). Ma i generi più significativi riguardano la vita cavalleresca, la didattica e la storia. Soprattutto l'atmosfera della Tavola Rotonda attrae l'interesse portoghese di quei secoli e produce, con la História dos Cavaleiros da Mesa Redonda e da Demanda do Santo Graal (fra il sec. xili e il xiv) l'opera di prosa letteraria più notevole precedente a quella degli storici, mentre l'Amadia de Gaula (la cui più antica versione scritta giuntaci, del-
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(per cartosis di mons. A. P. Finlai) Portogallo - Interno della chiesa dei Templari (sec. xv) - Tomar.
l'inizio del sec. xvi, è in spagnolo, ma il cui spirito è inconfondibilmente portoghese) inizia la scrie delle grandi narrazioni cavalleresche della penisola iberica. Nella prosa didattica si distingue l'attività di re e di principi, o stimolata da essi; primeggiano: il Livro da Montaria di re d. João I (1365-1433); il Livro da Ensinança do Bem Cavalgar Toda Sela e il Leal Conselheire di suo figlio re d. Duarte (1391-1438); e il Tractado da Virtuosa Bemfeituria, la più equilibrata e matura opera del genere, di d. Pedro (1392-1449), fratello di d. Duarte. Ma la grande personalità della prosa medievale è il cronista Fernão Lopes (1380 ?-1460), con le tre biografie rimasteci dei re d. Pedro I, d. Fernando I e d. João I : gli sono inferiori i suoi successori, Azurara, Rui de Pina, ecc.
2. Epoca classica (1502-1825). - La prima delle sue tre fasi, la cinquecentista o della scuola italiana ( $1502-80$, morte di Camões e inizio della dominazione spagnola), è il secolo d'oro della letteratura portoghese. Si apre con Gil Vicente (1465 ?-1537?), autore di 44 (o forse 46) autos (io tragicommedie, 13 farse, 17 "opere di devozione" o "moralità") che presentano un mondo eccezionalmente ampio e tuttora vivacissimo e che costituiscono il presupposto dell'ulteriore teatro iberico, almeno per la forma peninsulare del dramma sacro, l'auto. Si possono considerare come capolavori di Gil Vicente le tre Barcas, do Inferno (1516), do Purgatorio (1518) e da Glória (1519), implacabili satire sociali e delicatissime elevazioni religiose; Farsa de Iuês Pereira (1523), azione comica teatralmente perfetta; Auto da Cananeia (1534), commossa rievocazione lirica dell'accoglienza, da parte di Gesù, nel regno della sua Grazia, della donna di Canaan. Mentre il teatro si avvia alle forme umanistiche, l'influenza italiana penetra decisamente nella poesia lirica, attraverso le Ézlogas di Bernardin Ribeiro (1482 ?-1552), autore anche di un romanzo cavalleresco famoso, in prosa e in versi, Saüdades, più noto come Menina e Moça, e che accoglie, non senza forti contrasti in principio, le forme e gli spiriti nostri attraverso la teorica d'arte e la lirica di Sa de Miranda (1481-1558?), venuto a contatto, durante i suoi cinque anni (1521-26) di permanenza in

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Italia, con i maggiori letterati del tempo. E mentre nella lirica si sviluppa la distriba fra italianisti (il più originale di essi è Diogo Bernardes, 1530-1600?) e tradizionalisti (il più significativo è Antonio Ferreira, 1528-69, autore anche della più famosa tragedia cinquecentista, Castro), si fa matura e si allarga ad abbracciare i campi e i tomi più vasti la prosa. E la prosa cavalleresca, con il Palmeirim de Inglaterra (1567) di Francisco de Morais (1500?1572 ?); quella bucolica, rappresentata dalla già menzionata Menina e Moca di B. Ribeiro; quella umanisticopopolare, esemplificata nei Contos e Histórios de provenir e exemplo (1575-96) di Gonçalo Fernandes Trancoso (1520?-95?), che si ispirano alla novellistica italiana; quella religiosa, ricchissima, ed efficace strumento, anche letterario, del senso di concretezza di un popolo che, mentre guarda Dio, tiene i piedi saldi in terra (fr. Heitor Pinto, 1528?-84, con Imagem da Vida Christê, 15631572; fr. Amador Arrais, 1530-1600, con i Diálogos, 1589; fr. Tomé de Jesús, 1529-82, con i Trobalhos de fesús, 1602-1609, e altri); quella scientifica, vanto, per la sua precedenza cronologica in Europa e per la sua molteplicità, di una gente tesa alla conoscenza del mondo (Pedro Nunes, 1492 ?-1576 ?; García da Orta, 1493-1570). Ma notevole è soprattutto la prosa che accompagna le navigazioni e le conquiste, da quella delle relazioni sui paesi raggiunti (dall'India al Brasile) a quella delle autobiografie dei navigatori o governatori più saggi, o degli avventurieri più sconcertanti - come, fra questi ultimi, il Fernão Mendes Pinto (1510?-83) della famosissima Peregrinayla (1614) -, o dei più disavventurati naufraghi - come di quelli delle pagine raccolte più tardi (1733-36) nella História trágico-maritima di Bernardo Gomes de Brito (1688-?) - sino a quella, infine, degli storici. La storia diventa infatti, nel Rinascimento portoghese, la narrazione e l'interpretazione, in senso esaltativo della gesta nazionale, dell'attività d'oltremare, rivelandosi particolarmente patetica nelle Décadas (1552-1615) di João de Barros (1496?-1570), più o meno efficacemente sviluppato da Diogo de Couto (1542-1616) e dall'umanista Damião de Góis (1502-74), fra i