ssificazione delle funzioni dello Stato». Riguardate queste dal punto di vista del contenuto materiale, od oggettivo, dell'attività in esse esplicata, ne risulta il problema costituzionale di distribuire fra i diversi organi statali l'esercizio delle tre essenziali funzioni che, secondo la dottrina tuttora dominante, possono distinguersi in legislativo, esecutiva e giurisdizionale. Ora, l'accentato problema, specie dopo la soluzione propugnatane dal Montesquieu nel suo Esprit des lois del 1748 ("teoria della divisione dei poteri"), è stato quasi universalmente risolto, dopo la Rivoluzione Francese, con l'attribuire ciascuna delle tre menzionate funzioni ad un organo o, più spesso, ad una serie di organi del tutto distinti. Di guisa che si suole oggidì indicare con l'espressione "potere", a tale proposito, ognuno dei tre gruppi di organi statali rispettivamente competenti a svolgere (quantomeno in maniera prevalente, se non esclusiva) una delle tre funzioni statali, intese in senso materiale.
Secondo la formola del Montesquieu, infatti, in ogni Stato efficientemente organizzato "le pouvoir arrite le pouvoir": nel senso che ogni potere (legislativo, esecutivo e giudiziario) sia completamente indipendente dagli altri due e quindi in grado di controllarne e circoscriverne l'operato, giacché affidare funzioni ad un solo organo costituirebbe un pericoloso attentato alla libertà dei cittadini; "tutto, poi, sarebbe perduto se il medesimo uomo o lo stesso collegio di nobili o di popolo esercitasse tutte e tre le funzioni».
In realtà, l'indicata teoria della divisione dei poteri incontrò, nei decenni seguenti, un crescente favore, anche per la chiarezza dei termini con i quali era stata formulata dallo scrittore francese. Comincio, infatti, la Costituzione federale degli Stati Uniti del 1787 ad accoglierla con fedeltà nella stesura dei suoi articoli; mentre, subito dopo, nella "dichiarazione dei diritti" francese del 1789 (art. 16) si giunse a dichiarare che ogni Stato che non accogliesse nella sua struttura la garanzia dei diritti individuali ed il principio della divisione dei poteri non avrebbe avuto una costituzione : formula impropria che voleva significare come i presupposti indicati si ritenevano indispensabili per ogni governo basato sul consenso di liberi cittadini.
Si deve riconoscere, d'altra parte, che anche oggi in tutti gli Stati democratici la teoria della divisione dei poteri ha finito per trovare applicazione, quantomeno in linea di massima, per il fatto che : il potere legislativo (che ha per compito essenziale quello di formulare l'ordinamento giuridico statale) appare sempre costituito da una o due assemblee (a carattere rappresentativo), cui suole talvolta unirsi il capo dello Stato (se monarchico), mentre non di rado si differenzia nel suo seno anche un distinto potere costituente (quando la Costituzione sia di tipo rigido, e vengano predisposti appositi organi per emendarla); il potere esecutivo (che mira a dare esecuzione alle leggi ed inoltre a svolgere quella minuta ed ininterrotta attività diretta a raggiungere i fini immediati dello Stato), è formato dal capo dello Stato, dal governo e dai funzionari amministrativi dipendenti; il potere giudiziario (che tende ad accertare ed a far valere nei singoli essi le norme dell'ordinamento giuridico) è composto dai vari organi della magistratura.
La distinzione dei p. p. nei tre qui indicati è stata, tuttavia, a più riprese combattuta dalla dottrina e dalla stessa prassi legislativa. Così, oltre a vari autori, che hanno moltiplicato le funzioni statali, intese in senso materiale, costruendo, p. es., un'autonoma funzione politica, sovraordinata alle tre classiche, con la conseguenza di giungere ad una delineazione teorica di un corrispondente numero di poteri, si possono ricordare in proposito due recenti fattispecie storiche: l'una verificatasi nell'URSS, in cui, sulla base del "principio della dimensione dei poteri", si sono conferite, quasi indifferentemente, le tre fun-
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zioni statali ai diversi organi, ma in quantità maggiore o minore, a seconda del grado occupato dall'organo stesso nella gerarchia costituzionale, ciò che in ultima analisi ha ricondotto ogni autorità nel "Soviet " supremo, assemblea ritenuta l'espressione più genuina della volontà unitaria dei cittadini; e l'altra avatasi nella Cina post-imperiale, in armonia alla "dottrina dei cinque poteri " (o Yuan) di Sun Yat-sen, ponendo accanto ai tre tradizionali un "potere di controllo" dell'attività degli organi statali, dal punto di vista amministrativo-finanziario, ed un "potere di esame", per vagliare con indipendenza di giudizio tutti gli aspiranti a pubbliche funzioni.
L'accettazione della tripartizione dei p. p. va, però, integrata con una duplice precisazione, tendente a ridurre l'originaria rigida divisione in una più elastica distinzione e collaborazione. E indispensabile, infatti : 1) che sussista fra l'attività dei poteri stessi un'accurata coordinazione (anche se di carattere più politico-pratico che giuridico-formale), attuata essenzialmente attraverso l'opera di un solo organo, competente ad imprimere un indirizzo unitario alla politica governativa (e mentre quest'ultimo risulta oggiell essere il capo dello Stato nelle forme di governo presidenziali, appare, invece, essere il primo ministro, diretto esponente della maggioranza delle Camere, nelle forme parlamentari); 2) che, mentre ogni potere deve restare, in linea di principio, nell'àmbito della funzione istituzionale assegnatagli (di modo che il potere esecutivo non abbia ad uscire, nella sua attività, fuori dei limiti stabiliti dalle norme emanate dal potere legislativo; ed il potere giudiziario abbia a giudicare solo in base alle leggi vigenti, senza poterne formulare nuove nel caso concreto), d'altro lato, tuttavia, per seri motivi di opportunità, possono essere loro eccezionalmente attribuite anche funzioni spettanti ad un diverso potere : cosi alcune funzioni legislative sono non di rado svolte dal potere esecutivo (decreti-legge, leggi delegate, regolamenti), varie funzioni esecutive dal potere legislativo (p. es.: approvando con legge il bilancio dello Stato) e non poche funzioni giurisdizionali dal potere esecutivo (tribunali amministrativi, ecc.).
Con le avvertenze menzionate è indubbio che la teoria della divisione dei poteri presenti tuttora lati positivi di politica costituzionale davvero rilevanti : spiegando, in tal modo, come essa informi ancor oggi di sé tutte le costituzioni democratiche. La teoria stessa, infatti, con la sua chiara tripartizione dei p. p., consegue essenzialmente due positivi vantaggi : i) innanzitutto, di garantire e tutelare in linea generale i diritti dei cittadini, che risultino saldamente basati sulle leggi vigenti, di fronte ad ogni possibile tentativo di sopraffazione del potere esecutivo e del potere giudiziario (impossibilitati a formulare, nel singolo caso, quella norma giuridica che potrebbe risultare a loro vantaggist; 2) di fornire il criterio di massima relativo alla competenza istituzionale degli organi di ognuno dei tre poteri nei casi dubbi (cosi, p. es., qualora si configurasse una nuova categoria di reati, è chiaro che, in mancanza di una contraria indicazione legislativa, sarebbero da ritenersi sens'altro competenti per il loro giudizio i normali organi della magistratura penale).
Mentre la legislazione autoritaria fasciata aveva pian piano mirato ad attenuare il valore della teoria della divisione dei poteri, quale era stata accolta nell'ordinamento statutario, aumentando essenzialmente la competenza legislativa del potere esecutivo e diminuendo, anche se per vie indirette, l'indipendenza dei membri delle Camere e dei componenti la magistratura, la Costituzione italiana del 1947 ha voluto porre nuovamente su un piano di reciproca parità ed autonomia i tre poteri dello Stato. Il potere legislativo, infatti, è stato riorganizzato su due Camere elettive (abolendo la nomina regia dei membri del Senato); quello esecutivo è stato ricondotto più rigidamente alle sue funzioni istituzionali, specie rendendo molto più solita l'emenszione dei decreti-legge e delle leggi delegate; mentre il potere giudiziario è stato liberato da ogni interferenza politica e da ogni subordinazione
all'esecutivo, creando un nuovo organo costituzionale, il Consiglio superiore della magistratura (presieduto dal presidente della Repubblica e formato da membri eletti per 2/3 dagli stessi giudici e solo per $1 / 3$ dal Parlamento), competente a provvedere alle assunzioni, alle assegnazioni, ai trasferimenti, alle promozioni ed ai provvedimenti disciplinari dei magistrati. Inoltre, la Costituzione, predisponendo una particolare procedura aggravata per il proprio emendamento, ha fornito una maggiore garanzia per la fondamentale tripartizione di poteri indicata; finalmente con la formazione della Corte costituzionale (in un certo senso posta al di fuori della tripartizione stessa), ha creato uno strumento idoneo a giudicare (art. 134, sia "sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge", che, p. es., intaccassero l'accennato inquadramento di massima dei tre poteri, sia sugli eventuali "conflitti di attribuzione" che potessero sorgere fra gli stessi poteri dello Stato. Il compito, infine, di coordinazione fra i poteri medesimi si può riconoscere ancora spettante al presidente del Consiglio: reso, tuttavia, in maniera più immediata, esponente della volontà popolare, in quanto rivestito della fiducia di ambedue le Camere elettive, rese assai più efficienti nella loro opera legislativa e di controllo politico e finanziario del governo.
Bmc.: G. Maranini, La divisione dei poteri e la riforma costituzionale, Venezia 1928; H. Kelsen, Die Lehre von den drei Ge nahlen, in Kantheistheift, Berlino 1934; La Bique de Villeneuve, La fin du principe de la séparation des pouvoirs, Parigi 1934; P. Ehrlich, La "séparation des pouvoirs": quelques remarques sur sa théorie et sur sa pratique, in Mélanges P. Négaleux, Bucarest 1932: G. Miele, Equilibrio fra potere legislativo e potere esecutivo, in Studi sassuosi, 16 (1938); L. Rossi, Analisi della divisione dei poteri, in Rivista di diritto pubblico, 31 (1930, 1), pp. 2-29; E. Bonaudi, Il potere politico e la divisione dei poteri, in Scritti per S. Romano, I, Padova 1940, p. 311 sgg.; S. Leosono, La divisione dei poteri (appunti terminologici), in Rivista di diritto pubblico, $2^{\circ}$ serie, $36-38$ (1944-46), pp. 11-16. Paolo Biscaretti di Ruffia
POTESTA DOMINATIVA. - Si può definire cosi il diritto di una società imperfetta e dei superiori in essa costituiti di comandare ai singoli membri e di servirsi della loro opera entro le leggi costitutive della società stessa.
Questo diritto non spetta alla pubblica autorità non essendo necessario al suo scopo e avendo finalità ben distinte da quelle della società pubblica. Nasce radicalmente dalla libera volontà dei membri della società, i quali, entrandovi, ne accettano le leggi e si obbligano all'osservanza con promessa formale o almeno tacita.
La persona sottoposta alla p. d. si trova in una condizione di dipendenza speciale, distinta dalla semplice soggezione del cittadino o del cristiano, nei riguardi della società pubblica. Non si potrebbe concepire, infatti, una società i cui membri conservassero l'autonomia e non ponessero le proprie energie a servizio della società stessa; d'altra parte non si deve costituire un duplicato della società pubblica, cui spetta di promuovere il bene comune; quindi chi diviene membro di una società logicamente intende il raggiungimento di un bene particolare, possibile con maggiore facilità nell'unione.
La p. d. importa il diritto di comandare, e quindi di obbligare nella misura e nel modo richiesto dalla materia comandata e dalla natura della società e dal fondamento che lega i membri alla società. L'obbligazione può essere non solo giuridica, ma propriamente morale, in coscienza. L'ingresso libero importa una consegna di se stesso, un mettersi a disposizione con vero contratto, sia pur tacito. Gli autori riconoscono una vera obbligazione di giustizia si da aversi lesione di giustizia nel dipendente che ricusi di obbedire. Per questo potere il padrone può irritare i voti dei dipendenti, in quanto incompatibili con quanto è convenuto (can. 1312). Nei religiosi, a questo titolo, essenziale in ogni società umana, se ne aggiunge un altro, in forza del voto d'obbedienza (v.), obbligo di religione,
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(per cartisia del teoma p. abate di St-Wandrille) Pothier Joseph - Ritratto.
per sé grave, supposte la materia sufficiente e le altre condizioni. Il voto che si fa a Dio, obbliga precisamente quando il Superiore ordina in nome di Dio.
I. Soggetto attivo. - Il soggetto attivo (superiore) è fissato in concreto nelle varie società dalla legge costitutiva, da patti intervenuti tra i membri. Nella Chiesa anche le persone laiche e le donne, incapaci di giurisdizione (abbadesse ecc.), godono di p. d. effettiva sui membri della comunità (can. 50 I § i).
II. Natura della p. D. - I teologi in genere trattano la questione quasi solo nei riguardi della compagine familiare e degli istituti religiosi; tutt'al piú si accontentano d'esporre diritti e doveri, senza uno studio comparativo sulla natura della potestà nelle varie società imperfette civili e ecclesiastiche, non riconosciute (cf. cann. 684-87). Accostare la famiglia, in cui la potestà è di diritto naturale con vincoli indistruttibili, anche se la legge completa il diritto naturale, a una società di cui chiunque può divenire socio con contratto rescindibile, appare innaturale; pareggiare una società con vincoli religiosi (in cui la ribellione alla potestà riveste la caratteristica di sacrilegio) a una società d'interessi economici, in cui il socio è legato soltanto per titolo di giustizia o fedeltà, non sembra logico.
III. Oggetto ed ámbito. - L'oggetto e l'àmbito della p. d. sono fissati dalla natura e dal fine della società, dalle sue leggi costituzionali, dai patti leciti intervenuti nell'aggregazione dei singoli membri; in genere quanto esorbita non può essere oggetto (si disputa per la Regola di s. Francesco e della Compagnia di Gesú, se la p. d. si estenda ad ogni cosa onesta, come anche oltre la Regola). Tre sono gli atti principali che si possono porre per p. d.: comandare, dirigere, punire (con pene tuttavia soltanto disciplinari e paterne; cf. cann. 2306, 2312), anche da chi è solo laico.
Fra le altre cose, chi è rivestito soltanto di p. d. non ha
diritto di dispensare da alcuna legge ecclesiastica (e conseguentemente per sé da alcuna legge approvata dalla potestà pubblica, p. es., le costituzioni). Questo principio, essendo odioso, deve intendersi strettamente; ma presenta difficoltà pratiche. Si insegna in genere che per p. d. si può : a) dichiarare l'esistenza di cause scusanti o esimenti da una legge ecclesiastica: b) dispensare da norme solo disciplinari interne delle costituzioni, se queste ne danno il potere. Benché infatti le costituzioni siano spesso approvate dall'autorità suprema, dal momento che non obbligano in coscienza (come di solito è previsto dalle stesse), manca ad esse un elemento essenziale per costituire una legge formale, dovendosi considerare come norme direttive soltanto (silenzio in refettorio, esenzione di un individuo da qualche atto comune ecc.); c) dispensare ministerialiter da qualche legge ecclesiastica (ufficiatura, digiuno, ecc.); e cioè verificare per cosi dire la presenza di determinate condizioni per cui l'Ordinario dispensa servendosi del Superiore; d) applicare o dichiarare operativa una legge, anche penale; p. es., il caso contemplato dal can. 646, senza tuttavia le particolari conseguenze giuridiche della dichiarazione giudiziale; cosi dichiarare, se le costituzioni lo autorizzano, che si verificano le condizioni per cui uno è privato di voce nel Capitolo, perde la precedenza interna, cessa dall'ufficio, ecc. Infine la p. d. comporta il diritto di dare precetti giuridici (non giurisdizionali) a norma del can. 24 (p. es., proibire alcune cose a norma del can. 66 I §§ 1, 2, coll. canon. 649); e dare anche precetti a tutti i membri in modo stabile.
Bibl. : oltre i cann. citati, Piatus Momensis, Praelectiones iuris regularis, I, $2^{\circ}$ ed., Tournay 1896, pp. 283-92; A. Vermeersch, De religionis, I, $2^{\circ}$ ed., Bruges 1927, nn. 401 sgg., 409 sgg.: M. a Coronata, Institut. iuris can., I, $4^{\circ}$ ed., Torino 1950, nn. 234, 602; T. Schaefer, De religionis, $4^{\circ}$ ed., Roma 1947, nn. 436 sgg., 447-51, 1086-1101; H. June, Comment. in CIC, I, Paderborn 1950, p. 407 sgg.
Sisinio da Romallo
POTHIER, Joseph. - Benedettino della Congregazione di Solesmes, n. a Bouzernont (Vosgi) il 7 dic. 1835, m. a St-Wandrille l'8 dic. 1923.
Dom Guéranger gli affidò l'insegnamento della teologia e lo diede poi come aiuto a dom Jeaussions per la compilazione, ad uso della comunità, di un testo di conto corale più conforme all'antica tradizione, e per stabilire le regole di una buona esecuzione del canto gregoriano allora in piena decadenza. Esonerato dall'insegnamento nel 1860 , il P. poté consacrarsi interamente alla duplice impresa, piena di difficoltà. La collaborazione dei due monaci portò a risultati molto importanti per la riforma gregoriana, attuata poi : l'opera Les maladies grégoriennes d'après la tradition, pubblicata più tardi nel 1880 , e che fra l'altro dà la spiegazione dei neumi antichi e stabilisce il posto dell'accento latino nella frase melodica, ebbe grande successo e gli procurò ampie lodi al Congresso di Arezzo (1882). I due monaci avevano preparato anche un'edizione del Graduale Romanum, terminata nel 1868, che fu poi la base del Liber Gradualis stampato dal P. nel 1883. Fra le numerose pubblicazioni del P., oltre a quelle accennate, sono il Liber Antiphonarius (1891), il Processionale monasticum (1888), le Variae Preces (1888). Nel 1892 il P. lasciò Solesmes per dedicarsi alla restaurazione dell'antica abbazia di St-Wandrille (Seine infér.) della quale fu eletto abate nel 1898. Nel 1904 il b. Pio X affidò ai monaci solesmensi il mandato di stabilire il testo ufficiale del canto liturgico che aveva deciso di riportare alla sua purezza primitiva, e il P. fu nominato presidente della Commissione incaricata d'approvarne i testi. Utilizzando tutti i lavori compiuti a Solesmes, si assunse solamente la responsabilità dei testi editi : Graduale (1907) e Antiphonarium (1912), che gli meritarono brevi di elogio da parte del Sommo Pontefice. Molti articoli il P. pubblicò nella Revue de chant grégorien ed in altre riviste.
Bibl.: N. Rousseau, L'École grégorienne de Solesmes, RomaTournai 1910; L. David, D. 7. P., in Revue du chant grégorien, 28 (1924), pp. 1-5; A. Mocquereau, Le rev. père 7. P., in Revue grégorienne, 9 (1924), pp. 36-39.
Eugenio Cardice
POTHIER, Robert-JoSEPH. - Giureconsulto, n. ad Orléans il 9 genn. 1699, m. ivi il 2 marzo 1772. Compiuti nella città natale i primi studi in un col-
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(fol. Anderson)
In alto: S. GIROLAMO ORANTE - Madrid, Galleria del Prado.
In basso: IL SACRIFICIO DI NOE DOPO IL DILUVIO - Madrid, Galleria del Prado.
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A sinistra: BASSORILIEVO DI AGOSTINO DI DUCCIO SULLA FACCIATA DELLA CHIESA DI S. BERNARDINO (1461) - Perugia. A destra: SPOSALIZIO DI S. FRANCESCO CON LA POVERTÀ. In alto la Mano divina benedicente. Tavola dipinta da Ottaviano Nelli (ca. 1410). Vaticano, Pinacoteca.
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legio di Gesuiti, vi frequentò anche i corsi universitari e vi divenne presto magistrato (1720).
A cinquant'anni fu chiamato ad insegnare diritto nell'Università di Orléans, succedendo ad uno dei professori e magistrati più eruditi del tempo, il Prevost de la Jannès. La sua conoscenza giuridica si estese, con ricchezza d'indagini e di commenti, dal diritto romano al diritto canonico e al coutumier che in quell'epoca, in Francia, si applicava a complemento ed interpretazione del diritto comune. Le doti principali dei suoi scritti sono la semplicità e la lucidità dell'esposizione. Lavorò per dodici anni alla redazione di una voluminosa opera sulle Pandette (Pandectae Iustinianeae in novum ordinem digestne, Parigi 1748-52), con la quale intendeva riordinare sistematicamente i vari frammenti di ciascun titolo del Digesto. Le sue peculiari qualità di giurista si manifestano però in pieno nella trattazione di vari istituti del diritto privato (Traité des obligations, Parigi 1761; Traité sur différentes matières du droit civil, ivi 1773), con le quali diede un indirizzo sistematico alla dottrina giuridica francese. Queste opere, diffuse ed apprezzate nel sec. xvir, influirono non poco sulla compilazione del Codice n1poleonico (1804); i principi del diritto romano furono tenuti presenti nei lavori preparatori di esso attraverso le interpretazioni del P .
La più recente edizione delle sue opere è quella curata da V. Bugnet, Oeuvres de P., annotées et mises en conciliation avec le Code, it voll., $2^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1861-62.
BibL.: G. F. Le Troune, Etage historique de M. P., Parigi 1773; A. M. Dupin, Dissertation sur la vie et les ouvrages de P., in Oeuvres de R. F. P., ivi 1825; H. Frémont, Recherches historiques et biographiques sur P., Orléans 1839; L. Dunoyer, Blackstone et P., Parigi 1927. M. Teresa de Simone-Niqueas
POTLI, IPATI. - Vescovo di Volodymyr-Berest e poi metropolita di Kiev, n. nel 1541 e m. a Vilna nel 1613. Fu funzionario statale a Berest e come tale lavorò, questa volta senza successo, per l'unione ecclesiastica fra la Chiesa bizantino-slava della PoloniaLituania con la S. Sede. Nominato vescovo di Volodymyr-Berest (1593), fu uno dei protagonisti di detta unione. Egli la sottoscrisse a Roma il 23 dic. 1595 e più tardi ancora a Berest il 6 ott. 1596. Successo a Michele Rahoza nella dignità di metropolita di Kiev con sede a Vilna, difese strenuamente contro una opposizione assai rilevante, e valendosi di molti libri storici e polemici, l'unione di Berest come legittima continuazione di quella di Firenze (1439).
P. fondò a Vilna un nuovo monastero cattolico, insieme a s. Giosafat Kunciewicz, suo primo monaco; il monastero divenne la culla dei Basiliani cattolici ucraini. P. fu uomo retto, molto energico, e seppe adoperare tutti i poteri per la difesa del gregge affidatogli. Prima della morte scampò felicemente e un attentato ordito contro di lui.
BibL.: A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, v. indice. Alberto Maria Ammann
POTINO, santo, martire. - E commemorato nel Martirologio romano il 2 giugno insieme con il gruppo dei martiri di Lione del 177.
Discepolo di s. Policarpo, come il suo presbitero Irenos, suo successore, P. era vescovo di Lione, ed aveva più di 90 anni. Catturato dai soldati, fu trascinato al tribunale del governatore della città, seguito da un codazzo di popolo che lo scherniva. Durante l'interrogatorio il governatore gli chiese chi fosse il Dio dei cristiani e P. saggiamente rispose: "Lo conoscerai, se ne sarai degno ". A questa risposta il popolo inferocito lo trascinò via colpendolo senza pietà con calci e pugni; condotto in carcere, a causa dei maltrattamenti subiti, vi mori due giorni dopo.
BibL.: Eusebio, Hist. Ezel., V. 1; Tillemont, III, p. 10 sg.; Martyr. Romanum, p. 220. Agostino Amore
POTOSI IN BOLIVIA, diocesi di. - Diocesi della Bolivia nell'America meridionale, suffraganea dell'arcidiocesi di Sucre.

(per cortesia del Pont. ist. orientale)
PotiJ, IPATIJ - Riratto. Quadro esistente nella residenza dei Gesuiti di Vilna.
Ha una superficie di 116.662 kmq., con una popolazione di 549.950 ab., dei quali 543.800 cattolici; 47 parrocchie servite da 34 sacerdoti diocesani e 18 regolari; 3 comunità religiose maschili e 9 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 327). La città di P. fu eretta a diocesi dal papa Pio XI con la cost. apost. Prowdecessoribus nostris dell' 11 nov. 1924, per smembramento dalla arcidiocesi della Plata. Vedi tav. CXXIV.
BibL.: AAS, 17 (1925), pp. 501-503; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XLVI, pp. 1045-52. Enrico Josi
POTTER, MARY. - Fondatrice della «Piccola Compagnia di Maria ", n. a Londra il 22 nov. 1847, m. a Roma il 9 apr. 1913.
Rinunciato al matrimonio e dopo un tentativo di vita claustrale presso le Religiose della Mercede, ascoltando una chiara voce interiore fondò nel 1887, fra continue e serie contrarietà, la «Piccola Compagnia», iniziando la sua opera a Nottingham, in un angolo abbandonato della città, in mezzo alla più squallida miseria. Volle che le sue religiose onorassero in modo particolare il Cuore materno di Maria, specialmente nel mistero del Calvario; e si dedicassero, come campo di lavoro, ai malati, nelle case di cura e negli ospedali propri, eretti accanto ai loro conventi; e inoltre pregassero davanti al S.ano Sacramento per i moribondi. La P., venuta a Roma nel 1882 per ottenere la benedizione del Papa sulla sua opera, fu invitata da Leone XIII a fermarsi e fondare in città una seconda casa. Altre, in breve, si aprirono'anche fuori di Europa, e quasi tutte con unito un ospedale. L'Istituto, approvato con le costituzioni il 13 maggio 1886, ebbe l'approvazione definitiva da Leone XIII nel 1893.
Oltre a un gran numero di lettere, che rispecchiano la sua spiritualità di schietta impronta montfortiana, la P. compose vari scritti per spingere le anime al servizio di Gesù attraverso Maria: The Path of Mary, The Spiritual Exercises of Mary, Mary Conferences, Mary's Call, Our Lady's Retreat, Loves in the Heart of Mary.
Degna di menzione è un'altra opera della P.: la
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(per caricoia di mons. A. Palser)
POTTER, Antoine - Riratto
"Calvary Confraternity for the Dying", che mira alla cooperazione di tutti i cattolici in una lega di continua preghiera per i moribondi. L'unione, approvata da Leone XIII, fu arricchita di indulgenze dalla S. Congregazione nel 1895 .
Bibl.: E. Healy, The Life of Mother M. P., Londra 1925; C. Maccari, Sul Calvario. Vita di madre M. P., Roma 1948; mod., A slave of Jesus in Mary. Mother M. P., Melbourne (U.S.A.) s. a.
Celestino Testore
POTTHAST, August. - Storico e bibliografo tedesco, n. a Höxter (Vestfalia) il 13 ag. 1824 , m. a Leobschütz (Alta Slesia) il 15 febbr. 1898.
Compiuti i suoi studi nell'Università di Halle (1855) si dedico completamente alle ricerche storiche, affermandosi subito con l'opera Leben der Abte Gallus und Otmar von St. Gallen (Berlino 1857), cui fece seguire ben preten Geschichte der ehemaligen Cistercienserabtei Rauden in Oberschlesien (Leobschütz 1858) ed il Chronicon Henrici de Hervodia (Gottinga 1859), che gli frutto il premio della fondazione Wedekind. Ma i più importanti lavori ai quali rimane legato il suo nome sono la Bibliotheca historica medii aevi. Wegweiser durch die Geschichtswerhe des europäischen Mittelalters 373 bis 1500 (Berlino 1862; $2^{a}$ ed. 1896); ampia collezione ragionata di tutte le fonti storiche medievali, disposte in ordine alfabetico: cronache, generali e particolari, opere storiche del medioevo, con l'indicazione dei manoscritti, edizioni, traduzioni e commentari ed i Regesta pontificum Romanorum inde ab a. post Christum natum MCXCVIII ad annum MCCCIV (ivi 1874-75); v. regesto. Per oltre un ventennio il P. fu anche bibliotecario nella Biblioteca del Reichstag (1874-94), di cui preparò un catalogo, pubblicato nel 1882.
Bibl.: A. van Hove, Prolegomena, $2^{2}$ ed., Malines-Roma 1943, pp. 373, 612.
Niccolò del Re
POTTIEF, Antoine. - Sociologo, n. a Spa (Belgio) il 22 febbr. 1849, m. a Roma il 24 nov. 1923. Convittore del Collegio Capranica in Roma (18681875), conseguì la laurea in filosofia e teologia nell'Università Gregoriana.
Sacerdote nel 1874, fu professore di teologia morale nel Grand Séminaire di Liegi dal 1879 al 1902, quando
per malattia dovette rinunziare all'insegnamento. Stabilitosi a Roma, vi spiegò una ricca attività sociale come conferenziere, collaboratore di giornali, assistente ecclesiastico dell'Unione cattolica del Lavoro (1910), fondatore o animatore di mutualità, di cooperative e di organizzazioni professionali per i tranvieri, gli infermieri, gli spazzini, i commessi di negosi, ecc., e di più di dieci unioni professionali femminili. Resso anche, successore di mons. Radini-Tedeschi, la cattedra di sociologia del Collegio Leoniano (1905-15). Pubblicò nel 1900, a Liegi, un trattato De iure ei institis, ottimo commento dell'encicl. Rerum novarum (1891). Capo della cosiddetta scuola di Liegi, antitesi alla scuola di Angers, fondò l'Unione democratica cristiana di Liegi (1892), dandole un programma di rivendicazioni sociali e politiche (1893), attuato già in gran parte dalla legislazione del Belgio. Il P. sostenne il salario familiare nel 1890 e, più tardi, l'azionariato. Verso il 1920 fece scuola in Spagna con il Grupo de la democracia cristiana. Fra le altre pubblicazioni di P. si ricordano: La coopération et les sociétés ouvrières (Liegi 1889); L'Eglise et la démocratie chrétienne, in Les directions pontificales et la démocratie chrétienne, di G. Goyau, G. Toniolo, A. P. (ivi 1901); La Questione operaia, I (Roma 1903); La morale catholique et les questions sociales d'aujourd'hui, I (Charteroi 1920, ed. it. Milano 1921), II (Bruxelles 1921).
Biel.: articoli di C. Lolli, in Ildomani sociale (29 nov. 1923); E. Vercesi, in Il Carroccio (Milano, dic. 1923, pp. 549 sg.); R. E. Michetti, in Conquisto cattolico (2 dic. 1923); Homenaia a la memoria de P. por los escritores del Grupo de la Democracia cristiana, in Asturias Agraria (Orendo, 1" gono. 1922, pp. 161-96); Studi: A. Pelzer, Mgr P., hommage de ses amis leigrois, Bruxelles 1924 (con bibl.); G. Legrand, Le rôle de Mgr P. dans le manoe-
ment social contemporain, Parigi 1934; F. Pergolesi, in Civitas ment social contemporain, Parigi 1934; F. Pergolesi, in Civitas (Milano, $1^{\circ}$ febbr. 1923, p. 47 sg.); J. Cardolle, Un précurseur, un pionnier social, Mgr P., Bruxelles 1931.
Augusto Pelzer
POULAIN, Augustin-François. - Gesuita, scrittore di mistica, n. a Cherbourg il 15 dic. 1836, m. a Parigi il 19 luglio 1919.
Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1858, fu dal 1881 al 1897 professore ad Angers e vice direttore delle Facoltà cattoliche; dal 1898 passò a Parigi e vi diresse la Congregazione degli artisti. L'opera principale da lui composta è Des grâces d'oraison (Parigi 1901), molto spesso riedita (10 $0^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1922) e tradotta in varie lingue (trad. it., Torino 1910). L'autore, che ebbe egli stesso grazie mistiche, volle soprattutto fare un'opera pratica e chiara; quindi piuttosto descrittiva che non dottrinale (espono accuratamente, classifica e divide le varie esperienze dei santi e dei maestri della vita spirituale); il che si dimostrò della massima utilità e cooperò ad aprire la via ad una conoscenza più ampia dei fenomeni mistici e alla rinascita di questo genere di studi. Degne di nota sono pure : La mystique de st fean de la Croix (Parigi 1893); Lucie Christine, fournal intime (ivi 1910).
Biel.: J. V. Bainvel, Biografia, nella Introduction alla $10^{2}$ ed. di Des grâces d'oraison, Parigi 1922 (con le varie controversie a cui l'opera del P. diede orizine); C. Richstaetter, My-
stische Gebetigenden. Innsbruck 1924, pp. 88-208; id., Kathol. Mystik, Friburgo in Br. 1928, pp. 44-111. Celestino Testore
POULPIQUET, Ambroise de. - Apologeta domenicano, n. a Lesmel en Plouguerneau (Finistère) il 25 giugno 1878 , m. a Brest il 22 apr. 1915. Religioso nel 1896, ordinato sacerdote nel 1902, insegnò apologetica nel Collegio teologico di Le Saulchoir dal 1906 al 1914.
Scrisse tre opere importanti: L'objet intégral de l'apologétique (Parigi 1912), che mostra il carattere sintetico dei motivi di credibilità e l'unione necessaria esistente tra l'apologetica "interna" e l'apologetica "esterna"; Le miracle et ses suppléances (ivi 1914), che pone l'accento sui "presupposti» soprannaturali del miracolo, i quali gli conferiscono tutto il valore di motivo di credibilità, e sul suo aspetto sociale; L'Eglise catholique. Etude apologétique (ivi 1923), opera postuma (con prefazione di A. Gardeil), nella quale all'aspetto storico dell'apologe-
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tica della Chiesa sono aggiunti alcuni importanti sviluppi sulla Chiesa, motivo di credibilità, e sui rispettivi metodi dell'apologetica e della teologia. Pubblico anche un buon numero di articoli nella Revue des sciences philosophiques et théologiques e nella Revue du clergé frampais.
Bibl.: H. D. Noble, A. de P., in L'année dominicaine, 57 (1921), pp. 38-66, 109-16; A. Gardell, perfezione a L'Eglise catholique, ed. cit.
Tommaso Camelot
POUSO ALEGRE. - Città e diocesi nello Stato di Minas Geraes in Brasile. Ha una popolazione di 530.000 ab. dei quali 525.000 cattolici, distribuiti in 34 parrocchie, servite da 36 sacerdoti diocesani e 16 regolari; ha un seminario, 3 comunità religiose maschili e 5 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 328).
La diocesi fu creata dal papa Leone XIII con la bolla Regio latissime potens del 4 ag. 1900, per smembramento dalle diocesi di S. Paulo e di Mariana. Fu prima suffraganca di Rio de Janeiro, poi dal 1906 di Mariana. Il 3 febbr. 1916 una parte del suo territorio venne dismembrato per creare la nuova diocesi di Guaxupé. Il primo vescovo fu mons. J. Nery, trasferito nel 1908 a Campinas. La Cattedrale è dedicata a Senhor Bom Jesus dos Martires; la diocesi ha per petrono s. Sebastiano.
Bibl.: AAS, 8 (1916), pp. 62-63; G. B. Lehmann, O Brasil Católico 1947. Juiz de Fora 1947. pp. 317-21.
Virginio Battezzati
POUSSIN, Nicolas. - Pittore francese, n. a Villers in Normandia nel 1594, m. a Roma il 19 nov. 1665.
Formatosi in patria sotto la guida di Quentin Varin, intorno al 1612 si recava a Parigi a lavorare negli studi di S. Lallement e F. Elle, dove riceveva le prime commissioni per opere non giunte fino a noi. Nel 1620 il P. compi il suo primo viaggio in Italia, a Firenze, donde presto torno a Parigi iniziando la sua folta serie di composizioni di ispirazione mitologica che dovevano renderlo famoso. Nel 1624 il P. era di nuovo in Italia, a Roma, città che non abbandonò fino alla morte, ove si faccia eccezione per un relativamente breve soggiorno a Parigi fra il 1640 e il 1642 . Ed a Roma egli creò il meglio della sua produzione, soprattutto in quelle tele di ispirazione storica e mitologica cui sopra s'accennava e nelle quali

(ftet. Alinari)
'Poussin, Nicolas - Estasi di s. Paolo - Parigi, Louvre.

(ftet. Mauser g Menet, Madrid)
Poveda, Pedro - Ritzatto.
le linee solenni della ondulata campagna che circonda la città e le sue monumentali rovine più che sfondo spesso diventano vere protagoniste delle composizioni. Fra le quali, sparse nelle maggiori raccolte pubbliche e private del mondo, vanno anche ricordate alcune di soggetto religioso quali il Pianto sul Cristo della Pinacoteca di Monaco, l'Estasi di s. Paolo del Louvre, L'ultima Cena dello stesso Museo e infine il Martirio di s. Erasmo della Pinacoteca Vaticana.
Inizialmente educato in un ambiente mediocremente tradizionalista, il P. ebbe la rivelazione del suo genio considerando le opere di Raffaello e dei suoi diretti seguaci. Durante la permanenza in Italia soprattutto quelle ebbe presenti nel progredire del suo cammino, anche quando s'arricchiva di nuove esperienze fatte approfondendo la conoscenza della pittura di Tiziano, dei Carracci e del Domenichino.
Temperamento sereno, ottimo disegnatore, compositore calmo ed equilibrato, il P. fu soprattutto un grande coloritore. Egli infatti seppe risalire attraverso la vena carraccesca alla pura sorgente del colore veneziano, fino a cogliere alcuni accenti propriamente giorgioneschi di Sebastiano del Piombo e del giovane Tiziano. Caratteristico esponente di quel gruppo di stranieri innamorati d'Italia e che a lungo vi dimorarono operosi, il P. conservò nell'arte schiettezza di caratteri francesi e, pur vivendo lontano dalla patria, influì decisamente e a lungo sugli sviluppi della sua cultura pittorica. Anche il David nei suoi programmatici dipinti a Roma e in Francia sul finire del ' 700 si ricorda del P. e perfino il Corot nei giovanili paesaggi romani seppe ritrovare alcuni segreti dell'antico maestro nella profonda armonia dei toni giustapposti e nella chiara distribuzione delle masse definite dalla limpida luce. - Vedi tav. CXXV.
Bibl.: E. Magne, N. P., Parigi 1914-28; J. Aymard, N. P., ivi 1929; P. du Colombier, N. P., ivi 1931; W. Friendländer, s. v. in Enc. Ital., XXVIII, pp. 129-30. Emilio Lavagnino
POVEDA, Pedro. - Sacerdote spagnuolo, fondatore dell'Istituzione Teresiana, n. il 3 dic. 1874 a
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Linares (Jaén), assassinato, per odio alla fede, a Madrid il 28 luglio 1936.
Ordinato sacerdote (1897) fu professore e direttore spirituale nel seminario, unendo a queste occupazioni l'apostolato tra le popolazioni povere della stessa città. Catonico di Cavadonga nel 1906 e di Jaén nel 1913, penitenziere nel 1921 della Cappella reale di Madrid, si dedicò totalmente all'Opera da lui fondata. Le sue preoccupazioni erano state, già dai primi anni del suo sacerdozio, di ordine pedagogico. Per questo aveva preso il diploma di maestro ed aveva fondato a Guadix due scuole. Fu tra i primi a vedere i pericoli che la laicizzazione progressiva dell'insegnamento presentava per le giovani e volle creare nell'Istituzione Teresiana un gruppo di elementi ben preparati intellettualmente e con uno salda formazione religiosa che potesse ovviare ai danni recati dalla scuola laica. Alla sua morte, l'Istituzione si era già diffusa in tutta la Spagna, in America e a Roma. La sua influenza è stata tale che viene considerato come uno dei primi tra i pedagoghi moderni. Il suo pensiero è stato trasmesso da varie pubblicazioni: El prouecho del alma (1909) uscito in varie edd. (vers. it. Il progresso spirituale dell'anima, Milano 1940); La voci del amado; Visita a la Santina; Plan de vida; Para los niños; Ensayo de proyectos pedagógicos para la fundación de una institución católica de enseñanza; Consejos a las profesoras de las primeras Academias Teresianas; Jesus Maestro; Meditaciones y Consideraciones para las Teresianas, tutte opere notevoli per la saldezza della dottrina, la denuncia delle idee, la concisione e la chiarezza della forma. E stato iniziato il suo processo di beatificazione.
Bibl.: M. J. Segovia, Nella tragedia spagunola, Don P. P. Castramento Fondatore e martire, in L'osservatore romano, 13 dic. 1936: Silverio di S. Teresa, Vida de D. P. P. Castrerverde, Madrid 1942; A. Gemelli, Un modello di apostolato culturale cristiano, in Vita e pensiero, 24 (1943), p. 230 ag.; M. A. Galino, El pensamiento pedagogico del P. P., in Revista Española de pedagogia, 9 (1921), pp. 41-57: D. Mondrone, Don P. P. Castrroverde, in Civ. Catt., 1951, iv, pp. 264-77. Anna Maria Lopez
## POVERE ANGELLE DELLA MADRE DI
DIO. - Istituto fondato a Westminster (Inghilterra) nel 1868 dalla pia signora Maria Maddalena Taylor.
Il fine propostosi dalla fondatrice era l'aiuto caritativo, sotto tutte le forme, alla povera gente. Dall'Inghilterra le Congregazione si diffuse in Irlanda, Francia e Italia. Il 7 ag. 1879 il card. E. E. Manning otteneva dalla S. Congr. di Prop. Fide il decreto di lode, mentre l'approvazione definitiva venne il 19 luglio 1900. Attualmente vi sono 510 suore distribuite in 34 case.
Bibl.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, R. 66.
Giulio Mandelli
POVERE ANCELLE DI GESÙ GRISTO. - Istituto religioso fondato a Dernbach (Assia) nel 1848 da Maria Caterina Kasper per l'istruzione e educazione della gioventù e per la cura dei malati in cliniche ed ospizi per vecchi. Fu approvato dalla S. Sede nel 1870. Per la persecuzione religiosa del Kulturkampf le religiose furono costrette ad esulare, trapiantando così il loro Istituto anche in altre regioni ed in Ame. rica. Oggi si contano 284 case con oltre 4000 suore.
Bibl.: W. Meyer, Mutter Maria Kasper, Wisbaden 1927. Silverio Mattei
POVERE FIGLIE DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO. - Fondate a Firenze nel 1848 da Anna Lapini dei Fiorelli.
Scopo: l'istruzione cristiana e religiosa gratuita delle bambine povere ed abbandonate. L'Istituto fu aggregato come Ters'ordine all'Ordine francescano e il ministro generale di questo divenne protettore e consigliere di ufficio della superiora delle suore stimmatine. Diffuso in altre regioni, l'Istituto ebbe il decreto di lode il 23 luglio 1855 e l'approvazione definitiva il 19 sett. 1888. Attualmente ha 120 case e 1254 suore.
Bibl.: S. Congr. dei Religiosi, F. 7.
Giulio Mandelli
POVERE FIGLIE DI MARIA S.ma INCORONATA. - Fondate a Mantova nel 1897 dalla contessa De Blasi dei Marchesi di Torrearsa.
Questa aveva cominciato l'opera nel 1895 con il distribuire una minestra ad alcuni poveri vecchi bisognosi, ai quali si aggiunsero ben presto fanciulle orfane e abbandonate. L'opera incominciò ad ingrandirsi e la contessa acquistò una prima casa, che denominò "Povera Casa di S. Giuseppe " per l'infanzia e la vecchiaia abbandonata. Approvato dal vescovo diocesano nel 1900, l'Istituto ottenne l'approvazione della S. Sede il 30 apr. 1940. Dal 1926 si pratica nelle case più grandi l'adorazione diurna del S.mo Sacramento. La Congregazione, diffuse in molte parti d'Italia, conta attualmente 155 suore con 18 case.
Bibl.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, M. 139.
Giulio Mandelli
POVERE FIGLIE DI SANT'ANTONIO. Istituto religioso, fondato da suor Miradio della Provvidenza di S. Gaetano (Giulia Bonifacio), ex suora alcantarina, in Tufara di Valle Gaudina, arcidiocesi di Benevento, nel 1901, con la cooperazione e sotto la guida di p. Luca de Longia, francescano. Nel 1923 la casa generalizia fu trasferita a Barile, diocesi di Rapolla, e nel 1937 a Napoli.
Le suore, in numero di oltre 200, hanno 18 case tutte nell'Italia meridionale e si dedicano alla cristiana e civile istruzione ed educazione della gioventù. La S. Sede emise il decreto di lode ed approvò temporaneamente le Costituzioni nel 1941.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, N. 45.
Silverio Mattei
POVERE SUORE BONAERENSI DI SAN GIUSEPPE. - L'Opera si iniziò il 28 genn. 1880, quando la madre Camila Rolòn, con l'approvazione dell'arcivescovo di Buenos Aires, radunò a Mercedes alcune brave donne per la cura dei bambini poveri, soprattutto nelle campagne.
Dopo i primi fortunati inizi l'opera si ingrandì abbracciando anche opere di assistenza ai poveri, di rieducazione delle giovani, la visita ai malati a domicilio, diffondendosi in tutta l'Argentina e all'estero. Ebbe il decreto di lode il 16 giugno 1891 , quello di approvazione definitiva l'8 maggio 1898. Attualmente vi sono 187 suore distribuite in 26 case.
Bibl.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, B. 23.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE DELLE SCUOLE DI NOSTRA SIGNORA (Budweis). - D. Gabriele Schneider, cappellano di Hirschau (diocesi di Budweis in Boemia), verso il 1848 pensò di introdurre nella sua patria una congregazione di religiose tra le varie approvate dalla Chiesa.
La scelta cadde su quella delle Suore delle Scuole di Notre Dame, fondata da a. Pietro Fourier. Lo Schneider mandò nel loro monastero di München quattro giovani, per formarsi alla vita religiosa e trapiantare poi in patria la detta Congregazione. Ma il disegno non riusci; perciò, richiamate le quattro giovani, costituì, per consiglio del vescovo, una famiglia autonoma, che ebbe l'istituzione canonica diocesana ed assunse il nome di P. S. delle S. di N. S. di Budweis.
Il fine della Congregazione è l'educazione e istruzione delle giovanette nelle scuole, convitti, istituti per sordonnate, ecc. Moltiplicandosi le vocazioni, furono aperte nuove case in altre diocesi. Il 13 genn. 1896 ottennero il decreto di lode, e l'approvazione definitiva l'8 giugno 1903. Nel 1951 le suore erano 1161 e le case 132, distribuite in 4 province.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, M. 56.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE DELLE SCUOLE DI NOSTRA SIGNORA (Monaco). - L'Istituto nacque a
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Ratisbona, nel 1833, per opera di mons. G. M. Wittmann, parroco e poi vescovo di quella città.
Ebbe come collaboratore e successore il sac. Sebastiano Job, che diede all'Associazione anche una prima sommaria regola di vita. Fine dell'Istituto sono le scuole elementari nella campagne per l'educazione e l'istruzione della gioventù contadina, nelle piccole città e nei borghi.
Diffuso in molte parti del mondo esso ebbe il decreto di lode il 23 genn. 1853 , l'approvazione definitiva il 26 ag . 1865. Oggi ha 10.582 suore e 748 case.
BibL.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, M. 7. Giulio Mandelli
POVERE SUORE DELL'IMMACOLATA VERGINE MARIA. - Fondate da Giovanni Schneider, parroco di S. Mattia a Breslavia, nel 1854.
Lo scopo iniziale fu l'istruzione e l'educazione delle domestiche. In seguito si accettò anche la cura dei malati, soprattutto delle domestiche che, licenziate perché rese inabili al lavoro, vengono raccolte in pensionati. L'opera si diffuse in brevissimo tempo; nel 1863 il vescovo di Breslavia eresse l'Associazione in congregazione religiosa a voti semplici. Il 22 dic. 1897 l'Istituto ebbe il decreto di lode e il $1^{\circ}$ luglio 1932 quello dell'approvazione definitiva. Attualmente ha 106 case divise in 4 province religiose e 823 suore.
BibL.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, B. 57.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE DI NAZARET. - Il card. Wiseman, arcivescovo di Westminster, nel 1850 concepi il disegno di un ospizio per vecchi simile a quelli francesi delle Piccole Suore dei Poveri.
Il 10 apr. 1851 furono invitate tre di queste suore, che si stabilirono a Brook Green (Hammersmith). Superate le prime difficoltà, si ebbero nuove vocazioni inglesi e l'opera si diffuse in tutta l'Inghilterra. Il cardinale volle che le suore di Inghilterra, oltre alle loro opere di carità per i vecchi e i malati, aggiungessero anche orfanotrofi per le figlie illegittime e abbandonate; ma opponendosi a ciò le suore venute dalla Francia, staccò il ramo inglese da quello francese e lo costituì in vera congregazione a sé denominata P. S. di N. Il 3 ag. 1883 l'Istituto ebbe il decreto di lode e l'approvazione definitiva il 24 marzo 1888. Attualmente le suore sono 857 distribuite in 59 case.
BibL.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, V. 39.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE DI SAN FRANCESCO. Istituto religioso fondato in Aquisgrana da Francesca Schervier, la quale, nel 1845 , si associò altre quattro giovani per mettersi a disposizione dei poveri della città, allo scopo di sollevarne le miserie materiali e spirituali.
Presero in affitto una piccola casa, da cui non uscivano che per curare i malati a domicilio o fare da cuciniere e distributrici nelle cucine economiche. In seguito aprirono anche case, nelle quali diedero asilo alle donne di mala vita per ricondurle nuovamente a Dio e alla società. Il loro esempio attirò molte vocazioni, di modo che il municipio di Aquisgrana poté loro affidare nel 1878 la cura di un grandissimo ospedale per malattie contagiose; di qui furono chiamate in molte altre città. Il card. Geisel il 2 luglio 1851 eresse la pia associazione in congregazione dandole la Regola di s. Francesco e alcuni statuti da osservare. Diffusasi in Germania, Francia, Danimarca, anche in America, l'Istituto ottenne il decreto di lode il 20 ag. 1870; l'approvazione definitiva il 6 ott. 1908. Attualmente le case sono 123 divise in 6 provincie, le suore 2482.
BibL.: Archivio S. Congr. dei Religiosi, C. 25.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE DI SAN FRANCESCO DELL'ADORAZIONE PERPETUA. - Istituto fondato il 20 dic. 1860 ad Olpe (diocesi di Paderborn), da Teresa Bonzel.
In un decennio esso si diffuse rapidamente, ma le leggi del Kulturkampf, nel 1875, ne rallentarono lo sviluppo in Germania, mentre si estese vigorosamente in America, dove 6 suore si stabilirono nel 1875, invitate a Lafayette dall'Ordinario di Fort-Wayne. Oltre l'adorazione diurna al S.mo Sacramento le suore si dedicano alla cura dei malati negli ospedali e a domicilio e alla educazione e istruzione dei bambini e bambine povere, in scuole, orfanotrofi, convitti, ecc.
L'Istituto ebbe il decreto di lode il 13 apr. 1897 e l'approvazione pontificia il 30 genn. 1931. Attualmente le suore sono 2527 distribuite in 202 case e 4 provincie.
Bibl.: Archivio della S. Congr. dei Religiosi, P. 49.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE INSEGNANTI DI NOSTRA SIGNORA. - Nel 1860 il vescovo di Colocza, Giuseppe Kunszt, chiamò nella sua diocesi alcune delle P.S. delle Scuole di Nostra Signora di Budweis. La nuova Istituzione ebbe presto una vita fiorente, dando grandi frutti soprattutto nella educazione delle giovanette.
Il prolungarsi del soggiorno della madre superiora di Budweis a Colocza, ed altre cause locali di antagonismo, fecero sì che il ramo di Budweis, dopo un anno, si eleggesse una nuova superiora, separandosi da Colocza. Con la separazione nacque una nuova congregazione, che ben presto si diffuse e il 12 genn. 1903 ottenne l'approvazione pontificia. Attualmente vi sono 934 suore, distribuite in 67 case.
Bibl.: Archivio della S. Congr. dei Religiosi, L. 77.
Giulio Mandelli
POVERE SUORE SCOLASTICHE DEL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO. - Fondate da d. Sebastiano Schwarz, parroco in Vöcklabruck (diocesi di Linz).
Questi nel 1842 cominciò a radunare nella propria casa alcuni bambini abbandonati, affidandone la custodia a due giovani della parrocchia. L'esperimento ebbe successo e in breve tempo si moltiplicarono gli assistiti e le assistenti venute, in un primo tempo, dalla Congregazione delle Suore delle Scuole di Algersdorf; ma nel 1851 , l'11 nov., la casa di Vöcklabruck fu dichiarata indipendente e con proprio noviziato. La separazione fu, all'inizio, osteggiata dal vescovo di Linz, il quale poi nel 1861 la riconobbe e la eresse in congregazione a voti semplici. Diffusosi presto in tu