volume-09

Back to Volumes
za

## PORTO VECCHIO (Puerto-Viejo), DIOCESI di. -

Diocesi e città capitale della provincia di Manabi nell'Equatore.

Ha una superficie di 18.923 kmq . con una popolazione di 400.000 ab. dei quali 380.000 cattolici; conta 96 parrocchie servite da 14 sacerdoti diocesani e 19 regolari; ha 1 seminario maggiore, 4 comunità religiose maschili e 11 femminili (Amn. Pont., 1932, p. 326). La diocesi fu eretta dal papa Pio IX nel 1871 per amembramento dall'arcidiocesi di Quito, della quale è suffraganea.

Bibl.: J. Moreno-Lacalle, s. v. in Cath. Enc., XII, p. 264 e Suppl., p. 596; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XLVl, pp. 664-65. Enrico Joni

PORTO VECCHIO, PRELATURA NULLUS di. Città e prelatura nullius nello Stato di Amazonas in Brasile. Ha una superficie di 270.000 kmq . con una

## Page 1086

![img-12.jpeg](img-12.jpeg)
(fot. Eancalil)
Porto Venere, santuario di - Veduta da una trifora gotica (sec. xiv).
popolazione di 300.000 ab. dei quali 30.000 cattolici. Conta 2 parrocchie servite da 11 sacerdoti regolari, 2 comunità religiose maschili e 4 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 642).

La prelatura fu creata dal papa Pio XI con la cost. apost. Inter nostri del $1^{\circ}$ maggio 1925 per smembramento della diocesi di Amazonas e di S. Luigi de Caceres, elevando a dignità prelatizia la chiesa esistente in P. V. La prelatura è suffraganea di Belem do Pará; primo amministratore apostolico fu il salesiano mons. P. Massa (1925-46). Comprende la regione del fiume Madeira cominciando da Tres Casas sotto Humaitá penetrando nello Stato di Matto Grosso sino ai confini della città di Guajará Mirim. Ha parte del territorio dello Stato delle Amazzoni, parte di quello di Matto Grosso e di quello del territorio del Guaporé.

Bibl.: AAS, 17 (1925), pp. 564-66; G. B. Lehmann, O Brasil católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 480. Virginio Battezzeti

PORTO VENERE, SANTUARIO di. - Sull'estremo lembo occidentale del golfo di La Spezia presso il borgo di P. V., a picco sul mare, sorge l'antico tempio di S. Pietro apostolo.

La sua costruzione sembra rimonti al sec. vi o vir, in seguito alla trasformazione di un tempio pagano dedicato a Venere Ericina. La chiesa consta di più edifici, messi assieme in diverse epoche e attraverso rifacimenti : lo stile della nuova fabbrica (terminata nel 1277) è il romano-pisano, mentre la piccola chiesa originaria risente di un motivo architettonico più semplice ed appartiene all'epoca romana. Una suggestiva leggenda dice che nel luogo ove sorge la chiesa si sia fermato un giorno s. Pietro, proveniente dall'Asia. Alcuni storiografi affermano invece che la chiesa fu eretta da pescatori del luogo che vollero onorare Simon Pietro di Bethsaida, anch'egli pescatore. La chiesa ha una sola navata: il pavimento presenta disegni di cerchi, fasce e stelle costruite a musaico con formelle di marmo. Nella vecchia costruzione era annessa una piccola abbazia, di forma rettangolare, già esistente nel sec. vi e dipendente dai monaci dell'isola del Tino. L'Interno, come la parte bassa dell'esterno, presenta muri a larghe fasce bianche e nere; il presbiterio è tripartito, le cappelle quadre con vòte ogivali, sorrette
da pilastri. La torre campanaria, con bifore, culmina con una cuspide a forma di piramide. Danneggiata da incendi e da operazioni di guerra nei vari secoli, fino ad essere trasformata in roccaforte, è stata recentemente restaurata (1930) per intervento dello Stato e del Comune. Sul tempio, che un tempo fu patrimonio della S. Sede, ha giurisdizione ecclesiastica l'arcipretura-parrocchia di S. Lorenzo in P. V. Questo, pur essendo comune ammistrativamente dipendente dal capoluogo di La Spezia, è sottoposto alla diocesi di Chiavari.

Bibl.: U. Formentini, L'abbazia di S. Pietro in P. V., Genova 1929; G. Imbrighi, S. Pietro Ap. a P. V., Città del Vaticano 1943; id., P. V., ivi 1948; id., P. V., La Spezia e Lerici nel golfo dei poeti, ivi 1950.

Gastrone Imbrighi
PORT PIRIE, diocesi di. - Il 13 maggio 1887 dalla diocesi di Adelaide (Australia) fu distaccato il territorio settentrionale ed eretta la diocesi di Port Augusta, ora P. P. Vi erano allora sette parrocchie fondate dai Gesuiti, che vi lavoravano dal 1852 , e ca. 11.000 cattolici. Ma la poca fertilità del suolo e l'esodo degli abitanti non permise un aumento dei cattolici.

I confini a settentrione sono segnati dal $25^{\circ}$ parallelo di latitudine sud, ad occidente del $129^{\circ}$ meridiano che segna anche i limiti tra lo Stato dell'Australia occidentale e quello dell'Australia meridionale; ad oriente segna i confini tra il Queensland e il New South Wales; al meridione la diocesi confina con l'arcidiocesi di Adelaide, la quale il 5 maggio 1950 cedette alcuni altri territori e la penisola di Eire. Il 7 giugno 1951 il nome fu cambiato in quello di $P$. P.

La superficie supera i $967.850 \mathrm{~kmq}$. Il suolo è pianeggiante con poche montagne. Non vi sono corsi d'acqua ad eccezione del corso inferiore del Murray. Gli abitanti, di origine europea, sono dediti specialmente alla pastorizia. I cattolici sono ca. 14.316 e i protestanti ca. 82.078 di cui non pochi senza pratica religiosa. Le parrocchie sono 18 , vicariati foranei 3 , chiese 53 . I sacerdoti diocesani sono 31 , di cui 12 nati in Australia. Non vi sono congregazioni religiose maschili. La Congregazione delle suore di S. Giuseppe ha 13 case con 49 suore di cui 6 nate in Australia; le suore del Buon Samaritano lavorano in 3 case con 23 religiose di cui I nativa. I seminaristi studiano nel Seminario di Adelaide. Vi è un orfanotrofio. Scuole cattoliche inferiori 17 , superiori 10 . Il governo ha 146 scuole inferiori e 17 superiori che sono frequentate anche dai cattolici. L'istruzione religiosa della gioventù è molto curata. Numerose sono le pie associazioni. Restrizioni governative impediscono la costruzione di nuove chiese e scuole.

Bibl.: AAS, 42 (1950), pp. 831-32; Arch. di Prop. Fide, Relax. quing., pos. prot. n. 2465/50; Australasian Catholic Directory, Sydney 1950, pp. 304-308; P. Moran, History of the Catholic in Australasia, Sydney s. a., pp. 543-52.

Saverio Paventi
PORT-ROYAL. - Monastero cistercense fondato nel 1204, divenuto abbazia dal 1212, celebre nel sec. xvir come centro del giansenismo (v. giansenio e giansenismo).

Situato nella vallata Chevreuse, a due ore di cammino da Versailles (detto perciò P.-R. des champs), nel 1626, a causa dell'aria malsana, passò a Parigi nel subborgo di St-Jacques (P.-R. de Paris). L'abbazia sarebbe divenuta il centro francese della spiritualità cattolica nell'ambito della "controriforma", se Saint-Cyran non l'avesse resa fomite di inquietudini e di disordini religiosi; per questo il 29 ott. 1709, per decreto reale, ne furono allontanate le religiose e il 29 genn. 1710 fu demolita. Sulle sue rovine

## Page 1087

accorsero i dispersi giansenisti in malinconico pellegrinaggio; famoso quello tenutosi nel centenario della sua distruzione e commemorato da Eustachio Degola (v.), il superstitc giansenista genovese. P.-R. in seguito divenne un mito al quale prestarono il loro culto storico-letterario Mme de Sévigné, Racine, Voltaire, Sainte-Beuve, Renan, Gazicr, considerandola ora un Lycaeum spirituale, ora una mistica Tebaide, ora una scuola di umanesimo. Per gli influssi che vi aveva esercitato la spiritualità oratoria del Bérulle e quella stessa di s. Francesco di Sales, avrebbe potuto raggiungere tali scopi se il Du Vergier de Hauranne non avesse indirizzato tale rinascita morale verso l'eresia e la setta. Il peccato originale di P.R. fu l'Augustinus di Giansenio, la cui dottrina usci ingentilita dalla sensibilità dei portorealisti, pur rimanendo la visione pessimistica del mondo e della vita. Vi si aggiunse una "superbia angelica" e una "collera spirituale" che, insofferenti dell'autorità del magistero della Chiesa, volgevano le anime a vivere nella Chiesa malgrado la Chiesa, con equivoci e ambiguità che restarono tipici nelle vicende del giansenismo e ripeterono, quasi identiche in tutti i suoi epigoni, la mistica della disobbedienza. P.-R., famiglia spirituale degli Arnauld (v.), specialmente di Mère Angélique sua riformatrice, si componeva de Les Vierges, Les Messieurs, Les Petites Ecoles; centri questi di educazione e insieme istituti di cultura tenuti e diretti dalle monache e dai solitari. Le suore avevano pensionati dove ricevevano le fanciulle destinate al chiostro e al mondo e i solitari le scuole propriamente dette dove istruivano i fanciulli. Dai pensionati e dalle scuole uscirono monache e donne del gran mondo parigino e uomini insigni come Pietro Nicole, Biagio Pascal e Racine. Les Messieurs laici o ecclesiastici, detti solitari, erano figli spirituali del St-Cyran, al quale si deve tutta l'idea rinnovatrice, confessori, direttori e insegnanti nelle Petites écoles: associazione perciò di persone di pietà, raggruppate in piccolo numero, le quali lavoravano simultaneamente, nella propria condizione, per a la salvezza dell'anima n. Nel proposito di imitare i cristiani della Chiesa primitiva, attendevano a lavori spirituali e a lavori materiali per quattro ore al giorno e a preghiere personali e comuni che risuonavano nella vallata di P.-R. des champs. Direttori ne erano Singlin, Mangueleine e Le Maître de Saci, nipote di Angelica Arnauld, oratore e avvocato illustre, consigliere di Stato, il quale aveva abbandonato la sua professione per fondare questa famiglia di crerniti, detti "padri del deserto", nella nuova Tebaide di P.-R. Alcuni di essi attendevano anche a umili uffici, come De la Petitiere, il migliore soldato di Francia che, per penitenza, dopo un duello, aveva accettato il mestiere di calzolaio, e De la Rivière, studioso di ebraico, di greco e di spagnolo, divenuto guardiaboschi. I solitari, 10 nel 1647 e 25 nel 1652 , crebbero man mano. Les Vierges, figlie spirituali di Angelica Arnauld, uscivano spesso da famiglie di avvocati, di magistrati, ed erano propense a veder miracoli ovunque, a trovar nella S. Scrittura testi che giustificassero in modo preciso le occasioni della loro vita conventuale e della vita del mondo, e disposte a ritenere ispirazione divina ogni idea del loro cervello, missione sacra ogni opera del loro apostolato e persecuzione ogni contraddizione. Non tolleravano di essere accusate di giansenismo, né sopportavano condannati Giansenio o StCyran o Arnauld. E quando il Papa o un Superiore ecclesiastico richiedevano una sottomissione, piuttosto che interiormente obbedire, ripeterano in coro: "beati coloro che soffrono persecuzione per la giustizia n. Tra esse celebre Jacqueline, sorella di Pascal e "sa directrice", oltre le sorelle di Angelica Arnauld. Teologia, mistica, ascetica, diplomatica del giansenismo stranamente si mescolano dentro le mura di P.-R., e le pagine dell'Augustinus di Giansenio facevano testo, come Les lettres chrétiennes et
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(da Visages de l'lle-de-France, Parigi 18d, p. 81) Port-Royal - Veduta dell'abbazia di P. R. des-Champs. Incisione di M. Horrhemels.

- spirituelles di St-Cyran e il trattato De la fréquente Communion di Antonio Arnauld, opere che furono poi sostituite, nell'ora più triste dell'abbazia, dalle Reflexions di Quesnell, le quali unirono tutti i motivi precedenti dell'eresia costituendone il codice fondamentale e indiscusso. A questi documenti si debbono aggiungere Les lettres di Angelica, di Maddalena, di Agnese Arnauld per conoscere la cronaca intima del rigorismo giansenista, che in P.-R. ebbe il centro sperimentale, non escluso Le chapelet secret du St- Sacrement. Nell'austera consapevolezza di un Dio, padre lontano, di un Cristo severo giudice e mediatore, di una madre Maria, sublimata da una "terribile" dignità, in un vocabolario nel quale i termini "inaccessibile ", incomprensibile ", incomunicabile ", "ineffabile" sono frequenti, in una complicata e rigida vita sacramentale, P.-R. si chiudeva dentro le sue antiche mura in una pietà gelida, in un orgoglio stoico, per una perfezione senza santità, seguendo una logica, La logique de P.-R., di Antonio Arnauld, sempre tentata e mai risoluta.

Bibl.: C. A. Sainte-Beuve, P.-R., Parigi 1867; F. Cadet, L'éducation à P.-R., ivi 1887; P. Racine, Abrogé de l'histoire de P.-R., ivi 1913; H. Brönond, Hist. littér. du sentiment religieux en France, ivi 1920-26; J. La Porte, La doctrine de P.-R., ivi 1923; C. Gazier, Histoire du monastère de P.-R., ivi 1929; J. Lapcret, La doctrine de P.-R. La morale, ivi 1931: v. inoltre la bibl. della voce giansenio e giansenismo. Benvenuto Matteucci

PORTSMOUTH, diocesi di. - Città in Inghilterra. La diocesi (suffraganea di Westminster) fu fondata nel 1882 per smembramento della diocesi di Southwark. Comprende le contee di Hampshire e Berkshire con l'isola di Wight e le isole della Manica. Patroni sono N. S. Immacolata e s. Edmondo di Canterbury. Conta ca. 124 parrocchie, servite da 133 sacerdoti secolari e 134 religiosi.

Contiene le abbazie di Dousi (Woolhampton), Quarr (antica, rifondata nel 1908), Farnborough (1884), dei monaci benedettini, e Rydz (delle monache, 1882); in tutto vi sono 64 comunità religiose (nel 1910, 43). Conta 148 chiese pubbliche, private ed istituzionali 33. La popolazione (censimento del 1931) ammonta a 1.399 .969 ab., con ca. 60.000 cattolici. Scuole elementari 38 , altre 38 ; a ospedali, 6 orfanotrofi. Nel 1949 si ebbero 376 conversioni, 256 battesimi infantili, 350 matrimoni.

La diocesi è presso a poco identica all'antica diocesi di Winchester, distrutta da Elisabetta nel 1559; dal 1940 è vescovo mons. John Henry King: i suoi predecessori furono John Vertue (1882-1900), John Baptist Cahill (1900-10) e William Timothy Cotter (1910-40). La din-

## Page 1088

cesi di Winchester datava dal 635 , fra i cui vescovi furono s. Swithun ( $852-62$ ), s. Elphage (984-1006), William di Wykeham (1367-1404), Waynflete (1447-86), Richard Fox (1500-1509), Thomas Wolsey (1529-30), Stephen Gardiner (1531-55) e l'ultimo John White (1556-60). Nella Cattedrale, dedicata a s. Swithun, fu solennizzato nel 1554 il matrimonio della regina inglese Maria con Filippo II di Spagna. Inoltre è un esempio magnifico dell'architettura romanica e gotica dei secc. xil-xv. Notevoli sono anche le chiese (già abbazie di Romsey e Dorchester, quest'ultima chiesa cattedrale dal 634 al 1085 , quando fu trasferita a Lincoln), e le rovine delle abbazie di Abingdon, Beaulieu, Netley e Reading. Fra le rovine dell'ultima il Pugin fabbricò una chiesa cattolica nel 1837. William Wykeham fondò la scuola collegiale di Winchester nel 1378 ed il devoto re Enrico VI quella di Eton nel 144 I .

Nell'apostasia del sec. xvi Hampshire rimase in gran parte fedele. Sotto Enrico VIII furono martirizzati il ven. Thomas Dingley ed il beato John Rugge nel 1539, la beata Margaret Pole, madre del card. Pole, nel 1541; sotto Elisabetta i beati John Slade e John Body (1583), Thomas Hemerford e John Mundyn (1584), Swithun Wells, Lawrence Humphreys, Roger Dicconson (originario di Lincolnshire) e Ralph Milnes (1591), e i venerabili John Adams (1586), Thomas Pilchard (1587), Robert Nutter (1600), Nicholas Tichborne (1601), e Thomas Tichborne (1602). Anche i beati Robert Anderton e William Marsden, da Lancashire, furono catturati e martirizzati nell'isola di Wight nel 1586. La beata Anne Lyne visse qualche anno nel Hampshire. Gli alunni della scuola di Winchester furono costretti per violenza militare al culto anglicano nel 1559; allora le prigioni si riempirono. Nel 1645 fu bruciata la guarnigione cattolica di Basing House, la quale si oppose ai puritani. Nel sec. xvir Richard Cholloner, vicario apostolico del «London District», visitò il Berkshire e l'Hampshire, nel 1741 e nel 1749. Il sac. John Milner si recò in missione a Winchester tra il 1779 e il 1803. Dal 1903 molti religiosi e molte religiose vi trovarono rifugio dalla persecuzione massonica in Francia, fra questi i monaci benedettini inglesi che vennero da Douai a Woolhampton nel 1903.

Nella seconda guerra mondiale (1939-45) le isole della Manica furono occupate dai Tedeschi; parecchie chiese cattoliche vennero distrutte e altre danneggiate. Nel 1946 si trovarono a Milton molte lettere finora sconosciute di Robert Parsons ed altri. Nello stesso anno fu trasferito al duomo di Westminster il corpo del devoto Richard Challoner dalla tomba della famiglia cattolica Barrett di Milton.

Bib.: A. Gasquet, The Old English Bible and other Essays, Londra 1897; E. Burton, s. v. Winchester, in Cath. Enc., XV, pp. 849-50; id., The Life and Times of Bishop Challoner, I, Londra 1909, pp. 155-59; II, ivi 1909, p. 172 sgg.; per Abingdon, v. Cottinona, I, 8-9; per Beaulieu, ibid., I, 303; per Dorchester, ibid., I, 990; per Douai, ibid., I, 992; per Farnborough, ibid., I, 1100-10; per Quarr, ibid., II, 2385; per Reading, ibid., II, 2417; per Romsey, ibid., II, 2529; per Ryde, ibid., II, 2568; Fr. Liffiche, The Portsmouth Diocesan Year Book, Londra 1951; J. H. King, The Martyrs of Hampshire, ivi 1945. Enrico E. G. Rope

PORTUNALIA. - Festa del 17 ag. nel più antico calendario romano, dedicata al dio Portuno, del cui carattere le testimonianze letterarie dànno informazioni incerte e vaghe (dio delle porte o dei porti). L'antica importanza del dio risulta dal fatto che egli aveva un proprio flamen, detto Fortunalis, delle cui funzioni però non risulta altro che il compito di ungere, in determinate occasioni, le armi sacre del dio Quirino.

I $P$. si celebravano sulla riva del Tevere, nei pressi del pont demilius, dove si trovava il tempio del dio: in un tardo calendario il giorno viene definito, anziché $P$., Tiberinalia. Tale connessione con il fiume o con le acque sembra trapelare dall'identificazione mitologica di Portuno con il greco Melikertes-Palaimon. D'altra parte Portuno è inseparabile dalla sfera di Giano: i $P$. sono il giorno di dedica di un tempio antico di Giano;
e un rito dei $P$. consiste nel bruciore chiavi, mentre la chiave è nota come attributo di Giano.

Bibl.: W. Warde Fowler, Roman festivals, Londra 1899, p. 202 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2* ed., Monaco 1012, p. 111 sg.

Angelo Brolich
PORT VICTORIA, DIOCESI di: v. SEYCHELLES, DIOCESI di.

PORZIO, CAMILlo. - Storico, n. a Napoli ca. il 1526 , m. ivi nel 1580 . Scrisse La congiura dei baroni del Regno di Napoli contra il re Ferdinando I d'Aragona, indottovi dal Giovio e persuaso dal card. Seripando a comporla in italiano anziché in latino, perché servisse meglio di documento ai sudditi del Regno « poco obsequenti alla volontà dei loro re». L'autore è abbastanza veritiero, ma non risorsa le cause degli avvenimenti e non ne penetra il significato. A pro. secuzione dell'opera del Giovio, iniziò anche una Storia d'Italia arrestatasi al II i. (fino al 1547). Interessante la narrazione del fallito tentativo del viceré di Spagna di introdurre in Napoli l'Inquisizione (l. 1, cap. 19 sgg.). L'ultimo lavoro del P. fu un breve sommario delle più notabili cose del Regno di Napoli.

Bibl.: opere: La congiura dei baroni e il l. I della Storia d'Italia con pref. e note storiche di F. Torraca, Firenze 1885. Studi: E. Perito, La congiura dei baroni e il conte di Policastro, Bari 1926; E. Fueter, Storia della storiografia moderna (trad. it.), I, Napoli 1944, pp. 148-49.

Lanfranco Fiore
PORZIONE LEGITTIMA: v. SUCCESSIONE EREDITARIA.

PORZIONE PARROCCHIALE. - La p. p. o canonica (detta prima del CIC «quarta funeraria») è una somma da sottrarsi all'emolumento offerto in occasione delle esequie e da rimettersi al parroco del defunto, da parte della chiesa in cui si celebra il rito funebre. Mentre si permette, infatti, che i fedeli possano scegliere la chiesa in cui desiderano celebrare le esequie, si fa nel contempo obbligo di pagare una certa somma al parroco, perché da questo diritto non tragga detrimento la parrocchia (CIC, can. 1236 § i).

Le fonti canoniche ricordano dal primo medioevo l'esistenza del diritto della quarta funeraria (c. 1-4, 8-10 X, III, 28; c. 2, III, 12 in VI; c. 2, III, 7 in Clem.): da esse si deduce però che la p.p. non era limitata alla quarta parte; ma, secondo le consuetudini dei luoghi, anche alla terza e alla metà e si poteva estendere anche a tutte le oblasioni che venivano offerte in occasione delle esequie, eccettuati i casi espressamente sanciti dal diritto (c. 20 , X, III, 26). Un quarto della porzione funeraria veniva devoluta al vescovo, diritto che fu abolito nella moderna legislazione (c. 14, 15, X, III, 263; c. 16, X, I, 31). Il CIC parla solo della p. p. e su essa formula i seguenti principi. Rimanendo in vigore i diritti particolari, quando le esequie del fedele non si celebrano nella chiesa parrocchiale propria, al parroco di questa è dovuta la p. p., eccettuato il caso che il funerale sia stato celebrato nella parrocchia del decesso per difficoltà di trasportare la salma nella chiesa parrocchiale propria. Se il defunto ha più parroci propri, la p. p. si deve dividere fra tutti questi in parti uguali. Questa ultima norma è desunta quasi alla lettera da una decretale di Bonifacio VIII (c. 2, III, 12 in VI), quindi la sua interpretazione deve essere fatta secondo il diritto antico; ad essa, almeno parzialmente, deroga il CIC (cf. cann. 1216, 2; 1218).

Alcuni Ordini religiosi hanno il privilegio dell'esenzione dal pagamento della p. p.; privilegio che subl qualche restrizione dal Concilio di Trento e per l'Italia e le isole adiucenti venne quasi abolito da Benedetto XIII. Il can. 1236 evidentemente parla di esequie legittime secondo il diritto vigente, giacché in caso di esequie illegittime si debbono restituire tutti gli emolumenti. Se il fedele è deceduto in un luogo da cui difficilmente si possa trasportare nella propria parrocchia, e i parenti a proprie spese compiono il trasporto, non si deve pagare

## Page 1089

la p. p. al parroco del territorio in cui avvenne il decesso; se la salma viene trasportata in una chiesa esente non hanno diritto alla p. p., né il parroco proprio né quello nel cui territorio è avvenuto il decesso: l'eccezione del can. 1236 è assoluta. La p. p. deve essere sottratta da tutti e soli gli emolumenti che sono stati stabiliti per le esequie e la tumulazione: sono escluse quindi le candele che le associazioni offrono alla chiesa e l'elemosina per la Messa da requiem che si celebra nel settimo giorno o nel trigesimo o nel giorno anniversario (Benedictus XIII, cost. Romanus Pontifex, 28 apr. 1725). Tuttavia, se per qualunque causa l'Ufficio solenne funebre (Messa solenne ed assoluzione del tumulo) non viene celebrato subito, ma entra il mese dal giorno della tumulazione, la p. p. deve essere desunta anche da questo lucro, anche se nel giorno della tumulazione vi furono uffici minori (can. 1237, 1, 2). Se il primo Ufficio funebre viene fatto dopo che è trascorso l'intero mese, non si può percepire la p. p. e il rito può essere celebrato in qualunque chiesa.

La quantità della p. p. non è determinata dal diritto comune, ma dagli statuti diocesani. Se la chiesa parrocchiale e la chiesa in cui si celebrano le esequie appartengono a diverse diocesi, la p. p. deve essere determinata secondo la tassa delle diocesi in cui si compie il rito funebre (can. 1237, 3). E proibito stabilire una diversa p. p. per le chiese dei secolari e per quelle dei regolari.

Bull.: M. Conte della Coronata, Institut iuris canon., II, $3^{\circ}$ ed., Torino 1948, p. 120 sgg.; n. 809 sgg.; Wernz-Vidal, IV, p. 721 sgg.; G. Petit, La part paroissiale ou quarte funéraire, Québec 1925, Giuseppe Dancisa

POSADAS, Francisco de, beato. - Domenicano spagnolo, n. a Cordova il 25 nov. 1644, m. ivi il 20 nov. 1713.

Esercitò l'apostolato, rinnovando i frutti della predicazione di s. Vincenzo Ferreri. Fu grande penitente e taumaturgo. Scrisse trattati ascetici e storici, in parte pubblicati. Tra questi si ricordano: Triumphos de la cantidad contra la luxuria diabolica de Molinos (Cordova 1698, 1748; Madrid 1775); Vida del glorioso patriarcha s. Domingo de Guzmán... (Cordova 1701, 1703; Madrid 1748; Barcellona 1790). Fu beatificato da Pio VII il 20 sett. 1818; la festa cade il 20 sett.

Bull.: Anuće dominicaine, II, Lione 1900, pp. 669-97; R. Ramirez de Avellana, Ensaya de un catálogo biografico de escritores de la provincia y diocesis de Córdoba, I, Madrid 1922, pp. 486 492.

POSEIDONE (ПozeıäGv). - Dio delle acque la cui prerogativa sembra simboleggiata dalla radice comune al suo nome ( $\varepsilon \dot{\alpha} \sigma \varsigma$, $\pi \alpha v i \zeta \omega$, $\pi \dot{\alpha} \nu \alpha \mu \circ \varsigma$; v. H. L. Ahrens, Über den Namen des Poseidon, in Philologus, 23 [1866], p. I sg.).

In origine il suo dominio abbracciava l'intera terra, che ne subiva la potenza manifestantesi in scosse sismiche ( $\varepsilon v \nu \sigma \varepsilon i \gamma \alpha \omega \varsigma$, $\varepsilon \nu \sigma i \chi \delta \iota \alpha \nu \gamma \alpha \iota \alpha \rho \chi \circ \varsigma$ ). Una fra le molte testimonianze che comprovano questo suo carattere di acuotiterra è il santuario che sotto l'appellativo di áo $\varphi \dot{\alpha} \lambda$ ıos i Rodii gli eressero in una nuova isoletta formatasi presso Thera, una delle Sporadi, in seguito ad eruzione vulcanica (Strabone, I, 3, 16; áo $\varphi \dot{\alpha} \lambda$ ıos $=$ terram stabilient, secondo Macrobio, Sat., I, 17, 22). Altrove, come a Trezene, era considerato dio della vegetazione ( $\varphi v \tau \alpha \dot{\alpha} \lambda$ $\mu$ ıos: Plutarco, Thes., 6). Rifacendoci alla primitiva concezione di dio terrestre, P. era venerato principalmente in Tessaglia, in Beozia (Etymol. ooops., 547, 18) e nel Peloponneso (Diodoro Sic., XV, 49). Tracce di feticismo si ritrovano in Arcadia, a Thelpusa (Pausania, VIII, 25, 4, 10) e a Figelia (ibid., VIII, 5, 5; 42, 4) dove, in correlazione con il culto di Demetra Melaina, il Dio compare sotto l'aspetto di un cavallo (P. Hippio a Lykosura, Mantinea, ecc. cf. Iliade, XXIII, 584; Hymni Homerici, 22, v. 5).

È probabile che i coloni tessali e beoti, emigrati sotto la spinta di nuove invasioni sulle coste dell'Asia Minore, abbiano modificato la prerogativa arcaica di P. come protettore delle sorgenti e dei fiumi in quello di dominatore del mare. Infatti con Omero (Iliade, XV, 187 sg.) P. è
uno dei tre figli di Kronos e possiede nel mare la sfera ben definita del suo dominio; nella tradizione posteriore gli verrà attribuito tutto il seguito delle divinità marine (sposo di Anfiteite, ecc.). Il suo culto fu diffusissimo nelle diverse località della Grecia e della Ionia dove gli vennero eretti templi e santuari. Famoso quello sull'uomo di Corinto. Già da tempo, considerato come dio indigete assieme ad Atena, era venerato sull'acropoli di Atene come P.-Eretteo nel tempio omonimo (su un santuario più antico ázyzios vécos: v. W. Judeich Topographie von Athen, Monaco 1931, p. 259 sgg.). A Roma, sotto il nome di Neptunus, dall'etrusco «neðuns», P. ebbe i medesimi attributi di dio del mare e in suo onore si celebravano le Neptunalia il 23 luglio, rese più importanti dopo la vittoria di Azio. Come Neptunus equester venne assimilato in certo modo al dio latino Conius. Un'ara e un tempio di Nettuno sorgevano nei pressi del Circo Flaminio (Livio, XXVIII, 11, 4; Plinio, Nat. hist., XXXVI, 26; CIL, VI, 8423). L'arte classica raffigura per lo più P. come un uomo attante nella sua piena maturità con gli attributi del tridente e del delfino.

Bibl.: L. Preller - C. Robert, Griechische Mythologie, Berlino 1894, pp. 566-96; E. H. Meyer, in Roscher-Lexikon, III, coll. 2788-2854; per l'arte H. Bulle, ibid., coll. 2854-98; H. Jennings Rose, s. v. in The Oxford classical dictionary, p. 721 ; M. P. Nilsson, Griechische Religionsgeschichte, I, Monaco 1941, pp. 416-23; P. Philippson, Orizini e forme del mito greco, trad. it., Torino 1940, pp. 103-48; F. Schachermeyer, P. und die Entstehung der griechischen Götter, Berna 1950, Su Neptunus: L. Preller-H. Jordan, Römische Mythologie, Berlino 1881, pp. 120-23; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939, pp. 171-73. Laufranco Fiore
POSITIO. - E lo scritto in cui si pone e afferma un fatto innanzi all'autorità.

Nel diritto antico era chiamata $p$. l'esposizione de plano del fatto contestato redatto innanzi al giudice da una delle parti in contesa. Le positiones non differivano dagli interrogatori che per la sola forma (cf. Tractatus illustrium in utroque Pontificii, tum Caesarei iuris facultate, iurisconsultorum, de probationibus, IV, Venezia 1584, pp. 212; C. Du Cange, Glossarium mediae et infimae latinitatis, s. v., VI, Parigi 1938, p. 429). Presso i teologi $p$. è sinonimo di tesi.

Nel linguaggio della Curia con la parola $p$. si indica l'incartamento relativo ad una determinata pratica in cui, oltre la petizione o l'esposto (che riceverà i vari attergati d'ufficio) e la documentazione presentata dalla parte o dalle parti interessate, sono raccolti spesso i voti dei consultori e le relazioni degli ufficiali incaricati dello studio della questione. Nei casi in cui la pratica si debba discutere in una «congregazione» la $p$. viene data alle stampe e prende allora nomi vari a seconda delle congregazioni, dei tribunali o degli uffici, che la fanno di pubblica ragione. Il termine di $p$. è specialmente adoperato fin dalle sue origini dalla S. Congr. dei Riti, per la trattazione tanto delle cause di beatificazione e canonizzazione, quanto delle questioni di maggior rilievo relative alla sua competenza specifica, che devono essere discusse innanzi ai cardinali, ai prelati e consultori. Per le cause di beatificazione e canonizzazione si preparano e si dànno alle stampe le seguenti positiones spesso di grande mole: super introductione causae; super revisione scriptorum (nei casi complessi); super non cultu; super validitate processuam; super virtutibus o super martyrio (nova, novissima, a seconda delle varie congregazioni necessarie per la discussione della causa); super miraculis (nova, novissima, come sopra); super dubio un tuto procedi possit ad beatificationem o canonizationem; super reiscumptione causae (per la canonizzazione). Per la conferma di culto si prepara la $p$. confirmationis cultus ab immemorabili tempore praestiti...; per l'estensione a tutta la Chiesa dell'Ufficio e Messa la p. extensionis seu concessionis Officii et Missae ad universam Ecclesiam in honorem...; per la normale concessione dell'Ufficio e Messa e l'iscrizione dell'elogio nel Martirologio, la p. concessionis et approbationis Officii et Missae (talvolta con l'aggiunta : et elogii Martyrologio inscribendi) in honorem... instantibus... Se la p. viene redatta da una delle sezioni della S. Congr., si titoli sopranen-

## Page 1090

zionati viene aggiunta la notizia della sua compilazione ex officio; le positiones preparate dalla Sezione storica sono sempre ex officio.

In genere la $p$. è costituita dalle seguenti parti : 1) l'informatio del patrono; 2) il summarium con gli atti processuali e i documenta, acquisiti alla causa; 3) a seconda dello stadio in cui trovasi la causa : i vota dei teologi censori (per gli scritti) o dei periti (per i miracoli); talvolta peculiares inquisitiones (ricerche storiche, voti di consulteri, ecc.), le lettere postulatorie; i decreti già emanati; 4) le animadversiones del promotore della Fede; 5) la responsio del patrono. Sul frontespizio della $p$. è indicato il nome del cardinale ponente o relatore, il titolo della causa, ossia il nome della diocesi o della circoscrizione ecclesiastica cui appartiene la causa, e l'oggetto specifico della $p$. con uno dei titoli sopraricordati.

Le norme per la compilazione della $p$. sono contenute nei cann. 2106, 2109, 2113, 2121, 2122 del CIC e nell'istruzione pubblicata dalla S. Congr. il 2 ott. 1935, rinnovata e aggiornata l'8 genn. 1943.

Bial.: s. v. le voci beatificazionel canonizzazione; conGREGAZIONI ROMANE, VIII. S. Congr. dei Riti; inoltre, Codex pro postulatoribus cantarum beatificationis et canonizationis, $4^{2}$ ed., Roma [1929], pp. 134-134; Norme da seguirei nella compilazione delle posizioni riguardanti le cause dei servi di Dio..., Città del Vaticano 1943.
A. Pietro Frutaz

POSITIVISMO. - Indirizzo filosofico (scientifico, storico) sorto nel sec. xix e dominante nella seconda metà di esso (p. classico) ma con successive riprese nel sec. xx (p. contemporaneo). Rappresenta una elaborazione dell'empirismo (v.) divergente dalle correnti materialistiche. Si oppone all'idealismo (v.) platonico e metafisico in favore della scienza (v.) sperimentale ed evoluzionistica.

Le sue origini sono parallele alla distinzione della filosofia romantica (v. Romanticismo; schellino) in a negativa», o razionale, e "positiva» o rivelatrice di dati. A. Comte (v.) considerò per primo (nell'insegnamento privato dal 1826, e nell'insegnamento pubblico dal 1834) la filosofia negativa (teologico-metafisica) come annullata e riassorbita nella positiva, e restrinse questa alle nozioni scientifiche e al loro coordinamento, con esclusiva prevalenza delle cognizioni sensibili e fenomeniche e dei loro valori affermativi (dati positivi). In questo « metodo positivo e egli era stato precorso da Sophie Germain (1776-1831). Il Comte diede la denominazione di «p.» alla dottrina sociologica da lui creata e destinata a riformare lo "stadio scientifico» della civiltà. John Stuart Mill (v.) condusse verso analoghe conseguenze la sua elaborazione dell'empirismo, ma egli polemizzò con il Comte (A. C. and positivism, Londra 1865) per rivalutare alcune ipotesi metafisiche, di ordine psicologico e morale. Si ebbe così un p. francese (Pierre Laffitte, E. Littré [v.], H. Taine [v.], E. Renan [v.], F. Le Dantec) rivolto al culto del metodo di osservazione intuitiva e di induzione probabile, e all'elaborazione della sociologia (A. Espinas, G. Tarde, E. Durkheim. L. Lévy-Bruhl), ma alieno dalla metafisica e incline alla tolleranza religiosa, e il $p$. inglese (A. Bain [v.], H. T. Buckle, Herbert Spencer [v.], G. K. Lewes, T. H. Huxley [v.]) che cercò di accordare, attraverso la teoria dell'evoluzione (v.) il p. metodico e sociologico con la ricerca di principi metempirici. In Germania il p. fu svolto da Ernst Leas (1837-85 : Idealismus und Positivismus, 1879-84) e dallo storico dell'etica Friedrich Jodl (1848-1914: Kritik des Idealismus, postumo, 1920) come empirismo realistico; da Eugen Dühring (1835-1921) come attualismo (v.) antimetafisico. Ma si confuse ben presto con altre correnti, come l'empiriocriticismo di R. Avenarius (v.), il realismo critico di J. H. von Kirchmann e Th. Siehen, il pragmatismo finzionistico di Hans Vaihinger (v.). In Italia il p. si affermò dapprima, in connessione con il materialismo (v.) e con l'evoluzionismo, nelle scienze sociali (Cesare Lombroso [v.], Filippo Turati [v.], Napoleone Colajanni, Achille Loria, Enrico Ferri [v.], Leonida Bissolati) e nella pe-
dagogia (Pietro Siciliani, Andrea Angiulli, Saverio De Dominicis); in connessione con l'empirismo nelle scienze morali e storiche (Aristide Gabelli, Pasquale Villari). Ma ebbe una forma sua propria da Roberto Ardigo (v.) e dalla sua scuola (G. Trozza) [v.], G. Cesca, G. Dandolo, G. Marchesini, E. Bodrero, G. B. Grassi Bertazzi). In senso affine al p. si svolsero l'evoluzionismo materialistico di Enrico Morzelli (Rin. di filos. scientifica, 1881-91), l'empirismo spiritualistico di Angelo Brofferio (1845-94) e il fenomenismo di Cosmo Guastella (v.). In Russia il p. venne diffuso in senso storico-sociale da P. Lowrow (18231920) e dal Michailovskij (1842-1904), e rivalutato in senso psicologico-morale dal vescovo Nikanor (La filos. positiva e l'esistenza sacramentibile, Pietroburgo 1875-88) : la sociologia del Comte fu rielaborata da Massimo Kovalovskij, l'empirio-p. inglese da Nikolas Grot (1852-99). In Polonia penetrò l'indirizzo comtiano con il p. radicale della scuola di Varsavia (Julian Ochorovicz, 1830-1917; e Jan Wl. Dpvid, 1859-1914) e il p. conservatore della scuola storica di Cracovia (Stanislao Tarnovski, 1837-1917).

Il p. ha per principio di conoscenza la constatazione dei «fatti», sia fisici che psichici, come oggetti sensibili, mediante l'osservazione e l'esperimento da parte di un soggetto cosciente. Il sapere scientifico distingue il soggetto (v.) e l'oggetto (v.) nello stesso ordine naturale, in cui erano confusi per il sapere popolare (mitologico, teologico) e da cui erano astratti per il sapere metafisico. Il «fatto» è un dato della conoscenza (fenomeno [v.]), del quale si riconosce il farsi o il divenire, e quindi riproducibile o ricostruibile nelle sue relazioni. Fondamentale tra queste è l'identità del fatto ( $\mathrm{A}=\mathrm{A}$ ), che distingue il fenomeno da tutti gli altri fenomeni nella sua singolarità, ed è oggetto dell'osservazione intuitiva. Altre specie di fatti, ad es., indistinti o non identici, non sono conoscibili. Le variazioni dei fatti dànno luogo ad altri fatti : la scienza analizza questi mutamenti in quanto essi presentano rapporti costanti e a loro volta identici (leggi induttive e deduttive); la filosofia classifica le scienze come identiche nel soggetto (sintesi sistematica). Le ipotesi (v.; e previsioni o anticipazioni) sull'origine e lo svolgimento dei fatti sono ammissibili solo se conducono a constatare altri fatti (verificazione) e se fondate sui fatti stessi. Le nozioni generali (definizioni, leggi, formole) sono descrizioni riassuntive o schematiche dei fatti singoli o ripetuti, o complessive : la gnoseologia del p. è realistica, la sua logica è nominalistica, ed esclude ogni forma di apriorismo (v. A PRIORI) e di dogmatismo (v.).

La sintesi delle relazioni tra il soggetto e l'oggetto è di ordine sensibile e psicofisico: l'esperienza deve quindi rientrare nell'ordine della sensibilità e della relatività reciproca del soggetto e dell'oggetto. La sensazione-percezione (v.) è il fatto sperimentale in cui si deve risolvere la scienza : viene quindi accettata la critica di Hume (v.) all'idea di sostanza (v.), e questa sostituita da ipotesi formali o convenzionali o condizionali. Per l'idea di causa (v.) il p. invece ammette che essa debba rappresentare l'uniformità e regolarità dei rapporti tra fenomeni nei limiti dell'esperienza (v.). Causa ed effetto si risolvono così in fenomeno antecedente e conseguente: l'idea di causa efficiente ne è esclusa come invenzione metafisica, l'idea di causa finale non supera l'adattamento biologico e le intenzioni utilitarie, e il fondamento gnoseologico della causalità è la sola induzione (v.) empirica. Ma la causa scientificamente definita è antecedente invariabile del suo conseguente o effetto e, relativamente ad esso, incondizionata. Il rapporto causale è infatti una descrizione o analisi ap-

## Page 1091

profondita della stessa identità del fatto in due momenti successivi. Può essere solo questione se l'identità del fatto attraverso i due fenomeni, cosi collegati costantemente come causa ed effetto attraverso la generalizzazione del loro rapporto, sia da definitsi movendo dall'effetto (distinto) verso la causa, nel quale caso essa è determinante, necessaria (Comte, Stuart Mill, Ardigò), ma per induzione, o dalla causa (indistinta, omogenea) verso l'effetto, nel qual caso essa lascia adito all'indeterminazione (Spencer, Tarozzi), ma si abbandona la base induttiva.

La comune dottrina dei positivisti che la filosofia (v.) è la sintesi delle scienze, non corrisponde al concetto classico-scolastico della scientia scientiarum, ma gli è opposta, svolgendosi quello in senso deduttivo dalla metafisica (v.) alle scienze particolari, e questa in senso induttivo, dalle scienze particolari alla filosofia come veduta d'insieme dei risultati più generali. La concezione filosofica cosi proposta è limitata nei suoi principi dal carattere astratto e nominalistico della stessa unità sistematica e metodica cui aspira. Se la filosofia deve essere scientifica potrebbe riuscirvi come una scienza particolare di certi fatti : come sintesi sistematica essa diventa una astrazione. Il principio dell'identità dei fatti come canone metodico è insufficiente rispetto alla logica dell'identità, da cui deriva, perché questa verrebbe affidata alla sola sensibilità del soggetto. Se si sfiornda la dottrina positivistica dei metodi scientifici da essa assunti e dei suoi appelli alla critica, il suo aspetto sofistico diventa palese nell'ordine delle scienze morali, in cui i "fatti" sono atti già compiuti o estinti, e cioè dati di astrazione (v. astratto; astrazione).

Nelle scienze morali e storiche il p. si attribuí la loro rinnovazione integrale, secondo dati sperimentali, poiché anche l'empirismo era proceduto in esse da motivi psicologici. La morale dei positivisti (v. etica) si fonda sull'analisi dei fatti morali, come constano, collegando il soggetto individuale con l'ambiente naturale e sociale in cui opera e in cui si adatta. Essa tende a stabilire leggi della coscienza (v.) paragonabili in certezza e validità a quelle della natura (v.) e quindi preferisce il determinismo (v.) all'indeterminismo. Le leggi morali e sociali si definiscono per induzione (dall'osservazione ed esperienza interiore ed esteriore, e dalla statistica), e definiscono la costanza dei modi di agire degli individui, in base alla quale esse hanno il valore di norme di previsione e di valutazione: ma cessa il loro fondamento dogmatico. La libertà (v.) del singolo viene a consistere nella sua indipendenza da determinazioni a priori, diverse dai fatti, e si riconosce nelle libertà abituali o istituzionali. Il p. afferma peraltro che l'etica dell'umanità si svolge elevandosi verso ideali di ordine evolutivo, in cui i fatti abnormi o irregolari scompaiono in favore della legalità. Da questo punto di vista l'egoismo edonistico (v. edonismo) o utilitario (v. utilitarismo) è condannato a cedere agli istinti sociali e alla formazione della coscienza altruistica come capace di maggiore felicità complessiva. L'ideale positivo più elevato è quello della giustizia (v.) e cioè della vita individuale e complessiva conforme alle leggi. Le scienze morali hanno quindi il loro culmine nella sociologia (v.) la quale studia la genesi e l'ordinamento della società umana nelle forme date dall'esperienza e secondo le loro esigenze realistiche: il suo ideale coincide con la sua legge, e cioè con il progresso continuo della civiltà (v.). Anche l'educazione (v.) deve condurre l'individuo biologico e psicologico ed agire in conformità delle sue relazioni e vocazioni sociali e a uniformarvi le sue attitudini. Queste teorie del p. furono assai vantate come sufficienti e sostituite le teorie corrispondenti dell'idealismo e dello spiritualismo (v.); ma, a parte l'ingenuità acritica degli ideali a positivi $»$, essi mancano di sufficiente universalità, e sono soltanto aspirazioni constatate, non ideali in sé.

Nel mondo giuridico il p. ebbe più durevoli successi per le sue concezioni del diritto penale e del diritto sperimentale. La "scuola positiva del diritto" si fonda sull'identificazione del "fatto" giuridico con l'idea di un resto: perché il fatto nella sua singolarità è ex-lege. Per conseguenza anche l'individuo è inizialmente delinquente rispetto alla legge costituita e alla società consuetudinaria : quando non vi riesce a obbedire, diventa un reo per effetto della sua stessa individualità biopsichica (tare ereditarie, deficienze e malattie congenite e acquisite). La pena (v.) che gli s'infligge deve pertanto essere d'indole correzionale e riformatrice, non vendicativa. Lo stesso va detto per la pazzia in confronto della coscienza normale e sociale. L'amministrazione della giustizia e la formulazione delle leggi dovrebbero essere fondate sull'osservazione dei "fatti" a esse soggetti e sui risultati della statistica (v.), e seguire ragionamenti paralleli ai comportamenti e alle abitudini delle persone giuridiche.

Nelle scienze storiche (v. storia) il a metodo positivo " diede la massima importanza alla raccolta e cer nita dei "fatti" attraverso la documentazione e la tradizione orale e scritta, alla ricostruzione degli avvenimenti nella loro oggettività empirica, e all'eliminazione della causalità trascendente e della finalità provvidenziale. Il p. ammette cause storiche soltanto in via induttiva e limitata dalla probabilità, e dai fattori naturali ed economici, e fonda la conoscenza del passato sulla analogia con i fenomeni sociali studiati sperimentalmente. La storiografia cosi svolta non supera in pratica l'erudizione e l'esposizione narrativa e descrittiva, a cui riduce anche i momenti geniali ed eroici e le manifestazioni della vita spirituale. Il p. venne cosi a relegare anche la religione nell'ordine delle cose umane, come complesso di credenze appartenenti a epoche prescientifiche e a proporre di sostituirla o con la cosiddetta religione dell'umanità (v. comtE) o con alcuni principi filosofici d'indole teistica (v. Mill, J. stuart). Verso la fine del sec. xix i positivisti inclinarono però quasi tutti verso l'anticlericalismo ed il laicismo (v.).

Il p. contemporaneo ha presentato ancora alcune tendenze distinte dalle precedenti, o a classiche $»$, per effetto dei progressi delle scienze che si era obbligato ad accettare. Si ha cosi nel sec. xx il «p. relativistico» e il «neopositivismo" (v.).

Il "p. relativistico" deriva dalla scuola di Avenarius e di Vaibinger (v.) mediante assunzione della teoria della relatività fisica nelle dottrine gnoseologiche e morali. I suoi iniziatori (Joseph Petzoldt, Das Weltproblem vom Standpunkte des positivistischen Positivismus aus hist.-krit. dargest., Lipsia 1906; Heinrich Gomperz, Weltanschauunglehre, Jena 1905-1908) estesero infatti la relatività (v.) scientifica alla teoria delle sensazioni e dei sentimenti, nell'intento di ripristinare la filosofia da ogni assolutezza del dato e di ripristinare il soggettivismo protagoreo ( $P a$ thempirismus).

Il non-p. accetta la critica kantiana come constatazione e descrizione dei dati formali della conoscenza nell'ordine della sensibilità. L'universalità e la necessità delle cognizioni derivano dal non essere contraddette di fatto: esse cioè hanno valore intuitivo. I dati di fatto sono azioni oggettive percepite in rapporto con una reazione soggettiva (o sentimento), da cui deriva il "nome " o "spessione di essi. Il dato soggiacente al "nome" si dice "portatore", e la scienza verifica se esso vi è o non vi è o si deve ancora trovare (se è "possibile»). Se il nome è privo di dato esso è astratto e dà luogo a verità di logica formale ("tautologie»). Il sapere umano può cosi collegare e riordinare l'insieme delle conoscenze verificate, e delle espressioni coerenti, in sistemi non contraddetti e passare dall'uno all'altro per "traduzione" (sintassi logica); ma non può superare la soggettività del sentimento da cui parte per la constatazione dei dati. Viene quindi a mancare la possibilità razionale (non contraddicibile di fatto) di una prova dell'esistenza di Dio (v.) perché essa supererebbe la soggettività. Per una ulteriore esposizione v. Neopositivismo.

Come si vede da queste due ultime manifestazioni, il p., nonostante la sua pretesa di accordare

## Page 1092

la filosofia con la scienza oggettiva, non può andare oltre un riordinamento formale di un sistema temporaneo di verità empiriche e di espedienti metodici. Il suo apporto culturale è stato quello di accentuare il significato del "positivo" (posizione dell'individuo [v.] e del dato, determinazione del sentimento), di cui sono consci e l'idealismo e lo spiritualismo. V. anche: concetto; conoscenza; empirismo; induzione; logica; nominalismo; universali.

Bibl.: A. Littré, A. Comte et la philosophie positive, Parigi 1863; E. de Roberty, La philos. du siècle. Criticisme, positivisme, évolutionnisme, ivi 1891; G. Vidari, Rosmini e Spencer, Milano 1899; G. Milhaud, Le positivisme et le progrès de l'esprit, Parigi 1902; A. Baumann, La religion positive, ivi 1903; L. Weber, Vero le positivisme absolu par l'idéalisme, ivi 1903; G. Cantecor, Le positivisme, ivi 1904; E. Troilo, Il p. e il dominio della spirito, Torino 1912; G. Gentile, I positivisti (Le origini della filos. it. contemporanea, 2), Messina 1921; S. Caramella, Studi sul p. pedagogico, Firenze 1921; G. Tarozzi, Apologia del p., Roma 1927; E. De Negri, La crisi del p. nella filos. dell'innuonence, Pisa 1929; L. Geymonat, Il problema della conoscenza nel p., Torino 1931; id., Studi sul racionalismo, ivi 1942; E. Cavalleri, I maestri del p., Como 1938. Oltre ai singoli autori citati v. ancora Überweg, IV, pp. 13-20, 220-28, 376-406, 710-12 (bibl.) e G. A. De Broe, Bibl. philos. 1534-43, I, Bruxelles 1950, p. 264 .

Santino Caramella
POSNANIA-POZNAN, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in Polonia, fondata nel 968. Suffraganca di Gnesna fino al 1821 . In tale anno con la bolla De salute animarum il papa Pio VII la elevò a metropolitana e la unì a Gnesna dalla quale fu separata il $1^{\circ}$ maggio 1946 pro hac vice. Primo vescovo fu Jordan.

La diocesi ha una superficie di 18.700 kmq , con 1.250.000 cattolici distribuiti in 376 parrocchie, 705 chiese (delle quali 376 parrocchiali, 105 filiali), servite da 401 sacerdoti diocesani e 102 regolari. Ha un seminario superiore, 16 case religiose maschili e 24 femminili. Durante l'ultima guerra furono distrutte 44 chiese (delle quali 9 di valore storico), 36 danneggiate, 411 chiuse per sempre; perirono 212 sacerdoti diocesani.

La diocesi di P. fino al sec. xili fu divisa in due arcidiaconati: di P. e di Czersk, dal xv sec. in quattro : di P., Srem, Pazcew e Varsavia; da questo arcidiaconato fu fondata nel 1798 la diocesi di Varsavia. Centri di pellegrinaggio sono : Borek, Górka Duchowa, Mikorzyn, Tulce. Tra le chiese notevoli si ricorda: la cattedrale del SS. Pietro e Paolo, del 968 , ricostruita nel xv e xvi sec. e nel 1826 ; dove si trova la Cappella reale in stile bizantino, con le tombe dei primi regnanti di Polonia: Mieszko I e Boleslaw Chrobry, primo re di Polonia; la chiesa di S. Giovanni di Gerusalemme, dei Cavalieri di Malta fatti venire nel 1176;