het (18941926) propagatore del culto di s. Giovanna d'Arco. Clodoveo occupò O. nel 498, poi si ebbero i Regni di Clodomiro e di Gontranno; nel 612 Clotario II riuní il Regno di O. a quello di Neustria. Da allora fiorì sempre più la città, dove i re spesso furono consacrati e dimorarono. Nel 1344 Filippo di Valois crea il Ducato di O. per il figlio Filippo e Carlo VI lo dona al fratello Luigi, ucciso nel 1407; poi O. subì l'assedio degli Inglesi in cui rifulse l'eroica s. Giovanna d'Arco (v.). Luigi XII nel 1499 riunì O. alla corona di Francia. Nel 1562 O. divenne il quartiere generale degli ugonotti e si sottomise nel 1594 a Enrico IV. Luigi XIII croà duca di O. il fratello Gastone, poi fu duca di O. Filippo, fratello di Luigi Filippo, divenuto re di Francia nel 1830.
Durante la Rivoluzione O. fu sede dell'Alta Corte nazionale che giudicava i processi politici; vi infierirono Collot d'Herbois e Barrère. O. fu occupata dalla Germania nel 1815 e nel 1870 fino al marzo 1871. Soffri molto per i bombardamenti del giugno 1940 e negli anni 1943-44.
La cattedrale di S. Croce si eleva sopra due edifici anteriori, il primo del sec. iv, ingrandito da una rotonda carolingia, bruciato nel 989 ; il secondo edificio romanico tra la fine del sec. x e il sec. xi trasformato in gotico nel 1287 dal vescovo Gilles Goetz, incompiuto e incendiato dagli ugonotti nel 1562 . Ne sussistono le nove cappelle del coro (fine del sec. xiri) e altri elementi del sec. xiv. Enrico IV nel 1601 pose la prima pietra dell'attuale Basilica; i lavori continuarono fino al 1829 e vi collaborarono vari architetti, tra i quali il p. gesuita S. Martillange; la facciata è opera del Trouard; l'interno, a cinque navate, misura m. $13 \times 41$; il transetto m. $53 \times 27$ e le vòlle sono alte m. 32. Vi sono i monumenti funebri dei vescovi di O. cardd. De Coislin (1666-1706) e Touchet (1926) e di mons. Dupanloup. Sotto al coro è l'ampia cripta esplorata nel 1937-38, rimettendo in luce la basilica romanica della fine del sec. x con rifacimenti del sec. xi; aveva un deambulatorio; ad un livello inferiore sono i resti della basilica primitiva rettangolare e i frammenti d'una rotonda con grande musaico dell'età carolingia con relative iscrizioni. Si trovarono tre tombe di vescovi, due del sec. xiri e una del principio del sec. xiv, con oggetti artistici ora conservati nel tesoro della Cattedrale (G. Chenesseau, Les fouilles de la cathédrale d'O., in Bulletin monumental, 97 [1938], pp. 73-94; id.. Fouilles faites dans la cathédrale d'O. en juillet et octobre 1942, in Bulletin des antiquaires de France, 1942, pp. 218-25). In O. furono tenuti Concili negli anni 511 (ro luglio); 533 (23 giugno); 538 (7 maggio); 541 (14 maggio); 549 (28 ott.); tra il 639 e il 641 e nel 1022.
L'antico episcopio (sec. xvir) è ora occupato dalla Biblioteca municipale fondata nel 1714; essa possiede una serie di preziosi manoscritti dal sec. vir al sec. xv; provenienti in parte dall'abbazia di St-Benoit-sur-Loire e molti incunaboli; inoltre il fondo Desnoyers che comprende oltre 10.000 volumi relativi a $O$.
St-Aignan, abbazia benedettina fondata nel 617 presso la tomba del Santo vescovo, restaurata più volte, dopo incendi e distruzioni ( $865,999,1370,1428,1562$ ), profanata durante la Rivoluzione Francese; dell'antico edificio restano il transetto e il coro; la sala capitolare e la sacrestia sono del sec. xv; tre cappelle a sinistra del sec. xvi. La cripta è del sec. xi.
St-Euverte, chiesa eretta tra il sec. Ix e il sec. xir, abbattuta durante la guerra dei Cento anni, rifatta nel 1445; devastata dagli ugonotti nel 1562, riparata fino al 1655, chiusa e abbandonata con la Rivoluzione, riaperta poi al culto e oggi cappella d'un pensionato (C. Berrois, Histoire de l'abbaye de St-Euverte, Orléans 1919). Dove è la parrocchia di S. Marco fu fondato nell'817 il priorato benedettino di St-Gervais poi dedicato sullo sconcio del sec. xv da Carlotta di Savoia a S. Farstrio (Phallier), demolito dagli ugonotti nel 1562 (Cottineau, II, col. 2140 ).
## Page 237
N.-Dame de Bonne Nouvelle (de bono nuntio) fondata nel 1026 per monache benedettine; nel 1126 priorato benedettino, passato ai Maurini nel 1653 . Il monastero situato sopra un monumento romano è oggi occupato dalla prefettura (ibid., II, col. 2142). Notre-Dame de Recouvrance fu consacrata il 14 apr. 1519 nel luogo d'una cappella del sec. xI dedicata a Notre-Dame de Bon Secours. La chiesa di St-Pierre-le-Pueller, con avanzi architettonici dei secc. xir e xiri e abside romanica. La chiesa di S. Paolo a tre navate, dell'ultimo periodo gotico (sec. xvi), con chiostro e campanile del 1629 , fu incendiata nel 1940. Sulla navata destra è il santuario cappella di Notre-Dame des Miracles, che risalc al sec. IX; dinanzi all'antica statua bruciata nel 1562 dagli ugonotti si era prostrata riconoscente Giovanna d'Arco l'8 maggio 1429 dopo la liberazione d'O. La chiesa di St-Pierre-duMartroi, già St-Pierre Ensentelé eretta al tempo di Francesco I, fu devastata dagli ugonotti e restaurata alla fine del sec. xvi. La chiesa di S. Paterno fu ricostruita nel 1876 ; St-Loup (s.S. Lupus ad Ligcrim c in origine s Vinea B. Mariae s fu un priorato di monache benedettine fondato nel 1235 e St-Jean-de-Bray da s. Luigi; nel 1639 fu trasferito in O. e Urbano VIII l'errase abbaria, soppressa nel 1792 (ibid., col. 2141). La Madeleine dell'Ordine di Fontevrault, fu fondata nel 1113 da Roberto d'Arbrissel; distrutta dagli Inglesi nel 1428 , ricostruita nel 1466 e soppressa dalla Rivoluzione Francese (era nell'attuale sobborgo de la Madeleine [ibid., col. 2141]). A ca. 3 km . da O. fu l'abbasio di Micv, oggi St-Mesmin, fondata da at. Euspice presbitero di Verdun (m. nel 510 ) e da suo nipote s. Massimino (Mesmin, m. nel 520 ) su terreno donato nel 508 da Clodoveo, dedicata prima a s. Stefano. Sbbe grande importanza culturale. Fu saccheggiata più volte negli anni $732,856,897,1562$ e restaurata a più riprese fin dal tempo di Teodolfo e di s. Benedetto d'Aniane ca. l'830; l'abate de la Rochefoucald vi chiamò nel 1608 i Feuillants. Fu soppressa nel 1790 dalla Rivoluzione Francese; l'ultimo abate Chapt de Rastignac fu a Parigi una delle vittime nella prigione dell'Abbaye nel sett. 1792 (E. Jarassey, Histoire de l'abbaye de Micv-St-Mesmin-lez-Orléans, son influence religieuse et sociale, d'après les archives et les documents originaux, pièces justificatives et grotures, Orléans 1902; Cottineau, II, coll. 1845-48). La casa dove s. Giovanna d'Arco dimorò dal 29 apr. al 9 maggio 1429 fu danneggiata nel 1940 dai bombardamenti.
Notevole importanza ebbero le scuole d'O. dove furono educati il re Gontranno di Borgogna e suo figlio Gondebaldo; esse fiorirono all'età carolingia col vescovo Teodolfo e ancor più dall'xi al xiv sec. Docenti di O. scrissero trattati di retorica intitolati Ars o Summa dictaminis; nel 1230 non pochi alunni dell'Università di Parigi passarono ad O.; nel 1298 Bonifacio VIII incaricò anche i dottori di O. di commentare le Decretali. Clemente V fu allievo di O. e con una bolla del 27 genn. 1306 le conferì il titolo e i privilegi di un'università. Dei grandi edifici universitari non resta che la cosiddetta "Salle des Thèses " della fine del sec. xv che contenne la prima biblioteca pubblica della città; oggi è sede della "Société archéologique et historique de l'Orléansis ". S. Lifardo abate di Meung-sur-Loire è ricordato al 3 giugno nel Martirologio geronimiano. Molti i santi della diocesi; tra questi s. Baudilio martirizzato a Nîmes (v.); s. Lucano patrono di Loigny; s. Donato, l'abate di May; s. Mesma sorella di s. Massimino; s. Felicola patrona di Gien; il re dei Burgund, s. Sigismondo, e s. Gontranno; s. Lupo vescovo di Sens; s. Guglielmo abate di Fontainjean e poi arcivescovo di Bourges; i bb. Odo vescovo di Cambray e Reginaldo decano della collegiata di St-Aignan; di O. fu anche Giorgio Goyau (v.). Nel 1130 furono ad O. s. Bernardo e Innocenzo II.
BibL.: E. Duchâteau. Hist. du diocèse d'O., Orléans 1880; Th. Cochard, Les saints de l'église d'O., ivi 1887; Mémoires de la Soc. d'arch. et hist. de l'Orléanais dal 1851; G. Rignolt, O. et la Val de Loire, Parigi 1914; P. Vitry, Musée de O., ivi 1928; J. Du la Martinière, Les origines chrétiennes d'O., in Revue d'hist. de l'Eglise de France, 25 (1939), pp. 3-32; G. Cheneezau, A propos des origines chrétiennes d'O., ibid., pp. 193-201; id., O. et ses
encirons, Grenoble-Parigi 1942: Guide de la France chrétienne et missionnaire 1948, ivi 1948, pp. 368, 667-71, 1071-72. Enrico Iosi
ORLÉANS, CASA di. - Nella storia francese vi sono quattro diversi gruppi di persone successivamente investite della corona del Ducato di O. Primo fu Filippo, quintogenito di re Filippo di Valois, nel 1344, che lo conservò solo fino al 1375 , anno in cui morì senza prole legittima. Nel 1392, re Carlo VI investi del Ducato d'O. il secondogenito di re Carlo V, Luigi. A lui successe suo figlio Carlo (1394-1465), che dovette sostenere dure lotte contro la casa di Borgogna; nel 1414 entrò con il Delfino in Parigi; nella battaglia di Azincourt fu fatto prigioniero dagli Inglesi; nel 1440 poté tornare in Francia. Fu raffinato poeta di squisita malinconia. Da lui passò il titolo per legittima discendenza al principe Luigi che, alla morte di Carlo VIII (1498), salì sul trono francese con il nome di Luigi XII (v.).
Il Ducato di O. divenne appannaggio di Gastone di Francia (1608-60), figlio minore di Enrico IV e di Maria de' Medici. Fu tipico rappresentante della vecchia aristocrazia in lotta contro l'assolutismo monarchico. Morto lui, senza discendenti maschi, il Ducato ritornò alla corona. L'anno successivo il Ducato di O. fu dato da Luigi XIV al fratello Filippo (1640-1701), uno dei pretendenti al trono di Spagna alla morte di Carlo II, ma che invano protestò contro le disposizioni testamentarie che istituivano erede Filippo d'Angiò. Il figlio Filippo (1674-1723) divenne alla morte di Luigi XIV reggente di Francia, e tale rimase fin quasi alla propria morte, quando Luigi XV raggiunse la maggiore età. Tra i discendenti di questo casato si ricordano Luigi Filippo Giuseppe (1747-93), di sentimenti democratici, il quale durante la Rivoluzione Francese assunse il nome di Philippe Egalité e, deputato alla Convenzione, votò la condanna a morte di Luigi XVI, ma poi, sospettato di tradimento, fu egli stesso ghigliottinato; e suo figlio Luigi Filippo (v.), divenuto re nel 1830 . I sostenitori degli O. costituirono, dopo l'abdicazione di Luigi Filippo, accanto ai legittimisti ed ai bonapartisti, il terzo partito monarchico francese, e dopo la morte di Enrico V, conte di Chambord, nel 1883 , si fusero con i legittimisti. Portò per ultimo il titolo di duca d'O. Luigi Filippo Roberto (1869-1926).
BibL.: G. Peignot, Précis historique, généalogique et littéraire de la maison d'O., Parigi 1830; F. S. Laurentie, Histoire des ducs d'O., 4 voll., ivi 1832-34; G. Bourgin, s. v. in Enc. Ital., XXV, p. 365 (con bibl).
Silvio Furlani
ORLÉANSVILLE. - Nell'Algeria, sul luogo dell'antico Castellum Tingitanum. Si conoscono i nomi di alcuni suoi vescovi, quali Marino nel 324, noto da un'epigrafe; Cereale nel 43 r, ricordato da Isidoro di Siviglia; Voconio o Boconio ca. il 460, menzionato da Gennadio; Reparato (460-75), di cui si conosce l'epitaffo; Pietro ca. il 484 . Severino è un vescovo donatista ca. il 4 II .
Nel 1843 fu scoperta la basilica del vescovo Reparato (m. $26 \times 16$ ) con ingressi laterali all'aula, divisa in cinque navate da pilastri con abside sopraelevata e con altra abside opposta, nella quale si ritiene fosse posto un battistero. Il pavimento era rivestito di musaici, con iscrizioni, una delle quali indicava l'inizio delle fondazioni al 21 nov. 324 (CIL. VIII, 9708); in un'altra l'augurio : semper pax (ibid., 9712); in una terza in labirinto si leggeva: Sancta ecclesia (ibid., 9710); un giuoco di lettere formava l'epigrafe Morinus sacerdos (ibid., 9711). Vi fu poi inserita l'epigrafe in musaico del vescovo Reparato. A nord-est di O. nella località Beni-Rached, nel 1913 si rinvenne un grande pavimento in musaico (m. 9.40 - 9.70) avente nel centro una corona d'alloro con l'iscrizione votiva posta dai donatori, Floro e Matrona con i loro figli e l'augurio "cum clero tuo fioreas ut hoc fieret Deus iussit". A sud-ovest di tale dedica appare poi una seconda corona d'alloro in musaico con l'iscri-
## Page 238
zione "Pax aeciesiae catholicae semper" che si riferisce al periodo della lotta contro il donatismo allo scorcio del sec. Iv; la prima iscrizione fa supporre che anche a Beni-Rached fosse in quel tempo una sede vescovile (J. Carcopino, Note relative à une inscription chrétienne découverte près d'O., in Comptes rendus de l'Acad. des. inscr. et belles lettres ... [1913], pp. 633-66). A tre km. da O. si rinvenne un ipogeo cristiano con tombe decorate con musaici e iscrizioni datate agli anni 468 e 474 (CIL. VIII, 9713). Ivi fu trovato nel 1850 il lampadario in bronzo a forma di basilica poi passato nella collezione A. Basilewsky e ora nel museo "de l'Ermitage a Leningrado (riprodotto alla voce africa, vol. I, col. 414).
Tra le altre iscrizioni si ricordano, ora nel Museo di Algeri e provenienti da una cappella sulle rive del Chelif, due frammenti di mattone in cui si ricorda una memoria apostolorum Petri et Pauli e terminante con l'espressione iubente Deo et Christo, della fine del sec. Iv o del v (CIL, VIII, n. 9714); l'epitafio marmoreo del figlio del tribuno Fuscius morto nel 406 e deposto presso una memoria degli stessi apostoli "aput sanctos Apostolos Petru et Paulu in nomine Dei et Cristi" (ibid., n. 9715).
Bibl.: S. Gsell, Monuments antiques de l'Algérie, II, Parigi 1901, pp. 108 sgg.: 241 sgg.; id., Atlas archéologique de l'Algérie, iv) 1911, foglio 12, pp. 9-10; J. Mesnage, L'Afrique chrétienne, ivi 1912, pp. 463-64; P. Moncesua, Notes sur des découvertes faites dans la basilique des Beni-Rached, in Comptes rendus de l'Acad. des inscr. et belles lettres, 1914, pp. 124-26; H. Loderoy, s. v. in DACL. XII. II, coll. 2719-35. Enrico Josi
ORMANETO, Niccolò. - Vescovo di Padova, veronese, n. al principio del sec. xvi, m. il 17 o 18 giugno 1577. Nel 1553, legato in Inghilterra, aiutò il card. Pole nella sua opera di riforma del clero e dell'Università di Oxford. Tornò a Roma nel 1557 per riferire sulla legazione, quando il card. Pole ne fu rimosso da Paolo IV.
Seguì il card. Navagero, uno dei legati pontifici al Concilio di Trento, e nel 1563 fu dai legati inviato in missione presso Alberto V di Baviera. Si trasferì poi a Milano e divenne uno dei più fidati consiglieri di s. Carlo Borromco, il quale lo mandò nel giugno 1566 a Roma quale suo rappresentante nella Congregazione per la riforma del clero romano. Egli fu così uno dei migliori strumenti dell'azione riformatrice di Pio V. Nel 1572 Gregorio XIII lo inviò nunzio in Spagna, dove svolse una energica attività nella riforma dei monasteri spagnoli.
Bibl.: Pastor, VII, VIII e IX, passim; F. M. Carini, Mons. N. G. veronese, vescovo di Padova, nunzio apostolico alla corte di Filippo II re di Spagna 1572-77, Roma 1894; C. Robinson, N.O., Londra 1920.
Roberto Palmarocchi
ORMAZD : v. ahuramazdì.
ORMEA, Carlo Vincenzo Ferrero di Roasio, d'. - Diplomatico e mistico piemontese, n. a Mondovì il 5 apr. 1680, m. a Torino il 29 maggio 1745. Giudice a Carmagnola, fu da Vittorio Amedeo II nominato intendente della provincia di Susa, poi intendente generale delle finanze. Nel 1722 il Re gli conferì il marchesato di $O$.
Nel 1725, per risolvere l'aspro dissidio giurisdizionale che agitava la Sardegna recentemente ottenuta dai Savoia, il d'O. fu inviato a Roma, e dopo laboriose trattative, con l'aiuto del cardinale sardo Agostino Pipia e per l'intervento del card. Prospero Lambertini, riuscì a concludere con Benedetto XIII il Concordato del 29 maggio 1727. Questa conciliazione, comunque si vogliano giudicare dal lato strettamente giuridico le opposte tesi, ebbe in pratica il benefico effetto di restituire all'isola la pace religiosa, e inoltre, togliendo alla Spagna ogni pretesto d'intervento, eliminò il pericolo di nuovi conflitti. Nel 1730 il d'O. fu nominato segretario di Stato agli Interni e conservò la sua carica anche con Carlo Emanuele III, per ordine del quale fece arrestare Vittorio Amedeo II, quando questi volle revocare la sua abdicazione e riprendere il potere. Nel 1732 il d'O. ebbe il Dicastero degli esteri e ispirò e diresse la politica del Regno durante la

(per cortesia della dati, Emilia (turini) Orologio - O. astronomico della cattedrale di Strasburgo (sec. xv).
[^0]
[^0]: guerra di successione austriaca. Il conflitto con la S. Sede per la Sardegna si riaccese quando Clemente XII dichiarò invalido il Concordato del 1727; ma fu composto sotto il suo successore, Benedetto XIV, con la convenzione del 5 genn. 1741. Il d'O. ebbe nel 1742 l'ordine dell'Annunziata e infine fu nominato gran cancelliere del Regno.
Bibl.: M. Torronese, La politica ecclesiastica di Carlo Emanuele III, Firenze 1910, passim; R. Palmarocchi, Sardegna sabauda. Il regno di Vittorio Amedeo II, Cagliari 1936, passim. Roberto Palmarocchi
ORMISDA, pAPA, santo. - Figlio di Giusto, n. a Frosinone; già diacono di papa Simmaco, gli successe nel pontificato il 20 luglio 514. Carattere pacifico, ma energico tutore dei diritti della Chiesa e difensore della dottrina cattolica, si adoperò grandemente per estinguere i due scismi che alla sua elezione funestavano la Chiesa. A Roma c'erano ancora chierici seguaci dell'antipapa Lorenzo (498-515), eletto contro Simmaco; all'avvento di O. costoro ritrattarono il loro errore e fatta pubblica ammenda furono ripristinati nei loro uffici. Ben più importante da risolvere era lo scisma acaciano che dal 484 aveva separato da Roma la Chiesa d'Oriente. Il patriarca di Costantinopoli, Acacio (v.), aveva accettato l'Emotico di Zenone, per cui il papa Felice III l'aveva scomunicato. L'influenza del patriarca aveva trascinato nello scisma parecchi vescovi, ligi alla politica imperiale, ed i cattolici avevano dovuto sopportare persecuzioni e maltrattamenti.
Poco tempo dopo l'elezione di O. il duca Vitaliano, comandante dell'esercito danubiano, atteggiandosi a difensore dell'ortodossia e della pace, si ribellò all'imperatore Anastasio e mosse verso Costantinopoli; l'Imperatore, spaventato, accettò le condizioni poste da Vitaliano, fra
## Page 239
le quali prima era quella di restituire l'unione e la pace alla Chiesa, e domando ad O. la convocazione di un concilio per comporre lo scisma. Ma quando nell'ag. 515 i legati di O. giunsero a Costantinopoli con le istruzioni necessarie ed una formola di fede da far sottoscrivere per ritornare all'unione, Anastasio rifiutò di accettare le disposizioni pontificie e rimandò i legati.
Quando questi giunsero a Roma, Anastasio aveva già spedito altre lettere al Papa ponendo le sue condizioni per la pace e cercando di sobillare il Senato contro O.; ma questi non cedette; però accondiscese ad inviare altri legati con lettere all'Imperatore, al patriarca, al clero e ai monaci. Non si approdò a nulla, anzi si tentò di corrompere i legati e poiché le lusinghe riuscirono vane, furono rimandati con lettere aspre ed ingiuriose nei riguardi del Papa.
Morto improvvisamente il 9 apr. 518 Anastasio, fu eletto a succedergli il prefetto del pretorio Giustino, convinto e fervente cattolico. Per prima cosa si affrettò a richiamare i vescovi esiliati dal predecessore, ordinò a tutti l'accettazione integrale del Concilio di Calcedonia, e bandì tutti gli eretici interdicendo loro ogni ufficio. Poi nel sect. scrisse ad O. chiedendo legati per comporre lo scisma. Il Papa spedì, nel genn. 519, una legazione diretta dai vescovi Germano e Giovanni e dal diacono alessandrino Dioscoro (v.). I legati, istruiti sul modo di comportarsi, portavano seco una formola di fede, da sottoscrivere senza discussione, che imponeva la condanna di Nestorio, Eutiche, Acacio ed altri eretici più compromessi col monofisismo, e l'accettazione totale del Tamus ad Flavianum di papa Leone. Giunti a Costantinopoli nel marzo 519, i legati furono accolti con gioia e segni di rispetto e venerazione da parte di Giustino, del Senato, del clero e del popolo. Dioscoro espose egregiamente i motivi della condanna di Acacio ed il patriarca Giovanni sottoscrive la formola di fede, e con lui molti altri. Ci furono però qua e là resistenze, come a Tessalonica dove il vescovo-legato Giovanni fu maltrattato dal popolo, ma l'autorità dell'Imperatore riusci a ricondurre sulla retta via i recalcitranti.
Intanto a Roma O. dovette interessarsi della questione dei monaci acemeti, che volevano si accettasse la formula Unus de Trinitate passus est carne. Quei monaci, già respinti dai legati papali a Costantinopoli, erano venuti a Roma per convincere direttamente il Papa; O., avvisato in tempo, li accolse freddamente e temporeggiò, ma poiché si facevano sempre più turbolenti e seminavano zizzania, li cacciò via nell'ag. 526.
Simile sorte toccò anche ai manichei cacciati in esilio e i loro libri bruciati pubblicamente. O. morì il 6 ag. 523; il Martirologio romano lo commemora il 16 ag.
Biel.: CSEL, XXXV, II, ed. O. Günther, Vienna 1898, p. 499 sgg.; Lib. Pont., pp. 269-74; Acta SS. Augusti, II. Parigi 1865, pp. 133-61; L. Duchesne, L'Eglise au T.P. siècle, iri 1523, pp. 37-40, 48-65; E. Amann, s. v. in DThC, VII, coll. 161-76; Martyr. Romanum, p. 326.
Agostino Amore
## ORMONI: v. ENDOCRINE, GLANDOLE.
ORMULUM, THE. - E un lungo poema didattico inglese, composto nella prima metà del sec. xili dal monaco agostiniano Orm (donde il titolo).
Ne restano ca. 20.000 versi. Consiste di una serie di minuzioso parafrasi dei Vangeli secondo l'ordine in cui appaiono nel Messale romano lungo il corso dell'anno liturgico. L'opera, che è priva di qualità poetiche, era probabilmente destinata alla recitazione a voce alta, e l'autore adottò pertanto una speciale grafia (con distinzione di sillabe brevi e lunghe, ecc.) che la rende un documento prezioso per il linguista che intenda ricostruire anche nei suoi dati metrici e fonici l'inglese del tempo.
Biel.: si veda l'ed. in a voll. curata da R. Holt, Oxford 1878.
Augusto Guidi
ORNAN (ebr. 'Ornân; in II Sam. 24, 16-25 Volg. Areuna, ebr. 'À̛ravnâh). - Nome, d'origine lurrita o hittita, di un iebuseo abitante Gerusalemme al tempo di David, padrone d'un'aia sul luogo più alto

(fof. Garrabolis)
Orologio - Automa dell'o. della cattedrale di Burgos, detto - Il Pappamosche, (sec. xvi).
del monte Moria. Durante la pestilenza provocata dal censimento ordinato da David, l'angelo punitore fu visto dal Re presso detta aia. Compratala immediatamente dal iebuseo al prezzo di 50 sicli (diversa cifra, ma improbabile, in Paralipomeni), vi costruì un altare su cui offri sacrifici : e il flagello cessò (II Sam. 24, 16-25; I Par. 21, 15-28). Sul luogo di quell'altare fu poi costruito il Tempio da Salomone.
Gino Bressan
OROLOGIO. - Fin dall'antichità si ha notizia di strumenti atti alla misurazione del tempo applicati ad edifici; tuttavia l'o. inteso quale elemento anche decorativo di una architettura è una creazione piuttosto tarda.
Nel medioevo, ancor prima della necessità dell'o. in edifici pubblici ad uso dei cittadini, si era sentita quella di una esatta divisione del tempo nelle comunità religiose per regolare la vita dei monaci e per l'ora dell'Ufficio. Pare quindi accertato che sia questa la ragione per cui i primi o. medioevali furono installati nell'interno anziché all'esterno delle chiese; solo in un secondo tempo furono muniti di campana e di quadrante esterno servendo cosi anche da o. pubblici. Non solo, divennero anche man mano sempre più complessi nel loro meccanismo interno e nei loro quadranti ornati di figurazioni astronomiche o allegoriche e animati da figure automatiche, che allo scoccare delle ore compiono determinati gesti.
Gli esemplari più importanti di o. medioevali aventi interesse per l'arte si trovano in Francia e in Germania. La cattedrale di Beauvais possiede un o. interno di cui è conservato ancora il meccanismo originale che si fa
## Page 240

(1st. Lenguair)
Orologio - Automi con scena di tornoo e maschere (sec. xvir). Monaco, torre del Municipio.
risalire ai primi tempi di quella chiesa; molto antico è pure quello della cattedrale di Bourges (fine del ' 300 inizio del ' 400 ) e di Notre-Dame di Digione ivi trasportato da Courtai nel 1582. Di particolare menzione è degno l'o. della cattedrale di Strasburgo, munito di quadrante astronomico e di un complicato sistema di automati; finito nel 1354, ma rimaneggiato e modificato nel corso dei secoli (l'o. attuale è del 1574), rimane il prototipo non solo dei precedenti, ma anche dell'o. tedesco il cui esemplare più antico si trova nell'interno della chiesa di s. Maria di Danzica ( 1464 -70), in quanto altri, pur esistendo in loco, sono stati rifatti più tardi (Lubecca, Münster ecc.). Accanto a questo tipo si sviluppa nei paesi tedeschi, più che altrove, l'o. pubblico sulla facciata del municipio; in genere si tratta di organismi meno complessi in cui anche gli automati, quando ci sono, hanno meccanismi più semplici (Ulm 1500 ca., Esslingen 1588 Heilbrun fine del 1500 ).
Mentre al prototipo francese e tedesco si avvicina quello svizzero (Berna, Sion, Soletta, Zurigo, Zug) se ne stacca l'o. inglese che è in genere meno complicato e monumentale, con quadrante non grande sormontato da poche figure automatiche: cattedrale di Exeter del 1317 ca., restaurato più tardi; cattedrale di Wells, ricordato già nel 1394 con quadrante esterno ed interno sormontato da poche figure automatiche; Saint-Dunstan a Londra con automati ( 1671 ), cattedrale di York (1750).
Anche il primitivo tipo di o. pubblico italiano è piuttosto semplice e animato da poche figure : ad Orvieto quello della Torre Maurizio, dal nome della statua bronzea che batte le ore sulla campana, e ad Udine quello della Torre dell'o., costruita da Giovanni e Bernardo da Udine intorno al 1530, ma portante un o. esistente già nel 1397 su un edificio precedente, ne sono gli esemplari più antichi. Al ' 500 risalgono gli o. della Confraternita di Arezzo, con quadrante astronomico; della Torre dei Matti di Brescia, con figure automatiche; del Terrazzo di Cremona; della Torre dell'o. di Padova, che
ripete semplificato il tipo di Venezia. E questo di Venezia l'o. italiano che più si avvicina all'oltramontano: l'edificio, sorto ad opera di Mauro Coducci nel 1496-99, ospita un grande quadrante astronomico cui sovrasta una loggetta nella quale allo scoccare delle ore appaiono i Re Magi a rendere omaggio alla Vergine col Figlio, il tutto è sormontato infine da una campana su cui due figure bronzee battono, con un lungo martello, le ore. Numerosi sono, naturalmente, nel ' 500 e nei secoli seguenti, gli o. su campanili e su facciate o torri dei palazzi, ma in genere poco interessano dal punto di vista artistico, se si eccettuano quelli barocchi che entrano a far parte, come elemento decoratico-scenografico, della complessa architet. tura del tempo (Roma, S. Agnese a Piazza Navona, Collegio dei Filippini, S. Pietro; Superga, santuario ecc.), o alcuni del secolo scorso, come quello del Parlamento di Londra del 1859. - Vedi tav. XXII.
Bibl.: M. Planchon, L'Horloge, son bistorre rétrospective, pittoresque et artistique, Parigi s. a.: A. Malaguzzo-Valeri, Orologi meccanici del Rinascimento, in Arte gria, Bologna 1926, p. 71 sgg.; A. Ungerer, Les horologes astronomiques et monumentales les plus remarquables, Strasburgo 1931; E. Lavagnino, s. v. in Enc. Ital., XXV (1935), p. 597; J. James, The old english lantern clock, in Antique Collector, 1938, pp. 263-66; P. Romano, Orologi di Roma, Roma 1944.
Maria Donati
ORONZO, santo, martire: v. VINCENZO, ORONZO E VITTORIO, santi, martiri.
OROPA, SANTUARIO di. - Uno dei maggiori santuari mariani piemontesi, a 11,68 km . da Biella in provincia di Vercelli, a m. i 180 sul livello del mare nella conca alpina omonima.
Vi si venera una statua lignea medievale della Vergine con il Bambino in braccio. Una tradizione, registrata nella prima cronaca biellese dell'Orsi del 1488 e nel documento lapideo del 1593 presso il sacello, vorrebbe che la statua fosse stata recata dall'Oriente da s. Eusebio di Vercelli (v.), colà esiliato dall'imperatore ariano Costanzo

(da Villes d'art de la Bniese, Neuchatel 1550, tav. 8) Obolog10 - O. opera del maestro Spoerh di S. Gallo (ca. 1667). Sion, Municipio.
## Page 241

(per cottese del sec. Morio Trompetto) OROPA, SANTI ARO di - Statuia lignea della Vergine venerata nel Santuario.
N. Marie de Valle Orepe» [bolla di Innocenzo III, 2 maggio 1207: Acta Reginae Oropae, I, p. 3] e poi priorati di S. Bartolomeo e di S. Maria della Valle d'O.) di eremiti professanti vita monastica eusebiana, e il soggiorno, frequente lassù, come in un mistico ritiro, dei successori di Eusebio sulla cattedra di Vercelli, sono dati che illuminano, oltreché sulle origini, anche sui primitivi sviluppi dal santuario.
Scomparsi di fatto sul finire dal sec. xiv i due suddetti priorati con i priori commendatari, e di diritto con bolla di Pio II (1459,) che attribuiva la chiesa di S. Maria di O. al Capitolo di S. Stefano di Biella (oggi Cattedrale) e poi con i Regi Stabilimenti del 1644, 1711, 1735 e 1748, che associarono a quella del Capitolo, a riconoscimento delle benemerenze acquisite, la sovraintendenza del Comune di Biella con una stabile congregazione amministratrice formata da quattro canonici e quattro rappresentanti della città sotto la presidenza del vescovo, s'iniziò il periodo di maggiore sviluppo del santuario. Demolita, intorno al 1600 , la chiesetta costruita accanto al primitivo sacello, questo venne racchiuso al centro d'una più ampia chiesa, quale tuttora sussiste. Abbattute in gran parte le vecchie abitazioni sorte nelle vicinanze, s'iniziò la costruzione - per oblazioni di popolo e generosità dei principi sabaudi - dei grandiosi edifici per alloggio dei pellegrini, il cui complesso presenta ora una doppia serie di fabbricati, salienti lungo il declivio della montagna e racchiudenti quattro successivi piazzali. Sui due primi si allineano negozi religiosi e ristoranti; il terzo - cui s'accede per il monumentale scalone e la porta regia, iuvareschi - è il vero cortile sacro, amplissimo e tutto contornato da severi porticati ad inquadrare la Basilica che sorge al centro, bellissima nella sobria linea della lapidea architettura; più su si sale all'immenoo piazzale sul cui fondo s'erge imponente il nuovo tempio. Nei dintorni sorgono le settecentesche cappelle illustranti i misteri della vita della Vergine ed il monumentale cimitero.
La devozione dei popoli subalpini, che ebbe massima espressione nelle quattro secolari incoronazioni del 1820, 1720, 1820, 1920, ha arricchito lungo i secoli il santuario
di donativi preziosissimi per storia ed arte, dagli affreschi trecenteschi del Sacello alle tavole, mobili, paramenti e vasi sacri oggi conservati nel Museo, nel Tesoro e Biblioteca. - Vedi tav. XXIII.
Bibl.: B. Catti, Breve relaz. dell'antichiss. e mirabiles, devotione della gloriosiss. Madre di Dio del monte di O. di Biella, Torino 1621; C. A. Bonino, Hist. della Madonna S.ma d'O. nei monti della città di Biella nel Piemonte, Torino 1639; G. Avogadro di Valdengo, Storia del santuario di N. S. d'O. nei monti di Biella, ivi 1846; A. Tarello, Il santuario d'O., note storico-giuridiche, Biella 1919; G. Sormano, O., ivi 1927 ; B. Buscaglia, Raccolta di grazie e miracoli della Madonna d'O. su documenti autentici, ivi 1930; id., Il santuario di Maria S.ma sui monti di O., ivi 1933; L. Borello-M. Rosazza, Storia d'O., Todi 1933; vari aut., O. storica, preistorica e protocristiana, in Illustraz. biellese, 5 (1936), no. 7-8-9; E. Solla, L'acropoli sacra di O., in Il biellese e le sue massime glorie, Milano 1938; Acta Reginae Montis Orepae, Il cartario d'O., a cura di S. Ferraria e P. Torrone, 4 voll., Biella 1945-48; M. Trompetto, Il santuario d'O., Milano 1949, Mario Trompetto
OROSCOPO ( $\dot{\omega} \rho \circ \sigma \varepsilon \dot{\sigma} \sigma \circ \varsigma$ ). - Il termine o. designa in astrologia il momento preciso ( $\dot{\omega} \rho \alpha$ ) in cui si osserva ( $\sigma \alpha \sigma \sigma \varepsilon \hat{\imath} \nu$ ) la posizione degli astri, che spuntano all'orizzonte nell'istante della nascita di un individuo. La determinazione esatta di tale momento è necessaria per stabilire il futuro dell'individuo; e anche per interrogare nel corso della sua vita gli astri, sempre però subordinatamente alla posizione che questi ebbero al momento della sua nascita.
Come si vede, l'o. è saldamente collegato con l'astrologia divinatoria, la quale poggia sui seguenti principi : a) gli astri hanno azione preponderante nell'equilibrio dell'universo, il quale è influenzato dalle qualità caratteristiche di ognuno di essi; $b$ ) tale influsso è determinato dalla posizione, a un dato momento, degli astri nel cielo e può essere positivo o negativo, cioè favorevole o avverso. Ognuno dei 7 pianeti (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) ha una sua casa ( $\sigma i \lambda \varepsilon \varsigma$, mansio) in uno dei 12 segni dello zodiaco dov'esso stringe la sua più grande energia (Firmizo) e dalla quale esercita il proprio influsso. Inoltre, una volta identificati questi pianeti con determinate età della vita (ad es., Luna $=$ prima infanzia, Mercurio $=$ giovinezza, ecc., fino a Sa turno $=$ decrepitezza (Tolomeo, IV, 9]) e attribuite ai segni zodiacali certe caratteristiche buone o cattive, si ritenne che esistesse un'analogia e un legame fortissimo tra il fanciullo che nasce e l'astro che in quel momento si alza nel cielo; all'orizzonte, perciò, dove gli astri posseggono tutto il vigore della giovinezza, l'astrologia collocò l'o., cioè il punto preciso in cui il momento della nascita è collegato con il destino.
L'o., come l'astrologia, è originario della Babilonia, donde si propagò; esso fu molto in uso fra i regnanti microasiatici, taluni dei quali scolpirono il loro tema di ge-

(da H. Haas, Bilderatlas zur Religions Geschichte, Lipsia 1970, fig. 113)
Oioscorp - O. di Antioco di Commagene.
## Page 242

(Ist. Enc. Catt.)
Orosio. Paolo - Historiae adversus paganos libri VII. Inipit del libro VI con iniziale minizta e glosse (sec. IX, prima metà).
Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 296, f. $67^{\circ}$.
Nitura nei templi, sulle tombe, sulle monete, ecc. In Grecia (dove il termine indica anche lo strumento per determinare la posizione delle stelle che sarebbe stato inventato da Anassimandro: Diogene Laerzio, II, 1) l'n. fu in uso soltanto dall'epoca alessandrina (efr. Esichio e Suida, s. v.; cf. anche Clemente Alessandrino, Strom., VI, p. 757). A Roma ne trattò particolarmente nell'età augustea Manilio, nel sec. Iv Firmico Materno, che scrisse un trattato di astrologia: Matheseos libri VIII.
BibL.: V. Fr. Cumont, Zodiacus, in Daremberg et Saglio, Dictiom. des antig. grecques et romaines, VI, coll. 1046-62. Cesare D'Onofrio
OROSIO, Paolo. - Prete spagnolo di Braga, nell'antica Galizia (Braulio, Epist., 44) discepolo di Agostino, "d'ingegno esperto, eloquio facile, avido di sapere, desideroso di combattere le cattive dottrine", che turbavano le lontane plaghe di Galizia (s. Agostino, Epist., 166). Fuggendo dinanzi ai Vandali fu attratto ad Ippona dal prestigio di s. Agostino, al quale nell'anno 414 presentò i suoi problemi: il priscillianesimo della sua patria, l'origine dell'anima ecc. Con sé portava il suo Commonitorium de errore Priscillianistarum et Origenistarum. S. Agostino rispose con il suo trattato Ad Orosium contra Priscillianistas et Origenistas.
Nella primavera del 415 O., raccomandato dallo stesso Agostino, passò in Palestina presso s. Girolamo e si trovò in mezzo alla contesa pelagiana. Nel giugno di quell'anno trovò occasione di opporre il suo punto di vista in proposito nel Concilio di Gerusalemme e raccolse la sostanza dottrinaria dei suoi dibattiti nel suo Liber apologeticus contra Pelagianos (a. 417-18) la migliore impugnazione antipelagiana di quella prima ora. Intendeva tornare in Spagna, ma avuto notizia a Minorca di turbamenti bellici fece ritorno presso s. Agostino. Il santo dottore allora terminava l'XI 1. del De civitate Dei (416-17):
all'accusa dei pagani, che il cristianesimo era colpa delle calamità dell'Impero, aveva risposto nel 1. III che i mali di quei giorni non erano superiori a quelli passati nei tempi precristiani. Questo fu per O. l'idea direttrice delle sue Historiae adversus paganos (a. 418). In esse, lasciando agli altri storiografi la narrazione delle guerre, egli espone i mali che ne derivano: illi bello, nos bellorum miserias evolvamur; e con esse, peste, fame, terremoti, inondazioni, tempeste, eruzioni di vulcani: Moesta mundi, secondo il titolo che la sicura paleografia medioevale dette a quest'opera. Però il cammino dell'umanità non è abbandonato al caso e qui entra il provvidenzialismo di O.: il fluire delle età è un complesso armonico saggiamente governato dalla Provvidenza. Nulla è casuale nel quadro. Perfino i fatti apparentemente più lontani e sconnessi si corrispondono come membra di un unico insieme intenzionalmente preordinato. L'opera, sommario di storia universale, è divisa in quattro periodi e in sette libri; da Adamo all'anno 417. Fonti: la S. Scrittura in primo luogo, poi Tito Livio, i commentari di Cesare (O. li attribuisce a Svetonio), Tacito, Giustino, Floro, Eutropio, la Chronica di Eusebio nella traduzione e rifusione geronimiana, Rufino e s. Agostino. Valore più personale acquista con il 378 . Tipico è l'ottimismo di O. nella valutazione storica: le invasioni dei barbari sono avvertimenti della bontà divina. Da buon spagnolo, nell'ultimo capitolo, consacrato alla storia patria, pone la Spagna al centro dei destini del mondo giacché essa per mezzo di Atxulfo e Walia sostenta la stessa saldanza dell'Impero romano. Però, nel medesimo tempo, sente e celebra con entusiasmo l'unità ecumenica creata da Roma e dal Vangelo. "Sono tra i romani, romano, cristiano tra i cristiani, tra gli uomini, uomo... Ubigue patria ubigue lex et religio mea est" (5, 2). E uno dei primi a chiamare con il termine di Romania il dominio della cultura romanocristiana. La sua fervorosa eloquenza e l'imitazione virgiliana alla quale obbedisce assicurarono alle Historiae di O. una brillante sopravvivenza nel medioevo: 200 manoscritti ce la trasmettono; Isidoro, Beda, Gregorio di Tours sino a Dante ne profittarono; Alfredo il Grande la tradusse in anglosassone; l'imperatore di Costantinopoli la inviò ad 'Abd ar-Rahman III di Cordova per la traduzione in arabo: è qualificata da Dante di "altissima prosa" pari a quella di Tito Livio.
BibL.: opere: Historiae e Liber apologeticus, CSEL, 2, ed. C. Zangemeister, Vienna 1882: Commonitorium, CSEL, 18, ed. G. Scheps, ivi 1889, pp. 149-57. Studi: F. Wotko, Orosius, in Pauly-Wissowa, XXIII, 1, coll. 1185-95; E. Amann, Orosius, in DTRC, 21, 1000-11; J. A. Davids, De O. et sancta Augustina Priscillianistarum adversariis commentatio historica et philologica, L'Aia 1930; S. Garcia de Castro, Paulo G. discípulo de s. Agustin, in Boletin de la Universidad de Granada, 3 (1931), pp. 3-38; R. Menendez Fidal, Historia de España, II, España Romana, Madrid 1935, introd. pp. xxxio-xx; R. Altaner, Anclus vom Braga, in Zeitschr. f. Kirchengesch., 60 (1941), 458; J. Madox, Epistolario de S. Braulio de Zaragoza (Estudios Ousenses, 1* serie, vol. II, Madrid 1941, pp. 204-206; J. Madox, Escritores de la época visigótica, in G. Diaz Plajas, Historia general de las literaturas hispánicas, Barcelona 1940, pp. 108-112.
Giuseppe Madox
OROZCO, Alfonso de, beato. - Agostiniano, scrittore ascetico, n. a Oropesa (Toledo) il 17 ott. 1500, m. a Madrid il 19 sctt. 1591. Dal 1530 al 1554 fu superiore a Soria, Medina, Siviglia, Granata e Valladolid; predicatore di Carlo V dal 1554 e poi di Filippo II. L'intenso apostolato gli meritò, presso il Re e il popolo fama di santo per lo zelo, la vita penitente e le opere di carità.
Scrisse molte opere in classica prosa castigliana; degne di ricordo : Vergel de oración y monte de contemplación (Siviglia 1544); Despotoria espiritual (ivi 1551); Regimiento del alma (Valladolid 1551); Las siete palabras de la Virgen (ivi 1556); Victoria del mundo (ivi 1565); Arte de amar a Dios y al próximo (ivi 1568); De la suavidad de Dios (ivi 1576); La corona de N. Señora (ivi 1588); ecc. In latino: Bonum certamen (ivi 1562); Regalis institutio (Alcalá 1565).
Biss.: Louis XIII Acta, II, Roma 1882, pp. 374-84; T. Cámara, Vida y escritos del b. A. de O., Valladolid 1882 (il
## Page 243
migliore studio (mgr.-dostrinale); G. de Santiago Velo, Ensayo deuna biblioteca ibero-americana de la Orden de s. Augustin, VI, Madrid 1925, pp. 96-169; J. A. Varia, Doctrina de la oración del b. A. de O., Barcellona 1927; I. Monasterio, Misticos aques. españoles, I, El Escorial 1929, pp. 144-66; L. Herrán, La mater. nidad espiritual de Maria en la doctrina del b. A. de O., in Estudios marianos, 7 (1948), pp. 433-73. David Gutiérrez
ORSENIGO, Cabolina. - Fondatrice delle Suore della Riparazione, n. a Milano il 15 nov. 1822, m. ivi l'8 luglio 1881.
Dopo una fanciullezza dedicata all'apostolato, specialmente nelle carceri e nell'ospedale delle traviate, accettata dalle Clarisse di Lovere venne trattenuta dal confessore per l'attuazione di un'opera più grande. Nell'attesa, si rese particolarmente selante, attendendo alle varie attività scolastiche e catechistiche delle parrocchie di S. Marco e di S. Simpliciano, trasformando anche la propria casa in oratorio e scuola e raccogliendosi intorno un gruppetto di persone fedeli. Incontratasi col p. Carlo Salerio delle Missioni Estere di Milano, diede vita con lui al nuovo "Istituto delle Suore della Riparazione" (2 ott. 1859), dedicato al culto di Gesù Eucaristico con l'adorazione diurna e notturna e alla rieducazione e salvezza delle anime nei molteplici mandati della carità. Governò validamente l'Istituto fino alla morte e lo vide propagarsi, circondato dalla stima delle autorità ecclesiastiche e civili.
Bibl.: L. P. Manzoni, Mem. biogr. di Maria C. O., Milano 1912; G. B. Tragella, Carlo Salerio, Milano 1947, p. 213. Celestino Testore
ORSERA. - Comune istriano prossimo a Parenzo. Ursaria appare nella "Tabula Peutingeriana", dove il nome è attribuito a un'isola, corrispondente per posizione a $O$.
Sade di attività agricola e commerciale in età romana (ha un ottimo porto naturale), dà un esempio poco comune di domus ecclesiae, scoperta nel 1935 presso il mare. Fra i vari ambienti, notevoli la Basilica (m. 9, 30 x 15,20), sorta rettangolare alla metà del sec. Iv con i due locali liturgici annessi, munita di abside e di nartèce alla metà del sec. v, e una piccola aula, in cui è riconoscibile il catecumenato, contemporaneo alla Basilica. Questa conserva in parte il pavimento musivo, composto di 91 clipei di due dimensioni, collegati da fasce a treccia e ornati di vari simboli, fra i quali le stagioni. Il musaico pavimentale del catecumenato è a quadrilateri curvilinei ed ha un vivaio di pesci. Mancano assolutamente iscrizioni. Nei musaici sono da rilevare l'eleganza dei motivi geometrici, la rapidità impressionistica delle figurazioni, il vivo senso del colore e alcuni rapporti con pavimenti africani.
Presso questa sede paleocristiana è la chiesa di S. Maria a Marina, a tre navi (sec. xII), cui fu annesso un convento francescano; in paese era una chiesetta romanica, antica parrocchiale, distrutta nel 1941.
Bibl.: B. Vergottin, Del più vero primo titolo giurisdizionale dei vevossi di Parenzo nel distretto di O., Venezia 1881; A. Gniès, Grundrissformen istrischer Kirchen aus dem Mittelal., in Jahrb. Inst. Zentral-Kommission für Denkmalpflege, 7 (1919), p. 39; M. Mirabella Roberti, La sede paleocrist. di O., in Ann. triestini, 13 (1944), pp. 31-122. Mario Mirabella Roberti
ORSI, Giuseppe Agostino. - Teologo e cardinale domenicano, n. a Firenze il 9 maggio 1692, m. a Roma il 13 giugno 1761. Religioso a Fiesole nel 1709, insegnò filosofia e teologia a S. Marco a Firenze, dove fu pure priore. Dal 1732 teologo del card. Neri Corsini a Roma e teologo casanatense, dal 1738 segretario della Congregazione dell'Indice, poi maestro del S. Palazzo (1749-59), infine cardinale prete con il titolo di S. Sisto (24 sett. 1759). Fu sepolto nella sua chiesa titolare.
Teologo, polemista e storico ha lasciato varie opere assai stimate dai contemporanei. La prima: Dissertazione

(fol. M. Mirabella Roberti).
Ossera - Particolare del musaico della Basilica (metà sec. iv).
dogmatica e morale contro l'uso delle parole (Roma 1727), fu scritta contro il gesuita C. A. Cattaneo, che nelle sue Lezioni sacre (ed. da T. Ceva) si era mostrato un po' troppo largo circa l'uso delle restrizioni mentali, e suscitò una lunga polemica che dette occasione ad altri scritti: La causa della verità sostenuta contro l'anonimo apologista del p. C. A. Cattaneo (Firenze 1729) e Dimostrazione teologica (Milano 1729). Fra le altre sue opere vanno ricordati i tre volumi contro le dottrine gallicane e in favore della infallibilità pontificia: De irreformabili Romani Pontificis in defisiendis fidei controversiis iudicio (Roma 1739, ivi 1771); trad. riassunta: Dell'infallibilità ed autorità del Romano Pontefice sopra concilii ecumenici (2 voll., ivi 1749). In opposizione all'Histoire ecclésiastique di Claudio Fleury, di tendenze apertamente gallicane, scrisse la Istoria ecclesiastica in 21 voll. (ivi 1749-63, di cui l'ultimo postumo). Essa però giunge solo fino al sec. vI; il suo confratello F. A. Becchetti la continuò fino al 1529. Delle varie edizioni, una delle migliori è quella di Venezia del 1822 , in 42 voll.
BibL.: I. Catalani, De magistro S. Palatii Apostolici, Roma 1731, pp. 230-32; A. Fabroni, Vita Italorum doctrina excellentium, XI, Pisa 1785, pp. 6-36; Hurter, V, coll. 721-22; M. M. Gorce, s. v. in DThC, XI, coll. 612-19; A. Walz, I cardinali domenicani, in Memorie domenicane, 57 (1940), pp. 80-81. Alfonso D'Amato
ORSI, Paolo. - Archeologo, n. a Rovereto il 18 ott. 1859 e ivi m. l'8 nov. 1935. Professore nel Liceo-Ginnasio di Alatri, fu poi vice bibliotecario alla Nazionale di Firenze.
Dal 1878-89 la sua attività scientifica fu dedicata alle antichità del Trentino; nel 1888, in collaborazione con F. Halbherr, studiò l'antro di Zeus Ideo in Creta. Nel 1889 fu destinato al Museo archeologico di Siracusa dove subito iniziò studi e ricerche sulle origini e l'evoluzione della civiltà sicula e sulle relazioni fra Sicani e Siculi, dimostrando essere i primi venuti nell'Isola dal mare, e i secondi dal continente. Suoi primi saggi furono l'illustrazione della stazione neolitica di Stentinello (Bull.
## Page 244
di paletnologia, 1890) e quelle delle necropoli sicule di Melilli e del Pammirio (ibid., 1891). La sua prima grande monografia fu sulla necropoli di Megara Hyblaea (Monum. dist. dei Lincei, I, 1892).
Prima sua campagna sistematica di scavo fu l'esplorazione della necropoli del Fusco, presso Siracusa (Not. Scavi, 1893). Fra gli innumerevoli studi prodotti dalla sua mirabile attività in Sicilia ed in Calabria vanno ricordati: la memoria sulle necropoli sicule di Pantalica e Cassibile (Monum. Lincei, IX, 1899), le relazioni sulla necropoli arcaica di Gela (Notizie Scavi, 1901; Monum. Lincei, XVII, 1906) e la monografia su Locri Epizephiri (Boll. d'arte, 1909) e quella monumentale sull'Atheneion di Siracusa (Monum. Lincei, XXV, 1919). Scendendo nei secoli, non rinunciò a percorrere i recessi delle gallerie cimiteriali cristiane di Siracusa e ad illustrarle (Notizie Scavi, 1893-95; Röm. Quartalschrift, 1896). Studiò anche altri cimiteri cristiani della Sicilia, alcuni dei quali spettanti a sétte eretiche (Röm. Quartalschrift, 1899); i suoi studi in tal campo furono di base all'opera di J. Führer (v.). Pubblicò una miscellanea cristiana sicula nel Nuovo Boll. di Archeol. crist., 1903, ed un Manipulus epigraphicus christianus in memoria di G. B. De Rossi (in Memorie della Pont. accad. rom. di archeol., nuova serie, I [1923], pp. 113-22). Spinse le sue indagini fino allo studio delle chiese niliane di S. Adriano in S. Demetrio Corone, del Patirion di Rossano (Boll. d'arte, 1921-23) e delle chiese bizantine della Calabria in genere (Collezione meridionale, 1928, p. 337, fig. 190); curò personalmente il restauro della Cattolica di Stilo. Fu senatore e socio nazionale dell'Accademia dei Lincei. Studioso di pronto intuito, di varia e profonda dottrina, sicuro nel metodo delle indagini, i suoi scritti ammontano ad oltre 400 e nel joro complesso formano un cospicuo contributo individuale al progresso delle discipline archeologiche e storiche.
BibL.: G. Agnello, P. O., Firenze 1925; P. O., vol. commemorativo a cura dell'Arch. stor. per la Calabria e la Lucania, Roma 1932, con bibliografia di U. Zanotti-Bianco e scritti di vari autori.
Gioacchino Mancini
ORSINI, FAMIGLIA. - Le origini della famiglia O. di Roma si fanno risalire ad un Pietro vissuto nel sec. xir, padre di Giacinto, cardinale di S. Maria in Cosmedin, e di un Bobone; padre questi di un Orso per cui nel sec. xiri la sua discendenza è detta "de domo filiorum Ursi». Nipote di questo Orso fu Matteo Rosso cui la famiglia è debitrice della sua prima fortuna e celebrità. Egli difese nella lotta contro Federico II imperatore le parti di Gregorio IX, che lo costituì senatore di Roma nel 1241, e seppe sostenere l'assedio ed impedire a Federico l'accesso a Roma. Morì il 13 ott. 1246, dopo aver legato le fortune della sua casa con quelle di parte guelfa in opposizione ai Colonna capi della fazione ghibellina; sebbene, per un m