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mitero di - Cubicolo della Coronatio con l'incoronazione di spine e la Samaritana al pozzo. Affresco della fine del sec. II - Roma, cimitero di P.

1942, p. 151 sg.), compose un carme in onore dei diaconi Felicissimo e Agapito (ibid., pp. 152-56), probabili sono gli avanzi d'un epigramma in onore di s. Quirino (ibid., pp. 157-60). Si ha pure un altro frammento di ignoto carme damasiano in lettere filocaliane (ibid., pp. 156-57). Un frammento marmoreo rinvenuto nel cimitero menziona Gennaro, Felicissimo, Quirino, Maior (R. Kanzler, Scavi ora fatti nel c. di P., in N. Bull. arch. crist., 15 [1909], pp. 45, 121 e tav. 1, 2). Gli Itinerari del viI sec. aggiungono nel sopraterra un martire Zenone (R. Valentini - G. Zucchetti, Codice topografico della città di Roma, II, Roma 1942, pp. 85-96, 111, 149). Gli ultimi restauri ai santuari del cimitero furono fatti eseguire da Adriano I (772-95). Il cimitero fu visitato nel sec. xv da Pomponio Leto e suoi segusci; vi discese A. Bosio, fu devastato da M. Boldetti; le esplorazioni dal 1847 al 1857 furono seguite da G. B. De Rossi che vi concepi l'idea della Roma sotterranea e con il p. G. Marchi dette una relazione degli scavi in Cio. catt., $1^{2}$ serie, V (1851, II), pp. 621-24.

Il cimitero è costituito da un'area sepolcrale all'aperto, in origine adibita a sepolture pagane per il grande numero di sarcofagi ivi rinvenuti, che più tardi, spezzati dai contadini, vennero utilizzati per chiudere lucernati e frane (M. Gütschow, Das Museum der Prätextat-Katahombe, in Atti della Pont. accademia rom. di arch., $3^{2}$ serie, Mem., 4 [1938, 2]). Nell'area cimiteriale cristiana sono indicati i sepolcri dei martiri Valeriano, Tiburzio e Massimo, in un oratorio o in un mausoleo trasformato, presso il quale abitò per qualche tempo il papa Giovanni III (561-74; cf. Lib. pont., I, pp. 305-306). Il cimitero sotterraneo risulta composto da vari nuclei di ipogei, in origine separati tra loro, poi ingranditi e insieme collegati. La regione più antica (sec. II) fu in origine composta da una scala discendente ad una galleria e ad un ampio cubicolo affrescato con il Buon Pastore nella vòtta e un grande sepolcro a mensa nella parete di fondo, e tombe nelle pareti laterali decorate con le scene della Risurrezione di Lazzaro, il Signore a colloquio con la Samaritana, l'Emorroissa e la Coronazione di spine, da alcuni interpretata invece per il Signore dopo il Battesimo nel Giordano. Tutta la regione venne poi approfondita e prolungata; in un terzo tempo furono praticate formae nel pavimento e una di queste appartenne ad una Urania figlia di Erode, e nel cubicolo immessi sarcofagi, oggi nel Museo Lateranense.

Una seconda regione (sec. III) ad oriente della prima è formata da una propria scala e da uh'estesa rete di gal-
lerie, pure approfondite e con alcuni poliandri; una terza dello stesso secolo da una grande galleria (detta più tardi spelunca magna) su cui si aprivano ricchi cubicoli con ingressi dell'architettura caratteristica, simile a quella dei mausolei sopra terra. Uno di essi ebbe la vòtta e le paret contenenti nicchie rivestite di marmo per sarcofagi, con affreschi rappresentanti le stagioni e i loro simboli, Giona gettato in mare, il Miracolo della fonte e il Boou Pastore, tagliato da un loculo posteriore in cui fu graffita l'iscrizione: (Massi)ui refrigeri (per refrigeret) Iannarius, Agatopus (per Agapitos) Felicissimus martyres, cioè *che i martiri Gennaro, Agapito e Felicissimo diano refrigcrio all'anima di Massimo" (G. B. De Rossi, Scoperta d'una cripta storica nel cernetero di P., in Bull. arch. crist., 1 [1863], p. 15 sg.). In questo cubicolo G. B. De Rossi ritenne che potesse riconoscersi il sepolcro del martire Gennaro, avendo rinvenuto nelle sue vicinanze frammenti della grande iscrizione dedicatoria di Damaso (G. B. De Rossi, Iscrizione damasiana scoperta dinnanzi la cripta quadrata nel cernetero di P., in Bull. arch. crist., 1 [1863], pp. 17-22). Anche un altro cubicolo presenta la stessa decorazione architettonica esterna, mentre l'interno cra rivestito di marmi e di musaici. M. Armellini, G. B. De Rossi e P. Styger ritennero che i due martiri Felicissimo e Agapito, diaconi di Stato II, fossero stati deposti in due loculi della grande galleria, poi decorati, protetti da transenna marmorea; la parete opposta fu tagliata per costruirvi un'abside. Vi è inoltre un secondo piano molto regolare con proprie scale; un piano intermedio con iscrizioni graffite dell'anno 384; una regione di un primo p ano in cui è notevole l'arcosolio dove fu sepolta oltre la metà del iv sec. una Celerina, ivi Susanna è raffigurata come un agnello tra i due lupi indicati quali i vecchi (seniores).

Le iscrizioni munite di data consolare vanno dal 273 al 475 . Alcuni epitaffi hanno rivelato nomi di presbiteri: Afrodisio, Lucenzio, Antipatro, Innocenzo; due frammenti indicano acoliti, uno un fossore; un "Quintus lactearius" appartenne alla domus di un Laterano; non pochi furono i nobili ivi deposti. In un graffito si legge l'invocazione: Deus Christus Omnipotens refrigeret spiritum tuum (Iddio Cristo Onnipotente dia refrigerio alla tua anima). Una
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(Jst. Pont. zomus. arck. seces)
Pretestato, cimitero di - Spelunca magna (sec. III) - Roma, cimitero di P.

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(pti. Peni, comm. arch. sacra).
Pretestato, cimitero di - Iacuzione di una Profutura - che ben ripusa nel Signore - Lapide sepulcrale della fine del sec. in Roma, cimitero di Pretestato.
iscrizione del 405 ricorda un tale Superbo, detto così soltanto di nome, che i beati santi hanno conosciuto innocente e mite. Una Aurelia Marula prega i suoi seppellitori ut mossa calzetur; se lo faranno il Signore esaudirà le loro preghiere. - Vedi tav. CXXXVI.

BibL.: G. B. De Rossi, Le cripte storiche del c. di P., in Boll. arch. crist., $2^{\circ}$ serie, 3 (1872), pp. 45-80 e tavv. 4-5; M. Armellini, Scoperta di un grafito storico nel c. di P., Roma 1874; R. Kanzler, Restituzione architettonica della cripta dei SS. Felicissimo ed Agoziato nel c. di P., in N. Boll. arch. crist., i (1802), pp. 172-80; Wilpert, Pitture, pp. 502-503; id., Sarenfagi, III, p. 68 (v. indice); R. Kanzler, Scassi ora fatti nel c. di P., in N. Boll. arch. crist., 15 (1900), pp. 121-32, 207-15; E. Josi, Note sul c. di P.: I. Le regioni esplorate nel c. di P. dal sec. XV al 1925, in Ric. arch. crist., 4 (1927), pp. 191-217; II. Le iscriz. domusione in P., ibid., pp. 218-53; III. La sistomaz. del materiale epigraf. nel c. di P., ibid., 12 (1932), pp. 7-18; IV. Le iscriz. datate, ibid., pp. 19-48, 227-45; V. Iscriz. relative alla gerarchia ecclesiael. e all'aristocruz. romana, ibid., 13 (1936), pp. 7-24; VI. C. di P., scemo 1933-36. Recupero di frammenti di iscriz. e di sarenfagi, ibid., pp. 207-19; O. Marucchi, Le catacom. rom., Roma 1933, pp. 282-99; G. P. Kirsch, Le catacom. romans, ivi 1933, p. 168; P. Stayer, Die r.mischen Katulandien, Berlino 1933, pp. 146-74; id., Die römischen Märtyrergröfte, I, ivi 1933, pp. 129-36; II, ivi 1933, tavv. 27-60; A. Forrusa, Attivita della Pont. commissione di arch. sacra, in Ric. arch. crist., 23 (1949), pp. 18-19. Enrico Jesi
PRETESTATO, Vettio Agorio (Vettius Agorius Praetextatus). - Caratteristico rappresentante del sincretismo religioso delle classi colte nel sec. iv fu, insieme con Nicomaco Flaviano e Simmaco, uno dei più tenaci difensori del paganesimo in Roma. Proconsole d'Acaia nel 362, prefetto di Roma nel 367 e prefetto del pretorio nel $384, \mathrm{~m}$. in quell'anno, quand'era designato console.

Iniziato a parecchi culti misteriosofici, era anche pontefice di Vesta della quale selò il culto con tanto ardore da meritarsi una statua nell'atrio del tempio della dea. Ottenne da Valentiniano la sospensione del decreto che vietava i sacrifici notturni. Si interessò di critica filologica e della revisione di testi greci e latini. Fu in rapporti con il papa Damaso, il quale cercò invano di convertirlo al cristianesimo, ed intervenne, come prefetto di Roma, nei disordini suscitati da Ursino per l'elezione di quel Pontefice. Si conserva ancora l'epitaffio elogiativo, che la moglie gli dedicò poco dopo la morte.

Bibl.: G. Boissier, La fin du paganisme, II, Parigi 1891, pp. 304-307; U. Benigni, Storia sociale della Chiesa, II. Milano

1912, pp. 44, 110, 131, 320; R. Paribeni, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna 1942, p. 205 sg.; P. De Labriolle, La réaction palenne, Parigi 1942, pp. 340-51. Agostino Amore
PRETI, Mattia, detto il Cavalier calabrese. Pittore, n. a Taverna (Catanzaro) il 24 febbr. 1613, m. a Malta il 3 genn. 1699. Poco più che diciassettenne andò a Napoli, e di lì, subito dopo, a Roma alla bottega del fratello pittore Gregorio.

La sua attività giovanile, fra il 1630 e il 1650 , è stata chiarita tra due diversi interessi culturali: il luminismo e il gusto neoveneziano. Al primo di essi si riferiscono opere come i Musici e i poeti dell'Albertina di Torino, la Flagellazione di s. Giovanni Calibita e l'affresco con la Carità di s. Carlo Borromeo a S. Carlo ai Catinari a Roma, il Miracolo di s. Pantaleo già nella raccolta Cecconi a Firenze, il Tributo della Galleria Corsini e l'Agar e Ismaele di Palazzo Doria a Roma, la Ricorrezione di Lazzaro di Palazzo Bianco e la Clorinda di Palazzo Rosso a Genova, i Giocatori della Collezione Sili a Roma, il Concerto di proprietà Longhi, il S. Giovanni Boccadoro della collezione Gualino a Torino. Del secondo orientamento sono invece più complessa e ancora non completamente chiarita testimonianza, accanto al Baccanale della collezione Raggt a Roma, il Trionfo di Sileno dal Museo delle belle arti di Tours, il Mosè sul Sinai del Museo Fabre di Montpellier, il Concertino del Museo di Carcassonne, l'Omero delle Gallerie di Venezia. In quel ventennio il P. viaggiò moltissimo: prima del 1644 fu in Spagna; poi a Cento, a Parma, a Parigi; a Modena lasciò affreschi nella chiesa di S. Biagio, a Bologna dipinse per il card. Pallotta una tela con Olindo e Sofronia, oggi nella collezione Jerace a Napoli.

Le molte esperienze di viaggio gli furono proficue fino a determinargli dal 1650 in poi (son ca. di questo anno gli affreschi in S. Andrea della Valle a Roma) uno stile inconfondibile, vigoroso ed enfatico allo stesso tempo, e una personalità delle più complesse e notevoli della pittura seicentesca. Dal 1656 al 1660 fu a Napoli dove la sua atti-
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Preti, Mattia, detto il Cavalier calabrese - Martirio di s. Andrea, affresco nella chiesa di S. Andrea della Valle - Roma.

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(per cortesia della Curia generalista della Congregacion)
Preti delle Stimmate di N. S. Gesú Cristo - Istituto Missionario - G. Bertone di Ribeirao Prato (S. Paolo)-Brasile.
vità ebbe inizio con gli affreschi raffiguranti scene della peste sulle porte della città, oggi consunti dal tempo e dalle intemperie. Nella Pinacoteca restano i due bozzetti delle Porte Capuana e Nolana, insieme ad altri disegni per gli affreschi della cupola di S. Domenico Suriano, anch'essi scomparsi quasi totalmente. Fra le altre opere napoletane sono il Figliuol prodigo di Palazzo reale, l'Ecce Homo già nella collezione Proto-Albaneta, i Conciti di proprietà Gerace e della Pinacoteca. Ma il capolavoro è costituito dalle dieci tele dipinte per il soffitto di S. Pietro a Maiella con storie di s. Pier Celestino e di s. Caterina d'Alessandria. Nel 1660 , il P. lasciò la città per recarsi a decorare un salone della villa Pamphily a Valmontone e nel 1661 si trasferì a Malta, ove lasciò opere nella chiesa di S. Giovanni a La Valletta e in altre dell'Isola. Nel 1668 tornò alla nativa Taverna e vi dipinse numerose tele per le maggiori chiese : altre ne inviò ancora da Malta, ove dové ritornare, chiamatovi d'urgenza, verso il 1674. Il Cristo fulminante, la S. Barbara, il S. Sebastiano, il Battesimo di Gesh con in basso l'Autoritrotto in veste di cavaliere, sono fra le opere migliori conservate a Taverna. Nel secondo periodo maltese il P. inviò inoltre opere a Napoli, a Siena (una Predicazione di s. Bernardino, 1675) per il Duomo e a Roma.

Bibl.: A. Venturi, M. P. il cavalier calabrese, in Grandi artisti italiani, Bologna 1905; A. Francipane, M. P. il Cavalier calabrese, Milano 1929; V. Mariani, M. P. a Malta, Roma 1929; F. Baumgart, a. v. in Thieme-Becker, XXVII, pp. 384-86 (con bibl.); V. Mariani, a. v. in Ene, Ital., XXVIII, pp. 219-21 (con bibl.); E. Carli, Una scheda per M. P., in Le arti, 3 (1940), pp. 42-44; R. Longhi, Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cer. chia, in Proporzioni, I (1943), pp. 59-63; G. Briganti, M. P., i Seicentofili e gli Snobs, in Paragone, 2 (1951), pp. 42-49. Giovanni Carandente
PRETI DELLA MISERICORDIA. - Congregazione di sacerdoti missionari chiamata dapprima "Società delle Missioni della Francia", fondata dal p. G. B. Rauzan (1757-1847) a Lione, nel 1808, allo scopo di combattere gli effetti dolorosi della Rivoluzione Francese e ripristinare la vita religiosa con missioni nei vari centri della Francia.

L'opera di questi missionari fu presto richiesta da vari vescovi francesi, allarmati per i danni che derivavano alle anime dalla propaganda antireligiosa. Soppressa la Congregazione da Napoleone, nel 1814 il Rauzan poteva riprendere la sua attività e continuare con suoi confratelli il lavoro apostolico fino al 1830 , quando un'altra rivoluzione lo costrinse a sospenderlo. Allora si recò a Roma e al cimase per tre anni compilandovi le regole del suo Istituto, approvate da Gregorio XVI, il 18 febbr. 1834. Dopo la morte del fondatore la Congregazione si propagò,
pur attraverso persecuzioni, in Europa ed in America. Attualmente essa ha un collegio internazionale a Roma, case nel Canada, negli Stati Uniti e in Francia. I confratelli emettono i voti di castità, chbedienza e stabilità, nonché la promessa di povertà evangelica. Si dedicano non soltanto alle missioni, ma anche al ministero parrocchiale e all'educazione della gioventù.

Bibl.: A. Delaport, Vie du p. 7. B. Rauzan, Parigi 1892; E. Severin, Les missionn religieuses en France sous la Restauration, Roma 1048. Patrick G. Branigan
PRETI DELLE STIMMATE DI N. S. GESÚ CRISTO. - Ebbero inizio a Verona il 4 nov. 1816 come unione privata di preti secolari per l'esercizio gratuito di una scuola di carità che si eresse in ginnasio, e di ogni sorta di ministero ecclesiastico ad nutum episcopi: ma per il fondatore ven. G. Bertone e per i suoi primi compagni fu congregazione religiosa mirante ad un apostolato gratuito di missionari apostolici.

Ebbe il decreto di lode il 16 apr. 1855 , l'approvazione dell'Istituto e delle Costituzioni il 15 sett. 1890 e il 23 giugno 1925. Suo fine speciale sono il ministero ecclesiastico e la cristiana e civile educazione della gioventù. Grazie ad una ripresa recente può oggi contare ca. 500 membri effettivi : mentre su. altrettanti si formano nelle scuole apostoliche delle sue 3 province : italiana, nord-americana, brasiliana. Nel 1926 assume la missione cinese di Yihsien, ora prefettura apostolica. Oltre il ministero della predicazione, ha parrocchie, scuole di vario tipo anche parificate, collegi, pensionati e altre opere in favore della gioventù : tutto distribuito in ca. 50 case. La provincia italiana ha un inizio di fondazione in Francia; la nord-americana il Seminario minore e una High School nel vicariato apost. dell'isola di Guam nel Pacifico, mentre la brasiliana ha pure di suo qualche aspetto di attività missionaria.

Bibl.: G. Giacobbe, Vita del servo di Dio d. Gaspare Bertone, Verona 1838: anon., Breve cronaca della Congregazione dei PP. delle S. S., ivi 1917; G. Fiorio, Vita del ven. Gaspare Bertone, ivi 1922; Constitutiones Congregationis a SS. Stigmatibus D. N. I. C., Roma 1942; Costituzioni del ven. Gaspare Bertone, Verona 1991.
PRETI DEL SACRO CUORE DI GESÚ DI BÉTHARRAM. - Congregazione religiosa fondata da s. Michele Garicoits nel 1832 a Bétharram per l'educazione della gioventù nelle scuole e collegi, per la predicazione fra il popolo e per le missioni fra gli infedeli.

La diffusione fu rapida e nel 1856 il fondatore inviò in Argentina i primi religiosi per l'assistenza dei Baschi e Bearnesi colà emigrati. Superati forti contrasti con il vescovo di Baiona che voleva diocesana la nuova Congregazione, i P. del S. Cuore si diffusero ben presto anche in Italia, Inghilterra e Brasile, Spagna, Marocco, Palestina e India. Nel 1872 furono approvati dalla S. Sede.

Oggi la Congregazione conta 800 membri divisi in 5 province religiose. Il Superiore generale con il suo consiglio risiede a Bétharram (Francia).

Bibl.: B. Bourdenne, Vie du b. Michel Garicoits, Parigi 1918: trad. it., Acquapendente 1922; G. Bernoville, Vie du b. Michel Garicoits, Parigi 1936; Fr. Veuillot, L'Institut des Prêtres du S. Cæeur de Bétharram, ivi 1942; D. Busy, Le bon père Garicoits, ivi 1947; P. Duvignau, La doctrine spirituelle de st M. Garicoits, ivi 1949.

Andres Maroscou
PRETI DI SAN BASILIO. - Verso la fine del sec. xviri mons. d'Avieu, arcivescovo di Vienne, si preoccupò di preparare i giovani sacerdoti per riempire i vuoti lasciati dalla Rivoluzione Francese.

Tale incarico affidò al curato di un paese vicino ad Annonay, ma dopo appena due anni gli aspiranti, cre-

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sciuti di numero ed impossibilitati a restare nel piccolo paese, furono trasferiti ad Annonay, ove la pia iniziativa si affermò e incominciò a dare buoni frutti. La conclusione del Concordato con Napoleone permise all'opera di consolidarsi, e nel 1822 i sacerdoti ad essa preposti, allo scopo di dare garanzia e vita alla fondazione, decisero di unirsi in congregazione religiosa con la piena adesione delle superiori autorità. Nel 1837 la S. Sede diede il decreto di lode e ne approvò temporaneamente le Costituzioni. Lo sviluppo fu molto promettente e nuove case furono aperte in altre diocesi della Francia. Nel 1852 si trasferirono nel Canadà, dove lo sviluppo fu più grande. Con decreto della S. Congr. dei Religiosi del 14 giugno 1922 le due province della Francia e del Canadà furono erette in congregazioni distinte. Le Costituzioni furono approvate definitivamente nel 1937. I P. di S. B. si dedicano alla istruzione ed alla educazione della gioventù ed al ministero parrocchiale. La Congregazione canadese, con casa generalizia a Toronto, conta oggi 253 membri con 12 case, mentre la francese 3 case e 30 soggetti con casa generalizia a Viviers.

Bibl.: Arch. S. Congr. dei Religiosi, T. 67, V. 21; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1950, p. 762.

Siverio Mattei
PRETORIA, ARCIDIOCESI di. - Nell'Unione stadafricana. La città di P. è la sede del governo civile e capitale della provincia del Transvaal.

Nel 1869, il p. Le Bihan predicò una missione in un'azienda lungo le rive del Vaal, quando il cattolicesimo era proibito per legge nella Repubblica del Transvaal. In seguito a rimostranze fu concessa la libertà di culto e il presidente Martino Pretorius diede il terreno per fabbricare una chiesa a P. L'8 giugno 1887 vi fu celebrata la prima Messa. Il 4 giugno 1886 , suddiviso il vicariato ap. di Natal, il territorio fece parte della prefettura ap. del Tranavaal, che il 16 sett. 1904 divenne vicariato. Il 9 apr. 1948 fu eretto il nuovo vicariato ap. di P. con territorio distaccato dal vicariato di Transvaal, che ebbe il nome di Johannesburg. Esso comprende i distretti civili di P., che include i distretti di Brankhorstspruit e Grobleradal, recentemente istituiti, Britz, Rustenburg e Marico; questi ultimi due distaccati dal vicariato ap. di Kimberley, ora diocesi. Con l'istituzione della gerarchia ecclesiastica nella Unione stadafricana in data 11 genn. 1951 il vicariato fu elevato ad arcidiocesi di P., con le diocesi suffraganee di Johannesburg, Lydenburg, Bremersdorp e l'abbazia mullias di Pietersburg.

La superficie è di ca. kmq. 49.474 con una popolazione di ca. 723.074 di cui 212.138 di discendenza europea, 496.854 africani, 7038 indiani e 7044 misti. I cattolici sono 15.130 , cioè il $2,1 \%$ di tutta la popolazione; i cattolici africani ( 8519 ) rappresentano solo l' $1,7 \%$ della popolazione africana. I protestanti sono ca. 530.000 ; Ebrei ca. 4000 , musulmani ca. 2500 , pagani ca. 170.000 .

L'arcidiccesi è affidata al clero nativo rappresentato da 5 sacerdoti, aiutati da 8 padri oblati di Maria Immacolata e da 9 redentoristi. I fratelli sono 15 , le suore 100 , catechisti 27 , quasi parrocchie 3 , stazioni primarie 10 , secondarie 12 , chiese 3 , cappelle 17 . Ospedali 2, dispensari 5. Scuole elementari 19, medie 7, superiori 4, professionali 2. Vi si pubblica il periodico The Keys in 1000 copie. Numerose sono le pie associazioni.

Bibl.: AAS, 40 (1948), pp. 443-44; MC. 1950, p. 173; The Catholic Directory of South Africa 1951, Città del Capo 1951, pp. 301-309.

Saverio Paventi
PRETORIO. - Etimologicamente, è il luogo dove il pretore romano stabiliva l'ufficio di giudice.

In origine, negli accampamenti mobili, era la tenda del generale in capo; poi, nelle guarnigioni, un complesso di edifici, a due o più cortili, dove era la residenza o abi-
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(per cortesia del p. A. Mancacou)
Presti del Sacro Cuore di Gesù di Bethnarazi - Veduta generale presa dall'alto del Santuario. Casa madre e collegio di Betharzan (B. Pirenzi).
tazione del pretore con gli uffici militari, civili e giudiziarii Gli arredi necessari erano: il tribunale ( $\beta \hat{\gamma} \mu \alpha$ ), specie d. predella semicircolare di notevole ampiezza ma tale da potersi trasportare e implantare in luogo opportuno, ed il seggio curule, posto al centro della predelix. Il funzionario romano, assiso sul seggio e circondato dai suoi consiglieri, posti ai lati del semicerchio, dirigeva il processo, avendo davanti a sé gli imputati, gli accusatori, i testimoni e i difensori. Nessun edificio speciale era dunque richiesto per il giudizio; il p. era il luogo permanente o provvisorio dove il funzionario romano poneva il tribunale.

Gli Evangelisti, narrando il processo di Gesù al tribunale di Pilato, specificano soltanto che la sentenza fu pronunziata dal tribunale o $\beta \hat{\gamma} \mu \alpha$ posto sul lithostrotos (v.). Quando il procuratore, che risiedeva a Cesarea nel Palazzo di Erode (1921гúgoo- 'Hysá́sis, Act. 25, 5), si recava a Gerusalemme, prendeva dimora nel Palazzo costruito da Erode nella città alta, all'ovest dell'attuale porta di Giaffa (cf. Filone, Legatio ad Caium, 38; Flavio Giuseppe, Bell. Iud., II, 14, 8; XX, 3, 3), ed eccezionalmente nella città bassa, nella fortezza Antonia (v.), dominante dal nord la spianata del Tempio (Antiq. Iud., I, 4, 3; Act. 21, 47).

La primitiva tradizione cristiana non sembra però che abbia adottato né l'uno né l'altro posto, fissando invece il p. nella valle del Tyropeion che separa le due città (cf. Pellegrino di Bordeaux, dell'a. 333), dove nel sec. v fu elevata la "chiesa di Pilato" (Pietro Iberico, ca. il 300), detta poi nel sec. vi - chiesa di S. Sofia - (Teodosio, ca. il 530 ). Nel medioevo i ricordi, dapprima fluttuanti e divisi fra il Monte Sion e le vicinanze del Tempio, finirono per fissarsi nel sec. xiri all'Antonia presso l'arco dell'Ecce Homo (v.), nelle cui vicinanze fu scoperto un grande lastricato creduto il lithostrotos in cui fu giudicato Nostro Signore e da dove ha inizio la Via Crucis.

Bibl.: H. Vincent-F. M. Abel, Jérusalem nouvelle, II, Parigi 1914, pp. 362-86; H. Vincent, L'Antonia et le prétoire, in Revue biblique, 42 (1933), pp. 82-113; D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctarum, Gerusalemme 1935, nn. 905-25. Donato Baldi

PREVENZIONE (di giurisdizione). - E l'efficacia annessa all'attuazione di una priorità, per cui un giudice, prevenendo l'esercizio di giurisdizione di un altro giudice, anch'egli di per sé competente, resta solo avente diritto a giudicare.

La p. di giurisdizione può verificarsi in due casi: nelle cause cosiddette di misto fòro, in cui cioè sia lo Stato che la Chiesa sono competenti, e tra diversi tribunali ecclesiastici concorrenti.

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I. Nelle cause di misto fòbo. - Oltre le cause, che appartengono esclusivamente al fòro ecclesiastico, vi sono altre cause, che possono trattarsi sia nel fòro ecclesiastico che in quello civile, e perciò sono chiamate di misto fòro.

Esse sono o per natura propria temporali, ma con aggiunta una qualità spirituale inseparabile, ovvero cause spirituali che presentano qualche aspetto temporale. Non sono, peraltro, di fòro misto quelle cause che l'autorità civile giudica per concessione della Chiesa, per concordato o altro : p. es., quelle di separazione di coniugi, di diritto di patronato ecc.

Le cause di misto fòro possono essere criminali o contenzjose e queste ultime possono appartenere al fòro misto sia per loro natura, sia per qualità delle persone. Sono di misto fòro per loro natura le seguenti cause contenzjose : gli atti e contratti muniti di giuramento, i testamenti dei laici con annessi legati pii, la semplice esistenza di un fatto spirituale come il matrimonio, il battesimo, esclusa la questione della validità dell'atto, ecc.

Alcune di queste cause attualmente dalla Chiesa sono state rimesse senz'altro al fòro civile (p. es., quelle circa gli effetti civili annessi al matrimonio, a meno che non siano proposte come incidentali ed accessorie alla questione interessante direttamente il matrimonio : cann. 1016, 1961).

Per ragione della qualità delle persone erano una volta considerate di fòro misto le cause degli orfani, delle vedove, ecc. Siccome oggi l'autorità dello Stato, nei paesi civili, provvede pienamente alla difesa di questi diritti, esse vengono lasciate allo Stato. Le cause criminali di misto f.ro riguardano i delitti, che vengono repressi dalla legge ecclesiastica e civile (can. 2198). Esse riguardano i delitti contro la vita, la libertà, la proprietà, la buona fama ed i buoni costumi, ed alcuni delitti contro la religione, come le violazioni di cadaveri, di sepolcro, di cimitero e le violazioni dirette contro le persone ecclesiastiche. In tutte queste cause contenzjose e criminali di fòro misto, fra i tribunali ecclesiastici e quelli civili dovrebbe aver vigore la p. (can. 1553 § 2). Di conseguenza, se la lite fosse pendente presso il tribunale ecclesiastico, non potrebbe essere introdotta presso quello civile e viceversa. Nel fòro ecclesiastico la lite si dice pendente dal momento della citazione (can. 1725, n. 5) e perdura tale finché le parti od il giudice abbiano la possibilità di porre qualche atto processuale. Una volta rinunziata o perenta l'istanza, il processo può essere di nuovo introdotto presso qualsiasi tribunale.

Inoltre, in tali materie le cause giudicate dai tribunali della Chiesa dovrebbero valere anche presso i tribunali dello Stato e viceversa. La Chiesa considera infatti res indicata la definizione dei tribunali laici. Poiché però lo Stato non sempre oggi osserva il rispetto delle liti pendenti presso tribunali ecclesiastici e delle cause giudicate dalla Chiesa, il CIC stabilisce che colui, il quale dopo aver introdotto la causa presso il fòro ecclesiastico, deferisca la medesima al f ro secolare, sia privato immediatamente del diritto di agire, nel fòro ecclesiastico, contro la medesima persona nella stessa causa e in quanto ad essa è connesso, e possa essere passibile di pene a norma del can. 2222, anche senza preventiva comminazione, se si è dato scandalo (can. 1554). Il delitto è consumato con la citazione notificata legalmente (can. 1725, n. 2). Per quanto riguarda le cause criminali, siccome lo Stato, in genere, anche qui non tiene conto delle pene ecclesiastiche, la Chiesa, perché i rei non abbiano ad essere puniti due volte, non procede di solito contro i delinquenti laici, dopo che il magistrato civile ha provveduto sufficientemente al bene pubblico (can. 1933 § 3), ed in genere si astiene dall'infliggere la pena, se il delinquente è punito o si prevede che sarà punito dall'autorità civile (can. 2223 § 3, n. 2). In pratica quindi la Chiesa si attiene alle proprie leggi con un riguardo anche alle pene inflitte dallo Stato.

Nei delitti contro la fede e l'unità della Chiesa, dato il disinteresse dello Stato nell'odierno regime di tolleranza, la Chiesa provvede con le sole proprie leggi.
II. Negli organi giurisdizionali della Chiesa. - Per il diritto canonico la competenza si determina in
base a quattro criteri fondamentali : funzionale, obbiettivo, soggettivo e territoriale. Questi criteri interferiscono e si combinano tra loro, sicché, nonostante le delimitazioni di competenza stabilite dalla legge, può aversi molteplicità di fòri, ugualmente competenti in una stessa causa. Quando per diversi titoli molti giudici siano ugualmente competenti, e a tutti di per sé l'attore può adire, per far convenire il reo, diventa esclusivamente competente quel giudice o tribunale, presso il quale l'attore di fatto interviene e che, dopo il libello di accusa, emanò per primo la citazione, legittimamente intimata al reo. Con questo atto il giudice ad.to previene ogni altro giudice e con il prevenirlo lo esclude dalla possibilità di giudicare la causa (can. 1568; cf. 2, 10, X, I, 29; 2, II, 5 in Clem.). Ma se una delle parti rinuncia alla causa, e più tardi incomincia un nuovo processo, il primo giudice non è più competente, trattandosi di una nuova lite.

Affinché la p. sia efficace, la citazione deve essere valida, a norma del can. 1711 sgg . Tuttavia la contumacia non annulla l'effetto della citazione nei confronti della p., a meno che il convenuto non sia in grado di purgarsi della sua contumacia a norma del can. 1851.

Anche nelle cause criminali è la citazione che determina lo ire praeventiario, per cui, anche mentre si svolge l'inquisizione (can. 1939 sgg.), la causa può spostarsi per effetto della p. da un giudice all'altro. Per analogia il criterio della p. può applicarsi anche nel caso che una stessa causa sia pendente in due processi distinti presso lo stesso giudice. Il fine per cui il legislatore ha stabilito la p. è ne bis de eadem re sit actio. Ciò risponde ad un interesse di ordine pubblico, per evitare inutile sperpero di energie, eccessivo gravame degli organi giurisdizionali, e soprattutto per impedire che di una stessa controversia si abbiano più sentenze, forse tra loro contrarie, con palese discredito dell'amministrazione della giustizia.

Bibi.: F. Roberti, De causis misti fori, in Apollinaris, 3 (1930), p. 330 sgg.: A. Ottaviani, Inst. iuris publici eccles., I. Città del Vaticano 1933, p. 308 sgg., n. 155 sgg.: C. Iannacone, La giurisdizione e la competenza giudiziaria contenziosa canon., Milano 1937; M. Lega - V. Bartoccetti, Comment. in iudicia eccles., I. Roma 1938, pp. 78-81.

PREVENZIONE (problema economico). - In economia è l'operazione per la quale si fa.ns accantonamenti che, pur essendo sottratti al consumo ordinario, non sono ancora il risparmio produttivo (che assicura un reddito), ma servono per dare elasticità al bilancio personale o familiare in vista di spese straordinarie. Tali spese corrispondono a necessità le quali, se sono imprevedibili s'ngolarmente in specie, tempo e importanza, rivestono però, nel loro insieme indiscriminato, un alto grado di probabilità : malattie, disoccupazione, cont ngenze familiari, liti; ovvero un grado di certezza, quali la mancata produttività nella vecchiaia, e la morte.

Gli accantonamenti a scopo di p. non sono, quindi, mai rappresentati da beni immobili o da investimenti mobiliari a lunga scadenza, bensì da tesaurizzazioni, conti correnti bancari, depositi presso casse di risparmio o postali, oppure da titoli di tutto riposo e facilmente commerciabili, per lo più rendite di Stato : oltre che dalle quote versate per previdenze varie e premi di assicurazione.

La capacità individuale di p., tuttavia, sarebbe nella maggior parte dei casi imponente a fronteggiare le eventualità più gravi e più certe : si supplisse con meccanismi finanziari che moltiplicano le forze dei singoli, facendo convergere sui casi che avvengono quelle degli individui che non hanno bisogno di aiuto nello stesso momento. Tali sono appunto le associazioni mutue, le assicurazioni, le previdenze sociali, casse pensioni, cooperative, patronati ecc.

Lo sviluppo di tale forme di p. è un segno indubbio del grado di civiltà di un popolo: sia perché all'istinto naturale di conservazione, difesa e acquisizione si innesta e si sovrappone il senso della responsabilità familiare e sociale; sia per il manifestarsi della dignità dell'uomo, che non vuol essere di peso né alla famiglia né alla società;

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Previati, Gaetano - L'adorazione dei Magi - Milano, proprietà Banca commerciale.
sia infine perché la p. è, ancora più che istinto, frutto di cultura e di educazione morale : le classi meno colte e più rozze sono infatti, generalmente, quelle meno previdenti.

Una moderna conquista sociale è l'obbligatorictà delle previdenze e assicurazioni sociali (vecchiaia, disoccupazione, malattie e infortuni), con la partecipazione dei datori di lavoro agli oneri relativi. Ciò rappresenta una dimostrazione di solidarietà di alto valore morale verso i lavoratori, che si troverebbero disarmati di fronte ai rischi propri del loro impiego : e costituisce, oltre a una valida integrazione del salario e del trattamento di quiescenza, un incoraggiamento alla previdenza e al risparmio, mentre evite che il peso sociale della mobilità al lavoro torni a gravare per intero sui lavoratori stessi che ne sono colpiti.

Si accentua nei tempi moderni anche l'opera di p. delle malattie professionali e degli infortuni sul lavoro, mediante provvedimenti organizzativi, profilattici e tecnici diretti a mantenere alto il rendimento del lavoro, limitare le assenze, e allontanare nel tempo l'invalidità, riducendo l'onere sociale delle assistenze, previdenze e pensioni.

Allorché la p. va oltre la cura del singolo lavoratore per interessarsi delle condizioni di lavoro e di benessere di tutti gli individui, delle aziende e delle nazioni, prende oggi il nome di sicurezza sociale (v.).

Bibl.: O. Fantini, Previdenza e assicurazione, Milano 1932; R. Conpepiano, La previdenza sociale, Roma 1941; A. Rosini, Le motue volontarie, Milano 1944: D. Contigliozzi, Lavoro, previdenza, assicurazione, Roma 1947; Istituto nazionale per la previdenza sociale, Organizzazione e scopi, sintesi, ivi 1949: O. G. Ghidini, Assicurazioni libere e p., ivi 1949; P. Pavan, La società a servizio dell'uomo, ivi 1950. V. anche assicurazione.

Mario Baronci
PREVIATI, Gaetano. - Pittore, n. a Ferrara il 31 ag. 1852 , m. a Lavagna il 21 giugno 1920. Frequento da giovane lo studio di Amos Cassioli a Firenze, poi si trasferì ( 1877 ) a Milano, allievo del Bertini, e nel 1879 vinceva il concorso della fondazione Canonica con l'energica scena Gli ostaggi di Crema, dove si preannunziavano evidenti propositi di superare il convenzionalismo post-romantico di quel periodo.

In seguito, il giovane artista si orientava fra Cremona, Morelli, Faruffini, D. G. Rossetti, verso uno storicismo spettacolare, risolvendo con abilità problemi luministici (il Volontino a Capua, 1880; Paolo e Francesca, 1887; Il bacio, 1889), ma soltanto nel 1891, adottando la nuova
tecnica divisionista, palesava con la discussa e tuttora discutibile Maternità il suo temperamento di sognatore, proclive ai simboli e alle trascendenze figurative. Da allora ebbe inizio il tormento creativo del P.,'accompagnato dall'ostilità del pubblico e della critica, e di cui rendono testimonianza le illustrazioni per i Racconti straordinari del Poe; ma costituirono due memorabili conquiste dell'arte moderna, e non solo italiana, le numerose illustrazioni per i Promessi Sposi, dove assai meglio dei personaggi sono liricamente evocate le atmosfere collettive e paesatiche del capolavoro manzoniano, e il fiabesco quadro Il Re Sole (1894, Museo di Bruxelles) in cui si affermano decisamente i valori cromatici del P., su un tessuto melodioso di giallo arancio, viola, azzurro serico.

Fino al patetico ciclo della Via Crucis (1902) il geniale maestro seppe alternare alle produzioni fallaci o retoriche opere mirabili per freschezza inventiva e afflato poetico (si ricordano Il viaggio nell'azzurro, 1895; La Vergine e il Bambino, il tondo idilliaco della S. Famiglia, Le Marie ai piedi della Croce, 1879; I Re Magi, 1898); ma già con l'Assunzione della Vergine (1903, duomo di Genova) si scorgono nel laborioso processo fantastico dell'autore il germe della decadenza, il surrogato intellettualistico, l'incapacità di piegare la materia alle esigenze d'evasione spirituale. E gli ultimi lustri di quell'incessante attività non diedero i frutti che lasciava presagire il periodo dell'estremo Ottocento. Ancora oggi non esiste intorno all'arte di questo pittore un'esegesi imparziale; comunque, è da riconoscere al P. un genuino talento cromatico e luministico e una funzione precorritrice nei rispetti dell'estetica figurativa novecentesca. Testimonianze della sua cultura e delle sue tendenze raziocinanti, rimangono i volumi: La tecnica della pittura (Torino 1905) e I principi scientifici del divisionismo (ivi 1906) e, documento della vita travagliata e della levatura morale di lui, le Lettere al fratello (Milano 1946).

Bibl.: N. Barbantini, L'arte di G. P., Milano 1910; G. Nicodemi, L'opera religiosa di G. P., ivi 1917; U. Ojetli, Ritratti di artisti italiani, II, ivi 1923, pp. 25-39; id., La pittura italiana dell'Ottocento, ivi 1929, pp. 46-47; E. Scoparè, Storia dei pittori italiani dell'Ottocento, ivi 1928, pp. 217-27; V. Costantini, G. P., Roma 1931.

Alberto Neppi
PREVIDENZA : v. Assicurazione; Prevenzione; BISPARMIO.

PREVITALI, ANDREA, detto anche CORDEGLIAGHI. - Pittore, n. nel 1470 ca., m. a Bergamo nel 1528.

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Previtali, Andrea, detto anche Cordegliachi - La Vergine con il Figlio; ai lati i ritratti dei coniugi Casotti - Bergamo, Galleria Carrara.

In numerose opere si firma "discepolo di Giovanni Bellini " ma il suo temperamento di facile e rapido assimilatore lo ha fatto accostare di volta in volta a diversi altri artisti : nel periodo giovanile, il più felice, al Cima e al Carpaccio, dai quali prende una nettezza di impianto plastico ed una freschezza e luminosità di colore che sono fra i pregi maggiori delle sue opere. Appartengono a questi anni una Madonna con donatore del 1502 (Museo civico di Padova), una Sacra conversazione a Berlino, un Matrimonio di s. Caterina alla National Gallery di Londra (altra molto affine in S. Giobbe a Venezia) e la bellissima Annunciazione del Santuario del Meschio (Vittorio Veneto) il cui luminoso paesaggio convalida l'attribuzione fatta al P. delle scenette pastorali della National Gallery, già credute del Giorgione. Dal 1510 alla morte il P. è a Bergamo, ove subisce in maniera molto sensibile l'influenza del Lotto, stabilitosi in quella città poco dopo di lui. Sono di questo periodo: il Battista e altri santi della chiesa di S. Spirito (1515), ancora affine ai belliniani, tipo Catena e Bassiti, la Madonna con la famiglia Casotti dell'Accademia Carrara, decisamente lottesca, ricca di colore ma con una spiacevole ampollosità di forme che si ritroverà, aumentata, in opere posteriori : la Croci- fazione del 1523, in S. Alessandro della Croce, il S. Bene- detto e santi della Cattedrale (1521). Altre opere: un giovanile S. Sebastiano ad Aix (Longhi), la Trinità di Alzano Maggiore (1317), ecc.

Bibl.: G. S. Cavalcasselle, A bistory of painting in North Italy, ed. Borenius, I, Londra 1912, pp. 267-87; Venturi, VII, iv, pp. 992-93; A. Scrinzi, A. P., in Emporium, 54 (1921), p. 93 sgg.; G. Fiocco, s. v. in Thieme-Becker, XXVII, p. 389; B. Longhi, Un dipinto giovanile del P., in Arte veneta, 1947, p. 190. Nolfo di Carpegna
PREVOST, Eugène. - In religione Eugène de la Croix, fondatore delle Congregazioni della Fraternità sacerdotale e delle Oblate di Betania, n. il 24 ag. 1860 a Saint-Jérôme de Terrebonne (Canada), m. a Parigi il $1^{\circ}$ ag. 1946.

Religioso sacramentino a Bruxelles nel 1881, ordinato sacerdote nel 1887, dopo anni di intenso apostolato eucaristico ottente nel 1900 di uscire dalla Congregazione dei Sacramentini e incoraggiato da Leone XIII fondò i due istituti, che in quarant'anni di tenace lavoro riusci ad incrementare e a diffondere in Italia, Francia e Canada, e creò intorno a sé una calda atmosfera sacerdotale. Scrisse varie opere sulla santificazione del clero, pervase di sincero entusiasmo religioso, ed è comunemente ritenuto l'apostolo del sacerdozio.

Bibl.: G. Lapointe, Le père E. P. avec let-tre-préfare de P. Boimed, Parigi 1951.

Antonio Piolanti
PRÉVOST D'EXILES, AntoineFrançois. - Scrittore francese, n. a Hesdin nell'Artois il $1^{\circ}$ apr. 1697, m. a St-Firmin presso Chantilly il 29 nov. 1763 .

Figlio di un procuratore del re, fu novizio nella Compagnia di Gesù e, dopo una parentesi di vita militare ( 1716 -19), presso i Benedettini dove pronunziò i voti e ricevette gli Ordini sacri. Inviato come predicatore a Evreux e a Parigi, nell'ott. 1728 si rifugiò in Inghilterra e in Olanda, dove pubblicò (1731) gli ultimi tre volumi dei Mémoires d'un homme de qualité qui s'est re. tiré du monde : i primi quattro tomi avevano già visto la luce a Parigi prima della sua fuga. L'ultimo dei quindici racconti che vi sono compresi, l'Histoire du chevalier des Grieux et de Manou Lescaut, ebbe largo, immediato successo; la passione che avivine irresistibile i due protagonisti infrangendo ogni legame morale è ritratta senza le divagazioni romanzesche e oratorie di altre opere dello scrittore, il quale, però, è costretto ad avvertire la frequente presenza di "descriptions trop tendres et d'une certaine licence de sentiments et d'expression... qui ne laissent pas d'avoir quelque danger pour un lecteur inconsidéré qui s'en occupe trop et qui en est excessivement attendri».

In Inghilterra P. pose mano alla pubblicazione di un giornale, Pour et contre, che contribuì a far conoscere in Francia, fra il 1733 e il 1740 , i costumi britannici. Nell'autunno 1734, il P. fu riammesso nell'Ordine e tornò in Francia; l'anno dopo entrò come cappellano al servizio del principe di Conti. Continuò a pubblicare i suoi voluminosi romanzi : oltre a numerose traduzioni dall'inglese, diciasette volumi di un'Histoire générale des voyages (1745-61) e a un lessico francese.

Bibl.: H. Hartiose, L'abbé P., histoire de sa vie et de ses oeuvres, Parigi 1896; V. Schroeder, L'abbé P., sa vie, ses romans, ivi 1899; P. Hazard, Manon Lescaut, roman janséniste, in Revue des deux mondec, 1924, II, pp. 616-39; id., Etudes critiques sur Manon Lescaut, Chicago 1929; E. Lasserre, Manon Lascaut, ivi 1930.

Enzo Bottasso
PREYSING, Konrad von. - Cardinale, n. il 30 ag. 1880 a Kronwinkel (arcidiocesi di Monaco e Frisinga), m. il 21 dic. 1950 a Berlino. Studiò legge all'Università di Monaco e di Würzburg; entrò nella carriera diplomatica e fu segretario dell'ambasciata di Baviera presso il Quirinale. Il soggiorno nel centro del cattolicesimo lo decise a dedicarsi alla vita ecclesiastica. Nel 1908 entrò pertanto nel Collegio Canisianum di Innsbruck e, laureatosi in teologia ed ordinato sacerdote, divenne quattro anni dopo segretario del card. Bettinger, arcivescovo di Monaco. Oratore sacro presso la chiesa di S. Paolo e predicatore in quella Cattedrale, fu nominato il 12 sett. 1932 da Pio XI vescovo di Eichstätt.

Sorte dopo la conclusione del Concordato del 1933 le prime difficoltà da parte tedesca a causa della politica ecclesiastica praticata dal governo di Hitler, politica apertamente lesiva dei diritti garantiti alla Chiesa cattolica negli articoli dello stesso Concordato, il P. condusse nel dic. 1934, insieme al vescovo di Osnabrück, Bering, a nome dell'episcopato germanico, cui tale incombenza era stata affidata alla S. Sede, trattative con il ministro degli Affari Ecclesiastici Kerrl. In tale occasione il P. non tralasciò di denunziare al governo la campagna di odio, alla quale era soggetta la Chiesa, le persecuzioni contro i sacerdoti e le associazioni cattoliche, nonché l'appoggio che il governo ed il partito di Hitler accorda-

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vano ai movimenti anticristiani. Alle rimostranze dei due vescovi il Kerrl rispose evasivamente. Trasferito al governo della diocesi di Berlino nel 1935, l'attività del P. a difesa dei diritti dei cattolici divenne particolarmente intensa ed energica dopo la definitiva frattura tra la S. Sede e la Germania hitleriana nel 1937, anno di pubblicazione dell'encicl. Mit brennender Sorge. Il 27 maggio di quello stesso anno, contro le calunnie e gli attacchi governativi inscenati per sminuire l'importanza del documento papale di due mesi prima, il P. indirizzò un memoriale di 17 pagine al ministro Goebbels, confutando punto per punto le accuse di immoralità rivolte al clero in occasione di processi contro sacerdoti cattolici. L'azione indefessa del prelato proseguì anche negli anni successivi. Ma le condizioni della Chiesa non migliorarono dopo l'elezione di Pio XII il quale, con la nomina di una commissione di tre vescovi, di cui faceva parte pure il P., aveva pure cercato di rendere possibili in tale modo nuove trattative con le autorità politiche nell'intento di migliorare le relazioni con la Germania hitleriana. Sopravvenuta la guerra il P. non si allontanò mai da Berlino e sempre rimase tra i suoi fedeli, sebbene la stessa Cattedrale ed il Palazzo vescovile fossero colpiti dalle bombe. A riconoscimento dell'opera svolta a difesa della Chiesa e dello zelo dimostrato nell'esplicazione del suo ministero Pio XII lo creò nel Concistoro del 18 febbr. 1946 cardinale del titolo di S. Agata dei Goti, disconia elevata pro hac vice a titolo presbiterale.

Bibl.: M. Maccarrone, Il nazionalsocialismo e la S. Sede, Roma 1947, pp. 114, 187, 217; J. Neuhäusler, Kreuz und Hahenkreuz, Monaco di Baviera 1946, parte 1*, pp. 279-80; parte 2*, pp. 162-63, 277-81, 342-43; anon., in L'asservatore romano, 18 19 febbr. 1946, p. 7; anon., Dolomente aus dem Kampf der katholischen Kirche im Bistum Berlin gegen den Nationalsozialismus, Berlino 1946, passim: A. Schwerdtfeger, S. E. der Kard. von P., Stoccarda 1950.

Silvio Purlani
PREZZO. - I. Nozione. - P. è il valore dell'unità di merce o servigio, espresso in moneta. Negli scambi liberi e volontari, il p. aumenta generalmente con l'aumentare della domanda, e diminuisce con il crescere dell'offerta. Lo scambio è sempre preceduto e determinato da un confronto di p. : il compratore sceglie il p. della migliore offerta e il venditore quello della migliore domanda. Allorché i due p. coincidono, o possono ridursi a coincidere, lo scambio avviene. Grande importanza ha, dunque, il confronto dei p.: il quale, come nelle frazioni ridotte allo stesso denominatore, si riduce al semplice paragone dei numeratori o quantità monetarie, quando i p. siano riferiti a condizioni contrattuali uniformi (pagamento, consegna, sfralo, tara, trasporto, assicurazione, garanzie, controversie, ecc.). Una tale situazione favorevole, che rende intelligibili e confrontabili i p. anche per i meno preparati e sagaci, viene realizzata dalla tecnica mercantile con i contratti-tipo, i forfaits e le unificazioni contrattuali già di largo uso in talune branche del grande commercio delle materie prime e nei pubblici servizi : scarsamente nel commercio interno dei prodotti semilavorati e manufatti, e dei titoli.
II. Oscillazioni dei P. - Le continue oscillazioni dei p. determinano, essendone alla lor volta determinate, variazioni di direzione e importanza nelle correnti monetarie che fanno circolare in senso inverso i prodotti. Il governo di queste correnti monetarie equivarrebbe, pertanto, al governo dei p., ossia al governo economico del mondo.

Il giuoco delle libere iniziative potrebbe tradursi in un governo automatico dei p., secondo il miraggio delle scuole liberiste, se alla tutela politica, sempre insufficiente e unilaterale, alternativamente dei produttori e dei consumatori, venisse sostituita la permanente tutela economica del contraente, reso in ogni caso della medesima e massima capacità contrattuale (nel confronto dei
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(Int. F'ricci)
Preysing, Konrad von - Ritratto.
p.) e della medesima e massima intraprendenza (con l'abolizione o la forfaitizzazione dei rischi).
III. Media generale del p. - La domanda, essendo rappresentata da un volume monetario (quantità di moneta per velocità di circolazione), e l'offerta da un volume di scambio (quantità di produzione per numero di contrattazioni nel passaggio dal produttore all'ultimo consumatore), il loro rapporto, o media generale dei p., e con essa la moneta, oscillerà intorno alla stabilità con il tendere dei due volumi ad eguagliarsi. Dei quattro fattori in giuoco, quello più facilmente ed efficacemente governabile, con elevato grado di automatismo, è la velocità di circolazione della moneta : attraverso il governo degli incentivi che determinano la stipulazione dei contratti di scambio in genere, e dei contratti di capitalizzazione in particolare. Tali incentivi, quando fossero attuati con larghezza l'assicurazione del risparmio e l'unificazione contrattuale nel campo della capitalizzazione, si ridurrebbero alle oscillazioni del reddito raffinato (cioè esente da rischi) : se in rialzo, richiamando i capitali verso gl'impieghi socialmente più utili, e se in ribasso, deviando le correnti del risparmio, a saturazione avvenuta, verso altre plaghe e altre necessità.

Provvidenze come quelle assicurative dei capitali, le unificazioni contrattuali e il perfezionamento organizzativo e funzionale dei mercati (formazione dei p., informazioni commerciali, assistenza giuridica e arbitrale, garanzie, credito), facilitando e moltiplicando le contrattazioni, in cui si concreta la velocità di circolazione del denaro, tendono a stabilizzare i giusti p. e il valore della moneta: giovando altresi a tranquillizzare la vita economica con il liberarla progressivamente da