Gerusalemme risiedevano quasi tutti a Costantinopoli e naturalmente diventarono sudditi di essa. Questa dipendenza fu completa al tempo della dominazione turca a causa della politica dei sultani, i quali vollero il patriarca di Costantinopoli capo di tutti i cristiani "ortodossi " del loro Impero. Cosi pure Alessandria fu sottomessa a Costantinopoli. Recentemente questi patriarcati hanno di nuovo riacquistato la loro indipendenza.
Nelle tabelle si parla delle "Chiese ortodosse" dell'Europa centrale e dei paesi baltici. Gli «ortodossi" della Cecoslovacchia sono in maggioranza ruteni immigrati nelle regioni subcarpatiche. Lo stesso si dica di gran parte degli "ortodossi " di Ungheria; l'altra parte è di origine rumena. Gli "ortodossi" dei paesi baltici derivano dalla propaganda "ortodossa" esercitata in quei paesi dai russi nell'epoca degli zar. Le Chiese "ortodosse" dei paesi baltici, eccetto quella finnica dopo la seconda guerra mondiale, furono incorporate alla Chiesa patriarcale di Mosca, alla quale si sottomisero pure gli "ortodossi" di Cecoslovacchia e di Ungheria.
IV. Origine delle comunità unite. - Sullo scisma orientale, ossia del patriarcato di Costantinopoli, v. questa voce. La scissione avvenuta nel sec. XI strappò tutto l'O. c. dall'unità della Chiesa. Oggi almeno 9 milioni di uomini hanno trovato la via del ritorno. I vari gruppi uniti si sono andati formando quasi tutti nei tempi moderni. L'unica comunità orientale interamente cattolica è quella dei maroniti (v.) del Libano, unitisi con Roma, secondo l'attenbile testimonianza di Guglielmo di Tiro, nel 1181. Al tempo delle Crociate si effettuò anche l'unione degli Armeni della Cilicia (1198), che però durò soltanto fino al crollo di quel regno (1375). Le unioni dei Greci, conclusesi nei Concili di Lione ([v.] 1274) e di Firenze ([v.] 1439), non furono molto durevoli. Le discussioni di Firenze furono però utili, poiché servirono a chiarire le differenze dogmatiche ed a preparare così le unioni successive.
Le più importanti unioni dell'epoca moderna in Europa furono quelle dei Ruteni (v.) e dei Rumeni.
La parte occidentale e sudoccidentale della metropolia di Kiev dal sec. xiv in poi fu politicamente incorporata allo Stato lituano-polacco, ciò che favorl il suo orientamento verso Roma. Il motivo principale ed immediato dell'effettiva unione fu la decadenza della Chiesa "ortodossa" in quelle contrade. L'unione fu firmata da due vescovi delegati a Roma il 23 dic. 1595 e poi ratificata da un sinodo tenutosi a Brest-Litovsk nell'ott. 1596.
L'unione dei Rumeni della Transilvania fu favorita dalla conquista di quel paese da parte dell'imperatore Leopoldo ( 1691 ) e preparata dal lavoro unionistico dei Gesuiti. L'unione fu conclusa prima in un sinodo tenutosi ad Alba Giulia nel marzo 1697 e di nuovo nell'ott. 1698. Queste due Chiese unite, che sono di gran lunga le più grandi, si trovano oggi nelle più angosciose strettezze sotto il regime comunista. Nel marzo 1946 nella Galizia l'unione dei Ruteni e nel dic. 1948 in Transilvania quella

(fel. Dumbarton Oaks Collection)
Oriente cristiano - Madonna del tipo odighitria tra s. Giovanni Battista e un santo vescovo (s. Giovanni Crisostomo o s. Basilio). Dumbarton Oaks, Washington D. C.
dei Rumeni furono ufficialmente soppresse. Nella primavera del 1949 anche la Chiesa rutena unita della Subcarpazia, già appartenente alla Cecoslovacchia ed ora incorporata all'U.R.S.S., fu soppressa. La stessa sorte toccò nel 1950 alla Chiesa unita in Slovacchia.
Nel vicino Oriente asiatico e africano si sono formate comunità unite relativamente importanti, sicché il $28 \%$ dei cristiani di quelle regioni sono cattolici. E vero che il numero di quei cristiani non è molto grande a causa della secolare oppressione da parte dei musulmani. Il merito della conversione di una parte considerevole della cristianità del vicino Oriente spetta ai missionari latini. La conversione fu favorita dal fatto che i cristiani speravano protezione da parte dell'Occidente, specie dalla Francia.
Primo a convertirsi fu un gruppo di nestoriani, che diventò cattolico verso la metà del sec. xvi. L'occasione ne fu una doppia elezione. Uno degli eletti, Giovanni Sulăqă, cercò appoggio presso i Francescani di Terra Santa, che lo inviarono a Roma, dove si fece cattolico. Questa prima unione durò soltanto poco più di un secolo. Il patriarca Simone XIII (1667-1700) ritornò al nestorianesimo. I nestoriani di oggi discendono dagli apostati di allora. Con quelli rimasti fedeli, principalmente a Dijarbekir, e quelli rimasti nestoriani nel 1552 ed ora convertiti si formò ca. il 1800 l'odierna Chiesa caldea cattolica.
I cattolici siri convertiti dall'inizio del sec. xvir per opera dei missionari ebbero dapprima un proprio patriarca nella persona del vescovo Andrea Akigian (16671677). La serie dei patriarchi melkiti cattolici comincia con Cirillo VI Tanas nel 1724; di quelli armeni con il vescovo Abramo di Aleppo nel 1740. In Costantinopoli gli Armeni cattolici hanno un proprio vescovo dal 1758. La comunità copta cattolica si formò nel sec. xix. Leone XIII le diede una propria gerarchia nel 1895.
In India, dopo la venuta dei Portoghesi, si giunse nel sec. xvi alla riunione dei cristiani nestoriani del Malabar (v. malabaresi). Verso la metà del sec. xvir quasi tutti
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Oriente cristiano - Cristo distribuisce l'Eucaristia agli Apostoli sotto ambe le specie. Mussico (sec. xI) - Kiev, cattedrale di S. Sofia. Copia del principe Brailowsky - Città del Vaticano, Congregazione Orientale.
quei cristiani, soprattutto per mancanza di comprensione da parte dei missionari gesuiti portoghesi, ricaddero temporaneamente nello scisma. I Carmelitani italiani riuscirono a ricondurre all'unione la maggior parte di essi. Gli altri trovarono appoggio presso il patriarca giacobita di Antiochia e quindi diventarono giacobiti. Tra essi è cominciato recentemente, dal 1930, un assai promettente movimento per l'unione.
In Etiopia l'unione effettuata dai Gesuiti nella prima metà del sec. xvir non ebbe durata anche a causa degli errori commessi dai missionari. Le missioni furono riprese con successo solo nel 1839 ad opera dei Lezzaristi sotto la guida di b. Giustino de Jacobis. Così si iniziò la formazione di una comunità unita etiopica che ebbe un proprio vescovo nel 1930. Sono ancora da menzionare alcuni gruppi minori di uniti in Europa. Non pochi Serbi verso la fine del sec. xvi emigrarono dalla Turchia nei domini della monarchia austro-ungarica e divennero in parte cattolici. Per essi venne fondata nel 1777 la diocesi di Križevci, che dalla fine della guerra del 1914 comprende tutti i cattolici orientali di Jugoslavia appartenenti a diverse stirpi.
Gli Italo-Albanesi (v.) della Calabria e della Sicilia derivano dagli Albanesi che nella seconda metà del sec. xv emigrarono in Italia ed ivi divennero cattolici. La loro posizione fu regolata dalla cost. Etsi pastoralis di Benedetto XIV (1742). Tra i Bulgari di Costantinopoli si iniziò un movimento verso l'unione ca. il 1860. Più tardi si formarono gruppi cattolici in Tracia e in Macedonia. Dopo la guerra del 1914 quasi tutti cercarono rifugio nella stessa Bulgaria. Dal 1923 hanno un amministratore apostolico. Tra i Greci si riuscì soltanto verso la fine del secolo scorso a costituire alcune comunità cattoliche in Tracia, che ebbero nel 1911 un proprio vescovo nella persona del convertito Isaia Papadopulos. Dopo la prima guerra mondiale molti greci cattolici sono emigrati con il loro vescovo dalla Turchia ad Atene. Dal 1932 anche quelli rimasti a Costantinopoli hanno un proprio vescovo. Nei territori orientali della Polonia incominciò nel 1923 un lavoro per l'unione molto promettente fra i Russi bianchi, che già erano stati uniti ed erano tornati allo scisma solo forzati dalla pressione del governo zarista. La guerra ha danneggiato l'opera nel modo più grave. Piccoli gruppi di cattolici si trovano anche tra i Russi emigrati in Europa, America e nell'Estremo Oriente.
Così il lavoro per l'unione ha avuto già i suoi successi considerevoli ed ha potuto riguadagnare per l'unità della Chiesa il $5-6 \%$ dei cristiani orientali. E vero però che pure oggi le Chiese orientali separate da Roma formano nel loro insieme un forte blocco, che oppone ad ogni lavoro unionistico una tenacissima resistenza. In vaste regioni, come in Russia, Bulgaria e Grecia, gli sforzi non hanno fruttato finora che un successo insignificante. Anzi, in molti ambienti $\cdot$ ortodossi $\cdot$ regna sempre una sorda ostilità contro tutto quello che è cattolico ed ogni tentativo di avviduiamento s'interpreta come sete di dominio e disegno di soggiogare ed annientare l's ortodossia *.
Umanamente parlando, le cause più gravi di questa difficoltà pare derivino dal sistema orientale
della Chiesa statale, ossia dall'identificazione di Chiesa e nazione. Per le Chiese orientali, le cui frontiere sono comuni con quelle della nazione e che conducono da secoli la loro vita autonoma, è una idea quasi inconcepibile quella di sottomettersi ad un capo che non appartenga alla propria nazione. Hanno dimenticato che anche essi gli ubbidirono prima dello scisma, benché questa sottomissione si farebbe sentire oggi più che nei primi secoli. Inoltre la riunione significherebbe per i separati dover rinunziare a gran parte del loro passato, riconoscendo il proprio smarimento e l'eresia, o per lo meno lo scisma, dei loro grandi uomini. Per non parlare poi del loro timore, questa volta ingiusto, di perdere le loro peculiarità ecclesiastiche specialmente nelle liturgie. Casi isolati e periferici di latinizzazione contro le norme di Roma hanno anche ostacolato il lavoro unionistico.
Bibl.: R. Janin, Les Eglises séparées, Parigi 1930; id., Les Eglises orientales et les rites orientaux, $3^{\circ}$ ed., ivi 1935; S. Congregazione Orientale, Statistica con cenni storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932; C. de Clercq, Les Eglises unies d'Orient, Parigi 1934; G. Ricciotti, Roma cattolica e O. c., Firenze 1935; C. Gatti-C. Korolevskij, I riti e le Chiese orientali, I, Il rito bizantino e le Chiese bizantine, Genova 1943; G. Smit, Roma e l'O. c., Roma 1944; Incontro ai fratelli separati d'Oriente, ivi 1945; G. de Vries, O. c. ieri e oggi, ivi 1950. Riviste: Unitas (Roma); Orient. christ. periodica (ivi); Irénikon (Chevetogne); Eastern Churches quarterly (Rannigati). Guglielmo de Vries
## II. Caratteristiche.
I. Giuridiche. - Possono indicarsi come caratteristiche generali del diritto canonico orientale (specialmente del diritto dei dissidenti): a) la molteplicità degli ordinamenti giuridici ammessi nella stessa Chiesa; b) il suo tradicionalismo; c) il suo atteggiamento particolare di fronte allo Stato, diverso da quello dei cattolici e da quello dei protestanti; d) il suo carattere pratico e l'assenza di elaborazione sistematica e scientifica.
1. Chi si è occupato del diritto canonico latino e comincia a studiare quello orientale, è colpito, al principio, dalla molteplicità di ordinamenti giuridici in esso compresi : non solo fra le Chiese che si considerano fra di loro eretiche o sciamatiche (nestoriani, monofisiti, i cosiddetti "ortodossi ", i cattolici orientali), ma anche fra le diverse parti della stessa Chiesa esistono spesso profonde differenze.
Ciò è vero in prima linea per la Chiesa greco-russa. Si compari, p. es., il diritto della Chiesa russa con le sue voluminose raccolte di ordinazioni, decreti, decisioni e il diritto arcaico di un patriarcato di Antiochia o di Gerusalemme. Questa differenza è il frutto del cosiddetto principio di autocefalia, secondo il quale tutte le Chiese particolari sono indipendenti fra di loro e soggette soltanto al concilio ecumenico, di cui l'ultimo riconosciuto da tutti è il II di Nices (787). D'altra parte però fra tutte queste Chiese, specialmente quelle unite in un corpo-
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# ORIENTE CRISTIANO
DISTRIBUZIONE ATTUALE DEI RITI

1. Rito alessandrino - 2. Rito armeno - 3. Rito bizantino - 4. Rito siriaco occidentale - 5. Rito siriaco orientale
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ecclesiastico, ma anche fra le altre, esiste una certa parentela e certi principi e tratti comuni che le distinguono dagli ordinamenti giuridici occidentali. Vi è una base comune di leggi e canoni, e per molte una storia comune vissuta nelle stesse condizioni esteriori, che ha influito nel senso di una comune assimilazione.
2. Comune è, p. es., ai vari diritti delle Chiese orientali il tradizionalismo. I canoni detti apostolici, quelli dei concili ecumenici e regionali dei secc. iv e seguenti, costituiscono tuttora diritto in vigore. Era uno spettacolo strano per un latino vedere, negli anni 1926-27, il matropolita Antonio di Kiev e il matropolita Eulogio di Parigi combattere la legittimità delle mutue pretese con citazioni dei canoni apostolici, dei canoni di Antiochia, di Sardica, ecc. In parecchie delle Chiese minori il nucleo principale del diritto è costituito da fonti dal iv al x sec.; dopo il sec. xiv il diritto è rimasto immutato, eccezione fatta per certe consuetudini di cui non si sa quanta autorità abbiano.
3. Mentre la Chiesa cattolica, specialmente dopo il sec. XI (ma anche prima [v. Gelasio I]), ha fortemente insistito sulla propria indipendenza di fronte allo Stato, la Chiesa orientala ha considerato l'ideale dei suoi rapporti con lo Stato nella concordia e nella mutua armonia, fino al punto che in compenso della protezione accordatale dallo Stato, la Chiesa è pronta a concedergli larga autorità nelle cose ecclesiastiche. In tal maniera, fino agli ultimi tempi, il compito di legiferare sulla costituzione della Chiesa, sull'amministrazione dei beni, sul diritto matrimoniale, ecc. negli Stati con maggioranza "ortodossa" è in generale compito dell'autorità statale; escludendo soltanto ciò che riguardava la fede e il culto.
4. I canoni dei concili ecumenici e regionali, i decreti dei patriarchi, le decisioni canoniche di vescovi o giurisperiti, di cui si compongono le collezioni canoniche (v.) e i nomocanoni, devono la loro origine a bisogni pratici, e sono stati dati senza riguardo sistematico. Soltanto nei tempi recenti si sono fatte codificazioni parziali e sono state promulgate ordinazioni con carattere più generale. Specialmente la Chiesa russa si era incomminata su questa via; il Concilio panrusso di Mosca (1917-18) aveva intrapreso la codificazione, se non totale, almeno di una grande parte del diritto canonico.
La scienza canonistica ha anche prodotto qualche

(dn G. Lukousisidj, Alt Russeland, Monaco 1922, tue. 71) Oriente cristiano - Mitra del patriarca Nixone (1633) - Mosca, Cattedrale.

(per esetrnia del res. p. Abate dei Mechitaristi - Venezia) Oriente cristiano - Corona sacerdotale armena del 1738 Venezia, chiesa di S. Lazzaro, Tesoro.
esposizione sistematica pregevole del diritto canonico, presso i Russi, Greci, Romeni, Serbi, ecc. Gli autori più conosciuti sono il vescovo Nikodim (Milaseh), Suvorov, Pavlov, Berdnikov, Zankov, Costantino Rhallis.
Emilio Herman
II. Liturgiche. - Malgrado differenze nella fede e nella giurisdizione ecclesiastica, Orientali e Occidentali hanno in comune una stessa liturgia cristiana, cioè un solo Sacrificio nel pane e nel vino mischiato con acqua, sette riti sacramentali (sebbene in qualche Chiesa l'uno o l'altro sia caduto in disuso), la consacrazione dell'altare, del crisma, dei monaci, delle vergini, la benedizione dell'acqua, di una nuova casa, ecc., i riti funerari; inoltre l'anno liturgico con il cielo di Natale ed Epifania, con quello pasquale preceduto dalla Quaresima e prolungato fino alla Pentecoste; ancora il culto della croce, di Maria S.ma e dei santi; poi, l'uso di un edificio di culto comprendente due parti principali, la nave e il santuario sopraelevato, l'uso dell'incenso, delle candele, dei paramenti sacri, ecc.; finalmente i grandi dogmi cristiani espressi con la parola e l'azione o figurati simbolicamente in riti e usi liturgici.
Le caratteristiche dei riti orientali vanno sotto tre capi : r. Elementi esteriori : nella chiesa il santuario è separato dalla nave da un muro con porte (se il muro è ornato da immagini, si chiama iconostasi), o con un vela; l'altare ha conservato la forma di una tavola; fra i paramenti sacri il phelonion dei Bizantini o la cappa degli altri è diversa nella sua forma dalla pianeta latina; delle sopramaniche stringono l'estremità delle maniche della veste interiore del sacerdote; l'orarion del diacono pendente dalla sua spalla sinistra; in alcuni riti il segno della Croce si fa da destra a sinistra; in tutti il sacerdote benedice con una Croce manuale; oltre la genuflessione a due ginocchi conoscono la prostrazione curvata (non estesa come i. Latini) durante la quale la fronte sfiora la terra; il canto è monodico (come il canto gregoriano) eccetto presso gli Slavi e gli Armeni che usano anche la polifonia: però, almeno durante il s. Sacrificio, il canto accompagna le azioni dei celebranti, né si esegue per se stesso; il diacono non è soltanto il ministro del celebrante, ma dirige anche la preghiera collettiva dei fedeli; quanto alla concelebrazione, è da notarsi che la vera e piena concelebrazione esiste presso i cattolici del rito bizantino e del rito maronita e presso i dissidenti della Chiesa russa; presso gli altri si ha una concelebrazione imperfetta, decorativa, onorifica, perché il solo celebrante dice le parole consacratorie. Il pane eucaristico è fermentato, eccetto nel rito armeno e presso i maroniti e i malabaresi.
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2. Ciascun rito orientale ha qualche cerimonia e uso che gli è particolare; molto più rare sono le cerimonie che si trovano in tutti i riti in contrasto con i riti occidentali; a tale categoria apportiene il rito della genuflessione che si fa presso tutti gli Orientali il giorno di Pentecoste. Cosi anche, nella maniera di ordinare un ufficio, specialmente nel cominciarlo e nel finirlo, ciascun rito orientale usa di elementi determinati (preghiere, invocazioni, dialoghi, salutazioni, letture, benedizioni, ecc.) e li dispone in un ordine assai stabile; si potrebbe scoprire qualche rassomiglianza fra le strutture rituali del rito bizantino, armeno e siro-occidentale.
Però per tutti il caso più evidente è quello dell'anafora, che è una composizione letteraria logica, assai omogenea e, ad eccezione di qualche anomalia, composta in tutti i riti delle stesse preghiere nello stesso ordine: dialogo della prefazione, l'orazione teologica, il Sanctus, l'orazione cristologica, l'anamnesi, l'epiclesi, le intercessioni, la dossologia finale.
3. Il pensiero religioso espresso nei testi. Trattandosi qui di sfumature e

Oriente cristiano - Cerimonia nuziale. Matrimonio del principe Alexis Melikoff con la signorina Julian Napier ( $1^{\circ}$ ott. 1948) - Londra, chiesa russa-ortodossa di Via Buckingham Palace.
hanno preso secondo le circostanze alcuni o molti degli usi latini suaccennati, come, p.es., anche la mitra episcopale.
Non è quindi sempre facile al primo intuito di determinare quali usi sono caratteristici dei riti orientali.
Bibl.: R. H. Connolly, The liturgical homilies of Nuxoni, Cambridge 1909 (in una appendice [pp. 87-163]. E. Bishop mette in luce alcuni punti caratteristici del rito caldeo); L. Gillet, Le génie du rite byzantin, in Les questions liturgiques et paroissiales, 9 (1924), pp. 81-90; C. Kozulevskij, L'Umatitme, Anny 1927; S. Salaville, Liturgies orientales, Parigi 1932, pp. 72-94; N. Gogol, La dixitue liturgie, trad. francese, Anny 1934. Alfonso Racs
## III. Spiritua-
lità. - A voler racchiudere la spiritualità orientale e la sua storia plurisecolare in poche righe, si è necessariamente condannati a formole o troppo rigide o troppo vaghe. Il lettore di questo riassunto dovrà volta a volta sfumarlo o precisarlo.
Il termine spiritualità ha due sensi: a) in senso lato comprende tutta la teologia, in quanto principio
e fondamento della vita cristiana; $b$ ) in senso stretto è l'insieme delle conseguenze pratiche di questa teologia sulla vita. Molte discussioni cadono nel vuoto perché non si tien conto di questa distinzione. Del resto il legame tra i due campi non è cosi stretto che qualunque differenza dogmatica comporti immediatamente una divergenza di carattere spirituale. L'Oriente e l'Occidente hanno vissuto per lungo tempo in una comunanza spirituale troppo profonda perché controversie scolastiche, nel sec. Ix o nel xiv, potessero avere ripercussioni notevoli sullo spirito del popolo cristiano. La controversia sulla processione dello Spirito Santo al tempo di Fozio, o quella sulla natura della Grazia al tempo di Gregorio Palamas, non hanno distrutto l'antica fondamentale unità spirituale, né hanno impedito ai Greci e ai Russi dei secoli più recenti di dissetare la loro religiosità a fonti latine e italiane. Solo ai giorni presenti alcuni teorici orientali hanno tentato di trasportare le differenze speculative nella spiritualità pratica. Questa presenta infatti, nonostante l'unità fondamentale, particolarità che la distinguono dall'Occidente (vi sono anche sfumature tra le diverse parti dell'Oriente come dell'Occidente cristiano).
Generalmente si può dire che la spiritualità orientale è dominata da un lato da un senso molto profondo della trascendenza divina (s. Efrem, gli anti-eunomici, lo pseu-do-Dionigi, la liturgia) e dall'altro da un acuto senso del peccato e della lotta che è necessario sostenere contro di esso (Origene, i Padri del deserto, Giovanni Crisostomo, il monachesimo, ecc.). Fra questa teologia vertiginosa e questa antropologia tragica, l'economia o cristologia appare in tutto il suo splendore teorico e in tutta la sua importanza pratica. Si è detto che l'O. c. vede nel Cristo il Logos con una preferenza tale da finire con l'escludere la devozione alla sua santa Umanità o alla sua Passione. E un errore contro il quale testimoniano gli scritti e la
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vita dei più illustri orientali, da s. Ignazio d'Antiochia, attraverso Origene e s. Massimo il Confessore, fino a Nicola Cabasilas e ai più recenti santi russi. Specialmente l'imitazione di Cristo è un tema tradizionale. Con Cristo, poi, l'Oriente unora la Theotocos Maria e i santi, specialmente con il culto delle iconi, tanto violentemente combattuto e tanto eroicamente difeso dal sec. vii al ix. Tutti questi diversi elementi si riuniscono in una vasta sintesi teocentrica: l'uomo essendo stato creato a immagine e somiglianza di Dio, ma avendo perso questa somiglianza con il peccato, il Verbo di Dio si è fatto uomo per deificare l'uomo (s. Gregorio Nazianzeno) : "diventando egli stesso ciò che era la sua immagine, egli restituì la somiglianza e rese l'uomo simile al Padre invisibile attraverso il Verbo (divenuto) visibile" (s. Ireneo, Adv. haer., 5, 16 [ed. W. Harvey, II, Cambridge 1857, p. 368]). Quanto ai mezzi usati per ottenere la salvezza operata con l'Incarnazione e la Redensione, questi sono, insieme ai Saccamenti (a volte tenuti in poco conto, dal messalianismo, o trascurati da certi eccessi di anacoretismo), le diverse pratiche ascetiche, dalla mortificazione rigorosa, soprattutto della propria volontà, fino alla preghiera, in tutte le sue forme, che ne costituisce la cima. La tendenza alla contemplazione ancor meno nella sua struttura speculativa evagriana o dionisiana che nelle sue varietà più semplici, carismatica e "neptica", si afferma ovunque: "ricordo di Dio", preghiera continua, "compunzione", "sentimento spirituale", "teologia" nel senso di prevenione mística. La grande manifestazione di questa ricerca della salvezza e di questo desiderio di unione con Dio è il monachismo (v.), di cui è impossibile esagerare l'importanza e l'influenza attraverso tutto l'Oriente. L'ordine dato a s. Arsenio da una voce celeste: "Fuggi, taci, vivi in quiete ( $\eta \pi \hat{\tau} \chi \alpha \zeta \varsigma$ ) " rappresenta un ideale per gli asceti di tutti i tempi, a tal punto che l'ultima grande esplosione di misticismo, nel sec. xiv, porta il nome di esicasmo (v.), perché là culminano gli insegnamenti, gli esempi e le aspirazioni di tutti gli esicasti anteriori. Ci sono tuttavia in questo movimento due novità che gli meritano il nome di neo-esicasmo: dal lato pratico un metodo di preghiera "fisica e scientifica", atta ad affrettare il raggiungimento della contemplazione; dal lato teorico, la dottrina palamitica della Grazia con i suoi presupposti teologici. I santi e i dottori non furono però tutti ugualmente favorevoli a questa tendenza contemplativa; alcuni fra i più grandi, quali s. Basilio e s. Teodoro Studitz, e in generale i partigiani dal cenobitismo, insistano di preferenza sull'ascetismo e sulle virtù sociali : essi si riattaccano in linea più diretta alla spiritualità cristiana primitiva, dove però il martirio della coscienza o della sottomissione prende il posto del martirio cruento; i contemplativi o esicasti dipendono, poi, in modo più o meno cosciente e in misura variabile, dall'alessandrinismo cristiano. Del resto tutti sono d'accordo, in teoria, nel ricercare la perfezione nella carità verso Dio e verso il prossimo. La differenza sta nel modo di considerare la carità: più nelle sue esigenze soggettive o più nel suo spiegamento oggettivo. Il punto di vista soggettivo e personale predomina nella tendenza anacoretica ed esicasta (già s. Basilio gliela rimprovera: Reg. fun., 7: PG 31, 928-33) : vi si insiste in particolare sull'apathia, senza però cadere, salvo eccezioni, in quegli eccessi che giustificherebbero i sospetti di s. Girolamo o di Gerson; vi si dà molta, a volte troppa importanza alla sperimentazione e al sentimento, e se non si arriva a dichiararli necessari (così i messaliani, lo pseudo Macario, Simeone il Nuovo Teologo), almeno se ne predica con insistenza la normalità e le dolcezze : per questo un Vladimiro Soloviev ha creduto di dover accusare l'Oriente di intorpidirsi facilmente sotto colore di contemplazione in una pigra passività. Rimprovero ingiusto se riguardasse la Chiesa o anche il monachesimo cenobitico; infatti vi sono state molte istituzioni di beneficenza e magnifici esempi di vita dedicata al prossimo (come, p. es., s. Giovanni l'Elemosiniere [619]). L'eremitismo stesso, se si è dedicato meno alle opere di carità esteriori, ha tuttavia coltivato efficacemente tra i suoi adepti e nel popolo cristiano la purezza di essa, il
suo disinteresse e la sua squisita delicatezza caratteristiche dell'agiografia orientale.
BinL.: M. Viller-K. Rahner, Aszete und Mystik in der Väterzeit, Friburgo in Br. 1939.
Ireneo Hausherr
## III. Il problema dell'unione.
I. NormE della S. Sede. - Lo scisma del sec. XI strappò da Roma tutto l'O. c., eccetto le comunità di rito greco dell'Italia meridionale. Quando, un secolo e mezzo dopo, la quarta Crociata sottomise alla dominazione latina una vasta parte dell'Impero bizantino, si pose la questione di come trattare questi cristiani fino allora scismatici e come giudicare i loro riti. Dopo qualche esitazione, nel Concilio IV Lateranense (1215) fu deciso che tali riti ed usi sarebbero tollerati purché non creassero pericolo alle anime né fossero contrari al buna costume ecclesiastico. Con questo decreto incomincia la lunga serie di dichiarazioni pontificie (Onorio III, Innocenzo IV, Niccolò III, Eugenio IV, Leone X, Clemente VII, Clemente VIII, Paolo V, Benedetto XIII, Benedetto XIV, Pio VI, Pio IX, Leone XIII, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII ed altri: cf. A. Patrani, De relationes iuridica inter diversos ritus, Roma 1930, pp. 14-25), le quali hanno dato agli Orientali solenni assicurazioni per la conservazione dei loro riti particolari, al principio in maniera più riservata, più tardi con slancio spontaneo e generoso, ma sempre mettendo tale intesa come base della loro riunione con la Chiesa romana.
La decretale Sub catholicae fidei di Innocenzo IV (1254) si studiò di dare norme più concrete per l'applicazione dei principi stabiliti nel caso dei Greci di Cipro e dell'arcipelago. Non mancarono però contrasti sull'interpretazione dei criteri fissati, anche quando, per quasi due secoli, gli Armeni del regno della Piccola Armenia furono uniti alla Chiesa cattolica. L'éra moderna segna un'epoca nuova per l'apostolato presso i separati dell'O. c. Lo stesso zelo delle anime che spingeva i religiosi degli antichi e dei recenti Ordini alla conquista spirituale del nuovo mondo, diede nuovo ardore anche all'apostolato fra i cristiani dissidenti. Delle unioni ottenute nel sec. xvi si è detto sopra.
A Roma si dà inizio a collegi per gli Orientali e si intraprende la stampa di libri liturgici orientali. Ma specialmente la costituzione della S. Congregazione della Propagazione della Fede (1622) unisce e coordina queste iniziative. Comincia un apostolato abbastanza differente da quello del medioevo, in cui la S. Sede aveva cercato di procedere principalmente per via diplomatica, guadagnando i patriarchi e i capi civili delle nazioni. Ora il fronte generale si mette in moto. La S. Congregazione di Propaganda Fide dirige tutto con le sue istruzioni, rescritti, risposte. Nelle Collectanea S. Congregationis de Propaganda Fide (2 voll., Roma 1907), sono raccolte le numerose fonti riguardanti questo apostolato. Sono però pochi i documenti che hanno una portata generale; è piuttosto la continuità nell'applicazione delle norme che crea pian piano una disciplina uniforme nei riguardi dell'O. c. Forma solenne ed ulteriore conferma ottennero queste norme per opera di quel grande canonista sulla cattedra di Pietro, che fu Benedetto XIV. In una serie di costituzioni rimaste classiche, egli fissò il diritto orientale nei suoi rapporti con la tradizione cattolica; tali sono le costituzioni: Etit pastoralis (1742), data per gli Italo-Greci; Denundation (1774), indirizzata alla gerarchia della Chiesa melkita; Eo quamvis tempore (1745) e Anno vertente (1750), che riguardano i copti; Ex quo primum (1756), pubblicata in occasione della seconda edizione dell'Eucologio greco. Ma specialmente la costituzione Allatoe sunt (1755), indirizzata ai missionari d'Oriente, tocca le questioni fondamentali del loro apostolato. In seguito la S. Congregazione di Propaganda Fide, sulla base di questi documenti pontifici, creò un insieme di norme e regole che costituirono quasi un codice per il lavoro missionario
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presso i cattolici e i dissidenti d'Oriente. Fra i documenti più importanti per i rapporti fra missionari e Orientali sono da citare, p. es., le risposte date al delegato apostolico d'Egitto l'11 dic. 1838 (Collectanea, I, n. 879, p. 300). Numerose sono anche le risposte ed istruzioni riguardanti la communicatio in sacris (cf. I. J. Szal, The communication of catholics with schismatics, Washington 1948). Pio IX, nella costituzione In suprema (1848) e di nuovo nella Arcano divinae providentiae, in occasione del Concilio Vaticano (1869), aveva rinnovato l'invito agli Orientali separati di ritornare alla Chiesa. Leone XIII fece lo stesso nella Orientalium dignitas (1894). Questo atto solenne, insieme con le altre testimonianze date dall'insigne Pontefice in favore dell'O. c., eccito nuova speranza e nuovo fervore. Fra le altre iniziative, si pensò anche ad un apostolato fra le classi colte, con l'erezione di un collegio di cultura greca, preferibilmente a Costantinopoli. La cosa non riuscì a quel momento. Ma gli Assunzionisti, i quali, dietro invito del Sommo Pontefice, si erano dedicati in modo particolare all'apostolato per l'Oriente, iniziarono in quel tempo la nota rivista Echos d'Orient nella loro casa di Kadikòi. Una misura di eccezionale importanza fu presa da Benedetto XV quando, nel 1917, eresse una nuova S. Congregazione destinata unicamente agli affari dell'O. c., sopprimendo nello stesso tempo la S. Congregazione de Propaganda Fide pro negotiis ritos orientalis, fondata da Pio IX nel 1862. Nei medesimo anno fu aperto a Roma il Pontificio Istituto Orientale, destinato agli studi superiori riguardanti l'O. c., ed aperto, secondo il motu proprio della fondazione, anche agli Orientali dissidenti. Il successore di Benedetto, Pio XI, mise l'accento anche più chiaramente sui requisiti necessari per ottenere il ritorno dei fratelli separati alla Chiesa. Nella enciclica Ecclesiam Dei, pubblicata in occasione del terzo centenario della morte di s. Giosafat (1923), egli invito tutti i cattolici a collaborare con lui, intendendo bene "che tale unità, meglio che con le discussioni e altri stimoli, è da promuoversi con gli esempi e le opere di una vita santa, specialmente con la carità verso i fratelli Slavi e verso gli altri Orientali... Come gli Orientali dissidenti devono, deponendo antichi pregiudizi, procurare di conoscere la vera vita della Chiesa, cosi i Latini devono intendere meglio e più profondamente la storia e i costumi degli Orientali... ". Sull'importanza degli studi orientali per la riunione dei dissidenti versa tutta l'enciclica Rerum Orientalium (1928), la quale raccomanda caldamente alla gerarchia di tutto il mondo cattolico il Pontificio Istituto Orientale. Il S. Padre Pio XII, infine, ha seguito i vestigi dei suoi predecessori. Mentre nelle lettere encicliche Orientalis Ecclesiae (1944), in onore di s. Cirillo d'Alessandria, Orientales omnes (1945), pubblicata in occasione del $230^{\circ}$ centenario dell'unione della Chiesa rutena con Roma, e Sempiternus Rex (1951) commemorativa del $15^{\circ}$ centenario del Concilio di Calcedonia, ha riconfermato che i dissidenti non devono temere di veder menomati i loro riti ed usi tradizionali, con la promulgazione dei "motu proprio": Crebrae allatae sunt (sul diritto matrimoniale) e Sollicitudinem nostram (de iudicio) ha dato le primizie del nuovo Codice di diritto canonico orientale, opera già da lungo tempo in preparazione e che mostra l'efficace interesse che la S. Sede ha per il benessere spirituale dell'O. c. (cf.; v. CONSTISsionI PontificIE).
Emilio Herman
II. Opere cattoliche per l'unione. - 1. La preghiera per l'unione. - La preghiera più importante è senza dubbio la Messa votiva ad tollendum schisma, prima detta ad unitatem Ecclesiae, la quale, benché composta per togliere il grande scisma di Occidente, è diretta adesso specialmente ad impetrare il ritorno dei separati, "ut omnes unum sint ". Segue la novena della Pentecoste, ordinata da Leone XIII nella encicl. Divinum illud munus (9 maggio 1897) per tutte le Chiese cattoliche, ed accettata anche da non pochi anglicani, vecchi-cattolici ed "ortodossi". Maggiore diffusione ha ottenuto l'Ottavario dell'unione dalla festa della Cattedra di S. Pietro fino alla Conversione
di s. Paolo (18-25 genn.), opera del pastore episcopaliano Paolo Watson e accettato nella Chiesa cattolica da Pio X. Il Dies Orientis, o giornata di preghiere per l'Oriente, viene raccomandato dalla S. Sede particolarmente ai seminari e ai collegi cattolici.
Pód 1851 si trova a Bruxelles l'Unione di preghiere per la conversione della Russia e per l'estinzione dello scisma tra i popoli slavi; e nel 1855 un'altra a Bourges stabilita al fine di conseguire "per Maria Immacolata la conversione dei Greci acismatici". Più conosciuta e più importante è l'Associazione di preghiere in onore di Maria Immacolata per il ritorno della Chiesa greco-russa all'unità cattolica, fondata prima del 1862 dal barnabita p. Cesare Tondini de' Quarenghi, chiamata anche Opera del p. Schuvalov. Nel 1887 sorse l'Arcicenfraternita primoprimario di preghiere e di buone opere per il ritorno all'unità cattolica delle Chiese dissidenti di rito orientale, posta sotto il patrocinio di N. Signora dell'Assunzione, ad opera degli Agostiniani dell'Assunzione, i quali la propagarono rapidamente per le varie nazioni dell'Europa e del prossimo Oriente. Altre iniziative del genere si potrebbero qui ricordare, come la Lega di sacrifici per la Russia, la quale, appena fondata dall'amministratore apostolico di Lugano, il 9 genn. 1929, raccolse l'adesione di più di 700 case religiose.
2. Associazioni. - Oltre alla preghiera per l'Oriente vi sono associazioni per promuovere l'unione. Si possono enumerare: l'Associazione dei SS. Cirillo e Metodio per il ritorno dei fratelli separati al seno della Chiesa cattolica, fondata nel 1851 dal vescovo di Marburgo Antonio Martino Stanfek, più tardi detta Apostolato dei SS. Cirillo e Metodio sotto la protezione della S.ma Vergine Maria, che è stata e continua tuttora ad essere la più feconda in opere e pubblicazioni unionistiche; la Catholica Unio del benedettino p. Agostino von Galen, costituitasi a Vienna l'anno 1923; la Società di S. Giovanni Crisostomo dei cattolici inglesi, nata nel 1926; la Catholic Near East welfare Association, fondata negli Stati Uniti del gesuita p. Walach; il Het apostolat der Hereeniging, centro del potente movimento unionistico in Olanda; la fiorente Obra misional dell'O. c. in Spagna, costituitasi definitivamente nel 1947, sotto la protezione del cardinale primate di Spagna.
In Italia sorsero nel 1930 due associazioni unionistiche, e cioè la Pia Associazione di S. Nicola di Bari, a Roma, ed a Palermo l'Associazione cattolica italiana per l'O. c., la quale, sotto la direzione del card. L. Lavitrano, esercitò un vero e profondo apostolato unionistico, mercé principalmente le Settimane orientali, organizzate nelle principali città italiane.
Mentre lo sconvolgimento dell'ultima guerra mondiale diminuiva sensibilmente l'attività di queste due associazioni, il p. C. Boyer, prof. dell'Università gregoriana, dava vita nel 1945 alla Unitas, la quale però si occupa dei dissidenti in generale, siano essi "ortodossi" ovvero protestanti.
Queste associazioni hanno procurato la celebrazione di congressi unionistici, qualche volta anche con la partecipazione degli orientali separati : tra questi i più importanti sono stati i Conventus Velebrodeises, ora sospesi, che si celebravano periodicamente in Velehrad (Moravia-Cecoslovacchia) dal 1910 fino allo scoppio della guerra.
3. Centri di studi. - Nel desiderio di preparare un clero scelto per il lavoro in Oriente, già Gregorio XIII aprì a Roma il Collegio greco di S. Atanasio, al quale seguirono altri, principalmente sotto i pontificati di Leone XIII e di Pio XI. Attualmente esistono a Roma il Collegio greco di S. Atanasio, il Collegio ruteno di S. Giosafat, il Collegio maronita (momentaneamente chiuso), il Collegio armeno, il Collegio romeno, il Collegio russo, il Collegio etiopico e l'Istituto di S. Giovanni Damasceno, destinato ai sacerdoti dei vari riti orientali che perfezionano i propri studi.
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Questi istituti mirano alla formazione del clero. Benedetto XV il 15 ott. 1917 eresse il Pontificio Istituto per gli Studi Orientali, aperto indistintamente ai Latini ed agli Orientali, ai cattolici ed ai dissidenti, per coltivare gli studi ecclesiastici orientali, con facoltà di conferire grafi accademici. Altri istituti orientali, benché senza carattere universitario, sorsero in altri luoghi, come il Seminario di S. Basilio e la residenza di studenti "Istina" di Lille, il priorato benedettino di Amay-sur-Meuse, più tardi trasferitosi a Chevetogne, l'Istituto missionario di Lublino, il Seminario di Dubno; ai quali si potrebbero aggiungere le scuole cattoliche di Oriente, tra le quali primeggia l'Università S. Giuseppe dei Gesuiti di Beirut.
4. Stampa. - Fioritura di queste opere è la stampa unionistica, con non poche riviste stampate in diverse lingue, come Apostolat Sv. Cyrilla a Metodije di Olomouc (Moravia), Der christliche Orient di Monaco, Apostolat der Hereciniging in Olanda, L'unité de l'Eglise (fino al 1937) e Russie et chrétienté in Francia, Oriens in Polonia, The eastern Churches quarterly dei benedettini di Ramsgate in Inghilterra, Cirillometodski di Zagabria, Oriente di Madrid, Irénihan di Chevetogne (Amay) nel Belgio, ed in Italia il Bollettino della badia greca di Grottaferrata, L'O. c. e la unità della Chiesa di mons. Cesare Spallanzani in Reggio Emilia (fino al 1943), ed Unitas, organo della Associazione dello stesso nome, che esce a Roma in italiano, francese ed inglese.
BibL.: C. Tondini, La priére et l'appui du St-Siige et de l'épisceant dans l'oeuvre de la réunigu des Eglises, Parigi 1876; M. Juge, La priere pour l'unite chistienne, ivi 1919; M. Gordillo, Le opere di via pontifcato [Pio XI] per l'unita della Chiesa, in Fiet uomo oulis, 3-6 (1941), pp. 63-76; id., La preghiera per il ritorno degli Orientali dissidenti, in Incontro ai fratelli separati di Oriente, Roma 1943, pp. 478-92; id., Opere per promuovere il ritorno degli Orientali dissidenti, ibid., pp. 467-77; C. Karolevskii, Alcune notizie intorno alle opere per l'assistenza ai cattolici di rito orientale, in Unitas, 4 (1949), pp. 3-64. Maurizio Gordillo
III. L'O. c. e i CRISTIANI NON CATTOLICI, SPECIALMENTE ANGLICANI. - 1. Fino al 1800. - Nel 1574 i luterani tedeschi inviarono una traduzione greca della Confessione di Augusta al patriarca di Costantinopoli Geremia II; ne seguì una corrispondenza. Dal 1824 l'arcidiacono Critopoulos, che per sette anni aveva studiato a Oxford, in Inghilterra, passò tre anni fra i teologi tedeschi e svizzeri, per i quali scrisse una Confessione di fede. Nel frattempo, in Polonia, ortodossi e protestanti si univano temporaneamente per opporsi alla Chiesa uniate rutena (1596) di recente formazione, e a Costantinopoli cattolici e protestanti, sorretti dall'azione diplomatica dei loro correligionari ambasciatori, tentavano di guadagnarsi gli "ortodossi", già assai indeboliti nell'Impero ottomano. Il momento culminante si ebbe quando Cirillo Lukaria, allora patriarca, emanò una professione di fede (1629) quasi interamente calvinista. I protestanti se ne servirono nella propaganda per dimostrare l'ortodossia della loro dottrina; i cattolici per dimostrare la necessità di una unione con Roma; gli «ortodossi * reagirono condannandola in non meno di sei sinodi nel corso del sec. xvit e approvandone (Gerusalemme 1672; Costantinopoli 1691) una refutazione condotta punto per punto nella Confessione di Dositeo. Tra il 1716 e il 1727 alcuni dei Nonfurors inglesi, spinti dalla visita in Inghilterra dei delegati del patriarcato di Alessandria per raccogliere denaro, tennero una lunga corrispondenza con i quattro patriarchi d'Oriente con l'intermediario e l'approvazione di Pietro il Grande di Russia, nell'intento di realizzare una unione con gli «ortodossi». Questa corrispondenza ebbe termine solo quando l'arcivescovo di Canterbury, Wake, spiegò a Costantinopoli la situazione sciamattica, rispetto alla Chiesa anglicana, dei suoi corrispondenti.
2. Dal 1800 al 1916. - Il movimento di Oxford nella Chiesa anglicana, con il suo parziale ritorno alla dottrina cattolica e la sua caratteristica Branch theory della Chiesa universale, diede nuovo impulso alle relazioni anglo-ortodosse $\%$. Un professore di Oxford, William Palmer, visito
la Russia ( $1840-51$ ) e poi la Grecia, ma non riuscì a persuadere queste Chiese dell'ortodossia della posizione anglicana e infine ( 1855 ) divenne cattolico. Tra il 1860 e il 1870, dapprima la Chiesa protestante episcopale d'America e poi la Chiesa d'Inghilterra istituirono comitati allo scopo di promuovere relazioni con gli "ortodossi " e vi fu qualche scambio di lettere. Nel 1874 e 1875 ebbero luogo a Bonn conferenze ufficiali tra gli "ortodossi " (russi e greci, e nel 1875 anche rumeno e sedi), gli anglicani inglesi e quelli americani, e i " vecchi cattolici"; in queste riunioni tutte le parti si trovarono d'accordo circa alcune dichiarazioni sui canoni della Scrittura, della tradizione, della Confessione, dell'Eucaristia e della dottrina della Trinità con un compromesso sul Filioque, in parte prudentemente vago; ma ciononostante l'accordo non trovò la completa approvazione del S. Sinodo di Russia né quella di alcuni anglicani. Da allora, tutte le Conferenze di Lambeth fecero riferimento alle relazioni anglicane con gli "ortodossi " e non venne persa nessuna occasione, che si presentasse, di contatto ufficiale e di cortese cooperazione. Nel 1897 la risposta anglicana alla papale Apostolicae corae fu inviata a tutte le Chiese "ortodosse", ove processò grande interesse e gran numero di studi russi e greci sulla validità delle ordinazioni anglicane, studi che criticavano i 39 Articoli e chiedevano riforme dottrinali alla Chiesa anglicana come premessa a qualsiasi scambio. Nel 1901 gli anglicani fecero circolare fra gli "ortodossi" una spiegazione del loro insegnamento, favorevolmente accolta da alcuni greci. Nel 1902 Gioacchino III di Costantinopoli volle conoscere le opinioni di otto Chiese "ortodosse" sull'unione con l'Occidente. La risposta più lunga venne dalla Russia che, in realtà, chiedeva che tutti gli anglicani, non solo quelli della Chiesa alta, la desiderassero e abbracciassero la fede "ortodossa " in ogni particolare. Nel 1906 venne fondata l'Associazione delle Chiese anglicane e "ortodosse" occidentali, tuttora efficente. Poco dopo, il patriarca di Costantinopoli acconsentì che gli anglicani e i Greci potessero amministrare alcuni Sacramenti ai membri delle reciproche Chiese, quando non fosse disponibile un ministro della Chiesa propria. Nel 1912 il S. Sinodo di Russia invitò un ecclesiastico anglicano a tenere in Russia corsi sull'anglicanesimo. In questo periodo, tuttavia, l'iniziativa veniva sempre da parte degli anglicani, i cui sforzi erano diretti verso la Chiesa russa piuttosto che verso quella greca, e, quantunque i loro oratori sorpassassero sempre gli elementi protestanti per mettere l'accento sulla concordia con la dottrina cattolica (giungendo talvolta fino alla disonestà), pure non si ebbe nessun risultato tangibile : venivano sempre sollecitati a ripudiare i 39 Articoli e ad emendare i loro altri formulari in favore dell'« ortodossia".
3. Dal 1916 in poi. - Dopo la Rivoluzione bolscevica, gli anglicani si rivolsero maggiormente verso Costantinopoli. Infatti gli avvenimenti si succedevano rapidamente. Nel 1918 l'arcivescovo Melezin di Atene, mentre si trovava in America e in Inghilterra per affari, ebbe conferenze con gli anglicani. Nel 1919 a Costantinopoli, Atene, Londra e in America vennero istituiti comitati permanenti per lo studio dell'unione. Nel genn. 1920 Costantinopoli diramò una lettera enciclica "a tutte le Chiese di Cristo ovunque esse fossero" allo scopo di incoraggiare le relazioni d'amicizia e in special modo la cooperazione su questioni pratiche. Delegati «ortodossi» furono invitati alla Conferenza di Lambeth del 1920 e Melezin, allora patriarca di Costantinopoli, ne inviò uno il quale riferì che gli anglicani desideravano ardentemente una intercomunione, ma che la loro concezione della Chiesa permetteva diversità di opinioni anche su dottrina essenziali, e consigliò la prudenza soprattutto perché gli anglicani tentavano al tempo stesso di stringere un'unione con le sètte non-conformiste. Tuttavia la visita portò alcuni frutti.
Uno dei delegati del patriarca, il prof. Comnenos,
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(per corteria del P. Ortiz, S. 2.)
Oriente christiano - Patriarca Atenagora di Costantinopoli, dopo la sua visita al Presidente della Repubblica d'Ankara (febbr. 1949).
scrisse un opuscolo (1921) in favore degli Ordini anglicani e nel 1922 il patriarca in una lettera a Canterbury e in una enciclica a tutte le Chiese "ortodosse" annunciava che gli Ordini anglicani avrebbero potuto " amministrativamente " per economia " essere considerati validi dagli "ortodossi " allo stesso modo degli Ordini cattolici e armeni. Soltanto Gerusalemme e Cipro seguirono immediatamente Costantinopoli. Da allora i segni di amicizia si moltiplicarono. In America e in Australia agli anglicani fu permesso di amministrare il Battesimo e il Matrimonio a singoli "ortodossi». Vi fu uno scambio di lettere "d'insediamento" tra Canterbury e Costantinopoli sulle nuove nomine a queste sedi. Nel 1925 tutte le Chiese "ortodosse" (escluse per il caso la Jugoslavia e, naturalmente, la Russia) furono rappresentate alle celebrazioni nicasne nell'abbazia di Westminster. Nel 1928 venne fondata l'Associazione dei SS. Albano e Sergio allo scopo di promuovere relazioni amichevoli fra gli anglicani e i Russi in esilio.
L'esperimento del 1920 fu ripetuto alla Conferenza di Lambeth del 1930, quando una numerosa delegazione "ortodossa" visito Londra, capeggiata da Melezio, allora patriarca di Alessandria. Furono tenute discussioni con un comitato di vescovi anglicani, in cui gli "ortodossi" ebbero di nuovo l'assicurazione che la Comunione anglicana ammette una reale presenza nell'Eucatoria che è un mysterion, e che l'Ordinazione reca la Grazia peculiare ad ogni Ordine e che anche questo è un mysterion. Per soddisfare i dubbi "ortodossi " queste ed altre dichiarazioni vennero sottoposte ad una sessione plenaria della Conferenza, e furono dichiarate "un sufficente ragguaglio della dottrina e della prassi" della Comunione anglicana. Il 25 dic. 1930 Alessandria estese il riconoscimento per "amministrazione" agli Ordini anglicani. Nel 1931 "ortodossi " e anglicani s'incontrarono in conferenza per ulteriori discussioni dottrinali, che però non ebbero risultato immediato. I delegati "ortodossi ", sulla via del ritorno, si incontrarono con i " vecchi cattolici" a Bonn, ma avendo solo l'autorizzazione di riferire alle loro rispettive Chiese, benché venissero ad un accordo di dottrina verbale non poterono giungere a decisioni conclusive. Gli "ortodossi " avevano sperato di convocare un sinodo pan- " ortodosso " in cui gli Ordini anglicani e l'unione sarebbero stati discussi e stabiliti in comune, ma ciò fu impedito dall'opposizione del governo turco. Così nel 1936 la Chiesa rumena invitò a Bucarest una delegazione anglicana e questa venne ad un accordo con i delegati rumeni su una formola comprendente "la successione apostolica, l'Ordine sacro, i Sacra