volume-09

Back to Volumes
portoghese, la narrazione e l'interpretazione, in senso esaltativo della gesta nazionale, dell'attività d'oltremare, rivelandosi particolarmente patetica nelle Décadas (1552-1615) di João de Barros (1496?-1570), più o meno efficacemente sviluppato da Diogo de Couto (1542-1616) e dall'umanista Damião de Góis (1502-74), fra i molti altri.

Sintesi ideale del mondo multiforme del secolo fu Luís de Camões ([v.] 1524-80); nel quale rifluiscono gli elementi più impegnativi della tradizione letteraria e della coscienza nazionale, che il poeta fonde, in una felice comunione fra cultura e vita, nel poema epico Os Lusíadas (1572), meritatamente assurto a simbolo del suo popolo. Ma il Camões dice la parola più alta anche nella lirica, nella quale, saggiamente e abilmente facendo propria anche l'atmosfera petrarchesca, secondo il canone estetico rinascimentale di perfetta imitazione - perfetta poesia, esprime con equilibrio ammirevole l'esuberanza interiore.

La fase secentista o d'influenza spagnola ( 1580 -1700) è la più scadente : la depressione per il dominio straniero, prima, e l'irrequietudine inevitabile nell'assestamento della ricuperata libertà ( 1640 ) poi, insieme ai noti fenomeni del secentismo, almeno nelle sue accezioni negative tradizionali, compromettono gravemente il fatto letterario. Nella poesia, un'interminabile serie di mediocri poemi epici si illude di ripetere Os Lusíadas, mentre un'altrettanto inesauribile catena di liriche si compiace di giocherellare con il concettismo, nell'atmosfera della moda spagnoleggiante, come appare dalle due raccolte antologiche principali, la Fenix Renascida (1716-28), e il Pastillato de Apolo (1761-62). Non mancano però in esse spunti di freschezza e di spontaneità, primo fra tutti quello dell'ispirazione religioso-mistica, che si rileva soprattutto in tre suore, Violante do Céu, Maria do Céu, Maria Madalena da Glória : e fa eccezione alla mediocrità dell'epoca Francisco Rodrigues Lobo (1580-1622) che tratta con originalità, oltre che vari generi - lirico, bucolico, epico - di poesia, anche molti di prosa - romanzo pastorale, temi di corte - come, per quanto riguarda questi ultimi, nella Côrte na Aldeia e Noites de Inverno (1619) quello de Il cortegiano del Castiglione. Ma lo scrittore più notevole del Seicento è Francisco Manuel de Melo, figlio di un portoghese e di una spagnola (1608-66) e autore classico tanto in portoghese come in spagnolo, nella trattazione
dei temi più svariati, dal matrimonio (Carta de guia de casados, 1661) alla storia (História de los movimientos y separación de Cataluña, 1645) al moralismo sentenzioso e umoristico (Apólogos Dialogais, postumi, 1721, fra i quali è famoso il quarto, l'Hospital das Letras, acutissima critica dei mondi letterari antichi e moderni), nella prosa; e nella poesia, dal teatro (Auto do Fidalgo Aprendiz, 1665) alla lirica (quasi tutta in castigliano: Las tres musas del Melodino, 1644, ecc.). La prosa del secolo, intanto, divagante nel concettismo nel genere storico, e compiacentesi dell'audacia stilistica in quelli biografico e mistico, manifesta però una suggestiva efficacia nell'oratoria sacra, nella quale si distingue il gesuita António Vieira (16081697), che predicò i suoi (Sermóes in P., in Italia (qui, anche in italiano) e in Brasile.

La fase settecentesca, detta anche di influenza francese (1700-1825, anno di pubblicazione del poema Camões del Garrett), è contrassegnata, nella prima metà del Settecento, dal sorgere o dal riformarsi delle accademie, che si preoccupano di ravvivare i contatti del mondo portoghese con l'esterno. Compare intanto, fra le
![img-9.jpeg](img-9.jpeg)
(da Lio van Pugetide, Les primitifs portaghes et la prinitite français, Lisbona 169, 101, fra 20. 67)
Portogallo - Ecre homo. Dipinto di Nuño Gonçalves - Lisbona, Museo nazionale di arte Antica.

## Page 1080

personalità tese al rinnovamento spirituale e intellettuale, quella del p. Luis Antonio Verney (1713-92), formatosi in Italia sull'opera del Muratori e del Genovesi, che con il Verdadeiro Método de Estudar (1746) rivoluziona la vita del pensiero, soprattutto pedagogico, nel suo paese. E sorge in Lisbona l'Arcadia Lusitana (o Ulissiponense, 1756), che nelle forme italiane riecheggia spiriti soprattutto francesi, richiamando la poesia sulle orme del Rinascimento nazionale e straniero e liberando il terreno dal secentismo. Hanno particolare rilievo in quei decenni il teatro (con clamorosa popolarità, sulle scene portoghesi, del Goldoni e del Metastasio adattati al gusto portoghese s), la satira (fra l'altro con un poema eroicomico, l'Histoire, di uno dei due fondatori dell'Arcadia, António Diniz da Cruz e Silva, 1731-99, che fa pensare ai poemi del Tassoni e del Parini), la lirica (nella quale si distingue fra i molti l'altro fondatore dell'Arcadia, Pedro António Correira Garção, 1724-72) e l'epopea (riportata in onore da José Basilio da Gama, 1740-95, e José de Santa Rita Durão, 1722-84, entrambi brasiliani di origine). Ma verso la fine del secolo molti arcadi di nome sono tali solo in parte, o non lo sono più affatto : la poesia riprende vita (e ritorna il calore anche nella cultura e nelle versificazioni, di moda, dei temi scientifici), soprattutto tornando alle fonti del sentimento, in primo luogo con Manuel Barbosa Bocage (1765-1805), che riporta il sonetto all'intensità umana e all'equilibrio artistico perduti dopo il Cinquecento: è ormai imminente il romanticismo.
3. Epoca moderna (1825-1952). - Quella romantica è appunto la prima delle sue tre fasi, che si spinge fino al 1871, anno delle cosiddette "Conferenze democratiche del Casino di Lisbona ". Rimessa violentemente in moto la vita nazionale, prima dall'invasione francese e dalla liberazione, poi dalle lotte civili fra assolutisti e liberali, due scrittori che hanno conosciuto le vie dell'esilio, João Batista de Almeida Garrett (1799-1854) e Alexandre Herculano (1810-77) comunicano alla loro letteratura le nuove idee, adattandole alle contingenze e al temperamento locale e patriottico. Il Garrett, dall'esistenza irrequieta, socialmente e politicamente fortunata, sentimentalmente inesauribile, ravviva di fine sensibilità e di acuta intuizione psicologica la propria opera lirica (soprattutto nella raccolta Fóthas Caídas, 1853), teatrale (soprattutto nel dramma Fr. Luis de Sousa, 1844) e narrativa (soprattutto nel romanzo Viagens na minha terra, 1846). Spetta poi al Garrett il merito di avere richiamato l'attenzione sulle tradizioni poetiche antiche, con la raccolta del Romanceiro. L'inserimento culturale del P. nel resto d'Europa, è, però, in gran parte, opera dell'Herculano (v.). Oltre alla poesia, artisticamente mediocre, egli coltiva la narrativa e la storia, con un graduale passaggio dal romanzo storico alla storia propriamente detta, rivelandovi scrupolo di ricercatore di quella che all'autore pare la verità dei fatti e degli uomini. Mentre il capolavoro narrativo di Herculano è il romanzo Eurico o Presbitero (1844) - vi si affronta un tema caro alle letterature iberiche, il contrasto fra il sentimento e il dovere nel sacerdote cattolico la sua più importante opera storica è la História do Portugal (1846-53), cui si affianca la raccolta dei Portugaliae Monumenta Historica. Di molto inferiore alla fama attribuitagli dalla tradizione nel movimento romantico è il poeta António Feliciano de Castilho (1800-75), più interessante come traduttore che come autore originale. La letteratura romantica si evolve, dando nella lirica due movimenti sorvolanti verso il sentimentalismo (quelli dei giornali di Coimbra O Trovador, 1844, attorno a João de Lemos, 1818-90; e O Novo Trovador, 1851, attorno ad António Augusto Soares de Passos, 1826-60); dando nella narrativa e nella storia opere, che si provano faticosamente nella scia di Herculano; ma precisandosi con valori nuovi, sempre più visibili, nel romanzo psicologico, dove soprattutto avviene il passaggio alla nuova fase, con il romanzo cosiddetto campestre di Júlio Dinis (1839-71), autore di fine psicologia nello studio dell'ambiente soprattutto di campagna (As pupilas do Senhor ReitorCrónica de aldeia, 1866, e A Morgadinha dos Canaviais, 1868) - visto con benevolenza ma senza travisamenti -
e con il romanzo passionale del fecondissimo Camilo Castelo Branco (1826-90), dall'opera ondeggiante fra il romanticismo disordinato e in ritardo e la spietata acutissima osservazione, tutta moderna, del tempo e dei costumi : di lui è famoso e popolarissimo nella tradizione portoghese, per la sua atmosfera romantica e appassionata, l'Amor de Pardigão (1862), ma sono certamente più notevoli Novelas do Minho (1875) e A Brasileira de Prazins (1882), che insieme ai moltissimi altri minori del genere si possono considerare senz'altro l'introduzione al resismo. E intanto fra il romanticismo e il realismo, appartata da scuole poetiche, fiorisce la suggestiva opera lirica di un solitario cantore di amore, João da Dona (1830-96), con Flor do Campo (1868) e Campo de Flores (1893).

Realista, o postromantica, è detta appunto la seconda fase dell'epoca moderna (1871-1900, morte di Eça de Queiroz). Si apre con la ribellione violenta di un gruppo di giovani studenti di Coimbra alla dittatura del vecchio Castilho, ribellione iniziatasi con quella che fu detta la "Questione di Coimbra" (1865), e precisatasi con le suaccennate "Conferenze democratiche del Casino di Lisbona" (1871), tenute da quei giovani, le quali, benché presto sospese dalle autorità, misero in moto il corso delle nuove idee. La rivoluzione recata da codesta generazione è la somma ideale di tre manifestazioni diverse : attorno ad Antero de Quental ([v.] 1842-91), che diede l'avvio alla "Questione" e che preparò le "Conferenze", il ribollire di idee sociali che per semplificare si possono chiamare socialismo (politicamente si andò poi dissolvendo quando Antero de Quental si chiuse nel suo dramma umano e nel suo mondo poetico); attorno a Teófilo Braga (18231924) la scuola del positivismo nella scienza e del repubblicanesimo nella politica; attorno a Eça de Queiroz (1845-1900) il mondo di scrittori dalle idee apparentemente più concilianti e dagli atteggiamenti più compassati ma di orizzonti amplissimi e di critica demolitrice e costruttrice allo stesso tempo : è il gruppo definito, da uno dei suoi membri, Oliveira Martins, dei "Vinti della Vita". Antero de Quental produce l'opera poeticamente più alta del mondo portoghese moderno, soprattutto nei Sonetos completos. L'affannosa e inesauribile ricerca culturale e letteraria di Teófilo Braga, inteso a raccogliere i Materiais para a história da civilisação portuguesa, prepara i documenti che renderanno possibile un'interpretazione più calma e obiettiva del fatto letterario alla generazione successiva. E il complesso di realizzazione di pensiero e di arte dei "Vinti della Vita" racconta di molto la distanza che separa il P. del tempo dagli altri paesi. João Pedro de Oliveira Martins (1845-94) irrompe con decisa violenza nella tradizione storica nazionale, obbedendo alla formula - da lui stesso enunciata - che "la storia dev'essere sempre una resurrezione, e il processo artistico e sintetico sarà sempre il confacente ad essa ". Nasce, così, dalle sue opere (sono fondamentali la História da República Romana, 1885; la História da civilisação ibérica, 1879; la História de Portugal, 1879), un P. visto e sentito in un modo diverso dal tradizionalismo, suggestivamente inserito in un mondo pateticamente rievocato. Eça de Queiroz fa compiere al romanzo il cammino completo del realismo ( $O$ crime do Padre Amaro, 1875; O primo Basilio, 1878; Os Maias, 1880), scrutando profondamente l'anima portoghese e giungendo, nell'opera degli ultimi anni (A ilustre Casa de Ramires, 1897; A cidade e as serras, 1901; e le 16 lettere della Correspondência de Fradique Mendes, 1891), a coprire di un velo di contenuta eppure commossa poesia l'uomo che sta al centro della propria creazione letteraria. Ramalho Ortigão (1836-1915) nella prosa e Guerra Junqueiro (1850-1923) nella poesia chiudono idealmente il gruppo dei "Vinti della Vita"; e mentre la prosa narrativa si effonde, e anche si perde, nell'imitazione di Eça de Queiroz, si affina la prosa giornalistica (e aumenta quella delle relazioni di viaggio, che interessa anche l'Italia, ma che dà le sue pagine migliori con i libri di Wenceslau de Morais, 1854-1929, sul Giappone), riacquista serietà di studi la prosa storiografica e compare una sempre più sicura coscienza dell'erudizione (come, nel campo della filologia, con Francisco Adolfo Coelho, 1847- 1919, e José Leite de Vascon-

## Page 1081

cellos, 1858-1941; e della critica con Moniz Barreto, 1865-94).

La terza ed ultima fase, quella contemporanea, sembra oscillare fra i due estremi: aggiornamento del mondo portoghese al resto del mondo europeo e persistenza nella propria tradizione. La lirica è passata attraverso più o meno tutte le esperienze note agli altri paesi d'Europa: dal momento realista, rappresentato fra gli altri da Gomes Leal (1849-1921; ma dalla sua raccolta migliore, Claridades do Sul, del 1873, trapela una delicata spiritualità) e da Cesário Verde ( $1855-86$, che scivola però verso il crepuscolarismo), essa è andata via via evolvendosi: ha provato il simbolismo, introdotto da Eugénio de Castro (1869-1944, che fa pensare per certi aspetti al D'Annunzio) ed elevato alla più felice espressione poetica, con un originale adattamento alla tradizione nazionale, da António Nobre (1866-1900), con Sá (1898); il suãdasismo (risveglio della poesia e della teorica d'arte in senso nazionalistico), propugnato soprattutto da Teixeira de Pascoaes (n. nel 1878) e da Afonso Lopes Vieira (1878-1946); il modernismo, simboleggiato dalla personalità molteplice e sconcertante e dai valori poetici tuttora variamente valutati di Fernando Pessoa (1888-1935; Obras completas, 1945-46) : nell'oscillazione fra l'arricchimento estetico e "tecnico" recato dal Pessoa e l'attaccamento al passato han proseguito la sua generazione c. nel complesso, le successive fino all'attuale. Il teatro, dopo una breve fase realista di pressoché esclusiva imitazione straniera, ritrovò un interessante momento artistico nel passaggio fra i due secoli, in un suggestivo atteggiamento inaspettatamente neoromantico, con predilezione per il dramma storico, ma arricchito d'introspezione psicologica (João da Câmara, 1852-1908; Eduardo Schwalbach, 1860-1946; Júlio Dantas, n. nel 1876), per evolversi poi verso l'accentuazione di problemi sociali e l'esasperazione di situazioni patologiche (da Vitoriano Braga, 18881940, a Carlos Selvagem, n. nel 1891, ad Alfredo Cortés [1880-1945]), non senza la preoccupazione di conciliare i valori tradizionali con gli approfondimenti psicologici e le novità artistiche (da Vasco de Mendonça Alves, n. nel 1887, a Ramada Curto, n. nel 1887).

Nella prosa, il romanzo e la novella manifestano, all'aprirsi del Novecento, l'influenza di Eça de Queiroz, nella «tecnica» oltre che nella scelta dei temi e nel relativo svolgimento psicologico (degno di menzione, fra i molti, Raul Brandão, 1867-1930), mentre il moltiplicarsi delle necessità e dei problemi sociali agisce sulla narrativa più vicina a noi, che allo stesso tempo si è andata artisticamente affinando anche grazie ai sempre più stretti contatti con la narrativa straniera: eccellono fra i romanzieri viventi il fecondo Aquilino Ribeiro (n. nel 1885), implacabile nella disamina psicologica e sconcertante nel personalissimo stile (A via Sinuosa, 1919; S. Banoboião macavete e mártir, 1937; Volf râmio, 1944 ecc.), José Maria Ferreira de Castro (n. nel 1898), descrittore patetico dell'emigrazione in Brasile (Emigrantes, 1928; A Selva, 1930) e delle angustie delle classi più umili (A lá e a neve, 1947; ecc.) ed il più significativo rappresentante forse di una tradizione narrativa dichiaratamente cattolica, Manuel Ribeiro (1879-1942). Ma forse la prosa che più interessa, del P. contemporaneo, è quella rivolta alla storia della cultura in senso lato, per l'evidente acceleramento di ritmo che essa ha palesato al riguardo negli ultimi tempi. L'interpretazione della storia, infatti, ha saputo nel complesso contemporare la maturità contemporanea d'interpretazione con il proposito di opporre una diga alle esagerazioni dottrinarie di ogni tendenza: lo documento, fra l'altro, la Revista da História (1912-28), fondata e diretta da Fidelino de Figueiredo (n. nel 1889), e nell'atmosfera della quale scrisse proficuamente, fra tutti, João Lúcio de Azevedo (1855-1933) : da una pro-
![img-10.jpeg](img-10.jpeg)
(da Leo van Pyselde, Lra primitifz portugais et la peinture demande, Lisboa 1818, tux. Ira pp. 10.17)
Portogallo - Storia di s. Orsola. Particolare del dipinto del Maestro di S. Auta. Lisbona, Museo.

fondità battagliera di pensiero è ispirata l'opera, fra gli altri, di António Sérgio (n. nel 1883). La ricerca e la critica letteraria si sono svecchiate, accogliendo, nella tradizione erudita, sistemi di sobrietà e preoccupazioni di obiettività : ne va il merito precipuo al già menzionato F. de Figueiredo (A história literária como ciência, 1912; História literária de Portugal, 1944), mentre anche la filologia, nel senso ristretto della parola, si è fatta cauta e avveduta, fra gli altri con Manuel Rodrigues Lapa (n. nel 1897), o si accompagna a un'ampia informazione culturale, come in Hernâni Cidade (n. nel 1887), o a una piacevole rievocazione di ambienti e di uomini, come in Vitorino Nemésio (n. nel 1901); sostanziosità di idee ha assunto il viaggio e anche fra i molti critici «militanti» interessati alla letteratura contemporanea nazionale e straniera, come in João Gaspar Simões (n. nel 1903).

Brat. F. Denis, Résumé de l'hist. littér. de Portugal, ecc., Parigi 1826; C. Michaelis de Vasconcellos, Gesch. der portugiesich. Liter., Strasburgo 1894; T. Braga, Hist. de literat. portugueso, a voll., Porto 1908-16; E. Carre Aldao, Literat. Gallega (con ampia bibl.), $2^{a}$ ed., Barcellona 1911; A. F. G. Bell, Portuguese Literal., Oxford 1921; F. de Figueiredo, Hist. de la literat. portuguesa, Barcellona 1927; A. Forjas de Sampaio, Hist. da literat. portuguesa ilustrata (scritta da vari autori), a voll., Lisbona 1929-32 i primi tre, il $4^{\circ}$ s. d.; M. dos Remédios, Hist. da literat. portuguesa desde as origens até à actualidade, $16^{\circ}$ ed., Coimbra 1930; G. Le Gentil, La littér. portugaise, Parigi 1935, $2^{\text {a }}$ ed. 1930; A. Fortes e A. Forjas de Sampaio, Hist. da liter. portuguesa, Lisbona 1936; F. de Figueiredo, Hist. liter. de Portugal (secc. xII-xx). Coimbra 1944; O. Lopes e J. Martins, Breve hist. da liter. portuguesa, Lisbona 1945; A. Ribeiro da Cunha, A língua e a literatura portuguesa. Historia e critica, Braga 1948. In Italia: G. C. Rossi, L'Arcadia e il romanticismo in P., Firenze 1941: id., Stor. della letter. portoghese, ivi 1952; per un orientamento sommario sui rapporti fra la letteratura portoghese e l'italiana in genere cf., dello stesso autore, la Breve hist. da literat. ital., Lisbona 1946.

Giuseppe Carlo Rossi
Q. Arte. - Ruderi di costruzioni romane, fra i quali i resti del tempio di Evora sono l'esempio maggiore, la chiesa visigota di Balsemão (Lamego) del sec. viII, il S. Frutuoso di Braga che ha schiotto carattere bizantino, la chiesa macarabe di Laurosa (sec. x), il S. Amaro di Beja e pochi altri edifici più o meno conservati testimoniano della attività artistica in P. in epoca anteriore all'età romanica. Fu allora che le manifestazioni dell'arte si svilupparono dal nord

## Page 1082

verso il sud, come la marcia della "Reconquista", lasciando monumenti insigni nelle cattedrali di Braga, Porto, Lamego, Coimbra e Lisbona che in vario grado riflettono modi derivati dalla Francia del sud. Lo stesso può dirsi delle successive forme dell'architettura gotica di cui la chiesa del monastero cistercense di Alcobaça è l'esempio più puro.

Tali forme gotiche tuttavia spesso si fondono in P. con le precedenti romaniche generando complessi non privi di bellezza, come il S. Joāo di Alporão (Santarem). Ma alla fine del ' 300 assumono nuovo aspetto nella grande chiesa di S. Maria della Vittoria ad Aljubarrots, meglio conosciuta con il nome di Batalha, opera degli architetti Alfonso Dominigues (1388-1402), Onguete (1402-38) e del più tardo Mateus Fernandes. Quest'ultima, assieme ai figli Pedro e Filippo Enrico, a Diogo e Francisco de Arruda, a Boytac ed a Marcus Pirez, è tra i maggiori architetti attivi durante il regno di don Manuel I. Sono essi che elaborano lo stile detto appunto "Manuelino", perché sviluppatosi durante il regno di quel monarca, e caratterizzato soprattutto da una intensa e vistosissima decorazione di carattere naturalistico, anche riecheggiante temi sciatici, che dà alle forme architettoniche un senso di opulenza talvolta addirittura barocco. Monumenti essenziali di tale stile sono, con alcune parti di Batalha, il convento di Cristo ed il Santuario dei Templari di Tomar, la Torre di Belem presso Lisbona, nonché un numero notevolissimo di portali e finestre in parte anche posteriori al regno di don Manuel quando sulla stile manuelino influisce anche il plateresco spagnolo di Diego e Joāo de Castilho.

I principali centri di diffusione di forme rinascimentali furono nel Cinquecento: Thomar, Coimbra ed Evora. A Tomar esse appaiono abbastanza pure nella chiesetta della Concezione, a proposito delle quale si è fatto perfino il nome del Sansovino, e nelle costruzioni di impronta serliana e palladiana di Diogo de Torralva specialmente il chiostro dei Filippi; ad Evora e Coimbra, soprattutto ad opera degli scultori italianizzanti e francesi, il principale dei quali è Nicola Chanterène. Poi, nell'ultimo quarto del secolo, l'italiano Filippo Terzi, giunto nel P. nel 1576 quale architetto militare, ma presto attivo anche nei campi dell'architettura ecclesiastica e civile, edificando il S. Vincente de Fora a Lisbona, il Palazzo reale di quella città, completando il chiostro dei Filippi di Tomar, costruendo il Palazzo vescovile di Coimbra e verosimilmente la grande chiesa da Serra do Pilar di Porto, dette nuovi modelli ai maestri locali che durante tutto il ' 600 non dimenticarono la sua maniera schietta e solenne di edificare.

Durante l'età barocca nell'architettura portoghese si debbono distinguere due correnti : una vivacissima, specie a Braga, di intonazione quasi popolaresca, caratterizzata da una elegante decorazione che si sviluppa opulenta nelle facciate e negli interni sul fondo bianco delle pareti, e fra gli esempi maggiori si cita quello della chiesa di Falperra e dell'altra dei Congregandos; l'altra di intonazione sulica e che si collega alle forme italiane: a quelle di Guarino Guarini dapprima, che fu attivo anche a Lisbona e poi, nel '700, a quelle di Federico Ludovici, un tedesco italianizzato, autore della grande chiesa e convento di Mafra, dei Bibbiena attivi a Lisbona, e infine di Nicolò Nasoni o Nazzoni, un senese vissuto a Oporto fra il 1732 e il 1773 ed autore fra l'altro di quel vero capolavoro che è la chiesa e torre dos Clerigos.

Le vicende della scultura in P. non si differenziano di molto da quelle dell'architettura e riflettono le stesse influenze che nelle tombe dei secc. xiri e xiv esistenti nelle chiese di Evora, di Braga, di Lisbona e di Alcobaça sono soprattutto quelle della scultura francese; e cosi ancora durante il ' 400 , fin quando sul finire di quel secolo e agli inizi del successivo le forme rinascimentali giungono in P. sia attraverso l'opera di scultori francesi e spagnoli più o meno italianizzati, sia infine per apporti diretti italiani, fra i quali è sempre da rammentare quello del Sansovino, che il Vasari vuole abbia soggiornato a lungo in P. e del quale nella regione, più che opere sicuramente sue,
![img-11.jpeg](img-11.jpeg)

Portogallo - Viale Roma - Lisbona.
si possono indicare sculture certo influenzate dalla sua maniera. Tra gli altri importantissimi scultori attivi nel '500 è il già ricordato Nicola Chanterène (attivo tra il 1517 e il 1550) di formazione italiana, attivo soprattutto a Coimbra, ad Evora, a Sintra e a Belem; e Joāo de Ruāo (m. nel 1580) cui vanno attribuite numerose opere e che esercitò un forte influsso sugli artisti locali. Durante l'età barocca la scultura si svolge soprattutto nelle fastose decorazioni che talvolta rivestono le schiette forme architettoniche, fin quando nella prima metà del secolo sotto il regno di Giovanni X non andò a stabilirsi a Mafra, dove affluivano molti marmi ordinati a Roma dal Ludovici, Alessandro Giusti che appunto a Mafra, fra il 1753 e il 1770 , svolse una grande attività anche come maestro di scalpello per molti Portoghesi. Alle più originali attività di costoro si devono assegnare non solo molte immagini devote nelle chiese, ma anche una intensa produzione di figurette di presepe.

Le vicende della pittura in P., a parte l'attività di maestri italiani immigrati nella regione o di portoghesi in Italia (Alvaro Pirez de Evora), hanno inizio con il manifestarsi della grande personalità di Nuño Gonçalves (v.), attivo tra il 1450 e il 1470 , i cui rapporti con la pittura fiamminga e con la arazzeria della Francia meridionale sono evidenti, come quelli d'altronde con le contemporanea pittura spagnola. Intorno alla figura veramente grandiosa di questo pittore e alla sua opera massima, il polittico di S. Vincente, gli studiosi sono andati raggruppando opere e figure minori di artisti attivi sul finire del sec. xv e agli inizi del sec. xvi, senza per questo riuscire finora a tracciare i lineamenti di una individuale storia della pittura portoghese. Da ricordare, ad ogni modo, il Maestro di Sardoal, Francisco Henriques, Frei Carlos attivo soprattutto ad Evora, mentre fanno parte della cosiddetta scuola di Viseu e svolsero una notevole attività nel periodo manuelino Vasco Fernandez, il Maestro del Retablo della cattedrale di Viseu e Gaspar Vaz. Allora a Lisbona operavano nella bottega di Jorge Alfonso Crostoforo di Figuereido cui sono attribuiti vari dipinti di notevole valore, Garcia Fernandez e Gregorio Lopes

## Page 1083

pittore di corte fino al 1550 . Poi durante il '600 la pittura portoghese, i cui modi si confondono con quella spagnola, vanta ancora un artista di notevole interesse, Dominico Vieira, mentre nel sec. xvili giungono ancora in P. influssi ed opere dall'Italia e dalla Francia, contribuendo alla formazione di quel Francisco Vieira de Matos, più noto come Vieira Lusitano ( 1699 -1783), che fu anche a Roma scolaro del Luti e del Trevisani, di Francisco Vieira Portucese ( 1765 -1805) e di Domingo Antonio de Sequeira (1768-1837), due pittori quest'ultimo di notevolissimo interesse anche per i precorrimenti romantici dell'arte loro.

Bun.: E. Lavagnino, Artisti italiani in P., Roma 1940; R. dos Sanctos, L'Art portugais, Lisbona 1949; Atti del Congr. internaz. di Stor. dell'arte a Lisbona nel 1949, Lisbona 1951. Emilio Lavaenino
VII. Ordinamento scolastico. - L'istruzione si svolge nelle scuole governative e nelle scuole private. Queste ultime sono sottoposte al controllo del Ministero dell'educazione e regolamentate dalla legge n. 2033 del 27 giugno 1949. L'art. 2 di detta legge stabilisce che non spetta al governo di controllare l'insegnamento nei seminari ecclesiastici e quello della religione in quanto per essi valgono le disposizioni contenute nell'art. 20 del Concor. dato con la S. Sede del 7 maggio 1940. L'educazione fisica, il canto e l'intera educazione femminile vengono controllati dall'ispettorato dell'insegnamento privato e dalle seguenti associazioni: Gioventù portoghese, Gioventù portoghese femminile, Opera delle Madri OMEN e Visitatrici scolastiche. L'art. 3 della legge 2033 stabilisce inoltre che l'ispettorato deve vigilare sul modo in cui vengono educate le alunne, esigendo che l'educazione sia orientata verso la conservazione delle virtù della donna e del focolare domestico. A tal scopo è permesso alle Visitatrici scolastiche di sorvegliare e di guidare l'azione educativa nelle stesse famiglie delle alunne.

L'intero sistema scolastico privato e governativo comprende i giardini d'infanzia per i bambini dai 3 ai 6 anni d'età, le scuole elementari da 7 a 11 anni d'età, scuole secondarie e le seguenti università : Coimbra, fondata nel 1291, Oporto, fondata nel 1762, Lisbona, fondata nel 1911. Terminata la scuola elementare l'alunno può scegliere i seguenti tipi di scuola: Ensino primario complementar biennale, Ensino commercial elementar quadriennale, Ensino tecnico elementar quadriennale, Escala de agronomia quadriennale, Liceus centrais o Liceus nacionais quinquennale. Ultimati gli studi in uno di questi tipi di scuola può accedere all' Ensino commercial secundario, Ensino tecnico secundario, a Letras, Ciencias o al Magisterio primario. Ottenuto il diploma accede dalle Letras all'Università, dalle Ciencias all'Istituto superiore tecnico, dal Magisterio primario alla Escala normal superior, dall' Ensino commercial secundario all'Istituto delle scienze economiche e finanziarie, dall' Ensino tecnico secundario all'Istituto tecnico. L'istruzione del clero cattolico si svolge in 9 seminari minori, in 5 seminari maggiori e in 10 seminari a plena; presso la Scuola superiore coloniale a Lisbona si impartisce dal 30 sett. 1946, in base alla legge 35.885 , l'insegnamento di missionologia cattolica. Vedi tav. CXXII.

Bun.: Le Statuto dell'insegnamento privato in P., in Boll. di legislas. scolastica comparata, Roma 1949, pp. 225-66; Anuario estatistico, Lisbona 1950. Miroslav Stumpf
PORTOGRUARO, diOCESI di. - Scavi recenti hanno messo in luce una nuova area sepolcrale con due recinti, con celle quadrangolari a tre absidi, con aditi inquadrati da colonne isolate a guisa di protero.

Nella cella mediana un sarcofago ha l'iscrizione d'una Faustiniana di rango senatorio che da viva si fece la sua sepoltura e termina con le parole: - Christi tabernaculo ac sanctorum memoriae commendavit v. A sud è stata scoperta una trichora (fine sec. iv) da cui all'epoca dell'abbandono (inizio sec. xII) il vicino battistero romanico ha assunto configurazione plenimetrica e dimensioni. Nella basilica cimiteriale (sec. v), che fa parte del complesso, si trovano allineati 8 sarcofagi : Habitant in basilica,,
come dice l'epigrafe sulla fronte di uno di essi. V. inoltre CONCORDIA, DIOCESI di.

BibL.: P. L. Zovatto, Le epigrafi latine e greche nei sarcofagi palesscisti, della merrapidi di Iulia Concordia, in Epigraphica. 1946-48; id., L'architett. civile, gotica e rinascimentale a P., in Atti dell'Istit. ven. di scien., lett. e arti, 107 (1948-49, III, p. 235 ngg.; id., Antichi monom. crisi. di Iulia Concordia Sagittaria, Roma 1950; id., Una notevole area sepolcrale scoperta a Concordia, in Mem. stor. foragiulisti, 39 (1943-51), pp. 102-106; id., Capitelli concordiesi, ibid., pp. 107-11. Paolo Lino Zovatto

PORTO LUIGI, diOCESI di. - L'isola di Maurizio e le altre isolette annesse (S. Brandon, Rodriguez, Agaléga, Farguhas, arcipelago di Chagos, Diego Garcia, Six Iles, Pevos Banhos, Salomon), che formano la diocesi di P. L., appartengono all'arcipelago delle isole Mascarene nell'Oceano Indiano a est del Madagascar.

Maurizio, già nota agli Arabi, fu scoperta nel 1507 dal portoghese Diego-Fernandez Pereira, che la chiamò Isola del cigno, e fu visitata più tardi da Pedro Mascarenhas. Annessa all'Olanda nel 1598 dall'ammiraglio van Warwick, che le diede il nome di Mauritius in onore del principe Maurizio di Nassau, e in seguito abbandonata, fu nel 1715 occupata dai Francesi che la chiamarono Ile de France. I Lazzaristi ne ebbero cura dal 1722 al 1819, con focoltà delegate dall'arcivescovo di Parigi, al quale la missione era stata affidata dalla S. Sede. Nel 1810 passò sotto la corona britannica. Secondo l'atto di capitolazione gli abitanti conservavano religione, usi, leggi e costumi e la religione cattolica rimaneva la religione dello Stato, secondo il Concordato del 1801. L'Isola riebbe allora il nome di Mauritius. Nel 1819 Propaganda fece di P. L. il centro d'un immenso vicariato ap., affidato ai Benedettini, che abbracciava Maurizio, S. Elena, Capo di Buona Speranza, Madagascar, le isole Seychelles e tutta l'Australia. Create nuove missioni, il territorio, successivamente ridotto, nel 1847 fu eretto in diocesi, la quale poi nel 1916 fu affidata alla Congregazione dello Spirito Santo. La diocesi di P. L. è immediatamente soggetta ed ha attualmente una superficie di 2080 kmq .; una popolazione di ca. $473.000 \mathrm{ab} .$, di cui 160.000 cattolici con 380 catecumenii, 70.000 maomettani, 220.000 indù, 10.000 cinesi, tra i quali ultimi specialmente si cerca di suscitare con frutto un movimento di conversioni; 27 sacerdoti secolari, 28 della Congregazione dello Spirito Santo, 6 gesuiti; 2 fratelli laici indigeni e 15 esteri, 303 suore, di cui 233 indigene e 70 estere, con 12 novizie; 17 seminaristi maggiori, di cui 9 studiano a Parigi e 8 a Roma, 4 seminaristi minori; 259 catechisti; 37 parrocchie; un imponente complesso di opere assistenziali; 59 scuole elementari, 8 medie; 4 periodici con una tiratura di 8800 copie.

Bun.: Apergo historique. Maison Mère de la Congr. du St Esprit, Parigi 1932, p. 431 ngg.; MC. Roma 1950, p. 203; Calendrier du diocèse de Port-Louis, Maurice 1951, passim; Archivio della S. C. de Prop. Fide, pos. prot. n. 3911/51. Carlo Corvo

PORTO MALDONADO, VICARIATO APOSTOLICO di. - Nel Perù, fu eretto in prefettura ap. di S. Domenico di Urubamba il 5 febbr. 1900, insieme alle altre due prefetture ap. di S. Leone delle Amazzoni e di S. Francesco dell'Urayal, tutte nella regione ancora selvaggia del paese, e affidata ai Domenicani.

Il 4 luglio 1913 la prefettura fu elevata a vicariato ap. con l'aggiunta del dipartimento della Madre di Dio, per cui fu cambiato il nome in quello di vicariato ap. di Urubamba e Madre di Dio. Il 10 marzo 1949 gli fu dato il nome di P. M., sede dell'Ordinario, e gli fu attribuita la regione peruviana dell'Alto Furus mentre quella del l'Alto Turuá, fino allo spartiacque dei bacini dei fiumi di Turuá e Curanja, fu annessa al vicariato ap. di Urayali.

Ha una superficie di ca. kmq. 180.000 , situata nella regione delle foreste della zona amazonica. E irrigata anche dai fiumi Madre di Dio, Urubamba e da molti altri che sono quasi le uniche vie di comunicazioni. La temperatura è tropicale, assai calda e umida. Il suolo è molto fertile. Il numero degli abitanti è molto incerto. Alcuni li portano a 42.000 , di cui i civilizzati sarebbero 36.000 in

## Page 1084

gran parte cattolici. Gli altri 6000, animisti e pochi protestanti. Altri con maggior probabilità parlano di 20.000 o 25.000 ab., per cui il numero dei cattolici deve essere diminuito in proporzione. Gli animisti sono ancora selvaggi, divisi in varie tribù. Vi sono 21 missionari distribuiti nelle 7 quasi-parrocchie, coadiuvati dalle suore missionarie del S.mo Rosario. Vi sono 1 ospedale, 1 dispensario, 4 orfanotrofi, 30 scuole industriali e 15 elementari. L'Azione Cattolica è ancora agli inizi.

BibL.: S. C. de Prop. Fide, Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 3751/90; AAS. 2 (1913), pp. 337-38; 41 (1949), pp. 467, 429; MC 1950, pp. 37-38. Saverio Paventi

PORTO NAZIONALE, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Goias nel Brasile. Ha una superficie di 250.000 kmq . con una popolazione di 213.000 ab. dei quali 208.000 cattolici. Conta 17 parrocchie, servite da 10 sacerdoti diocesani, seminario maggiore e minore (Ann. Pont., 1952, p. 325).

La diocesi fu creata dal papa Benedetto XV con la bolla Apostolatus officium del 20 dic. 1915 per smembramento della diocesi di Goias, elevando al grado e dignità di cattedrale la chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie esistente in P. N. La diocesi è suffraganea di Maitana; patrona delle diocesi è N. Senhora das Merins.

BibL.: AAS, 8 (1916), pp. 92-95; G. B. Lehmann, $O$ Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 313-15.
Virginio Battezzati
PORTO PACE (Port-de-Paix), diOCESI di. Città e diocesi della Repubblica di Haiti, suffraganea dell'arcidiocesi di Porto Principe, capitale del dipartimento di Noroeste.

Ha una superficie di 3600 kmq . con una popolazione di 180.000 ab., di cui 160.000 cattolici distribuiti in 49 chiese e 10 parrocchie, servite da 24 sacerdoti regolari; conta 1 comunità religiosa maschile e 7 femminili, i istituto di educazione maschile e 5 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 326).

La diocesi fu creata il 3 ott. 1861 dal papa Pio IX; ma l'erezione ebbe luogo solo nel 1928.

BibL.: anon., Port-de-Paix, in Enc. Eur. Am., XLVL p. 6ro. Enrico Josi
PORTO PRINCIPE (Port-au-Prince), ARCidiocesi di. - Arcidiocesi e città capitale della Repubblica di Haiti nell'America centrale. Ha come suffraganee le diocesi di Les Cayes, Capo Haitiano, Les Gonaïves e Porto Pace.

La sua estensione è di kmq. 7000 con 1.000 .000 di ab., di cui 900.000 cattolici; ha 358 chiese e 41 parrocchie, servite da 81 sacerdoti diocesani e 44 regolari; 7 comunità religiose maschili e 5 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 321).

L'arcidiocesi fu creata dal papa Pio IX con bolla del 3 ott. 1861. Ebbe quasi sempre un clero francese; nel sec. xviII fu servita da Domenicani e dopo la Rivoluzione Francese fu tenuta da un clero immeritevole che fu però sostituito con il Concordato del 1860. Suo primo arcivescovo fu mons. Testard du Cosquer (1863-69); fra gli altri che gli successero si ricordano mons. Guilloux (1870-85), mons. Hillion (1886-90), mons. Tonti (18941902), mons. J. Conan (1903) che tenne il primo Concilio provinciale delle Haiti. Nell'arcidiocesi vi è un collegioseminario, diretto dal Padri dello Spirito Santo, ma il seminario principale è in Francia. Inoltre vi sono altri istituti di istruzione, come l'Istituto di S. Luigi Gonzaga, e altri di istruzione femminile. Tra gli edifici religiosi più notevoli si ricorda la nuova Cattedrale, le chiese di S. Anna, di S. Giuseppe, di S. Francesco e di S. Antonio.

BibL.: A. Cabor, s. v. in Catt. Enc., XII, p. 284; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XLVL pp. 606-608. Enrico Josi

PORTORICO. - Isola delle Indie Occidentali, appartenente al gruppo delle Grandi Antille, scoperta da Cristoforo Colombo il 17 sett. 1493 e da lui chiamata S. Juan Bautista in onore di Don

Juan, principe della Asturie. La colonizzazione spagnola ebbe inizio nel 1508 per opera di Juan Ponce de León. Per il Trattato di pace del 10 dic. 1898 passò agli Stati Uniti.

L'evangelizzazione del P. ne segui immediatamente la conquista. L'8 ag. 1511 papa Giulio II con la bolla Pontifex Romanus eresse la diocesi di S. Juan contemporaneamente a quella di S. Domingo. Le nuove diocesi furono sottoposte come suffraganee all'arcidiocesi di Siviglia (Spagna). Dal 1546 S. Juan fu suffraganea di S. Domingo. Primo vescovo ne fu Alonso Manso, canonico di Salamanca. Primo dei vescovi dell'America, egli prese possesso della sua diocesi nel 1513, e trovò nell'Isola 200 spagnoli e ca. 500 indi convertiti al cristianesimo. Alonso Manso fu il primo inquisitore generale delle Indie, approvato dal cord. Adriano di Utrecht, poi papa Adriano VI (1522). Nel 1511 il re Ferdinando mandò 24 minoriti nel P. Nel 1522 i Domenicani fondarono il convento di S. Tommaso d'Aquino a S. Juan. Ma l'attività ecclesiastica e missionaria ebbero in seguito poco da fare con gli indigeni, perché questi furono in breve tempo quasi del tutto sterminati. Furono soli i missionari che difesero coraggiosamente gli indigeni e sostennero i loro diritti (v. las casas, bartolomé de).

Dal 1924 l'Isola è divisa in due diocesi immediatamente soggette alla S. Sede, Ponce (v.) e S. Juan (v.); ambedue soffrono di grande scarsità di clero indigeno, sicché la grandissima maggioranza dei sacerdoti necessari al ministero deve venire dall'estero.

BibL.: S. Brau, La colonización de Puerto Rico, S. Juan 1907; A. C. Mendoza, Historia de la educación en Puerto Rico (1512-1828), Washington 1947. Nicola Kowalsky
PORTO e SANTA RUFINA, diOCESI di. - Nel Lazio, in prov. di Roma, è una delle sette sedi suburbicarie occupate da un cardinale dell'Ordine dei vescovi. Misura una superficie di kmq. 2000, che si estende a nord-ovest della diocesi di Roma, compresa tra le Vie nazionali Flaminia (fino a Castelnuovo di Porto), Cassia (fino a La Storta) e Aurelia (fino a S. Marinella). La popolazione di 48.937 ab. è ripartita in 24 parrocchie, con 28 sacerdoti secolari e 4 regolari, con 2 congregazioni maschili e 19 femminili. Ha la Curia vescovile in Roma e il tribunale ordinario d'appello presso il vicariato di Roma (Ann. Pont., 1952, p. 325).
P. situata alla foce del Tevere sulla riva destra, anticamente fu il porto di Ostia e formò con essa una cosa sola, poi divenne il porto di Roma e città a sé.

E indubtato che il cristianesimo sia penetrato a $P$. nell'età precostantiniana. Il nome di P. s'incontra nella Depositio martyrum del Cronografo del 354, dove al 5 sett. si legge: "Aconti, in Porta, et Nornsi et Herculani et Taurini": più volte ricorre nel Martir. geronimiano. Nel chiostro di S. Paolo nel sarcofago di Nevio Zarista e Costanzia sono nominati i martiri portucnai Taurino ed Ercolano. Il martire Aconzio aveva una chiesa in P., ricordata da un documento del sec. x; Taurino e Ercolano appaiono insieme con il titolo di martiri in un'iscrizione d'un antico sarcofago di P.; Nonno deve essere lo stesso che il martire Ippolito, il quale nel Martir. geronimiano appare al 20 ag. e al 22 dello stesso mese, nel codice di Berna, è chiaramente identificato con Nonno: «Et in Portu Urbis Romae Ippoliti qui dicitur Nonnus». L'antico Calendario di P. conteneva parecchi anniversari, ma i martiri più sicuri sarebbero Eutropio, Zosima, Bonosa, Aconzio, Ercolano, Taurino, Ariato. Le iscrizioni e le altre antichità cristiane di P. fino ad ora non hanno dato molta luce per i primi tre secoli. G. B. De Rossi pensò che la diocesi di P. fosse anteriore a quella di Ostia (v.) ed è certamente probabile che una comunità cristiana si sia formata prima al porto che nella città di Ostia. Nel 398 il nobile romano Pammachio fondò a P. un ospedale per stranieri che giungevano via mare, per i poveri e per i malati. E questo l'ospedale più antico che si conosca.

## Page 1085

Non possedendo i dittici, il Catalogo dei vescovi di P. rimane incompleto e dubbio. La chiesa eretta tra Ostia e P. in onore di s. Ippolito, e distrutta poi dai Vandali, a quanto sembra, nel 455 , non autorizza a porre il celebre scrittore ecclesiastico tra i vescovi di P., aprendono la serie, ma con certezza dice solamente il culto liturgico a lui dovuto, attestato del resto, come si è detto, dalla Depositio martyrum. Il primo vescovo di P. certamente noto è Gregorio nel 314 .

Nel Liber Pontificalis, oltre alla chiesa cattedrale di S. Ippolito (Vita di Leone III), è ricordata una chiesa di S. Ninfa e un'altra di S. Maria (Vita di Leone IV); al tempo di Adriano I esisteva a P. un monastero dedicato a s. Lorenzo e un'iscrizione (CIL, XIV, n. 1937) attesta l'erezione compiuta dal vescovo Donato di una basilica in onore dei ss. Eutropio, Bonosa e Zosima. Nel medioevo i vescovi di P., per benigna concessione dei romani pontefici, estesero la loro giurisdizione anche al Trastevere di Roma, compresa l'Isola Tiberina, e nella chiesa di S. Giovanni Calibita stabilirono il loro episcopo. Nel 1120, Callisto II, per le mutate condizioni dei tempi, che avevano spopolato la vicina diocesi di S. R., unì questa alla diocesi di P. e il vescovo si chiamò d'allora in poi di P. e S. R. Non si sa quando sia scomparso l'Archivio della diocesi unita, dal quale Gregorio IX nel 1256 fece estrarre ed inserire nei suoi Regiari i privilegi delle sue diocesi. Un codice membranaceo ( $2^{\circ}, 292$ ), della Biblioteca dell'Università di Monaco, conserva un inventario di libri della diocesi di P. del sec. XI.

A dodici miglia da Roma, sull'Aurelia, era una villa imperiale detta Lorium, tra la Bottaccia e Castel di Guido. Nel suo territorio erano tre santuari di martiri : il primo delle SS. Rufina e Seconda, il secondo dei SS. Marie, Marta, Audiface e Abacuc, e il terzo di S. Basilide. Presso il santuario delle SS. Rufina e Seconda risiedettero i vescovi di Lorium, detti poi di s Sylva Candida o di S. R. (v. LORIUM).

Oltre ai predetti santuari, il Liber Pontificalis (Vita di Leone IV) ricorda in S. R. anche un'altra chiesa dedicata ai ss. Cosma e Damiano. Nel sec. xI l'accondiscendenza dei romani pontefici allargò la giurisdizione dei vescovi di S. R. sulle chiese di Roma: S. Martina al Foro Romano e SS. Adalberto e Paolino all'Isola Tiberina (oggi S. Bartolomeo), sui monasteri compresi dentro la Città Leonina; sull'oratorio delle SS. Rufina e Seconda del Battistero Lateranense. In S. Bartolomeo all'Isola, seguendo l'esempio dei vescovi di P. per S. Giovanni Calibita, stabilirono il loro episcopo. Di più il vescovo di S. R. aveva il privilegio di consacrare l'Imperatore e di celebrare tutte le altre funzioni in S. Pietro, quando il Papa era impedito. Benedetto IX aveva stabilito che il vescovo di S. R. fosse anche bibliotecario di S. Romana Chiesa, ${ }^{2}$ nel quale ufficio sono da ricordare i cardd. Umberto e Mainardo. Ma quasi subito il privilegio benedettino decadde. Avvenuta l'unione di S. R. con P. il Cardinale vescovo riuniva in sé quelle che oggi sono le prerogative del cardinal vicario e del cardinale arciprete di S. Pietro. Tali prerogative vennero cessando nel sec. xiv con l'abitazione che i papi stabilirono in Vaticano.

Nel territorio odierno di P. e S. R. esisteva l'antica sede di Caere (v. CRyVETERI).

Tra i vescovi di P. e S. R. primeggiano le figure di due cardinali francescani Matteo d'Acquasparta e Giovanni Minio, rispettivamente nel 1291 e nel 1302. Non mancarono coloro che ascesero il pontificato romano, come Giovanni XXII, Alessandro VI, Paolo III, Paolo IV, Alessandro VIII e Benedetto XIII.

Il 20 dic. 1825 Leone XII con la bolla De dominici gregis salute erigeva in cattedrale la collegiata di S. Francesco in Civitavecchia e, con alcune parrocchie della diocesi di Viterbo, l'uni a P. e S. R.; deputando, il 3 luglio del 1826 , un vescovo suffraganeo per la medesima. Allora il cardinale vescovo, al titolo di P. e S. R., aggiunse quello di Civitavecchia. Ma nel 1854 Civitavecchia fu unita a Tarquinia (v.). Nel 1930 il card. vescovo Eugenio Tisserant portava a compimento la chiesa de La Storta, iniziata nel 1922, e la consacrava chiesa cattedrale della diocesi di P. e S. R. - Vedi tav. CXXIII.

Bibl.: Ughelli, I, pp. 90-91, 110-16; C. Ruggeri, De Porthensi S. Hippolyti ep. et mart. sede (lavoro postumo, compiuto da A. Ruschio), Roma 1771; A. Nibby, Ricerche della Via Portuense e dell'antica città di P., ivi 1827; Moroni, LIV, pp. 202-31; P. F. Kehr, Italia Pontif., II, Berlino 1907, pp. 17-29; Lanzoni, pp. 110-17, 306-16; G. Lugli-G. Filibek, Il porto di Roma imperiale e l' Agro portuense, Roma 1935. Benedetto Pesci

Archeologia. - Oltre le vestigia dell'antico porto di Traiano con tutto il suo complesso edilizio, nel 1840 il Melchiorri ritrovò vari sepolcri con resti di costruzioni lungo tutto il canale (fossa Traiana), già visti e commentati dal papa Pio II nel 1461 (Comment., II, 143). Entro l'attuale tenuta Torlonia, inglobata nelle rovine della città antica, gli scavi del $1864-66$ hanno messo in luce una basilica cristiana lunga m .25 , con battistero incluso nella costruzione e con due abadi semicircolari sovrapposte, divise da uno stretto corridoio, analoga architettonicamente alla chiesa di S. Stefano sulla Via Latina. Annesso alla basilica fu ritrovato un grande edificio munito di numerosi piccoli ambienti e un ampio atrio porticato, riconosciuto dal Lanciani e dal De Rossi come lo xenodochio, fondato nel 398 da Pammachio, amico di s. Girolamo e varie volte da lui menzionato (Epist. LXVI, II: PL 22, 645 ; LXXVII, 10: ibid., 697). Numerosi e ricchi utensili in argento e in vetro con simboli cristiani, trovati in situ (oggi nella Bibl. Vaticana), confermano il carattere cristiano del luogo. Alcuni sarcofagi interi e frammentati cristiani, ora in gran parte nel Museo Lateranense, furono pubblicati dal Wilpert (Sarcofagi, tavv. LXVII, 3; LXXXVI, 2; LXXXVIII, 3; CLXII, 3; CLXX); altri sono murati nel cortile dell'episcopio portuense. I numerosi ricordi epigrafici sono riuniti in CIL, XIV, e nel supplemento del Wickert. Il testo delle epigrafi si distingue nettamente da quello delle Ostiensi.

La grande necropoli, scoperta dal Calza all'Isola Sacra nel 1925 e nel 1930, fu il luogo di sepoltura per la popolazione di P. La scarsità dei ritrovamenti cristiani (una tomba e tre iscrizioni sicuramente cristiane [cf. riproduzione alla voce CIMITERI CRISTIANI ANTICHI, III, coll. 1617 1637] su oltre 200 ritrovate), fa supporre che per gli abitanti Portuensi, che avevano abbracciato la nuova religione, dovesse invece servire come luogo di sepoltura la zona di Capo due Rami, così ricca di ritrovamenti cristiani. Tra i ritrovamenti dello scavo del Calza un grande sarcofago, scoperto nelle vicinanze immediate della necropoli, è degno di essere segnalato e, sebbene non trovi riscontro immediato con sarcofagi cristiani, si accosta tipologicamente alle figurazioni cristiane della fine del III o principio del Iv sec.

La popolazione ebraica, sebbene non riunita forse in una comunità organica, come quella di Ostia, fu tuttavia numerosa ed ebbe una o più sinagoghe; 30 iscrizioni, ritrovate nel 1834 dal Pacca, sono tutte in lingua greca; una grande necropoli ebraica fu scoperta sulla Via Portuense.

Bibl.: G. Calza, La necropoli del Porto di Roma, Roma 1938; per le iscrizioni ebraiche, cf. J.-B. Frey, in Riv. di arch. crist., 7 (1930), pp. 244-50; 8 (1931), pp. 83-97. Raissa Calza

## PORTO VECCHIO (Puerto-Viejo), DIOCESI di. -

Diocesi e città capitale della provincia di Manabi nell'Equatore.

Ha una superficie di 18.923 kmq . con una popolazione di 400.000 ab. dei quali 380.000 cattolici; conta 96 parrocchie servite da 14 sacerdoti diocesani e 19 regolari; ha 1 seminario maggiore, 4 comunità r