una speciale tecnica compositiva di almeno a voci, sta alle origini della polifonia (sec. IX) e passò ben presto a significare una indipendente forma musicale.
Essa aveva come caratteristica principale il moto retto o parallelo, in cui le voci si muovono, mantenendo fra loro sempre la stessa distanza (gli intervalli, ammessi come consonanti, erano la $4^{a}, 5^{a}$ e $8^{a}$ ) e cominciò a decadere nel sec. xi, quando nella primitiva polifonia si introdusse il moto contrario (in cui le voci si avvicinano e si allontanano nel loro procedere insieme) e l'o. dovette cedere il passo alla nuova forma del discanto (v.). La struttura tecnica dell'o. era costituita anzitutto da un canto preesistente, preso dal repertorio liturgico, che veniva chiamato tenor perch? s teneva " la melodia gregoriana (scelta in genere fra Graduali, Responsori ed $A l$ taluiá) e poi da altre voci che si aggiungevano sopra o sotto la prima, ad intervalli stabiliti e regolari. In una prima fase la voce aggiunta ( $x$ vox organalis $>$ o $<$ duplum $<$ ) fu posta al distrito del tenor ( $0=$ vox principalis $<$ ) a distanza di una $4^{a}$ o di una $5^{a}$. Questa forma, la più semplice, constava di sole e voci, era detta o. parallelo e dierò per tutto il $1^{\circ}$ periodo in cui il moto retto è generalmente praticato; nel sec. xi, con l'estendersi di quel moto contrario che già era latente nella prima fase, in cui anche l'o. parallelo cominciava e finiva all'unisono, si ebbe l'o. libero, che già è praticamente un discanto, ove le voci giungono spesso ad incrociarsi. Nel sec. xit la «vox organalis» è passata al disopra della «vox principalis» e non la segue più nota contro nota, ma sviluppa larghi melismi, cioè gruppi fioriti di più note, contro una del tenor. Questo tipo di o., detto "purum» o "duplum ", ampiamente coltivato specialmente a St-Martial de Limoges, ebbe come caratteristica principale una grande libertà ritmica nella voce aggiunta, mentre nel periodo seguente i modi ritmici influenzarono la scuola di NotreDame di Parigi (Leoninus e, ancor più, Perotinus) ed avviarono l'o. ad un netto mensuralismo. Ciò fu richiesto anche dall'aumentato numero delle parti aggiunte che, in Perotinus, arrivò a 3 negli "organa quadrupla». I principali scrittori che parlano di questa forma sono: G. Scoto Eriugena, nel trattato De divisione naturae (nel 877 ca.); l'autore della Musica enchiviadis (sec. Ix); Reginone di Prüm (915); Hucbald nel De harmonica institutione (840-930); Guido d'Arezzo nel Micrologus; l'autore del trattato Ad organum faciendum della Bibl. Ambrosiana di Milano (sec. xi-xit); Johannes detto Cotton nel De diaphonia (sec. xi-xit); Elias Salomonis nel suo Scientia artis muricae, pure all'Ambrosiana (sec. xiti). Questi trattati offrono pure, a dimostrazione delle teorie esposte, i primi esempi di o. (v. ars antiqua; diAFONIA).
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Bibl.: H. Riemann, Geschichte der Musiktheorie vom 9.-19. Jahrh., Lipsia 1898, p. 17; P. Wagner, Zu den liturg. Organo, in Arch. für Musikwissensch., 6 (1924, vi), p. I sg.; J. Handschin, Zur Gesch. der Lehre vom O., in Zeitschr. für Musikwissensch., 8 (1925), p. 250 sgg.
Luisa Cervelli
ORIA, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Brindisi, con 7 comuni in detta provincia e 4 in quella di Taranto.
Ha una superfice di 92.620 kmq . con una popolazione di 750.000 ab. dei quali 148.600 cattolici, distribuiti in 23 parrocchie, servite da 84 sacerdoti diocesani e 94 regolari; ha un seminario, 15 comunità religiose maschili e 28 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 302).
La diocesi fu fondata l'8 maggio 1591 dal papa Gregorio XIV con la bolla Regimini Universae, quale suffraganea di Taranto; primo vescovo fu mons. V. Tufo. La odierna Cattedrale è dedicata alla B. V. Assunta in cielo. Patrono della diocesi è s. Bassanofio abate. In posizione dominante il Tavoliere delle Puglie si erge il castello attribuito a Federico II (1227-33). Esso fu eretto sul luogo dell'antica chiesa del sec. IX dedicata ai ss. Crisanto e Daria, di cui rimane solo la cripta con avanzi di pitture.
BibL.: F. Martini, O. e il suo castello svecio, Roma 1933. Enrico Josi
ORIANI, Alfredo. - Scrittore e storico, n. il 22 ag. 1852 a Faenza, m. il 18 ott. 1909 a Casola Valsenio. Fin dalla nascita l'ambiente familiare, a lui non prodigo di affetti, contribuì a formare il carattere taciturno ed ad imprimergli un acre pessimismo verso la vita. Nel Collegio di S. Luigi in Bologna, dove passò gli anni della fanciullezza, le pratiche religiose costituivano per lui un tormento, erano sovrastrutture che non avevano presa sul suo animo sfiduciato e scettico.
Assetato di affetto, che era incapace di ricevere e di dare, si rinchiuse in se stesso e tentò la via delle lettere. Le sue prime opere testimoniano una profonda vacuità spirituale. Secondo l'O. non esistono sentimenti, ed il convenzionalismo ed il conformismo stanno alla base di qualsiasi atto umano. Questo cinismo per la vita si manifesta nei romanzi e nei racconti dal 1876 (Memorie inutili), al 1883 (Quarzetto) attraverso Al di là, Monotonie, Gramigne, No. Alla realtà della vita l'O. contrappone, con intenti polemici, il passato. Nel mondo a lui contemporaneo egli avverte una aperta contraddizione con la storia, il cui studio lo convince vieppiù della falsità e delle aberrazioni del presente. La sua prima opera storica, Matrimonio e divorzio (1886), è una confutazione delle teorie divorziatiche, basata sull'asserzione del monogamismo attraverso i tempi. I tre volumi de la Lotta politica in Italia (Torino 1892) sono una storia dalla caduta dell'Impero romano al 1887, che espone le vicende della nazione italiana nel corso dei secoli, e determina i fattori che ne ostacolarono il dispiegamento unitario, tra i quali primeggia, secondo l'O., la Chiesa cattolica. Dopo le altre opere sue : saggi storici, drammi, novelle, romanzi (Gelosia; Vortice; Olocausto; Oro, incenso e mirro) è degna di menzione La rivolta ideale (1908), che dà un quadro delle condizioni sociali e politiche d'Italia, e vi rinviene i sintomi di una profonda crisi futura, alla quale contrappone la necessità di uno Stato forte, il principio di avarità, la morale di Cristo.
Vicino alla morte volle riconciliarsi con la Chiesa cattolica: a morto bene, come un cristiano antico che trasmette la sua fede al figlio, e, munito dei Sacramenti, passa alla realtà delle sue speranze» (A. Leanza, in Cio. Catt., 1909, iv, p. 571). Le sue opere furono tutte poste all'Indice (decr. 24 apr. 1940) per le violenti offese alla religione e alle sue leggi divine e l'esasperante verismo, ammessi, del resto, dallo stesso autore (cf. M. Cordovani, in L'Osserv. rom., 28 apr. 1940).
BibL.: Opera omnia, 30 voll, Bologna 1927-33. Studi : L. G. Benso, Il sentimento religioso nell'opera di A. O., Roma 1918; G. Pentimalli, A. O., studio critico (con biogr. e appendice
bibl.). Firenze 1921: P. Zama, O., Milano 1928; M. Missiroli, O. nelle memorie del suo confessore, in Illustrac. it., 61 (1934), pp. 473-74; G. Lopparini, O., Torino 1935. Silvio Furlani
ORIANI, Barnaba. - Astronomo e sacerdote, n. il 17 luglio 1752 a Garegnano (Milano), m. il 12 nov. 1832 a Milano. Figlio di poverissimi genitori, la sua intelligenza fu notata dai Padri di quella Certosa, che l'avviarono agli studi, presso i Barnabiti di Milano.
Vestito l'abito sacerdotale, entrò nell'Osservatorio di Brera e successe nel 1777, come astronomo, a Lagrange. Dopo la scoperta del pianeta Urano da parte dello Herschel nel 1781, l'O. accumulò tutta una serie di osservazioni su di esso che gli valsero gran fama in tutta l'Europa, tanto che nel 1796 il Bonaparte, entrato in Milano, gli indirizzò una pubblica lettera, esortandolo a fargli presente le necessita degli scienziati milanesi, pronto ad assicurare una agiata sistemazione in Francia a tutti coloro che vi si volessero recare. L'O. gli replicò dignitosamente che gli uomini di studio venivano onorati anche dal passato governo e si lamentò del fatto che anzi, con l'arrivo dei Francesi, fosse cessata il pagamento dei loro stipendi. Protestò anche in seguito contro la disposizione della Costituzione cisalpina che decretava il giuramento per i pubblici funzionari. Deputato per il Liceo di Brera ai comizi di Lione nel 1801, fu nominato l'anno successivo direttore dell'Osservatorio milanese. Senatore nel 1809, Napoleone gli offerse anche il portafoglio della Pubblica istruzione che l'O. rifiutò. Su proposta del Laplace l'Imperatore lo incaricò nello stesso anno di misurare le latitudini di Roma e di Rimini, operazione fondamentale per condurre a termine la corta generale del Regno d'Italia, iniziata dietro suo ordine. Nel campo dell'astronomia e della geodesia l'O. fu tra i sommi ingegni del suo tempo.
Bibl.: A. Gabba, Elogio di B. O. detto all' Atenco di Brescia, Milano 1834; L. Gabba, Un episodio delle relazioni tra B. O. e Napoleone Bonaparte, in Commentari dell' Ateneo di Brescia per l'anno 1928, Brescia 1929, pp. 238-46; E. Bianchi, B. O., in Rendic. del R. ist. lomb. di scienze e lett., $2^{\circ}$ serie, 65 (1932), pp. 1071-92; F. Moda, B. O. nel primo centenario della sua morte, in Vita e pensiero, 23 (1932), pp. 651-60; Ugo da Como, I comizi nazionali in Lione per la costituzione della Repubblica italiana, III, parte $2^{\circ}$, Notizie biogr. dei deputati, Bologna 1940, pp. 91-92, con bibl. Silvio Furlani
ORIGELLARI, ORTI. - Nella storia delle accademie italiane, tutte amore dell'antichità classica e del latino nel sec. XV (nonostante il relativo eclettismo di quella napoletana), tutte classicismo volgare nel sec. XVI (specie a cominciare dal 1540) e con una nota di convenzionale scapigliatura, gli O. O. segnano un punto di eccezione o di discriminazione.
All'avvento della prima Repubblica (1494) Bernardo Rucellai vi accoglie l'Accademia Platonica, che però non ha a che vedere con essa. Pur senza nome di accademia, ritrovo di uomini colti cominciano ad essere ad opera di Cosimino Rucellai dopo il ritorno dei Medici, ai quali poteva non dispiacere che il fiore dell'intelligenza fiorentina vi convenisse in libertà di giudizi, bilanciata dalla sicura fedeltà degli ospiti. Ma l'esperimento finì quando Zanobi Buondelmonte, Luigi Alamanni, Jacopo da Diacceto e altri cospiravano contro il card. Giulio, e finirono sulla forca o in esilio. E finirono anche gli O. O. Durarono però quanto basta perché si possa dire che in essi ebbe inizio la nuova cultura italiana. Con il leggervi i Discorsi sulla Prima Deca, e forse quelli sull'Arte della guerra, Machiavelli aprì nello studio delle storie una via "non anco pesta da alcuno" (la politica storica); Giovanni Rucellai e il Triasino, con il disputarvi sul modo di far volgare la tragedia, vi iniziarono il neo-classicismo volgare, e la Resmunda del primo vi fu recitata nel 1515 alla presenza di Leone X.
BibL.: L. Passerini, Degli O. O., Firenze 1866; B. Morsolin, G. G. Trissino, o monografia di un letterato del sec. XVI, Vicenza 1878, $2^{\circ}$ ed., Firenze 1894; P. Villari, N. Machianelli e i suoi tempi, III, Milano 1897, p. 46 sgg.; H. Hauvette, Un exili fa-
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rentin à la cour de France un XVD siècle: L. Alamanni, sa vie et son orcore, Parigi 1903, cf. anche: G. Toflanin, Machiavelli e il tacitismo, Padova 1924, cap. 1; id., Il Cinquecento, $4^{2}$ ed., Milano 1930, passim.
ORIENS CHRISTIANUS. - Rivista semestrale fondata a Roma nel 1901 dal Collegio Pio del Camposanto Teutonico e diretta da Anton Baumstark, a cui posteriormente si associarono Adolf Rücker e Georg Graf. La rivista, scritta in tedesco, ha pubblicato pregevoli studi e testi inediti riguardanti l'Oriente mediterraneo, esclusi quindi i popoli slavi, e si è particolarmente distinta nella letteratura e liturgia siriaca. E cessata nel 1941 con il suo $36^{\circ}$ volume.
Ignazio Ortiz de Urbina
ORIENTALIA CHRISTIANA; ORIENTALIA CHRISTIANA PERIODICA; ORIENTALIA CHRISTIANA ANALECTA: v. ISTITUTI DI STUDI SUPERIORI: III. Pont. istituto per gli studi orientali.
ORIENTAMENTO PROFESSIONALE: v. PSICOTECNICA.
ORIENTAZIONE. - Nel suo significato sacrale Po. non è l'arte di fissare per scopi pratici i punti cardinali, ma è: 1) l'arte di saper indicare il luogo che la divinità ha prescelto per ricevervi l'adorazione degli uomini; 2) la direzione che deve prendere l'orante, sia comunità sia individuo, per mettersi in comunicazione con la divinità.
I. O. del luogo. - In origine una radura circondata da alberi, avvivata da una fonte, ovvero un recesso montano o rupestre sono considerati dai primitivi come la dimora preferita dalla divinità e la più adatta alle sue manifestazioni. Pertanto chi deve fissare il luogo del culto non lo sceglie in base a criteri personali, ma interrogando con appositi riti la divinità per averne il beneplacito.
Il vocabolo o. deriva dalla posizione che il sole ha al suo sorgere sul circolo dell'orizzonte e che guida con la sua luce il procedere degli uomini dall'aurora al tramonto. Perciò l'o. solare è universale presso tutte le genti; in qualche luogo sono presi a criterio di orientamento per edificazioni sacre anche lo spuntare nel cielo di astri o pianeti diversi dal sole.
Nel Messico i grandi templi (teocalli) erano orientati con la porta principale a occidente. In Cina il tempio del sole era orientato a levante, quello della luna a ponente, conforme al punto cardinale da cui entrambi sorgono. In Egitto, in genere, l'o. dei templi è a levante, ma ha anche molta importanza quella che segue il levarsi elíaco ( 19 luglio) della stella Sothis (Sirio) della costellazione del Cane. Le mastabe, piccole tombe private a forma di piramide tronca, hanno la porta ad est in direzione dell's amenti o o mondo di oltretomba. In Assiria non sembra che i templi veri e propri avessero un'o. fissa. Le zégarar invece, torri da quattro a sette gradini che dei templi erano parte integrante, avevano in genere, ma non sempre, gli angoli orientati verso i punti cardinali. Presso gli Ebrei il tabernacolo con il santo dei santi è orientato a levante ed ha il fondo a ponente (Ex. 26, 22). Anche nell'India antica l'o. a levante era la principale: dei tre fuochi, due dovevano accendersi all'aperto per il sacrificio; quello orientato ad est era il principale.
L'o. etrusca segue la linea del cardine nord-sud con la sinistra ad est (parte favorevole) e la destra a ovest (parte sfavorevole) e riflette nel mondo degli uomini la divisione che sta nel mondo degli dèi, come si rileva dal fegato bronzeo di Piacenza. In Roma, tempio con o. etrusca (nord-sud) era quello di Giove capitolino. I Romani preferivano l'o. lungo il decumano (ovest-est) e gli sugari procedevano da un posto elevato di osservazione alla determinazione dello spazio sacro (templum) su cui doveva edificarsi l'edificio sacro, o che almeno doveva considerarsi sottratto all'uso profano; Vitruvio (IV, 8) osserva
che se la natura del luogo impedisce l'o. normale, questa dovrà seguire la parte più importante della città e più ricca di templi degli dèi. In Grecia la maggioranza dei templi dedicati agli dèi era orientata a levante: quella degli eroi o dei defunti a ponente, ma si potevano orientare anche rispetto a una stella (Gemelli, Capra, Orsa). Anche i più antichi edifici cristiani, sempre che le circostanze lo permettano, sono orientati a levante, conforme alla direzione della preghiera.
II. O. DELl'orante. - Nella preghiera l'o. è diversa secondo le credenze e le circostanze. I primitivi si orientano verso l'oggetto nel quale credono che la divinità sia presente, sia esso un albero, una pietra, una montagna, ecc. Gli antichi Ebrei si rivolgevano verso il Tempio in quanto era la dimora di Jahweh. Dopo l'esilio e in seguito alla riforma deuteronomica che concentrò in Gerusalemme la sede unica del culto, gli Ebrei, anche quelli della diaspora, si orientavano verso Gerusalemme avendo cura di fare orazione su di un balcone o terrazzo a finestre aperte (cf. Dan. 6, 11), prescrizione che il Talmud conferma. Nelle case private e nelle sinagoghe una pittura ornamentale indicava il punto di o. (mizrah). Anche la grande sinagoga di Dura ( 244 d. C.) era orientata verso Gerusalemme, come risulta dalla nicchia ov'era conservato il rotolo della Legge, pur essendo a quell'epoca il tempio già da oltre un secolo distrutto. I Samaritani si rivolgevano, pregando, verso il loro monte Garizim dove credevano che Jahweh dimorasse. I sacerdoti babilonesi nella preghiera si volgevano a levante: i Greci verso il luogo dove credevano presente la divinità e, nei templi, verso il simulacro del dio (Omero, Il., VIII, 364; Erodoto, I, 31 ; IX, 61); i Romani pregando si rivolgevano a oriente (Virgilio, Ann., VIII, 18; XII, 173); nella preghiera a Giove si orientavano verso il tempio di Giove Capzolino (Livio, VI, 20). Presso i musulmani la direzione della preghiera era in origine verso Gerusalemme, poi Maometto prescrisse quella verso la Mecca (Corano, II, 139). Perciò nelle moschee c'è il mihráb indicatore della direzione (giblah) della Mecca. Questo indicatore, nelle moschee che sono un adattamento di antiche chiese cristiane (ad es., S. Sofia di Costantinopoli), può trovarsi fuori dell'asse dell'edificio.
L'o. verso Gerusalemme fu mantenuta dai cristiani provenienti dal giudaismo (Ireneo, Haer., I, 22) mentre gli etnicocristiani preferivano quella a levante anche perché, secondo la visione escatologica del cristianesimo (Mt., 24, 30), il Figlio dell'Uomo comparirà con il suo segno (la Croce) nell'ultimo giorno come il fulmine che da oriente traversa il cielo fino ad occidente.
Perciò la Croce segna la giblah della preghiera cristiana; e da questo deriva l'uso di raffigurare la Croce nell'abside delle chiese dove vuol ricordare Cristo che verrà il giorno del supremo Giudizio. Non è dunque l'o. astronomica (che il cristianesimo ha superato: Tertulliano, De orat., XI) ma il valore escatologico della provenienza dall'oriente che ha determinato l'orientamento delle antiche chiese cristiane.
Bibl.: H. Nissen, Orientation, Berlino 1907; K. L. Schmidt. Kanonische u. apokryphe Evangelien und Apostelgeschichten, Basilea 1944, pp. 69 sgg.; E. Peterson. La Croce e la preghiera verso Oriente, in Eph. lit., 59 (1945), pp. 22 sgg.; id., Dic geschichtl. Bedeutung der jüdischen Gebetorichtung, in Theol. Zeitschr., 3 (1947), pp. 1 sgg.; T. D. Atkinson, Points of the Compass, in Enc. of Rel. and Ethics, X, pp. 73 sgg.
Nicola Turchi
ORIENTE ASIATICO, civilta dell'. - I popoli che hanno costituito la civiltà dell'Asia e ne hanno intessuto la trama storica sono la Cina ad oriente, l'India a sud e l'́rān a sud ovest, attraverso il qual paese è penetrato in un secondo tempo in Asia centrale l'influsso della civiltà arabo-semitica fiorente nella Mesopotamia.
Il nord siberiano, popolato da genti mongoloidi primitive (Samoieli, Ostiachi, Tungusi, Iacuti, Ciukci) fu dalla metà del sec. xVI ridotto, con Ivan il Terribile, sotto il fermo e dispotico dominio della Russia e non ebbe influenza sui territori più a sud.
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Ifei. Fides)
Oriente asiatico, civiltà dell' - Un tratto della Grande Muraglia - Johol.
Dei tre popoli formatori sopra citati, la Cina (v.) si distingue per il suo senso di equilibrio spirituale, fatto di concretezza, incapace di slanci mistici e di costruzioni metafisiche, preoccupata più di convincere ragionando, che di imporre il suo pensiero dogmatizzando; è perciò tollerante verso tutte le religioni ("tre religioni, una religione» dicono i Cinesi, a proposito dei loro confucianesimo, taoismo, buddhismo), solo fedele alla sua tradizione etnica rappresentata dall'insegnamento degli antenati e fissata dal rituale che quelli hanno un tempo stabilito.
L'India, con il buddhismo, ha recato all'Asia il sentimento della pietà per tutti gli esseri, la sensibilità di fronte al dolore della vita, l'apostolato della pace e della mansuetudine che la sua arte ha cosi bene espresso e diffuso per tutta l'Asia, dalla Mongolia alla Corea, al Giappone, all'Indocina e all'Insulindia.
L'Iràn medievale, con l'accentramento teocratico portato nel paese dall'islamismo arabo vincitore, ha dato una unità di visione alle genti mongole e fatto si che, oggi, due sole religioni dominino più largamente nell'immenso territorio: il buddhismo e l'islamismo.
I movimenti della storia nell'Asia e i loro riflessi in Europa hanno inizio tutti dalla sua parte centrale, la Mongolia (v.), popolata da genti nomadi, dedite alla pastorizia, che la deficienza dei pascoli dovuta a periodica siccità spinge a grandi ondate verso l'est, l'ovest, il sud contro i popoli confinanti, distruggendoli per riportare il paese al regime pastorale, utile per il loro immenso bestiame.
1. Le dinastic Cinesi. - I Cinesi sono scesi a popolare il grasso terreno alluvionale del bacino inferiore del
Fiume Giallo, penetrandovi dal nord-ovest e trovandolo già occupato da genti aborigenc: Miao, Lolo, ecc. che ridussero in ristretti confini al sud del paese. Essi recavano con sé alcuni elementi della civiltà dei metalli attinti dal vicino Oriente attraverso il Turkestan, ma che una volta giunti nel paese poterono svilupparsi in forma autonoma e conservarsi secondo una forma tradizionale, data la separazione della Cina dal resto del mondo a causa delle montagne e della Grande Muraglia che la limitano ad Occidente e dal mare che la chiude ad Oriente; separazione che la fissò in un costante conservatorismo e talora lo spinse quasi ad un orrore per quanto è straniero.
Senza tener conto della cronologia tradizionale della Cina fondata sulla successione delle dinastic imperiali, tradizione che eroizza i sovrani fondatori delle prime dinastic ( $I^{0}$ e II $^{0}$ ), ai quali vengono attribuiti l'istituzione dell'agricoltura, l'allevamento del bestiame, la navigazione, la scrittura, il calendario, la metallurgia, le norme di amministrazione dello Stato, soltanto con gli ultimi secoli della III ${ }^{a}$ dinastia (Ciou, 1122-256 a. C.) si procede sul terreno solido della storia. Durante questa dinastia, nonostante le interne ribellioni dei singoli re feudali che hanno fatto dare al periodo il nome dei "regni combattenti", si sviluppa il pensiero cinese dominato, dal punto di vista economico-sociale, dall'idea che l'ordine umano deve essere in armonia con quello della natura, il quale è a sua volta regolato dal Signore del Cielo; e dal punto di vista etico, dall'insegnamento di una schiera di filosofi: Confucio, Mongru, Meit, Chuangtze, che tale idea hanno applicato alla vita politico-sociale del paese.
Spentasi senza gloria la III ${ }^{a}$ dinastia, dopo vari decenni di lotte intense contro i principi locali, si affermò la IVa dinastia (Ts'inn, 255-207 a. C.) la quale con il duca Ceng, che prese l'epiteto di Scehuangti ( $=$ primo imperatore), dopo aver debellato il feudalesimo, fondò l'Impero cinese centralizzato, che dal 221 a. C. ha durato attraverso 23 dinastic e innumerevoli rovesci di fortuna fino al 1912. All'unificazione del territorio segul quella dell'amministrazione, l'aggregazione allo Stato della maggior parte della Cina meridionale e la costruzione della Grande Muraglia contro le incursioni degli Unni (Hiongnou) antenati dei nomadi Turchi e Mongoli. Ma a sua colpa sta la distruzione dei libri classici, in odio ai letterati che magnificavano, contro le introdotte riforme, la tradizione antica del paese. Ne segul una guerra civile capeggiata da Liupang che portò al suicidio del sovrano e all'inizio, con Liupang stesso, della V dinastia (Han anteriori; 202 a. C. -8 d. C.). Di questa dinastia il più grande fu Wu-ti che operò contro gli Unni nell'alta Mongolia, si spinse nel Turkestan orientale, cuore dell'Asia abitato allora da popolazioni di stirpe indoeuropea, attraversato dalla famosa "strada della seta" che fin dai tempi dell'Impero romano era percorsa dalle carovane che recavano in Occidente la seta e la scambiavano con prodotti che salivano dalla Siria e dall' India verso la Cina; si annesse il Kansu ed estese il suo dominio nella Corea e nel Tonchino. Nell'interno si ebbe la rinascita delle lettere come reazione contro l'oscurantismo dei Ts'inn, la ripresa del commercio, l'introduzione del buddhismo, penetrato da ovest attraverso l'Afganistan e il Turkestan, che, ricevuto da principio con diffidenza come contrario alle idee cinesi sulla famiglia e sullo stato sociale, fu poi largamente accolto e introdusse nel paese i modelli dell'arte greco-buddhistica.
La VI ${ }^{a}$ dinastia (Han posteriori, 25-220) fondata da Liusiu, un discendente dei Han messosi a capo del brigantaggio periodicamente risorgente, visse tra battaglie e competizioni accanite (i tre regni : Han minori, durati 45 anni e considerati come VIIa dinastia, Wei, Wu) finché nel s8o tutto il paese fu di nuovo riunito da Semayen fondatore della VIII ${ }^{a}$ dinastia (Ts'inn occidentali, 265-316). E un periodo di paurose ribellioni. Nel 31: gli Unni occupano la capitale Lo-yang costringendo la dinastia a rifugiarsi a Pechino dove si costitul l'Impero nazionale della Cina del sud mentre a nord si succedono effimeri sovrani stranieri unni (=Turchi) o mongoli. Proprio durante questi torbidi tempi il buddhismo, entrato in Cina da Occidente già nel sec. II a. C., prosegue la sua
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(fot. Gah. fat. nes.)

(fot. Alinari)

(per carteria di wuns, G. Fallani)
In alto a sinistra: CARTAGLORIA in argento sbalzato (sec. xvir) - Parma, chiesa della Steccata, Tesoro. In alto a destra: CALICE DONATO DA NICCOLO IV ALLA CHIESA DI S. FRANCESCO. Metallo sbalzato e smalti, opera di Guccio di Manaia di Siena (sec. xiri) - Assisi. In basso a sinistra: CROCIFISSO in argento, bronzo dorato e cristallo di rocca (sec. xi) - Ogy, Cattedrale. In basso a destra: CORONA DI COSTANZA D'ALTAVILLA (sec. xit) - Palermo, Cattedrale, Tesoro.
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(A) PORTATIVO SEC. XIV. Dal Tacuinum sanitatis, cod. della Bibl. naz. di Parigi. Il numero delle canne risuonanti su ogni tasto aumenta dalle gravi verso le acute. B) PORTATIVO: tracce di 3 manubri per registri. Particolare dell' Incoronazione della Vergine di Marco Catarino (1367-82) - Venezia, Accademia. C) PORTATIVO: tracce di 3 manubri per registri o bordoni. Particolare dell' "accronazione della Vergine di Lorenzo Veneziano (1357-72) Milano, Brera. D) POSITIVO DI MARCO CASTELLANO (sec. ev). Tarsia del Palazzo Jucale di Urbino. E) PORTATIVO: canne disposte a mitra. Particolare della Madonna col Bambino di Giovanni Boccari (1445-80) - Perugia, Pinacoteca Vannucci. F) POSITIVO ITALIANO del sec. xvi - Londra, Victoria and Albert Museum. G) POSITIVO DI CARLO PRAXI del 1650 ca. I fregi non sono originali. H) CONSOLLE MASCIONI PER L'ORGANO MASCIONI-TAMBURINI (1938) - Milano, Duomo.
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(per cortesia del dutt. R. Lunelli)
(per cortesia del dutt. R. Lunelli)
In alto a sinistra: ORGANO DI LORENZO DI GIACOMO (1471) in cassa gotica originale con soprastrutture barocche - Bologna, chiesa di s. Petronio. In alto a destra: ORGANO DELLA CHIESA DI S. DOMENICO (sec. xviri) - Orihuela (Alicante). In basso a sinistra: ORGANO DI CARLO PRATI (1694), proveniente dalla chiesa dell'Inviolata in Riva. In basso a destra: GRANDE ORGANO DI G. GABLER (costruito nel 1737-50) Weingarten, Abbazia.
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I sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. NICOLA A JAROSLAVL. Dipinto del principe Brailowsky - Città del Vaticano, S. Congregazione Orientale. I destra: LITURGIA DI RITO BIZANTINO nella Basilica di S. Pietro (1950).
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penetrazione pacifica nel paese dove i missionari affluiscono sia per la via terrestre del Turkestan, sia per la via marittima sbarcando a Canton e a Nanchino.
Le dinastie IX*-XIII* (419-589) sono dette rispettivamente del sud e del nord e si seguono senza vantare nessuno speciale benemerenza verso il paese. Durante il sec. vi appaiono per la prima volta nella scena dell'Asia, con il proprio nome storico, i Turchi ( $=$ forti) i quali fondano, a spese della Cina, un Impero che abbracciò la Mongolia (552) e il Turkestan occidentale (565) e controllò il centro dell'Asia della Grande Muraglia alla frontiera della Persia sâsânide.
La dinastia più grande della storia cinese è la XIV* (T'ang. 618-907) che con Tai-tsong il Grande (627-49) riunì di nuovo sotto il suo scettro tutta la Cina ritogliendo ai Turchi le loro conquiste nella Mongolia e nel Turkestan; ebbe per capitale Singanfu, lavori il taoismo e fu benevola per i missionari nestoriani, il ricordo della cui operosità è fissato nella stela commemorativa

Oriente asiatico. civiltà dell' - Ponte a dorso di cammello nei dintorni
detta appunto di Singanfu, eretta nel 781 , contenente l'esposizione dei punti fondamentali della religione cristiana, il ricordo dell'introduzione del cristianesimo nella città (635), dovuta all'opera del monaco nestoriano A-lo-pen, e della buona accoglienza ricevuta da parte dell'imperatore T'aitsong.
Il terzo imperatore T'ang Kao-tsong (650-83) occupò la Corea e Hinan-tsong (712-56) estese l'autorità dell'Impero fino a Tashkent nel Turkestan occidentale, presso il fiume Sirdaria. Sotto di lui si ebbe l'età aurea nella letteratura e nell'arte, che produsse le statue buddhistiche di Long-men e di T'ienlong-chen. Il buddhismo, sempre più fiorente, sentì il bisogno di conoscere più a fondo i testi originali della sua fede e con il pellegrino Hiuang-tsang ( 600 -64) viaggiò fino in India per riportarne i testi della scuola mahayanica.
Ma ormai gli Arabi musulmani, padroni già della Siria e dell'Egitto, invadono la Persia ancora mazdea, la vincono nelle battaglie di Qâdisijjah (637) e di Nihâwand (640) e la piegano all'islamismo ch'essa accetta sotto la forma $\hat{\alpha}^{2} \mathrm{Ita}$, in opposizione al sunnismo ufficiale degli Umajjadi; poi all'inizio del sec. viII attraversano l'Asia centrale giungendo al confine del Turkestan cinese e costituendo un forte blocco che offrì ai vinti una lingua e una religione unitaria.
Pure alla Persia, attraverso l'espansione manichea, si deve la conversione al manicheismo (v. siani) dei Turchi Uiguri che occuparono la Mongolia dal 744 all'840 e lasciarono presso Turfan, già ricca di pregevoli opere d'arte buddhistiche, pitture manichee delle quali è evidente la provenienza iranica.
II. La conquista mongola. - Caduta nel 907 la dinastia T'ang la Cina ricadde nell'anarchia; seguono le cosiddette «Cinque piccole dinastie * $\mathrm{XV}^{*}-\mathrm{XIX}^{*}$ (907-60) a nord, mentre a sud si succedono piccoli reami provinciali, finché la $\mathrm{XX}^{*}$ dinastia Sung ( 960 -1280) ricostituisce con T'aitsu l'unità cinese. Questa tuttavia dovette cedere sotto i colpi della grande invasione mongola di Temugin, detto Gengis-Khan, il quale, dopo aver unificato la Mongolia, occupò la Cina del nord con Pechino (1213), il Turkestan orientale (1218), il Hvâriım e inviò (1220) i suoi due luogotenenti Gehe e Sabutai a fare con 25 mila cavalieri una scorrecia attraverso l'Asia oc-
cidentale e l'Europa orientale fino in Crimea e al Danubio, ma non potè vincere la resistenza del Giappone (1274-81; v. Giamone). Questa scorreria, oltre a mettere in contatto genti che fino allora si ignoravano, fu di particolare vantaggio all'islamismo in quanto con Timür (Tamerlano) riuscì ad esaltare la forza unificatrice dell'islam, animato dall'ardente fede semitica contro l'indifferentismo laico dei Mongoli, cui dette una legge religiosa, alla quale era sottomesso anche il sovrano, una cultura e un'arte musulmana con scuole e moschee, donde irradiava verso Oriente e verso Occidente la religione di Maometto, sia pure accomodata alle tradizioni e superstizioni indigene.
A Tamerlano si deve l'invasione dell'India (1398-99) già conquistata all'islamismo dal 711; al suo discendente Bâbar la fondazione dell'Impero Mogul che durò dal 1526 fino alla conquista inglese nel 1858 ( v . INDIA).
L'armata mongola di GengisKhan precipitò come una valanga sopra la Cina e sopraffece la dinastia Sung che imperava da 320 anni e aveva favorito gli studi storici e le arti belle, particolarmente la pittura e la ceramica che toccarono allora altezze non più raggiunte.
La dinastia XXI fu mongola (Yüan, 1280-1368) fondata da Qubilai Khan, figlio di Ogödâi, a sua volta figlio di Gengis Khan. Egli assimilo presto la cultura dei Cinesi di cui opprezò il fasto, fu benevolo verso il popolo, ricevette con onore Marco Polo, che si trattenne funghi anni alla corte mongola in funzione di ambasciatore imperiale, rispettò da tollerante mongolo i seguaci dei quattro "proletin: Gesù, Mosè, Maometto e Buddha, accolse i missionari cattolici con Giovanni da Montecorvino (1333), che fu il primo arcivescovo di Pechino. Sui contatti della Chiesa con i Mongoli, v. cina.
Ma l'origine straniera della dinastia e la guerra infelice contro il Giappone (v.) suscitarono una reazione nazionale di cui si pose a capo l'ex bonzo Cluyuang il quale con il nome di T'aitsu fu il fondatore della XXI? dinastia (Ming, 1368-1644).
T'aitsu favorì il confucianesimo, religione tradizionale della Cina, contro il buddhismo, e riformò il codice e il rituale di corte. Al suo successore si deve il trasporto della capitale da Nanchino a Pechino e la costruzione del grande canale tra Pechino e la Cina del Sud; a Hsientsung (1463) la riparazione della Grande Muraglia, storico baluardo, per quanto non sempre efficace, contro i Mongoli.
III. La penetrazione europea. - Nel sec. xvi comincia la penetrazione degli Europei in Cina. Nel 1537 i Portoghesi si stabiliscono a Macao; nel 1582 sbarca in questa città il p. Ricci, il quale nel 1601 si porta a Pechino dove muore nel 1610 . Dieci anni dopo i Tartari (Mongoli) varcano la frontiera a nord, avanzano nel Liaotung e nello Shansi, danno Pechino alla fiamme e al saccheggio: l'ultimo imperatore della dinastia Ming si suicidò ( 1643 ).
Succede ai Ming l'ultima dinastia, la XXIII*, che è di origine mancese (Ts'ing, 1644-1912). Di questa dinastia il miglior sovrano fu Kang-bai (1662-1722) che è stato detto il Luigi XIV della Cina. Intelligente, pronto nelle decisioni, ben disposto verso i cattolici dai quali lo alienò la "questione dei riti" che si dibatteva tra i missionari cattolici dei diversi Ordini religiosi (v. RITI CIRISI e malabarici), autore di un dizionario, non riusci tuttavia
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a risollevare lo spirito nazionale della Cina, la quale fini per rinchiudersi in se stessa, accentuando il suo disprezzo per i "barbari d'Occidente", proprio quando il movimento commerciale e industriale d'Europa batteva alle porte dell'Estremo Oriente, provocandovi una serie di reazioni seguite da dolorose umiliazioni.
Così per l'importazione dell'oppio, giustamente proibita dal governo cinese in nome dell'igiene sociale, contro l'avidità commerciale degli Inglesi, si ebbe una guerra che fini nel 1842 (per riprendere nel 1848), con l'occupazione di Hong Kong da parte dell'Inghilterra e lo smantellamento dei forti di Canton.
Questa umiliazione, esasperando lo spirito antieuropeo dei Cinesi, portò alla ribellione, detta dei T'ai p'ing ( $=$ grande pace) capeggiata dal fanatico visionario Hang-Sieu-Ts'iuang, che fissò la sua capitale a Nanchino e nel corso di 15 anni devastò 16 provincie e costò la vita a 20.000 .000 di uomini; ribellione che divenne anche antieuropea quando gli stranieri, vistisi minacciati da vicino, prestarono man forte alla dinastia mancese e nel 1864 posero fine alla ribellione che fini per aprire all'Europa le porte della Cina imponendole anche lo scambio di missioni diplomatiche tra Pechino e le capitali europee.
Venti anni dopo scoppia la guerra cino-giapponese (1894-95) che termina per la Cina con la perdita della Corea, di Formosa e della penisola di Liaotung. Nel igoo comincia il movimento xenofobo dei boxer (alimentato dall'imperatrice vedova Tsebai, quantunque fosse in origine antidinastico), che portò alla strage di migliaia di cristiani e provocò l'intervento armato delle potenze europee, con gravi conseguenze economiche e politiche per la Cina. Otto anni dopo, la vecchia imperatrice moriva e con lei si spegneva l'ultima dinastia imperiale.
IV. La repubblica cinese. - Infatti, dopo tre anni il socialista Sun-yatsen, che aveva compiuto i suoi studi in Inghilterra ed in America, prendendo occasione da una rivolta popolare contro le truppe mancesi, rientrò in Cina, dove il 14 febbr. 1912 fu proclamata, in nome del partito nazionale (Kuo-min-tang), la Repubblica popolare cinese della quale, dopo una breve reggenza di Sun-yatsen, fu proclamato presidente Yuan shik'ai; questi, per aver tentato di restaurare la monarchia a suo vantaggio, dovette sparire dalla scena politica (1916). Il Giappone, traendo occasione dei torbidi interni della Cina contesa tra nordisti e sudisti, nel 1937 dichiarava guerra alla Cina occupando Pechino, Nanchino e le città costiere: indi, profittando della seconda guerra mondiale, sconvolgeva a suo profitto i possessi americani ed europei nell'Asia sudorientale: Filippine, Hong-Kong, Singapore, Insulindia (1941-45), insieme ad altri loro possedimenti dell'anteguerra.
I comunisti cinesi, che durante la seconda guerra mondiale si erano tenuti in disparte, non senza il solito doppio gioco, dopo la sconfitta del Giappone, con l'appoggio dei Russi e sotto la guida di Mao-tse-tung invadono tutta la Cina continentale, costringono il governo nazionale a rifugiarsi a Formosa e proclamano nel 1950 la Repubblica democratica comunista. La quale tuttavia, con applicare drasticamente il criterio e il metodo bolscevico dell'annullamento dell'individuo di fronte al potere statale, criterio quanto mai contrario alle abitudini di un popolo che vanta un'antica civiltà e una nobile cultura, ha finito per tramutare in odio quel sentimento di simpatia da cui era stata all'inizio salutata.
La seconda guerra mondiale ha significato la rivolta della civiltà dell'Asia contro l'Europa, in Estremo Oriente; nell'India, che in seguito all'azione tenace di Gandhi ha ottenuto la sua indipendenza dalla dominazione inglese; nell'Annam, sollevatosi contro i Francesi, e nell'Indonesia (1949), ribellatasi agli Olandesi. Una nuova pagina è cominciata per la storia e la civiltà dell'Asia.
Bra...: storia antica e generale. Testi cinesi. Le storie ufficiali delle dinastie, di cui solo la prima, e non tutta, fu tradotta da E. Chavannes, sotto il titolo di Les Mémoires de St-ma T'vins, Parigi 1893-1903. Sono pure state tradotte le storie dei vari regni dal p. A. Tschepe, Histoire du royaume de Ou, Sciangai 1896; id., Histoire du royaume de T'chou, ivi 1903; id., Histoire du royaume de T'vin, ivi 1909; Histoire des royaumes de Han, Wei et Tchao, ivi 1910. I voll. portano rispettivamente i nn. 10, 22, 30 e 31 della collana

Oriente cristiano - I patriarcati orientali in seguito al Concilio di Calcedonia (451): 1) Patriarcati; 2) Esarcati.
Variétés Sinologiques: il più antico libro storico cinese, Shubing, fu tradotto in inglese da J. Legge, The Shoa king, the Ch'ou n'iu and the Tao chuan, Hongkong 1865-72, e in francese da L. Couvreur, Chou king. Tchouen-ti'ou et Tsontchouan, Ho-hien-fu 1913-16. - Letteratura recente: L. Cahan, Introduction a l'histoire de l'Asie: Turcs et Mongols des origines à 1405 . Parigi 1896; G. Gabrieli, La diffusione dell' islamismo nell' Asia centrale, in Rivista di scienza delle religioni, i (1908), pp. 116-29; L. Wicqor, Textes historiques, 3 voll., Hienhien 1922; id., La Chine a travers les âges, ivi 1922; R. Grousset, Le reveil de l'Asie, Parigi 1924; H. Marqoro, La Chine antique, ivi 1927; M. Granet, La civilisation chinoise, ivi 1929; R. Grousset, Histoire de l'Extrême Orient, 2 voll., ivi 1929; id., Sur les traces du Bouddha, ivi 1949; H. H. Gowen, Histoire de l'Asie, ivi 1929 (trad. di G. Lepage dall'inglese); F. Pelliot, La honte Asie, ivi 1931; R. Grousset, L'empire des steppes: Attila. Gregis-bhan, Tamerlan, ivi 1939; id., L'Asie orientale jusqu'au XVe siècle, ivi 1941; id., L'empire mongol, ivi 1941; id., Histoire de la Chine, ivi 1946; G. Messina, Cristianesimo, buddhismo, manicheismo nell' Asia antica, Roma 1947; B. Fedele, Lo stato e la società nell'antica Cina, in Annali Lateranenti, 13 (1951), pp. 143-330. Giovanni Bonardi-Nicola Turchi
ORIENTE CRISTIANO. - Oltre alle singole voci, alle quali vien fatto rimando, è necessario uno sguardo d'insieme che serva di orientamento generale sulla vasta materia.
Sommario: I. Raguaglio geografico e storico. - II. Caratteristiche. - III. Il problema dell'unione. - IV. L'arte cristiana.
I. Raguaglio geografico e storico.
I. Definizione delle Chiese orientali e circoscrizioni originarie. - S'intendono per O. c. le Chiese della parte orientale dell'Impero romano e le comunità sorte in dipendenza di esse fuori dei confini dell'Impero. La divisione dell'Impero, inaugurata per ragioni amministrative da Diocleziano, divenne definitiva dopo la morte di Teodosio (395). Il confine era segnato dai fiumi Sava e Drina. Nella parte orientale vennero costituiti i patriarcati di Alessandria, Antiochia e Costantinopoli. Quello di Gerusalemme nacque più tardi, staccandosi da Antiochia nel 451 (Concilio di Calcedonia). Per la storia dei patriarcati, v. le singole voci. Le prime Chiese fondate fuori dei confini imperiali in un'epoca in cui i patriarcati erano ancora in via di formazione sono : la Chiesa di Persia, con il capoluogo Seleucia-Ctesifonte, nata nel sec. II, alle dipendenze, pare, di
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Oriente cristiano - L'O. c. alla vigilia dello scisma bizantino (1054) : 1) ortodossi; 2) monofisiti; 3) nestoriani.
Edessa; la Chiesa armena, fondata alla fine del sec. III da s. Gregorio l'Illuminatore in dipendenza di Cesarea in Cappadocia; la Chiesa d'Etiopia, inaugurata nel sec. iv per opera della sede alessandrina. Queste cinque Chiese: Alessandria, Antiochia, Costantinopoli, Seleucia-Ctesifonte e Armenia, sono da considerarsi originarie e tutte le Chiese orientali oggi esistenti derivano da esse. A queste cinque circoscrizioni originarie corrispondono i cinque riti, alessandrino, siro-occidentale o antiocheno, bizantino, siro-orientale e armeno. Quanto alla fede, i cristiani orientali di dividono in cattolici e non cattolici. Questi ultimi si distinguono in "ortodossi", monofisiti e nestoriani.
II. Situazione attuale. - Nelle tabelle seguenti si dà la divisione secondo la differenza di fede, aggiungendo però, caso per caso, il gruppo di appartenenza originario, il rito di ciascuna Chiesa ed anche, dove non fosse evidente, la regione dove oggi esiste. Quasi a ciascuna comunità orientale separata corrisponde una cattolica più o meno numerosa, che segue lo stesso rito e che viene segnalata accanto al corrispettivo gruppo non cattolico. Si prende come punto di riferimento lo stato politico anteriore alla seconda guerra mondiale.
## Dissidenti
1. Nestoriani
(Seleucia - Ctesifonte; Rito siro-or.), 'Irāq, Irān, Siria e dispersi ca. Malabar (India occidentale)
Totale
2. Monofisiti
Siri (giacobiti [Antiochia] siro-occid.), Prossimo Oriente e dispersi ca. 100.000
Giacobiti nell'India (Seleucia - Ctesifonte [si-ro-occid.], 1931),
Coptiin Egitto (Alessandria; alessandrino) ca. Etiopi (Alessandria; alessandrino) ca. 4.000 .000
Armeni (oggi: Cattolicati: Eğmiadzin [Armenia sovietica], Sis [Cilicia, oggi Siria]; Patriarcati: Gerusalemme e Costantinopoli) e dispersi ca.
Totale
3. "Ortodossi" o bizantini
(Costantinopoli, se non viene notato altro. Tutti di rito bizantino)
a) Greci :
Patriarcato di Costantinopoli
Dodecanneso, già italiano
Grecia
Cipro (Antiochia)
America
b) Melkiti:
Patriarcato di Antiochia (1935)
Patriarcato di Gerusalemme
(Antiochia) (1931)
Patr. di Alessandria
Sinai (Antiochia)
c) Slavi (Russi e Ucraini) :
In Russia ca.
dispersi ca.
"Ortodossi" di Polonia (1932)
Serbi (1936)
Bulgari (1938)
"Ortodossi" di Cecoslovacchia (1930)
d) Rumeni
e) "Ortodossi" di Ungheria
f) Albanesi (1936)
g) Paesi Baltici :
Lituania (1923)
Lettonia
Estonia (1922)
Finlandia
h) Georgiani (Antiochia)
Totale
Totale dissidenti :
900.000
4.000 .000
2.500 .000
8.008 .000
1.0000
170.000
6.000 .000
300.000
200.000
180.000
60.000
110.000
100.000
93.000 .000
1.500 .000
3.934 .500
6.785 .000
5.350 .000
145.600
13.067 .000
40.000
200.700
55.000
180.000
209.000
70.000
2.500 .000
136.186 .900
144.276 .900
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(da T. Uspenskij, L'art byzantin chez les slaves, II. Parioi 1932, (av. 32)
Oriente cristiano - Cristo abbeverato di aceto. Gli iconoclasti ricoprono le immagini di Cristo con calce. Miniatura del sec. IX.
## Cattolici
Caldei, 'Irāq, Irān, dispersi (1937)
Malabaresi (1947)
Totale
Siri, Pross. Oriente e dispersi (1932)
Malancaresi, India
Copti (1948)
Etiopi
Armeni, Prossimo Oriente e dispersi ca.
Totale
Greci a Costantinopoli e in Grecia
Melkiti, Pross. Oriente e dispersi ca.
Ruteni in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Rumenia, America (1932)
Russi dispersi ca.
Bianco-Russia, Polonia
Serbo-Croati
Bulgari
(vedere Ruteni)
Rumeni
Ungheresi diocesi di Hajdu-Dorogh
Albanesi pochi
Italo-Albanesi d'Italia e dispersi
Estoni pochi
Georgiani pochi
Totale
L'unico gruppo interamente cattolico sono i maroniti (Antiochia; Rito siro. occid.) Prossimo Oriente e dispersi (1932)
366.000
Totale cattolici :
9.122 .809
N. B. Le cifre s'intendono approssimative. Alcune, p. ex., quelle per i Russi e gli Armeni, sono molto problematiche. Ove è aggiunta una data, le cifre sono tutte da una statistica ufficiale.
III. Lo sviluppo storico delle Chiese dissidenti nell'O. c. - Quel che oggi colpisce di più nella situazione dell'O. c. è la varietà e diversità dei riti, dei dogmi e delle giurisdizioni. La causa principale è il fatto che in Oriente non esisteva un centro ecclesiastico predominante, come Roma nell'Occidente, ma vari centri di grande autorità, Gerusalemme, Antiochia ed Alessandria, mentre Costantinopoli si aggiunse loro soltanto più tardi e non riuscì mai a unificare l'O. c. quanto Roma l'Occidente. La diversità nella fede è la triste eredità delle dispute cristologiche, che portarono alla scissione di diverse Chiese. Il nestorianesimo, condannato nel Concilio di Efeso (431), fu accolto, anche per motivi di opposizione politica contro l'Impero romano, dalla Chiesa di Persia nel Sinodo di Seleucia-Ctesifonte del 486 (v. nestorio). Questa Chiesa esercitò un'attività missionaria molto rilevante fino all'India e alla Cina. Resti di quelle Chiese fondate dai nestoriani si trovano ancora oggi nei cristiani orientali dell'India, che in parte, verso la metà del sec. xvir, passarono all'eresia opposta del monofisismo e al rito siro-occidentale. Il monofisismo, condannato dal Concilio di Calcedonia (451), portò la divisione nei patriarcati di Antiochia e Alessandria e staccò dalla Chiesa universale le intere Chiese di Armenia ed Etiopia. Nel patriarcato di Antiochia quasi la metà del popolo rimase nella vera fede. Verso la metà del sec. vi la parte monofisita del patriarcato fu organizzata in Chiesa separata da Giacomo Baradeo, donde i monofisiti siri vengono chiamati "giacobiti" (v.). In Egitto la quasi totalità del popolo accettò il monofisismo dopo che l'ortodossia aveva perduto il suo appoggio da Costantinopoli in seguito all'invasione degli Arabi (ca. 640). I monofisiti ivi si chiamano "copti» (v.) ossia "egiziani». Quelli che rimasero nella vera fede nei patriarcati di Antiochia, Gerusalemme ed Alessandria dai loro avversari monofisiti furono chiamati "melkiti» cioè "imperiali» (da malhā f̧asū̄sōs, imperatore bizantino).
Nelle Chiese staccatesi a causa delle dispute cristologiche dalla Chiesa cattolica, rimasero gli antichi riti, mentre in tutto il resto dell'O. c. prevalse il rito bizantino, quel che spiega come oggi la stragrande maggioranza dei cristiani orientali segua quel rito, dato anche il fatto che il numero dei nestoriani e dei monofisiti diminu! molto a causa della dominazione islamica alla quale furono sottomesse per ben 13 secoli le Chiese di Siria, Palestina, Egitto, Persia ed Armenia. Costantinopoli, che come seconda Roma diventò il centro ecclesiastico più importante dell'O. c., riusci quindi in larga misura ad unificare le Chiese orientali quanto al rito, la disciplina e la fede, ma non poté, staccata come era dal sec. xi in poi dal centro della Chiesa universale, cioè da Roma, mantenere l'unità di giurisdizione nell'O. c., che si sgretolò invece in un numero considerevole di Chiese autocefale. Costantinopoli introdusse il suo rito nelle Chiese da essa fondate tra i popoli slavi, ma non riusci a mantenerle sotto la sua giurisdizione, poiché esse, basandosi sullo stesso principio che aveva dato origine al primato di Costantinopoli, e cioè che la capitale di un regno cristiano ha diritto ad una preminenza anche nel campo ecclesiastico (can. 48 del Concilio di Calcedonia), richiedevano una dopo l'altra
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l'indipendenza dalla Chiesa madre; la Chiesa bulgara prima nel 927 e definitivamente nel 1870 , quella serba prima nel 1346 e definitivamente nel 1830 , la russa nel 1448. La Chiesa rumena, di origine latina, fu bizantinizzata verso la fine del ix sec. a causa della dipendenza politica dalla Bulgaria delle regioni chiamate oggi Romania. Questa Chiesa ottenne la sua indipendenza nel 1865 .
Gli antichi patriarcati di Alessandria, Antiochia e Gerusalemme furono bizantinizzati a partire dal sec. x. Indeboliti dalle controversie cristologiche e dall'invasione araba cercarono l'appoggio di Bisanzio. L'espansione politica bizantina nella seconda metà del sec. x in Siria favor la bizantinizzazione del patriarcato antiocheno. Ai tempi delle Crociate i patriarchi di Antiochia e di Gerusalemme risiedevano quasi tutti a Costantinopoli e naturalmente diventarono sudditi di essa. Questa dipendenza fu completa al tempo della dominazione turca a causa della politica dei sultani, i quali vollero il patriarca di Costantinopoli capo di tutti i cri