glio di sicurezza (art. 93, Carta).
Fra O.N.U. e Corte intercedono necessariamente rapporti derivanti dalla natura stessa della Corte, che della prima è un organo, ma ciò non implica né dipendenza né interferenza nel funzionamento dell'organo giurisdizionale, il quale, come tale, ha piena indipendenza di azione, e cure particolari sono adoperate perché i giudici siano assolutamente indipendenti.
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Questi ultimi sono quindici, eletti per nove anni, senza riguardo alla loro nazionalità, fra persone di alta levatura morale, che posseggono i requisiti richiesti nel loro rispettivi Paesi per la nomina alle più alte cariche giudiziarie, o siano giuristi di riconosciuta competenza nel campo del diritto internazionale (art. 2). Per realizzare questa selezione lo statuto determina: a) come si procede all'elezione dei giudici, che viene effettuata con il duplice concorso dell'Assemblea e del Consiglio di sicurezza, scegliondoli in una lista di candidati predisposta dal segretario generale dell'O.N.U.; b) le incompatibilità, a garanzia del requisito dell'indipendenza dei magistrati (artt. 16 e 17 statuto); c) l'inamovibilità; essi infatti non possono esser rimossi che col voto unanime dei membri della Corte, e solo quando abbiano cessato di rispondere alle condizioni richieste (art. 18 statuto); d) i privilegi e le immunità ad essi assicurati nell'adempimento delle loro funzioni (art. 19).
La Corte elegge (per tre anni) un presidente ed un vicepresidente (releggibili) e nomina il proprio cancelliere (art. 21 statuto). Ha sede all'Aja, pur potendo sedere altrove e resta in sessione in permanenza (art. 22 e 23 statuto). Deve avere un quorum minimo di nove giudici (art. 25).
Oltre che in adunanza plenaria, può funzionare in sezioni per determinate categorie di controversie (ad es., lavoro, transito e comunicazioni), ovvero per le questioni da decidere con procedimento sommario, mediante una speciale sezione di cinque membri. Può inoltre far partecipare assessori senza diritto di voto (artt. 25-30 statuto e regolamento).
Conforme alle tradizioni i giudici di nazionalità delle parti contendenti conservano il diritto di partecipare alla trattazione della vertenza, e, qualora una sola delle parti abbia un giudice, l'altra può partecipare all'esame della vertenza con un giudice da essa designato (art. 31 statuto).
La Corte esercita funzioni giurisdizionali e consultive. Le seconde non sono tassativamente delimitate; ma sono per contro precisate, anche se molto elasticamente, le prime.
La giurisdizione della Corte si estende a tutte le controversie che le parti sottopongono ad essa (giurisdizione volontariamente accolta) e a tutti i casi che sono specificamente preveduti dallo statuto dell'O.N.U. o dai trattati e convenzioni in vigore (art. 36, i, statuto).
Inoltre è stata mantenuta la facoltà consentita ad ogni stato aderente allo Statuto della Corte di riconoscere come obbligatoria ipso facto e senza speciale convenzione, nei rapporti di qualsiasi Stato che assuma la medesima obbligazione, la giurisdizione della Corte stessa sulle questioni giuridiche concernenti l'interpretazione di un trattato, qualsiasi questione di diritto internazionale, l'esistenza di qualsiasi fatto, che, se accertato, potrebbe costituire violazione di un obbligo internazionale, nonché la natura o la misura della riparazione dovuta per la violazione di un obbligo internazionale. Tali dichiarazioni possono essere incondizionate o a condizione di reciprocità da parte di più Stati o di Stati determinati o per un periodo determinato (art. 36, 3 e 4, statuto). In caso di contestazione sulla giurisdizione della Corte essa stessa decide la questione (art. 36, ultimo cpv. statuto).
Qualora le parti siano d'accordo la Corte decide ex aequo et bono (art. 38, 2), ma in via generale essa decide secondo le norme del diritto internazionale le quali sono: a) le convenzioni internazionali (generali o particolari) che stabiliscano norme espressamente riconosciute dagli Stati in lite; b) la consuetudine internazionale, come prova di una pratica generale accettata come diritto; c) i principi di diritto riconosciuti dalle Nazioni civili; d) le decisioni giudiziarie e la dottrina degli autori più altamente qualificati dalle varie nazioni, come strumenti sussidiari per la determinazione di norme di diritto, pur tenendo fermo (art. 59, statuto) il principio che la decisione è obbligatoria solo per le parti e per la controversia decisa.
Un parere consultivo può esser chiesto alla Corte - su qualunque questione giuridica - sia dall'Assemblea che dal Consiglio di sicurezza, come anche, nell'ambito delle loro attività e con l'autorizzazione dell'Assemblea, dagli organi ed istituti specializzati dell'O.N.U. (art. 96,
Carta). A disciplinare tale funzione lo statuto riprende le norme già inserite nel regolamento della Corte permanente di arbitrato (artt. 65-68; cf. artt. 71-74 reg. C. P.). Si tratta di una procedura di largo respiro, in quanto la Corte non decide sulla semplice richiesta. Questa deve essere documentata e le parti interessate sono chiamate a comparire dinanzi alla Corte per dare informazioni e far dichiarazioni ed il parere è reso in pubblica udienza. In altri termini si seguono molto da vicino, per espressa disposizione (art. 68 statuto), le norme stabilite per la procedura contenziosa, in quanto applicabili.
La procedura è largamente disciplinata sia nello statuto (artt. 39-64) che nel regolamento. Solo gli Stati possono esser parti nei processi, ma ciò non toglie che possano agire nell'interesse dei privati (art. 34, statuto) e che le sentenze della Corte obbligano le parti soltanto limitatamente alla questione decisa (art. 60, statuto), che esse sono definitive ed inappellabili (art. 61, statuto) e contro di esse non può esser sperimentata che la revisione, soltanto quando sia fondata sulla scoperta di un fatto di natura tale da costituire un elemento decisivo, ignorato al momento della emanazione della sentenza dalla Corte e della parte che chiede la revisione, sempre che la sua ignoranza non derivi da negligenza.
Per quanto gli Stati aderenti siano impegnati (art. 94, i) a conformarsi alle decisioni della Corte, queste non sono eseguibili in via coattiva. La loro mancata osservanza ricade pertanto nel campo politico e diviene di competenza del Consiglio di sicurezza dell'O.N.L'. (art. 94, a) il quale, quando lo ritenga necessario, può fare raccomandazioni ovvero decidere quali misure vadano prese perché la sentenza sia eseguita.
Bias, una imponente documentazione dell'attività della Corte di Giustizia è compresa nelle raccolte da essa pubblicate concernenti : le decisioni, i pareri; gli atti e documenti relativi alle decisioni ed ai pareri; gli atti e documenti relativi alla sua organizzazione; il rapporto annuale. In questa ultima si trova una completa indicazione della bibliografia apparsa nell'anno (cf. anche il catalogo della Biblioteca della pace all'Aja), mentre nella precedente vi è una completa raccolta delle fonti convenzionali, collettive o bilaterali, che attribuiscono una competenza alla Corte.
Amedeo Giannini
## ORGANIZZAZIONE
INTERNAZIONALE
DELL'AGRICOLTURA. - Meglio conosciuta con la sigla F.A.O. (Food and Agriculture Organisation), è l'organizzazione costituita in seno alle Nazioni Unite, destinata ad abbracciare su scala mondiale tutti i problemi dell'agricoltura e dell'alimentazione. Ha un precedente nell'Istituto internazionale dell'agricoltura, fondato nel 1905, che per 35 anni ha condotto un'azione di studi e di collaborazione tra i vari paesi nel campo dell'agricoltura.
Le basi della nuova organizzazione furono gettate sin dal 1943 ( 17 maggio-7 giugno) a Hot Springs negli Stati Uniti e la F.A.O. iniziò il suo lavoro nelle prime due sessioni della Conferenza generale, tenute rispettivamente a Québec ed a Copenaghen nel 1945 e 1946. Completata la sua struttura, essa attualmente comprende 58 Stati liberamente uniti, a pari condizioni per lo svolgimento dei compiti statutari, ed ha un segretariato centrale ed una serie di uffici centrali e periferici.
I Comitati nazionali della F.A.O. in ogni paese aderente costituiscono l'organo di collegamento tra i governi e l'organizzazione internazionale.
Appartengono alla F.A.O., in condizioni di parità, anche paesi, come l'Italia, che non fanno parte delle Nazioni Unite : vi sono tutte le Grandi Potenze, salvo l'U.R.S.S. Scope generale della F.A.O. è di favorire in tutto il mondo un'agricoltura meglio organizzata, una migliore distribuzione dei generi disponibili tra paesi produttori e consumatori ed una migliore alimentazione. Di conseguenza suo obbiettivo è ovviare alle privazioni create dalla instabilità dei mercati, dai surplus, dallo spreco e sfruttamento irrazionale del terreno. La F.A.O. sarà così anche uno degli organi che dovrà amministrare le somme messe a disposizione delle Nazioni Unite al fine di diffondere nei paesi meno progestiti la tecnica e le strutture perfezionate, già proprie dei paesi ad economia intensiva,
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programma noto anche sotto il termine punto IV di Truman.
In base ai suoi obbiettivi la F.A.O. formula raccomandazioni, che debbono poi avere l'approvazione degli Stati membri. Sono suoi organi : la Conferenza annuale degli Stati membri, il Comitatto esecutivo, comprendente da 9 a 15 membri, e gli uffici. La sede definitiva della F.A.O. è stata stabilita in Roma, già sede dell'Istituto internazionale dell'Agricoltura.
BibL.: cf. le numerose pubblicazioni della F.A.O. : Forestry and Forest Products. World Situation in 1937-46 (1946); World Fiber Survey (1947): Soil Conservation (1947): Annuaire de statistiques agricoles et alimentaires (1947); alcune monografie sui prodotti: Wheat, Livestock and Meat, Dairy Products ecc. Tra le riviste pubblicate dalla F.A.O., v.: Unasylva, Economic Review of Food and Agriculture ecc. Cf.inoltre:P. Vicinelli, La Food and Agriculture Organization, in Civitas, I (1920), pp. 76-80.
Pietro Palazzini
ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DELLAVORO (International Labour Organisation; sigla: I.L.O.). - E una istituzione tripartita nella quale

(bel. Evi, Catt.)
Organizzazione internazionale dell'agricoltura (F.A.O.) - La nuova sede centrale - Roma.
governi, datori di lavoro e lavoratori, direttamente rappresentati, svolgono, sul piano internazionale, un'azione diretta alla tutela ed al miglioramento delle condizioni di lavoro, per promuovere la stabilità internazionale delle condizioni economiche e sociali.
Una parte dei trattati di pace del primo dopoguerra (la parte $13^{\text {a }}$ di quelli di Versailles, St-Germain e Trianon, la $12^{\text {a }}$ di quelli di Neuilly e di Sèvres) è dedicata all'O. i. del l., ed in essa è inserita (cf. l'art. 427 del Trattato di Versailles) la cosiddetta "Carta internazionale del lavoro", contenente alcuni principi generali direttivi della politica sociale della Società delle Nazioni, nella quale, con una certa autonomia, l'Organizzazione era ricompresa (principio che il lavoro non deve essere considerato semplicemente come una merce o un genere di commercio; diritto d'associazione per tutti gli scopi non contrari alle leggi, sia per i salariati che per gli imprenditori; retribuzione dei lavoratori con un salario assicurante loro un conveniente livello di vita, consono all'ambiente ed al tempo; adozione della giornata di 8 ore e della settimana di 48 ore, da conseguire ovunque non sia ancora ottenuta; adozione di un riposo settimanale di 24 ore come minimo, comprendente la domenica, sempre che sia possibile; soppressione del lavoro dei fanciulli ed obbligo di apportare al lavoro dei giovani dei due sessi le limitazioni necessarie per permettere loro di continuare la propria educazione ed assicurare il proprio sviluppo fisico; principio del salario uguale senza distinzione di sesso, per un lavoro di uguale valore; assicurazione nelle norme emanate in ogni paese in materia di condizioni di lavoro di un equo trattamento economico a tutti i lavoratori legalmente residenti nel paese stesso; organizzazione da parte di ogni Stato di un servizio
ispettivo, comprendente donne, per assicurare l'applicazione delle leggi e dei regolamenti sulla protezione dei lavoratori).
L'O. i. del l. è sopravvissuta al crollo della Società delle Nazioni, ha continuato a funzionare durante la seconda guerra mondiale e si è poi collegata con la nuova Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N.U.). Tra gli organi di quest'ultima v'è un Consiglio economico e sociale con particolare competenza per quanto attiene alla realizzazione delle finalita dell' O. N. U. relativamente alla collaborazione internazionale in materie economiche e sociali (tra le quali la promozione di un tenore di vita più alto, il pieno impiego della mano d'opera e le condizioni di un progresso e di uno sviluppo economico e sociale). L'O. i. del l. è riconosciuta come un'istituzione speciale (specialized agency) dell' O. N. U.; le loro relazioni sono regolate da un apposito accordo (1946). Essa ha una caratteristica propria tra le istituzioni interstatali, in quanto nei suoi
organi sono le rappresentanze dei lavoratori e dei datori di lavoro accanto a quelle dei governi nella proporzione di due per questi ultimi ed uno per ciascuno degli altri. La sede è a Ginevra, salvo il periodo della guerra (tra il 1940 ed il 1948), in cui si è dovuta trasportare a Montréal. Durante lo stesso periodo, nella Conferenza del 1944, fu deliberata quella che poi fu chiamata "Dichiarazione di Filadelfia", una specie di aggiornamento della Carta internazionale del lavoro. In base ad essa, l'O. i. del l. ha il dovere di promuovere, in tutte le Nazioni del mondo, misure atte ad assicurare in particolare: la piena occupazione ed un salario sufficiente alle esigenze di vita; l'estensione dei sistemi di sicurezza sociale e delle cure mediche; la protezione della maternità e dell'infanzia; un'alimentazione sufficiente, alloggi decenti e svaghi nelle ore libere; uguali possibilità per tutti di avere una migliore istruzione e una migliore formazione professionale; indispensabili misure di igiene e di sicurezza nei posti di lavoro; il riconoscimento effettivo della contrattazione collettiva e della cooperazione tra imprenditori e lavoratori per il miglioramento dell'organizzazione della produzione; la possibilità per tutti di una partecipazione equa ai frutti del progresso in materia di salari e guadagni, ecc.
Tre sono gli organi essenziali : la Conferenza internazionale del lavoro, massimo organo deliberante, che si riunisce generalmente una volta all'anno; il Consiglio amministrativo, organo dirigente, che si riunisce quattro volte nello stesso periodo; l'Ufficio internazionale, organo esecutivo ed amministrativo e segretariato permanente (ed una sede anche a Roma, oltre che in altre città di vari paesi).
La Conferenza riunisce le delegazioni nazionali degli Stati membri, che hanno raggiunto il numero di 61. L'Italia ne ha fatto parte fin dall'origine (1919), salvo gli ultimi tempi del fascismo per recesso determinato da motivi politici in seguito alla guerra etiopica, rientrando poi a farne parte nel 1945. Il compito principale della Conferenza consiste nell'elaborare norme di portata uni-
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(fot. Altvari)

(fot. Biblioteca Vaticana)
(per carturia del prof. F. Jost)
In alto a sinistra: RELIQUIARIO IN ARGENTO CESELLATO (sec. v) - Grado, Cattedrale. In alto a destra: PIATTO ARGENTEO rinvenuto a Canoscio (Città di Castello) con iscrizione in onore del martire Agapito (sec. v). In basso a sinistra: CROCE IN ORO MASSICCIO CON GEMME E FILIGRANE (sec. viI) proveniente dal Sancta Sanctorum (lato posteriore) - Biblioteca Vaticana, Museo Sacro. In basso a destra: TECA ARGENTEA OFFERTA DAL PAPA GREGORIO IV ( $827-44$ ) per reliquiario del capo di s. Sebastiano Roma, Biblioteca Vaticana, Museo Sacro.
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(da Trécors d'ast de la Vallé de la Meuse, Partit dir. 1531 - fobbr. 1532, tav. 13)

(fot. Gab. fat. naz.)

(fot. del Kunsthistorischen Museums)

(fol. Gab. fat. naz.)
(fol. Gah. fat. naz.)
In alto a sinistra: PIEDISTALLO PER CROCE, con scene dell'Antico Testamento e i quattro Evangelisti, attribuito a Goffredo di Huy, eseguito per l'Abbazia di St-Bertin a St-Omer (1160-75) - Saint-Omer, Museo. In alto a destra: CALICE DI S. PIETRO di Salisburgo (ca. 1200) - Vienna, Kunsthistorische Museum. In basso a sinistra: MADONNA CON BAMBINO, detta "La Pasquarella" (Nicola Piezulo 1412) - Castelvecchio Subequo. In basso a destra: BUSTO RELIQUIARIO DI S. AGATA senza ex-voti (sec. xv) - Catania, Tesoro di S. Agata.
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versale, facendone oggetto di convenzioni internazionali (plurilaterali, aperte) o di raccomandazioni ai governi (per adozione nei singoli diritti interni). La costituzione dell'O. i. del l. esige che gli Stati membri sottopongano alle competenti autorità nazionali, per proposta di ratifica, le convenzioni adottate dalla Conferenza. Una convenzione entra in vigore quando è stata ratificata da un determinato numero di Stati. Con la ratifica lo Stato s'impegna a modificare od integrare la propria legislazione per renderla conforme alle disposizioni della convenzione stessa; s'impegna inoltre a sottomettere all'O. i. del 1. un rapporto sulle misure prese al riguardo. Sono previste anche misure rivolte a garantire che le convenzioni ratificate siano effettivamente messe in vigore. Le raccomandazioni non vanno sottoposte alla procedura di ratifica, ma gli Stati membri hanno tuttavia l'obbligo di dare pratica attuazione alle disposizioni con esse adottate.
Il Consiglio di amministrazione è composto di 32 membri : 8 rappresentanti di lavoratori, 8 di datori di lavoro, 16 di governi, dei quali 8 con rappresentanza fissa di altrettanti paesi di maggior importanza industriale (tra essi l'Italia) ed 8 elettivi tra gli altri Stati. Fissa l'ordine del giorno della Conferenza; indirizza e vigila sui servizi dell'Organizzazione, delibera il bilancio annuale.
L'Ufficio comprende l'insieme dei servizi tecnici, è incaricato di studi e ricerche e della redazione e stampa di numerose pubblicazioni, assicura i servizi di segreteria, prepara la documentazione relativa agli argomenti posti in discussione, fornisce i mezzi destinati ad assicurare l'applicazione delle convenzioni.
Al $1^{\circ}$ ag. 1949 erano state adottate 98 convenzioni e 90 raccomandazioni; le prime avevano raccolto 1022 ratifiche. Sotto gli auspici dell'O. i. del l. un gran numero di missioni è stato inviato in paesi e regioni che avevano bisogno dell'opera di esperti. Da qualche tempo, questo compito di assistenza tecnica agli Stati membri è stato sviluppato. Uno sforzo particolare è diretto a promuovere e a guidare l'insieme dei paesi verso un uso più efficiente delle proprie risorse di mano d'opera, e ciò comporta l'organizzazione del collocamento, della formazione professionale e dell'emigrazione a scopo di lavoro. Al tempo stesso l'O. i. del 1. ha sviluppato le sue attività regionali, indicendo conferenze e riunioni preparatorie in Europa, nell'America latina, in Asia e nel prossimo e medio Oriente. Tra le convenzioni adottate possono segnalarsi, p. es., quelle sulla giornata di 8 e la settimana di 48 ore, la libertà di associazione, la protezione dei salari, le ferie pagate, la assicurazioni contro le malattie e sulla vecchiaia, la proibizione del lavoro forzato, del lavoro notturno delle donne, ecc. Numerose sono quelle su determinati settori dell'attività economica; tutta una serie è diretta, p. es., al miglioramento delle condizioni dei marittimi.
Dopo il 1945 sono state istituite commissioni d'industria con lo scopo di contribuire alla soluzione di problemi economici o sociali di industrie particolari (p. es., del carbone, ferro e acciaio, petrolio, ecc.). Per facilitare il lavoro dell'Organizzazione in settori diversi sono state istituite commissioni speciali (come quelle per la prevenzione infortuni, per l'igiene industriale, il lavoro delle donne, gli impiegati, la sicurezza sociale, ecc.).
Bibl.: molto copiose e varie sono le pubblicazioni periodiche e a serie dell'Ufficio internazionale del lavoro. Tra le principali (di solito in tre lingue: francese, inglese e spagnolo): Serie legislativa, Studi e documenti, Informazioni sociali (bimestrale), Rituita internazionale del lavoro (tecniche), L'annata sociale, ed ora (dal 1947): I rapporti annuali alle Nazioni Unite; fuori serie: Dix ans d'Organisations internationale du travail, Ginevra 1931; Constitutions et réglements de l'Organisation internationale du travail, ivi 1948; Trente ans de combat pour la justice sociale (1919-22), ivi 1930. Cf. parte, nella abbondantissima letteratura internazionale, anche per altri rinvii: G. Balladore Pallieri, Diritto internazionale del lavoro, Padova 1938 (nel vol. IV del Trattato di diritto del lavoro, diretto da U. Borsi e F. Pergolesi). Inoltre: I. Godart, Les clauses du travail dans le Traité de Versailles, Les décisions de la Conférence de Washington, Parigi 1920; E. Mabsim, L'Organisation permanente du travail, ivi 1925; G. Schelle, L'Organisation internationale du travail et le B.I.T., ivi 1930; M. Le Roy, Catholicism social et Organisation internationale du travail, ivi 1937; N. Zarras, Le contrôle de l'ap-
plication des conventions internationales du travail, ivi 1937; P. Zancla, Saggio sull'organizzazione permanente del lavoro, Palermo 1939.
Ferruccio Pergolesi
## ORGANIZZAZIONE METEOROLOGICA.
La meteorologia come scienza deve il suo sviluppo alla navigazione aerea e alla radio in quanto essa si rende sempre più necessaria per l'assistenza degli aeromobili, che sorvolano paesi, nazioni, continenti ed oceani.
L'organizzazione del servizio meteorologico si basa: 1) su una rete di stazioni meteorologiche che normalmente sono distribuite in modo tale che le loro osservazioni diano una conoscenza generale e particolareggiata delle condizioni in superficie sulle regioni per le quali si deve assicurare l'assistenza meteorologica.
Queste stazioni effettuano osservazioni ad ore fisse, convenute internazionalmente, occorrenti per le previsioni del tempo (osservazioni sinottiche), ed altre per l'assistenza diretta alla navigazione aerea (osservazioni orarie, osservazioni semi-orarie, osservazioni del momento). In tutti gli Stati il lavoro del rilevamento dei fatti si svolge con il medesimo sistema e sono trasmessi in codice cifrato al fine di economizzare i tempi di trasmissione, dei relativi messaggi, nonché per permettere a studiosi e piloti di esprimere le stesse notizie indipendentemente dalle lingue nazionali. A questa rete fissa s'aggiunge quella delle decisioni mobili, costituite da navi, opportunamente designate e dotate di strumenti meteorologici e dai veicoli delle linee aeree. 2) Su una rete di stazioni che effettuano osservazioni delle correnti aeree alle varie altezze con l'inseguimento, mediante teodoliti, di palloni (pallonipilota) gonfiati di idrogeno. 3) Su una rete di stazioni che effettuano osservazioni di temperatura, pressione, umidità ed eventualmente anche del vento nella libera atmosfera sino ad altezze superiori ai $12-15 \mathrm{~km}$. Tali stazioni sono munite di speciali apparati radio-riceventi atti a ricevere i segnali di un apparecchio trasmittente trasportato da un pallone gonfiato di idrogeno. 4) Su una rete di stazioni radar-meteorologiche per la individuazione delle zone piovose e della natura delle nubi. 5) Su una rete di stazioni per la individuazione delle zone temporalesche connesse alle perturbazioni elettriche dell'atmosfera (atmosferic). 6) Su una rete di osservatòri scientificosperimentali che effettuano osservazioni particolari sulle radiazioni solari, sulle fluttuazioni della ionosfera, sull'elettricità atmosferica, sulla turbolenza e su quanto altro ha attinenza al campo dei fenomeni meteorologici. 7) Su una rete di centri meteorologici regionali, che hanno il compito di accentrare le osservazioni delle regioni cui sono preposti e di effettuare un particolare servizio di previsioni del tempo, dirctte all'assistenza meteorologica del volo (previsioni di volo, di rotta, di atterraggio, avvisi di tempesta e avvisi di sicurezza, previsioni regionali e locali) sulla base di una profonda analisi delle condizioni dinamiche e termodinamiche dell'atmosfera in superficie ed in quota, elaborando speciali diagrammi termodinamici e particolari carte geografiche, su cui con simbolismo, convenuto pur esso internazionalmente, si riportano i bollettini meteorologici.
L'organizzazione del servizio meteorologico in Italia per una buona parte è devoluto al Ministero della difesaaeronautica che a mezzo di suoi organi provvede : a) all'organizzazione ed al servizio della rete meteorologica; b) agli approvvigionamenti ed impianti; c) agli studi e alla climatologia; d) alle previsioni ed informazioni.
Quest'ultimo è l'organo che ha il compito precipuo della compilazione sia delle previsioni generali per il pubblico, per la stampa e per i servizi dipendenti, che delle analisi tecniche delle situazioni del tempo per i centri meteorologici nazionali e per tutti gli altri uffici che necessitano di tali analisi per i loro compiti di assistenza meteorologica. In seno all'organizzazione vi è un Centro informazioni meteorologiche dotato di apparati radio, telexoriventi e telefonici per la raccolta ed emissione di notizie meteorologiche a carattere nazionale ed internazionale. I bollettini meteorologici emessi dalle stazioni
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(Int. Pont. Comm. di art. assra)
Organo - Hydraulus graffito sulla parete di una casa romana scoperta sotto la basilica di S. Sebastiano (ca. III sec.) con organtita e persone ai mantici - Roma.
vengono accentrati, con i mezzi più sicuri e rapidi, ai centri meteorologici regionali che provvedono a radiodiffonderli secondo prefissi orari, in collettivo sinottico ogni tre ore e in collettivo ridotto ogni ora.
I collettivi trocari sono raccolti dal Centro informazioni unitamente ad altri collettivi internazionali che, secondo convezioni mondiali, sono radiodiffusi ad ore prestabilite. In particolare l'Europa e l'Africa settentrionale sono divisi in 4 regioni i cui rispettivi collettivi sono radiodiffusi isolatamente l'uno dall'altro, in modo da succedersi in un determinato ordine, allo scopo di facilitare le ricezioni da parte di quei servizi che necessitano di bollettini meteorologici; ciò perché non può farsi una previsione del tempo per una regione o località, o per un volo, se non si possiede un quadro generale della situazione meteorologica su una più vasta area. Ad es., non si può fare una previsione del tempo sull'Italia se non si hanno i bollettini di tutta l'Europa, dell'Oceano Atlantico e dell'Africa settentrionale. I servizi meteorologici di ciascun paese fanno parte di una Organizzazione meteorologica mondiale (O.M.M.) che è attualmente agganciata all'Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N. U.). Esiste un'altra organizzazione internazionale che si interessa della meteorologia solo per quanto riguarda la navigazione aerea: Organizzazione aviazione civile internazionale (O.A.C.I.).
Alessandro Landi
ORGANO. - Strumento musicale ad aria con canne suonanti (da una diecina in quelli primitivi, a parecchie migliaia nei moderni) di varia grandezza, forma e materiale (metallo, legno ecc.), raggruppate, secondo il loro timbro, in registri. Il suono è prodotto o dall'aria che vibra nel corpo delle canne ed è tanto più grave, quanto più alta è la colonna d'aria vibrante (le altre caratteristiche della canna: diametro, forma cilindrica, conica ecc. hanno ripercussione solo sul timbro) o da un'ancia vibrante, infissa nel piede della canna, la quale serve solo ad equilibrare le sonorità emesse dall'ancia. La corrente d'aria necessaria, generata con mezzi meccanici
(pompe, mantici, ventilatori) viene spinta nei somieri, gangli vitali dell'organo, costruiti con svariati sistemi (a tiro, a vento, a pistoni, a membrane, elettrici, ecc.); sugli stessi poggiano, ordinate in file, le canne della stessa specie e forma, e di grandezza progressiva. I somieri sono congiunti mediante la trasmissione (meccanica o catenacciatura, tubolare, elettrica) alla consolle a disposizione dell'organista e che porta le tastiere (da una a cinque, in casi eccezionali fino a sette, con numero variante di tasti), la pedaliera (con un massimo di 32 pedali), i congegni per far funzionare i registri e tutti gli altri dispositivi che facilitano il maneggio dello strumento o ne amplificano le risorse foniche (pedaletti, accoppiamenti, unioni, pistoni riversibili, pistoncini, comandi collettivi, annullatori, combinazioni libere e componibili, staffe, ecc.).
L'o. nasce dall'aggiunta di un serbatoio d'aria, come nella zampogna, alla siringa di Pan. Nella sua bimillcnaria evoluzione subl le più sorprendenti trasformazioni tecniche e foniche.
L'ághabò della Bibbia, organum nella Volgata, termine conservato nella nuova traduzione del Salterio, indica genericamente strumento a fiato. Un primitivo o. a mantice pare fosse la maghrépháa ricordata nel Talmud. Secondo A. Kircher (Myrurgia universali, Roma 1650) allo stesso genere appartenne la malrógithá' (Dan., III, 5, 7, 10, 15), però la descrizione che ne dà è fantastica. Ma la storia dell'o. comincia con l'hydraulus, denominato dall'uso dell'acqua per equilibrare la pressione dell'aria prodotta da pompe. Inventato da Ctesibio, che visse sotto il Regno di Tolomeo I (246-21 a. C.), lo descrive Erone Alessandrino in Spiritalia seu pnеиmatica, I, 42. Antiche fonti arabe conservano con il nome di Muristus trattati greci, fra cui una descrizione dell'o. idraulico, forse dello stesso Ctesibio. In ogni modo le fonti orientali non dànno notizie su strumenti del genere anteriori all'hydraulus. In quello descritto da Vitruvio (De architectura, X, 13, 1-6), si possono selezionare a volontà gruppi di canne. Questa caratteristica è confermata dalla scoperta ad Aquincum (1931) dei resti di un autentico o. romano. Ogni gruppo di canne era comandato da un regolo forato, fatto scorrere con un manubrio fra le tavole del somiere nel senso della lunghezza. E evidente l'analogia con il meccanismo dei registri nel somiere a tiro. Però nell'hydraulus i singoli gruppi di canne non selezionano, come nei registri, timbri diversi, ma tonalità o modi differenti. Altri regoli forati, collocati sopra i precedenti, ma scorrenti nel senso della profondità del somiere, erano collegati con i tasti; quando combaciavano i fori dei regoli con quelli delle tavole del somiere, le canne suonavano. Queste ultime, differenti molto dalle attuali, erano però canne labiali di piccole proporzioni, in gran parte coperte e di taglio stretto, fatte con una lega di ottone laminato. Dovevano suonare a forte pressione perché munite di anelli di rinforzo. L'hydraulus ebbe grande dif-

(Int. Muovi di Roma)
Organo - Hydraulus graffito sulla parete di una casa romana scoperta sotto la basilica di S. Sebastiano (ca. III sec.) con organtita e persone ai mantici - Roma.
vengono accentrati, con i mezzi più sicuri e rapidi, ai centri meteorologici regionali che provvedono a radiodiffonderli secondo prefissi orari, in collettivo sinottico ogni tre ore e in collettivo ridotto ogni ora.
I collettivi trocari sono raccolti dal Centro informazioni unitamente ad altri collettivi internazionali che, secondo convezioni mondiali, sono radiodiffusi ad ore prestabilite. In particolare l'Europa e l'Africa settentrionale sono divisi in 4 regioni i cui rispettivi collettivi sono radiodiffusi isolatamente l'uno dall'altro, in modo da succedersi in un determinato ordine, allo scopo di facilitare le ricezioni da parte di quei servizi che necessitano di bollettini meteorologici; ciò perché non può farsi una previsione del tempo per una regione o località, o per un volo, se non si possiede un quadro generale della situazione meteorologica su una più vasta area. Ad es., non si può fare una previsione del tempo sull'Italia se non si hanno i bollettini di tutta l'Europa, dell'Oceano Atlantico e dell'Africa settentrionale. I servizi meteorologici di ciascun paese fanno parte di una Organizzazione meteorologica mondiale (O.M.M.) che è attualmente agganciata all'Organizzazione delle Nazioni Unite (O.N. U.). Esiste un'altra organizzazione internazionale che si interessa della meteorologia solo per quanto riguarda la navigazione aerea: Organizzazione aviazione civile internazionale (O.A.C.I.).
Alessandro Landi
ORGANO. - Strumento musicale ad aria con canne suonanti (da una diecina in quelli primitivi, a parecchie migliaia nei moderni) di varia grandezza, forma e materiale (metallo, legno ecc.), raggruppate, secondo il loro timbro, in registri. Il suono è prodotto o dall'aria che vibra nel corpo delle canne ed è tanto più grave, quanto più alta è la colonna d'aria vibrante (le altre caratteristiche della canna: diametro, forma cilindrica, conica ecc. hanno ripercussione solo sul timbro) o da un'ancia vibrante, infissa nel piede della canna, la quale serve solo ad equilibrare le sonorità emesse dall'ancia. La corrente d'aria necessaria, generata con mezzi meccanici
(fot. Muovi di Roma)
Organo - Hydraulus con organista del quale restano le sole gambe. Terracotta della fine del I sec. inizio del I: - Cartagine, Museo Lavigerie.
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fusione, specialmente come strumento profano, ed è riprodotto in numerosi monumenti archeologici, quali la celebre terracotta trovata a Cartagine nel 1885, ed i graffiti scoperti nel 1928 sotto la basilica di S. Sebastiano in Roma ecc. (cf. C. Mercurelli, Hydraulus graffito su epigrafe sepolcrale del cemeterio di Commodillo, in Rtn. Arch. Crist., 15 [1938], pp. 43-106). L'obelisco di Teodosio (m. nel 393) in Costantinopoli riproduce un o. a mantice.
Pare che l'o. romano sia scomparso con le invasioni barbariche. Sopravvisse in Oriente, donde ritornò in Europa; l'anno 757, tutti gli annali ricordano, venit organum in Fraucium, ammirato dono dell'imperatore Costantino Copronimo a Pipino. Nell'826 Baldrico marchese del Friuli condusse a Lodovico il pio prete Giorgio veneziano, costruttore d'o. secondo la maniera dei Greci, il quale ebbe l'incarico di costruirne uno in Aquisgrana. Ma solo la scoperta del ventilabro (anche paravento), la valvola, che sostituirà, in tutte le funzioni, i fori dei regoli scorrevoli usati nell'hydraulus, permise all'o. medievale uno sviluppo. Esso divenne oggetto di studio, ed i monaci scrissero i primi trattati teorici sulla sua costruzione (De mensura fistulurum, sec. iv, Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 12049, c. 43; Incipit ordo fistulorum dell'anonimo bobbiese, Milano, Biblioteca Ambrosiana). Con le dovute riserve vanno accolte certe notizie sull'uso dell'o. dedotte da documenti non attendibili.
Nel sec. xili, sotto l'impulso dell'Ars nova, l'o. fa notevoli progressi e trova diffusione soprattutto l'agilissimo portativo (organetto portatile) suonato con la mano destra mentre la sinistra preme il manticetto. Esiste una abbondante iconografia in proposito nelle pitture del tempo, da Giotto in poi. Da queste riproduzioni risulta pure che i portativi erano muniti di manubri, certa per selezionare i registri o per aprire l'accesso dell'aria a certe canne basse chiamate bordoni (nella allegoria della Musica di Andrea da Firenze ca. 1355, nel Cappellone degli Spagnoli a S. Maria Novella in Firenze, nel fianco dello strumento si scorgono 4 manubri, e nella Incoronazione della Vergine di Catcrino Veneziano, all'Accademia di Venezia, ve ne sono tracciati 3).
Dallo sviluppo del portativo nacque il positivo, di proporzioni maggiori, con tastiera più estesa da suonarsi con ambe le mani. Poggiava su un tavolo, da cui il suo nome, e in seguito su una base che conteneva i mantici. Con il positivo prese assetto definitivo il somiere a registri (a tiro). Contemporaneamente il grande o. da chiesa, nato da necessità ambientali, assunse una propria fisonomia.
Gradatamente cominciano ad affermarsi strumenti

(Int. Musci di Roma)
Organo - Hydraulus con organista e suonatore di corno. Mussico pavimentale di spoca adrianea. Della villa romana di Nensing, presso Treviri - Treviri, Landesmuseum.

(per cortruio del dott. Renato Lunelli)
Organo - O. di Silbermann nel duomo di Strasburgo.
con caratteristiche nazionali. Specialmente nelle Fiandre, il grande o. assume l'aspetto di una massa sonora compatta, non suscettibile di variazioni di intensità; perciò nasce ben presto il bisogno di aggiungere un altro corpo staccato, con sonorità meno potenti, ma da potersi modificare con la registrazione, come nel positivo. Il nuovo corpo verrà collocato dietro la schiena dell'organista e si chiamerà positivo tergale. Da questa prima innovazione deriva poi l'introduzione di tutti gli altri corpi collocati sopra o sotto il somiere principale. Nella scuola francese vengono pure impiegati vari corpi, ma con funzioni spiccatamente coloristiche. L'Italia invece, forse perché gli organari seppero prima che negli altri paesi selezionare nei singoli registri la massa compatta del grande o., non sentil il bisogno di aggiungere altri corpi al nucleo fondamentale e perciò i suoi strumenti classici furono sempre ad una sola tastiera. Anche se la musica organistica italiana classica non diede particolare importanza al pedale, gli o. italiani ebbero fin dal sec. xiv la pedaliera, che perciò non fu portata in Italia da Bernardo d'Allemagne, come vuole il Praetorius; l'o. della S.ma Annunziata in Firenze, fatto nel 1379, aveva una pedaliera di 12 pedali chiamati calculus pro tostando cum pedibus. E il secolo in cui le cattedrali italiane vengono definitivamente dotate di o. in maiori forma qua fieri posset (Orvieto 1373). Nel ' 400 l'arte organaria italiana consolida i propri indirizzi artistici. L'artista più noto della prima metà del secolo è Matteo da Prato (1395-1465), ma purtroppo mancano dettagli tecnici sui suoi numerosi strumenti. Il ripiano, amalgama sonoro di numerose canne intonate in ottava e quinta ascendenti, assume quelle inconfondibili e perfette sonorità, che formano tuttora il pregio migliore dell'o. italiano. Il somiere a tiro dei positivi, forse per difficoltà tecniche, non si era ancora adoperato nell'o. grande; in Italia fu ben presto introdotto il somiere a vento, nel quale il regolo forato da spostare era sostituito con altrettanti ventilabrini e un'asta collegava tutti i ventilabrini di un registro. Anche se il nome "registro" compare già in un documento
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(per cortesia di mona. d. P. Frutaz)
Organo - O. della chiesa prepositurale di S. Giacomo con 5300 canne (1725), ricostruito dopo la penultima guerra - Innsbruck.
trevisano del 1436, nel quale si annota la spesa di filo di ferro ad infingenda registros et tastes nell'o. del Duomo, passeranno molti decenni prima che si possa comprovare l'uso di una registrazione regolare negli o. grandi. Il noto Bernardo d'Alemagna, come forse Matteo da Prato, apparteneva ancora alla vecchia scuola, che non conosceva la divisione dei registri nei somieri. Lo Zarlino ( 1588 ) ricorda un o. antico, di grandezza conveniente, nella basilica del Santo di Padova, il cui somiere aveva molti ordini di suoni, che contenevano molte canne, né perciò aveva registro alcuno s. Ma il figlio di Bernardo, noto con il nome di Antonio Dilmano, ridurrà nel 1487 de antico ad modernum l'o. del duomo di Milano fatto dal padre e più esplicitamente nel 1495 trasformerà al modo novo cum registri uno strumento di Feltre. In quest'età e nel Cinquecento spiccano fra i costruttori di o. italiani Lorenzo di Giacomo (S. Petronio di Bologna, 1471, uno dei pochi strumenti antichi ancora esistenti), Domenico di Lorenzo (S. Pietro in Vaticano, 1496), G. Battista Fachetti (S. Lorenzo di Genova, 1552), Vincenzo Colombo (S. Marco di Venezia, 1558), Luca Biasi (S. Giovanni in Laterano, 1597) e soprattutto la famiglia Antegnati di Brescia. Nell'Arte organica edita nel 1608, Costanzo Antegnati illustra i meriti artistici della propria famiglia: e Antonio Barcotto in un trattatello del 1652 completa le nozioni tecniche sull'o. classico italiano. Esso non ha tendenze innovatrici : alla famiglia dei principali formanti il ripiano negli ultimi decenni del Quattrocento si aggiunge solo il flauto in $15^{\mathrm{a}}$ e $12^{\mathrm{a}}$ e nella seconda metà del Cinquecento il fiffaro o voce umana, registro basato sul tremolo acustico. Strumenti a due tastiere o con numerosi registri di vario timbro, comuni all'estero, in Italia sono eccezioni. Tecnicamente perfezionatosi, l'o. raggiunse un equilibrio fonico che favorl lo sviluppo della composizione organistica e raggiunse il culmine in Giovanni Sebastiano Bach. E il periodo di massimo
fiore dell'organaria tedesca ed organari celebri creano importanti e grandiosi strumenti. In Italia non esiste in quell'epoca una parallela evoluzione, anche se organari stranieri cercano di allargare il perfetto, ma ristretto schema dell'o. italiano. Eugenio Gasparini (1624-1706) slesiano, primo maestro di Andrea Silbermann, per quasi mezzo secolo propagò una tecnica nuova nelle Venezie. Guglielmo Hermans ( 1601 -83), gesuita laico fiammingo, diffuse per tutta Italia le evolute forme dell'o. nordico; la scuola provenzale si insinuò con Antonio Julian nel Piemonte, e forse con un trattato anonimo (ms. della Biblioteca Martini, Bologna), nel quale sono raffrontate le scuole organarie italiane e francesi della seconda metà del sec. xvir. Ma gli organari italiani non si scostano dalla tradizione nazionale; solo nel Settecento Azzolino della Ciaia (1671-1753) a Pisa e Donato del Piano (16981785) a Catania creano strumenti di grandezza eccezionale per l'Italia e la scuola veneziana di Pietro Nacchini (1694-1770?) e di Gaetano Callido (1727-1813) adotta proporzioni abilmente studiate su modelli classici e su trattati tecnici esteri. Solo con i Setassi bergamaschi l'o. italiano si arricchisce di nuovi timbri, specialmente della famiglia delle ancie; però nelle forme non assimila le caratteristiche tecniche necessarie per eseguire le composizioni organistiche di autori tedeschi e francesi.
Il romanticismo tedesco sostituì con timbri orchestrali le caratteristiche sonorità dell'o. barocco. L'o. ottocentesco si avvantaggia di molte innovazioni, come la leva pneumatica Barker, la trasmissione tubolare, i somieri a pistoni ecc.; queste innovazioni vanno in parte a detrimento delle vere sonorità organistiche. Anche l'o. francese subì l'influsso romantico, ma ebbe in Carvallé-Coll (1811-99) un artista geniale, che seppe evitare ogni eccesso. In Italia, verso gli ultimi decenni dell'Ottocento, con il diffondersi del movimento ceciliano, la riforma dell'o. non si limita ai necessari aggiornamenti tecnici sul numero e forma delle tastiere e dei pedali, ma modifica le sonorità tradizionali per seguire gli ideali romantici. L'inglese William Trico (1847-1918) introduce primo in Italia i nuovi sistemi di fabbricazione. Artista dotato di fine sensibilità si mostra Carlo Vegezzi-Bossi (18581927) che innesta la tradizionale fonica italiana sull'o. riformato.
Verso il primo quarto del secolo presente nasce in Germania un movimento di reazione, in favore delle sonorità barocche, mentre l'o. americano degli ultimi decenni, attraverso geniali innovazioni tecniche di abili artisti come Robert Hope-Jone (1859-1914), diffonde le nuove sonorità dei registri ad alta pressione e le perfette trasmissioni elettriche. Ma anche le migliori fabbriche europee, non ultime le italiane, gareggiano in perfezione tecnica con i prodotti d'oltre Oceano. La tecnica moderna è riuscita a sostituire le canne dell'o. con circuiti elettrici; si sono diffusi vari tipi di strumenti come surrogato dell'o. tradizionale, fra i quali il più noto è l'elettrofono Hammond.
Con l'introduzione del basso numerato, l'o. divenne lo strumento più appropriato per la realizzazione del basso continuo nelle composizioni sacre. Svolse poi analoga funzione nella musica sacro concertata con strumenti, anche quando l'orchestra ebbe notevole importanza, come nei cosiddetti classici viennesi (Haydn, Mozart, ecc.). Nella musica figurata si affida oggi sovente all'o. parte obbligata con compiti preminenti. Uno sviluppo particolare ebbe l'accompagnamento organistico del canto gregoriano, che nei tempi moderni è spesso una necessità pratica e aumenta sempre più l'importanza dell'o. come sostegno del canto popolare.
Le risorse della tecnica moderna, che facilitano il collegamento in un'unica consolle di più o. dislocati, possono essere utilmente sfruttate, purché non si commetta l'errore di considerare i singoli corpi, collocati a notevole distanza fra loro, uno strumento unico.
Per l'uso dell'o. nelle chiese v.: musica.
Bisc. : fonti : A. Schlick, Spiegel der Orgelnacher und Organisten, Heidelberg 1311 (rist. a cura di P. Smets, Magonza 1937); C. Antegnati, L'arte organica, Brescia 1608 (rist. a cura di R. Lu-
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nelli, Magonza 1938); A. Banchieri, Conclusioni nel mano dell'o., Bologna 1609 (rist. in facsimile Milano 1934); M. Practorius, De organographia, Welfenbüttel 1619 (rist. a cura di W. Gurliit, Kassel 1929); J. F. Bedos de Colles, L'Art du facteur d'orgues, 3 voll., Parigi 1766-78 (rist. a cura di C. Mahrenholz, Kassel 1931); G. Serassi, Lettere sugli o., Bergamo 1816. - Studi : Regolamento generale internazionale per la costruzione degli o. (17-2), trad. e note di C. Sanguorgio, Bronte 1914; id., Fonica e registrazione dell'o., ivi 1923; E. Rupp, Die Entwuchlnngsgeschichte der Orgelbaubunst, Einsiedeln 1929; C. Mahrenholz, Die Orgelregister, ihre Geschichte und ihr Bias, Kassel 1930; Y. Rokseth, La musique d'orgue au XVe siècle et au début du XVIe, Parigi 1930; R. Manari, Arte della registrazione (dell'o.), Roma 1931; R. Lunelli, Note sulle origini dell'o. italiano, ivi 1933; H. Klotz, Über die Orgelkunst der Gotik, der Renaissance und des Barock, Kassel 1934; G. Frotscher, Geschichte des Orgelspiels und der Orgelkomposition, Berlino 1933; N. Dufourco, Esquisse d'une histoire de l'orgue en France du XIIIe siècle, Parigi 1935; J. G. Toepfer e P. Smets, Lehrbuch der Orgelbaubunst, $3^{\circ}$ ed., Magonza 1936-39; R. Lunelli, Organoni stranieri in Italia, Roma 1938; id., Anciens traités de facture d'orgues italiens, in L'orgue, 39 (1939), pp. 131-54; C. Locher, Monuale dell'orgonista, con appendice di F. Vignanelli, $2^{\circ}$ ed. it., Milano 1940; M. A. Vente, Boccastuffen tot de Gesciedenis van het Nederlandse Orgel in de 16 de Eeuw, Amsterdam 1942; K. Jeppesen, Die italienische Orgelmusik am Anfang des Cinquecento, Copenaghen 1943; (W. Kwasnik, Die Orgel der Neuzeit, Colonia 1948; R. Lunelli, Mistica ed estetica delle sonorità organistiche al servizio della liturgia, Trento 1950. - Opere bibliografiche: R. Fallou-N. Dufourco, Essai d'une bibliographie de l'histoire de l'orgue en France, Parigi 1929; B. Weigl, Handbuch der Orgelliteratur, Lipsis 1931; E. Flade, Handschriften und Drucke sucker Jahrtausende zum Thema der Orgel, in Deutsche Musikholtur, 6 (1942), pp. 126-43, Renato Lunelli
Arte. - Non si conoscono o, monumentali nelle chiese anteriori alla metà del Quattrocento. Nei più antichi la cassa è priva di ornamenti e le canne possono essere celate alla vista da portelle, dipinte per lo più con una sola scena all'esterno, con figure di santi o scene di stinte all'esterno. Questa decorazione dell'o., affidata spesso a grandissimi artisti, fu frequente in alta Italia (esempio famoso le portelle di Cosmè Tura, ora nel Museo del duomo di Ferrara), soprattutto nel Veneto e nelle regioni artisticamente in rapporti con Venezia; portelle d'o. furono dipinte dal Giambellino, dal Carpaccio, da Sebastiano del Piombo, dal Tintoretto, dal Veronese, e a Brescia dal Romanino e dal Moretto, fin nel tardo Cinquecento. Nell'Italia centrale già al principio del sec. xv era venuto in uso l'o. con canne in vista entro mostra di carattere architettonico: uno dei primi esempi noti è quello di S. Maria della Scala a Siena, su disegno del Peruzzi; di poco più tardo è quello del duomo di Arezzo, del 1535 , prima opera architettonica del Vasari, ideato come una cornice d'altare e collegato alla cantoria sottostante.
Ma soprattutto nel Seicento, con lo sviluppo della musica sacra, aumenta l'importanza dell'o., e la fastosità barocca ne arricchisce sempre più le mostre di ornati, e le amplia collegandole alla cantoria (v.). Dopo il Bernini, che nel famoso o. del transetto destro di S. Maria del Popolo raggiunse un nuovo effetto pittorico nel contrasto fra la rigida verticalità delle canne e il moto delle fronde attorte, la fantasia seicentesca si sbizzarisce animando gli o. con festoni, volute, statue (Chiesa Nuova); trasportato nella controfacciata, l'o. diviene il motivo centrale della composizione architettonica di tutta la parete (S. Maria della Vittoria, Gesù e Maria, ecc.).
Nel Settecento quello della Maddalena è vivace esempio del più estroso rococò. Più rare le mostre ottocentesche di carattere architettonico, fra cui si ricordano quelle del Gesù di Roma, che ripetono con freddezza motivi cinquecenteschi; e quella della chiesa dei Servi di Rimini, che forma un complesso monumentale con la cantoria sorretta da cariatidi. - Vedi tavv. XVIII-XIX.
Bibl.: E. Lavagnino s. v. in Euc. Ital., XXV, p. 231; G. Astorri, Architettura sacra generale, Roma 1935, p. 150 sgg. Mario Zocca

Organo - Funzionamento di un o. (sec. xvili). Da una stampa dell'epoca.
ORGANUM. - Il termine, che indicava una speciale tecnica compositiva di almeno a voci, sta alle origini della polifonia (sec. IX) e passò ben presto a significare una indipendente forma musicale.
Essa aveva come caratteristica principale il moto ret